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Tuesday, 5 October 2021

Alla fine ha vinto chi ha Osimhen


Fiorentina-Napoli era senza ombra di dubbio una delle partite più attese della settima giornata di serie A, il turno che ha chiuso questa primo gruppo di impegni stagionali scaglionato tra le pause per le nazionali. Le due squadre che si sono affrontate al Franchi domenica sera sono quelle che in questa fase di stagione hanno mostrato rispettivamente una forte identità di gioco ed una grande capacità di manipolare l'andamento della partita.

La partita ha mostrato come nessuna delle due squadre si sia snaturata in occasione di questa sfida, cercando entrambe di piegare il contesto tattico dalla propria parte ed entrambe riuscendo nel proprio intento in maniera alterna, rendendo la partita un lungo rimpallarsi di capovolgimenti di fronte da un lato all'altro del campo che ha reso la partita molto bella e giocata a ritmi importanti, un buon segno per il nostro campionato, poco propenso ad alzare i ritmi a vantaggio di una maggiore accortezza tattica.

Ad uscirne vincitore è il Napoli di Spalletti, alla settima vittoria su sette partite di campionato, capace di portare a casa la partita grazie alla migliore capacità di sfruttare i punti di debolezza difensivi dell'avversario, dilatati fino ad essere visibili ad occhio nudo grazie alle qualità uniche di Victor Osimhen, un vero nueve in un'epoca di falsi nueve


LE FORMAZIONI INIZIALI

Italiano e Spalletti hanno confermato i loro 4-3-3 di base che però si sviluppano in maniera molto diversa sul campo tanto da essere indicati nei report come rispettivamente un 4-4-2 ed un 4-2-3-1. A livello di uomini la Fiorentina ha schierato Pulgar davanti alla difesa in luogo di Torreira, mentre le altre scelte non destano sorpresa e restano allineate agli undici di partenza scelti nelle ultime settimane da Italiano; dall'altra parte Spalletti schiera Lozano come esterno offensivo a destra, mentre Zielinski accompagna Anguissa e Ruiz a centrocampo, intatta, invece, la linea difensiva con Rrahmani ormai titolare inamovibile al fianco di Koulibaly.



LE CATENE LATERALI DELLA FIORENTINA

Vincenzo Italiano in pochi mesi ha rivoltato la mentalità della squadra viola: da squadra attendista e con poche idee di gioco come nella scorsa stagione. ad una squadra che cerca di avere il controllo del pallone e cerca sempre di recuperarlo quanto prima possibile. Questa strategia, ovviamente, ha anche degli elementi di criticità e di rischio su cui il Napoli ha giocato la propria partita portando a casa il successo, più o meno come accaduto nella settimana precedente contro l'Inter nel turno infrasettimanale e nella sconfitta alla prima giornata sul campo della Roma.

Lo schieramento della squadra viola è molto riconoscibile soprattutto nella fase di sviluppo dell'azione, ossia quella fase successiva alla costruzione della stessa. Mentre nella prima fase il vertice basso del centrocampo (in questo caso Pulgar) si abbassa tra i centrali difensivi, il movimento a venire incontro di una delle mezzali (in questo caso Bonaventura che si affianca a Pulgar) attiva la catena laterale composta dal terzino di parte e dall'esterno offensivo; sull'altro lato la mezzala opposta si avvicina o si allinea a Vlahovic, su cui la squadra si appoggia per attirare la difesa avversaria e cercare di utilizzare il lato debole mediante un cambio di gioco,

Possiamo vedere lo stesso meccanismo a lati invertiti, con Duncan che si associa a sinistra con Biraghi e Nico Gonzalez mentre sul lato opposto Bonaventura si muove in verticale per accompagnare Vlahovic. In questo esempio le posizioni dei tre elementi della catena di sinistra sono "rigide", tuttavia il più delle volte gli uomini parte di queste catene tendono a ruotare le posizioni, per cui possiamo trovare Duncan largo ed avanzato tanto quanto Nico Gonzalez più basso e Biraghi più alto o quest'ultimo che si sovrappone internamente. Possiamo inoltre notare come sul lato opposto, invece, spesso e volentieri Odriozola tenda a tagliare nel mezzo spazio per lasciare Callejon libero di attaccare lo spazio alle spalle di Mario Rui.

Le posizioni medie della squadra fiorentina mostrano chiaramente questa costante tattica con le catene ben visibili tanto quanto le posizioni di Pulgar e Vlahovic come riferimenti centrali. In poco tempo Italiano, dunque, ha implementato quello che è il suo modo di giocare e che gli ha permesso in questi anni di raccogliere diverse soddisfazioni tra cui la promozione in serie A e successiva salvezza dello Spezia, in un contesto tecnico, tra l'altro, meno competitivo rispetto a quanto possa disporre a Firenze, una differenza che ha influito non poco sulla sua scelta di forzare la mano quest'estate per lasciare la Liguria.


IL SISTEMA DI PRESSIONE DELLA FIORENTINA


Altro elemento distintivo della formazione di Italiano è l'atteggiamento della squadra in fase di prima pressione e/o di riconquista del pallone: la scelta dell'ex allenatore dello Spezia è quella di comprimere quanto più possibile il campo all'avversario in possesso del pallone. Questo è reso possibile mantenendo un atteggiamento sempre molto aggressivo e compatto.

In questa situazione il Napoli ha mosso il pallone verso le zone esterne del campo: come si può facilmente notare la squadra va subito ad esercitare pressione in zona palla e, grazie alla compattezza dello schieramento, riesce anche ad avere superiorità numerica in quella zona. Inoltre è importante notare la posizione di Milenkovic, che spesso e volentieri spezza la linea difensiva per andare a togliere appoggi alle spalle delle linee di pressione. Un atteggiamento decisamente aggressivo che permette alla squadra di non avere il problema di scegliere se marcare o coprire i giocatori tra le linee: il mantra di Italiano è quello di marcare, ossia negare o limitare o ritardare la ricezione del giocatore in una posizione potenzialmente pericolosa. 

Lo stesso atteggiamento è riconoscibile nelle situazioni di transizione, con la squadra che mantiene il baricentro alto, va in sovrannumero nella zona palla e ancora una volta vediamo Milenkovic che mantiene compatto lo schieramento andando a prendere Zielinski, la cui potenziale ricezione in quella zona avrebbe potuto creare problemi in transizione alla squadra viola. Come vedremo si tratta di uno strumento non esente da rischi e punti di debolezza, ma permette alla squadra di mantenere il predominio territoriale e portare l'avversario ad affannarsi per difendere la propria area di rigore. Nel caso di specie errori del Napoli non ce ne sono stati, ma i partenopei hanno dovuto concedere, per esempio, molti calci piazzati alla squadra avversaria, da cui sono scaturiti il goal del momentaneo 1-0 di Martinez Quarta ed una serie di altri pericoli che, invece, non sono arrivati su azione manovrata.

Giusto per farsi un'idea di quanto sia parte del playbook della Fiorentina questa pressione molto alta ed aggressiva, è opportuno notare quanti palloni Milenkovic abbia recuperato in zone del campo dislocate nell'area intorno al cerchio di centrocampo, a dimostrazione che la squadra di Italiano non ha mai ceduto un millimetro di campo agli avversari, soprattutto nel corso del primo tempo. Nel corso della partita, invece, la stanchezza ha chiaramente avuto un impatto sulla formazione viola che nonostante gli sforzi si è trovata sotto di un goal dopo pochi minuti dall'inizio della ripresa, un elemento che ha probabilmente tolto anche fiducia alla squadra, svuotandola quindi mentalmente ancora prima che fisicamente.

A conferma di quanto sopra vi è anche il dato del PPDA nel corso della partita, con l'indice che praticamente crolla dopo il goal del 2-1 del Napoli, a dimostrazione di due mie personalissime teorie: questa squadra fatica a reggere gli sforzi richiesti da Vincenzo Italiano nell'arco dei 90 minuti (lo dimostra anche la serie di reti subite nelle prime giornate nei minuti finali di partita) e soprattutto sembra una squadra che si perde per strada quando va sotto nel punteggio, non è un caso che, infatti, la Fiorentina non sia mai stata in grado di ribaltare una partita una volta andata in svantaggio (al netto degli eventi sfavorevoli della partita di Roma alla prima giornata).

I MERITI DEL NAPOLI


Luciano Spalletti si è presentato a questa partita consapevole di avere di fronte una squadra che fa della ricerca del predominio territoriale un manifesto d'intenti, ed in linea con quanto accaduto dall'inizio di questo campionato ha impostato la partita in modo da non contestare questo desiderio di predominio dell'avversario ma cercare di manipolarlo a proprio vantaggio con piccoli aggiustamenti che hanno permesso alla squadra di sfruttare al meglio il materiale umano a propria disposizione.

Contro il proposito della Fiorentina di invadere la trequarti avversaria, il Napoli ha risposto accettando di lasciare campo ai toscani ma allo stesso tempo negando ogni tipo di accesso alle zone centrali del campo mantenendo la linea difensiva molto attenta a non concedere spazi in profondità. Ne è venuta fuori una prestazione difensivamente quasi perfetta, sublimata da una serie di interventi difensivi individuali di Koulibaly da far entrare in una specifica categoria di highlights che includano anche alcune stoppate dal mondo cestistico. Tornando invece, allo schieramento difensivo della squadra di Spalletti, dall'esempio si può notare come questo 4-5-1 sia stato costruito con lo scopo di chiudere ogni ricezione tra le linee senza disordinare la linea difensiva: qui abbiamo Bonaventura pronto a ricevere un passaggio progressivo da Pulgar, ma Insigne stringendo la propria posizione nega questa linea di passaggio potenzialmente importante.

Il dato sugli xG mostra chiaramente la bontà della prestazione difensiva del Napoli che ha tolto ogni possibilità di conclusione pericolosa alla formazione di Italiano. Molto particolare il dato relativo ai tiri subiti: delle 10 conclusioni a rete tentate dalla Fiorentina, solo 4 sono attribuibili ad azione manovrata, un numero irrisorio considerata la mole di gioco esercitata dai padroni di casa nel corso della partita. Ma questo dato non deve sorprendere: il Napoli è la miglior difesa del campionato, tuttavia questo è stato reso possibile finora grazie ad un dominio totale sulle partite, con un controllo esercitato grazie al possesso palla (60% circa a partita), mentre domenica scorsa la capolista del campionato ha accettato la sfida di Italiano concedendo il possesso palla e difendendo più bassa, uscendo dal campo, quindi, con ulteriori convinzioni. 

