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Wednesday, 10 May 2023

Le avversarie delle italiane: il Leverkusen di Xabi Alonso

 

Foto: Account Facebook Bayer Leverkusen

Dopo aver analizzato il Siviglia avversario della Juventus, l'altra semifinale dell'Europa League vedrà di fronte la Roma di Jose Mourinho contro il Bayer Leverkusen. La formazione tedesca aveva iniziato la stagione con Gerardo Soane in panchina per poi esonerarlo dopo un pessimo inizio di stagione in Bundesliga. Al suo posto il club di proprietà della famosa casa farmaceutica ha deciso di dare una chance a Xabi Alonso, le cui precedenti esperienze erano state nel settore giovanile del Real Madrid e alla guida della Real Sociedad B, che aveva condotto in segunda division per non riuscire poi a mantenere la categoria.

Dell'ex centrocampista - tra le altre - di Real Madrid e Bayern Monaco si avevano già da tempo importanti aspettative come allenatore appena appese le scarpette al chiodo, visto che da giocatore aveva in mano le chiavi di squadre allenate da gente come Rafa Benitez, Jose Mourinho e Pep Guardiola. Per cui se da un lato poteva sembrare un salto nel vuoto affidarsi ad un allenatore con così poca esperienza sulla panchina di una squadra di così alto livello, dall'altra si riteneva che uno con le sue conoscenze non avesse poi così bisogno di tanta "gavetta".

Ed, in effetti, questi mesi alla guida del Bayer Leverkusen ci hanno mostrato un allenatore con idee di gioco molto chiare che ha saputo trasmettere ad una squadra che abbiamo sempre visto come esempio di discontinuità e di poca razionalità. Per cui andiamo a vedere cosa si deve aspettare la Roma in questo doppio confronto con la formazione tedesca.

Sunday, 7 May 2023

Le avversarie delle italiane: il Siviglia di Mendilibar

Foto. Pagina Facebook FC Sevilla.

Con le formazioni italiane che continuano a raccogliere grandi risultati in questa stagione di coppe europee, provo ad arrivare alle semifinali di Europa League cercando di analizzare le squadre che andranno ad affrontare le formazioni italiane e che proveranno a rompere lo scenario di una finale tutta italiana a Budapest tra Juventus e Roma.

In questo articolo proverò ad analizzare il Siviglia avversario della Juventus: la formazione andalusa è la regina dell'Europa League, avendone portate a casa ben sei, di cui l'ultima nel 2020 ai danni dell'Inter di Antonio Conte al termine della fase finale disputata in Germania al termine del primo lockdown.

Oggi il Siviglia è allenato da Luis Mendilibar, terzo allenatore che siede sulla panchina del Sanchez Pizjuan dopo Loptegui e Sampaoli. L'ex allenatore dell'Eibar è riuscito a risollevare una squadra che aveva preso una pericolosissima china nella Liga, dove ha sostato per diverse settimane in zona retrocessione. 

Il tecnico basco ha rimesso in piedi la squadra sevilllista usando gli stessi strumenti che gli hanno permesso di tenere nella massima serie spagnola l'Eibar per sei stagioni, ossia un 4-4-2 di base con pochissimi fronzoli ed estremamente diretto. Proprio l'analisi di questa strategia sarà l'oggetto di questo articolo.


Friday, 31 March 2023

Le avversarie delle italiane: lo Sporting Club de Portugal



Da qui all'inizio dei quarti di finale delle tre competizioni europee proverò ad analizzare le squadre che affronteranno le compagini italiane. Sei squadre in corsa in Europa in questa fase della stagione era un qualcosa che non succedeva davvero da tempo immemore, per cui, da amante di tutto il calcio del globo terracqueo (cit.) provo a raccontarvi cosa aspetta ciascuna delle italiane impegnate nelle rispettive competizioni. Con esclusione di Milan-Napoli, per ovvi motivi.

Dopo aver scritto del Feyenoord oggi passiamo allo Sporting allenato da Ruben Amorim, avversaria della Juventus nei quarti di finale di Europa League. La formazione portoghese ha raggiunto questa fase delle competizione dopo l'eliminazione dai gironi di Champions League e dopo aver eliminato prima il Midtyjlland e poi la squadra più spettacolare d'Europa assieme al Napoli di Spalletti: l'Arsenal di Mikel Arteta.

Basterebbe questo per mantenere alta la soglia di attenzione per la formazione bianconera, ma oltre a questo c'è di più: il lavoro svolto dal giovanissimo tecnico portoghese in queste tre stagioni e mezzo al Jose Alvalade hanno permesso allo Sporting di tornare su livelli altissimi e di spezzare nel 2021 il duopolio Benfica-Porto nel campionato portoghese. Il tutto restando fedele ad una certa identità di gioco, resa riconoscibile dall'utilizzo del 3-4-3/3-4-2-1 come modulo di base della piattaforma strategica dell'ex tecnico del Braga.

Friday, 24 March 2023

Le avversarie delle italiane: il Feyenoord


Da qui all'inizio dei quarti di finale delle tre competizioni europee proverò ad analizzare le squadre che affronteranno le compagini italiane. Sei squadre in corsa in Europa in questa fase della stagione era un qualcosa che non succedeva davvero da tempo immemore, per cui, da amante di tutto il calcio del globo terracqueo (cit.) provo a raccontarvi cosa aspetta ciascuna delle italiane impegnate nelle rispettive competizioni. Con esclusione di Milan-Napoli, per ovvi motivi.

Iniziamo oggi con il Feyenoord di Arne Slot che affronterà la Roma nei quarti di finale di Europa League in una riedizione della finale della scorsa Conference League vinta dalla formazione giallorossa per 1-0 con goal di Zaniolo che, come forse avete avuto modo di sapere, non sarà della sfida, ma non è l'unica differenza che mi aspetto tra la partita di Tirana e questo doppio confronto.

Friday, 7 October 2022

Roma e Betis hanno mostrato le rispettive identità

Foto: As Roma

Nella terza giornata della fase a gironi dell'Europa League, la Roma di Jose Mourinho affrontava all'Olimpico il Betis di Manuel Pellegrini in una sfida il cui risultato era forse più importante per la Roma che per la squadra spagnola visto il suicidio giallorosso in Bulgaria della prima giornata. 

Oltre al risvolto di classifica, a rendere interessante la partita era la contrapposizione tra gli stili di gioco delle due squadre, con il calcio fatto di compattezza difensiva e baricentro medio-basso della squadra di Mourinho contro il calcio di palleggio ed iper-tecnico della squadra betica.

La partita non ha riservato sorprese da questo punto di vista, in quanto il confronto tattico si è svolto proprio sulle direttrici volute da entrambi i tecnici con il risultato che ha premiato oltremodo la formazione di Pellegrini, uscita vincitrice dall'Olimpico con una rete di Luiz Enrique nelle battute finali di una partita dove, dando un occhio agli xG, avrebbe meritato di più la formazione giallorossa, ma anche questa affermazione andrebbe rivista per diversi motivi.


Friday, 8 April 2022

West Ham e Lione non sono riuscite a superarsi


Il sorteggio dei quarti di finale dell'Europa League ha messo di fronte West Ham e Lione, un incrocio molto complicato per due formazioni con differenti stili di gioco e che vengono da un approdo a questo punto della competizione frutto di due ottavi di finale parecchio tirati contro Siviglia e Porto, due squadre che non necessitano ulteriori presentazioni sul palcoscenico europeo.

