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Sunday, 7 May 2023

Le avversarie delle italiane: il Siviglia di Mendilibar

Foto. Pagina Facebook FC Sevilla.

Con le formazioni italiane che continuano a raccogliere grandi risultati in questa stagione di coppe europee, provo ad arrivare alle semifinali di Europa League cercando di analizzare le squadre che andranno ad affrontare le formazioni italiane e che proveranno a rompere lo scenario di una finale tutta italiana a Budapest tra Juventus e Roma.

In questo articolo proverò ad analizzare il Siviglia avversario della Juventus: la formazione andalusa è la regina dell'Europa League, avendone portate a casa ben sei, di cui l'ultima nel 2020 ai danni dell'Inter di Antonio Conte al termine della fase finale disputata in Germania al termine del primo lockdown.

Oggi il Siviglia è allenato da Luis Mendilibar, terzo allenatore che siede sulla panchina del Sanchez Pizjuan dopo Loptegui e Sampaoli. L'ex allenatore dell'Eibar è riuscito a risollevare una squadra che aveva preso una pericolosissima china nella Liga, dove ha sostato per diverse settimane in zona retrocessione. 

Il tecnico basco ha rimesso in piedi la squadra sevilllista usando gli stessi strumenti che gli hanno permesso di tenere nella massima serie spagnola l'Eibar per sei stagioni, ossia un 4-4-2 di base con pochissimi fronzoli ed estremamente diretto. Proprio l'analisi di questa strategia sarà l'oggetto di questo articolo.


Friday, 31 March 2023

Le avversarie delle italiane: lo Sporting Club de Portugal



Da qui all'inizio dei quarti di finale delle tre competizioni europee proverò ad analizzare le squadre che affronteranno le compagini italiane. Sei squadre in corsa in Europa in questa fase della stagione era un qualcosa che non succedeva davvero da tempo immemore, per cui, da amante di tutto il calcio del globo terracqueo (cit.) provo a raccontarvi cosa aspetta ciascuna delle italiane impegnate nelle rispettive competizioni. Con esclusione di Milan-Napoli, per ovvi motivi.

Dopo aver scritto del Feyenoord oggi passiamo allo Sporting allenato da Ruben Amorim, avversaria della Juventus nei quarti di finale di Europa League. La formazione portoghese ha raggiunto questa fase delle competizione dopo l'eliminazione dai gironi di Champions League e dopo aver eliminato prima il Midtyjlland e poi la squadra più spettacolare d'Europa assieme al Napoli di Spalletti: l'Arsenal di Mikel Arteta.

Basterebbe questo per mantenere alta la soglia di attenzione per la formazione bianconera, ma oltre a questo c'è di più: il lavoro svolto dal giovanissimo tecnico portoghese in queste tre stagioni e mezzo al Jose Alvalade hanno permesso allo Sporting di tornare su livelli altissimi e di spezzare nel 2021 il duopolio Benfica-Porto nel campionato portoghese. Il tutto restando fedele ad una certa identità di gioco, resa riconoscibile dall'utilizzo del 3-4-3/3-4-2-1 come modulo di base della piattaforma strategica dell'ex tecnico del Braga.

Thursday, 13 January 2022

Cosa ci dice la Supercoppa di Inter e Juventus


Un modo, a mio parere, per cercare di capire il lavoro di un allenatore sulla panchina di una squadra è quello di studiarne l'evoluzione nel corso della stagione ed il modo più semplice per verificarlo è quello di vedere due squadre all'opera una contro l'altra per una seconda volta nella stessa stagione.

Per questo motivo ho provato ad analizzare le differenze tra l'Inter-Juve disputato il 24 ottobre in campionato e quello disputato il 12 gennaio per la finale di Supercoppa italiana. Si può senz'altro affermare che nei 90' entrambe le partite sono terminate 1-1 e sono state molto diverse e che tra una partita e l'altra si sono viste squadre migliorate rispetto a quel 24 ottobre.

Ma allo stesso tempo ha mostrato come questo miglioramento abbia dato una forte identità all'Inter di Simone Inzaghi che ben si sposa con la rosa a disposizione del tecnico ex Lazio, dall'altra parte si vede una squadra che cerca di essere più aggressiva ma con giocatori che spesso faticano ad applicare le idee di Allegri. 

COSTRUZIONE VS PRIMA PRESSIONE

Uno degli elementi di forza dell'Inter è senza dubbio la capacità di trovare diverse soluzioni per far partire l'azione da dietro: già l'anno scorso con Antonio Conte erano ben riconoscibili i meccanismi che facevano riferimento alla catena di destra, con Lukaku utilizzato come appoggio per far progredire l'azione sul lato destro con i movimenti complementari di Hakimi e Barella. 

Quest'anno, in assenza di Lukaku i meccanismi sono cambiati: non esiste più una routine meccanica tipica del gioco di Conte, bensì Inzaghi ha deciso di lavorare sulle rotazioni tra gli uomini allo scopo di avere delle posizioni sempre occupate e soprattutto muovere lo schieramento difensivo avversario per disordinarlo ed acquisire la superiorità posizionale ormai sulla bocca di tutti.

Nella gara di campionato obiettivo della Juventus in fase di prima pressione era quello di tagliare fuori dalla fase di costruzione Marcelo Brozovic: in quell'occasione era Kulusevski il giocatore designato a seguire le tracce del giocatore croato. Inoltre Brozovic con il suo posizionamento mette spesso e volentieri in difficoltà le linee di pressione schierate in copertura anziché a uomo in quanto la sua continua ricerca della posizione migliore per ricevere e giocare la palla crea sempre situazioni di difficile interpretazione per l'avversario. Con questa scelta Allegri aveva deciso di spendere un uomo per tagliare fuori il giocatore croato ed allo stesso tempo mantenere delle linee in grado di proteggere lo spazio alle spalle.

L'obiettivo specifico fu centrato, leggendo le statistiche sul coinvolgimento di Brozovic in tutte le partite di campionato di quest'anno, solo nella partita contro la Sampdoria il numero 77 nerazzurro ha effettuato meno passaggi. Il calcolo dei passaggi non è stato fatto sulla base dei passaggi totali in quanto influenzati dai minuti giocati nelle singole partite, per questo ho definito un indice per il coinvolgimento suddividendo i passaggi effettuati per i minuti giocati, nel tentativo di ponderare per quanto possibile il volume del dato.

La Juventus, invece, avendo a disposizione Danilo costruiva con un 3+1 in cui Locatelli faceva da vertice alto del rombo di costruzione, l'obiettivo della formazione di Allegri era quello di usare la conduzione dei braccetti per poi cercare di verticalizzare per le mezzali. Simone Inzaghi rispondeva invece con una mossa simile a quella di Allegri, ossia limitare Locatelli lasciando che una delle due punte (in questo caso Lautaro) si occupasse di lui a uomo, applicando quindi lo stesso trattamento applicato dall'altra parte a Brozovic. Per ovviare, invece, alla verticalizzazione verso la mezzala spettava all'omologo di parte (in questo esempio Barella) andare a pressare Chiellini costringendolo ad andare verso l'esterno.

Passando alla partita di Supercoppa la strategia di Allegri in fase di prima pressione sulla costruzione dell'Inter è stata diversa ma mantenendo inalterata la mossa di tenere Kulusevski sulle tracce di Brozovic, con la differenza che questa volta per controbattere i movimenti degli altri giocatori nerazzurri, ognuno di essi era seguito ad uomo da un giocatore della Juventus. Una strategia che ha permesso alla Juventus di mettere seriamente in difficoltà la formazione campione d'Italia, apparsa inizialmente disposta nella stessa maniera rigida della partita di campionato.

Con il passare dei minuti e, forse, dopo che lo staff di Inzaghi ha ben capito il sistema di pressione della Juventus, sono iniziate le rotazioni posizionali che stanno contraddistinguendo la formazione nerazzurra da novembre a questa parte. Qui vediamo uno dei tanti esempi di come l'Inter ha iniziato a manipolare la prima pressione avversaria: i due braccetti si allargano lasciando Brozovic e De Vrij al centro, mentre Calhanoglu e Barella creano una seconda linea di costruzione che attira Locatelli e Rabiot lasciando uno spazio alle spalle che poteva essere attaccato in quanto la linea difensiva non andava ad accorciare. Per giocare la palla in quello spazio l'Inter ha usato molto spesso i piedi di Handanovic, unico giocatore lasciato giocoforza libero dalle pressioni a uomo della squadra di Allegri.

