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Tuesday, 30 November 2021

Rubin Kazan - Dinamo Mosca: tanto talento male utilizzato


In questo weekend ho voluto seguire una partita valida per la sedicesima giornata del campionato russo tra Rubin Kazan e Dinamo Mosca, due squadre che seguo personalmente con molto interesse per la quantità di talenti che coltivano. Entrambe le compagini si schierano in campo con un'età media tra le più basse del campionato (24,8 per il Rubin, 25,3 per la Dinamo) il che ci induce a pensare che siano due squadre che cercano di puntare molto sui giovani in un contesto come quello del campionato russo che sembra alquanto stantio.

Il risultato finale di 2-3 a favore della Dinamo Mosca è servito alla squadra ospite per riproporsi in solitaria al secondo posto in classifica alle spalle dello Zenit che ha 4 punti di vantaggio, ci ha permesso di vedere all'opera alcuni talenti interessanti ma che allo stesso tempo ci ha mostrato come l'ecosistema tattico in cui giocano non è affatto ideale per uno sviluppo completo delle loro qualità; i 5 goal visti in questa partita non sono stati per nulla sintomo di una partita bella da vedere.


LE FORMAZIONI


Rubin e Dinamo si presentano a questa partita con due schieramenti sulla carta molto interessanti, con la squadra di casa schierata con un 4-1-4-1 che mette insieme una batteria composta da Bakaev, Dreyer, Haksabanovic e Kvaratskhelia ricca di importante talento individuale.

Dall'altra parte anche il 4-3-3 della Dinamo è molto interessante con un centrocampo composto dal croato Moro affiancato da Szymanski e Fomin ed un attacco con il centravanti classe 1999 Grulev affiancato dalle grandi speranze del calcio russo Zakharyan e Makarov.


POCA RICERCA DELLA MANOVRA

Nonostante la presenza di tanto talento individuale in campo, le due squadre non sono organizzate per costruire un sistema di gioco organico che possa connettere in maniera qualitativa i giocatori. Entrambe le squadre preferiscono giocare con lanci lunghi e poi cercare di sviluppare l'azione puntando sul vincere le seconde palle.

E' sufficiente osservare come nei primi 15 minuti di partita nessuna delle due squadre è riuscita a giocare palloni nella trequarti avversaria, questo a rappresentare quanto detto sopra sulle ricerca di lanci lunghi alla ricerca di duelli aerei contro i centrali avversari ed una scarsa tendenza a cercare la verticalizzazione centrale preferendo appoggiarsi sugli esterni contando sugli uno contro uno per scardinare le difese avversarie.

Ecco una situazione tipica in fase di costruzione della squadra allenata da Slutskiy: il portiere Dyupin potrebbe anche servire il vertice basso del centrocampo Hwang sul quale c'è poca pressione ed una linea di passaggio non impossibile, ma il dettame è ben definito: la soluzione è l'immediata palla lunga a scavalcare il centrocampo. Quindi non si tratta di una scelta che nasce da una pressione aggressiva della Dinamo, si tratta di una chiara scelta strategica dell'allenatore.

Il rinvio ha come target il centravanti Onugkha: la batteria dei trequartisti del Rubin scommette sulla "spizzata" del centravanti e cercano di sfruttare l'uscita dalla linea difensiva del centrale Balbuena per inserirsi alle spalle, tuttavia manca supporto sulla seconda palla qualora questa venga giocata di sponda o, come è accaduto più spesso, non sia l'attaccante a vincere il duello aereo, questo rende molto complicato attivare la grande qualità a disposizione oltre la metà campo per la squadra di Kazan.

Il dato sui passaggi progressivi da parte del Rubin è abbastanza esemplificativo della tendenza della squadra di Slutskiy: la linea di passaggio più frequente per avanzare in campo era la giocata diretta tra il portiere ed il centravanti. L'effetto creato è anche questo visibile dalle statistiche: i passaggi negli ultimi 20 metri di campo esclusi i cross in tutta la partita sono stati appena 5 ed i tocchi in area di rigore appena 8 (!), davvero una spreco con tutti quei giocatori di talento in campo.

Con riguardo alla Dinamo, la costruzione avveniva in maniera diversa ma comunque non particolarmente ricercata. Anzitutto il Rubin si limitava a coprire il centro del campo concedendo anche metri alla formazione moscovita che per questo cercava di usare le conduzioni dei centrali per rompere le linee avversarie, ma come si vede da questo esempio il Rubin mantiene un blocco basso e cerca di negare le ricezioni nelle zone centrali del campo, con le due mezzali Szymański e Fomin che cercano di proporsi nei mezzi spazi ma senza grande successo visto che vengono controllati dallo schieramento compatto degli avversari.

Per questo motivo anche la Dinamo ha cercato soluzioni dirette ma poco ben elaborate, ma è stata in grado di cercare soluzioni alternative sfruttando lo schieramento basso del Rubin per liberare il vertice basso Moro e permettergli di avere spazio per orchestrare qualche apertura sugli esterni, in particolare sull'esterno destro Makarov, uno dei talenti a disposizione di Sandro Schwarz e freschissimo ex di questa partita. L'obiettivo era quello di cercare la superiorità numerica sull'esterno con il terzino Varela, ma il Rubin rispondeva facendo tornare indietro Kvaratskhelia a negare la superiorità numerica, questo ha permesso alla squadra di casa di non essere ferita su azione manovrata ma tra calci d'angolo e falli concessi in quella zona del campo la Dinamo ha poi costruito la propria prestazione offensiva.