Il grafico relativo ai tiri subiti in questa prima parte di stagione dalle 20 squadre di serie A mostrano la bontà dei dati difensivi del Napoli che è la squadra con meno tiri subiti in campionato (meglio solo il Torino), ma soprattutto è la squadra che subisce i tiri meno pericolosi di tutto il campionato, così come calcolato dal dato relativo agli expected goal subiti per tiro, un dato in cui i partenopei sono superiori al resto della concorrenza anche con un certo distacco. Dato opposto, quest'ultimo, per la Fiorentina, squadra che subisce mediamente tiri ad alto livello di pericolosità a pari merito con l'Atalanta, ed è su questo aspetto che il Napoli ha lavorato ai fianchi la formazione gigliata.

L'azione che ha portato al rigore da cui è scaturito il goal del pareggio realizzato da Lozano è stato frutto di una tipologia di giocata molto usata da Spalletti e che è stata resa possibile dalla complicità della linea difensiva alta della squadra viola e le grandi doti di Victor Osimhen quando ci sono da attaccare spazi giganteschi come quelli mostrati nell'esempio del fermo immagine. La giocata prevedeva in costruzione l'appoggio su Mario Rui sull'esterno che, chiamando la pressione di Callejon cede il pallone a Ruiz che sfrutta il suo mancino educato per lanciare il pallone immediatamente in verticale sul centravanti nigeriano che vince il duello con Martinez Quarta fino a procurarsi il rigore. Ovviamente va anche notata la disorganizzazione della squadra viola nel coprire la profondità: qui addirittura Milenkovic si era staccato per andare a contrastare Ruiz lasciando il suo compagno di reparto a dover affrontare Osimhen in progressione: nonostante spesso il difensore argentino se la sia cavata, l'azzardo alla fine non ha pagato.

La soluzione della palla lunga su Osimhen è stata una giocata più volte ricercata dal Napoli, forzata dalla pressione della Fiorentina: il centravanti ex Lille è stata la chiave di volta della strategia offensiva del Napoli, con il 60% di duelli vinti in attacco (per un totale di 10 secondo Wyscout) ha permesso sul lungo periodo di fiaccare l'aggressività della Fiorentina fino ad ammorbidirla definitivamente grazie anche all'ingresso di Politano ed Elmas nel secondo tempo.

Sotto questo aspetto non è da sottovalutare l'importanza nel gioco con i piedi di Ospina: il portiere colombiano è stato chiamato spesso ad avere il ruolo di distributore di gioco mediante i lanci lunghi. Come si evince dal grafico, Osimhen è stato il target principale dei suoi lanci, il secondo, invece, è stato Politano, servito in maniera diretta per poter affrontare Biraghi in uno contro uno sfruttando al meglio sia il mismatch tecnico che la maggior freschezza atletica derivante dall'essere subentrato a Lozano, spesso ignorato, invece, dai compagni nel corso del primo tempo, cosa di cui Spalletti si è lamentato spesso nel corso della partita stando ai racconti da bordocampo raccontati durante la diretta.


CONCLUSIONI


Alla fine Spalletti sfruttando al meglio le qualità del proprio centravanti è riuscito a sbrogliare una matassa complicatissima come la Fiorentina di Italiano: l'attaccante nigeriano ha saputo esporre le debolezze del sistema difensivo della squadra gigliata cercando costantemente la profondità alle spalle della linea, una mossa sicuramente studiata a tavolino dal tecnico toscano che si sta mostrando un abile stratega nel preparare le partite.

La Fiorentina, dal canto suo, ha provato a prendere il Napoli per il collo, ma è andata a sbattere contro un muro che a lungo andare ha fiaccato la formazione viola che, comunque, va alla pausa con un quinto posto in classifica di certo non da buttare e con l'idea che il lavoro di Italiano sta producendo i suoi frutti e che i margini di miglioramento sono ancora molto grandi, come abbiamo ben potuto constatare.

Il lavoro di Spalletti a Napoli sembra essersi, al momento, basato non tanto su una particolare visione tattica: difatti abbiamo visto la squadra partenopea schierarsi in campo finora in diversi modi; abbiamo visto una linea di costruzione a tre contro avversari chiusi, così come abbiamo visto entrambi i terzini bloccati in questa partita di Firenze per attirare la pressione avversaria e colpirla alle spalle sfruttando i movimenti di Osimhen. 
Quello che è certo è che il tecnico di Certaldo sia cercando di far acquisire sicurezze ad un gruppo di giocatori che nelle ultime due stagioni si è mostrato molto labile psicologicamente, e sicuramente la vittoria e la prestazione solida di Firenze contribuiranno non poco al raggiungimento di questo obiettivo che è basilare se si vuole costruire un ciclo vincente.

Friday, 11 December 2020

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 10



Quello in arrivo è un weekend con due derby che si presentando da soli come quello di Manchester e Madrid (soprattutto quest'ultimo potrebbe essere dare un indirizzo molto delineato alla Liga), mentre in Francia la rivalità tra PSG e Lione avrà un nuovo capitolo domenica sera che potrebbe sovvertire o consolidare le gerarchie del campionato francese. Oltre a questi incontri di cartello che nobilitano questo weekend calcistico, come da mia abitudine, vi consiglio altre partite meritevoli di considerazione, questa settimana le partite scelte sono 4.


MARSIGLIA-MONACO (SABATO ORE 17)


La Ligue 1 continua ad essere dopo 13 giornate molto incerta grazie ad una concorrenza che sta rendendo la vita difficile ai tentativi di fuga del PSG che domenica sera affronterà il Lione in una sfida tutta da seguire, tuttavia la partita che merita la considerazione per questo weekend è la sfida tra Marsiglia e Monaco, due squadre che con un percorso tecnico diverso e con difficoltà diverse stanno tenendo il passo delle migliori con addirittura i marsigliesi che sono la potenziale capolista del campionato viste le due partite da recuperare sulla concorrenza.

La squadra di Villas-Boas ha costruito un'identità di squadra molto solida e basata su un possesso basso molto insistito cercando di affidare la rifinitura alle giocate individuali dei trequartisti a sua disposizione (Payet, Thauvin, Sanson e Cuisance).

Dall'analisi delle passmaps delle ultime due partite di campionato (fonte Between the Posts) si nota abbastanza chiaramente la tendenza della squadra marsigliese a tenere un baricentro non troppo alto, con l'impostazione gestita dai due centrali difensivi e da Rongier con Kamara che resta basso semplicemente per dare equilibrio allo schieramento e permettere ai terzini di dare maggiore ampiezza in zone più alte del campo, per il resto sono le rotazioni dei tre uomini alle spalle di Benedetto a cercare di trovare la giocata per disordinare le difese avversarie, un sistema molto elaborato e che porta pochi giocatori ad invadere la trequarti avversaria e che sta raccogliendo dividendi in campionato in termini di risultati (come detto in premessa il Marsiglia è potenzialmente primo in classifica) ma meno dal punto di vista statistico (la squadra ha un saldo xG negativo, seppur di poco), il che significa che senza un innalzamento del livello di gioco le overperformance riscontrate finora possono portare ad una regressione dei risultati, cosa che è ben riscontrabile nelle prestazioni in Champions League, dove la squadra di Villas-Boas ha raccolto solo una vittoria nel proprio girone ed ha dovuto dunque abbandonare l'Europa.

Dall'altra parte il Monaco rappresenta un progetto di gioco molto più aggressivo e propositivo con, ovviamente il rovescio della medaglia di lasciare spazi in transizione che la espongono a livello difensivo. Il 4-2-3-1 di Kovac si trasforma in un 4-2-4 in fase di possesso o ancor meglio un 2-4-2-2 con i terzini che si alzano a livello dei due centrocampisti centrali ed i due esterni d'attacco che si accentrano nei mezzi spazi, in questo contesto trovano il loro habitat naturale Kevin Volland che è libero di muoversi su tutto il fronte d'attacco per sfruttare e creare spazi e soprattutto sta esplodendo Soufiane Diop

Come si evince dal grafico elaborato tramite i dati del sito FbRef possiamo vedere tra i giocatori nati dopo il 2000 quali sono i giocatori maggiormente creativi della Ligue 1, dove troviamo elementi già nominati dai miei post precedenti come Adli, Aouchiche, David e Gouiri, alle loro spalle ecco che si erge l'esterno offensivo del Monaco che, a differenza degli altri gioca in posizioni spesso defilate ed anche arretrate, ha messo a referto più di 3 occasioni create a partita. All'apporto di Diop si aggiunge, invece, un giocatore che di primavere alle spalle ne ha molte di più, ossia Cesc Fabregas, a cui Kovac ha affidato il ruolo di super sub nei momenti in cui la squadra necessita di trovare una certa organicità in campo, sistemato in posizione di trequartista lo spagnolo dispensa la sua sapienza calcistica e la sua tecnica ed il riconoscimento degli spazi da attaccare: la partita simbolo dell'ex Arsenal e Barcellona in questa stagione è stata la partita contro il PSG in cui entrato nel secondo tempo sullo 0-2 ha sostanzialmente da solo permesso al Monaco di ribaltare la partita.

Con questi elementi a disposizione l'ex tecnico del Bayern Monaco sta progressivamente ricostruendo una squadra in grado di tornare in zone che di classifica confacenti al blasone del club ed i propositi della proprietà, questo sta avvenendo grazie ad una strategia di gioco molto aggressiva che, nel momento in cui sarà in grado di gestire le transizioni avversarie (e, dati gli uomini a disposizione tra Fofana e Tchouaméni davanti alla difesa e Badiashile e Disasi al centro della difesa la cosa non mi sembra impossibile se viene fatto il giusto lavoro su di essi) potrebbe tornare ad essere una squadra in grado di tornare a competere per la Champions e per il campionato; questa squadra rappresenta il banco di prova, dunque, per le ambizioni del Marsiglia in una partita in cui entrambe le squadre cercheranno di avere il pallone e riconquistarlo quanto prima possibile, chi sarà in grado di uscire dalla pressione avversaria in maniera più brillante avrà la meglio in questa partita, per cui le strategie in tal senso di Villas-Boas e Kovac saranno decisive per stabilire chi avrà il comando della partita e, se equilibrio sarà, toccherà allora ai vari Payet, Thauvin, Diop Fabregas e Gelson Martins trovare la giocata per romperlo l'equilibrio.


ZENIT SAN PIETROBURGO - DYNAMO MOSCA (SABATO ORE 17)


Il campionato russo vive il suo penultimo weekend prima della pausa invernale che terminerà a fine febbraio, il bilancio, al momento, del calcio russo per club resta abbastanza povero in termini di risultati a livello europeo, con il solo Krasnodar che rappresenterà la nazione nella fase ad eliminazione diretta delle coppe europee grazie alla retrocessione in Europa League ottenuta ai danni del Rennes nel girone E della Champions League.

