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Wednesday, 13 December 2023

Tactical Notes from Inter-Real Sociedad

 


Why choosing to analyse a match in which there was two clean sheets and an amount of xG which was equal to 0,7 for both team? (Source: FbRef). Inter and Real Sociedad played a game in which both team did not take any risk. However it was interesting to understand how both team decided to not take risks. Here are the differences between Alguacil and Simone Inzaghi.

Friday, 17 November 2023

The tactical choices of Marcelo Bielsa

 

Photo Credit: Selección Uruguaya on X

Last night the Uruguayan selection was able to win at "La Bombonera" against the World Champions team of Argentina. It was a huge display for the "La Celeste" who won 2-0 against a team that never conceded a goal after the World Cup final played almost one year ago. 

Of course huge credit for this performance must be given to Marcelo Bielsa, who took care of the Uruguay national team after last World Cup. In this article we are going to analyse some tactical choices who demonstrate the tactical abilities of the coach born in Rosario.

Thursday, 29 June 2023

Italia Under 21: sei tutti i miei sbagli

 

Fonte foto: Figc.it

Era una spedizione partita con l'intenzione non tanto di vincere la competizione, quanto quella di far tornare l'Italia a respirare l'aria delle Olimpiadi, non certo il titolo più ambito a livello calcistico, ma comunque una bella opportunità di esperienza internazionale per un gruppo di ragazzi pronti a passare al livello successivo della propria carriera calcistica. 

Ed invece stiamo qui a commentare un'inopinata uscita anche da questo Europeo Under 21, eliminati in un girone in cui ci eravamo comportati bene nei primi 135' salvo poi sparire sotto i colpi di una mentalità tutta italiana in cui il termine gestione continua ad essere preponderante rispetto alla volontà di andarsi a prendere un obiettivo con le proprie forze. Una mentalità che, ancora una volta, ci vede uscire sconfitti in situazioni da cui una nostra nazionale ne poteva uscire in maniera diversa.

Allora proviamo ad analizzare ed a fornire spiegazioni su questa spedizione negativa sotto diversi aspetti e che, soprattutto, non credo avrà il valore che una sconfitta dovrebbe avere, ossia quello di imparare dai propri errori e proporre un cambio di mentalità che vada oltre la mera ricerca di nomi e cognomi dei colpevoli.

Friday, 2 December 2022

Belgio, la fine di un ciclo già finito


Sin dalla vigilia dei Mondiali la sfida tra Belgio e Croazia era la partita più attesa della fase a gironi solamente dopo Germania-Spagna. A rendere ancora più accattivante la sfida tra le due nazionali è il fatto che la partita, a causa degli sviluppi del girone, è diventata sostanzialmente uno spareggio per l'accesso alla fase ad eliminazione diretta.

E' finita con uno 0-0 in una partita che poteva portare qualsiasi altro risultato ma tanti sono stati gli errori in fase conclusiva da ambo le parti (in particolare Lukaku, come vedremo) ed anche le parate dei portieri (solita prestazione clamorosa di Courtois).

La progressione degli xG (Fonte. The Analyst)

Con questo risultato il Belgio è clamorosamente fuori dal Mondiale ponendo, con ogni probabilità, la fine di un ciclo tecnico (quello di Roberto Martinez) e quello di una generazione di calciatori su cui la nazione belga aveva posto grandissime aspettative.

Per cui in questo post proverò ad analizzare la prestazione dei Red Devils nella partita contro la Croazia ma anche investigare i problemi di questa squadra e come potrebbe ripartire dopo questa debacle.

Tuesday, 29 November 2022

Alcuni spunti dalle prime due partite del Mondiale


Con la chiusura della seconda giornata di tutti gli otto gironi della fase finale di questo campionato del mondo, pur all'interno di un campione di partite che resta ristrettissimo, è già possibile farsi un'idea di come le 32 squadre partecipanti alla competizione cercano di interpretare il gioco del calcio. 

Per fare questo esercizio, più che di analisi tattiche specifiche, ho fatto riferimento ad una serie di statistiche che possono essere utili a capire in che modo ciascuna squadra prova ad impostare la partita e quanto il metodo utilizzato abbia o meno efficacia.

Tuesday, 21 June 2022

Luis Enrique sta migliorando la Spagna


Questa coda di stagione che ha visto protagoniste le nazionali tramite la fase a gironi della Nations League ha rappresentato il momento migliore per i commissari tecnici per testare al meglio le rispettive squadre in vista dell'anomalo mondiale del prossimo novembre.

Anomalo perché oltre a giocarsi a ridosso di Natale, le nazionali si raduneranno praticamente una settimana prima dell'inizio delle ostilità, il che spiega in maniera ancora più chiara quanto questo slot fosse fondamentale per gli allenatori per creare qualcosa da portare poi in Qatar a novembre.

Chi, a mio parere, ha potuto trarre le migliori indicazioni per la competizione qatariota è Luis Enrique che, rispetto a molti suoi colleghi, sta riuscendo a dare continuità al progetto che ha iniziato tre anni fa e che lo ha visto ad un passo dalla finale di Euro 2020 (sconfitto ai rigori dall'Italia in semifinale) e sconfitto nella finale dell'ultima Nations League ad ottobre dello scorso anno a San Siro. 

Qui non si parla solo di continuità ma anche di progressivi miglioramenti rispetto a quanto visto nell'Europeo itinerante della scorsa estate. Come vedremo nell'analisi ci sono diverse aree di miglioramento da esplorare, ma sono decisamente maggiori gli aspetti positivi in questa squadra, per questo motivo ritengo che sussistano le condizioni ideali affinché la Spagna arrivi in fondo alla competizione.

CENNI STORICI

In Spagna la nazionale è ormai da decenni costruita sui princìpi del gioco di posizione, ma soprattutto sin da bambini si lavora tanto sulla tecnica individuale dei calciatori, indipendentemente da quale posizione occupino in campo. 

Non è sempre stato così, anzi: il termine Furie Rosse nasce dal fatto che nella Spagna franchista il gioco di matrice inglese esportato dai britannici in quel di Bilbao fosse basato sulla ricerca della lotta, del contrasto, della ricerca costante del duello con l'avversario, un retaggio che tuttora resta nell'identità di gioco dell'Athletic e che non viene disdegnato da molti allenatori nella Liga (un nome su tutti, Jose Bordalas). 

E' stato con il ciclo Aragones che la nazionale iberica ha iniziato a trasformarsi in una squadra più catalana come stile di gioco, il lavoro è stato portato avanti da Del Bosque usando come riferimento il blocco del Barça per portare a casa il Mondiale del 2010 e l'Europeo 2012 (la cui finale con l'Italia rappresentò il picco di quel ciclo). 

Dopo l'addio di Del Bosque, Lopetegui aveva dato inizio ad un graduale ricambio generazionale sfruttando il lavoro svolto negli anni precedenti alla guida dell'Under 21, il tutto sulla base degli stessi princìpi di gioco; quel lavoro si interruppe bruscamente alla vigilia del Mondiale di Russia con l'annuncio del Real di metterlo sotto contratto per il post-Zidane (e tutti sappiamo com'è andata).

E arriviamo ad oggi con l'estremizzazione del calcio posizionale con il lavoro di Luis Enrique, iniziato dopo il mondiale del 2018, interrottosi per alcuni mesi a causa delle dolorose faccende personali dell'ex tecnico della Roma, ma senza che ciò avesse tolto continuità al progetto proseguito in quel periodo dal suo allora vice Roberto Moreno, che portò la squadra a qualificarsi agevolmente per l'Europeo del 2020. 

SI PARTE CON LA COSTRUZIONE DAL BASSO

Sappiamo bene quanto sia polarizzante la questione relativa alla costruzione dal basso, soprattutto in un ottica di confronto tra critica calcistica progressista (nel senso letterale del termine, ossia il progresso del gioco) e conservatrice (il ridurre il rischio cercando di mandare il pallone più lontano possibile dalla propria trequarti).

Come abbiamo visto sopra, la nazionale iberica non si pone questo problema da alcuni anni, per cui Luis Enrique sta portando avanti il suo lavoro prevedendo l'inizio azione palla a terra dai difensori e dal portiere in maniera insistita.

La costruzione del gioco della Spagna è generalmente composta da 5 giocatori, la cui composizione può cambiare in base agli interpreti scelti da Luis Enrique. Il sistema di costruzione più utilizzato dal tecnico asturiano è quello composto dal 4+1 formato da i quattro difensori ed il vertice basso del centrocampo. Gli altri cinque giocatori (quelli che in Italia definiamo invasori) sono perfettamente disposti nei cinque corridoi verticali del campo.

In base a ciò che la partita richiede ed in base alle caratteristiche dei giocatori, questo schieramento può subire delle modifiche mediante delle rotazioni posizionali. In questo caso la rotazione prevede che Gavi si abbassi in costruzione, Sarabia si accentri nel mezzo spazio di sinistra e Jordi Alba si alzi a fornire l'ampiezza. Scopo della costruzione della squadra iberica è sempre quella di raggiungere la zona rifinitura, ossia quell'area evidenziata in rosso e delineata dalle linee di centrocampo e di difesa avversarie. La ricerca è molto insistita e porta la Spagna a lunghissime fasi di possesso. La media di possesso palla della squadra spagnola è pari al 70% con una media passaggi di 7,59 per possesso. Insomma l'obiettivo è quello di stanare l'avversario e se la cosa non riesce la Spagna sequestra il pallone e lo tiene fino a quando non trova una falla nello schieramento avversario.

Un'altra soluzione, vista nell'ultima partita contro la Repubblica Ceca, è stata quella di scollegare i terzini dalla fase di costruzione in modo da lasciare a loro l'occupazione dell'ampiezza in avanti, con i due esterni d'attacco che si spostano nei mezzi spazi e le due mezzali che invece arretrano in zona di sviluppo dell'azione a fianco del vertice basso Rodri. Tutto questo allo scopo di mischiare le carte ed attrarre la pressione dell'avversario per poi cercare di colpirlo alle spalle delle linee di pressione.

Da questo video si possono notare meglio i movimenti e la struttura della squadra di Luis Enrique e quanto sia lunga e paziente (e per alcuni seccante) la fase di costruzione del gioco da dietro.


LE OPZIONI DI SVILUPPO DEL GIOCO


Come indicato in precedenza, l'obiettivo del possesso prolungato della Spagna è quello di raggiungere la zona di rifinitura avversaria dove poter poi costringere l'avversario a fare delle scelte complicate se accorciare con la difesa in quella zona lasciando spazio in profondità o proteggere lo spazio alle proprie spalle esponendosi alle giocate individuale dei centrocampisti ed attaccanti iberici.

L'opzione preferita e preferibile è quella di accedere centralmente alla zona rifinitura, e sotto questo aspetto è molto importante il movimento svolto dai centrocampisti nel creare spazio per permettere alle linee di pressione avversarie di aprirsi e trovare un passaggio in quella zona tra le linee. In questo esempio il movimento verso l'esterno di Soler libera la linea di passaggio verso Morata che può giocare di sponda verso lo stesso giocatore del Valencia oppure aprire per Ferran Torres largo a destra. In teoria avrebbe la possibilità di aprire il gioco anche sull'altro fronte grazie all'ottima occupazione dei corridoi verticali visti precedentemente, ma la postura del corpo del giocatore della Juventus limita le opzioni. 