Il dato relativo alle fasce d'attacco mostra chiaramente come la squadra seconda in classifica nel campionato russo abbia cercato di costruire la propria gara cercando di attaccare prevalentemente sul lato destro dove il suo numero 25 poteva utilizzare il sostegno di Varela. 











LA RIFINITURA AFFIDATA ALLE GIOCATE INDIVIDUALI


In un contesto senza particolari strategie corali da parte delle due squadre spetta dunque alle giocate individuali il compito di trovare il modo di mettere in difficoltà le difese avversarie. Ed in Rubin-Dinamo di individualità ce n'erano ed ognuna ha cercato di mettere la propria firma sulla partita.

Ovviamente il primo della lista non può che essere Kvicha Kvaratskhelia, classe 2001 georgiano già sul taccuino di molti club dei principali campionati europei e con il Rubin che vuole scatenare un'asta su di lui (già si parla di richieste superiori ai 20 milioni di Euro). La sua partita è stata una dimostrazione di quanto il suo talento è in grado di creare: il marchio di fabbrica è ovviamente il dribbling, un fondamentale che emerge in maniera ancora più marcata in un contesto tattico così arido e bloccato come quello della sua squadra. L'azione personale con cui quasi dal nulla crea il goal del momentaneo 1-1 è abbastanza archetipica delle sue qualità tecniche: prima si accentra scambiando con Haksabanovic, poi con un dribbling manda a terra Varela per poi inventare un cross con il sinistro (teorico piede debole) sul secondo palo per Bakaev che completa l'opera con una bella conclusione di sinistro. Un'azione che ha mostrato tutta la qualità e la capacità di riempire l'area della squadra rosso-verde, una qualità poco sfruttata dal suo allenatore e che sarei curioso di vedere all'opera in un contesto maggiormente associativo.

Nell'azione del goal sopra menzionata si notano anche le qualità di riconoscimento ed occupazione degli spazi da parte di Anders Dreyer, classe 1998 che ha scelto Kazan per continuare la carriera dopo l'esplosione con la maglia del Midtjylland e della nazionale under 21 danese. Con il Rubin lo vediamo schierato come interno del 4-1-4-1 mentre lo abbiamo conosciuto come esterno offensivo del 4-3-3 nelle sue precedenti esperienze ed anche nelle breve apparizioni con la maglia della nazionale maggiore danese in questa stagione. Il suo marchio di fabbrica erano i tagli dall'esterno alle spalle della difesa premiati da un filtrante, adesso svolge compiti più conservativi in fase di sviluppo dell'azione e sfrutta le sue capacità di inserimento in questa maniera, dove è cruciale il suo movimento per stringere il quartetto difensivo della Dinamo e lasciare spazio a Bakaev per preparare la conclusione a rete.

Sul lato Dinamo Mosca il giocatore più interessanti è sicuramente Arsen Zakharyan, classe 2003, altro giocatore in grado di far saltare gli equilibri e, per questo, è già nel giro della nazionale maggiore. Il suo punto di forza sta nella capacità di condurre il pallone e superare di forza gli avversari, per cui siamo di fronte ad un giocatore meno tecnico ma decisamente più potente grazie alle lunghe leve delle sue gambe (pur essendo alto 180 cm, quindi non un colosso rispetto alla media dei calciatori contemporanei). Come emerge dalla heatmap e dai dati statistici si tratta di un giocatore che può giocare a tutto campo (con la Dinamo sotto nel punteggio si è addirittura posizionato come mediano a centrocampo) ed avanzare con la palla al piede; spesso lui e Fomin (la mezzala sinistra altro elemento di grande interesse) si scambiano di posizione per creare ed attaccare meglio gli spazi, tuttavia lo schieramento compatto del Rubin in questa partita non ha permesso loro di emergere al meglio.

L'altro elemento di grande livello tecnico a disposizione di Sandro Schwartz è Denis Makarov, autore del goal che ha sbloccato la partita nonché il giocatore sul quale la squadra si poggiava per creare combinazioni per accedere in area di rigore. A differenza di Zakharyan non ben supportato da Fomin, Makarov ha trovato nelle coperture di Szymanski e nelle sovrapposizioni di Varela il modo migliore per creare pericoli, tanto che è stato il giocatore della Dinamo che ha propiziato il maggior numero di ingressi in area della propria squadra (6) su azione manovrata.


CONCLUSIONI


Rubin Kazan e Dinamo Mosca dispongono entrambe di una rosa di grande prospettiva ma la sfida disputata a Kazan ha mostrato come siano due squadre che si affidano tantissimo alle qualità individuali dei propri giocatori per rifinire e finalizzare il gioco scollegando totalmente questa fase rispetto alle altre di gioco.

Entrambe le squadre non hanno mostrato alcuna voglia di prendersi rischi in impostazione, hanno attaccato con più uomini solo se costretti dal risultato; a livello tattico hanno pensato principalmente a non prendere contropiedi (le statistiche di Wyscout ne hanno conteggiato uno solo in tutta la partita). Alla fine la Dinamo ha vinta per la sua grande pericolosità sui calci piazzati (alimentati dal sinistro chirurgico su palla da fermo di Szymanski) ed anche perché pur avendo un possesso palla minore rispetto all'avversario hanno avuto un netto controllo territoriale della partita (36% del tempo speso nel terzo avversario).

Anche da questa partita, quindi, è emersa la povertà tattica del campionato russo, dove il gioco corale è poco ricercato e si lascia alla qualità individuale il compito di decidere le partite: in termini assoluti non è certamente una scelta sbagliata in principio ma al di fuori della Russia l'assenza di una strategia di gioco si paga caramente, e questo rappresenta un grosso spreco vista la qualità di molti degli interpreti a disposizione di questi club.

