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Wednesday, 5 April 2023

Chiacchere da Bar(i) #28 - Bari-Benevento

 

Foto: Pagina Facebook SSC Bari.

Dopo la pausa per le nazionali sono tornati i campionati, quindi anche la serie B e quindi torna Chiacchere da Bar(i). Io e Giovanni Fasano proviamo a raccontare cosa è stata Bari-Benevento, con il ritorno alla vittoria della formazione biancorossa che ci porta al dilemma esistenziale se festeggiare per il risultato o essere preoccupati per la prestazione. Proviamo a ragionarci su.

Tuesday, 8 November 2022

Chiacchere da Bar(i) #10 - Benevento-Bari

 

Foto: Pagina Facebook SSC Bari.


Per il decimo episodio di Chiacchere da Bar(i) io e Giovanni Fasano proviamo a raccontare una partita molto difficile da raccontare, ossia quella disputata sabato al Vigorito tra Benevento e Bari, un match in cui si è giocato poco e male, con tanta tensione da ambo le parti e altrettanto poca lucidità tecnica. 

Ne è venuto fuori un pareggio poco utile alla squadra di casa e che, invece, sembra caduto dal cielo per la formazione biancorossa che mai ha mostrato - nel corso della partita - un piano organico per ribaltare l'inclinazione del match dalla propria parte. 

Infine ci proiettiamo alla sfida di sabato contro il Sudtirol, una partita ricca di significati dal punto di vista tecnico più un secondo significato determinato dalla presenza nella squadra altoatesina di un giocatore "vecchia conoscenza" della squadra biancorossa.

Wednesday, 2 March 2022

Benevento e Cremonese promuovono il calcio moderno anche in Italia


Nel tour de force in cui è impegnata la Serie B in questo mese di febbraio, Benevento-Cremonese ha dato il via al marzo calcistico con un match terminato in parità ma che rinforza le convinzioni di entrambe le compagini nella corsa per la serie A (che sia diretta o tramite play-off) e soprattutto conferma la bontà del lavoro di Fabio Caserta e Fabio Pecchia, con il primo che si sta rivelando sempre più un allenatore emergente pronto a mettersi in gioco al piano superiore, mentre il secondo, dopo la cattiva esperienza di Verona, sta mostrando di saper mettere a proprio agio un gruppo di giovani talentuoso e dalla cifra tecnica difficile da vedere per il campionato cadetto.

L'1-1 finale è frutto di un equilibrio tra il gioco della Cremonese basato sul palleggio e quello del Benevento basato sulla ricerca della profondità; ai punti si potrebbe affermare che la formazione grigio-rossa avrebbe meritato qualcosa in più per occasioni da goal prodotte, ma va detto che entrambe le formazioni hanno sempre cercato di imporre il proprio gioco dando vita a sprazzi di partita anche molto intensi e piacevoli,


LE FORMAZIONI INIZIALI

Il Benevento di Caserta si schiera con un 4-3-3 in cui la coppia centrale di difesa è composta da Glik e Vogliacco (due muri nella sofferta vittoria di sabato pomeriggio a Perugia), Letizia e Barba sono i due terzini (quest'ultimo rimpiazzato dopo poco da Foulon causa infortunio); a centrocampo Calò è il vertice basso supportato da Ionita per fornire supporto fisico e da Acampora per pulire il possesso. Il tridente d'attacco è composto da Forte come riferimento centrale, con Insigne ed Improta ai suoi lati aventi compiti diversi: il fratello del capitano del Napoli è chiamato ad accentrarsi, mentre l'ex Bari e Salernitana deve svolgere più funzioni di mantenimento dell'ampiezza.