Tra le protagoniste negative della campagna europea delle squadre russe ci sono Zenit e Dynamo Mosca, le due squadre che si affrontano sabato in una sfida che potrebbe avere risvolti molto importanti per l'andamento di questo campionato che, come quasi tutti i campionati in Europa, vivono di grande equilibrio con le prime tre della classifica (Zenit, Spartak e CSKA) in 3 punti e un altro gruppetto di 4 squadre (Dynamo, Rostov, Lokomotiv e Sochi) distanziate tra 5 ed 8 punti dalla vetta.

Lo Zenit per il secondo anno consecutivo è uscito malamente dal girone di Champions League di cui era testa di serie mostrando ancora una volta di avere una rosa non in grado di competere a livello internazionale non ostante la presenza di nomi importanti come Malcom, Driussi ed anche lo stesso Azmoun, tuttavia la squadra di Semak ha mostrato di non avere una chiara strategia di gioco, così come mostrato in campionato, dove le individualità riescono a sopperire alla mancanza di coralità della squadra, mentre in Champions determinati giocatori non hanno mostrato di poterlo fare.

Il gioco della squadra fatica a progredire mediante uno sviluppo della manovra palla a terra, uno dei motivi è, come detto sopra, l'assenza di una reale strategia, ma il più importante è, a mio parere, la presenza di Dzyuba li davanti che spesso e volentieri viene utilizzato come target per i lanci in avanti e poter quindi lavorare sulla seconda palla o sulle triangolazioni strette con il trequartista che si inserisce. Come si evince dalle statistiche elaborate da WhoScored lo Zenit è la squadra che riesce a mettere a segno più lanci lunghi di tutti, a dimostrazione dell'importanza che ha questa mossa per il gioco della squadra di Semak.




Per la Dynamo, invece, la stagione europea è finita in maniera ancora più prematura, eliminata nei preliminari dell'Europa League, tuttavia la squadra allenata da Schwartz, come già indicato in un post dedicato nelle settimane precedenti, sta seminando un percorso che potrebbe portare a delle soddisfazioni sia in termini di risultati, sia in termini di sviluppo di elementi russi in grado di avere un valore in prospettiva migliore rispetto alla generazione attuale.



Tra i giocatori che si stanno mettendo in luce nella squadra moscovita abbiamo diversi elementi di grande interesse sotto i 23 anni: dalla grafica di WhoScored filtrata per i migliori giocatori russi del campionato aventi meno di 25 anni, troviamo ben 4 elementi della Dynamo, con l'esterno sinistro offensivo Daniil Lesovoy che ha il miglior rendimento all'interno di questa classifica che include anche il centrale difensivo Evgeniev, il terzino sinistro Dmitri Skopintsev e soprattutto la mezzala Daniil Fomin, giocatore indispensabile nel sistema di Schwartz in grado di poter giocare da centrale nel 4-2-3-1, ma anche alzarsi in zona di rifinitura nel 4-1-4-1 mostrando ottime capacità sia in fase di sviluppo che di rifinitura ma anche di finalizzazione grazie ad ottime capacità in fase di inserimento, insomma quello che si definirebbe un centrocampista completo, così come già segnalato in un mio precedente post a riguardo e che a partire dallo scorso ottobre è entrato nel giro della nazionale russa.

Insomma quella di sabato a San Pietroburgo è una sfida tra la squadra che rappresenta la massima forza del calcio russo e, dunque la più recente tradizione, e quella che sta cercando di portare un rinnovamento in termini di qualità di gioco ed individuale, a questo si aggiunge la classifica corta a dare un valore importante anche in termini di classifica.


LA FINALE DI MLS CUP (DOMENICA ORE 1.30)


Come tradizione la prima metà di dicembre è quella che assegna il titolo nella MLS e, negli ultimi anni tradizione nella tradizione è quella di trovare i Seattle Sounders a giocarsi il titolo, visto che con quella della notte tra sabato e domenica, saranno 4 finali nelle ultime 5 edizioni; a sfidare la squadra di Brian Schmetzer saranno i Columbus Crew che ospiteranno la sfida al MAPFRE Stadium.

La squadra che ospiterà la finale è giunta fin qui grazie ad un cammino netto nei playoff, frutto di uno stile di gioco molto tecnico e propositivo che ha visto la squadra allenata da Caleb Porter crescere progressivamente nel corso della stagione dopo un'annata (quella 2019) che li ha visti fuori dai playoff, tuttavia il tecnico ed il club hanno deciso di costruire una squadra adatta al tipo di gioco da voler proporre, basato sul possesso palla e su una costruzione che parta dai difensori centrali e che si sviluppi sugli esterni; in questo contesto sono stati molto utili gli arrivi di Zelaryan a supporto della punta Zardes, così come quello del centrocampista ex Atlanta Nagbe davanti alla difesa che, assieme a Artur (autore del goal della vittoria nella finale di Conference contro New England) formano un'ottima cerniera davanti alla difesa oltre ad ottime qualità di resistenza al pressing in fase di possesso, a questo si aggiunge una coppia centrale difensiva di esperienza formata da Afful e Jonathan Mensah, classe 1990, che qualcuno dalla memoria importante può ricordare da ragazzo vestire la maglia dell'Udinese.

Anche Seattle è costruita allo stesso modo, con un giocatore come Lodeiro e Cristian Roldan che sviluppano il gioco per innescare il centravanti peruviano Ruidiaz o i tagli dell'esterno offensivo Jordan Morris, tuttavia ciò che contraddistingue i Sounders è la grande forza mentale che la squadra mostra in un contesto come quello dei playoff, altrimenti sarebbe difficile spiegare la rimonta completata nei 15' minuti finali della finale di Conference contro Minnesota in cui la squadra di Schmetzer è stata in grado di rimontare da 0-2 ottenendo l'accesso alla quarta finale nelle ultime 5 stagioni. 


Avendo le due squadre uno stile molto simile in fase di possesso, dove invece vediamo la differenza è sulla fase di non possesso, dove (seppur limitatamente alle partite dei playoff fin qui disputate) si nota una maggiore aggressività dei Sounders rispetto a Columbus, dato desumibile dalla quantità di tackles effettuati dai campioni in carica contro il dato degli intercetti che vede chiaramente avanti la squadra che ospiterà questa finale che preferisce, invece, difendere con un blocco compatto chiudendo gli spazi agli avversari. E' dunque alta la probabilità di vedere una partita che si deciderà probabilmente su questo aspetto, ossia la capacità di Columbus di usare le proprie qualità in fase di possesso per superare l'aggressività di Seattle, ma ovviamente non sarà solo questo, la forza mentale e l'abitudine a queste sfide da parte della squadra di Schmetzer potrebbe essere la chiave di volta anche per questa finale, per cui Columbus dovrà restare in partita ed imporre il proprio gioco fino alla fine per portare a casa la MLS CUP. 


ATALANTA-FIORENTINA (DOMENICA ORE 15)


La Serie A mette in scena nel weekend un turno in cui non sono previsti scontri diretti, per cui potrebbe essere l'occasione per dare una prima scrematura delle posizioni in vetta alla classifica ed iniziare ad allungarla: per questo molte sfide rappresentano appuntamenti cruciali per molte protagoniste del campionato, una su tutte è l'Atalanta di Gasperini che ha raggiunto in settimana il secondo passaggio consecutivo alla fase ad eliminazione diretta della Champions League e che adesso proverà a riaccodarsi alle zona alte della classifica anche in campionato.

La squadra di Gasperini è alle prese con un processo (non so quanto voluto) di trasformazione del modo di giocare della squadra, decisamente meno aggressivo e dai ritmi più blandi rispetto alle scorse stagioni: sono tante le ragioni che hanno portato a questa situazione ma opinione personale è che il passaggio così breve tra il quarto di finale contro il PSG e l'inizio della nuova stagione abbia svuotato fisicamente e psicologicamente la squadra che fatica a reggere i ritmi di lavoro dello staff di Gasperini, generando quindi una condizione deficitaria in molti interpreti (vedi Zapata e Papu Gomez su tutti) che va ad influire sull'esecuzione dei meccanismi ormai oliati da 5 anni, non è un caso che gli elementi che meglio stanno facendo in questo periodo sono Romero e Pessina, ossia i due elementi di novità nella rosa in questa stagione.

Nella partita vinta in settimana contro l'Ajax e che è valso il passaggio agli ottavi di Champions si nota come la squadra bergamasca si difenda ormai con un blocco compatto e medio-basso (nel fermo immagine trovate tutti i 10 giocatori di movimento) senza però perdere la specificità dell'orientamento sull'uomo, anche il dato del PPDA conferma questo nuovo approccio dei nerazzurri, con un valore di 9,66 che la assesta in una posizione di metà classifica in questa specifica statistica.



Ad affrontare questa "nuova" Atalanta ci sarà una squadra che cambia sempre pelle ma senza cambiare il senso della propria stagione, ossia la Fiorentina, prima ed unica squadra (al momento) ad aver cambiato allenatore in serie A in questa stagione. Il passaggio da Iachini a Prandelli non ha ancora portato a dividendi in termini di risultati, tuttavia il tecnico di Orzinuovi sta cercando di portare dei cambiamenti in termini di mentalità ancor prima che tattici, prediligendo un calcio fatto di possesso palla (d'altronde con la miriade di giocatori tecnici che si ritrova in rosa il calcio reattivo e di transizioni di Iachini comprimeva molto le qualità di molti elementi) ma soprattutto un orientamento all'uomo in fase di non possesso per cercare di recuperare rapidamente il possesso.

Come si evince da quanto elaborato dal sito Understat dal momento dell'insediamento di Prandelli la squadra viola è al terzo posto in termini di PPDA, a conferma che almeno questo cambio di strategia sta raccogliendo i suoi frutti, in molti potrebbero obiettare il fatto che l'aver giocato due partite interne contro Benevento e Genoa possa aver influito sul dato, ed invece anche nella partita di San Siro contro il Milan l'indice PPDA (7,92) è in linea con la media di queste tre partite (7,86). Indubbiamente ciò che è mancato alla squadra fiorentina in queste partite è la capacità in fase di rifinitura e finalizzazione, dove sinceramente continuo a vedere grosse difficoltà a far coesistere Ribery e Castrovilli che tendono ad occupare la stessa porzione di campo piuttosto che creare una catena con Biraghi, così come restano un mistero le prestazioni delle punte a disposizione di Prandelli (Vlahovic, Cutrone e Kouame), per cui staremo a vedere come e se Prandelli riuscirà a trovare una quadratura a questo cerchio che sembra tutt'altro che perfetto.

Questo Atalanta-Fiorentina, dunque, rischia di essere una partita giocata con strategie opposte rispetto a quelle viste negli ultimi precedenti, con una Fiorentina che potrebbe essere, stando a questi recenti sviluppi della strategia di gioco, maggiormente aggressiva contro un' Atalanta, invece, maggiormente attendista, per questo la sfida del Gewiss Stadium è la partita tatticamente e tecnicamente più stimolante di questa giornata.