Stessa situazione è visibile da questo esempio, cambiano solo gli attori: qui la punta centrale è Raul de Tomas, che riceve in una situazione resa complicata dalla capacità della Repubblica Ceca di restringere tantissimo la zona di rifinitura scegliendo di non contestare la costruzione della Spagna e compattandosi per comprimere le ricezioni nei mezzi spazi e facendo uscire uno dei tre difensori centrali sull'attaccante dell'Espanyol che, infatti, faticherà a trovare lo spazio della giocata. Questo esempio è anche utile per mostrare l'importanza nel sistema di Luis Enrique di Gavi che all'occorrenza può essere costruttore quanto invasore all'interno delle rotazioni posizionali previste dal 4-3-3, lo abbiamo visto prima abbassarsi in costruzione mentre qui si propone in zona di rifinitura per raccogliere il pallone da De Tomas.

Per il compito richiesto alla punta centrale dal sistema di Luis Enrique, Morata sembra essere il profilo perfetto, visto che non viene propriamente richiesto un falso nueve quanto un giocatore in grado di muoversi e muovere la difesa avversaria e facilitare l'avanzamento del pallone. Nel progetto di clustering creato da Soccerment recentemente, il centravanti della Juventus viene considerato un "All-Round Finisher", ossia quel tipo di punta che non solo finalizza le occasioni create dai compagni, come evidenziato dal loro maggior numero di passaggi filtranti ricevuti, tocchi in area avversaria e tiri da dentro l’area, ma partecipano anche in modo significativo alla fase di rifinitura, con un volume non trascurabile di passaggi, dribbling e palle a rimorchio. Anche Raul de Tomas appartiene allo stesso cluster di Morata, tuttavia i suoi numeri sono maggiormente orientati alla finalizzazione che alla rifinitura, per questo le sue prestazioni al momento non sono sembrate all'altezza del contesto creato dall'ex allenatore del Barcellona.

In questo esempio viene incontro per attirare la pressione avversaria creando una linea di passaggio per il portiere Unai Simon che può appoggiarsi a lui non potendo servire i tre centrocampisti, in questo modo Morata fa da terzo uomo per far arrivare la palla a Koke ed allo stesso tempo dilata la zona rifinitura alle spalle del centrocampo delle Repubblica Ceca, ossia lo spazio vitale della fase offensiva della Spagna.


Inoltre l'attaccante della Juventus non limita il proprio lavoro a quello di supporto alla manovra, ma non appena scarica il pallone sfrutta lui stesso lo spazio che ha creato con il suo movimento. Qui si possono notare anche i movimenti ad aprirsi di Soler e Asensio, rispettivamente mezzala ed attaccante esterno di destra nel 4-3-3 schierato contro i cechi, che aprono la linea di passaggio da Carvajal all'attaccante con la maglia numero 7 delle Furie Rosse. Queste rotazioni posizionali a cui deve partecipare anche la punta centrale rappresentano il marchio di fabbrica di questa squadra e giustificano il ruolo pivotale dell'attaccante ventinovenne nello spartito di Luis Enrique.

Se invece l'avversario è abile a chiudere ogni tipo di opzione di progressione centrale, la Spagna cerca di muovere il gioco per vie esterne creando dei triangoli di sviluppo tipici delle squadre che giocano con il 4-3-3. Ma mentre per altre squadre questa rappresenta l'opzione principale per sviluppare il gioco, per la Spagna questa è una soluzione alternativa alla progressione centrale.

In questo esempio si nota chiaramente il triangolo che si forma sul lato destro del campo, formato dal terzino destro, la mezzala di parte e l'esterno d'attacco del tridente. In questa partita contro la Svizzera Luis Enrique aveva proposto anche una soluzione interessante con i due esterni offensivi Ferran Torres e Sarabia chiamati a dare l'ampiezza ma giocando non a piede invertito, permettendo quindi una resa più rapida di queste combinazioni laterali utilizzando le grandi qualità di inserimento di Marco Llorente nel mezzo spazio.

In questo esempio, invece, la combinazione laterale veniva forzata dallo schieramento compatto della Repubblica Ceca visto precedentemente, per cui la soluzione di Luis Enrique qui è stata di usare il triangolo di sviluppo per allargare le maglie della linea difensiva avversaria. Come si evince dall'immagine la scelta si rivela corretta, in quanto si crea uno spazio tra il centrale di sinistra della linea a cinque ceca ed il centrale, uno spazio che può essere sfruttato da un movimento in profondità della punta.

In questo video si possono trovare i riferimenti in azione di gioco agli strumenti utilizzati dalla Spagna per cercare di risalire il campo.

PRESSING E CONTROPRESSING ARMA DIFENSIVA ED OFFENSIVA


Uno degli aspetti su cui si fonda il calcio posizionale è quello di avere il dominio del gioco e la supremazia territoriale oltre a quella del possesso palla. Per rendere possibile questo. è necessario ridurre al minimo le fasi di possesso palla dell'avversario in modo da mantenere una costante pressione, per cui uno degli aspetti più riconoscibili della Spagna di Luis Enrique è la fase di riconquista della palla, un'arma utilizzata per non esporre i limiti della linea difensiva (che vedremo) e per creare pericoli alla difesa avversaria in contesti in cui si fatica a sfondarne gli schieramenti.

Sulla costruzione avversaria la Spagna cerca di togliere immediatamente la possibilità di una risalita comoda del campo. Il pressing viene attivato nel momento in cui la squadra avversaria decide di giocare il pallone all'indietro verso il portiere, sul quale si fionda la punta centrale (ed anche qui Morata svolge un gran lavoro in tal senso). Assieme al movimento ad attaccare il portiere il resto della squadra scala in avanti togliendo tutti gli appoggi all'avversario. 

Ancora più accentuato è l'atteggiamento nel momento in cui la squadra perde il pallone: in questa situazione la Spagna perde palla nel tentativo di combinare il gioco mediante un triangolo di sviluppo esterno. Il triangolo stesso rende possibile la creazione di una trappola per l'avversario che ha appena riconquistato la palla. Questo permetterà alla Spagna di riprendere immediatamente il pallone togliendo all'avversario la possibilità di prendere fiato. 

In questo caso la Spagna ha perso un pallone in zona rifinitura; quando la squadra iberica cerca di sfondare centralmente, il sovraccarico numerico in quella zona di campo è ancora più accentuato e qui è possibile notare con quanti giocatori e quanta ferocia la squadra di Luis Enrique vada a caccia del pallone. Infine sia in questo esempio che in quello precedente si può notare il posizionamento in marcatura preventiva del vertice basso di centrocampo (nel primo esempio Busquets, in questo esempio Rodri).

Tutti i dati difensivi, ossia tiri subiti, xG subiti, PPDA ed intensità duello vedono la Spagna in cima alla lista tra le squadre che hanno affrontato questa prima fase di Nations League, e migliorati ulteriormente rispetto a quanto mostrato nelle kermesse itinerante della scorsa estate. A dimostrazione che l'identità di gioco proposta da Luis Enrique continua a migliorare questa squadra e darle sempre maggiori sicurezze.

Già nelle clip precedenti c'è stata la possibilità di vedere come la Spagna riconquisti facilmente il pallone una volta perso, in questa clip è possibile notare la capacità della squadra iberica di attaccare la costruzione avversaria e di usare il contro pressing come arma offensiva, tanto da diventare arma per il goal che le ha consentito di andare a vincere in Svizzera.

LINEA DIFENSIVA PUNTO DEBOLE?


Per quanto gli indicatori difensivi a livello statistico siano ottimali, la fase di non possesso ultra-aggressiva della Spagna serve a coprire alcuni difetti insiti nella linea difensiva: i problemi sono da una parte un effetto collaterale di questo baricentro altissimo della squadra che può esporre la linea difensiva, dall'altra i difensori centrali faticano a volte a leggere le situazioni di palla scoperta.

In questo esempio tratto dalla partita con il Portogallo si nota come la linea difensiva (rimpolpata nell'occasione dall'abbassamento di Busquets) legga in ritardo la situazione di palla scoperta e si lasci scavalcare dal lancio di Pepe vista la postura di tutta la linea che è ancora a metà strada tra il salire per mettere in fuorigioco i giocatori avversari o scappare all'indietro. Inoltre un movimento sbagliato della linea diventa un grosso problema nel momento in cui la squadra spagnola non ha a disposizione un giocatore in grado di correre all'indietro in maniera tale da coprire quel gap.

Ancora peggio in questo esempio, tratto dal goal subito dalla Repubblica Ceca, qui c'è anche una scusante derivante dal fatto che la linea difensiva composta da Carvajal, Eric Garcia, Inigo Martinez e Marcos Alonso non è abituata a giocare insieme soprattutto con la coppia centrale. In questa situazione la linea non si muove in maniera uniforme con la palla scoperta: Carvajal scappa indietro mentre il resto della linea vuole mettere in fuorigioco l'attaccante ceco Kuchta.
In questa clip si può vedere in movimento le difficoltà della linea difensiva a muoversi in maniera organica in situazione di palla scoperta, per cui questa è un'arma che gli avversari cercheranno di usare a proprio vantaggio se Luis Enrique non troverà un equilibrio in tal senso.

QUALI PROSPETTIVE PER LA SPAGNA?


Il lavoro di Luis Enrique sulla panchina della Spagna sta producendo, quindi, buoni frutti; con le poche settimane di lavoro di cui dispone ad ogni slot, l'ex tecnico della Roma sta continuando a smussare gli angoli per rendere questa squadra in grado di essere competitiva per la vittoria del prossimo Mondiale.

Il girone con Germania, Giappone e Costa Rica non è certo dei più agevoli, ma sicuramente il lavoro del tecnico asturiano è in uno stato più avanzato, per esempio, rispetto a quello di Hans Flick con la nazionale tedesca, per cui con una vittoria del girone davanti alla Germania la squadra potrebbe continuare quel processo di innalzamento dell'autostima e nella fiducia nel proprio sistema di gioco.

Questa Spagna ha mostrato di saper trovare diverse soluzioni per aggirare gli schieramenti avversari chiusi e possiede una rosa in grado di trovare il goal in diversi modi: gli inserimenti di Llorente, il tiro da fuori di Dani Olmo, i pase de la muerte di Jordi Alba ed anche, come abbiamo potuto vedere nell'analisi, mediante il recupero alto del pallone.

La formazione iberica non è certamente la favorita per la vittoria del Mondiale, ma chi vorrà vincerlo dovrà fare i conti con la squadra di Luis Enrique.





Friday, 25 March 2022

La struttura di Mancini è ancora valida ma non è più efficiente (ed efficace)


E 4 anni e mezzo dopo quella notta di San Siro contro la Svezia, come in un famoso film degli anni '90, mi verrebbe da dire Milano-Palermo solo andata; questa volta è stata la Macedonia del Nord ad estrometterci dal Mondiale, e per la prima volta nella storia del calcio italiano non partecipiamo per la seconda volta di fila alla massima competizione per nazionali. Se volevamo una prova del fatto che il calcio a livello globale si è evoluto e l'Italia è rimasta indietro, ora abbiamo anche un risultato che mette tutti di fronte alle proprie colpe.

Fatta questa premessa che merita di essere approfondita in altre sedi, passiamo ad analizzare la partita di ieri sera al "Barbera" in cui l'Italia è andata a schiantarsi contro la difesa della squadra macedone e contro i propri limiti a livello individuale, che hanno reso poco efficace ed efficiente il sistema di gioco che Mancini ha implementato dal suo arrivo a Coverciano nel 2018.


