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Thursday, 27 May 2021

Villarreal e Manchester United si sono bloccate a vicenda

Foto Twitter @EuropaLeague


Il Villarreal, dopo un'agonica serie di calci di rigore, porta a casa l'Europa League, permettendo alla Spagna l'ottava vittoria della competizione nelle ultime 12 edizioni e scrivendo un altro capitolo del rapporto speciale tra Unai Emery e l'Europa League.

I calci di rigore probabilmente sono state le emozioni più grandi di una partita molto tattica in cui nessuna delle due squadre è riuscita a rompere le strategie del proprio avversario: da una parte lo United alle prese con un quasi inedito blocco basso proposto da Emery, dall'altra il Villarreal alle prese con la difficoltà a risalire il campo contro la grande pressione della squadra di Solskjaer.

In questo post andrò ad analizzare alcune tematiche relative al match di Danzica e mostrare come le fasi di non possesso abbiano di gran lunga surclassato le fasi di possesso.


LE FORMAZIONI



Già alla lettura delle formazioni la prima domanda è stata quella di capire cosa avesse in mente l'allenatore norvegese che si è privato di Fred, uno degli equilibratori della squadra assieme a McTominay, per inserire Pogba nella casella accanto allo scozzese: il francese non è certo il giocatore adatto a dare la copertura che il giocatore ex Shakhtar garantisce.

Nessuna sorpresa nell'undici iniziale del Villarreal che sostanzialmente ricalca quello entrato in campo a Madrid nell'atto finale della Liga, con Raul Albiol e Pau Torres al centro della difesa, Parejo e Capoue in mezzo al campo e Pina confermato esterno a destra a supporto di Gerard Moreno e Carlos Bacca.


L'AGGRESSIVITA' DELLO UNITED

I primi 15 minuti della partita sono stati dettati dall'atteggiamento molto aggressivo della squadra di Solskjaer che non ha permesso al sottomarino giallo di uscire con costrutto dalla propria trequarti: il meccanismo di pressione era misto tra orientamento sulla palla (effettuato dai 4 elementi più avanzati) ed uscite sull'uomo (in particolare quella di Wan Bissaka su Pedraza).

Ecco la situazione tipica di pressing proposta ieri sera da Solskjaer: il Villarreal cerca in costruzione di sfondare dal lato sinistro, anche perché Pedraza garantisce maggiore spinta rispetto a Foyth. Per questo motivo la scelta di alzare Wan Bissaka sul canterano dei sottomarini gialli è funzionale alla scelta di aggredire adattandosi allo schieramento asimmetrico della linea difensiva di Emery. Inoltre si può notare (escluso Rashford che è fuori inquadratura) come i quattro elementi offensivi vadano a stringere in zona palla per supportare l'azione di pressione, costringendo gli avversari a lanciare in avanti sperando nella grande qualità di Bacca e Gerard Moreno.

I due centrocampisti ed i due difensori centrali, invece, andavano a comporre un rombo di costruzione: tuttavia la finalità primaria, oltra a quella di far staccare i terzini, era quella di avere sufficiente margine per le coperture preventive in caso di perdita del possesso. Da questo fermo immagine si evince chiaramente lo scopo di questa scelta da parte di Solskjaer, con i due centrali difensivi che si occupano in transizione addirittura degli spazi lasciati dai terzini alle loro spalle.

Scopo delle coperture preventive era quello di togliere ossigeno alle ricezioni di Gerard Moreno e Bacca che, infatti, poche volte sono riusciti a giocare il pallone ma le poche volte che lo hanno fatto hanno saputo mostrare la debolezza dello schieramento voluto da Solskjaer, con i due attaccanti abili a trovare lo spazio per dettare la linea di passaggio alle spalle delle linee di pressione. In questo esempio vediamo come Bacca abbia avuto molto tempo per muoversi senza palla prima che Bailly decidesse di andarlo a prendere. Da questo tipo di situazioni sono nate le opportunità su cui il Villarreal ha costruito la sua partita a livello offensivo, ossia i calci piazzati da cui è nata la prima occasione intorno al 15' ed il goal del vantaggio al 30' di Gerard Moreno: piccola nota statistica, nel corso dei tempi regolamentari le uniche conclusioni all'interno dell'area di rigore effettuate dalla squadra di Emery sono state proprio sullo sviluppo di palle inattive.

Fonte dato Wyscout
Sempre le statistiche ci dicono, alla fine, che il pressing dello United è testimoniato dal dato del PPDA, ossia i passaggi concessi per azione difensiva: un valore rimasto su livelli molto alti (la proporzionalità dell'indice è inversa rispetto all'intensità del pressing) e costante nel corso dei 90' regolamentari. Paradossalmente il dato è rimasto immutato non ostante la scelta singolare del tecnico norvegese di non effettuare cambi fino ai tempi supplementari, quando la scelta delle sostituzioni è stata effettuata solamente al fine di inserire giocatori adatti ad affrontare i tiri dagli undici metri. 





La scelta di non effettuare le sostituzioni è molto singolare ma non è un inedito dell'allenatore dello United, le cui strategie sui cambi e delle letture in corso di partita non sempre sono di facile comprensione.


LA COMPATTEZZA DEL VILLARREAL

Emery da canto suo ha risposto togliendo ogni possibilità di accesso centrale: la principale preoccupazione dell'ex tecnico del Siviglia è stata quella di togliere la ricezione tra le linee a Bruno Fernandes che, infatti, poco è riuscito a rendersi pericoloso e, anzi, per buona parte del primo tempo, non è riuscito a ricevere palla quasi a farci pensare che si stesse nascondendo.

Come si evince dall'esempio proposto, Emery in fase di non possesso ha schierato un 4-4-2 davvero molto compatto, sia in termini di lunghezza che di larghezza, con le due linee cortissime e molto strette al fine di fermare ogni tipo di combinazione nel breve tra i giocatori dello United per poi cercare, una volta conquistata palla, di appoggiare le transizioni sulla coppia Gerard Moreno-Bacca, come già desumibile da quanto indicato precedentemente riguardo le coperture preventive dello United.

Per questo motivo l'unico modo che aveva il Manchester United per rendersi pericoloso era quella di cercare di sfondare lateralmente, per questo motivo l'ampiezza era data dai due terzini che cercavano di arrivare sul fondo mediante triangolazione con l'esterno offensivo di parte o con Bruno Fernandes: nell'esempio Wan Bissaka è appoggiato da McTominay, che però è li principalmente a garantire la ri-aggressione in caso di palla persa, e da Greenwood, con cui l'ex terzino del Crystal Palace andrà a triangolare per arrivare sul fondo.

Gli unici pericoli sono arrivati, quindi, tramite i cross, soluzione sulla carta non sempre ottimale per essere pericolosi, ma la presenza di 6 uomini a coprire l'ampiezza rendeva possibile un riempimento dell'area di rigore sufficiente ad allarmare la difesa degli spagnoli. In questo caso si nota come tutti i 4 uomini offensivi del 4-2-3-1 dei Red Devils occupino diversi punti dell'area di rigore pronti a sfruttare al meglio il cross dei terzini.

Inoltre, la presenza del terzino opposto sull'altro lato garantiva anche l'opzione di tenere vivo l'attacco qualora la difesa del Villarreal fosse in grado di fronteggiare ai cross dal fondo: nel proseguimento della stessa azione, infatti, il terzino opposto, ossia Luke Shaw si è trovato in una situazione speculare a quella precedente. In questa circostanza opterà per un tiro che però non centrerà la porta difesa da Rulli.