Friday, 25 September 2020

Consigli per il weekend calcistico Stagione 20/21 Ep. 2

Questa sera inizia un altro weekend ricco di partite che ci porterà verso una settimana in cui sapremo la composizione dei gironi della prossima Champions League, la settimana appena trascorsa, invece, ci ha lasciato diverse indicazioni sia a livello di giocatori da seguire che di indicazioni su come molte squadre stiano rivedendo le proprie strategie tattiche in questa stagione; sulla base di ciò ho scelto le partite da consigliare per questo weekend che, sicuramente, ci fornirà maggiori indicazioni sul calcio che vedremo in questa stagione.

Foto Bundesliga Website 


BRIGHTON-MANCHESTER UNITED (SABATO ORE 13.30)


La Premier League è partita con una particolarità a livello statistico, in 18 partite disputate nessuna è terminata in pareggio, inoltre tutte le squadre (eccetto l'Aston Villa, ma con una partita in meno) hanno subito almeno un goal così come tutte le squadre hanno realizzato almeno una rete (eccetto lo Sheffield United), il dato rappresenta al meglio un'inizio di stagione ricco di belle partite in Premier, con tante squadre che si stanno proponendo con un ruolo da protagonista pur non avendo obiettivi di alta classifica.

Una delle squadre che in queste prime due partite ha destato sensazioni solo positive è il Brighton: la squadra allenata da Potter ha mostrato un gioco decisamente spettacolare sia contro il Chelsea (seppur sconfitti in maniera decisamente immeritata) che nella trasferta di Newcastle, dove nei primi 30 minuti si è potuto assistere ad una prova di coralità impressionante; nel Lunch Match del sabato i Seagulls ospitano il Manchester United, reduce dalla pesante sconfitta all'esordio contro il Crystal Palace che ha riaperto tutti i dubbi sulla tenuta della squadra di Solskjaer.

La mentalità della squadra di Potter è ben rappresentata dall'immagine qui a fianco, non ostante il vantaggio di due reti il Brighton continuava ad occupare la metà campo del Newcastle con uno scaglionamento ben riconoscibile e che tanti allenatori che amano il gioco di posizione mettono in pratica in fase di possesso, ossia il 3-2/5 con i primi 5 uomini a consolidare il possesso e gli altri 5 ad occupare le zone avanzate del campo presidiando tutti i corridoi; in questo contesto i Seagulls hanno mantenuto la supremazia territoriale sia con il Chelsea che contro il Newcastle nonché si sono mostrati maggiormente pericolosi rispetto ai propri avversari (il differenziale di xG è a loro favore di 1,4, terzo posto), a questo si aggiunge l'esplosione dell'esterno destro Tariq Lamptey, che si aggiunge alla lista dei suoi omologhi in quel ruolo quali Alexander-Arnold, Walker, Reece James e Wan-Bissaka: il terzino del Brighton ha disputato una partita mostruosa a Newcastle, propiziando il rigore dell'1-0, il third-pass per il goal del 2-0, ha costretto al giallo sia Shelvey che Lewis e, fino alla sua uscita dal campo, è stato il giocatore con più tocchi effettuati nella metà campo avversaria, una prestazione dominante che ci auguriamo di rivedere anche contro lo United.

Lo United, invece, ha esordito in Premier subendo una clamorosa sconfitta casalinga contro il Crystal Palace che ha posto fine ad una serie positiva di 14 partite in Premier e che ha fatto riaffiorare i dubbi che l'arrivo di Bruno Fernandes sembrava avesse fatto sparire.

La mappa degli xG della partita contro il Crystal Palace ha riportato alla luce le enormi difficoltà dello United a generare occasioni da rete (basti osservare quanti tiri da fuori area sono stati effettuati) e le occasioni concesse al Palace, invece, sono state tutte frutto di transizioni generate da palloni persi a centrocampo (pessima la prestazione di Pogba che ha perso 18 palloni prima di essere sostituito da Van de Beek) in cui si è notata la difficoltà di Lindelof nel contenere attaccanti veloci con Zaha ed Ayew; la partita di Brighton ci dirà in che modo Solskjaer intende ridare ordine alla propria squadra, sicuramente sarà importante il recupero di Wan-Bissaka in difesa per garantire maggiore copertura in quella zona di campo, tanto mancata contro il Crystal Palace, ma soprattutto ci sarà da definire chi lascerà il posto a Donny Van de Beek, l'ex Ajax ha mostrato di poter essere subito decisivo negli equilibri dei Red Devils (goal realizzato incluso) e, stante la pessima prestazione di Pogba, sarà molto importante capire quali saranno le scelte di Solskjaer a riguardo.

Un incrocio tra una squadra che punta alla salvezza ma che è in ottima forma e mostra una qualità di gioco di primo livello ed una squadra dalle aspettative molto alte ma che mostra serie difficoltà nel ritrovare un'identità di gioco è sempre motivo di grande interesse, per questo la sfida dell'AMEX Community Stadium si prospetta come la partita più ricca di spunti di questa giornata di Premier.




INTER-FIORENTINA (SABATO ORE 20.45)


E' arrivato il momento di vedere alla prima apparizione ufficiale dell'Inter di Antonio Conte, a poco meno di un mese dalla finale di Europa League persa contro il Siviglia.

Le discussioni delle ultime settimane in casa interista sono ruotate sulla figura di Antonio Conte che ha deciso di accettare nuovamente la sfida nerazzurra dopo settimane turbolente con la dirigenza poi risolte con l'intervento del presidente Zhang in prima persona. A rendere possibile la tregua tra l'allenatore salentino ed il club è stato senza dubbio anche il mercato, dove l'Inter ha dato nuove forze all'organico inserendo Hakimi sulla fascia destra, Vidal a centrocampo e Kolarov in difesa, tutti giocatori decisamente graditi e ben adattabili alle esigenze tattiche di Conte; a questo punto un solo punto interrogativo resta irrisolto, che fine farà Eriksen? L'arrivo di Vidal rende difficile pensare che l'Inter possa virare verso un 3-4-1-2 in cui il danese potesse sentirsi a suo agio, per cui a meno di cessioni entro la fine del mercato, dovrà adattarsi ad una posizione, quella di mezzala, in cui oggettivamente non si trova a proprio agio.

Data la premessa di cui sopra la prima formazioni ufficiale dell'anno che Conte schiererà contro la Fiorentina dovrebbe darci delle indicazioni sulla strategia che il tecnico salentino vorrà adottare nella stagione in corso. L'amichevole con il Pisa della scorsa settimana ha visto l'Inter presentarsi con Eriksen tra le linee e con Hakimi e Perisic sugli esterni: proprio il croato potrebbe essere la grande novità della formazione nerazzurra in questa stagione, bocciato lo scorso anno da Conte per lo stesso ruolo, l'esperienza ricca di successi a Monaco potrebbe aver convinto la società nerazzurra a tenerlo, sarebbe molto interessante vederlo esterno di tutta fascia contro la Fiorentina, partita che lo scorso anno l'Inter dominò senza riuscire a superare la resistenza della squadra di Iachini.





La Fiorentina di Iachini si presenta alla partita di San Siro con una vittoria all'esordio contro il Torino mostrando di essere in uno stato avanzato come idea di squadra con la scelta di spostare Chiesa a tutta fascia sulla destra che potrebbe rivelarsi vincente sia in termini di soluzioni offensive per la squadra che per permettere la crescita del giocatore che, a mio parere, va tenuto in zone di campo lontane dalla porta, in opposizione a quanto la stampa mainstream afferma, in modo da poter sfruttare al meglio le capacità atletiche del figlio di Enrico.

L'asse di riferimento del gioco della squadra viola è basato sul lato sinistro del campo (dove tendenzialmente agiscono Castrovilli e Biraghi) e sfruttare l'ampiezza per i cross di Biraghi e Chiesa; il goal è arrivato proprio su un cross teso di Chiesa a centro-area spinto in rete da Castrovilli. La sfida sugli esterni con Hakimi e Biraghi ancora uno contro l'altro dopo Borussia-Inter dello scorso anno e Chiesa-Perisic dall'altra potrebbe essere la chiave di lettura della partita che prevedo molto ricca di duelli individuali visto che le due squadre si presenteranno, almeno sulla carta, con lo stesso modulo, una situazione che spinge in genere gli allenatori a dover trovare mosse e contromosse in corso di partita proprio sulla base dei duelli individuali che si creano sul campo; l'Inter avrà bisogno di mostrare da subito di essere in grado di superare un avversario difficile per consolidare le certezze di essere la principale contender per togliere lo scudetto alla Juve, dall'altra parte la Fiorentina ha bisogno quanto meno di una prestazione in graodo di allontanare gli scetticismi non tanto sul valore della squadra quanto sulle capacità del suo allenatore di fornire una strategia tattica all'altezza della situazione.

BARCELLONA-VILLARREAL (DOMENICA ORE 21)


E' arrivato il momento dell'esordio stagionale anche per il Barcellona di Ronald Koeman, una squadra ed una società uscita da questa estate con le ossa rotte, sul campo per l'uscita dalla Champions a seguito del fragoroso 8-2 subito dal Bayern, e fuori dal campo con Messi che ha provato ad utilizzare la clausola per lasciare il Camp Nou e con tentativi maldestri di liberarsi di uomini non più al centro del progetto del club catalano (vicenda Suarez su tutti).


In tutto questo marasma è passato quasi inosservato il lavoro che Koeman sta portando avanti in queste settimane per costruire una nuova identità e riconoscibilità a questa squadra: il primo passo è stato quello di stabilire che il 4-3-3 va messo da parte per giocare con il doble pivote a centrocampo, per cui si accantona il vertice basso di centrocampo sostituiti da una coppia di centrocampisti davanti alla difesa (presumibilmente Busquets e De Jong che si alterneranno con Pjanic) e poi quattro giocatori in avanti a completare quello che, sulla carta, sarà un 4-2-3-1 in cui Griezmann dovrebbe giocare alle spalle di Messi alternando le rispettive posizioni nel corso della partita, ai loro fianchi Koeman ha dato molto spazio a Coutinho in precampionato, così come abbiamo visto all'opera i vari Trincao, Ansu Fati e Dembele; scopo di questo passaggio tattico è quello di muovere il gioco più rapidamente ed in verticale, elemento assente nelle ultime versioni del Barça, per cui sarà molto interessante capire come queste connessioni funzioneranno al cospetto del Villarreal di Unai Emery.

