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Monday, 18 July 2022

Come il Napoli dovrebbe rimpiazzare Koulibaly?


Dopo otto stagioni corredate da 317 partite ufficiali, il ciclo di Kalidou Koulibaly a Napoli è volto al termine: giocatore e società hanno considerato l'offerta del Chelsea la migliore per tutte le parti in causa considerati i 31 anni del calciatore senegalese e la scadenza di contratto al termine della prossima stagione.

Di certo il Napoli doveva già mettere in conto, almeno per ragioni anagrafiche, la fine della storia con Koulibaly e ritengo che alla fine lo abbia fatto. Ora si tratta di capire come la società partenopea cercherà di sostituirlo, un compito molto complicato, soprattutto considerando che, sostanzialmente, il difensore ex Genk è un profilo del tutto insostituibile.

E qui entra in campo un discorso di tipo strategico: il Napoli cercherà di investire su un giocatore immediatamente in grado di prendersi la leadership difensiva oppure si deve puntare su un difensore di prospettiva demandando al lavoro di Spalletti nell'educare la linea difensiva.


IL PROFILO NECESSARIO

Trovare un giocatore che possa sostituire Koulibaly significa cercare un giocatore che possa essere in grado di garantire un'uscita del pallone pulita ed anche in grado di superare brillantemente la prima pressione ed allo stesso tempo essere in grado di garantire le giuste coperture in difesa, che sia mediante copertura della profondità o mediante la capacità di affrontare l'avversario diretto in uno contro uno.

Per questo motivo ho cercato, mediante l'uso delle statistiche, quale giocatore può essere in grado di svolgere i compiti finora svolti dal centrale senegalese, basandomi proprio su quegli aspetti. Da questa shortlist sono stati già esclusi giocatori che non possono essere accostati al Napoli o perché il prezzo del cartellino è fuori portata o perché sono stati già oggetto di operazioni di mercato in questa sessione (in principale mi riferisco a Nico Schlotterbeck, profilo ideale ma già acquistato dal Borussia Dortmund).

Gli elementi principali da seguire a livello statistico sono sicuramente la capacità di vincere i duelli inclusi quelli aerei, mentre con riguardo alla fase di possesso, un elemento molto importante da verificare è la frequenza e l'accuratezza dei passaggi nella trequarti avversaria, un fondamentale in cui negli anni Koulibaly si è rivelato particolarmente abile.

Chi ha già indicato una strada da seguire in tal senso è Soccerment, sito altamente specializzato in questo tipo di analisi nonché creatore, assieme all'ex match-analyst dell'Italia Antonio Gagliardi di un progetto di clusterizzazione dei calciatori definito, appunto The Clustering Project, oggetto di una recente interessantissima pubblicazione.

Usando, per l'appunto, questo tipo di analisi, abbiamo già un'idea di base sui profili ai quali il Napoli deve rivolgersi per trovare un sostituto all'altezza.



UN ESPERIMENTO PER LA RICERCA DI UN PROFILO ADATTO

Ho preso in considerazione i difensori centrali in base a questi aspetti:

  • Età tra i 20 ed i 26 anni
  • Altezza non inferiore a 185 cm.
  • Numero Presenze, almeno 10 da titolare nell'ultimo anno con almeno 1500 minuti in campo
  • Almeno il 10% dei passaggi rispetto al totale dei passaggi dovevano essere destinati nella trequarti avversaria
  • Almeno il 14% dei passaggi effettuati rispetto al totale dei passaggi effettuati dovevano essere passaggi progressivi

Ne è emerso il grafico che segue:


Il grafico prova a mettere insieme una serie di dati indispensabili ad ottenere un profilo in grado di svolgere le stesse funzioni di Koulibaly nell'economia del gioco del Napoli. Per questo motivo una prima scelta poteva essere fatta prendendo esclusivamente i giocatori situati nel quadrante più alto a destra del grafico, tuttavia va considerata sia la tendenza che la capacità nel far avanzare il gioco in fase di possesso.

Per questo motivo all'interno del grafico ho selezionato i giocatori appartenenti al lato destro del grafico (quindi i migliori per percentuale di duelli vinti) ma con valori migliori sia in termini di esecuzione dei passaggi progressivi (ossia i passaggi che fanno avanzare sensibilmente il gioco della squadra) che in termini di passaggi verso la trequarti. 

I profili migliori in tal senso sono tanti, tuttavia ho deciso di sceglierne quattro che hanno i numeri migliori in termini di avanzamento del gioco; ora l'analisi passa all'osservazione delle caratteristiche di questi giocatori e, soprattutto, sul contesto tattico determinato dalle squadre in cui giocano.


MARCOS SENESI

Il centrale argentino del Feyenoord è reduce da due stagioni importanti in Eredivisie, dove ha mostrato di essere un difensore centrale in grado di svolgere diverse funzioni. Le statistiche ci dicono che siamo di fronte ad un giocatore in grado di vincere oltre il 70% dei duelli ed il 59% di quelli aerei, la sua percentuale di precisione dei passaggi progressivi supera abbondantemente l'80%, mentre la percentuale di accuratezza dei passaggi verso la trequarti avversaria è di poco inferiore al 74%.

Il modo di giocare del Feyenoord sollecita molto sia le sue qualità in possesso che quelle in non possesso.

Con riguardo alla prima, Slot ha implementato un calcio basato sul possesso palla in cui i centrali difensivi hanno grandi responsabilità in fase di costruzione, in più la sua zona di campo verticale è quella sinistra, ossia quella occupata più in avanti dal principale creatore di gioco della squadra di Rotterdam, ossia il neo-acquisto del Leeds Luis Sinisterra. Per questo motivo toccava al centrale argentino dover cercare con un passaggio progressivo o con un lancio accurato sulla trequarti l'attaccante colombiano.

In fase di non possesso, invece, il Feyenoord di Slot è una squadra molto aggressiva e che cerca di riconquistare alto il pallone, per questo motivo deve giocare molto alta anche la linea difensiva che deve sempre difendere in avanti ed essere molto aggressiva. Senesi mostra di saper essere molto utile sia quando è chiamato ad aggredire in prima persona (dominante soprattutto nei duelli aerei) sia quando deve coprire lo spazio lasciato da un suo compagno che ha spezzato la linea recuperando sull'avversario grazie alla sua velocità in progressione e lo strapotere fisico. In questo esempio vediamo come copre la zona di campo lasciata aperta dall'uscita laterale di Malacia.


Se l'assenza di Koulibaly toglierà molto al Napoli in fase di impostazione, Senesi potrebbe essere molto utile a colmare quell'assenza, a livello difensivo mostra ottima competenza sia nella letture che nelle uscite dalla linea difensiva. Al Feyenoord tendeva a difendere molti metri fuori dall'area di rigore, con Spalletti non sempre sarà così, per cui dovrà anche mostrare un livello di attenzione in cui Koulibaly ha raggiunto livelli di eccellenza, ma solo dopo una stagione e mezzo di apprendistato (ricordate le difficoltà del senegalese nell'anno di Benitez e nelle prime settimane della gestione Sarri?).


