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Friday, 8 April 2022

West Ham e Lione non sono riuscite a superarsi


Il sorteggio dei quarti di finale dell'Europa League ha messo di fronte West Ham e Lione, un incrocio molto complicato per due formazioni con differenti stili di gioco e che vengono da un approdo a questo punto della competizione frutto di due ottavi di finale parecchio tirati contro Siviglia e Porto, due squadre che non necessitano ulteriori presentazioni sul palcoscenico europeo.

Da una parte la corazzata costruita da David Moyes che unisce giocatori di grande tecnica ad un'ossatura formata da giocatori sottratti al mezzofondo, dall'altra parte i francesi che puntano sulla fisicità nella metà campo difensiva e su un gran numero di giocolieri nella metà campo offensiva.

E' stata una partita prima molto tattica, con entrambe le squadre che hanno cercato di imporre il proprio contesto senza riuscirci e poi una sfida di mosse e contromosse tra i due allenatori dettata dalla prematura espulsione di Cresswell alla fine del primo tempo. Una situazione che giustifica, alla fine, i numeri finali relativi al volume di gioco creato.



LE FORMAZIONI INIZIALI

Le differenti strutture delle due squadre sono già ben riconoscibili dagli undici di partenza: sia Moyes che Bosz schierano le rispettive formazioni con un 4-2-3-1 di partenza, ma con diverse caratteristiche, soprattutto in relazione alle scelte dei giocatori di attacco.


L'allenatore scozzese parte con Antonio riferimento avanzato supportato da un giocatore di gamba come Bowen che parte da destra, mentre Fornals e Benrahma rappresentano il supporto in termini di inventiva. Confermatissima la coppia Rice-Soucek a metà campo, in difesa sono Zouma e Dawson a proteggere la porta di Areola.

Per il Lione, invece, tanta sostanza e tanta fisicità in mezzo al campo con la coppia Thiago Mendes-Ndombele, mentre alle spalle di Dembèlè agiscono tre numeri 10 per caratteristiche come Faivre, Paqueta e Aouar. Tanti muscoli anche in difesa con Boateng e Lukeba coppia centrale e Malo Gusto terzino destro con Emerson Palmieri a sinistra.


DUE MODI DIVERSI DI RISALIRE IL CAMPO

Il West Ham ed il Lione per tutto il primo tempo hanno tentato di giocare la partita basandosi sui propri punti di forza; gli inglesi hanno cercato una risalita del campo più diretta, sfruttando il lavoro di Michail Antonio, la squadra di Bosz, invece, ha cercato di avanzare centralmente cercando di portare più giocatori tra le linee per poi tentare rapide combinazioni.

Il piano A di Moyes era quello di cercare di sfondare sul lato sinistro usando l'asse Cresswell-Benrahma: per creare questo tipo di situazione abbassava in costruzione Rice sul lato di Zouma permettendo al terzino sinistro di salire. In questo esempio sale a destra anche l'altro terzino Fredericks, tuttavia questa opzione è stata messa nel cassetto visto che grazie ai raddoppi di Faivre o Thiago Mendes, ne Benrahma ne Cresswell sono stati in grado di vincere duelli contro Malo Gusto, un classe 2003 che sta mostrando di essere un difensore di altissimo livello al pari del centrale Lukeba, classe 2002. ad ulteriore dimostrazione di cosa è capace di sfornare continuamente il settore giovanile del Lione. 

Ma ovviamente il West Ham ha un piano B di altissimo livello, ossia quello di giocare su Michail Antonio: il centravanti che da questa stagione ha deciso di vestire la maglia della nazionale jamaicana è spesso e volentieri usato come punto di riferimento per una strategia di attacco più diretta. Ovviamente giocare in maniera diretta non significa necessariamente buttare la palla a casaccio in avanti, cosa che nelle discussioni manichee di oggi si sente spesso dire, bensì saltare le linee di pressione avversarie per poi sistemare la squadra in modo tale da essere messa meglio in campo nel terzo di campo avversario. Qui vediamo Soucek che si abbassa per attirare verso di se Ndombele (i due si sono seguiti ed inseguiti a vicenda nel corso della partita in un duello molto appassionante) permettendo a Dawson di avere una traccia diretta in avanti.

Una volta che la palla raggiunge il numero 9 degli Hammers, la struttura della squadra è già pronta a fornire soluzioni: in questo esempio Fornals è pronto a ricevere il passaggio di sponda con una discreta quantità di spazio avanti a se. Tuttavia, nonostante si creassero le giuste condizioni per costruire qualcosa di buono, la forza fisica di Thiago Mendes e dei difensori del Lione ha sempre negato che queste potenziali opportunità si tramutassero in reali situazioni di pericolo. Il dato generale dei duelli difensivi della squadra di Bosz parla chiaro, con quasi tutti i duelli difensivi avvenuti nella fascia centrale del campo vinti.

Il sistema di costruzione del Lione, invece, è abbastanza identitario dello stile di gioco imposto da Peter Bosz: l'azione parte sempre da dietro con la linea difensiva che si dispone in ampiezza ed i due centrocampisti centrali che cercano di disporsi in modo da attirare la pressione avversaria e disordinare lo schieramento avversario. Spesso e volentieri questo modo di impostare il gioco da parte dell'allenatore olandese lo ha portato a rendere le proprie squadre poco verticali rendendo riconoscibili le passmaps delle sue squadre per la marcata propensione della circolazione ad U del pallone tra i quattro difensori. Con l'arrivo di Ndombele a gennaio, tuttavia, il Lione possiede una carta in più per avanzare il campo mediante le conduzioni palla al piede del giocatore cavallo di ritorno nella città dei due fiumi dopo la deludente parentesi al Tottenham (che tuttora ne detiene il cartellino).

L'obbiettivo dei possessi prolungati della squadra francese stava nel cercare, appunto, un varco in cui trovare modo di giocare la palla alle spalle delle linea di centrocampo del West Ham e sfruttare i movimenti in profondità di Dembelè per tenere bloccata la linea difensiva avversaria. Così in fase di sviluppo dell'azione, la zona rifinitura (ossia lo spazio tra difesa e centrocampo avversario) veniva occupata da Faivre e Aouar che si accentravano per poter combinare con Paquetà ed arrivare in porta mediante combinazioni veloci. Il West Ham rispondeva stringendo le due linee per ostacolare queste combinazioni, inoltre la linea difensiva si comportava bene nel tenere Dembèlè lontano dall'area di rigore mediante il lavoro dei due centrali o accompagnando i suoi scatti in profondità per poi lasciarlo andare in fuorigioco; i terzini, invece, stringendo, facevano in modo di aiutare i centrocampisti a contrastare le giocate dei trequartisti del Lione.

LA POSIZIONE DI PAQUETA IL PRINCIPALE ENIGMA PER IL WEST HAM

In una partita in cui le due squadre hanno cercato di affrontarsi a viso aperto ma in cui la fisicità e l''organizzazione difensiva fanno da padrona, è molto probabile che siano le transizioni a decidere l'andamento, ed alla fine un dettaglio in questa fase di gioco ha permesso al Lione di trovare il modo di inclinare la partita dalla propria parte. Questa mossa è stata la posizione di Paqueta tra le linee.

Quando il Lione si abbassava in fase di non possesso, il suo schieramento era un 4-4-1-1 in cui il brasiliano ex Milan si posizionava tra i centrocampisti e Dembèlè, una situzione che, in caso di palla recuperata, lo rendeva il primo riferimento in caso di transizione sfruttando quella posizione come smarcamento preventivo tra centrocampo e difesa del West Ham.

Questa situazione si è più volte proposta nel corso del primo tempo ed è stata l'origine delle situazioni potenzialmente più pericolose a favore della squadra di Bosz. Qui troviamo un esempio, con Soucek che essendo avanzato lascia uno spazio in cui il brasiliano va a posizionarsi preventivamente, così su una palla recuperata dai suoi compagni può ricevere un pallone con tanto spazio davanti per poter servire in verticale Dembèlé, l'azione sarà sventata da un'uscita tempestiva di Areola. E proprio il posizionamento alle spalle dei centrocampisti di un trequartista porterà alla situazione che ha delineato il contesto nel secondo tempo, ossia l'espulsione di Cresswell: una ricezione questa volta di Aouar in zona rifinitura permette al Lione di mandare in profondità il proprio centravanti che viene fermato dal terzino sinistro del West Ham con un fallo degno di cartellino rosso diretto secondo il direttore di gara. Che si sia d'accordo o meno con la scelta dell'arbitro, nel secondo tempo Moyes deve trovare delle soluzioni alternative.