Il "sottomarino giallo" si presenta a questa sfida del Camp Nou con 4 punti conquistati nelle prime due partite contro Huesca ed Eibar, entrambe affrontate tra le mura amiche, due sfide che hanno mostrato alcune difficoltà da parte della squadra a trovare i giusti meccanismi, questo poiché il tempo avuto a disposizione di Emery per ricostruire questa squadra è stato alquanto limitato, per questo, così come da un lato si vedono le intenzioni in fase di possesso, dall'altra parte si notano ancora delle indecisioni nella fase di non possesso, con una squadra che tende ad allungarsi con la linea di difesa che non segue i tentativi di pressione alta della linea di centrocampo e di attacco.

Una costante del sistema messo in piedi da Emery è quello di schierare un 4-4-2 di base ma che richiede diverse rotazioni per rendere possibile uno scaglionamento in campo che cerchi di disordinare l'avversario: in questo caso vediamo Parejo si proponga in fase di costruzione mentre Coquelin si apre e genera spazio per i movimenti di Moi Gomez e Gerard Moreno, questo movimento, come si evince dall'immagine accanto, disordina la linea di centrocampo dell'Eibar generando linee di passaggio, inoltre Samu a destra e Pedraza a sinistra garantiscono l'ampiezza necessaria a tenere i terzini avversari; il 4-2-3-1/4-2-4 di Koeman visto sopra potrebbe essere messo in difficoltà da questo tipo di schieramento del Villarreal, così come lo spazio tra linea difensiva e linea di centrocampo (sempre nella stessa immagine si evince che in caso di transizione il Villarreal avrebbe dovuto fronteggiare un tre contro tre con molto spazio a disposizione per i giocatori dell'Eibar) che la squadra di Emery lascia agli avversari potrebbe portare Coutinho e Messi a banchettare in zona di rifinitura, così come la stessa fascia sinistra potrebbe essere terra di conquista per Dembele o Fati vista la grande propensione offensiva di Pedraza o del neo arrivo Pervis Estupinan.

BAYER LEVERKUSEN-LIPSIA (SABATO ORE 15.30)


La seconda giornata di campionato mette di fronte il Lipsia di Nagelsmann al primo impegno di una certa difficoltà, visto che dovrà far visita al Bayer Leverkusen di Bosz, squadra dall'identità tattica ben definita ma che rischia di uscire indebolita dall'addio di Havertz e Volland.

Il Leverkusen si presenta a questa partita dopo aver pareggiato a Wolfsburg nella prima giornata, la squadra di Bosz ha mantenuto molte delle prerogative viste nella precedente stagione, ossia una squadra che tiene il possesso del pallone nelle retrovie per poi cercare una verticalizzazione che mandi uno dei suoi giocatori offensivi davanti alla porta.

Per rendere possibile questo tipo di strategia, Bosz alterna la difesa a 3 o a 4 a seconda dell'avversario, con lo scopo di avere una superiorità numerica in fase di impostazione, contro il Wolfsburg qui si vede come la linea a 4 difensiva muova il pallone nel tentativo di cercare spazi tra le linee avversarie scaglionando 5 giocatori in zona rifinitura (Alario centralmente, Wirtz e Demirbay nei mezzi spazi, Bellarabi e Diaby sugli esterni) per poi attivare delle combinazioni rapide per superare la linea difensiva, nel caso qui accanto Tapsoba ha sufficiente spazio per mandare il pallone alle spalle delle difesa sfruttando la velocità di Diaby; in fase di non possesso, invece la squadra mantiene un atteggiamento aggressivo in fase di transizione, mentre tende a disporsi con due linee da 4 in situazioni posizionali, inoltre il posizionamento di Aranguiz permette alla difesa di avere maggiore protezione anche nei momenti in cui uno degli elementi spezzi la linea per andare ad aggredire l'avversario andando a ricomporre la linea. Altro motivo per vedere all'opera il Leverkusen è per osservare Florian Wirtz, classe 2003, giocatore visto all'opera già nella scorsa stagione dopo il lockdown, adesso chiamato a sostituire Kai Havertz da cui eredita la posizione in campo e da cui sembra aver anche ereditato le qualità tecniche, specie nel muovere il pallone con grande rapidità ed efficacia anche in spazi molto stretti.

Il Lipsia si presenta a Leverkusen con la seria intenzione di portare avanti il progetto di Nagelsmann che tanto ci ha esaltato dal punto di vista della qualità del gioco prodotto, quanto dal punto di vista dei risultati, con la semifinale di Champions che ha dato lustro ad una stagione terminata con un terzo posto in campionato ed una eliminazione ai quarti di finale di Coppa di Germania per mano dell'Eintracht.
Le due partite contro il Leverkusen giocate lo scorso anno hanno visto per lunghi periodi di gioco in difficoltà gli uomini di Nagelsmann, per cui la sfida alla squadra di Bosz diventa un test di particolare importanza per il 3-4-2-1 che il tecnico tedesco sembra aver definitamente adottato a partire dalla fase finale della scorsa stagione.

La prima in campionato ha visto il Lipsia passeggiare contro il Mainz (squadra a cui ha rifilato 14 reti nella scorsa stagione) ma soprattutto abbiamo avuto modo di ammirare i principi di gioco di Nagelsmann che tanto ci hanno divertito nel quarto di finale di Champions contro l'Atletico Madrid: il 3-4-2-1 sulla carta, si trasforma in fase di possesso in un 3-2/5, con la prima e la seconda linea che hanno il compito di dare inizio all'azione (un sistema che ha influenzato molto le strategie di Pirlo e del suo staff alla Juve) per poi innescare nei mezzi spazi Dani Olmo e Forsberg o tramite una giocata in verticale di uno dei tre difensori o passando per gli esterni; tuttavia a rendere particolarmente efficace il sistema di gioco è la capacità di muovere il pallone con grande rapidità da parte dei due centrocampisti centrali, e su questo è impressionante il lavoro svolto da Kevin Kampl, sempre in grado di spostare il pallone a due tocchi in qualsiasi situazione, indubbiamente è lui l'uomo a cui il sistema di Nagelsmann dovrà affidarsi per ottenere le migliori fortune in questa stagione.

Come si evince sarà una sfida che si giocherà in battere e levare, con tanti giovani interpreti pronti a dominare il decennio appena iniziato supportati da allenatori e club con un'idea di calcio a mio parere molto esaltante.


LILLE-NANTES (VENERDI' ORE 21)


Il programma della quinta giornata di Ligue 1 si apre con la sfida interna tra il Lille di Galtier ed il Nantes, una sfida tra due squadre che hanno portati avanti un mercato in questi mesi molto interessante e che, come d'abitudine nel campionato francese, stanno mettendo in mostra profili interessanti da seguire.

Il Lille arriva a questa partita dopo aver perso nei minuti finali la possibilità di uscire da Marsiglia con una vittoria e la testa della classifica; la squadra di Galtier si è mossa sul mercato quest'estate con lo scopo principale di coprire le due principali partenze, ossia il difensore Gabriel Magalhaes, acquistato dall'Arsenal, e l'altro elemento è Victor Osimhen, il centravanti nigeriano acquistato dal Napoli: al posto del primo è arrivato Sven Botman, classe 2000, scuola Ajax e che già ha preso il posto al centro della difesa con buone prestazioni, in attacco, invece, il posto di Osimhen è stato preso dalla grande promessa canadese Jonathan David, anche lui classe 2000, ma che sta facendo ancora un po' fatica ad entrare nei meccanismi della squadra di Galtier che, infatti, ha rivisitato il suo 4-4-2 per dividere i compiti offensivi con un altro attaccante centrale, ossia Burak Yilmaz, arrivato anche lui quest'estate al posto di Loic Remy.

Il cambio di tipologia di centravanti ha portato Galtier anche a rivedere la strategia della squadra in fase di possesso, fino all'anno scorso molto diretto, quest'anno, invece, l'assenza di un giocatore come Osimhen, ben innescabile anche con palloni verticali, ha portato il Lille a cercare di elaborare l'impostazione da dietro: come si evince dalla passmap elaborata da Between the Posts nella partita di domenica scorsa a Marsiglia si nota come Celik (il terzino destro) resti bloccato in fase di costruzione per creare una linea a 3 con i centrali difensivi permettendo al terzino sinistro (Bradaric o Reinildo) di alzarsi in zone più avanzate di campo e coinvolgendo maggiormente i due centrocampisti centrali, limitando, dunque, l'utilizzo degli attacchi diretti sulle punte, questo permette alla squadra Lilloise di avere un maggior controllo sulla partita ma manca ancora di incisività negli ultimi 20 metri, non è un caso che le due punte David e Yilmaz abbiano messo insieme meno di un tiro di media a partita e nessuno dei due abbia ancora trovato la via della rete, la partita contro un'altra squadra come il Nantes che ama, specie in trasferta, giocare prevalentemente nella propria metà campo mette di fronte Galtier di fronte alla necessità di elaborare nuove vie per lo sviluppo e la rifinitura della manovra.

Il Nantes si presenta, invece, a questa sfida reduce dal pareggio ottenuto nei minuti finali contro il Saint-Etienne dopo essere stata sotto di due reti: la squadra di Christian Gourcuff ha due anime diverse a seconda se gioca in casa o in trasferta, nel primo caso la squadra di mostra molto propositiva, nel secondo caso tende a concedere il campo alla squadra avversaria

Come si evince dalla mappa delle posizioni medie delle ultime due partite contro Saint-Etienne (in casa) e contro il Monaco (in trasferta) il 4-4-2 resta il modulo di base ma il baricentro (dato principalmente dal posizionamento dei due centrali di centrocampo e della linea difensiva).
La squadra di Gourcuff è stata costruita quest'estate aggiungendo principalmente un tassello, ossia quello dell'ex Liverpool Pedro Chirivella a centrocampo, dove lo spagnolo è l'uomo destinato a far partire l'azione innescando i due esterni offensivi e le due punte, tra le quali emerge l'esterno sinistro Moses Simon, giocatore devastante specie quando si tratta di creare attacchi in transizione (8 dribbling su 15 riusciti) a cui la squadra si affida per generare pericoli (è il giocatore che tocca più palloni nel terzo di campo avversario), bene anche il suo dirimpettaio Bamba (8 dribbling su 12) ma meno utilizzato da Gourcuff che lo alterna con Coco da quella parte di campo. A Lille vedremo sicuramente una squadra che aspetterà nella propria metà campo sperando di innescare in transizione i due esterni d'attacco, tuttavia, data la grande capacità della squadra di Galtier di saper coprire lo spazio che gli avversari possono usare in transizione, a Gourcuff servirà un atteggiamento diverso per uscire indenne dal Pierre Mauroy.
 