La Cremonese viene schierata da Pecchia con il 4-2-3-1 molto offensivo a cui ci ha abiutato in stagione, con la coppia Bianchetti-Okoli a fornire sicurezza alla linea difensiva con la loro forza sui duelli, i terzini Sernicola e Valeri sono chiamati a spingere; a centrocampo la coppia Castagnetti-Fagioli è tra le meglio assortite della categoria, con il primo abile a muovere rapidamente il pallone grazie al suo mancino educatissimo anche nelle giocate a lunga gittata, mentre Fagioli al suo fianco sta esplodendo come centrocampista di lotta e di governo, con la sua grande capacità di gestire il pallone anche in situazioni di forte pressione e con la capacità di cercare la giocata mai banale. In attacco il punto di riferimento è Samuel Di Carmine, alle cui spalle agisce Rafia mentre ai lati operano la fantasia di Luca Zanimacchia a destra e la corsa di Baez sul lato opposto.


LA BATTAGLIA TATTICA PARTE DAI TERZINI 

Le ambizioni dei due allenatori e la volontà di proporre un calcio offensivo è visibile dal modo in cui vengono utilizzati i terzini: soprattutto nel primo tempo Letizia e Foulon (quando è subentrato a Barba) da una parte e Sernicola e Valeri dall'altra sono stati utilizzati come arma dai due allenatori per aprire lo schieramento difensivo avversario e muoverlo al fine di trovare spazi in verticale su cui far proseguire l'azione. Questo posizionamento dei terzini era ben visibile sin dalla fase di costruzione delle due squadre.

Il Benevento costruisce con i due centrali che si aprono e Calò che si abbassa in mezzo ai due cercare di far partire l'azione in maniera pulita; proprio per mantenere alti e protetti i terzini, i giocatori più vicini nello schieramento erano le due mezzali Acampora e Ionita, chiamati a loro volta ad attrarre la linea di centrocampo della Cremonese e creare spazio nella zona tra le linee. In questo esempio si vede la posizione di Letizia più alta rispetto a Ionita ed Acampora che invece cercano di fornire una linea di passaggio frontale e fare anche da terzo uomo per permettere la ricezione a Calò, schermato sempre da uno tra Di Carmine e Rafia. 

Dall'altra parte la Cremonese aveva il problema di dover affrontare le due linee da 3 uomini proposte da Caserta per fermare la progressione centrale del gioco da parte della squadra grigiorossa: per questo motivo la soluzione adottata era quella di aprire uno tra Fagioli e Castagnetti al lato dei due centrali di difesa in modo da essere raggiunti dalla linea di passaggio lasciata aperta dall'avanzamento dei terzini e permettere loro di dialogare con lo stesso terzino di parte e con l'esterno offensivo con l'obiettivo di sovraccaricare la zona per poi far arrivare il pallone in zona rifinitura o cercare di avanzare mediante triangolazioni.

Lo stesso esempio è visibile quando il pallone va sul lato opposto, dove è Fagioli ad aprirsi per sfuggire alla morsa centrale dello schieramento difensivo del Benevento. In questo fermo immagine è meglio visibile lo schieramento del Benevento atto a chiudere il centro del campo e la volontà della Cremonese di aprirlo puntando sul sovraccarico laterale al fine di aprire una linea di passaggio per Rafia (che però viene sempre seguito quasi a uomo da Calò) o per progredire utilizzando lo stesso Sernicola e l'esterno offensivo di parte. 

LA RICERCA DELLA PROFONDITA' DEL BENEVENTO


Il diverso stile di gioco delle due squadre si è visto anche nel modo in cui hanno cercato di arrivare in porta ma anche di come hanno cercato di aggredire l'avversario, una differenza di stile che ha reso estremamente divertente la partita per lunghi tratti, con anche diverse fasi ricche di transizioni, duelli e contrasti che hanno alzato il livello agonistico della partita dandole anche un bel ritmo.

La strategia del Benevento era quella di disordinare il 4-4-2 con baricentro medio-alto della Cremonese, e Caserta ha mostrato di avere due importanti armi a propria disposizione per riuscire nel proposito, una si chiama Giacomo Calò, l'altra Roberto Insigne. Il regista delle streghe ha mostrato le sue grandissime qualità nel gioco lungo e nella ricerca di palloni filtranti tra le linee: in questo esempio si vede una giocata tipica del Benevento di Caserta (chiedo scusa per il gioco di parole geografico) con Ionita che fa da terzo uomo per servire il numero 5 che cerca la giocata di prima intenzione in verticale alle spalle della linea difensiva alta della squadra di Pecchia. 