LE MOSSE DEL SECONDO TEMPO

Con il West Ham in dieci uomini la scelta di Moyes è stata quella di abbassarsi fino al limite della propria area di rigore, compattare le linee di difesa e centrocampo per non permettere ricezioni ai trequartisti e costringere il Lione ad andare esternamente a cercare cross fagocitati dai centrali difensivi.

Ecco la situazione standard della prima fase del primo tempo: Moyes fa entrare Johnson al posto di Benrahma per coprire il buco lasciato dall'uscita di Cresswell ed in questa maniera isola Antonio davanti non potendo più connettersi con Fornals dirottato sull'ala sinistra. Il West Ham si abbassa fino al limite della propria area stringendosi e compattandosi ulteriormente rispetto al primo tempo. Volutamente la squadra di casa concede al Lione esclusivamente le vie esterne, costringendo i francesi a cercare la via del cross come unica soluzione per rifinire l'azione, senza successo viste le abilità sui palloni alti della squadra di Moyes.

La contromossa di Bosz è arrivata dopo il goal del West Ham (giunto su due errori individuali in impostazione da parte del Lione), con l'ingresso di Tetè e Toko-Ekambi in modo da avere giocatori adatti a sfruttare al meglio quell'ampiezza concessa dalle scelte di Moyes. Ed è stata proprio una giocata dell'ex giocatore dello Shakhtar a creare il panico nella difesa degli Hammers con un cross teso che Fredericks non è risucito a gestire permettendo a Ndombele di trovare una facile conclusione a rete. Nell'azione del goal del pareggio è evidente l'importanza del dribbling di Tetè che gli permette di giocare il pallone alle spalle della linea difensiva del West Ham che, quindi, ha difficoltà ad assorbire l'inserimento di Ndombele che sfrutta la situazione per depositare in rete. 

CONCLUSIONI

West Ham e Lione sono entrate in campo con l'obiettivo di giocarsi le proprie possibilità di vittoria usando i rispettivi punti di forza, tuttavia per buona parte del match, seppur riconoscibili, queste trame non sono state in grado di superare le disposizioni difensive avversarie. Per questo motivo lo 0-0 dell'intervallo è stato specchio di quanto sopra.

Per cui in situazioni così equilibrate serve una situazione specifica per sbloccare l'empasse e sicuramente l'espulsione di Cresswell ha cambiato i piani delle due squadre, soprattutto quelli del West Ham che a quel punto si è affidata in toto alla propria solidità difensiva per rinviare il discorso qualificazione riuscendoci.

Per il Lione, invece, restano le buone impressioni destate dal piano gara voluto da Bosz e la mossa di lasciare Paqueta alle spalle dei centrocampisti in fase di non possesso si è rivelata la mossa tattica migliore della partita. Inoltre il tecnico olandese è stato anche bravo a sfruttare le risorse presenti in panchina per risolvere il quesito tattico impostogli da Moyes nel secondo tempo. 

Al ritorno vedremo sicuramente un'altra gara molto equilibrata in cui vedremo nuovamente scontrarsi gli stili di questi due allenatori, ed ancora una volta servirà un dribbling riuscito o un errore individuale a decidere la partita. 

Monday, 15 March 2021

Manchester United - West Ham, il disagio del dover attaccare


Il programma della domenica della Premier League prevede un epilogo di grandissimo interesse dato che ad affrontarsi sono il Manchester United ed il West Ham, due squadre di grandissima tradizione nella patria che ha inventato il calcio e che oggi rappresenta un incrocio di storie molto interessante.

La partita di oggi, infatti, come già anticipato nella mia preview pubblicata venerdì, vede il ritorno di Moyes ad Old Trafford: non che sia la prima volta per il primo successore di Sir Alex Ferguson di tornare nel luogo del suo grande fallimento da allenatore, ma oggi rappresenta sicuramente la prima volta da quando la sua carriera è tornata ad essere brillante: il suo West Ham è la grande sorpresa di questo campionato e viene a Manchester a mostrare tutto il proprio valore per capire se può davvero presentare una candidatura per la prossima Champions League.

Come previsto, è stata una partita molto fisica e con pochi spazi per vedere giocate offensive di un certo livello: Moyes ha cercato di impostare una partita difensiva per cercare di scoprirsi alla distanza e sfruttare la stanchezza degli avversari: il piano non ha sortito gli effetti sperati, non ostante la squadra di Solskjaer fosse esausta sul finale di partita, gli Hammers non sono stati in grado di scalfire la tenuta difensiva dello United che ha portato a casa i 3 punti grazie ad un autogoal di Dawson sugli sviluppi di un calcio d'angolo.


LE FORMAZIONI


Molte assenze formate da ambo i lati: Solskjaer deve fare a meno di buona parte del suo attacco con Martial che si aggiunge a Cavani nella lista degli assenti, anche a centrocampo le cose non vanno meglio con Pogba e Van de Beek infortunati; dall'altra parte Moyes deve rinunciare al suo uomo più in forma, ossia Jessie Lingard, inutilizzabile a causa dell'accordo di prestito con il Manchester United.

Il tecnico norvegese sostanzialmente schiera la stessa formazione che giovedì scorso ha pareggiato contro il Milan in Europa League e che, con ogni probabilità, sarà la stessa che si presenterà a San Siro giovedì prossimo. Lo schieramento è un 4-2-3-1 con Fred che riprende il posto in mediana accanto a McTominay, davanti ritorna anche Rashford rinviando dunque l'esordio da titolare di Amad Diallo.




Dall'altra parte Moyes ritorna alla difesa a 3 con il classe 2000 Ben Johnson riproposto esterno a sinistra coperto da Cresswell, a centrocampo il tecnico scozzese inserisce un centrocampista in più, ossia il capitano Mark Noble, in attacco Michail Antonio viene affiancato da Jarrod Bowen. 


CHI HA FATTO LA PARTITA

Manchester United e West Ham sono due squadre che sono a loro maggiore agio quando è l'avversario ad avere la palla: non è un segreto che la maggior parte delle vittorie del Manchester United quest'anno siano arrivate quando hanno avuto meno del 50% del possesso, così come si sa bene quanto Moyes abbia lavorato principalmente nel tenere una squadra dal baricentro basso e che copra al meglio la propria area di rigore, un grosso punto debole della squadra sotto la gestione Pellegrini.

Fonte heatmap WhoScored
Uno dei temi più attesi della vigilia era capire chi si sarebbe trovato costretto a dover avere il controllo del possesso ed anche la supremazia territoriale, sono bastati pochi minuti per capirlo: il 5-3-2 del West Ham non lasciava adito ad equivoci, sono i Red Devils a dover fare la partita e questo è stato il leit motif di tutto il primo tempo, terminato con un possesso palla del 65% a favore della squadra di Solskjaer ed una supremazia territoriale ben visibile dalle heatmap qui a fianco.

Tuttavia questa è la tipica situazione in cui lo United fatica a fare gioco e, soprattutto, ad attivare le frecce nel proprio arco: Rashford, James e Greenwood danno il proprio meglio se lanciati in velocità, giocando da fermo perdono molto del loro potenziale.

Per cercare di ovviare a questa situazione Soskjaer ha cercato delle modifiche nell'assetto della squadra in fase di possesso, proprio in modo tale da trovare il modo per stanare il West Ham: questo avveniva mediante uno schieramento definibile come un 3-1-6 con Wan Bissaka affiancato ai due centrali difensivi, Fred che fa da vertice di questo rombo di costruzione, mentre McTominay si alza assieme agli attaccanti e Bruno Fernandes cercando di occupare gli spazi centrali mentre l'ampiezza veniva data da James a destra e Shaw a sinistra.

Il West Ham da canto suo rispondeva con uno schieramento decisamente molto guardingo, come si intuiva dallo schieramento iniziale: in fase di non possesso la squadra di Moyes si abbassava fino al limite della propria area di rigore con due linee rispettivamente da 5 e da 3 chiudendo ogni linea di passaggio e chiudendo ogni opzione in profondità ed in ampiezza.