AJAX-VITESSE (SABATO ORE 21)


La terza edizione dell'Ajax di Ten Hag sembra essere partita nel verso giusto, con due vittorie nelle prime due partite (di cui la prima ottenuta non ostante l'inferiorità numerica), certo fino ad ottobre esiste la spada di Damocle del mercato che potrebbe influire non poco sulle forze a disposizione dei lancieri (Van de Beek ceduto al Manchester United e Sergino Dest che è prossimo a vestire la maglia del Barcellona) ed anche su questa prospettiva Ten Hag sta sperimentando nuovi giocatori da inserire nel suo sistema di gioco.
Nelle due partite fin qui disputate in Eredivisie l'allenatore olandese ha messo in campo già 19 giocatori schierati con il tipico 4-3-3 che in fase di possesso si trasforma in un 4-2-3-1 con Promes nominalmente nei tre di centrocampo ma in realtà agisce prevalentemente tra vertice avanzato del triangolo di un triangolo a centrocampo completato da Edson Alvearez supportato da Gravenbech o dal ghanese Kudus arrivato dal Nordsjoelland, in attacco il volto nuovo è l'esterno offensivo Antony, il match-winner della gara d'esordio in casa dello Sparta Rotterdam, in difesa, invece, questa dovrà essere la stagione dell'affermazione al centro della difesa di Perr Schuurs, giocatore che ha avuto la possibilità di unirsi già alla nazionale olandese nell'ultimo slot riservato alle nazionali lo scorso settembre.

La partita contro il Vitesse è un ottimo test per capire come sarà l'Ajax di questa stagione e cosa aspettarsi dai lancieri, questo perché la squadra allenata dal tedesco Thomas Letsch è decisamente una squadra di livello superiore rispetto alle due affrontate sinora da Tadic e compagni e che ama essere molto aggressiva in fase di non possesso ed il cui obiettivo è tenere il gioco della metà campo avversaria.

Anche se si parla di appena due partite di campionato il Vitesse è la squadra seconda in Eredivisie per occupazione territoriale del terzo di campo avversario, come indicato dalle statistiche di WhoScored, questo a dimostrazione di quanto la strategia aggressiva voluta da Letsch (scuola Red Bull anche lui) sia ben eseguita e rappresenti un aspetto che possa creare delle difficoltà ad una squadra che ha perso nell'ultimo mercato i giocatori su cui basava la propria costruzione dal basso, a questo si aggiunge la qualità tecnica in zona offensiva, in particolare grazie al giocatore copertina di queste prime due giornate della Eredivisie, ossia Oussama Tannane, classe 1994, attaccante che può coprire tutti i ruoli dell'attacco e che nell'ultima giornata di campionato è stato in grado di sbloccare la partita con questo calcio di punizione.


Friday, 7 February 2020

Cosa vedere nel weekend #17



E' di nuovo venerdì, ed un nuovo weekend è all'orizzonte, come al solito abbiamo scelto le partite più interessanti da seguire in un weekend che sarà comunque pieno di eventi importanti come il derby di Milano, la sfida al vertice in Bundesliga tra il Bayern Monaco ed il Lipsia ed anche la seconda giornata del 6 nazioni di rugby, a cui dedicheremo spazio nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Nelle mie gare consigliate per questo weekend ci sono spunti di interesse anche per i tifosi di Napoli e Juventus in quanto questo weekend ci darà informazioni importanti sullo stato di salute delle loro avversarie europee, ossia il Barcellona ed il Lione.

SERIE A

Dopo che la 22° giornata ha confermato le distanze tra le prime tre in classifica, il weekend prevede impegni tutt'altro che banali per le prime della classe con la Juve alle prese con la trasferta di Verona, contro una squadra di cui abbiamo già tessuto le lodi la scorsa settimana, l'Inter alle prese con il derby della Madonnina contro un Milan che ha voglia di trovare una vittoria per dare lustro alla stagione, la Lazio, invece, è impegnata a Parma, squadra sempre capace di far giocare male i propri avversari. Il mio consiglio per il weekend, invece, è la sfida di Firenze tra la squadra di Iachini e l'Atalanta di Gasperini.

FIORENTINA-ATALANTA (SABATO ORE 15)


La sfida dell' Artemio Franchi apre la serie di anticipi del sabato nel remake della sfida che in Coppa Italia ha visto prevalere la formazione di Iachini. La squadra viola ha approfittato della pausa natalizia per cambiare la propria guida tecnica, la fatica di Montella nel costruire un sistema basato sul possesso palla e sulla tecnica ha funzionato fino al momento dell'infortunio di Ribery, poi l'uscita di scena del francese ha tolto imprevedibilità al gioco della squadra mettendo a nudo l'assenza di soluzioni alternative del tecnico campano che ha pagato queste sue mancanze con l'esonero. Al posto di Montella la società viola ha chiamato Beppe Iachini, simbolo della Fiorentina da calciatore a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, alla sua prima esperienza su una panchina di un certo livello in serie A dopo aver costruito la propria carriera tra promozioni in serie A (Chievo, Sampdoria e Palermo) e poi come "aggiustatore" di squadre in lotta per la salvezza (lo stesso Palermo ed il Sassuolo del post Di Francesco, meno successo ad Udine ed Empoli dove non ha potuto terminare il suo lavoro), questo tramite ad un approccio basato sulla rinuncia al possesso palla ed affidandosi molto al fattore agonistico rispetto a quello tecnico; negli ultimi anni il suo modulo di riferimento è diventato il 3-5-2 che diventa 5-3-2 in fase di non possesso, non si è smentito nel corso di questo primo mese a Firenze dove ha tolto dal centrocampo Badelj, il metronomo designato da Montella, per inserire al suo posto Benassi, a sua volta escluso dalla gestione Montella, il tutto per avere più gamba a centrocampo.

I numeri evidenziano il cambio di rotta a livello tattico, i dati maggiormente esemplificativi sono quelli relativi all'indice PPDA, acronimo di Passes Per Defensive Action, ossia misura quanti passaggi una squadra concede prima di porre in essere un'azione difensiva (intercetto, contrasto, rinvio), un dato che indica il livello di aggressività di una squadra, dove un indice basso indica un tentativo di andare a prendere il pallone più in alto, mentre un indice molto alto sta a significare che la squadra preferisce andare a contendere il pallone solo in un secondo momento, magari solo dopo che l'avversario supera la metà campo.
Da un confronto dei dati sul PPDA sotto la gestione Montella e sotto la gestione Iachini emerge chiaramente come il tecnico marchigiano abbia scelto un approccio decisamente conservativo, di fatto la Fiorentina di Iachini è riconoscibile per un baricentro molto basso e per concedere il possesso all'avversario (anche contro squadre come Spal e Genoa contro le quali ci si aspettava i viola prendessero l'iniziativa), lasciando la fase offensiva alle folate degli esterni Lirola e Dalbert ed agli scatti di Chiesa, nonché alla pericolosità sui calci piazzati (5,2 conclusioni a partita di media secondo i dati elaborati da Between The Posts, che la pongono al terzo posto in serie A in questa statistica).

Riguardo la squadra di Gasperini, invece, ne abbiamo già spese tante di parole, guardare una partita dell'Atalanta è una continua emozione data dal ritmo che la squadra riesce sempre ad imprimere sul terreno di gioco con il sistema di pressione orientato sull'uomo che tanti dividendi sta pagando in questi anni, sicuramente maggiori rispetto ai rischi che la squadra corre con un sistema così aggressivo. Se guardiamo ai numeri presi in termini assoluti, l'Atalanta ha il miglior attacco del campionato (59 reti realizzate), è la squadra che va maggiormente al tiro (19,7 tiri a partita che generano un valore di xG, secondo il modello Between The Posts, pari a 2,28 goal a partita), ma allo stesso tempo subisce meno tiri a partita di tutti, escluso la Roma (10,9 contro i 10,7 dei giallorossi) con un valore di xG subiti a partita pari a 0,95 (l'unica squadra migliore in questo dato è l'Inter con 0,85); tutti questi numeri, tuttavia, dovrebbero meritare una classifica migliore rispetto al comunque ottimo quarto posto a pari merito con la Roma che si presenterà, tra l'altro, a Bergamo la prossima settimana; nelle ultime due partite interne contro Spal e Genoa la squadra di Gasperini ha raccolto solamente un punto, a questo si aggiunge la sconfitta subita proprio contro la Fiorentina nel match di Coppa Italia, questo è determinato dal fatto che, pur producendo grandi numeri in termini di dominio, il sistema voluto dal tecnico piemontese comporta degli aspetti negativi che, seppur messi in preventivo, a volte costano il risultato, ed è così che un sistema basato sulla pressione uomo contro uomo ed aggressione alta richiede una concentrazione fisica e mentale per tutti i 90', per cui basta solo un momento di distrazione o una scalata difensiva non effettuata con i tempi giusti a far crollare il castello.

Il dato sui tiri concessi a Spal e Genoa nelle partite incriminate sono esemplificativi: il dominio dell'Atalanta si evince dai pochi tiri concessi agli avversari in termini quantitativi, tuttavia, specie contro il Genoa, i tiri concessi arrivano da posizioni molto favorevoli; la partita di Coppa Italia ci ha mostrato, inoltre, come lo schieramento basso voluto da Iachini costringe l'Atalanta a lasciare molto spazio alle spalle dei propri difensori, una situazione in cui un giocatore dalle caratteristiche di Federico Chiesa può andare a nozze, per cui dato il precedente di poche settimane fa, vedremo se Gasperini sarà in grado di trovare le giuste contromosse e lanciare un segnale importante per la volata Champions; per la Fiorentina, invece, c'è da valutare quale impatto ha lasciato sulla squadra la doppia sconfitta contro Inter e Juventus, le prime due della gestione Iachini, un altro risultato negativo deve portare a delle riflessioni sullo sviluppo che il tecnico marchigiano deve dare al proprio progetto tecnico, anche in virtù degli obiettivi ambiziosi che la società ha in prospettiva.

PREMIER LEAGUE

Per la prima volta nella storia la Premier League viene parzialmente incontro alle esigenze di una pausa invernale decidendo di suddividere la 26° giornata in due weekend per permettere ai club di gestire i carichi di lavoro in vista della fase finale della stagione a cui seguirà anche il campionato europeo, dove l'Inghilterra vuole avere un ruolo da protagonista. In questo weekend delle big scende in campo il solo Manchester City che affronta all'Etihad il West Ham che, a differenza della previsioni della vigilia, si trova clamorosamente a lottare per la salvezza; il nostro consiglio per il weekend, invece, è la sfida di Goodison Park, dove l'Everton di Ancelotti vuole continuare la propria risalita affrontando il Crystal Palace di Roy Hodgson.

EVERTON-CRYSTAL PALACE (SABATO ORE 13,30)


Ancelotti sta provando a ricostruire la stagione dell'Everton dopo le difficoltà della gestione Silva, già durante l'interregno di Duncan Ferguson la strada per la risalita era stata tracciata da un 4-4-2 molto diretto, con Calvert-Lewin target principale della manovra offensiva e con i centrocampisti ad aggredire le seconde palle; Ancelotti ha ereditato questo approccio ed ha iniziato a modellarlo unendo fasi di gestione del possesso a fasi di gioco diretto, utilizzando il lavoro degli esterni difensivi per dare ampiezza e quello degli esterni offensivi per riempire le zone centrali del campo (compito in cui si stanno mostrando a loro agio Walcott e Iwobi).

