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Friday, 19 February 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 18


Dopo esserci goduti il ritorno delle coppe europee, il weekend torna per metterci di fronte ad un altro turno di campionato che, considerata la concomitanza con gli impegni europei di molte squadre, potrebbe vivere una fase decisiva che può spostare alcuni equilibri o ampliarne altri. Non scopro certo l'acqua calda nell'affermare che in questo periodo della stagione la gestione delle forze diventa fondamentale per definire l'esito della stagione.

Il calendario del weekend ci regalerà sfide importanti se non decisive come il derby di Milano che potrebbe indirizzare la lotta scudetto in serie A, la trasferta del Bayern a Francoforte che potrebbe diventare decisiva per la vittoria della Bundesliga ma anche per la lotta Champions. Per questo motivo ho scelto quattro partite che assumono per varie ragioni un peso fondamentale per giudicare le stagioni di alcune squadre o per indirizzare gli esiti di un campionato.


LIVERPOOL - EVERTON (SABATO ORE 18.30)

La giornata di Premier in programma questo weekend è clamorosamente piena di sfide di cartello e di tradizione: una di queste è il confronto tra Manchester City ed Arsenal che mette contro Pep Guardiola con quello che dovrebbe essere un suo discepolo, ossia Mikel Arteta. Tuttavia il match che merita maggiore attenzione è il derby della Merseyside tra Liverpool ed Everton: una sfida che rappresenta una grande rivalità storica ma che questa volta potrebbe avere risvolti anche decisivi per la lotta alla Champions League.

La squadra di Klopp è entrata nelle ultime settimane in un momento negativo frutto dei guai fisici che hanno colpito i Reds nel corso di questa stagione: proprio la partita d'andata fu l'evento che ha cambiato in negativo la stagione, con l'entrata di Pickford che mise ko il ginocchio di Van Dijk. Saltato il ginocchio del centrale olandese, è saltata anche l'architrave su cui poggia il sistema di gioco di Klopp, costringendolo a trovare soluzioni per non farsi trovare scoperta sulle incursioni dei due terzini Alexander-Arnold e Robertson.

Passmap Between The Posts
La vittoria in Champions contro il Lipsia ha visto una squadra ritrovare i propri punti di forza, ossia le connessioni tra il terzino e l'esterno d'attacco di parte e la ricerca del cambio di gioco da un terzino all'altro per scoprire l'avversario e disordinarne la pressione. Come si desume dalla passmap della partita, si nota anche il lavoro svolto dai due centrali difensivi Kabak e Henderson nel sostenere questa strategia di gioco e con le due mezzali Jones e Thiago Alcantara a tenere impegnati i centrocampisti centrali avversari. Le difficoltà del Lipsia a trovare la profondità ha reso sostenibile la strategia anche a livello difensivo, con la squadra di Nagelsmann brava a risalire il campo ma meno brava ad accedere all'area di rigore, cosa che, invece, ha saputo fare il Leicester di Rodgers sabato scorso.

L'Everton arriva a questo impegno con la consapevolezza di potersi giocare qualcosa di importante in questa stagione: Ancelotti in estate è riuscito ad ottenere sul mercato una serie di giocatori che gli hanno permesso di modificare l'identità di questa squadra che adesso può giocare un calcio fluido e tecnico, al contrario della scorsa stagione quando la squadra doveva sostanzialmente appoggiarsi su attacchi diretti verso Calvert-Lewin ed aggredire sulle seconde palle.

In fase di possesso lo schieramento della squadra di Ancelotti è un 4-1/2-3 con le mezzali e gli esterni offensivi che occupano le zone avanzate del campo ruotando tra di loro, a volte le rotazioni avvengono anche tra terzino e mezzala di lato. In fase di non possesso la squadra si schiera con un 4-1-4-1 dove gli esterni offensivi si affiancano alle mezzali a creare una linea a 4; la linea difensiva, invece, è protetta dal vertice basso.

La strategia costruita da Ancelotti è quella di occupare con quanti più uomini possibile i corridoi centrali del campo sfruttando i movimenti e le rotazioni tra le mezzali ed i trequartisti; l'ampiezza viene utilizzata solamente per liberare i terzini (in particolare Digne) in modo che con i loro cross possano generare occasioni grazie alle qualità aeree di Calvert-Lewin e grazie alla capacità della squadra di riempire con più uomini l'area di rigore.


Le principali difficoltà, invece, l'Everton le trova nella tenuta della linea difensiva che, spesso non viene sufficientemente assistita dai centrocampisti. Spesso e volentieri gli avversari possono pascolare negli spazi che si creano tra centrale difensivo e terzino, a questo si aggiunge la non grande predisposizione alle marcature in area di rigore dei centrali difensivi.