Friday, 11 December 2020

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 10



Quello in arrivo è un weekend con due derby che si presentando da soli come quello di Manchester e Madrid (soprattutto quest'ultimo potrebbe essere dare un indirizzo molto delineato alla Liga), mentre in Francia la rivalità tra PSG e Lione avrà un nuovo capitolo domenica sera che potrebbe sovvertire o consolidare le gerarchie del campionato francese. Oltre a questi incontri di cartello che nobilitano questo weekend calcistico, come da mia abitudine, vi consiglio altre partite meritevoli di considerazione, questa settimana le partite scelte sono 4.


MARSIGLIA-MONACO (SABATO ORE 17)


La Ligue 1 continua ad essere dopo 13 giornate molto incerta grazie ad una concorrenza che sta rendendo la vita difficile ai tentativi di fuga del PSG che domenica sera affronterà il Lione in una sfida tutta da seguire, tuttavia la partita che merita la considerazione per questo weekend è la sfida tra Marsiglia e Monaco, due squadre che con un percorso tecnico diverso e con difficoltà diverse stanno tenendo il passo delle migliori con addirittura i marsigliesi che sono la potenziale capolista del campionato viste le due partite da recuperare sulla concorrenza.

La squadra di Villas-Boas ha costruito un'identità di squadra molto solida e basata su un possesso basso molto insistito cercando di affidare la rifinitura alle giocate individuali dei trequartisti a sua disposizione (Payet, Thauvin, Sanson e Cuisance).

Dall'analisi delle passmaps delle ultime due partite di campionato (fonte Between the Posts) si nota abbastanza chiaramente la tendenza della squadra marsigliese a tenere un baricentro non troppo alto, con l'impostazione gestita dai due centrali difensivi e da Rongier con Kamara che resta basso semplicemente per dare equilibrio allo schieramento e permettere ai terzini di dare maggiore ampiezza in zone più alte del campo, per il resto sono le rotazioni dei tre uomini alle spalle di Benedetto a cercare di trovare la giocata per disordinare le difese avversarie, un sistema molto elaborato e che porta pochi giocatori ad invadere la trequarti avversaria e che sta raccogliendo dividendi in campionato in termini di risultati (come detto in premessa il Marsiglia è potenzialmente primo in classifica) ma meno dal punto di vista statistico (la squadra ha un saldo xG negativo, seppur di poco), il che significa che senza un innalzamento del livello di gioco le overperformance riscontrate finora possono portare ad una regressione dei risultati, cosa che è ben riscontrabile nelle prestazioni in Champions League, dove la squadra di Villas-Boas ha raccolto solo una vittoria nel proprio girone ed ha dovuto dunque abbandonare l'Europa.

Dall'altra parte il Monaco rappresenta un progetto di gioco molto più aggressivo e propositivo con, ovviamente il rovescio della medaglia di lasciare spazi in transizione che la espongono a livello difensivo. Il 4-2-3-1 di Kovac si trasforma in un 4-2-4 in fase di possesso o ancor meglio un 2-4-2-2 con i terzini che si alzano a livello dei due centrocampisti centrali ed i due esterni d'attacco che si accentrano nei mezzi spazi, in questo contesto trovano il loro habitat naturale Kevin Volland che è libero di muoversi su tutto il fronte d'attacco per sfruttare e creare spazi e soprattutto sta esplodendo Soufiane Diop

Come si evince dal grafico elaborato tramite i dati del sito FbRef possiamo vedere tra i giocatori nati dopo il 2000 quali sono i giocatori maggiormente creativi della Ligue 1, dove troviamo elementi già nominati dai miei post precedenti come Adli, Aouchiche, David e Gouiri, alle loro spalle ecco che si erge l'esterno offensivo del Monaco che, a differenza degli altri gioca in posizioni spesso defilate ed anche arretrate, ha messo a referto più di 3 occasioni create a partita. All'apporto di Diop si aggiunge, invece, un giocatore che di primavere alle spalle ne ha molte di più, ossia Cesc Fabregas, a cui Kovac ha affidato il ruolo di super sub nei momenti in cui la squadra necessita di trovare una certa organicità in campo, sistemato in posizione di trequartista lo spagnolo dispensa la sua sapienza calcistica e la sua tecnica ed il riconoscimento degli spazi da attaccare: la partita simbolo dell'ex Arsenal e Barcellona in questa stagione è stata la partita contro il PSG in cui entrato nel secondo tempo sullo 0-2 ha sostanzialmente da solo permesso al Monaco di ribaltare la partita.

Con questi elementi a disposizione l'ex tecnico del Bayern Monaco sta progressivamente ricostruendo una squadra in grado di tornare in zone che di classifica confacenti al blasone del club ed i propositi della proprietà, questo sta avvenendo grazie ad una strategia di gioco molto aggressiva che, nel momento in cui sarà in grado di gestire le transizioni avversarie (e, dati gli uomini a disposizione tra Fofana e Tchouaméni davanti alla difesa e Badiashile e Disasi al centro della difesa la cosa non mi sembra impossibile se viene fatto il giusto lavoro su di essi) potrebbe tornare ad essere una squadra in grado di tornare a competere per la Champions e per il campionato; questa squadra rappresenta il banco di prova, dunque, per le ambizioni del Marsiglia in una partita in cui entrambe le squadre cercheranno di avere il pallone e riconquistarlo quanto prima possibile, chi sarà in grado di uscire dalla pressione avversaria in maniera più brillante avrà la meglio in questa partita, per cui le strategie in tal senso di Villas-Boas e Kovac saranno decisive per stabilire chi avrà il comando della partita e, se equilibrio sarà, toccherà allora ai vari Payet, Thauvin, Diop Fabregas e Gelson Martins trovare la giocata per romperlo l'equilibrio.


