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Thursday, 17 March 2022

All'Arsenal manca ancora qualcosa per tornare grande


In una serata che sarebbe dovuta essere dedicata esclusivamente alla Champions, la necessità di recuperare tante partite ha costretto la Premier League a giocare anche nelle notti europee, e così in questo mercoledì sera l'Emirates Stadium di Londra ha ospitato un gustosissimo Arsenal-Liverpool, partita avente lo scopo di misurare la concretezza delle ambizioni di Champions da una parte e quelle di titolo dall'altra. 

Infatti, una vittoria avrebbe permesso alla squadra di Arteta di allungare al quarto posto in classifica, mentre per la squadra di Klopp il successo l'avrebbe portata ad un solo punto dal City di Guardiola.

Alla fine a portare a casa i 3 punti è il Liverpool, che dopo aver sofferto per 50 minuti abbondanti il piano-gara dell'Arsenal, un po' come accaduto nella trasferta di Champions contro l'Inter, riesce a trovare il modo di inclinare la partita dalla propria parte sfruttando al meglio gli errori tecnici dei Gunners, che hanno mostrato di essere acerbi nella parte decisiva della partita.



LE FORMAZIONI INIZIALI

Nessuna particolare novità nello schieramento iniziale delle due squadre, con i due allenatori che schierano quello che oggi possiamo definire il loro undici tipo, schierati rispettivamente con un 4-2-3-1 ed un 4-3-3 di base che, ovviamente, si modifica sul campo a seconda delle fasi di gioco.



Nell'Arsenal viene confermato, quindi, lo schieramento che si è rivelato vincente nella sfida di domenica contro il Leicester con Cedric a destra in luogo dell'indisponibile Tomiyasu e Xhaka accanto a Thomas Partey a centrocampo: nel Liverpool, invece, l'ottimo impatto avuto da Luis Diaz ha convinto Klopp a dargli un'altra chance da titolare dopo quella di Brighton dello scorso sabato; questa volta è niente meno che Mohammed Salah a lasciargli il posto.



L'IMPIANTO DI GIOCO DELL'ARSENAL


Arteta nel corso della stagione ha modificato spesso lo schieramento della squadra aggiustandola progressivamente in modo da poter assecondare al meglio i punti di forza dei propri giocatori inserendo in corso d'opera i vari elementi presenti in rosa.

L'ultimo in ordine di tempo ad essersi inserito nei meccanismi di Arteta è stato Gabriel Martinelli, il brasiliano (eleggibile anche per giocare con l'Italia) classe 2001, dopo aver saltato la prima fase di stagione a causa di una serie di infortuni, ha dato una nuova dimensione al gioco dell'Arsenal, cambiando il piano di sviluppo di gioco. Nella partita di ieri sera è stato senza dubbio il più pericoloso dei suoi con i 3 dribbling su 3 andati a buon fine ed il tanto lavoro svolto in entrambe le fasi come si può evincere dalla sua heatmap. Avesse trovato il goal con quella conclusione a due minuti dalla fine che ha lambito il palo alla sinistra di Alisson, sarebbe stata la ciliegina sulla torta ad una grande prestazione.

L'aggiustamento dell'allenatore spagnolo è stato quello di richiedere a Lacazette un importante lavoro di raccordo per attirare la linea difensiva avversaria per creare spazio in profondità che viene attaccato da Saka da una parte e da Martinelli dall'altra. Ma mentre Robertson (grazie alla protezione di Van Dijk) riusciva a contenere il numero 7 inglese, dall'altra parte Alexander-Arnold ha fatto una gran fatica a tenere a bada il brasiliano che ha creato tantissimo da quella parte. Nell'esempio si può notare come la profondità a disposizione fosse molta, ma l'innesco dalla zona rifinitura (dove sono posizionati Lacazette e Odegaard) arrivava in ritardo in quanto la connessione tra il francese ed il norvegese non ha funzionato a dovere, ed in questa specifica circostanza vediamo come l'ex Real Madrid sulla ricezione del numero 9 dell'Arsenal sia rimasto piatto sulla linea difensiva del Liverpool anziché proporsi per un passaggio; questi sono i piccoli particolari che non hanno permesso all'Arsenal di convertire in azioni da rete l'ottima strategia di gara.

Altra costante generata dalla posizione di Lacazette è stata quella di creare un "box" di sviluppo centrale del gioco, spesso utilizzato per creare delle combinazioni pericolose, soprattutto utili a disinnescare il contropressing del Liverpool sulle palle contese. Questo sistema ha portata ad una serie di belle giocate ma che hanno generato pochi eventi pericolosi anche perché una volta giunti al limite dell'area i giocatori dell'Arsenal venivano o fagocitati dai centrali del Liverpool o non riuscivano ad avere la freddezza per trovare la giocata giusta come mostrato nell'esempio precedente. (come per esempio ritardare conclusioni a rete potenzialmente pericolose o sbagliare l'ultimo passaggio sugli smarcamenti tra centrale difensivo e terzino del Liverpool).



LE SCELTE DI KLOPP IN FASE DI POSSESSO


Il senso del sistema di gioco del Liverpool di Klopp è quello di avanzare in campo il più rapidamente possibile, per cui la struttura creata dal tecnico tedesco aveva lo scopo di cercare la profondità utilizzando come grimaldello i due terzini. 

Nella fase di costruzione si può notare come Robertson resti più basso rispetto ad Alexander-Arnold, questo per cercare di aprire il sistema di prima pressione dell'Arsenal con Saka che accompagna Odegaard e Lacazette per creare una prima linea che blocchi le ricezioni di Fabinho e Thiago Alcantara. Non a caso il terzino prelevato dall'Hull City è stato il giocatore dei Reds con il maggior numero di palloni toccati alla fine della partita.

Anche dalla passmap del Liverpool emerge chiaramente come questo sia stato l'elemento su cui ha poggiato la partita della squadra di Klopp, con il possesso che pende sul lato sinistro del campo e le posizioni asimmetriche dei due terzini ben riconoscibili dalle relative posizioni medie.
















Tenendo basso il terzino scozzese, la soluzione per risalire il campo diventa l'asse con Diogo Jota che, come da compito richiesto alla punta centrale del 4-3-3 di Klopp viene incontro a cucire la fase di sviluppo con quella di rifinitura. Infatti grazie al suo movimento a venire incontro può ricevere il pallone nello spazio tra le linee che è sufficiente ampio visto il movimento di Luis Diaz e Mané a bloccare la linea difensiva. Una situazione favorevole che può portare il portoghese a girarsi ed attaccare lo spazio tra i centrali difensivi che si allarga a causa del movimento di Diaz, oppure ribaltare il gioco sul lato debole lasciato incustodito dall'orientamento sulla palla dell'Arsenal. Quest'ultima soluzione, tuttavia, è stata poco battuta a causa della prestazione molto solida di Martinelli anche in fase di non possesso che ha sempre inseguito Alexander-Arnold nelle sue discese.

A conferma di ciò vi è il dato relativo ai passaggi progressivi, in cui la soluzione Robertson-Jota è stata la più utilizzata per risalire il campo. La seconda invece è stata quella formata dallo stesso attaccante portoghese con Alexander-Arnold. Il tutto a dimostrazione di quale fosse il piano per risalire il campo da parte dei Reds. Ed alla fine se vogliamo ha funzionato, visto che il goal che ha sbloccato la partita arriva da un passaggio progressivo di Van Dijk per l'ex attaccante del Wolverhamption che poi trova la rete con la complicità del posizionamento rivedibile di Ramsdale.



LA STRATEGIA DIFENSIVA DELL'ARSENAL


La squadra di Arteta aveva messo in piedi un ottimo piano gara, con uno schieramento molto equilibrato che le ha permesso nel primo tempo di prendere il centro del ring a lunghi tratti e scegliendo i momenti quando aggredire e quando abbassarsi.

Analizzando il baricentro della squadra di Arteta (in verde) si evince come la squadra abbia alternato fasi di baricentro basso a fasi in cui ha cercato di alzarsi in pressione, e soprattutto nel primo tempo si è visto come per lunghe fasi abbia cercato di prendere al collo la squadra di Klopp per poi abbassarsi ad assecondare le fasi di possesso degli avversari. Questa è una peculiarità del sistema difensivo implementato da Arteta decisamente basato sul controllo degli spazi anziché cercare di contendere il pallone all'avversario, dimostrazione di ciò sta nel fatto che il PPDA dell'Arsenal è tra i più alti dell'intera Premier League.

Lo schieramento in prima pressione era finalizzato a togliere ricezioni a Thiago e Fabinho ed invitare il Liverpool a muoversi esternamente per creare la trappola con l'aiuto della linea laterale. Per cui vediamo come l'Arsenal risponde allo schieramento asimmetrico del Liverpool con Martinelli chiamato ad inseguire Alexander-Arnold che si portava in avanti, mentre Saka, come accennato precedentemente, si sdoppiava tra la copertura del mezzo spazio di destra e la scalata su Robertson.

In situazioni in cui la squadra londinese voleva essere più aggressiva, la mossa era quella di far scalare Cedric su Robertson in modo da applicare ancora meglio la trappola di chiusura del lato palla: in questo esempio vediamo come il terzino scozzese non abbia alcuna soluzione comoda con Thiago preso da Odegaard e Van Dijk preso da Saka. 



