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Tuesday, 16 January 2024

Davide Possanzini and De Zerbi legacy

 


We everybody know the style of play promoted by Roberto de Zerbi in his journey from Italy to Ukraine and now to Brighton in Premier League. During this years the Italian manager was supported by many young coaches is his different experiences; those coaches are now manager and they use Roberto de Zerbi vision as a base for their football.

One of them is Davide Possanzini, assistant of De Zerbi at Sassuolo and that is impressing a lot with Mantova, an Italian Serie C team which is now on top of the tournament due to his work. And in this article we are looking at the similarities between the Brighton manager and the current Mantova manager. A similarity which is showing how De Zerbi is creating a coaching tree.

Monday, 13 June 2022

La promozione del Palermo è un capolavoro di Silvio Baldini

 


L'ultimo atto ufficiale del calcio professionistico italiano si è concretizzato ieri sera alla stadio "Renzo Barbera" di Palermo, dove la squadra della città siciliana ha festeggiato il ritorno in serie B a soli tre anni dal fallimento dell'estate 2019. A fare le spese dell'impresa della squadra rosanero è stato il Padova di Massimo Oddo, subentrato in corso di stagione a Massimo Pavanel ma senza riuscire, per il secondo anno di fila, ad evitare una delusione per il club patavino dopo la finale persa ai rigori lo scorso anno contro l'Alessandria.

Rispetto allo scorso anno la finale ha avuto un vincitore netto, ed il merito è tutto del divario tra i due allenatori in panchina che si è rivelato superiore al divario tecnico che sulla carta era presente tra le due squadre alla vigilia di questo doppio confronto. 

Silvio Baldini ha compiuto un capolavoro ed in questa analisi vedremo alcuni princìpi del suo 4-2-3-1 che hanno permesso al Palermo di dominare la partita del "Barbera" ma soprattutto di mettere a proprio agio i tanti talenti a disposizione in attacco.


LA MIGLIORE STRATEGIA DI PRESSING DEL PALERMO

L'idea che in campo ci fosse una squadra meglio organizzata dell'altra lo si è notato dal modo in cui le squadre pressavano l'avversario sulle relative costruzioni. Il Palermo mostrava decisamente una prima pressione aggressiva e ben supportata dall'intera squadra che le ha permesso di recuperare spesso il pallone o costringere il Padova a liberarsene rapidamente; dall'altra parte, invece, la squadra di Oddo ha mostrato di avere seri problemi nel creare pressione alla squadra rosanero, concedendo tanti spazi quando cercava di portare avanti il proprio baricentro.

Il dato relativo ai palloni recuperati mostra chiaramente la differenza non solo di strategia, ma soprattutto di esecuzione della stessa: la squadra di Oddo non ha praticamente mai recuperato palloni nel terzo di campo avversario (da questa grafica appena due) a riprova delle serie difficoltà nell'organizzare un pressing degno di questo nome al proprio avversario. Una mancanza, a mio parere, dovuta alla disabitudine della squadra a giocare in pressing e, soprattutto, con questo schieramento inedito, visto che Oddo ha sempre schierato il suo Padova con un 3-4-3 dal baricentro molto basso e poco propenso al rischio; dovendo giocare una partita partendo da un goal di svantaggio, l'ex tecnico del Pescara ha cercato di rimescolare le carte creando però solo confusione nei meccanismi.

Osservando, invece, il numero e le zone di campo relative ai palloni recuperati della squadra siciliana, emerge chiaramente la bontà della strategia di pressione e della maggiore capacità della squadra a giocare con un baricentro più alto. Anche nelle sue conferenze stampa di questi playoff Baldini ha più volte posto l'accento sulla necessità di muovere la squadra sul focus della prestazione anziché della ricerca speculativa del risultato, ed indubbiamente oltre alla vittoria e la promozione, ciò che renderà particolarmente felice il tecnico toscano. è proprio questo dato sui palloni recuperati, espressione della voglia dei suoi giocatori di giocare come squadra e muoversi da squadra, nonostante il risultato dell'andata avrebbe lasciato presupporre ad una gara giocata sul contenimento dell'avversario.

In questo esempio si nota da una parte l'aggressività del pressing della squadra di Baldini, dall'altra la capacità dell'intera struttura della squadra di muoversi in appoggio a quella pressione. In questa fase si vede lo schieramento del 4-2-3-1 con i tre trequartisti che stringono il campo nel momento in cui il gioco viene portato dal Padova sul terzino destro Germano, così come si vede uno dei due centrocampisti centrali (in questo caso De Rose, giocatore che meriterà un capitolo a parte) che si alza in avanti per togliere o disturbare le ricezione a Dezi permettendo, inoltre, al resto della squadra, di mantenere uno scaglionamento adatto ad evitarne l'allungamento sul terreno di gioco, un elemento che si è rivelato decisivo nell'economia della partita.

Anche in questo esempio si può notare l'aggressività della prima pressione palermitana: qui il Padova fa abbassare uno solo dei suoi due centrocampisti di costruzione (Dezi) tenendo bassi i due terzini, la risposta del Palermo sta nell'alzare Luperini sulla stessa linea di Brunori per andare in parità numerica con i due centrali difensivi biancoscudati. Anche in questo caso la squadra di Oddo verrà intrappolata sull'esterno e costretta a lanciare lungo il pallone, perdendolo. 

Anche il dato del PPDA mostra non solo la bontà delle scelte di Baldini, ma anche la grande capacità della squadra di mantenere lo stesso atteggiamento per tutto il corso della partita (con eccezione della parte iniziale del secondo tempo), mostrando oltre che coraggio una importante condizione fisica, a maggior ragione considerando che si trattava di una partita giocata il 12 giugno a Palermo, non proprio la città più fresca d'Italia. Molto probabilmente anche l'espulsione di Ronaldo nella parte centrale della ripresa ha facilitato il mantenimento della supremazia territoriale della squadra siciliana. 


Per tutto il corso dei playoff il Palermo ha generato tante occasioni e tanti goal mediante recupero del pallone nella trequarti avversaria, lo stesso goal di Floriano all'andata nasce da una palla rubata nell'area patavina, così come le reti all'andata ed al ritorno di Brunori contro la Feralpisalò.

La pressione del Padova, invece, era organizzata decisamente meno bene, con le linee di pressione decisamente poco sincronizzate e che concedevano spazi importanti al Palermo. Qui vediamo un esempio in cui il trequartista Luperini approfitta del movimento dei due centrocampisti centrali De Rose e Dall'Oglio che attirano la linea di centrocampo avversaria lasciando spazio alla sua ricezione. Evidenziata si può notare la distanza tra la linea difensiva, preoccupata dai movimenti in profondità di Brunori e degli esterni offensivi, e la linea di centrocampo. Questo ha permesso al Palermo di avere una perenne superiorità posizionale nei confronti del Padova, mettendo a nudo i limiti del 4-3-3 improvvisato di Massimo Oddo. 