PERR SCHUURS

Il difensore dell'Ajax rappresenta un altro elemento che è cresciuto nelle giovanili del club di Amsterdam con un forte imprinting verso la difesa in spazi larghi e per una forte responsabilità in fase di impostazione dell'azione. 

Anche i numeri di Schuurs lo rendono adatto ad essere un profilo in grado di ricoprire i compiti che Koulibaly era in grado di svolgere. Ha una percentuale di duelli vinti di poco inferiore al 74%, mentre è sotto al 50% quando parliamo di duelli aerei (sicuramente il punto meno forte nel perorare la sua causa), mentre dove sicuramente eccelle è la sua qualità in fase di impostazione con l'85% di accuratezza dei passaggi progressivi e quasi l'81% dei passaggi verso la trequarti avversaria.

Fonte heatmap: Sofascore.
Sicuramente i valori relativi ai passaggi progressivi e quelli verso la trequarti avversaria sono molto dilatati dal modo di giocare dell'Ajax ma soprattutto da come in Eredivisie vengono affrontati i lancieri, con diverse squadre che rinunciano preventivamente a mettere sotto pressione la prima costruzione della squadra allenata da Ten Hag nelle ultime stagioni. La heatmap mostra chiaramente quanto spesso il centrale classe 1999 si trovi ad operare palla al piede anche diversi metri oltre alla metà campo avversaria. La stessa mappa, inoltre, ci mostra come Ten Hag abbia utilizzato Schuurs non solo come centrale di destra nella linea a 4 dell'Ajax, ma anche come centrale di sinistra e, a tratti, anche come terzino destro all'occorrenza. Ma sulla posizione in campo di Schuurs ci sarà spazio nelle considerazioni finali su come possa inserirsi nel contesto Napoli.


Riguardo le sue capacità nei duelli individuali, ne ho già avuto modo di scrivere lo scorso anno a latere dell'analisi di Liverpool-Ajax di Champions League, partita in cui il numero 2 olandese fu in grado di neutralizzare in situazioni di campo aperto un fenomeno di quel contesto come Sadio Mané. Grazie alla sua velocità in progressione permette alle propria squadra di mantenere una linea difensiva alta senza preoccuparsi oltremodo di lasciare incustodita la profondità, un aspetto in cui Schuurs eccelle, riconoscendo molto rapidamente la situazione di palla scoperta e di possibile esposizione della linea difensiva.

Come può Schuurs inserirsi nel contesto del Napoli di Spalletti e come può non far rimpiangere Koulibaly? Abbiamo avuto modo di vedere le ottime capacità e la predisposizione a prendersi responsabilità in fase di impostazione così come la sua capacità sui duelli individuali e nella copertura della profondità. Rispetto a Senesi, oltre alle difficoltà che possono emergere nella difesa delle palle alte, dove mostra qualche difetto da limare, preferisce indubbiamente occupare il centro-destra nella difesa a quattro, ragion per la quale non potrebbe essere almeno come posizione il perfetto sostituto del senegalese. 

Ma, dato che si parla anche di un possibile arrivo di Acerbi al San Paolo, l'olandese potrebbe essere una ottima soluzione per mantenere il livello di aggressività e fisicità di Koulibaly ma sul centro-destra, con Acerbi lasciato a svolgere compiti di copertura più nelle sue corde. Non sarebbe, inoltre, una soluzione peregrina quella di spostare Rrahmani sul centro-sinistra per far posto a Schuurs.


OUMAR SOLET

Il difensore centrale del Salisburgo è stata una delle maggiori sorprese di questa stagione assieme alla propria squadra, capace di raggiungere gli ottavi di finale di Champions League con la squadra austriaca mettendo in mostra tutte le proprie qualità, esaltate a sua volta dal calcio aggressivo ed iper-verticale di Jaissle.

I numeri parlano di poco meno dell'80% dei passaggi progressivi riusciti e poco meno del 75% di passaggi riusciti verso la trequarti avversaria, numeri davvero importanti considerando lo stile di gioco del Salisburgo dove il ritmo con cui la palla si muove deve essere sempre molto rapido e propeso in avanti, come si evince, a titolo esemplificativo, dalla mappa dei suoi passaggi effettuati nella recente amichevole pre-stagionale contro il Feyenoord. Decisamente soddisfacenti, inoltre, sono le statistiche nei duelli individuali e nei duelli aerei, dove mostra un grandissimo strapotere atletico, esaltato ulteriormente dallo stile di gioco del Salisburgo estremamente aggressivo in fase di non possesso.

Lo stile di gioco voluto da Jaissle a Salisburgo, in continuità con quanto richiesto in passato da Jessie Marsch e Marco Rose, si basa sulla velocità di ribaltamento del fronte di gioco, e Solet è particolarmente adatto a questo tipo di strategia, infatti non ha alcuna paura a spezzare la linea difensiva ed aggredire in avanti e, una volta conquistata palla, innescare immediatamente la transizione. Qui si vede come esegue quanto appena spiegato: recupero della palla in avanti con un anticipo ed immediata ricerca della giocata alle spalle delle linee avversarie.


Solet ha mostrato di saper giocare sia sul centro-destra che nel centro-sinistra difensivo, per cui da questo punto di vista non ci dovrebbero essere problematiche sulla sua posizione nella linea a 4 ne tantomeno sulla compatibilità con qualsiasi altro centrale sarà a disposizione di Spalletti nella prossima stagione. 

L'incognita resta sullo stile di gioco che il tecnico di Certaldo vorrà applicare alla squadra nella prossima stagione: potendo contare di un attacco con giocatori molto veloci e con il ringiovanimento in atto della rosa, sarebbe affascinante vedere un Napoli cercare un gioco più verticale e meno basato sui fraseggi, in questo contesto Solet sarebbe perfetto, in un contesto più "ragionato" potrebbe trovarsi un po' più a disagio, ma sarebbe in ogni caso una sfida stimolante sia per la squadra che per il giocatore.


JHON LUCUMI'

L'ultimo nome che ho deciso di presentare ha valori leggermente inferiori rispetto ai tre profili finora proposti, ma potrebbe rappresentare una scelta "di continuità" rispetto alle caratteristiche di Kalidou Koulibaly. John Lucumì, infatti, è stato il giocatore che il Genk ha scelto per sostituire Omar Colley, il quale a sua volta aveva sostituito lo stesso centrale senegalese quando il Napoli lo ha prelevato dalla squadra belga.

Insomma, la tradizione ci dice che la squadra fiamminga ha una vasta conoscenza di profili in grado di ricoprire quei compiti, per cui in ultima istanza il Napoli potrebbe tornare nelle Fiandre e bussare alla porta per avere un giocatore in grado di fornire parte di quell'apporto che Koulibaly ha dato in questi anni. Tra l'altro il nome di Lucumì non dovrebbe tornare come nuovo per i tifosi del Napoli che lo hanno visto all'opera nella sfida di Champions pareggiata in casa del Genk ad ottobre del 2019.

