Wednesday, 3 March 2021

Manchester City-Wolverhampton, tesi ed antitesi


All'Etihad Stadium di Manchester la squadra di Guardiola ospita il Wolverhampton in una sfida che nell'anno precedente fu molto amara per i Citizens sconfitti in entrambi i confronti. Quest'anno per il City, invece, è tutta un'altra storia, per cui quale migliore occasione per dimostrarlo contro la squadra di Nuno Espirito Santo in una sfida che vede contrapposti due sistemi di gioco completamente agli antipodi tra di loro.

Da una parte il sistema del City basato sui princìpi del gioco di posizione di cui Pep Guardiola è maestro, con tante rotazioni posizionali tra i giocatori e ricerca della giocata migliore per arrivare alla soluzione di tiro più comoda e dal più alto tasso di realizzazione possibile. Dall'altra parte abbiamo il sistema attendista dei Wolves di Nuno Espirito Santo, con una linea difensiva a 5 che protegge l'area di rigore ed una linea di centrocampo che chiude le opzioni centrali contribuendo allo schieramento basso della squadra; la fase offensiva, invece, si avvale principalmente delle transizioni condotte dai propri elementi offensivi dotati di grande rapidità palla al piede come, per esempio, Pedro Neto e Adama Traorè.

La partita termina con una netta vittoria per 4-1 della squadra di Guardiola, che ha mostrato al mondo come si aggira un blocco basso e corto come quello predisposto da Nuno, così come quest'ultimo è stato in grado di mostrare che con un giusto approccio mentale si possono togliere certezze al City e portarli a commettere errori nella gestione della partita.


LE FORMAZIONI



Guardiola schiera il City con quella che può benissimo essere definita come la formazione-tipo, con la coppia centrale Ruben Dias-Laporte in difesa, unica novità è l'assenza di Gundogan, lasciato in panchina a vantaggio di un centrocampo con Rodri affiancato da De Bruyne e Bernardo Silva: il tecnico catalano, insomma, tira fuori tutta l'artiglieria prevedendo una sfida con molti pochi spazi a disposizione.

Il Wolverhampton si schiera con il solito 3-4-2-1 ma con diverse variazioni sul tema, la principale è la presenza simultanea di Hoever e Semedo, due terzini destri sulla carta, le cui funzioni all'interno della partita sono tutte da scoprire; sicuramente di valore più offensivo il lato sinistro con Saiss, Jonny Otto e Pedro Neto. Singolare anche la scelta della punta, ossia Adama Traorè che difficilmente, nei fatti, occuperà quella posizione in campo.

IL CITY CHE AGGIRA IL BLOCCO BASSO DEL WOLVERHAMPTON


Passano pochi secondi dal fischio d'inizio e subito si capisce che lo scenario tattico previsto alla vigilia del match non verrà disatteso: il Wolverhampton si schiera con un 5-4-1 compatto che cerca di togliere accesso al City della parte centrale del campo mentre la squadra di Guardiola cerca di manipolare lo schieramento per arrivare in area di rigore.

Per permettersi di manipolare lo schieramento della squadra di Nuno, il Manchester City in fase di possesso si schiera con quello che si puà definire un 3-1-4-2 con Rodri vertice basso del rombo di costruzione completato dai due centrali Ruben Dias e Laporte e con Walker che stringe dalla posizione di terzino destro; nelle zone più avanzate del campo, invece, Cancelo e Mahrez danno l'ampiezza mentre De Bruyne e Bernardo Silva si pongono nei corridoi intermedi per ricevere il pallone, mentre Gabriel Jesus e Sterling impegnano i tre centrali difensivi.

I primi 15' di partita sono un monologo della squadra di Guardiola che stringe al collo i Wolves con meccanismi che aggirano le linee corte predisposte da Nuno proprio grazie alla posizione di Cancelo che associandosi con Laporte e De Bruyne sovraccaricavano quella zona di campo liberando spazio per le ricezioni di Rodri che, quindi, ha potuto gestire il pallone in una situazione di grande comfort per lui, ossia senza un giocatore in costante pressione su di lui: grande lancio per Mahrez sul lato debole, l'algerino vincerà l'uno contro uno e arrivare in area dove il suo cross teso costringerà Dendoncker a depositarsi la palla nella propria porta.