Fonte WhoScored

A rendere poco efficace questa strategia per il Manchester United è stata, oltre ai propri limiti nel muovere rapidamente il pallone, la grande prestazione al centro della difesa di Raul Albiol: l'ex centrale del Napoli ha letteralmente dominato al centro dell'area di rigore, chiudendo il match addirittura con 10 palloni liberati dalla propria area di rigore (le cosiddette clearances in linguaggio anglosassone).




CONCLUSIONI

La finale di Europa League è stata una sfida tra due strategie di pressione, quella più aggressiva dello United e quella decisamente più attendista del Villarreal: sono state queste scelte a dettare il contesto tattico della partita, con la squadra di Emery alla ricerca di una via di fuga dal pressing alto avversario e quella di Solskjaer alla ricerca di spazi per superare il blocco centrale del sottomarino giallo. Ne è venuta fuori una bella lotta tattica in cui però nessuno ha prevalso fino ad arrivare al punto di rinunciare a prendere rischi e giocarsi tutto ai rigori.

La gloria va al Villarreal al culmine di un processo di crescita della squadra portato avanti, tra alti e bassi, da Unai Emery nel corso della stagione: il tecnico di origine basca ha lavorato mano a mano i meccanismi della squadra, specie in fase di possesso, al fine di mantenere il giusto equilibrio. I sottomarini gialli visti per buona parte della stagione regalavano molto spazio tra le linee di difesa e centrocampo, rendendoli parecchio vulnerabili: la prestazione di ieri sera, invece, ha mostrato una squadra con una maschera diversa rispetto al solito, ed è stata sufficiente a rendere inoffensivo un Manchester United dalle intenzioni bellicose ma che non ha avuto supporto dalla vena individuale di alcuni suoi elementi.

Monday, 15 March 2021

Manchester United - West Ham, il disagio del dover attaccare


Il programma della domenica della Premier League prevede un epilogo di grandissimo interesse dato che ad affrontarsi sono il Manchester United ed il West Ham, due squadre di grandissima tradizione nella patria che ha inventato il calcio e che oggi rappresenta un incrocio di storie molto interessante.

La partita di oggi, infatti, come già anticipato nella mia preview pubblicata venerdì, vede il ritorno di Moyes ad Old Trafford: non che sia la prima volta per il primo successore di Sir Alex Ferguson di tornare nel luogo del suo grande fallimento da allenatore, ma oggi rappresenta sicuramente la prima volta da quando la sua carriera è tornata ad essere brillante: il suo West Ham è la grande sorpresa di questo campionato e viene a Manchester a mostrare tutto il proprio valore per capire se può davvero presentare una candidatura per la prossima Champions League.

Come previsto, è stata una partita molto fisica e con pochi spazi per vedere giocate offensive di un certo livello: Moyes ha cercato di impostare una partita difensiva per cercare di scoprirsi alla distanza e sfruttare la stanchezza degli avversari: il piano non ha sortito gli effetti sperati, non ostante la squadra di Solskjaer fosse esausta sul finale di partita, gli Hammers non sono stati in grado di scalfire la tenuta difensiva dello United che ha portato a casa i 3 punti grazie ad un autogoal di Dawson sugli sviluppi di un calcio d'angolo.


LE FORMAZIONI


Molte assenze formate da ambo i lati: Solskjaer deve fare a meno di buona parte del suo attacco con Martial che si aggiunge a Cavani nella lista degli assenti, anche a centrocampo le cose non vanno meglio con Pogba e Van de Beek infortunati; dall'altra parte Moyes deve rinunciare al suo uomo più in forma, ossia Jessie Lingard, inutilizzabile a causa dell'accordo di prestito con il Manchester United.

Il tecnico norvegese sostanzialmente schiera la stessa formazione che giovedì scorso ha pareggiato contro il Milan in Europa League e che, con ogni probabilità, sarà la stessa che si presenterà a San Siro giovedì prossimo. Lo schieramento è un 4-2-3-1 con Fred che riprende il posto in mediana accanto a McTominay, davanti ritorna anche Rashford rinviando dunque l'esordio da titolare di Amad Diallo.




Dall'altra parte Moyes ritorna alla difesa a 3 con il classe 2000 Ben Johnson riproposto esterno a sinistra coperto da Cresswell, a centrocampo il tecnico scozzese inserisce un centrocampista in più, ossia il capitano Mark Noble, in attacco Michail Antonio viene affiancato da Jarrod Bowen. 


CHI HA FATTO LA PARTITA

Manchester United e West Ham sono due squadre che sono a loro maggiore agio quando è l'avversario ad avere la palla: non è un segreto che la maggior parte delle vittorie del Manchester United quest'anno siano arrivate quando hanno avuto meno del 50% del possesso, così come si sa bene quanto Moyes abbia lavorato principalmente nel tenere una squadra dal baricentro basso e che copra al meglio la propria area di rigore, un grosso punto debole della squadra sotto la gestione Pellegrini.

Fonte heatmap WhoScored
Uno dei temi più attesi della vigilia era capire chi si sarebbe trovato costretto a dover avere il controllo del possesso ed anche la supremazia territoriale, sono bastati pochi minuti per capirlo: il 5-3-2 del West Ham non lasciava adito ad equivoci, sono i Red Devils a dover fare la partita e questo è stato il leit motif di tutto il primo tempo, terminato con un possesso palla del 65% a favore della squadra di Solskjaer ed una supremazia territoriale ben visibile dalle heatmap qui a fianco.

Tuttavia questa è la tipica situazione in cui lo United fatica a fare gioco e, soprattutto, ad attivare le frecce nel proprio arco: Rashford, James e Greenwood danno il proprio meglio se lanciati in velocità, giocando da fermo perdono molto del loro potenziale.

Per cercare di ovviare a questa situazione Soskjaer ha cercato delle modifiche nell'assetto della squadra in fase di possesso, proprio in modo tale da trovare il modo per stanare il West Ham: questo avveniva mediante uno schieramento definibile come un 3-1-6 con Wan Bissaka affiancato ai due centrali difensivi, Fred che fa da vertice di questo rombo di costruzione, mentre McTominay si alza assieme agli attaccanti e Bruno Fernandes cercando di occupare gli spazi centrali mentre l'ampiezza veniva data da James a destra e Shaw a sinistra.

Il West Ham da canto suo rispondeva con uno schieramento decisamente molto guardingo, come si intuiva dallo schieramento iniziale: in fase di non possesso la squadra di Moyes si abbassava fino al limite della propria area di rigore con due linee rispettivamente da 5 e da 3 chiudendo ogni linea di passaggio e chiudendo ogni opzione in profondità ed in ampiezza.




L'UTILIZZO DELLA FASCIA SINISTRA DEL MANCHESTER UNITED


E' proprio il lato sinistro quello maggiormente utilizzato dallo United per cercare di creare pericoli: la motivazione stava nel fatto che l'esterno inglese faceva molto più movimento senza palla e, per questo, riusciva sempre a trovare lo spazio dove ricevere il pallone sfruttando i cambi di gioco di Fred aiutandosi anche dell'approccio timido di Coufal non appena riceveva palla, con il terzino ceco che restava in copertura permettendogli di avanzare più volte palla al piede. Nel fermo immagine di fianco si nota lo spazio che ha Shaw per affrontare in 1 contro 1 il terzino ceco, ovviamente questa situazione è stata attivata da un cambio di gioco da parte di Bruno Fernandes.