Sarà dunque un derby quello che si giocherà ad Anfield Road con due squadre ben riconoscibili nei loro pregi e nei loro difetti, all'andata ne venne fuori una grande lotta che terminò con un 2-2 ricco di emozioni, sono abbastanza sicuro che la stessa cosa la vedremo sabato nel tardo pomeriggio.


SALISBURGO - RAPID VIENNA (DOMENICA ORE 17)

Il campionato austriaco, dal momento in cui il gruppo Red Bull ha investito a Salisburgo, è un dominio della squadra della città di Mozart che detiene il titolo da 7 stagioni consecutive. Dalla scorsa stagione, tuttavia, diverse squadre hanno mostrato di avere progetti tecnici in grado di infastidire il dominio della squadra oggi allenata da Jesse Marsch. 

Lo scorso anno questo ruolo sembrava appannaggio del LASK di Lienz che, però, depauperò quanto buono di fatto prima del lockdown prendendosi una penalizzazione per non aver rispettato il protocollo COVID al rientro agli allenamenti; quest'anno, invece, la squadra che sta tenendo testa al Salisburgo è il Rapid Vienna di Didi Kuhbauer.

La squadra di Jesse Marsch ha ormai pochi segreti e, come ogni stagione, si trova a gennaio a dover riportare con una squadra completamente diversa rispetto a quella di inizio stagione. In questa stagione, tuttavia, l'unica partenza del mercato invernale è stata Dominik Szoboszlai, ceduto al Lipsia, ma sappiamo bene quanto fosse determinante l'ungherese per le fortune del Salisburgo.

I suoi sostituti, sul piano tecnico, dovrebbero essere Aaronson e Sucic, di cui ho parlato nel mio post di presentazione della sfida di Europa League contro il Villarreal, persa per 2-0, dove i due talenti del Salisburgo non sono riusciti a mettersi in luce restando avulsi dal gioco senza riuscire a giocare palloni nella zona centrale del campo, dove evidentemente il Villarreal è stato bravo a coprire quelle zone.

Fonte statistiche SofaScore

In campionato, invece, la ricerca e l'occupazione della zona di rifinitura avviene in maniera più frequente fino a trasformare il 4-4-2 in un 4-2-2-2. Tuttavia nella partita contro il Villarreal in Europa League, si trattava della prima volta in coabitazione tra i due giocatori ed il risultato non è stato dei migliori visto che il loro coinvolgimento è rimasto ai margini della squadra. Nella partita contro il Rapid Vienna alla squadra di Marsch servirà tornare alla sua versione migliore, quella cioè capace di sovraccaricare il centro del campo per cercare di aumentare il margine in testa alla classifica e, chissà, trovare idee utili a cercare di contendere la qualificazione agli ottavi di Europa League al Villarreal non ostante lo 0-2 di partenza.

Il Rapid si schiera sul campo con un 4-2-3-1 di base che, però, non è mai rigido in campo, tanto che si tratta di uno schieramento che è più facile vedere in fase di non possesso che in fase di possesso. Il 4-2-3-1 in fase di possesso cambia immediatamente in quanto i due centrocampisti centrali tendono a scaglionarsi a due altezze diverse anziché restare appaiati; stesso discorso vale per i due terzini, con il destro (Stojkovic) che partecipa molto più alla costruzione rispetto al terzino sinistro Ullmann che, invece, attacca maggiormente la profondità.

In fase di non possesso, invece, il Rapid è perfettamente allineato a quella che è la tendenza del calcio in Austria negli ultimi anni e che sta portando diversi allenatori cresciuti aldilà del Brennero a diventare dei riferimenti per il calcio europeo. La squadra di Kuhbauer aggredisce l'avversario con un baricentro molto alto ed orienta diversi giocatori sulla palla e sull'uomo, in perfetto stile gegenpressing. Come si evince dal fermo immagine il Rapid cerca la parità numerica in tutte le zone di campo tenendo permanentemente sotto pressione l'avversario. Non è un caso che il PPDA del Rapid sia addirittura superiore a quello del Salisburgo seppur per poco (7,6 contro 7,8 della squadra di Jesse Marsch).

ATLETICO BILBAO - VILLARREAL (DOMENICA ORE 21)

La sfida di San Mames mette di fronte una sfida che potrebbe avere un impatto di non poco conto per la lotta per i posti europei nella Liga. L'Atletico Bilbao è in grandissima risalita da quando Marcelino ha preso le redini della squadra dopo l'esonero di Garitano.