Da una parte la corazzata costruita da David Moyes che unisce giocatori di grande tecnica ad un'ossatura formata da giocatori sottratti al mezzofondo, dall'altra parte i francesi che puntano sulla fisicità nella metà campo difensiva e su un gran numero di giocolieri nella metà campo offensiva.

E' stata una partita prima molto tattica, con entrambe le squadre che hanno cercato di imporre il proprio contesto senza riuscirci e poi una sfida di mosse e contromosse tra i due allenatori dettata dalla prematura espulsione di Cresswell alla fine del primo tempo. Una situazione che giustifica, alla fine, i numeri finali relativi al volume di gioco creato.



LE FORMAZIONI INIZIALI

Le differenti strutture delle due squadre sono già ben riconoscibili dagli undici di partenza: sia Moyes che Bosz schierano le rispettive formazioni con un 4-2-3-1 di partenza, ma con diverse caratteristiche, soprattutto in relazione alle scelte dei giocatori di attacco.


L'allenatore scozzese parte con Antonio riferimento avanzato supportato da un giocatore di gamba come Bowen che parte da destra, mentre Fornals e Benrahma rappresentano il supporto in termini di inventiva. Confermatissima la coppia Rice-Soucek a metà campo, in difesa sono Zouma e Dawson a proteggere la porta di Areola.

Per il Lione, invece, tanta sostanza e tanta fisicità in mezzo al campo con la coppia Thiago Mendes-Ndombele, mentre alle spalle di Dembèlè agiscono tre numeri 10 per caratteristiche come Faivre, Paqueta e Aouar. Tanti muscoli anche in difesa con Boateng e Lukeba coppia centrale e Malo Gusto terzino destro con Emerson Palmieri a sinistra.


DUE MODI DIVERSI DI RISALIRE IL CAMPO

Il West Ham ed il Lione per tutto il primo tempo hanno tentato di giocare la partita basandosi sui propri punti di forza; gli inglesi hanno cercato una risalita del campo più diretta, sfruttando il lavoro di Michail Antonio, la squadra di Bosz, invece, ha cercato di avanzare centralmente cercando di portare più giocatori tra le linee per poi tentare rapide combinazioni.

Il piano A di Moyes era quello di cercare di sfondare sul lato sinistro usando l'asse Cresswell-Benrahma: per creare questo tipo di situazione abbassava in costruzione Rice sul lato di Zouma permettendo al terzino sinistro di salire. In questo esempio sale a destra anche l'altro terzino Fredericks, tuttavia questa opzione è stata messa nel cassetto visto che grazie ai raddoppi di Faivre o Thiago Mendes, ne Benrahma ne Cresswell sono stati in grado di vincere duelli contro Malo Gusto, un classe 2003 che sta mostrando di essere un difensore di altissimo livello al pari del centrale Lukeba, classe 2002. ad ulteriore dimostrazione di cosa è capace di sfornare continuamente il settore giovanile del Lione. 

Ma ovviamente il West Ham ha un piano B di altissimo livello, ossia quello di giocare su Michail Antonio: il centravanti che da questa stagione ha deciso di vestire la maglia della nazionale jamaicana è spesso e volentieri usato come punto di riferimento per una strategia di attacco più diretta. Ovviamente giocare in maniera diretta non significa necessariamente buttare la palla a casaccio in avanti, cosa che nelle discussioni manichee di oggi si sente spesso dire, bensì saltare le linee di pressione avversarie per poi sistemare la squadra in modo tale da essere messa meglio in campo nel terzo di campo avversario. Qui vediamo Soucek che si abbassa per attirare verso di se Ndombele (i due si sono seguiti ed inseguiti a vicenda nel corso della partita in un duello molto appassionante) permettendo a Dawson di avere una traccia diretta in avanti.

Una volta che la palla raggiunge il numero 9 degli Hammers, la struttura della squadra è già pronta a fornire soluzioni: in questo esempio Fornals è pronto a ricevere il passaggio di sponda con una discreta quantità di spazio avanti a se. Tuttavia, nonostante si creassero le giuste condizioni per costruire qualcosa di buono, la forza fisica di Thiago Mendes e dei difensori del Lione ha sempre negato che queste potenziali opportunità si tramutassero in reali situazioni di pericolo. Il dato generale dei duelli difensivi della squadra di Bosz parla chiaro, con quasi tutti i duelli difensivi avvenuti nella fascia centrale del campo vinti.

Il sistema di costruzione del Lione, invece, è abbastanza identitario dello stile di gioco imposto da Peter Bosz: l'azione parte sempre da dietro con la linea difensiva che si dispone in ampiezza ed i due centrocampisti centrali che cercano di disporsi in modo da attirare la pressione avversaria e disordinare lo schieramento avversario. Spesso e volentieri questo modo di impostare il gioco da parte dell'allenatore olandese lo ha portato a rendere le proprie squadre poco verticali rendendo riconoscibili le passmaps delle sue squadre per la marcata propensione della circolazione ad U del pallone tra i quattro difensori. Con l'arrivo di Ndombele a gennaio, tuttavia, il Lione possiede una carta in più per avanzare il campo mediante le conduzioni palla al piede del giocatore cavallo di ritorno nella città dei due fiumi dopo la deludente parentesi al Tottenham (che tuttora ne detiene il cartellino).

L'obbiettivo dei possessi prolungati della squadra francese stava nel cercare, appunto, un varco in cui trovare modo di giocare la palla alle spalle delle linea di centrocampo del West Ham e sfruttare i movimenti in profondità di Dembelè per tenere bloccata la linea difensiva avversaria. Così in fase di sviluppo dell'azione, la zona rifinitura (ossia lo spazio tra difesa e centrocampo avversario) veniva occupata da Faivre e Aouar che si accentravano per poter combinare con Paquetà ed arrivare in porta mediante combinazioni veloci. Il West Ham rispondeva stringendo le due linee per ostacolare queste combinazioni, inoltre la linea difensiva si comportava bene nel tenere Dembèlè lontano dall'area di rigore mediante il lavoro dei due centrali o accompagnando i suoi scatti in profondità per poi lasciarlo andare in fuorigioco; i terzini, invece, stringendo, facevano in modo di aiutare i centrocampisti a contrastare le giocate dei trequartisti del Lione.

LA POSIZIONE DI PAQUETA IL PRINCIPALE ENIGMA PER IL WEST HAM

In una partita in cui le due squadre hanno cercato di affrontarsi a viso aperto ma in cui la fisicità e l''organizzazione difensiva fanno da padrona, è molto probabile che siano le transizioni a decidere l'andamento, ed alla fine un dettaglio in questa fase di gioco ha permesso al Lione di trovare il modo di inclinare la partita dalla propria parte. Questa mossa è stata la posizione di Paqueta tra le linee.

Quando il Lione si abbassava in fase di non possesso, il suo schieramento era un 4-4-1-1 in cui il brasiliano ex Milan si posizionava tra i centrocampisti e Dembèlè, una situzione che, in caso di palla recuperata, lo rendeva il primo riferimento in caso di transizione sfruttando quella posizione come smarcamento preventivo tra centrocampo e difesa del West Ham.