L'UTILIZZO DELLA FASCIA SINISTRA DEL MANCHESTER UNITED


E' proprio il lato sinistro quello maggiormente utilizzato dallo United per cercare di creare pericoli: la motivazione stava nel fatto che l'esterno inglese faceva molto più movimento senza palla e, per questo, riusciva sempre a trovare lo spazio dove ricevere il pallone sfruttando i cambi di gioco di Fred aiutandosi anche dell'approccio timido di Coufal non appena riceveva palla, con il terzino ceco che restava in copertura permettendogli di avanzare più volte palla al piede. Nel fermo immagine di fianco si nota lo spazio che ha Shaw per affrontare in 1 contro 1 il terzino ceco, ovviamente questa situazione è stata attivata da un cambio di gioco da parte di Bruno Fernandes.

L'altro motivo di questa scelta è dato dal solito atteggiamento degli elementi offensivi dello United, ossia quello di aspettare il pallone tra i piedi ed iniziare a muovere le gambe solo dopo la ricezione del pallone: questo atteggiamento fa perdere diversi tempi di gioco alla squadra che si trovava, come diverse volte accade in questi ultimi anni, a circondare l'area avversaria ma senza mai trovare la giocata migliore. Per ovviare a questa situazione l'unico giocatore in grado di creare qualcosa è ovviamente Bruno Fernandes che, venendo incontro in zona di sviluppo dell'azione cerca di dare maggiore qualità alla circolazione del pallone. In questo fermo immagine si nota come il portoghese si abbassi fino a diventare il vertice del rombo di costruzione dello United nel 3-1-6 con cui i Red Devils si schieravano in fase di possesso, tuttavia anche in questa situazione si può notare come ci sia occupazione della zona di rifinitura ma senza movimenti da parte di chi occupa gli spazi: i giocatori sono fermi spalle alla porta senza cambiare la postura affinché la ricezione del pallone possa portare a qualcosa di buono.

IL RECUPERO ALTO DEL PALLONE


Il vantaggio del 3-1-6 (o 2-2-6 in base all'altezza di Wan Bissaka) era quello di avere molti giocatori sulla trequarti del West Ham, questo ha reso possibile una strategia di recupero alto del pallone favorito, appunto dalla grande presenza di giocatori dei Red Devils in quella zona di campo: per il West Ham l'unico modo di uscire era spazzare via il pallone oppure cercare Michail Antonio che, pur dandosi un gran da fare, ha avuto una serata complicatissima contro Lindelof e Maguire che lo hanno sovrastato nei duelli fisici. Nel fermo immagine si può notare come lo United andava a cercare di bloccare sul nascere ogni transizione del West Ham sfruttando la densità creata dal posizionamento dei giocatori in fase di possesso, in particolare la quantità di giocatori presenti nella trequarti avversaria.

Fonte dati SofaScore
In questo modo gli Hammers non sono mai riusciti a risalire il campo, inoltre i loro punti di forza, ossia le qualità fisiche di Soucek e della stesso Antonio non potevano essere facilmente attivati visto che il Manchester United non ha nulla da invidiare a nessuno dal punto di vista fisico dalla metà campo in giù. Anche le statistiche confermano come il West Ham non sia stato in grado di rigiocare il pallone su Antonio: i dati relativi ai duelli del centravanti sono stati poco positivi, a dimostrazione che impostare una partita di duelli fisici contro Lindelof o Maguire non sia un piano foriero di successi.










IL PASSAGGIO DEL WEST HAM ALLA DIFESA A 4


Durante l'intervallo Moyes ha inteso la necessità di dover fare qualcosa in più che una gara di mero contenimento: l'impossibilità a risalire il campo con la palla nel corso della partita avrebbe portato la squadra a spendere eccessive energie nel rincorrere l'avversario, in quel caso il timore era quello che la stanchezza avrebbe presentato il conto ad un certo punto. 

Per ovviare a questa situazione ha deciso di modificare lo schieramento schierandosi con un 4-2-3-1 dove Ben Johnson viene spostato da esterno di sinistra a centrocampista destro: lo scopo era sostanzialmente quello di costringere Shaw ad arretrare di qualche metro il proprio raggio di azione, inoltre lo stesso Johnson seguiva costantemente il terzino ex Southampton in modo da non costringere Coufal a fare lunghe rincorse per coprire le sue folate come abbiamo visto nel primo tempo. 

La mossa, però, ha rivelato dopo pochi minuti, il lato negativo della medaglia: la linea difensiva a 4 si era esposta sul lato debole, ma i centrali non erano ben settati su questa modifica, così su un cross innocuo di Greenwood Dawson è convinto ci sia la copertura sul secondo palo convinto di avere due compagni alle spalle, lascia scorrere il pallone costringendo Coufal a fare un miracolo per togliere la battuta a rete a botta sicura di Rashford. Dall'angolo successivo arriva il goal del Manchester United che decide la partita: è lo stesso Dawson a sbagliare il disimpegno e depositare la palla nella propria porta.

LE SCELTE SUI CAMBI


La Premier League è l'unico campionato a non ammettere i cinque cambi in tutta Europa, una scelta francamente poco comprensibile in questo momento storico, così per gli allenatori le possibilità di ridare tono fisico alla squadra sono ridotte nel corso del match, da qui anche il motivo per il quale le partite di Premier sono decisamente meno intense e giocate ad un ritmo più basso rispetto a come era prima del lockdown.

Gli unici cambi della partita sono 2 e li effettua entrambi Moyes al 62': fuori Johnson e Noble, dentro Lanzini e Benrahma, cambi con un chiaro messaggio offensivo del tecnico scozzese che aggiunge qualità a centrocampo con l'argentino e cerca imprevedibilità con i tagli da sinistra dell'ex giocatore del Brentford. I cambi sono stati il segnale che Moyes voleva dare alla squadra di cambiare strategia e cominciare a prendere campo: ovviamente questo ha comportato l'esporsi ai contropiede del Manchester United, come nell'esempio qui a fianco, dove Coufal alzandosi a sostegno della manovra del West Ham abbia lasciato ovviamente spazi per gli smarcamenti di Rashford.

Dall'altra parte Solskjaer decide di non effettuare nessun cambio, le spiegazioni possono essere solo due: l'undici come schierato in campo lo soddisfaceva al punto dal non rendere necessaria alcuna modifica oppure le scelte a disposizione in panchina erano così poche dal convincerlo che non era il caso di utilizzarle.

Alla fine i cambi del West Ham non cambiano il corso della partita al punto da modificarne il risultato finale: lo United non potendo portare tanti giocatori nella metà campo avversaria non andava più a pressare il West Ham e andava progressivamente ad abbassare il baricentro. Alla fine gli Hammers non sono riusciti ad arrivare al tiro ad eccezione di un'occasione giunta sul piede di Soucek proprio su un'azione costruita da una giocata individuale di Benrahma rifinita da Lanzini, ma il muro messo davanti ad Henderson ha funzionato; anche Bowen su un cross dalla sinistra ha avuto una buona chance ma ha mancato la porta, occasioni importanti ma troppo poco per meritare il goal del pareggio. 


CONCLUSIONI


La vittoria finale del Manchester United si può ritenere senz'altro giusta: la squadra di Solskjaer non ama fare la partita e non ama fare possesso, tuttavia il West Ham non ha dato alternative sul piano partita da adottare dai Red Devils. I limiti della squadra e soprattutto di alcuni elementi a livello individuale sono ancora presenti, tuttavia il tecnico norvegese sta mettendo in piedi alcuni meccanismi che permettono alla squadra, a sua volta, di far giocare male l'avversario di turno costringendolo all'errore che poi si rivela decisivo per le sorti del match: è successo domenica scorsa contro il City ed è successo anche ieri sera contro il West Ham.

Nel vedere la solidità che ha mostrato lo United nelle ultime settimane aumenta di valore la prestazione del Milan giovedì scorso ad Old Trafford: la partita che vedremo a San Siro giovedì prossimo si presenta come una magnifica battaglia che avrebbe meritato un'importante cornice di pubblico. Sia Milan che Manchester United ieri sera hanno mostrato, con problematiche diverse, di aver sofferto lo sforzo della gara d'andata, per questo sono convinto che vedremo due squadre giocarsi tutto.

