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Tuesday, 24 August 2021

Come sta andando il Barcellona senza Messi?


Il 5 agosto è ancora fresco nella mente dei tifosi del Barcellona e dei tanti seguaci della squadra blaugrana in giro per il mondo, tuttavia per lo stesso motivo per il quale Messi ha lasciato il Barça accasandosi al PSG, Ronald Koeman sta continuando nel suo processo di reset tecnico della squadra iniziato nella seconda parte della seconda stagione: the show must go on. Sotto le direttive della presidenza Laporte la squadra catalana prova a rimettere la Masia al centro del villaggio e ricostruire un'identità di gioco.

Per questa ragione la partita di sabato sera a Bilbao era un test utile per capire che cosa aspettarci da questa squadra e come sta proseguendo il lavoro del tecnico olandese su una della panchine oggettivamente più scomode d'Europa in questo momento. Con un pizzico di sorpresa dal mio personale punto di vista, Koeman ha messo in soffitta il 3-4-3 che tanto bene aveva impressionato nella seconda parte della scorsa stagione per riproporre il 4-3-3 a cui sono tanto affezionati dalle parti del Camp Nou. Escluso ovviamente Messi, invece, gli interpreti sono rimasti praticamente gli stessi con un'unica eccezione: Memphis Depay.


LE FORMAZIONI DI ATHLETIC-BARCELLONA


Il 4-3-3 di Koeman dunque prevede una linea difensiva composta da Dest-Garcia-Pique-Jordi Alba, Busquets a fare da pivote affiancato da De Jong e Pedri ed il tridente offensivo formato da Griezmann-Braithwaite e Griezmann.

Il 4-4-2 è il cavallo di battaglia storico dell'Athletic Bilbao e del proprio allenatore Marcelino: la linea difensiva è composta da Leque a destra, Balenziaga a sinistra (in attesa del ritorno di Yuri Berchiche) e la coppia centrale formata da Vivian e Inigo Martinez; la linea di centrocampo è composta da Berenguer e Muniain sugli esterni e Dani Garcia e Vencedor al centro mentre la coppia d'attacco è Inaki Williams-Sancet.


COSTRUZIONE VS PRIMA PRESSIONE

Uno degli elementi di sfida a livello tattico tra le due compagini è stato, come ampiamente previsto, tra la costruzione del Barcellona e la prima pressione aggressiva della squadra di Marcelino, una pressione alta e mista uomo-zona che non ha permesso alla squadra di Koeman di risalire il campo nonostante il tecnico olandese tenesse i due terzini legati in fase di costruzione proprio per avere una sfogo laterale alla manovra su cui però la squadra basca aveva buon gioco a far indirizzare la manovra. 

Le uscite anche sull'esterno da parte del Bilbao erano molto rapide ed aggressive portando i giocatori blaugrana a commettere diversi errori tecnici, complice anche la serata non proprio ottimale sotto diversi aspetti del portiere Neto, poco sicuro con i piedi e, detto per inciso, poco d'aiuto fuori dai pali. Per uscire da questa situazione molto importante è stato il compito svolto da Pedri o da Braitwaite a fornire man forte al terzino sinistro del Barça, oppure le stesse abilità tecniche dell'ex valenciano nell'aggirare la pressione di Berenguer e far tornare il pallone sui piedi sapienti di Busquets.

Se invece l'aggressione immediata non portava al recupero del pallone l'Athletic si risposizionava con il suo 4-4-2 compatto a cui il Barcellona cercava di rispondere in fase di sviluppo alzando i terzini per avere ampiezza, De Jong in zona di sviluppo veniva affiancato da Pedri o da uno dei tre attaccanti all'interno delle rotazioni che interessavano anche e soprattutto la zona di rifinitura.



DEPAY LEADER TECNICO?

L'ex giocatore del Lione sembra aver preso sul serio la propria avventura con la maglia del Barça: la precedente avventura in un top club come il Manchester United non era stato proprio da ricordare, per questo motivo le perplessità sulle capacità dell'olandese di imporsi in un contesto così importante come quello catalano erano da prendere sul serio. Ed invece queste prime apparizioni mostrano che lo scetticismo sembra essere mal riposto e che il numero 9 di Koeman (uno che gli ha dato responsabilità anche con la maglia degli Oranje).

Nell'insieme delle rotazioni che il Barcellona ha proposto per scardinare il blocco posizionale del Bilbao, l'olandese ha cercato sempre di sfruttare al meglio lo spazio tra terzino e centrale difensivo avversario, magari sfruttando il momento in cui la manovra veniva spostata sugli esterni occupati dai terzini alzati da Koeman in fase di sviluppo dell'azione: questi suoi movimenti hanno costretto i centrali di Marcelino ad uscire su di lui affrontandolo in duelli individuali da cui è difficile uscire vincitori contro il prodotto del settore giovanile del PSV. Da questo tipo di movimento e successiva giocata il numero 9 del Barça ha generato un assist clamorosamente sciupato da Braithwaite nel primo tempo e poi realizzato il goal che ha permesso alla sua squadra di pareggiare la partita. 

Con la fuoriuscita di Messi, personalmente mi aspettavo una maggiore centralità da parte di Antoine Griezmann, ma al momento il francese non mostra la stessa attitudine del proprio compagno di squadra, mostrando di volere il pallone tra i piedi e sempre girato con le spalle dietro alla porta. Al n.7 blaugrana serve un miglioramento nei movimenti senza palla ed è un punto su cui Koeman dovrà molto lavorare, perché partendo dal mezzo spazio di destra ed accentrandosi potrebbe creare molti spazi per gli inserimenti di De Jong e magari ritagliarsi uno spazio da falso nove nello schieramento con libertà di movimento in zona rifinitura pronto a scambiarsi di posizione con lo stesso Depay e con Braithwaite che, sotto questo aspetto, sembra essere meglio inserito nei meccanismi.