L'altro motivo di questa scelta è dato dal solito atteggiamento degli elementi offensivi dello United, ossia quello di aspettare il pallone tra i piedi ed iniziare a muovere le gambe solo dopo la ricezione del pallone: questo atteggiamento fa perdere diversi tempi di gioco alla squadra che si trovava, come diverse volte accade in questi ultimi anni, a circondare l'area avversaria ma senza mai trovare la giocata migliore. Per ovviare a questa situazione l'unico giocatore in grado di creare qualcosa è ovviamente Bruno Fernandes che, venendo incontro in zona di sviluppo dell'azione cerca di dare maggiore qualità alla circolazione del pallone. In questo fermo immagine si nota come il portoghese si abbassi fino a diventare il vertice del rombo di costruzione dello United nel 3-1-6 con cui i Red Devils si schieravano in fase di possesso, tuttavia anche in questa situazione si può notare come ci sia occupazione della zona di rifinitura ma senza movimenti da parte di chi occupa gli spazi: i giocatori sono fermi spalle alla porta senza cambiare la postura affinché la ricezione del pallone possa portare a qualcosa di buono.

IL RECUPERO ALTO DEL PALLONE


Il vantaggio del 3-1-6 (o 2-2-6 in base all'altezza di Wan Bissaka) era quello di avere molti giocatori sulla trequarti del West Ham, questo ha reso possibile una strategia di recupero alto del pallone favorito, appunto dalla grande presenza di giocatori dei Red Devils in quella zona di campo: per il West Ham l'unico modo di uscire era spazzare via il pallone oppure cercare Michail Antonio che, pur dandosi un gran da fare, ha avuto una serata complicatissima contro Lindelof e Maguire che lo hanno sovrastato nei duelli fisici. Nel fermo immagine si può notare come lo United andava a cercare di bloccare sul nascere ogni transizione del West Ham sfruttando la densità creata dal posizionamento dei giocatori in fase di possesso, in particolare la quantità di giocatori presenti nella trequarti avversaria.

Fonte dati SofaScore
In questo modo gli Hammers non sono mai riusciti a risalire il campo, inoltre i loro punti di forza, ossia le qualità fisiche di Soucek e della stesso Antonio non potevano essere facilmente attivati visto che il Manchester United non ha nulla da invidiare a nessuno dal punto di vista fisico dalla metà campo in giù. Anche le statistiche confermano come il West Ham non sia stato in grado di rigiocare il pallone su Antonio: i dati relativi ai duelli del centravanti sono stati poco positivi, a dimostrazione che impostare una partita di duelli fisici contro Lindelof o Maguire non sia un piano foriero di successi.










IL PASSAGGIO DEL WEST HAM ALLA DIFESA A 4


Durante l'intervallo Moyes ha inteso la necessità di dover fare qualcosa in più che una gara di mero contenimento: l'impossibilità a risalire il campo con la palla nel corso della partita avrebbe portato la squadra a spendere eccessive energie nel rincorrere l'avversario, in quel caso il timore era quello che la stanchezza avrebbe presentato il conto ad un certo punto. 

Per ovviare a questa situazione ha deciso di modificare lo schieramento schierandosi con un 4-2-3-1 dove Ben Johnson viene spostato da esterno di sinistra a centrocampista destro: lo scopo era sostanzialmente quello di costringere Shaw ad arretrare di qualche metro il proprio raggio di azione, inoltre lo stesso Johnson seguiva costantemente il terzino ex Southampton in modo da non costringere Coufal a fare lunghe rincorse per coprire le sue folate come abbiamo visto nel primo tempo. 

La mossa, però, ha rivelato dopo pochi minuti, il lato negativo della medaglia: la linea difensiva a 4 si era esposta sul lato debole, ma i centrali non erano ben settati su questa modifica, così su un cross innocuo di Greenwood Dawson è convinto ci sia la copertura sul secondo palo convinto di avere due compagni alle spalle, lascia scorrere il pallone costringendo Coufal a fare un miracolo per togliere la battuta a rete a botta sicura di Rashford. Dall'angolo successivo arriva il goal del Manchester United che decide la partita: è lo stesso Dawson a sbagliare il disimpegno e depositare la palla nella propria porta.

LE SCELTE SUI CAMBI


La Premier League è l'unico campionato a non ammettere i cinque cambi in tutta Europa, una scelta francamente poco comprensibile in questo momento storico, così per gli allenatori le possibilità di ridare tono fisico alla squadra sono ridotte nel corso del match, da qui anche il motivo per il quale le partite di Premier sono decisamente meno intense e giocate ad un ritmo più basso rispetto a come era prima del lockdown.

Gli unici cambi della partita sono 2 e li effettua entrambi Moyes al 62': fuori Johnson e Noble, dentro Lanzini e Benrahma, cambi con un chiaro messaggio offensivo del tecnico scozzese che aggiunge qualità a centrocampo con l'argentino e cerca imprevedibilità con i tagli da sinistra dell'ex giocatore del Brentford. I cambi sono stati il segnale che Moyes voleva dare alla squadra di cambiare strategia e cominciare a prendere campo: ovviamente questo ha comportato l'esporsi ai contropiede del Manchester United, come nell'esempio qui a fianco, dove Coufal alzandosi a sostegno della manovra del West Ham abbia lasciato ovviamente spazi per gli smarcamenti di Rashford.

Dall'altra parte Solskjaer decide di non effettuare nessun cambio, le spiegazioni possono essere solo due: l'undici come schierato in campo lo soddisfaceva al punto dal non rendere necessaria alcuna modifica oppure le scelte a disposizione in panchina erano così poche dal convincerlo che non era il caso di utilizzarle.

Alla fine i cambi del West Ham non cambiano il corso della partita al punto da modificarne il risultato finale: lo United non potendo portare tanti giocatori nella metà campo avversaria non andava più a pressare il West Ham e andava progressivamente ad abbassare il baricentro. Alla fine gli Hammers non sono riusciti ad arrivare al tiro ad eccezione di un'occasione giunta sul piede di Soucek proprio su un'azione costruita da una giocata individuale di Benrahma rifinita da Lanzini, ma il muro messo davanti ad Henderson ha funzionato; anche Bowen su un cross dalla sinistra ha avuto una buona chance ma ha mancato la porta, occasioni importanti ma troppo poco per meritare il goal del pareggio. 


CONCLUSIONI


La vittoria finale del Manchester United si può ritenere senz'altro giusta: la squadra di Solskjaer non ama fare la partita e non ama fare possesso, tuttavia il West Ham non ha dato alternative sul piano partita da adottare dai Red Devils. I limiti della squadra e soprattutto di alcuni elementi a livello individuale sono ancora presenti, tuttavia il tecnico norvegese sta mettendo in piedi alcuni meccanismi che permettono alla squadra, a sua volta, di far giocare male l'avversario di turno costringendolo all'errore che poi si rivela decisivo per le sorti del match: è successo domenica scorsa contro il City ed è successo anche ieri sera contro il West Ham.

Nel vedere la solidità che ha mostrato lo United nelle ultime settimane aumenta di valore la prestazione del Milan giovedì scorso ad Old Trafford: la partita che vedremo a San Siro giovedì prossimo si presenta come una magnifica battaglia che avrebbe meritato un'importante cornice di pubblico. Sia Milan che Manchester United ieri sera hanno mostrato, con problematiche diverse, di aver sofferto lo sforzo della gara d'andata, per questo sono convinto che vedremo due squadre giocarsi tutto.