Questo mix tra semplificazione della strategia di gioco ed assegnazione di compiti che meglio si adattano alle caratteristiche degli uomini a sua disposizione, ha permesso ai Toffees di risalire la classifica; dati alla mano, dal momento dell'arrivo di Ancelotti sulla panchina, l'Everton sarebbe al secondo posto in classifica alle spalle solamente dei loro cugini marziani; la vittoria in rimonta ottenuta a Watford lo scorso sabato ha portato una grande iniezione di autostima non solo a livello di credibilità tattica della squadra ma anche e soprattutto a livello di tenuta e forza mentale da parte della squadra, un elemento su cui evidentemente il tecnico di Reggiolo ha lavorato molto bene in questo primo mese sulla panchina royal blue. Con questo andamento è evidente che dalle parti di Goodison Park si crede fortemente nella possibilità di giocarsi l'accesso ad un posto in Europa, tuttavia il test di domani contro il Crystal Palace ci darà risposte più concrete sulla continuità del lavoro del tecnico italiano.

Riguardo il Crystal Palace, è abbastanza condiviso il pensiero che si tratti di una squadra che fa della solidità il proprio marchio di fabbrica, lo si evince dal dato sugli xG prodotti (penultimo nei principali modelli di xG disponibili, solo il Newcastle ha numeri maggiori), dal dato sul PPDA (penultimo, sempre davanti al Newcastle, abbondantemente staccato) e dei tiri effettuati (ultimo posto con 9,4 tiri di media effettuati) sa cui si evince che si tratta di una squadra che ama lasciare il possesso agli avversari (46,4% il possesso palla medio) per poi aggredire quando riesce a portare il possesso avversario sugli esterni o in zone dove la pressione può essere esercitata senza scoprirsi eccessivamente.

Dalla mappa degli interventi difensivi del Palace si evince con maggiore chiarezza quali sono le zone di campo dove la squadra di Hodgson cerca di dare inizio alla pressione, approccio che non cambia sia in trasferta sul campo del City così come in casa contro lo Sheffield United, un approccio che infatti raccoglie i propri dividendi quando ben eseguito (vedi i 4 punti raccolti nelle due trasferte a Manchester) ma che fa andare la squadra in apnea quando trova di fronte avversari che scavalcano la pressione per andare a giocare sulle seconde palle (vedi ultime due sconfitte interne consecutive contro Southampton e Sheffield United, due squadre molto abili ad eseguire questo tipo di strategia), inoltre una volta che la squadra è in possesso palla, l'unica fonte di gioco sono i dribbling di Zaha (125 dribbling risuciti su 196 tentati, l'unico in Premier che si avvicina a quei livelli è Adama Traorè con 112 su 150). Per l'Everton dunque un test più che probante per misurare i progressi e potersi ufficialmente iscrivere alla corsa per l'Europa.


LIGA


Il campionato spagnolo arriva alla giornata numero 23, con Real e Barcellona che si sono isolate la davanti e che si giocheranno il titolo, ammesso che qualcuno riesca a fermare la corsa del Real, che sembra imbattibile in questo periodo, e con il Barcellona che dovrà dimostrare di poter portare avanti i principi di gioco di Setien anche fuori dal Camp Nou. Alle spalle delle due grandi di Spagna si è accesa, invece, una bellissima lotta per gli altri due posti in Champions, al momento occupati dal Siviglia e dal Getafe, che non possiamo più considerare come una sorpresa, ed a cui sono iscritte a pieno merito anche Valencia e Villarreal, mentre ci si trova invischiato l'Atletico Madrid, a secco di goal da 3 partite e che deve riprendere a correre, anche in vista dell'imminente ottavo di Champions contro il Liverpool. La mia scelta per questo weekend è la sfida del Benito Villamarin di Siviglia dove il Barcellona fa visita al Betis, per un ritorno nella tana dei bianco-verdi di Quique Setien.

BETIS-BARCELLONA (DOMENICA ORE 21)


Il 2020 del Barcellona è l'anno del ritorno della società ai suoi principi storici basati su un calcio di possesso dopo la parentesi Valverde che aveva spostato la strategia societaria più sui risultati di breve periodo che sull'apertura di un ciclo fondato sui giocatori provenienti dalla Cantera, strategia che aveva pagato i dividendi in campionato con le due vittorie consecutive della Liga ma che lasciava a desiderare in campo europeo, con le clamorose eliminazioni nel 2018 e nel 2019 contro Roma e Liverpool da una posizione di tre goal di vantaggio. Con l'arrivo di Setien in panchina la società catalana decide di tornare ai dettami del gioco di posizione e della filosofia cruyffiana, parte del DNA del club su cui si fonda storicamente non solo la prima squadra ma tutto il settore giovanile.

La partenza dell'avventura di Setien è stata scandita, per il momento, prevalentemente da cattive notizie, partendo dall'infortunio di Suarez e l'ennesimo stop di Ousmane Dembele, passando dalla sconfitta di Valencia nell'unica gara esterna giocata in campionato fino ad arrivare alle polemiche a mezzo stampa tra Abidal e Messi. A livello di campo, invece, il tecnico cantabro ha subito impostato un regime basato sul possesso palla e sulla creazione di rombi per far progredire il pallone, una mossa che da un lato ha consentito al Barça di avere percentuali di possesso palla mostruosi (in queste prime tre partite pari al 75% di media) ma allo stesso tempo la disposizione in campo degli interpreti ha portato a delle difficoltà evidenti nel portare la palla in zone pericolose di campo.

L'analisi statistica delle prime tre partite di Setien alla guida del Barcellona ci da importanti indicazioni su come si sia evoluta la squadra nelle ultime settimane:

 

Nella partita contro il Granada il dominio del possesso ristagnava a centrocampo, questo a causa dello schieramento basso ed attendista della formazione andalusa ed anche dalla disposizione voluta da Setien, con Sergi Roberto schierato come centrale di destra in una difesa a 3, l'ampiezza era data da Jordi Alba a sinistra e Ansu Fati a destra, con un centrocampo formato da Busquets, Rakitic e Vidal e Messi e Griezmann in attacco, tuttavia la posizione esterna di Fati e la continua necessità di movimenti a venire incontro dei due attaccanti per consolidare il possesso hanno tolto profondità al gioco, per cui le uniche soluzioni possibili al tiro erano quelle di riesumare le sovrapposizioni degli esterni per giocare la palla indietro per le esecuzioni di Messi, soluzione già molto cara a Valverde, per cui il dato relativo all'80% di possesso palla va tarato anche sul fatto che quasi la metà di questo possesso è avvenuto a metà campo ed ha portato a soli 6 tiri nello specchio e 18 tiri complessivi che hanno generato 1,9 xG (modello StatsBomb).

Lo schieramento non è cambiato nella trasferta di Valencia, con Setien che schiera a centrocampo contemporaneamente Busquets, De Jong ed Arthur,  tutti portatori di palla che generano un 74% di possesso palla più che sterile vista l'assenza di giocatori in grado di dare profondità, il Valencia ha gioco facile a tenere lontano i blaugrana dalla propria area di rigore e finisce grazie alle ripartenze a bucare la linea difensiva del Barça dove si evidenziano i limiti difensivi di Sergio Roberto.

La partita contro il Levante, quindi, ha rappresentato, dunque, la partita in cui Setien ha posto in essere i suoi primi aggiustamenti, con il ritorno al 4-3-3 con Semedo ed Alba sugli esterni e con Fati che torna a giocare in avanti con il compito di dare quella profondità mancata nelle partite precedenti; la mossa, complice un atteggiamento diverso dell'avversario rispetto ai precedenti, ha permesso ai catalani di risalire il campo in maniera più fluida ed arrivare a ridosso dell'area avversaria con più uomini (il 39% del gioco speso a centrocampo ed il 38% speso nella trequarti avversaria mostrano come lo schieramento abbia funzionato a dovere) e di essere quindi più pericolosa (9 tiri nello specchio e 3,3 xG prodotti), lato negativo di questo cambio di schieramento è dato dalle difficoltà nei meccanismi di recupero palla con un PPDA che supera i 10 passaggi decisamente al di sotto degli 8 passaggi in media concessi.

Domenica sera, dunque, arriva la prima verifica da non sbagliare per Quique Setien, e l'esame arriva dalla squadra che nelle ultime due stagioni lo ha lanciato alla ribalta; il Betis con Setien in panchina ha ritrovato l'Europa due anni fa ed un'identità di gioco altamente propositiva che il nuovo tecnico Rubi ha deciso di non rivoluzionare. Del Betis ci eravamo occupati qualche settimana fa indicando come l'ex tecnico dell'Espanyol stesse cercando un assetto definitivo per la squadra che sembra aver trovato con il passaggio al 4-1-4-1 con la difesa protetta dalla presenza di un uomo davanti alla linea  difensiva (ruolo sulla carta assegnato a William Carvalho ma assente da ottobre per infortunio, per cui nel ruolo si alternano Edgar Gonzalez o Marc Bartra), il che permette a Guardado e Canales di cercare la posizione migliore a centrocampo ed assistere al meglio la punta centrale con l'ausilio di Joaquin e Fekir dagli esterni.

Dal momento in cui Rubi è passato al 4-1-4-1 il rendimento della squadra betica si è allineato alle aspettative derivanti dal talento presente nella squadra, con un rendimento offensivo di altissimo livello ed una differenza tra xG realizzati e subiti (+4,02, dato Understat) migliore rispetto alle squadre aventi le sue stesse ambizioni, mentre a risaltare a livello statistico è il dato relativo alla pressione in fase di non possesso, con un PPDA pari a 7,75, dato superiore solamente a Siviglia e Real Sociedad in questo periodo. Su questo aspetto Rubi ha fatto un lavoro importante sotto questo aspetto smussando qualche angolo rispetto all'approccio ereditato da Setien, ora la squadra alterna fasi di pressing alto a fasi in cui tiene le linee dietro la metà campo per mantenersi corta e creare spazio alle spalle dell'avversario da aggredire una volta riconquistata la palla, una situazione che sembra essere il tallone d'Achille del Barça in questa stagione, dunque la sfida del Benito Villamarin si deciderà in questo tipo di situazione, per cui sarà qui che dovrà essere valutato il lavoro svolto da Setien e lo state dell'arte del suo processo di ricostruzione dell'identità blaugrana, un processo che in settimana ha subito una nuova battuta l'arresto a causa dell'eliminazione subita in Copa del Rey per mano dell'Atletico Bilbao.