Questa situazione si è più volte proposta nel corso del primo tempo ed è stata l'origine delle situazioni potenzialmente più pericolose a favore della squadra di Bosz. Qui troviamo un esempio, con Soucek che essendo avanzato lascia uno spazio in cui il brasiliano va a posizionarsi preventivamente, così su una palla recuperata dai suoi compagni può ricevere un pallone con tanto spazio davanti per poter servire in verticale Dembèlé, l'azione sarà sventata da un'uscita tempestiva di Areola. E proprio il posizionamento alle spalle dei centrocampisti di un trequartista porterà alla situazione che ha delineato il contesto nel secondo tempo, ossia l'espulsione di Cresswell: una ricezione questa volta di Aouar in zona rifinitura permette al Lione di mandare in profondità il proprio centravanti che viene fermato dal terzino sinistro del West Ham con un fallo degno di cartellino rosso diretto secondo il direttore di gara. Che si sia d'accordo o meno con la scelta dell'arbitro, nel secondo tempo Moyes deve trovare delle soluzioni alternative.

LE MOSSE DEL SECONDO TEMPO

Con il West Ham in dieci uomini la scelta di Moyes è stata quella di abbassarsi fino al limite della propria area di rigore, compattare le linee di difesa e centrocampo per non permettere ricezioni ai trequartisti e costringere il Lione ad andare esternamente a cercare cross fagocitati dai centrali difensivi.

Ecco la situazione standard della prima fase del primo tempo: Moyes fa entrare Johnson al posto di Benrahma per coprire il buco lasciato dall'uscita di Cresswell ed in questa maniera isola Antonio davanti non potendo più connettersi con Fornals dirottato sull'ala sinistra. Il West Ham si abbassa fino al limite della propria area stringendosi e compattandosi ulteriormente rispetto al primo tempo. Volutamente la squadra di casa concede al Lione esclusivamente le vie esterne, costringendo i francesi a cercare la via del cross come unica soluzione per rifinire l'azione, senza successo viste le abilità sui palloni alti della squadra di Moyes.

La contromossa di Bosz è arrivata dopo il goal del West Ham (giunto su due errori individuali in impostazione da parte del Lione), con l'ingresso di Tetè e Toko-Ekambi in modo da avere giocatori adatti a sfruttare al meglio quell'ampiezza concessa dalle scelte di Moyes. Ed è stata proprio una giocata dell'ex giocatore dello Shakhtar a creare il panico nella difesa degli Hammers con un cross teso che Fredericks non è risucito a gestire permettendo a Ndombele di trovare una facile conclusione a rete. Nell'azione del goal del pareggio è evidente l'importanza del dribbling di Tetè che gli permette di giocare il pallone alle spalle della linea difensiva del West Ham che, quindi, ha difficoltà ad assorbire l'inserimento di Ndombele che sfrutta la situazione per depositare in rete. 

CONCLUSIONI

West Ham e Lione sono entrate in campo con l'obiettivo di giocarsi le proprie possibilità di vittoria usando i rispettivi punti di forza, tuttavia per buona parte del match, seppur riconoscibili, queste trame non sono state in grado di superare le disposizioni difensive avversarie. Per questo motivo lo 0-0 dell'intervallo è stato specchio di quanto sopra.

Per cui in situazioni così equilibrate serve una situazione specifica per sbloccare l'empasse e sicuramente l'espulsione di Cresswell ha cambiato i piani delle due squadre, soprattutto quelli del West Ham che a quel punto si è affidata in toto alla propria solidità difensiva per rinviare il discorso qualificazione riuscendoci.

Per il Lione, invece, restano le buone impressioni destate dal piano gara voluto da Bosz e la mossa di lasciare Paqueta alle spalle dei centrocampisti in fase di non possesso si è rivelata la mossa tattica migliore della partita. Inoltre il tecnico olandese è stato anche bravo a sfruttare le risorse presenti in panchina per risolvere il quesito tattico impostogli da Moyes nel secondo tempo. 

Al ritorno vedremo sicuramente un'altra gara molto equilibrata in cui vedremo nuovamente scontrarsi gli stili di questi due allenatori, ed ancora una volta servirà un dribbling riuscito o un errore individuale a decidere la partita. 

Friday, 25 February 2022

Lazio-Porto, la sintesi del lavoro di Sarri


Il pareggio per 2-2 tra Lazio e Porto ha posto fine alla campagna europea della formazione di Maurizio Sarri. In termini giornalistici questa viene definita un'uscita a testa alta, tuttavia il doppio confronto ha mostrato le difficoltà ed i limiti di questa squadra.

In particolare questa partita è stata un'esemplificazione di come la rosa a disposizione abbia costretto l'ex allenatore di Napoli e Juventus a dover venire a patti con il proprio modo di giocare a pallone. 

La statistica finale sul possesso palla mostra chiaramente quanto detto sopra, la Lazio ha chiuso la partita con un possesso palla del 46%, un dato non propriamente da calcio sarriano, abituati come siamo a squadre del tecnico toscano capaci di gestire lunghe fasi di possesso nel corso delle partite.



LE FORMAZIONI INIZIALI

Sarri, rispetto alla gara d'andata in Portogallo, recupera Immobile ma perde Zaccagni squalificato, per cui l'attacco è obbligato con Pedro e Felipe Anderson al fianco di Immobile; davanti alla difesa Lucas Leiva è ripassato davanti alle gerarchie di Sarri rispetto a Cataldi.


Nel Porto Conceiçao si schiera con il suo classico 4-4-2 di base ma con diverse variazioni sul tema in fase di possesso che andremo a vedere. Rispetto all'andata Taremi viene schierato al fianco di Toni Martinez e Vitinha in luogo di Grujic; novità anche a destra in difesa con Bruno Costa al posto di Joao Mario.


LA DIVERSITA' DELLA LAZIO RISPETTO AL SARRISMO

Vedendo la Lazio giocare con la palla non ci sembra una squadra allenata da Sarri, i fraseggi e le triangolazioni tipiche del gioco del tecnico toscano faticano ad essere messi in opera. Tutto parte dalle difficoltà dei centrali difensivi nel portare la palla e tentare il dialogo con i centrocampisti, inoltre i movimenti senza palla sono molto limitati.

Questo è lo schieramento della squadra biancazzurra in fase di costruzione, con i 4 difensori più Lucas Leiva che fanno partire l'azione mentre i 5 invasori attendono alle spalle delle linee di pressione avversarie. Tuttavia come si evince dall'esempio il Porto chiude a chiave la fascia centrale del campo e toglie soluzioni ai centrali difensivi ed a Lucas, così le uniche opzioni arrivano dalle zone esterne dove spetta alle giocate individuali di Felipe Anderson e Pedro cercare di creare qualcosa.
 
Per questo motivo era necessario che fosse una delle due mezzali a venire a prendersi la palla in zona costruzione per cercare una soluzione per far risalire l'azione: in questo esempio vediamo Luis Alberto che si abbassa per ricevere il pallone da Patric, tuttavia anche con questo movimento dello spagnolo si evita la perdita del possesso palla ma lo schieramento della squadra resta piatto (mancano i triangoli per muovere la palla usando il terzo uomo. marchio di fabbrica del gioco di Sarri), il che rende difficile una circolazione palla fluida. Non riuscendo, quindi, a costruire nulla mediante azione manovrata propria, i pericoli la Lazio di Sarri li crea spostando il gioco nella metà campo avversaria per poi trovare un modo per servire Immobile in profondità o cercando la testa di Milinkovic-Savic. 