IL 4-4-2 DEL BILBAO

Precedentemente ho mostrato come lo schieramento dell'Athletic si compattasse in un 4-4-2 in fase di difesa posizionale, ma di fatto è l'unica situazione di gioco in cui abbiamo visto la squadra di Marcelino schierarsi in campo in questo modo. Leggendo la storia del club e dell'allenatore negli ultimi anni si può essere facilmente indotti a pensare ad uno schieramento particolarmente rigido, invece non è affatto così, anzi, già dalla fase di prima pressione abbiamo visto come la squadra si scaglioni sul campo. 


Stesso discorso vale per la fase di possesso, dove il 4-4-2 si trasforma, soprattutto in mezzo al campo, dove Dani Garcia e Vencedor hanno compiti diversi: il numero 16 dell'Athletic, a differenza di Dani Garcia, è sostanzialmente un invasore, anche perché la fase di costruzione dei baschi non è particolarmente elaborata visto che la costante degli uomini di Marcelino è la ricerca immediata della giocata in verticale. 

Su questo aspetto è molto importante il lavoro svolto dai due esterni offensivi ed i movimenti delle due punte: con i due mediani che impegnano le due mezzali del Barça, l'Athletic cerca di sfruttare al meglio la presenza del solo Busquets a guardia della zona tra le linee, per questo Munain spesso cerca di accentrarsi occupando quella zona assieme a Sancet: per ovviare a questa situazione spesso toccava a Dest seguire il numero 10 basco il cui spazio veniva occupato dai tagli esterni di Inaki Williams che poteva involarsi in uno contro uno contro Eric Garcia (poi Araujo) per creare pericoli da quella zona di campo sfruttando lo schiacciamento della linea difensiva del Barça.

Questi movimenti uniti alla capacità di smistare il gioco di Inigo Martinez col suo educatissimo sinistro hanno spesso messo in difficoltà la squadra di Koeman, che ha sofferto tantissimo il gioco diretto della squadra di Marcelino, soprattutto nella parte iniziale del secondo tempo quando è sembrata in balia della squadra basca, complice la stanchezza di Pedri e la fuoriuscita dal match di Braithwaite.


CONCLUSIONI

Il percorso per la ricostruzione di un Barcellona competitivo fuori dal campo è estremamente lungo e tortuoso, quello in campo è iniziato dalla scorsa stagione e potrebbe dare delle soddisfazioni in prospettiva. Allo stato dell'arte Koeman sta cercando di fare del proprio meglio per tenere al vertice la squadra blaugrana, il test del San Mames è sempre uno dei più difficili da affrontare e forse per Pedri e compagni è stato quasi un bene affrontarlo subito per capire dove questa squadra deve migliorare e dove, invece, è già ad un buon punto.

Con l'uscita di scena di Messi alcuni meccanismi si sono inceppati, per esempio i famosi (o famigerati, per gli avversari) Pase de la Muerte di Jordi Alba non sono ancora recepiti dagli elementi avanzati della squadra, le rotazioni in zona rifinitura ci sono ma faticano a far progredire l'azione, così come quando la attaccata questa squadra fatica a trovare le giuste coperture; dal punto di vista degli aspetti positivi c'è la capacità di Depay di dare alla squadra quella profondità che spesso le è mancata nelle ultime stagioni. 

Insomma, il cartello lavori in corso è ben evidente ma Koeman sta inserendo nei meccanismi progressivamente i nuovi elementi e l'idea è quella di un gruppo di lavoro che si è rafforzato di fronte alle disgrazie societarie (i giocatori subentrati, per esempio, sono entrati molto bene in partita, vedi Sergi Roberto ricollocato nella sua posizione naturale a centrocampo) per questo ritengo che seguire l'evoluzione di questo Barcellona nel corso della stagione potrà essere un esercizio molto interessante.

Friday, 19 February 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 18


Dopo esserci goduti il ritorno delle coppe europee, il weekend torna per metterci di fronte ad un altro turno di campionato che, considerata la concomitanza con gli impegni europei di molte squadre, potrebbe vivere una fase decisiva che può spostare alcuni equilibri o ampliarne altri. Non scopro certo l'acqua calda nell'affermare che in questo periodo della stagione la gestione delle forze diventa fondamentale per definire l'esito della stagione.

Il calendario del weekend ci regalerà sfide importanti se non decisive come il derby di Milano che potrebbe indirizzare la lotta scudetto in serie A, la trasferta del Bayern a Francoforte che potrebbe diventare decisiva per la vittoria della Bundesliga ma anche per la lotta Champions. Per questo motivo ho scelto quattro partite che assumono per varie ragioni un peso fondamentale per giudicare le stagioni di alcune squadre o per indirizzare gli esiti di un campionato.


LIVERPOOL - EVERTON (SABATO ORE 18.30)

La giornata di Premier in programma questo weekend è clamorosamente piena di sfide di cartello e di tradizione: una di queste è il confronto tra Manchester City ed Arsenal che mette contro Pep Guardiola con quello che dovrebbe essere un suo discepolo, ossia Mikel Arteta. Tuttavia il match che merita maggiore attenzione è il derby della Merseyside tra Liverpool ed Everton: una sfida che rappresenta una grande rivalità storica ma che questa volta potrebbe avere risvolti anche decisivi per la lotta alla Champions League.

La squadra di Klopp è entrata nelle ultime settimane in un momento negativo frutto dei guai fisici che hanno colpito i Reds nel corso di questa stagione: proprio la partita d'andata fu l'evento che ha cambiato in negativo la stagione, con l'entrata di Pickford che mise ko il ginocchio di Van Dijk. Saltato il ginocchio del centrale olandese, è saltata anche l'architrave su cui poggia il sistema di gioco di Klopp, costringendolo a trovare soluzioni per non farsi trovare scoperta sulle incursioni dei due terzini Alexander-Arnold e Robertson.

