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Tuesday, 31 May 2022

La ricerca dell'equilibrio del Borussia Dortmund


Come da (bella) abitudine il calcio tedesco sviluppa i propri movimenti di mercato, nonché quelli della scelta della guida tecnica con abbondante anticipo rispetto agli altri campionati europei, ed una delle notizie più importanti delle ultime settimane è stata senza dubbio la scelta del Borussia Dortmund di chiudere il rapporto con Marco Rose dopo appena una stagione e rimettere in panchina Edin Terzic, l'allenatore che fece da traghettatore la scorsa stagione dopo l'esonero di Lucien Favre.

Per questo motivo ho deciso di analizzare come si sia evoluta tatticamente la squadra dell'ex allenatore di Salisburgo e Borussia Moenchengladbach nel corso della stagione, il tutto per cercare di risolvere una questione molto importante: la ricerca dell'equilibrio.


LE FORMAZIONI UTILIZZATE


Andando a rivedere le varie formazioni utilizzate da Rose nel corso della stagione, possiamo riscontrare diversi rimescolamenti nelle scelte, dal 4-2-3-1 che doveva essere il modulo di riferimento del tecnico di Lipsia, si è passati al 4-3-1-2 o al 4-3-3 che in termini percentuali è la soluzione più utilizzata ma probabilmente la meno adatta alle caratteristiche della rosa. Le soluzioni con la difesa a 3 sono quelle meno utilizzate ma, con ogni probabilità, hanno garantito un minimo di stabilità in più alla squadra.

Ovviamente il modulo è sempre una rappresentazione statica della realtà, per cui non sempre la definizione del sistema di gioco si riverbera nello schieramento della squadra nelle varie fasi di gioco, fattispecie abbastanza frequente nel calcio contemporaneo fatto di fluidità delle posizioni in campo e degli schieramenti.

LO SCARSO EQUILIBRIO IN NUMERI

Analizzando più specificatamente i valori relativi alle prestazioni del Dortmund in Bundesliga e vivisezionandole per moduli utilizzati, emergono chiaramente delle differenze di rendimento della squadra in base a come si schiera in campo. 

In base ai dati raccolti tramite il sito Understat, il 4-2-3-1 risulta essere il modulo utilizzato più frequentemente da Rose; quando, per i motivi che andremo ad analizzare, questo modulo ha mostrato grosse lacune, il 4-3-3 prima ed il passaggio al 3-4-2-1 poi sono stati il rimedio cercato dal tecnico ex Salisburgo, mentre il sistema a rombo è stato spesso utilizzato a partita in corso.


Andando ad analizzare l'andamento della squadra in base al modulo utilizzato, si nota chiaramente che sono due i moduli a fornire il miglior delta tra expected goal a favore e contro, ossia il 4-rombo-2 ed il 3-4-1-2. I sistemi di gioco preferiti da Marco Rose, invece, portano un differenziale sensibilmente minore e questo spiega grosso modo le difficoltà della squadra di Dortmund nel trovare il giusto assetto in campo per mancanza di equilibrio.

Anche andando a vedere la differenza di qualità tra tiri effettuati e tiri concessi è evidente come il 3-4-2-1 abbia permesso alla squadra di passare a dei valori ottimali, il sistema con il rombo ha concesso conclusioni molto più pericolose, ma soprattutto si può notare come il 4-2-3-1 di base del tecnico austriaco creasse conclusioni di buona qualità tanto quanto la qualità delle conclusioni subite, a dimostrazione di un atteggiamento in campo poco equilibrato. 

Dando un'occhiata al volume delle conclusioni, invece, si può notare come con il 4-2-3-1 e con il sistema a rombo, il numero delle conclusioni effettuate è decisamente superiore rispetto a quello subito con gli schieramenti che prevedevano l'utilizzo della difesa a tre. Il valore delle conclusioni subite, invece, si attesta su valori pressoché simili. Unendo dunque il dato quantitativo a quello qualitativo è emersa la migliore efficienza dei sistemi in cui non era prevista la difesa a 4. 

Ma questa inefficienza nasce da problemi della linea difensiva o sono più legati alla struttura generale della squadra? E' quello che andremo a vedere nel resto della nostra analisi.

IL PROBLEMA DELLE TRANSIZIONI


Non è certamente uno schema specifico a stabilire se una squadra sia equilibrata o meno, ma l'interpretazione dello stesso da parte dei calciatori, e soprattutto la capacità dei giocatori di saper essere parte di quel sistema di gioco.

Con la partenza quest'estate del centrocampista danese Delaney direzione Siviglia, il Dortmund è rimasto con un grosso buco nel cuore del proprio centrocampo che Marco Rose ha cercato di coprire con diversi tipi di giocatore ma senza grande successo, questo perché le caratteristiche di questi elementi poco si confacevano a questo tipo di schieramento.

Il 4-2-3-1 del Dortmund si compone di una linea difensiva i cui due terzini hanno grande propensione alla spinta in avanti e lasciare, quindi, diverso spazio alle proprie spalle che, con questo tipo di schieramento, deve essere coperto dai due centrali di centrocampo a supporto dei due centrali difensivi: ed invece con la cessione di Delaney è toccato a turno ai vari Dahoud e Bellingham a svolgere questo compito che si è prevedibilmente rivelato non essere nelle corde dei due giocatori. in questo esempio vediamo come Rose organizzava la costruzione del gioco: la coppia di centrocampisti a supporto dei due centrali difensivi era formata da Dahoud e da Reyna che si abbassava per permettere a Schulz di alzarsi a sinistra. Oltre a questo aspetto si sono aggiunte una serie di infortuni e condizioni fisiche precarie dei vari Can, Witsel e Hummels, ed ecco come questa situazione ha creato terreno fertile per una serie di disastri nella fase di non possesso che hanno compromesso, in maniera particolare, il cammino europeo. 

Ecco l'esempio di come il Dortmund andava ad aprirsi in fase di transizione: in questo caso tutto nasce da una palla persa da Dahoud che, a differenza di ciò che è tenuto a fare un centrocampista posizionale, ha cercato istintivamente di supportare l'attacco dei suoi compagni; una volta persa la palla, il Friburgo ha tanto spazio centrale per avanzare in contropiede. Per tappare il buco centrale si è resa necessaria una corsa disperata all'indietro dei terzini che, però, a loro volta, dovevano mollare la marcatura sugli esterni d'attacco avversari, per cui erano costretti a scegliere quale zona di campo lasciare incustodita. 

Mentre l'esempio precedente è tratto da una partita di inizio stagione, dove magari mancava al numero 8 del Dortmund una coscienza dei compiti da svolgere in quella posizione di campo per uno abituato a giocare (come dice il suo stesso numero di maglia) da 8 e non da 4, questo esempio arriva, invece, dalla partita di febbraio contro il Leverkusen, dove gli errori di posizionamento restano gli stessi. Qui vediamo come la squadra di Rose si consegni ad un contropiede della squadra di Seoane con ancora una volta il terzino destro che cerca di accorciare mentre Dahoud si dimentica dell'uomo tra le linee.

Insomma, i problemi difensivi del Dortmund nascono principalmente dal tentativo dell'ex allenatore del Salisburgo di non rinunciare al suo dogma di accettare gli uno contro uno, una situazione non ideale per i giocatori di cui disponeva da metà campo in giù.

