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Thursday, 17 March 2022

All'Arsenal manca ancora qualcosa per tornare grande


In una serata che sarebbe dovuta essere dedicata esclusivamente alla Champions, la necessità di recuperare tante partite ha costretto la Premier League a giocare anche nelle notti europee, e così in questo mercoledì sera l'Emirates Stadium di Londra ha ospitato un gustosissimo Arsenal-Liverpool, partita avente lo scopo di misurare la concretezza delle ambizioni di Champions da una parte e quelle di titolo dall'altra. 

Infatti, una vittoria avrebbe permesso alla squadra di Arteta di allungare al quarto posto in classifica, mentre per la squadra di Klopp il successo l'avrebbe portata ad un solo punto dal City di Guardiola.

Alla fine a portare a casa i 3 punti è il Liverpool, che dopo aver sofferto per 50 minuti abbondanti il piano-gara dell'Arsenal, un po' come accaduto nella trasferta di Champions contro l'Inter, riesce a trovare il modo di inclinare la partita dalla propria parte sfruttando al meglio gli errori tecnici dei Gunners, che hanno mostrato di essere acerbi nella parte decisiva della partita.



LE FORMAZIONI INIZIALI

Nessuna particolare novità nello schieramento iniziale delle due squadre, con i due allenatori che schierano quello che oggi possiamo definire il loro undici tipo, schierati rispettivamente con un 4-2-3-1 ed un 4-3-3 di base che, ovviamente, si modifica sul campo a seconda delle fasi di gioco.



Nell'Arsenal viene confermato, quindi, lo schieramento che si è rivelato vincente nella sfida di domenica contro il Leicester con Cedric a destra in luogo dell'indisponibile Tomiyasu e Xhaka accanto a Thomas Partey a centrocampo: nel Liverpool, invece, l'ottimo impatto avuto da Luis Diaz ha convinto Klopp a dargli un'altra chance da titolare dopo quella di Brighton dello scorso sabato; questa volta è niente meno che Mohammed Salah a lasciargli il posto.



L'IMPIANTO DI GIOCO DELL'ARSENAL


Arteta nel corso della stagione ha modificato spesso lo schieramento della squadra aggiustandola progressivamente in modo da poter assecondare al meglio i punti di forza dei propri giocatori inserendo in corso d'opera i vari elementi presenti in rosa.

L'ultimo in ordine di tempo ad essersi inserito nei meccanismi di Arteta è stato Gabriel Martinelli, il brasiliano (eleggibile anche per giocare con l'Italia) classe 2001, dopo aver saltato la prima fase di stagione a causa di una serie di infortuni, ha dato una nuova dimensione al gioco dell'Arsenal, cambiando il piano di sviluppo di gioco. Nella partita di ieri sera è stato senza dubbio il più pericoloso dei suoi con i 3 dribbling su 3 andati a buon fine ed il tanto lavoro svolto in entrambe le fasi come si può evincere dalla sua heatmap. Avesse trovato il goal con quella conclusione a due minuti dalla fine che ha lambito il palo alla sinistra di Alisson, sarebbe stata la ciliegina sulla torta ad una grande prestazione.

L'aggiustamento dell'allenatore spagnolo è stato quello di richiedere a Lacazette un importante lavoro di raccordo per attirare la linea difensiva avversaria per creare spazio in profondità che viene attaccato da Saka da una parte e da Martinelli dall'altra. Ma mentre Robertson (grazie alla protezione di Van Dijk) riusciva a contenere il numero 7 inglese, dall'altra parte Alexander-Arnold ha fatto una gran fatica a tenere a bada il brasiliano che ha creato tantissimo da quella parte. Nell'esempio si può notare come la profondità a disposizione fosse molta, ma l'innesco dalla zona rifinitura (dove sono posizionati Lacazette e Odegaard) arrivava in ritardo in quanto la connessione tra il francese ed il norvegese non ha funzionato a dovere, ed in questa specifica circostanza vediamo come l'ex Real Madrid sulla ricezione del numero 9 dell'Arsenal sia rimasto piatto sulla linea difensiva del Liverpool anziché proporsi per un passaggio; questi sono i piccoli particolari che non hanno permesso all'Arsenal di convertire in azioni da rete l'ottima strategia di gara.

Altra costante generata dalla posizione di Lacazette è stata quella di creare un "box" di sviluppo centrale del gioco, spesso utilizzato per creare delle combinazioni pericolose, soprattutto utili a disinnescare il contropressing del Liverpool sulle palle contese. Questo sistema ha portata ad una serie di belle giocate ma che hanno generato pochi eventi pericolosi anche perché una volta giunti al limite dell'area i giocatori dell'Arsenal venivano o fagocitati dai centrali del Liverpool o non riuscivano ad avere la freddezza per trovare la giocata giusta come mostrato nell'esempio precedente. (come per esempio ritardare conclusioni a rete potenzialmente pericolose o sbagliare l'ultimo passaggio sugli smarcamenti tra centrale difensivo e terzino del Liverpool).



LE SCELTE DI KLOPP IN FASE DI POSSESSO


Il senso del sistema di gioco del Liverpool di Klopp è quello di avanzare in campo il più rapidamente possibile, per cui la struttura creata dal tecnico tedesco aveva lo scopo di cercare la profondità utilizzando come grimaldello i due terzini. 

Nella fase di costruzione si può notare come Robertson resti più basso rispetto ad Alexander-Arnold, questo per cercare di aprire il sistema di prima pressione dell'Arsenal con Saka che accompagna Odegaard e Lacazette per creare una prima linea che blocchi le ricezioni di Fabinho e Thiago Alcantara. Non a caso il terzino prelevato dall'Hull City è stato il giocatore dei Reds con il maggior numero di palloni toccati alla fine della partita.

Anche dalla passmap del Liverpool emerge chiaramente come questo sia stato l'elemento su cui ha poggiato la partita della squadra di Klopp, con il possesso che pende sul lato sinistro del campo e le posizioni asimmetriche dei due terzini ben riconoscibili dalle relative posizioni medie.
















Tenendo basso il terzino scozzese, la soluzione per risalire il campo diventa l'asse con Diogo Jota che, come da compito richiesto alla punta centrale del 4-3-3 di Klopp viene incontro a cucire la fase di sviluppo con quella di rifinitura. Infatti grazie al suo movimento a venire incontro può ricevere il pallone nello spazio tra le linee che è sufficiente ampio visto il movimento di Luis Diaz e Mané a bloccare la linea difensiva. Una situazione favorevole che può portare il portoghese a girarsi ed attaccare lo spazio tra i centrali difensivi che si allarga a causa del movimento di Diaz, oppure ribaltare il gioco sul lato debole lasciato incustodito dall'orientamento sulla palla dell'Arsenal. Quest'ultima soluzione, tuttavia, è stata poco battuta a causa della prestazione molto solida di Martinelli anche in fase di non possesso che ha sempre inseguito Alexander-Arnold nelle sue discese.

A conferma di ciò vi è il dato relativo ai passaggi progressivi, in cui la soluzione Robertson-Jota è stata la più utilizzata per risalire il campo. La seconda invece è stata quella formata dallo stesso attaccante portoghese con Alexander-Arnold. Il tutto a dimostrazione di quale fosse il piano per risalire il campo da parte dei Reds. Ed alla fine se vogliamo ha funzionato, visto che il goal che ha sbloccato la partita arriva da un passaggio progressivo di Van Dijk per l'ex attaccante del Wolverhamption che poi trova la rete con la complicità del posizionamento rivedibile di Ramsdale.



LA STRATEGIA DIFENSIVA DELL'ARSENAL


La squadra di Arteta aveva messo in piedi un ottimo piano gara, con uno schieramento molto equilibrato che le ha permesso nel primo tempo di prendere il centro del ring a lunghi tratti e scegliendo i momenti quando aggredire e quando abbassarsi.

Analizzando il baricentro della squadra di Arteta (in verde) si evince come la squadra abbia alternato fasi di baricentro basso a fasi in cui ha cercato di alzarsi in pressione, e soprattutto nel primo tempo si è visto come per lunghe fasi abbia cercato di prendere al collo la squadra di Klopp per poi abbassarsi ad assecondare le fasi di possesso degli avversari. Questa è una peculiarità del sistema difensivo implementato da Arteta decisamente basato sul controllo degli spazi anziché cercare di contendere il pallone all'avversario, dimostrazione di ciò sta nel fatto che il PPDA dell'Arsenal è tra i più alti dell'intera Premier League.

Lo schieramento in prima pressione era finalizzato a togliere ricezioni a Thiago e Fabinho ed invitare il Liverpool a muoversi esternamente per creare la trappola con l'aiuto della linea laterale. Per cui vediamo come l'Arsenal risponde allo schieramento asimmetrico del Liverpool con Martinelli chiamato ad inseguire Alexander-Arnold che si portava in avanti, mentre Saka, come accennato precedentemente, si sdoppiava tra la copertura del mezzo spazio di destra e la scalata su Robertson.

In situazioni in cui la squadra londinese voleva essere più aggressiva, la mossa era quella di far scalare Cedric su Robertson in modo da applicare ancora meglio la trappola di chiusura del lato palla: in questo esempio vediamo come il terzino scozzese non abbia alcuna soluzione comoda con Thiago preso da Odegaard e Van Dijk preso da Saka. 



A Robertson non resta come soluzione quella di appoggiarsi a Luis Diaz, ma la pressione dell'Arsenal è decisamente organica, per cui a scalare sul colombiano c'è Ben White con Thomas pronto a raddoppiare qualora l'ex Porto avesse provato a divincolarsi per vie interne.





Quando invece terminava la fase di costruzione del Liverpool, o in fase di costruzione alta dei Reds lo schieramento dell'Arsenal si compattava togliendo profondità alla squadra di Klopp e rimanendo attenta a non concedere facili ricezioni ai tre davanti per poi recuperare la palla e tentare di attivare le transizioni. In questo esempio si può ben notare le due linee compatte ed orientate sulla palla a non concedere spazi al Liverpool. Questo piano ha funzionato fino alla disattenzione da cui è nato il goal di Jota.


COSA E' MANCATO ALL'ARSENAL


Come indicato in sede di spiegazione del sistema dell'Arsenal in fase di possesso, i Gunners sono mancati nell'esecuzione di alcune giocate che, se eseguite con maggiore rapidità, avrebbero potuto permettere di inclinare il piano della partita dalla loro parte. 

Alla fine a decidere il risultato finale sono state due circostanze accadute nei primi minuti del secondo tempo, con il goal divorato da Odegaard su un clamoroso retropassaggio sbagliato da Thiago (frutto della difficoltà del Liverpool nel trovare spazi) ed il goal subito da Jota praticamente sull'azione successiva.

Poi il resto lo ha fatto la bassa età media della squadra londinese, che non è stata mentalmente in grado di reagire all'episodio avverso e faticando a mantenere compatte le distanze, una situazione in cui il Liverpool ha poi banchettato fino a trovare il goal del 2-0 generato da una fase di gegenpressing dei Reds, utilizzata con il contagocce ma nei momenti giusti della partita.