Passmap Between The Posts
La vittoria in Champions contro il Lipsia ha visto una squadra ritrovare i propri punti di forza, ossia le connessioni tra il terzino e l'esterno d'attacco di parte e la ricerca del cambio di gioco da un terzino all'altro per scoprire l'avversario e disordinarne la pressione. Come si desume dalla passmap della partita, si nota anche il lavoro svolto dai due centrali difensivi Kabak e Henderson nel sostenere questa strategia di gioco e con le due mezzali Jones e Thiago Alcantara a tenere impegnati i centrocampisti centrali avversari. Le difficoltà del Lipsia a trovare la profondità ha reso sostenibile la strategia anche a livello difensivo, con la squadra di Nagelsmann brava a risalire il campo ma meno brava ad accedere all'area di rigore, cosa che, invece, ha saputo fare il Leicester di Rodgers sabato scorso.

L'Everton arriva a questo impegno con la consapevolezza di potersi giocare qualcosa di importante in questa stagione: Ancelotti in estate è riuscito ad ottenere sul mercato una serie di giocatori che gli hanno permesso di modificare l'identità di questa squadra che adesso può giocare un calcio fluido e tecnico, al contrario della scorsa stagione quando la squadra doveva sostanzialmente appoggiarsi su attacchi diretti verso Calvert-Lewin ed aggredire sulle seconde palle.

In fase di possesso lo schieramento della squadra di Ancelotti è un 4-1/2-3 con le mezzali e gli esterni offensivi che occupano le zone avanzate del campo ruotando tra di loro, a volte le rotazioni avvengono anche tra terzino e mezzala di lato. In fase di non possesso la squadra si schiera con un 4-1-4-1 dove gli esterni offensivi si affiancano alle mezzali a creare una linea a 4; la linea difensiva, invece, è protetta dal vertice basso.

La strategia costruita da Ancelotti è quella di occupare con quanti più uomini possibile i corridoi centrali del campo sfruttando i movimenti e le rotazioni tra le mezzali ed i trequartisti; l'ampiezza viene utilizzata solamente per liberare i terzini (in particolare Digne) in modo che con i loro cross possano generare occasioni grazie alle qualità aeree di Calvert-Lewin e grazie alla capacità della squadra di riempire con più uomini l'area di rigore.


Le principali difficoltà, invece, l'Everton le trova nella tenuta della linea difensiva che, spesso non viene sufficientemente assistita dai centrocampisti. Spesso e volentieri gli avversari possono pascolare negli spazi che si creano tra centrale difensivo e terzino, a questo si aggiunge la non grande predisposizione alle marcature in area di rigore dei centrali difensivi.

Sarà dunque un derby quello che si giocherà ad Anfield Road con due squadre ben riconoscibili nei loro pregi e nei loro difetti, all'andata ne venne fuori una grande lotta che terminò con un 2-2 ricco di emozioni, sono abbastanza sicuro che la stessa cosa la vedremo sabato nel tardo pomeriggio.


SALISBURGO - RAPID VIENNA (DOMENICA ORE 17)

Il campionato austriaco, dal momento in cui il gruppo Red Bull ha investito a Salisburgo, è un dominio della squadra della città di Mozart che detiene il titolo da 7 stagioni consecutive. Dalla scorsa stagione, tuttavia, diverse squadre hanno mostrato di avere progetti tecnici in grado di infastidire il dominio della squadra oggi allenata da Jesse Marsch. 

Lo scorso anno questo ruolo sembrava appannaggio del LASK di Lienz che, però, depauperò quanto buono di fatto prima del lockdown prendendosi una penalizzazione per non aver rispettato il protocollo COVID al rientro agli allenamenti; quest'anno, invece, la squadra che sta tenendo testa al Salisburgo è il Rapid Vienna di Didi Kuhbauer.

La squadra di Jesse Marsch ha ormai pochi segreti e, come ogni stagione, si trova a gennaio a dover riportare con una squadra completamente diversa rispetto a quella di inizio stagione. In questa stagione, tuttavia, l'unica partenza del mercato invernale è stata Dominik Szoboszlai, ceduto al Lipsia, ma sappiamo bene quanto fosse determinante l'ungherese per le fortune del Salisburgo.

I suoi sostituti, sul piano tecnico, dovrebbero essere Aaronson e Sucic, di cui ho parlato nel mio post di presentazione della sfida di Europa League contro il Villarreal, persa per 2-0, dove i due talenti del Salisburgo non sono riusciti a mettersi in luce restando avulsi dal gioco senza riuscire a giocare palloni nella zona centrale del campo, dove evidentemente il Villarreal è stato bravo a coprire quelle zone.

Fonte statistiche SofaScore

In campionato, invece, la ricerca e l'occupazione della zona di rifinitura avviene in maniera più frequente fino a trasformare il 4-4-2 in un 4-2-2-2. Tuttavia nella partita contro il Villarreal in Europa League, si trattava della prima volta in coabitazione tra i due giocatori ed il risultato non è stato dei migliori visto che il loro coinvolgimento è rimasto ai margini della squadra. Nella partita contro il Rapid Vienna alla squadra di Marsch servirà tornare alla sua versione migliore, quella cioè capace di sovraccaricare il centro del campo per cercare di aumentare il margine in testa alla classifica e, chissà, trovare idee utili a cercare di contendere la qualificazione agli ottavi di Europa League al Villarreal non ostante lo 0-2 di partenza.