E' STATA LA SOLITA ITALIA DI MANCINI 


Il lavoro di Mancini in questi anni è stato in continuità con l'imprinting dato dal sistema Viscidi a Coverciano, con il concetto dei 5 costruttori e dei 5 invasori che non ha mai abbandonato il modo di giocare della nazionale in questi anni. Ed anche ieri sera non è stato da meno.

Il sistema di costruzione con i 3 difensori ed i 2 centrocampisti è stato confermato anche in questa partita decisiva ed è la parte della struttura che ha funzionato meglio anche perché ha permesso di poter impostare il gioco nonostante la scelta dell'allenatore macedone di mettere Bardhi sulle tracce di Jorginho per tutta la partita. Infatti non essendo disponibile passare dal giocatore del Chelsea, il gioco è transitato dai piedi di Florenzi e di Verratti che hanno chiuso la partita con rispettivamente 66 e 93 passaggi effettuati.

Nonostante la clamorosa sconfitta, la prestazione del centrocampista del PSG è stata da grande trascinatore, dando dimostrazione di essere senza ombra di dubbio il miglior calciatore di scuola italiana oggi esistente, non è un caso che ciò sia stato reso possibile dall'aver respirato la stessa aria di grandi campioni e di aver disputato diverse partite di alto livello. Una riflessione da fare per molti giocatori italiani dovrebbe essere quella di mettersi in discussione ed andare a confrontarsi con realtà fuori dall'Italia, dove al momento le metodologie di lavoro sono oggettivamente migliori (quanto meno a livello di club). Verratti ha scelto di andare in Francia dopo aver vinto il campionato di serie B a Pescara, preferendo questa opzione rispetto a quella di rischiare di finire in un club di serie A che ne avrebbe tardato la crescita scaricandone l'onere su un altro club in cui lo avrebbe mandato in prestito, invece a Parigi Verratti è stato subito schierato titolare in campionato ed in Champions, dove circondato da tanti campioni al suo fianco è cresciuto fino al punto di diventare un centrocampista di livello mondiale. Ma purtroppo la sua prestazione sontuosa di ieri non è bastata ad aiutare gli azzurri a portare a casa la vittoria ma questo inciso per quel che mi riguarda è giusto da sottolineare.

Come si evince dalle posizioni medie, invece, possiamo vedere come la struttura della squadra di Mancini sia stata quella che abbiamo imparato a conoscere in questi anni, con il 3+2 in costruzione (con Verratti che gradualmente ha avanzato la propria posizione conducendo palla) ed i cinque canali verticali occupati in maniera asimmetrica da Emerson che da terzino sale a fornire ampiezza a sinistra, Berardi che da posizione di esterno offensivo favorisce l'ampiezza a destra, Insigne e Barella nei mezzi spazi ed Immobile nel corridoio centrale. Nel corso della partita la pendenza dello schieramento si è spostata verso sinistra dove l'Italia cercava di sviluppare gioco con Verratti, Emerson ed Insigne che cercavano di associarsi per poi cercare di servire Immobile o ribaltare il gioco per Berardi sul lato debole. Insomma sulla carta l'Italia ha cercato di fare quello che ha imparato a fare in questi anni di gestione Mancini ma alla fine qualcosa è mancato. Cosa? Proviamo a capirlo proseguendo nell'analisi.


TANTI TIRI, POCHI EXPECTED GOALS


Ed ora è il momento di capire cosa è andato storto: i numeri sono più freddi delle nostre emozioni nel vedere la partita, ma anch'essi possono sviarci se non li ordiniamo nel modo giusto. Un atteggiamento assolutorio nei confronti della squadra ci porterebbe a dire che, beh, l'Italia è andata al tiro 32 volte nel corso della partita, quindi producendo un'enorme mole di gioco; un atteggiamento critico direbbe che l'Italia ha prodotto poco più di 2 xG su quei 32 tiri, che quindi facendo due conti sulla carta del salumiere significherebbe uno scarso 6% di probabilità di trovare il goal in media per ogni tiro, quindi conclusioni di poca qualità, quindi abbiamo giocato male.

Quale delle due posizioni è la più corretta? Numeri alla mano sono corrette entrambe, ma è per questo che i numeri vanno approfonditi e vanno soprattutto confrontati con quanto visto sul campo. Non volendo invitarvi all'atroce esercizio di rivedervi per intero la partita e gli highlights, guardiamo la mappa delle conclusioni effettuate, e guardando la grandezza dei puntini che misurano la pericolosità di ciascuna conclusione, vediamo che sono 4 ad essere più pericolose delle altre e sono l'occasione di Berardi nel primo tempo a porta vuota, le conclusioni ravvicinate di Immobile nel primo tempo e di Berardi nel secondo ribattute in calcio d'angolo dai difensori macedoni, mentre la più importante di tutto forse ce la siamo persi perché già presi dagli improperi per il goal subito da Trajkovski, ossia il colpo di testa di Joao Pedro da dentro l'area piccola (unica conclusione effettuata in quella zona di campo nel corso della partita) terminato fuori, dopo il quale è giunto il fischio finale dell'arbitro Turpin. Insomma il tanto volume di gioco è sembrata la tipica montagna che partorisce il topolino, eppure quel topolino in altre circostanze sarebbe stato sufficiente a portare la vittoria a casa, ma così non è stato.

Le soluzioni per arrivare al tiro le abbiamo cercate ma gli errori commessi e la confusione ha fatto da padrona ogniqualvolta il gioco si spostava negli ultimi 25 metri di campo.

Gli spazi concessi centralmente dalla Macedonia sono stati pochi, per questo motivo l'Italia ha scelto di battezzare un lato per sviluppare l'azione per poi cercare da lì la soluzione giusta per superare quel blocco. Una soluzione poteva essere la rifinitura tramite cross/traversoni/cut-back. Per quanto la palla laterale sulla carta non sia la soluzione più pericolosa per rifinire il gioco, una corretta occupazione dell'area di rigore alzerebbe le possibilità di generare pericoli da queste situazioni, ma come si vede nell'esempio, l'area è occupata sì da 4 uomini ma disposti in maniera piatta, senza sfruttare lo spazio creato dallo schiacciamento della linea difensiva avversaria (vedi area evidenziata).

Anche i palloni alle spalle della linea difensiva potevano essere una soluzione per creare pericoli, magari usando la costruzione per attrarre la squadra macedone qualche metro più in avanti per poi attaccarla con un lancio lungo, come quello di Florenzi in questo esempio a favore di Immobile, ma l'attaccante della Lazio raramente ha mostrato di saper trovare i tempi giusti per lo smarcamento finendo spesso e volentieri ad essere fagocitato dai due centrali difensivi, ed a nulla sono serviti i suoi movimenti ad allargarsi per ricevere palloni giocabili, anzi finiva per aggravare la situazione in quanto sovraccaricava eccessivamente il lato sinistro dell'attacco svuotando totalmente l'area di rigore.

Nel secondo tempo qualche difficoltà in più alla difesa macedone l'ha creata il diverso posizionamento di Berardi che cercava di occupare l'area di rigore con maggiore frequenza anziché restare defilato sulla fascia, lasciando a Barella o a Florenzi l'onere di occuparsi di quel corridoio. Questo esempio mostra chiaramente in quale situazione si trovino i due centrali difensivi Velkovski e Musilu che rischiano di essere infilati da una combinazione tra il giocatore del Sassuolo e quello della Lazio. Questa situazione è quella che porterà alla conclusione alta di Berardi al 58' effettuata da posizione favorevole ma con il piede meno educato, ossia il destro.

Situazione fotocopia come meccanismo è quella di 4 minuti dopo con ancora il taglio del giocatore del Sassuolo alle spalle della linea servito da Verratti, ma Alioski con una giocata da grande terzino segue il movimento e va a chiudere sulla conclusione a botta sicura. Questa e la situazione precedente sono state le circostanze che avrebbero permesso all'Italia di concretizzare il proprio predominio territoriale, la chiave stava nel riuscire a giocare alle spalle della linea difensiva e, nonostante ci siano state diverse situazioni potenziali in cui farlo nel corso della partita, spesso e volentieri i giocatori azzurri hanno ritardato la giocata decisiva per trovare la via della rete.

ANCHE LA PRESTAZIONE IN NON POSSESSO E' STATA VALIDA


Un altro aspetto molto importante e riconoscibile di questo quadriennio manciniano è la fase di non possesso, che ha implementato il principio del recupero immediato del pallone in zone alte del campo ed usare lo schieramento 3+2 in costruzione come rete per assorbire preventivamente i tentativi di contropiede avversario. 

Il gioco della Macedonia, infatti, è stato soffocato dalla compattezza dello schieramento azzurro, abile a scivolare sugli esterni e togliere le connessioni tra i terzini e Bardhi, ossia l'asse su cui la formazione macedone ha sempre costruito il proprio gioco negli ultimi anni. Rivedendo le prestazioni della squadra tra l'ultimo Europeo e le partite successive, una costante era quello di muovere il gioco verso Alioski a sinistra per poi connettersi con Bardhi ed Elmas; il giocatore del Napoli era assente per squalifica, per cui spettava al numero 10 macedone l'onere di creare qualcosa in fase offensiva, ma essendo stato sacrificato in marcatura su Jorginho si è visto poco con la palla ed in più l'Italia ha sempre fatto in modo di tenere Alioski isolato, costringendo gli avversari a rinunciare a giocare e affidarsi ai lanci lunghi del portiere Dimitrievski. 

Anche l'aggressività nell'andare a recuperare il pallone in alto per schiacciare gli avversari nella propria trequarti è stato un elemento ben eseguito dalla nazionale, certo qualcuno potrebbe obiettare il fatto che fosse il minimo sindacale quello di schiacciare la Macedonia del Nord al limite della propria area di rigore, ma nel calcio di oggi bisogna saperlo fare e ben preparare, e questo l'Italia di Mancini ha saputo farlo anche in una serata tremenda come quella di ieri.

A dimostrazione che la squadra macedone ha tentato inizialmente di giocare a pallone lo vediamo dal loro schieramento in fase di costruzione, con Ademi che si abbassa tra i due centrali per impostare mentre i due terzini si alzano per associarsi con le punte ed i centrocampisti avanzati. Per evitare che i terzini venissero raggiunti, Berardi ed Insigne si posizionavano in modo tale da poter scalare su di essi nel momento in cui il pallone viaggiava verso di essi.

Non appena il terzino raccoglieva il pallone, la squadra di Milevski provava a sovraccaricare il lato palla per avanzare mediante triangolazioni, tuttavia l'esecuzione non è stata un granché (con Elmas probabilmente sarebbe stata un'altra storia) favorendo quindi le uscite aggressive di Mancini e Bastoni a recuperare il pallone. Questo significa che con la sua aggressività senza palla l'Italia ha costretto la Macedonia ad affrettare le giocate togliendo quindi loro la possibilità di esprimere il loro piano con la palla tra i piedi.

LA DIFFERENZA L'HA FATTA LA FORTUNA O LA FREDDEZZA? 

Insomma, alla fine tante chiacchere, tanta discussione sullo schieramento in campo, sulla strategia tattica ma siamo qui a commentare una partita che l'Italia ha perso contro la Macedonia del Nord dopo aver creato tatticamente le condizioni per vincerla in ciabatte, per cui è solo sfortuna o c'è dell'altro?