ZENIT SAN PIETROBURGO - DYNAMO MOSCA (SABATO ORE 17)


Il campionato russo vive il suo penultimo weekend prima della pausa invernale che terminerà a fine febbraio, il bilancio, al momento, del calcio russo per club resta abbastanza povero in termini di risultati a livello europeo, con il solo Krasnodar che rappresenterà la nazione nella fase ad eliminazione diretta delle coppe europee grazie alla retrocessione in Europa League ottenuta ai danni del Rennes nel girone E della Champions League.

Tra le protagoniste negative della campagna europea delle squadre russe ci sono Zenit e Dynamo Mosca, le due squadre che si affrontano sabato in una sfida che potrebbe avere risvolti molto importanti per l'andamento di questo campionato che, come quasi tutti i campionati in Europa, vivono di grande equilibrio con le prime tre della classifica (Zenit, Spartak e CSKA) in 3 punti e un altro gruppetto di 4 squadre (Dynamo, Rostov, Lokomotiv e Sochi) distanziate tra 5 ed 8 punti dalla vetta.

Lo Zenit per il secondo anno consecutivo è uscito malamente dal girone di Champions League di cui era testa di serie mostrando ancora una volta di avere una rosa non in grado di competere a livello internazionale non ostante la presenza di nomi importanti come Malcom, Driussi ed anche lo stesso Azmoun, tuttavia la squadra di Semak ha mostrato di non avere una chiara strategia di gioco, così come mostrato in campionato, dove le individualità riescono a sopperire alla mancanza di coralità della squadra, mentre in Champions determinati giocatori non hanno mostrato di poterlo fare.

Il gioco della squadra fatica a progredire mediante uno sviluppo della manovra palla a terra, uno dei motivi è, come detto sopra, l'assenza di una reale strategia, ma il più importante è, a mio parere, la presenza di Dzyuba li davanti che spesso e volentieri viene utilizzato come target per i lanci in avanti e poter quindi lavorare sulla seconda palla o sulle triangolazioni strette con il trequartista che si inserisce. Come si evince dalle statistiche elaborate da WhoScored lo Zenit è la squadra che riesce a mettere a segno più lanci lunghi di tutti, a dimostrazione dell'importanza che ha questa mossa per il gioco della squadra di Semak.




Per la Dynamo, invece, la stagione europea è finita in maniera ancora più prematura, eliminata nei preliminari dell'Europa League, tuttavia la squadra allenata da Schwartz, come già indicato in un post dedicato nelle settimane precedenti, sta seminando un percorso che potrebbe portare a delle soddisfazioni sia in termini di risultati, sia in termini di sviluppo di elementi russi in grado di avere un valore in prospettiva migliore rispetto alla generazione attuale.



Tra i giocatori che si stanno mettendo in luce nella squadra moscovita abbiamo diversi elementi di grande interesse sotto i 23 anni: dalla grafica di WhoScored filtrata per i migliori giocatori russi del campionato aventi meno di 25 anni, troviamo ben 4 elementi della Dynamo, con l'esterno sinistro offensivo Daniil Lesovoy che ha il miglior rendimento all'interno di questa classifica che include anche il centrale difensivo Evgeniev, il terzino sinistro Dmitri Skopintsev e soprattutto la mezzala Daniil Fomin, giocatore indispensabile nel sistema di Schwartz in grado di poter giocare da centrale nel 4-2-3-1, ma anche alzarsi in zona di rifinitura nel 4-1-4-1 mostrando ottime capacità sia in fase di sviluppo che di rifinitura ma anche di finalizzazione grazie ad ottime capacità in fase di inserimento, insomma quello che si definirebbe un centrocampista completo, così come già segnalato in un mio precedente post a riguardo e che a partire dallo scorso ottobre è entrato nel giro della nazionale russa.

Insomma quella di sabato a San Pietroburgo è una sfida tra la squadra che rappresenta la massima forza del calcio russo e, dunque la più recente tradizione, e quella che sta cercando di portare un rinnovamento in termini di qualità di gioco ed individuale, a questo si aggiunge la classifica corta a dare un valore importante anche in termini di classifica.


LA FINALE DI MLS CUP (DOMENICA ORE 1.30)


Come tradizione la prima metà di dicembre è quella che assegna il titolo nella MLS e, negli ultimi anni tradizione nella tradizione è quella di trovare i Seattle Sounders a giocarsi il titolo, visto che con quella della notte tra sabato e domenica, saranno 4 finali nelle ultime 5 edizioni; a sfidare la squadra di Brian Schmetzer saranno i Columbus Crew che ospiteranno la sfida al MAPFRE Stadium.

La squadra che ospiterà la finale è giunta fin qui grazie ad un cammino netto nei playoff, frutto di uno stile di gioco molto tecnico e propositivo che ha visto la squadra allenata da Caleb Porter crescere progressivamente nel corso della stagione dopo un'annata (quella 2019) che li ha visti fuori dai playoff, tuttavia il tecnico ed il club hanno deciso di costruire una squadra adatta al tipo di gioco da voler proporre, basato sul possesso palla e su una costruzione che parta dai difensori centrali e che si sviluppi sugli esterni; in questo contesto sono stati molto utili gli arrivi di Zelaryan a supporto della punta Zardes, così come quello del centrocampista ex Atlanta Nagbe davanti alla difesa che, assieme a Artur (autore del goal della vittoria nella finale di Conference contro New England) formano un'ottima cerniera davanti alla difesa oltre ad ottime qualità di resistenza al pressing in fase di possesso, a questo si aggiunge una coppia centrale difensiva di esperienza formata da Afful e Jonathan Mensah, classe 1990, che qualcuno dalla memoria importante può ricordare da ragazzo vestire la maglia dell'Udinese.