A Robertson non resta come soluzione quella di appoggiarsi a Luis Diaz, ma la pressione dell'Arsenal è decisamente organica, per cui a scalare sul colombiano c'è Ben White con Thomas pronto a raddoppiare qualora l'ex Porto avesse provato a divincolarsi per vie interne.





Quando invece terminava la fase di costruzione del Liverpool, o in fase di costruzione alta dei Reds lo schieramento dell'Arsenal si compattava togliendo profondità alla squadra di Klopp e rimanendo attenta a non concedere facili ricezioni ai tre davanti per poi recuperare la palla e tentare di attivare le transizioni. In questo esempio si può ben notare le due linee compatte ed orientate sulla palla a non concedere spazi al Liverpool. Questo piano ha funzionato fino alla disattenzione da cui è nato il goal di Jota.


COSA E' MANCATO ALL'ARSENAL


Come indicato in sede di spiegazione del sistema dell'Arsenal in fase di possesso, i Gunners sono mancati nell'esecuzione di alcune giocate che, se eseguite con maggiore rapidità, avrebbero potuto permettere di inclinare il piano della partita dalla loro parte. 

Alla fine a decidere il risultato finale sono state due circostanze accadute nei primi minuti del secondo tempo, con il goal divorato da Odegaard su un clamoroso retropassaggio sbagliato da Thiago (frutto della difficoltà del Liverpool nel trovare spazi) ed il goal subito da Jota praticamente sull'azione successiva.

Poi il resto lo ha fatto la bassa età media della squadra londinese, che non è stata mentalmente in grado di reagire all'episodio avverso e faticando a mantenere compatte le distanze, una situazione in cui il Liverpool ha poi banchettato fino a trovare il goal del 2-0 generato da una fase di gegenpressing dei Reds, utilizzata con il contagocce ma nei momenti giusti della partita.

Thursday, 30 December 2021

Il Liverpool sembra un po' più fragile


Per la Premier League questo è un periodo ricco di partite, un periodo poco amato dagli allenatori, costretti a fare i salti mortali per schierare una formazione all'altezza ogni 48 ore; soprattutto quelli stranieri, non particolarmente legati alle usanze del Regno Unito, faticano a gestire questo periodo della stagione, e Jurgen Klopp sta mostrando di non digerire al meglio questa fase della stagione, in cui il Liverpool è scivolato a -9 dal Manchester City con una gara da recuperare.

Martedì sera per i Reds è arrivata una sconfitta sul campo del Leicester, reduce dal 6-3 subito proprio dalla squadra di Guardiola nel Boxing Day, che in totale emergenza difensiva è riuscita a tenere inviolata la propria porta. Il Liverpool ha creato diverse occasioni ma senza trovare la via della rete, mentre il Leicester seppur soffrendo, è riuscito ad attivare bene i propri meccanismi in contropiede, trovando grazie ad esso il goal che è valso un'insperata vittoria.

Il dato degli xG, del possesso palla e delle conclusioni ci raccontano di una partita che in altre circostanze il Liverpool avrebbe potuto vincere tranquillamente, tuttavia qualche difficoltà la squadra di Klopp l'ha dimostrata, ben ingabbiata dallo schieramento della formazione di Rodgers che ha rinunciato ad ogni tipo di pressione sul possesso del Liverpool (18,57 il dato del PPDA della formazione di Rodgers) puntando, invece, su un indirizzamento del gioco avversario verso le zone esterne del campo dove poter isolare i giocatori del Liverpool, per poi cercare di partire in contropiede.


LE FORMAZIONI INIZIALI

Vedendo la formazione del Leicester è abbastanza semplice rendersi conto della situazione di emergenza delle Foxes nel reparto difensivo: tutti i difensori centrali erano fuori uso e per questa ragione la coppia al centro della difesa era formata da Ndidi ed Amartey, due mediani, davanti a loro Rodgers ha inserito altri due mediani come Choudhury e Soumarè, il tutto in un 4-3-1-2 dove Maddison agisce da trequartista alle spalle delle punte Vardy e Iheanacho.



Dall'altra parte Klopp ha dovuto rinunciare al solo Robertson, sostituito da Tsimikas; a centrocampo sono Henderson e Oxlade-Chamberlain ad affiancare Fabinho, mentre in avanti non si tocca il tridente Salah-Jota-Manè.

LA STRATEGIA DIFENSIVA DEL LEICESTER


Il 4-3-1-2 con cui il Leicester si è schierato in campo aveva obiettivi molto chiari in fase di non possesso: il Liverpool è una della squadre più difficili da limitare in fase di sviluppo, visti i continui movimenti dei terzini, delle mezzali e dei tre d'attacco atti a disordinare le difese avversarie sfruttando l'intera larghezza del campo e gli spazi tra le linee.

Per ovviare a questa situazione, Rodgers ha istruito la linea difensiva a muoversi in modo da avere sempre sotto controllo i tre attaccanti del Liverpool, lasciando a Choudoury e Dewsbury-Hall il doppio compito di scalare sul terzino o sulla mezzala. Come si evince dall'esempio Castagne e Thomas seguono Salah e Manè, mentre vediamo il meccanismo di scalate dei centrocampisti in base al posizionamento della palla: qui Dewsbury-Hall va a prendere Alexander-Arnold mentre Soumarè scala su Henderson, inoltre possiamo anche notare Maddison che segue le tracce di Fabinho. Con questo schieramento il Leicester ha molto rallentato il gioco dei Reds che hanno avuto difficoltà ad innescare il tridente offensivo.

L'altra mossa dell'allenatore del Leicester è stata quella di indirizzare il gioco del Liverpool, non permettendo alla squadra di Klopp di muoversi per vie centrali in costruzione, una situazione che avrebbe permesso ai terzini di prendere immediatamente campo mentre come si evince dall'esempio la costruzione deve essere portata sull'esterno: le linee di pressione molto basse si limitano ad occludere gli spazi centrali, il Liverpool deve andare sull'esterno per proseguire l'impostazione dell'azione facendo scattare la trappola preparata dal predecessore di Klopp sulla panchina di Anfield.

La trappola consiste nel muovere lo schieramento della squadra in zona palla andando a schiacciare il triangolo di sviluppo esterno formato da Tsimikas, Manè e Oxlade-Chamberlain verso la linea laterale, costringendo gli avversari a tornare indietro per cercare di ricostruire il gioco. Non è un caso che, come vedremo più avanti. per cercare di costruire azioni da rete mediante la propria manovra Klopp abbia dovuto rinunciare al 4-3-3 per permettersi una costruzione di gioco in grado di trovare l'uomo alle spalle delle linee di pressione avversarie.


HENDERSON L'ARMA OFFENSIVA DEL LIVERPOOL


La grande attenzione mostrata da parte della linea difensiva del Leicester nei confronti del tridente offensivo del Liverpool ha reso da una parte poco pericolosi i tre attaccanti, ma dall'altra ha portato la creazione di spazi per gli inserimenti delle mezzali. Il giocatore che più di tutti si è reso pericoloso utilizzando le sue doti di corsa senza la palla è stato Jordan Henderson.

Ecco un esempio di come l'ex giocatore del Southampton si è reso pericoloso: sfruttando l'orientamento sulla palla delle linee difensive del Leicester, cercava di sfruttare lo spazio tra centrale difensivo e terzino creato dal movimento ad allargarsi di uno dei tre attaccanti (nella fattispecie Jota) per sfruttare quello spazio e mettere in crisi lo schieramento difensivo del Leicester. In questo esempio il pallone terminerà sui piedi di Jota che però non troverà modo di concludere a rete da posizione favorevole.

L'unico modo che aveva la squadra di Klopp per generare pericoli era quello di sfruttare le debolezza intrinseca di un 4-3-1-2, ossia la difficoltà a gestire i cambi di gioco: frequentemente il pallone è passato da lato di Tsimikas a quello di Alexander-Arnold allo scopo di aprire la scatola dello schieramento difensivo. In questo esempio, con il Leicester portato dentro la propria area di rigore, le zone esterne sono lasciate libere, per cui sul cambio di lato tocca a Dewsbury-Hall uscire liberando spazio per l'inserimento di Henderson. Anche in questo caso arriverà un'occasione per Salah da posizione defilata parata da Schmeichel. 

Inoltre, dove il Liverpool non riusciva a creare su azione manovrata, provava a farlo nel gioco da fermo, soprattutto creando situazioni di pericolo dagli sviluppi di rimessa laterale in zona d'attacco: proprio da questo tipo di situazione è stato propiziato il calcio di rigore poi fallito da Salah. A procurarselo è stato proprio Henderson con un'altra incursione all'interno dell'area di rigore avversaria. Il rigore sbagliato unitamente alla successiva ribattuta ha influenzato in gran parte il dato degli xG, ma soprattutto non ha permesso al Liverpool di portare la partita sui binari preferiti, ossia un avversario che deve alzare il baricentro che si espone quindi alla verticalità del gioco dei Reds.

IL GIOCO DI TRANSIZIONE DEL LEICESTER


Per la squadra di Rodgers il piano partita non poteva essere oggetto di scelta libera, sia a causa delle tante assenze, sia a causa della forza dell'avversario che mai e poi mai avrebbe concesso al suo ex allenatore di risalire il campo mediante il palleggio. Per questo motivo la scelta del tecnico nordirlandese è andata su un gioco diretto e di transizioni.