Rispetto alla partita di campionato, invece, la Juventus non ha avuto a disposizione Danilo e, come accade da diverse settimane, la costruzione avviene con Locatelli tra i centrali difensivi ed i due terzini in ampiezza. Nella prima parte di partita la formazione bianconera ha mostrato anche coraggio nel tenere sia De Sciglio che Alex Sandro molto alti per impegnare Dumfries e Perisic. I movimenti di Morata e Kulusevski tra le linee, inoltre, sono stati molto interessanti perché hanno spesso tenuto impegnati De Vrij e Bastoni, creando spazi che potevano essere utilizzati da Bernardeschi e McKennie.

LO SVILUPPO DEL GIOCO

Una volta che il pallone raggiunge zone più alte del campo (per chi ne è in possesso) è importante capire come le due squadre si schierano per capire come chi è in possesso cerchi di far avanzare il gioco e l'avversario ad impedirlo. Per l'Inter è molto importante raggiungere la zona di rifinitura per poter trovare la via della rete, per la Juventus, invece, è molto importante cercare la verticalizzazione ed infilare l'avversario in velocità. 

Nella partita di campionato si vede chiaramente da questo esempio come la Juventus cercasse di negare spazi all'Inter proprio nella zona di rifinitura, ossia quella zona tra centrocampo e difesa: il 5-3-2 in fase di non possesso della formazione bianconera aveva lo scopo di chiudere il centro del campo (più Kulusevski sempre a uomo su Brozovic). L'Inter provava ad aprire questo blocco con il posizionamento dei due esterni molto larghi (entrambi pestano praticamente la linea) mentre Calhanoglu si abbassava cercando di attirare il giocatore juventino deputato a quella zona (in questo caso McKennie), il tutto con posizioni in campo molto rigide, se si eccettua la posizione di Dzeko tra le linee. In particolare emerge il fatto che con il rombo di costruzione l'Inter aveva doppia superiorità numerica in costruzione (4 vs.2 o 3 vs. 1 se escludiamo l'annullamento reciproco tra Brozovic e Kulusevski), questo significa avere due giocatori in meno in altre zone del campo e quindi minori chance di superiorità posizionale nelle zone più avanzate del campo.

La strategia della Juve, come indicato in premessa, si basa sulla ricerca della verticalità: Allegri pone molto l'accento sull'opporsi all'idea di muovere il pallone in maniera paziente per cercare, invece, la giocata rapida che porti un giocatore mediante una triangolazione o la vittoria di un duello individuale ad arrivare in porta. Da questo esempio si vede una routine tipica della strategia di gioco dell'allenatore toscano: Morata viene incontro, mentre Kulusevski e McKennie attaccano la linea difensiva, tuttavia le linee corte dell'Inter ed il mantenimento della posizione da parte della linea difensiva, rendevano poco pratica questa soluzione.

In entrambi i casi sono risultati evidenti le difficoltà a riempire la metà campo avversaria, mostrando come entrambi gli allenatori erano attenti a non utilizzare molti "invasori" in modo da non lasciare spazio alle transizioni avversarie, la partita infatti ha visto solo 2 contropiedi effettuati per parte. Questa è stata una situazione che ha portato ad un tipo di partita in cui la prima che avesse trovato in qualche modo il goal avrebbe avuto vinta la sfida, per questo motivo questa situazione di stallo ha favorito per buona parte del match la formazione nerazzurra che era riuscita a trovare la via del goal sugli sviluppi di una prodezza individuale di Calhanoglu viziata da una deviazione di Locatelli.

Nella partita di ieri sera abbiamo visto due squadre cercare di muovere più uomini ad invadere la metà campo avversaria con modalità diverse tra di loro e la cui esecuzione è quella che ha dato il contesto tattico alla partita ed anche farci affermare che, per quanto il risultato finale sia maturato (usando un termine cestistico) sulla sirena vada comunque considerato come estremamente in linea con quanto visto sul campo.

Come si evince da questo esempio vediamo come l'Inter abbia portato un maggior numero di uomini in attacco rispetto alla partita di campionato e, soprattutto, come si disponga in modo da sovraccaricare la zona palla: questo è reso possibile principalmente grazie alla principale innovazione tattica portata da Inzaghi in questi mesi, ossia quella di alzare Bastoni una volta terminata la fase di costruzione, questo ha permesso all'Inter non solo di creare quasi sempre dal quel lato di campo, ma anche di organizzare la riaggressione nel momento in cui la difesa della Juve riusciva a stoppare l'ingresso in area della formazione nerazzurra. 

E' sufficiente osservare la differenza delle heatmap di Bastoni tra gara di campionato e quella di ieri in Supercoppa per capire quanto sia cambiata la formazione nerazzurra nel lasso di poche settimane. E' una scelta che ha permesso all'Inter di ribaltare il suo paradigma di sviluppo dell'azione che è passata dalla catena di destra creata da Antonio Conte ad un sovraccarico della zona sinistra del campo con Simone Inzaghi. Alla fine il goal della vittoria, per quanto frutto di una topica individuale di Alex Sandro, resta un ulteriore esempio di azione creata sul lato sinistro dell'attacco, anche al 120' di una partita molto dura dal punto di vista agonistico.

Nulla di nuovo si è visto, invece, nello sviluppo offensivo della Juventus, con una continua ricerca della giocata in verticale verso Morata che viene incontro e cerca di attivare triangolazioni con le mezzali e con i terzini e favorire gli inserimenti di McKennie o gli uno contro uno di Kulusevski (che ha vinto 5 dei 7 duelli offensivi ieri sera, tra cui quello che ha propiziato l'azione del goal di McKennie). Rispetto alla gara di campionato abbiamo visto una Juventus cercare di portare avanti la stessa strategia voluta da Allegri sin da inizio stagione, ma questa volta la buona notizia è che con una costruzione a tre, sono aumentati gli uomini mandati a dar fastidio alla fase difensiva dell'Inter e, quanto meno per la prima mezzora, ha anche funzionato.

Dal dato relativo ai passaggi progressivi delle due partite di campionato e Supercoppa emerge chiaramente la tendenza della squadra bianconera a cercare in verticale Morata (o i giocatori che entrano in campo al suo posto in corso d'opera) per portare rapidamente il gioco nella metà campo avversaria. La Juve di Allegri quindi rifiuta di consolidare il possesso e passare dal centrocampo per far progredire l'azione. Questa continua ricerca di giocate parecchio forzate alza il livello di difficoltà di esecuzione della giocata (un ossessione del vocabolario del tecnico livornese nel corso della sua precedente gestione e che adesso sembra essere sparito nelle sue conferenze stampa, ve ne siete accorti?) e, come anche si vede dall'esempio sopra, allunga parecchio la squadra, costretta poi a fare faticosissime corse all'indietro quando la triangolazione o l'uno contro uno non va a segno.

Questo non è un aspetto di poco conto, visto che progressivamente la Juventus, dopo una mezzora di ottimo livello ha fatto fatica proprio a livello fisico a reggere sia l'intensità dell'Inter sia la necessità di continui sprint in verticale dei propri centrocampisti ed attaccanti per sostenere questa proposta di gioco.

CONCLUSIONI

A distanza di tre mesi dalla sfida di campionato, Inter e Juventus hanno mostrato nella partita di Supercoppa di avere delle identità molto precise e più o meno evolute come esecuzione, proprio quest'ultimo aspetto è quello che sta generando il divario in campionato tra le due squadre riflesso anche dal dato degli xG che hanno visto la formazione nerazzurra generare 3,25 xG contro i 0,86 della squadra bianconera, senza contare il dato del possesso palla e del predominio territoriale marcatamente a vantaggio della squadra di Inzaghi.

A differenza della partita di campionato l'andamento della partita è stato diverso, con un Inter inizialmente in difficoltà per poi fiorire dopo la mezzora di gara, andamento opposto alla gara di campionato dove i nerazzurri si sono progressivamente ritratti nel corso della partita.

Fatta questa premessa è evidente che Inzaghi ed Allegri hanno (o avevano?) in comune l'idea che sia il giocatore a dettare il contesto tattico della squadra, e per questo il tecnico piacentino ha mostrato di aver saputo dare una struttura alla squadra che si è evoluta in quanto in grado di esaltare le qualità degli interpreti, decisamente diversi da quello dello scorso anno. La partita di ieri, invece, ha mostrato come il tecnico livornese stia continuando a seguire una precisa strategia di gioco che, nonostante i miglioramenti descritti in relazione all'aggressività della squadra in fase di non possesso, continua a mostrarsi poco efficiente in fase di possesso.