Anche Seattle è costruita allo stesso modo, con un giocatore come Lodeiro e Cristian Roldan che sviluppano il gioco per innescare il centravanti peruviano Ruidiaz o i tagli dell'esterno offensivo Jordan Morris, tuttavia ciò che contraddistingue i Sounders è la grande forza mentale che la squadra mostra in un contesto come quello dei playoff, altrimenti sarebbe difficile spiegare la rimonta completata nei 15' minuti finali della finale di Conference contro Minnesota in cui la squadra di Schmetzer è stata in grado di rimontare da 0-2 ottenendo l'accesso alla quarta finale nelle ultime 5 stagioni. 


Avendo le due squadre uno stile molto simile in fase di possesso, dove invece vediamo la differenza è sulla fase di non possesso, dove (seppur limitatamente alle partite dei playoff fin qui disputate) si nota una maggiore aggressività dei Sounders rispetto a Columbus, dato desumibile dalla quantità di tackles effettuati dai campioni in carica contro il dato degli intercetti che vede chiaramente avanti la squadra che ospiterà questa finale che preferisce, invece, difendere con un blocco compatto chiudendo gli spazi agli avversari. E' dunque alta la probabilità di vedere una partita che si deciderà probabilmente su questo aspetto, ossia la capacità di Columbus di usare le proprie qualità in fase di possesso per superare l'aggressività di Seattle, ma ovviamente non sarà solo questo, la forza mentale e l'abitudine a queste sfide da parte della squadra di Schmetzer potrebbe essere la chiave di volta anche per questa finale, per cui Columbus dovrà restare in partita ed imporre il proprio gioco fino alla fine per portare a casa la MLS CUP. 


ATALANTA-FIORENTINA (DOMENICA ORE 15)


La Serie A mette in scena nel weekend un turno in cui non sono previsti scontri diretti, per cui potrebbe essere l'occasione per dare una prima scrematura delle posizioni in vetta alla classifica ed iniziare ad allungarla: per questo molte sfide rappresentano appuntamenti cruciali per molte protagoniste del campionato, una su tutte è l'Atalanta di Gasperini che ha raggiunto in settimana il secondo passaggio consecutivo alla fase ad eliminazione diretta della Champions League e che adesso proverà a riaccodarsi alle zona alte della classifica anche in campionato.

La squadra di Gasperini è alle prese con un processo (non so quanto voluto) di trasformazione del modo di giocare della squadra, decisamente meno aggressivo e dai ritmi più blandi rispetto alle scorse stagioni: sono tante le ragioni che hanno portato a questa situazione ma opinione personale è che il passaggio così breve tra il quarto di finale contro il PSG e l'inizio della nuova stagione abbia svuotato fisicamente e psicologicamente la squadra che fatica a reggere i ritmi di lavoro dello staff di Gasperini, generando quindi una condizione deficitaria in molti interpreti (vedi Zapata e Papu Gomez su tutti) che va ad influire sull'esecuzione dei meccanismi ormai oliati da 5 anni, non è un caso che gli elementi che meglio stanno facendo in questo periodo sono Romero e Pessina, ossia i due elementi di novità nella rosa in questa stagione.

Nella partita vinta in settimana contro l'Ajax e che è valso il passaggio agli ottavi di Champions si nota come la squadra bergamasca si difenda ormai con un blocco compatto e medio-basso (nel fermo immagine trovate tutti i 10 giocatori di movimento) senza però perdere la specificità dell'orientamento sull'uomo, anche il dato del PPDA conferma questo nuovo approccio dei nerazzurri, con un valore di 9,66 che la assesta in una posizione di metà classifica in questa specifica statistica.



Ad affrontare questa "nuova" Atalanta ci sarà una squadra che cambia sempre pelle ma senza cambiare il senso della propria stagione, ossia la Fiorentina, prima ed unica squadra (al momento) ad aver cambiato allenatore in serie A in questa stagione. Il passaggio da Iachini a Prandelli non ha ancora portato a dividendi in termini di risultati, tuttavia il tecnico di Orzinuovi sta cercando di portare dei cambiamenti in termini di mentalità ancor prima che tattici, prediligendo un calcio fatto di possesso palla (d'altronde con la miriade di giocatori tecnici che si ritrova in rosa il calcio reattivo e di transizioni di Iachini comprimeva molto le qualità di molti elementi) ma soprattutto un orientamento all'uomo in fase di non possesso per cercare di recuperare rapidamente il possesso.

Come si evince da quanto elaborato dal sito Understat dal momento dell'insediamento di Prandelli la squadra viola è al terzo posto in termini di PPDA, a conferma che almeno questo cambio di strategia sta raccogliendo i suoi frutti, in molti potrebbero obiettare il fatto che l'aver giocato due partite interne contro Benevento e Genoa possa aver influito sul dato, ed invece anche nella partita di San Siro contro il Milan l'indice PPDA (7,92) è in linea con la media di queste tre partite (7,86). Indubbiamente ciò che è mancato alla squadra fiorentina in queste partite è la capacità in fase di rifinitura e finalizzazione, dove sinceramente continuo a vedere grosse difficoltà a far coesistere Ribery e Castrovilli che tendono ad occupare la stessa porzione di campo piuttosto che creare una catena con Biraghi, così come restano un mistero le prestazioni delle punte a disposizione di Prandelli (Vlahovic, Cutrone e Kouame), per cui staremo a vedere come e se Prandelli riuscirà a trovare una quadratura a questo cerchio che sembra tutt'altro che perfetto.