La squadra basca, con l'arrivo dell'ex tecnico del Valencia (che è anche ex allenatore del prossimo avversario) ha ritrovato un approccio in grado di valorizzare gli elementi offensivi a propria disposizione. Sono bastati pochi accorgimenti al tecnico asturiano per far viaggiare al livello che il club ed i tifosi si aspettano, in particolare sotto la sua gestione si sono innalzate le prestazioni di Iker Munain, giocatore di elevato spessore tecnico che faticava a trovare una collocazione in campo con Garitano e che, invece, con Marcelino sembra aver ritrovato la centralità tecnica in questa squadra.

Fonte dati FbRef/StatsBomb
Come si evince dal grafico a fianco, il n.10 del Bilbao ha notevolmente alzato il proprio livello nella creazione di occasioni da rete. L'arrivo di Marcelino sulla panchina ha modificato l'atteggiamento della squadra in fase offensiva, Munain agisce con maggiore libertà nella trequarti avversaria ed il suo apporto in rifinitura è tangibile sia osservando la partita che osservando, come in questo caso, i soli numeri.




Il Villarreal arriva a questa sfida reduce dalla pesante vittoria in Europa League a Salisburgo, mentre il cammino in campionato sembra essersi arenato nella ultime settimane. 

Scouting report FbRef/StatsBomb

La squadra di Emery spesso fatica a trovare la giocata giusta in fase di rifinitura che, con l'infortunio di Samu Chukwueze, sembra essere delegata esclusivamente al grande lavoro di Gerard Moreno, autore di una prestazione clamorosa a Salisburgo e protagonista di una stagione strepitosa, ben riassunta dai numeri che lo rendono un attaccante quanto un esterno offensivo di prima fascia.

Il sistema voluto dall'ex tecnico di Siviglia, PSG ed Arsenal si basa sul possesso palla ed un tentativo di recupero del pallone che possa essere aggressivo. Proprio su quest'ultimo aspetto le cose non stanno andando come previsto (il PPDA è superiore a 10) soprattutto a causa del fatto che la linea difensiva fatica a sostenere un sistema di pressing alto e spesso tende a concedere spazi in situazioni di transizione o in situazione in cui l'avversario verticalizza rapidamente l'azione con una giocata individuale. Il Bilbao è una squadra che sa innescare rapidamente i giocatori tra le linee, per cui per la squadra di Emery, dopo l'ottima prestazione di Salisburgo, una prestazione ed un risultato positivi anche al San Mames possono dare nuove certezze al gruppo di Emery e far ripartire la stagione del Villarreal.


PSG - MONACO (DOMENICA ORE 21)

Il campionato francese, a differenza delle stagioni precedenti, si sta rivelando uno dei campionati più equilibrati e ricchi di spunti di tutta Europa e nel weekend si celebra la sfida tra il PSG ed il Monaco in un incrocio che ha rappresentato per diversi anni una rivalità tra due proprietà facoltose desiderose di giocarsi la supremazia nazionale.

Negli ultimi anni, tuttavia, questa rivalità è scemata a causa delle ultime pessime stagioni della squadra monegasca che invece, quest'anno sembra aver ritrovato quella competitività che sembrava perduta: dopo un periodo di assestamento, Niko Kovac ha trovato il sistema in grado di far rendere al meglio questa squadra che va a Parigi per giocarsi la sua chance di entrare addirittura in corsa per il titolo.

Il PSG, tuttavia, si presenta a questa grande sfida reduce dal capolavoro del Camp Nou in Champions League: pur con le assenze di Neymar e Di Maria, Pochettino ha saputo pescare le giuste risorse dalla sua rosa e soprattutto ha trovato una grande serata di Marco Verratti, giocatore diventato centrale nelle idee di Pochettino, tanto che in sua assenza abbiamo visto le peggiori prestazioni della squadra parigina nella giovane gestione del tecnico argentino (leggi trasferta di Lorient in campionato).

Fonte statistiche SofaScore
I numeri della prestazione di Verratti a Barcellona non rendono sufficientemente l'idea della sua prestazione a tutto campo, la sua resistenza al pressing e la capacità di ripulire palloni creando situazioni potenzialmente pericolose da momenti in cui l'azione sembra non avere inerzia. A mio parere la prestazione di Verratti e del PSG sono frutto del lavoro messo in piedi nelle ultime due stagioni da Thomas Tuchel che ha dato una personalità ed un'identità a questa squadra, tutti elementi di base su cui oggi Pochettino sta aggiungendo i propri accorgimenti. A questo si aggiunge l'aumento di competitività del campionato francese che costringe i parigini a dover tenere alta la soglia di attenzione anche in campionato, difatti questa partita contro il Monaco è molto importante per evitare di aggiungere alla lotta per il titolo anche la squadra di Kovac.