Per questo motivo ad un certo punto, anche grazie al ritorno della disponibilità di Emre Can e Witsel, il tecnico tedesco ha inteso l'importanza di giocare con una difesa a 3 che lo ha portato a costruire, come si vede da questo esempio, con un 3+2 che ha mostrato di generare maggiore equilibrio sul terreno di gioco. Qui la soluzione era data da un ibrido formato dalla posizione di Akanji da terzino bloccato che si accentra in fase di impostazione, questo libera Dahoud che può svolgere sia compiti da costruttore che da invasore. 

Con il recupero di Emre Can, Rose ha potuto utilizzare soluzioni più flessibili tra le due fasi, permettendogli anche di riuscire parzialmente a risolvere il problema dell'assenza di un centrocampista posizionale di ruolo davanti alla difesa. Per esempio con l'ex juventino in campo ha potuto restaurare la costruzione 4+1, assunto di partenza del gioco del tecnico austriaco. Qui nella partita contro lo Stoccarda, abbiamo Dahoud che imposta tra i centrali mentre Can a destra e Guerreiro a sinistra forniscono l'ampiezza per aprire le linee di pressione avversarie e permettere la ricezione a Bellingham che si abbassa.

Ovviamente questo aspetto ha migliorato la gestione delle transizioni, ma non ha eliminato i problemi nelle letture in questa fase di gioco: in questo esempio Can stringe per fornire supporto ai centrali difensivi, anche Dahoud è ben posizionato per ritardare il contropiede avversario, tuttavia qui è Akanji a sbagliare poiché il suo compito doveva essere quello di coprire l'avanzata di Guerreiro sulla sinistra prendendo in consegna Marmoush; invece istintivamente sceglie di andare a supportare centralmente Hummels.

Per cui è evidente come la gestione di queste situazioni a campo aperto abbiano creato tanti problemi alla difesa del Borussia Dortmund: un mix tra scelte sbagliate nella gestione dei posizionamenti preventivi sia a livello individuale che di squadra, hanno reso i gialloneri particolarmente vulnerabili, come ben testimoniato dal dato relativo ai 52 goal subiti in Bundesliga.

L'arrivo dal mercato di Sule, Nico Schlotterbeck e Ozcan sicuramente suonano come una presa di coscienza da parte del club dell'importanza di restituire un certo equilibrio alla squadra, a dimostrazione che forse l'esonero di Rose nasce in ogni caso da altre ragioni.

IL GRANDE POTENZIALE OFFENSIVO DEL DORTMUND


Dove, invece, Marco Rose ha saputo fare un buon lavoro è senza dubbio nella fase offensiva, dove abbiamo visto un Dortmund regalare grande spettacolo e mettere in mostra progressivamente le grandi qualità dei giocatori presenti in rosa. Se la difesa è stata la decima del campionato, con 85 goal realizzati la squadra giallonera è stata il secondo miglior attacco, giustificando tramite la propria forza offensiva il secondo posto finale in classifica.

In molti sono indotti a pensare che i grandi numeri offensivi della squadra di Rose siano stati determinati dalle prestazioni al solito fuori scala di Haaland, e di certo anche in questa stagione il norvegese ha mostrato tutte le sue doti, ma non è da sottovalutare il fatto che determinate costanti create dall'ex tecnico del Borussia Moenchengladbach abbiano favorito una migliore qualità del gioco tra le linee che ha reso possibile la creazione di diverse opzioni per arrivare al tiro. 

La principale costante pretesa ed implementata da Rose è stata, senz'altro, quella di sovraccaricare la zona rifinitura avversaria con diversi uomini. Questa è una scelta che il tecnico austriaco si è portato dietro dal playbook con cui il suo calcio aveva incantato in quel di Salisburgo e che a Dortmund aveva diverse funzioni: la prima è quella di promuovere le combinazioni rapide tra i tanti elementi super-tecnici di cui il Borussia dispone tra centrocampo ed attacco; la seconda è quella di usare il sovraccarico come metodo non solo per invitare i giocatori tecnici a combinare stretto ma anche per avere più giocatori in zona palla nel caso essa venga persa e poter attivare, quindi, un contro-pressing.

Infine, c'è anche una terza opzione, ossia quella di usare il sovraccarico su un lato per poi muovere il pallone sul lato opposto, approfittando del fatto che le linee avversarie lo abbiano lasciato incustodito per contrastare il sovraccarico, creando quindi il cosiddetto lato debole. In questa situazione tutti i giocatori dell'Union Berlino sono stretti sul lato destro difensivo del campo, sul lato debole è pronto a ricevere il pallone Meunier con tanto spazio a disposizione di fronte a se (evidenziato in giallo). Da questa situazione arriverà un cross del giocatore belga che Haaland spingerà in rete.

Questo esempio riassume perfettamente quanto sopra esposto: il Dortmund si muove con 4 giocatori in zona palla, la difesa del Friburgo stringe le proprie linee in quella zona e si crea tanto spazio sulla sinistra per l'inserimento di Schulz. In questa fattispecie il Dortmund non utilizzerà il lato debole ma entrerà in area mediante le triangolazioni strette tra i giocatori sul lato forte, mostrando come le soluzioni in fase di finalizzazione sono molto varie e possono passare tranquillamente dal cross, dalla triangolazione o da un passaggio filtrante, rendendo, quindi, tremendamente imprevedibile il gioco offensivo della squadra.

Fonte grafico: Soccerment.
In tutto questo una menzione la merita il lavoro fatto per alzare definitivamente di livello le prestazioni di Jude Bellingham: il classe 2003 inglese ha completato la sua trasformazione in centrocampista box to box di primo livello. Come anche viene mostrato dalle statistiche avanzate predisposte da Soccerment, il suo contributo ad entrambe le fasi è stato evidente; inoltre ha mostrato di essere migliorato tanto nella fase di non possesso diminuendo l'irruenza e favorendo le letture, mentre con la sua capacità di condurre palla si è rivelato un'arma importantissima per la creazione di quei triangoli e combinazioni tra le linee che hanno permesso al Dortmund di generare tanti pericoli per la porta avversaria. 

Questa è sicuramente la più importante eredità che Marco Rose lascerà ad Edin Terzic. 

IL FUTURO E' EDIN TERZIC


In questa analisi abbiamo visto cosa Marco Rose abbia portato di buono al Westfalenstadion e cosa no. Il tecnico austriaco ha commesso degli errori faticando a trovare equilibrio in campo con la squadra che gli era stata messa a disposizione, ma sicuramente il club di Dortmund poco ha fatto per sostenere al meglio la scelta che aveva fatto poche settimane dopo l'esonero di Lucien Favre a fine 2020.

In questo, molto impatto ha avuto il periodo in cui Edin Terzic aveva preso il controllo della panchina ad interim nella seconda parte della scorsa stagione: l'aver ottenuto il piazzamento Champions in rimonta, i quarti di finale di Champions e la vittoria della Pokal hanno portato il club a designarlo come direttore tecnico, un ruolo che forse lo stesso Rose ha visto come una specie di commissariamento del suo lavoro e che, a mio parere, potrebbe aver creato quelle frizioni con la dirigenza che hanno portato al suo licenziamento ed al ritorno in panchina di Terzic.

