Why choosing to analyse a match in which there was two clean sheets and an amount of xG which was equal to 0,7 for both team? (Source: FbRef). Inter and Real Sociedad played a game in which both team did not take any risk. However it was interesting to understand how both team decided to not take risks. Here are the differences between Alguacil and Simone Inzaghi.
Continua la tradizione che vede la Supercoppa Italiana assegnata in Arabia Saudita nel mese di gennaio; proprio un anno fa eravamo qui a raccontare la vittoria dell'Inter sulla Juventus, ed ancora una volta raccontiamo un successo della formazione nerazzurra, questa volta ai danni del Milan, in una partita che certifica il momento più difficile della gestione Pioli post-pandemia.
Il 3-0 finale rappresenta un giusto risultato per il divario visto sul terreno di gioco in termini di interpretazione e preparazione della partita tra le due squadre, con l'Inter in grado di trovare le giuste chiavi per sfruttare le debolezze del Milan, mentre, al contrario i rossoneri non sono riusciti ad attivare con costrutto i loro punti di forza, complice una condizione fisica e mentale lontana da quella che nella scorsa stagione portò il diciannovesimo scudetto a Milanello.
Fatta questa premessa andiamo a vedere quali spunti tecnici e tattici ha offerto la partita di Riyad.
Un modo, a mio parere, per cercare di capire il lavoro di un allenatore sulla panchina di una squadra è quello di studiarne l'evoluzione nel corso della stagione ed il modo più semplice per verificarlo è quello di vedere due squadre all'opera una contro l'altra per una seconda volta nella stessa stagione.
Per questo motivo ho provato ad analizzare le differenze tra l'Inter-Juve disputato il 24 ottobre in campionato e quello disputato il 12 gennaio per la finale di Supercoppa italiana. Si può senz'altro affermare che nei 90' entrambe le partite sono terminate 1-1 e sono state molto diverse e che tra una partita e l'altra si sono viste squadre migliorate rispetto a quel 24 ottobre.
Ma allo stesso tempo ha mostrato come questo miglioramento abbia dato una forte identità all'Inter di Simone Inzaghi che ben si sposa con la rosa a disposizione del tecnico ex Lazio, dall'altra parte si vede una squadra che cerca di essere più aggressiva ma con giocatori che spesso faticano ad applicare le idee di Allegri.
COSTRUZIONE VS PRIMA PRESSIONE
Uno degli elementi di forza dell'Inter è senza dubbio la capacità di trovare diverse soluzioni per far partire l'azione da dietro: già l'anno scorso con Antonio Conte erano ben riconoscibili i meccanismi che facevano riferimento alla catena di destra, con Lukaku utilizzato come appoggio per far progredire l'azione sul lato destro con i movimenti complementari di Hakimi e Barella.
Quest'anno, in assenza di Lukaku i meccanismi sono cambiati: non esiste più una routine meccanica tipica del gioco di Conte, bensì Inzaghi ha deciso di lavorare sulle rotazioni tra gli uomini allo scopo di avere delle posizioni sempre occupate e soprattutto muovere lo schieramento difensivo avversario per disordinarlo ed acquisire la superiorità posizionale ormai sulla bocca di tutti.
Nella gara di campionato obiettivo della Juventus in fase di prima pressione era quello di tagliare fuori dalla fase di costruzione Marcelo Brozovic: in quell'occasione era Kulusevski il giocatore designato a seguire le tracce del giocatore croato. Inoltre Brozovic con il suo posizionamento mette spesso e volentieri in difficoltà le linee di pressione schierate in copertura anziché a uomo in quanto la sua continua ricerca della posizione migliore per ricevere e giocare la palla crea sempre situazioni di difficile interpretazione per l'avversario. Con questa scelta Allegri aveva deciso di spendere un uomo per tagliare fuori il giocatore croato ed allo stesso tempo mantenere delle linee in grado di proteggere lo spazio alle spalle.
L'obiettivo specifico fu centrato, leggendo le statistiche sul coinvolgimento di Brozovic in tutte le partite di campionato di quest'anno, solo nella partita contro la Sampdoria il numero 77 nerazzurro ha effettuato meno passaggi. Il calcolo dei passaggi non è stato fatto sulla base dei passaggi totali in quanto influenzati dai minuti giocati nelle singole partite, per questo ho definito un indice per il coinvolgimento suddividendo i passaggi effettuati per i minuti giocati, nel tentativo di ponderare per quanto possibile il volume del dato.
La Juventus, invece, avendo a disposizione Danilo costruiva con un 3+1 in cui Locatelli faceva da vertice alto del rombo di costruzione, l'obiettivo della formazione di Allegri era quello di usare la conduzione dei braccetti per poi cercare di verticalizzare per le mezzali. Simone Inzaghi rispondeva invece con una mossa simile a quella di Allegri, ossia limitare Locatelli lasciando che una delle due punte (in questo caso Lautaro) si occupasse di lui a uomo, applicando quindi lo stesso trattamento applicato dall'altra parte a Brozovic. Per ovviare, invece, alla verticalizzazione verso la mezzala spettava all'omologo di parte (in questo esempio Barella) andare a pressare Chiellini costringendolo ad andare verso l'esterno.
Passando alla partita di Supercoppa la strategia di Allegri in fase di prima pressione sulla costruzione dell'Inter è stata diversa ma mantenendo inalterata la mossa di tenere Kulusevski sulle tracce di Brozovic, con la differenza che questa volta per controbattere i movimenti degli altri giocatori nerazzurri, ognuno di essi era seguito ad uomo da un giocatore della Juventus. Una strategia che ha permesso alla Juventus di mettere seriamente in difficoltà la formazione campione d'Italia, apparsa inizialmente disposta nella stessa maniera rigida della partita di campionato.
Con il passare dei minuti e, forse, dopo che lo staff di Inzaghi ha ben capito il sistema di pressione della Juventus, sono iniziate le rotazioni posizionali che stanno contraddistinguendo la formazione nerazzurra da novembre a questa parte. Qui vediamo uno dei tanti esempi di come l'Inter ha iniziato a manipolare la prima pressione avversaria: i due braccetti si allargano lasciando Brozovic e De Vrij al centro, mentre Calhanoglu e Barella creano una seconda linea di costruzione che attira Locatelli e Rabiot lasciando uno spazio alle spalle che poteva essere attaccato in quanto la linea difensiva non andava ad accorciare. Per giocare la palla in quello spazio l'Inter ha usato molto spesso i piedi di Handanovic, unico giocatore lasciato giocoforza libero dalle pressioni a uomo della squadra di Allegri.
Rispetto alla partita di campionato, invece, la Juventus non ha avuto a disposizione Danilo e, come accade da diverse settimane, la costruzione avviene con Locatelli tra i centrali difensivi ed i due terzini in ampiezza. Nella prima parte di partita la formazione bianconera ha mostrato anche coraggio nel tenere sia De Sciglio che Alex Sandro molto alti per impegnare Dumfries e Perisic. I movimenti di Morata e Kulusevski tra le linee, inoltre, sono stati molto interessanti perché hanno spesso tenuto impegnati De Vrij e Bastoni, creando spazi che potevano essere utilizzati da Bernardeschi e McKennie.
LO SVILUPPO DEL GIOCO
Una volta che il pallone raggiunge zone più alte del campo (per chi ne è in possesso) è importante capire come le due squadre si schierano per capire come chi è in possesso cerchi di far avanzare il gioco e l'avversario ad impedirlo. Per l'Inter è molto importante raggiungere la zona di rifinitura per poter trovare la via della rete, per la Juventus, invece, è molto importante cercare la verticalizzazione ed infilare l'avversario in velocità.