Friday, 29 January 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 15



Questo weekend chiuderà il mese di gennaio, un mese che, come spesso accade ad ogni stagione, ci fornisce indicazioni molto forti su come sarà il proseguimento della stagione. Difatti, non è un caso che in Bundesliga il Bayern Monaco abbia iniziato l'allungo che potrebbe rivelarsi decisivo per il successo finale, mentre in Spagna la classifica comincia progressivamente a sgranarsi. E' stato, inoltre, un mese in cui le coppe nazionali hanno regalato molte emozioni, con Real ed Atletico eliminate in Copa del Rey, il Bayern Monaco eliminato dal Kiel in Coppa di Germania, la FA Cup che ha visto Arsenal e Liverpool uscire negli scontri contro Southampton e Manchester United. In Italia, invece, la nostra Coppa Italia paga una formula che non permette questo tipo di situazioni ma, quanto meno, ci ha regalato spettacolo nella sfida degli ottavi tra Roma e Spezia e nei due quarti di finale tra Inter e Milan ed Atalanta e Lazio.

Fatta questa premessa sul mese di gennaio che fa a chiudersi, come da mia abitudine vi fornisco i miei consigli sulle partite del weekend che meritano, a mio parere, la vostra attenzione.


ARSENAL - MANCHESTER UNITED (SABATO ORE 18,30)

La sfida tra Arsenal e Manchester United fa venire in mente molto di più le liti nei sottopassi tra Roy Keane e Vieira, oppure "The Battle of Old Trafford" della stagione in cui i Gunners portarono a casa l'ultima Premier della sua storia nella stagione degli Invicibles. Oggi siamo lontani da quegli standard, le due squadre di maggior tradizione in Premier vengono da stagioni interlocutorie e stanno cercando, con percorsi diversi, di tornare grandi.

Il percorso che Arteta ha iniziato all'Arsenal ha avuto delle premesse che sembravano alquanto promettenti: la vittoria della FA Cup e la seguente vittoria nel Charity Shield parevano rilanciare le quotazioni dei Gunners che, invece, si sono nuovamente involuti in corso d'opera come accaduto nella prima parte della scorsa stagione fino ad arrivare all'esonero di Emery.

Arteta sta avendo grosse difficoltà a mettere in piedi una squadra in grado di avanzare rapidamente in campo, chi si aspettava di vedere riproposti i princìpi di gioco di Guardiola nell'Arsenal si è dovuto ricredere. Non ostante vari tentativi di riproporre un tipo di calcio più complesso, con rotazioni posizionali e schieramento fluido tra le due fasi, il tecnico spagnolo è dovuto tornare sui propri passi e mettere via determinati esperimenti (vedi la difesa a 3) a causa delle difficoltà di molti interpreti ad eseguire determinati movimenti.

Fonte dati WhoScored
Come si evince dalle statistiche, l'Arsenal fa una grande fatica a sviluppare il gioco per vie centrali, solo tre squadre in Premier hanno un rapporto percentuale peggiore dei Gunners, a dimostrazione di come il gioco passi prevalentemente mediante conduzioni esterne (addirittura il 41% del gioco transita dal lato sinistro del campo) e triangolazioni laterali rapide supportate dalla corsa di Tierney e gli spunti di Bukayo Saka, la vera nota lieta di questa stagione della squadra di Arteta.
Segnali di miglioramento sono arrivati dall'innesto tra i titolari di Emile Smith-Rowe, giocatore che schierato sulla trequarti sta permettendo ai Gunners di trovare quella fluidità nel possesso palla che mancava anche a causa della scelta del club di tenere fuori dai giochi Mesut Ozil, da pochi giorni trasferitosi al Fenerbache. Alle ottime prestazioni del classe 2000 inglese si aggiungerà a breve l'innesto di Odegaard (magari lo vedremo esordire proprio in questa occasione?) che potrebbe davvero aiutare Arteta in quel processo di crescita della squadra che sembra davvero molto complesso.

Il Manchester United, invece, si presenta a questa sfida da momentanea capolista della Premier nonché reduce dalla qualificazione al quinto turno di FA Cup grazie alla vittoria contro il Liverpool. Per buona parte della stagione la squadra di Solskjaer sembrava ancora vittima dei suoi limiti: le sconfitte pesanti nella prime giornate di campionato (vedi il 6-1 subito dal Tottenham), l'inopinata eliminazione dalla Champions League (con la sconfitta contro il Basaksehir che brucia ancora per gli errori commessi dalla squadra) sembravano cancellare quanto di buono la squadra aveva prodotto nella fase finale della scorsa stagione.
Invece, con il ritorno ai suoi livelli di Paul Pogba, proporzionalmente è salito il livello della squadra che ha iniziato ad inanellare una lunga serie positiva (durata 13 partite) interrotta clamorosamente nel turno infrasettimanale contro lo Sheffield United. Una struttura di squadra basata su aggiustamenti fatti alla squadra di partita in partita giustifica il continuo cambio di disposizione della squadra a seconda della partita da affrontare.

Fonte Heatmap - SofaScore
Ma sono soprattutto le individualità a fare la differenza, in particolare Bruno Fernandes, il grimaldello che permette al sistema di Solskjaer di funzionare: nelle formazioni pre-partita lo trovate generalmente indicato come trequartista del 4-2-3-1 o vertice avanzato di un rombo di centrocampo, tuttavia la trequarti in tutta l'ampiezza è la sua zona, mostrando una grande capacità di riconoscere ed utilizzare gli spazi creati dai movimenti dei suoi compagni di squadra che gli permette di associarsi con essi e creare, quindi i maggiori pericoli per la porta avversaria. La heatmap riprodotta qui a fianco mostra anche visivamente quanto indicato sopra, a questo si aggiunge un piede educatissimo sui calci da fermo (decisiva la sua punizione in FA Cup contro il Liverpool) tanto da essere il tiratore prescelto dalla squadra per le situazioni di palla inattiva (basta vedere il colore all'altezza della bandierina del calcio d'angolo e sul dischetto dell'area di rigore.

La sfida dell'Emirates, dunque, si prevede molto bloccata tatticamente, con pochi spazi al centro e con le due squadre che dovranno cercare di creare catene laterali per poter risalire il campo e generare pericoli: la partita dell'andata fu molto bloccata e fu l'Arsenal in grado di portarsela a casa, ma, seppur parlando di una partita di poco meno di 3 mesi fa, le due squadre sono oggi molto diverse ma, allo stesso tempo, i due allenatori sembrano conoscerne meglio vizi e virtù, per cui mi aspetto tecnicamente di vedere qualcosa in più.


PALMEIRAS - SANTOS (SABATO ORE 21)

La settimana scorsa ho presentato la finale di Coppa Sudamericana che ha visto vincente il Defensa y Justicia allenato da Hernan Crespo. In questo weekend, invece. tocca alla Coppa Libertadores prendersi il centro della scena calcistica e, come da nuova tradizione (iniziata nello scorso anno) la finale si gioca in gara secca. Lo scenario è uno dei più iconici, se non il più iconico, del calcio sudamericano, ossia il Maracanà di Rio de Janeiro, il tempio del calcio carioca che, suo malgrado, ospiterà una finale di Coppa Libertadores tutta paulista.

Ad affrontarsi in questa finale, infatti, saranno il Palmeiras di Abel Ferreira ed il Santos di Cuca, che hanno ottenuto l'accesso a questa finale facendo fuori in semifinale niente meno che le finaliste dell'edizione 2018, ossia le due big d'Argentina River Plate e Boca Juniors.

Il Palmeiras arriva a questa finale al culmine di una stagione alquanto travagliata che ha trovato, però, la svolta a fine ottobre con l'esonero di Vanderlei Luxemburgo al termine di un periodo pessimo per i Verdao. Per la sua successione erano emersi nomi di un certo livello come Quique Setien, Matias Almeyda e Juan Antonio Pizzi. Alla fine la scelta è ricaduta su Abel Ferreira, giovane allenatore portoghese che negli ultimi mesi si era messo in evidenza in Grecia sulla panchina del Paok Salonicco con cui ha sfiorato la vittoria del campionato nella scorsa stagione e l'accesso alla fase a gironi della Champions all'inizio della stagione attuale, questo prima di accettare la chiamata del Palmeiras.

Con Luxemburgo il Palmeiras era abituato a giocare un 4-2-3-1 che Ferreira ha mantenuto fino alle due semifinali disputate contro il River quando si è schierato con un 3-4-3/3-4-2-1 molto simile a quello che ha utilizzato nella sua esperienza in Grecia. Il passaggio è stato reso possibile dall'arrivo all' Allianz Parque dell'ex difensore di Verona, Bari e Salernitana Alan Empereur, difensore centrale che offre a Ferreira l'opportunità di avere un giocatore mancino da inserire nella linea difensiva. Tuttavia, quello che sembra essere il vero punto di forza dei Verdao è l'avere a disposizione una rosa composta da elementi molto duttili che possono permettere all'allenatore portoghese di preparare diversi tipi di piano-partita, soprattutto perché l'idea di fondo sembra essere quella che questa squadra sembra molto più a suo agio quando può agire in contropiede anziché quando è in possesso palla.

Fonte dati: SofaScore
A rappresentare al meglio la bontà della rosa a disposizione di Ferreira c'è senza dubbio Patrick De Paula, centrocampista centrale che può fungere sia da vertice basso davanti alla difesa o centrale in uno schieramento con doble pivote, ossia quando si sceglie di avere due giocatori centrali davanti alla difesa. Dunque De Paula rappresenta al meglio il profilo ideale per un 4-2-3-1 o per un 3-4-2-1/3-4-3, ossia gli schieramenti prescelti dai suoi allenatori in questa stagione.
Come si evince dalle statistiche relative alla sua stagione, il centrocampista classe 1999 risulta molto prezioso in fase di non possesso, soprattutto in fase di recupero palla, gli 11 palloni recuperati nella gara d'andata contro il River hanno mostrato le grandi qualità di questo giocatore in fase di pressione. Si tratta di un elemento poco appariscente, ma la sua assenza nella semifinale di ritorno contro la squadra di Gallardo si è fatta sentire e non poco.
Oltre a lui, i Verdao possono completare una linea di centrocampo molto interessante con l'altro mediano Danilo, classe 2001, del quale Ferreira sembra fidarsi molto al punto di togliere la titolarità ad un Ramires in fase calante; ai loro fianchi è molto importante il lavoro svolto dai due esterni Gabriel Menino (classe 2000, può anche giocare da mezzala) e Matias Vina (classe 1997); infine menzione particolare merita Gabriel Veron, esterno offensivo classe 2002 messosi in luce nell'ultimo mondiale U17 che, però, al momento, Ferreira utilizza con parsimonia, principalmente come sostituto nel terzo finale di partita.

Anche il Santos, come il Palmeiras, è una squadra che non si fa molti problemi a cedere il pallone all'avversario se necessario (nel Brasilerao il dato del possesso palla si attiene sul 50%) e che Cuca ha costruito sulle ceneri del lavoro di Sampaoli che, in parte, è stato smantellato a causa di alcune difficoltà finanziarie del club che ha anche dovuto subire un blocco dei trasferimenti a causa di alcune situazioni di insolvenza.