Rose ha costruito comunque qualcosa in questa stagione, forgiando un materiale importante su cui di certo Terzic potrà godere al meglio: un Reus ed un Julian Brandt restituiti in buona condizione, un Malen che dopo un inizio difficile ha trovato la sua dimensione e che senza Haaland vedrà moltiplicate le proprie responsabilità ed opzioni offensive per terminare con un pacchetto difensivo rinnovato su cui il tecnico di origini bosniache poggerà le proprie strategie in non possesso.

Se sarà un successo, anche a Marco Rose dovranno essere dati dei meriti.

Thursday, 21 October 2021

La mentalità Ajax ha dominato il Dortmund


La terza giornata dei gironi di Champions League ha messo in calendario un confronto interessantissimo tra Ajax e Borussia Dortmund, due delle principali formazioni a livello europeo quando si parla di buttare nella mischia giovani talenti con prospettive da fenomeni.

Ai fini della classifica del girone non si è trattata di una sfida dal peso gigantesco visto che entrambe le compagini si presentavano alla sfida dell'Amsterdam Arena a punteggio pieno in classifica avendo battuto entrambe Sporting Lisbona e Besiktas nei turni precedenti.

Per questo motivo ci si aspettava una sfida a viso aperto, e così è stato nei primi 20 minuti circa, con diverse transizioni e potenziali opportunità per entrambe le squadre, poi è diventato tutto un grandissimo show dell'Ajax, capace in corso d'opera di aggiustarsi tatticamente e di esporre i limiti difensivi della squadra di Marco Rose che continuano ad accompagnare le prestazioni della squadra giallonera nel corso di questa stagione.


LE FORMAZIONI


Lo schieramento delle due squadre viene disegnato sulla carta come un 4-3-3, definizione sicuramente corretta per quel che riguarda i meccanismi di gioco della squadra olandese; decisamente diversi, invece, quelli della squadra tedesca, con le posizioni di Malen e Reus decisamente più strette, anche in fase di non possesso, avvicinando lo schieramento più ad un rombo che ad un 4-3-3, tuttavia gli scambi di posizione tra i due giocatori al fianco di Haaland hanno mostrato come chiudersi in una definizione di modulo resta un esercizio assai aleatorio.




IL DORTMUND TROVA SPAZI NELLA TREQUARTI


L'inizio di partita del Dortmund è stato migliore rispetto a quello dei loro avversari: le scelte di pressing dell'Ajax nella fase iniziale della partita erano apparse molto disordinate, permettendo la creazione di spazi tra le linee dove galleggiavano i tre elementi offensivi creando situazioni potenzialmente pericolose.

Un modo della squadra di Rose per trovare spazio stava nei movimenti ad uscire di Jude Bellingham che, accompagnato dalle discese di Meunier attirava Alvarez fuori posizione liberando spazio tra le linee per uno spazio occupato nell'esempio da Reus e Haaland. Qui Bellingham anziché andare al centro deciderà di ritardare l'azione togliendone l'inerzia permettendo all'Ajax di ricucire le distanze tra i reparti e sventando l'azione.

A creare quello spazio tra le linee era la strategia di pressione dell'Ajax che cercava inizialmente di salire con Alvarez e le mezzali per andare a prendere Witsel e l'altro centrocampista che si abbassava a costruire (in questo caso Bellingham, ma si alternavano con Brandt), a questo si aggiungeva l'uscita dell'altra mezzala sul terzino di parte (Berghuis su Schulz) ed ecco che si creavano spazi importanti per il Dortmund; tuttavia delle ottime letture individuali dei centrali difensivi hanno permesso all'Ajax di non essere punita per questa mancanza di equilibrio in campo.

Le statistiche sui duelli difensivi ci mostrano quanto sia stata decisiva per le sorti del match la grande prestazione individuale del centrale argentino Lisandro Martinez, capace di mettere più volte la museruola anche ad Haaland, specie nella prima frazione di gara.







Chissà se adesso staremmo raccontando un'altra partita qualora il Dortmund fosse stato capace di convertire in azioni da rete queste difficoltà iniziali dell'Ajax, ma gli errori tecnici commessi dai giocatori di Rose dovevano lasciare intuire che non fosse la loro serata migliore.


IL TRIANGOLO DI DESTRA DELL'AJAX


L'Ajax ha costruito la propria proposta offensiva sia utilizzando la grande qualità dei propri interpreti, sia mediante una copertura del campo in ampiezza che ha esposto i limiti difensivi del Borussia Dortmund. L'anima offensiva dei lancieri è risieduta nel triangolo formato a destra da Mazraoui, Berghuis ed Antony.

Le qualità in dribbling del brasiliano, quelle in sovrapposizione del terzino marocchino ed il senso degli inserimenti dell'ex capitano del Feyenoord, hanno letteralmente mandato in tilt la difesa del Dortmund. Qui vediamo il posizionamento dei tre elementi del triangolo con Antony che riceve da Mazraoui, scambia corto con Berghuis che restituisce il pallone all'ex San Paolo che, nel frattempo, si beve Schulz, contro il quale ha scherzato per tutto il corso del match.

Anche la partita di Berghuis da quella parte è stata clamorosa, per capacità di coprire il campo, per capacità di associarsi con i compagni e, per non farsi mancare nulla, ci ha regalato delle giocate sensazionali in rifinitura: una di queste è arrivata al termine di un'altra triangolazione con Antony su quel lato in cui il brasiliano premia il suo inserimento che sfrutta servendo con un colpo di tacco Haller a centro area con la porta spalancata davanti. Da questo esempio si può notare come le incursioni di Antony costringano Hummels ad aprire la linea difensiva costringendo Witsel a delle faticosissime corse all'indietro.

Mazraoui, invece, innescava la superiorità numerica anche grazie al fatto che il Dortmund sembrava non avere un piano per impedirne la ricezione e la progressione palla al piede: dal modo in cui la squadra di Rose cercava di pressare la costruzione dell'Ajax si notava la mancanza di una strategia ben definita su cosa fare in fase di non possesso, nell'esempio è abbastanza evidente come il terzino marocchino sia facilmente raggiungibile dai compagni mentre nessun giocatore del Dortmund si occupa di uscire su di lui e, soprattutto, di chiudere la linea di passaggio verso di lui: anche questo è un chiaro esempio di una serata tutt'altro che positiva per la formazione tedesca.

UNA MENTALITA' OFFENSIVA


Come indicato precedentemente, la fase di non possesso dell'Ajax nella primissima parte di partita non è stata proprio da consegnare agli annali, ma qui sta anche la capacità di Ten Hag di aggiustare lo schieramento della sua squadra pur non rinunciando a determinati princìpi.

Dopo le difficoltà iniziali i meccanismi in pressione sono cambiati ed hanno permesso alla squadra di essere scaglionata meglio e soprattutto, più corta: nell'esempio la squadra si muove in modo tale da avere come riferimento l'uomo nella zona dove si sta giocando il pallone, ma allo stesso tempo vediamo come Alvarez, a differenza delle prime fasi di partita, mantenga la posizione centrale a protezione della linea difensiva. Inoltre come si può evincere, la squadra è più compatta anche nelle zone più lontane dal pallone, stringendo, quindi, il campo da difendere.