Osservando i numeri del centrale colombiano, emerge un interessante 71% di duelli vinti (meglio di Senesi) ed un meno rassicurante 48% di duelli aerei vinti. Molto particolare, invece, è il rapporto con la fase di possesso: il 75% dei suoi passaggi progressivi sono accurati (inferiore solo a Senesi), mentre è addirittura migliore il dato relativo ai passaggi verso la trequarti, pari al 76%, unico dei giocatori analizzare ad avere questo valore in misura superiore rispetto a quello dei passaggi progressivi.

Ad influire molto, a mio parere, sulla particolarità di questo dato, sta nel fatto che spesso Lucumì ama avanzare palla al piede e di avventurarsi di volta in volta in qualche progressione personale, proprio come Koulibaly di tanto in tanto ha abituato i tifosi napoletani in questi anni. Il contesto di alcune partite del campionato belga, assieme alle caratteristiche del Genk, ossia una squadra che ama tenere il possesso del pallone, porta il colombiano ad avere molte responsabilità in fase di impostazione, specie, come nel caso visto in precedenza con Schuurs, quando l'avversario si ritrae immediatamente nella propria metà campo serrando le linee, per cui le sue progressioni palle al piede servono anche come coltellino per aprire le scatole difensive avversarie. 


La vera perplessità su Lucumì sta nell'andamento dell'ultima stagione, dove ha mostrato di essere meno brillante rispetto alla stagione precedente. Ma determinate movenze e l'irruenza con cui tenta la giocata difensiva e si lancia in avanti con la palla tra i piedi ricordano veramente tanto Koulibaly, anche e soprattutto per la posizione in campo: il centrale colombiano occupa la posizione sul centro-sinistra della linea difensiva e, per di più, è anche di piede mancino, il che lo rende ancora più adatto non solo a coprire i compiti del senegalese ma anche di coprirne al meglio la posizione.


ALTRI POSSIBILI PROFILI?

La ricerca sopra esposta ha prodotto una lunga serie di profili, personalmente ne ho scelti quattro ognuna per delle ragioni specifiche e. soprattutto, perché ci sono delle situazioni di mercato che possono rendere possibili queste prese.

Leggendo il grafico all'inizio di questo articolo si possono trovare altri elementi degnissimi di menzione, uno su tutti è il camerunense Onguené, compagno di squadra di Solet al Salisburgo che, però, ha avuto diversi problemi fisici nella scorsa stagione che ne rendono poco consigliabile l'acquisto, oltre al fatto che il club proprietario del cartellino, ossia l'Eintracht Francoforte, deciderà di tenerlo nelle rotazioni visti gli impegni tra Bundesliga e Champions League.

L'altro elemento molto interessante è sicuramente il centrale del Braga Vitor Tormena, centrale di sinistra nella difesa a tre della formazione lusitana, fisicamente della struttura ideale per colmare il vuoto lasciato da Koulibaly. Tuttavia, il Braga gioca con una difesa a tre e con meccanismi diversi rispetto a quelli del Napoli, per cui non è garantito il fit a livello tattico. Oltre a questo, il Braga ha anche ceduto il suo compagno di reparto David Carmo al Porto, rendendo molto complicato uno scenario in cui possa cedere anche il brasiliano.

Chiosa finale la meriterebbero due giovani italiani in rampa di lancio come Caleb Okoli o Lorenzo Pirola, ma qui servirebbe un investimento non solo monetario ma anche di tempo per permettere a questi giocatori di crescere in un contesto più competitivo rispetto a quello in cui si sono misurati ad ora.

Friday, 18 February 2022

Le peculiarità di Barcellona e Napoli


Lo scontro tra Barcellona e Napoli rappresentava senza dubbio un accoppiamento decisamente di rango per essere un primo turno ad eliminazione diretta dell'Europa League, con due squadre che appena due anni fa si affrontavano nello stesso periodo per gli ottavi di Champions League con Setien e Gattuso alla guida delle due squadre.

E come due anni fa la partita d'andata, seppur disputata a campi invertiti rispetto a quell'occasione, termina con un pareggio per 1-1 con vantaggio del Napoli nel primo tempo pareggiato nella ripresa dalla squadra blaugrana. 

Il risultato finale rispecchia la capacità delle due squadre di avere il controllo della partita nelle prime due frazioni, con la formazione partenopea in grado di fare la propria partita nel primo tempo limitando i meccanismi della squadra di Xavi, mentre nella seconda frazione sono stati i padroni di casa a dominare il contesto e avrebbero potuto anche chiudere la partita con l'intera posta in palio, come testimoniato dalle statistiche della partita.




LE FORMAZIONI INIZIALI

Xavi dopo aver alternato 4-3-3 e 3-4-3 nelle sue prime partite sulla panchina del Barça, sembra aver virato definitivamente sulla prima soluzione scegliendo, però, di rinunciare a Busquets dal primo minuti mettendo De Jong a in quella posizione; Pedri e Nico Gonzalez agiscono da mezzali mentre Ferran Torres gioca da esterno di sinistra con Adama Traore sul lato opposto da utlizzare come arma con le sue corse ed i dribbling palla al piede. 


Spalletti aveva meno scelta a propria disposizione, controintuitiva la scelta di schierare Juan Jesus come terzino sinistro per prendersi cura di Traore, Ruiz-Anguissa fanno da schermo e da costruttori davanti alla difesa, mentre Elmas agisce da esterno offensivo di destra del 4-2-3-1.



LE STRATEGIE IN COSTRUZIONE

Soprattutto nel primo tempo la lotta tra prima costruzione e prima pressione avversaria è stata oggetto della strategia dei due allenatori, dando vita a fasi di gioco appassionanti sin dal momento in cui una delle due squadre iniziava l'azione.

Come già mostrato in uno dei miei precedenti post, il principio di base della costruzione da dietro del gioco di Xavi è quello di avere sempre superiorità numerica rispetto alla prima pressione avversaria ed utilizzarla per creare superiorità posizionale nelle zone più alte di campo. Questo avviene mediante una serie di movimenti con e senza palla atti a muovere lo schieramento difensivo avversario e trovare spazi per far risalire il pallone. In questo esempio vediamo una tipica routine del Barça di Xavi, ossia l'interno di centrocampo (in questa occasione Pedri) che si abbassa per creare un 3+2 in costruzione permettendo a Jordi Alba di risalire e Ferran Torres di accentrarsi.