In questo contesto, disponendo di un settore giovanile che di talento storicamente ne ha prodotto in maniera esondante, i Peixe hanno deciso di fondare la squadra lanciando alcuni giovani elementi, in particolare il centrocampista Sandry Roberto, classe 2002, che al momento viene utilizzato come alternativa alla coppia di centrocampo Pituca-Alison. Anche la squadra di Cuca ha mostrato una certa flessibilità a livello tattico, tuttavia la linea a 4 di difesa formata da Parà a destra, Felipe a sinistra e i due centrali Verissimo e Luan Peres rappresenta, assieme alla coppia di centrocampisti, l'architrave su cui si poggia questa squadra. In fase offensiva, invece, sono le giocate di Lucas Braga, del colombiano Soteldo e di Marinho a creare i maggiori pericoli con i loro movimenti a collegare fase di sviluppo e fase di finalizzazione con quest'ultimo che fa la voce del padrone in termini di goal e assist, visto che nel Brasilerao ne ha collezionati 22 (16 goal e 6 assist).

Fonte heatmap SofaScore
Ma in Libertadores il protagonista assoluto diventa Kaio Jorge, che da pochi giorni ha compiuto 19 anni e vorrà farsi un regalo con il suo primo trofeo internazionale. Come il suo avversario Gabriel Veron, l'attaccante è esploso nel corso dell'ultimo mondiale Under 17 e, complice la necessità del Santos di dover ripartire sugli elementi del proprio vivaio, ha preso la piena titolarità in attacco. Vedendo i suoi movimenti e la sua struttura fisica è impossibile non notare le somiglianze con Roberto Firmino, un attaccante che non può certo competere a livello fisico (tanto che il dato dei duelli aerei lo vede vincente solo nel 30% dei casi) ma che fa tanto movimento sulla trequarti avversaria generando quel tipo di situazione in cui la linea difensiva deve scegliere se alzarsi per andare a contrastarlo o coprire gli inserimenti degli elementi offensivi. La sua heatmap stagionale mostra chiaramente questo tipo di movimenti e le zone di campo in cui ama ricevere il pallone. 

Spero che quanto sopra vi abbia portato interesse per seguire la sfida di sabato sera, di certo rispetto al derby argentino visto la settimana scorsa per la finale di Copa Sudamericana manca l'ingrediente del contrasto di stili, il vantaggio, tuttavia, sta nel fatto che sarà molto interessante capire chi detterà il contesto tecnico e tattico della partita: Palmeiras e Santos hanno mostrato di essere due squadre molto solide e, sotto un certo punto di vista, ormai distanti dal tipo di calcio a cui il Brasile ci aveva abituato storicamente. Questa maggiore attenzione all'equilibrio ed alla costruzioni di giocatori abili in fase difensiva è anche ben rappresentata dalla nazionale maggiore, tuttavia proprio in un contesto dei questo tipo toccherà al talento individuale a disposizione delle due squadre il compito di far saltare l'equilibrio.


LORIENT - PARIS SAINT GERMAIN (DOMENICA ORE 15)

Uno degli elementi di maggior interesse di questa prima parte del 2021 è senza dubbio dato dall'approdo di Pochettino sulla panchina del PSG al posto di Tuchel. Il tecnico argentino ha ereditato dal tecnico tedesco una squadra reduce da una finale di Champions League e da un mercato estivo che non aveva accontentato il suo predecessore, adesso a lui spetta il compito di mantenere alti gli standard di rendimento della squadra e trasmetterle quelle idee di gioco che gli hanno permesso di costruire un ciclo esaltante al Tottenham.

In queste prime partite sotto la sua gestione, Poch ha cercato di portare alcuni elementi che hanno contraddistinto la sua avventura al Tottenham, in particolare lo schieramento di gioco flessibile basato su un 4-2-3-1 di base che si trasforma in 4-4-2 in fase di non possesso e 3-1-4-2 in fase di possesso che permette alla squadra di essere ben scaglionata sul terreno di gioco.

Una particolarità che si evince osservando le ultime partite del PSG, è la posizione di Neymar che, soprattutto in situazione di blocco basso dell'avversario, entra in zona di sviluppo per venire a giocare il pallone a supporto di Verratti e Paredes. Questa soluzione, cercata, seppur meno frequentemente, anche da Di Maria nell'altro mezzo spazio, somiglia ai movimenti a venire incontro di Eriksen ai tempi del Tottenham, a dimostrazione che questo può essere già considerato come un primo accorgimento voluto dal tecnico che, allo stesso tempo, mette maggiormente a proprio agio il brasiliano che, così può muoversi per il campo molto liberamente. Ovviamente resta da vedere se questa soluzione verrà ricercata anche in contesti diversi, in particolare nel doppio confronto con il Barcellona che è ormai alle porte e che, molto probabilmente rappresenterà il primo vero test per capire a che punto è il lavoro del nuovo allenatore in quel di Parigi.

Dall'altra parte ci sarà il Lorient, formazione neopromossa in Ligue 1 e che, suo malgrado, occupa l'ultimo posto in classifica. A dispetto della classifica, però, la squadra allenata da Christophe Pelissier, mostra un'ottima qualità di gioco ed alcune individualità interessanti come i centravanti Terem Moffi e Yoane Wissa.

Fonte dati FbRef/Statsbomb
Il punto debole, al momento, sembra essere la fase difensiva, non tanto in merito a come la squadra difende, ma in termini puramente numerici subisce più goal rispetto a quanto la squadra effettivamente concede ai propri avversari. I numeri suggeriscono che sono le prestazioni dell'estremo difensore Paul Nardi ad essere il punto debole della squadra, con quasi 10 reti subite finora in eccesso rispetto all'aspettativa dei tiri subiti (i cosiddetti post-shots xG). Ad ogni modo nel recupero disputato mercoledì sera nello scontro diretto contro il Dijon, è arrivata una vittoria importantissima che permette alla squadra bretone di tenersi agganciata al treno delle squadre che vogliono evitare la retrocessione e che, soprattutto, permetterà agli uomini di Pelissier di affrontare questa sfida con uno stato d'animo privo di pressioni.


GRANADA-CELTA VIGO (DOMENICA ORE 18,30)


In una Liga in cui i valori in campo stanno iniziando nuovamente a consolidarsi dopo una fase iniziale ricca di colpi di scena, l'assalto ai posti che possono garantire l'accesso all'Europa League o alla Conference League della prossima stagione è, invece, molto aperta, e domenica pomeriggio prevede uno scontro che potrebbe dare un importante indirizzo anche a questa zona di classifica.

Stiamo parlando della sfida per il settimo posto tra Granada e Celta Vigo, ovviamente è una posizione di classifica che non garantisce l'accesso alle coppe europee (dipende dall'andamento della Copa del Rey che sembra aperta a mille scenari), tuttavia con un consolidamento di valori dato dal quartetto Atletico-Real-Barça-Siviglia per la Champions e Villareal-Real Sociedad in controllo delle posizioni per l'accesso diretto all'Europa, il settimo posto rappresenta un risultato ambito da molte squadre che vogliono proporsi in prospettiva come una forza che vuole lottare in maniera continua per un posto in Europa.

A rendere ulteriormente interessante la sfida tra le due squadre è la diversa strategia di gioco portata avanti dai due allenatori decisamente molto differente, soprattutto in fase di possesso.

Fonte dati FbRef/Statsbomb
Andando a leggere le statistiche relative alla frequenza dei passaggi lunghi, si evince chiaramente la differenza delle due formazioni nel modo di approcciare alla fase di possesso palla. Il Granada preferisce di gran lunga cercare il lancio lungo per poi andare a cercare l'assalto alle seconde palle oppure cerca di innescare gli esterni offensivi (in particolare Darwin Machis) con palloni lunghi alle spalle della difesa avversaria; a livello statistico i dati Wyscout mostrano come mediamente i possessi della squadra allenata da Diego Martinez si attestano attorno ai 3 passaggi per possesso, una situazione che banalizzando può essere riassunta in due pattern ricercati. Il primo è centralmente un lancio per la punta centrale che fa da sponda per l'inserimento di uno dei centrocampisti (Yangel Herrera è letale in questo tipo di inserimenti), magari anche dopo che un altro centrocampista ha ripulito un'eventuale seconda palla rimettendola in area; la seconda opzione è appunto un pallone che il terzino lancia in direzione dell'attaccante esterno di parte che scatta alle spalle della difesa e crossa in mezzo all'area dove una punta, un centrocampista a rimorchio o l'altro esterno sul secondo palo possono concludere in rete.

Sempre leggendo lo stesso grafico visto sopra, il Celta ha chiaramente uno stile di gioco molto diverso, il centrocampo della squadra allenata da Coudet è composto da tanti giocatori di qualità, per questo motivo non passare dal centro del campo per sviluppare la manovra sarebbe delittuoso. Su questo punto di forza ha lavorato Eduardo Coudet che, dopo l'ottimo lavoro in SudAmerica, si sta confermando un ottimo allenatore anche in Europa.

Fonte dati FbRef/Statsbomb
Come si evince dal grafico elaborato qui a fianco, il lavoro del tecnico argentino è ben visibile anche a livello statistico: dal momento del suo arrivo sulla panchina la squadra ha diminuito la distanza media dalla porta delle sue conclusioni e proporzionalmente si è innalzata la pericolosità media delle conclusioni stesse. Come si nota ci sono due partite in cui la tendenza non è stata rispettata e sono le due partite contro Getafe e Villarreal in cui la squadra di Coudet non è riuscita ad esprimersi al meglio, nel primo caso soffrendo oltremodo la grande aggressività della squadra avversaria, nel secondo caso nel secondo caso, invece, la sconfitta è arrivata al culmine di un periodo molto negativo che è coinciso con l'assenza del leader tecnico ed emotivo della squadra, ossia Iago Aspas.

Date le premesse di cui sopra, la sfida tra Granada e Celta Vigo presenta molti spunti di interesse, non ultimo sarà un match che guarderanno con moltissima attenzione i tifosi del Napoli, visto che mancano pochi giorni alla doppia sfida di Europa League che metterà di fronte la formazione di Martinez a quella di Gattuso.

Wednesday, 1 April 2020

L' Arsenal degli Invincibili




In questo periodo di astinenza totale da eventi calcistici e sportivi in generale ognuno di noi sta cercando di compensare questa mancanza a modo proprio, così, come il palinsesto delle reti sportive cerca di trasmettere partite disputate negli scorsi anni allo scopo di esorcizzare la nostra dipendenza, lo stesso esercizio ho deciso di farlo analizzando una delle squadre più iconiche della prima parte del XXI secolo, nonché una delle squadre che ho più seguito ed apprezzato da ragazzino, ossia l'Arsenal  degli Invincibles allenati da Arsene Wenger, capaci di vincere la Premier League 2003-2004 e di farlo, prima ed unica squadra, finora, nella storia della Premier League senza perdere neanche una partita.

Rivedere quelle partite mi ha permesso di rivedere l'atmosfera particolare che aveva Highbury (che sarà pensionato due stagioni più tardi), di vedere gli ultimi scampoli di carriera di un giocatore unico come Dennis Bergkamp e soprattutto di vedere al loro prime gente del calibro di Patrick Vieira (quello che oggi definiremmo un centrocampista box-to-box), Thierry Henry, le cui accelerazioni mettevano nel panico le difese avversarie, e Robert Pires, le cui verticalizzazioni e/o inserimenti alle spalle della difesa dimostravano una capacità tecnica ed un'intelligenza calcistica di gran lunga superiore alla media. A questo aggiungerei lo strapotere fisico di Sol Campbell e Kolo Tourè: oggi siamo abituati a vedere giocatori alti e forti fisicamente e contestualmente dotati di una grande velocità, a quell'epoca due giocatori con quelle caratteristiche erano una rarità assoluta.