D'altronde riuscire a giocare da dietro era un'impresa a dir poco complicata per il Leicester. In questo esempio si nota chiaramente il sistema di prima pressione creato da Klopp che rendeva assai complicato il palleggio da dietro. Per questo motivo la soluzione migliore era comunque quella di costruire con 6 uomini (i 4 di difesa più Choudhury e Soumarè) allo scopo di attirare la pressione dei giocatori del Liverpool e cercare in profondità i movimenti di Maddison e delle due punte. Le statistiche ci vengono in soccorso contando ben 14 rinvii lunghi di Schmeichel al cospetto dei 7 di media effettuati in ogni match, a dimostrazione che la pressione del Liverpool ha costretto Rodgers ad adattare il piano gara.

In questo esempio vediamo come viene messa in pratica la transizione offensiva: su una palla recuperata a centrocampo è uno dei tre elementi offensivi a proporre il primo smarcamento preventivo (nel caso di specie Iheanacho) mentre gli altri due vanno subito in profondità portandosi via la linea difensiva del Liverpool. Questa scelta ha creato i presupposti per la creazione di alcune situazioni potenzialmente pericolose, tuttavia non sono state convertite in pulite occasioni di rete poiché, come visto in precedenza, Alexander-Arnold e Tsimikas non si alzavano subito in costruzione, questo permetteva loro di poter assistere la linea difensiva in caso di transizione e non lasciare in inferiorità numerica i propri compagni; nel secondo tempo, con i due terzini alzati in fase di costruzione (come stiamo per vedere), le transizioni del Leicester riusciranno a far male alla difesa del Liverpool.

LE MOSSE CHE HANNO CAMBIATO LA PARTITA


Come detto in precedenza, il Leicester ha saputo trovare il modo per rendere complicato l'accesso all'area di rigore da parte del Liverpool grazie alla capacità di chiudere ogni spazio centrale chiudendo i portatori di palla verso la linea laterale. Per ovviare a questa situazione Klopp ha cercato di cambiare lo spartito mettendo in campo Keita al posto di Oxlade-Chamberlain, mettendo da parte il 4-3-3 per avere più presenza al centro.

Come si evince da questo esempio lo schieramento si trasforma in un 4-2-2-2 con due attaccanti che bloccano la linea difensiva, due giocatori che si muovono tra le linee mentre Keita si abbassa in costruzione. I due terzini danno ampiezza allo scopo di aprire la linea di centrocampo del Leicester, passata a 5 con l'ingresso in campo di Lookman e Maddison spostato sulla destra. Attirando la pressione dei centrocampisti con i costruttori il Liverpool riesce finalmente a trovare i giocatori liberi tra le linee togliendo, inoltre, riferimenti alla linea difensiva avversaria. Da questo tipo di situazione nascerà la migliore occasione del secondo tempo per il Liverpool che, però, Manè non riuscirà a convertire in rete.

Il passaggio al 4-5-1 sembrava, al contrario, una mossa suicida di Rodgers, non più in grado di mandare il Liverpool sull'esterno in quanto le due linee si facevano facilmente manipolare. Tuttavia l'ingresso di Tielemans alzando il livello tecnico del centrocampo ha aperto nuove opportunità di gestire meglio il gioco di transizione una volta recuperata palla.

La qualità del belga nel difendere il pallone lo rende un giocatore di difficile replicabilità per qualsiasi squadra, tanto più per il Leicester, per cui qui si può notare come da solo sia stato in grado di eludere una immediata riaggressione del Liverpool dopo una palla recuperata al limite dell'area di rigore con un altro attacco impostato nel modo descritto sopra. L'altra chiave sta nella posizione di Lookman inserito per sfruttare il punto debole del gioco di Klopp: lo spazio che i due terzini lasciano alle spalle in fase di transizione. Da una situazione molto simile a quella dell'esempio è nata l'azione con cui l'ex giocatore dell'Everton ha sbloccato la partita regalando la vittoria alla sua squadra.

Quindi i cambi hanno permesso da una parte al Liverpool di trovare modo di avanzare centralmente ed aggirare le trappole di Rodgers, ma dall'altra parte ha esposto i Reds ai contropiedi del Leicester, resi possibili dal posizionamento di Lookman. La partita tatticamente si è decisa qui, con le Foxes che hanno trovato modo di massimizzare i vantaggi del nuovo schieramento tattico al contrario di quanto fatto da Salah e compagni.

Wednesday, 7 April 2021

Real Madrid - Liverpool, anche Zidane è un grande allenatore


La Champions League entra nel vivo con un quarto di finale che rievoca la finale di Kiev del 2018: in questi 3 anni tante cose sono cambiate per Real Madrid e Liverpool, con gli inglesi che un anno dopo quella finale si sono riscattati vincendo la coppa nella finale di Madrid, mentre il Real ha dovuto fronteggiare la partenza di Cristiano Ronaldo e la gestione di un ciclo che sembra prossimo alla fine ma che continua a non darsi per vinto.

Real e Liverpool si presentano a questa sfida con tanti infortunati e con due allenatori che hanno dovuto rivedere più volte il proprio approccio tattico in questa stagione per gestire al meglio quanto è rimasto disponibile all'interno della rosa. 

Nel confronto tra Zidane e Klopp questi primi 90' hanno visto il dominio del tecnico del Real, a lunghi tratti dominatore del campo e sempre capace di trovare le giuste soluzioni e le giuste giocate in ogni fase della partita: il 3-1 finale per il Real rende in maniera solo parzialmente esaustiva il dominio espresso in campo dalla formazione spagnola, capace di sfruttare al meglio tutti i punti deboli del Liverpool e ben disinnescando i punti di forza della squadra di Klopp.


Le statistiche mostrano chiaramente chi ha fatto di più in campo (Fonte SofaScore)


LE FORMAZIONI

Come indicato in premessa sono davvero tante le assenza da una parte e dall'altra: si inizia dai due capitani, Sergio Ramos e Virgil Van Dijk fuori per infortunio per poi estendersi all'intero reparto difensivo delle due squadre. Il Real, infatti, deve rinunciare anche a Varane e Carvajal (oltre ai lungodegenti Hazard e Federico Valverde) mentre il Liverpool deve fare a meno anche di Matip e Joe Gomez.



La maggiore curiosità stava nel capire come Zidane avrebbe schierato la formazione viste le assenze nel reparto difensivo: molti si aspettavano la difesa a 3 vista contro l'Atalanta, ed invece l'allenatore del Real sceglie la difesa a 4 con Eder Militao e Nacho al centro della difesa, con Mendy e Lucas Vazquez terzini; in attacco Benzema è affiancato da Vinicius Junior e Asensio.

La sorpresa di Klopp è invece a centrocampo, dove Thiago Alcantara non parte dal primo minuto, sono Wijnaldum e Nabi Keita ad affiancare Fabinho a centrocampo, mentre in attacco è Diogo Jota a vincere il ballottaggio con Firmino che, quindi, siede in panchina.


IL PRESSING DEL LIVERPOOL

Dopo le grandi difficoltà incontrate in questo 2021, Jurgen Klopp si è trovato il Premier a dover fare un campionato di rincorsa e, per questo motivo, ha dovuto recuperare quei principi di pressing aggressivo visto nelle sue prime stagioni a Liverpool. Essendo questa partita e la Champions League un obiettivo fondamentale per non rendere questa stagione anonima, personalmente mi aspettavo che i Reds creassero un sistema di pressione tale da complicare la vita al possesso del Real, con la preoccupazione principale concentrata nel togliere spazio vitale a Luka Modric e Toni Kroos. 

Ed è proprio quest'ultimo punto dove il Liverpool ha fallito nella propria strategia, specie nel primo tempo, dove l'indecisione sulle uscite in pressione hanno portato Kroos ad essere libero di innescare il suo compasso a palla scoperta che ha mostrato tutti i limiti del lato destro difensivo della formazione di Klopp, grande punto debole della stagione dei Reds. In occasione del primo goal del Real, il centrocampista tedesco riceve palla da Vazquez (dalla sua destra) con Jota che accenna di proseguire la pressione dal laterale spagnolo a Kroos, questo crea una situazione di malinteso tra Nabi Keita (che non segue l'ex Bayern Monaco fino a quella zona di campo) e Sadio Manè, i quali restano, invece, su Casemiro. Da questa situazione nasce il lancio del tedesco per Vinicius che poi brucia Alexander-Arnold e Phillips con un grande controllo di petto che lo orienta direttamente verso la porta di Alisson.

Anche nell'azione del secondo goal un pallone giocato all'indietro verso Kroos vede il giocatore tedesco libero di esplorare lo spazio alle spalle della linea difensiva che resta nella terra di mezzo tra l'alzarsi e lo scappare all'indietro, ne viene fuori una situazione in cui ognuno dei quattro elementi della linea difensiva si trova in una posizione diversa, a dimostrazione di un'assenza di una strategia di reparto e diverse letture individuali. 

Nel secondo tempo le cose miglioreranno anche grazie all'ingresso di Thiago Alcantara, con Klopp che chiede a Wijnaldum di seguire Kroos più da vicino e con i tre d'attacco maggiormente aggressivi, mentre Fabinho e lo spagnolo vanno in chiusura sugli appoggi centrali. Nell'esempio qui di fianco si possono ammirare quei princìpi in fase di pressione tipici del Liverpool di Klopp: in questa situazione tutti gli appoggi per Courtois sono bloccati ed è inoltre pronta la trappola per la ricezione di Kroos: in linea teorica il portiere belga avrebbe come soluzione quella di cambiare gioco per Mendy sul lato opposto, tuttavia sarebbe stato necessario orientare il corpo in una posizione diversa per utilizzare questa opzione e questo avrebbe permesso a Jota di lanciarsi in contrasto con grosse probabilità di generare situazioni spiacevoli. Il portiere belga, senza fare cose eccezionali, ha sempre mostrato lucidità in questi momenti, cercando in ogni caso l'opzione più giusta, mostrando capacità in queste situazioni che non tutti gli riconoscono. In questo specifico caso servirà Vazquez sulla sua destra, quest'ultimo cercherà di scavalcare la pressione con una palla lunga che, però, terminerà in fallo laterale.