A differenza di quanto visto in altre occasioni, in questa fase Jordi Alba verrebbe chiamato a scollegarsi da questa fase di gioco per poter occupare l'ampiezza in avanti, tuttavia poche volte l'ex valenciano si è sganciato in avanti a causa della presenza di Ferran Torres in quella posizione, per cui il compito del numero 18 del Barcellona era quella di restare largo cercando di aprire le linee del Napoli attirando Elmas dal suo lato. In questo esempio si nota come il posizionamento del terzino sinistro e quello di De Jong porti Anguissa ed Elmas ad aprirsi rispetto a Ruiz che deve controllare l'abbassamento di Nico Gonzalez, questo crea una linea di passaggio diretta da Eric Garcia a Pedri permettendo al Barça di raggiungere la zona rifinitura (ossia la zona centrale tra centrocampo e difesa avversaria). Ad ogni modo anche da questo esempio si può notare come Rrahmani sia già pronto a rompere la linea difensiva per andare ad aggredire la ricezione di Pedri e rallentare il proseguimento dell'azione avversaria.

Come si evince dalle posizioni medie alla fine del primo tempo, è ben visibile la posizione più bassa del solito del terzino del Barcellona, addirittura più bassa di Mingueza, giocatore che avrebbe teoricamente il compito di restare bloccato in costruzione. Tuttavia, essendo le posizioni medie date dai tocchi di palla, la motivazione sta nel fatto che Jordi Alba veniva usato più spesso in costruzione mentre Mingueza toccava maggiormente il pallone quando saliva a sostegno degli isolamenti esterni di Adama Traore sulla destra.








Il Napoli, come da sua consuetudine in questa stagione, costruisce con i due centrali di centrocampo che si abbassano a giocare il pallone così come i due terzini che forniscono ampiezza. Questo serve sostanzialmente ad attirare la pressione avversaria, allungando la squadra e, quindi, cercare di trovare scoperto l'avversario per attivare Zielinski tra le linee o Osimhen in profondità (cercato anche come soluzione per i lanci lunghi quando la pressione del Barcellona lo rendeva necessario). Da questo esempio, tuttavia, si può evincere sia l'attenzione della squadra di Xavi al non rendere possibile la progressione centrale alla formazione partenopea, ma anche come la squadra di Spalletti cercasse di creare i presupposti per sviluppare l'azione a destra, con l'accentramento di Elmas che crea spazio per l'avanzamento di Di Lorenzo, una soluzione che il Napoli cercherà spesso per risalire il campo.

Difatti, una soluzione alternativa che Spalletti cercava per far avanzare il pallone era quella di far salire Di Lorenzo a coprire l'ampiezza in avanti aprendo Anguissa e tenendo Ruiz collegato al camerunese per muovere il pallone alle spalle della pressione del Barcellona con Elmas e Zielinki che occupavano lo spazio tra le linee. La connessione tra il macedone ed il polacco è quella che poi ha portato al goal con cui i partenopei hanno sbloccato la partita. Anche Spalletti al termine della partita ha ribadito che la strategia del Napoli in questa partita era quella di risalire in campo mediante queste connessioni e le triangolazioni in zone esterne del campo.

In teoria l'altra finalità di questo schieramento in costruzione era quello di sorprendere la linea difensiva del Barça alle spalle sfruttando le qualità di Osimhen, ma il centravanti nigeriano ieri, complice una condizione ancora precaria, è apparso spesso avulso dal gioco e poco lucido, tanto da finire in fuorigioco molto spesso in situazioni facilmente leggibili per uno come lui. La mappa dei passaggi ricevuti è abbastanza esemplificativa di quanto appena detto.

Anche qui la mappa delle posizioni media al termine del primo tempo conferma l'approccio di cui sopra, con la posizione media di Di Lorenzo sulla stessa altezza di Anguissa e Ruiz, chiamati a giocare diversi palloni sulla propria trequarti contro la pressione feroce organizzata da Xavi. La posizione media di Elmas mostra come sia leggermente più accentrata di Insigne che, invece, raramente è riuscito ad entrare nel vivo dell'azione, probabilmente a causa del tanto lavoro difensivo che gli è stato richiesto da Spalletti che andremo a vedere successivamente.
















LE STRATEGIE DIFENSIVE


Barcellona e Napoli hanno interpretato la partita in maniera molto differente in fase di non possesso, con la squadra di casa decisamente più aggressiva e la squadra di Spalletti che aveva come obiettivo quello di negare le ricezioni nei mezzi spazi e limitare il gioco sugli esterni.

Spesso, per capire quali sono le intenzioni in pressing di una squadra una spia è il comportamento della squadra quando la palla torna al portiere, c'è chi preferisce togliere le soluzioni di passaggio più comode all'estremo difensore, c'è chi, come il Barcellona, usa il passaggio indietro a Meret come momento ideale per alzare il pressing (tecnicamente definito pressing trigger), per cui qui vediamo Aubameyang che sale in pressione sul portiere del Napoli mentre Pedri e Nico Gonzalez scalano in maniera iper-aggressiva su Ruiz. Da questa specifica situazione, che Meret riuscirà a risolvere con tanti brividi, era ben visibile quale sia l'idea di fase di non possesso di Xavi, ossia la conquista del pallone quanto più in alto possibile sul terreno di gioco.

Altro aspetto tipico e distintivo del modello di gioco del tecnico catalano è l'immediata riconquista del pallone appena viene perso: in questo esempio vediamo una situazione in cui il Napoli aveva recuperato palla al limite della propria area e troviamo ben sei giocatori della squadra blaugrana pronti ad andare a chiudere in una gabbia i giocatori del Napoli, impedendo loro di uscire con il pallone. Da questa circostanza nascerà la prima occasione del Barça che capiterà sui piedi di Pedri che tirerà alto da favorevole posizione.

Non poteva esserci statistica migliore per confermare l'approccio del Barça in fase di non possesso che quello del PPDA, un livello che è cresciuto costantemente nel corso della partita e che spiega abbastanza chiaramente, oltre che l'approccio della squadra catalana, anche lo sviluppo della partita nel secondo tempo, con l'aumento dell'intensità di gioco che ha messo all'angolo la squadra di Spalletti.







Di tutt'altro genere, invece, è stata la strategia difensiva del Napoli, basata su un'attenta chiusura degli spazi ed un gran lavoro di tutta la squadra in fase di non possesso che poi si è riverberato nel calo fisico del secondo tempo coinciso con il sopra menzionato aumento di intensità della squadra di casa, tuttavia la strategia difensiva nel primo tempo della squadra di Spalletti ha decisamente funzionato togliendo molte certezze offensive all'avversario.

La strategia difensiva dei partenopei era quella di schierarsi con un 4-4-2 compatto e stretto, con Ruiz e Anguissa che avevano come compito principale quello di togliere la possibilità a Nico Gonzalez e Pedri la possibilità di ricevere il pallone in maniera comoda, il tutto in un baricentro medio che non permettesse a Pique e compagni di mettere le tende al limite dell'area di rigore. A cambiare tra primo e secondo tempo è stata proprio l'altezza del baricentro della squadra di Spalletti, un comportamento che si è visto, seppur in toni minori, anche nella sfida di campionato contro l'Inter e che denota una difficoltà atletica della squadra nel corso dei 90 minuti.