Il Rapid si schiera sul campo con un 4-2-3-1 di base che, però, non è mai rigido in campo, tanto che si tratta di uno schieramento che è più facile vedere in fase di non possesso che in fase di possesso. Il 4-2-3-1 in fase di possesso cambia immediatamente in quanto i due centrocampisti centrali tendono a scaglionarsi a due altezze diverse anziché restare appaiati; stesso discorso vale per i due terzini, con il destro (Stojkovic) che partecipa molto più alla costruzione rispetto al terzino sinistro Ullmann che, invece, attacca maggiormente la profondità.

In fase di non possesso, invece, il Rapid è perfettamente allineato a quella che è la tendenza del calcio in Austria negli ultimi anni e che sta portando diversi allenatori cresciuti aldilà del Brennero a diventare dei riferimenti per il calcio europeo. La squadra di Kuhbauer aggredisce l'avversario con un baricentro molto alto ed orienta diversi giocatori sulla palla e sull'uomo, in perfetto stile gegenpressing. Come si evince dal fermo immagine il Rapid cerca la parità numerica in tutte le zone di campo tenendo permanentemente sotto pressione l'avversario. Non è un caso che il PPDA del Rapid sia addirittura superiore a quello del Salisburgo seppur per poco (7,6 contro 7,8 della squadra di Jesse Marsch).

ATLETICO BILBAO - VILLARREAL (DOMENICA ORE 21)

La sfida di San Mames mette di fronte una sfida che potrebbe avere un impatto di non poco conto per la lotta per i posti europei nella Liga. L'Atletico Bilbao è in grandissima risalita da quando Marcelino ha preso le redini della squadra dopo l'esonero di Garitano.

La squadra basca, con l'arrivo dell'ex tecnico del Valencia (che è anche ex allenatore del prossimo avversario) ha ritrovato un approccio in grado di valorizzare gli elementi offensivi a propria disposizione. Sono bastati pochi accorgimenti al tecnico asturiano per far viaggiare al livello che il club ed i tifosi si aspettano, in particolare sotto la sua gestione si sono innalzate le prestazioni di Iker Munain, giocatore di elevato spessore tecnico che faticava a trovare una collocazione in campo con Garitano e che, invece, con Marcelino sembra aver ritrovato la centralità tecnica in questa squadra.

Fonte dati FbRef/StatsBomb
Come si evince dal grafico a fianco, il n.10 del Bilbao ha notevolmente alzato il proprio livello nella creazione di occasioni da rete. L'arrivo di Marcelino sulla panchina ha modificato l'atteggiamento della squadra in fase offensiva, Munain agisce con maggiore libertà nella trequarti avversaria ed il suo apporto in rifinitura è tangibile sia osservando la partita che osservando, come in questo caso, i soli numeri.




Il Villarreal arriva a questa sfida reduce dalla pesante vittoria in Europa League a Salisburgo, mentre il cammino in campionato sembra essersi arenato nella ultime settimane. 

Scouting report FbRef/StatsBomb

La squadra di Emery spesso fatica a trovare la giocata giusta in fase di rifinitura che, con l'infortunio di Samu Chukwueze, sembra essere delegata esclusivamente al grande lavoro di Gerard Moreno, autore di una prestazione clamorosa a Salisburgo e protagonista di una stagione strepitosa, ben riassunta dai numeri che lo rendono un attaccante quanto un esterno offensivo di prima fascia.

Il sistema voluto dall'ex tecnico di Siviglia, PSG ed Arsenal si basa sul possesso palla ed un tentativo di recupero del pallone che possa essere aggressivo. Proprio su quest'ultimo aspetto le cose non stanno andando come previsto (il PPDA è superiore a 10) soprattutto a causa del fatto che la linea difensiva fatica a sostenere un sistema di pressing alto e spesso tende a concedere spazi in situazioni di transizione o in situazione in cui l'avversario verticalizza rapidamente l'azione con una giocata individuale. Il Bilbao è una squadra che sa innescare rapidamente i giocatori tra le linee, per cui per la squadra di Emery, dopo l'ottima prestazione di Salisburgo, una prestazione ed un risultato positivi anche al San Mames possono dare nuove certezze al gruppo di Emery e far ripartire la stagione del Villarreal.


PSG - MONACO (DOMENICA ORE 21)

Il campionato francese, a differenza delle stagioni precedenti, si sta rivelando uno dei campionati più equilibrati e ricchi di spunti di tutta Europa e nel weekend si celebra la sfida tra il PSG ed il Monaco in un incrocio che ha rappresentato per diversi anni una rivalità tra due proprietà facoltose desiderose di giocarsi la supremazia nazionale.

Negli ultimi anni, tuttavia, questa rivalità è scemata a causa delle ultime pessime stagioni della squadra monegasca che invece, quest'anno sembra aver ritrovato quella competitività che sembrava perduta: dopo un periodo di assestamento, Niko Kovac ha trovato il sistema in grado di far rendere al meglio questa squadra che va a Parigi per giocarsi la sua chance di entrare addirittura in corsa per il titolo.

Il PSG, tuttavia, si presenta a questa grande sfida reduce dal capolavoro del Camp Nou in Champions League: pur con le assenze di Neymar e Di Maria, Pochettino ha saputo pescare le giuste risorse dalla sua rosa e soprattutto ha trovato una grande serata di Marco Verratti, giocatore diventato centrale nelle idee di Pochettino, tanto che in sua assenza abbiamo visto le peggiori prestazioni della squadra parigina nella giovane gestione del tecnico argentino (leggi trasferta di Lorient in campionato).