Le motivazioni sono due e la prima l''ho descritta sopra: questo tipo di gioco allunga la squadra e costringe i giocatori a lunghe corse senza palla che poi vanno a penalizzare la lucidità quando tornano in possesso del pallone; la seconda, e questo mi sorprende visto il pensiero calcistico di Allegri, è che si sta forzando la squadra ad esperire una tipologia di gioco che non mette a proprio agio i calciatori a disposizione. Gente come Arthur, Locatelli, Dybala, Morata e Kulusevski meritano un contesto di gioco maggiormente associativo e non un sistema di rapide verticalizzazioni e di giocate di prima in velocità che non fanno emergere al 100% il loro talento. 

Ecco, sarebbe bello se in una di queste conferenze stampa in cui Allegri ama fare monologhi vuoti spalleggiato da giornalisti compiacenti, qualcuno sia in grado di alzare la mano e chiedergli se questo modo di giocare della squadra sia in linea con le qualità dei suoi calciatori, giusto per sapere quale sarebbe la sua risposta.

Thursday, 14 October 2021

Come è andata Juventus-Chelsea femminile?


A due settimane di distanza dalla sfida disputata tra le due compagini maschili, Juventus e Chelsea si sono incrociate per la versione femminile della Champions League, che da quest'anno segue un formato più simile a quello più ricco degli uomini, con una fase a gironi al posto di doppie sfide ad eliminazione diretta che, invece, inizierà a partire dai quarti di finale.

Il Chelsea femminile ha rischiato lo scorso anno di copiare il cammino europeo degli omologhi maschili, raggiungendo la finale poi persa contro il Barcellona: quest'anno le ragazze allenate da Emma Hayes partono con la ferma volontà di prendersi il titolo perso lo scorso anno; dall'altra parte la Juventus si affaccia per il prima volta ad una fase così avanzata della competizione (non era mai entrata tra le prime 16 in precedenza) e sta provando a colmare un forte gap nei confronti dei club top in Europa, per questo motivo si è affidata in questa stagione alle cure di Joe Montemurro, allenatore dal curriculum internazionale importante e con una visione di gioco molto interessante.

La partita è terminata 2-1 per la formazione inglese, alle bianconere non è riuscita l'impresa degli omologhi uomini per quanto la prestazione abbia denotato una serie di aspetti che lasciano pensare che il famoso gap di cui sopra non è certamente colmato ma comunque sembra essersi abbastanza ridotto.


LE FORMAZIONI

La Juventus viene schierata da Montemurro con un 4-3-3 in cui Rosucci e Cernoia affiancano Pedersen nel trio di centrocampo, in attacco viene rispolverato il tridente delle grandi occasioni con Bonansea e Hurtig al fianco di Girelli, mentre in difesa ritorna a comandare Sara Gama, ai box nelle partite precedenti causa infortunio, al suo fianco Cecilia Salvai.


Il Chelsea viene schierato da Hayes, invece, con un 3-4-3 che sotto alcuni aspetti somiglia a quello presentato da Tuchel nella selezione maschile. La vera differenza sta nelle tre attaccanti, con l'australiana Kerr riferimento per la profondità supportata da altre due campionesse come Pernille Harder e Francesca Kirby; le due centrocampiste centrali sono la coreana Ji So-Yeon e la tedesca Leupolz, le esterne sono la norvegese Reiten a sinistra e la scozzese Cuthbert a destra; il trio difensivo è invece composto da Bright-Carter-Eriksson.


IL CHELSEA "HA FATTO" LA PARTITA

Avendo il ruolo di favorita e dovendo anche vincere per non complicarsi il cammino nel girone, il Chelsea è stata la squadra ad avere il pallino del gioco nel corso della partita (62% di possesso palla alla fine della partita, 66% al termine del primo tempo) mentre la Juventus ha cercato di attendere compatta proteggendo il centro del campo dalle incursioni avversarie.

In questo esempio si nota chiaramente dove si è giocata il più delle volte la partita: le tre centrali del Chelsea e le due centrocampiste centrali avevano il compito di iniziare la costruzione dell'azione, mentre le due esterne e le tre attaccanti si occupavano di fungere da "invasori" nella metà campo bianconera; da canto suo la Juventus ha dato priorità a chiudere il centro del campo con Bonansea e Girelli che si occupano principalmente di disturbare la ricezione del pallone per Ji e Leupolz.

Per ovviare a questo tipo di resistenza da parte della Juventus la formazione londinese aveva essenzialmente due soluzioni per guadagnare campo e rendersi pericolosa: una era quella di chiedere ai due "braccetti" Bright ed Eriksson di condurre il pallone per guadagnare metri da una parte ed attrarre una maggior pressione della Juve dall'altra; la seconda era quella di servire le due esterne Cuthbert e Reiten in modo da sfilacciare in ampiezza lo schieramento difensivo della Juventus.

Tramite la circolazione insistita tra le tre difendenti delle Blues vi è un avanzamento della squadra sul terreno di gioco che schiaccia la Juventus fin sul limite della propria area di rigore: questo atteggiamento ha reso sì difficile al Chelsea la possibilità di rendersi pericoloso ma allo stesso tempo ha invitato giocatrici di grande livello tecnico a potersi muovere in zone molto pericolose di campo, una strategia che alla fine dei conti non ha pagato. Nell'esempio si vede come questa volta sia Hurtig a prendere Ji con Girelli su Leupolz mentre il resto della squadra si tiene compatta e si muove in direzione palla.

La seconda soluzione era quella di sfruttare l'ampiezza del campo per cercare spazi: l'idea era quella di manipolare lo schieramento compatto della Juventus in zona palla sovraccaricando un lato per poi muovere il pallone dall'altro. In questa occasione si vede come le bianconere vadano a chiudere quel lato di campo, il Chelsea mediante la propria circolazione faceva arrivare il pallone alla centrale Jess Carter che con un piede educatissimo era in grado di trovare l'esterna sul lato opposto; una soluzione, questa utilizzata anche in fase di costruzione centrale dove il piede della giocatrice con la maglia numero 7 è stato spesso utilizzato per cercare questo tipo di soluzione allo scopo di aprire lo schieramento difensivo avversario.

LISA BOATTIN ARMA TATTICA DI MONTEMURRO

La Juventus, però, non ha certo fatto una partita di sola difesa e contropiede, di certo ha concesso molto possesso all'avversario cercando di sfruttare qualche errore di impostazione ma ha comunque sempre cercato un modo, ogni volta che entrava in possesso del pallone, di non sprecarlo, cercando di giocarlo in modo tale da scoprire lo schieramento della squadra di Emma Hayes. Sotto questo aspetto molto importante è stato il ruolo avuto nel corso del match da Lisa Boattin, schierata da terzino sinistro in fase di non possesso ma con compiti molto più vari in fase di possesso.

In fase di costruzione la laterale sinistra della Juventus si accentrava allo scopo di permettere alle compagne di superare la prima pressione delle avversarie generando una linea di passaggio non coperta dalle giocatrici del Chelsea ed allo stesso tempo creando una situazione in cui è in grado di poter risalire in campo in libertà oppure utilizzare il suo educatissimo piede sinistro per esplorare zone più avanzate del campo soprattutto alle spalle della linea difensiva delle ragazze di Hayes.

Il vantaggio di questo movimento di Boattin è quello di creare superiorità numerica in differenti zone di campo anche grazie al movimento delle tre giocatrici più offensive: in questo esempio Girelli costringe la linea difensiva ad abbassarsi mentre Leupolz deve lasciare la propria casella in mezzo al campo per ostacolare Boattin consentendo un inserimento alle spalle di Rosucci o Cernoia. Con una sola mossa Montemurro riusciva a generare spazio in zona rifinitura nonché la possibilità di attaccare la profondità ed esporre la linea difensiva del Chelsea andata spesso in difficoltà sui tagli ai lati delle tre centrali difensive. Questo ha permesso alla squadra bianconera di pareggiare il numero di conclusioni delle avversarie nel corso del primo tempo (4 tiri per parte) nonostante un possesso palla notevolmente inferiore.