L'ex centrocampista della Juve Stabia è stato una precisa richiesta di Fabio Caserta appena giunto a Benevento ad inizio stagione, visto che lo ha avuto a propria disposizione proprio negli anni di Castellammare di Stabia e senza dubbio rappresenta l'emanazione del suo allenatore in campo. Le statistiche mostrano come questo tipo di giocata sia il marchio di fabbrica del centrocampista del Benevento, tanto da essere il migliore in campionato nella specifica statistica dei passaggi filtranti predisposta da Wyscout, intendendosi come filtranti quei passaggi diretti ad un compagno di squadra alle spalle della linea difensiva avversaria.

L'altra soluzione della squadra sannita era quella di Roberto Insigne tra le linee: grazie al posizionamento delle mezzali in fase di costruzione e grazie al movimento di Forte ed Improta a fissare la linea difensiva della Cremonese, non di rado si creavano spazi tra le linee in cui si muoveva il fantasista della formazione beneventana. Tramite queste ricezioni il fratello di Lorenzo poteva muovere il pallone in zone di campo molto pericolose, la scelta pià gettonata è stata quella di sfruttare gli spazi che si creavano sugli esterni per lanciare i terzini (già alti a causa della loro posizione in fase di costruzione) ed arrivare al cross cercando di sfruttare i centimetri di Forte e Ionita in area.

La mappa dei passaggi ricevuti dal numero 19 del Benevento mostra chiaramente quanto questa soluzione sia stata cercata dalla formazione di Caserta per creare pericoli dalle parti di Carnesecchi.









IL GIOCO TECNICO ED IN VELOCITA' DELLA CREMONESE

Dall'altra parte la soluzione era quella di avanzare mediante le giocate in zone esterne con Baez da un lato e Zanimacchia dall'altro lato. Anche in questo caso il posizionamento in zona avanzata dei terzini era funzionale a cercare tramite triangolazioni, con l'aiuto del centrocampista o del trequartista, l'avanzamento oppure sovraccaricare quella zona di campo in modo da poter ribaltare il gioco o riaggredire immediatamente non appena il pallone veniva perso.

In questo esempio possiamo vedere come sia Di Carmine, servito in verticale, ad associarsi con Valeri e Rafia per creare un triangolo esterno mentre Baez cerca di sfruttare lo spazio creato alle spalle di Letizia e lasciato incustodito da Ionita e Calò, chiamati a chiudere il triangolo della Cremonese. Questo tipo di soluzione con taglio di Baez alle spalle di Letizia sarà la giocata che permetterà alla Cremonese di trovare il goal dell'1-1 per opera del proprio numero 7, seppur con la complicità di Paleari. Infine il posizionamento di Sernicola e Fagioli ci mostra anche la preparazione della squadra ad usare il contro-pressing per tenere il gioco sulla trequarti avversaria anche in caso di palla persa e sostenere, quindi, una strategia d'attacco con tanti giocatori in avanti.

Sul proseguimento dell'azione di cui sopra, possiamo vedere come la squadra, appena perso il pallone, cerca immediatamente di fiondarsi su di esso con un gegenpressing promosso da Fagioli e da Baez, mentre vediamo Sernicola che si abbassa a fornire una prima copertura ed Okoli già pronto a contrastare Forte qualora il Benevento avesse deciso di usarlo come appoggio per far partire la transizione offensiva. Nella fattispecie questa transizione verrà bloccata da un fallo dello stesso Fagioli, una situazione che non genera, quindi, un recupero palla ma allo stesso tempo non genera un pericolo immediato in contropiede.

Per cui mentre da una parte abbiamo visto una squadra che ha cercato di manipolare lo schieramento avversario per generare spazi da attaccare, dall'altra parte abbiamo visto una squadra cercare di muovere il pallone velocemente in spazi stretti. 