Anche la fase di non possesso è decisamente meno aggressiva del solito, le caratteristiche dei giocatori e della squadra, proveniente da un sistema tattico più attendista come quello di Simone Inzaghi, non permettono a Sarri di creare un pressing alto organizzato in maniera aggressiva. Più volte in campionato (vedi la partita di Napoli) la squadra biancazzurra ha mostrato di aprirsi paurosamente ogniqualvolta tentasse di alzare il proprio pressing.

Per cui il tecnico toscano ha cambiato approccio, ora vediamo una squadra che attende l'avversario ma senza abbassare il baricentro e mantenendo le linee compatte e strette. In questo esempio vediamo come è organizzata la prima pressione, con Immobile e Milinkovic-Savic (in altre occasioni Felipe Anderson) pronti a far scattare il pressing sul passaggio in orizzontale tra i due centrali ma preoccupandosi inizialmente solo di coprire le linee di passaggio verso i centrocampisti del Porto lasciando aperte solo le soluzioni laterali su cui scalare in blocco durante il viaggio della palla dal centrale difensivo al terzino.

Questo atteggiamento è quello che ha portato Pepe a commettere l'errore in impostazione che ha permesso alla Lazio di recuperare il pallone e lanciare Immobile in profondità per andare a concludere in rete e portare in vantaggio la Lazio. Insomma per essere pericolosa non c'è altro modo per la Lazio di giocare in maniera più diretta ed in profondità, soprattutto quando in campo c'è Ciro Immobile.




LE SOLUZIONI E LA SICUREZZA DEL PORTO


La scelta della Lazio di lasciare il pallone alla squadra portoghese per fare in modo da costringere la squadra di Conceiçao a concedere la profondità e disordinarsi, ha necessitato delle contromosse da parte del tecnico portoghese, contromosse che non si sono fatte attendere.

Il sistema naturale di costruzione del Porto vede sostanzialmente i 4 difensori ed i 2 centrocampisti centrali che operano in modo da scaglionarsi sul terreno di gioco a diverse altezze. Per questo in premessa è stato opportuno indicare che il 4-4-2 o 4-2-3-1 di partenza prevedeva delle variabili in fase di possesso. In questo esempio vediamo il posizionamento dei due centrali di centrocampo Vitinha ed Uribe uno davanti all'altro. Da questo esempio si può anche notare la posizione non simmetrica tra i due terzini, con Costa a destra che resta più basso, Zaidu a sinistra che invece tende a muoversi alle spalle delle linee di pressione della Lazio. La posizione di Vitinha è stata una mossa molto interessante da parte di Conceiçao che ha decisamente abbassato il raggio d'azione dell'ex giocatore del Wolverhampton, che in questa maniera ha potuto usare al meglio la propria tecnica per gestire il pallone resistendo anche alla pressione dei giocatori laziali. 

Tuttavia la pulizia del possesso non sembrava coincidere con la progressione del gioco: il goal subito ha mostrato le difficoltà della squadra portoghese nell'avanzare in campo ed anche l'uso del gioco diretto (altra costante del gioco del Porto) per Taremi non sembrava portare pericoli. L'attaccante iraniano ha vinto solamente 2 dei 7 duelli aerei in cui è stato coinvolto.



Per questo motivo è stato molto importante per il Porto riuscire a trovare soluzioni alternative per far avanzare il pallone, e sotto questo aspetto è stata molto importante la capacità dello stesso Taremi e di Otavio di muoversi e di ruotare per rendersi disponibili a ricevere i passaggio tra le linee.  In questo esempio vediamo come Pepè, accentrandosi, tiene impegnata la linea difensiva della Lazio assieme a Toni Martinez; anche Taremi ed Otavio (fuori inquadratura) occupano la zona centrale del campo sovraccaricandola e creando spazio per le avanzate di Zaidu a sinistra. Questo sistema ha permesso al Porto in corso d'opera di prendere campo ed iniziare a rendersi pericolosa sfruttando l'ampiezza del campo.

Perché l'ampiezza del campo? La specificità del sistema difensivo di Sarri (questo sì implementato interamente in questi mesi a Formello) sta nel totale orientamento della linea difensiva sul lato palla. Questo schieramento permette di restringere il campo all'avversario ma ha come punto debole quello di concedere spazio sul lato di gioco opposto rispetto alla palla; il Porto ha giocato sull'idea di sovraccaricare un lato per esperire la soluzione sul lato debole. In questo esempio vediamo ancora le rotazioni in avanti con Pepé più basso e Otavio più alto; Vitinha ed Uribe sono molto vicini proprio per riempire la zona palla permettendo al portoghese di ribaltare il gioco per Bruno Costa sul lato opposto. Da questa situazione nasce l'azione che porterà al discusso rigore del pareggio del Porto.


COME E' MATURATO IL RISULTATO FINALE


L'analisi fin qui ha mostrato quale è stato il contesto tattico della partita nel primo tempo, con la Lazio che, lasciando il pallone al Porto, lo ha messo in grossa difficoltà nella fase iniziale costringendo Conceiçao a cercare soluzioni alternative per creare gioco, riuscendoci. Nel secondo tempo il contesto tattico è stato ribaltato nel momento in cui doveva essere la squadra di Sarri a dover trovare il modo per togliere il controllo della partita e del pallone agli avversari.   

L'andamento del match, come si desume dalle statistiche, ha visto le due squadre alternarsi nel prendere il controllo della partita. Nel primo tempo l'andamento segue il contesto tattico sopra descritto, con la Lazio più pericolosa nella fase iniziale ed il Porto che poi alza il proprio livello di pericolo. Nel secondo tempo la fase iniziale ha seguito a livello tattico lo stesso canovaccio del primo tempo, il punto di svolta sono stati gli ingressi di Cataldi ed Hysaj al posto di Lucas Leiva e Radu, con i due nuovi ingressi che non hanno avuto un impatto molto lucido sulla partita. 

Il momento peggiore per la Lazio, che è quello che alla fine ha deciso partita e qualificazione, è coinciso nel momento in cui il contropressing del Porto ha mostrato le difficoltà del terzino albanese a gestire queste situazioni di pressione in cui si è trovato, ed il dato relativo ai duelli mostra chiaramente come abbia perso tutti quelli avvenuti in area di rigore fino ad arrivare allo schieramento disordinato della linea difensiva in occasione del goal del 2-1 della squadra ospite. Ovviamente non è che la Lazio abbia perso per colpa di Hysaj, ma nel calcio attuale, tanto più in questo periodo post-pandemico con i calendari particolarmente compressi, il poter gestire l'andamento delle partite con i cambi è essenziale, e questa possibilità la Lazio ha mostrato di non averla, tanto quanto accaduto alle altre squadre italiane impegnate in Europa in queste settimane.

L'azione del goal del 2-1 del Porto mostra sia la difficoltà di Hysaj ad allinearsi alla linea difensiva che quello di Cataldi nel seguire l'inserimento di Uribe. Insomma, l'impatto sulla gara dei due nuovi ingressi non ha fornito certo il supporto voluto da Sarri alla partita della Lazio.