Nella partita di campionato si vede chiaramente da questo esempio come la Juventus cercasse di negare spazi all'Inter proprio nella zona di rifinitura, ossia quella zona tra centrocampo e difesa: il 5-3-2 in fase di non possesso della formazione bianconera aveva lo scopo di chiudere il centro del campo (più Kulusevski sempre a uomo su Brozovic). L'Inter provava ad aprire questo blocco con il posizionamento dei due esterni molto larghi (entrambi pestano praticamente la linea) mentre Calhanoglu si abbassava cercando di attirare il giocatore juventino deputato a quella zona (in questo caso McKennie), il tutto con posizioni in campo molto rigide, se si eccettua la posizione di Dzeko tra le linee. In particolare emerge il fatto che con il rombo di costruzione l'Inter aveva doppia superiorità numerica in costruzione (4 vs.2 o 3 vs. 1 se escludiamo l'annullamento reciproco tra Brozovic e Kulusevski), questo significa avere due giocatori in meno in altre zone del campo e quindi minori chance di superiorità posizionale nelle zone più avanzate del campo.
La strategia della Juve, come indicato in premessa, si basa sulla ricerca della verticalità: Allegri pone molto l'accento sull'opporsi all'idea di muovere il pallone in maniera paziente per cercare, invece, la giocata rapida che porti un giocatore mediante una triangolazione o la vittoria di un duello individuale ad arrivare in porta. Da questo esempio si vede una routine tipica della strategia di gioco dell'allenatore toscano: Morata viene incontro, mentre Kulusevski e McKennie attaccano la linea difensiva, tuttavia le linee corte dell'Inter ed il mantenimento della posizione da parte della linea difensiva, rendevano poco pratica questa soluzione.
In entrambi i casi sono risultati evidenti le difficoltà a riempire la metà campo avversaria, mostrando come entrambi gli allenatori erano attenti a non utilizzare molti "invasori" in modo da non lasciare spazio alle transizioni avversarie, la partita infatti ha visto solo 2 contropiedi effettuati per parte. Questa è stata una situazione che ha portato ad un tipo di partita in cui la prima che avesse trovato in qualche modo il goal avrebbe avuto vinta la sfida, per questo motivo questa situazione di stallo ha favorito per buona parte del match la formazione nerazzurra che era riuscita a trovare la via del goal sugli sviluppi di una prodezza individuale di Calhanoglu viziata da una deviazione di Locatelli.
Nella partita di ieri sera abbiamo visto due squadre cercare di muovere più uomini ad invadere la metà campo avversaria con modalità diverse tra di loro e la cui esecuzione è quella che ha dato il contesto tattico alla partita ed anche farci affermare che, per quanto il risultato finale sia maturato (usando un termine cestistico) sulla sirena vada comunque considerato come estremamente in linea con quanto visto sul campo.
Come si evince da questo esempio vediamo come l'Inter abbia portato un maggior numero di uomini in attacco rispetto alla partita di campionato e, soprattutto, come si disponga in modo da sovraccaricare la zona palla: questo è reso possibile principalmente grazie alla principale innovazione tattica portata da Inzaghi in questi mesi, ossia quella di alzare Bastoni una volta terminata la fase di costruzione, questo ha permesso all'Inter non solo di creare quasi sempre dal quel lato di campo, ma anche di organizzare la riaggressione nel momento in cui la difesa della Juve riusciva a stoppare l'ingresso in area della formazione nerazzurra.
E' sufficiente osservare la differenza delle heatmap di Bastoni tra gara di campionato e quella di ieri in Supercoppa per capire quanto sia cambiata la formazione nerazzurra nel lasso di poche settimane. E' una scelta che ha permesso all'Inter di ribaltare il suo paradigma di sviluppo dell'azione che è passata dalla catena di destra creata da Antonio Conte ad un sovraccarico della zona sinistra del campo con Simone Inzaghi. Alla fine il goal della vittoria, per quanto frutto di una topica individuale di Alex Sandro, resta un ulteriore esempio di azione creata sul lato sinistro dell'attacco, anche al 120' di una partita molto dura dal punto di vista agonistico.
Nulla di nuovo si è visto, invece, nello sviluppo offensivo della Juventus, con una continua ricerca della giocata in verticale verso Morata che viene incontro e cerca di attivare triangolazioni con le mezzali e con i terzini e favorire gli inserimenti di McKennie o gli uno contro uno di Kulusevski (che ha vinto 5 dei 7 duelli offensivi ieri sera, tra cui quello che ha propiziato l'azione del goal di McKennie). Rispetto alla gara di campionato abbiamo visto una Juventus cercare di portare avanti la stessa strategia voluta da Allegri sin da inizio stagione, ma questa volta la buona notizia è che con una costruzione a tre, sono aumentati gli uomini mandati a dar fastidio alla fase difensiva dell'Inter e, quanto meno per la prima mezzora, ha anche funzionato.
Dal dato relativo ai passaggi progressivi delle due partite di campionato e Supercoppa emerge chiaramente la tendenza della squadra bianconera a cercare in verticale Morata (o i giocatori che entrano in campo al suo posto in corso d'opera) per portare rapidamente il gioco nella metà campo avversaria. La Juve di Allegri quindi rifiuta di consolidare il possesso e passare dal centrocampo per far progredire l'azione. Questa continua ricerca di giocate parecchio forzate alza il livello di difficoltà di esecuzione della giocata (un ossessione del vocabolario del tecnico livornese nel corso della sua precedente gestione e che adesso sembra essere sparito nelle sue conferenze stampa, ve ne siete accorti?) e, come anche si vede dall'esempio sopra, allunga parecchio la squadra, costretta poi a fare faticosissime corse all'indietro quando la triangolazione o l'uno contro uno non va a segno.
Questo non è un aspetto di poco conto, visto che progressivamente la Juventus, dopo una mezzora di ottimo livello ha fatto fatica proprio a livello fisico a reggere sia l'intensità dell'Inter sia la necessità di continui sprint in verticale dei propri centrocampisti ed attaccanti per sostenere questa proposta di gioco.
CONCLUSIONI
A distanza di tre mesi dalla sfida di campionato, Inter e Juventus hanno mostrato nella partita di Supercoppa di avere delle identità molto precise e più o meno evolute come esecuzione, proprio quest'ultimo aspetto è quello che sta generando il divario in campionato tra le due squadre riflesso anche dal dato degli xG che hanno visto la formazione nerazzurra generare 3,25 xG contro i 0,86 della squadra bianconera, senza contare il dato del possesso palla e del predominio territoriale marcatamente a vantaggio della squadra di Inzaghi.
A differenza della partita di campionato l'andamento della partita è stato diverso, con un Inter inizialmente in difficoltà per poi fiorire dopo la mezzora di gara, andamento opposto alla gara di campionato dove i nerazzurri si sono progressivamente ritratti nel corso della partita.
Fatta questa premessa è evidente che Inzaghi ed Allegri hanno (o avevano?) in comune l'idea che sia il giocatore a dettare il contesto tattico della squadra, e per questo il tecnico piacentino ha mostrato di aver saputo dare una struttura alla squadra che si è evoluta in quanto in grado di esaltare le qualità degli interpreti, decisamente diversi da quello dello scorso anno. La partita di ieri, invece, ha mostrato come il tecnico livornese stia continuando a seguire una precisa strategia di gioco che, nonostante i miglioramenti descritti in relazione all'aggressività della squadra in fase di non possesso, continua a mostrarsi poco efficiente in fase di possesso.
Le motivazioni sono due e la prima l''ho descritta sopra: questo tipo di gioco allunga la squadra e costringe i giocatori a lunghe corse senza palla che poi vanno a penalizzare la lucidità quando tornano in possesso del pallone; la seconda, e questo mi sorprende visto il pensiero calcistico di Allegri, è che si sta forzando la squadra ad esperire una tipologia di gioco che non mette a proprio agio i calciatori a disposizione. Gente come Arthur, Locatelli, Dybala, Morata e Kulusevski meritano un contesto di gioco maggiormente associativo e non un sistema di rapide verticalizzazioni e di giocate di prima in velocità che non fanno emergere al 100% il loro talento.
Ecco, sarebbe bello se in una di queste conferenze stampa in cui Allegri ama fare monologhi vuoti spalleggiato da giornalisti compiacenti, qualcuno sia in grado di alzare la mano e chiedergli se questo modo di giocare della squadra sia in linea con le qualità dei suoi calciatori, giusto per sapere quale sarebbe la sua risposta.