LA SUPERIORITA' DELLA CREMONESE NEL SECONDO TEMPO

Nel calcio dei cinque cambi a partita e degli impegni ravvicinati (con il prossimo turno di campionato nel weekend le squadre di serie B avranno disputato 8 giornate nel lasso di tempo di un mese esatto) sapere utilizzare le soluzioni dalla panchina ha un ruolo decisivo nella gestione del match. Così, mentre nel primo tempo abbiamo visto due squadre sfidarsi al meglio con le rispettive armi, nel secondo tempo i cambi hanno orientato il piano inclinato della partita dalla parte della Cremonese che però non è riuscita a concretizzare questa superiorità con il goal della vittoria.

A cambiare la partita è stata la scelta strategica dei due allenatori sui cambi offensivi: da una parte Caserta inserendo Lapadula al posto di Acampora ha sostanzialmente deciso di affidarsi interamente ad un 4-4-2 con lanci sulle punte e poi lavorare sulle seconde palle, dall'altra parte Pecchia ha fatto esattamente l'opposto, togliendo la punta centrale Di Carmine e Rafia per inserire Gondo e Gaetano, i cui movimenti a venire incontro hanno creato situazioni tali da allungare lo schieramento in campo della squadra sannita.

Il passaggio alle due punte voluto da Caserta ha portato alla ricerca di combinazioni rapide e dirette tra le due punte, una soluzione che ha quindi reso ancora più verticale l'atteggiamento della squadra di casa, il cui schieramento, come si vede nell'esempio è apparso più simile ad un 4-2-3-1. Come si vede la Cremonese non ha avuto paura a sfidare questo schieramento quasi in maniera pura, ossia andando alla ricerca del duello uomo su uomo e tenendo la linea alta. Alla fine la scelta si è rivelata vincente in quanto nella ripresa la squadra di Pecchia ha vinto quasi il 70% dei duelli difensivi, rendendo di fatto inoffensiva la mossa di Caserta. Ovviamente per puntare a questa idea difensiva Pecchia si fida molto soprattutto dei suoi centrali difensivi e sul posizionamento dei due centrocampisti centrali, in particolare la forza fisica nei duelli del centrale difensivo dell'Under 21 Okoli è decisamente fuori categoria, ed indipendentemente dall'andamento finale della stagione della Cremonese, sarà molto probabile vederlo in serie A nella prossima stagione, ricordando che il ragazzo è di proprietà dell'Atalanta.

La scelta di togliere un centrocampista per un attaccante ha scoperto lo schieramento difensivo del Benevento che, trasformandosi in un 4-4-2 ha avuto maggiori difficoltà a coprire le ricezioni tra le linee degli attaccanti avversari, situazione acuita dalle difficoltà di Improta ed Insigne a rientrare in copertura. Merito della Cremonese è stato anche quello di riciclare immediatamente i possessi ogniqualvolta riuscivano a disinnescare le combinazioni tra le due punte grazie alle qualità in distribuzione del pallone sia di Castagnetti che di Fagioli, due giocatori che si integrano perfettamente come caratteristiche in mezzo al campo. In questo esempio si vede chiaramente come la Cremonese possa banchettare negli spazi tra le linee di difesa e centrocampo del Benevento.

Come si evince dalla statistica relativa agli expected goals, nel secondo tempo la squadra di Pecchia ha avuto diverse occasioni da rete sfruttando questo vantaggio tattico e tecnico che si era creato, ma nonostante le 5 palle goal superiori a 0,10 xG create, le parate di Paleari e l'imprecisione in fase conclusiva hanno tolto alal Cremonese la possibilità di portare a casa i 3 punti e mantenere, quindi, la testa della classifica.



CONCLUSIONI


Benevento e Cremonese hanno messo in mostra una partita che nobilita il palcoscenico della serie cadetta: nonostante siamo in una fase della stagione parecchio densa di eventi e dove i punti in palio iniziano a farsi pesanti, le due squadre non si sono fatte problemi a cercare di imporre il proprio stile di gioco sull'avversario e giocare a carte scoperte nella ripresa nel tentativo di portare a casa i 3 punti.