Questi meccanismi hanno, quindi, portato ad una serie importanti di recuperi palla anche in zone piuttosto avanzate del campo: questo schieramento è stato utilizzato anche in fase di riaggressione dopo aver perso il pallone, come è accaduto nell'azione del goal del 2-0 realizzato da Blind. Ma soprattutto, la cosa più importante da notare è stata la mentalità della squadra, sempre portata a difendere in avanti anche dopo aver ottenuto il doppio vantaggio: la statistica sul PPDA mostra chiaramente le difficoltà iniziali della formazione di Ten Hag nella fase iniziale della partita dove ha concesso possessi prolungati agli avversari, tanto quanto la grande aggressività tenuta nella fase centrale del match anche con due goal di vantaggio.


LA DIMENSIONE CHE DA SEBASTIEN HALLER


Una citazione in questa analisi la merita sicuramente Sebastien Haller, capocannoniere, al momento, di questa fase a gironi di Champions League, con 6 reti realizzate a cui aggiungere i due assist confezionati ieri sera, soprattutto quello sul goal di Blind, dove il centravanti ex Eintracht ha mostrato tutte le sue capacità di gestione del pallone spalle alla porta con una padronanza tecnica ed un'eleganza con pochi termini di paragone in giro.

Nella versione dell'Ajax di Ten Hag del 2019 in grado di arrivare in semifinale di Champions e di trovarsi a pochi secondi dall'accesso alla finale stessa, il ruolo di centravanti era domandato a Tadic, un falso nueve che muoveva il pallone con grande maestria fungendo da direttore d'orchestra avanzato: oggi il serbo mantiene gli stessi compiti, ma spostato largo a sinistra dove assieme a Blind e Gravenberch tessono la tela per poi rovesciare il gioco sul triangolo opposto. Oggi, invece, il fulcro centrale è questo attaccante che veste la maglia della nazionale ivoriana e che ha dato una nuova dimensione al gioco della squadra olandese grazie alle sue grandi capacità di gestire il pallone spalle alla porta.

In questa clip potete osservare alcune giocate con cui il centravanti dell'Ajax fa avanzare la manovra delle sua squadra, giocate che pochi giocatori con quelle caratteristiche fisiche possono permettersi.




CONCLUSIONI


Osservare l'Ajax nella partita di martedì sera è stato un grandissimo piacere per chi ama un calcio in cui l'estetica conta tanto quanto il risultato; il rammarico è stato quello di non aver visto una partita equilibrata come ci si poteva attendere alla vigilia. 

Le aggiunte di Berghuis e Haller hanno reso questa nuova versione dell'Ajax di Ten Hag una nuova potenziale contender come sorpresa di questa Champions League: gli addii di De Ligt, De Jong e Ziyech non sono stati facili da smaltire, ma come da sua tradizione il club di Amsterdam ha saputo sfruttare la propria identità per far crescere altri giovani del loro vivaio e renderli pronti ad una nuova sfida internazionale.

Il Dortmund di Marco Rose, invece, fatica maledettamente a trovare un equilibrio in campo: la coesistenza tra Haaland e Malen, principale scommessa dell'ex tecnico del Borussia Moenchangladbach in queste primi mesi della sua gestione, fatica a prendere piede e ne paga le conseguenze la struttura di squadra che deve, inoltre, fronteggiare l'assenza di un giocatore importante come Guerreiro e che non riesce ad assorbire la mancanza di un giocatore come Delaney, ceduto nell'ultima sessione di mercato.

Wednesday, 12 May 2021

Edin Terzic merita una panchina importante?

Dopo l'esonero di Favre avvenuto a dicembre a seguito della pesante sconfitta interna contro lo Stoccarda, il Borussia Dortmund ha deciso di affidare temporaneamente la panchina a Edin Terzic, giovane allenatore proveniente dal settore giovanile del Dortmund, appartenente anche lui a quella categoria di "laptop trainer" che in Italia non potrebbero neanche iscriversi ai corsi di Coverciano.

Il tecnico di origine bosniache lascerà la panchina dei gialloneri al termine della stagione in quanto il club ha scelto come successore Marco Rose dal Borussia Dortmund: tuttavia Terzic non sta svolgendo affatto un pessimo lavoro dalle parti del Signal Iduna Park e per questo motivo sarebbe opportuno che trovasse modo nella prossima stagione di trovare spazio in un'altra squadra, che sia di Bundesliga o di un altro campionato.

Dopo aver ereditato da Favre una squadra che aveva perso il proprio equilibrio, anche Terzic ha avuto momenti difficili: due sconfitte consecutive a gennaio hanno allontanato la squadra dalla zona Champions, ma con l'arrivo della massima competizione europea il tecnico è stato in grado di rimodellare la squadra con un 4-2-3-1 che è riuscito ad ottenere due obiettivi. Il primo obiettivo è stato quello di trovare un sistema che non facesse sentire la mancanza di Alex Witsel, il regista della squadra attorno al quale giravano tutti i meccanismi della squadra, il secondo quello di permettere a Marco Reus di poter fornire quel contributo che non sembrava in grado di dare al fianco di Haaland.


IL 4-2-3-1 E LA CENTRALITA' DI MARCO REUS

Con il 4-2-3-1 e senza un regista in mezzo al campo, Terzic ha deciso di spostare lo sviluppo della manovra sugli esterni in modo da arrivare mediante triangolazioni a raggiungere la zona di rifinitura, dove Reus ed Haaland potessero dialogare e trovare la via della rete.

In Champions League le reti realizzate a Siviglia negli ottavi ed a Manchester nei quarti di finale si sviluppano mediante questo asse che con Lucien Favre faceva fatica a svilupparsi. Una volta che la squadra riusciva a recapitare un pallone in zona rifinitura (mediante sviluppo o mediante transizione), la tecnica in velocità del tedesco e del norvegese hanno spaccato due linee difensive ben preparate come quelle della squadra di Lopetegui e Guardiola.


 




Questi meccanismi hanno favorito non solo le realizzazioni del centravanti classe 2000 ma innalzato le prestazioni del numero 11 tedesco che è riuscito a tornare sui livelli che lo hanno reso quel giocatore eccitante sempre ostacolato dagli infortuni. Nell'ultima partita di campionato contro il Lipsia lo abbiamo visto eseguire gli stessi movimenti in zona rifinitura dove si è accoppiato con Thorgan Hazard e con le loro combinazioni hanno fatto molto male alla squadra di Nagelsmann. Nell'esempio qui riportato vediamo come il tedesco galleggi tra le linee ed è pronto a ricevere il pallone che, dopo una scambio stretto di altissimo livello con Hazard, porterà al goal che sblocca la partita.

Come accennato in precedenza, il Dortmund cerca di raggiungere questa zona mediante no sviluppo laterale dell'azione: nel calcio attuale la pressione avversaria è sempre più orientata a non concedere le zone centrali del campo forzando il gioco verso le zone esterne. Questa situazione ha messo in difficoltà Lucien Favre, non in grado di modificare i meccanismi del suo 3-4-3: Terzic, invece, ha accettato di giocare il pallone in zone esterne mediante le combinazioni tra gli esterni o le conduzioni dei terzini. Nell'esempio qui riportato, notiamo una situazione molto simile alla precedente, con la palla portata da Pisczek sulla fascia destra che può scegliere di triangolare con Sancho o imbeccare la zona di rifinitura, questa volta occupata da Hazard.