LO SCHIERAMENTO BASE DELL'ARSENAL

L'Arsenal di Wenger ha portato una ventata di novità principalmente grazie all'approccio tecnico e tattico della squadra. Il paradigma del calcio inglese è stato sempre prevalentemente orientato ad un calcio diretto fatto di palle lunghe e tanti contrasti e tante botte a centrocampo con poco spazio, dunque, al gioco palla a terra ed ai centrocampisti tecnici, Wenger è riuscito a portare in Inghilterra concetti come iniziare l'azione dai difensori, rotazioni a centrocampo ed occupazione in larghezza del campo.

Di quel Arsenal, a giusta ragione, si menzionano principalmente Thierry Henry e Robert Pires, i due elementi di maggior livello sicuramente e principali marcatori di quella stagione (rispettivamente 30 goal e 9 assist, 14 goal e 10 assist) ma non si è mai fatta troppa attenzione al lavoro dei difensori dei Gunners.

Il cambio del quartetto difensivo posto in essere da Wenger è stato il primo grande cambiamento portato dal tecnico alsaziano nel momento in cui ha preso possesso della panchina; gli anni '90 dei Gunners furono scanditi dalla filastrocca Dixon-Adams-Keown-Winterburn; Wenger li ha progressivamente accompagnati alla pensione mantenendo in squadra il solo Keown che aveva il ruolo di sostituto o backup dei due centrali difensivi, ossia Sol Campbell e Kolo Toure che, affiancati, da Lauren a destra ed un allora giovanissimo Ashley Cole a sinistra hanno concesso in quella stagione appena 26 reti a fronte di 114 tiri in porta subiti (esattamente 3 tiri in porta subiti a partita).

Il centrocampo garantiva solidità in fase di non possesso grazie al lavoro di sostegno alla linea difensiva della coppia Gilberto Silva-Vieira (con quest'ultimo che non di rado utilizzava senza troppe difficoltà le maniere forti, 98 falli e 10 cartellini gialli per lui), ma, mentre il brasiliano, si limitava ai compiti di filtro davanti alla difesa ed agevolare di tanto in tanto il lavoro dei centrali difensivi in fase di disimpegno (lo definirei senza neanche esagerare nel paragone, un Casemiro ante-litteram), il francese in fase di possesso si staccava e fungeva a volte da trequartista alle spalle del centrocampo avversario.

I due esterni (Pires e Ljungberg) avevano questa posizione solo sulla carta; il loro compito era quello di accentrarsi (specie il francese) e liberare spazio per le incursioni degli esterni difensivi (in particolare Cole a sinistra); questa continua rotazione dei giocatori, unita alla duttilità degli stessi nel coprire zone di campo diverse era il marchio di fabbrica del lavoro di Wenger sia in termini di scouting dei giocatori della sua rosa, sia in termini di concezione di gioco.

L'attacco, invece, era la grande particolarità dell'Arsenal di Wenger all'epoca, ossia la rinuncia ad un attaccante di peso (quasi un must per la Premier) per inserire due attaccanti dalle grandi doti tecniche e/o di velocità; quanto detto si traduce nei nomi di Thierry Henry, Sylvain Wiltord e Dennis Bergkamp: il primo era al prime della propria carriera (quarto nella classifica del Pallone d'Oro quell'anno alle spalle di Schevchenko, Deco e Ronaldinho) ed univa la tecnica alla velocità, le sue discese palla al piede raramente trovavano difensori abili a fermarlo.

Non ultimo il ruolo avuto dai sostituti: nello schieramento base raffigurato sopra ho indicato i giocatori a cui Wenger si affidava in corso d'opera per far rifiatare i titolari o per modificare il contesto tattico a seconda dello scenario che la partita delineava; così Keown diventava il backup dei due centrali difensivi in caso di loro assenza, oppure entrava al posto di Lauren spostando Toure sulla destra, Parlour poteva sostituire per caratteristiche chiunque dei 4 di centrocampo, stesso discorso per Edu, mentre in attacco Dennis Bergkamp si alternava con Wiltord al fianco di Henry.


LE PARTITE CHIAVE DELLA STAGIONE

Dopo aver analizzato come Wenger mandava in campo la sua squadra, ora entriamo più nel dettaglio andando ad analizzare una serie di partite che hanno permesso all'Arsenal di prendere consapevolezza della propria forza e di indirizzare la stagione dalla propria parte, superando le difficoltà man mano trovate per strada ma che sono state sempre superate con grande consapevolezza dei propri mezzi dalla squadra di Wenger, una forza mentale e voglia di lottare che, negli anni successivi, si è andata progressivamente diradando.

LA GARA D'ESORDIO: ARSENAL-EVERTON

Il 16 agosto 2003 ha inizio la Premier League, il detentore del titolo è il Manchester United di Sir Alex Ferguson, l'Arsenal ha conteso fino in fondo il titolo ai Red Devils, ma senza successo, tuttavia Wenger aveva chiaramente già iniziato quel processo di trasformazione della squadra poi sublimato dalla stagione in arrivo. A dare il battesimo alla stagione dei Gunners c'è l'Everton di David Moyes, alla guida dei Toffees da tre anni e che stava iniziando a costruire la squadra che l'anno dopo avrebbe raggiunto l'accesso alla fase preliminare della Champions League e che l'anno precedente, proprio contro l'Arsenal, aveva messo in vetrina un gioiello che di li a poco avrebbe iniziato a fare le fortune del Manchester United, ossia un certo Wayne Rooney.

Come si evince da questa grafica entrambe le squadre si schierano in campo con un 4-4-2; rispetto alla grafica i 4 di difesa dell'Everton sono da destra a sinistra Pistone-Yobo-Stubbs-Unsworth, mentre come abbiamo visto sopra, il 4-4-2 di Wenger era solo nominale visti i movimenti e le rotazioni dei centrocampisti, il 4-4-2 dell'Everton era, invece, molto più rigido, con il solo Radzinski ad avere libertà di movimento su tutto il fronte d'attacco.

Come spesso capita all'Arsenal di quella stagione, l'approccio alla partita non è propriamente dei migliori, tant'è che la prima occasione ce l'ha sui piedi l'Everton dopo 7' con Chadwick che raccoglie un cross di Radzinski dalla destra ma trova un ottimo Lehmann a respingere con il piede in contro-tempo la conclusione del centravanti. Le difficoltà contro lo schieramento compatto proposto da Moyes non permette all'Arsenal di trovare la giocata giusta, inoltre la posizione defilata di Radzinski e le incursioni di Gravesen preoccupano parecchio Ashley Cole e Vieira che, quindi hanno paura a scoprirsi; al 25' arriva l'evento che sembrava poter decidere il match negativamente per la formazione di Wenger: proprio un'incursione di Gravesen buca la zona centrale difensiva dell'Arsenal e Campbell per fermarlo deve commettere fallo da ultimo uomo e lasciare i suoi compagni in 10 per più di un'ora di gioco.

Quando tutto sembra andare verso il peggio ecco che invece l'Arsenal alza improvvisamente il livello del proprio gioco e chiude l'Everton nella propria metà campo: Wenger prima riallinea lo schieramento della squadra con l'uomo in meno togliendo Wiltord ed inserendo Keown che va a coprire la casella lasciata incustodita dall'espulsione di Campbell, allo stesso tempo chiede alla squadra di salire e, soprattutto, a Vieira e Gilberto di stare più alti ed aggredire l'Everton; le indicazioni del tecnico accendono l'Arsenal che, non ostante l'inferiorità numerica, prende il centro del ring e al 35' si porta anche in vantaggio con un rigore di Henry fischiato per un fallo di mano in area di rigore di Stubbs.

Il goal non ferma i Gunners che continuano a muovere palla e cercare di recuperarla in maniera molto aggressiva, così, come vedete dalla grafica a lato, nei 5 minuti successivi al goal l'Everton non vede quasi mai la palla. Insomma l'Arsenal nella fase finale di quel primo tempo mette subito in chiaro quali saranno le proprie intenzioni da li fino alla fine della stagione, in quei minuti si vede un bigino degli strumenti utilizzati dalla squadra per dominare quella Premier League, inclusa l'eccessiva irruenza di Patrick Vieira nei contrasti, irruenza che al 41' gli costa l'ammonizione per un'entrata a forbice su Gravesen.

Nel secondo tempo l'Arsenal continua a tenere il controllo della partita ed il possesso palla (57% alla fine il dato a favore della squadra di Wenger) nei primi 15 minuti, il tempo per trovare il goal del raddoppio con Pires in un'azione che vede Henry raccogliere il pallone al limite dell'area, il suo tiro respinto da Wright, finisce sui piedi di Vieira che, assieme a Ljungberg, aveva attaccato l'area sul movimento di Henry, il tiro del francese è respinto ancora da Wright ma sulla ribattuta si inserisce da dietro Pires che realizza a porta vuota. Mentre l'Arsenal domina, Moyes cerca con i cambi di cambiare il corso della partita inserendo Rooney al posto di Linderoth spostando Pembridge al centro, poi è quest'ultimo ad uscire per lasciare spazio al cinese Li Tie (che si fa espellere per doppia ammonizione in 20'), mentre Naysmith entra al posto di Unsworth per dare spinta sulla fascia sinistra e permettere a Rooney di raccordarsi con Radzinski e Chadwick; alle mosse di Moyes Wenger risponde con  l'ingresso di Parlour al posto di Pires, permettendo alla squadra di avere maggiore copertura. L'Everton ha un buon ritorno nel finale di partita dove trova il goal con Radzinski all'84' sugli sviluppi di un calcio d'angolo e, sempre da corner, rischia di trovare il goal del pareggio, ma finisce con la vittoria di misura dei Gunners che superano lo scoglio di una gara d'esordio giocata in 10 uomini per più di un'ora con grandissima brillantezza.

MANCHESTER CITY - ARSENAL,  LA VITTORIA DI RIMONTA

La quarta giornata di campionato è quella che vede la prima sconfitta del Manchester United, l'Arsenal è impegnato nel posticipo della domenica pomeriggio contro l'altra metà della città già conoscendo della sconfitta subita dalla squadra di Ferguson poche ore prima a Southampton. L'avversario di turno, tuttavia, non è affatto dei più comodi, i Gunners devono affrontare la trasferta di Manchester contro il City che, da quella stagione aveva lasciato il vecchio Main Road per trasferirsi al City of Manchester Stadium, oggi conosciuto come Etihad Stadium. I Citizens in quella stagione erano allenati da Kevin Keegan ed avevano riempito la rosa di giocatori di grande nome ma già in parabola discendente come il terzino sinistro ex Bayern Tarnat, il centrocampista olandese Bosvelt e soprattutto Nicolas Anelka in attacco. A rendere ancora più interessante il confronto è che le due squadre sono divise da 2 punti dopo 3 giornate (punteggio pieno per l'Arsenal, 7 punti per il City), per cui la vincente del match di troverebbe da sola in vetta alla classifica.

Come si evince dalla grafica, le due formazioni tendono ad essere abbastanza speculari, in realtà lo schieramento del City è più assimilabile ad un 4-2-3-1 asimmetrico, con Sibierski che gioca alle spalle di Anelka e Sinclair che gioca più vicino al centravanti francese con Barton che gli copre le spalle proteggendo anche Tarnat, sul lato destro Wright-Phillips agisce come una tipica ala, il suo duello con Ashley Cole sarà la chiave della sfida.