Anche in transizione questo posizionamento veniva utilizzato per mettere a nudo il lato debole della formazione vice-campione in carica su quel lato di campo: ancora una volta le due mezzali si muovono verso lo spazio tra le linee, Girelli al solito si muove senza palla per provocare una scelta alla linea difensiva ed all'esterna Reiten; Bonansea e Hurtig cercano di attaccare la profondità, in questa maniera Boattin ha campo libero e può scegliere se premiare l'inserimento di Rosucci o se sfruttare le capacità di Hurtig di muoversi alle spalle della linea difensiva mettendo a disagio Bright e Carter che se la sono dovuta cavare più volte con molto mestiere.

Analizzando la passmap delle ragazze juventine emerge chiaramente la centralità della giocatrice con la maglia numero 13, utilizzata come riferimento sia dalla centrale difensiva di parte Cecilia Salvai che dal play Pedersen (che, per inciso, è una giocatrice che per qualità e caratteristiche servirebbe come il pane anche alla formazione maschile) per poi connettersi con Rosucci e/o Hartig.


Sarà proprio Boattin, infatti, con un suo cross da trequarti completamente indisturbata, a trovare l'assist per la rete del momentaneo pareggio di Barbara Bonansea.


LE ROTAZIONI DEL CHELSEA IN SVILUPPO E RIFINITURA


Come anticipato precedentemente, la chiave della squadra ospite per avanzare e sviluppare il gioco stava nell'ampiezza data dalle due laterali Cuthbert e Reiten che la Juve sceglieva di lasciare libere sperando poi di poter imprigionare l'avversario con l'ausilio della linea laterale, una scelta a cui la squadra di Emma Hayes ha saputo porre rimedio mediante l'utilizzo di rotazioni posizionali anche grazie alla grande mobilità di Pernille Harder e Francesca Kirby, le due giocatrici chiamate a supporto di Samantha Kerr.

Sul lato sinistro è la svedese ad aprirsi a sinistra per ricevere il pallone, la Kirby si inserisce nello spazio tra le linee e la Reiten funge da vertice avanzato di questo triangolo inserendosi tra terzino e centrale della Juventus, il tutto mentre sul lato opposto Kerr costringe Salvai ad aprire la linea difensiva. Dalle combinazioni su questa fascia arriveranno diverse situazioni di pericolo salvate da estenuanti corse all'indietro di Pedersen o della mezzala di parte in chiusura sui passaggi a rimorchio dal lato corto dell'area di rigore.

Sul lato destro, invece, la situazione era ancora più visibile con ancora la Harder che raccoglie il passaggio sull'esterno lasciando alla Cuthbert il compito di buttarsi nello spazio tra Salvai e Boattin, costringendo Rosucci ad una faticosissima corsa all'indietro per coprire il corridoio anche perché una scalata di Salvai avrebbe permesso a Kirby di inserirsi tra le centrali visto che Sara Gama era presa, a sua volta, dalla marcatura di Sam Kerr.

La creazione di questi triangoli e di queste rotazioni posizionali hanno progressivamente permesso alla squadra londinese di trovare soluzioni per superare lo schieramento difensivo della Juventus, il resto ce lo ha messo la qualità individuale di Pernilla Harder che, ricevendo un passaggio progressivo di Carter ha inventato un cambio di gioco che ha liberato Cuthbert sulla destra, da questa giocata scaturirà l'azione che terminerà con il goal della stessa giocatrice scozzese sfruttando un grande movimento senza palla di Kirby che ha aperto come il Mar Rosso la linea difensiva bianconera lasciando la numero 22 del Chelsea libera di andare al tiro indisturbata al centro dell'area di rigore.


ALLORA DOVE E' STATA DECISA LA PARTITA?


Spesso sentiamo dire che i risultati sono frutto degli episodi, però poi ci si dimentica di chiedersi perché e come si è arrivati a quell'episodio: è vero che il goal della vittoria del Chelsea è arrivato su una serie di rimpalli tra le difendenti juventine e Sam Kerr prima di finire misteriosamente sui piedi di Pernilla Harder che non si è fatta dire due volte di depositare il pallone in rete, ma è anche vero che la strategia passiva della Juventus non stava più raccogliendo dividendi.

Come indicato precedentemente, la formazione di Montemurro ha deciso di avere un atteggiamento molto prudente in fase di non possesso che, con il senno di poi, potrebbe aver generato qualche rimorso nel tecnico ex Arsenal.

Difatti il momento migliore della partita per la Juventus è stato quello dopo il goal del Chelsea, dove la squadra ha reagito cambiando immediatamente il proprio atteggiamento in campo alzando il baricentro e contestando il possesso in maniera più aggressiva alle avversarie. Esempio è dato da questa strategia in prima pressione con le giocatrici bianconere che seguivano individualmente le avversarie con le tre attaccanti che seguivano le tre centrali difensive e Rosucci su Ji.

Quanto accaduto nella ripresa, però, è conseguenza di come si è sviluppata la partita nel primo tempo: le due mezzali della Juve e le tre attaccanti si sono spese tantissimo per mantenere compatta la squadra in fase di non possesso, ed il sistema di triangolazioni, rotazioni e sovrapposizione delle inglesi aveva messo alla frusta atleticamente al squadra di Montemurro.

Il dato sulla progressione del PPDA mostra chiaramente quanto il fattore atletico abbia inciso sulle ragazze bianconere. Seppur all'interno di una partita in cui il dato generale del PPDA è stato strategicamente basso, si notano chiaramente dei crolli nella fase finale del primo tempo e dal 60' fino al goal del 2-1 del Chelsea. Col senno di poi è facile dire che tenere la squadra con un baricentro troppo basso ha fatto faticare molto la squadra sia per risalire sia per coprire il campo in ampiezza nel momento in cui la squadra avversaria ha iniziato a capire che sfruttare tutta la larghezza del campo poteva essere l'arma per portare a casa la partita. 


La questione della tenuta atletica della squadra apre forse il vero punto interrogativo nelle scelte di Montemurro: mentre non possiamo contestare a priori la strategia di gara, ritengo invece opportuno chiedere conto all'allenatore se forse qualche cambio non potesse essere anticipato, soprattutto nel momento in cui diverse giocatrici, poi sostituite poco dopo il goal decisivo di Harder, non sembravano più in grado di tenere il pallone acciecate dalla stanchezza.

CONCLUSIONI


Analizzata la partita è emerso quanto sia importante e meritorio il lavoro che sta facendo il nuovo allenatore della Juventus per alzare il livello della squadra sullo scenario continentale; la forza del Chelsea si è mostrata in maniera meno appariscente di quanto si immaginava alla vigilia, e questo è un merito delle bianconere. Tuttavia la forza si è manifestata in maniera più sostanziale: la grande qualità della squadra di Emma Hayes ha distrutto fisicamente la formazione bianconera fino ad indurla ad una serie di errori che poi hanno portato a quegli episodi che hanno deciso la partita. Per cui anche le vittorie per episodi hanno un senso logico.

Friday, 16 April 2021

Consigli per il weekend calcistico, Stagione 20/21, Ep. 25


Dopo aver vissuto le imprese di Bayern, PSG, Real e City, le prodezze di De Bruyne, di Foden, di Neuer, di Mbappè e chi più ne ha più ne metta, torniamo a seguire in questo weekend i campionati che sono sempre più vicini al loro epilogo. Ogni competizione ha diversi spunti di interesse e verdetti ancora molto in bilico, per questo motivo ho scelto tre partite da seguire, ognuna delle quali hanno un contenuto importante ai fini della classifica, ma allo stesso tempo ci mette in condizione di osservare percorsi tecnici e tattici molto interessanti, sia a livello di individualità che a livello di proposte di gioco collettive.


CHAMPIONSHIP, READING-CARDIFF (VENERDI' ORE 19)

La seconda serie inglese è entrata nel rush finale della stagione regolare, per cui siamo giunti al momento in cui le partite iniziano ad essere qualcosa in più che decisive ai fini della definizione della griglia finale con le promozioni dirette, le retrocessioni e le squadre che si giocheranno il terzo posto disponibile al passaggio in Premier League tramite i playoff.

Per la promozione diretta ormai siamo in attesa della sola matematica che certifichi il ritorno in Premier League del Norwich, mentre il Watford sembra essere sufficientemente in vantaggio sul Brentford per la seconda piazza. Sono le posizioni sotto a questa che vedono una interessante battaglia in corso a cui cercano di restare attaccate Reading e Cardiff, al momento fuori dalla zona play-off e, specie per i gallesi, una sconfitta in questo scontro diretto significherebbe far saltare in aria ogni proposito di accesso alla post-season.