— La Setta degli Sportivi Intelligenti (@somethingleft) September 15, 2021
L'esordio dell'Inter di Simone Inzaghi in questa edizione della Champions League ha visto la visita del Real Madrid di Carlo Ancelotti a San Siro in una partita che la squadra nerazzurra ha a tratti dominato salvo poi sgonfiarsi nel corso della partita fino a subire nei minuti finali il goal di Rodrygo che è valsa un'amara sconfitta.
La formazione nerazzurra a livello statistico avrebbe meritato decisamente un risultato diverso, per cui diversi sono stati i fattori che hanno inciso sul risultato rispetto all'andamento della partita, e questo è un elemento su cui la mia analisi su Inter-Real Madrid proverà a fornire i maggiori approfondimenti.
A differenza delle mie solite analisi, questa verterà su un materiale diverso rispetto alle precedenti: dopo la pandemia sono tornato ad osservare una partita direttamente dagli spalti, e da buon match analyst ho pensato bene di farlo da un osservatorio privilegiato, il terzo anello dello stadio Meazza in San Siro.
LE FORMAZIONI INIZIALI
Le scelte di Inzaghi ed Ancelotti sono state sostanzialmente quelle previste alla vigilia e sono state imperniate in primo luogo su una ricerca di uno schieramento molto equilibrato.
L'ex tecnico della Lazio ha confermato il 3-5-2 delle prime uscite stagionali ritrovando Bastoni nella linea difensiva a tre, per il resto stessi uomini visti nella trasferta di campionato a Marassi. Per Ancelotti, invece, qualche rimescolamento rispetto alla gara vinta in campionato contro il Celta Vigo con un passaggio ad una sorta di 4-3-3 in cui Alaba ha preso posto al centro della difesa spostando Nacho sulla sinistra, a centrocampo confermato il trio Casemiro-Valverde-Modric, in attacco Lucas Vazquez ha preso il posto di Eden Hazard.
IL PRIMO TEMPO DOMINANTE DI MARCELO BROZOVIC
Se guardiamo all'andamento della partita, l'Inter avrebbe meritato molto di più, soprattutto nel primo tempo dove ha messo totalmente a soqquadro lo schieramento del Real Madrid; fulcro del dominio della squadra di Inzaghi nei primi 45' è stato senza dubbio Marcelo Brozovic, centro di gravità totale di ogni possesso della squadra campione d'Italia.
L'analisi statistica della sua partita e la sua heatmap ci mostrano abbastanza esplicitamente dove il croato, forse ispirato dalla presenza in campo del suo più titolato connazionale con l'altra maglia, ha preso possesso di quello spazio tra la prima e la seconda linea di pressione madrilena gestendo il pallone con una maestria ed una sapienza da vero leader tecnico.
E' mancato un solo passaggio a raggiungere la quota di 100 passaggi riusciti: di questi passaggi davvero pochi sono stati banali, gli altri hanno sempre permesso alla propria squadra di aprire le maglie dello schieramento dei galacticos e creare, dunque potenziali situazioni di pericolo non opportunamente sfruttate dai suoi compagni per alcune ragioni che andremo ad analizzare di seguito. Non vi è ombra di dubbio che la prima chiave di lettura della partita di ieri stia non solo nella prestazione del numero 77 nerazzurro ma anche di come il Real si sia mosso per cercare di limitarlo, cosa che nel primo tempo non era per nulla riuscita agli uomini di Ancelotti.
Una cosa importante che Brozovic riusciva a garantire era un ottimo scaglionamento della squadra in fase di prima costruzione: il suo posizionamento con e senza palla ha sempre garantito la creazione di situazioni in cui gli spazi tra le linee di pressione del Real (a dire il vero poco organizzate nel primo tempo) venissero dilatati a dismisura generando grandi spazi per una facile risalita del pallone.
Ecco un esempio che ben spiega quanto teorizzato sopra: qui Brozovic si abbassa per andare a ricevere il pallone tra Skriniar a De Vrij creando superiorità numerica contro Vinicius e Benzema; il resto dei giocatori di Ancelotti si ritrae creando tanto spazio per il croato per risalire con la palla al piede e poter quindi scegliere comodamente la giocata da fare una volta attirato verso di se uno dei centrocampisti del Real. Sotto questo aspetto è stato molto importante anche il movimento di Barella, Calhanoglu e Dzeko sempre molto bravi a scaglionarsi per disordinare ulteriormente le linee di pressione madridiste.
Estendendo il discorso all'intera fase di costruzione del gioco da parte dell'Inter, si può notare anche come il movimento a venire incontro di Brozovic crei una linea di costruzione formata da 4 uomini con Skriniar e Bastoni che scivolano verso l'esterno permettendo a Darmian da un lato e Perisic dall'altro di alzarsi fino all'altezza della linea difensiva avversaria: sostanzialmente erano loro due a fornire la profondità alla formazione nerazzurra, per questo motivo sarebbe stato interessante esperire qualche volta la soluzione del pallone alle spalle della difesa per il taglio dei due esterni, movimento che spesso hanno fatto senza palla nel primo tempo senza essere premiati. Se vogliamo trovare un limite strategico nella partita dell'Inter di ieri sta proprio in questo: andava sfruttata meglio la profondità in questo tipo di situazioni.
Qui un altro esempio in cui il lavoro di Brozovic crea una voragine tra prima e seconda linea di pressione del Real: ad approfittarne è De Vrij che parte in conduzione costringendo Modric (cerchiato in rosso) a scalare su di lui liberando, però, Barella, che innescherà un attacco pericoloso in combinazione con Dzeko e Darmian. Seppur con dei movimenti diversi rispetto a quelli della scorsa stagione per via del cambio di caratteristiche del numero 9 (da Lukaku a Dzeko), ieri sera la formazione nerazzurra ha mostrato di prediligere la zona destra per sviluppare e rifinire l'azione per poi sfruttare i tagli da sinistra di Perisic per riempire l'area di rigore assieme a Lautaro e Dzeko.
SAREBBE STATO NECESSARIO UN CALHANOGLU PIU' LUCIDO
Il centrocampista turco arrivato quest'estate dal Milan in luogo di Eriksen è stato chiamato a svolgere diversi compiti nel corso della partita, in alcuni di essi si è destreggiato molto bene, in altri decisamente meno. In particolare in fase di rifinitura spesso e volentieri ha mancato la giusta tempistica per la giocata facendo perdere tempi di gioco alla manovra nerazzurra che sarebbero stati sufficienti per fare ancora più male al Real Madrid nel primo tempo, considerando che, alla fine, le migliori occasioni per la formazione nerazzurra sono arrivate da cross.
In termini di posizionamento in campo, invece, l'ex giocatore di Milan e Bayer Leverkusen è stato spesso bravo a muoversi senza palla ed aiutare Brozovic a disordinare lo schieramento del Real Madrid in fase di sviluppo dell'azione: qui lo vediamo posizionarsi alle spalle di Benzema per ricevere il pallone dal croato con una postura del corpo adatta a muoversi in modo da attirare Valverde verso di se e scaricare a sua volta il pallone verso Dzeko aprendo la difesa del Real. Tuttavia, al momento dell'esecuzione della giocata diverse volte le cose sono andate nel modo sbagliato togliendo all'Inter la possibilità di esporre la difesa avversaria ai propri limiti. Va anche detto che gli errori di esecuzione non sono stati un'esclusiva del turco ieri sera e, molto probabilmente, sono sintomo di una condizione psico-fisica lungi dall'essere ottimale, e questo deve essere, a mio parere, un motivo di grattacapo per Inzaghi considerando che la sconfitta di ieri rende la prossima trasferta in Ucraina contro lo Shakthar di De Zerbi una partita quasi pivotale per le sorti del girone.