Il pressing del City isola la difesa dell'Arsenal,
il lancio diventa l'unica soluzione
Come contro l'Everton la parte iniziale di partita vede l'Arsenal giocare con il freno a mano tirato e con molti giocatori che faticano a trovare la posizione giusta in campo, per questo motivo il possesso palla dei Gunners tende ad essere molto piatto, questo anche grazie allo schieramento aggressivo del City che chiude tutti i rifornimenti verso Pires e Ljungberg escludendoli, di fatto, dal gioco e costringendo i centrali difensivi a lanciare lungo dove Henry e Wiltord soffrono il mismatch sulle palle alte contro Distin e Sommeil; in fase offensiva, invece, la squadra di Keegan cerca di sfruttare al meglio le difficoltà difensive dell'Arsenal sulla propria fascia sinistra, con Wright-Phillips che fa letteralmente a pezzi Ashley Cole, così dalle sue iniziative partono diverse opportunità sventate con affanno dalla difesa dei Gunners. Questo atteggiamento è quello che permette al City di trovare il goal del vantaggio dopo appena 10 minuti grazie ad un autogoal di Lauren che viene mandato in confusione dalla pressione di Sinclair alle sue spalle e, nel tentativo di rinviare, manda il pallone alle spalle di Lehmann.
La strategia del City rende la partita molto godibile e si gioca in un grande battere e levare, insomma una vera partita di Premier, tuttavia le battaglie di transizioni non sono proprio il pane della formazione di Wenger, soprattutto in fase di non possesso e, di fatto, nel primo tempo, l'unico tiro in porta dei Gunners arriva tramite un tiro da fuori area di Pires facilmente bloccato da David Seaman (ripudiato pochi mesi prima da Wenger per lasciar spazio a Lehmann).

Nel secondo tempo le cose cambiano subito, in quanto i movimenti della squadra di Wenger cominciano a mandare a vuoto i meccanismi di pressione del City, così dallo sviluppo di una rimessa laterale dopo pochi secondi dal fischio d'inizio del secondo tempo, una discesa di Ashley Cole innescata da un filtrante di Pires non viene intercettata dalla difesa del City e permette al terzino inglese di servire Wiltord a centro area lasciato solo dalla mancata reattività dei centrali difensivi.

Un esempio delle variazioni tattiche dell'Arsenal lo vediamo in questa immagine: sia Ljungberg che Pires si accentrano e sono orientati per ricevere il pallone da Lauren, i quattro centrocampisti del City accorciano, alle loro spalle Wiltord si apre per creare un'ulteriore linea di passaggio e far aprire la linea difensiva del City, dall'altro lato l'ampiezza la da Ashley Cole che parte alle spalle di Wright-Phillips, mentre Vieira ed Henry (fuori dall'inquadratura) sono pronti a sfruttare lo spazio tra le linee che si è creato e generare un attacco pericolose fronte alla porta, da una situazione di questo tipo nasceranno le principali azione dell'Arsenal del secondo tempo e soprattutto permetterà all'Arsenal di recuperare più in alto la palla e a costringere il City ad isolare Anelka li davanti tra Keown e Traorè.
Il posizionamento alto di Vieira e largo di Wiltord è quello che porterà all'azione del goal che ribalta la partita, con Wiltord che intercetta un disimpegno di Tarnat con Vieira che lancia in verticale lo stesso francese che viene anticipato da un'uscita incerta di Seaman che fa carambolare il pallone sui piedi di Ljungberg che deposita il pallone in rete. Trovato il vantaggio l'Arsenal controlla il match complice la fatica che non permette al City di mantenere la stessa intensità del primo tempo, i cambi a disposizione di Keegan non sono sufficienti a cambiare il corso della partita, non ostante l'ovazione del pubblico per l'ingresso in campo di Robbie Fowler al posto di un esausto Wright-Phillips, l'ingresso di Tiatto e Berkovic aumenta solamente il tasso di fumosità dei Citizens mentre Wenger consolida risultato e schieramento sostituendo Wiltord con Bergkamp, Ljungberg con Parlour e Pires con Edu.

Con questa vittoria l'Arsenal mostra di saper uscire con scioltezza da situazioni di partita difficili  come dopo il primo tempo di questa sfida ed il premio è il primo posto solitario in classifica a +3 dallo United.

MANCHESTER UNITED - ARSENAL, LA PARTITA SPORCA

La trasferta della sesta giornata ad Old Trafford arriva dopo un momento difficile per l'Arsenal dopo la pausa per le nazionali, infatti arriva il pareggio interno contro il Portsmouth che, però, non pregiudica il primo posto in classifica (potenzialmente solo il Chelsea, che aveva una partita in meno, poteva raggiungerli in vetta), e soprattutto arriva la sconfitta pesante contro l'Inter in Champions (sconfitta che poi verrà vendicata con gli interessi al ritorno a San Siro), per cui la sfida alla squadra di Ferguson è un test di tenuta mentale per la squadra di Wenger in quella che verrà ricordata come "The Battle of Old Trafford".

Dalle scelte effettuate in formazione i timori di Wenger sono sintetizzati dalla rinuncia a Pires (gioca Parlour dal primo minuto), l'altra novità è lo schieramento dal primo minuto di Bergkamp al posto di Wiltord. Rispetto alla grafica, il Manchester United si schiera con un 4-1-4-1 dove Giggs agisce sì prevalentemente sul lato sinistro ma ha il compito di stare il più vicino possibile e Van Nistelrooy, dall'altro lato Cristiano Ronaldo fa l'ala destra classica ereditando la posizione da Beckham, ceduto nel corso dell'estate al Real Madrid. Non mi dilungherò oltre su questa partita per evitare di sovrappormi ad analisi su questo match già fatte in passato con la giusta dovizia di particolari, in particolare segnalo l'articolo a riguardo di Daniele V. Morrone su l'Ultimo Uomo.

Ciò che vorrei far notare relativamente a questo match è che questo Arsenal di Wenger, rispetto alle sue versioni successive, belle ma non vincenti, aveva la capacità di reggere il confronto con gli avversari anche dal punto di vista fisico ed agonistico, sotto questo aspetto la presenza di gente come Tourè, Gilberto e soprattutto Vieira con la sua forza fisica ed i suoi interventi al limite dell'intimidatorio (verrà espulso in questa partita per un fallo di reazione su Van Nistelrooy) hanno permesso ai Gunners di uscire indenni da sfide come quella dell'Old Trafford dove, invece, negli anni successivi, usciranno con sonore sconfitte; quella partita fu uno spartiacque della stagione perché, di fatto, tolse allo United la convinzione di essere superiore all'Arsenal non ostante l'addio di Beckham, ci vorranno un paio d'anni, con l'arrivo di Rooney ed il ricambio generazionale della squadra del Treble a riportare lo United in vetta alla Premier.


CHELSEA-ARSENAL, L'ALLUNGO DECISIVO

Dopo la fine del periodo festivo, l'Arsenal inizia tra gennaio e marzo la cavalcata verso il titolo, una serie di vittorie permettono ai Gunners di allungare in testa, fino a presentarsi a fine febbraio a Stamford Bridge con 6 punti di vantaggio sulla squadra di Ranieri e 7 sul Manchester United, per questo motivo la partita del 21 febbraio diventa l'ultima chance per i Blues di rimettersi in corsa per contendere il titolo.

In questa occasione sono due le pedine mancanti per Wenger, la prima è Ljungberg che viene sostituito da Edu, la seconda è Ashley Cole che viene sostituito da Clichy; mentre quest'ultimo cambio non muta le funzioni, con l'ingresso di Edu si scombinano un po' le posizioni a metà campo, con Gilberto che tende ad agire largo a destra, mentre Edu gioca accanto a Vieira in mezzo; dall'altra parte Ranieri schiera il Chelsea con un attacco formato da Gudjhonsen ed Adrian Mutu ed un centrocampo con Geremi defilato a sinistra e Parker defilato a destra come lati di un rombo il cui vertice basso era Makelele e quello più avanzato Lampard.

Le fasi iniziali della partita sono giocate ad un ritmo vertiginoso, il Chelsea ci mette 30 secondi a sbloccare la partita, tutto parte da una palla rubata da Geremi a centrocampo, il suo cross sul secondo palo trova libero Gudjhionsen che batte Lehmann; le fasi successive si giocano ancora con capovolgimenti di fronte dettati dalla volontà dell'Arsenal di rimettere subito la partita in parità ed il Chelsea che non perde tempo a cercare di verticalizzare utilizzando i movimenti laterali delle due punte che la linea difensiva fatica a leggere.

Non è quindi un caso che, come si evince dalla grafica a lato, dopo 12 minuti di gara si contano 6 tiri in totale, ossia un tiro in media ogni 2 minuti, di questi 1 per parte ha centrato lo specchio della porta: il goal di Gudjhonsen ed un tiro da fuori area di Campbell sugli sviluppi di un calcio d'angolo facilmente bloccato da Sullivan.
Superata questa fase di battere e levare sale in cattedra Dennis Bergkamp: i suoi movimenti a venire incontro e la sua qualità nel gestire e muovere la palla diventano il faro dell'Arsenal e mettono a nudo le distanze tra la difesa ed il centrocampo del Chelsea.

Il goal del pareggio nasce da una palla recuperata a centrocampo ed immediatamente scaricata sull'olandese che ci mette due secondi a capire che Terry lo ha seguito lasciando sguarnito lo spazio alle sue spalle che viene attaccato dal taglio di Pires che si porta via Gallas, sullo spazio lasciato dal difensore francese si butta dentro Vieira che l'olandese serve con una verticalizzazione eseguita nei tempi perfetti lasciando il capitano dell'Arsenal solo davanti a Sullivan trafiggendolo.

Il goal del 2-1 arriva invece da un calcio d'angolo in cui Sullivan esce a vuoto e sul secondo palo dopo una serie di rimpalli il pallone finisce sui piedi di Edu che la deposita in rete, tutto questo nel giro di 6 minuti, tanti sono bastati ai Gunners per ribaltare totalmente l'inerzia della partita.

Il resto della partita va avanti con il Chelsea che cerca con il movimento delle sue punte di mettere in difficoltà la difesa dell'Arsenal ma manca spesso e volentieri il sostegno centrale, così le combinazioni tra Mutu e Gudjhonsen finiscono per essere fagocitate da Tourè e Cambell. La svolta decisiva della partita arriva al 60' con Gudjhonsen che lascia il Chelsea in 10 per un doppio giallo (il primo lo aveva preso per una ridicola simulazione nel primo tempo), da quel momento l'Arsenal sfrutta la superiorità numerica per tenere palla e tenere il gioco lontano dalla propria metà campo; Ranieri tenta di cambiare le sorti della partita rimescolando l'attacco inserendo Hasselbaink al posto di Mutu a fare da riferimento centrale e Joe Cole e Gronkjaer, subentrati a Cole e Parker, ad assisterlo partendo dall'esterno, ma l'avvicendamento non cambia la storia della partita anche perché il Chelsea sembra essere esausto e così getta la spugna.