Oltre al valore per la classifica, questo match è molto interessante per vedere all'opera due squadre provviste di giocatori molto interessanti e che, magari, potremmo rivedere in Premier nella prossima stagione indipendentemente da come finirà la stagione delle relative squadre. 

Il Reading propone un 4-2-3-1 molto riconoscibile in cui il pallone circola abbastanza rapidamente ed allo stesso momento cerca di attirare la pressione avversaria al fine di imbeccare i movimenti dei due elementi tecnicamente più importanti e degni di menzione di questa squadra, ossia l'esterno sinistro Ovie Ejaria e soprattutto il trequartista centrale Micheal Olise, classe 2001, che ha messo a referto in questa stagione 6 goal, 10 assist e 2 passaggi-chiave a partita (intendendo come tali i passaggi che portano al tiro).

Fonte grafico Soccerment
Le capacità del numero 7 del Reading sono ben visibili nel suo stile di gioco, basato sulla comprensione e la ricerca degli spazi, elemento indispensabile nel calcio contemporaneo: partendo da una posizione di trequartista centrale è molto facile vederlo svariare in larghezza ed anche venire incontro a sostegno dello sviluppo dell'azione; non appena, poi, entra in possesso del pallone ha sufficiente velocità mentale e tecnica per cercare subito la palla in profondità per verticalizzare immediatamente l'azione, questo giustifica i suoi numeri in fase offensiva in questa stagione che vedete qui indicati.

In questa situazione il trequartista di passaporto francese viene a prendersi il pallone defilato sulla destra (zona del campo che preferisce essendo di piede mancino): non appena entra in possesso della palla verifica rapidamente il posizionamento delle linee avversarie e verticalizza verso l'accorrente centrocampista centrale che ha attaccato lo spazio creato da Olise stesso nel momento in cui viene incontro a prendersi la palla. Oltre alle qualità del n.7 del Reading si notano anche alcuni princìpi di calcio posizionale che il tecnico serbo Paunovic ha portato nella costa meridionale dell'Inghilterra. Nel 4-2-3-1 del tecnico che ha nel suo palmares anche la vittoria del Mondiale Under 20 con la nazionale serba nel 2015, si è creato, quindi, un ecosistema dove bene si incastrano le caratteristiche di Olise, ma anche di giocatori come Ejaria e Puscas che amano giocare in profondità contro la linea difensiva avversaria.



Anche da questi fermo immagine possiamo ammirare altri esempi del numero 7 del Reading che raccoglie la palla, nel primo caso muovendosi tra le linee, nel secondo caso si abbassa addirittura in zona di costruzione, tuttavia l'output non cambia: in entrambi i casi cerca subito la palla in verticale dopo aver identificato lo spazio per superare la linea difensiva, ad ulteriore dimostrazione della sua rapidità soprattutto dal punto di vista cognitivo.

Ad affrontare la squadra allenata da Paunovic ci sarà l'immediata inseguitrice in classifica: il Cardiff si trova, infatti, all'ottavo posto in classifica, seppur con 7 punti di distacco rispetto al Reading. Il distacco della squadra gallese è frutto della pessima serie di risultati delle ultime settimane, con 1 solo punto raccolto nelle ultime 3 partite.

Fonte passmaps 11tegen11
L'approccio della squadra allenata da Mick McCarthy è decisamente meno propositivo e meno ricercato rispetto a quello del Reading di Paunovic: avendo a disposizione li davanti i 195 cm del centravanti gallese Kieffer Moore, autore di 16 reti in questa stagione, corrispondenti ad oltre il 30% della capacità realizzativa della squadra, è molto facile comprendere come il gioco verta prevalentemente sull'utilizzo delle sue capacità nel gioco aereo. Per questo motivo la strategia della squadra gallese è decisamente molto diretta ed, appunto, basata, sui duelli aerei del suo centravanti, chiamato in media a 18,5 duelli aerei a partita, rendendolo il giocatore della Championship più sollecitato in questo fondamentale in fase offensiva. Non c'è nulla da sorprendersi, dunque, nel vedere della passmaps così particolari e che mostrano in maniera abbastanza evidente la strategia di gioco del Cardiff, basata su un possesso palla molto basso (45% di media) e tanti lanci lunghi e duelli aerei che fanno molto kick and rush della vecchia scuola britannica.

Come ogni partita con contrasti di stili, l'interesse è sempre molto alto, in più le due squadre hanno comunque da mostrare giocatori interessanti ed una situazione di classifica in cui i 3 punti per una delle due contendenti possono dare uno slancio molto importante al finale di stagione.


SERIE B, MONZA-CREMONESE (SABATO ORE 14)

La serie B si avvia verso la fase conclusiva della stagione, con ogni partita che inizia ad assumere contorni drammatici e con tantissime narrative ancora da scrivere, con squadre che prima lottavano per evitare la retrocessione che adesso lottano per un posto nei playoff, così come squadre che ambivano ad un posto nei playoff che adesso rischiano di essere invischiate nella lotta per non retrocedere (vedi Pordenone e Frosinone).

Sabato pomeriggio a Monza si affrontano due squadre il cui cammino nelle ultime giornate segue proprio filone di cambi di scena poco prevedibili fino a poche settimane fa: da una parte la squadra brianzola che è caduta in una spirale negativa che la sta allontanando dalla lotta alla promozione diretta fino e dall'altra la squadra grigiorossa che dopo gli affanni della gestione Bisoli sta risalendo la classifica fino a portarla a ridosso della zona playoff.

Fonte passmap 11tegen11
Il Monza di Christian Brocchi è in un pessimo periodo di forma iniziato prima della pausa per le nazionali con la sconfitta subita per mano del Venezia: una sconfitta per 4-1 che ha fermato una serie di risultati positivi che avevano portato la squadra di proprietà di Berlusconi al secondo posto in classifica, una posizione in linea con le aspettative che la rosa costruita da Adriano Galliani lasciava intendere come reale ambizione della squadra. Tuttavia, la qualità del gioco espresso ha lasciato molte perplessità negli osservatori: la grande qualità di talento individuale presente nella rosa ha permesso alla squadra brianzola di ovviare all'assenza, di fatto, di un'idea di gioco da parte di Christian Brocchi: il calo delle prestazioni di Boateng, dovute ad una condizione fisica non ottimale, hanno messo a nudo l'assenza di una strategia di gioco in grado di coinvolgere al meglio la grande qualità presente a centrocampo con gente come Barberis, Frattesi e Colpani, fino ad arrivare ad un 4-3-3 in cui il Monza praticamente salta il centrocampo per risalire tramite i movimenti degli esterni offensivi. Come si evince dalle passmaps qui di fianco abbiamo un'esemplificazione visiva di quanto detto sopra: il Monza non riesce a risalire il campo per vie centrali, preferisce appoggiarsi sui terzini che poi si associano con l'esterno offensivo di parte che cerca poi di rimettere il pallone in mezzo all'area di rigore attaccata da 3-4 uomini. La strategia è molto chiara e riconoscibile, ma sembra anche di facile lettura per l'avversario a cui è sufficiente chiudere le vie centrale e tentare le transizioni alle spalle dei terzini che salgono in appoggio per generare problemi alla difesa, una situazione che abbiamo visto nella partita persa contro il Venezia e soprattutto nella partita persa nello scorso weekend ad Ascoli.

La Cremonese si presenta a questa sfida, invece, con una importante serie positiva alle spalle di 6 partite con 4 vittorie e 2 pareggi che hanno tirato fuori la squadra grigiorossa dalla zona calda della classifica per portarla a ridosso dalla zona play-off. Il merito della risalita della squadra cremonese è senza dubbio attribuibile all'ottimo lavoro di Fabio Pecchia, subentrato a Bisoli all'inizio del 2021 dove ha lasciato alle spalle i principi di gioco passivi del tecnico emiliano per proporre un tipo di gioco decisamente più propositivo e che sta permettendo a tanti giovani elementi presenti nella rosa grigiorossa di muoversi con molto più agio.

Come si evince dal grafico elaborato sui dati Wyscout, si può notare la bontà del lavoro svolto da Pecchia dal suo arrivo a Cremona: come si evince dai valori successivi al cambio di panchina (desumibili dal cambio di colore delle linee) il possesso palla, i tiri effettuati, gli xG, i tocchi di palla in area avversaria ed il PPDA sono tutti migliorati sotto la gestione dell'ex  giocatore del Napoli che ha anche trasmesso una bella mentalità alla squadra come mostrato anche nella partita disputata martedì pomeriggio contro l'Empoli nel recupero della partita saltata a causa del focolaio COVID che aveva colpito la formazione toscana, partita in cui la Cremonese ha rimontato per due volte la capolista del campionato mostrando continuamente un atteggiamento aggressivo in fase di non possesso e la volontà di non cedere il controllo della partita all'avversario.