Da parte sua, invece, il Monaco ha intenzione di mettersi alla prova dopo che nel 2021 è riuscita, finalmente, a trovare un'identità di gioco ed un equilibrio tale da portarla al quarto posto solitario in classifica grazie ad una serie positiva aperta di 9 vittorie e 2 pareggi nelle ultime 11 partite tra campionato e coppa nazionale. Il sistema di gioco, ormai consolidato, vede un 3-2/5 in fase di possesso che si trasforma in 4-4-2 in fase di non possesso che esalta le qualità della coppia d'attacco Ben Yedder-Volland e che sta facendo esplodere il talento di Soufiane Diop oltre a quello della coppia di centrocampo Fofana-Tchouameni che ha margini di crescita devastanti.




Wednesday, 4 November 2020

Salisburgo-Bayern Monaco, benvenuti negli anni '20

Photo Credit - Uefa.com


Salisburgo e Bayern si presentavano a questa sfida come capolista dei rispettivi campionati di Bundesliga e con 4,5 goal di media a partita in Champions per le due squadre a partire dalla scorsa stagione, una media che le due squadre hanno rispettato in maniera più che coerente, con una partita spettacolare terminata con 8 reti, 39 tiri effettuati e tanto spettacolo, il risultato dice 6-2 per il Bayern, ma la partita è stata molto più interessante ed equilibrata di quanto dica il risultato.


LE FORMAZIONI INIZIALI



Il Salisburgo viene schierato da Marsch con un 4-3-1-2 (almeno a livello nominale) in cui il riferimento offensivo è il maliano Koita supportato da Berisha e dalla stella ungherese Szoboszlai, a centrocampo un altro maliano, Mohamed Camara, si posizione a protezione dei quattro difensori con ai fianchi Mwepu e Junuzovic, chiamati ad un grande lavoro per coprire il campo anche in ampiezza, come spesso accade con chi gioca con un rombo a centrocampo; in difesa la linea dei 4 è composta da Kristensen, Ramalho, Wober ed il capitano Ulmer.

Il Bayern risponde con il suo ormai collaudatissimo 4-2-3-1 in cui Tolisso si affianca a Kimmich in mezzo al campo, Lucas Hernandez schierato a sinistra nella linea a 4 in difesa in sostituzione di Davies, per il resto nessuna novità con Gnabry e Coman ad affiancare Lewandovski e Muller in attacco.


COME IL SALISBURGO HA MESSO ALLE CORDE IL BAYERN


Come già accennato nel mio post in occasione dell'analisi della finale di Champions League, la difesa alta del Bayern concede molto spazio alle proprie spalle che, se bypassato, genera situazioni di gigantesco pericolo per la porta difesa da Neuer. La partita di Salisburgo non ha fatto eccezione, la squadra di Marsch aveva le idee molto chiare su come attaccare la linea del Bayern.




Come ben si desume dall'azione del goal del vantaggio, gli austriaci applicano, come da tradizione conclamata del sistema Red Bull, un gioco verticale e diretto in cui viene attirata la pressione in avanti dell'avversario (ed il Bayern non si fa certo pregare se c'è da aggredire in avanti) per poi cercare un attacco diretto oltre la linea difensiva avversaria o appoggiandosi sul centravanti per poi andare a prendere la seconda palla; in questa occasione il Salisburgo sfrutta lo spazio lasciato tra linea di difesa e di centrocampo da parte del Bayern per innescare un rapido attacco diretto che porterà al goal di Berisha.

Le difficoltà del Bayern sono andate avanti per lungo tempo nel corso del primo tempo: la verticalizzazione poteva avvenire anche allargando il gioco sui terzini, che con passaggi in diagonale alle spalle della linea difensiva la costringeva a scappare all'indietro attaccata da Koita, Berisha e Szoboszlai con i centrocampisti che facevano fatica ad accorciare le distanze con la linea difensiva, in questa maniera la squadra di Marsch si ritrovava dopo 20 minuti con uno score di 7 tiri ad 1, seppur quell'unico tiro in porta dei bavaresi è stato il tiro di Gnabry salvato a porta vuota da un gran recupero di Ramalho.

Dopo l'intervallo la squadra di Marsch, ha avuto un atteggiamento ancora più aggressivo ed ha portato al Bayern a diversi errori di esecuzione ed a soluzioni di passaggio forzate.