FRANCESCO DE ROSE L'EQUILIBRATORE


Nel 4-2-3-1 di Baldini, i due centrocampisti centrali sono chiamati a svolgere dei compiti che richiedono una gran comprensione del gioco ed un altrettanto importante senso della posizione. Francesco De Rose è un classe 1987 con tante stagioni di serie C alle spalle: ieri sera ha raggiunto con il Palermo la seconda promozione in B della carriera dopo quella ottenuta con la Reggina nel 2020, un'esperienza che gli ha permesso di vestire la fascia da capitano di questa squadra ed il ruolo di equilibratore del sistema di gioco di Silvio Baldini.

A livello statistico, i suoi 12 palloni recuperati perfettamente suddivisi tra le due metà campo restituiscono abbastanza fedelmente il livello della sua prestazione, non solo in questa partita ma nell'intero arco della stagione. Ma non è quella numerica l'analisi che deve essere centrale per misurare l'importanza del centrocampista classe 1987 nell'economia del gioco del Palermo, quanto il suo apporto nelle fasi di non possesso della squadra, in particolare nel suo compito di proteggere la linea difensiva rosanero.


Il Padova ha cercato con i suoi esterni Bifulco (nell'esempio) e Chiricò di allargare le maglie della linea a 4 del Palermo, per poi cercare di attaccare gli spazi che si creavano tra terzino e difensore centrale; in questo contesto, quindi, la capacità di De Rose di andare a coprire quello spazio aperto nella linea difensiva ha sostanzialmente permesso alla sua squadra di essere sempre coperta e di togliere, probabilmente, l'arma principale in fase di finalizzazione alla squadra di Oddo che ha anche pagato la prestazione inconcludente del centravanti Ceravolo, non adatto a giocare in profondità per via delle sue caratteristiche fisiche e poco incisivo nei duelli e nella difesa del pallone spalle alla porta, ben controllato dalla coppia dei centrali difensivi formata da Lancini e Marconi. In questo esempio Bifulco viene cercato da un cambio di gioco di Ronaldo (soluzione spesso cercata dall'ex Salernitana), il terzino Bottaro deve uscire dalla linea, anche Marconi (il centrale difensivo di sinistra) spezza la linea per andare a togliere ricezione in zona rifinitura a Jelenic, l'altro centrale Lancini deve controllare Ceravolo, per cui è De Rose a riconoscere sia lo spazio da coprire che l'uomo da tenere d'occhio per l'inserimento.

In questo esempio si può notare in maniera ancora più chiara sia i movimenti della linea difensiva con Marconi che spezza nuovamente la linea per andare a prendere Jelenic con De Rose ancora una volta attento a chiudere quello spazio aperto dall'uscita dalla linea del suo compagno. Nello specifico questa azione metterà comunque in difficoltà la difesa rosanero in quanto l'arrivo del terzino Curcio da sinistra genera una superiorità numerica contro Bottaro, questi viene servito dal sinistro educato dell'ex Foggia ma sbaglia il controllo che lo avrebbe portato solo davanti a Massolo, permettendo al portiere del Palermo di raccogliere comodamente il pallone. Ma questa è stata l'unica situazione di reale pericolo subita dalla squadra di Baldini in tutto il corso della partita, ed il lavoro di De Rose è stato decisivo nell'aiutare la linea difensiva a disinnescare le giocate degli esterni d'attacco del Padova.

Dall'analisi dei passaggi effettuati da Ronaldo, il metronomo del Padova, si nota in maniera chiara quale fosse la strategia offensiva pensata da Oddo con il suo 4-3-3, ossia cercare con i cambi di gioco del suo numero dieci, di isolare gli esterni offensivi in uno contro uno contro i terzini del Palermo e puntare sugli inserimenti delle mezzali. Una mescolanza tra uscite aggressive dei difensori e coperture dei centrali di centrocampo è stata la risposta di Baldini in fase di difesa posizionale, ed avere un giocatore in grado di comprendere il gioco come De Rose è stato quell'elemento che ha trasposto nella pratica il pensiero difensivo del tecnico toscano.

COME VENGONO ATTIVATI I GIOCATORI TECNICI


Il 4-2-3-1 di Baldini in fase offensiva nasce con lo scopo di far arrivare nel modo migliore possibile il pallone ai propri giocatori offensivi: l'attaccante centrale ed i tre trequartisti sono tutti elementi molto tecnici che mediante combinazioni e giocate individuale cercano di far arrivare rapidamente la palla nell'area di rigore avversaria.

La mappa dei passaggi effettuati dalla squadra rosanero nella partita di ieri mostrano chiaramente i princìpi di gioco di Baldini, basati su un possesso palla rapido con connessioni verticali. Un dato visibile da questa mappa sta nella percentuale di distribuzione delle zone dove avvengono i passaggi: appena il 13% del possesso viene svolto nel primo terzo di campo, a dimostrazione di quanto poco elaborata sia la fase di costruzione da dietro, mentre il 34% di possesso nel terzo di campo avversario mostra la centralità del coinvolgimento dei quattro d'attacco nella rete costruita dal tecnico toscano. Una rete che non si è mai modificata nel corso della partita in base al risultato ed anche le sostituzioni non hanno cambiato mai la faccia della squadra, con i sostituti (freccia azzurra) situati nelle stesse posizioni medie dei sostituiti (freccia rossa).

Oltre alle situazioni viste in precedenza in cui Luperini veniva cercato dai passaggi progressivi dei difensori centrali, o la ricerca di Brunori in profondità, come vedremo dopo, anche le combinazioni esterne sono state un'arma per il Palermo nella partita di ieri ma soprattutto nella stagione in generale. In questo esempio si può notare come vengano generate questo tipo di situazioni, con Luperini che si allarga in zona palla e si propone per scambiare con Floriano; questa situazione porta il terzino del Padova di parte (Germano) ed uno dei centrocampisti a chiudere, ma questo crea spazio per la sovrapposizione interna del terzino Giron che ha tanto spazio davanti per mettere un pallone in area con il suo sinistro molto educato (in verità ieri sera non lo ha molto dimostrato) con Brunori pronto ad attaccare il primo palo e Valente pronto a tagliare in area dal lato opposto. Diversi goal del Palermo in questi playoff sono nati da questo tipo di combinazione (vedi goal di Floriano nella gara d'andata a Salò in semifinale). Dall' immagine, inoltre, si può ben vedere anche la perfetta disposizione della squadra in campo, con i due centrocampisti uno davanti all'altro pronti uno ad attaccare e l'altro a coprire in caso di palla persa e permettere al centrale di difesa di coprire l'avanzata di Giron.