Questo Atalanta-Fiorentina, dunque, rischia di essere una partita giocata con strategie opposte rispetto a quelle viste negli ultimi precedenti, con una Fiorentina che potrebbe essere, stando a questi recenti sviluppi della strategia di gioco, maggiormente aggressiva contro un' Atalanta, invece, maggiormente attendista, per questo la sfida del Gewiss Stadium è la partita tatticamente e tecnicamente più stimolante di questa giornata.

Friday, 6 November 2020

Consigli per il weekend calcistico Stagione 20/21, ep. 7

Photo Credit - Instagram @AcMilan

Photo Credit - Instagram @HellasVerona


Questo weekend vedrà il termine della seconda fase di questa stagione prima di una nuova pausa per le nazionali che aggiungerà problematiche nella gestione dei casi di COVID tra calciatori, intanto prima di cedere il passo alle nazionali, il weekend a venire presenta un calendario davvero di primo livello con scontri di alta classifica in Premier League con la sfida tra Manchester City e Liverpool (o tra Guardiola e Klopp se preferite), il Der Klassiken in Germania con l'incrocio tra Bayern Monaco e Borussia Dortmund, appaiate in vetta alla classifica, fino alla sfida Juventus-Lazio in serie A che negli ultimi anni ha rappresentato molto per le fortune delle due squadre; per queste partite farò delle analisi nella prossima settimana, mentre in questo post, come da mia scelta in questa stagione, proverò ad orientarmi su una proposta "alternativa".


PREMIER LEAGUE RUSSA, DYNAMO MOSCA - LOKOMOTIV MOSCA (DOMENICA ORE 17)


La Lokomotiv Mosca è una delle compagini russe che meglio si stanno disimpegnando in Champions League, dopo il pareggio di Salisburgo e dopo essere stata ad un passo dal fare risultato anche contro il Bayern, è riuscita anche a fermare l'Atletico Madrid, mantenendo aperte, quanto meno a livello teorico, delle speranze di qualificazione agli ottavi o, quanto meno, continuare il proprio cammino europeo in Europa League.

L'andamento in campionato, invece, della formazione allenata da Nikolic, sembra essere meno brillante, come se l'impegno in Champions stia sottraendo energie nervose alla squadra, questo ha portato a due sconfitte consecutive che hanno allontanato i ferrovieri dalle zone alte della classifica (settimo posto con 21 punti, -7 dalla capolista CSKA Mosca) ma soprattutto un'involuzione in termini di proposta di gioco.

Il contesto del campionato russo è senza dubbio differente e richiede piani partita praticamente opposti rispetto a quelli in Champions, è sufficiente vederlo mediante il dato del possesso palla (vedi grafico a fianco, basato sui dati presenti sul database FbRef, fonte dati StatsBomb), nel campionato russo la Lokomotiv è chiamata a "fare" la partita mentre in Champions sono gli avversari ad avere l'iniziativa, questo costringe Nikolic a variare l'assetto di partita in partita.
Nella partite contro squadre che giocano chiudendo il centro del campo e tengono il baricentro basso la squadra mostra grossi limiti nel risalire il campo, nessuno dei due centrali difensivi si prende la responsabilità di condurre il pallone al fine di attrarre la prima linea di pressione e liberare il regista Kulikov (uno degli elementi autoctoni più interessanti della squadra) dalla gabbia in cui gli avversari lo chiudono (o, come accaduto nell'ultima partita contro il Sochi, dalla marcatura a uomo).

La trasferta sul campo della Dynamo Mosca arriva contro una squadra meno passiva in fase di non possesso (PPDA pari a 9,84) ma tendenzialmente molto verticale in fase di possesso (non ama particolarmente mantenere il pallone, possesso palla medio pari a 49,7%).

A mio parere l'uomo chiave è il centrocampista Daniil Fomin, classe 1997, che rappresenta l'equilibratore del 4-2-3-1 della squadra, i suoi movimenti in fase di possesso trasformano lo schieramento in un 4-1-4-1 andando ad occupare la zona di rifinitura (vedi immagine a fianco).






In fase di prima pressione, che è basata su marcature a uomo, Fomin si alza (come nell'immagine a fianco) qualora l'avversario si disponga con il doble pivote, oppure si abbassa accanto all'altro centrale del 4-2-3-1 Kabore qualora l'avversario mandi più giocatori in zona rifinitura.






La sfida dell'avveniristica VTB Arena rappresenta una sfida che può determinare il proseguimento della stagione per le due squadre, per la Lokomotiv un'altra sconfitta comporterebbe un ulteriore allontanamento dalle zone alte della classifica, per la Dynamo, dopo un inizio di stagione segnato dall'eliminazione dai preliminari di Europa League per mano della Lokomotiv Tbilisi, proseguire la serie positiva vincendo il derby contro i ferrovieri, potrebbe aprire prospettive interessanti per una squadra che, data la relativamente giovane età della rosa, può essere molto utile seguire.