Con le due squadre in uno stato di forma sostanzialmente opposto la Cremonese cercherà di approfittare della situazione per cercare di dare un colpo importante alle proprie speranze di agganciare la zona play-off ed aumentare le paure di un Monza partito per vincere il campionato e che, senza un risultato positivo sabato pomeriggio, rischia di mettere in forse anche la partecipazione ai playoff.

SERIE A, ATALANTA-JUVENTUS (DOMENICA ORE 15)

Per la serie A è un weekend quasi decisivo per quel che riguarda la lotta per i 4 posti in Champions League per la prossima stagione: il Napoli principale inseguitore e reduce dalla brillante vittoria ottenuta a Genova contro la Samp, dovrà affrontare un'Inter desiderosa di chiudere quanto prima la pratica scudetto, mentre a Bergamo Atalanta e Juventus si affrontano in un match che potrebbe lanciare una delle due verso un cammino in discesa per chiudere la stagione tra le prime quattro.

Ma Atalanta-Juventus non è solo una sfida di vitale importanza per la classifica ma è anche uno scontro tra due squadre che, per ragioni diverse, stanno vivendo delle trasformazioni tattiche che è interessante seguire.

Gasperini, a causa delle contemporanee assenze di diversi esterni della sua rosa, ha deciso di virare alla difesa a 4 (temporaneamente?), tuttavia, a dimostrazione di quanto lo schieramento di partenza sia un mero esercizio di stile, i princìpi di gioco ed i compiti e le funzioni richieste dallo schieramento non sono cambiate. L'Atalanta, come si desume dalla passmap a fianco, pur cambiando modulo di partenza non ha modificato il sistema con cui risale il campo, ossia le famose catene laterali. Con il passaggio alla difesa a 4, le iniziative che Toloi prima prendeva da braccetto, adesso le svolge partendo da terzino, associandosi con De Roon e con Malinovskiy, mentre dall'altro lato il triangolo è composto da Freuler, Gosens e Muriel con Zapata spostato dalla zona sinistra dell'attacco avversario a vantaggio del connazionale. Il vantaggio di questo nuovo schieramento sta nella possibilità di sfruttare la libertà concessa al trequartista centrale (Pasalic, ma anche Pessina quando tornerà disponibile) e sfruttare al meglio la zona di rifinitura dove gli elementi tecnici come Malinovskiy, lo stesso Pasalic ed Ilicic possono muoversi nel disordine creato dalle catene laterali, una situazione che la Juventus soffre parecchio.

Le grandi difficoltà che ha avuto la Juventus in questa stagione nascono per motivazioni molto diverse tra loro come una rosa assortita male ed una gestione poco oculata del monte ingaggi che ha reso impossibile nelle ultime due stagioni portare avanti un mercato importante a centrocampo, mentre a livello di campo il sistema di gioco molto rigido messo in piedi da Pirlo e dal suo staff ha reso spesso stantia e molto prevedibile la manovra bianconera ed, in alcuni casi, ha anche esposto la difesa a transizioni difficili da gestire.

Pirlo nelle ultime settimane ha provato diverse soluzioni per cercare un modo per ridurre le inefficienze della squadra: tra gennaio e febbraio il tentativo di abbassare il baricentro e giocare sostanzialmente in contropiede aveva portato dei risultati positivi come la vittoria contro la Roma ed il passaggio alla finale di Coppa Italia contro l'Inter, ma poi la sconfitta in campionato a Napoli e, soprattutto, quella sanguinosa di Oporto in Champions hanno mostrato l'altro lato della medaglia, ossia quello di una squadra non in grado di risalire il campo in maniera organica. La doppia sfida contro la squadra di Gattuso prima e quella con il Genoa poi hanno visto una Juve in grado di cercare diversi spartiti nello sviluppo della manovra, affidandosi non solo all'occupazione dei corridoi centrali ma anche cercare la superiorità numerica sugli esterni, soluzione raramente praticata dalla squadra bianconera nel corso della stagione. Un esempio di quanto sopra esposto lo vediamo in un paio di sovrapposizioni di Danilo nella partita contro il Napoli, dove da una parte crea superiorità numerica con una sovrapposizione esterna, e e nel secondo caso attacca lo spazio mediante una sovrapposizione interna. Questo discorso ha funzionato molto bene anche con Chiesa e Alex Sandro sul lato opposto o con gli scambi di fascia tra Cuadrado e lo stesso Chiesa: la Juve di Pirlo, evidentemente, per alzarsi di livello ha bisogno di ampliare i compiti richiesti agli elementi della rosa che meglio si stanno comportando in questa stagione. 

Sulla base di quanto abbiamo visto nelle ultime settimane, dunque, oltre ad una sfida di valore importante per la classifica, il modo diverso delle due squadre di sfruttare le fasce laterali potrebbe essere un elemento chiave della partita e potrebbe fornire ai due allenatori ulteriori indicazioni su quanto si possano rivelare azzeccate le modifiche ai compiti di alcuni giocatori in ottica di un futuro sviluppo delle rispettive squadre a livello tecnico e tattico.

Thursday, 21 January 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 14



Inizia questa sera un altro weekend ricco di sfide molto interessante che potranno dare un indirizzo importante alla stagione di molte squadre (non dimenticate che ciò che accadrà a fine stagione sarà figlio di ciò che state vedendo in questo mese), per questo un incrocio come Milan-Atalanta può avere importanti conseguenze nella lotta per lo scudetto e la Champions in serie A, il duello tra le due Borussia e la sfida tra Leverkusen e Wolfsburg in Bundesliga ci dirà molto su cosa può succedere alle spalle del Bayern Monaco, così come in Francia il Monaco ha la possibilità di affossare i sogni di gloria mal riposti del Marsiglia e rilanciarsi in chiave Champions League dove è previsto un delicatissimo scontro diretto tra Rennes e Lille.

Come se non bastassero questi importantissimi quanto interessanti scontri, ho voluto inserire nei miei consigli per il weekend quattro sfide che rappresentano eventi altrettanto importanti in cui gli spunti di interesse sono molteplici.

Per cui eccovi qui i miei consigli per il weekend.


FINALE COPA SUDAMERICANA, LANUS - DEFENSA Y JUSTICIA (SABATO ORE 21)

E' una finale tutta argentina quella che sabato sera, nello scenario dello stadio dedicato a Mario Kempes in quel di Cordoba, aggiudicherà la Copa Sudamericana, la seconda competizione per club più importante del Sud America dopo la Copa Libertadores.

Si affrontano due formazioni che esprimono un tipo di calcio molto diverso tra loro: da una parte abbiamo il Lanus che ha costruito il suo cammino su un calcio basato sull'utilizzo della fisicità dei suoi attaccanti per poi andare a lottare sulle seconde palle, dall'altra abbiamo il Defensa y Justicia di Hernan Crespo che cerca, invece, di esprimere un calcio maggiormente tecnico e corale.

Il Lanus allenato da Luis Zubeldìa, proverà a riportare la coppa nella bacheca dei Granate dopo quella vinta da Barros Schelotto nel 2013, lo farà utilizzando un sistema di gioco basato su un 4-4-2 con le due punte, ossia l'eterno Jorge Sand e "El Puma" Orsini, chiamati a lottare a mani nude su ogni pallone rilanciato dalle loro parti. A completare il quadro c'è la coppia di centrocampo formata da Belmonte (classe 1998, giocatore con un ottimo senso della posizione) e Facundo Quignon chiamati a chiudere ogni via d'accesso davanti alla difesa ed a riciclare i palloni in fase di possesso; tuttavia, il fiore all'occhiello della squadra resta l'esterno offensivo Pedro de la Vega, classe 2001, giocatore dallo spunto in velocità e dalla corsa davvero impressionante, il puntello ideale per andare a lottare sulle seconde palle successive ai duelli delle due punte.

Nelle due semifinali disputate contro il Velez la formazione di Zubeldìa è riuscita a trovare il passaggio del turno non ostante sia stata messa sotto in lungo ed il largo dagli avversari, tra le grandi parate di Lautaro Morales e gli errori in fase di conclusione della squadra di Mauricio Pellegrino, i Granate sono riusciti a rendere produttiva la propria strategia di gioco iper-speculativa, funzionerà anche in finale?