LE FASI DI TRANSIZIONE
Per introdurre la parte relativa alle transizioni è opportuno fare una premessa: Inter-Real Madrid non è stata una partita giocata a ritmi insostenibili e sto usando un eufemismo: leggendo le statistiche di Wyscout emerge che il PPDA della formazione nerazzurra è stato pari a 16, quello del Real 13,29. Per chi è digiuno sul tema, il PPDA è un indicatore della pressione delle squadre calcolato sul numero di passaggi concessi all'avversario prima di interromperne l'azione: la correlazione è inversamente proporzionale, minore è il valore dell'indice, più alta è stata la pressione esercitata sull'avversario, e sia Inter che Real sono andati oltre i 10, limite sotto il quale si può convenire che una squadra abbia cercato di dare pressione all'avversario. Inoltre entrambe le squadre hanno superato la soglia di 500 passaggi tentati, a dimostrazione ulteriore che si siano divise ma non contese il possesso del pallone.
Una cosa che l'Inter ha fatto decisamente molto bene ieri è stata quella di bloccare le transizioni del Real su cui ritengo Ancelotti contasse molto sapendo di poter disporre di un giocatore come Vinicius Junior che, se innescato su spazi larghi, può mettere a ferro e fuoco ogni tipo di difesa. Ed invece Inzaghi ha ben intrappolato il brasiliano per buona parte della partita come si evince da questo esempio: Skriniar resta sempre vicino al giocatore brasiliano per contenderne la ricezione, qualora questi decida di proporsi abbassandosi c'è la prima linea di copertura data da Brozovic che è posizionato in modo tale anche da sostenere il tentativo di immediata riconquista da parte di Calhanoglu su Modric. Inoltre si può notare come lo schieramento sia ottimale anche qualora il pallone venga giocato in altre zone del campo con giocatori pronti a scalare sull'avversario che riceve palla per poter ritardare l'azione.
D'altra parte, invece, l'atteggiamento voluto da Inzaghi in fase di non possesso con un 5-3-2 in situazione di difesa posizionale ha reso sostanzialmente impossibile l'utilizzo delle transizioni offensive: qui ritengo ci siano delle responsabilità dell'ex tecnico della Lazio così come è emersa la mancanza di un giocatore come Lukaku (non che questa sia la scoperta del millennio) sopita dal cambio di alcuni meccanismi in fase di possesso ma che esplode in situazioni di questo genere. Per questo motivo ritengo che la scelta di Inzaghi di abbassare in questo modo la squadra in fase difensiva sia stata sbagliata: nel primo tempo il Real mostrava serie difficoltà a costruire e portava pochi giocatori in avanti, si poteva rinunciare a tenere uno tra Perisic e Darmian nella linea difensiva per magari tentare qualche transizione sfruttando la loro corsa che, invece, non poteva essere innescata dovendo essi partire dal limite della propria area di rigore.
In questo caso mi sento di poter dire che qui Inzaghi è chiamato a metterci qualcosa di suo, in quanto questa fase di gioco non può più fondarsi sugli stessi paradigmi implementati da Conte nelle scorse due stagioni in quanto si poggiavano sulle caratteristiche devastanti in progressione di Lukaku.
LA FATICA CONTRO UN REAL PIU' AGGRESSIVO NEL SECONDO TEMPO
Il dominio dell'Inter nel primo tempo è stato giustificato, quindi, dall'ottimo scaglionamento della squadra in fase di costruzione ed un'ottima gestione delle fasi di transizione nonché una fase difensiva molto attenta (forse troppo, come abbiamo visto). Lo stesso dominio non lo abbiamo visto nel secondo tempo perché alla fine Ancelotti qualche cambiamento nell'intervallo lo ha fatto permettendogli di spostare la supremazia territoriale dalla propria parte.
Nel primo tempo la costruzione della squadra madridista era atta ad invitare la pressione dell'Inter che ha avuto gioco facile preoccupandosi di coprire essenzialmente le linee di passaggio verso i tre centrocampisti del Real e spostando la circolazione dei difensori sull'esterno. L'unico elemento che tentava di arieggiare il palleggio della squadra era Luka Modric con i suoi continui movimenti senza palla atti a farsi consegnare il pallone per poi cercare di inventare qualcosa con la sua tecnica. Con i quattro dietro che sostanzialmente restavano bloccati era fin troppo facile per l'Inter bloccare ogni tipo di risalita del campo da parte del Real, costretto il più delle volte a dei lanci lunghi inghiottiti dai centrali nerazzurri.
Nel secondo tempo con l'ingresso di Rodrygo al posto di Lucas Vazquez è scattato il segnale che era il momento di cambiare atteggiamento: così vediamo che l'impostazione è passata da 4 a 3 uomini, con Carvajal chiamato a giocare più alto con Rodrygo che occupava il mezzo spazio fungendo da seconda punta al fianco di Benzema. In questo modo Di Marco era costretto ad abbassarsi lasciando superiorità numerica in costruzione; l'Inter ha continuato a negare il centro ma il Real anche quando non poteva risalire il campo poteva palleggiare più comodamente facendo anche correre a vuoto gli attaccanti ed i centrocampisti, un elemento che ha avuto un incidenza di lungo periodo sulla partita, visto che il goal arrivato al 90' è stato frutto di una supremazia territoriale nel quarto d'ora finale di partita generato dal calo fisico dei nerazzurri.
Il cambio di approccio del Real nel secondo tempo è visibile anche mediante gli aggiustamenti in fase di prima pressione: l'asse Skriniar-De Vrij-Brozovic è stata neutralizzata grazie ad una serie di scalate dei centrocampisti con gli attaccanti che andavano a pareggiare i due centrali dell'Inter con Casemiro e Valverde che si alzavano in appoggio di Modric. Ovviamente questo significava dover affrontare Lautaro e Dzeko in 2 contro 2 ma Ancelotti non ha rifiutato di prendersi questo rischio anche perché, come si vede nell'esempio, erano pronte delle coperture anche da parte di Carvajal. Ma soprattutto nelle poche volte in cui Militao e Alaba non sono riusciti a contenere i due attaccanti avversari non si sono fatti scrupoli nell'usare le maniere forti spendendo un fallo e, nel caso di Alaba, anche un cartellino.
Questa strategia del Real, unita alla maggiore qualità dei cambi a disposizione del tecnico reggiano, hanno permesso ai galacticos di prendere il centro del ring per buona parte della fase finale di partita: non è un caso che il goal della vittoria sia arrivato per mano di due subentrati, Rodrygo e Camavinga.
CONCLUSIONI
Perdere una partita al 90' non è di certo la più piacevole delle sensazioni per un tifoso, stesso discorso può essere traslato alla squadra che sperava di vedere premiato da un risultato positivo un primo tempo giocato su ottimi livelli.
Per cui ciò che Simone Inzaghi porta a casa al termine di questa partita è che esiste una squadra con dei meccanismi ben rodati in grado di poter disporre per almeno 45' di una squadra come il Real Madrid, così come allo stesso tempo ci sono delle potenzialità inesplorate all'interno di questi meccanismi, come l'attacco alla profondità ed una necessità di accelerare il processo decisionale nell'eseguire alcune giocate in rifinitura.
Ma l'ex tecnico della Lazio deve anche portare a casa una scorta di errori commessi nel corso della partita: sarebbe stato opportuno in alcuni momenti della partita sfruttare al meglio la miglior disposizione in campo magari mantenendo un baricentro più alto, così come nei momenti di difficoltà del secondo tempo avrebbe potuto gestire meglio qualche cambio: per esempio Dumfries andava sfruttato maggiormente nelle situazioni di transizione così come Correa sarebbe stato più opportuno vederlo al posto di Dzeko anziché al posto di Lautaro.
A favore del tecnico va però detto che probabilmente alcuni cambi che ha dovuto effettuare sono stati "forzati" dal calo fisico dei suoi giocatori che ha anche causato l'ulteriore abbassamento della squadra nella parte finale di partita ma, come detto in premessa, l'Inter deve risolvere questo problema abbastanza in fretta.
La sfida tutta nerazzurra che chiude la 26° giornata della serie A è un crocevia quasi decisivo per quel che riguarda la lotta scudetto e la lotta per la Champions League: le vittorie di Juventus e Milan non permettono alla squadra di Conte di poter lasciare punti in giro, per la squadra di Gasperini c'è da consolidare il quarto posto dagli attacchi di Roma e Napoli.