L'immagine che gira sui social in queste ore è questa qui: Berardi che spreca un goal a porta vuota un pallone recuperato da egli stesso sulla costruzione macedone. Questo momento probabilmente rappresenterà il turning point della partita e del destino di questa nazionale, ma sono state tante le situazioni come questa nel corso della partita, seppur meno evidenti e clamorose. Il punto in comune tra questa e tutte le altre situazioni testé menzionate stanno nell'eccessiva indecisione al momento di eseguire la giocata: ancora una volta il calcio mostra di essere una disciplina in cui non conta un singolo aspetto. 

A livello tattico e strategico l'Italia ha fatto le cose giuste, ma non le ha fatte a livello tecnico nel momento in cui bisognava convertire in goal la superiorità espressa; come nell'occasione di Berardi troppe volte gli azzurri hanno sbagliato uno smarcamento (sì Immobile, parlo proprio di te) o hanno esitato troppo nell'eseguire una giocata permettendo al difensore avversario di turno di chiuderla; per cui qui è subentrato un limite mentale individuale, il calcio di oggi richiede maggiore rapidità di esecuzione, la giocata deve venir fuori in maniera automatica senza pensare un secondo in più per elaborarla, e questo aspetto ho il timore che in Italia venga poco allenato.

A conferma di ciò il goal della Macedonia ha trovato origine proprio nella sua estemporaneità: Trajkovski appena ha avuto quel pallone a disposizione che scendeva proprio in direzione del suo destro non ci ha pensato su due volte a tirare, ed il fato (vogliamo dire così?) lo ha premiato cogliendo di sorpresa Donnarumma. L'Italia, invece, non ha mai sorpreso i propri avversari, e non ci sono 32 tiri e 2 xG che tengano.

Thursday, 3 September 2020

Cosa abbiamo visto nella finale di Champions femminile?

Il calcio femminile sembra finalmente una disciplina in ascesa negli ultimi anni grazie alle federazioni nazionali e internazionali che hanno deciso di iniziare ad investire; culmine di questa crescita è stato il mondiale francese dello scorso anno, dove, anche in Italia, le donne hanno avuto un forte seguito da parte degli appassionati di calcio e scoprire che, non ancora a tutti i livelli, la crescita tecnica e tattica è particolarmente visibile.

Per questa ragione ho deciso di analizzare con particolare interesse la finale della Champions League, anch'essa disputatasi a seguito di una final eight disputata tra Bilbao e San Sebastian; non ostante il cambio forzato di format, a giocarsi la vittoria finale sono state le "solite" grandi protagoniste a livello europeo, ossia il Lione ed il Wolfsburg.


Ad alzare la coppa alla fine è stato ancora una volta il Lione, alla sua quinta vittoria consecutiva nella competizione, a dimostrazione di come la compagine francese sia la grande corazzata del calcio femminile a livello europeo, ma anche a dimostrazione che una crescita completa del calcio femminile sarà completata quando vedremo un maggior ricambio al vertice, sotto questo aspetto gli investimenti dei club inglesi e spagnoli sono incoraggianti in tal senso, mentre l'Italia ha ancora molto da fare, visto che Juventus e Fiorentina, le squadre principali a livello nazionale non possono essere considerate al livello delle omologhe francesi, inglesi e spagnole.

L'ANALISI DELLA FINALE

Come indicato in premessa, Lione e Wolfsburg rappresentano il meglio a livello tecnico nel calcio europeo a livello femminile, e la finale lo ha dimostrato, anche a livello tattico le due squadre hanno mostrato trame e strategie molto ben elaborate e ben riconoscibili; ad essere decisivo è stato l'atteggiamento molto aggressivo e votato al dominio del gioco da parte delle francesi nel primo tempo, una supremazia che si è concretizzata con il doppio vantaggio al termine del primo tempo che poi è stato mantenuto nella ripresa non ostante gli aggiustamenti della squadra tedesca nel secondo tempo che hanno avuto, però, il merito di tenere la partita aperta e godibile fino a pochi minuti dalla fine, quando il goal del 3-1 realizzato da una delle migliori in campo, ossia l'islandese Gunnarsdottir, ha sostanzialmente chiuso le ostilità.


LE FORMAZIONI INIZIALI



Il Lione si schiera, quanto meno in linea teorica, con un 4-2-3-1 in cui la giapponese Kumagai agisce davanti alla linea difensiva mentre al suo fianco Gunnarsdottir agisce come centrocampista box-to-box, come vedremo bene più avanti nell'analisi; in attacco Le Sommer funge da riferimento offensivo alternandosi a Marozsan, mentre Cascarino sulla destra tende a giocare più larga rispetto a Majri che ha compiti di raccordo tra centrocampo ed attacco.

Il Wolfsburg si schiera con un 4-4-2 di partenza che in fase di possesso, come vedremo, si trasforma in qualcosa di diverso, difatti Blasse e Doorsun (poi Janssen) sono indicati come terzini nello schieramento iniziale ma avranno compiti ben diversi, a centrocampo Engen agisce prevalentemente davanti alla difesa mentre Popp ha il compito di inserirsi negli spazi generati dai movimenti di Harder schierata solo nominalmente come punta.

LIONE - LA FASE DI NON POSSESSO

Il Lione ha costruito gran parte della sua vittoria in questa finale grazie al proprio atteggiamento nel primo tempo in fase di non possesso, con la squadra che si schiera con un 4-3-3 dove Marozsan affianca Le Sommer e Cascarino nella prima linea di pressione, mentre Majri arretra in linea con Kumagai e Gunnarsdottir. Andremo ad analizzare i meccanismi in fase di prima pressione e quelli in fase di transizione difensiva, ossia quei meccanismi che nel primo tempo hanno permesso alla formazione francese di tenere alto il baricentro e schiacciare il Wolfsburg nella propria metà campo nonché avere il controllo sulla partita e sul possesso palla (55% alla fine del primo tempo con lunghi tratti al 60%).

LA PRIMA PRESSIONE


Lo scopo della prima pressione sulla costruzione del Wolfsburg è sostanzialmente quello di chiudere la zona centrale del campo indirizzando le tedesche sul lato sinistro dove scatta la pressione su Doorsun che non viene presa da Cascarino che resta, invece, a copertura della zona centrale, bensì da Gunnarsdottir che si stacca dalla linea di centrocampo e costringere, dunque, il Wolfsburg a lanciare il pallone se non proprio a perderlo.





LA TRANSIZIONE DIFENSIVA


Un altro elemento decisivo del dominio delle francesi nel primo tempo è stata la fase di transizione difensiva, dove il Lione andava subito alla caccia del pallone aggredendo immediatamente l'avversario; a sostegno di questo atteggiamento vi era la linea difensiva, sempre capace di stare all'altezza della linea di metà campo ed attenta anche alle marcature preventive isolando dal gioco gli elementi più avanzati del Wolfsburg.

Come indicato sopra vediamo l'atteggiamento della linea difensiva del Lione in fase di transizione difensiva, quindi linea molto alta, gli elementi più avanzati del Wolfsburg sono presi in consegna dalle due centrali difensive con il terzino sinistro Karchaoui pronta anche ad una diagonale in copertura; ho, inoltre, evidenziato il posizionamento della giapponese Kumagai, pronta al raddoppio di marcatura.




LIONE - LA FASE DI POSSESSO

In fase di possesso il Lione aveva la necessità di disordinare le linee del Wolfsburg e generare spazi tra le linee di difesa e centrocampo o dietro la linea difensiva; per raggiungere questo obiettivo la squadra francese ha puntato sul generare superiorità numerica sul lato destro del campo, questo è stato possibile mediante il posizionamento di Gunnarsdottir in fase di impostazione e grazie al sovraccarico della catena laterale di destra, quella da cui sono stati generati i due goal con cui il Lione ha chiuso il primo tempo con il doppio vantaggio.

A dimostrazione dell'importanza del lato destro dell'attacco nella progressione dell'azione del Lione, abbiamo i numeri relativi alla prestazione di Delphine Cascarino che ha messo a ferro e fuoco la difesa del Wolfsburg chiudendo la partita con 8 dribbling riusciti su 11 e 3 passaggi-chiave (intesi come passaggi che portano al tiro).


LA PRIMA COSTRUZIONE


Come si evince dall'immagine qui a fianco, il piano primario del Lione è quello di affidare la prima impostazione a Kumagai, tuttavia il Wolfsburg ha sempre agito in modo tale da isolare la giapponese tenendola avulsa per quanto più possibile dalla manovra; la contromossa del Lione è stata quella di abbassare Gunnarsdottir al fianco delle due centrali permettendo il mantenimento della superiorità numerica nonché permettere al terzino destro, l'inglese Lucy Bronze, di alzarsi oltre la metà campo; l'abbassamento dell'islandese disordina, inoltre, la linea di centrocampo del Wolfsburg creando il dilemma se far uscire una centrocampista in pressione creando spazio alle spalle, oppure lasciare libertà d'azione ad una delle due centrocampiste. 
Questa situazione sarà la base per generare le catene esterne sul lato destro.

LO SVILUPPO SULLA CATENA DI DESTRA


Come anticipato sopra, il Wolfsburg, con le sue centrocampiste in particolare, doveva fare delle scelte su come contrastare l'uscita palla del Lione; sulla base della strategia adottata dalle tedesche Bronze e Gunnarsdottir ruotavano le proprie posizioni e le proprie altezze al fine di lasciare le centrocampiste del Wolfsburg a metà strada (come ben si evince dall'immagine) disordinando, quindi, le linee della squadra tedesca generando spazio per le combinazioni con Cascarino: da situazioni di questo genere la squadra francese ha costruito le due reti e la maggior parte delle occasioni create nel primo tempo.


WOLFSBURG - LA FASE DI NON POSSESSO

La partita del Wolfsburg è riassumibile con l'atteggiamento della squadra in fase di non possesso nel primo e nel secondo tempo, con un primo tempo particolarmente conservativo con la ricerca dell'attenzione alla copertura degli spazi alle spalle delle linee di difesa e centrocampo (sistema ben aggirato dal Lione come abbiamo visto sopra), ed un secondo tempo in cui le tedesche dovevano cercare una complicata rimonta in cui l'atteggiamento è stato senza dubbio più aggressivo con la volontà di prendersi il centro della scena grazie ad un sistema di aggressione basato sostanzialmente su duelli individuali in zone alte del campo, un atteggiamento che ha permesso di rimettere la squadra in corsa e tenere l'esito della partita in bilico fino ai minuti finali.


LA PRIMA PRESSIONE NEL PRIMO TEMPO


La strategia del Wolfsburg in fase di prima pressione nel primo tempo era abbastanza riconoscibile, la squadra era sostanzialmente schierata con un 4-4-2 in cui i due elementi più avanzati si alternavano chiudendo rispettivamente il centrale difensivo in possesso palla e l'altra andava in chiusura su Kumagai; alle loro spalle la linea di centrocampo restava a protezione delle linee di passaggio alle loro spalle, un atteggiamento che, come abbiamo visto sopra, non ha pagato nel momento in cui il Lione è stato in grado di trovare la contromossa con l'abbassamento di Gunnarsdottir che generava spazio nella zona alle spalle di Popp e Rolfo, spesso disorientate dai movimenti e dalle rotazioni di Bronze e della stessa Gunnarsdottir.