Fonte statistiche SofaScore
I numeri della prestazione di Verratti a Barcellona non rendono sufficientemente l'idea della sua prestazione a tutto campo, la sua resistenza al pressing e la capacità di ripulire palloni creando situazioni potenzialmente pericolose da momenti in cui l'azione sembra non avere inerzia. A mio parere la prestazione di Verratti e del PSG sono frutto del lavoro messo in piedi nelle ultime due stagioni da Thomas Tuchel che ha dato una personalità ed un'identità a questa squadra, tutti elementi di base su cui oggi Pochettino sta aggiungendo i propri accorgimenti. A questo si aggiunge l'aumento di competitività del campionato francese che costringe i parigini a dover tenere alta la soglia di attenzione anche in campionato, difatti questa partita contro il Monaco è molto importante per evitare di aggiungere alla lotta per il titolo anche la squadra di Kovac.








Da parte sua, invece, il Monaco ha intenzione di mettersi alla prova dopo che nel 2021 è riuscita, finalmente, a trovare un'identità di gioco ed un equilibrio tale da portarla al quarto posto solitario in classifica grazie ad una serie positiva aperta di 9 vittorie e 2 pareggi nelle ultime 11 partite tra campionato e coppa nazionale. Il sistema di gioco, ormai consolidato, vede un 3-2/5 in fase di possesso che si trasforma in 4-4-2 in fase di non possesso che esalta le qualità della coppia d'attacco Ben Yedder-Volland e che sta facendo esplodere il talento di Soufiane Diop oltre a quello della coppia di centrocampo Fofana-Tchouameni che ha margini di crescita devastanti.




Friday, 6 December 2019

Cosa vedere nel weekend #13


E' un weekend ricco di big-match quello che ci aspetta, in Italia si incrociano le prime quattro della classifica, in Germania la capolista Borussia Moenchengladbach ospita il Bayern Monaco partendo da un +4 che può trasformarsi in +7, mentre in Premier scatta l'ora del sentitissimo derby di Manchester. Ma andiamo nel dettaglio e andiamo a vedere cosa guardare in questo weekend.

SERIE A

Come da premessa, la quindicesima giornata del nostro campionato propone la sfida tra le due romane che sfideranno le prime due della classe; a San Siro questa sera l'Inter di Conte dovrà difendere il primato in classifica conquistato la scorsa settimana con grosse assenze ma con l'entusiasmo derivante dal sorpasso avvenuto domenica scorsa, una vittoria oltre a garantire il primato permetterebbe ai nerazzurri di presentarsi lanciatissima alla super sfida di martedì contro il Barcellona che le può regalare anche la qualificazione agli ottavi di Champions. Qualificazione agli ottavi e primo posto nel girone li ha ottenuti in totale facilità la Juventus che, però, dopo aver subito il sorpasso dell'Inter la scorsa settimana, è atteso da una trasferta difficilissima all'Olimpico contro la Lazio reduce da 6 vittorie consecutive e con un attacco in grandissimo spolvero, sabato sera sapremo fin dove si è innalzato il livello della squadra di Inzaghi e soprattutto capiremo se la Juventus saprà alzare il suo livello nelle grandi sfide come ha saputo fare spesso quest'anno.

Chi potrebbe trarre vantaggio da un passo falso delle due romane, oltre all'Atalanta impegnata sabato contro il Verona in una interessantissima sfida tra il maestro Gasperini e l'allievo Juric, è il Cagliari di Maran, le cui overperformance non fanno quasi più notizia, impegnato domenica pomeriggio in quel di Reggio Emilia contro il Sassuolo di De Zerbi.

SASSUOLO-CAGLIARI (DOMENICA ORE 15)

Il pareggio di Torino contro la Juventus ha riportato la luce sul Sassuolo di De Zerbi dopo un inizio di stagione a singhiozzo; la squadra emiliana sembra aver trovato nelle ultime settimane un assetto che le permette di tornare ad esprimersi sui livelli visti nella scorsa stagione, basati su un gioco di possesso palla ed insistita costruzione dell'azione da dietro, anche a rischio di perdere palloni sanguinosi come accaduto sull'azione che ha portato al rigore della Juventus domenica scorsa, un dato supportato dai numeri.

Il Sassuolo assieme alla Juventus ha la percentuale più elevata di passaggi completati (85,6%) con Marlon che possiede la più alta percentuale di passaggi riusciti (94,4%); tra i 20 migliori passatori del nostro campionato rientrano, inoltre, Magnanelli ed Obiang, ossia i due uomini che De Zerbi alterna davanti alla difesa.
A conferma dello stile di gioco voluto da De Zerbi, il Sassuolo è la squadra che tenta il maggior numero di lanci lunghi di tutta la serie A. Insomma i numeri danno conferma delle sensazioni che lascia all'osservatore in merito all'identità della squadra neroverde, ulteriormente confermata dal dato che la vede al terzo posto in relazione al possesso palla (solo Juventus e Napoli le sono davanti).




Di fronte a se la squadra di De Zerbi si troverà il Cagliari di Maran, definito ormai il Cagliari dei miracoli, in senso giornalistico perché in pochi si aspettavano la squadra sarda così in alto in classifica non ostante il mercato sontuoso di quest'estate, in senso statistico perché le overperformance dei rossoblu sono sotto gli occhi di tutti; la vittoria sulla Sampdoria nel posticipo di lunedì scorso ed il pareggio di Lecce ottenuto nella settimana precedente sono una chiara esemplificazione di come la squadra subisca meno goal e faccia più goal rispetto a quanto effettivamente produce; come già analizzato nelle precedenti settimane, le parate di Olsen e le qualità balistiche di Nainggolan permettono ai sardi di ottenere questi risultati decisamente straordinari.