Anche l'uscita del pallone segue meccaniche molto meglio costruite, questo grazie alle capacità di Thiago di gestire la palla meglio di quanto lo facesse Keita e grazie agli abbassamenti di Wijnaldum in grado di attirare la pressione del Real e risalendo il campo con triangolazioni che permettevano di superare la pressione madridista senza lanciare lungo. Da una costruzione di questo genere è nato il goal con cui il Liverpool ha riaperto la partita ed il discorso qualificazione. Il centrocampista olandese viene incontro alle spalle della pressione di Kroos, salito in pressione su Phillips, riceve palla da Alexander-Arnold, a quel punto cerca di uscire in maniera aggressiva Mendy che lascia, però spazio a Salah alle proprie spalle: l'egiziano chiude la triangolazione con Wijnaldum generando una situazione di superiorità numerica contro la linea difensiva del Real che si concluderà con la rete dello stesso Salah. 

Per far capire il senso della prestazione del Real fino a quel momento, la rete dell'ex attaccante della Roma è anche il primo tiro della partita della formazione di Klopp.


LA STRATEGIA DEL REAL

Viste le grandi assenze Zidane ha dovuto ricostruire alcuni meccanismi della sua squadra per cercare di trovare il modo migliore per esaltare le caratteristiche dei suoi elementi migliori. Il problema principale per l'allenatore francese è quello di capire come limitare le sortite dei due terzini dei Reds e le relative connessioni con Salah e Mane senza rischiare di cadere in inferiorità numerica a centrocampo.

La scelta della difesa a 4 nasce allo scopo di evitare che, con una difesa a 3, i tre attaccanti del Liverpool si accoppiassero ai difensori complicando l'uscita da dietro, in questo modo, invece, i tre elementi offensivi della squadra di Klopp devono scegliere come orientare la pressione. Come abbiamo visto sopra questa è stata la mossa che ha permesso al Real di disorientare il Liverpool generando quei spazi necessari a Toni Kroos per far partire le azioni delle due reti con i suoi lanci. Nell'esempio qui riportato vediamo come il Real utilizzava Kroos tra i due centrali difensivi in fase di impostazione, garantendo superiorità numerica in quella zona di campo e, soprattutto, avere un giocatore in grado di gestire al meglio il pallone anche sotto pressione togliendo compiti di impostazione a Casemiro. In questo modo il Liverpool doveva fare delle scelte su quali giocatori aggredire senza lasciare linee di passaggio alle proprie spalle: come si vede in questo fermo immagine Manè stringe la propria posizione ma allo stesso tempo lascia libera l'opzione sulla fascia destra per Militao e Vazquez.



Un altro elemento su cui il Real ha costruito la propria partita sono stati i cambi di gioco, generalmente cavallo di battaglia del Liverpool: lo spostamento del gioco da una parte all'altra del campo ha permesso alle catene Mendy-Vinicius a sinistra e Lucas Vazquez-Asensio a destra di bucare la linea difensiva del Liverpool grazie alle superiorità numerica che riusciva a generare sulle fasce. In questo esempio vediamo come Vazquez riceva libero a destra (situazione generata dalla necessità di Manè di coprire la zona centrale) costringendo Robertson a rompere la linea difensiva dei Reds: Benzema legge immediatamente la situazione e attacca lo spazio alle spalle dello scozzese aprendo la linea difensiva generando ulteriori spazi da attaccare. Questa situazione è stata ancora più evidente dall'altra parte del campo, dove le sovrapposizioni di Mendy hanno mandato fuori giri Alexander-Arnold.

L'altra ottima trovata di Zidane è stata quella di preparare molto bene anche la prima pressione, questo conferma che il 4-3-3 di partenza era nella testa dell'allenatore francese per avere facili riferimenti in fase di uscita palla del Liverpool, con una tra Modirc e Kroos che si alzava al fianco di Benzema per togliere ogni possibilità di progressione centrale al Liverpool. Le uscite di Asensio e Vinicius sui terzini dei Reds erano accompagnate da un orientamento della pressione sul lato palla in modo da rendere estremamente complicato l'utilizzo dei cambi di gioco che, infatti, raramente hanno trovato il destinatario. Nel fermo immagine vediamo una situazione classica in cui si è trovato il Liverpool nel momento in cui faceva partire l'azione da dietro: specie nel primo tempo la squadra di Klopp ha dovuto risolvere questa situazione con dei lanci lunghi facile preda per i centrali difensivi del Real Madrid, causando la statistica di 9 tiri a 0 per la squadra madridista nel primo tempo.

CONCLUSIONI

Zinedine Zidane ha mostrato nella partita di ieri sera di essere non solo un allenatore gestore ma anche un grande stratega tattico: sia nel doppio confronto con l'Atalanta che in questa sfida ha lavorato nel corso delle settimane per costruire una strategia di gara in grado di neutralizzare i punti di forza dei propri avversari. Le sue pedine nella gara di ieri sono state senza ombra di dubbio Toni Kroos, il cui posizionamento ha disordinato il pressing del Liverpool, e Vinicius che, con le sue volate è riuscito a mettere a nudo i limiti difensivi della squadra di Klopp sul lato di Alexander-Arnold e Phillips, tanto da chiudere il match con una doppietta ed altrettante importanti occasioni.

Per Jurgen Klopp questa partita mostra quanto si stia facendo sentire oltremodo l'assenza di Virgil Van Dijk: la sua assenza mostra in maniera sempre più evidente i limiti difensivi della sua squadra e, soprattutto la poca capacità a gestire situazioni in cui l'avversario riesce a manipolare il pressing e trovarsi a palla scoperta: l'incapacità della linea difensiva nell'interpretare questo tipo di situazioni si è rivelata decisiva per il risultato finale della partita.

Per la gara di ritorno, tuttavia, i giochi non sono ancora fatti: la situazioni assenze e la sfida contro il Barça nel weekend potrebbe complicare non poco i piani di Zidane che deve affrontare questi impegni con una rosa ridotta all'osso. Il piano gara del Real è stato abbastanza chiaro e Klopp già dopo l'intervallo ha mostrato di poterlo digerire e, date le circostanze, difficilmente potrà essere cambiato. Se il Liverpool riuscirà ad organizzare meglio il proprio pressing ed a gestire con meno frenesia il possesso palla (come accaduto nel secondo tempo), allora esistono ancora possibilità di ribaltare il doppio confronto. Tuttavia, rispetto agli anni precedenti, i Reds non potranno contare dell'elemento che in questi anni ha fatto più volte la differenza, ossia l'atmosfera di Anfield Road.

Friday, 19 February 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 18


Dopo esserci goduti il ritorno delle coppe europee, il weekend torna per metterci di fronte ad un altro turno di campionato che, considerata la concomitanza con gli impegni europei di molte squadre, potrebbe vivere una fase decisiva che può spostare alcuni equilibri o ampliarne altri. Non scopro certo l'acqua calda nell'affermare che in questo periodo della stagione la gestione delle forze diventa fondamentale per definire l'esito della stagione.

Il calendario del weekend ci regalerà sfide importanti se non decisive come il derby di Milano che potrebbe indirizzare la lotta scudetto in serie A, la trasferta del Bayern a Francoforte che potrebbe diventare decisiva per la vittoria della Bundesliga ma anche per la lotta Champions. Per questo motivo ho scelto quattro partite che assumono per varie ragioni un peso fondamentale per giudicare le stagioni di alcune squadre o per indirizzare gli esiti di un campionato.


LIVERPOOL - EVERTON (SABATO ORE 18.30)

La giornata di Premier in programma questo weekend è clamorosamente piena di sfide di cartello e di tradizione: una di queste è il confronto tra Manchester City ed Arsenal che mette contro Pep Guardiola con quello che dovrebbe essere un suo discepolo, ossia Mikel Arteta. Tuttavia il match che merita maggiore attenzione è il derby della Merseyside tra Liverpool ed Everton: una sfida che rappresenta una grande rivalità storica ma che questa volta potrebbe avere risvolti anche decisivi per la lotta alla Champions League.

La squadra di Klopp è entrata nelle ultime settimane in un momento negativo frutto dei guai fisici che hanno colpito i Reds nel corso di questa stagione: proprio la partita d'andata fu l'evento che ha cambiato in negativo la stagione, con l'entrata di Pickford che mise ko il ginocchio di Van Dijk. Saltato il ginocchio del centrale olandese, è saltata anche l'architrave su cui poggia il sistema di gioco di Klopp, costringendolo a trovare soluzioni per non farsi trovare scoperta sulle incursioni dei due terzini Alexander-Arnold e Robertson.