In una partita molto intensa, ricca di duelli e dal tono agonistico molto elevato c'è stato poco spazio per la tecnica, un contesto che alla fine ha favorito la squadra di Conte che, riuscendo a sfruttare un'occasione generata sugli sviluppi di un calcio d'angolo, è riuscita a trovare il goal che è valso 3 punti pesantissima ai fini della classifica e che mette l'Inter nelle reali condizioni per essere considerata la squadra favorita per vincere il campionato.
LE FORMAZIONI
Rispetto alle ultime uscite Antonio Conte decide di rinunciare ad Eriksen dal primo minuto inserendo nell'undici iniziale Arturo Vidal che non partiva titolare dalla trasferta vittoriosa di Firenze un mese fa; per il resto nessuna novità nelle scelte dell'allenatore salentino che conferma Hakimi e Perisic sugli esterni e la coppia Lautaro-Lukaku in attacco.
Dall'altra parte Gasperini sceglie Sportiello in porta, il trio difensivo è quello migliore a disposizione in rosa con Toloi, Romero e Djimsiti; scelte conservative anche per l'Atalanta da centrocampo in su, con la rinuncia al doppio attaccante inserendo Malinovskiy e Pessina alle spalle di Zapata, con Ilicic e Muriel in panchina.
LA COSTRUZIONE DELL'INTER CONTRO LA PRIMA PRESSIONE DELL'ATALANTA
Uno dei temi di maggior interesse della partita era chiaramente dato dalla contrapposizione tra la costruzione bassa dell'Inter che tanti dividendi ha raccolto nelle ultime settimane e la pressione a uomo a tutto a campo dell'Atalanta che, invece, i dividendi li raccoglie da cinque stagioni.
Come previsto l'Inter cerca di uscire dal suo lato destro dove operano Skriniar, Barella, Hakimi e Lukaku. Come nelle ultime uscite la costruzione della squadra di Conte vede i due "braccetti" allargarsi in posizione da terzini con Brozovic che, invece, si abbassa accanto a De Vrij al centro.
Le marcature scelte da Gasperini prevedevano, invece, l'uscita di Gosens su Hakimi, De Roon su Barella, Pessina su Brozovic e Freuler su Vidal; a Malinovskiy e Zapata resta da scalare sui tre difensori dell'Inter in base al lato palla: essendo il lato preferito dall'Inter per uscire quello di destra, il colombiano si occupava di Skriniar mentre l'ucraino di De Vrij, inoltre se l'Inter andava sul lato sinistro era Maehle ad alzarsi su Bastoni con Toloi che scalava su Perisic.
In questo modo l'Inter non è mai stata in grado di risalire il campo se non cercando di servire direttamente Lukaku che, però, oggi, a duello aveva un osso duro come Djimisiti a tenerlo a bada, inoltre era molto importante il lavoro di Zapata nel togliere a Skriniar l'angolo di passaggio verso Lautaro, soluzione a cui Conte aveva pensato alla vigilia della partita prevedendo che la catena di destra non poteva essere utilizzata con la stessa facilità delle partite precedenti: difatti, come si evince dalla statistica relativa ai palloni toccati, l'argentino è stato di gran lunga il giocatore con meno tocchi della partita.
LA FASE DI POSSESSO DELL'ATALANTA E QUELLA DI NON POSSESSO DELL'INTER
Diversa, invece, è stata la zona di gioco in cui si è giocato nel momento in cui era la squadra orobica ad avere il possesso del pallone: l'Inter in non possesso ha aspettato l'Atalanta quasi invitandola a portare più giocatori nella propria metà campo.
Come da meccanismo ormai consolidato dalla squadra di Gasperini, i due braccetti della linea difensiva a 3 si portavano in avanti mentre spettava ai due centrocampisti centrali posizionarsi in modo da controllare le marcature preventive ed evitare, dunque, problemi in caso di perdita della palla e di transizione offensiva dell'Inter.
L'Inter si opponeva a questo schieramento dell'Atalanta sostanzialmente abbassandosi nella propria metà campo e togliendo le vie d'accesso centrali alla squadra di Gasperini, in particolare togliendo i rifornimenti tra le linee a Pessina e Malinovskiy; non è un caso che gli unici pericoli l'Atalanta sia riusciti a crearli grazie al lavoro di Zapata che si allargava a sinistra cercando di dialogare con Gosens, tuttavia nel momento che il tedesco arrivava al cross, l'uscita di Zapata dall'area di rigore tendeva a svuotarla facendo andare a vuoto i palloni messi in area.
LA DIFFERENZA LA FANNO I CORNER
La partita ha vissuto sulla superiorità delle difese rispetto agli attacchi: le strategie dei due allenatori in fase di non possesso, seppure antitetiche, si sono rivelate entrambe vincenti: alla fine del primo tempo le uniche conclusioni pericolose sono state dell'Atalanta e sono arrivate su due calci d'angolo in cui Handanovic prima e Brozovic dopo (con un intervento sulla linea) hanno negato la rete dell'Atalanta.
La situazione favorevole da corner, invece, ha favorito l'Inter: sugli sviluppi di un tiro dalla bandierina, Skriniar è riuscito a trovare la zampata vincente al termine di una situazione molto confusa, a dimostrazione di come in alcune situazioni di gioco i centrali nerazzurri abbiano mostrato sempre la massima attenzione e concentrazione che si è rivelata decisiva per portare a casa la vittoria.
Come si evince dalla progressione degli xG nella partita, i picchi sono stati raggiunti nel primo tempo dai due calci d'angolo dell'Atalanta, così come il goal di Skriniar sia stata la miglior occasione con tiro creata dall'Inter, in quanto l'azione del primo tempo con mancato passaggio di Lukaku ad Hakimi a porta vuota avrebbe cambiato e non di poco il conto degli expected goals.
Sempre la progressione degli xG ci mostra come dopo il goal di Skriniar l'Inter abbia oggettivamente scelto di chiudersi a riccio a difesa del risultato e come lo ha fatto lo vediamo immediatamente.
IL BLOCCO DIFENSIVO DELL'INTER A DIFESA DEL GOAL
Trovato il goal del vantaggio la scelta di Conte è stata quella di chiudersi e cercare di sfruttare le transizioni: la strategia ha pagato in parte, nel senso che il blocco difensivo ha reso prevedibile e sterile il possesso dell'Atalanta ma in transizione le cose non hanno funzionato visto che Lukaku a differenza di quanto fatto nei precedenti incontri non è riuscito, al cospetto di Djimsiti e Romero, di sfondare con le sue progressioni palle al piede, tuttavia tanto è bastato all'Inter per portare a casa la vittoria.
La fase difensiva dell'Inter dopo il goal segnato è passata dal 5-3-2 del primo tempo ad un 5-4-1 con Lautaro e Barella ai fianchi di Brozovic ed Eriksen (subentrato a Vidal) a centrocampo a chiudere gli spazi tra le linee e aggredire i portatori di palla dell'Atalanta. In questo modo i vari Ilicic, Miranchuk e lo stesso Muriel, tutti subentrati nella ripresa, non sono riusciti ad avere la possibilità di giocare la palla se non spalle alla porta e, quindi, inoffensivi.
CONCLUSIONI
Di certo l'Inter ha portato a casa la vittoria e di certo ha messo da parte 3 punti che hanno un peso specifico di non poco conto per la vittoria finale del campionato, ma non di certo ha vinto il confronto tattico e tecnico con la squadra di Gasperini.
L'Atalanta anche in questa occasione ha mostrato tutta la sua forza e la capacità di saper mettere a disagio squadre che hanno mostrato di essere evolute tatticamente come la squadra di Antonio Conte, tuttavia il merito dell'Inter è stato quello di aver colto che, con ogni probabilità, non l'avrebbe spuntata insistendo sui propri punti di forza per cui ha puntato sul togliere agli avversari i propri punti di forza, specie dopo aver trovato modo di aver sbloccato la partita.