IL CONTROLLO DELLA PARTITA TRAMITE IL POSSESSO E LA PRESSIONE ALTA


La disposizione in campo della squadra di Guardiola, una volta ottenuta la rete del vantaggio, è stata quella di gestire il possesso del pallone e sfruttare il blocco basso dei Wolves per mantenere un baricentro altro ed avere un controllo territoriale della partita: gli stessi meccanismi utilizzati nei primi 15' per sbloccare la partita sono stati poi utilizzati per gestire il possesso e far correre a vuoto il centrocampo avversario. Secondo scopo, molto più pragmatico del primo, è quello che tale schieramento ha permesso alla squadra di Guardiola di annullare ogni possibilità di ripartenza al Wolverhampton mediante una forte pressione sulla palla persa e mediante una cura sulle marcature preventive, specie su Adama Traorè.

Fonte dati WhoScored
Conferma a livello statistico del dominio espresso dalla squadra di Guardiola nel corso del primo tempo è data dai possessi: le macchie arancioni sono relative ai tocchi effettuati dai giocatori del City, quelle blu quelli effettuati dai giocatori del Wolverhampton. Si può facilmente osservare come l'approccio del City abbia sostanzialmente annullato ogni tentativo della squadra di Nuno di accedere alla metà campo del City, nessun giocatore dei Wolves è riuscito a toccare palla in area di rigore ma anche nella cosiddetta zona 14, ossia la zona centrale della trequarti offensiva: un dato davvero impressionante.




Ecco un esempio di come il City andava a recuperare il pallone appena perso: è lo schieramento in fase di possesso la base per il recupero palla in transizione, in questa fase è fondamentale l'apporto di Rodri che si alza affiancando Walker il quale aggredendo immediatamente Pedro Neto ne ritarda l'uscita permettendo di creare una gabbia (che ho evidenziato) da cui l'ex laziale non può uscire.  




LA RISPOSTA DEI WOLVES NEL SECONDO TEMPO


L'unico errore nella gestione della gara da parte del City è stato quello di aver giocato troppo sul proprio possesso nel corso del primo tempo rinunciando quasi scientemente alla ricerca della profondità e degli uno contro uno sugli esterni come avvenuto nelle battute iniziali della partita fino all'autogoal di Dendoncker. 

Fonte xG chart Between the Posts
Come si evince dall'evoluzione degli xG nel corso della partita, nel primo tempo il City è arrivato al tiro con poca frequenza e con un livello qualitativo delle conclusioni effettuate non troppo elevato. E' anche opportuno rammentare che l'autogoal di Dendoncker non viene annoverato nelle statistiche degli xG in quanto la conclusione a rete non è stata effettuata da un giocatore del City, tuttavia la rete del vantaggio è stato l'evento su cui la squadra di Guardiola ha giocato al fine di costringere Nuno a cambiare in corsa la strategia della sua gara e concedergli maggiori spazi negli ultimi metri. Questo non è avvenuto, i Wolves hanno sostanzialmente rinunciato ad attaccare rimandando al secondo tempo le decisioni su come cercare di cambiare contesto tattico alla partita.





Questo atteggiamento, nel secondo tempo, si è poi trasformato in rilassatezza, fino ad arrivare al goal del pareggio del Wolverhampton con Coady sugli sviluppi di un calcio piazzato: in quel momento la partita ha rischiato di svoltare in quanto il goal subito ha fatto perdere al City le certezze che si era costruita fino a quel momento.

A questa situazione ha contribuito il cambio di atteggiamento studiato da Nuno: il momento del richiamo alle armi è arrivato con il cambio di Otto con Fabio Silva, così oltre all'ingresso di una punta di ruolo il tecnico portoghese ha potuto schierare le proprie pedine in campo in maniera più propositiva e con compiti e posizioni in campo più aderenti alle rispettive caratteristiche.

Già a partire dalla fase di costruzioni si nota subito un atteggiamento diverso: i due centrocampisti Ruben Neves e Joao Moutinho operano con un posizionamento scaglionato atto a creare spazio tra le linee di pressione del City, inoltre si può notare come i due esterni Semedo (fuori inquadratura) e Hoever agiscano in zone di campo più avanzate.