BUNDESLIGA

Il girone di ritorno del campionato tedesco è iniziato con Bayern e Borussia Dortmund a riprendersi il centro della scena con le tre vittorie consecutive e la valanga di reti realizzate, mentre le protagoniste del girone d'andata Lipsia e Moenchengladbach hanno lasciato qualche punto di troppo per strada, complice un calendario meno semplice e qualche difficoltà di troppo che sta emergendo; quanto accaduto rende gli scenari ancora più interessanti in classifica, con le prime 4 squadre divise da 3 punti, a questo si aggiunge un programma della 21° giornata che metterà di fronte 4 delle prime 5 in classifica, con il solo Borussia Moenchengladbach impegnato contro il Colonia, in uno dei tanti derby renani, match comunque non comodo considerando l'ottimo momento di forma della squadra allenata da Gisdol. Avendo già analizzato Lipsia e Borussia Moenchengladbach la scorsa settimana, il big match che scegliamo di seguire in questo weekend (fermo restando che Bayern-Lipsia sarà una partita da non perdere) è quello della Bayarena tra il Leverkusen ed il Borussia Dortmund.

BAYER LEVERKUSEN- BORUSSIA DORTMUND (SABATO ORE 18.30)


A Leverkusen si affrontano due squadre dai principi di gioco non troppo dissimili tra di loro, ossia due squadre che basano la propria strategia sul possesso palla (seconda e terza squadra per possesso palla) ma con sfumature diverse nel tentativo di recuperare il pallone, molto più aggressivo quello del Leverkusen (PPDA 7,29), meno spregiudicato quello del Dortmund (PPDA 10,92).


Le statistiche sulle zone di gioco del pallone dimostrano come entrambe le squadre amano giocare il pallone da dietro, con il Dortmund che riesce a superare la metà campo con meno difficoltà rispetto al Leverkusen; la statistica sulla distribuzione del gioco in larghezza dimostra, invece, come entrambe le squadre preferiscano orientare i propri attacchi dalle corsie esterne. 

Il Leverkusen mostra una preferenza per il lato destro del campo che è la zona dove tendono ad agire Bellarabi ed Havertz, ossia i giocatori chiamati a rifinire il possesso palla della squadra di Bosz; dall'altra parte, invece, la distribuzione del gioco è equamente ripartita tra le due fasce, un approccio che si è ulteriormente rafforzato con la decisione di Favre di passare al 3-4-3, ragion per la quale il ruolo di Hakimi a destra e Guerreiro a sinistra è indispensabile per far progredire la manovra.

All'andata il Dortmund fece a fettine il Leverkusen grazie ad una tattica di gara attendista che le permettesse di lanciare le sue bocche da fuoco in contropiede, allora al centro dell'attacco del Dortmund c'era Paco Alcacer, oggi c'è il fenomeno del momento, ossia Erling Håland, a segno 7 volte nelle sue prime tre presenze in Bundesliga e nuovo target per gli assist di Jadon Sancho, arrivato a 12 goal e 12 assist in questa stagione; dunque sabato capiremo se Bosz avrà assimilato la lezione dell'andata e soprattutto se il nuovo vestito voluto da Favre per il suo Borussia reggerà all'impatto con una squadra dal livello superiore rispetto a quelle affrontate in questo inizio di 2020.




LIGUE 1

Il campionato francese ritorna in campo per la terza volta in una settimana dopo che il turno infrasettimanale ha aperto scenari interessanti per la lotta al terzo posto disponibile per l'accesso alla Champions con Rennes e Lille divise da 3 punti ed una classifica cortissima alle loro spalle, con il quinto posto del Montpellier ed il quindicesimo posto del Saint Etienne distanti appena 6 punti. Chi della classifica corta non ha da preoccuparsi è ovviamente il PSG che, dall'alto dei suoi 12 punti di vantaggio sul Marsiglia secondo, affronta in casa il Lione di Rudi Garcia, alle prese con una stagione complicatissima a cui non sembra in grado di dare la svolta.


PSG-LIONE (DOMENICA ORE 21)


La sfida del Parco dei Principi chiude il programma della giornata di campionato con lo scontro tra le squadre delle città più importanti di Francia; le due squadre sono distanti 25 punti, un margine che il Lione pensava di poter ridurre ad inizio stagione con la scelta di mettere alla direzione sportiva della società la vecchia gloria Juninho Pernambucano che ha scelto di affidare la panchina a Silvinho e passare al gioco di posizione, una scelta che, dopo le ottime premesse delle prime giornate di campionato, è naufragata dopo poche settimane portando la società a ripiegare sull'esperienza di Rudi Garcia.

Il campionato per il PSG è ormai diventato un laboratorio per Tuchel per far trovare alla sua squadra gli equilibri necessari ad affrontare al meglio la fase ad eliminazione diretta della prossima Champions League e la soluzione sembra essere giunta grazie all'approdo ad un 4-4-2 di base molto offensivo che può trasformarsi in un 4-2-4 o in un 4-2-2-2 a seconda delle situazioni di gioco; questo sistema permette a Tuchel di schierare insieme Neymar, Mbappe, Icardi e Di Maria, con quest'ultimo che finalmente ha ritrovato in questa stagione la continuità di rendimento che nel 2014 lo hanno portato a candidarsi al Pallone d'Oro dopo aver trascinato il Real Madrid a vincere la decima Coppa dei Campioni e l'Argentina fino alla finale mondiale del Maracanà.

Le statistiche elaborate da Soccerment mostrano il rendimento del "Fideo" in questa stagione, i numeri da top player li vediamo nelle statistiche inerenti la fase di rifinitura con una media di 3,4 passaggi chiave a partita ed una media di 0,54 expected assist a partita che si trasforma in 0,52 assist effettuati, tutti dati che lo vedono al top anche in confronto con giocatori i cui volumi in rifinitura sono simili, per citarne alcuni Papu Gomez, Ilicic e Jadon Sancho. Con la Ligue 1 in tasca, il PSG spera fortemente nell'impatto di Di Maria per poter fare il salto di qualità in Champions ormai atteso da diversi anni, i numeri promettono bene.




Con Neymar assente per infortunio (seppur al suo posto Tuchel schiererà Sarabia. giocatore su cui l'allenatore tedesco fa molto affidamento) la centralità di Di Maria nel gioco del PSG sarà maggiore, per cui siamo certi che Rudi Garcia dovrà studiare un piano per limitarlo, probabilmente inserendo costruendo una catena difensiva sul lato sinistro difensivo capace di limitare le giocate dell'argentino; a tal scopo sarà importante per il Lione il ritorno di Marçal, assente nel turno infrasettimanale contro l'Amiens in quanto squalificato; il brasiliano è il migliore dei suoi per statistiche difensive per intercetti (2,6 a partita) e contrasti riusciti (3,7 a partita), a dimostrazione di un atteggiamento molto aggressivo (che gli è costato anche due cartellini rossi in questa stagione) che renderà il suo duello con Di Maria molto interessante.

Ovviamente il duello Di Maria-Marçal non è l'unico spunto di interesse della partita, Rudi Garcia dopo alcuni miglioramenti dati alla squadra nelle settimane successive al suo arrivo, ha dovuto fronteggiare nuove difficoltà, in particolare gli infortuni di Depay e Reine-Adelaide (i migliori per dribbling riusciti del Lione fino al loro infortunio, rispettivamente 2 e 2,5 dribbling/partita) che lo hanno costretto a rivedere i meccanismi della sua squadra ed anche degli uomini da utilizzare dando maggiore spazio ai giovanissimi Caqueret e Cherki per cercare di avere diverse soluzioni per sfondare le linee difensive avversarie per vie centrali (assieme ad Aouar, 2,8 dribbling a partita).

Inoltre la sfida di Parigi sarà da considerare come una prova generale per il Lione in vista dell'ottavo di finale contro la Juventus e capire se gli aggiustamenti in termini di uomini e strategia saranno sufficienti a mettere i bastoni tra le ruote di squadre con maggiori risorse tecniche e permettere alla società di incrementare il valore dei suoi giovani per continuare ad alimentare la crescita economica del club e poter realizzare la grande strategia di fronteggiare ad armi pari il PSG a livello economico. L'età media dei giocatori schierati dal Lione in questa stagione è la terza più giovane alle spalle solo di Nizza e Lille, anche loro con proprietà che intendono portare avanti la stessa strategia per colmare nel lungo periodo il gap economico con il PSG.

COSA ALTRO VEDERE?

PORTO-BENFICA (SABATO ORE 21.30)


In Portogallo va di scena il grande classico tra il  Porto ed il Benfica allo stadio Dragao, è la sfida tra le prime due in classifica ed è l'unica chance, probabilmente, nelle mani di Sergio Conceiçao per riaprire il campionato, visto che la sua squadra è distante 7 punti rispetto alle aquile, le quali stanno dominando il campionato grazie alle 18 vittorie in 19 partite, con l'unica sconfitta arrivata proprio nella gara d'andata. A livello di rendimento, tuttavia, le distanze non sono così ampie, come d'altronde dimostrato dalla gara d'andata, a livello tecnico/tattico le due squadre hanno poche differenze, il che potrebbe rendere questa partita una sfida di duelli individuali anziché di strategie di squadra.

Il Benfica fa molto affidamento sulla tecnica dei propri giocatori principali, cossi Pizzi e Cervi, i quali giocano esterni nel 4-4-2 di Bruno Lage con il compito di accentrarsi ed associarsi con le punte Rafa Silva e Carlos Vinicius, lo sfogo sugli esterni è dato dai terzini Andre Almeida a destra e, soprattutto, Grimaldo a sinistra, la difesa è supportata dal lavoro della coppia di mediani davanti alla difesa, ruolo in cui il Benfica ha deciso di rimediare alla partenza di Gedson Fernandes direzione Tottenham con l'acquisto di Julian Weigl dal Borussia Dortmund, giocatore che aggiunge anche pulizia all'uscita palla. 

Stesso canovaccio tattico per il Porto di Conceiçao, anch'esso basato su un 4-4-2, tuttavia le assenze nelle ultime settimane e la flessibilità del tecnico rispetto allo schieramento avversario lo porta alcune volte a modificare lo schieramento, come avvenuto la scorsa settimana a Setubal dove si è schierato con il 4-3-3. In fase di possesso il gioco parte dai due centrali con Danilo Pereira a supporto, subito dopo si cerca la verticalizzazione per vie centrali con "Tecatito" Corona che da ampiezza a destra (partendo da esterno basso o da ala) ed Otavio che si accentra (partendo da destra o sinistra, dipende dallo schieramento proposto da Conceiçao) per associarsi con le due punte Marega e Tuquinho Soares, l'ampiezza a sinistra è data dall'ex interista Alex Telles che, in questa stagione, ha al suo attivo 6 goal e 5 assist.

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