Un altro merito che va dato al lavoro di Antonio Conte è quello di aver migliorato tanto diversi giocatori ed onestamente vedere l'attitudine di gente come Perisic, Eriksen, oltre alla perfezione già menzionata degli interventi difensivi di Skriniar, De Vrij e Bastoni, è dimostrazione che ogni strategia tattica rappresenta sempre un percorso a valle rispetto all'empatia che deve intercorrere tra allenatore ed il gruppo di giocatori.
Questa sera inizia un altro weekend ricco di partite che ci porterà verso una settimana in cui sapremo la composizione dei gironi della prossima Champions League, la settimana appena trascorsa, invece, ci ha lasciato diverse indicazioni sia a livello di giocatori da seguire che di indicazioni su come molte squadre stiano rivedendo le proprie strategie tattiche in questa stagione; sulla base di ciò ho scelto le partite da consigliare per questo weekend che, sicuramente, ci fornirà maggiori indicazioni sul calcio che vedremo in questa stagione.
Foto Bundesliga Website
BRIGHTON-MANCHESTER UNITED (SABATO ORE 13.30)
La Premier League è partita con una particolarità a livello statistico, in 18 partite disputate nessuna è terminata in pareggio, inoltre tutte le squadre (eccetto l'Aston Villa, ma con una partita in meno) hanno subito almeno un goal così come tutte le squadre hanno realizzato almeno una rete (eccetto lo Sheffield United), il dato rappresenta al meglio un'inizio di stagione ricco di belle partite in Premier, con tante squadre che si stanno proponendo con un ruolo da protagonista pur non avendo obiettivi di alta classifica.
Una delle squadre che in queste prime due partite ha destato sensazioni solo positive è il Brighton: la squadra allenata da Potter ha mostrato un gioco decisamente spettacolare sia contro il Chelsea (seppur sconfitti in maniera decisamente immeritata) che nella trasferta di Newcastle, dove nei primi 30 minuti si è potuto assistere ad una prova di coralità impressionante; nel Lunch Match del sabato i Seagulls ospitano il Manchester United, reduce dalla pesante sconfitta all'esordio contro il Crystal Palace che ha riaperto tutti i dubbi sulla tenuta della squadra di Solskjaer.
La mentalità della squadra di Potter è ben rappresentata dall'immagine qui a fianco, non ostante il vantaggio di due reti il Brighton continuava ad occupare la metà campo del Newcastle con uno scaglionamento ben riconoscibile e che tanti allenatori che amano il gioco di posizione mettono in pratica in fase di possesso, ossia il 3-2/5 con i primi 5 uomini a consolidare il possesso e gli altri 5 ad occupare le zone avanzate del campo presidiando tutti i corridoi; in questo contesto i Seagulls hanno mantenuto la supremazia territoriale sia con il Chelsea che contro il Newcastle nonché si sono mostrati maggiormente pericolosi rispetto ai propri avversari (il differenziale di xG è a loro favore di 1,4, terzo posto), a questo si aggiunge l'esplosione dell'esterno destro Tariq Lamptey, che si aggiunge alla lista dei suoi omologhi in quel ruolo quali Alexander-Arnold, Walker, Reece James e Wan-Bissaka: il terzino del Brighton ha disputato una partita mostruosa a Newcastle, propiziando il rigore dell'1-0, il third-pass per il goal del 2-0, ha costretto al giallo sia Shelvey che Lewis e, fino alla sua uscita dal campo, è stato il giocatore con più tocchi effettuati nella metà campo avversaria, una prestazione dominante che ci auguriamo di rivedere anche contro lo United.
Lo United, invece, ha esordito in Premier subendo una clamorosa sconfitta casalinga contro il Crystal Palace che ha posto fine ad una serie positiva di 14 partite in Premier e che ha fatto riaffiorare i dubbi che l'arrivo di Bruno Fernandes sembrava avesse fatto sparire.
La mappa degli xG della partita contro il Crystal Palace ha riportato alla luce le enormi difficoltà dello United a generare occasioni da rete (basti osservare quanti tiri da fuori area sono stati effettuati) e le occasioni concesse al Palace, invece, sono state tutte frutto di transizioni generate da palloni persi a centrocampo (pessima la prestazione di Pogba che ha perso 18 palloni prima di essere sostituito da Van de Beek) in cui si è notata la difficoltà di Lindelof nel contenere attaccanti veloci con Zaha ed Ayew; la partita di Brighton ci dirà in che modo Solskjaer intende ridare ordine alla propria squadra, sicuramente sarà importante il recupero di Wan-Bissaka in difesa per garantire maggiore copertura in quella zona di campo, tanto mancata contro il Crystal Palace, ma soprattutto ci sarà da definire chi lascerà il posto a Donny Van de Beek, l'ex Ajax ha mostrato di poter essere subito decisivo negli equilibri dei Red Devils (goal realizzato incluso) e, stante la pessima prestazione di Pogba, sarà molto importante capire quali saranno le scelte di Solskjaer a riguardo.
Un incrocio tra una squadra che punta alla salvezza ma che è in ottima forma e mostra una qualità di gioco di primo livello ed una squadra dalle aspettative molto alte ma che mostra serie difficoltà nel ritrovare un'identità di gioco è sempre motivo di grande interesse, per questo la sfida dell'AMEX Community Stadium si prospetta come la partita più ricca di spunti di questa giornata di Premier.
INTER-FIORENTINA (SABATO ORE 20.45)
E' arrivato il momento di vedere alla prima apparizione ufficiale dell'Inter di Antonio Conte, a poco meno di un mese dalla finale di Europa League persa contro il Siviglia.
Le discussioni delle ultime settimane in casa interista sono ruotate sulla figura di Antonio Conte che ha deciso di accettare nuovamente la sfida nerazzurra dopo settimane turbolente con la dirigenza poi risolte con l'intervento del presidente Zhang in prima persona. A rendere possibile la tregua tra l'allenatore salentino ed il club è stato senza dubbio anche il mercato, dove l'Inter ha dato nuove forze all'organico inserendo Hakimi sulla fascia destra, Vidal a centrocampo e Kolarov in difesa, tutti giocatori decisamente graditi e ben adattabili alle esigenze tattiche di Conte; a questo punto un solo punto interrogativo resta irrisolto, che fine farà Eriksen? L'arrivo di Vidal rende difficile pensare che l'Inter possa virare verso un 3-4-1-2 in cui il danese potesse sentirsi a suo agio, per cui a meno di cessioni entro la fine del mercato, dovrà adattarsi ad una posizione, quella di mezzala, in cui oggettivamente non si trova a proprio agio.
Data la premessa di cui sopra la prima formazioni ufficiale dell'anno che Conte schiererà contro la Fiorentina dovrebbe darci delle indicazioni sulla strategia che il tecnico salentino vorrà adottare nella stagione in corso. L'amichevole con il Pisa della scorsa settimana ha visto l'Inter presentarsi con Eriksen tra le linee e con Hakimi e Perisic sugli esterni: proprio il croato potrebbe essere la grande novità della formazione nerazzurra in questa stagione, bocciato lo scorso anno da Conte per lo stesso ruolo, l'esperienza ricca di successi a Monaco potrebbe aver convinto la società nerazzurra a tenerlo, sarebbe molto interessante vederlo esterno di tutta fascia contro la Fiorentina, partita che lo scorso anno l'Inter dominò senza riuscire a superare la resistenza della squadra di Iachini.
La Fiorentina di Iachini si presenta alla partita di San Siro con una vittoria all'esordio contro il Torino mostrando di essere in uno stato avanzato come idea di squadra con la scelta di spostare Chiesa a tutta fascia sulla destra che potrebbe rivelarsi vincente sia in termini di soluzioni offensive per la squadra che per permettere la crescita del giocatore che, a mio parere, va tenuto in zone di campo lontane dalla porta, in opposizione a quanto la stampa mainstream afferma, in modo da poter sfruttare al meglio le capacità atletiche del figlio di Enrico.