Una volta che il pallone giunge sulla trequarti del City, non ci sono più i poveri Traorè e Pedro Neto a dover lottare contro i centrali del City, bensì abbiamo Fabio Silva che li tiene occupati mentre i due trequartisti esterni occupano l'ampiezza costringendo la linea difensiva del City a muoversi di conseguenza generando spazi che Semedo con i propri tagli e Moutinho con i propri inserimenti potevano sfruttare: da una situazione di questo genere è nata la punizione per fallo sullo stesso Moutinho che generato il momentaneo pareggio di Coady.

La modifica nello schieramento, inoltre, ha avuto impatti anche sulla fase di prima pressione: infatti l'avanzamento di Moutinho ha portato il centrocampista ex Monaco a seguire le tracce di Rodri in questa fase di gioco, con Fabio Silva e Pedro Neto orientati sui centrali difensivi del City e Traoré in copertura su Walker. Questo atteggiamento nelle fasi successive al goal del pareggio ha messo in seria difficoltà l'impostazione del Manchester City che ha anche rischiato, su un paio di palle perse da Rodri, di vedersi infilata nuovamente dai Wolves.

Tutto questo ha reso il secondo tempo molto più vivace del primo con diversi capovolgimenti di fronte: in questo contesto le qualità individuali dei giocatori del City hanno ripreso il controllo del match e, complice anche un calo fisico dei Wolves, costretti a rincorrere la palla per tutto il match, sono riusciti a chiudere nuovamente la squadra di Nuno nella propria area di rigore e trovare a 10' dalla fine il goal di Gabriel Jesus dopo aver sciupato diverse opportunità da rete create con i soliti tagli dall'esterno dei terzini o di Mahrez.

CONCLUSIONI


Il risultato finale di 4-1 è stato determinato dalle reti realizzate dal City ormai a tempo scaduto, tuttavia rende l'idea della grande forza e del valore della squadra di Guardiola giunta ormai alla ventunesima vittoria consecutiva in stagione.

A rendere questa squadra, a mio parere, ancora più forte di quella che nel 2018 e nel 2019 vinse la Premier è il fatto che Guardiola può disporre di un'infinità di alternative in rosa che gli permettono di gestire fisicamente alcuni calciatori che in passato hanno mostrato un'eccessiva propensione agli infortuni. Questo è un aspetto di non poco conto e che, negli anni precedenti, può aver influito sul modo in cui Guardiola e la squadra hanno affrontato la fase finale della Champions League, per questo motivo il City di oggi non può essere certamente messo alle spalle del Bayern Monaco in un'ipotetica graduatoria di favoriti per la vittoria finale della massima competizione continentale, dando per assodato che la vittoria di ieri sera abbia ormai chiuso ogni discorso riguardante la vittoria finale della Premier (semmai ce ne fosse stato bisogno).

Il Wolverhampton, invece, ha cercato di superare questo ostacolo mediante un piano-gara che è stato immediatamente manipolato da Guardiola nelle fasi iniziali del match: Nuno, tuttavia, non ha voluto cambiare immediatamente la strategia di gara giocandosi le proprie carte solo nel secondo tempo e poco ci è mancato che la strategia non facesse saltare il banco nella parte centrale del secondo tempo. L'infortunio di Raul Jimenez sembra aver indebolito fortemente i Wolves e Nuno sembra ancora alla ricerca del sistema giusto per tornare ad essere competitivi in assenza del messicano, l'operazione si sta rivelando più complessa del previsto.

 

Friday, 26 February 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep.19


Come ogni venerdì siamo qui a presentare un nuovo weekend calcistico ricco di eventi: ci siamo messi alle spalle le prime due settimane di coppe europee ed i campionati riprendono a regalarci sfide ricche di contenuti e, soprattutto, in questo weekend, cariche di storia. 

E' un weekend, infatti, pieno di sfide che evocano rivalità che hanno fatto la storia del calcio: oggi molte di queste rivalità serviranno a decidere obiettivi e campionati diversi, e per questo cercherò di raccontarvele all'interno delle scelte che ho fatto per questo weekend ricco di temi calcistici storici o recenti.