LA PROFONDITA' DI BRUNORI


Oltre al lavoro di Baldini la promozione del Palermo è anche figlia dell'importante quantità di talento in fase offensiva: in questo contesto si sono esaltate parecchio le qualità realizzative di Matteo Brunori, giocatore classe 1994 improvvisamente esploso nel contesto palermitano. 

I suoi 29 goal stagionali hanno trascinato la fase realizzativa della sua squadra, per cui il degno coronamento di questa stagione non poteva essere che la realizzazione del rigore che ha fatto partire la festa del Barbera.

La grande capacità del giocatore di proprietà della Juventus, emersa da questa stagione e ancora di più quando le partite dei playoff sono diventate sempre più calde, è quella di avere sempre la profondità come stella polare del suo gioco, un senso ben alimentato dalla sua grande velocità in progressione, spesso utilizzata dalla sua squadra per sfruttare i limiti della difesa del Padova in fase di transizione.

Questo esempio è relativo al contropiede terminato con la sua conclusione respinta da un grande intervento di Antonio Donnarumma. Come mostrato precedentemente, lo schieramento in campo del Padova quando si riversava nella metà campo palermitana era tutt'altro che equilibrato e, così come prima abbiamo visto, in fase di costruzione, lo spazio disponibile per Luperini, qui vediamo riproposto, in una situazione di transizione, il posizionamento piatto della coppia Ronaldo-Dezi.

Questa situazione, oltre a lasciare spazio al trequartista rosanero permette al numero 9 del Palermo di lanciarsi in profondità e bullizzare in velocità Valentini che, nel tentativo di rincorrerlo si farà anche male e dovrà terminare anzitempo la partita. L'azione terminerà con lo stesso Brunori che andrà al tiro dopo essersi sistemato con destrezza il pallone in area ed calciando sul primo palo in controtempo esaltando il riflesso di Donnarumma in quella che è stata tecnicamente l'azione più interessante della partita.

QUANDO LE IDEE DI GIOCO ESALTANO LA SQUADRA


Silvio Baldini al termine della partita, così come in altre conferenze stampa. ha voluto subito rimarcare che la principale soddisfazione per lui non è stata quella di vincere un play-off ma quella di creare un sogno in cui credere alla sua squadra e, per proprietà transitiva, alla città ed ai tifosi.

Il 4-2-3-1 che lo ha reso famoso ad Empoli ad inizio anni 2000 e che ha sorpreso tutti a Carrara nelle ultime stagioni sono il mezzo con cui il tecnico toscano decide di stimolare un gruppo di giocatori desiderosi di alzare il livello della propria carriera ed a Palermo questo suo modo di fare calcio ha trovato sponda in un gruppo di giocatori che ha riconosciuto nel calcio proposto da Baldini il modo per togliersi una soddisfazione importante.

Dopo il fallimento di tre stagioni fa, il Palermo ritrova la serie B, ora bisognerà capire con quale squadra, quali ambizioni e quale allenatore, la risposta arriverà solo nelle prossime settimane dopo che la proprietà avrà stabilito se accettare la proposta del City Football Group per l'acquisizione della società rosanero, da quel momento capiremo quale sarà il destino di questa piazza importante per il calcio italiano.

Thursday, 28 October 2021

Zeman non è ancora passato di moda


La notizia del terzo ritorno di Zdenek Zeman sulla panchina del Foggia suonava all'orecchio di tutti come una mossa quasi propagandistica del club pugliese per attirare attenzione su di se e strizzare l'occhio a quel pubblico che ha goduto di quella magnifica opera che erano i satanelli agli inizi degli anni 90.

Dall'altra parte, ovviamente, avevamo chi ritiene o riteneva che i metodi di lavoro dell'allenatore boemo fossero ormai superati, insomma i famosi gradoni e le estenuanti ripetute rappresenterebbero una sorta di ancient regime della preparazione dei calciatori, tuttavia nulla ha mai provato che il suo approccio abbia fatto dei danni alla carriera dei calciatori allenati dall'allenatore del Foggia nella sua carriera. Anzi.

Questa non è ovviamente una lode acritica al lavoro di Zdenek Zeman, tuttavia esistono contesti dove se esiste terreno fertile per imporre un metodo come quello dell'ex allenatore di Lazio e Roma, questo può ancora portare grosse soddisfazioni sotto diversi punti di vista, anche perché le idee di gioco di Zeman erano avanti di 30 anni rispetto a tutti in passato e, per questa ragione, possono essere considerate tutt'oggi come contemporanee, anzi ancora di più oggi.


IL 4-3-3 COME STRUMENTO TATTICO INSINDACABILE


Il sistema di gioco di Zeman non transige mai dal 4-3-3, un modulo che il tecnico boemo ha da sempre inserito nella sua blueprint tattica e strategica e da cui non ha mai derogato in quanto lo ha sempre ritenuto lo schieramento ideale per coprire al meglio il campo grazie alla creazione di triangoli su tutto il campo.

Perfetta esemplificazione del pensiero zemaniano in tal senso è visibile in questa circostanza con i giocatori disposti in modo tale da creare triangoli per muovere il pallone sempre in avanti passando attraverso o aggirando le linee di pressione avversarie. I triangoli sono visibili nel trio di costruzione formato dai due centrali difensivi ed il vertice basso Petermann, il terzini con le mezzali e Petermann o con gli esterni offensivi più avanti nel campo. Il 4-3-3 di Zeman è un meccanismo estremamente codificato in cui ad ogni giocatore è richiesto sempre e comunque di garantire la presenza di questi triangoli in qualsiasi zona di campo e qualsiasi fase di gioco: questo posizionamento è la base di tutte quelle sequenze di gioco alla base del gioco del Foggia e visibile in diversi esempi.

Il trend delle passmaps del Foggia elaborato da Wyscout mostra chiaramente la ricerca dei triangoli da parte della formazione rossonera; ciò che emerge particolarmente da questa mappa è che, a differenza di quelle che siamo soliti osservare, la linea che collega i due centrali difensivi è molto chiara e sottile, questo significa che è molto raro che la coppia centrale scambi il pallone tra di loro, questo perché il possesso palla al semplice scopo di rallentare il ritmo non è concepito nel sistema di Zeman che predica una continua ricerca della verticalità e dell'avanzamento in campo senza troppi indugi.