L'asse di riferimento del gioco della squadra viola è basato sul lato sinistro del campo (dove tendenzialmente agiscono Castrovilli e Biraghi) e sfruttare l'ampiezza per i cross di Biraghi e Chiesa; il goal è arrivato proprio su un cross teso di Chiesa a centro-area spinto in rete da Castrovilli. La sfida sugli esterni con Hakimi e Biraghi ancora uno contro l'altro dopo Borussia-Inter dello scorso anno e Chiesa-Perisic dall'altra potrebbe essere la chiave di lettura della partita che prevedo molto ricca di duelli individuali visto che le due squadre si presenteranno, almeno sulla carta, con lo stesso modulo, una situazione che spinge in genere gli allenatori a dover trovare mosse e contromosse in corso di partita proprio sulla base dei duelli individuali che si creano sul campo; l'Inter avrà bisogno di mostrare da subito di essere in grado di superare un avversario difficile per consolidare le certezze di essere la principale contender per togliere lo scudetto alla Juve, dall'altra parte la Fiorentina ha bisogno quanto meno di una prestazione in graodo di allontanare gli scetticismi non tanto sul valore della squadra quanto sulle capacità del suo allenatore di fornire una strategia tattica all'altezza della situazione.
BARCELLONA-VILLARREAL (DOMENICA ORE 21)
E' arrivato il momento dell'esordio stagionale anche per il Barcellona di Ronald Koeman, una squadra ed una società uscita da questa estate con le ossa rotte, sul campo per l'uscita dalla Champions a seguito del fragoroso 8-2 subito dal Bayern, e fuori dal campo con Messi che ha provato ad utilizzare la clausola per lasciare il Camp Nou e con tentativi maldestri di liberarsi di uomini non più al centro del progetto del club catalano (vicenda Suarez su tutti).
In tutto questo marasma è passato quasi inosservato il lavoro che Koeman sta portando avanti in queste settimane per costruire una nuova identità e riconoscibilità a questa squadra: il primo passo è stato quello di stabilire che il 4-3-3 va messo da parte per giocare con il doble pivote a centrocampo, per cui si accantona il vertice basso di centrocampo sostituiti da una coppia di centrocampisti davanti alla difesa (presumibilmente Busquets e De Jong che si alterneranno con Pjanic) e poi quattro giocatori in avanti a completare quello che, sulla carta, sarà un 4-2-3-1 in cui Griezmann dovrebbe giocare alle spalle di Messi alternando le rispettive posizioni nel corso della partita, ai loro fianchi Koeman ha dato molto spazio a Coutinho in precampionato, così come abbiamo visto all'opera i vari Trincao, Ansu Fati e Dembele; scopo di questo passaggio tattico è quello di muovere il gioco più rapidamente ed in verticale, elemento assente nelle ultime versioni del Barça, per cui sarà molto interessante capire come queste connessioni funzioneranno al cospetto del Villarreal di Unai Emery.
Il "sottomarino giallo" si presenta a questa sfida del Camp Nou con 4 punti conquistati nelle prime due partite contro Huesca ed Eibar, entrambe affrontate tra le mura amiche, due sfide che hanno mostrato alcune difficoltà da parte della squadra a trovare i giusti meccanismi, questo poiché il tempo avuto a disposizione di Emery per ricostruire questa squadra è stato alquanto limitato, per questo, così come da un lato si vedono le intenzioni in fase di possesso, dall'altra parte si notano ancora delle indecisioni nella fase di non possesso, con una squadra che tende ad allungarsi con la linea di difesa che non segue i tentativi di pressione alta della linea di centrocampo e di attacco.
Una costante del sistema messo in piedi da Emery è quello di schierare un 4-4-2 di base ma che richiede diverse rotazioni per rendere possibile uno scaglionamento in campo che cerchi di disordinare l'avversario: in questo caso vediamo Parejo si proponga in fase di costruzione mentre Coquelin si apre e genera spazio per i movimenti di Moi Gomez e Gerard Moreno, questo movimento, come si evince dall'immagine accanto, disordina la linea di centrocampo dell'Eibar generando linee di passaggio, inoltre Samu a destra e Pedraza a sinistra garantiscono l'ampiezza necessaria a tenere i terzini avversari; il 4-2-3-1/4-2-4 di Koeman visto sopra potrebbe essere messo in difficoltà da questo tipo di schieramento del Villarreal, così come lo spazio tra linea difensiva e linea di centrocampo (sempre nella stessa immagine si evince che in caso di transizione il Villarreal avrebbe dovuto fronteggiare un tre contro tre con molto spazio a disposizione per i giocatori dell'Eibar) che la squadra di Emery lascia agli avversari potrebbe portare Coutinho e Messi a banchettare in zona di rifinitura, così come la stessa fascia sinistra potrebbe essere terra di conquista per Dembele o Fati vista la grande propensione offensiva di Pedraza o del neo arrivo Pervis Estupinan.
BAYER LEVERKUSEN-LIPSIA (SABATO ORE 15.30)
La seconda giornata di campionato mette di fronte il Lipsia di Nagelsmann al primo impegno di una certa difficoltà, visto che dovrà far visita al Bayer Leverkusen di Bosz, squadra dall'identità tattica ben definita ma che rischia di uscire indebolita dall'addio di Havertz e Volland.
Il Leverkusen si presenta a questa partita dopo aver pareggiato a Wolfsburg nella prima giornata, la squadra di Bosz ha mantenuto molte delle prerogative viste nella precedente stagione, ossia una squadra che tiene il possesso del pallone nelle retrovie per poi cercare una verticalizzazione che mandi uno dei suoi giocatori offensivi davanti alla porta.
Per rendere possibile questo tipo di strategia, Bosz alterna la difesa a 3 o a 4 a seconda dell'avversario, con lo scopo di avere una superiorità numerica in fase di impostazione, contro il Wolfsburg qui si vede come la linea a 4 difensiva muova il pallone nel tentativo di cercare spazi tra le linee avversarie scaglionando 5 giocatori in zona rifinitura (Alario centralmente, Wirtz e Demirbay nei mezzi spazi, Bellarabi e Diaby sugli esterni) per poi attivare delle combinazioni rapide per superare la linea difensiva, nel caso qui accanto Tapsoba ha sufficiente spazio per mandare il pallone alle spalle delle difesa sfruttando la velocità di Diaby; in fase di non possesso, invece la squadra mantiene un atteggiamento aggressivo in fase di transizione, mentre tende a disporsi con due linee da 4 in situazioni posizionali, inoltre il posizionamento di Aranguiz permette alla difesa di avere maggiore protezione anche nei momenti in cui uno degli elementi spezzi la linea per andare ad aggredire l'avversario andando a ricomporre la linea. Altro motivo per vedere all'opera il Leverkusen è per osservare Florian Wirtz, classe 2003, giocatore visto all'opera già nella scorsa stagione dopo il lockdown, adesso chiamato a sostituire Kai Havertz da cui eredita la posizione in campo e da cui sembra aver anche ereditato le qualità tecniche, specie nel muovere il pallone con grande rapidità ed efficacia anche in spazi molto stretti.
Il Lipsia si presenta a Leverkusen con la seria intenzione di portare avanti il progetto di Nagelsmann che tanto ci ha esaltato dal punto di vista della qualità del gioco prodotto, quanto dal punto di vista dei risultati, con la semifinale di Champions che ha dato lustro ad una stagione terminata con un terzo posto in campionato ed una eliminazione ai quarti di finale di Coppa di Germania per mano dell'Eintracht.
Le due partite contro il Leverkusen giocate lo scorso anno hanno visto per lunghi periodi di gioco in difficoltà gli uomini di Nagelsmann, per cui la sfida alla squadra di Bosz diventa un test di particolare importanza per il 3-4-2-1 che il tecnico tedesco sembra aver definitamente adottato a partire dalla fase finale della scorsa stagione.