Il calcio italiano ha sempre vissuto in una bolla di calcio speculare, dove l'equilibrio e la scarsa propensione al rischio fanno da padrone; vediamo questo retaggio ancora presente nel linguaggio giornalistico ed anche di alcuni addetti ai lavori, per cui vedere due squadre di B che provano a giocarsi la serie A con idee di calcio propositive e non avverse al rischio rappresentano un segnale tecnico che, arrivando dal basso, possa permettere finalmente al calcio italiano di evolversi in maniera definitiva promuovendone l'innalzamento qualitativo.

Friday, 7 May 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 28

Dopo aver celebrato le finaliste delle due coppe europee, torniamo a rituffarci nella fase finale dei campionati che, anche in questo weekend, prevedono partite decisive per l'esito finale della stagione di molto squadre. Il calendario prevede, tra le altre, l'anteprima della finale di Champions League che potrebbe consegnare al Manchester City il titolo di campione d'Inghilterra in maniera matematica, ma anche quella della finale di Coppa di Germania, con Lipsia e Dortmund che si affrontano in campionato prima di potersi affrontare nella finale di Berlino: In Italia la sfida tra Juventus e Milan avrà un grosso impatto per la lotta per la Champions. 

Gli esempi di cui sopra non sono esaustivi in relazione a quanto accadrà in questo weekend, altri temi di grande importanza sono presenti nelle partite che vi consiglio di seguire in questi giorni, partite che il calendario ha voluto incastrare tutte nella giornata di domenica.

SERIE A, BENEVENTO - CAGLIARI (DOMENICA ORE 15)

La nostra serie A ha assegnato lo scudetto la scorsa settimana, così come ha decretato le prime due squadre a retrocedere in B, ossia Crotone e Parma, ma per le altre posizioni in classifica la lotta è apertissima, sia per la Champions, che vede in programma la sfida tra Juventus e Milan che potrebbe essere decisiva , che per la salvezza, con la lotta per evitare l'ultimo posto rimasto per scendere nella serie cadetta. 

Per questo motivo, la sfida di domenica pomeriggio tra il Benevento ed il Cagliari potrebbe indirizzare la corsa in maniera definitiva così come aprire una bagarre tutti contro tutti che potrebbe arrivare a coinvolgere anche Genoa e Fiorentina.

Per la formazione di Inzaghi la partita di domenica rappresenta quasi un'ultima spiaggia per giocarsi una salvezza che solo qualche settimana fa sembrava una cosa fatta. Le streghe hanno subito un grave crollo nel girone di ritorno, con appena 9 punti raccolti finora (ed una sola vittoria, quella ottenuta in casa della Juventus), un pessimo bottino frutto di una perdita di equilibrio da parte della squadra sotto diversi punti di vista.

I guai sono iniziati quando Inzaghi, un po' per scelta un po' per situazioni contingenti, ha rinunciato al 4-3-2-1 che sembrava essere l'abito tattico migliore di questa squadra, nonché lo schieramento con cui la squadra ha ottenuto la promozione nella scorsa stagione: le assenze in corso d'opera di Roberto Insigne e Caprari, padroni della zona rifinitura, quella di Letizia sulla fascia destra e le presenza a singhiozzo del metronomo Pasquale Schiattarella hanno tolto progressivamente certezze alla squadra ed anche al suo allenatore che ha faticato da quel momento a trovare una quadratura alla squadra.

Fonte dati Wyscout
Ad essere penalizzato è stato prevalentemente l'equilibrio della squadra, con un baricentro che si è progressivamente abbassato rendendo sempre più arida la fase di possesso. Come si evince dal grafico elaborato qui a fianco, nel corso del girone di ritorno la squadra ha progressivamente abbassato la produzione offensiva sia in termini di quantità delle conclusioni che in termini di qualità delle stesse. La situazione di classifica ha costretto Inzaghi nelle ultime settimane ad alzare nuovamente il baricentro della propria squadra che, però, concede molto quando si porta in avanti, una situazione vista in maniera evidente nelle ultime partite contro Lazio, Udinese e Milan.