MAJOR LEAGUE SOCCER, LOS ANGELES FC - PORTLAND TIMBERS (LUNEDI', ORE 00,30)


Altro elemento di interesse per questo weekend calcistico è il termine della regular season nella MLS (il Decision Day): anche il campionato americano la cui stagione, ricordiamolo, si gioca sull'anno solare (da marzo a dicembre) è stata influenzata dalla pandemia globale, ragione per la quale la stagione regolare è stata dimezzata (23 partite anziché le canoniche 34) e, in parte, disputata all'interno della bolla di Orlando, al pari dei più quotati omologhi della NBA. dove è stato disputato un torneo le cui partite dei gironi eliminatori assegnavano punti anche per la classifica del campionato: a vincere questo torneo, ribattezzato MLS is back, sono stati i Portland Timbers, 

Nella notte tra domenica e lunedì le due Conferences determineranno la classifica finale della competizione che genererà le griglie per i playoff: le posizioni più ambite al momento sono le prime 6, nel momento che le squadre tra la settima e la decima posizione si dovranno scontrare in un ulteriore turno di play-in  per determinare chi affronterà le prime due classificate (sulla base del seeding delle vincitrici dei play-in, per esempio se vincono la settima e l'ottava, quest'ultima affronterà la prima, l'altra affronterà la seconda e così via).

La lotta per il primo posto generale (il Supporter's Shield) è una lotta a due tra Philadephia ed i vice-campioni in carica di Toronto che si giocheranno, tra l'altro, le prime due posizioni anche nella Eastern Conference; nella Western Conference, invece, la lotta per i primi posti è circoscritta a 3 squadre, ossia i campioni in carica di Seattle, i sorprendenti Sporting Kansas City e gli stessi Portland Timbers; la conference ad Ovest della MLS è stata dominata, negli ultimi anni, dei Los Angeles FC, ambiziosa franchigia nata nel 2018 che quest'anno, però, ha faticato oltremodo a causa dell'assenza per quasi tutta la stagione del suo elemento più rappresentativo, ossia il messicano Carlos Vela.

Per questa ragione lo scontro tra Los Angeles FC e Portland rappresenta un interessante finestra su ciò che potrebbe accadere nei prossimi playoff e capire quanto realmente Portland possa essere una  reale contender nei prossimi play-off.

Il grafico che ho elaborato utilizzando i dati presenti su FbRef ed elaborati da StatsBomb ci mostrano come Portland sia una squadra che sta oggettivamente ottenendo più di quanto prodotto sul campo, in particolare il saldo positivo della differenza reti non è seguito dal dato relativo alla differenza sugli xG, dove la squadra allenata da Savarese ha, addirittura, un saldo negativo; al contrario, invece, la formazione allenata da Bob Bradley è seconda solo a Seattle in termini di differenza negli xG e, pur mantenendo un saldo positivo in termini di differenza reti, quanto raccolto non è in linea con quanto effettivamente prodotto. Sostanzialmente ci possiamo sbilanciare nell'affermare che Los Angeles gioca meglio di Portland e possiede valori tecnici superiori, tuttavia i risultati danno ragione alla franchigia dell'Oregon.

Anche il tipo di calcio espresso dalle due squadre è molto diverso, in particolare Los Angeles ama avere il controllo del pallone e cercare la zona di rifinitura mediante alcuni principi di calcio posizionale e mediante le rotazioni degli elementi più offensivi, sostanzialmente lasciando che i tre davanti del suo 4-3-3 si muovano liberamente supportati dai due terzini che si alzano per dare ampiezza; inoltre la squadra di Bradley cerca di recuperare il pallone quanto più in avanti possibile (infatti è la squadra che esercita il maggior numero di pressioni nella trequarti avversaria).
Dall'altra parte Portland è una squadra dall'atteggiamento molto più attendista basato sul 4-4-2 atto a coprire il centro in fase di non possesso per poi trasformarsi in un 4-2-3-1 in fase di possesso: il leader tecnico della squadra è il trequartista argentino Diego Valeri, scuola Lanus, classe 1986 e sostanzialmente uomo-franchigia con i suoi 84 goal e 87 assist in 8 stagioni, con una media, quindi, di una doppia doppia (usando un termine cestistico) in MLS.

Come ben si intuisce sarà una partita di grande interesse vista la differenza di visione di gioco delle due squadre ed un modo molto utile per capire con quali ambizioni queste due squadre si presenteranno ai prossimi play-off.


LIGUE 1, NIZZA-MONACO (DOMENICA ORE 17)


Il campionato francese nel weekend giungerà alla decima giornata e sarà una giornata che potrebbe avere un grande impatto per la classifica, sia perché avremo lo scontro interessantissimo al vertice tra il PSG ed il Rennes ma anche due sfide molto sentite come il derby del Rodano tra Lione e Saint-Etienne, partita delicatissima per i Verts reduci da cinque sconfitte consecutive, ed anche il derby della Costa Azzurra tra Nizza e Monaco, match che promette molto spettacolo.

Alla due squadre ho già dedicato due post molto recenti da cui si evince che lo stile delle due squadre è molto simile come principi di gioco e con pregi e difetti facilmente riconoscibili a cui i due allenatori stanno cercando di mettere mano.

Da una parte abbiamo il Nizza che, seppur quarto in classifica, non ha mostrato di essere una squadra brillantissima ed in grado di essere particolarmente pericolosa specie se relazioniamo lo sforzo produttivo con il dato del possesso palla (56,6% di media), questo a causa delle difficoltà che la squadra si porta dallo scorso anno nel guadagnare campo.

La pesante sconfitta subita in Europa League due settimane sul campo del Leverkusen (6-2) ha costretto Vieira nelle partite successive a rivedere determinati meccanismi, specie in fase di non possesso, con un atteggiamento molto più conservativo in modo da cercare di attirare qualche giocatore avversario in più in zone più avanzate del campo per poterlo guadagnare più velocemente una volta riconquistato il pallone: sotto questo aspetto un valore molto importante assume il ruolo degli esterni del 3-5-2/3-4-3 con Hassane Kamara a sinistra e Atal o Lotomba a destra serviti in maniera più diretta in zone più avanzate del campo per innescare pericolose catene laterali in fase di possesso, una mossa che contro Lille e Angers ha portato a 4 punti, staremo a vedere quanto funzionerà contro il Monaco.