Passmap Between The Posts
La vittoria in Champions contro il Lipsia ha visto una squadra ritrovare i propri punti di forza, ossia le connessioni tra il terzino e l'esterno d'attacco di parte e la ricerca del cambio di gioco da un terzino all'altro per scoprire l'avversario e disordinarne la pressione. Come si desume dalla passmap della partita, si nota anche il lavoro svolto dai due centrali difensivi Kabak e Henderson nel sostenere questa strategia di gioco e con le due mezzali Jones e Thiago Alcantara a tenere impegnati i centrocampisti centrali avversari. Le difficoltà del Lipsia a trovare la profondità ha reso sostenibile la strategia anche a livello difensivo, con la squadra di Nagelsmann brava a risalire il campo ma meno brava ad accedere all'area di rigore, cosa che, invece, ha saputo fare il Leicester di Rodgers sabato scorso.

L'Everton arriva a questo impegno con la consapevolezza di potersi giocare qualcosa di importante in questa stagione: Ancelotti in estate è riuscito ad ottenere sul mercato una serie di giocatori che gli hanno permesso di modificare l'identità di questa squadra che adesso può giocare un calcio fluido e tecnico, al contrario della scorsa stagione quando la squadra doveva sostanzialmente appoggiarsi su attacchi diretti verso Calvert-Lewin ed aggredire sulle seconde palle.

In fase di possesso lo schieramento della squadra di Ancelotti è un 4-1/2-3 con le mezzali e gli esterni offensivi che occupano le zone avanzate del campo ruotando tra di loro, a volte le rotazioni avvengono anche tra terzino e mezzala di lato. In fase di non possesso la squadra si schiera con un 4-1-4-1 dove gli esterni offensivi si affiancano alle mezzali a creare una linea a 4; la linea difensiva, invece, è protetta dal vertice basso.

La strategia costruita da Ancelotti è quella di occupare con quanti più uomini possibile i corridoi centrali del campo sfruttando i movimenti e le rotazioni tra le mezzali ed i trequartisti; l'ampiezza viene utilizzata solamente per liberare i terzini (in particolare Digne) in modo che con i loro cross possano generare occasioni grazie alle qualità aeree di Calvert-Lewin e grazie alla capacità della squadra di riempire con più uomini l'area di rigore.


Le principali difficoltà, invece, l'Everton le trova nella tenuta della linea difensiva che, spesso non viene sufficientemente assistita dai centrocampisti. Spesso e volentieri gli avversari possono pascolare negli spazi che si creano tra centrale difensivo e terzino, a questo si aggiunge la non grande predisposizione alle marcature in area di rigore dei centrali difensivi.

Sarà dunque un derby quello che si giocherà ad Anfield Road con due squadre ben riconoscibili nei loro pregi e nei loro difetti, all'andata ne venne fuori una grande lotta che terminò con un 2-2 ricco di emozioni, sono abbastanza sicuro che la stessa cosa la vedremo sabato nel tardo pomeriggio.


SALISBURGO - RAPID VIENNA (DOMENICA ORE 17)

Il campionato austriaco, dal momento in cui il gruppo Red Bull ha investito a Salisburgo, è un dominio della squadra della città di Mozart che detiene il titolo da 7 stagioni consecutive. Dalla scorsa stagione, tuttavia, diverse squadre hanno mostrato di avere progetti tecnici in grado di infastidire il dominio della squadra oggi allenata da Jesse Marsch. 

Lo scorso anno questo ruolo sembrava appannaggio del LASK di Lienz che, però, depauperò quanto buono di fatto prima del lockdown prendendosi una penalizzazione per non aver rispettato il protocollo COVID al rientro agli allenamenti; quest'anno, invece, la squadra che sta tenendo testa al Salisburgo è il Rapid Vienna di Didi Kuhbauer.

La squadra di Jesse Marsch ha ormai pochi segreti e, come ogni stagione, si trova a gennaio a dover riportare con una squadra completamente diversa rispetto a quella di inizio stagione. In questa stagione, tuttavia, l'unica partenza del mercato invernale è stata Dominik Szoboszlai, ceduto al Lipsia, ma sappiamo bene quanto fosse determinante l'ungherese per le fortune del Salisburgo.

I suoi sostituti, sul piano tecnico, dovrebbero essere Aaronson e Sucic, di cui ho parlato nel mio post di presentazione della sfida di Europa League contro il Villarreal, persa per 2-0, dove i due talenti del Salisburgo non sono riusciti a mettersi in luce restando avulsi dal gioco senza riuscire a giocare palloni nella zona centrale del campo, dove evidentemente il Villarreal è stato bravo a coprire quelle zone.

Fonte statistiche SofaScore

In campionato, invece, la ricerca e l'occupazione della zona di rifinitura avviene in maniera più frequente fino a trasformare il 4-4-2 in un 4-2-2-2. Tuttavia nella partita contro il Villarreal in Europa League, si trattava della prima volta in coabitazione tra i due giocatori ed il risultato non è stato dei migliori visto che il loro coinvolgimento è rimasto ai margini della squadra. Nella partita contro il Rapid Vienna alla squadra di Marsch servirà tornare alla sua versione migliore, quella cioè capace di sovraccaricare il centro del campo per cercare di aumentare il margine in testa alla classifica e, chissà, trovare idee utili a cercare di contendere la qualificazione agli ottavi di Europa League al Villarreal non ostante lo 0-2 di partenza.

Il Rapid si schiera sul campo con un 4-2-3-1 di base che, però, non è mai rigido in campo, tanto che si tratta di uno schieramento che è più facile vedere in fase di non possesso che in fase di possesso. Il 4-2-3-1 in fase di possesso cambia immediatamente in quanto i due centrocampisti centrali tendono a scaglionarsi a due altezze diverse anziché restare appaiati; stesso discorso vale per i due terzini, con il destro (Stojkovic) che partecipa molto più alla costruzione rispetto al terzino sinistro Ullmann che, invece, attacca maggiormente la profondità.

In fase di non possesso, invece, il Rapid è perfettamente allineato a quella che è la tendenza del calcio in Austria negli ultimi anni e che sta portando diversi allenatori cresciuti aldilà del Brennero a diventare dei riferimenti per il calcio europeo. La squadra di Kuhbauer aggredisce l'avversario con un baricentro molto alto ed orienta diversi giocatori sulla palla e sull'uomo, in perfetto stile gegenpressing. Come si evince dal fermo immagine il Rapid cerca la parità numerica in tutte le zone di campo tenendo permanentemente sotto pressione l'avversario. Non è un caso che il PPDA del Rapid sia addirittura superiore a quello del Salisburgo seppur per poco (7,6 contro 7,8 della squadra di Jesse Marsch).

ATLETICO BILBAO - VILLARREAL (DOMENICA ORE 21)

La sfida di San Mames mette di fronte una sfida che potrebbe avere un impatto di non poco conto per la lotta per i posti europei nella Liga. L'Atletico Bilbao è in grandissima risalita da quando Marcelino ha preso le redini della squadra dopo l'esonero di Garitano.

La squadra basca, con l'arrivo dell'ex tecnico del Valencia (che è anche ex allenatore del prossimo avversario) ha ritrovato un approccio in grado di valorizzare gli elementi offensivi a propria disposizione. Sono bastati pochi accorgimenti al tecnico asturiano per far viaggiare al livello che il club ed i tifosi si aspettano, in particolare sotto la sua gestione si sono innalzate le prestazioni di Iker Munain, giocatore di elevato spessore tecnico che faticava a trovare una collocazione in campo con Garitano e che, invece, con Marcelino sembra aver ritrovato la centralità tecnica in questa squadra.

Fonte dati FbRef/StatsBomb
Come si evince dal grafico a fianco, il n.10 del Bilbao ha notevolmente alzato il proprio livello nella creazione di occasioni da rete. L'arrivo di Marcelino sulla panchina ha modificato l'atteggiamento della squadra in fase offensiva, Munain agisce con maggiore libertà nella trequarti avversaria ed il suo apporto in rifinitura è tangibile sia osservando la partita che osservando, come in questo caso, i soli numeri.




Il Villarreal arriva a questa sfida reduce dalla pesante vittoria in Europa League a Salisburgo, mentre il cammino in campionato sembra essersi arenato nella ultime settimane. 

Scouting report FbRef/StatsBomb

La squadra di Emery spesso fatica a trovare la giocata giusta in fase di rifinitura che, con l'infortunio di Samu Chukwueze, sembra essere delegata esclusivamente al grande lavoro di Gerard Moreno, autore di una prestazione clamorosa a Salisburgo e protagonista di una stagione strepitosa, ben riassunta dai numeri che lo rendono un attaccante quanto un esterno offensivo di prima fascia.

Il sistema voluto dall'ex tecnico di Siviglia, PSG ed Arsenal si basa sul possesso palla ed un tentativo di recupero del pallone che possa essere aggressivo. Proprio su quest'ultimo aspetto le cose non stanno andando come previsto (il PPDA è superiore a 10) soprattutto a causa del fatto che la linea difensiva fatica a sostenere un sistema di pressing alto e spesso tende a concedere spazi in situazioni di transizione o in situazione in cui l'avversario verticalizza rapidamente l'azione con una giocata individuale. Il Bilbao è una squadra che sa innescare rapidamente i giocatori tra le linee, per cui per la squadra di Emery, dopo l'ottima prestazione di Salisburgo, una prestazione ed un risultato positivi anche al San Mames possono dare nuove certezze al gruppo di Emery e far ripartire la stagione del Villarreal.


PSG - MONACO (DOMENICA ORE 21)

Il campionato francese, a differenza delle stagioni precedenti, si sta rivelando uno dei campionati più equilibrati e ricchi di spunti di tutta Europa e nel weekend si celebra la sfida tra il PSG ed il Monaco in un incrocio che ha rappresentato per diversi anni una rivalità tra due proprietà facoltose desiderose di giocarsi la supremazia nazionale.