Riguardo il West Ham, il piano partita di Moyes non ha dato gli effetti sperati, la squadra è mancata nelle ripartenze nel primo tempo ed ha finito per schiacciarsi e per perdere a causa di un errore individuale dettato da una condizione di grande pressione per il reparto difensivo. Gli Hammers hanno mostrato anche stasera una buona dose di forza mentale per cercare di restare in partita e, soprattutto grande presenza ed applicazione, ma quando l'avversario riesce a disinnescare a livello fisico elementi centrali come Soucek ed Antonio, la squadra perde buona parte della propria forza.

Friday, 12 March 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 21



Superata un'altra settimana in cui sono state protagoniste le coppe europee si ritorna immediatamente nell'atmosfera dei campionati che, a questo punto, iniziano ad entrare nella fase finale: dopo aver lavorato negli ultimi mesi alla ricerca di un'identità di gioco, questo è il periodo dove si capisce quali strategie si sono rivelati vincenti e quali no. E' il momento di focalizzarsi sugli obiettivi ed ogni partita comincia ad assumere un ruolo decisivo per la classifica.

Per questo weekend ho scelto tre partite ognuna avente un significato diverso: abbiamo due squadre che hanno deciso di cambiare volto nel corso della stagione in attesa di capire cosa fare nella prossima stagione ma che non possono abbassare la guardia nella stagione attuale; abbiamo due squadre che, invece, hanno costruito una stagione in cui hanno consolidato le proprie idee di gioco e che si affrontano per capire se nel breve o nel lungo periodo possono pensare di diventare grandi; infine abbiamo due squadre che rappresentano una delle più grandi rivalità stracittadine d'Europa le cui tracce in questa stagione sono sempre andate in direzioni opposte.


BORUSSIA DORTMUND - HERTHA BERLINO (SABATO ORE 18,30)

Con il passaggio del turno in Champions League il Borussia Dortmund ha trovato un senso ad una stagione che, dopo l'esonero di Favre, è sembrata scappare di mano: ad Edin Terzic, traghettatore in attesa di affidare la panchina a Marco Rose nella prossima stagione, sta riuscendo il compito di trovare in questa situazione un minimo di quadratura del cerchio all'interno di un contesto molto confuso, soprattutto a causa degli infortuni che stanno falcidiando la squadra in questo periodo della sua gestione.

Il tecnico del Dortmund ha dovuto lottare con una serie di infortuni in questi mesi che lo hanno costretto a rivedere più volte i suoi piani fino ad arrivare al punto di mettere da parte ogni tipo di proposta di gioco specifica ma di adattarla in base agli uomini a disposizione: e così dopo l'infortunio di Witsel ha dovuto trasformare il 4-2-3-1 in un 3-4-3 per mantenere un certo equilibrio difensivo, poi con l'infortunio di Sancho e Guerreiro ha dovuto virare sul 4-3-3 come nella sfida infrasettimanale di Champions contro il Siviglia.

Fonte dati FbRef / StatsBomb
Lavorando più sugli uomini che su uno specifico sistema di gioco Terzic sta riuscendo quanto meno ad esaltare le caratteristiche di diversi elementi che sembravano finiti in ombra: uno di questi è senza dubbio Mahmoud Dahoud autore di prestazioni eccezionali sia nel doppio confronto contro il Siviglia in Champions che nel Klassiker perso nei minuti finali contro il Bayern lo scorso weeekend, partite in cui ha mostrato le sue qualità tecniche nel far avanzare il gioco anche sotto pressione avversaria, ed anche insospettabili capacità nell'andare ad aggredire palloni vacanti o seconde palle; l'altro è Marco Reus che sta trovando una importante continuità di rendimento e di minutaggio sperando che gli infortuni non tornino a tormentarlo. Ma ovviamente non è possibile parlare di Borussia Dortmund senza parlare della centralità di Haaland: il suo coinvolgimento o meno nel gioco, la sua presenza o assenza in campo hanno un impatto pari a quello dell'inclinazione di un tavolo per una biglia, ed il suo rendimento è perfettamente sintetizzato dai numeri, per cui alla fine il discorso tecnico per Terzic si riduce a far toccare quanti più palloni possibili al norvegese consapevole che più e coinvolto più alte sono le possibilità di trovare la via della rete.

L'avversario di turno per il Dortmund è l'Hertha Berlino, una delle grandi delusioni di questa Bundesliga: il club della capitale ha fatto grossi investimenti quest'anno che sembravano potessero portare la squadra ad avere un ruolo di rilievo nel corso del campionato, ed invece si trovano a dover lottare per la salvezza.

L'escalation negativa della situazione ha portato a fine gennaio all'esonero di Labbadia, allenatore che aveva preso in consegna la squadra durante il lockdown nella scorsa stagione, anch'essa ricca di delusioni e difficoltà nei rapporti tra campo e club. La sua versione dell'Hertha Berlino era tatticamente ambiziosa, con una squadra che cercava di fare possesso e di aggredire maggiormente l'avversario: un'idea di calcio che sembrava calzante per la rosa a disposizione di Labbadia, ma invece le cose non sono andate come sperato, con una squadra che raramente ha mostrato di tenere un certo equilibrio che, difatti, si è riverberato sulle prestazioni difensive della squadra.

Fonte dati FbRef StatsBomb
Al suo posto il club ha assegnato il posto a Paul Dardai, cavallo di ritorno sulla panchina dell'Hertha, nonché bandiera da calciatore. L'ungherese sta cercando di cambiare il corso degli eventi della squadra modificandone l'approccio: la fase di non possesso è meno aggressiva (il PPDA è aumentato sotto la sua gestione comparato alla gestione Labbadia), mentre la fase di possesso è più diretta (il numero di passaggi a partita è abbondantemente diminuito, come si evince dal grafico, suddiviso tra gestione Labbadia, in verde, e gestione Dardai, in rosso). Al momento il cambio di approccio ha portato appena 4 punti in 6 partite (che includono, però, le sfide contro le attuali prime 4 in classifica) e che ha portato la prima vittoria nell'ultimo weekend contro l'Augsburg.

La sfida dell'andata terminò con un pirotecnico 5-2 a favore del Dortmund in cui i pregi ed i difetti delle due squadre erano stati alquanto visibili, nel corso della stagione i difetti hanno portato all'esonero di entrambi gli allenatori, per cui sarà una sfida interessante quella tra Terzic e Dardai, due traghettatori ma con la responsabilità di restituire un senso al materiale importante che hanno a disposizione.


MANCHESTER UNITED - WEST HAM (DOMENICA, ORE 20,15)

Sfida di grande fascino quella dell'Old Trafford ed i motivi non sono pochi: si tratta di due squadre dalla grande tradizione e che hanno fatto la storia del calcio inglese, tornando ai giorni nostri è la partita che vede il ritorno di Moyes nello stadio dove sembrava essere iniziato il declino della sua carriera, ma soprattutto è una sfida che dopo tanti anni torna a profumare di alta classifica, con gli Hammers che sembrano aver trovato, dopo anni di sofferenze, una competitività ad alti livelli.