Un esempio perfettamente calzante dell'atteggiamento del Salisburgo è dato da questa azione poco dopo il fischio d'inizio del secondo tempo, dove vediamo 7 giocatori in proiezione offensiva, di cui almeno 4 pronti ad attaccare la linea difensiva del Bayern; l'azione terminerà con il pallone che arriva sui piedi di Mwepu che non troverà però il goal solo grazie ad un grande intervento di Neuer; a questo si aggiunge la miglior propensione della squadra austriaca a giocare a ritmi più elevati mostrandosi molto meglio preparata del Bayern nella gestione delle transizioni, sia positive che negative, insomma il messaggio che è passato è che il Bayern se contropressato va in grossa difficoltà, tuttavia l'altro messaggio è che questo tipo di pressione fa spendere molte energie, una situazione che si paga nel momento in cui è necessaria la lucidità per l'ultimo passaggio o per la finalizzazione; non è un caso che il goal del momentaneo 2-2 sia arrivato da Okugawa, elemento entrato in campo praticamente un minuto prima al posto di Koita.


IL RIMEDIO DEL BAYERN


Il Salisburgo costringeva il Bayern e saltare il centrocampo e ad affidarsi agli attacchi diretti per superare la prima pressione del Salisburgo che si disponeva con una prima linea di pressione con almeno 3 uomini e linee alte, per cui l'unico sistema che sembrava funzionare era cercare uno tra Lewandovski e Muller per poi lanciare i due esterni offensivi (Gnabry e Coman) alle spalle della difesa che, tuttavia, si è rivelata molto coraggiosa nel non rinculare, in questo modo lo stesso Gnabry si è fatto pescare più volte in fuorigioco in situazioni potenzialmente molto favorevoli.


A questo punto andava cercato un modo diverso per aggirare la pressione del Salisburgo, e la soluzione è stata quella di muovere la palla ad un ritmo più basso e sfruttando i terzini Pavard e Lucas Hernandez per risalire il campo abbassando contestualmente Tolisso in prima costruzione per non avere inferiorità numerica contro i tre davanti del Salisburgo. Come si evince dall'esempio qui accanto, questa situazione ha permesso al Bayern quanto meno di consolidare il possesso e tagliar fuori la prima linea di pressione e lasciare spazio alla spinta dei due terzini che, una volta ricevuta la palla mettevano i centrocampisti del Salisburgo di fronte a delle scelte se continuare la pressione o se coprire il centro; questo ha portato Mwepu e Junuzovic a sobbarcarsi un gran lavoro che ha fatto perdere loro molta lucidità. di questo ne ha approfittato Thomas Muller che allargandosi a destra innescava gli uno-due con Gnabry che mettevano in seria difficoltà Ulmer, più volte sverniciato dal n.7 del Bayern; da un'azione costruita in questa maniera è nato l'autogoal di Kristensen che ha permesso al Bayern di andare all'intervallo con un vantaggio non del tutto meritato.

Nel secondo tempo l'utilizzo di questa strategia ha permesso agli uomini di Flick di avere progressivamente il pallone per maggior tempo costringendo il Salisburgo a correre a vuoto a tratti o a dover rinunciare in alcuni momenti alla pressione a tutto campo: il goal del 3-2 realizzato su corner da Boateng ha permesso ai bavaresi di far crollare mentalmente l'avversario per poi arrivare al 6-2 nei minuti finali.

CONCLUSIONI


La partita di Salisburgo ci ha messo di fronte a quello che è e sarà il calcio degli anni '20 di questo secolo, un calcio in cui si cerca di accorciare il campo all'avversario fino al punto di stritolarlo nella propria metà campo, attaccare la trequarti e l'area di rigore avversaria con il maggior numero di uomini ma allo stesso tempo sfruttare le debolezze che questi sistemi e queste strategie possono generare.

Vedere di fronte l'una contro l'altra due squadre che esprimono questa visione del calcio è stato uno spettacolo di altissimo livello che va oltre le otto reti ed i 31 tiri visti, ma che dimostra quanto il calcio necessiti in questo momento storico di menti di grande livello non solo in panchina ma anche, e soprattutto, in campo: le due squadre si sono equivalse dal punto di vista fisico, atletico e, perché no, anche tecnico, tuttavia l'esperienza e la classe di gente come Thomas Muller e Joshua Kimmich è quella che spezza gli equilibri delle partite ed è resa possibile dalla loro capacità sopra la media di capire la partita e di trovare sempre lo spazio giusto per la giocata decisiva: il calcio di oggi concede poco tempo e poco spazio ai calciatori nel corso della partita, la velocità di pensiero è quella che fa la differenza, ed il Bayern di adesso ha questo nelle proprie caratteristiche e per questo è la squadra più forte d'Europa oggi.