In fase difensiva, invece, il ruolo di Marco Reus è altrettanto importante, in quanto Terzic gli assegna il compito di seguire a uomo il vertice basso avversario in costruzione: nella partita contro il Lipsia, il trequartista tedesco si è messo sulle tracce di Kevin Kampl, uno dei giocatori più importanti nello scacchiere di Julian Nagelsmann, costringendo gli avversari a girare al largo e andare a sbattere contro il compatto 4-4-2 in fase di non possesso messo in piedi dal tecnico del Dortmund.

In questo esempio, invece, si nota chiaramente la compattezza del 4-4-2 una volta che l'avversario passa dalla fase di costruzione a quella di sviluppo: il Dortmund nega al Lipsia ogni opzione centrale chiudendo tutte le linee di passaggio, inoltre l'approccio, come già visto nelle prime partite alla guida della squadra, permette ai difensori centrali di uscire immediatamente in aggressione spezzando la linea difensiva nel momento in cui il pallone riesce a filtrare in zona di rifinitura. Una situazione, questa, che Terzic ha codificato ed ha permesso ai quattro difensori di non avere esitazioni sulla scelta da fare.

I RISULTATI 

I risultati, come indicato in premessa, non sempre hanno premiato le scelte di Terzic: oltre alla serie negativa di fine gennaio, la sconfitta interna contro l'Eintracht Francoforte il 2 aprile, aveva allontanato il Dortmund dalla zona Champions di ben 7 punti. Un distacco che sembrava impossibile da colmare, ed invece i gialloneri sono riusciti, grazie alla fiducia del gruppo nelle scelte dell'allenatore e, perché no, grazie al recupero di elementi fondamentali come Jadon Sancho e Raphael Guerreiro, a trovare una serie di 5 vittorie consecutive che, unite al crollo della squadra di Hutter, le hanno permesso di recuperare la quarta posizione in classifica.

Il recupero dell'esterno inglese e del terzino portoghese ha permesso al giovane allenatore tedesco di poter insistere sulla scelta di dare ritmo alla manovra mediante le combinazioni laterali viste sopra, superando il lento e sterile possesso palla implementato da Favre nell'ultima parte della sua gestione.

A Terzic, dunque, restano 180 minuti per portare la barca Dortmund nel porto della Champions League, un risultato che renderebbe merito al suo lavoro: un lavoro che ha portato Haaland e compagni a 30 minuti dall'accesso alle semifinali di Champions League e che, domani sera, potrebbe sublimarsi alzando al cielo la Coppa di Germania nella finale che ripropone la sfida giocata sabato scorso contro il Lipsia. Comunque andrà a finire uno tra lui e Nagelsmann alzerà il primo trofeo della propria carriera da allenatore professionista: personalmente mi auguro uno dei tanti.

Friday, 12 March 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 21



Superata un'altra settimana in cui sono state protagoniste le coppe europee si ritorna immediatamente nell'atmosfera dei campionati che, a questo punto, iniziano ad entrare nella fase finale: dopo aver lavorato negli ultimi mesi alla ricerca di un'identità di gioco, questo è il periodo dove si capisce quali strategie si sono rivelati vincenti e quali no. E' il momento di focalizzarsi sugli obiettivi ed ogni partita comincia ad assumere un ruolo decisivo per la classifica.

Per questo weekend ho scelto tre partite ognuna avente un significato diverso: abbiamo due squadre che hanno deciso di cambiare volto nel corso della stagione in attesa di capire cosa fare nella prossima stagione ma che non possono abbassare la guardia nella stagione attuale; abbiamo due squadre che, invece, hanno costruito una stagione in cui hanno consolidato le proprie idee di gioco e che si affrontano per capire se nel breve o nel lungo periodo possono pensare di diventare grandi; infine abbiamo due squadre che rappresentano una delle più grandi rivalità stracittadine d'Europa le cui tracce in questa stagione sono sempre andate in direzioni opposte.


BORUSSIA DORTMUND - HERTHA BERLINO (SABATO ORE 18,30)

Con il passaggio del turno in Champions League il Borussia Dortmund ha trovato un senso ad una stagione che, dopo l'esonero di Favre, è sembrata scappare di mano: ad Edin Terzic, traghettatore in attesa di affidare la panchina a Marco Rose nella prossima stagione, sta riuscendo il compito di trovare in questa situazione un minimo di quadratura del cerchio all'interno di un contesto molto confuso, soprattutto a causa degli infortuni che stanno falcidiando la squadra in questo periodo della sua gestione.

Il tecnico del Dortmund ha dovuto lottare con una serie di infortuni in questi mesi che lo hanno costretto a rivedere più volte i suoi piani fino ad arrivare al punto di mettere da parte ogni tipo di proposta di gioco specifica ma di adattarla in base agli uomini a disposizione: e così dopo l'infortunio di Witsel ha dovuto trasformare il 4-2-3-1 in un 3-4-3 per mantenere un certo equilibrio difensivo, poi con l'infortunio di Sancho e Guerreiro ha dovuto virare sul 4-3-3 come nella sfida infrasettimanale di Champions contro il Siviglia.

Fonte dati FbRef / StatsBomb
Lavorando più sugli uomini che su uno specifico sistema di gioco Terzic sta riuscendo quanto meno ad esaltare le caratteristiche di diversi elementi che sembravano finiti in ombra: uno di questi è senza dubbio Mahmoud Dahoud autore di prestazioni eccezionali sia nel doppio confronto contro il Siviglia in Champions che nel Klassiker perso nei minuti finali contro il Bayern lo scorso weeekend, partite in cui ha mostrato le sue qualità tecniche nel far avanzare il gioco anche sotto pressione avversaria, ed anche insospettabili capacità nell'andare ad aggredire palloni vacanti o seconde palle; l'altro è Marco Reus che sta trovando una importante continuità di rendimento e di minutaggio sperando che gli infortuni non tornino a tormentarlo. Ma ovviamente non è possibile parlare di Borussia Dortmund senza parlare della centralità di Haaland: il suo coinvolgimento o meno nel gioco, la sua presenza o assenza in campo hanno un impatto pari a quello dell'inclinazione di un tavolo per una biglia, ed il suo rendimento è perfettamente sintetizzato dai numeri, per cui alla fine il discorso tecnico per Terzic si riduce a far toccare quanti più palloni possibili al norvegese consapevole che più e coinvolto più alte sono le possibilità di trovare la via della rete.

L'avversario di turno per il Dortmund è l'Hertha Berlino, una delle grandi delusioni di questa Bundesliga: il club della capitale ha fatto grossi investimenti quest'anno che sembravano potessero portare la squadra ad avere un ruolo di rilievo nel corso del campionato, ed invece si trovano a dover lottare per la salvezza.