L'ATTEGGIAMENTO NEL SECONDO TEMPO


Con due reti da recuperare e dopo un primo tempo in cui le tedesche sono state in balia dell'avversario, degli aggiustamenti alla fase di non possesso andavano fatti, così, come testimoniato dall'immagine a fianco, si è passati dalla copertura delle linee di passaggio a marcature individuali permettendo alle centrocampiste di avere un compito preciso da svolgere togliendo al Lione la possibilità di risalire agevolmente il campo se non con complessi lanci o cambi di gioco, non è un caso che nel secondo tempo il dato del possesso palla sia stato favorevole al Wolfsburg (54%) e che il dato della precisione dei passaggi del Lione sia passato da 85% a 78% così come è raddoppiato il numero di conclusioni a rete delle tedesche e si sia al contempo dimezzato quello delle francesi.


WOLFSBURG - LA FASE DI POSSESSO

Anche la fase di possesso del Wolfsburg ha subito delle modifiche nel corso della partita, questo per ovviare alle difficoltà del primo tempo nel far progredire l'azione vista l'impossibilità di trovare spazio in zona di rifinitura, dove il 4-3-3 del Lione in fase di non possesso chiudeva l'accesso ai mezzi spazi; nella mia analisi andrò a mostrare le principali costanti tattiche della squadra tedesca in fase di costruzione e come, invece, si è evoluta la fase di sviluppo tra primo e secondo tempo dove, in entrambe le soluzioni, il perno centrale per la risalita del campo restava la danese Pernille Harder.


LA PRIMA COSTRUZIONE


In fase di costruzione il Wolfsburg fa ruotare le posizione delle quattro di difesa, il terzino destro Blasse si alza e non partecipa alla fase di impostazione mentre a sinistra Doorsoun (poi Janssen) si allinea alle centrali difensive formando una linea a 3 in impostazione; l'ampiezza a sinistra veniva data da Rolfo; lo scopo era quello di avere una superiorità numerica in impostazione da dietro per innescare i movimenti nella zona di rifinitura ed allargare le maglie delle linee del Lione grazie all'ampiezza data dalle posizioni di Blasse e Rolfo (che spesso scambiava la posizione con Huth, come vedremo bene nel secondo tempo).


LO SVILUPPO DELLA MANOVRA (PRIMO TEMPO)


La strategia del Wolfsburg per avanzare il campo era quello di sfruttare tutta l'ampiezza del campo per aprire spazi per la ricezione in zona rifinitura, tuttavia l'ottima strategia di prima pressione del Lione non ha mai permesso alla squadra tedesca di trovare linee di passaggio nei mezzi spazi, per questa ragione Pernille Harder si abbassava fin dentro la propria metà campo per giocare il pallone e cercare la giocata che potesse disordinare lo schieramento delle francesi; nell'esempio qui a fianco Harder (evidenziata dal cono di luce) viene seguita da Kumagai, questo non permette alla danese di girarsi, per questo gli unici modi per lei per creare pericoli erano quelli di cambiare il fronte del gioco oppure cercare la giocata personale (5 dribbling su 7 riusciti, la migliore dei suoi).


LO SVILUPPO DELLA MANOVRA (SECONDO TEMPO)

Nel secondo tempo la strategia è ovviamente cambiata, era necessario a tutti i costi prendere campo e così la squadra tedesca ha rinunciato all'idea di destinare il pallone nella congestionata zona di rifinitura cercando, invece, di creare connessioni nelle zone esterne del campo al fine di trovare, finalmente, degli spazi disponibili per accedere all'area di rigore avversaria; come al solito la chiave è stata il movimento di Pernille Harder che decideva di defilarsi al fine, appunto di creare situazioni di superiorità numerica sul lato sinistro e sollecitare, quindi, le uscite in copertura di Lucy Bronze ed affrontarla in uno contro uno, scopo di queste combinazioni e movimenti era quello di arrivare al cross (da sinistra o, in caso di cambio di gioco, da destra) invadendo l'area di rigore con più elementi tra cui anche l'esterno sul lato opposto: con questa strategia il Wolsfburg ha trovato il goal di Alexandra Popp.


CONCLUSIONI

Anche nella Champions femminile abbiamo potuto constatare che gli atteggiamenti più aggressivi in fase di possesso e non possesso si mostrano vincenti rispetto a quelli più speculativi; sicuramente il livello tecnico a disposizione del Lione è decisamente superiore alla concorrenza (non è un caso che abbiano festeggiato la quinta Champions di fila) ma lo sviluppo della partita ci ha mostrato che un atteggiamento meno conservativo da parte del Wolfsburg nella prima frazione di gara avrebbe permesso alle tedesche di mettere maggiormente in difficoltà le francesi.

Wednesday, 13 May 2020

Appunti finali sulla Ligue 1



La Ligue 1 è stato il primo dei top campionati europei a scegliere di chiudere la stagione anzitempo, una decisione nata dalla scelta del Governo di non permettere eventi sportivi di ogni genere fino a settembre unitamente alla richiesta della UEFA di chiudere le stagioni sportive al massimo entro la prima settimana di agosto, quindi la federazione francese non ha fatto altro che ufficializzare quella che di fatto era una situazione ormai inevitabile date le circostanze.

In aggiunta alla chiusura del campionato, la federazione francese ha stabilito anche la classifica finale della Ligue 1 basata sulla media punti delle squadre, incoronando dunque come campione di Francia il PSG dominatore della stagione, Marsiglia e Rennes accedono alla prossima Champions League, mentre Lille, Reims e Nizza conquisterebbero i posti per la prossima Europa League (in attesa di capire se le finali di Coppa di Lega e Coppa di Francia potranno essere disputate, in tal caso tornerebbero in gioco Lione e Saint-Etienne, finaliste delle due coppe dove sfideranno il PSG); infine il Tolosa e l'Amiens sono stati retrocessi in Ligue 2 da dove risalgono Lorient e Lens.

In attesa delle definitività dei risultati sportivi, grazie ai dati presenti sulla piattaforma Fbref ho potuto analizzare nel dettaglio le statistiche del campionato, che, invece, possono essere considerate come definitive, e che ci farà capire chi si è distinto sia a livello di squadra sia a livello individuale, ed ipotizzare alcune prospettive per la prossima stagione (ammesso che possa iniziare regolarmente); infine ho voluto creare una top 11 dei giocatori che si sono messi in luce in questa stagione.

FASE DI NON POSSESSO

LA DIFESA DELLA PORTA (I PORTIERI)


La mia analisi ha inizio con il ruolo dell'estremo difensore, in un campionato dove il baricentro delle squadre tende ad essere molto basso è molto importante non prendere goal, per cui l'importanza rivestita dal portiere è quella di chi con una parata può davvero cambiare le sorti di una partita, così come un portiere facilmente battibile può essere un vulnus troppo grande da gestire per una squadra di Ligue 1.
Nel grafico che segue, utilizzando le statistiche elaborate dal sito Fbref, ho utilizzato i dati relatiivi ai post-shots expected goals (PSxG) che calcola le prestazioni dei portieri sulla base della probabilità che il tiro subito vada in rete in base alla direzione del tiro avversario rispetto allo specchio della porta, insomma stesso discorso degli xG ma non calcolato sulla base della posizione di tiro ma sulla base della direzione dello stesso; fatta questa premessa sull'origine dei dati, nei due assi ho inserito da una parte il saldo tra goal subiti e PSxG subiti, dall'altra i PSxG per tiro subito allo scopo di misurare la difficoltà media dei tiri subiti.



Osservano i dati del grafico emergono tante informazioni molto interessanti che ci permettono di capire il concetto affrontato in premessa: troviamo tante squadre con lo stesso indice di PSxG ma con divari clamorosi in termini di saldo, così troviamo sul quadrante alto a destra Walter Benitez del Nizza e Gautier Larsonneur del Brest che hanno un salto positivo di ben 8 goal attesi (tantissimi per una squadra coinvolta in una lotta punto a punto), il loro contributo sul raggiungimento dell'obiettivo sportivo delle rispettive squadre (una potenziale qualificazione in Europa League per il Nizza, la salvezza per il neopromosso Brest), mentre dal lato opposto troviamo Stephane Ruffier, il portiere del Saint-Etienne, le cui underperformance hanno avuto un impatto sulla stagione negativa della squadra allenata da Puel, la cui caduta verticale è stata salvata dallo stop dovuto all'emergenza COVID-19 e Baptiste Reynet, il portiere del Tolosa che ha chiuso il campionato in fondo alla classifica; non è casuale, inoltre, che il portiere dell'altra squadra retrocessa (Regis Gurtner dell'Amiens) sia situato in una zona di grande saldo negativo.

Dimostrata la centralità dei portieri nell'ottenimento del risultato, tra gli estremi difensori da segnalare metterei l'ex portiere di Spal e Torino Alfred Gomis, autore di un'ottima stagione a Digione, così come il portiere del Metz Oukidja e soprattutto il portiere del Reims Predrag Rajkovic che, con le sue parate, ha permesso al Reims di essere la squadra meno battuta del campionato, per questo ho deciso che nella nostra top 11 sia lui il portiere titolare con Larsonneur come suo backup.

ALTEZZA DELLA PRESSIONE 


Il campionato francese è riconosciuto a livello europeo per essere uno dei più fisici e più difensivi, per questo è difficile trovare squadre che cercano di proporre un calcio particolarmente propositivo, questo si riflette principalmente nella strategia di non possesso. Nel grafico riportato sotto, elaborato sulla base dei dati Fbref, ho cercato di mettere insieme i dati relativi agli xG subiti dalle 20 squadre ed il relativo approccio in fase di pressione, in particolare sulla percentuale di pressioni effettuate nella trequarti avversaria.





Ciò che si desume ovviamente sono i valori fuori scala del PSG che, sostanzialmente, domina tutte la partite del campionato forte dell'infinita superiorità a propria disposizione, per cui tralasciando i parigini, solo Lille, Marsiglia e Nizza hanno un approccio maggiormente aggressivo (assieme a Monaco e Nizza, ma che raccolgono pochi dividendi) in fase di recupero palla, mentre la maggior parte delle squadre preferisce un approccio più conservativo.

Il Lille di Galtier è una delle squadre che è maggiormente cresciuta nel corso della stagione e lo stop forzato alla stagione li ha penalizzati visto che erano in piena corsa per contendere il terzo posto al Rennes; gli uomini di Galtier hanno un approccio molto aggressivo in fase di riconquista del pallone (il 75% della pressione è esercitata nei due terzi di campo più avanzati) al cospetto di una minore attitudine al controllo del pallone dove viene preferito un approccio maggiormente verticale.


Un esempio lo possiamo apprezzare da questa immagine: il terzino sinistro Reinildo va ad attaccare alto l'esterno destro del Rennes Raphinha, costringendolo ad un pallone in orizzontale intercettato da Ikonè che manda al tiro Remy che andrà a segnare regalando il goal vittoria al Lille; la squadra di Galtier ha utilizzato spesso il pressing alto anche per andare a prendere le seconde palle dopo i lanci lunghi a cercare Osimehn, insomma una versione in scala ridotta del gegenpressing, una strategia che nessun altro mette in pratica con continuità e con la stessa efficacia nel campionato francese.