RAPIDO AVANZAMENTO IN VERTICALE


Come già accennato in precedenza, il gioco di Zeman non prevede momenti di pausa o di consolidamento del possesso, il pallone deve muoversi in avanti, per cui i giocatori sono istruiti ad evitare passaggi in orizzontale o a tenere troppo il pallone tra i piedi, e soprattutto non è sufficiente giocare il pallone in avanti, ma bisogna immediatamente mettersi a disposizione per riceverlo o per rendere possibile la successiva progressione della palla.

Come si evince da questo esempio, il punto di partenza è quello di costruire inizialmente con Petermann che si abbassa in salida lavolpiana tra i centrali Sciacca e Girasole: in questa circostanza i tre elementi non scambiano il pallone tra di loro ma cercano di farlo progredire superando le linee di pressione avversarie. Qui sono evidenziati gli spazi tra le linee lasciati dal Bari: l'obiettivo è quello di arrivare con tre passaggi in porta, così l'esterno d'attacco si abbassa in zona sviluppo, riceve il pallone da Petermann e con uno scambio rapido in quella zona verticalizza subito sulla punta posizionata tra la linea di difesa e di centrocampo del Bari e pronto ad attaccare la difesa biancorossa imbeccato da un'immediata verticalizzazione.

Fonte dati Wyscout
I passaggi progressivi sono quei passaggi che ti permettono di guadagnare campo e sono considerati tali se si avanza in campo per 30 metri, se i punti di partenza e arrivo sono nella propria metà campo, per 15 metri, se i punti di partenza e arrivo sono nelle metà campo opposte, 10 metri, se i punti di partenza o arrivo sono nella metà campo avversaria. In questo tipo di statistica il Foggia è posizionata molto in alto sia come quantità di passaggi progressivi tentati che di passaggi progressivi riusciti in percentuale, una combinazione statistica che nessuno riesce ad avere nel campionato e che ben mostra la specificità del modo di giocare della squadra di Zeman.

Fonte dati Wyscout
Se invece andiamo a misurare il dato del possesso palla in maniera ragionata, possiamo notare come il Foggia sia una delle squadre con una percentuale di possesso tra le più importanti del campionato ma, allo stesso tempo, se andiamo a fare la conta delle sequenze di possesso che durano più di 45 secondi la formazione rossonera ha un valore che la isola rispetto al resto delle formazioni appartenenti al suo quadrante in termini di possesso. Anche questo valore numerico conferma l'assunto di base del pensiero calcistico del tecnico boemo: il pallone deve viaggiare e non si deve mai cercare di prolungare le fasi di gioco, o quanto meno limitare i momenti in cui farlo (anche se gestire il possesso sarebbe stato un aspetto che, specie nelle sue esperienze passate sarebbe potuto tornare molto utile).





LE CATENE LATERALI


Come abbiamo avuto modo di vedere precedentemente, il 4-3-3 del Foggia di Zeman basa il proprio sviluppo sulle catene laterali, un sistema che, come è stato stupendamente spiegato da Emiliano Battazzi nella sua pubblicazione Calcio Liquido, lo stesso tecnico definisce "terziglie" e che, come altrettanto ottimamente spiegato da Michele Tossani sul suo blog la Gabbia di Orrico ha anche lo scopo di giocare il pallone li dove anche perdendolo possono essere limitati i rischi in contropiede.

La catena laterale del Foggia è composta da terzino, mezzala ed attaccante esterno, scopo di questa combinazione è quella di avanzare sul campo ed arrivare rapidamente ad affrontare la linea difensiva avversaria. In questo esempio lo sviluppo della formazione rossonera viene contestato con una linea di pressione molto aggressiva del Palermo, qui l'avanzamento porta l'esterno offensivo Merola a cercare la punta Ferrante di prima intenzione nello spazio che si è creato tra il terzino del Palermo ed il centrale difensivo. Anche da questo esempio possiamo notare il triangolo di costruzione del Foggia che attiva quello laterale di sviluppo.

Con una pressione più attendista come quella che ha mostrato di avere il Bari, il triangolo laterale ha comunque come scopo quello di avanzare rapidamente in campo e con rotazioni tra i tre interpreti della catena muovono il pallone in avanti ma anche le linee avversarie. In questo esempio un movimento che vediamo ripetersi frequentemente è quello dell'esterno sinistro d'attacco Curcio che tende ad abbassarsi lasciando al terzino o alla mezzala il compito di diventare il vertice alto del triangolo; in questa maniera Curcio si è portato via il terzino destro del Bari Pucino ed il terzino sinistro Nicoletti si butta dentro nello spazio tra le linee lasciato dagli avversari per essere servito da un altro passaggio filtrante. Anche in questo esempio notiamo sempre in background il triangolo di costruzione della formazione rossonera che accompagna l'azione mammano che avanza.




L'ACCESSO IN AREA DI RIGORE


Altro elemento che permette di rendere riconoscibile il 4-3-3 di Zeman sta nella capacità di attaccare la linea difensiva avversaria mediante i tagli alle spalle di essa generati, neanche a dirlo, da dei triangoli e da delle sovrapposizioni. 

Qui entra in campo il ruolo in questa squadra del suo numero 10: Alessio Curcio, non proprio un giocatore di primo pelo, visto che si tratta di un classe 1990, una pecora nera se vogliamo in una squadra la cui età media è di 24,5 anni, a maggior ragione se pensiamo che i metodi zemaniani attecchiscono meglio su giocatori molto giovani ed al picco della forma fisica. 

Ma evidentemente all'ex giocatore del Catania succede come al buon vino, invecchiando migliora, tanto che la stagione passata in maglia rossonera è stata probabilmente la migliore della sua carriera con le 14 reti segnate, seppur da posizione di centravanti. In questa stagione, come evidenziato dalle statistiche, il numero 10 del Foggia è diventato l'uomo dell'ultimo passaggio: è il giocatore con il maggior numero di passaggi-chiave a partita (intesi come i passaggi che portano al tiro un compagno di squadra) e con il maggior numero di attacchi in profondità (intesi come i passaggi effettuati negli ultimi 20 metri di campo esclusi i cross).

Con Zeman la posizione in campo è cambiata: adesso è l'esterno offensivo di sinistra del tridente, il suo compito principale è quello di appoggiare la risalita del pallone nel triangolo di sviluppo come visto precedentemente e cercare l'ultimo passaggio una volta che il pallone arriva davanti alla difesa avversaria. La sua heatmap stagionale non lascia dubbi su dove Zeman abbia collocato Curcio nel suo scacchiere.










E LA FASE DIFENSIVA?