Anche la difesa laterale è stata ben studiata da parte di Spalletti: le ultime partite del Barça avevano mostrato quanto l'arrivo di Adama Traore abbia portato una fonte di pericolo sul lato destro del campo grazie alla sua velocità ed ai suoi dribbling, tuttavia il Napoli è stato molto bravo a limitarlo grazie al gran lavoro di raddoppi per evitare di lasciare solo l'ex giocatore del Wolverhampton contro Juan Jesus. Da questo esempio è ben visibile come il 4-4-2 in non possesso del Napoli porti sul cambio di gioco di Pedri sia Juan Jesus che Insigne ad aprirsi per andare a chiudere Traore che non appena riceverà palla si troverà con due avversari addosso e sarà costretto a scaricare indietro su Mingueza. Dall'inquadratura si può notare come anche Di Lorenzo ed Elmas sul lato opposto fossero già pronti ad eseguire lo stesso lavoro su Jordi Alba.

La bontà del lavoro svolto in fase difensiva dal Napoli contro Adama Traore è ben riconoscibile dall'analisi dei suoi passaggi: lo spagnolo ha praticamente giocato palla solo all'indietro e tutti i suoi tentativi di cross non sono mai andati a buon fine. Inoltre, pur avendo completato 6 dei 10 dribbling tentati, la percentuale di riuscita (60%) è tra le più basse rispetto a quelle misurate in questa stagione (parliamo di un giocatore la cui media stagionale è del 70% dei dribbling riusciti).






CONCLUSIONI

Barcellona-Napoli è stata una sfida in cui abbiamo visto due squadre sfidarsi utilizzando ognuna il proprio piano gara standard. Da una parte l'approccio dominante ed aggressivo del Barcellona di Xavi, dall'altra la ricerca di superare la pressione avversaria mediante la qualità dei centrocampisti e le triangolazioni ed uno schieramento compatto con baricentro medio.

Non si può stabilire a priori quale sia la migliore strategia di gara, tuttavia il sistema del Barça alla distanza si è lasciato preferire, pur mostrando le sue difficoltà nel momento in cui l'avversario con la propria capacità tecnica riesce ad arrivare sulla sua trequarti. 

L'occasione del goal di Zielinski ha mostrato chiaramente come il Barcellona abbia serie difficoltà a tracciare i movimenti degli attaccanti avversari quando attaccato. Ma la bravura di un allenatore sta anche nel mascherare i difetti della propria squadra, ed il fatto che il Napoli abbia toccato palla nell'area del Barcellona per appena 7 volte dimostra che il gioco vale la candela.

Dalla sua parte il Napoli ha mostrato che il suo piano gara ha funzionato sostanzialmente per 45 minuti limitando fortemente il Barcellona e creando le condizioni per andare all'intervallo con una sensazione di poter reggere il confronto contro una squadra dai valori tecnici così importanti e che, per questa ragione, ti costringe a difenderti maggiormente senza palla, cosa a cui il Napoli è poco abituato.
 
Ma i nodi vengono al pettine quando si parla di tenuta fisica della squadra: i tanti infortuni subiti nel corso della stagione non si riverberano solo nel periodo dell'assenza fisica, ma ha anche strascichi nel momento in cui i giocatori tornano a giocare non al 100%: il Napoli ieri ha dovuto tardare i cambi perché gli uomini a disposizione di Spalletti in panchina non avevano una grande autonomia a livello fisico, questo unito al grande sforzo di rincorrere gli avversari per gran parte della partita ha portato il Napoli ad abbassarsi a dismisura fino a farsi chiudere nella propria area di rigore, non subendo una sconfitta solo per l'imprecisione in fase conclusiva di Ferran Torres.

Tuesday, 5 October 2021

Alla fine ha vinto chi ha Osimhen


Fiorentina-Napoli era senza ombra di dubbio una delle partite più attese della settima giornata di serie A, il turno che ha chiuso questa primo gruppo di impegni stagionali scaglionato tra le pause per le nazionali. Le due squadre che si sono affrontate al Franchi domenica sera sono quelle che in questa fase di stagione hanno mostrato rispettivamente una forte identità di gioco ed una grande capacità di manipolare l'andamento della partita.

La partita ha mostrato come nessuna delle due squadre si sia snaturata in occasione di questa sfida, cercando entrambe di piegare il contesto tattico dalla propria parte ed entrambe riuscendo nel proprio intento in maniera alterna, rendendo la partita un lungo rimpallarsi di capovolgimenti di fronte da un lato all'altro del campo che ha reso la partita molto bella e giocata a ritmi importanti, un buon segno per il nostro campionato, poco propenso ad alzare i ritmi a vantaggio di una maggiore accortezza tattica.

Ad uscirne vincitore è il Napoli di Spalletti, alla settima vittoria su sette partite di campionato, capace di portare a casa la partita grazie alla migliore capacità di sfruttare i punti di debolezza difensivi dell'avversario, dilatati fino ad essere visibili ad occhio nudo grazie alle qualità uniche di Victor Osimhen, un vero nueve in un'epoca di falsi nueve


LE FORMAZIONI INIZIALI

Italiano e Spalletti hanno confermato i loro 4-3-3 di base che però si sviluppano in maniera molto diversa sul campo tanto da essere indicati nei report come rispettivamente un 4-4-2 ed un 4-2-3-1. A livello di uomini la Fiorentina ha schierato Pulgar davanti alla difesa in luogo di Torreira, mentre le altre scelte non destano sorpresa e restano allineate agli undici di partenza scelti nelle ultime settimane da Italiano; dall'altra parte Spalletti schiera Lozano come esterno offensivo a destra, mentre Zielinski accompagna Anguissa e Ruiz a centrocampo, intatta, invece, la linea difensiva con Rrahmani ormai titolare inamovibile al fianco di Koulibaly.



LE CATENE LATERALI DELLA FIORENTINA

Vincenzo Italiano in pochi mesi ha rivoltato la mentalità della squadra viola: da squadra attendista e con poche idee di gioco come nella scorsa stagione. ad una squadra che cerca di avere il controllo del pallone e cerca sempre di recuperarlo quanto prima possibile. Questa strategia, ovviamente, ha anche degli elementi di criticità e di rischio su cui il Napoli ha giocato la propria partita portando a casa il successo, più o meno come accaduto nella settimana precedente contro l'Inter nel turno infrasettimanale e nella sconfitta alla prima giornata sul campo della Roma.