Thursday, 3 October 2019

Cosa ci ha detto la seconda giornata di Champions

Anche la seconda giornata di Champions è passata agli archivi, diverse conferme rispetto allo scorso turno (Bayern e Ajax su tutti), qualche passo in avanti (l'Inter che a tratti domina a Barcellona pur perdendo, il Chelsea che cancella la sconfitta d'esordio vincendo a Lille), qualche passo indietro (il Napoli che non riesce ad espugnare Genk, il Lipsia sconfitto in casa dal Lione), e qualche conferma negativa (il Real Madrid che si salva dalla sconfitta interna contro il Bruges nei minuti finali, il Tottenham, ancora rimasto con la testa alla finale dello scorso anno).


IL SOLITO MAURO ICARDI

Mauro Icardi ha festeggiato il suo primo goal con la maglia del PSG; il cambio di maglia non ha modificato le caratteristiche del centravanti argentino, che ha chiuso la partita con il goal realizzato nel suo unico tiro nella partita, e con 16 palloni toccati in 61 minuti. E' davvero difficile capire quanto possa essere sostenibile avere nel 2019 un centravanti così poco coinvolto nel gioco ma che porta con se una importante dote di cinismo in area avversaria, sarà un dibattito che ci porteremo dietro per tutto l'anno anche sulla base di come si evolverà il gioco del PSG di Tuchel.

I NUMERI DEL BAYERN

Il 7-2 con cui la squadra di Kovac ha espugnato il nuovo White Hart Lane ci ha lasciato un appunto tutt'altro che di secondo piano: il potenziale offensivo del Bayern di Kovac è davvero devastante. Al netto della tenuta difensiva di Stella Rossa e Tottenham (gli avversari finora incontrati dai bavaresi in Champions) ci sono tanti numeri che meritano di essere citati: 10 goal realizzati in due partite, 55 conclusioni a rete effettuate, 21 tiri in porta, tutte e tre statistiche in cui il Bayern è al comando della classifica. A livello individuale, inoltre, Gnabry e Lewandovski sono rispettivamente primo e secondo nella classifica cannonieri (con 4 e 3 goal), posizioni che si invertono nella classifica dei tiri in porta (7 per il polacco, 6 per il tedesco). Ma soprattutto siamo arrivati al 3 ottobre e Lewandovski non ha ancora terminato una partita con il Bayern in questa stagione senza aver segnato (14 goal stagionali al momento).


IL SALISBURGO FA SUONARE GLI ALLARMI IN CASA NAPOLI

In quanti potevano immaginare che il Liverpool si potesse far rimontare tre goal ad Anfield Road? Ieri sera è successo ed il merito è stato del Salisburgo: dopo i 6 goal al Genk nella giornata d'esordio, gli austriaci erano attesi al varco contro un avversario decisamente più probante; Klopp ha più volte affermato di conoscere bene i principi di gioco alla base del progetto Red Bull, dato che è ispirato ai suoi principi, ed è per questo che nella prima mezzora non c'è stata partita, tuttavia la squadra di Marsch è stata brava, anche grazie alle modifiche di assetto a centrocampo, ad approfittare del calo di tensione dei Reds e riportarsi in parità salvo poi essere sconfitta dalla rete di Salah. La statistica di Haland è a dir poco clamorosa, 4 goal realizzati con i suoi primi 4 tocchi di palla in Champions, ma ad emergere sono state anche le qualità di Minamino e Hwang. Insomma a Napoli faranno bene a prepararsi con dovizia di particolari al doppio impegno previsto dopo la sosta.




















LO SPETTACOLO DEL GATTOPARDIANO AJAX

Ancora una vittoria per 3-0, questa volta a casa del Valencia, l'Ajax continua a dominare il proprio girone ed a mostrare tutta la propria volontà di deliziare i palati più fini degli amanti del calcio. Gli innesti di Dest e Veltman (nella nuova posizione di centrale difensivo) in difesa, di Martinez ed Alvarez a centrocampo e di Quincy Promes in attacco hanno ulteriormente ringiovanito l'età media della squadra di Ten Hag senza togliere qualità e fluidità al gioco, anzi l'idea sembra quella di una squadra ancora più consapevole e più forte di quella dello scorso anno. Resta difficile pensare che riuscirà a pareggiare i risultati della scorsa stagione (anche se il primo posto nel girone sembra decisamente alla portata per il momento) ma vorrei sbilanciarmi pensando che ci faranno divertire ancora più che la scorsa stagione.