Indubbiamente uno dei punti di maggiore criticità che è sempre stato contestato all'allenatore del Foggia è la mancanza di cura della fase difensiva, o quanto meno l'estrema audacia con cui prepara questa fase di gioco. Tante volte nelle sue avventure le sue difese hanno sofferto parecchio quando attaccate, soprattutto quando la linea alta voluta dal tecnico boemo veniva superata dagli avversari.

La strategia difensiva del Foggia di Zeman è sostanzialmente assimilabile a quella che oggi è meglio conosciuta come gegenpressing: la struttura dello schieramento voluto dal tecnico boemo è quella di recuperare il pallone quanto più in alto possibile sul terreno di gioco, costi quel che costi. Nell'esempio vediamo come funzione la strategia: mentre la squadra sviluppa il gioco con la sua catena laterale. il triangolo di costruzione formato dai due centrali difensivi e dal vertice basso di centrocampo creano quella che è la linea di copertura preventiva che segue molto da vicino lo sviluppo dell'azione.

Un altro aspetto riconoscibile del sistema zemaniano è quello di tenere la squadra altissima e portare quanti più uomini possibile in avanti: in questo esempio contiamo 8 giocatori del Foggia coinvolti in questa situazione d'attacco dei satanelli. Avere 8 giocatori di certo ti espone a diversi rischi ma allo stesso tempo costringe l'avversario a rintanarsi con anche tutti i giocatori di movimento sulla propria trequarti, questo sulla carta riduce le possibilità per l'avversario di ripartire in contropiede. A questo va aggiunto che l'obiettivo finale di questa occupazione della metà campo avversaria non è certo quello di evitare i contropiedi, quanto quello di riconquistare il pallone in zone più alte possibili di campo: insomma Zeman fa il gegenpressing da circa 40 anni.

Ovviamente i rischi restano, soprattutto perché quel triangolo di costruzione visto sopra non rappresenta una doppia linea di copertura preventiva: sostanzialmente cosa vuol dire questa cosa? Quasi tutte le squadre con le coperture preventive cercano di avere superiorità numerica contro gli attaccanti avversari; con due linee di copertura si ha una prima linea che attacchi chi riceve la palla dopo che l'avversario l'ha riconquistata, mentre la seconda linea copre lo spazio alle spalle. Ma quello che succede con Zeman è diverso: il vertice alto del triangolo di costruzione, ossia Petermann, tende ad unirsi alla fase di gegenpressing togliendo quella linea di copertura ed esponendo i difensori agli attacchi avversari perdendo la superiorità numerica.

Nell'ultima partita di campionato contro il Taranto molto spesso, specie nel primo tempo, la difesa foggiana si è trovata in questo tipo di situazione in fase di transizione difensiva: l'uscita in avanti di Petermann portava alla creazione di un buco tra le linee esplorato dai giocatori del Taranto che, per fortuna dei tifosi foggiani, non sono stati in grado sempre di capitalizzare, se non in occasione dell'azione che ha portato al calcio di rigore che aveva sbloccato la partita per poi essere pareggiata proprio da un goal di Petermann a dimostrazione di quanto scollegare il vertice basso del centrocampo comporti dei svantaggi e degli svantaggi, entrambi accettati dal tecnico boemo nella sua strategia di gioco. 

Al momento questo gioco di vantaggi/svantaggi vede la formazione foggiana con un saldo positivo di 4 goal (15 goal segnati contro 11 subiti) e di 2,4 xG (13,8 a favore, 11,4 contro), per cui numericamente parlando la strategia al momento regge, ma è ovvio che siamo ad appena 1/3 della stagione, per cui i bilanci andranno fatti molto più avanti.

E LA PARTE ATLETICA?


Un altro aspetto particolarmente discusso del mondo zemaniano è quello relativo alla preparazione atletica: i metodi del tecnico boemo sono considerati da molti come vetusti, adesso la preparazione estiva non crea più il "fondo", ossia quelli esercizi che servono ad allenare la resistenza dei giocatori, bensì oggi ci si fonda più su allenamenti basati sulle situazioni di gioco e, soprattutto, la palla è presente sin dal primo giorno di allenamento.

Non essendo esperto di questo settore, non mi lancerò in giudizi in tal senso, tuttavia il sistema di gioco di Zeman è estremamente specifico e non assimilabile a nessun altro tipo di sistema, per quanto molti suoi ex calciatori nella loro avventura di allenatore abbiano cercato di usare come riferimento i princìpi del tecnico boemo (vedi Gigi Di Biagio ed Eusebio Di Francesco) non hanno avuto altrettanto successo, per cui mi viene da pensare che la meccanicità di cui possiamo godere nel vedere il Foggia di Zeman sia proponibile solo con quel metodo di lavoro.

Per perorare la causa di Zeman cerco conforto anche da un ulteriore dato statistico: il Foggia è una squadra che segna molto nelle mezzora finale delle partite e che nello stesso lasso di tempo subisce pochissimo. Non è un caso che i 7 goal realizzati dai rossoneri tra il 60' ed il 75' di gioco sia per distacco il record migliore del campionato in quello specifico momento della partita, non un dato banale considerando quanto le partite spesso cambino registro dopo l'ora di gioco. Stesso discorso vale per la fase difensiva: il Foggia ha subito finora solo 4 reti nei secondi tempi, solo il Catanzaro con 2 può fregiarsi di un dato migliore nella competizione. 

Indubbiamente un sistema così fortemente orientato sulla resistenza è fortemente esigente nei confronti dei calciatori, e solo con una forte opera di convincimento e motivazioni può fare presa sui giocatori, per questo attecchisce prevalentemente su elementi molto giovani o in cerca di riscatto, mentre è molto più faticoso da far digerire a giocatori maggiormente affermati e poco disposti ad uscire dalla propria comfort zone.

CONCLUSIONI

Vedere, anzi rivedere, all'opera il Foggia di Zeman è un esercizio molto appagante per gli occhi di un appassionato: per chi pensava che un tecnico di 75 anni non potesse insegnare calcio nel 2021 ha ricevuto una risposta molto negativa al momento. Il 4-3-3 di Zeman segue princìpi come le catene laterali, il pressing alto e la difesa alta, tutte cose che vediamo in gran parte degli allenatori di nuova generazione, per questo motivo il tecnico boemo non è giovane di età ma calcisticamente contemporaneo, questo perché le sue idee 40 anni fa erano tremendamente (forse troppo) avanti rispetto al resto.