Al versante opposto rispetto al Lille abbiamo il Reims, la rivelazione di questo campionato che ha chiuso al quinto posto in classifica e che è in attesa di capire se sarà designata come partecipante alla prossima Europa League. Il grafico sopra dimostra come sia una squadra molto propensa a contestare il possesso avversario solo in zone molto basse del campo, rispecchiato in uno stile in non possesso basato sull'indirizzamento del gioco avversario in zone meno pericolose mediante una copertura delle linee di passaggio anziché contestare direttamente il possesso, poi una volta recuperato il pallone gli uomini di Guion preferiscono non accelerare ma muovere il pallone con molta pazienza.

Come si desume dall'immagine il Reims in fase di non possesso si dispone con un 4-2-3-1 (i difensori non si vedono nell'inquadratura) in cui lo scopo è muovere la linea in direzione del pallone per coprire le linee di passaggio più immediate; i centrocampisti centrali si occupano dei propri omologhi; in caso l'avversario si disponga con difesa a 4 e centrocampo con un vertice basso il centravanti ha un ruolo più attivo nel contestare le linee di passaggio a disposizione del centrale difensivo in possesso; l'avversario fatica ad accedere centralmente ed è costretta al lancio lungo o a giocare sugli esterni, la cui ricezione attiva la pressione del Reims. Questa strategia, unitamente ad una fase di possesso atta a tenere bassi i ritmi ha permesso alla squadra di David Guion di essere la migliore difesa del campionato per goal subiti (21) e la terza migliore difesa per xG subiti (27, fonte StatsBomb).

Lo stesso grafico, come accennato inizialmente mostra, invece, come un atteggiamento aggressivo in fase di non possesso ha raccolto pochi dividendi, per Monaco e Nizza, le quali hanno concesso moltissimo ai propri avversari in termini difensivi, tuttavia mentre la squadra nizzarda è riuscita a limitare i danni grazie all'imprecisione degli avversari e le parate di Benitez (vedi sopra il paragrafo riservato ai portieri), per la squadra monegasca le mancanze difensive hanno tenuto la squadra al di sotto delle proprie potenzialità in classifica dilapidando i propri numeri offensivi (vedi successivi paragrafi sulla fase di rifinitura e finalizzazione).

Così come il Reims, invece, molto positivi anche i numeri difensivi di Strasburgo ed Angers, gli alsaziani devono questo dato ad un atteggiamento sempre molto coperto mentre gli angioini dall'altra parte hanno mostrato un atteggiamento molto aggressivo che li ha tenuti per lungo tempo nelle zone alte della classifica e che la vede come la squadra con meno tiri subiti di media a partita.

I DIFENSORI DA SEGNALARE


La principale caratteristica delle Ligue 1 è quella di mettere in mostra talenti da poter mettere in vetrina e permettere una prosecuzione della strategia di player-trading; partendo dalla linea difensiva, sulla base di alcuni dati statistici che andrò a mostrarvi, ho scelto gli elementi più interessanti visti in questa stagione e che possono essere profili interessanti da seguire per squadre dei maggiori campionati.

Prendendo come riferimento difensori con almeno 10 presenze all'attivo e calcolandone le prestazioni sulla base dei duelli individuali da una parte e sugli interventi difensivi dall'altra, emergono i profili di Gnagnon del Rennes, Djiku dello Strasburgo come centrali difensivi e Hassane Kamara del Reims e Centonze del Metz come terzini rispettivamente a sinistra ed a destra. Nella mia scelta avrebbero potuto essere inseriti altri profili interessanti come la coppia difensiva del Reims Disasi-Abelhamid, molto forti sulle palle alte ed anche ben educati in fase di impostazione da dietro, inoltre i numeri mostrano come Bain del Brest e Isimat-Mirin del Tolosa fossero meritevoli di menzione, ma in ogni caso le loro prestazioni non mi permettono di metterli davanti ai quattro che ho scelto, tuttavia ritengo possibile che quanto meno all'interno della stessa Ligue 1 (anche se c'è da considerare che il centrale del Tolosa è sotto contratto con il Besiktas) il loro profilo potrebbe essere preso in considerazione per rafforzare il reparto difensivo.


Entrando più nel dettaglio ho voluto fare una comparazione per caratteristiche mediante l'apposito tool di WhoScored per la comparazione dei giocatori, e questo è il ritratto che ne vien fuori, ovviamente i due centrali difensivi hanno numeri migliori in relazione alle chiusure difensive (Djiku nel rinviare il pallone fuori dalla propria area, Gnagnon nel chiudere le traiettorie di tiro; i due terzini negli interventi in tackles e nei palloni intercettati.


























L'età dei quattro elementi che ho scelto da inserire nella mia ipotetica top 11 è quella di giocatori che hanno raggiunto la fase finale della loro maturazione e che cercheranno, al termine di questa stagione, di trovare una possibilità a livelli più importanti: lo stesso Kamara ha preso il posto in questa stagione che lo scorso anno era occupato da Mouassa, oggi compagno di Gnagnon a Rennes, per cui data l'età e data la propensione del Nimes al player-trading, non è da escludere un suo passaggio ad un livello più alto, fermo restando che per la squadra di Guion esiste la concreta possibilità di disputare l'Europa League nella prossima stagione, permettendo a Kamara di avere la vetrina desiderata e confrontarsi su uno scenario diverso.

Discorso simile può essere fatto per Gnagnon, il difensore ivoriano del Rennes, stante le decisioni della federazione francese, potrà avere la chance di mettersi in mostra nella prossima Champions League qualora decida di restare in Bretagna per poter poi spiccare il volo verso mete più prestigiose, fermo restando che il progetto della società sembra essere molto più ambizioso rispetto ad una mera strategia di player-trading.

Per Centonze la sua prima stagione in Ligue 1 è stata un gran successo, il suo stile come terzino è adatto a lottare in duelli fisici, profilo opposto a quello di Kamara che punta tutto sulle proprie qualità atletiche e di recupero in corsa, per questa ragione il terzino destro del Metz è un profilo adatto a squadre che non amano giocare con un baricentro molto alto, inoltre non è un giocatore su cui fare molto affidamento in fase di possesso, per questo può essere utile in una difesa a 4 con disposizione asimmetrica in fase di possesso, con lui che resta basso in copertura mentre l'ampiezza può essere data dal terzino dall'altra parte del campo con maggiore qualità in fase di possesso (anche qui, lo stesso Kamara ne è un esempio).

Alexander Djiku è già al centro di diverse speculazioni: la sua fisicità e la sua duttilità lo rendono utilizzabile anche davanti alla difesa oltre che come braccetto della difesa a tre, tuttavia nelle ultime partite il difensore francese sembra essere entrato in rotta di collisione con l'allenatore Laurey proprio per la scelta di schierarlo da centrocampista davanti alla difesa (al posto di Fofana, ceduto nella finestra invernale al Monaco) anziché come difensore centrale, i numeri parlano di un ottimo giocatore in termini di letture difensive (come dimostra il grafico sopra), al momento il suo limite sembra essere l'eccessiva irruenza nei duelli individuali che lo rende un giocatore molto falloso (è tra i 10 difensori centrali più fallosi del campionato); per lo Strasburgo la sua cessione potrebbe rivelarsi un ottima plusvalenza (lo ha acquistato dal Caen la scorsa estate per 4,5 milioni, Transfermarkt prima della sospensione della stagione lo valutava già il doppio).

FASE DI POSSESSO


Dopo aver analizzato la fase di non possesso entriamo nell'analisi della fase di possesso che ho suddiviso nelle seguenti fasi:

  • L'avanzamento del campo, ossia capire in che modo le squadre cercano di risalire il campo
  • La distribuzione del gioco, ossia la frequenza con cui le squadre sfruttano zone di campo in verticale
  • Lo stile dei passaggi

STILE DI AVANZAMENTO IN CAMPO


Uno dei sistemi per capire a livello statistico l'atteggiamento strategico di una squadra è valutare il modo in cui la squadra decide di avanzare in campo, se mediante la conduzione del pallone, se mediante i dribbling o mediante il movimento della palla.

Dal grafico si evince che con ogni singolo tocco o passaggio il PSG progredisce in misura minore il campo ma lo fa in maniera più efficace visto che è la squadra con più dribbling effettuati, più passaggi in avanti e più conduzioni in avanti, ragion per la quale che anche sotto questo aspetto i valori della squadra di Tuchel siano totalmente fuori scala per il campionato.

Per il resto i valori tra le varie squadre in termini di avanzamento per singola giocata sono più o meno simili, a fare eccezione è il Montpellier, la cui  posizione sul grafico lascia intendere uno stile di gioco molto diretto, confermato inoltre dall'utilizzo massivo dei passaggi lunghi, difatti solo lo Strasburgo ha una percentuale di passaggi lunghi sul totale dei passaggi effettuati simile a quella della squadra di Michel Der Zakarian (34%), inoltre l'avanzamento avviene usando i passaggi come arma principale (solo Monaco e Lione, oltre al PSG, effettuano più passaggi in avanti a partita) ed in misura minore con le conduzioni palla al piede, ma soprattutto è la squadra con il minor numero di dribbling riusciti a partita (8) sintomo di una squadra poco votata alla tecnica. Il sistema della squadra occitana, mostra di essere efficace in termini di produzione offensiva (il dato dei tiri e dei goal effettuati, seppur di poco, sono sopra la media del campionato, mentre i numeri difensivi sono nella media.

Come si evince dall'esempio risalente all'ultima vittoria contro lo Strasburgo, il pattern è molto semplice da individuare: palla lunga dalla difesa (non necessariamente alta), sponda verso l'esterno e palla in area per una delle due punte che nel frattempo riempiono l'area, alle volte supportati dal trequartista (quando si dispongono con il 3-4-1-2) che in questa occasione si era proposto per raccogliere un pallone a rimorchio qualora l'esterno non avesse optato per il cross. Con questo sistema la squadra di Der Zakarian si è costruita una buona posizione in classifica e, se il campionato non fosse stato sospeso, si sarebbe giocata un posto per l'Europa League nella grande mischia presente dal quinto posto (Reims-Nizza 41 punti) al tredicesimo posto (Bordeaux e Nantes a 37 punti).






DISTRIBUZIONE DEL GIOCO PER ZONE


Un'altra analisi fatta per capire la tipologia di gioco delle squadre della Ligue 1 è quella relativa alla distribuzione delle aree di gioco: ho suddiviso nel grafico il numero dei tocchi effettuati da ciascuna squadra e rapportarli per le zone di campo in cui questi tocchi vengono effettuati, sulla base di questo si può intuire la strategia della squadra una volta in possesso del pallone; per esempio dall'incidenza dei tocchi a centrocampo unito con la percentuale di tocchi nella propria trequarti o in quella avversaria si possono evincere delle caratteristiche specifiche di quella squadra. 




Per esempio il Bordeaux di Paulo Sousa gioca molti palloni a centrocampo ma molto pochi nella trequarti avversaria, mentre squadre che hanno un dato simile relativamente al centrocampo come PSG e Lille hanno un maggior numero di tocchi nella trequarti avversaria rispetto alla propria trequarti, il che ci lascia desumere che le ultime due hanno un possesso palla più fluido, in più la tonalità dei colori variano dal rosso fino al nero sulla base del numero dei tocchi effettuati a partita, per cui per il PSG si conferma che il fraseggio a centrocampo è maggiormente prolungato e trova spazi per portare il pallone nella trequarti avversaria, il Lille d'altro canto, visto il minore numero di tocchi, conferma un approccio con meno fraseggio a centrocampo e maggiore ricerca della verticalizzazione. 