Dopo le prime due giornate l'Ajax ha 4 giocatori nell'undici calcolato da WhoScored, addirittura più del Bayern Monaco





Thursday, 19 September 2019

Cosa ci ha detto la prima giornata di Champions

Abbiamo appena messo alle spalle la prima due giorni di Champions League della stagione 2019/2020, è giusto fare un primo bilancio per capire quanto e se le aspettative sono state confermate alla luce non solo di quanto visto in questa prima tornata, ma anche accostandole a quanto visto in questa primissima parte di stagione.


GLI UOMINI COPERTINA


Erling Braut Håland

Le sue capacità realizzative erano già state messe in evidenza nell'ultimo Mondiale Under 20 (9 goal in una partita al malcapitato Honduras), tuttavia il 19enne norvegese ha pensato bene di farsi notare anche all'esordio in Champions League con la maglia del Salisburgo (all'esordio a sua volta nella massima competizione europea da quando è parte del progetto Red Bull) realizzando una tripletta nei primi 45' sfruttando al meglio gli unici tre tiri effettuati nel corso della partita; ci troviamo forse di fronte ad uno degli attaccanti più clinici della generazione dei nati dopo il 2000, i numeri per lui in questa stagione parlano a sufficienza: quella di martedì sera è già la quarta tripletta su nove partite disputate in questa stagione in cui ha realizzato già 17 reti. E' giusto tarare i numeri del centravanti norvegese sulle debolezze difensive degli avversari affrontati sinora sia in campionato (nel campionato austriaco il Salisburgo viaggia sulla media di 5 goal a partita nelle prime sette giornate) che in Champions (la difesa del Genk è stata a dir poco inguardabile) ma il suo allenatore Marsch (primo allenatore statunitense della Champions League) garantisce sul suo futuro rendimento.


Marc-Andre ter Stegen

Se il Barcellona è uscito imbattuto dalla trasferta di Dortmund il merito è tutto del proprio portiere, capace di parare un rigore (e non solo) a Marco Reus. Il tabellino della partita parla di 6 chiare occasioni da goal per il Dortmund, di cui 4 si sono concluse con tiri parati prodigiosamente dal portiere tedesco, che ha perorato anche sul campo la propria causa per prendersi la titolarità della porta della nazionale tedesca, come dichiarato nella conferenza stampa pre-match.



Dani Olmo

I tifosi atalantini ricorderanno per molto, molto tempo questo nome a quello di Mislav Orsic; lo spagnolo ha letteralmente mandando in tilt i meccanismi dell'Atalanta con i suoi 10 dribbling riusciti ed i 5 falli subiti, scommettiamo che neanche la finisce la stagione a Zagabria e che a gennaio si scatenerà un'asta per averlo alle proprie dipendenze da parte dei top club europei? Eppure qualche indizio durante l'Europeo Under 21 lo aveva lasciato.

LE CONFERME POSITIVE


Il Lipsia di Nagelsmann

In testa alla classifica in Bundesliga, la squadra di punta del sistema Red Bull si prende il ruolo di squadra da battere del girone G, quello che alla vigilia non sembrava avere un chiaro favorito (vedi la nostra preview dei gironi). Sugli scudi il solito Timo Werner, autore di un'altra doppietta, finalizzatore di un sistema che Nagelsmann sta plasmando con le sue conoscenze tattiche unite allo stile aggressivo voluto dalla proprietà, ed i segni si vedono nella strategia di gara posta in essere in quel di Lisbona, con il baricentro del gioco tenuto nella trequarti avversaria. La fase difensiva è quella che vede la mano di Nagelsmann più marcata, in un contesto dove la difesa a quattro è sempre stato un marchio di fabbrica, il tecnico ex Hoffenheim è venuto a patti schierando un difensore centrale di ruolo come Mukiele in posizione di terzino destro rinunciando a Klostermann.

Fonte WhoScored - Il Lipsia ha tenuto il gioco nella trequarti avversaria per il 33% del tempo.












L'Ajax di Ten Hag

Le cessioni di De Jong, De Ligt e Schone non sembrano aver indebolito la squadra di Ten Hag, I meccanismi di gioco in fase di possesso sembrano prescindere dagli uomini messi in campo; in questo meccanismo sembrano già perfettamente a proprio agio Lisandro Martinez ed Edson Alvarez che sembrano non sentire il peso di dover sostituire De Jong e Schone; molto bene anche Quincy Promes nel ruolo che in genere è demandato a Van De Beeek, assente per un infortunio alla coscia. Insomma la sensazione è che il girone H abbia un papabile padrone, complice la sconfitta interna del Chelsea contro il Valencia, frutto della imprevedibilità (nel bene e nel male) della squadra di Lampard.