Con un risultato completamente da ribaltare, alla Lazio non è rimasto altro che tentare di acuire ulteriormente la propria verticalità, affidandosi ad un gioco diretto fatto di duelli offensivi e di seconde palle con 12 dei 27 tocchi in area di rigore della formazione biancoceleste avvenuti nei 15 minuti di serrate finale che ha portato al goal di Cataldi e ad almeno altre due gigantesche opportunità da rete sprecate quasi a porta spalancata.


CONCLUSIONI

L'eliminazione dall'Europa League ha lasciato indubbiamente l'amaro in bocca a Maurizio Sarri che ha cercato di giocarsi al meglio le sue carte in questo doppio confronto contro una squadra che si è rivelata più completa della sua. A fine partita ha dichiarato che questa eliminazione servirà a lui per poter continuare il proprio lavoro al meglio sul campo d'allenamento in settimana senza ulteriori impegni ufficiali infrasettimanali.

Il lavoro del tecnico toscano si sta vedendo in alcuni aspetti (vedi gestione della linea difensiva) e meno in altri, con una fase di possesso meno ricercata e più diretta ed un atteggiamento più attendista (seppur mai passivo) in fase di non possesso. 

Nelle prossime settimane vedremo come si evolverà il lavoro, ossia se vedremo una Lazio che cercherà di raggiungere obiettivi ambiziosi in campionato giocando sui compromessi tattici di cui sopra oppure se si insisterà nel cercare di avvicinare il gioco della squadra ai desiderata del tecnico toscano, un'impresa che però ritengo molto complicata viste le caratteristiche dei giocatori in rosa, tanto più che si tratta di un gruppo di giocatori dall'età media molto alta e quindi più difficile da trasformare. 



Friday, 18 February 2022

Le peculiarità di Barcellona e Napoli


Lo scontro tra Barcellona e Napoli rappresentava senza dubbio un accoppiamento decisamente di rango per essere un primo turno ad eliminazione diretta dell'Europa League, con due squadre che appena due anni fa si affrontavano nello stesso periodo per gli ottavi di Champions League con Setien e Gattuso alla guida delle due squadre.

E come due anni fa la partita d'andata, seppur disputata a campi invertiti rispetto a quell'occasione, termina con un pareggio per 1-1 con vantaggio del Napoli nel primo tempo pareggiato nella ripresa dalla squadra blaugrana. 

Il risultato finale rispecchia la capacità delle due squadre di avere il controllo della partita nelle prime due frazioni, con la formazione partenopea in grado di fare la propria partita nel primo tempo limitando i meccanismi della squadra di Xavi, mentre nella seconda frazione sono stati i padroni di casa a dominare il contesto e avrebbero potuto anche chiudere la partita con l'intera posta in palio, come testimoniato dalle statistiche della partita.




LE FORMAZIONI INIZIALI

Xavi dopo aver alternato 4-3-3 e 3-4-3 nelle sue prime partite sulla panchina del Barça, sembra aver virato definitivamente sulla prima soluzione scegliendo, però, di rinunciare a Busquets dal primo minuti mettendo De Jong a in quella posizione; Pedri e Nico Gonzalez agiscono da mezzali mentre Ferran Torres gioca da esterno di sinistra con Adama Traore sul lato opposto da utlizzare come arma con le sue corse ed i dribbling palla al piede. 


Spalletti aveva meno scelta a propria disposizione, controintuitiva la scelta di schierare Juan Jesus come terzino sinistro per prendersi cura di Traore, Ruiz-Anguissa fanno da schermo e da costruttori davanti alla difesa, mentre Elmas agisce da esterno offensivo di destra del 4-2-3-1.



LE STRATEGIE IN COSTRUZIONE

Soprattutto nel primo tempo la lotta tra prima costruzione e prima pressione avversaria è stata oggetto della strategia dei due allenatori, dando vita a fasi di gioco appassionanti sin dal momento in cui una delle due squadre iniziava l'azione.

Come già mostrato in uno dei miei precedenti post, il principio di base della costruzione da dietro del gioco di Xavi è quello di avere sempre superiorità numerica rispetto alla prima pressione avversaria ed utilizzarla per creare superiorità posizionale nelle zone più alte di campo. Questo avviene mediante una serie di movimenti con e senza palla atti a muovere lo schieramento difensivo avversario e trovare spazi per far risalire il pallone. In questo esempio vediamo una tipica routine del Barça di Xavi, ossia l'interno di centrocampo (in questa occasione Pedri) che si abbassa per creare un 3+2 in costruzione permettendo a Jordi Alba di risalire e Ferran Torres di accentrarsi.

A differenza di quanto visto in altre occasioni, in questa fase Jordi Alba verrebbe chiamato a scollegarsi da questa fase di gioco per poter occupare l'ampiezza in avanti, tuttavia poche volte l'ex valenciano si è sganciato in avanti a causa della presenza di Ferran Torres in quella posizione, per cui il compito del numero 18 del Barcellona era quella di restare largo cercando di aprire le linee del Napoli attirando Elmas dal suo lato. In questo esempio si nota come il posizionamento del terzino sinistro e quello di De Jong porti Anguissa ed Elmas ad aprirsi rispetto a Ruiz che deve controllare l'abbassamento di Nico Gonzalez, questo crea una linea di passaggio diretta da Eric Garcia a Pedri permettendo al Barça di raggiungere la zona rifinitura (ossia la zona centrale tra centrocampo e difesa avversaria). Ad ogni modo anche da questo esempio si può notare come Rrahmani sia già pronto a rompere la linea difensiva per andare ad aggredire la ricezione di Pedri e rallentare il proseguimento dell'azione avversaria.

Come si evince dalle posizioni medie alla fine del primo tempo, è ben visibile la posizione più bassa del solito del terzino del Barcellona, addirittura più bassa di Mingueza, giocatore che avrebbe teoricamente il compito di restare bloccato in costruzione. Tuttavia, essendo le posizioni medie date dai tocchi di palla, la motivazione sta nel fatto che Jordi Alba veniva usato più spesso in costruzione mentre Mingueza toccava maggiormente il pallone quando saliva a sostegno degli isolamenti esterni di Adama Traore sulla destra.








Il Napoli, come da sua consuetudine in questa stagione, costruisce con i due centrali di centrocampo che si abbassano a giocare il pallone così come i due terzini che forniscono ampiezza. Questo serve sostanzialmente ad attirare la pressione avversaria, allungando la squadra e, quindi, cercare di trovare scoperto l'avversario per attivare Zielinski tra le linee o Osimhen in profondità (cercato anche come soluzione per i lanci lunghi quando la pressione del Barcellona lo rendeva necessario). Da questo esempio, tuttavia, si può evincere sia l'attenzione della squadra di Xavi al non rendere possibile la progressione centrale alla formazione partenopea, ma anche come la squadra di Spalletti cercasse di creare i presupposti per sviluppare l'azione a destra, con l'accentramento di Elmas che crea spazio per l'avanzamento di Di Lorenzo, una soluzione che il Napoli cercherà spesso per risalire il campo.