Lo schieramento della squadra viola è molto riconoscibile soprattutto nella fase di sviluppo dell'azione, ossia quella fase successiva alla costruzione della stessa. Mentre nella prima fase il vertice basso del centrocampo (in questo caso Pulgar) si abbassa tra i centrali difensivi, il movimento a venire incontro di una delle mezzali (in questo caso Bonaventura che si affianca a Pulgar) attiva la catena laterale composta dal terzino di parte e dall'esterno offensivo; sull'altro lato la mezzala opposta si avvicina o si allinea a Vlahovic, su cui la squadra si appoggia per attirare la difesa avversaria e cercare di utilizzare il lato debole mediante un cambio di gioco,

Possiamo vedere lo stesso meccanismo a lati invertiti, con Duncan che si associa a sinistra con Biraghi e Nico Gonzalez mentre sul lato opposto Bonaventura si muove in verticale per accompagnare Vlahovic. In questo esempio le posizioni dei tre elementi della catena di sinistra sono "rigide", tuttavia il più delle volte gli uomini parte di queste catene tendono a ruotare le posizioni, per cui possiamo trovare Duncan largo ed avanzato tanto quanto Nico Gonzalez più basso e Biraghi più alto o quest'ultimo che si sovrappone internamente. Possiamo inoltre notare come sul lato opposto, invece, spesso e volentieri Odriozola tenda a tagliare nel mezzo spazio per lasciare Callejon libero di attaccare lo spazio alle spalle di Mario Rui.

Le posizioni medie della squadra fiorentina mostrano chiaramente questa costante tattica con le catene ben visibili tanto quanto le posizioni di Pulgar e Vlahovic come riferimenti centrali. In poco tempo Italiano, dunque, ha implementato quello che è il suo modo di giocare e che gli ha permesso in questi anni di raccogliere diverse soddisfazioni tra cui la promozione in serie A e successiva salvezza dello Spezia, in un contesto tecnico, tra l'altro, meno competitivo rispetto a quanto possa disporre a Firenze, una differenza che ha influito non poco sulla sua scelta di forzare la mano quest'estate per lasciare la Liguria.


IL SISTEMA DI PRESSIONE DELLA FIORENTINA


Altro elemento distintivo della formazione di Italiano è l'atteggiamento della squadra in fase di prima pressione e/o di riconquista del pallone: la scelta dell'ex allenatore dello Spezia è quella di comprimere quanto più possibile il campo all'avversario in possesso del pallone. Questo è reso possibile mantenendo un atteggiamento sempre molto aggressivo e compatto.

In questa situazione il Napoli ha mosso il pallone verso le zone esterne del campo: come si può facilmente notare la squadra va subito ad esercitare pressione in zona palla e, grazie alla compattezza dello schieramento, riesce anche ad avere superiorità numerica in quella zona. Inoltre è importante notare la posizione di Milenkovic, che spesso e volentieri spezza la linea difensiva per andare a togliere appoggi alle spalle delle linee di pressione. Un atteggiamento decisamente aggressivo che permette alla squadra di non avere il problema di scegliere se marcare o coprire i giocatori tra le linee: il mantra di Italiano è quello di marcare, ossia negare o limitare o ritardare la ricezione del giocatore in una posizione potenzialmente pericolosa. 

Lo stesso atteggiamento è riconoscibile nelle situazioni di transizione, con la squadra che mantiene il baricentro alto, va in sovrannumero nella zona palla e ancora una volta vediamo Milenkovic che mantiene compatto lo schieramento andando a prendere Zielinski, la cui potenziale ricezione in quella zona avrebbe potuto creare problemi in transizione alla squadra viola. Come vedremo si tratta di uno strumento non esente da rischi e punti di debolezza, ma permette alla squadra di mantenere il predominio territoriale e portare l'avversario ad affannarsi per difendere la propria area di rigore. Nel caso di specie errori del Napoli non ce ne sono stati, ma i partenopei hanno dovuto concedere, per esempio, molti calci piazzati alla squadra avversaria, da cui sono scaturiti il goal del momentaneo 1-0 di Martinez Quarta ed una serie di altri pericoli che, invece, non sono arrivati su azione manovrata.

Giusto per farsi un'idea di quanto sia parte del playbook della Fiorentina questa pressione molto alta ed aggressiva, è opportuno notare quanti palloni Milenkovic abbia recuperato in zone del campo dislocate nell'area intorno al cerchio di centrocampo, a dimostrazione che la squadra di Italiano non ha mai ceduto un millimetro di campo agli avversari, soprattutto nel corso del primo tempo. Nel corso della partita, invece, la stanchezza ha chiaramente avuto un impatto sulla formazione viola che nonostante gli sforzi si è trovata sotto di un goal dopo pochi minuti dall'inizio della ripresa, un elemento che ha probabilmente tolto anche fiducia alla squadra, svuotandola quindi mentalmente ancora prima che fisicamente.

A conferma di quanto sopra vi è anche il dato del PPDA nel corso della partita, con l'indice che praticamente crolla dopo il goal del 2-1 del Napoli, a dimostrazione di due mie personalissime teorie: questa squadra fatica a reggere gli sforzi richiesti da Vincenzo Italiano nell'arco dei 90 minuti (lo dimostra anche la serie di reti subite nelle prime giornate nei minuti finali di partita) e soprattutto sembra una squadra che si perde per strada quando va sotto nel punteggio, non è un caso che, infatti, la Fiorentina non sia mai stata in grado di ribaltare una partita una volta andata in svantaggio (al netto degli eventi sfavorevoli della partita di Roma alla prima giornata).

I MERITI DEL NAPOLI


Luciano Spalletti si è presentato a questa partita consapevole di avere di fronte una squadra che fa della ricerca del predominio territoriale un manifesto d'intenti, ed in linea con quanto accaduto dall'inizio di questo campionato ha impostato la partita in modo da non contestare questo desiderio di predominio dell'avversario ma cercare di manipolarlo a proprio vantaggio con piccoli aggiustamenti che hanno permesso alla squadra di sfruttare al meglio il materiale umano a propria disposizione.

Contro il proposito della Fiorentina di invadere la trequarti avversaria, il Napoli ha risposto accettando di lasciare campo ai toscani ma allo stesso tempo negando ogni tipo di accesso alle zone centrali del campo mantenendo la linea difensiva molto attenta a non concedere spazi in profondità. Ne è venuta fuori una prestazione difensivamente quasi perfetta, sublimata da una serie di interventi difensivi individuali di Koulibaly da far entrare in una specifica categoria di highlights che includano anche alcune stoppate dal mondo cestistico. Tornando invece, allo schieramento difensivo della squadra di Spalletti, dall'esempio si può notare come questo 4-5-1 sia stato costruito con lo scopo di chiudere ogni ricezione tra le linee senza disordinare la linea difensiva: qui abbiamo Bonaventura pronto a ricevere un passaggio progressivo da Pulgar, ma Insigne stringendo la propria posizione nega questa linea di passaggio potenzialmente importante.

Il dato sugli xG mostra chiaramente la bontà della prestazione difensiva del Napoli che ha tolto ogni possibilità di conclusione pericolosa alla formazione di Italiano. Molto particolare il dato relativo ai tiri subiti: delle 10 conclusioni a rete tentate dalla Fiorentina, solo 4 sono attribuibili ad azione manovrata, un numero irrisorio considerata la mole di gioco esercitata dai padroni di casa nel corso della partita. Ma questo dato non deve sorprendere: il Napoli è la miglior difesa del campionato, tuttavia questo è stato reso possibile finora grazie ad un dominio totale sulle partite, con un controllo esercitato grazie al possesso palla (60% circa a partita), mentre domenica scorsa la capolista del campionato ha accettato la sfida di Italiano concedendo il possesso palla e difendendo più bassa, uscendo dal campo, quindi, con ulteriori convinzioni. 