Usando lo stesso metro di giudizio possiamo notare come il Nizza di Patrick Vieira muova tanto il pallone nella propria trequarti mostrando come il progetto tecnico dell'ex giocatore dell'Arsenal (dei cui numeri difensivi pessimi abbiamo avuto modo di notare sopra) sia davvero un unicum nel contesto fisico e reattivo della Ligue 1, tuttavia i numeri ci mostrano come questo possesso non si risolva in un avanzamento del campo, a meno che qualcuno non lo faccia mediante conduzione, questo spiega la difficoltà della squadra nizzarda portare il pallone nella trequarti avversaria. Ad ogni modo nel corso delle settimane il lavoro di Vieira nel trovare il giusto equilibrio ha progressivamente trovato dei risultati positivi, anche grazie alla crescita di elementi come Lees-Melou, Ounas e Maoulida, oltre alla duttilità tattica di Herelle e Danilo che permettono alla squadra di poter cambiare di volta in volta lo schieramento sul terreno di gioco senza rinunciare ai proprio principi strategici, per cui il Nizza, qualora Saint Etienne e Lione non fossero in grado di battere il PSG nelle finali delle due coppe nazionali (se si giocheranno) riuscirà a qualificarsi alla prossima Europa League (seppure tramite i turni preliminari); i se ed i ma sulla qualificazione europea resteranno aperti ancora per molto, ma resta che la strada tracciata all'Allianz Riviera possa portare delle soddisfazioni in futuro contando anche la solida proprietà adesso alle spalle.




In questo esempio, preso dall'ultima trasferta della squadra di Vieira a Bordeaux si nota in maniera netta come l'intenzione sia quella di non liberarsi mai del pallone anche a costo di lunghi possessi a ridosso della propria area di rigore, l'obbiettivo è quello di attirare quanto più possibile la pressione avversaria per poi colpirla alle spalle, tuttavia il Nizza è costretto a coinvolgere davvero tanti giocatori nella fase di circolazione del pallone nelle zone più basse del campo, i ricevitori alle spalle delle linee di pressione avversarie sono sempre girati spalle alla porta, per cui l'unica soluzione è quella di tornare indietro o aprire sull'esterno; in questo caso Moussa Wague, l'esterno del Nizza non appena riceve il pallone orientato verso la metà campo avversaria cerca di servire Dolberg in profondità. ma il danese ex Ajax è in inferiorità numerica rispetto ai difensori del Bordeaux e viene anticipato, situazioni di questo genere hanno per lunghi tratti della stagione reso il Nizza particolarmente sterile in fase offensiva rendendo, soprattutto, sterile il proprio possesso palla a meno che delle giocate individuali non riuscissero nell'intento di guadagnare il campo che altrimenti il possesso prolungato non riesce ad ottenere. 


TIPOLOGIA PASSAGGI


Nel grafico sotto ho analizzato i dati relativi ai passaggi effettuati dalle squadre di Ligue 1, indicando su un'asse la percentuali di passaggi riusciti sul totale e sull'altro asse ho indicato la lunghezza dei passaggi in percentuale rispetto ai passaggi totali; ne emerge anzitutto la conferma di un dato ovvio, man mano che le squadre alzano l'incidenza dei passaggi lunghi, in maniera proporzionale diminuisce la percentuale di riuscita dei passaggi effettuati, la squadra con la percentuale di passaggi lunghi effettuati che ha la maggior precisione nei passaggi effettuati è il Rennes, la squadra bretone è allenata da Julien Stéphan, uno degli allenatori emergenti del calcio transalpino, il cui sistema di gioco è basato sullo sviluppo tramite catene esterne, le palle lunghe hanno lo scopo di cambiare il lato di campo e generare occasioni con cross tagliati alle spalle della difesa o mediante gli uno contro uno dei suoi elementi tecnici più interessanti, ossia l'esterno destro di piede mancino Raphinha, in altre situazioni, invece, sono i centrali difensivi che cercano direttamente le punte con lunghe palle verticali, sfruttando al meglio le qualità di protezione spalle alla porta di Niang ed Honou per poi appoggiarsi sugli esterni e risalire il campo.




Un esempio della strategia spesso adottata dal Rennes in cui il lancio lungo è usato con raziocinio ed efficacia è quello che vedete nell'esempio sotto (il video è creato con l'ausilio del tool Dynamic 2019 di SICS). Come accennato sopra, il lancio in verticale serve ad innescare la combinazione esterno-punta presenti in quella zona di campo; nel primo caso la combinazione non ha buon esito, nel secondo caso il lavoro di Honou permette al Rennes di lanciarsi con quattro uomini verso la porta del Nizza, l'occasione non si concretizza ma è potenzialmente molto pericolosa viste le tante soluzioni a disposizione dei 4 elementi offensivi del 4-4-2 di Stephan. Insomma il lavoro del tecnico francese ha non solo esaltato le qualità individuali di tanti dei suoi uomini ma ha permesso la qualificazione della squadra bretone ai preliminari della prossima Champions League (con tutti i caveat dovuti alla situazione attuale).




I CENTROCAMPISTI DA SEGNALARE


Dopo aver vivisezionato con i numeri l'atteggiamento in fase di possesso palla da parte delle squadre, adesso passiamo ad analizzare le prestazioni individuali da cui sceglieremo i quattro centrocampisti da inserire nella top 11. Disponendo il centrocampo in una linea a 4 di un 4-4-2 i due posti centrali saranno presi da un giocatore che si è distinto in fase di pressione e recupero palla ed uno da un giocatore abile a far progredire l'azione in conduzione o tramite passaggi; sugli esterni inserirò i giocatori più abili nel dribbling e nel creare opportunità da rete.

PRESSING


Nell'analizzare i centrocampisti sulla base dei numeri in fase di non possesso, ho creato un grafico (utilizzando come riferimento i dati di Fbref) in cui da una parte ho sommato gli interventi difensivi (tackles vincenti, intercetti, passaggi interrotti) mentre dall'altra parte ho indicato la percentuale delle pressioni vincenti sul portatore di palla. 


I giocatori che emergono sono quelli che si trovano nel quadrante in alto a destra, dove troviamo Benjamin André del Lille (il centrocampista con il maggior numero di palloni intercettati, 59), giocatori più aggressivi come Otavio del Bordeaux e Sangarè del Tolosa, ma i giocatori che maggiormente hanno impressionato nello svolgimento dei compiti di pressione e di recupero palla sono Eduardo Camavinga, la stella del Rennes classe 2002, già nel mirino di squadre del calibro del Real Madrid, e Baptiste Santamaria, il frangiflutti messo davanti alla difesa nel 4-1-4-1 dell'Angers e capace di vincere il 60% dei contrasti effettuati (fonte SofaScore); leggendo il grafico non può non essere menzionato il livello oltre la media di Marquinhos quando Tuchel lo ha schierato davanti alla difesa e l'esperienza (classe 1988) di Lucas Deaux che ha permesso al Nimes, seppur per il rotto della cuffia, di portare a casa un'importante salvezza; infine, tornando al quadrante alto a destra del grafico, si nota il grande lavoro di quantità richiesto da PSG e Lione rispettivamente a Gueye ed a Tousart.

Sulla base dell'analisi di questi numeri la prima casella a centrocampo la assegno al fuoriclasse del Rennes con Santamaria come suo backup.

IMPOSTAZIONE E PROGRESSIONE


Per stabilire mediante le statistiche i giocatori che meglio si sono disimpegnati in fase di impostazione e di progressione dell'azione ho elaborato un grafico che tiene in considerazione da una parte la precisione dei passaggi effettuati e dall'altra una serie di dati come la percentuali di passaggi lunghi sul totale dei passaggi effettuati, la percentuale di passaggi lunghi effettuati e la distanza di campo conquistato tramite i passaggi, in modo da calibrare la percentuale di passaggi riusciti con la tipologia di rischio che ogni giocatore prende in fase di impostazione.




Dal grafico (la fonte dei dati è sempre Fbref) mostra la centralità di Verratti e Gueye nello scacchiere del PSG e la loro dominanza nella distribuzione del gioco, sono loro i giocatori con la miglior percentuale di passaggi riusciti tra i centrocampisti, mantenendo una percentuale elevata di passaggi in avanti, anche per questa ragione il loro puntino sul grafico è più grande in quanto misura la distanza di campo guadagnata per ogni partita in conduzione. 

Il grafico mostra, come era lecito attendersi, che il dato della percentuale dei passaggi riusciti diminuisce proporzionalmente all'elevarsi della percentuale di passaggi meno conservativi (misurati dalla percentuale di passaggi in avanti e di passaggi lunghi), a fare eccezione è Cesc Fabregas, l'ex Arsenal tenta frequentemente la verticalizzazione, tuttavia mantiene una precisione nei passaggi quasi in linea con la media degli altri centrocampisti, a rafforzare le sue peculiarità ci sono i dati relativi alla distanza guadagnata per ogni passaggio, inferiore solo a quella di Mangani dell'Angers (ottima l'integrazione dei compiti tra lui e Santamaria) e Savanier del Montpellier (a conferma dell'approccio diretto del Montpellier raccontato sopra). 

Passando al versante destro del grafico, ossia quello dove si trovano i giocatori con la percentuale di passaggi riusciti più alta, oltre a Verratti e Gueye, sorprendono i numeri dell'ex giocatore del Palermo Eddy Gnahore, oggi in forza all'Amiens, tuttavia il suo 91% di passaggi riusciti è spiegabile mediante l'utilizzo di passaggi non particolarmente rischiosi, confermato dal fatto che i suoi passaggi fanno guadagnare poco campo alla sua squadra; di tutt'altro spessore, invece, i numeri di Boubakary Soumarè, centrale di centrocampo del Lille con valori in ciascuna riga superiore alla media, sintomo di varietà di soluzioni di passaggio, ed Ibrahima Diallo, centrocampista classe 1999 del Brest, ma di proprietà del Monaco, capace di una percentuale di passaggi riusciti pari al 87% pur avendo un'incidenza di passaggi lunghi superiore al 30%; a questi due aggiungerei Aurelien Tchouameni, passato a gennaio dal Bordeaux allo stesso Monaco per 20 milioni di Euro il quale ha mostrato numeri da giocatore che sa far progredire il gioco (ha la percentuale più alta di passaggi in avanti effettuati e di distanza conquistata per passaggio all'interno del suo quadrante); infine non possiamo non fare una menzione per Houssem Aouar, il gioiello del Lione, giocatore capace di giocare ogni pallone con grande lucidità e di saper guadagnare campo con le sue progressioni palle al piede e far progredire il campo alla sua squadra.
 
Avendo già scelto Camavinga assieme a Santamaria come centrocampista di rottura, al suo fianco, il posto al loro fianco lo assegniamo a Marco Verratti, mentre come backup mi è difficile esimermi dal lasciare il posto proprio ad Aouar, il cui valore abbiamo potuto ammirare nella partita disputata dal Lione contro la Juventus in Champions League, un saggio delle sue doti lo potete ammirare nel seguente video elaborato grazie al software VideoMatch di SICS).



RIFINITURA


Dopo aver analizzato i centrocampisti in fase di rottura ed in fase di impostazione, la nostra attenzione è rivolta, invece, ai centrocampisti aventi il compito di trasformare l'azione in una pericolosa opportunità da rete, per questa ragione ho voluto prendere come riferimento i valori relativi ai key passes rapportati ai passaggi totali effettuati, e il dato sugli expected assist (xA) che misura (come per gli expected goals) la probabilità che il passaggio effettuato possa essere trasformato in rete dal ricevente.