Con questa vittoria i Gunners trovano l'allungo decisivo in classifica, il distacco sullo United secondo è pari a 7 punti, mentre il Chelsea scende a -9, insomma l'Arsenal esce da Stamford Bridge con il titolo quasi in tasca, per il Chelsea la vendetta arriverà poco più di un mese dopo quando eliminerà la squadra di Wenger dai quarti di finale di Champions.

ARSENAL-LIVERPOOL, LA VITTORIA DELLA SICUREZZA

Siamo giunti al secondo periodo trafficato di partite nella stagione inglese, ossia il periodo di Pasqua dove generalmente le squadre affrontano un turno di campionato tra venerdì e sabato ed un altro il giorno di Pasquetta, a questo periodo (che coincide con la fase decisiva della stagione) l'Arsenal si presenta con un vantaggio rassicurante su Chelsea e Manchester United ma reduce da due sconfitte contro le sue due inseguitrici in classifica che l'hanno eliminato sia dalla Fa Cup che dalla Champions League, alzando, dunque, la pressione sulla squadra di Wenger in campionato al fine di non vedersi sfuggire, a seguito di una spirale negativa, anche una Premier che sembra in pugno; per questo motivo la sfida del venerdì di Pasqua alla 31° giornata contro il Liverpool di Houllier (in lotta con Newscaste, Aston Villa ed il sorprendente Charlton per il quarto posto disponibile in Champions League) diventa il crocevia definitivo per i Gunners per mettere le mani sul campionato o per andare incontro ai fantasmi del fallimento.

Le due squadre si schierano sul terreno di gioco in maniera speculare con un 4-4-2 molto flessibile nei ruoli da ambo le parti: l'Arsenal è nel suo assetto base con Bergkamp a supporto di Henry, dall'altra parte il Liverpool risponde con la compresenza di Diouf, Kewell e la coppia d'attacco Heskey-Owen, l'australiano è un esterno sinistro solo nominale, il suo compito è quello di accentrarsi per lasciare spazio alle incursioni di Riise a sinistra, dall'altra parte Carragher protegge Diouf dalle discese di Cole.

Come ci è capitato spesso di vedere in queste partite analizzate, l'Arsenal inizia ancora in maniera contratta, Vieira nel giro di 5 minuti perde 2 palloni banali a centrocampo ed innesca l'attacco del Liverpool, così sugli sviluppi del terzo calcio d'angolo a favore nel giro di 5 minuti, Gerrard lasciato libero sul secondo palo (andava ancora di moda per le difese tenere due uomini sui pali) gioca di sponda per Hyppia che deposita in rete praticamente a porta vuota.
La pressione immediata su Hamann da parte di Gilberto e Pires
 da cui scaturisce il goal dell' 1-1
Il goal subito suona da sveglia per gli uomini di Wenger che iniziano ad alzare il ritmo e ad aggredire con un grande ritmo sia in fase di possesso, dove le continue rotazioni dei centrocampisti e dei due attaccanti tolgono ogni punto di riferimento alla difesa del Liverpool, sia in fase di non possesso, dove ad ogni palla persa seguiva immediatamente un tentativo aggressivo di riconquista del pallone; in entrambe le fasi il grande protagonista era Patrick Vieira, letteralmente onnipresente sul terreno di  gioco; come si evince dall'immagine, la strategia di grande pressione porta al pareggio al 31' con Gilberto Silva che strappa il pallone a metà campo ad Hamann in uscita del pallone, che viene raccolto da Pires il quale vede la difesa dei Reds fuori posizione a causa della palla persa e lancia Henry alle spalle dei difensori e trafigge Dudek anticipandone l'uscita. Il goal del pareggio allenta la pressione dell'Arsenal, evidentemente ancora non avevano chiaro il valore di Steven Gerrard che, senza pressione a metà campo, inventa una verticalizzazione visionaria dal nulla per Owen che sbuca tra Campbell e Lehmann e riporta il Liverpool avanti a 3' dall'intervallo.

L'atteggiamento dell'Arsenal dopo l'intervallo è quello di una squadra che vuole prendersi i 3 punti ed il titolo, la squadra lascia negli spogliatoi le paure e le incertezze derivanti dalla rete di Owen subita poco prima dell'intervallo e, con qualche aggiustamento nei movimenti offensivi, ribalta la partita in 5 minuti ed il centro della scena se lo prende Thierry Henry: Wenger durante l'intervallo gli chiede di partire più defilato per permettere a Ljungberg e Pires di prendersi gli spazi centrali, lui prima raccoglie da quella posizione un passaggio di Gilberto Silva, accelera e disordina la linea difensiva del Liverpool che non sa se uscire su di lui o chiudere sugli inserimenti di Ljungberg e Pires, restano a metà strada, allora Henry scarica su Ljungberg che, a sua volta, di prima, scarica alle spalle della difesa dove si inserisce Pires che batte Dudek: passa appena un minuto ed ancora Henry raccoglie palla dalla stessa posizione di prima, accelera nuovamente, questa volta la linea difensiva del Liverpool sceglie di arretrare e lo aspetta, lui non se lo fa dire due volte, accelera e salta prima Hamann e poi Carragher con irrisoria facilità per poi piazzarla sul palo lungo bruciando l'uscita bassa di Dudek: al 51' l'Arsenal ha ribaltato la partita e la relativa inerzia.



Trovato il goal del vantaggio per l'Arsenal arriva il momento di mettere in controllo la partita e ci riesce rendendo assolutamente inoffensivo il Liverpool, a nulla serve la scelta di Houllier di invertire Diouf e Kewell ed alzare Gerrard in posizione più avanzata rispetto ad Hamann, il futuro capitano dei Reds viene seguito quasi a uomo da Vieira, mentre il tedesco risulta troppo compassato e perde diversi palloni che vengono sfruttati dall'Arsenal per lanciarsi a rete sfruttando l'allungamento delle distanze tra i reparti del Liverpool che espongono i centrali difensivi ai loro limiti in termini di passo rispetto ad Henry e Ljungberg; in questo modo arriva al 78' il goal della tripletta di Henry che chiude la partita.

Finisce dunque 4-2, l'Arsenal supera l'ultimo test ed i fantasmi che aleggiavano sulla squadra dopo lo svantaggio all'intervallo e, complice, il pareggio del Chelsea contro il Middlesbrough, di fatto questo venerdì di Pasqua fa iniziare il conto alla rovescia per il titolo che arriva a 3 giornate dalla fine grazie al pareggio a White Hart Lane a casa dei nemici storici del Tottenham. All'ultima giornata, un'altra vittoria di rimonta, questa volta sul Leicester, permette alla squadra di Wenger di chiudere il campionato da imbattuta, impresa mai riuscita in Premier League, e prima che si chiamasse così, l'impresa riuscì solamente al Preston nella stagione 1888-1889, ossia due secoli prima.

CONCLUSIONE DEL CICLO


L'imbattibilità si estenderà fino alla decima giornata del campionato successivo, quando in un'altra battaglia ad Old Trafford (questa volta ribattezzata la battaglia delle pizze, o Pizzagate per via di una rissa post-partita negli spogliatoi che culminò con un pezzo di pizza lanciato verso Sir Alex Ferguson) lo United si impose per 2-0 sui Gunners con le reti di Van Nistelrooy e Rooney e fermò a 49 la striscia di imbattibilità della squadra di Wenger; quella partita orientò la stagione dalla parte del Chelsea di Mourinho e decretò l'inizio della fine del ciclo di quella squadra che, comunque, culminerà con una finale di Champions persa contro il Barcellona nel 2006. 

Friday, 14 February 2020

Cosa vedere nel weekend #18


Il weekend in arrivo è quello che accompagna al ritorno delle coppe europee con gli ottavi di Champions ed i sedicesimi di finale di Europa League, ma sono tanti gli spunti di interesse nei vari campionati, visto che siamo in quel periodo della stagione in cui il lavoro di programmazione delle varie società può essere giudicato con maggiori dati a disposizione e dove i risultati cominciano ad avere un peso per le sorti della stagione.

Come di consueto per ciascuno dei 5 principali campionati europei ho segnalato la gara da seguire e che ho presentato con i dati a mia disposizione.

SERIE A

Il nostro campionato arriva alla quinta giornata del girone di ritorno in una situazione di classifica poco pronosticabile alla vigilia della stagione, con tre squadre in vetta alla classifica divise da un solo punto, infatti la sconfitta della Juventus a Verona sabato scorso ha mostrato delle difficoltà enormi della formazione bianconera in relazione allo stato di forma di alcuni suoi elementi, il che alimenta le speranze di Inter e Lazio di far cadere dal trono la squadra di Sarri, tuttavia nel prossimo weekend le due squadre dovranno ulteriormente mostrare quanto forte possa essere la loro candidatura affrontandosi nello scontro diretto dell'Olimpico che è la partita che andremo a presentare, inoltre non possiamo non menzionare un'altra grande partita, ossia la sfida di sabato sera tra l'Atalanta e la Roma, un match che avrà un peso non banale nella lotta per il quarto posto tra le due squadre.


LAZIO - INTER (DOMENICA ORE 20.45)


La sfida di domenica sera potrebbe diventare un crocevia per la lotta allo Scudetto, uno scenario che i tifosi interisti speravano di poter vedere realizzato con l'arrivo di Antonio Conte, mentre in pochi si aspettavano di trovare la Lazio così in alto ad inizio stagione, una dimostrazione da ambo le società che una corretta e ben definita programmazione è la strada maestra per raggiungere risultati importanti, cosa che negli anni passati è mancata a chi ha lanciato il guanto della sfida alla Juventus.

La programmazione della Lazio nasce da scelte programmatiche ben definite da parte della società da diversi anni, una lucidità che può apparire sorprendente visti i danni che è capace di fare Claudio Lotito quando non veste i panni del presidente della Lazio; la società bianco celeste ha affidato a Simone Inzaghi (dopo il rapido naufragio del progetto Bielsa) un gruppo di giocatori con cui costruire qualcosa di importante nel lungo periodo, ed è così che dopo 4 anni il 3-5-2 del tecnico piacentino si è costantemente evoluto in termini di interpreti e di forza offensiva sopperendo anche a periodi difficili come il finale della stagione 2017-2018 dove in poche settimane la Lazio ha visto farsi sfuggire una semifinale di Europa League ormai nelle proprie mani, così come la qualificazione alla Champions League con l'ormai iconico goal di Vecino all'ultima giornata.

Fu proprio l'Inter a togliere quella qualificazione alla Champions alla Lazio, grazie a quel goal di Vecino la società nerazzurra ha potuto iniziare a programmare la propria risalita al vertice con Spalletti che, tra alti e bassi e tante vicissitudini ambientali, è riuscito a conservare la posizione in Champions League per poi essere messo da parte per dare il via alla fase 2 del progetto della proprietà cinese, ossia l'arrivo di Antonio Conte in panchina e la ricostruzione di uno spogliatoio logoro iniziata con l'affaire Icardi proprio un anno fa.

I risultati di questo lavoro sul campo si tramutano nella scelta dello stesso modulo di partenza (il 3-5-2) ma con sfumature evidentemente diverse per via delle caratteristiche dei giocatori: la Lazio ha un approccio flessibile basato su un baricentro tendenzialmente basso in fase di non possesso ed una ricerca della verticalizzazione o del passaggio vincente mediante le giocate individuale dei suoi interpreti offensivi, in particolare utilizzando l'infinita tecnica e visione di gioco di Luis Alberto e la fisicità di Milinkovic-Savic quando la soluzione richiesta è quella di alzare il pallone, mentre se è necessario andare al largo allora gli sprint di Manuel Lazzari sulla fascia destra sono una fonte alternativa di azioni pericolose (24 passaggi-chiave fino a questo momento per l'ex Spal).