Il Cagliari, invece, è riuscito grazie al lavoro di Semplici a tirarsi fuori da una situazione di classifica che si era fatta particolarmente critica. Il passaggio al 3-5-2 ha ridato alla squadra un minimo di equilibrio che nella versione della squadra allenata da Di Francesco era assente: un percorso, se vogliamo, contrario a quello del Benevento, con la differenza che l'ex allenatore della Spal ha dovuto quasi improvvisare con una rosa non ben assortita in termini di ruoli, compiti e funzioni. Questo spiega la scelta di schierare Duncan nel ruolo di vertice basso del centrocampo e addirittura Nahitan Nandez da esterno destro a tutta fascia.

Fonte grafico Calcio Datato
Proprio il lato destro è quello dove il Cagliari crea la maggior parte del proprio gioco: nella prima parte di stagione sono state le prestazioni di Zappa a rendere quel lato il più produttivo, con l'infortunio dell'ex terzino del Pescara e con l'arrivo di Semplici quella casella è stata occupata proprio dall'uruguaiano, garantendo in ogni caso il suo apporto. Tuttavia la maggior parte dei pericoli la formazione sarda riesce a crearli su calcio piazzato o su conclusioni dalla distanza, mostrando serie difficoltà a raggiungere l'area di rigore avversaria in maniera organica. 






Presumo che il canovaccio della partita vedrà, giocoforza, il Benevento costretto a fare la partita con il Cagliari che, invece, cercherà, come visto nella partita di domenica scorsa a Napoli di alternare fasi di bunker nella propria area di rigore a fasi di occupazione della metà campo avversaria mediante transizioni ed utilizzo delle fasce per risalire il campo. Sarà una partita in cui ci si gioca tutta una stagione, con molta tattica nella prima parte e tanti mind-games nella mezzora finale da dover gestire per entrambe le squadre, il vantaggio per l'osservatore neutrale è che non può essere una partita da 0-0.


3F SUPERLIGA, BRONDBY - MIDTYJLLAND (DOMENICA ORE 18)

Anche per il campionato danese è arrivato il momento del redde rationem: la formula prevede una fase finale a sei squadre (le prime sei della regular season) che si giocano il titolo affrontandosi in un girone unico in cui si sommano i punti della stagione regolare con quelli di questa fase.

Quando siamo arrivati a 180 minuti dalla fine sono due le squadre che sono in lizza per la vittoria finale, ossia il Midtyjlland ed il Brondby, divise da 4 punti in classifica e che domenica pomeriggio si affrontano nello scontro diretto che potrebbe assegnare il titolo alla squadra della città di Herning per il secondo anno di fila. Al Brondby resta solo un risultato a disposizione in questa sfida per tenere aperti i giochi anche nell'ultima giornata: la vittoria.

Il cammino della storica squadra di Copenaghen in questa stagione è stato esaltante, al punto di chiudere la stagione regolare in testa alla classifica: la fase a gironi, invece, è stata indubbiamente meno soddisfacente in termini di risultati, con 7 punti nelle 6 partite sin qui disputate. Il modo di giocare della squadra allenata da Frederiksen è basato su un 3-5-2 di base in cui i 3 difensori iniziano sempre l'azione da dietro mentre la squadra si distribuisce in quello che può essere definito un 3-3-2-2 con gli esterni che sostengono la fase di sviluppo dell'azione mentre quelle che sulla carta sono le mezzali occupano la zona di rifinitura alle spalle delle due punte. 

Dall'esempio qui a lato si nota chiaramente lo schieramento della squadra in fase di possesso con i tre centrali che si occupano di portar palla e muovere il gioco utilizzando il lavoro degli esterni o cercando la palla filtrante per Frendrup e Lindstrom che completano lo sviluppo o la rifinitura della manovra di gioco. I centrali difensivi della squadra gialloblu sono i giocatori con all'attivo il maggior numero di passaggi effettuati a partita in tutto il campionato, in particolare i due "braccetti" Hermansson e Jung effettuano di media rispettivamente 67 e 65 passaggi per partita.