L'escalation negativa della situazione ha portato a fine gennaio all'esonero di Labbadia, allenatore che aveva preso in consegna la squadra durante il lockdown nella scorsa stagione, anch'essa ricca di delusioni e difficoltà nei rapporti tra campo e club. La sua versione dell'Hertha Berlino era tatticamente ambiziosa, con una squadra che cercava di fare possesso e di aggredire maggiormente l'avversario: un'idea di calcio che sembrava calzante per la rosa a disposizione di Labbadia, ma invece le cose non sono andate come sperato, con una squadra che raramente ha mostrato di tenere un certo equilibrio che, difatti, si è riverberato sulle prestazioni difensive della squadra.

Fonte dati FbRef StatsBomb
Al suo posto il club ha assegnato il posto a Paul Dardai, cavallo di ritorno sulla panchina dell'Hertha, nonché bandiera da calciatore. L'ungherese sta cercando di cambiare il corso degli eventi della squadra modificandone l'approccio: la fase di non possesso è meno aggressiva (il PPDA è aumentato sotto la sua gestione comparato alla gestione Labbadia), mentre la fase di possesso è più diretta (il numero di passaggi a partita è abbondantemente diminuito, come si evince dal grafico, suddiviso tra gestione Labbadia, in verde, e gestione Dardai, in rosso). Al momento il cambio di approccio ha portato appena 4 punti in 6 partite (che includono, però, le sfide contro le attuali prime 4 in classifica) e che ha portato la prima vittoria nell'ultimo weekend contro l'Augsburg.

La sfida dell'andata terminò con un pirotecnico 5-2 a favore del Dortmund in cui i pregi ed i difetti delle due squadre erano stati alquanto visibili, nel corso della stagione i difetti hanno portato all'esonero di entrambi gli allenatori, per cui sarà una sfida interessante quella tra Terzic e Dardai, due traghettatori ma con la responsabilità di restituire un senso al materiale importante che hanno a disposizione.


MANCHESTER UNITED - WEST HAM (DOMENICA, ORE 20,15)

Sfida di grande fascino quella dell'Old Trafford ed i motivi non sono pochi: si tratta di due squadre dalla grande tradizione e che hanno fatto la storia del calcio inglese, tornando ai giorni nostri è la partita che vede il ritorno di Moyes nello stadio dove sembrava essere iniziato il declino della sua carriera, ma soprattutto è una sfida che dopo tanti anni torna a profumare di alta classifica, con gli Hammers che sembrano aver trovato, dopo anni di sofferenze, una competitività ad alti livelli.

Lo United si presenta a questa sfida reduce dalla vittoria del derby contro il City, dove ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione di quale direzione Solskjaer ha voluto dare alla propria guida tecnica con questo gruppo di giocatori. L'allenatore norvegese ha sostanzialmente creato una squadra prevalentemente reattiva, con una preparazione alla partita basata sull'avversario e sul come limitarne i punti di forza: questo approccio presenta, come altro lato della medaglia, una sensazione di squadra che, invece, in possesso si affidi prevalentemente alle giocate individuali dei suoi elementi offensivi o alla velocità degli stessi in situazioni di transizione.

Queste sensazioni sono maggiormente visibili nelle gare disputate negli scontri diretti in campionato, dove lo United stava iniziando a raccogliere una serie di 0-0 che ben rappresentavano il tipo di partita messo in piedi dalla squadra di Solskjaer. Questo atteggiamento è stato più volte contestato da buona parte della critica vicina al mondo dei Red Devils, critiche che al momento sono state smorzate dalla vittoria ottenuta in casa del City.

Questo è un esempio di come Solskjaer adatti il proprio schieramento a quello dell'avversario in fase di non possesso: contro il City nello scorso weekend lo United è stato molto bravo nel limitare l'impostazione della squadra di Guardiola creando una gabbia per le ricezioni di De Bruyne e Gundogan. I due mediano Fred e McTominay li seguivano a uomo mentre la prima linea di pressione si occupava di chiudere le linee di passaggio verso di loro. Questa strategia mista tra copertura della prima linea e marcatura dei due mediani ha tolto ossigeno alla manovra del City che ha fatto una gran fatica a raggiungere l'area di rigore avversaria. Da una situazione di questo genere è nata la palla rubata da cui è scaturita l'azione del rigore che ha sbloccato il derby dello scorso weekend.

Il campionato del West Ham, come indicato in premessa, ha superato di gran lunga le aspettative, sia per quel che si è visto dalle parti del London Stadium nelle ultime stagioni, sia per la fiducia nella capacità di David Moyes di far risalire le quotazioni proprie e della squadra. Ed invece ecco che il manager scozzese, che dopo l'avventura nel 2013 ad Old Trafford sembrava essere caduto in un buco nero, è riuscito a ricostruire un'identità a questa squadra rendendola molto solida e, allo stesso tempo, molto piacevole da vedere.

A differenza delle scorse stagioni, sotto la guida di Moyes il primo passo in avanti è stato fatto sulle scelte operate in sede di mercato a partire dalla sessione invernale dello scorso anno: anziché andare ad investire somme su giocatori di grido ma poco funzionali, il club ha iniziato a scandagliare mercati meno affascinanti sulla carta ma decisamente più funzionali: così dallo Slavia Praga sono arrivati Coufal e Soucek, mentre dalla Championship sono arrivati Bowen, Dawson e Benrahma, giocatori che si sono rivelati subito utili alla causa.

Moyes schiera la squadra sostanzialmente con due moduli: il 4-2-3-1 oppure un 3-4-2-1 in cui però la strategia di gara non cambia: accettazione del possesso avversario e ricerca delle transizioni dove poter utilizzare la rapidità di Lingard, Bowen o Pablo Fornals. Tuttavia il vero punto di forza del lavoro di Moyes sta nell'esaltare le qualità dei propri uomini in termini di compiti e funzioni ancor prima del loro posizionamento in campo: infatti guardando le statistiche individuali dei giocatori del West Ham, molti di essi risultano eccellenti in uno specifico fondamentale, ed è su questo che Moyes costruisce la forza della sua squadra. Guardando agli esempi a fianco si evince chiaramente che il principale punto di forza della squadra sta nelle capacità dei due centrali di centrocampo Rice e Soucek che hanno formato un'accoppiata che perfettamente si integra: il talento della sempre florida Academy degli Hammers ha una grande capacità di raccattare palloni davanti alla difesa mediante intercetto, il ceco, invece, sfrutta la sua prepotenza fisica per dominare nel gioco aereo, le 8 reti realizzate in campionato sono il biglietto da visita di questa stagione del West Ham. 

SIVIGLIA - BETIS (DOMENICA ORE 21)

Ad una settimana di distanza dal derby di Madrid, un altro sentitissimo derby impreziosisce il calendario della Liga spagnola: il derby di Siviglia mette contro le due identità della città andalusa in uno degli scontro di maggior fascino e vissuti con maggior calore in tutta la Spagna.

Questa partita arriva, inoltre, in un periodo particolare per le due squadre, e per opposte ragioni: nel giro di poche settimane la squadra di Lopetegui ha visto sciogliersi in mano buona parte degli obiettivi di questa stagione, con la pesante uscita di scena dalla Copa del Rey, vittima di una grande prestazione del Barça, ed anche quella dalla Champions League, con il Dortmund che è stato in grado di cambiare di invertire la rotta proprio in coincidenza con la doppia sfida contro gli uomini di Lopetegui; dall'altra parte, invece, il Betis di Pellegrini ha iniziato a trovare un'interessante continuità di risultati, oltre che un miglioramento delle prestazioni, che l'ha portata ad entrare in pianta stabile in lotta per un posto in Europa.