Per questioni di spazio non ho inserito tra i miei consigli il programma della Eredivisie che vede le prime quattro in classifica scontrarsi tra di loro con il De Topper ad Eindhoven tra PSV ed Ajax e la sfida di Alkmaar tra l'AZ dei baby fenomeni ed il Feyenoord di Dick Advocaat. Ma è inutile dire che queste due sfide rappresentano l'apice dello spettacolo a livello europeo per chi ama un calcio di tipo tecnico ed offensivo con talento che tracima da ogni parte.


DERBY COUNTY - NOTTINGHAM FOREST (VENERDI' ORE 20.45)

La sfida tra Derby County e Nottingham Forest ci riporta dritti indietro di quasi 50 anni, ossia ai tempi in cui le due squadre dell'East Midlands inglese erano grandi protagoniste del calcio inglese e, nel caso del Forest, anche di quello internazionale. Il nome che accomuna la storia di questi due club e che ne è ha generato la rivalità è Brian Clough, uno dei tecnici più iconici della storia del calcio britannico e che è stato conteso come simbolo da entrambi i club e tifoserie.

Oggi, invece, le due squadre, si affrontano in un match dove in palio non ci sono titoli ma la possibilità di allontanare gli spettri della retrocessione in Ligue One, dopo che negli ultimi anni i due club sembravano aver trovato il modo per risalire e competere per un posto in Premier League.

Il Derby County è passato da una situazione in cui ha sfiorato il ritorno in Premier sotto la guida di Lampard, ad una situazione molto complicata che è costata la panchina a Philippe Cocu, successore di Lampard, ma che non si è rivelato in grado di fare presa nello spogliatioio. Il suo posto sulla panchina è stato preso da Wayne Rooney che, dopo essersi trasferito nella scorsa stagione a Derby per chiudere la carriera da calciatore alternandosi anche come assistente di Cocu, ha preso possesso della panchina a seguito dell'esonero dell'allenatore olandese, ad ogni modo il club per non lasciarlo solo in questa sua prima avventura da allenatore ha creato una figura di direttore tecnico assegnata ad Steve McClaren.

Fonte statistiche WhoScored

L'ex centravanti di Everton e Manchester United ha ricostruito la squadra basandosi su un atteggiamento più diretto senza avere un modulo di riferimento (anche se il 4-2-3-1 ed il 4-4-2 sono quelli maggiormente usati): in questa maniera la squadra, con un gioco più essenziale sta progressivamente riuscendo a risalire la classifica e ad allontanarsi dalla zona retrocessione. Come riportato da chi ne segue quotidianamente il lavoro, l'ex allievo di Sir Alex Ferguson, ha focalizzato molto del suo lavoro sulla cura dei calci piazzati, al punto che, come si desume dalle statistiche, le reti da calcio piazzato hanno un'enorme incidenza sulle realizzazioni del Derby County, con il terzino Byrne (di piede destro) ed il centrocampista scozzese Shinnie (di piede mancino) che hanno la media di passaggi-chiave più alta della squadra.

Il percorso del Nottingham Forest è molto simile a quello dei propri rivali: mentre il Derby County ha sfiorato la Premier due stagioni fa, nella scorsa stagione il Forest, sotto la guida di Lamouchi è stata a lungo in corsa per raggiungere la promozione salvo poi crollare nella fase finale della stagione fino ad essere estromessa anche dalla lotta per i playoff.

Le scorie del finale della scorsa stagione a cui aggiungere una diffidenza nei confronti dei metodi di Sabri Lamouchi, tacciati di eccessivo difensivismo in un ambiente che ha conosciuto il mito di Brian Clough e del suo gioco palla a terra. L'inizio di stagione è stato a dir poco pessimo con 1 sola vittoria nelle prime 9 partite che ha convinto il club a rimuovere Lamouchi dal suo incarico affidandola a Chris Hughton, reduce da un anno sabbatico dopo aver ceduto la panchina del Brighton a Potter.