Lo United si presenta a questa sfida reduce dalla vittoria del derby contro il City, dove ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione di quale direzione Solskjaer ha voluto dare alla propria guida tecnica con questo gruppo di giocatori. L'allenatore norvegese ha sostanzialmente creato una squadra prevalentemente reattiva, con una preparazione alla partita basata sull'avversario e sul come limitarne i punti di forza: questo approccio presenta, come altro lato della medaglia, una sensazione di squadra che, invece, in possesso si affidi prevalentemente alle giocate individuali dei suoi elementi offensivi o alla velocità degli stessi in situazioni di transizione.

Queste sensazioni sono maggiormente visibili nelle gare disputate negli scontri diretti in campionato, dove lo United stava iniziando a raccogliere una serie di 0-0 che ben rappresentavano il tipo di partita messo in piedi dalla squadra di Solskjaer. Questo atteggiamento è stato più volte contestato da buona parte della critica vicina al mondo dei Red Devils, critiche che al momento sono state smorzate dalla vittoria ottenuta in casa del City.

Questo è un esempio di come Solskjaer adatti il proprio schieramento a quello dell'avversario in fase di non possesso: contro il City nello scorso weekend lo United è stato molto bravo nel limitare l'impostazione della squadra di Guardiola creando una gabbia per le ricezioni di De Bruyne e Gundogan. I due mediano Fred e McTominay li seguivano a uomo mentre la prima linea di pressione si occupava di chiudere le linee di passaggio verso di loro. Questa strategia mista tra copertura della prima linea e marcatura dei due mediani ha tolto ossigeno alla manovra del City che ha fatto una gran fatica a raggiungere l'area di rigore avversaria. Da una situazione di questo genere è nata la palla rubata da cui è scaturita l'azione del rigore che ha sbloccato il derby dello scorso weekend.

Il campionato del West Ham, come indicato in premessa, ha superato di gran lunga le aspettative, sia per quel che si è visto dalle parti del London Stadium nelle ultime stagioni, sia per la fiducia nella capacità di David Moyes di far risalire le quotazioni proprie e della squadra. Ed invece ecco che il manager scozzese, che dopo l'avventura nel 2013 ad Old Trafford sembrava essere caduto in un buco nero, è riuscito a ricostruire un'identità a questa squadra rendendola molto solida e, allo stesso tempo, molto piacevole da vedere.

A differenza delle scorse stagioni, sotto la guida di Moyes il primo passo in avanti è stato fatto sulle scelte operate in sede di mercato a partire dalla sessione invernale dello scorso anno: anziché andare ad investire somme su giocatori di grido ma poco funzionali, il club ha iniziato a scandagliare mercati meno affascinanti sulla carta ma decisamente più funzionali: così dallo Slavia Praga sono arrivati Coufal e Soucek, mentre dalla Championship sono arrivati Bowen, Dawson e Benrahma, giocatori che si sono rivelati subito utili alla causa.

Moyes schiera la squadra sostanzialmente con due moduli: il 4-2-3-1 oppure un 3-4-2-1 in cui però la strategia di gara non cambia: accettazione del possesso avversario e ricerca delle transizioni dove poter utilizzare la rapidità di Lingard, Bowen o Pablo Fornals. Tuttavia il vero punto di forza del lavoro di Moyes sta nell'esaltare le qualità dei propri uomini in termini di compiti e funzioni ancor prima del loro posizionamento in campo: infatti guardando le statistiche individuali dei giocatori del West Ham, molti di essi risultano eccellenti in uno specifico fondamentale, ed è su questo che Moyes costruisce la forza della sua squadra. Guardando agli esempi a fianco si evince chiaramente che il principale punto di forza della squadra sta nelle capacità dei due centrali di centrocampo Rice e Soucek che hanno formato un'accoppiata che perfettamente si integra: il talento della sempre florida Academy degli Hammers ha una grande capacità di raccattare palloni davanti alla difesa mediante intercetto, il ceco, invece, sfrutta la sua prepotenza fisica per dominare nel gioco aereo, le 8 reti realizzate in campionato sono il biglietto da visita di questa stagione del West Ham. 

SIVIGLIA - BETIS (DOMENICA ORE 21)

Ad una settimana di distanza dal derby di Madrid, un altro sentitissimo derby impreziosisce il calendario della Liga spagnola: il derby di Siviglia mette contro le due identità della città andalusa in uno degli scontro di maggior fascino e vissuti con maggior calore in tutta la Spagna.

Questa partita arriva, inoltre, in un periodo particolare per le due squadre, e per opposte ragioni: nel giro di poche settimane la squadra di Lopetegui ha visto sciogliersi in mano buona parte degli obiettivi di questa stagione, con la pesante uscita di scena dalla Copa del Rey, vittima di una grande prestazione del Barça, ed anche quella dalla Champions League, con il Dortmund che è stato in grado di cambiare di invertire la rotta proprio in coincidenza con la doppia sfida contro gli uomini di Lopetegui; dall'altra parte, invece, il Betis di Pellegrini ha iniziato a trovare un'interessante continuità di risultati, oltre che un miglioramento delle prestazioni, che l'ha portata ad entrare in pianta stabile in lotta per un posto in Europa.

Analizzando le ultime prestazioni del Siviglia è abbastanza percettibile il calo di rendimento della squadra che fatica a muovere il pallone in fase di possesso così come fatica a mantenere il giusto posizionamento in campo in fase di riconquista della palla, ossia l'elemento che sembrava quasi un marchio di fabbrica per la squadra allenata da Lopetegui.

Come si evince dai fermo immagine relativi alle reti subite nelle sfide contro Dortmund e Barcellona, entrambe le situazioni nascono in fase di transizione: Messi nel primo caso, Haaland nel secondo riescono a ricevere il pallone ed eseguire la giocata successiva in piena libertà a causa di una mancanza di attenzione nelle marcature preventive. Questo aspetto è stato a lunghi tratti il punto di forza della squadra di Lopetegui nel corso della stagione permettendole di giocarsi le partite con un baricentro alto ed una forte supremazia territoriale, errori come quelli evidenziati qui di fianco rischiano di far cadere tutto come un castello di carte. Per questo motivo al Siviglia è necessario risintonizzarsi al meglio dal punto di vista della tenuta mentale ancora prima che fisica prima che la Real Sociedad non riesca a colmare tutto il vantaggio che la squadra di Lopetegui si era costruita nel corso della stagione.


Dall'altra parte il Betis di Pellegrini è in un ottimo stato di forma, soprattutto a livello mentale: la squadra betica si presenta a questo derby con una striscia di 10 partite in cui ha raccolto 7 vittorie, 2 pareggi ed 1 sconfitta nella sfida contro il Barcellona che vi avevo presentato qualche settimana fa. Grazie a questa seria positiva i biancoverdi sono riusciti a sfruttare anche il crollo del Villarreal per issarsi al sesto posto in classifica che, ad oggi, sarebbe valido per l'accesso alla Conference League del prossimo anno. La crescita della squadra di Pellegrini nasce grazie al miglioramento di alcuni meccanismi che hanno permesso alla squadra di avere una maggiore supremazia territoriale e, soprattutto, la gestione degli uomini da parte del tecnico cileno gli ha permesso di trovare sempre soluzioni in corso d'opera anche in situazioni molto difficili come l'ultima partita di campionato vinta di rimonta contro l'Alaves. 