Dai dati reperibili dal sito della Lega Serie A, si evince numericamente quanto sopra, con un baricentro più basso e meno aggressivo (vedi dato dei falli commessi) rispetto a quello dell'Inter ma con un maggiore volume offensivo dettato dal sistema di impostazione che prevede una rete di passaggi inferiore rispetto alla squadra di Conte ma che genera un maggior numero di tiri e passaggi-chiave ed assist; il vestito tattico di Inzaghi, dunque, oltre ad essere facilmente riconoscibile è eseguito sempre molto bene grazie al fatto che il sistema permette a ciascuno dei giocatori utilizzati di esprimersi al proprio meglio.

Di contro il sistema voluto da Conte si basa su un approccio diverso con una fase di possesso più ragionata ma che non prevede un particolarmente coinvolgimento dei centrocampisti avanzati alla costruzione della manovra bensì hanno il compito di creare spazi per permettere di servire le due punte Lukaku e Lautaro, la cui connessione è fondamentale per il sistema di Conte (anche confrontandolo con le sue esperienze pregresse su altre panchine), questo spiega un approccio che ad occhio sembra molto diretto ma che, numeri alla mano, è più paziente di quello che sembra, con una continua ricerca di far partire l'azione dal basso,  un equivoco che ha portato all'ormai famigerato scontro verbale tra Conte e Capello sull'utilizzo del termine "contropiede" per identificare il sistema nerazzurro.

A rendere l'Inter una squadra aggressiva sono i dati relativi al recupero palla, la classifica reperibile sempre dal sito della Lega Serie A vede la squadra nerazzurra molto in alto in questa graduatoria, molto più in alto dei suoi avversari di domenica sera, dato confortato anche dal dato sul baricentro della squadra (52,07 metri, vedi immagine precedente) e sui falli commessi (14,91). Messi insieme questi numeri ne viene fuori l'identità di una squadra che sa stare alta in campo e che una volta in possesso fa muovere la palla con pazienza con l'obiettivo di raggiungere le due punte per poi riaggredire subito in caso gli attaccanti non riescano a raccogliere la palla, questo sistema non produce grandi numeri offensivi comparati a quelli della Lazio, ma genera numeri importanti a livello difensivo con il miglior dato di tutto il campionato relativamente agli xG subiti ed ai tiri in porta subiti.

La sfida dunque, oltre ad avere un valore importante, seppur non decisivo, per la classifica, sarà una grande battaglia tattica tra i due allenatori, da un lato l'Inter tenterà di tenere la Lazio lontana dalla propria metà campo, magari prendendo come riferimento l'aggressività mostrata dalla Roma nel derby, dall'altra parte la Lazio tenterà di far correre all'indietro l'Inter sfruttando la tecnica di Luis Alberto e Milinkovic-Savic per resistere all'aggressività del centrocampo dell'Inter, probabilmente a decidere l'esito saranno i tanti duelli individuali che potrebbero andare a crearsi a causa dello schieramento tattico simile ed anche la tenuta atletica che potrebbe piegare l'esito del match da una parte o dall'altra a seconda di chi starà meglio nei minuti finali. 

PREMIER LEAGUE

Nel weekend si completa il turno numero 26 di Premier, il primo della storia disputato in due settimane differenti per permettere ai giocatori delle 20 squadre di tirare il fiato dopo l'intenso calendario di dicembre e gennaio; tra le squadre impegnate in questo weekend la nostra attenzione va sul nuovo Arsenal di Mikel Arteta, chiamato a tramutare in risultati vincenti i progressi evidenziati in termini tattici nelle ultime settimane, soprattutto alla luce degli impegni in FA Cup ed Europa League che possono rilanciare i Gunners.

ARSENAL - NEWCASTLE (DOMENICA, ORE 17.30)


Il 20 dicembre i Gunners hanno deciso di affidare la panchina a Mikel Arteta con lo scopo di riaprire una nuova era dopo la prematura fine della gestione Emery: al tecnico basco il club del nord di Londra richiede di restituire all'Arsenal l'identità creata da Wenger basata sul possesso palla e dare maggior spazio ai giocatori tecnici. Dopo un paio di partite di assestamento Arteta ha iniziato il lavoro di costruzione dell'identità della squadra mediante la creazione di un sistema che permetta a tutti i migliori giocatori a disposizione in rosa di potersi esprimersi al meglio, in particolare nei post precedenti avevamo evidenziato le difficoltà di Emery di far coesistere Aubameyang, Lacazette e Pepè nello stesso schieramento ed Arteta sembra aver trovato la ricetta giusta.

Dalla passmap della partita contro lo Sheffield United si nota lo scaglionamento della squadra che parte da un 4-2-3-1 di base ma con delle rotazioni in fase di possesso ben definite: la prima manipolazione è data dalla posizione di Xhaka che si abbassa alla sinistra dei due centrali per permettere a Saka di alzarsi a sinistra e permettere ad Aubameyang (in questo caso sostituito da Martinelli causa squalifica del gabonese) di accentrarsi al fianco di Lacazette mentre l'ampiezza a destra è data da Pepé; questo schieramento, inoltre, ha permesso ad un giocatore spesso indeciso in fase difensiva come David Luiz di agire con più agio vista la protezione che gli viene data da Xhaka e soprattutto ha restituito su livelli altamente competitivi Mesut Ozil, chiamato ad agire nel ruolo di rifinitore e talmente a suo agio dal non far mancare il suo apporto anche in fase di non possesso. Da quando Arteta è passato a questo schieramento i risultati sono stati parzialmente positivi con una sola vittoria e 4 pareggi nelle cinque partite in questione a cui si aggiunge il passaggio dei due turni di FA Cup contro Leeds e Bournemouth, tuttavia il cartello lavori in corso è ancora appeso alla porta dello spogliatoio dei Gunners, la partita contro il Newcastle dovrà servire a dare maggiori certezze sul nuovo percorso tecnico iniziato dalle parti dell'Emirates Stadium.

Il Newcastle rappresenta un banco di prova importante per l'Arsenal data la capacità degli uomini di Steve Bruce di chiudere ogni tipo di spazio agli avversari grazie ad un approccio deliberatamente speculativo facilmente riconoscibile tramite le analisi di numeri abbastanza basilari: come si evince dalle statistiche di WhoScored il Newcastle rinuncia sostanzialmente al possesso palla (39,8% il dato del possesso palla medio) e mantiene un baricentro bassissimo che la tiene lontana dalla metà campo offensiva (è la squadra con il minor tempo speso nella trequarti avversaria). 


In fase offensiva, invece, la squadra di Bruce, non ha particolari meccanismi per la gestione del possesso palla; semplicemente il pallone viene lanciato lungo cercando di servire immediatamente i giocatori offensivi, una strategia che si riassume sostanzialmente in palla a Joelinton e Miguel Almiron e speriamo che ci pensino loro, un sistema in cui Bruce sta cercando di inserire anche Saint-Maximin, grimaldello utile con i suoi dribbling quando la partita necessita una deviazione dal solito piano, ma gli infortuni stanno limitando il minutaggio dell'ex Nizza, che nelle ultime settimane sta trovando però un minimo di continuità, soprattutto in FA Cup dove i Magpies hanno raggiunto il quinto turno; la strategia in termini di numeri offensivi non sta avendo particolarmente successo visto che il dato dei tiri effettuati e degli xG prodotti è il più basso della lega. La strategia generale, invece, sta portando i suoi frutti in termini di punti in classifica dal momento in cui la squadra di Bruce si trova trova comodamente a metà classifica con meno punti da recuperare sulla zona europea rispetto a quelli da difendere sulla zona retrocessione al momento occupata dal West Ham e distante 7 punti.

LA LIGA

Il campionato spagnolo continua ad essere particolarmente appassionante con una classifica incerta per tutti gli obiettivi e con tante squadre che continuano ad evolversi in maniera molto interessante, a questo si aggiunge il fatto che quattro outsider si sono affrontate in settimana per le semifinali di Coppa del Re, insomma la Liga che si autocelebra come miglior lega del mondo lo fa non più solamente dall'alto della presenza di Real e Barcellona ma grazie alla presenza di tante altre realtà capaci di programmare dei percorsi tecnici ed economici interessanti, ben dimostrato dal fatto che anche piccole realtà sono capaci di fare grandi cose anche al di fuori dei confini spagnoli, ed è per questo che la mia scelta per il prossimo weekend, pur in presenza di sfide come Valencia-Atletico Madrid e Barcellona-Getafe, va su Siviglia-Espanyol, due protagoniste spagnole in Europa League.


SIVIGLIA - ESPANYOL (DOMENICA ORE 12)


Il match del Sanchez Pizjuan vede di fronte due delle tre contendenti spagnole all'Europa League che si affrontano quattro giorni prima dei rispettivi match in Europa, lo fanno partendo da due posizioni in classifica diametralmente opposte ma con un trend nelle ultime settimane inversamente proporzionale alla classifica delle due squadre, con il Siviglia che ha avuto una falsa partenza in questo 2020 con una sola vittoria in cinque partite facendola uscire dalla zona Champions; dall'altra parte l'Espanyol si è presentata al nuovo anno con il terzo cambio di panchina con Machin che ha lasciato il posto ad Abelardo e con il mercato invernale che ha portato in dote Raul de Tomas in attacco, Embarba a centrocampo e Leandro Cabrera in difesa, un cambiamento che sta permettendo ai Pericos di iniziare a risalire la china dopo aver chiuso il 2019 in coda alla classifica.

Dello stile di gioco introdotto da Lopetegui al Siviglia ne abbiamo già ampiamente parlato nei post precedenti, la strategia voluta dall'ex ct della Spagna è rimasta invariata dall'inizio della stagione ed è basata su un 4-3-3 con i due terzini che si alzano ed il vertice basso del triangolo di centrocampo (Fernando o Gudelj) che si abbassa tra i centrali in fase di possesso; i due interni di centrocampo hanno il ruolo di impostare il gioco e creare spazi nella trequarti avversaria dove i due esterni offensivi si associano ai terzini per cercare l'ingresso in area (Navas e Reguillon hanno collezionato 1,7 passaggi-chiave a partita), tuttavia ciò significa che, in assenza di Banega, le principali occasioni sono generate dai cross, ragione per la quale la pericolosità della squadra di Lopetegui ne esce indebolita specie se l'area non viene riempita a sufficienza, per questo motivo la fase offensiva spesso si appoggia alle giocate individuali dei tanti elementi di talento che Monchi ha consegnato a Lopetegui.

Nelle ultime due partite i sivigliani hanno raccolto un solo punto pareggiando in casa contro l'Alaves, come si evince dalle mappe dei passaggi effettuati in area di rigore i palloni sono sempre destinati in zone esterne dove difficilmente si trovano soluzioni di tiro efficienti, per questa ragione gli xG prodotti per tiro sono piuttosto bassi (0,9 secondo il modello di Between the Posts) portando come conseguenza una scarsa capacità realizzativa (32,4% dei tiri centrano lo specchio della porta, di cui solo il 26% vengono convertiti in rete, un dato, numeri alla mano, da parte destra della classifica).