Fonte dati Wyscout
L'allenatore irlandese non è certamente un allenatore che ama un calcio offensivo, anzi, ma quanto meno ha permesso al Forest di ritrovare una certa solidità difensiva, tanto da portarli ad essere la quinta difesa del campionato con 31 reti subite. Di contro c'è che la prolificità offensiva lascia alquanto a desiderare. Come si nota dalle statistiche, la squadra di Hughton ha un pessimo rapporto nel trovare la via della rete rispetto a quanto produce in termini di occasioni: sotto questo aspetto sta avendo un certo rilievo la stagione spezzettata dagli infortuni di Lewis Grabban, il finalizzatore della squadra nelle ultime due stagioni che, proprio a causa dei guai fisici di questa stagione sta dando uno scarso contributo in fase di finalizzazione con appena 3 reti realizzate.

PORTO - SPORTING LISBONA (SABATO ORE 21.30)

Altra sfida decisiva, questa volta per il campionato portoghese, e di fronte anche in questo caso un'altra rivalità che parla la stessa lingua della sfida che deciderà il Brasilerao: Porto e Sporting si affrontano in un match che potrebbe rappresentare il passaggio di consegne tra Sergio Conçeicao e Ruben Amorim e che potrebbe riportare il titolo a Lisbona sponda bianco-verde dopo 19 stagioni.

La squadra di Conceiçao ha mantenuto il secondo posto in classifica grazie ad un goal su rigore in pieno recupero sul campo del Maritimo: la vetta della classifica è lontana 10 punti, per cui definire importante la sfida contro lo Sporting sarebbe a dir poco un eufemismo. Una vittoria ed una prestazione di un certo livello in questo scontro diretto, oltre a rinverdire le ambizioni del Porto, potrebbe essere un ottimo slancio in vista del ritorno degli ottavi di finale di Champions contro la Juventus.

Sullo stile di gioco del Porto ho avuto modo di scrivere su questo blog ed anche le ultime partite disputate non hanno visto variazioni al tema sul 4-4-2 proposto da Conceiçao: specie nella partita contro la Juventus si è ben notato il modo in cui l'esecuzione dello schieramento tattico permetta alla squadra di restare sempre molto stretta chiudendo il campo all'avversario. 

Fonte dati Wyscout
Ma ciò che ha funzionato contro la pigrizia della Juventus nel cercare soluzioni offensive in grado di far male al Porto, non ha funzionato del tutto in questo campionato: i 10 punti di distacco dalla Sporting sono stati causati da una serie di prestazioni difensive non ottimali a causa della difficoltà in alcune situazioni ad eseguire la strategia di gioco. Con spazi ristretti sia in possesso che in non possesso, molto spesso le partite del Porto vedono tanti duelli aerei che, quando persi, mettono in difficoltà la squadra di Conceiçao. Come si evince dalle statistiche, il Porto fa grande uso dei duelli aerei non tanto rispetto alla media del campionato ma quanto rispetto alle altre "grandi" del campionato, a questo si aggiunge una percentuale di successo inferiore alla media e qui il margine rispetto alle concorrenti è ancora più evidente.

Lo Sporting arriva, invece, a questo big match con l'opportunità di chiudere in maniera quasi definitiva la lotta per il titolo: il deus ex machina di questa macchina quasi perfetta è Ruben Amorim, che è arrivato proprio un anno fa dalle parti del Jose Alvalade sostanzialmente acquistandolo dallo Sporting Braga spendendo 10 milioni di Euro.
La parabola di Amorim è quella di un allenatore destinato ad una carriera di grande successo, e sicuramente sarà un nuovo componente della scuola portoghese di cui vediamo grandi rappresentanti in giro per l'Europa ed anche nel nostro campionato: lo Sporting ha deciso di puntare su di lui dopo appena 3 mesi di lavoro sulla panchina del Braga dove ha implementato il 3-4-3 che è stato mantenuto da Carvahal e che ha trasferito in carta carbone dalla parte bianco-verde di Lisbona, dove sta dominando il campionato.