Le statistiche relative alla partita di ritorno lasciano pochi dubbi su chi abbia fatto la partita, ma mai come in questo caso si può affermare che queste cose appartengono alla particolarità del gioco del calcio.






Di tutt'altro tenore, invece, il cammino del Defensa y Justicia: la squadra oggi allenata da Hernan Crespo ha costruito un percorso negli anni basato su un calcio di qualità e di possesso, non è un caso che l'ex attaccante del Parma, della Lazio e delle due milanesi sia succeduto ad un allenatore molto in vista in Sud America, ossia Sebastiàn Beccacece, rosarino e, manco a dirlo visto il suo luogo di nascita, discepolo del bielsismo.

Il gioco del Defensa y Justicia si basa su uno schieramento molto fluido (un 3-1-4-2 sulla carta che si trasforma in un 4-1-3-2) dove una continua serie di rotazioni permette alla squadra di occupare in maniera sempre efficiente i corridoi in larghezza ed in profondità.

Una situazioni tipica che la squadra di Crespo riesce a creare è quella di riuscire con continui movimenti incontro e conseguente attacco dello spazio lasciato dal movimento generato; in questo caso l'azione era partita sovraccaricando il lato sinistro di attacco (continua è la ricerca di triangoli in fase di sviluppo laterale del gioco) fino a creare un lato debole nella zona opposta che viene attaccata da una mezzala (la maggior parte delle volte Valentìn Irralde) che dialoga con una delle due punte per attaccare la linea difensiva con una triangolazione, nel frattempo due giocatori mantengono l'ampiezza per creare maggiori spazi tra centrali e terzini avversari. Tutti i 4 goal della semifinale di ritorno contro il Coquimbo Unido che hanno portato l' El Halcon all'ottenere il meritatissimo pass per questa finale.

Quella che si prospetta, dunque, è una finale decisamente aperta a qualsiasi epilogo il cui contesto tattico vedrà sicuramente il Defensa y Justicia cercare di fare la partita e sfruttare le proprie catene e rotazioni al fine di superare il blocco centrale del Lanus che, dalla sua parte, cercherà di far fruttare al meglio le capacità fisiche delle sue due punte e la velocità di De La Vega, dunque una contrapposizione di stili che rende questa finale a mio parere più interessante di quella che si disputerà a distanza di una settimana per l'assegnazione della Copa Libertadores.


SERIE A, JUVENTUS-BOLOGNA (DOMENICA ORE 12,30)

La sconfitta di San Siro contro l'Inter ha aperto enormi interrogativi sullo status dei lavori di ammodernamento della Juve affidati ad Andrea Pirlo: il cambio di mentalità richiesto alla formazione bianconera per diventare una squadra di valore europeo fatica ad insinuarsi in maniera continua, per questa ragione la partita contro una squadra aggressiva contro il Bologna rappresenta una sfida che improvvisamente assume un ruolo decisivo per il proseguimento della stagione della Juventus.

Il principale problema della squadra bianconera al momento sta nella gestione degli spazi tra centrocampo e difesa, situazione di difficoltà che si acuisce nel momento in cui si generano situazioni di transizione difensiva, dove la richiesta di Pirlo di recuperare immediatamente il pallone non collima con le letture delle linee alle spalle degli uomini in pressione.

E' stata già ampiamente discussa in rete la modalità con cui la Juventus ha preso il goal del 2-0 contro l'Inter, una situazione determinata sì da due grandi giocate individuali di Bastoni e Barella, ma in cui si nota chiaramente che la disposizione della squadra mostra delle inefficienze che hanno portato il centrocampista sardo ad inserirsi in uno spazio a metà strada tra Bentancur e Frabotta (ad una settimana di distanza non vi è ancora una risposta univoca su chi dovesse seguirlo). Questo tipo di difficoltà della Juventus nel gestire situazioni di difesa più aggressiva è emerso anche in altre partite: molto facile ricordare l'esempio del goal di Vlahovic nella partita contro la Fiorentina, in quel caso Bentancur non aveva seguito lo smarcamento preventivo di Ribery, una situazione che si è intuito Prandelli aveva già preparato alla lavagna prima della partita, a dimostrazione che queste difficoltà della formazione bianconera rappresentano un punto debole su cui gli avversari impostano la loro partita.

Ed è proprio l'occupazione dello spazio tra le linee il punto di forza del Bologna di Mihajlovic, una squadra che il tecnico serbo ha costruito per aggredire l'avversario e cercare di avere la supremazia territoriale.

Come si evince dal fermo immagine qui a lato, la squadra felsinea occupa con diversi uomini la zona tra le linee tramite rotazioni posizionali tra i vari giocatori, lo scopo è riuscire a trovare una rapida triangolazione, magari passando tramite la zona 14 (ossia quella zona che vedete delimitata dalle due strisce tratteggiate gialle) dove innescare rapide triangolazioni per superare la linea o trovare i tagli dei giocatori che partono dall'esterno. Qualora l'avversario non conceda la linea di passaggio centrale, il Bologna accetta di portare il pallone sull'esterno, in quanto la densità di uomini negli ultimi 20 metri permette di invadere l'area di rigore con più uomini e rendere, quindi, molto pericolose anche le soluzioni tramite cross o traversoni.

I 13 tiri prodotti a partita rappresentano un ottimo indice della qualità del gioco offensivo dalla squadra di Mihajlovic, tuttavia come nella scorsa stagione l'eccessivo sforzo chiesto alla squadra in termini di movimento senza palla viene pagato in fase conclusiva, visto che il saldo tra xG prodotti e goal realizzati è negativo (-1,7 secondo FbRef).
Anche in fase difensiva, il sistema voluto dal tecnico serbo genera diversi rischi che, alla fine dei conti, non stanno pagando: il dato del PPDA (8,93 secondo Understat) denota un approccio molto aggressivo della squadra in fase di non possesso, tuttavia il rovescio della medaglia sta nelle occasioni concesse agli avversari che sono tra le più pericolose dell'intero campionato in media (0,12 xG subiti per tiro).

Analizzando le due squadre, dunque, emergono molti punti in comune che lasciano intuire la possibilità di vedere una partita con molte occasioni da una parte e dall'altra: ciò che può cambiare è lo stato mentale con cui le due squadre affronteranno la partita, di certo il Bologna avrà meno pressione nel fare risultato rispetto alla Juventus e cercherà di togliere ulteriori certezze alla squadra di Pirlo che, invece, dovrà mostrare di essere pronta a tenere in mano partite contro avversarie in grado di saper sfruttato lo spazio tra le linee.


SCHALKE 04 - BAYERN MONACO (DOMENICA ORE 15,30)

Quello in programma alla Gazprom Arena di Gelsenkirchen domenica pomeriggio è il più classico testa-coda che il calendario potesse creare. Da una parte abbiamo la squadra più in crisi d'Europa, ultima in classifica ed alle prese con una grave crisi societaria, dall'altra parte, invece, abbiamo la squadra che molti definiscono la più forte d'Europa, definizione confermata dall'albo d'oro della Champions League.

Lo Schalke 04 è stata la principale vittima della pandemia che ha acuito le problematiche finanziarie del club della Ruhr, costretto a dover seguire una strada di forte ridimensionamento a causa del forte indebitamento della società generato da una gestione negli anni passati decisamente poco oculata. La principale colpa del club è stata quella di non aver saputo monetizzare dalla cessione di giocatori plasmati dal proprio settore giovanile e che hanno lasciato lo Schalke a parametro zero o per cifre davvero irrisorie. Tutta questa situazione ha generato lo status attuale, ossia un club che, non potendo neanche contare sugli incassi derivanti dagli spalti sempre pieni e traboccanti di passione della Gazprom Arena si è trovata a mettere in piedi una squadra che non sembra in grado di reggere il confronto con la categoria, soprattutto a livello mentale.

Se andiamo a vedere la rosa dello Schalke, infatti, alcuni dei giocatori a disposizione dell'allenatore Christian Gross, ritornato ad allenare in Europa per assistere al capezzale della squadra di Gelsenkirchen, troviamo diversi giocatori il cui livello tecnico è decisamente alto ma, finora, non in grado di trovare il modo di risolvere le complessità di base del calcio: difendere contro le squadre più forti, attaccare contro le squadre che non concedono spazi.