Negli ultimi anni, tuttavia, questa rivalità è scemata a causa delle ultime pessime stagioni della squadra monegasca che invece, quest'anno sembra aver ritrovato quella competitività che sembrava perduta: dopo un periodo di assestamento, Niko Kovac ha trovato il sistema in grado di far rendere al meglio questa squadra che va a Parigi per giocarsi la sua chance di entrare addirittura in corsa per il titolo.

Il PSG, tuttavia, si presenta a questa grande sfida reduce dal capolavoro del Camp Nou in Champions League: pur con le assenze di Neymar e Di Maria, Pochettino ha saputo pescare le giuste risorse dalla sua rosa e soprattutto ha trovato una grande serata di Marco Verratti, giocatore diventato centrale nelle idee di Pochettino, tanto che in sua assenza abbiamo visto le peggiori prestazioni della squadra parigina nella giovane gestione del tecnico argentino (leggi trasferta di Lorient in campionato).

Fonte statistiche SofaScore
I numeri della prestazione di Verratti a Barcellona non rendono sufficientemente l'idea della sua prestazione a tutto campo, la sua resistenza al pressing e la capacità di ripulire palloni creando situazioni potenzialmente pericolose da momenti in cui l'azione sembra non avere inerzia. A mio parere la prestazione di Verratti e del PSG sono frutto del lavoro messo in piedi nelle ultime due stagioni da Thomas Tuchel che ha dato una personalità ed un'identità a questa squadra, tutti elementi di base su cui oggi Pochettino sta aggiungendo i propri accorgimenti. A questo si aggiunge l'aumento di competitività del campionato francese che costringe i parigini a dover tenere alta la soglia di attenzione anche in campionato, difatti questa partita contro il Monaco è molto importante per evitare di aggiungere alla lotta per il titolo anche la squadra di Kovac.








Da parte sua, invece, il Monaco ha intenzione di mettersi alla prova dopo che nel 2021 è riuscita, finalmente, a trovare un'identità di gioco ed un equilibrio tale da portarla al quarto posto solitario in classifica grazie ad una serie positiva aperta di 9 vittorie e 2 pareggi nelle ultime 11 partite tra campionato e coppa nazionale. Il sistema di gioco, ormai consolidato, vede un 3-2/5 in fase di possesso che si trasforma in 4-4-2 in fase di non possesso che esalta le qualità della coppia d'attacco Ben Yedder-Volland e che sta facendo esplodere il talento di Soufiane Diop oltre a quello della coppia di centrocampo Fofana-Tchouameni che ha margini di crescita devastanti.




Friday, 30 October 2020

Consigli per il weekend calcistico Stagione 20/21, ep. 6


Messa alle spalle un'altra settimana piena di impegni, ci affacciamo già verso un nuovo weekend ricco di partite importanti, con tante squadre che devono dare delle risposte importanti ed altre che, invece, dovranno mostrare la propria tenuta tra tanti impegni ravvicinati e le assenze per COVID.

Il calendario del weekend prevede scontri di un certo prestigio come Manchester United-Arsenal, così come un Napoli-Sassuolo che promette grande spettacolo, così come il derby di Genova a concludere il weekend domenica sera. tutte sfide che non necessitano grandissime presentazioni, ragion per la quale, come da mia abitudine quest'anno, mi focalizzo sul presentare altre sfide che generano grande interesse per i temi che metteranno in evidenza.

CHAMPIONSHIP, BRISTOL CITY - NORWICH (SABATO ORE 13.30)


La Championship, la serie B inglese, è sempre più un campionato interessantissimo da seguire, un tempo era amato dai nostalgici del Kick and Rush per il grande livello agonistico del campionato, tuttavia negli ultimi anni l'appetibilità della Premier League a livello economico ha convinto molti investitori a gettarsi nel business proprio acquisendo una squadra di Championship, affidarla ad un manager con principi di gioco maggiormente contemporanei per poi tentare la scalata alla massima divisione dove poter consolidare la posizione economica del club e, dunque, tentare di scalare la gerarchia del calcio inglese. 

Per questa ragione ogni stagione di Championship mostra dei progetti di grande interesse poi replicati in Premier League con più o meno successo: esempi positivi sono sicuramente quelli di Wolverhampton e Leeds, ma anche lo stesso Norwich che, pur retrocedendo, è riuscito a consolidare le proprie casse incassando dalle cessioni di Godfrey e Lewis 44 milioni di Euro, una cifra che impreziosisce il lavoro di scouting del club e che, sotto la guida di Daniel Farke, confermato alla guida della squadra non ostante la retrocessione, proveranno a ripetere l'esperimento con gli acquisti di Przemyslaw Placheta (esterno offensivo del Wroclaw, acquisto più oneroso dell'ultima finestra di mercato (3 milioni spesi) dopo il centravanti Hugill arrivato dal West Ham.

Ed è proprio la partita dei Canaries sul campo del Bristol City quella che inserisco nella watchlist di questo weekend, con i Robins che sono partiti molto bene in una stagione in cui la città del sud-ovest dell'Inghilterra si aspetta un passo di avanti in termini di ambizione da parte della squadra. Nel corso dell'estate si era parlato per la panchina di nomi come Chris Hughton, ex allenatore del Brighton, e niente meno che Steven Gerrard, ma alla fine si è deciso di dare una chance al traghettatore della fase finale della scorsa stagione, Dean Holden.

Il tecnico nord-irlandese ha settato la propria squadra su un 3-5-2 in cui l'occupazione dei mezzi spazi permette una rapida ed efficiente progressione del pallone, molto importante in questo contesto è il ruolo svolto dai due braccetti della difesa a 3 (in genere Wyner e Moore, quest'ultimo si alterna con Mawson) ed anche quello delle due mezzali (Weimann e Paterson) sempre molto abili a generare linee di passaggio e rendere sempre pericolose le fasi di possesso dei Robins associandosi all'esterno di parte in fase di sviluppo, mentre l'altra mezzala va a riempire l'area di rigore assieme alle due punte e l'esterno opposto.  Nell'esempio di cui all'immagine sopra si vede chiaramente il modo in cui la squadra attacca, con l'esterno sinistro che raggiunge il mezzo spazio, gli attaccanti che attirano i centrali difensivi, le due mezzali che si buttano dentro dopo aver portato il pallone in zona di rifinitura, dall'immagine si vede anche la posizione del vertice basso di centrocampo che, assieme ai tre centrali difensivi è chiamato a rallentare un'eventuale transizione avversaria.
Questa disposizione in campo ha permesso ai Robins di portare a casa le prime quattro partite di campionato salvo poi rallentare nelle ultime 4 partite dove ha raccolto 2 punti ma continuando a mostrare quanto di buono visto nelle prime giornate.

Il Norwich, invece, sta seguendo un percorso opposto a quello dei suoi avversari, dopo un inizio stentato, una serie di 3 vittorie consecutive fermata nel turno infrasettimanale dal pareggio raccolto nei minuti finali a Brentford, ha riportato la squadra allenata da Franke nelle posizioni di vertice che sono coerenti con la rosa a disposizione dell'allenatore tedesco.

Anche le statistiche (fonte WhoScored) suggeriscono che i Canaries sono probabilmente la squadra dalla maggior qualità in questo campionato, visto il dato del possesso palla (59,5% di media), quello della percentuale di passaggi completati (83,8%) a cui si aggiunge il dato dei tiri effettuati a partita (17,4) che la pongono in testa a tutte e tre le graduatorie, mostrando come il possesso palla prolungato porta anche ad una certa mole di produzione offensiva, d'altronde potendo contare li davanti su gente come Buendia, Cantwell,  Vrancic e Pukki ed i neo arrivati Placheta e Hugill è molto difficile sorprendersi per certi numeri.

Ciò che, invece, la squadra di Farke si è portata dietro dall'esperienza in Premier sono le difficoltà difensive, l'atteggiamento che porta tanti uomini nella metà campo avversaria inevitabilmente concede spazi agli avversari che la linea difensiva fatica a contenere, non a caso le statistiche affermano che il Norwich subisce più di 10 tiri a partita di media (nona in questa graduatoria).

La classifica vede le due squadre appaiate in classifica dopo il turno infrasettimanale, li davanti c'è il Reading che a sorpresa sta facendo corsa a se (7 vittorie ed 1 pareggio in 8 partite disputate), il percorso  ed i progetti delle due squadre non prevedono la possibilità di restare fuori dalle prime 6, una sconfitta nella sfida di Ashton Gate potrebbe mettere una delle due contendenti in una posizione scomoda mettendo a repentaglio quanto di buono costruito finora.


LA LIGA, CELTA VIGO - REAL SOCIEDAD (DOMENICA, ORE 16)


La sfida del Balaidos è un altro test importante per testare le ambizioni della Real Sociedad di Imanol Alguacil che, dopo aver fatto sognare San Sebastian la scorsa stagione fino al lockdown, quest'anno ci riprova pur con un calendario che ha aggiunto agli impegni della Liga quelli dell'Europa League. Nel corso dell'estate la società basca ha dovuto lavorare per trovare un sostituto di Martin Odegaard, tornato a Madrid dal prestito con un anno di anticipo, e non poteva esserci sostituto migliore che David Silva che ha deciso di vestire la maglia dei Los Txuri-urdin al termine del contratto con il Manchester City.