Riguardo il West Ham, il piano partita di Moyes non ha dato gli effetti sperati, la squadra è mancata nelle ripartenze nel primo tempo ed ha finito per schiacciarsi e per perdere a causa di un errore individuale dettato da una condizione di grande pressione per il reparto difensivo. Gli Hammers hanno mostrato anche stasera una buona dose di forza mentale per cercare di restare in partita e, soprattutto grande presenza ed applicazione, ma quando l'avversario riesce a disinnescare a livello fisico elementi centrali come Soucek ed Antonio, la squadra perde buona parte della propria forza.

Friday, 12 March 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 21



Superata un'altra settimana in cui sono state protagoniste le coppe europee si ritorna immediatamente nell'atmosfera dei campionati che, a questo punto, iniziano ad entrare nella fase finale: dopo aver lavorato negli ultimi mesi alla ricerca di un'identità di gioco, questo è il periodo dove si capisce quali strategie si sono rivelati vincenti e quali no. E' il momento di focalizzarsi sugli obiettivi ed ogni partita comincia ad assumere un ruolo decisivo per la classifica.

Per questo weekend ho scelto tre partite ognuna avente un significato diverso: abbiamo due squadre che hanno deciso di cambiare volto nel corso della stagione in attesa di capire cosa fare nella prossima stagione ma che non possono abbassare la guardia nella stagione attuale; abbiamo due squadre che, invece, hanno costruito una stagione in cui hanno consolidato le proprie idee di gioco e che si affrontano per capire se nel breve o nel lungo periodo possono pensare di diventare grandi; infine abbiamo due squadre che rappresentano una delle più grandi rivalità stracittadine d'Europa le cui tracce in questa stagione sono sempre andate in direzioni opposte.


BORUSSIA DORTMUND - HERTHA BERLINO (SABATO ORE 18,30)

Con il passaggio del turno in Champions League il Borussia Dortmund ha trovato un senso ad una stagione che, dopo l'esonero di Favre, è sembrata scappare di mano: ad Edin Terzic, traghettatore in attesa di affidare la panchina a Marco Rose nella prossima stagione, sta riuscendo il compito di trovare in questa situazione un minimo di quadratura del cerchio all'interno di un contesto molto confuso, soprattutto a causa degli infortuni che stanno falcidiando la squadra in questo periodo della sua gestione.

Il tecnico del Dortmund ha dovuto lottare con una serie di infortuni in questi mesi che lo hanno costretto a rivedere più volte i suoi piani fino ad arrivare al punto di mettere da parte ogni tipo di proposta di gioco specifica ma di adattarla in base agli uomini a disposizione: e così dopo l'infortunio di Witsel ha dovuto trasformare il 4-2-3-1 in un 3-4-3 per mantenere un certo equilibrio difensivo, poi con l'infortunio di Sancho e Guerreiro ha dovuto virare sul 4-3-3 come nella sfida infrasettimanale di Champions contro il Siviglia.

Fonte dati FbRef / StatsBomb
Lavorando più sugli uomini che su uno specifico sistema di gioco Terzic sta riuscendo quanto meno ad esaltare le caratteristiche di diversi elementi che sembravano finiti in ombra: uno di questi è senza dubbio Mahmoud Dahoud autore di prestazioni eccezionali sia nel doppio confronto contro il Siviglia in Champions che nel Klassiker perso nei minuti finali contro il Bayern lo scorso weeekend, partite in cui ha mostrato le sue qualità tecniche nel far avanzare il gioco anche sotto pressione avversaria, ed anche insospettabili capacità nell'andare ad aggredire palloni vacanti o seconde palle; l'altro è Marco Reus che sta trovando una importante continuità di rendimento e di minutaggio sperando che gli infortuni non tornino a tormentarlo. Ma ovviamente non è possibile parlare di Borussia Dortmund senza parlare della centralità di Haaland: il suo coinvolgimento o meno nel gioco, la sua presenza o assenza in campo hanno un impatto pari a quello dell'inclinazione di un tavolo per una biglia, ed il suo rendimento è perfettamente sintetizzato dai numeri, per cui alla fine il discorso tecnico per Terzic si riduce a far toccare quanti più palloni possibili al norvegese consapevole che più e coinvolto più alte sono le possibilità di trovare la via della rete.

L'avversario di turno per il Dortmund è l'Hertha Berlino, una delle grandi delusioni di questa Bundesliga: il club della capitale ha fatto grossi investimenti quest'anno che sembravano potessero portare la squadra ad avere un ruolo di rilievo nel corso del campionato, ed invece si trovano a dover lottare per la salvezza.

L'escalation negativa della situazione ha portato a fine gennaio all'esonero di Labbadia, allenatore che aveva preso in consegna la squadra durante il lockdown nella scorsa stagione, anch'essa ricca di delusioni e difficoltà nei rapporti tra campo e club. La sua versione dell'Hertha Berlino era tatticamente ambiziosa, con una squadra che cercava di fare possesso e di aggredire maggiormente l'avversario: un'idea di calcio che sembrava calzante per la rosa a disposizione di Labbadia, ma invece le cose non sono andate come sperato, con una squadra che raramente ha mostrato di tenere un certo equilibrio che, difatti, si è riverberato sulle prestazioni difensive della squadra.

Fonte dati FbRef StatsBomb
Al suo posto il club ha assegnato il posto a Paul Dardai, cavallo di ritorno sulla panchina dell'Hertha, nonché bandiera da calciatore. L'ungherese sta cercando di cambiare il corso degli eventi della squadra modificandone l'approccio: la fase di non possesso è meno aggressiva (il PPDA è aumentato sotto la sua gestione comparato alla gestione Labbadia), mentre la fase di possesso è più diretta (il numero di passaggi a partita è abbondantemente diminuito, come si evince dal grafico, suddiviso tra gestione Labbadia, in verde, e gestione Dardai, in rosso). Al momento il cambio di approccio ha portato appena 4 punti in 6 partite (che includono, però, le sfide contro le attuali prime 4 in classifica) e che ha portato la prima vittoria nell'ultimo weekend contro l'Augsburg.

La sfida dell'andata terminò con un pirotecnico 5-2 a favore del Dortmund in cui i pregi ed i difetti delle due squadre erano stati alquanto visibili, nel corso della stagione i difetti hanno portato all'esonero di entrambi gli allenatori, per cui sarà una sfida interessante quella tra Terzic e Dardai, due traghettatori ma con la responsabilità di restituire un senso al materiale importante che hanno a disposizione.


MANCHESTER UNITED - WEST HAM (DOMENICA, ORE 20,15)

Sfida di grande fascino quella dell'Old Trafford ed i motivi non sono pochi: si tratta di due squadre dalla grande tradizione e che hanno fatto la storia del calcio inglese, tornando ai giorni nostri è la partita che vede il ritorno di Moyes nello stadio dove sembrava essere iniziato il declino della sua carriera, ma soprattutto è una sfida che dopo tanti anni torna a profumare di alta classifica, con gli Hammers che sembrano aver trovato, dopo anni di sofferenze, una competitività ad alti livelli.

Lo United si presenta a questa sfida reduce dalla vittoria del derby contro il City, dove ancora una volta abbiamo avuto la dimostrazione di quale direzione Solskjaer ha voluto dare alla propria guida tecnica con questo gruppo di giocatori. L'allenatore norvegese ha sostanzialmente creato una squadra prevalentemente reattiva, con una preparazione alla partita basata sull'avversario e sul come limitarne i punti di forza: questo approccio presenta, come altro lato della medaglia, una sensazione di squadra che, invece, in possesso si affidi prevalentemente alle giocate individuali dei suoi elementi offensivi o alla velocità degli stessi in situazioni di transizione.

Queste sensazioni sono maggiormente visibili nelle gare disputate negli scontri diretti in campionato, dove lo United stava iniziando a raccogliere una serie di 0-0 che ben rappresentavano il tipo di partita messo in piedi dalla squadra di Solskjaer. Questo atteggiamento è stato più volte contestato da buona parte della critica vicina al mondo dei Red Devils, critiche che al momento sono state smorzate dalla vittoria ottenuta in casa del City.