Da canto suo, invece, la squadra monegasca ha gli stessi problemi in termini di equilibrio, soprattutto nella gestione delle transizioni difensive, ma a livello offensivo mostra un livello qualitativo molto elevato, tanto da essere la terza squadra del campionato per xG prodotti (15,2), per tiri effettuati (15,67 a partita), per possesso palla (60,9%) e per tocchi negli ultimi 30 metri, insomma tutti tratti distintivi di una squadra che cerca di dominare le partite con grande qualità con il 4-3-3 di Kovac che consolida il possesso quanto basta prima di sfruttare la velocità del suo tridente offensivo, in particolare la connection tra Volland e Ben Yedder sta progressivamente migliorando e, coadiuvata da Gelson Martins, è in grado di creare giocate ad alto livello spettacolare come questa.




Nizza e Monaco, dunque, oltre alla loro rivalità, metteranno in campo valori tecnici e tattici di alto livello e, allo stesso tempo, non sempre in grado di saper coprire gli spazi nella propria metà campo, per cui la lotta starà tutta negli aggiustamenti che le due squadre cercheranno di fare per avere il controllo della partita, ossia chi farà di tutto per averlo e chi, invece, scenderà a patti rinunciando al controllo della palla.


SERIE A, MILAN-VERONA (DOMENICA, ORE 20,45)


Il programma del weekend della serie A si chiuderà domenica sera a San Siro con un impegno probante per la capolista del nostro campionato: il Milan di Pioli proverà ad ottenere la sesta vittoria in sette partite ma al Meazza arriva una squadra pronta a mettere alla prova i meccanismi della formazione rossonera, ossia il Verona di Juric.

Ciò che accomuna le due squadre è che nelle aspettative di inizio stagione entrambe erano attese al varco dopo il clamoroso rendimento dei rossoneri dopo il lockdown e dopo la sorprendente stagione dei gialloblu nella scorsa stagione, ed invece la classifica ci dice che le due squadre si affronteranno in uno scontro tra due squadre al vertice, al primo posto del Milan si contrappone il quinto posto della squadra di Juric a 5 punti di distacco dai rossoneri.

La stagione del Milan sta seguendo la scia di quanto visto nella seconda parte della scorsa stagione e che ha portato la dirigenza rossonera a lasciare in un cassetto il progetto Rangnick e lasciare carta bianca al progetto Maldini-Massara con Stefano Pioli in panchina che ha deciso, giustamente, che la strada maestra è il 4-2-3-1 il cui scopo è quello di riempire la zona rifinitura avversaria da dove invadere l'area avversaria con più uomini.

Nell'esempio dell'azione del goal di Kessie domenica scorsa contro l'Udinese, il Milan attacca l'area di rigore con ben 6 uomini, in più va fatta notare la posizione di Ibra, autore dell'assist e quella di Leao a centro area, i due giocatori spesso si scambiano di posizione togliendo punti di riferimento alle difese avversarie, un elemento che potrebbe mettere in seria difficoltà il sistema di marcature a uomo del Verona; portare i due terzini, le due ali ed uno dei centrocampisti centrali ad invadere l'area avversaria è una delle costanti di gioco di questo Milan e che rende, inoltre, possibile una presenza sufficiente di giocatori per effettuate una immediata ri-aggressione qualora l'avversario sia in grado di riprendere possesso del pallone (testimoniato dal 9,06 di indice PPDA).

Il sistema del Verona di Juric sarà un test davvero importante per la formazione rossonera, tanto più dopo la pesante sconfitta in Europa League contro il Lille, dove la squadra francese ha abbozzato alcuni principi di pressione uomo su uomo specie sulla prima costruzione del Milan per poi chiudere gli spazi in zona di rifinitura; i concetti della squadra di Juric, ovviamente, sono molto più estremi con le marcature individuali a tutto campo e poi la solita costruzione delle catene laterali in fase di possesso.

Uno dei meccanismi offensivi che il Verona utilizzerà per far male al Milan è quello di utilizzare il lato debole, situazione che vediamo molto di frequente quando una squadra schierata con il 3-5-2 affronta una squadra schierata con una difesa a 4; il fermo immagine qui a lato è preso dall'azione che ha portato al goal del 3-1 nella partita giocata lunedì scorso contro il Benevento: pallone giocato sulla catena di sinistra, invasione dell'area di rigore con più uomini (in questo caso Barak e Kalinic) ed inserimento dell'esterno opposto sul secondo palo (in questo caso Lazovic), una opzione che abbiamo visto spesso lo scorso anno con Lazovic che crossava da sinistra e Faraoni che finalizzava da destra (proprio in Milan-Verona dello scorso anno abbiamo visto questa tipologia di azione), a dimostrazione che i meccanismi di Juric bypassano anche i singoli interpreti.

Se i gialloblu saranno in grado di tenere alta l'intensità contro un Milan apparso leggermente in calo nelle ultime prestazioni ci potremo aspettare una partita con la squadra di Pioli in seria difficoltà dove dovrà mostrare soprattutto a livello mentale quali traguardi la squadra può ottenere in questa stagione; dall'altra parte il sistema di duelli individuali che Juric metterà in piedi potrebbe scontrarsi con il tasso tecnico di cui dispone la formazione rossonera, ed onestamente ci sono due duelli che sono molto ma molto curioso di osservare: uno è quello generazionale e fisico tra Zlatan Ibrahimovic e Mattia Lovato, l'altro a centrocampo tra Ismael Bennacer e Ivan Ilic, due giocatori pronti a svolgere un ruolo da protagonista in questo calcio.

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