L'arrivo del mago ha permesso ad Alguacil di poter avere maggiore qualità a costo di avere meno corsa rispetto ad Odegaard, ma i meccanismi del 4-3-3 ordito dal tecnico basco hanno saputo subito adattarsi alle necessità dettate dal nuovo ingresso potenziandone ulteriormente i punti di forza.

Rispetto allo scorso anno la Real Sociedad sembra tenere meno il possesso (52,6% di media contro il 56,6% della scorsa stagione) ma la rapidità di pensiero e di esecuzione di David Silva e Mikel Oyarzabal rende possibile andare alla squadra andare al tiro con maggiore frequenza e maggiore pericolosità; come si evince dal grafico qui a fianco, il possesso palla si traduce con minore frequenza rispetto alla media in un accesso alla trequarti avversaria, tuttavia una volta raggiunta questa zona di campo, solo il Cadice accede con più frequenza all'area di rigore avversaria e non vi è dubbio che questo dato è ascrivibile all'impatto di David Silva in zona di rifinitura, non casualmente vi è lui in testa alla statistica dei passaggi effettuati verso l'area di rigore avversaria (20).

Il Celta, invece, si presenta a questa partita con la speranza di trovare un successo ed una prestazione che tolga la squadra da quella situazione di alunno intelligente che non si applica che ormai stiamo vivendo da circa tre stagioni: un roster che dalla trequarti in su dispone di giocatori di livello europeo, tuttavia sia a livello organizzativo sia a livello di roster nella metà campo difensiva, il livello della squadra galiziana è, a mio parere, molto basso, per cui nelle ultime due stagioni al Balaidos l'incubo retrocessione è stato scacciato solo all'ultima giornata e questo inizio di stagione, non ostante le sempre buone intenzioni in fase iniziale, continua a far temere per un'altra annata di sofferenza.

Per ovviare a questa situazione il tecnico Oscar Garcia ha deciso di schierare la squadra con un 3-5-2 che in fase di non possesso diventa un 5-3-2 in cui la squadra si abbassa molto e cerca di chiudere l'accesso all'area di rigore, un sistema che ha permesso di ridurre i rischi, tuttavia la difesa resta esposta a diversi errori individuali dei centrali; come si evince dal grafico qui a fianco, i dati relativi alla quantità di pressione esercitata in avanti mostrano il Celta al terzultimo posto, a dimostrazione del baricentro basso tenuto dalla squadra.
Tuttavia in questo contesto così difficile la squadra galiziana sta lanciando qualche elemento dalla propria cantera che aggiunge un senso di identità galiziana alla squadra, gli esempi più interessanti sono il terzino destro (usato come quinto di destra) Sergio Carreira, autore del goal del pareggio nell'ultima sfida di campionato a Levante, elemento molto valido in fase di possesso ma che ha molto da lavorare in fase difensiva, l'altro elemento di interesse è il diciottenne Gabriel Veiga, giocatore la cui caratteristica di buttarsi negli spazi senza palla si può rilevare come decisiva in una squadra che sembra avere mancanze sotto questo aspetto.

Le sfide contro Barcellona e Atletico Madrid hanno mostrato le difficoltà della squadra galiziana nel rendersi pericolosa nella metà campo avversaria, la partita contro un'altra squadra di livello metterà alla prova i meccanismi, specie quelli offensivi, e capire se questa stagione può essere di livello superiore rispetto alle ultime due; allo stesso tempo la partita di Europa League di ieri sera della Real Sociedad contro il Napoli ha mostrato le difficoltà dei baschi nel rendersi pericolosa nel momento in cui trova di fronte una squadra che difende con un blocco basso, per cui anche dagli uomini di Alguacil ci si aspetta un ulteriore salto di qualità che possa giustificare le speranze di una stagione di vertice.


PREMIER LEAGUE, LIVERPOOL-WEST HAM (SABATO ORE 18.30)


Per il Liverpool dopo la Champions, la Supercoppa Europea ed il Mondiale per Club del 2019 e la vittoria della Premier nel 2020, si trova a dover fronteggiare una stagione che sembra una gigantesca corsa ad ostacoli, con una catena di infortuni clamorosa nel reparto centrale difensivo che pone non pochi interrogativi su quale possa essere la tenuta dei Reds in questa stagione e soprattutto quanto l'infortunio di Van Dijk metta di fronte Klopp al quesito su quanto sia necessario insistere su una fase di non possesso aggressiva in assenza del miglior difensore del mondo negli uno contro uno: la prima risposta è arrivata facendo scalare Fabinho al centro della difesa, ma nella sfida di martedì in Champions contro il Midtjylland anche il brasiliano è dovuto uscire anzitempo per infortunio costringendo Klopp ad inserire Williams in quella posizione.

Le difficoltà nel gestire questo tipo di situazione per la squadra di Klopp sono evidenti, soprattutto in termini di spazio lasciato alle spalle della linea difensiva, specie quando i due terzini (ossia i registi occulti della squadra, ma neanche tanto occulti), si spingono molto in avanti senza lasciare le giuste coperture: una situazione di questo tipo ha causato il clamoroso tonfo contro l'Aston Villa prima di entrare nella pausa per le nazionali.
In una situazione di questo tipo si aggiunge anche la necessità di dover gestire i tanti impegni ravvicinati, questo sta progressivamente portato Klopp a mantenere lo stesso tipo di strategia ma modificando progressivamente lo schieramento in campo della squadra anche mediante rotazioni degli uomini tra una partita e l'altra: nelle due partite di Champions fin qui disputate, per esempio, Klopp ha contemporaneamente tolto dal campo i tre d'attacco durante la sfida contro l'Ajax e tenendoli in panchina nei primi 60' della sfida contro il Midtjylland, una situazione inedita rispetto agli scorsi anni, dove Mane, Firmino e Salah erano pressoché inamovibili; tuttavia la principale novità sta anche nel fatto che il tecnico tedesco, anche grazie all'innesto di Thiago, stia iniziando a pensare a mettere da parte in alcune circostanze il 4-3-3 verso un 4-2-3-1 con dunque un doppio mediano che copra le avanzate dei terzini e protegga la difesa dalle eventuali transizioni avversarie: questo schieramento lo abbiamo vista sia nella partita contro lo Sheffield United dello scorso weekend, sia contro il Midtjylland in Champions, seppur con diversi interpreti.




Il West Ham si presenta ad Anfield Road, invece, dall'alto di una striscia positiva di 4 risultati utili consecutivi raccolti nell'ordine contro Wolverhampton, Leicester, Tottenham e Manchester City: in ognuna di queste partite la squadra di Moyes ha messo in mostra diverse qualità che le hanno consentito di portare a casa con brillantezza il risultato finale: di queste quattro partite, in cui gli Hammers hanno raccolto 8 punti, quella che ha dato le maggiori emozioni ai tifosi è stata sicuramente la partita pareggiata a White Hart Lane contro il Tottenham rimontando tre reti nei 15 minuti finali di partita con il goal del pareggio realizzato da Lanzini con una magnifica conclusione da fuori area.

Nel corso del mercato il club ha cercato a tutti i costi di mettere sotto contratto un difensore di spessore, per diverse settimane c'è stato un forte forcing sul Burnley per cedere Tarkowski (si è arrivati ad offrire anche a 40 milioni di Euro), tuttavia Sean Dyche ha resistito alla tentazione di cederlo e così per ovviare a quelli che sono i limiti della difesa centrale, David Moyes ha deciso di passare in maniera definitiva alla difesa a 5 e ad una fase di possesso con un blocco basso con due centrocampisti come Soucek e Rice a proteggere la zona centrale del campo, questo permette agli elementi di maggior tasso tecnico della squadra di poter svolgere i propri compiti difensivi in maniera limitata e sempre pronti a muoversi in transizione dove possono sfruttare al meglio le proprie qualità in conduzione ed associarsi con gli esterni difensivi molto abili a generare pericolose sovrapposizioni.

Attuando questa strategia la squadra di Moyes si sta rivelando una delle più efficienti su entrambi i fronti di gioco, infatti il grafico che ho elaborato mediante le statistiche rese disponibili da StatsBomb tramite la piattaforma FbRef ci mostra come gli Hammers stiano viaggiando sopra la media sia in termini di xG prodotti per ogni partita che in termini di xG subiti, questo è anche dovuto al fatto che questa strategia esalta anche le caratteristiche di molti elementi chiave della formazione londinese, in particolare sono esaltate le qualità di Pablo Fornals e Jarrod Bowen così come crescono progressivamente le quotazioni di Tomas Soucek a centrocampo, giocatore che già lo scorso anno allo Slavia Praga aveva mostrato tutta la sua intelligenza e la sua qualità sia in fase di possesso che in fase di non possesso.

Per capire, quindi, i progressi e gli adattamenti del Liverpool, il test contro gli Hammers è davvero importante e ci darà davvero tante informazioni da cui potremo ipotizzare che Liverpool sarà nei prossimi mesi e se questo Liverpool sia in grado di confermare il titolo conquistato nella scorsa stagione.

BUNDESLIGA, BORUSSIA MOENCHENGLADBACH-RB LIPSIA (SABATO ORE 18.30)


La sfida tra queste due squadre è sicuramente il match più interessante di questo weekend, vedremo ancora una volta l'uno contro l'altro Marco Rose e Julien Nagelsmann, due degli allenatori che appartengono ad una scuola calcistica simile, con il tecnico del Gladbach che è uno dei discepoli della scuola Rangnick e del modello Red Bull, e l'altro che in questo momento sta portando il club di punta di questo progetto nato in Austria verso vette ogni anno sempre più elevate dopo aver raggiunto lo scorso anno la semifinale di Champions League.