Difatti, una soluzione alternativa che Spalletti cercava per far avanzare il pallone era quella di far salire Di Lorenzo a coprire l'ampiezza in avanti aprendo Anguissa e tenendo Ruiz collegato al camerunese per muovere il pallone alle spalle della pressione del Barcellona con Elmas e Zielinki che occupavano lo spazio tra le linee. La connessione tra il macedone ed il polacco è quella che poi ha portato al goal con cui i partenopei hanno sbloccato la partita. Anche Spalletti al termine della partita ha ribadito che la strategia del Napoli in questa partita era quella di risalire in campo mediante queste connessioni e le triangolazioni in zone esterne del campo.

In teoria l'altra finalità di questo schieramento in costruzione era quello di sorprendere la linea difensiva del Barça alle spalle sfruttando le qualità di Osimhen, ma il centravanti nigeriano ieri, complice una condizione ancora precaria, è apparso spesso avulso dal gioco e poco lucido, tanto da finire in fuorigioco molto spesso in situazioni facilmente leggibili per uno come lui. La mappa dei passaggi ricevuti è abbastanza esemplificativa di quanto appena detto.

Anche qui la mappa delle posizioni media al termine del primo tempo conferma l'approccio di cui sopra, con la posizione media di Di Lorenzo sulla stessa altezza di Anguissa e Ruiz, chiamati a giocare diversi palloni sulla propria trequarti contro la pressione feroce organizzata da Xavi. La posizione media di Elmas mostra come sia leggermente più accentrata di Insigne che, invece, raramente è riuscito ad entrare nel vivo dell'azione, probabilmente a causa del tanto lavoro difensivo che gli è stato richiesto da Spalletti che andremo a vedere successivamente.
















LE STRATEGIE DIFENSIVE


Barcellona e Napoli hanno interpretato la partita in maniera molto differente in fase di non possesso, con la squadra di casa decisamente più aggressiva e la squadra di Spalletti che aveva come obiettivo quello di negare le ricezioni nei mezzi spazi e limitare il gioco sugli esterni.

Spesso, per capire quali sono le intenzioni in pressing di una squadra una spia è il comportamento della squadra quando la palla torna al portiere, c'è chi preferisce togliere le soluzioni di passaggio più comode all'estremo difensore, c'è chi, come il Barcellona, usa il passaggio indietro a Meret come momento ideale per alzare il pressing (tecnicamente definito pressing trigger), per cui qui vediamo Aubameyang che sale in pressione sul portiere del Napoli mentre Pedri e Nico Gonzalez scalano in maniera iper-aggressiva su Ruiz. Da questa specifica situazione, che Meret riuscirà a risolvere con tanti brividi, era ben visibile quale sia l'idea di fase di non possesso di Xavi, ossia la conquista del pallone quanto più in alto possibile sul terreno di gioco.

Altro aspetto tipico e distintivo del modello di gioco del tecnico catalano è l'immediata riconquista del pallone appena viene perso: in questo esempio vediamo una situazione in cui il Napoli aveva recuperato palla al limite della propria area e troviamo ben sei giocatori della squadra blaugrana pronti ad andare a chiudere in una gabbia i giocatori del Napoli, impedendo loro di uscire con il pallone. Da questa circostanza nascerà la prima occasione del Barça che capiterà sui piedi di Pedri che tirerà alto da favorevole posizione.

Non poteva esserci statistica migliore per confermare l'approccio del Barça in fase di non possesso che quello del PPDA, un livello che è cresciuto costantemente nel corso della partita e che spiega abbastanza chiaramente, oltre che l'approccio della squadra catalana, anche lo sviluppo della partita nel secondo tempo, con l'aumento dell'intensità di gioco che ha messo all'angolo la squadra di Spalletti.







Di tutt'altro genere, invece, è stata la strategia difensiva del Napoli, basata su un'attenta chiusura degli spazi ed un gran lavoro di tutta la squadra in fase di non possesso che poi si è riverberato nel calo fisico del secondo tempo coinciso con il sopra menzionato aumento di intensità della squadra di casa, tuttavia la strategia difensiva nel primo tempo della squadra di Spalletti ha decisamente funzionato togliendo molte certezze offensive all'avversario.

La strategia difensiva dei partenopei era quella di schierarsi con un 4-4-2 compatto e stretto, con Ruiz e Anguissa che avevano come compito principale quello di togliere la possibilità a Nico Gonzalez e Pedri la possibilità di ricevere il pallone in maniera comoda, il tutto in un baricentro medio che non permettesse a Pique e compagni di mettere le tende al limite dell'area di rigore. A cambiare tra primo e secondo tempo è stata proprio l'altezza del baricentro della squadra di Spalletti, un comportamento che si è visto, seppur in toni minori, anche nella sfida di campionato contro l'Inter e che denota una difficoltà atletica della squadra nel corso dei 90 minuti.

Anche la difesa laterale è stata ben studiata da parte di Spalletti: le ultime partite del Barça avevano mostrato quanto l'arrivo di Adama Traore abbia portato una fonte di pericolo sul lato destro del campo grazie alla sua velocità ed ai suoi dribbling, tuttavia il Napoli è stato molto bravo a limitarlo grazie al gran lavoro di raddoppi per evitare di lasciare solo l'ex giocatore del Wolverhampton contro Juan Jesus. Da questo esempio è ben visibile come il 4-4-2 in non possesso del Napoli porti sul cambio di gioco di Pedri sia Juan Jesus che Insigne ad aprirsi per andare a chiudere Traore che non appena riceverà palla si troverà con due avversari addosso e sarà costretto a scaricare indietro su Mingueza. Dall'inquadratura si può notare come anche Di Lorenzo ed Elmas sul lato opposto fossero già pronti ad eseguire lo stesso lavoro su Jordi Alba.

La bontà del lavoro svolto in fase difensiva dal Napoli contro Adama Traore è ben riconoscibile dall'analisi dei suoi passaggi: lo spagnolo ha praticamente giocato palla solo all'indietro e tutti i suoi tentativi di cross non sono mai andati a buon fine. Inoltre, pur avendo completato 6 dei 10 dribbling tentati, la percentuale di riuscita (60%) è tra le più basse rispetto a quelle misurate in questa stagione (parliamo di un giocatore la cui media stagionale è del 70% dei dribbling riusciti).






CONCLUSIONI

Barcellona-Napoli è stata una sfida in cui abbiamo visto due squadre sfidarsi utilizzando ognuna il proprio piano gara standard. Da una parte l'approccio dominante ed aggressivo del Barcellona di Xavi, dall'altra la ricerca di superare la pressione avversaria mediante la qualità dei centrocampisti e le triangolazioni ed uno schieramento compatto con baricentro medio.

Non si può stabilire a priori quale sia la migliore strategia di gara, tuttavia il sistema del Barça alla distanza si è lasciato preferire, pur mostrando le sue difficoltà nel momento in cui l'avversario con la propria capacità tecnica riesce ad arrivare sulla sua trequarti. 

L'occasione del goal di Zielinski ha mostrato chiaramente come il Barcellona abbia serie difficoltà a tracciare i movimenti degli attaccanti avversari quando attaccato. Ma la bravura di un allenatore sta anche nel mascherare i difetti della propria squadra, ed il fatto che il Napoli abbia toccato palla nell'area del Barcellona per appena 7 volte dimostra che il gioco vale la candela.