Fonte, canale Telegram PlayerankBot
Come è possibile notare dai grafici qui a fianco, il Betis ha uno stile di gioco in fase di non possesso che è abbastanza codificato: il recupero palla avviene cercando di portare l'avversario sull'esterno per poi aggredirlo. Sotto questo aspetto il 4-2-3-1 creato da Pellegrini nasce proprio con questa strategia: se l'avversario non concede il centro del campo si cerca di portare il gioco nella trequarti avversaria mediante catene esterne; se l'avversario, a sua volta, è molto aggressivo, come nel caso del Barcellona, si cerca anche la palla lunga verso la punta centrale (e sotto questo aspetto sia Borja Iglesias che Loren Moron sono dei discreti target man) per poi cercare di andare sulla seconda palla portando diversi uomini a contrastare la risalita dell'avversario. A livello numerico, anche l'indice PPDA del Betis conferma questo approccio, visto che, stando ai dati Understat, la squadra betica si trova al quinto posto con un indice pari a 8,52.


Friday, 29 January 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 15



Questo weekend chiuderà il mese di gennaio, un mese che, come spesso accade ad ogni stagione, ci fornisce indicazioni molto forti su come sarà il proseguimento della stagione. Difatti, non è un caso che in Bundesliga il Bayern Monaco abbia iniziato l'allungo che potrebbe rivelarsi decisivo per il successo finale, mentre in Spagna la classifica comincia progressivamente a sgranarsi. E' stato, inoltre, un mese in cui le coppe nazionali hanno regalato molte emozioni, con Real ed Atletico eliminate in Copa del Rey, il Bayern Monaco eliminato dal Kiel in Coppa di Germania, la FA Cup che ha visto Arsenal e Liverpool uscire negli scontri contro Southampton e Manchester United. In Italia, invece, la nostra Coppa Italia paga una formula che non permette questo tipo di situazioni ma, quanto meno, ci ha regalato spettacolo nella sfida degli ottavi tra Roma e Spezia e nei due quarti di finale tra Inter e Milan ed Atalanta e Lazio.

Fatta questa premessa sul mese di gennaio che fa a chiudersi, come da mia abitudine vi fornisco i miei consigli sulle partite del weekend che meritano, a mio parere, la vostra attenzione.


ARSENAL - MANCHESTER UNITED (SABATO ORE 18,30)

La sfida tra Arsenal e Manchester United fa venire in mente molto di più le liti nei sottopassi tra Roy Keane e Vieira, oppure "The Battle of Old Trafford" della stagione in cui i Gunners portarono a casa l'ultima Premier della sua storia nella stagione degli Invicibles. Oggi siamo lontani da quegli standard, le due squadre di maggior tradizione in Premier vengono da stagioni interlocutorie e stanno cercando, con percorsi diversi, di tornare grandi.

Il percorso che Arteta ha iniziato all'Arsenal ha avuto delle premesse che sembravano alquanto promettenti: la vittoria della FA Cup e la seguente vittoria nel Charity Shield parevano rilanciare le quotazioni dei Gunners che, invece, si sono nuovamente involuti in corso d'opera come accaduto nella prima parte della scorsa stagione fino ad arrivare all'esonero di Emery.

Arteta sta avendo grosse difficoltà a mettere in piedi una squadra in grado di avanzare rapidamente in campo, chi si aspettava di vedere riproposti i princìpi di gioco di Guardiola nell'Arsenal si è dovuto ricredere. Non ostante vari tentativi di riproporre un tipo di calcio più complesso, con rotazioni posizionali e schieramento fluido tra le due fasi, il tecnico spagnolo è dovuto tornare sui propri passi e mettere via determinati esperimenti (vedi la difesa a 3) a causa delle difficoltà di molti interpreti ad eseguire determinati movimenti.

Fonte dati WhoScored
Come si evince dalle statistiche, l'Arsenal fa una grande fatica a sviluppare il gioco per vie centrali, solo tre squadre in Premier hanno un rapporto percentuale peggiore dei Gunners, a dimostrazione di come il gioco passi prevalentemente mediante conduzioni esterne (addirittura il 41% del gioco transita dal lato sinistro del campo) e triangolazioni laterali rapide supportate dalla corsa di Tierney e gli spunti di Bukayo Saka, la vera nota lieta di questa stagione della squadra di Arteta.
Segnali di miglioramento sono arrivati dall'innesto tra i titolari di Emile Smith-Rowe, giocatore che schierato sulla trequarti sta permettendo ai Gunners di trovare quella fluidità nel possesso palla che mancava anche a causa della scelta del club di tenere fuori dai giochi Mesut Ozil, da pochi giorni trasferitosi al Fenerbache. Alle ottime prestazioni del classe 2000 inglese si aggiungerà a breve l'innesto di Odegaard (magari lo vedremo esordire proprio in questa occasione?) che potrebbe davvero aiutare Arteta in quel processo di crescita della squadra che sembra davvero molto complesso.

Il Manchester United, invece, si presenta a questa sfida da momentanea capolista della Premier nonché reduce dalla qualificazione al quinto turno di FA Cup grazie alla vittoria contro il Liverpool. Per buona parte della stagione la squadra di Solskjaer sembrava ancora vittima dei suoi limiti: le sconfitte pesanti nella prime giornate di campionato (vedi il 6-1 subito dal Tottenham), l'inopinata eliminazione dalla Champions League (con la sconfitta contro il Basaksehir che brucia ancora per gli errori commessi dalla squadra) sembravano cancellare quanto di buono la squadra aveva prodotto nella fase finale della scorsa stagione.
Invece, con il ritorno ai suoi livelli di Paul Pogba, proporzionalmente è salito il livello della squadra che ha iniziato ad inanellare una lunga serie positiva (durata 13 partite) interrotta clamorosamente nel turno infrasettimanale contro lo Sheffield United. Una struttura di squadra basata su aggiustamenti fatti alla squadra di partita in partita giustifica il continuo cambio di disposizione della squadra a seconda della partita da affrontare.

Fonte Heatmap - SofaScore
Ma sono soprattutto le individualità a fare la differenza, in particolare Bruno Fernandes, il grimaldello che permette al sistema di Solskjaer di funzionare: nelle formazioni pre-partita lo trovate generalmente indicato come trequartista del 4-2-3-1 o vertice avanzato di un rombo di centrocampo, tuttavia la trequarti in tutta l'ampiezza è la sua zona, mostrando una grande capacità di riconoscere ed utilizzare gli spazi creati dai movimenti dei suoi compagni di squadra che gli permette di associarsi con essi e creare, quindi i maggiori pericoli per la porta avversaria. La heatmap riprodotta qui a fianco mostra anche visivamente quanto indicato sopra, a questo si aggiunge un piede educatissimo sui calci da fermo (decisiva la sua punizione in FA Cup contro il Liverpool) tanto da essere il tiratore prescelto dalla squadra per le situazioni di palla inattiva (basta vedere il colore all'altezza della bandierina del calcio d'angolo e sul dischetto dell'area di rigore.

La sfida dell'Emirates, dunque, si prevede molto bloccata tatticamente, con pochi spazi al centro e con le due squadre che dovranno cercare di creare catene laterali per poter risalire il campo e generare pericoli: la partita dell'andata fu molto bloccata e fu l'Arsenal in grado di portarsela a casa, ma, seppur parlando di una partita di poco meno di 3 mesi fa, le due squadre sono oggi molto diverse ma, allo stesso tempo, i due allenatori sembrano conoscerne meglio vizi e virtù, per cui mi aspetto tecnicamente di vedere qualcosa in più.