Il Gladbach è partito in Bundesliga ad un ritmo non altissimo, complici alcuni infortuni che hanno tenuto fuori Thuram e Plea nelle battute iniziali della stagione e che tuttora mostrano di non essere al 100% della forma, soprattutto quest'ultimo, autore di molti errori di esecuzione e di scarsa lucidità nella partita di Champions contro il Real Madrid che i Die Fohlen hanno gettato alle ortiche nei minuti di recupero.






Non ostante queste difficoltà nella tenuta fisica (ed anche mentale) della squadra nell'arco dei 90 minuti, è visibile la mano dell'allenatore austriaco, così come è visibile il modo in cui la squadra sia cresciuta sotto la sua gestione: l'evoluzione della squadra ha portato i Die Fohlen a non essere solo riconoscibile per le sua capacità di stritolare l'avversario in fase di non possesso (atteggiamento che è stato, tra l'altro, in parte smussato, basta vedere il blocco posizionale medio utilizzato contro Inter e Real in Champions) ma anche per il sistema molto lucido in fase di possesso, con la coppia di centrali di centrocampo Kramer e Neuhaus sempre molto abili a gestire il possesso del pallone e le rotazioni posizionali sulla trequarti avversaria grazie ai movimenti di Thuram che taglia dall'esterno, Plea che viene incontro in zona di rifinitura e la grande lettura degli spazi di Stindl. Questi movimenti e questa confidenza in fase di possesso ha permesso alla squadra di Rose nella scorsa stagione di mandare in tilt la fase di non possesso di Wolfsburg e dello stesso Lipsia, per questo motivo l'assalto dei bianco-verdi alla capolista della Bundesliga potrebbe darci indicazioni molto importanti sulle ambizioni di entrambe le squadre.

Riguardo il Lipsia, la squadra di Nagelsmann ed il suo modello di lavoro è stato oggetto di numerosi post sul mio blog: la partenza di Werner sembrava potesse ridimensionare la stagione della squadra sassone dopo la semifinale di Champions dello scorso anno, ed invece ecco che dopo 5 giornate sono in testa alla Bundesliga alla vigilia di una partita che potrebbe realmente darci la giusta dimensione della squadra.


Tuttavia la pesante sconfitta (quanto meno per il punteggio) subita a Manchester in Champions League mercoledì sera ha mostrato alcuni punti di debolezza del sistema predisposto da Nagelsmann; lo United ha praticamente ingabbiato Kevin Kampl, il deus ex machina attorno al quale gira il sistema del Lipsia, isolandolo il gioco del Lipsia ha ristagnato nella zona destra del campo anche perché la carta Angelino non poteva essere imbeccata come nelle partite precedenti visto che l'esterno ex Manchester City era tenuto a bada da Wan-Bissaka. Sicuramente Rose avrà avuto modo di osservare le difficoltà della squadra di Nagelsmann a Manchester e, vista la capacità mostrata contro il Real di saper ingabbiare la manovra offensiva avversaria, starà già all'opera per replicare il trattamento alla capolista della Bundesliga. Il grafico indicato sopra mostra il livello di coinvolgimento di Kampl sinora nelle partite del Lipsia, non è casuale come le partite in cui il coinvolgimento è stato minore (ossia le partite contro Manchester e Leverkusen) il Lipsia non sia stato in grado di dominare la partita come voluto dal suo allenatore e, soprattutto, rappresentano le due partite in stagione in cui il Lipsia non ha vinto, per cui la trasferta a Moenchengladbach servirà a capire se Nagelsmann ha un piano B per la sua squadra dando per assodato che Rose cercherà di ingabbiare il centrocampista slovacco.


JUPILER PRO LEAGUE, ANDERLECHT-ANVERSA (DOMENICA ORE 13.30)


Il massimo campionato belga continua a generare spunti di grande interesse, come già segnalato in un post di due settimane fa, ma questo interesse non riguarda solo la fucina di talenti che questo campionato mette in vetrina, ma anche l'aumento di livello tecnico della competizione, che è dimostrata dai buoni risultati del Bruges in Champions (4 punti in 2 partite e contro la Lazio avrebbe meritato di portare a casa anche la seconda vittoria), ed anche dalla classifica cortissima con 11 squadre in 6 punti.

A comandare la classifica si trova l'Anversa, squadra dalla grandissima tradizione ma che sembrava caduta in disgrazia negli ultimi anni, tuttavia dopo una risalita avvenuta negli ultimi anni, la squadra più antica del Belgio si trova oggi in vetta alla classifica del campionato dopo un inizio complicato (una vittoria nelle prime 4 giornate) in cui comunque ha portato a casa la coppa nazionale e adesso, dopo che la squadra ha interiorizzato i concetti di Ivan Leko, ha iniziato una scalata che l'ha portata ad issarsi momentaneamente in vetta. Per continuare questo periodo favorevole arriva un test importante, ossia la sfida contro l'Anderlecht di Vincent Kompany, una sfida dall'enorme blasone visto che parliamo delle ultime due squadre belga ad aver raggiunto una finale in una coppa europea, ossia le finali di Coppa delle Coppe del 1990 e del 1993 perse contro la Samp di Vialli e Mancini ed il Parma di Nevio Scala.

Il sistema di gioco che Leko sta implementando ad Anversa segue dei principi che in Italia conosciamo bene in quanto sono gli stessi proposti da Gasperini e Juric, 3-5-2 con marcature a uomo a tutto campo ed i due esterni in perenne proiezione offensiva. 
Come si evince da questa immagine presa dalla partita contro il Tottenham in Europa League, il centrale difensivo di sinistra De Laet ha seguito Bale fino al limite della sua area di rigore, quante volte avete visto fare la stessa cosa per esempio da Toloi o Palomino in serie A?

In fase di possesso il gioco dell'Anversa si basa sulla ricerca della giocata in verticale, il target è il centravanti Mbokani, che ha girovagato per l'Europa nel corso della sua carriera e che in Belgio sta trovando una discreta continuità di rendimento tanto da aver realizzato 4 reti in questo primo scorcio di stagione, una continuità in fase di finalizzazione che negli anni precedenti della sua carriera di fatto non si era mai vista; infine, a differenza di altre squadre della Jupiler Premier League l'età media della squadra di Leko è molto alta: lo stesso Mbokani ha 34 anni, il capitano Haroun perno del centrocampo ne ha uno in più. mentre elementi come l'esterno sinistro Juklerod (26 anni) ed i centrali difensivi Seck (28) e De Laet (31) sono nel già nel pieno se non oltre della loro maturità sportiva; tra gli elementi, invece, che hanno ancora una futuribilità e che quindi saranno interessanti da seguire in questa stagione, vi sono l'esterno destro giapponese Miyoshi (23 anni) e gli interni di centrocampo Hongla e Gerkens (22 e 25 anni rispettivamente).

L'Anderlecht, invece, sotto la guida di Vincent Kompany ha iniziato un percorso di ricostruzione della squadra dopo le deludenti prestazioni delle ultime stagioni e dopo aver messo le casse della società al sicuro con la cessione definitiva di Saelemakers al Milan e le cessioni di Roofe ai Rangers e soprattutto quella del gioellino Doku al Rennes, per un incasso totale di 39 milioni di Euro; i bianco-malva sono fuori dall'Europa in questa stagione e per questo hanno deciso di ringiovanire la rosa lanciando in prima squadra una formazione dall'età media molto bassa (per esempio nell'ultima partita di campionato era poco al di sopra di 23 anni) sulla quale l'ex capitano del Manchester City sta cucendo un sistema basato sui principi del calcio posizionale basato sul possesso palla (secondo possesso palla medio del campionato, 54,8%, alle spalle del solo Gent) ed il cui centro gravitazionale è il prossimo gioiello promesso del settore giovanile, ossia Yari Verschaeren, classe 2001 a cui Kompany sta progressivamente assegnando a lui compiti di sviluppo e di costruzione della manovra (fino allo scorso anno agiva maggiormente in zona rifinitura) facendogli seguire il percorso che un suo predecessore con quella maglia, ossia Dennis Praet, ha seguito con la maglia della Samp sotto la gestione di Marco Giampaolo.



Il minutaggio di questa stagione (212 minuti) non è ancora sufficiente a capire cosa ne sarà di questa transizione, ma si evince (dati SmarterScout) un'ottima capacità di recuperare palloni grazie ad un ottimo senso della posizione, mentre per essere appetibile su livelli superiori dovrà migliorare la difesa della palla, fondamentale non ancora al top a causa della sua esilità che può penalizzarlo contro squadre ricche di fisicità a centrocampo, tuttavia non si è preoccupato di questo Roberto Martinez che gli ha già concesso due apparizioni con la maglia della nazionale dove è stato utilizzato nei 3 di attacco del 3-4-3, mentre Kompany al momento lo alterna tra i tre d'attacco ed i tre di centrocampo nel suo 4-3-3, insomma la partita di domenica sarà molto bello vedere questo giocatore alle prese con le marcature a uomo del centrocampo dell'Anversa. 

Sarà dunque una partita tra due tipologie di squadra davvero molto differenti, da un lato il calcio di possesso e la rosa giovane dell'Anderlecht di Kompany, dall'altra parte il calcio diretto ed aggressivo dell'Anversa di Leko, uno scontro che merita tutta la nostra attenzione in questo weekend.

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