Dalla sua parte il Napoli ha mostrato che il suo piano gara ha funzionato sostanzialmente per 45 minuti limitando fortemente il Barcellona e creando le condizioni per andare all'intervallo con una sensazione di poter reggere il confronto contro una squadra dai valori tecnici così importanti e che, per questa ragione, ti costringe a difenderti maggiormente senza palla, cosa a cui il Napoli è poco abituato.
 
Ma i nodi vengono al pettine quando si parla di tenuta fisica della squadra: i tanti infortuni subiti nel corso della stagione non si riverberano solo nel periodo dell'assenza fisica, ma ha anche strascichi nel momento in cui i giocatori tornano a giocare non al 100%: il Napoli ieri ha dovuto tardare i cambi perché gli uomini a disposizione di Spalletti in panchina non avevano una grande autonomia a livello fisico, questo unito al grande sforzo di rincorrere gli avversari per gran parte della partita ha portato il Napoli ad abbassarsi a dismisura fino a farsi chiudere nella propria area di rigore, non subendo una sconfitta solo per l'imprecisione in fase conclusiva di Ferran Torres.

Friday, 5 November 2021

A scuola di verticalità dal Bayer Leverkusen


Bayer Leverkusen e Betis si affrontavano ieri nella quarta giornata del girone G appaiate a 7 punti in classifica, dunque la sfida della BayArena rappresentava uno scontro diretto per prendersi il primo posto nel girone che vale accesso diretto agli ottavi di finale ed ipotecare in ogni caso la qualificazione al prossimo turno mantenendo le distanze dal Celtic che ha fatto il pieno di punti contro il Ferencvaros.

La partita è terminata per 4-0 a favore della squadra allenata da Seoane, una vittoria frutto di una grandissima capacità di sfruttare al meglio i difetti del Betis grazie alla grande capacità di verticalizzare il gioco e mettere a proprio agio le qualità del quartetto offensivo messo in campo ieri sera con Moussa Diaby classe 1999 il più "anziano" dei quattro, per questo motivo la mia analisi verterà su come il sistema creato dell'ex tecnico dello Young Boys ha reso possibile questo scenario.


LE FORMAZIONI INIZIALI



Il Leverkusen è reduce da un periodo parecchio negativo determinato principalmente dallo schiaffo subito nella partita contro il Bayern Monaco al ritorno dalla pausa delle nazionali: come lo scorso anno la sconfitta contro la squadra bavarese ha improvvisamente tolto certezze alle aspirine che hanno cominciato nuovamente a sbandare dietro fino ad arrivare ad una clamorosa eliminazione dalla Coppa di Germania per mano del Karlsruhe.

Così, dopo aver tentato il 3-4-3 in campionato contro il Wolfsburg (esperimento andato male vista l'ulteriore sconfitta subita) il tecnico svizzero ha deciso di virare su un 4-4-2 la cui particolarità sta nelle caratteristiche delle due punte, ossia Amine Adli e Florian Wirtz, due giocatori che nella versione (messa in soffitta?) del 4-2-3-1 visto ad inizio stagione erano impiegati nella linea dei tre trequartisti alle spalle della punta.

Nel Betis, invece, Pellegrini non ha, ovviamente, derogato dal suo 4-2-3-1 con William Carvalho e Guido Rodriguez a fare da mediani davanti alla difesa, Fekir tra le linee e Joaquin e Ruibial che partono dall'esterno per poi occupare i mezzi spazi e favorire le volate dei terzini Bellerin e Miranda.


SCHIERAMENTI SIMILI MA CON DIVERSI CONCETTI

Nella teoria il 4-4-2 ed il 4-2-3-1 il più delle volte sono considerati fratelli o uno genitore dell'altro, proprio perché entrambi gli schieramenti hanno tanti aspetti in comune, soprattutto in relazione alla fase di non possesso. Come sappiamo, dare un modulo è sempre un esercizio pleonastico, in quanto poi nelle diverse fasi di gioco lo schieramento in campo cambia, per cui è molto più utile parlare di concetti più che di moduli di gioco.

Questo è il modo in cui il Leverkusen sviluppa il proprio 4-4-2 di partenza in fase di sviluppo del gioco, lo schieramento si trasforma in 2-4-4 con i terzini che si allineano ai centrocampisti e gli esterni che si allineano ai due attaccanti; nelle fasi successive di gioco vedremo come una serie di scaglionamenti dei giocatori a diverse altezze del campo riuscirà ad eludere le linee di pressione del Betis. Tuttavia già da questo fermo immagine si può intuire come allargando lo schieramento il Leverkusen abbia a sua volta tolto compattezza in orizzontale allo schieramento della squadra betica.

Con riguardo al Betis, invece, la disposizione in campo in fase di costruzione mostrava il diverso approccio di Pellegrini, con i due terzini che si alzavano per fornire l'ampiezza mentre i due mediani si muovevano in modo da disordinare la prima linea di pressione del Leverkusen, scopo era quello di creare spazio per le ricezioni di Fekir che veniva incontro per giocare la palla ed inventare qualcosa, oppure sfruttare i movimenti degli esterni offensivi tra le linee, come si evince dal movimento di Joaquin. In questa circostanza il movimento dei due mediani crea una linea di passaggio pulita di Ruiz per Fekir.

Anche dagli esempi di cui sopra si può notare una grossa differenza in termini di compattezza degli schieramenti in fase di non possesso, due dati statistici ci aiutano a capire dove la partita si può essere decisa: uno è il dato relativo al PPDA nettamente favorevole al Leverkusen (9,34 contro il 18,5 del Betis), l'altro quello relativo agli ingressi in area di rigore non tanto in relazione al dato quantitativo (23 tentati ingressi per parte) quanto a quello qualitativo.

La compattezza del Leverkusen in fase di non possesso ha inaridito totalmente le possibilità del Betis di accedere per vie centrali all'area di rigore del Leverkusen: come si evince dalla mappa di fianco, la maggior parte degli ingressi in area sono avvenuti principalmente sull'asse Bellerin-Joaquin sulla fascia destra, ma una volta giunti in area il Leverkusen godeva di una certa superiorità fisica che non è stato possibile compensare neanche con i centimetri di Borja Inglesias che non ha vinto nessun duello nel corso della partita contro i diretti avversari.

Altrettanto evidente ciò che è accaduto sulla trequarti opposta: il Leverkusen è riuscito ad accedere all'area di rigore prevalentemente per vie centrali, addirittura spesso e volentieri utilizzando la cosiddetta zona 14, ossia quella mattonella ideale al limite dell'area di rigore da dove potenzialmente si possono creare un gran numero di linee di passaggio ad elevata pericolosità; come il Leverkusen sia riuscito ad accedere in quella zona del campo è la chiave tattica che ha indirizzato e deciso la partita a favore della squadra tedesca.


L'OCCUPAZIONE DELLA ZONA DI RIFINITURA


Come già anticipato, a decidere la partita è stata la capacità delle aspirine di muovere il contesto tattico della partita dalla propria parte: la chiave è stata nella scelta delle due punte nominali del 4-4-2 che sono state abili a sfruttare al meglio gli spazi che si creavano tra centrocampisti e difensori, quella che nella teoria tattica italiana viene definita come la zona di rifinitura.