Con l'arrivo del tecnico svizzero al termine del turno di campionato post-natalizio le cose sembravano aver trovato la svolta con la vittoria sull'Hoffenheim che aveva dato diverse indicazioni positive: il ritorno di Kolasinac, di ritorno a Gelsenkirchen in prestito dall'Arsenal, sembrava aver risolto il problema della leadership difensiva, Harit sembrava essere tornato su dei livelli importanti, ma soprattutto la squadra sembrava poter prendere vantaggio dallo shock generato dall'impatto sulla squadra e sulla Bundesliga da Matthew Hoppe, centravanti statunitense classe 2001 buttato nella mischia da Gross e che all'esordio da titolare mette a segno una tripletta che lo lancia agli onori delle cronache.

Il centravanti ha continuato a segnare anche nelle due partite successive che, però, lo Schalke ha perso contro l'Eintracht ed il Colonia (quest'ultima all'ultimo minuto dopo aver dominato la partita), di certo i suoi smarcamenti e la sua velocità sono la principale arma che la squadra di Gross cercherà di sfruttare contro la difesa del Bayern Monaco.




Sicuramente la fase difensiva è il punto debole della squadra campione d'Europa che inizia il girone di ritorno di questa Bundesliga con 4 punti di vantaggio sul Lipsia e 7 punti sul Leverkusen, per cui tutto lascia intravedere che anche questa stagione sembra destinata al trionfo in campionato della squadra di Flick.

Il sistema messo in piedi dal tecnico tedesco è ormai chiaramente riconoscibile, così come erano intuibili i "bug" di questo sistema basato su una pressione altissima sostenuta da una linea difensiva che difende sempre in avanti e mantiene il proprio posizionamento al limite della linea di centrocampo: in questo modo l'avversario una volta in possesso del pallone viene compresso in spazi ridottissimi quasi mostrando l'idea di volerlo soffocare. La presenza di attaccanti veloci o giocatori abili in dribbling, tuttavia, permette all'avversario di poter superare questa pressione e generare situazioni ad altissimo coefficiente di pericolosità, questo spiega, quindi, i dati difensivi del Bayern che, ad oggi, è la settima difesa della Bundesliga.


La partita, dunque, si presenta come un probabile monologo del Bayern Monaco, a rafforzare la tesi ci sono le 8 reti realizzate all'andata dalla squadra di Flick, a dimostrazione di un divario non solo tecnico ma anche a livello mentale e psicologico. Il percorso delle due squadre nelle ultime settimane mostra che la confidenza del Bayern nel suo approccio è al momento inattaccabile, mentre le difficoltà dello Schalke sono ancora lì, mostrate da una classifica che adesso è davvero allarmante, tuttavia gli stimoli derivanti dalle prestazioni di Hoppe e l'arrivo di giocatori come Kolasinac e lo stesso Huntelaar possono permettere alla squadra di Gross di trovare quello scatto per rialzare la testa  e tentare di sfidare il Bayern con meno arrendevolezza rispetto alla gara d'andata.


FEYENOORD - AZ ALKMAAR (DOMENICA ORE 16,45)


Il campionato olandese continua a proporre nel calendario match di grandissimo interesse, questo è dovuto anche all'aumento di qualità delle contendenti con almeno 6 squadre in grado di potersi giocare i piazzamenti più importanti in classifica, ognuna mostrando un tipo di gioco diverso e soprattutto mostrando tanti giocatori di grandissima prospettiva da osservare.

La sfida tra Feyenoord ed Az Alkmaar rispetta decisamente i prerequisiti di cui sopra a cui si aggiunge una posizione di classifica che vede le due squadre divise da un solo punto, rispettivamente al quarto e quinto posto in classifica a 6 e 7 punti di distacco dall'Ajax capolista. E giusto per non far mancare ulteriori spunti di interesse, è anche la sfida di Arne Slot, ormai ex allenatore dell'AZ, licenziato dal club alla fine di dicembre proprio perché aveva trovato un accordo per allenare il Feyenoord a partire dalla prossima stagione.

Al momento, invece, la squadra di Rotterdam è allenata da un monumento del calcio olandese, ossia Dick Advocaat, allievo di Rinus Michels ed esportatore del 4-3-3 di matrice olandese anche al di fuori dei confini (in particolare come prosecutore del lavoro di Hiddink prima in Corea del Sud e poi in Russia). Pur aderendo alla scuola olandese e pur utilizzando il 4-3-3 Advocaat usa per le sue squadre un atteggiamento meno aggressivo, e questo è visibile nel modo di giocare del suo Feyenoord, con il 4-3-3 che in fase di non possesso di trasforma in un 4-4-2 con Toornstra (una delle mezzali) che si alza a supporto della punta Jorgensen in pressing, mentre gli esterni offensivi compattano la linea di centrocampo.

Fonte Stats WhoScored
L'uomo-chiave del Feyenoord è senza ombra di dubbio il suo capitano: Steven Berghuis, decisamente il dominatore delle statistiche offensive della squadra di Rotterdam con le sue 10 reti, i 6 assist, i 3,9 tiri a partita, i 2,9 passaggi-chiave (ossia i passaggi che portano un compagno al tiro) ed 1,8 dribbling (unica statistica offensiva in cui è battuto da un suo compagno di squadra, ossia Jens Toornstra)

Come si può evincere guardando le statistiche qui a fianco, il Feyenoord, differentemente da molto squadre della Eredivisie ha una età media molto avanzata; sono pochi i giocatori sotto i 23 anni ma tutti sono di buona prospettiva.

Su tutti probabilmente c'è il centrale difensivo argentino Marcos Senesi, migliore in campo nella sfida persa lo scorso weekend contro l'Ajax, dove ha mostrato la capacità di saper gestire bene i duelli con un attaccante di spessore come Haller, ha un ottimo sinistro in fase di impostazione (difatti è il giocatore con il maggior numero di passaggi effettuati a partita, 62,5), una qualità che in un centrale difensivo nel calcio moderno può fare la differenza ad alti livelli; nei duelli in uno contro uno deve ancora migliorare (la finta subita da Gravenberch domenica scorsa ha causato il goal valso la sconfitta finale), tuttavia resta un giocatore da guardare con occhio molto attento.

L'AZ, invece, si presenta al De Kuip reduce da una serie di risultati che le ha permesso di superare un inizio di stagione complesso (causa il COVID che ha complito diversi elementi della rosa) complicato dalla vicenda dell'esonero di Arne Slot, l'uomo che ha plasmato questa squadra fino a renderla un punto di riferimento di costruzione di una squadra utilizzando i giocatori forgiati dal proprio settore giovanile. La panchina è stata affidata a Pascal Jansen, vice dello stesso Slot e rimasto a dare continuità al progetto della squadra che, infatti, dopo un periodo difficile culminato con l'eliminazione dall'Europa League nella nefasta serata di Rijeka, adesso ha ripreso vigore con una serie di 5 vittorie nelle ultime 7 partite che hanno fatto risalire la squadra in classifica, per questo la partita di Rotterdam potrebbe essere la grande chance per l'AZ per portarsi ai confini della zona Champions.

Come Berghuis per il Feyenoord, l'AZ ha un leader tecnico talmente debordante che questa potrebbe essere la sua ultima stagione in Olanda: Teun Koopmeiners sta vivendo la stagione della sua totale e definitiva esplosione: giocatore in grado di garantire qualità della manovra e copertura in fase difensiva in eguale misura, tanto che viene schierato indifferentemente da centrale difensivo o da vertice basso davanti alla difesa, e grazie al piede sinistro che si ritrova ha già messo a segno 11 goal e 4 assist in questa stagione a cui si aggiungono le qualità in impostazione (71 passaggi completati a partita), tutte qualità che le grandi squadre stanno appuntando perché personalmente non vedo squadra in Europa a cui il capitano dell'AZ non possa fare comodo.

 



Nei miei precedenti post avevo segnalato gli altri grandi elementi di prospettiva a disposizione dell'AZ come Stengs e Boadu, a cui quest'anno si sono aggiunti Jesper Karlsson (5 goal, 6 assist, 1,7 passaggi-chiave a partita) e Zakaria Abouklal, giocatore dalla grande tecnica e che esteticamente ruba l'occhio per la capacità di andar via in dribbling nello stretto, forse esagerando a volte nella ricerca della giocata individuale.

Insomma, anche questa sfida mette di fronte due squadre in grado di esprimere un calcio di ottimo livello e, ancora una volta avremo una partita di Eredivisie con talento traboccante da entrambe le parti: la sfida è tra la maggiore esperienza della squadra di Advocaat e la gioventù pronta a salire al potere.

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