Come abbiamo visto nei precedenti post relativi al Braga, il sistema di Amorim si basa su un 3-4-3 in cui viene garantita una perfetta copertura del campo in ampiezza (grazie ai due esterni) e con i tre giocatori offensivi che hanno il compito di tenere occupati i corridoi centrali sulla trequarti avversaria alternando i movimenti a venire incontro e quelli in profondità per poter aprire le difese avversarie.
Altra caratteristica che rende riconoscibile la squadra di Amorim è la capacità di restare sempre corta in campo impedendo sostanzialmente all'avversario di risalire il campo una volta recuperato il pallone: in questa stagione così influenzata dai tanti impegni e da preparazioni fisiche forzatamente improvvisate, lo Sporting rappresenta una delle realtà più belle d'Europa per coralità nell'intero panorama europeo.

Esemplificazione di quanto spiegato sopra è desumibile dai fermo immagine qui di fianco: nella prima immagine troviamo lo schieramento in fase di costruzione, con i tre centrali difensivi che svolgono un compito importante nello sfidare lo schieramento basso avversario alzandosi palla al piede fino a metà campo, i due centrocampisti centrali cercano di attirare l'attenzione delle prime due linee di pressione per creare spazio tra linea difensiva e linea di centrocampo dove i tre attaccanti si muovono a venire incontro ed uno, invece, detta la profondità, in questo modo le soluzioni di passaggio per il giocatore in possesso del pallone sono molteplici, inoltre va sempre fatto notare che per Amorim è importante che un giocatore spalle alla porta possa avere sempre un compagno sulla stessa linea che sia, invece, fronte alla porta e poter liberarsi subito del pallone e rendere il possesso quanto più veloce possibile. Nel secondo esempio, invece, vediamo una situazione di risalita del campo dove è il centrale del tridente offensivo a venire incontro ed i due esterni d'attacco che cercano la profondità; inoltre si può anche notare come i due centrocampisti centrali, in questa fase di gioco non siano più appaiati ma siano disposti a diverse altezze. 

Insomma, la squadra di Amorim è costruita su dei princìpi di gioco atti a manipolare lo schieramento avversario e generare situazioni di superiorità posizionale: i numeri offensivi non sono eccezionali, tuttavia la capacità della squadra di dominare il contesto della partita rende sostanzialmente inoffensivi gli avversari, tanto che lo Sporting è la miglior difesa del campionato con appena 10 reti subite, ma anche altri indicatori come i tiri subiti e gli xG per tiro subito mostrano il valore della squadra, che, dunque, cercherà di avvicinarsi al ritorno alla vittoria del campionato che, come detto in premessa, manca dal 2002.

SAMPDORIA - ATALANTA (DOMENICA ORE 12.30)

Il confronto tra due allenatori come Ranieri e Gasperini rappresenta sempre un elemento di grande interesse per una partita del campionato di serie A: la diversa tipologia di calcio professata dai due tecnici ha sempre regalato sfide di grande contenuto tattico in cui il vincitore non è mai stato lo stesso.

Da quando il tecnico romano ha preso le redini della Samp, i confronti con l'Atalanta di Gasperini sono stati tre, tutti terminati con un risultato diverso: uno 0-0 a Marassi a fine 2019, vittoria dell'Atalanta nella gara di ritorno disputata a luglio alla ripresa del campionato dopo il lockdown, infine grande vittoria della Samp nella gara d'andata di questa stagione, con un 3-1 frutto di una partita disputata con il giusto mix di coraggio in fase di possesso e compattezza in fase di non possesso.

Come nella gara d'andata le due squadre si sfideranno dopo un impegno dell'Atalanta in Champions League: all'andata la sfida arrivo dopo la vittoria degli orobici in Danimarca contro il Midtjylland, questa volta arriva dopo la dolorosa sconfitta contro il Real negli ottavi di Champions.

Claudio Ranieri, dopo aver portato la barca in porto nella scorsa stagione, tirando fuori la Sampdoria da una situazione di classifica davvero molto difficile e con una squadra in involuzione tecnica, quest'anno ha ottenuto il puntellamento della rosa con elementi che hanno accresciuto (e non poco) la qualità tecnica a disposizione della squadra blucerchiata. Dal punto di vista tattico, pur in presenza di una squadra dal tasso tecnico accresciuto, preferisce mantenere un atteggiamento sempre molto guardingo e schiera la sua squadra sempre prendendo in prima considerazione le caratteristiche dell'avversario da affrontare: per cui indipendentemente dal modulo utilizzato (che generalmente è un 4-4-2 che in fase di possesso si può ramificare in diverse variazioni sul tema) l'atteggiamento della squadra è quello di mantenere un baricentro basso, ma soprattutto lasciare sempre l'onere di fare la partita all'avversario.