PALMEIRAS - SANTOS (SABATO ORE 21)

La settimana scorsa ho presentato la finale di Coppa Sudamericana che ha visto vincente il Defensa y Justicia allenato da Hernan Crespo. In questo weekend, invece. tocca alla Coppa Libertadores prendersi il centro della scena calcistica e, come da nuova tradizione (iniziata nello scorso anno) la finale si gioca in gara secca. Lo scenario è uno dei più iconici, se non il più iconico, del calcio sudamericano, ossia il Maracanà di Rio de Janeiro, il tempio del calcio carioca che, suo malgrado, ospiterà una finale di Coppa Libertadores tutta paulista.

Ad affrontarsi in questa finale, infatti, saranno il Palmeiras di Abel Ferreira ed il Santos di Cuca, che hanno ottenuto l'accesso a questa finale facendo fuori in semifinale niente meno che le finaliste dell'edizione 2018, ossia le due big d'Argentina River Plate e Boca Juniors.

Il Palmeiras arriva a questa finale al culmine di una stagione alquanto travagliata che ha trovato, però, la svolta a fine ottobre con l'esonero di Vanderlei Luxemburgo al termine di un periodo pessimo per i Verdao. Per la sua successione erano emersi nomi di un certo livello come Quique Setien, Matias Almeyda e Juan Antonio Pizzi. Alla fine la scelta è ricaduta su Abel Ferreira, giovane allenatore portoghese che negli ultimi mesi si era messo in evidenza in Grecia sulla panchina del Paok Salonicco con cui ha sfiorato la vittoria del campionato nella scorsa stagione e l'accesso alla fase a gironi della Champions all'inizio della stagione attuale, questo prima di accettare la chiamata del Palmeiras.

Con Luxemburgo il Palmeiras era abituato a giocare un 4-2-3-1 che Ferreira ha mantenuto fino alle due semifinali disputate contro il River quando si è schierato con un 3-4-3/3-4-2-1 molto simile a quello che ha utilizzato nella sua esperienza in Grecia. Il passaggio è stato reso possibile dall'arrivo all' Allianz Parque dell'ex difensore di Verona, Bari e Salernitana Alan Empereur, difensore centrale che offre a Ferreira l'opportunità di avere un giocatore mancino da inserire nella linea difensiva. Tuttavia, quello che sembra essere il vero punto di forza dei Verdao è l'avere a disposizione una rosa composta da elementi molto duttili che possono permettere all'allenatore portoghese di preparare diversi tipi di piano-partita, soprattutto perché l'idea di fondo sembra essere quella che questa squadra sembra molto più a suo agio quando può agire in contropiede anziché quando è in possesso palla.

Fonte dati: SofaScore
A rappresentare al meglio la bontà della rosa a disposizione di Ferreira c'è senza dubbio Patrick De Paula, centrocampista centrale che può fungere sia da vertice basso davanti alla difesa o centrale in uno schieramento con doble pivote, ossia quando si sceglie di avere due giocatori centrali davanti alla difesa. Dunque De Paula rappresenta al meglio il profilo ideale per un 4-2-3-1 o per un 3-4-2-1/3-4-3, ossia gli schieramenti prescelti dai suoi allenatori in questa stagione.
Come si evince dalle statistiche relative alla sua stagione, il centrocampista classe 1999 risulta molto prezioso in fase di non possesso, soprattutto in fase di recupero palla, gli 11 palloni recuperati nella gara d'andata contro il River hanno mostrato le grandi qualità di questo giocatore in fase di pressione. Si tratta di un elemento poco appariscente, ma la sua assenza nella semifinale di ritorno contro la squadra di Gallardo si è fatta sentire e non poco.
Oltre a lui, i Verdao possono completare una linea di centrocampo molto interessante con l'altro mediano Danilo, classe 2001, del quale Ferreira sembra fidarsi molto al punto di togliere la titolarità ad un Ramires in fase calante; ai loro fianchi è molto importante il lavoro svolto dai due esterni Gabriel Menino (classe 2000, può anche giocare da mezzala) e Matias Vina (classe 1997); infine menzione particolare merita Gabriel Veron, esterno offensivo classe 2002 messosi in luce nell'ultimo mondiale U17 che, però, al momento, Ferreira utilizza con parsimonia, principalmente come sostituto nel terzo finale di partita.

Anche il Santos, come il Palmeiras, è una squadra che non si fa molti problemi a cedere il pallone all'avversario se necessario (nel Brasilerao il dato del possesso palla si attiene sul 50%) e che Cuca ha costruito sulle ceneri del lavoro di Sampaoli che, in parte, è stato smantellato a causa di alcune difficoltà finanziarie del club che ha anche dovuto subire un blocco dei trasferimenti a causa di alcune situazioni di insolvenza.

In questo contesto, disponendo di un settore giovanile che di talento storicamente ne ha prodotto in maniera esondante, i Peixe hanno deciso di fondare la squadra lanciando alcuni giovani elementi, in particolare il centrocampista Sandry Roberto, classe 2002, che al momento viene utilizzato come alternativa alla coppia di centrocampo Pituca-Alison. Anche la squadra di Cuca ha mostrato una certa flessibilità a livello tattico, tuttavia la linea a 4 di difesa formata da Parà a destra, Felipe a sinistra e i due centrali Verissimo e Luan Peres rappresenta, assieme alla coppia di centrocampisti, l'architrave su cui si poggia questa squadra. In fase offensiva, invece, sono le giocate di Lucas Braga, del colombiano Soteldo e di Marinho a creare i maggiori pericoli con i loro movimenti a collegare fase di sviluppo e fase di finalizzazione con quest'ultimo che fa la voce del padrone in termini di goal e assist, visto che nel Brasilerao ne ha collezionati 22 (16 goal e 6 assist).

Fonte heatmap SofaScore
Ma in Libertadores il protagonista assoluto diventa Kaio Jorge, che da pochi giorni ha compiuto 19 anni e vorrà farsi un regalo con il suo primo trofeo internazionale. Come il suo avversario Gabriel Veron, l'attaccante è esploso nel corso dell'ultimo mondiale Under 17 e, complice la necessità del Santos di dover ripartire sugli elementi del proprio vivaio, ha preso la piena titolarità in attacco. Vedendo i suoi movimenti e la sua struttura fisica è impossibile non notare le somiglianze con Roberto Firmino, un attaccante che non può certo competere a livello fisico (tanto che il dato dei duelli aerei lo vede vincente solo nel 30% dei casi) ma che fa tanto movimento sulla trequarti avversaria generando quel tipo di situazione in cui la linea difensiva deve scegliere se alzarsi per andare a contrastarlo o coprire gli inserimenti degli elementi offensivi. La sua heatmap stagionale mostra chiaramente questo tipo di movimenti e le zone di campo in cui ama ricevere il pallone. 

Spero che quanto sopra vi abbia portato interesse per seguire la sfida di sabato sera, di certo rispetto al derby argentino visto la settimana scorsa per la finale di Copa Sudamericana manca l'ingrediente del contrasto di stili, il vantaggio, tuttavia, sta nel fatto che sarà molto interessante capire chi detterà il contesto tecnico e tattico della partita: Palmeiras e Santos hanno mostrato di essere due squadre molto solide e, sotto un certo punto di vista, ormai distanti dal tipo di calcio a cui il Brasile ci aveva abituato storicamente. Questa maggiore attenzione all'equilibrio ed alla costruzioni di giocatori abili in fase difensiva è anche ben rappresentata dalla nazionale maggiore, tuttavia proprio in un contesto dei questo tipo toccherà al talento individuale a disposizione delle due squadre il compito di far saltare l'equilibrio.