Atletico Madrid-Juventus

La trasformazione identitaria di due squadre tra le più speculative d'Europa a squadre propositive ci ha regalato una serata di grande calcio al Wanda Metropolitano, con quattro goal, tante occasioni e tanti capovolgimenti di fronte. I puristi del calcio perfetto storceranno il naso per gli spazi che l'Atletico ha lasciato in contropiede alla Juventus, così come per i meccanismi difensivi della squadra bianconera sui calci piazzati (4 goal subiti tra Napoli ed Atletico in questo fondamentale), ma entrambe lo società hanno capito che la strada maestra per arrivare in fondo alla Champions è un calcio propositivo con maggiori rischi in fase difensiva, e da questa strada non si torna più indietro.


LE DELUSIONI


Inter e Atalanta

Non è esagerato affermare che dopo questa giornata Inter ed Atalanta abbiano messo a serio repentaglio, se non compromesso, le possibilità di passare il girone. Le squadre di Gasperini e Conte fanno dell'intensità e dell'aggressività il proprio cavallo di battaglia, tuttavia queste qualità devono essere supportate da un giusto atteggiamento mentale che ad entrambe è mancato. L'Inter ha evidentemente sottovalutato il valore dello Slavia Praga e si è trovata per tutto il tempo a rincorrere gli avversari lungo il campo; l'Atalanta ha probabilmente pagato l'esordio in Champions, visto che la squadra è totalmente mancata nelle esecuzioni ancor prima che dell'interpretazione della partita, il tutto evidenziato dalla prestazione mostruosa di Dani Olmo (vedi sopra).


I mali del Real Madrid e del Barcellona

Anziché delusioni le prestazioni di Real Madrid e Barcellona possono essere classificati nella categoria "conferme negative".
La squadra di Zidane sembra essere un grande cantiere la cui esecuzione differisce del tutto dal progetto iniziale; l'unico elemento positivo del Real in questa fase iniziale di stagione è Gareth Bale, uno di quelli finiti nella lista nera di Zidane e rimasto su forzatura di Florentino Perez; il gallese è stato l'unico a cercare di creare pericoli nella trasferta di Parigi, ma le sue conclusioni non hanno centrato la porta, ragion per la quale il Real ha chiuso la partita senza far registrare neanche un tiro in porta.

Il Barcellona, a differenza del Real, riesce ad uscire indenne dalla trasferta di Dortmund ma deve dire grazie alle prodezze di Ter Stegen (vedi sopra); la squadra di Valverde continua a soffrire maledettamente le trasferte europee e le squadre aggressive e verticali, ad aggravare la situazione si è aggiunto l'infortunio di Jordi Alba, la secondo fonte principale di gioco dei blaugrana versione Valverde dopo Leo Messi. Intanto se non vi è chiaro cosa ha rischiato il Barcellona a Dortmund spero che le statistiche sotto possano chiarire il quadro della situazione.




















STATISTICHE 


Goals

La prima giornata ha visto 45 goal realizzati per una media di 2,81 goal a partita, i goal sono quasi perfettamente ripartiti tra primo e secondo tempo (22 vs. 23) con 12 goal realizzati nell'ultimo terzo del primo tempo. A comandare la classifica dei goal realizzati sono Salisburgo e Dinamo Zagabria che portano anche in testa alla classifica cannonieri rispettivamente Haland ed Orsic.


Tiri

A monopolizzare la statistica sui tiri ci sono Salisburgo e Bayern Monaco, gli austriaci sono secondi come tiri totali (26) e primi come tiri nello specchio (13), i bavaresi sono primi come tiri totali (35) e secondi come tiri nello specchio (10), inoltre nella stessa statistica il Bayern porta un suo giocatore in testa alla graduatoria, non potrebbe essere che ovviamente Robert Lewandowski.


Possesso Palla

La statistica del possesso palla è spesso avversata da molti allenatori ed addetti ai lavori come un dato spesso a se stante e non strettamente legato alla prestazione della squadra; saranno fischiate le orecchie a Peter Bosz che vede il suo Leverkusen collezionare percentuali bulgare di possesso palla ma che fa fatica a fare risultati. Secondo i dati OPTA, il Leverkusen ha chiuso la partita con un possesso palla del 78%, la maggior percentuale da quando esiste la Champions League.



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