Thursday, 29 April 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 27

Foto account Twitter Perugia Calcio

Inizia il mese di maggio, fino a questo punto abbiamo messo in risalto i percorsi tecnici delle varie squadre in giro per l'Europa, abbiamo provato a scoprire qualche talento nascosto in campionati più remoti ed abbiamo approfondito tattiche e numeri per capire chi stava lavorando meglio e chi meno bene. Adesso tutti questi discorsi hanno una validità limitata: in questo mese si entra in campo per portare a casa un obiettivo, che sia la vittoria di un campionato, un piazzamento in una coppa europea o evitare una retrocessione. Il percorso tecnico e tattico di una squadra serve ad arrivare a questo punto della stagione in corsa per un obiettivo, ora si tratta di raccogliere quanto seminato e non sempre il percorso fin qui portato avanti può essere utile in questa fase della stagione.

Per questo motivo ho scelto dal calendario di questo fine settimana tre partite che saranno o potranno essere decisive per la storia di un campionato e per stabilire in novanta minuti se lo sforzo degli ultimi 9 mesi giocati tutti d'un fiato avrà avuto un senso oppure no.


FERALPISALO' - PERUGIA (DOMENICA ORE 15)

Dopo che il girone A ed il girone C della terza serie italiana hanno già decretato il vincitore che disputerà il prossimo campionato di serie B (il Como nel girone A, la Ternana nel girone C), il girone B ha previsto per il suo copione 90 minuti thrilling in cui Perugia e Padova si giocheranno la promozione diretta al termine di un campionato che ha vissuto una serie di colpi di scena che rendono imprevedibile anche l'esito di questi ultimi 90 minuti.

L'imprevedibilità di questo girone è data dalla presenza di diverse squadre molto competitive o per valori intrinseci alla squadra o per la bontà del progetto tecnico alle spalle: per questo motivo abbiamo visto alternarsi in vetta Padova, SudTirol ed infine il Perugia, tutte squadre che nel corso della stagione hanno dovuto lasciare diversi punti per strada contro squadre altrettanto attrezzate (vedi Modena) o con squadre mento attrezzate ma ben organizzate (come la Feralpisalò o la Sambenedettese che, invece, è messa molto male a livello societario).

La squadra umbra parte in questa giornata con il coltello dalla parte del manico, forte della possibilità di festeggiare il ritorno in B dopo la clamorosa retrocessione della scorsa stagione. La squadra oggi allenata da Fabio Caserta è retrocessa dalla serie cadetta non ostante una rosa per la quale si pensava addirittura ad un ruolo da protagonista nella lotta promozione, per cui non ostante qualche elemento che è fuoriuscito causa retrocessione (vedi per esempio il centrale difensivo Gyomber, ceduto alla Salernitana , o il terzino destro Mazzocchi ora al Venezia), la rosa ai nastri di partenza in questa stagione presentava tanti elementi fuori categoria come i centrocampisti Kouan e Falzerano o l'ex romanista Aleandro Rosi ed i difensori centrali Sgarbi ed il capitano Angella. A questi elementi Caserta ha chiesto è ottenuto il suo pupillo Salvatore Elia che ha lavorato con l'allenatore nelle ultime due stagioni alla Juve Stabia, mentre a centrocampo sono arrivati elementi di ordine come l'ex Pordenone Burrai, il greco Sounas e la sorpresa del francese Vanbaeleghem.

La forza della squadra di Caserta sta nella duttilità di molti dei propri elementi, con Rosi che può essere schierato indifferentemente da terzo in una difesa a tre a da quarto di destra in una difesa a quattro, stesso discorso per Elia che può giocare da quinto di centrocampo così come da ala destra o esterno offensivo di un tridente, così come Vanbaeleghem può giocare sia da centrale di una difesa a tre che vertice basso del centrocampo.

Nell'ultima partita di campionato contro il Matelica abbiamo visto questo cambio di modulo in corso d'opera da parte di Caserta, pur restando inalterati i compiti richiesti da chi occupava la specifica zona di campo: con il 4-3-1-2 di partenza, i due terzini erano chiamati a dare ampiezza, mentre Vanbaeleghem da vertice basso di centrocampo si abbassava vicino ai centrali difensivi con Sounas a Kouan che agivano su una linea più avanzata. In fase di non possesso, poi, il francese si abbassava ulteriormente per creare una linea difensiva a 5.

Dopo aver trovato la rete del vantaggio, invece, la squadra di Caserta si dispone con uno schieramento che prevede la scalata di Rosi affianco ai due centrali difensivi, Sounas che affianca Vanbaeleghem in mezzo al campo, con Kouan spostato assieme a Minesso in zona rifinitura mentre ad Elia è richiesta l'ampiezza a destra, così come all'esterno opposto Crialese viene chiesta la stessa ampiezza a sinistra, tuttavia questo è un compito che non è variato tra uno schieramento e l'altro. Grazie a questa duttilità tattica dei suoi elementi e del suo allenatore, la squadra umbra ha sfruttato al meglio il materiale importante a propria disposizione non ostante nel corso di stagione abbia dovuto fronteggiare diverse emergenze per gli infortuni, specie nel reparto difensivo.

L'ultimo ostacolo per ottenere la promozione per la formazione perugina è dato dalla Feralpisalò, squadra di proprietà dell'omonima azienda avente sede proprio in prossimità del Lago di Garda con idee ambiziose ma senza fare follie dal punto di vista economico. Nel corso della stagione, la squadra allenata da Pavanel è stata anche in corsa per giocarsi la promozione diretta fino a poco prima della fine del girone d'andata, salvo poi avere un calo a cavallo tra il vecchio ed il nuovo anno, fino a ritrovarsi fisicamente e mentalmente nelle ultime settimane: nella partita di domenica pomeriggio la squadra gardenese avrà un obiettivo comunque importante da ottenere, ossia mantenere il quinto posto dagli assalti della Triestina, una posizione che garantirebbe un piazzamento più comodo in vista dell'inizio dei playoff.

Fonte grafico Wyscout
Nel 4-3-3 con cui in genere la Feralpisalò si schiera in campo, l'uomo attorno al quale gira tutta la squadra è Federico Carraro: il regista classe 1992 è uno di quei talenti del nostro calcio che promettevano grandi cose quando faceva parte della primavera della Fiorentina ma che una volta entrato nel calcio professionistico non è riuscito a rispettare le aspettative che in tanti riponevano su di lui. Dopo aver girato diverse piazze della serie C, lo scorso anno la Feralpisalò ha deciso di affidargli le chiavi del centrocampo dopo che nella stagione precedente all'Imolese Alessio Dionisi lo ha definitivamente spostato nella posizione di vertice basso davanti alla difesa, ruolo e posizione in cui, a 28 anni, sembra in grado di poter ricostruire la propria carriera da calciatore. L'ex Fiorentina è il giocatore da cui passano tutti i palloni in fase di costruzione e si sta mostrando un giocatore molto valido anche in fase di protezione della linea difensiva, specie da quanto il tecnico Pavanel ha deciso di predisporre una fase di non possesso più attendista rispetto alla prima parte di stagione.