Fonte posizioni medie Lega Serie A
A dimostrazione di quanto sopra porto come esempio la disposizione della squadra nella partita contro la Lazio di sabato scorso: il 4-4-2 di partenza scelto da Ranieri si è modellato in fase di possesso in modo tale da coprire il campo allo stesso modo dell'avversario. La strategia voluta dal tecnico romano per questa stagione sta portando discreti frutti e la classifica sta li a dimostrarlo, tuttavia sono più che legittime alcune perplessità sul mantenimento di questo atteggiamento in presenza di una classifica in cui le preoccupazioni possono essere messe alle spalle: in alcune partite l'atteggiamento si è rivelato eccessivamente passivo (vedi la partita persa contro la Juventus a Marassi 3 settimane fa o quella persa a Roma contro la squadra di Fonseca nel primo impegno del 2021). Il motivo di questa perplessità sta nel fatto che un atteggiamento di questo tipo tende a mortificare le qualità tecniche di alcuni elementi come ad esempio Damsgaard (la pepita di questa squadra) che lontano dalla porta non può sempre mostrare le sue infinite qualità in uno contro uno, ma soprattutto Fabio Quagliarella, fortemente a disagio quando è costretto a giocare 50 metri dalla porta, specie considerando che si tratta di un giocatore di quasi 40 anni che se può giocare più vicino all'area di rigore avversaria può ancora garantire stagioni da doppia cifra. 

L'Atalanta si presenta a questa sfida, come detto in premessa, reduce dai soffertissimi 90 minuti di Champions disputati contro il Real Madrid: l'espulsione di Freuler ha costretto la squadra di Gasperini a giocare una partita con un baricentro molto basso e avere una partita di grande sofferenza vanificata dalla rete di Mendy nei minuti finali.

Fonte dati WhoScored
A trasmettere il senso di quanto sia stata faticosa la prestazione per l'Atalanta, e quanto l'espulsione abbia influito sul modo di giocare della squadra, è sufficiente notare statisticamente quanto la squadra di Gasperini sia abituata a sostare nella trequarti avversaria rispetto a quanto ha potuto fare nella sfida contro il Real Madrid. In campionato l'Atalanta è la squadra che riesce con maggiore frequenza ad avere supremazia territoriale ed anche per distacco: il 34% che si evince dalle statistiche è di 4 punti percentuali superiore al resto della concorrenza, a dimostrazione di quanto alla squadra piace difendere in avanti ed aggredire. Lo stesso atteggiamento la squadra lo stava avendo nelle fasi iniziali della partita contro il Real, purtroppo l'espulsione di Freuler ha portato la partita su binari in cui l'Atalanta si è dovuta arrangiare restando arroccata nel proprio terzo di campo per il 37% del tempo: sotto questo aspetto non è stato di poco conto l'impatto avuto dall'infortunio di Zapata, l'uscita del colombiano ha tolto alla Dea la possibilità di risalire il campo sfruttando il fisico e la progressione del suo centravanti che, dunque, salterà anche questa trasferta a Genova.

Il modo di giocare delle due squadre è ben riconoscibile: l'Atalanta tornerà sicuramente a giocare per dominare la partita, mentre la Samp cercherà di compattarsi a difesa della propria area di rigore, ma occhio a come la squadra di Ranieri organizzerà le proprie ripartenze e con quali uomini: per citarne uno Mikkel Damsgaard è uno di quelli in grado, per caratteristiche, di far saltare un sistema di marcature a uomo come quello della squadra bergamasca, così come la capacità di gestire la palla di Adrien Silva a centrocampo può mandare fuori giri la coppia di centrocampo De Roon-Freuler. Per questo ed altri motivi (come la tenuta fisica e mentale dell'Atalanta dopo la sfida di Champions) la partita di Marassi si presenta estremamente interessante e ricca di spunti tecnici e tattici.

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