Dall'analisi del grafico emerge inequivocabilmente la grande stagione di Angel Di Maria, forse la miglior stagione dell'argentino da quando veste la maglia del PSG, il posizionamento largo a destra nel sistema di Tuchel in cui può accentrarsi con il suo sinistro da dove dispensare assist e giocate decisive lo hanno reso a mio parere il giocatore più influente di tutto il campionato; per qualità di occasioni create alle spalle di Di Maria abbiamo Mbappè, ma il suo posto in questa formazione non sarà nella linea di centrocampo.

Il discorso fatto per Di Maria possiamo farlo anche per Dimitri Payet, la sua influenza sulla stagione positiva del Marsiglia vice-campione è ben visibile dal suo posizionamento nel grafico, l'11% dei suoi passaggi sono stati key-passes, ossia hanno armato il tiro di un compagno di squadra, generando poco più di 7 xA.

Passando ai giocatori che hanno mostrato un grande salto di qualità in questa stagione è il brasiliano del Rennes Raphinha, che il Rennes ha acquistato ad agosto dallo Sporting Lisbona, le cui qualità hanno convinto Julien Stéphan a modificare il modulo della squadra da un 3-5-2 passivo al 4-4-2 effervescente visto sopra e che ha consentito alla squadra bretone di issarsi fino al terzo posto in classifica; il suo posizionamento nel grafico denota la sua visione di gioco in fase di rifinitura e la grande velocità palla al piede che gli permette di sfidare spesso e volentieri in uno contro uno i propri avversari diretti (5 dribbling tentati a partita).
Per le stesse motivazioni un altro giocatore che vedete spiccare nel grafico è Mounir Chouiar, ventunenne esterno sinistro/trequartista del Digione, in grado di generare con i suoi 2,2 key passes e 3,5 dribbling a partita un totale di poco più di 3 xA, sufficienti a regalare alla sua squadra una salvezza tutt'altro che scontata ed a lui di veder raddoppiato il suo valore di mercato (TransferMarkt prima dellao stop lo valutava 8 milioni di Euro, rispetto ai 4 milioni di inizio stagione).

Per chiudere, tra i giocatori che meritano una menzione vi sono anche il numero 10 algerino del Nimes Zinedine Ferhat (capace di generare quasi 5 xA nella sua posizione di esterno destro/trequartista) e quella del 32enne Mathieu Dossevi, che ha cercato con le sue giocate (anche per lui poco meno di 5xA) di salvare il Tolosa, ma senza successo.

Per cui sulla base di quanto sopra, gli esterni del nostro centrocampo ideale della Ligue 1 saranno Di Maria e Payet con Raphinha e Chouiar designati come loro backup.


FASE DI REALIZZAZIONE


Dopo aver visto come le squadre della Ligue 1 cercano di recuperare la palla, come avanzano in campo, ora vediamo come e quanto arrivano alla conclusione e con quale pericolosità.

EXPECTED GOALS E CONVERSIONE SQUADRA


L'indicatore principale a livello statistico della pericolosità di una squadra è dato dagli expected goals, ossia il modello per il quale ad ogni tiro corrisponde un indice di pericolosità. Nel grafico riportato sotto sono indicati su un asse gli xG generati per ciascun tiro costruito, sull'altro asse la percentuale di realizzazione dei tiri effettuati.

 

Anche in questo caso i dati del grafico mostrano i valori fuori scala del PSG, capace di generare 0,165 xG/tiro per una percentuale di realizzazione pari al 15% dei tiri effettuati (quindi la squadra di Tuchel soffre addirittura realizza meno di quanto produce), inoltre è la squadra con più tiri effettuati a partita (l'indicatore varia dal verde al rosso scuro in base ai tiri effettuati a partita) e con più reti realizzate (l'indicatore è di dimensioni più grandi proporzionalmente ai goal realizzati).

La squadra dopo il PSG dalla maggior produzione offensiva è il Monaco, facilitato dalla grande quantità di talento di cui dispone dalla metà campo in su (Golovin, Jovetic, Ben Yedder e Slimani su tutti, senza dimenticare il contributo di Fabregas che abbiamo visto nei paragrafi precedenti), tuttavia anche i monegaschi soffrono di una capacità di realizzazione inferiore a quella attesa, un dato che la accomuna al Lille (0,12 di xG/tiro contro il 9% di gol/tiro).

Da notare è la presenza di puntini verdi nel quadrante in basso a sinistra, ossia squadre che tirano molto ma che, prendendo in considerazione il dato di xG/tiro sotto il limite medio del campionato pari a 0,10, significa che forse lo fanno troppo scegliendo di tirare anche da posizioni in cui è meno probabile segnare: in questo gruppo troviamo Marsiglia e Montpellier, i cui valori in termini di xG e percentuale di realizzazione sono in linea con la media del campionato, e Nimes e Angers che invece hanno valori decisamente sotto la media del campionato.

Infine mi soffermo sulle due squadre presenti sulla linea media degli xG/tiro, ossia Bordeaux e Tolosa, due squadre che producono tiri con la stessa frequenza e qualità delle occasioni, ma la squadra di Paulo Sousa ha delle percentuali di realizzazione inferiori solo al PSG, mentre quella del Tolosa è pari appena al 5%, con un livello di underperformance insostenibile e che ha portato la squadra occitana a chiudere il campionato in fondo alla classifica.


ATTACCANTI DA SEGNALARE


Come abbiamo provato a fare con le squadre, andiamo ad analizzare la finalizzazione dal lato dei calciatori allo scopo di scegliete i due attaccanti che completeranno la mia formazione ideale per questa edizione della Ligue 1: la valutazione è basata sul grafico che segue che mette in correlazione la differenza tra goal attesi (gli xG) ed i goal realizzati con la qualità delle occasioni medie per ogni tiro effettuato (rigori esclusi), in questa maniera ho voluto valutare la capacità degli attaccanti di trasformare in rete le azioni costruite dalla loro squadra ma anche capire la loro capacità di essere al posto giusto al momento giusto (elemento non negoziabile per qualunque attaccante).

 

Dal grafico i profili che emergono sulla base delle valutazioni che vi ho fornito sono quelli nel quartile in alto a destra, dove troviamo gli attaccanti più prolifici ma soprattutto quelli più abili a trasformare in rete le migliori azioni costruite dalla propria squadra: avendo visto i numeri offensivi del PSG non è una sorpresa, quindi, trovare i nomi di Mauro Icardi e Kylian Mbappé tra i giocatori che si fanno trovare più pronti sotto porta (il dato di Icardi sugli xG/tiro la dice lunga sulle doti dell'ex centravanti dell'Inter in area di rigore).

Al duo del PSG il grafico ci fa notare i numeri importanti di Wissam Ben Yedder, centravanti francese arrivato al Monaco negli ultimi giorni del mercato estivo e capocannoniere del campionato assieme allo stesso Mbappè, ma soprattutto non possono non essere prese in considerazione i numeri di Moussa Dembelè, il centravanti del Lione, autore di appena 2 goal in meno dei due capo-cannonieri pur prendendosi tiri da situazioni statisticamente meno semplici, per cui è opportuno chiedersi quali numeri potrà ottenere qualora il Lione nella prossima stagione si mostrasse in grado di creare opportunità da rete migliori; degni di menzione a livello statistico ci sono Kasper Dolberg, ex centravanti dell'Ajax chiamato a ricostruirsi una fama a Nizza dopo le ultime stagioni deludenti in Olanda, ed i segnali sulla sua crescita sono parecchio incoraggianti, oltre a lui è opportuno segnalare le ottime prestazioni in fase realizzativa di Loic Remy, quasi a sopperire i vuoti realizzativi a volte lasciati dal compagno d'attacco a Lille Victor Osimhen, autore di 13 reti ma con ancora interessanti margini di miglioramento.

Infine, tra gli attaccanti che hanno mostrato ottimi numeri ma che hanno ulteriori opportunità di migliorarsi nei prossimi anni, oltre al già citato Osimhen, vorrei menzionare le ottime prestazione del "Pipa" Benedetto che ha spesso trascinato da solo il Marsiglia a suon di reti e di Adrien Honou, attaccante del Rennes che ha mostrato di sapere trovare la porta quando è chiamato in causa, resta da capire se il suo futuro è più vicino all'area di rigore avversaria o più creatore di spazi per Niang e Raphinha.

Sulla base di quanto analizzato sopra i miei due attaccanti scelti per la top 11 sono Mbappè e Ben Yedder con Icardi e Dembelè come loro backup.


RIEPILOGO DELLA TOP 11


In coda alla mia analisi sulla Ligue 1 2019/2020 terminata anzitempo, provo a riassumere la mia top 11 del campionato (backup inclusi) e provo a compararla con quella elaborata dagli algoritmi di WhoScored.

LA MIA TOP 11


Come siamo arrivati a costruire questa top 11 lo abbiamo visto nei paragrafi precedenti, la scelta del modulo è dettata anche dalla mia scelta dell'allenatore che ha espresso un calcio molto gradevole per il campionato francese, ossia il 4-4-2 del Rennes di Stephan, in cui i due esterni alti hanno facoltà di svariare sulla trequarti per poi innescare le punte e/o interscambiandosi con esse.



LA TOP 11 DI WHOSCORED


L'algoritmo di WhoScored crea la top 11 dando un peso a ciascun evento che coinvolge un singolo calciatore all'interno della partita, ad ogni evento viene dato un punteggio che va a creare una valutazione del singolo giocatore da 1 a 10, sulla base di questo calcolo la Top 11 che ne emerge è la seguente:

Fonte WhoScored
 

Guardando lo schieramento ed i giocatori scelti troviamo molte similitudini tra la top 11 da me elaborata e quella proposta da WhoScored: i centrali difensivi scelti sono Abdelhamid (che io ho scelto come backup di Djiku e Gnagnon) e Marquinhos, la quota PSG a centrocampo è presa da Gueye (anziché Verratti), mentre al suo fianco si trova Savanier del Montpellier al posto di Camavinga, per il resto le catene di fascia e la coppia d'attacco sono le stesse che avevo scelto nella mia top 11.


CONCLUSIONI


Come ogni anno la Ligue 1 mantiene intatte le proprie prerogative di un campionato in cui lo spettacolo non è la priorità mentre resta un laboratorio di primissimo livello per lo sviluppo di giovani giocatori di talento, in questo contesto a livello tattico abbiamo visto delle eccezioni come il Nizza di Vieira o il Rennes di Stephan che hanno provato a giocare un calcio di maggiore qualità o il Lille di Galtier che ha proposto una fase di non possesso meno conservativa e più orientata ad un pressing alto; questi contesti tattici hanno permesso la valorizzazione di giovani di grande interesse (di cui ho disquisito nel post) ed anche il rilancio di talenti che sembravano non mantenere le aspettative (vedi Dolberg a Nizza e Renato Sanches a Lille); la presenza di contesti e situazioni di questo genere possono creare una maggiore attrattiva per questo campionato e, anche grazie a qualche investimento di alcune nuove proprietà (vedi INEOS a Nizza, il gruppo Artemis a Rennes, lo stesso Aulas a Lione), avvicinarlo ai maggiori campionati europei in termini di competitività.

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