Gli ultimi 90 minuti della stagione regolare del girone B della serie C saranno sicuramente ricchi di patos, il Perugia deve vincere per essere certo di festeggiare la promozione, e l'avversario non sarà certo dei più comodi: insomma la domenica pomeriggio è pronta a regalarci tante emozioni. tra festeggiamenti o psicodrammi.


ZENIT SAN PIETROBURGO - LOKOMOTIV MOSCA (DOMENICA ORE 18)

Anche in Russia la stagione è in dirittura d'arrivo e proprio domenica sera potremmo avere la matematica certezza del vincitore del campionato: a differenza di quanto accaduto in altre parti in giro per l'Europa, qui non vi sono novità, lo Zenit è saldamente al comando ed è pronto a festeggiare il terzo titolo consecutivo davanti al proprio pubblico. Tuttavia l'ostacolo che divide la squadra di Semak dalla matematica certezza del titolo è proprio l'immediata inseguitrice, ossia la Lokomotiv Mosca di Marko Nikolic, lontana 6 punti in classifica e che andrà a San Pietroburgo non solo a rovinare la possibile festa allo Zenit,  ma cercherà anche di portarsi a -3 in classifica e dare tanto pepe alle ultime due giornate di campionato.

Della forza dello Zenit ne avevo scritto anche nei mesi precedenti, mostrando come la grande quantità di talento individuale a disposizione della squadra di San Pietroburgo sopperisse all'assenza di una strategia di gioco particolarmente brillante: in particolare l'utilizzo dello strapotere aereo di Dzyuba è stata una carta molto utilizzata da Semak nel corso della stagione; tuttavia, la povertà di soluzione tattiche si è poi vista in Champions dove lo Zenit è uscito nel girone in cui era testa di serie senza mai mostrare di essere competitivo.

Dopo la pausa invernale, invece, abbiamo visto una squadra che cercava di sfruttare in modo diverso il proprio dominio tecnico, questo grazie ad un 4-4-2 che in fase di possesso si trasforma in un qualcosa di molto simile ad un 4-2-2-2 e con anche delle rotazioni in zona rifinitura molto interessanti: come si vede dall'esempio tratto dall'ultimo match di campionato vinto agevolmente contro il Rotor, si vede come la seconda punta Driussi e l'esterno destro Malcom vadano ad occupare la zona rifinitura mentre l'esterno sinistro Mostovoj alterna movimenti in cui resta largo oppure taglia alle spalle della difesa. L'ampiezza viene, invece, garantita dai due terzini che salgono contemporaneamente protetti dalla coppia di centrocampisti centrali che si dividono i compiti. Grazie a questa migliore occupazione degli spazi e portando un maggior numero di uomini in fase offensiva, lo Zenit ha potuto portare avanti il proprio dominio, riscontrabile non solo nel primo posto in classifica ma anche nel dato delle reti realizzate e delle conclusioni effettuati, tutti dati in cui è ampiamente in vantaggio sulla concorrenza: stesso discorso vale per l'occupazione del terzo avversario, con il 34% la squadra di Semak ha un dato di gran lunga migliore della concorrenza (lo Spartak Mosca, con il 32%, è l'unica ad avvicinarsi).

La Lokomotiv arriva a questa partita reduce da una serie di 8 vittorie consecutive che l'hanno portata a risalire fino al secondo posto dopo che fino alla pausa invernale la squadra veleggiava a metà classifica, forse influenzata dal doppio impegno in campionato ed in Champions, dove, non ostante l'eliminazione, ha mostrato di saper reggere il confronto contro corazzate come Bayern Monaco e Real Madrid.

La squadra allenata da Nikolic è abbastanza riconoscibile nel suo 4-3-1-2 con alcune costanti, sia in fase di possesso e non possesso, che non cambiano anche se modificano gli interpreti in campo: il lavoro svolto nel memorizzare questi concetti di gioco hanno portato la squadra ad essere sempre in grado di sapere cosa fare anche in contesti di gara differenti tra loro.

In fase di costruzione la Lokomotiv chiede ai terzini di tenersi quanto più larghi possibili, mentre l'altezza è basata su quanto sia forte il pressing avversario, nel frattempo il vertice basso di centrocampo ed una delle mezzali restano in zona di sviluppo a supporto dei centrali difensivi: Se l'azione non può progredire centralmente, il pallone viene allargato su uno dei terzini: la mezzala presente su quel lato si muove alle spalle della seconda linea di pressione avversaria e si aggiunge agli "invasori", ossia il trequartista e le due punte. In questo caso il terzino destro ha la possibilità di ritornare al centro dal vertice basso oppure verticalizzare immediatamente sulla mezzala che si inserisce: la Lokomotiv appena può cerca di sfruttare la seconda opzione.

In questa maniera la squadra di Nikolic accede alla trequarti avversaria dove la mezzala dialoga in zona rifinitura con le due punte ed il trequartista che si muovono per occupare al meglio quella zona di campo e, allo stesso tempo attaccare la linea difensiva con un inserimento. In questa occasione vediamo che una delle punte (Smolov) viene incontro mentre l'altra (Kamano) attacca la linea difensiva; in altre occasioni il loro movimento è quello di allargarsi ai lati della linea difensiva in modo da aprirne le maglie.

Sul proseguimento dell'azione Smolov controlla il pallone spalle alla porta mentre il trequartista Zhemaletdinov cerca l'inserimento alle spalle della linea difensiva: questo movimento genera ulteriore spazio in zona rifinitura che viene preso dall'altra mezzala Krychowiak che serve l'inserimento di Barinov, la mezzala che con il suo inserimento aveva dato il via all'azione. In questo caso il centrocampista polacco è l'uomo che genera l'ultimo passaggio, ma molto più spesso è lui a finalizzare questo tipo di azioni, tanto da essere il giocatore con più conclusioni e più realizzazioni della squadra anche su azione. 