Analizzando le ultime prestazioni del Siviglia è abbastanza percettibile il calo di rendimento della squadra che fatica a muovere il pallone in fase di possesso così come fatica a mantenere il giusto posizionamento in campo in fase di riconquista della palla, ossia l'elemento che sembrava quasi un marchio di fabbrica per la squadra allenata da Lopetegui.

Come si evince dai fermo immagine relativi alle reti subite nelle sfide contro Dortmund e Barcellona, entrambe le situazioni nascono in fase di transizione: Messi nel primo caso, Haaland nel secondo riescono a ricevere il pallone ed eseguire la giocata successiva in piena libertà a causa di una mancanza di attenzione nelle marcature preventive. Questo aspetto è stato a lunghi tratti il punto di forza della squadra di Lopetegui nel corso della stagione permettendole di giocarsi le partite con un baricentro alto ed una forte supremazia territoriale, errori come quelli evidenziati qui di fianco rischiano di far cadere tutto come un castello di carte. Per questo motivo al Siviglia è necessario risintonizzarsi al meglio dal punto di vista della tenuta mentale ancora prima che fisica prima che la Real Sociedad non riesca a colmare tutto il vantaggio che la squadra di Lopetegui si era costruita nel corso della stagione.


Dall'altra parte il Betis di Pellegrini è in un ottimo stato di forma, soprattutto a livello mentale: la squadra betica si presenta a questo derby con una striscia di 10 partite in cui ha raccolto 7 vittorie, 2 pareggi ed 1 sconfitta nella sfida contro il Barcellona che vi avevo presentato qualche settimana fa. Grazie a questa seria positiva i biancoverdi sono riusciti a sfruttare anche il crollo del Villarreal per issarsi al sesto posto in classifica che, ad oggi, sarebbe valido per l'accesso alla Conference League del prossimo anno. La crescita della squadra di Pellegrini nasce grazie al miglioramento di alcuni meccanismi che hanno permesso alla squadra di avere una maggiore supremazia territoriale e, soprattutto, la gestione degli uomini da parte del tecnico cileno gli ha permesso di trovare sempre soluzioni in corso d'opera anche in situazioni molto difficili come l'ultima partita di campionato vinta di rimonta contro l'Alaves. 

Fonte, canale Telegram PlayerankBot
Come è possibile notare dai grafici qui a fianco, il Betis ha uno stile di gioco in fase di non possesso che è abbastanza codificato: il recupero palla avviene cercando di portare l'avversario sull'esterno per poi aggredirlo. Sotto questo aspetto il 4-2-3-1 creato da Pellegrini nasce proprio con questa strategia: se l'avversario non concede il centro del campo si cerca di portare il gioco nella trequarti avversaria mediante catene esterne; se l'avversario, a sua volta, è molto aggressivo, come nel caso del Barcellona, si cerca anche la palla lunga verso la punta centrale (e sotto questo aspetto sia Borja Iglesias che Loren Moron sono dei discreti target man) per poi cercare di andare sulla seconda palla portando diversi uomini a contrastare la risalita dell'avversario. A livello numerico, anche l'indice PPDA del Betis conferma questo approccio, visto che, stando ai dati Understat, la squadra betica si trova al quinto posto con un indice pari a 8,52.


Wednesday, 20 January 2021

Leverkusen-Dortmund o dell'arte di giocare sul filo del rasoio


La sfida della BayArena rappresentava un crocevia molto importante per la lotta alle prime quattro posizioni in Bundesliga, di fronte ci sono due squadre che stanno vivendo o hanno vissuto periodi difficili e che in questo confronto cercano una vittoria per rilanciare le proprie ambizioni in vista di un girone di ritorno dove la lotta per i primi quattro posti in classifica sarà molto serrata.

La partita termina con una vittoria del Bayern Leverkusen dopo 90' giocati su ritmi impensabili visto il calendario così compresso, soprattutto il secondo tempo non ha vissuto soste dal punto di vista delle intensità e delle emozioni: entrambe le squadre hanno portato all'estremo uno stile di gioco basato sui duelli individuali e sulla pressione a tutto campo uomo contro uomo. 

Il risultato è stato un match da 38 tiri effettuati, 39 dribbling riusciti, 36 contrasti e, dati questi numeri, appena tre reti, dato tuttavia confortato dagli xG.


Fonte immagine: Understat


LE FORMAZIONI INIZIALI




Bosz schiera il suo Leverkusen con il 4-3-3 di base con cui ha costruito le proprie fortune in questa stagione: molto importante il recupero di Lars Bender nella linea difensiva e quello di Florian Wirtz a centrocampo; il ruolo di mediano davanti alla difesa lo prende per l'occasione Aranguiz, mentre il centrale del trio d'attacco è Lucas Alario.

Il Dortmund si schiera nuovamente con il 4-2-3-1 scelto da Terzic per il post-Favre: con Witsel fuori fino al termine della stagione, la coppia di centrocampo è composta da Delaney e Jude Bellingham, il classe 2003 inglese che oggi viene preferito ad Emre Can; per il resto confermato Julian Brandt non ostante la poco brillante prestazione di sabato pomeriggio contro il Mainz, mentre nessuna variazione per la linea difensiva a 4 con Meunier e Guerreiro terzini e Hummels ed Akanji centrali.


LA STRATEGIA PER USCIRE DALLA PRIMA PRESSIONE

Come prevedibile, Leverkusen e Borussia cercano di giocare facendo partire l'azione sin dalla propria metà campo facendo uso anche del portiere per giocare la palla (56 passaggi effettuati per Hradecky, 51 per Burki), per cui una delle chiavi della partita stava nella capacità delle due squadre di saper contestare questo tipo di costruzione.

Il Leverkusen, come da sua abitudine, costruisce con i quattro difensori che si scambiano la palla coadiuvati dal vertice basso di centrocampo, la strategia di pressione del Dortmund è quella di chiudere la zona centrale per orientare il gioco sui terzini, in particolare Haaland si occupa di chiudere sul centrale in possesso del pallone mentre Reus si occupa prevalentemente di chiudere la linea di passaggio verso Aranguiz. Una volta che la palla arriva ai terzini, gli esterni del Dortmund provano ad aggredire, questo ha portato il Leverkusen a giocare spesso la palla indietro sul portiere Hradecky per riciclare il possesso anziché buttare la palla come da sua abitudine.

Ancora più basata sui duelli individuali la prima pressione voluta da Bosz: Amiri viene alzato su Akanji, Alario orientato alla chiusura della linea di passaggio tra Burki ed Hummels, i due centrocampisti vengono presi da Aranguiz e Wirtz ed i due terzini dai due esterni offensivi: la soluzione a questo punto per il portiere del Dortmund è tentare il lancio lungo.




Il goal del vantaggio del Leverkusen arriva da una situazione di questo genere: lancio di Burki, Wendell vince il duello aereo, sulla risalita del Dortmund Bailey inventa un lancio perfetto che Diaby lanciandosi alle spalle della linea difensiva raccoglie con un gran controllo permettendogli di arrivare indisturbato davanti a Burki, sbloccando la partita.