Questo è un esempio di come Solskjaer adatti il proprio schieramento a quello dell'avversario in fase di non possesso: contro il City nello scorso weekend lo United è stato molto bravo nel limitare l'impostazione della squadra di Guardiola creando una gabbia per le ricezioni di De Bruyne e Gundogan. I due mediano Fred e McTominay li seguivano a uomo mentre la prima linea di pressione si occupava di chiudere le linee di passaggio verso di loro. Questa strategia mista tra copertura della prima linea e marcatura dei due mediani ha tolto ossigeno alla manovra del City che ha fatto una gran fatica a raggiungere l'area di rigore avversaria. Da una situazione di questo genere è nata la palla rubata da cui è scaturita l'azione del rigore che ha sbloccato il derby dello scorso weekend.

Il campionato del West Ham, come indicato in premessa, ha superato di gran lunga le aspettative, sia per quel che si è visto dalle parti del London Stadium nelle ultime stagioni, sia per la fiducia nella capacità di David Moyes di far risalire le quotazioni proprie e della squadra. Ed invece ecco che il manager scozzese, che dopo l'avventura nel 2013 ad Old Trafford sembrava essere caduto in un buco nero, è riuscito a ricostruire un'identità a questa squadra rendendola molto solida e, allo stesso tempo, molto piacevole da vedere.

A differenza delle scorse stagioni, sotto la guida di Moyes il primo passo in avanti è stato fatto sulle scelte operate in sede di mercato a partire dalla sessione invernale dello scorso anno: anziché andare ad investire somme su giocatori di grido ma poco funzionali, il club ha iniziato a scandagliare mercati meno affascinanti sulla carta ma decisamente più funzionali: così dallo Slavia Praga sono arrivati Coufal e Soucek, mentre dalla Championship sono arrivati Bowen, Dawson e Benrahma, giocatori che si sono rivelati subito utili alla causa.

Moyes schiera la squadra sostanzialmente con due moduli: il 4-2-3-1 oppure un 3-4-2-1 in cui però la strategia di gara non cambia: accettazione del possesso avversario e ricerca delle transizioni dove poter utilizzare la rapidità di Lingard, Bowen o Pablo Fornals. Tuttavia il vero punto di forza del lavoro di Moyes sta nell'esaltare le qualità dei propri uomini in termini di compiti e funzioni ancor prima del loro posizionamento in campo: infatti guardando le statistiche individuali dei giocatori del West Ham, molti di essi risultano eccellenti in uno specifico fondamentale, ed è su questo che Moyes costruisce la forza della sua squadra. Guardando agli esempi a fianco si evince chiaramente che il principale punto di forza della squadra sta nelle capacità dei due centrali di centrocampo Rice e Soucek che hanno formato un'accoppiata che perfettamente si integra: il talento della sempre florida Academy degli Hammers ha una grande capacità di raccattare palloni davanti alla difesa mediante intercetto, il ceco, invece, sfrutta la sua prepotenza fisica per dominare nel gioco aereo, le 8 reti realizzate in campionato sono il biglietto da visita di questa stagione del West Ham. 

SIVIGLIA - BETIS (DOMENICA ORE 21)

Ad una settimana di distanza dal derby di Madrid, un altro sentitissimo derby impreziosisce il calendario della Liga spagnola: il derby di Siviglia mette contro le due identità della città andalusa in uno degli scontro di maggior fascino e vissuti con maggior calore in tutta la Spagna.

Questa partita arriva, inoltre, in un periodo particolare per le due squadre, e per opposte ragioni: nel giro di poche settimane la squadra di Lopetegui ha visto sciogliersi in mano buona parte degli obiettivi di questa stagione, con la pesante uscita di scena dalla Copa del Rey, vittima di una grande prestazione del Barça, ed anche quella dalla Champions League, con il Dortmund che è stato in grado di cambiare di invertire la rotta proprio in coincidenza con la doppia sfida contro gli uomini di Lopetegui; dall'altra parte, invece, il Betis di Pellegrini ha iniziato a trovare un'interessante continuità di risultati, oltre che un miglioramento delle prestazioni, che l'ha portata ad entrare in pianta stabile in lotta per un posto in Europa.

Analizzando le ultime prestazioni del Siviglia è abbastanza percettibile il calo di rendimento della squadra che fatica a muovere il pallone in fase di possesso così come fatica a mantenere il giusto posizionamento in campo in fase di riconquista della palla, ossia l'elemento che sembrava quasi un marchio di fabbrica per la squadra allenata da Lopetegui.

Come si evince dai fermo immagine relativi alle reti subite nelle sfide contro Dortmund e Barcellona, entrambe le situazioni nascono in fase di transizione: Messi nel primo caso, Haaland nel secondo riescono a ricevere il pallone ed eseguire la giocata successiva in piena libertà a causa di una mancanza di attenzione nelle marcature preventive. Questo aspetto è stato a lunghi tratti il punto di forza della squadra di Lopetegui nel corso della stagione permettendole di giocarsi le partite con un baricentro alto ed una forte supremazia territoriale, errori come quelli evidenziati qui di fianco rischiano di far cadere tutto come un castello di carte. Per questo motivo al Siviglia è necessario risintonizzarsi al meglio dal punto di vista della tenuta mentale ancora prima che fisica prima che la Real Sociedad non riesca a colmare tutto il vantaggio che la squadra di Lopetegui si era costruita nel corso della stagione.


Dall'altra parte il Betis di Pellegrini è in un ottimo stato di forma, soprattutto a livello mentale: la squadra betica si presenta a questo derby con una striscia di 10 partite in cui ha raccolto 7 vittorie, 2 pareggi ed 1 sconfitta nella sfida contro il Barcellona che vi avevo presentato qualche settimana fa. Grazie a questa seria positiva i biancoverdi sono riusciti a sfruttare anche il crollo del Villarreal per issarsi al sesto posto in classifica che, ad oggi, sarebbe valido per l'accesso alla Conference League del prossimo anno. La crescita della squadra di Pellegrini nasce grazie al miglioramento di alcuni meccanismi che hanno permesso alla squadra di avere una maggiore supremazia territoriale e, soprattutto, la gestione degli uomini da parte del tecnico cileno gli ha permesso di trovare sempre soluzioni in corso d'opera anche in situazioni molto difficili come l'ultima partita di campionato vinta di rimonta contro l'Alaves. 

Fonte, canale Telegram PlayerankBot
Come è possibile notare dai grafici qui a fianco, il Betis ha uno stile di gioco in fase di non possesso che è abbastanza codificato: il recupero palla avviene cercando di portare l'avversario sull'esterno per poi aggredirlo. Sotto questo aspetto il 4-2-3-1 creato da Pellegrini nasce proprio con questa strategia: se l'avversario non concede il centro del campo si cerca di portare il gioco nella trequarti avversaria mediante catene esterne; se l'avversario, a sua volta, è molto aggressivo, come nel caso del Barcellona, si cerca anche la palla lunga verso la punta centrale (e sotto questo aspetto sia Borja Iglesias che Loren Moron sono dei discreti target man) per poi cercare di andare sulla seconda palla portando diversi uomini a contrastare la risalita dell'avversario. A livello numerico, anche l'indice PPDA del Betis conferma questo approccio, visto che, stando ai dati Understat, la squadra betica si trova al quinto posto con un indice pari a 8,52.


Friday, 30 October 2020

Consigli per il weekend calcistico Stagione 20/21, ep. 6


Messa alle spalle un'altra settimana piena di impegni, ci affacciamo già verso un nuovo weekend ricco di partite importanti, con tante squadre che devono dare delle risposte importanti ed altre che, invece, dovranno mostrare la propria tenuta tra tanti impegni ravvicinati e le assenze per COVID.

Il calendario del weekend prevede scontri di un certo prestigio come Manchester United-Arsenal, così come un Napoli-Sassuolo che promette grande spettacolo, così come il derby di Genova a concludere il weekend domenica sera. tutte sfide che non necessitano grandissime presentazioni, ragion per la quale, come da mia abitudine quest'anno, mi focalizzo sul presentare altre sfide che generano grande interesse per i temi che metteranno in evidenza.