La prima in campionato ha visto il Lipsia passeggiare contro il Mainz (squadra a cui ha rifilato 14 reti nella scorsa stagione) ma soprattutto abbiamo avuto modo di ammirare i principi di gioco di Nagelsmann che tanto ci hanno divertito nel quarto di finale di Champions contro l'Atletico Madrid: il 3-4-2-1 sulla carta, si trasforma in fase di possesso in un 3-2/5, con la prima e la seconda linea che hanno il compito di dare inizio all'azione (un sistema che ha influenzato molto le strategie di Pirlo e del suo staff alla Juve) per poi innescare nei mezzi spazi Dani Olmo e Forsberg o tramite una giocata in verticale di uno dei tre difensori o passando per gli esterni; tuttavia a rendere particolarmente efficace il sistema di gioco è la capacità di muovere il pallone con grande rapidità da parte dei due centrocampisti centrali, e su questo è impressionante il lavoro svolto da Kevin Kampl, sempre in grado di spostare il pallone a due tocchi in qualsiasi situazione, indubbiamente è lui l'uomo a cui il sistema di Nagelsmann dovrà affidarsi per ottenere le migliori fortune in questa stagione.
Come si evince sarà una sfida che si giocherà in battere e levare, con tanti giovani interpreti pronti a dominare il decennio appena iniziato supportati da allenatori e club con un'idea di calcio a mio parere molto esaltante.
LILLE-NANTES (VENERDI' ORE 21)
Il programma della quinta giornata di Ligue 1 si apre con la sfida interna tra il Lille di Galtier ed il Nantes, una sfida tra due squadre che hanno portati avanti un mercato in questi mesi molto interessante e che, come d'abitudine nel campionato francese, stanno mettendo in mostra profili interessanti da seguire.
Il Lille arriva a questa partita dopo aver perso nei minuti finali la possibilità di uscire da Marsiglia con una vittoria e la testa della classifica; la squadra di Galtier si è mossa sul mercato quest'estate con lo scopo principale di coprire le due principali partenze, ossia il difensore Gabriel Magalhaes, acquistato dall'Arsenal, e l'altro elemento è Victor Osimhen, il centravanti nigeriano acquistato dal Napoli: al posto del primo è arrivato Sven Botman, classe 2000, scuola Ajax e che già ha preso il posto al centro della difesa con buone prestazioni, in attacco, invece, il posto di Osimhen è stato preso dalla grande promessa canadese Jonathan David, anche lui classe 2000, ma che sta facendo ancora un po' fatica ad entrare nei meccanismi della squadra di Galtier che, infatti, ha rivisitato il suo 4-4-2 per dividere i compiti offensivi con un altro attaccante centrale, ossia Burak Yilmaz, arrivato anche lui quest'estate al posto di Loic Remy.
Il cambio di tipologia di centravanti ha portato Galtier anche a rivedere la strategia della squadra in fase di possesso, fino all'anno scorso molto diretto, quest'anno, invece, l'assenza di un giocatore come Osimhen, ben innescabile anche con palloni verticali, ha portato il Lille a cercare di elaborare l'impostazione da dietro: come si evince dalla passmap elaborata da Between the Posts nella partita di domenica scorsa a Marsiglia si nota come Celik (il terzino destro) resti bloccato in fase di costruzione per creare una linea a 3 con i centrali difensivi permettendo al terzino sinistro (Bradaric o Reinildo) di alzarsi in zone più avanzate di campo e coinvolgendo maggiormente i due centrocampisti centrali, limitando, dunque, l'utilizzo degli attacchi diretti sulle punte, questo permette alla squadra Lilloise di avere un maggior controllo sulla partita ma manca ancora di incisività negli ultimi 20 metri, non è un caso che le due punte David e Yilmaz abbiano messo insieme meno di un tiro di media a partita e nessuno dei due abbia ancora trovato la via della rete, la partita contro un'altra squadra come il Nantes che ama, specie in trasferta, giocare prevalentemente nella propria metà campo mette di fronte Galtier di fronte alla necessità di elaborare nuove vie per lo sviluppo e la rifinitura della manovra.
Il Nantes si presenta, invece, a questa sfida reduce dal pareggio ottenuto nei minuti finali contro il Saint-Etienne dopo essere stata sotto di due reti: la squadra di Christian Gourcuff ha due anime diverse a seconda se gioca in casa o in trasferta, nel primo caso la squadra di mostra molto propositiva, nel secondo caso tende a concedere il campo alla squadra avversaria
Come si evince dalla mappa delle posizioni medie delle ultime due partite contro Saint-Etienne (in casa) e contro il Monaco (in trasferta) il 4-4-2 resta il modulo di base ma il baricentro (dato principalmente dal posizionamento dei due centrali di centrocampo e della linea difensiva).
La squadra di Gourcuff è stata costruita quest'estate aggiungendo principalmente un tassello, ossia quello dell'ex Liverpool Pedro Chirivella a centrocampo, dove lo spagnolo è l'uomo destinato a far partire l'azione innescando i due esterni offensivi e le due punte, tra le quali emerge l'esterno sinistro Moses Simon, giocatore devastante specie quando si tratta di creare attacchi in transizione (8 dribbling su 15 riusciti) a cui la squadra si affida per generare pericoli (è il giocatore che tocca più palloni nel terzo di campo avversario), bene anche il suo dirimpettaio Bamba (8 dribbling su 12) ma meno utilizzato da Gourcuff che lo alterna con Coco da quella parte di campo. A Lille vedremo sicuramente una squadra che aspetterà nella propria metà campo sperando di innescare in transizione i due esterni d'attacco, tuttavia, data la grande capacità della squadra di Galtier di saper coprire lo spazio che gli avversari possono usare in transizione, a Gourcuff servirà un atteggiamento diverso per uscire indenne dal Pierre Mauroy.
AJAX-VITESSE (SABATO ORE 21)
La terza edizione dell'Ajax di Ten Hag sembra essere partita nel verso giusto, con due vittorie nelle prime due partite (di cui la prima ottenuta non ostante l'inferiorità numerica), certo fino ad ottobre esiste la spada di Damocle del mercato che potrebbe influire non poco sulle forze a disposizione dei lancieri (Van de Beek ceduto al Manchester United e Sergino Dest che è prossimo a vestire la maglia del Barcellona) ed anche su questa prospettiva Ten Hag sta sperimentando nuovi giocatori da inserire nel suo sistema di gioco.
Nelle due partite fin qui disputate in Eredivisie l'allenatore olandese ha messo in campo già 19 giocatori schierati con il tipico 4-3-3 che in fase di possesso si trasforma in un 4-2-3-1 con Promes nominalmente nei tre di centrocampo ma in realtà agisce prevalentemente tra vertice avanzato del triangolo di un triangolo a centrocampo completato da Edson Alvearez supportato da Gravenbech o dal ghanese Kudus arrivato dal Nordsjoelland, in attacco il volto nuovo è l'esterno offensivo Antony, il match-winner della gara d'esordio in casa dello Sparta Rotterdam, in difesa, invece, questa dovrà essere la stagione dell'affermazione al centro della difesa di Perr Schuurs, giocatore che ha avuto la possibilità di unirsi già alla nazionale olandese nell'ultimo slot riservato alle nazionali lo scorso settembre.
La partita contro il Vitesse è un ottimo test per capire come sarà l'Ajax di questa stagione e cosa aspettarsi dai lancieri, questo perché la squadra allenata dal tedesco Thomas Letsch è decisamente una squadra di livello superiore rispetto alle due affrontate sinora da Tadic e compagni e che ama essere molto aggressiva in fase di non possesso ed il cui obiettivo è tenere il gioco della metà campo avversaria.
Anche se si parla di appena due partite di campionato il Vitesse è la squadra seconda in Eredivisie per occupazione territoriale del terzo di campo avversario, come indicato dalle statistiche di WhoScored, questo a dimostrazione di quanto la strategia aggressiva voluta da Letsch (scuola Red Bull anche lui) sia ben eseguita e rappresenti un aspetto che possa creare delle difficoltà ad una squadra che ha perso nell'ultimo mercato i giocatori su cui basava la propria costruzione dal basso, a questo si aggiunge la qualità tecnica in zona offensiva, in particolare grazie al giocatore copertina di queste prime due giornate della Eredivisie, ossia Oussama Tannane, classe 1994, attaccante che può coprire tutti i ruoli dell'attacco e che nell'ultima giornata di campionato è stato in grado di sbloccare la partita con questo calcio di punizione.