LE TRANSIZIONI DEL LEVERKUSEN DETERMINANO IL CONTESTO TATTICO

La velocità di Bailey e Diaby e le capacità di Amiri e Wirtz di smarcarsi alle spalle dei centrocampisti del Dortmund sono state le armi che hanno determinato il contesto tattico nel primo tempo: con Alario che teneva bloccati i due centrali difensivi ed i due centrali di centrocampo spesso chiamati ad uscire lateralmente per ingabbiare gli esterni del Leverkusen, le due mezzali spesso avevano campo per dialogare e creare occasioni in grandi spazi grazie alla superiorità numerica generata dall'aggiramento della pressione laterale.

In questo contesto tattico il Dortmund, sotto di un goal, ha dovuto cercare il modo per portare il gioco nella trequarti avversaria ma cercando di non scoprire eccessivamente la squadra alle transizioni del Leverkusen.
La scelta ricade sul tentare di attrarre la pressione del Leverkusen scaglionando diversamente le posizioni di Delaney e Bellingham che, con i loro movimenti cercano di creare linee di passaggio per Reus o Haaland che vengono incontro a prendere palla per poi giocare il pallone alle spalle della linea difensiva del Leverkusen sempre schierata altissima. La strategia ha creato situazioni potenzialmente interessanti che, però, non ha ottenuto i risultati sperati anche perché la squadra di Bosz ha letteralmente dominato i duelli individuali e, senza i terzini in appoggio allo sviluppo offensivo dell'azione, la linea difensiva del Leverkusen ha avuto buon gioco nel suo atteggiamento orientato sulla palla visto che non c'erano giocatori del Dortmund ad attaccare gli spazi.

Fonte statistiche WhoScored
La dimostrazione numerica dell'approccio migliore alla partita da parte del Leverkusen è dato dalle statistiche: alla fine del primo tempo la squadra di Bosz ha letteralmente dominato sia nel possesso palla che nella creazione di occasioni: il dato sui tiri effettuati nel primo tempo è abbastanza eloquente, con il Dortmund andato al tiro appena 5 volte sommando un totale di 0,23 xG contro i 14 tiri e 1,23 xG del Leverkusen (fonte xG Understats).







UN DORTMUND PIU' AGGRESSIVO NEL SECONDO TEMPO

Sotto di un goal e con il Leverkusen che è andato al tiro per 14 volte in tutto il primo tempo, il Dortmund aveva la necessità di cambiare il corso del match, per cui Terzic ha chiesto alla propria squadra di cambiare atteggiamento e cercare di portare più uomini in avanti in fase di possesso. 

Il cambiamento di atteggiamento viene declinato mediante l'occupazione con più uomini della zona di rifinitura delegando ai terzini il compito di dare ampiezza, una situazione che spesso si è vista in queste prime partite del tecnico di origini croate sulla panchina del Borussia.
Con questo schieramento Terzic cerca di occupare i mezzi spazi con due giocatori e con altri due vanno ad attaccare la linea difensiva del Leverkusen mediante un meccanismo di rotazioni tra Reus, Brandt e Jadon Sancho, se invece uno tra Brandt e Sancho si allarga per aprire la linea difensiva del Leverkusen, spetta a Bellingham il compito di riempire la zona di rifinitura.

Fonte grafico WhoScored
In questo contesto il giocatore che più sembra trarre vantaggio da questo nuovo approccio è Jadon Sancho che, coadiuvato da Guerreiro, riesce a puntare più spesso Lars Bender e generare situazioni da cui scaturiscono le migliori opportunità per la formazione di Terzic, tra cui l'azione del goal del momentaneo pareggio. Difatti come si evince dal dato relativo alle fasce d'attacco, il lato sinistro è stato quello preferito dai gialloneri, proprio la zona dove hanno agito l'esterno offensivo inglese ed il terzino portoghese.





L'altro lato della medaglia di un approccio così aggressivo è quello di concedere spazi alle ripartenze del Leverkusen che, con gente come Diaby e Bailey possono essere letali, tuttavia gli uomini di Bosz in fase di transizione (usando gli stessi meccanismi già raccontanti nel primo tempo, ma con ancora più spazio), hanno mancato sempre la giocata vincente portando troppo la palla e perdendo il giusto tempo per il passaggio decisivo. Come si evince dalla grafica di WhoScored, in questo lasso di tempo che va dall'inizio del secondo tempo al goal del pareggio di Brandt, le percentuali di passaggio di Bailey e Wirtz si abbassa fino al 60%, a dimostrazione della grande difficoltà dovuti ad una minore lucidità nel secondo tempo.

In questo contesto di continui capovolgimenti di fronte la maggiore aggressività del Dortmund ha dunque pagato: la presenza di tanti uomini sulla trequarti del Leverkusen permette un recupero alto del pallone su un disimpegno non riuscito da Diaby, sugli sviluppi della palla recuperata la linea difensiva del Leverkusen concede spazio al limite dell'area a Julian Brandt che trova il pareggio.

I VENTI MINUTI FINALI A VISO APERTO

Nei venti minuti finali, complice la stanchezza ed il risultato di parità che non accontentava nessuna delle contendenti, le squadre si allungano, saltano sostanzialmente gli schemi, ogni possesso diventa una potenziale occasione da una parte e dall'altra, in questo contesto a fare la differenza sono Moussa Diaby e Florian Wirtz che confezionano, complice un duello perso da Meunier contro Schick, l'azione che vale per il Leverkusen il goal della vittoria.

Non ostante il vantaggio la squadra di Bosz non è in grado di cambiare il proprio modo di giocare, lascia in panchina gli altri difensori a disposizione e tiene in campo tutti i suoi giocatori offensivi, ma continua a fare affidamento alla propria linea difensiva che, in effetti, riesce a tenere il Dortmund lontano dalla porta e porta a casa l'intera posta in palio.

CONCLUSIONI


La vittoria permette al Bayer di trovare la prima vittoria in Bundesliga del 2021, una vittoria che rilancia le quotazioni in zona Champions della squadra di Bosz che, quanto meno, ferma la striscia negativa di 1 punto in 4 partite che ha allontanato la squadra dalla vetta della classifica che era stata conquistata nel mese di dicembre. 
Per il Dortmund la sconfitta ferma, invece, una striscia di 7 punti in 3 partite di Terzic, il quale deve ancora lavorare per trovare il giusto equilibrio alla squadra, tuttavia la buona notizia sta nel fatto che la sua gestione sta permettendo di ritrovare progressivamente le versioni migliori di Julian Brandt, Marco Reus e Jadon Sancho, tre giocatori che, per motivi vari, sembravano essersi persi per strada che, chissà, potranno tornare utili per tentare l'assalto al Siviglia negli ottavi di finale di Champions e risalire la classifica della Bundesliga.

Alla fine ciò che emerge da questa partita è che abbiamo assistito ad un grande spettacolo, due squadre che hanno deciso di giocarsi la partita sul filo del rasoio, ben consapevoli del fatto che la figuraccia è dietro l'angolo ma è un'incoscienza che nobilita il calcio e rende la Bundesliga il campionato più divertente d'Europa e, se verranno confermati i risultati della scorsa stagione nelle coppe europee, probabilmente anche il più competitivo.

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