La mappa degli xG relativi alla trasferta di Lecce e la rocambolesca sfida contro la Samp hanno visto il Cagliari realizzare 6 reti a fronte di 1,65 xG realizzati (dato addirittura "sporcato" dal rigore ottenuto e realizzato a Lecce).
Contro la Samp, invece, i puntini che rappresentano i tiri in area di rigore avversaria sono arrivati tutti nei minuti finali del match, quelli che hanno portato la squadra di Maran a ribaltare la partita da 1-3 a 4-3; in questo caso il merito sta nell'aver sfruttato il crollo fisico e mentale dei blucerchiati nei minuti finali del match, a dimostrazione che la squadra ha raggiunto un livello di solidità mentale davvero molto elevato.










La trasferta di Reggio Emilia, tuttavia, potrebbero far venire alla luce le inefficienze del sistema offensivo e difensivo del Cagliari, questo perché la squadra di De Zerbi ha dei numeri in fase realizzativa molto simili alla formazione rossoblu visto che le due formazioni sono quelle che hanno il saldo migliore tra Goal realizzati e xG (+11 il Cagliari, +6 il Sassuolo) ed il miglior rapporto migliore gol/tiri (16% il Cagliari, 14% il Sassuolo) e gol/tiri nello specchio (45% il Cagliari, 39% il Sassuolo).

PREMIER LEAGUE

Il turno infrasettimanale ci ha consegnato un Liverpool sempre più solo al comando della classifica (+8 sul Leicester, autore di una stagione fenomenale), ed un divario tra le prime 4 ed il resto del mondo già molto ampio (tra Chelsea e Wolverhampton ci sono 6 punti), ma soprattutto la vittoria del Liverpool nel derby della Merseyside contro l'Everton ha portato i toffees in zona retrocessione, una situazione difficile da pronosticare ad inizio stagione visto il grande ammontare di sterline speso dalla proprietà nelle ultime due stagioni. Per questa ragione, pur in presenza del derby di Manchester, il nostro focus per questo weekend di Premier va sulla sfida della squadra di Silva contro il Chelsea di Frank Lampard.

EVERTON-CHELSEA (SABATO ORE 13,30)

Il derby contro il Liverpool ha portato ulteriormente alla luce le difficoltà della formazione di Silva nel trovare un certo equilibrio alla propria squadra, difficoltà che ha pagato perdendo il posto in panchina; la mancanza di risultati ha portato il tecnico portoghese a cercare continue modifiche all'assetto della propria squadra che hanno portato ad un progressivo degrado delle prestazioni della sua squadra, specie dopo l'ultima pausa, quando i toffees , reduci dalla vittoria di Southampton, sono crollati inopinatamente a Goodison Park contro il Norwich, partita che ha dato adito a tutte le paure ed i dubbi in casa Everton, con il dito puntato verso squadra ed allenatore, la cui decisione è stata quella di affrontare le trasferte di Leicester ed Anfield Road con il passaggio alla difesa a 3 ed un approccio puramente di attesa, atteggiamento che ha parzialmente pagato a Leicester dove la squadra di Rodgers ha portato a casa la vittoria solo nei minuti di recupero, mentre a Liverpool le cose sono andate malissimo, con la squadra di Klopp che ha fatto ciò che ha voluto in fase offensiva mettendo seriamente in pericolo la panchina di Silva che ora deve anche fronteggiare la paura della retrocessione oltre che un calendario davvero complicatissimo.

Lo screenshot ripreso dall'analisi della partita effettuato da The Coaches' Voice dimostra la totale confusione dell'Everton in fase di non possesso, con i 5 difensori alti ma non accompagnati dalla pressione sui difensori centrali del Liverpool, lasciati liberi di servire i 3 attaccanti con un semplice lancio alle spalle della linea difensiva; i goal dei Reds sono arrivati in questa maniera.
Sabato, nel lunch match, vedremo anzitutto chi siederà sulla panchina dell'Everton e soprattutto se, contro un altro avversario di alta classifica, vedremo riproposta la difesa a 3 oppure se si cercherà di tornare al 4-2-3-1 che aveva dato poche soddisfazioni in termini di risultati ma sensazioni non pessime dal punto di vista del gioco proposto.

Dall'altra parte il Chelsea ha fermato la serie negativa dopo le sconfitte con Manchester City e West Ham, battendo a Stamford Bridge l'Aston Villa con la solita prestazione di grande intensità a livello offensivo; gli uomini di Lampard sono stabilmente la seconda forza del campionato in termini di tiri effettuati (17,3 a partita), possesso palla (57%) e passaggi riusciti (85,3%), tutti numeri in cui ha fatto meglio solo il Manchester City di Guardiola, dando subito dimostrazione del tipo di calcio che Lampard sta portando avanti a Stamford Bridge. L'identità del Chelsea di Lampard è quella di una squadra che gioca con la sfrontatezza data dalla giovane età della rosa, con le conseguenze negative che ciò, gioco forza, può portare.

Dove il Chelsea ha bisogno di migliorare sono i calci piazzati, fondamentale in cui la squadra di Lampard sta offrendo ancora molto poco, come testimoniano i numeri elaborati da Between the Posts, tanto che la pericolosità offensiva dei Blues sui calci piazzati è la stessa dell'Everton avversario di sabato. 
Ad essere ancora più preoccupante, tuttavia, è la fase difensiva: il gioco estremamente aggressivo della squadra di Lampard lascia diverse opportunità in attacco agli avversari, così si spiega l'elevato indice di pericolosità degli attacchi avversari che viene mitigato, però, dalla minore frequenza di tiri subiti, un dato che accomuna il Chelsea con il Manchester City ed anche con lo stesso Everton.

















Quanto sopra, dunque, ci fa presupporre la possibilità di vedere una partita molto aperta, con la sfacciataggine del Chelsea che affronterà le grandi paure dell'Everton di colare ancora più a picco in classifica.