Una volta riusciti a trovare il passaggio in zona rifinitura ci si affida alle connessioni tra Lindstrom e le due punte Uhre ed Hedlund per trovare la via della rete: sulle prestazioni del giocatore con la maglia numero 18 ne ho già parlato in un post precedente, la sua capacità di cercare la giocata vincente lo rende un giocatore dal pensiero calcistico superiore alla media, tanto da aver messo a referto in campionato 10 goal ed 8 assist. Ha messo il proprio talento a disposizione della propria nazionale Under 21 nella fase a gironi disputata a marzo in cui ha messo a referto due assist nell'ultima partita del girone contro la Russia.

Il Midtyjlland, invece, ha la possibilità, uscendo indenne dalla sfida del Brondby Stadion, di portare a casa il secondo titolo consecutivo al termine di una stagione in cui la squadra allenata da Priske ha potuto assaggiare il teatro della Champions League: un'esperienza che ha consolidato la forza di questa squadra che ha raggiunto un livello di confidenza tecnica fuori scala per questa categoria che le ha permesso, una volta concluso il percorso europeo, di riprendere il controllo di questo campionato e dominarlo nel corso di questo girone finale.

Il 4-2-3-1 del Midtyjlland è ormai decisamente rodato ed è in grado di generare situazioni di pericolo da qualsiasi zona di campo anche grazie alla perfetta copertura in ampiezza del campo ottenuta mediante le rotazioni tra trequartisti che diventano mezzali, attaccanti che diventano trequartisti ed esterni offensivi che diventano attaccanti grazie ai loro tagli. Le soluzioni di gioco di cui dispone questa squadra sono molteplici ed a questo si aggiunge la capacità di recuperare il pallone in zone alte del campo, permettendo alla squadra di avere sempre la supremazia territoriale nel corso della partita e, soprattutto, di tenere lontano l'avversario dall'area di rigore. Infatti la squadra campione in carica non ha il miglior attacco del campionato ma ha, per distacco, la miglior difesa (25 goal subiti) a cui si unisce il minor numero di tiri subiti ed il miglior dato relativo al PPDA.

Come si evince da questo e dal precedente fermo immagine, la prima pressione o la contro-pressione in fase di transizione difensiva è estremamente aggressiva ed impegna un gran numero di uomini portati in quella zona di campo dai meccanismi della squadra in fase di possesso: in entrambi gli esempi possiamo notare come la squadra di Priske si trovi ad avere in zona palla un numero maggiore di giocatori rispetto all'avversario, determinando il più della volta la riconquista immediata del pallone nella trequarti avversaria o la scelta dell'avversario di buttare via il pallone per evitare rischi.

Il calcio danese ha mostrato in questi anni di essere in grandissima ascesa e sta producendo una grandissima quantità di talenti che si stanno formando al meglio in questo campionato che sta diventando un contesto molto fertile a livello tattico e tecnico per accelerarne la crescita. Ne è la dimostrazione i grandi risultati ottenuti dalla nazionale maggiore e dall'Under 21 nella recente pausa per le nazionali: questa partita oltre a decidere il destino del campionato metterà ulteriormente in mostra interessantissimi talenti che vedremo a giugno nella fase finale delle due competizioni per nazionali.


LA LIGA, REAL MADRID - SIVIGLIA (DOMENICA ORE 21)

La sconfitta subita dal Siviglia lunedì sera per mano dell'Athletic Bilbao ha probabilmente tolto dalla contesa per il titolo la squadra di Lopetegui che, in questo weekend da royal rumble per la Liga, va a far visita al Real Madrid mentre Barcellona e Atletico Madrid si affrontano al Camp Nou. Riducendosi al lumicino le speranze di ambire per il titolo, per il Siviglia la trasferta a Madrid resta comunque importante per cercare di tagliar fuori anche la squadra di Zidane dalla lotta per il titolo e, con magari un pareggio nella sfida di Barcellona, continuare a mantenere in piedi le flebili speranze di una grandiosa rimonta. 