Da questo esempio è facilmente visibile come il Leverkusen occupasse la zona di rifinitura: nello spazio evidenziato troviamo ben tre giocatori, ossia le due punte più uno degli esterni offensivi. Questo sovraccarico di uomini in quella zona creava una superiorità rispetto ai due mediani del Betis che non potevano schermare tutte le linee di passaggio a disposizione del portatore di palla avversario (in questo caso Tah), per cui era molto facile per la squadra di Seoane trovare un uomo libero tra le linee che, una volta ricevuto il pallone può giocare il pallone di prima per un inserimento alle spalle della linea difensiva o giocare corto con uno degli altri due giocatori presenti in quella zona ed entrare in area mediante triangolazione. La presenza di 5 giocatori in quella zona di campo era utile anche per attivare eventualmente la riaggressione in caso di palla persa o di giocata finale non eseguita correttamente, un sistema che tanto ricorda il gegenpressing di Jurgen Klopp ai termpi di Dortmund e che a Leverkusen hanno avuto modo di vedere in maniera ancora più estrema durante la gestione di Roger Schmidt.

Come si evince dalla statistica dei passaggi in profondità, ossia quelli finalizzati negli ultimi 20 metri di campo cross esclusi, la zona tra le linee è stata molto cercata e con molto successo, visto che ben 16 volte il Leverkusen è stato in grado di raggiungere quella zona di campo; in media la squadra di Seoane ci riesce poco meno di 11 volte a partita e nella gara di andata appena 5 volte, a dimostrazione che l'impiego di Adli e Wirtz contemporaneamente in quella zona si è rivelato una mossa vincente.


LE TRANSIZIONI HANNO AMPLIATO IL GAP


L'occupazione della zona di rifinitura è stata una delle chiavi che ha permesso di portare la partita dalla parte del Leverkusen, che ha progressivamente preso controllo della partita fino a far schiantare la formazione di Pellegrini grazie alla gestione delle fasi di transizione.

Come transizione, giusto rimarcarlo, si intendono quelle fasi di gioco in cui cambia il possesso del pallone, ed è una fase parecchio delicata di gioco visto che chi perde il possesso deve risistemare il proprio schieramento per non lasciare spazi all'avversario mentre chi recupera il pallone deve decidere cosa farne di quel pallone recuperato, se usarlo per sfruttare la fase di riaggiustamento dello schieramento avversario cercando di innescare un contropiede, oppure conservare il possesso e gestire i ritmi della partita.

La scelta del Leverkusen è stata quella di sfruttare i recuperi palla per lanciare le proprie frecce in contropiede, d'altronde se si dispone di gente come Paulinho e Diaby per attaccare la profondità sarebbe delittuoso non sfruttare la cosa, tanto più se la fase di transizione difensiva del Betis non era neanche lontanamente in grado di tenere a bada i 4 elementi offensivi delle aspirine. Ed ecco qui spiegati i 15 contropiedi concessi dalla formazione betica agli uomini di Seoane, di cui 6 hanno poi portato ad una conclusione in porta (il totale delle conclusioni dei tedeschi è stato di 22 tiri verso la porta di Rui Silva). La pendenza del dato verso il lato sinistro del campo è conseguenza di quanto avvenuto nel secondo tempo, mentre nel primo tempo è stato principalmente il lato destro dove si sviluppavano le azioni di contropiede della squadra tedesca, anche e soprattutto per merito del grande lavoro negli intercetti da parte della coppia centrale di centrocampo Andrich-Demirbay e la grande vena con il pallone tra i piedi del terzino destro Jeremie Frimpong, autore di 5 dribbling riusciti sui 5 tentati.

L'azione che porta al goal del vantaggio del Leverkusen è una perfetta esemplificazione di cosa è stata questa partita: tutto parte da una palla persa da Fekir che va a sbattere contro il muro compatto delle linee di difesa e centrocampo del Leverkusen, Paulinho intercetta la palla e può così attivare la sua velocità a campo aperto assieme a Wirtz, Adli e Diaby e far partire una 4 X 100 che porterà al goal del francese prodotto del settore giovanile del Paris Saint-Germain.

Sul proseguimento dell'azione il pallone viene scaricato su Adli mentre Wirtz e Diaby si allargano per aprire le linee di copertura preventive del Betis che, giustamente, si occupavano di negare il centro del campo alla formazione avversaria, tuttavia nonostante l'azione ritardatrice data da questo schieramento, la velocità dei 4 batteristi del Leverkusen porta la squadra ad entrare comunque in area di rigore ed a Wirtz di predisporre l'assist per il suo compagno con la maglia numero 19.

Ancora più bella da vedere l'azione di qualche minuto prima che aveva portato al goal, poi annullato per fuorigioco, di Frimpong, nata da una situazione di gegenpressing della formazione di Seoane con Demirbay che recupera palla ed attiva una transizione che in due tocchi porta il terzino olandese solo davanti a Rui Silva. 




LE DEBOLEZZE DEL BETIS


Indubbiamente allo show del Leverkusen ha contribuito la prestazione non proprio eccezionale del Betis: la squadra di Pellegrini ha mostrato ancora le sue difficoltà strutturali a tenere la squadra equilibrata e soprattutto ha sofferto parecchio il gioco di transizioni dei propri avversari.



Come si evince dalle statistiche stagionali in Liga, questo sembra essere un problema abbastanza evidente della formazione betica che produce tanto ma subisce altrettanto, per cui in una serata come quella di ieri in cui a livello offensivo tante cose sono mancate, le difficoltà difensive hanno portato ad una sconfitta di queste proporzioni. 

Ad aumentare, poi, il senso di disequilibrio della squadra, c'è stata la scelta di far entrare Canales in luogo di Willian Carvalho nel corso dell'intervallo allo scopo di aver un piede più educato per la fase di costruzione dell'azione. Come si evince dalle posizioni medie del secondo tempo, l'ingresso del numero 10 e quello di Alex Moreno sulla fascia sinistra hanno portato la squadra ad esporsi maggiormente lasciando praticamente al solo Guido Rodriguez il compito di proteggere la difesa, un compito che l'argentino non ha neanche svolto male (13 duelli vinti ed 11 palloni intercettati secondo le statistiche di Wyscout) ma che nulla ha potuto contro gli spazi lasciati sguarniti da una squadra che si era irrimediabilmente allungata nel corso del secondo tempo.







CONCLUSIONI

Il risultato finale di 4-0 punisce decisamente le pecche del Betis ed esalta il piano gara predisposto da Seoane ad inizio partita che ha anche ritrovato una squadra in grado di compattarsi molto bene in fase di non possesso e riuscendo con estrema facilità a disordinare lo schieramento della squadra di Pellegrini.

Il tecnico cileno potrebbe anche aver pagato alcune scelte in termini di uomini (eccesso di turnover in vista del derby contro il Siviglia?): sicuramente nei momenti decisivi della partita tanti sono stati gli errori commessi anche a livello individuale (vedi palla persa da Fekir in occasione del primo goal) e soprattutto le difficoltà a reggere l'aggressività dei giocatori avversari nelle fasi di transizione.

Quello che ci resta di questa partita è anche la grande prestazione dei tanti giovani in rampa di lancio in quel di Leverkusen, con Florian Wirtz padrone della trequarti ed in grado di trovare sempre lo spazio giusto per ricevere il pallone, una qualità che giustifica gli accostamenti che molti fanno con Thomas Muller.

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