LA LIGA

Il gran goal con cui Messi ha permesso al Barcellona di sbancare il Wanda Metropolitano domenica scorsa ha aperto in maniera quasi definitiva uno scenario in cui i blaugrana ed il Real Madrid si giocheranno la prima Liga del nuovo decennio, anche se la corsa del Siviglia alle loro spalle continua a non subire rallentamenti, tuttavia questo potrebbe essere il weekend in cui le due grandi di Spagna possono allungare, con il Barça impegnato al Camp Nou contro il Mallorca ed il Real che ospita al Bernabeu un Espanyol che sembra allo sbando, mentre per il Siviglia arriva una trasferta terribile a Pamplona contro l'Osasuna. La partita, però, che desta il maggior interesse, è quella di domenica pomeriggio al Benito Villamarin di Siviglia dove il Betis affronterà l'Athletic Bilbao.

BETIS-ATHLETIC BILBAO (DOMENICA ORE 14)

Dal ritorno del campionato dopo la pausa Betis e Athletic Bilbao hanno portato a casa la posta in palio in entrambe le partite disputate; già questo basta a rendere la sfida del Benito Villamarin una sfida a dir poco interessante, a questo si aggiunge una sfida tra due stili di gioco differenti: da una parte il calcio tecnico e di possesso del Betis di Rubi, dall'altra parte il calcio intenso e di copertura degli spazi dell'Athletic di Garritano, allenatore che, proprio un anno fa prendeva in mano la panchina del Bilbao in piena zona retrocessione rendendola una squadra candidata a riportare la città basca in Europa, magari anche dalla porta principale.

Rubi ha avuto qualche difficoltà a trovare l'assetto giusto per il Betis, ha ereditato da Setien una squadra votata all'attacco e con una forte vocazione al possesso palla, una vocazione a cui l'ex tecnico dell'Espanyol non ha rinunciato ma che ha tentato di equilibrare con alcuni accorgimenti che hanno reso la squadra meno spettacolare ma in grado progressivamente di prendersi meno rischi; lo spostamento forzato di Bartra a centrocampo davanti alla difesa ha dato meno incombenze difensive a Canales e Guardado che possono dedicarsi a tempo pieno alla fase di impostazione.
I numeri confermano l'attitudine offensiva della squadra (terzo posto per tiri effettuati, quarto posto per precisione dei passaggi effettuati), tuttavia la fatica che Rubi sta facendo a dare un equilibrio alla squadra è ben evidenziati dal saldo dei numeri offensivi e quelli difensivi, tutti in negativo.

I dati elaborati dal blog Between the Posts evidenzia i saldi negativi tra tiri effettuati/subiti (S), expected goals realizzati/subiti (xG), tiri su azione (Sop), expected goal su azione (xGop), tiri su calcio piazzato (Ssp), expected goal su calcio piazzato (xGsp). Tuttavia è opportuno ricordare come con gli accorgimenti voluti da Rubi nelle ultime partite i saldi sono stati progressivamente migliorati, per cui la partita contro l'Athletic Bilbao potrebbe rappresentare il passaggio per la prima volta in stagione a dei saldi positivi, sintomo che il lavoro inizia a pagare.

Dall'altra parte, tuttavia, il cliente è tutt'altro che comodo, visto che l'Athletic è la miglior difesa del campionato con i 9 goal subiti ed ha un approccio al gioco decisamente opposto a quello dei suoi avversari, preferendo un gioco molto più diretto, utilizzando le fasce per portare l'azione immediatamente sulla trequarti avversaria, grazie ai movimenti di Inaki Williams su quel lato.

Dai dati presi dall'ultima vittoria contro il Granada si evince il piano-partita base dell'Athletic: recupero palla nella propria metà campo e passaggio diretto sugli esterni con target preferito Inaki Williams, questo approccio permette ai baschi di stazionare sulla trequarti avversaria per il 29% del tempo in media (quinto posto nella Liga in questa statistica) e di essere la squadra che usa di più la fascia destra in tutta il campionato quando è in possesso (43%).


Dai dati sopra esposti pare evidente il contrasto di stili tra le due squadre, riuscirà a prevalere il calcio di possesso e di ricerca degli spazi del Betis o il calcio diretto e compatto del Bilbao? Di certo riteniamo sarà un match molto interessante da seguire.

BUNDESLIGA

La quattordicesima giornata della Bundesliga non può essere di certo catalogata come una giornata di transizione visto che a Moenchengladbach capiremo quali possono essere le reali ambizioni della capolista del campionato, visto che riceveranno al Borussia-Park il Bayern Monaco distante 4 punti e reduce da un'inopinata sconfitta interna contro il Bayer Leverkusen (terza sconfitta in campionato, seconda in casa) con la concreta possibilità di portarsi a +7 e mettere seriamente a repentaglio le velleità di titolo per la formazione bavarese. Chi potrebbe avvantaggiarsi da questo scontro diretto è il Lipsia che affronta in casa l'Hoffenheim nella prima sfida di Nagelsmann contro la squadra che lo ha lanciato come allenatore.

RB LIPSIA-HOFFENHEIM (SABATO ORE 15,30)

I numeri del Lipsia nella striscia di 4 vittorie consecutive di cui si è resa protagonista nelle ultime 4 giornate l'hanno vista realizzare la bellezza di 19 reti; la svolta è arrivata dopo la sconfitta di Friburgo a fine ottobre, quando Nagelsmann ha messo in soffitta la difesa a 3 per orientarsi sulla difesa a 4, due centrali a centrocampo e poi 4 giocatori d'attacco (in genere Sabitzer, Poulsen, Forsberg e Timo Werner, a cui si aggiunge sempre più spesso Nkunku) che possono completare lo schieramento in 4-2-3-1 o in un 4-4-2 o 4-2-2-2 a secondo della fase di gioco e dell'atteggiamento dell'avversario. 