La squadra di Zidane si presenta a questa partita reduce dalla pesante eliminazione in Champions per mano del Chelsea: le diverse assenze patite dalla squadra nel corso della stagione alla fine sono state pagate al cospetto di una squadra solida ed organizzata come quella di Tuchel, che ha mostrato come alla fine la squadra non possiede realmente tutta quella grande quantità di soluzioni offensive in grado di invertire il contesto di una partita come avveniva nel corso del triennio delle tre Champions consecutive.

In campionato Zidane ha più volte cambiato la squadra da mettere in campo, utilizzando la Liga come laboratorio tattico in vista dei match di Champions, come è accaduto per esempio dell'implementazione della difesa a tre in vista dell'ottavo di finale contro l'Atalanta o l'utilizzo di Vazquez da terzino destro. Nelle ultime settimane, per esempio, Zidane non ha mai utilizzato Kroos in campionato per avere a disposizione i suoi lanci e le sue geometrie per le sfide ad eliminazione diretta. Il tutto in nome della gestione di una rosa che ha mammano perso pezzi a causa di una catena clamorosa di infortuni che, per fortuna del Real, non hanno coinvolto Luka Modric, uno dei migliori nella sfida persa a Stamford Bridge mercoledì sera, e Karin Benzema, anime di questa squadra in questa stagione.

Fonte statistiche WhoScored


Se vogliamo trovare una costante nel gioco del Real pur all'interno di questo continuo cambio di sistemi di gioco e di moduli sta nell'utilizzo del lato sinistro del campo per sviluppare il gioco e per arrivare in porta: la presenza di un giocatore come Vinicius su quel lato, così come lo è stata la stagione di Mendy su quella fascia, ha convinto l'allenatore francese a preferire quel lato del campo per sviluppare e rifinire il gioco, come anche dimostrato dalla tendenza di Karin Benzema a prediligere quella zona di campo sul dove andare a giocare il pallone. Nelle ultime settimane Zidane è riuscito anche a riesumare Eden Hazard, oggetto misterioso dal suo arrivo a Madrid, falcidiato da una lunga serie di infortuni che stanno rendendo l'investimento fatto dal club un grandissimo flop.

Fonte dati FbRef / StatsBomb
La squadra di Lopetegui ha costruito la propria stagione basandosi su una continua ricerca del controllo del gioco e del possesso del pallone. Ma, come già evidenziato in miei precedenti post, la specificità del Siviglia sta nel suo atteggiamento senza palla, sempre basato sulla pressione alta e supportato da un gran lavoro dei due centrali difensivi, quando sono in grado di accorciare sui rispettivi attaccanti. Come si evince dalle statistiche, questo approccio funziona molto spesso e rende i valori difensivi della squadra di primo livello. Tuttavia, in corso d'opera, i rischi di questo sistema a cui si espone la linea difensiva di Lopetegui, emergono in maniera crudele e sono stati evidenziati nel periodo tra le due gare degli ottavi di Champions League in cui il Siviglia ha perso l'accesso alla finale di Coppa del Re per mano del Barça e l'eliminazione dalla massima competizione continentale, oltre ad una serie negativa in campionato che sembrava allontanarla definitivamente dalle prime tre posizioni. Con un solo impegno settimanale rimasto in programma, la squadra è tornata a ricompattarsi fino ad iniziare una lunga striscia positiva esauritasi lunedì sera dopo un assalto alla porta di Unai Simon durato per quasi tutti i 90 minuti. 

Tra il grande pressing del Siviglia e la capacità di attaccare la linea difensiva avversaria del Real Madrid mediante la tecnica dei suoi centrocampisti abili ad eludere anche i sistemi di pressing meglio organizzati, vedremo sicuramente una grande sfida a livello tattico e tecnico: la prestazione del Real a Londra mercoledì sera ha mostrato sicuramente una squadra in calo, ma la storia di questa stagione e non solo ci insegna che questa è una squadra che non bisogna dare per morta. Ma stesso discorso si può fare sul Siviglia che è stato in grado di risalire da due grossi periodi di crisi in questa stagione, per cui oltre all'importanza per la classifica la sfida di Valdebebas mostrerà chi delle due squadre ha maggior orgoglio da mettere sul campo.

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