Il grafico relativo ai tiri subiti in questa prima parte di stagione dalle 20 squadre di serie A mostrano la bontà dei dati difensivi del Napoli che è la squadra con meno tiri subiti in campionato (meglio solo il Torino), ma soprattutto è la squadra che subisce i tiri meno pericolosi di tutto il campionato, così come calcolato dal dato relativo agli expected goal subiti per tiro, un dato in cui i partenopei sono superiori al resto della concorrenza anche con un certo distacco. Dato opposto, quest'ultimo, per la Fiorentina, squadra che subisce mediamente tiri ad alto livello di pericolosità a pari merito con l'Atalanta, ed è su questo aspetto che il Napoli ha lavorato ai fianchi la formazione gigliata.

L'azione che ha portato al rigore da cui è scaturito il goal del pareggio realizzato da Lozano è stato frutto di una tipologia di giocata molto usata da Spalletti e che è stata resa possibile dalla complicità della linea difensiva alta della squadra viola e le grandi doti di Victor Osimhen quando ci sono da attaccare spazi giganteschi come quelli mostrati nell'esempio del fermo immagine. La giocata prevedeva in costruzione l'appoggio su Mario Rui sull'esterno che, chiamando la pressione di Callejon cede il pallone a Ruiz che sfrutta il suo mancino educato per lanciare il pallone immediatamente in verticale sul centravanti nigeriano che vince il duello con Martinez Quarta fino a procurarsi il rigore. Ovviamente va anche notata la disorganizzazione della squadra viola nel coprire la profondità: qui addirittura Milenkovic si era staccato per andare a contrastare Ruiz lasciando il suo compagno di reparto a dover affrontare Osimhen in progressione: nonostante spesso il difensore argentino se la sia cavata, l'azzardo alla fine non ha pagato.

La soluzione della palla lunga su Osimhen è stata una giocata più volte ricercata dal Napoli, forzata dalla pressione della Fiorentina: il centravanti ex Lille è stata la chiave di volta della strategia offensiva del Napoli, con il 60% di duelli vinti in attacco (per un totale di 10 secondo Wyscout) ha permesso sul lungo periodo di fiaccare l'aggressività della Fiorentina fino ad ammorbidirla definitivamente grazie anche all'ingresso di Politano ed Elmas nel secondo tempo.

Sotto questo aspetto non è da sottovalutare l'importanza nel gioco con i piedi di Ospina: il portiere colombiano è stato chiamato spesso ad avere il ruolo di distributore di gioco mediante i lanci lunghi. Come si evince dal grafico, Osimhen è stato il target principale dei suoi lanci, il secondo, invece, è stato Politano, servito in maniera diretta per poter affrontare Biraghi in uno contro uno sfruttando al meglio sia il mismatch tecnico che la maggior freschezza atletica derivante dall'essere subentrato a Lozano, spesso ignorato, invece, dai compagni nel corso del primo tempo, cosa di cui Spalletti si è lamentato spesso nel corso della partita stando ai racconti da bordocampo raccontati durante la diretta.


CONCLUSIONI


Alla fine Spalletti sfruttando al meglio le qualità del proprio centravanti è riuscito a sbrogliare una matassa complicatissima come la Fiorentina di Italiano: l'attaccante nigeriano ha saputo esporre le debolezze del sistema difensivo della squadra gigliata cercando costantemente la profondità alle spalle della linea, una mossa sicuramente studiata a tavolino dal tecnico toscano che si sta mostrando un abile stratega nel preparare le partite.

La Fiorentina, dal canto suo, ha provato a prendere il Napoli per il collo, ma è andata a sbattere contro un muro che a lungo andare ha fiaccato la formazione viola che, comunque, va alla pausa con un quinto posto in classifica di certo non da buttare e con l'idea che il lavoro di Italiano sta producendo i suoi frutti e che i margini di miglioramento sono ancora molto grandi, come abbiamo ben potuto constatare.

Il lavoro di Spalletti a Napoli sembra essersi, al momento, basato non tanto su una particolare visione tattica: difatti abbiamo visto la squadra partenopea schierarsi in campo finora in diversi modi; abbiamo visto una linea di costruzione a tre contro avversari chiusi, così come abbiamo visto entrambi i terzini bloccati in questa partita di Firenze per attirare la pressione avversaria e colpirla alle spalle sfruttando i movimenti di Osimhen. 
Quello che è certo è che il tecnico di Certaldo sia cercando di far acquisire sicurezze ad un gruppo di giocatori che nelle ultime due stagioni si è mostrato molto labile psicologicamente, e sicuramente la vittoria e la prestazione solida di Firenze contribuiranno non poco al raggiungimento di questo obiettivo che è basilare se si vuole costruire un ciclo vincente.

Friday, 9 April 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, Ep. 24




Ogni weekend inizia ad essere sempre più decisivo per le sorti dei vari campionati, così ogni match diventa importante per consolidare determinate situazioni di classifica o per cercare di inseguire sogni di gloria inattesi all'inizio di questa strana stagione. 

Per esempio in Premier la lotta per la Champions è sempre più intrigante e si incrocerà con una nuova sfida per Mourinho contro il suo passato più recente in Tottenham-Manchester United, con la Liga che potrebbe vivere un turno di campionato che può diventare un instant classic con il Clasico a Madrid e l'Atletico chiamato a mantenere la vetta contro un Betis le quotazioni sono in piena ascesa e la Bundesliga che mette di fronte Wolfsburg ed Eintracht che, oltre a promettere spettacolo, potrebbe dirci se potrà esistere una lotta per accedere ai primi 4 posti oppure no.

Diversi sono i temi emersi nelle ultime settimane, per questo la scelta delle partite da seguire in questo weekend segue questa doppia falsariga: da una parte i motivi di classifica, dall'altra la verifica di spunti tecnici emersi negli ultimi giorni.

LIGUE 1, METZ - LILLE (VENERDI' ORE 21)

Il campionato francese è senza dubbio uno dei più avvincenti d'Europa vista la grandissima lotta al vertice che, a 7 giornate dalla fine, vede ancora 4 squadre in lotta per il titolo divise tra di loro da appena 5 punti: in questa situazione chi ha dato una grande frustata è stato il Lille che, nello scorso weekend, ha espugnato il Parco dei Principi mettendo 3 punti tra se ed il Paris-Saint Germain. 

Questa sera la formazione di Galtier sarà chiamata a confermare la vetta della classifica in un impegno tutt'altro che comodo sul campo di una delle squadre più interessanti del campionato, ossia il Metz di Antonetti. 