CHAMPIONSHIP, BRISTOL CITY - NORWICH (SABATO ORE 13.30)


La Championship, la serie B inglese, è sempre più un campionato interessantissimo da seguire, un tempo era amato dai nostalgici del Kick and Rush per il grande livello agonistico del campionato, tuttavia negli ultimi anni l'appetibilità della Premier League a livello economico ha convinto molti investitori a gettarsi nel business proprio acquisendo una squadra di Championship, affidarla ad un manager con principi di gioco maggiormente contemporanei per poi tentare la scalata alla massima divisione dove poter consolidare la posizione economica del club e, dunque, tentare di scalare la gerarchia del calcio inglese. 

Per questa ragione ogni stagione di Championship mostra dei progetti di grande interesse poi replicati in Premier League con più o meno successo: esempi positivi sono sicuramente quelli di Wolverhampton e Leeds, ma anche lo stesso Norwich che, pur retrocedendo, è riuscito a consolidare le proprie casse incassando dalle cessioni di Godfrey e Lewis 44 milioni di Euro, una cifra che impreziosisce il lavoro di scouting del club e che, sotto la guida di Daniel Farke, confermato alla guida della squadra non ostante la retrocessione, proveranno a ripetere l'esperimento con gli acquisti di Przemyslaw Placheta (esterno offensivo del Wroclaw, acquisto più oneroso dell'ultima finestra di mercato (3 milioni spesi) dopo il centravanti Hugill arrivato dal West Ham.

Ed è proprio la partita dei Canaries sul campo del Bristol City quella che inserisco nella watchlist di questo weekend, con i Robins che sono partiti molto bene in una stagione in cui la città del sud-ovest dell'Inghilterra si aspetta un passo di avanti in termini di ambizione da parte della squadra. Nel corso dell'estate si era parlato per la panchina di nomi come Chris Hughton, ex allenatore del Brighton, e niente meno che Steven Gerrard, ma alla fine si è deciso di dare una chance al traghettatore della fase finale della scorsa stagione, Dean Holden.

Il tecnico nord-irlandese ha settato la propria squadra su un 3-5-2 in cui l'occupazione dei mezzi spazi permette una rapida ed efficiente progressione del pallone, molto importante in questo contesto è il ruolo svolto dai due braccetti della difesa a 3 (in genere Wyner e Moore, quest'ultimo si alterna con Mawson) ed anche quello delle due mezzali (Weimann e Paterson) sempre molto abili a generare linee di passaggio e rendere sempre pericolose le fasi di possesso dei Robins associandosi all'esterno di parte in fase di sviluppo, mentre l'altra mezzala va a riempire l'area di rigore assieme alle due punte e l'esterno opposto.  Nell'esempio di cui all'immagine sopra si vede chiaramente il modo in cui la squadra attacca, con l'esterno sinistro che raggiunge il mezzo spazio, gli attaccanti che attirano i centrali difensivi, le due mezzali che si buttano dentro dopo aver portato il pallone in zona di rifinitura, dall'immagine si vede anche la posizione del vertice basso di centrocampo che, assieme ai tre centrali difensivi è chiamato a rallentare un'eventuale transizione avversaria.
Questa disposizione in campo ha permesso ai Robins di portare a casa le prime quattro partite di campionato salvo poi rallentare nelle ultime 4 partite dove ha raccolto 2 punti ma continuando a mostrare quanto di buono visto nelle prime giornate.

Il Norwich, invece, sta seguendo un percorso opposto a quello dei suoi avversari, dopo un inizio stentato, una serie di 3 vittorie consecutive fermata nel turno infrasettimanale dal pareggio raccolto nei minuti finali a Brentford, ha riportato la squadra allenata da Franke nelle posizioni di vertice che sono coerenti con la rosa a disposizione dell'allenatore tedesco.

Anche le statistiche (fonte WhoScored) suggeriscono che i Canaries sono probabilmente la squadra dalla maggior qualità in questo campionato, visto il dato del possesso palla (59,5% di media), quello della percentuale di passaggi completati (83,8%) a cui si aggiunge il dato dei tiri effettuati a partita (17,4) che la pongono in testa a tutte e tre le graduatorie, mostrando come il possesso palla prolungato porta anche ad una certa mole di produzione offensiva, d'altronde potendo contare li davanti su gente come Buendia, Cantwell,  Vrancic e Pukki ed i neo arrivati Placheta e Hugill è molto difficile sorprendersi per certi numeri.

Ciò che, invece, la squadra di Farke si è portata dietro dall'esperienza in Premier sono le difficoltà difensive, l'atteggiamento che porta tanti uomini nella metà campo avversaria inevitabilmente concede spazi agli avversari che la linea difensiva fatica a contenere, non a caso le statistiche affermano che il Norwich subisce più di 10 tiri a partita di media (nona in questa graduatoria).

La classifica vede le due squadre appaiate in classifica dopo il turno infrasettimanale, li davanti c'è il Reading che a sorpresa sta facendo corsa a se (7 vittorie ed 1 pareggio in 8 partite disputate), il percorso  ed i progetti delle due squadre non prevedono la possibilità di restare fuori dalle prime 6, una sconfitta nella sfida di Ashton Gate potrebbe mettere una delle due contendenti in una posizione scomoda mettendo a repentaglio quanto di buono costruito finora.


LA LIGA, CELTA VIGO - REAL SOCIEDAD (DOMENICA, ORE 16)


La sfida del Balaidos è un altro test importante per testare le ambizioni della Real Sociedad di Imanol Alguacil che, dopo aver fatto sognare San Sebastian la scorsa stagione fino al lockdown, quest'anno ci riprova pur con un calendario che ha aggiunto agli impegni della Liga quelli dell'Europa League. Nel corso dell'estate la società basca ha dovuto lavorare per trovare un sostituto di Martin Odegaard, tornato a Madrid dal prestito con un anno di anticipo, e non poteva esserci sostituto migliore che David Silva che ha deciso di vestire la maglia dei Los Txuri-urdin al termine del contratto con il Manchester City.

L'arrivo del mago ha permesso ad Alguacil di poter avere maggiore qualità a costo di avere meno corsa rispetto ad Odegaard, ma i meccanismi del 4-3-3 ordito dal tecnico basco hanno saputo subito adattarsi alle necessità dettate dal nuovo ingresso potenziandone ulteriormente i punti di forza.

Rispetto allo scorso anno la Real Sociedad sembra tenere meno il possesso (52,6% di media contro il 56,6% della scorsa stagione) ma la rapidità di pensiero e di esecuzione di David Silva e Mikel Oyarzabal rende possibile andare alla squadra andare al tiro con maggiore frequenza e maggiore pericolosità; come si evince dal grafico qui a fianco, il possesso palla si traduce con minore frequenza rispetto alla media in un accesso alla trequarti avversaria, tuttavia una volta raggiunta questa zona di campo, solo il Cadice accede con più frequenza all'area di rigore avversaria e non vi è dubbio che questo dato è ascrivibile all'impatto di David Silva in zona di rifinitura, non casualmente vi è lui in testa alla statistica dei passaggi effettuati verso l'area di rigore avversaria (20).

Il Celta, invece, si presenta a questa partita con la speranza di trovare un successo ed una prestazione che tolga la squadra da quella situazione di alunno intelligente che non si applica che ormai stiamo vivendo da circa tre stagioni: un roster che dalla trequarti in su dispone di giocatori di livello europeo, tuttavia sia a livello organizzativo sia a livello di roster nella metà campo difensiva, il livello della squadra galiziana è, a mio parere, molto basso, per cui nelle ultime due stagioni al Balaidos l'incubo retrocessione è stato scacciato solo all'ultima giornata e questo inizio di stagione, non ostante le sempre buone intenzioni in fase iniziale, continua a far temere per un'altra annata di sofferenza.

Per ovviare a questa situazione il tecnico Oscar Garcia ha deciso di schierare la squadra con un 3-5-2 che in fase di non possesso diventa un 5-3-2 in cui la squadra si abbassa molto e cerca di chiudere l'accesso all'area di rigore, un sistema che ha permesso di ridurre i rischi, tuttavia la difesa resta esposta a diversi errori individuali dei centrali; come si evince dal grafico qui a fianco, i dati relativi alla quantità di pressione esercitata in avanti mostrano il Celta al terzultimo posto, a dimostrazione del baricentro basso tenuto dalla squadra.
Tuttavia in questo contesto così difficile la squadra galiziana sta lanciando qualche elemento dalla propria cantera che aggiunge un senso di identità galiziana alla squadra, gli esempi più interessanti sono il terzino destro (usato come quinto di destra) Sergio Carreira, autore del goal del pareggio nell'ultima sfida di campionato a Levante, elemento molto valido in fase di possesso ma che ha molto da lavorare in fase difensiva, l'altro elemento di interesse è il diciottenne Gabriel Veiga, giocatore la cui caratteristica di buttarsi negli spazi senza palla si può rilevare come decisiva in una squadra che sembra avere mancanze sotto questo aspetto.