A completare il quadro sul 4-3-2-1 della Lokomotiv vi è la fase difensiva che, come tutte le squadre che si dispongono con il rombo a centrocampo, cerca di orientarsi prevalentemente sul pallone allo scopo di comprimere gli spazi all'avversario. Da questo fermo immagine si nota abbastanza chiaramente quanto sia stretta la linea difensiva e totalmente orientata sul pallone: allo stesso tempo si vede chiaramente quanta densità faccia la formazione di Nikolic in zona palla per ridurre le opzioni al giocatore avversario in possesso palla. Tuttavia questo sistema ha anche dei punti di debolezza che sono facilmente desumibili: qualora l'avversario sia in grado di cambiare fronte di gioco diventa estremamente complicato andare a riaccorciare anche sul lato opposto, esponendo dunque la difesa a situazioni di grande pericolo, soprattutto nel momento in cui il grande sforzo fisico richiesto per coprire il campo in questa maniera non viene a chiedere il conto, cosa che è avvenuta soprattutto nella prima parte di stagione quando la squadra dei ferrovieri era alle prese con la doppia competizione in Russia ed in Europa.

Sarà quindi una sfida molto aperta e spettacolare a mio parere: la Lokomotiv ha sempre vinto in campionato nel 2021 e non ha alcuna intenzione di vedere festeggiare i propri rivali, la capacità di muovere rapidamente il pallone può mettere indubbiamente in difficoltà la squadra di San Pietroburgo. I vari Driussi, Azmoun e Malcom dovranno alzare il livello del proprio rendimento per far male alla Lokomotiv, questo potrebbe essere un'ulteriore garanzia di spettacolo.


MONACO - LIONE (DOMENICA ORE 21)


Credo che ormai si siano spese davvero tante parole per raccontare quanto sia avvincente la lotta che si sta delineando nel campionato francese per tutti gli obiettivi: la vittoria del Lille domenica scorsa a Lione ha aumentato la convinzione della squadra di Galtier di poter davvero fare il colpo grosso in questa stagione, ma alle sue spalle PSG e Monaco sono li pronte ad aspettare un passo falso della capolista per poter operare il sorpasso.

Per i monegaschi le possibilità di restare in corsa per la vittoria finale passano per la sfida di domenica sera proprio contro il Lione di Rudy Garcia, uscito sicuramente distrutto nel morale per la rimonta subita dal Lille domenica scorsa ma allo stesso tempo vuole mantenere vive le speranze di restare in corsa per le prime tre posizioni che varrebbero l'accesso alla Champions League, un traguardo che sarebbe un giusto riconoscimento per l'ottima stagione disputata ma che rischia di essere vanificato dalla presenza di una concorrenza ancora più forte che però l'ex tecnico della Roma crede di poter battere.

La squadra di Kovac si presenta a questa sfida dall'altro di un girone di ritorno letteralmente dominato con 12 vittorie in 15 partite e con una crescita sia individuale di alcuni elementi (straripante lo strapotere a centrocampo della coppia Fofana-Tchouameni) che tattico di squadra. In queste settimane i meccanismi messi in piedi dall'ex allenatore del Bayern Monaco hanno permesso alla squadra di esprimersi a proprio agio anche in assenza del suo giocatore più rappresentativo, ossia Wissem Ben-Yedder: il capocannoniere e capitano della squadra monegasca è stato utilizzato part-time per alcuni problemi fisici ma la squadra non ne ha risentito anche grazie alle ottime prestazioni di un Stefan Jovetic restituito ad alti livelli.

Fonte dati FbRef / StatsBomb
La crescita delle prestazioni del Monaco ha seguito pari-passo il miglioramento delle prestazioni difensive: il talento a disposizione della squadra di Kovac nella metà campo avversario era già conosciuto, tuttavia restava da registrare la fase difensiva. E' qui che l'allenatore croato ha eseguito un lavoro estremamente importante: ha sfruttato la forza fisica dei suoi centrocampisti e dei suoi centrali difensivi per tenere sempre alto il baricentro anche in fase di non possesso e rendere a tratti impossibile all'avversario raggiungere l'area di rigore. Come si evince dal grafico qui esposto, la squadra monegasca è tra quelle che subiscono meno tiri a partita, inoltre solo tre squadre nei principali campionati europei concedono tiri dal livello di pericolosità inferiore; squadre che, allo stesso tempo, subiscono un maggior numero di tiri dagli avversari.

Il Lione indubbiamente sta disputando una bellissima stagione e sarebbe davvero un gran peccato vederli fuori dalla Champions: la squadra di Garcia ha mostrato di essere una contendente valida per il titolo e lo ha anche dimostrato nella partita persa contro il Lille, quanto meno per come la squadra ha interpretato la partita nel corso del primo tempo. Ciò che sta mancando in questo momento alla squadra lyonnaise è una condizione fisica in grado di sostenere l'ambizioso piano partita dell'ex allenatore della Roma: l'assenza di diversi elementi, soprattutto nel reparto difensivo, ed il recupero lento da precedenti infortuni di gente come Aouar, Cherki e Kadewere, si sta rivelando un problema nel momento in cui la squadra necessita di avere forze fresche nella fase finale della partita.

Il principale punto di forza della squadra allenata dall'ex tecnico della Roma sta proprio nella strategia di pressing molto simile a quella che il tecnico francese esercitava quando era allenatore della squadra giallorossa: in fase di non possesso, infatti, il 4-3-3 si trasforma in un qualcosa a metà tra un 4-3-3 ed un 4-1-4-1. Gli esterni offensivi, infatti, si abbassano sulla seconda linea di pressione, mentre le due mezzali si alzano quasi in linea con il centravanti a formare la prima linea di pressione. Lo scopo di questa scelta sta nella maggiore capacità degli interni di andare a prendere i centrali di centrocampo avversari, mentre gli esterni si occupano, appunto, delle zone laterali chiudendo la linea di passaggio verso l'esterno offensivo avversario togliendo l'opzione di passaggio più semplice al terzino avversario. Lo studio della strategia di pressing da parte di Garcia ha consentito al Lione di raccogliere molti dividendi nel primo tempo, tuttavia il gran lavoro richiesto ai due interni Paqueta e Caqueret si è visto nel secondo tempo quando i due hanno perso forza e lucidità, situazione che ha portato al grave errore del brasiliano in occasione del momentaneo pareggio del Lille.

Lo schieramento in fase di costruzione da parte del Monaco rischia di essere meno produttivo il pressing del Lione, vista la capacità del duo di centrocampo di resistere al pressing avversario ed anche considerato il diverso scaglionamento in campo della squadra di Kovac. Nel precedente di Coppa di Francia disputato un paio di settimane fa il Monaco ha vinto per 2-0 soprattutto grazie alla capacità di mandare più volte a vuoto i tentativi di pressing della squadra di Garcia. Sarà sicuramente una grande sfida in cui il Lione si gioca tutto, ma anche il Monaco non può certo guardarsi indietro, speriamo di vedere un bis della bella sfida tra Lione e Lille di domenica scorsa.

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