LORIENT - PARIS SAINT GERMAIN (DOMENICA ORE 15)

Uno degli elementi di maggior interesse di questa prima parte del 2021 è senza dubbio dato dall'approdo di Pochettino sulla panchina del PSG al posto di Tuchel. Il tecnico argentino ha ereditato dal tecnico tedesco una squadra reduce da una finale di Champions League e da un mercato estivo che non aveva accontentato il suo predecessore, adesso a lui spetta il compito di mantenere alti gli standard di rendimento della squadra e trasmetterle quelle idee di gioco che gli hanno permesso di costruire un ciclo esaltante al Tottenham.

In queste prime partite sotto la sua gestione, Poch ha cercato di portare alcuni elementi che hanno contraddistinto la sua avventura al Tottenham, in particolare lo schieramento di gioco flessibile basato su un 4-2-3-1 di base che si trasforma in 4-4-2 in fase di non possesso e 3-1-4-2 in fase di possesso che permette alla squadra di essere ben scaglionata sul terreno di gioco.

Una particolarità che si evince osservando le ultime partite del PSG, è la posizione di Neymar che, soprattutto in situazione di blocco basso dell'avversario, entra in zona di sviluppo per venire a giocare il pallone a supporto di Verratti e Paredes. Questa soluzione, cercata, seppur meno frequentemente, anche da Di Maria nell'altro mezzo spazio, somiglia ai movimenti a venire incontro di Eriksen ai tempi del Tottenham, a dimostrazione che questo può essere già considerato come un primo accorgimento voluto dal tecnico che, allo stesso tempo, mette maggiormente a proprio agio il brasiliano che, così può muoversi per il campo molto liberamente. Ovviamente resta da vedere se questa soluzione verrà ricercata anche in contesti diversi, in particolare nel doppio confronto con il Barcellona che è ormai alle porte e che, molto probabilmente rappresenterà il primo vero test per capire a che punto è il lavoro del nuovo allenatore in quel di Parigi.

Dall'altra parte ci sarà il Lorient, formazione neopromossa in Ligue 1 e che, suo malgrado, occupa l'ultimo posto in classifica. A dispetto della classifica, però, la squadra allenata da Christophe Pelissier, mostra un'ottima qualità di gioco ed alcune individualità interessanti come i centravanti Terem Moffi e Yoane Wissa.

Fonte dati FbRef/Statsbomb
Il punto debole, al momento, sembra essere la fase difensiva, non tanto in merito a come la squadra difende, ma in termini puramente numerici subisce più goal rispetto a quanto la squadra effettivamente concede ai propri avversari. I numeri suggeriscono che sono le prestazioni dell'estremo difensore Paul Nardi ad essere il punto debole della squadra, con quasi 10 reti subite finora in eccesso rispetto all'aspettativa dei tiri subiti (i cosiddetti post-shots xG). Ad ogni modo nel recupero disputato mercoledì sera nello scontro diretto contro il Dijon, è arrivata una vittoria importantissima che permette alla squadra bretone di tenersi agganciata al treno delle squadre che vogliono evitare la retrocessione e che, soprattutto, permetterà agli uomini di Pelissier di affrontare questa sfida con uno stato d'animo privo di pressioni.


GRANADA-CELTA VIGO (DOMENICA ORE 18,30)


In una Liga in cui i valori in campo stanno iniziando nuovamente a consolidarsi dopo una fase iniziale ricca di colpi di scena, l'assalto ai posti che possono garantire l'accesso all'Europa League o alla Conference League della prossima stagione è, invece, molto aperta, e domenica pomeriggio prevede uno scontro che potrebbe dare un importante indirizzo anche a questa zona di classifica.

Stiamo parlando della sfida per il settimo posto tra Granada e Celta Vigo, ovviamente è una posizione di classifica che non garantisce l'accesso alle coppe europee (dipende dall'andamento della Copa del Rey che sembra aperta a mille scenari), tuttavia con un consolidamento di valori dato dal quartetto Atletico-Real-Barça-Siviglia per la Champions e Villareal-Real Sociedad in controllo delle posizioni per l'accesso diretto all'Europa, il settimo posto rappresenta un risultato ambito da molte squadre che vogliono proporsi in prospettiva come una forza che vuole lottare in maniera continua per un posto in Europa.

A rendere ulteriormente interessante la sfida tra le due squadre è la diversa strategia di gioco portata avanti dai due allenatori decisamente molto differente, soprattutto in fase di possesso.

Fonte dati FbRef/Statsbomb
Andando a leggere le statistiche relative alla frequenza dei passaggi lunghi, si evince chiaramente la differenza delle due formazioni nel modo di approcciare alla fase di possesso palla. Il Granada preferisce di gran lunga cercare il lancio lungo per poi andare a cercare l'assalto alle seconde palle oppure cerca di innescare gli esterni offensivi (in particolare Darwin Machis) con palloni lunghi alle spalle della difesa avversaria; a livello statistico i dati Wyscout mostrano come mediamente i possessi della squadra allenata da Diego Martinez si attestano attorno ai 3 passaggi per possesso, una situazione che banalizzando può essere riassunta in due pattern ricercati. Il primo è centralmente un lancio per la punta centrale che fa da sponda per l'inserimento di uno dei centrocampisti (Yangel Herrera è letale in questo tipo di inserimenti), magari anche dopo che un altro centrocampista ha ripulito un'eventuale seconda palla rimettendola in area; la seconda opzione è appunto un pallone che il terzino lancia in direzione dell'attaccante esterno di parte che scatta alle spalle della difesa e crossa in mezzo all'area dove una punta, un centrocampista a rimorchio o l'altro esterno sul secondo palo possono concludere in rete.

Sempre leggendo lo stesso grafico visto sopra, il Celta ha chiaramente uno stile di gioco molto diverso, il centrocampo della squadra allenata da Coudet è composto da tanti giocatori di qualità, per questo motivo non passare dal centro del campo per sviluppare la manovra sarebbe delittuoso. Su questo punto di forza ha lavorato Eduardo Coudet che, dopo l'ottimo lavoro in SudAmerica, si sta confermando un ottimo allenatore anche in Europa.

Fonte dati FbRef/Statsbomb
Come si evince dal grafico elaborato qui a fianco, il lavoro del tecnico argentino è ben visibile anche a livello statistico: dal momento del suo arrivo sulla panchina la squadra ha diminuito la distanza media dalla porta delle sue conclusioni e proporzionalmente si è innalzata la pericolosità media delle conclusioni stesse. Come si nota ci sono due partite in cui la tendenza non è stata rispettata e sono le due partite contro Getafe e Villarreal in cui la squadra di Coudet non è riuscita ad esprimersi al meglio, nel primo caso soffrendo oltremodo la grande aggressività della squadra avversaria, nel secondo caso nel secondo caso, invece, la sconfitta è arrivata al culmine di un periodo molto negativo che è coinciso con l'assenza del leader tecnico ed emotivo della squadra, ossia Iago Aspas.

Date le premesse di cui sopra, la sfida tra Granada e Celta Vigo presenta molti spunti di interesse, non ultimo sarà un match che guarderanno con moltissima attenzione i tifosi del Napoli, visto che mancano pochi giorni alla doppia sfida di Europa League che metterà di fronte la formazione di Martinez a quella di Gattuso.

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