Le sfide contro Barcellona e Atletico Madrid hanno mostrato le difficoltà della squadra galiziana nel rendersi pericolosa nella metà campo avversaria, la partita contro un'altra squadra di livello metterà alla prova i meccanismi, specie quelli offensivi, e capire se questa stagione può essere di livello superiore rispetto alle ultime due; allo stesso tempo la partita di Europa League di ieri sera della Real Sociedad contro il Napoli ha mostrato le difficoltà dei baschi nel rendersi pericolosa nel momento in cui trova di fronte una squadra che difende con un blocco basso, per cui anche dagli uomini di Alguacil ci si aspetta un ulteriore salto di qualità che possa giustificare le speranze di una stagione di vertice.


PREMIER LEAGUE, LIVERPOOL-WEST HAM (SABATO ORE 18.30)


Per il Liverpool dopo la Champions, la Supercoppa Europea ed il Mondiale per Club del 2019 e la vittoria della Premier nel 2020, si trova a dover fronteggiare una stagione che sembra una gigantesca corsa ad ostacoli, con una catena di infortuni clamorosa nel reparto centrale difensivo che pone non pochi interrogativi su quale possa essere la tenuta dei Reds in questa stagione e soprattutto quanto l'infortunio di Van Dijk metta di fronte Klopp al quesito su quanto sia necessario insistere su una fase di non possesso aggressiva in assenza del miglior difensore del mondo negli uno contro uno: la prima risposta è arrivata facendo scalare Fabinho al centro della difesa, ma nella sfida di martedì in Champions contro il Midtjylland anche il brasiliano è dovuto uscire anzitempo per infortunio costringendo Klopp ad inserire Williams in quella posizione.

Le difficoltà nel gestire questo tipo di situazione per la squadra di Klopp sono evidenti, soprattutto in termini di spazio lasciato alle spalle della linea difensiva, specie quando i due terzini (ossia i registi occulti della squadra, ma neanche tanto occulti), si spingono molto in avanti senza lasciare le giuste coperture: una situazione di questo tipo ha causato il clamoroso tonfo contro l'Aston Villa prima di entrare nella pausa per le nazionali.
In una situazione di questo tipo si aggiunge anche la necessità di dover gestire i tanti impegni ravvicinati, questo sta progressivamente portato Klopp a mantenere lo stesso tipo di strategia ma modificando progressivamente lo schieramento in campo della squadra anche mediante rotazioni degli uomini tra una partita e l'altra: nelle due partite di Champions fin qui disputate, per esempio, Klopp ha contemporaneamente tolto dal campo i tre d'attacco durante la sfida contro l'Ajax e tenendoli in panchina nei primi 60' della sfida contro il Midtjylland, una situazione inedita rispetto agli scorsi anni, dove Mane, Firmino e Salah erano pressoché inamovibili; tuttavia la principale novità sta anche nel fatto che il tecnico tedesco, anche grazie all'innesto di Thiago, stia iniziando a pensare a mettere da parte in alcune circostanze il 4-3-3 verso un 4-2-3-1 con dunque un doppio mediano che copra le avanzate dei terzini e protegga la difesa dalle eventuali transizioni avversarie: questo schieramento lo abbiamo vista sia nella partita contro lo Sheffield United dello scorso weekend, sia contro il Midtjylland in Champions, seppur con diversi interpreti.




Il West Ham si presenta ad Anfield Road, invece, dall'alto di una striscia positiva di 4 risultati utili consecutivi raccolti nell'ordine contro Wolverhampton, Leicester, Tottenham e Manchester City: in ognuna di queste partite la squadra di Moyes ha messo in mostra diverse qualità che le hanno consentito di portare a casa con brillantezza il risultato finale: di queste quattro partite, in cui gli Hammers hanno raccolto 8 punti, quella che ha dato le maggiori emozioni ai tifosi è stata sicuramente la partita pareggiata a White Hart Lane contro il Tottenham rimontando tre reti nei 15 minuti finali di partita con il goal del pareggio realizzato da Lanzini con una magnifica conclusione da fuori area.

Nel corso del mercato il club ha cercato a tutti i costi di mettere sotto contratto un difensore di spessore, per diverse settimane c'è stato un forte forcing sul Burnley per cedere Tarkowski (si è arrivati ad offrire anche a 40 milioni di Euro), tuttavia Sean Dyche ha resistito alla tentazione di cederlo e così per ovviare a quelli che sono i limiti della difesa centrale, David Moyes ha deciso di passare in maniera definitiva alla difesa a 5 e ad una fase di possesso con un blocco basso con due centrocampisti come Soucek e Rice a proteggere la zona centrale del campo, questo permette agli elementi di maggior tasso tecnico della squadra di poter svolgere i propri compiti difensivi in maniera limitata e sempre pronti a muoversi in transizione dove possono sfruttare al meglio le proprie qualità in conduzione ed associarsi con gli esterni difensivi molto abili a generare pericolose sovrapposizioni.

Attuando questa strategia la squadra di Moyes si sta rivelando una delle più efficienti su entrambi i fronti di gioco, infatti il grafico che ho elaborato mediante le statistiche rese disponibili da StatsBomb tramite la piattaforma FbRef ci mostra come gli Hammers stiano viaggiando sopra la media sia in termini di xG prodotti per ogni partita che in termini di xG subiti, questo è anche dovuto al fatto che questa strategia esalta anche le caratteristiche di molti elementi chiave della formazione londinese, in particolare sono esaltate le qualità di Pablo Fornals e Jarrod Bowen così come crescono progressivamente le quotazioni di Tomas Soucek a centrocampo, giocatore che già lo scorso anno allo Slavia Praga aveva mostrato tutta la sua intelligenza e la sua qualità sia in fase di possesso che in fase di non possesso.

Per capire, quindi, i progressi e gli adattamenti del Liverpool, il test contro gli Hammers è davvero importante e ci darà davvero tante informazioni da cui potremo ipotizzare che Liverpool sarà nei prossimi mesi e se questo Liverpool sia in grado di confermare il titolo conquistato nella scorsa stagione.

BUNDESLIGA, BORUSSIA MOENCHENGLADBACH-RB LIPSIA (SABATO ORE 18.30)


La sfida tra queste due squadre è sicuramente il match più interessante di questo weekend, vedremo ancora una volta l'uno contro l'altro Marco Rose e Julien Nagelsmann, due degli allenatori che appartengono ad una scuola calcistica simile, con il tecnico del Gladbach che è uno dei discepoli della scuola Rangnick e del modello Red Bull, e l'altro che in questo momento sta portando il club di punta di questo progetto nato in Austria verso vette ogni anno sempre più elevate dopo aver raggiunto lo scorso anno la semifinale di Champions League.

Il Gladbach è partito in Bundesliga ad un ritmo non altissimo, complici alcuni infortuni che hanno tenuto fuori Thuram e Plea nelle battute iniziali della stagione e che tuttora mostrano di non essere al 100% della forma, soprattutto quest'ultimo, autore di molti errori di esecuzione e di scarsa lucidità nella partita di Champions contro il Real Madrid che i Die Fohlen hanno gettato alle ortiche nei minuti di recupero.