 Dall'altra parte l'Espanyol sembra aver trovato, con l'arrivo di Abelardo, il giusto equilibrio in campo grazie al passaggio al 4-4-2 che ha eliminato tutte le sovrastrutture che, inutilmente, i suoi predecessori hanno cercato di implementare in una squadra che aveva perso l'identità della stagione precedente a causa dell'addio degli elementi chiave quali la punta Borja Iglesias ed il difensore centrale Mario Hermoso. Gli arrivi di gennaio hanno completato la trasformazione della squadra che adesso ha ritrovato un attaccante che da i giusti riferimenti offensivi (Raul de Tomas) e che meglio si accompagna alle caratteristiche di Calleri così come il ritorno al ruolo di mediano dell'ex Napoli David Lopez ha reso possibile la creazione di una linea a 4 di centrocampo in cui gente come Marc Roba, Sergi Darder ed il neo acquisto Embarba possono muoversi maggiormente a proprio agio. Il risultato è stato che la squadra ha raccolto 8 punti nelle ultime 5 partite con un saldo positivo tra xG realizzati ed xG subiti (come evidenziato dai dati UnderStats), saldo che era particolarmente negativo al termine del ciclo di Machin (-9,08, dato migliore solo a quello del Mallorca e del Valladolid).

Dato lo stato di forma delle contendenti ci si aspetta una sfida davvero molto interessante, soprattutto perché la partita si prospetta come un crocevia importante per i due allenatori per gli obiettivi finali e per guardare con più o meno ottimismo alle prossime due settimane fitte di impegni tra Liga ed Europa League.

BUNDESLIGA

Dopo il pareggio di domenica scorsa tra Bayern e Lipsia che tiene aperti i giochi nelle prime posizioni della classifica, il campionato tedesco presenta un turno in cui il compito più complicato ce l'ha il Borussia Dortmund che, reduce dall'eliminazione dalla Coppa di Germania e dalla sconfitta subita a Leverkusen, affronta in casa un Eintracht in grande forma grazie ai cambi tattici predisposti da Hutter, cui i rumors accostano proprio alla panchina giallonera al termine della stagione; per Bayern, Lipsia e Borussia Moenchengladbach impegni sulla carta meno complessi. La mia scelta per il weekend ricade, invece, sulla sfida tra Hoffenheim e Wolfsburg, un'occasione per scoprire da vicino queste due squadre dalle caratteristiche molto diverse e che ben rappresentano l'elevato livello tattico del campionato tedesco.


HOFFENHEIM - WOLFSBURG (SABATO ORE 15,30)


Quello tra Hoffenheim e Wolfsburg è un contrasto di stili tra una squadra (l'Hoffenheim) che basa il proprio gioco sul possesso palla e sulla manipolazione dello schieramento avversario, dall'altra una squadra (il Wolfsburg) che ama poco gestire la palla cercando di accedere il più rapidamente possibile nella metà campo avversaria.

Schreuder, che ha ereditato la panchina da Nagelsmann, ha mantenuto a Sinsheim la stessa flessibilità tattica del suo predecessore stabilendo tuttavia dei principi di gioco e delle strategie comuni in tutti gli schieramenti che ha utilizzato finora. 

 

Come si evince dalle passmaps qui esposte il possesso parte sempre dalla propria trequarti con i due esterni a creare spazio per la ricezione nella metà campo avversaria; consolidato questo sistema di gioco, l'allenatore olandese ha ottenuto dalla società una spesa di 30 milioni nel mercato di gennaio per gli arrivi di Bruun Larsen e Dabbur allo scopo di avere maggiori soluzioni negli ultimi metri da aggiungere a Kramaric ed il sorprendente armeno Adamyan, obiettivo neanche velatamente dichiarato è il ritorno in Europa distante appena 2 punti non ostante un inizio di 2020 privo di continuità, la partita contro il Wolfsburg è l'occasione per calare definitivamente la propria candidatura.

Per il Wolfsburg di Glasner la partita di Sinsheim è l'ultima di campionato prima di riprendere la propria avventura europea in Europa League dove sfiderà gli svedesi del Malmoe; l'allenatore austriaco si è insediato quest'estate sulla panchina bianco verde dopo l'ottimo lavoro al LASK Linz negli anni precedenti, portando un sistema di gioco molto diretto basato su una difesa a 3 o una difesa a 4 con il vertice basso del centrocampo che si abbassa tra i centrali difensivi e dunque permettere agli esterni (i terzini in caso di difesa a 4, i quinti in caso di difesa a 3) di salire per fare progredire l'azione in zone avanzate del campo.

Le posizioni medie indicate mostrano in maniera chiara quale sia lo scaglionamento in campo voluto dall'allenatore austriaco, con il passaggio alla difesa a 4 è Guilavogui ad aggiungersi ai centrali difensivi in fase di impostazione dal basso ed i terzini che si alzano e vengono molto coinvolti; l'approccio voluto da Glasner produce molto in termini quantitativi (13 tiri a partita) ma poco in termini qualitativi, difatti secondo il modello xG di Between the Posts ogni tiro del Wofsburg mediamente produce 0,095 xG, dato in cui occupano il terzultimo posto in classifica; in fase difensiva, invece, il sistema di Glasner prevede grazie allo scaglionamento della squadra sul campo di cercare la conquista immediata del pallone (PPDA 8,81 peggiore solo di quello di Bayern Monaco e Bayer Leverkusen) o costringere l'avversario al lancio lungo dove i centrali ben strutturati a disposizione possano evitare i pericoli vincendo i duelli aerei, ciò permette al Wolfsburg di essere la miglior difesa del campionato e la seconda per qualità media dei tiri concessi (0,093) dietro al Borussia Moenchengladbach di Marco Rose che, guarda caso, viene dalla stessa scuola di Glasner.

LIGUE 1

Il campionato francese è ormai entrato nella fase in cui i valori tecnici sembrano essere determinati anche a dispetto di una classifica che, alle spalle di PSG e Marsiglia non si è ancora allungata come i valori espressi nelle ultime settimane sembrano suggerire; per questo motivo sfide come quelle di questo weekend tra Monaco e Montpellier e Lione contro Strasburgo possono delineare in maniera importante la classifica. Il mio consiglio per il weekend, comunque, è la sfida che chiude la giornata, ossia quella tra il Lille ed il Marsiglia, ossia i vice-campioni uscenti contro quelli che probabilmente saranno i prossimi vice-campioni.


LILLE - MARSIGLIA (DOMENICA ORE 21)


La Ligue 1 vivrà il suo finale di giornata con la sfida tra la formazione di Galtier e quella di Villa-Boas, una sifda che per la squadra del nord della Francia è fondamentale per raggiungere l'obiettivo di bissare la qualificazione alla Champions ottenuta lo scorso anno; per la squadra marsigliese, invece, una vittoria a Lille significherebbe mettere al riparo il secondo posto dall'assalto proprio della formazione di Galtier.

Il Lille da due anni ha costruito un sistema basato su un gruppo di giocatori giovani ma dai mezzi tecnici e fisici di grande prospettiva con lo scopo di far completare a questi giocatori il passaggio finale tra giovani, appunto, di prospettiva, a giocatori veri, infatti la società non ha come obiettivo di medio-lungo periodo quello di far esplodere giocatori da rivendere al miglior offerente nell'estate successiva, ma quello di tenerli in un lasso di tempo più lungo, per rendere possibile questo è necessario che il lavoro di Galtier sia finalizzato non solo alla crescita definitiva dei singoli giocatori ma anche quello di consolidare la posizione della squadra nei gironi di Champions per permettere alla società l'accesso ai lauti compensi della principale competizione europea per club e dunque rendere non strettamente necessario l'utilizzo scientifico del player-trading, destino spesso inevitabile per le squadre francesi che non si chiamano PSG.

Il Marsiglia fallendo lo scorso anno l'accesso alle competizioni europee ha visto drasticamente ridotti i propri introiti complicando ulteriormente la situazione finanziaria del club costretto già ad un settlement agreement con l'UEFA per evitare l'esclusione nei prossimi anni; una situazione nata dalla volontà della società di spendere in profili di giocatori di esperienza il cui peso sul budget salariale è stato alquanto pesante (per esempio, Luiz Gustavo, Rami, Balotelli, Ocampos e Rolando, tutti liquidati a fine stagione assieme a Rudi Garcia), ragion per la quale quest'estate la società è ripartita da una rosa molto più giovane consegnando la guida tecnica an Andres Villas-Boas, tornato in sella ad una panchina europea dopo l'esperienza in Cina ed i progetti extra-calcistici (vedi partecipazione alla Dakar).

Domenica sera queste due squadre si affrontano in un momento di forma molto positivo, con la squadra di Villas-Boas in serie aperta da 13 partite consecutive e 5 partite consecutive senza prendere goal (di fatto la porta di Mandanda è imbattuta in questo 2020), una serie che ha portato i marsigliesi ad isolarsi al secondo posto in classifica con 12 punti di ritardo dal PSG capolista ma soprattutto 8 punti di vantaggio su Rennes e +9 sullo stesso Lille, principali contendenti per i due posti rimanenti in Champions. In questi mesi l'allenatore portoghese ha costruito la sua squadra con un 4-3-3 di base spesso più simile ad un 4-1-4-1 dove Kamara (una delle maggiori rivelazioni della stagione) o Strootman agiscono a protezione della linea difensiva mentre le due mezzali ed i due esterni si associano tra di loro con la collaborazione di Dario Benedetto che spesso si abbassa per attirare la linea difensiva avversaria in zone più avanzate.

Il Lille dal canto suo è reduce da tre vittorie consecutive, frutto di un approccio maggiormente offensivo imbastito da Galtier che, nella prima parte di stagione, invece, aveva optato per un modello di gioco maggiormente speculativo, con un controllo delle operazioni nelle partite interne ed un atteggiamento passivo nelle gare esterne; un sistema che ha portato a prestazioni e, soprattutto, risultati spesso ondivaghi, infatti l'attuale serie di 3 vittorie consecutive segue una serie di altrettante sconfitte consecutive precedute, a loro volta, da 4 vittorie consecutive.

Punto in comune delle due squadre è che i due allenatori hanno avuto bisogno di alcuni mesi per trovare la giusta veste tattica, il Marsiglia ha dovuto lottare contro gli infortuni che non hanno permesso a Villas-Boas di trovare la continuità in alcuni suoi interpreti, in particolare Payet, l'uomo che trasforma la manovra del Marsiglia in azioni pericolose e reti; come si evince dalla mappa offensiva relativa all'ultima partita contro il Tolosa, l'accesso alla trequarti è effettuato mediante un possesso palla che passa dai centrocampisti centrali per poi svilupparsi sugli esterni. 


 


Il Lille ha cambiato più volte modulo finché Galtier ha deciso di optare per un 4-4-2 di partenza che si evolve poi in base alle caratteristiche dei suoi interpreti, la versione più convincente è quella delle ultime settimane dove il ruolo di esterni offensivi è assegnato ad Ikone e Bamba e con un Renato Sanches che, in versione di centrocampista box to box sembra aver ritrovato lo spirito con cui nel 2016 si era messo in luce con la maglia del Benfica. Dalla mappa offensiva relative all'ultima gara del Lille si evince il metodo di gioco molto diretto con l'obiettivo di spostare il gioco nella trequarti avversaria.

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