Lo scopo del gioco di Nagelsmann è focalizzato di cercare spazi nei mezzi spazi, per cui il movimento dei quattro uomini più avanzati è finalizzato a giocare il pallone negli spazi che le difese fanno fatica coprire in maniera puntuale; questo ha permesso al Lipsia di trovare 36 reti in 13 partite in Bundesliga di cui la metà portano la finta di Timo Werner (13 goal e 5 assist).

Dall'altra parte l'allenatore del Lipsia troverà il suo passato, ossia l'Hoffenheim che lo ha sostituito con il suo vice Schreuder che ha lasciato inalterati i meccanismi della squadra, con Vogt regista basso da cui parte l'impostazione prolungata dal basso (l'Hoffenheim spende il 32% del tempo nella propria trequarti ed il 23% nella metà campo avversaria, rispettivamente la percentuale più alta e più bassa della Bundesliga); l'uomo deputato, invece, a far progredire l'azione nella trequarti avversaria è il terzino destro Kaderabek, il più delle volte servito con lanci lunghi in modo che possa sfruttare le proprie doti aeree (3,5 duelli aerei vinti a partita).

Come si evince dalle passmaps delle partite contro Fortuna Dusseldorf e Colonia, il sistema prevede una difesa a tre con Vogt centrale da cui parte sempre l'azione, il resto della linea difensiva si apre a seconda delle caratteristiche dell'avversario, per cui sarà molto interessante capire come l'Hoffenheim si modellerà per ovviare alle combinazioni offensive del Lipsia.
La duttilità tattica dell'Hoffenheim ha permesso agli uomini di Shubert di espugnare l'Allianz Arena e di uscire indenne dalle trasferte di Leverkusen e Wolfsburg nonché di arrivare all'ultima pausa per le nazionali con 5 vittorie consecutive al proprio attivo.














LIGUE 1

Il weekend in arrivo è quello della giornata numero 17 dopo aver celebrato anche il turno infrasettimanale che ha rafforzato il primato del PSG ma che, come anticipato nella preview dello scorso weekend, ha anche designato la principale candidata a seconda forza, ossia il Marsiglia trascinato da un Payet tornato sui livelli del 2016 e del 2017. La squadra di Villas-Boas giocherà domenica sera al Velodrome contro il Bordeaux di un altro allenatore portoghese in cerca di rilancio, Paulo Sousa, che ha portato la squadra girondina fino al terzo posto in classifica. Chi sarà interessato a questa partita sarà il PSG che, prima di capire chi può insidiarla alle spalle, dovrà consolidare il proprio primato in una trasferta tutt'altro che comoda a Montpellier.

MONTPELLIER-PARIS SAINT GERMAIN (SABATO, ORE 17,30)

La squadra di Tuchel ha preso il largo in classifica mostrando progressi di volta in volta che il tecnico tedesco ha avuto modo di inserire i pezzi pregiati della sua rosa nella squadra; lo schieramento tipo della squadra parigina sembra essere orientato ad un 4-3-3 in cui hanno ruotato i vari elementi della rosa, con un solo punto fermo: Angel Di Maria, il giocatore argentino sta confezionando una prima parte di stagione davvero clamorosa con 9 goal e 9 assist tra Ligue 1 e Champions League e giocate meravigliose come il goal realizzato a Nizza.



Inoltre grande contributo alla causa parigina lo sta dando Mauro Icardi, che ha raggiunto la doppia cifra tra campionato e Champions League, mostrando come il suo trasferimento a Parigi sia stata una scelta win-win sia per lui che per l'Inter; il 4-3-3 di Tuchel gli permette di svolgere al meglio il suo ruolo preferito di finalizzatore senza essere troppo coinvolto nella fase di impostazione dell'azione. La precisione clinica delle sue realizzazione è esemplificata dai numeri qui sotto, con un dato che appare evidente, ha segnato 10 goal su 9,99 xG.















Ad affrontare l'armata parigina ci proverà il Montpellier, forte di un rendimento casalingo a dir poco invidiabile con 6 vittorie, 1 pareggio ed 1 sconfitta (all'esordio contro il Rennes); allo stadio della Mosson la squadra blu-arancione ha raccolto, dunque, 19 dei 24 punti in classifica, e tanto basta a rendere la partita estremamente complicata per Mbappè e compagni.
Il Montpellier è allenato dal tecnico franco-armeno Michel Der Zakarian che schiera prevalentemente la sua squadra con un 3-4-1-2 molto aggressivo in fase di non possesso, specie con il lavoro dei centrocampisti che vanno spesso ad aggredire a uomo i giocatori deputati a far progredire l'azione avversaria; a livello numerico il dato è confermato dal numero di contrasti effettuati, con i centrocampisti che ne fanno un grande uso rispetto al resto della squadra.

Come si vede dai dati elaborati da WhoScored, i primi 4 elementi del Montpellier a fare uso dei tackles sono i centrocampisti (incluso l'esterno di destra Souquet), una tendenza che ha come risvolto negativo quello che Delort (uno degli attaccanti) e Savanier (il centrocampista che va maggiormente a contrasto) siano tra i giocatori più fallosi del campionato (2,9 falli di media a partita), come risvolto positivo, invece, quello che la squadra di Der Zakarian sia la terza difesa del campionato per goal subiti (14) e la quarta difesa per xG subiti (14,65), ed anche la terza in classifica come PPDA (9,16) ossia il numero di passaggi medi consentiti all'avversario prima di un intervento difensivo.

Per i fuoriclasse del PSG, dunque, il test è molto complesso, e non potrà bastare giocare a ritmi controllati come spesso può accadere in campionato, servirà un PSG che alzi l'asticella se vorrà portare a casa l'intera posta in palio dal Sud della Francia.

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