Non ostante queste difficoltà nella tenuta fisica (ed anche mentale) della squadra nell'arco dei 90 minuti, è visibile la mano dell'allenatore austriaco, così come è visibile il modo in cui la squadra sia cresciuta sotto la sua gestione: l'evoluzione della squadra ha portato i Die Fohlen a non essere solo riconoscibile per le sua capacità di stritolare l'avversario in fase di non possesso (atteggiamento che è stato, tra l'altro, in parte smussato, basta vedere il blocco posizionale medio utilizzato contro Inter e Real in Champions) ma anche per il sistema molto lucido in fase di possesso, con la coppia di centrali di centrocampo Kramer e Neuhaus sempre molto abili a gestire il possesso del pallone e le rotazioni posizionali sulla trequarti avversaria grazie ai movimenti di Thuram che taglia dall'esterno, Plea che viene incontro in zona di rifinitura e la grande lettura degli spazi di Stindl. Questi movimenti e questa confidenza in fase di possesso ha permesso alla squadra di Rose nella scorsa stagione di mandare in tilt la fase di non possesso di Wolfsburg e dello stesso Lipsia, per questo motivo l'assalto dei bianco-verdi alla capolista della Bundesliga potrebbe darci indicazioni molto importanti sulle ambizioni di entrambe le squadre.

Riguardo il Lipsia, la squadra di Nagelsmann ed il suo modello di lavoro è stato oggetto di numerosi post sul mio blog: la partenza di Werner sembrava potesse ridimensionare la stagione della squadra sassone dopo la semifinale di Champions dello scorso anno, ed invece ecco che dopo 5 giornate sono in testa alla Bundesliga alla vigilia di una partita che potrebbe realmente darci la giusta dimensione della squadra.


Tuttavia la pesante sconfitta (quanto meno per il punteggio) subita a Manchester in Champions League mercoledì sera ha mostrato alcuni punti di debolezza del sistema predisposto da Nagelsmann; lo United ha praticamente ingabbiato Kevin Kampl, il deus ex machina attorno al quale gira il sistema del Lipsia, isolandolo il gioco del Lipsia ha ristagnato nella zona destra del campo anche perché la carta Angelino non poteva essere imbeccata come nelle partite precedenti visto che l'esterno ex Manchester City era tenuto a bada da Wan-Bissaka. Sicuramente Rose avrà avuto modo di osservare le difficoltà della squadra di Nagelsmann a Manchester e, vista la capacità mostrata contro il Real di saper ingabbiare la manovra offensiva avversaria, starà già all'opera per replicare il trattamento alla capolista della Bundesliga. Il grafico indicato sopra mostra il livello di coinvolgimento di Kampl sinora nelle partite del Lipsia, non è casuale come le partite in cui il coinvolgimento è stato minore (ossia le partite contro Manchester e Leverkusen) il Lipsia non sia stato in grado di dominare la partita come voluto dal suo allenatore e, soprattutto, rappresentano le due partite in stagione in cui il Lipsia non ha vinto, per cui la trasferta a Moenchengladbach servirà a capire se Nagelsmann ha un piano B per la sua squadra dando per assodato che Rose cercherà di ingabbiare il centrocampista slovacco.


JUPILER PRO LEAGUE, ANDERLECHT-ANVERSA (DOMENICA ORE 13.30)


Il massimo campionato belga continua a generare spunti di grande interesse, come già segnalato in un post di due settimane fa, ma questo interesse non riguarda solo la fucina di talenti che questo campionato mette in vetrina, ma anche l'aumento di livello tecnico della competizione, che è dimostrata dai buoni risultati del Bruges in Champions (4 punti in 2 partite e contro la Lazio avrebbe meritato di portare a casa anche la seconda vittoria), ed anche dalla classifica cortissima con 11 squadre in 6 punti.

A comandare la classifica si trova l'Anversa, squadra dalla grandissima tradizione ma che sembrava caduta in disgrazia negli ultimi anni, tuttavia dopo una risalita avvenuta negli ultimi anni, la squadra più antica del Belgio si trova oggi in vetta alla classifica del campionato dopo un inizio complicato (una vittoria nelle prime 4 giornate) in cui comunque ha portato a casa la coppa nazionale e adesso, dopo che la squadra ha interiorizzato i concetti di Ivan Leko, ha iniziato una scalata che l'ha portata ad issarsi momentaneamente in vetta. Per continuare questo periodo favorevole arriva un test importante, ossia la sfida contro l'Anderlecht di Vincent Kompany, una sfida dall'enorme blasone visto che parliamo delle ultime due squadre belga ad aver raggiunto una finale in una coppa europea, ossia le finali di Coppa delle Coppe del 1990 e del 1993 perse contro la Samp di Vialli e Mancini ed il Parma di Nevio Scala.

Il sistema di gioco che Leko sta implementando ad Anversa segue dei principi che in Italia conosciamo bene in quanto sono gli stessi proposti da Gasperini e Juric, 3-5-2 con marcature a uomo a tutto campo ed i due esterni in perenne proiezione offensiva. 
Come si evince da questa immagine presa dalla partita contro il Tottenham in Europa League, il centrale difensivo di sinistra De Laet ha seguito Bale fino al limite della sua area di rigore, quante volte avete visto fare la stessa cosa per esempio da Toloi o Palomino in serie A?

In fase di possesso il gioco dell'Anversa si basa sulla ricerca della giocata in verticale, il target è il centravanti Mbokani, che ha girovagato per l'Europa nel corso della sua carriera e che in Belgio sta trovando una discreta continuità di rendimento tanto da aver realizzato 4 reti in questo primo scorcio di stagione, una continuità in fase di finalizzazione che negli anni precedenti della sua carriera di fatto non si era mai vista; infine, a differenza di altre squadre della Jupiler Premier League l'età media della squadra di Leko è molto alta: lo stesso Mbokani ha 34 anni, il capitano Haroun perno del centrocampo ne ha uno in più. mentre elementi come l'esterno sinistro Juklerod (26 anni) ed i centrali difensivi Seck (28) e De Laet (31) sono nel già nel pieno se non oltre della loro maturità sportiva; tra gli elementi, invece, che hanno ancora una futuribilità e che quindi saranno interessanti da seguire in questa stagione, vi sono l'esterno destro giapponese Miyoshi (23 anni) e gli interni di centrocampo Hongla e Gerkens (22 e 25 anni rispettivamente).

L'Anderlecht, invece, sotto la guida di Vincent Kompany ha iniziato un percorso di ricostruzione della squadra dopo le deludenti prestazioni delle ultime stagioni e dopo aver messo le casse della società al sicuro con la cessione definitiva di Saelemakers al Milan e le cessioni di Roofe ai Rangers e soprattutto quella del gioellino Doku al Rennes, per un incasso totale di 39 milioni di Euro; i bianco-malva sono fuori dall'Europa in questa stagione e per questo hanno deciso di ringiovanire la rosa lanciando in prima squadra una formazione dall'età media molto bassa (per esempio nell'ultima partita di campionato era poco al di sopra di 23 anni) sulla quale l'ex capitano del Manchester City sta cucendo un sistema basato sui principi del calcio posizionale basato sul possesso palla (secondo possesso palla medio del campionato, 54,8%, alle spalle del solo Gent) ed il cui centro gravitazionale è il prossimo gioiello promesso del settore giovanile, ossia Yari Verschaeren, classe 2001 a cui Kompany sta progressivamente assegnando a lui compiti di sviluppo e di costruzione della manovra (fino allo scorso anno agiva maggiormente in zona rifinitura) facendogli seguire il percorso che un suo predecessore con quella maglia, ossia Dennis Praet, ha seguito con la maglia della Samp sotto la gestione di Marco Giampaolo.



Il minutaggio di questa stagione (212 minuti) non è ancora sufficiente a capire cosa ne sarà di questa transizione, ma si evince (dati SmarterScout) un'ottima capacità di recuperare palloni grazie ad un ottimo senso della posizione, mentre per essere appetibile su livelli superiori dovrà migliorare la difesa della palla, fondamentale non ancora al top a causa della sua esilità che può penalizzarlo contro squadre ricche di fisicità a centrocampo, tuttavia non si è preoccupato di questo Roberto Martinez che gli ha già concesso due apparizioni con la maglia della nazionale dove è stato utilizzato nei 3 di attacco del 3-4-3, mentre Kompany al momento lo alterna tra i tre d'attacco ed i tre di centrocampo nel suo 4-3-3, insomma la partita di domenica sarà molto bello vedere questo giocatore alle prese con le marcature a uomo del centrocampo dell'Anversa. 

Sarà dunque una partita tra due tipologie di squadra davvero molto differenti, da un lato il calcio di possesso e la rosa giovane dell'Anderlecht di Kompany, dall'altra parte il calcio diretto ed aggressivo dell'Anversa di Leko, uno scontro che merita tutta la nostra attenzione in questo weekend.

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