Dopo un inizio complicato di stagione la squadra lorena ha iniziato a risalire la classifica con una serie di prestazioni solide e convincenti che l'hanno portata, ad un certo punto, ad essere in piena corsa per un posto in Europa nella prossima stagione: dopo la serie negativa di 1 punto nelle ultime 4 partite, tuttavia, gli uomini di Antonetti hanno perso terreno in questa lotta a vantaggio di Lens, Marsiglia e Rennes e facendosi superare anche dal Montpellier, squadre che sembrano, al momento, meglio attrezzate per il raggiungimento di questo obiettivo.

Del Metz avevo anche scritto in precedenza mettendo in risalto la grande capacità del club di costruire talenti in casa da cedere poi a squadre con maggiore forza economica: questo non ha mai consentito alla squadra granata di ambire a posizioni di classifica particolarmente nobili, anzi per molto tempo la squadra ha dovuto vivacchiare nella Ligue 2. Da quel momento le prestazioni di alcuni suoi elementi si sono ulteriormente innalzate: su tutti si stanno distinguendo, oltre al terzino destro Centonze, di cui avevo parlato precedentemente, il centrocampista centrale Pape Sarr, classe 2002, giocatore dalla grande facilità di calcio e che può sfruttare il suo fisico al meglio in fase di interdizione, ed il trequartista algerino Farid Boulaya, dalle cui giocate dipendono le fortune offensive della squadra.

Il trequartista algerino è l'elemento che rifinisce il gioco della squadra: se andiamo a vedere le statistiche del Metz in questa stagione, Boulaya è per distacco il giocatore che genera il maggior numero di expected assist ed è anche il secondo per xG prodotti dalla squadra. In alcune partite la forza di Boulaya è stata forse anche il limite in fase offensiva della formazione granata: qualora l'avversario si mostra in grado di limitare il giocatore algerino, la squadra fatica a rendersi pericolosa. Una dimostrazione è arrivata proprio dall'ultima partita di campionato persa a Montecarlo, dove il Metz non è mai stato in grado di rendersi pericolosa a causa del fatto che il movimento senza palla delle punte svuotava del tutto l'area di rigore avversaria; quando invece Boulaya riesce a pulire i possessi ed a coinvolgere gli esterni, allora il Metz riesce a portare un numero sufficiente di giocatori in avanti per creare pericoli. 

Di Pape Sarr, invece, impressionano le sue qualità balistiche: è già andato a segno per 3 volte in questa stagione (due volte in campionato, una volta in Coppa di Francia, dove ha realizzato questo bellissimo goal), mostrando tutta la sua qualità nel tiro da fuori area, tutte situazioni generate, come detto precedentemente, dalla capacità del Metz di riuscire a creare pericoli quando riesce ad attaccare l'area con diversi uomini abbassano così le linee avversarie: questo crea spazio per le conclusioni da fuori del centrocampista senegalese che, grazie alle sue prestazioni, ha anche esordito nella nazionale maggiore nelle qualificazioni per la Coppa d'Africa disputate due settimane fa. 

Il Lille, invece, arriva a questa gara reduce dalla pesantissima vittoria ottenuta a Parigi sabato scorso in una partita in cui la squadra di Galtier ha mostrato tutte le proprie capacità di generare le proprie migliori prestazioni quando può giocare in transizione. Per buonissima parte della partita, le volate di David, di Bamba e di Ikone hanno fatto saltare i meccanismi difensivi del PSG. 

La squadra di Galtier è stata più volte oggetto di mie analisi in questi mesi proprio per la sua specificità di squadra che pur cercando di evolversi all'interno di contesti in cui è chiamata a fare la partita è molto a proprio agio quando può agire in transizione o quando ha spazio per innescare la velocità dei suoi attaccanti.

Nell'esempio qui proposto vediamo come la squadra di Galtier sappia compattarsi nel suo 4-4-2 in fase di non possesso chiudendo ogni via d'accesso centrale per poi aggredire non appena l'avversario accetta di utilizzare le vie esterne; in transizione fa il resto la capacità di smarcamento alle spalle del terzino da parte di David e la velocità di Bamba ed Ikone. La partita con il PSG di sabato scorso si è giocata tutta su questa falsariga. Come si evince il Lille quando è senza palla ha un piano molto preciso e difficile da aggirare, al contrario quando è costretta a fare la partita le cose cambiano, specie quando non sono disponibili Yazici e Luiz Arajo, giocatori la cui tecnica e la capacità di gestire il pallone anche in spazi stretti ha permesso di portare a casa partite in cui la squadra di Galtier ha dovuto affrontare a sua volta squadre dal baricentro basso.

Dopo la vittoria di Parigi, dunque, per il Lille è il momento di giocarsi in queste giornate finali le proprie chance di portare a casa un titolo che avrebbe del clamoroso: il Metz ha bisogno, dal canto suo, di tornare a fare punti e per i suoi elementi più giovani è la partita ideale per mettersi in vetrina e mostrare il proprio valore. Non si prospetta una partita ricca di goal e di emozioni, ma sarà interessante vedere come le due squadre saranno in grado di affrontare un piano partita scomodo per entrambe.


BUNDESLIGA, BAYERN MONACO - UNION BERLINO (SABATO ORE 15,30)

Con la vittoria ottenuta a Lipsia nello scorso weekend il Bayern Monaco ha sostanzialmente ipotecato il nono titolo consecutivo andando a +7 sulla squadra di Nagelsmann. Fuori dalla Coppa di Germania, la squadra di Flick potrà adesso focalizzarsi sulla Champions League e cercando di gestire le forze in campionato potendo, appunto, sfruttare un vantaggio in classifica facilmente gestibile. In questo weekend, tuttavia, arriva un test molto serio per i bavaresi che dovranno affrontare l'Union Berlino, grande rivelazione di questa stagione che spera di poter chiudere la stagione addirittura sperando in un clamoroso piazzamento in zona Europa.

La formazione di Flick deve affrontare questa fase della stagione senza il suo centravanti Robert Lewandovski, un'assenza che ha un impatto non di poco conto per la squadra bavarese e che ben è stata riassunta dalla partita di Champions contro il PSG. Mentre nella partita contro il Lipsia dello scorso weekend il Bayern era riuscito a limitare l'assenza del centravanti polacco con una prestazione difensiva molto attenta sia a livello di reparto che a livello individuale che le ha permesso di capitalizzare al meglio la rete di Thomas Muller, la grande forza offensiva della formazione parigina ha messo, invece, a serio repentaglio la difesa della Champions vinta nella scorsa stagione.

Fonte dati FbRef StatsBomb
Le problematiche difensive dell'approccio voluto da Flick dal primo giorno in cui si è insediato all'Allianz Arena sono ben conosciute, tanto da rendere il Bayern una delle squadre maggiormente perforabili a livello europeo anche in confronto con squadre aventi lo stesso stile di gioco. Come si evince dal grafico elaborato qui di fianco, tra le squadre presenti nel quadrante in alto a destra, ossia quelle che esercitano maggiore pressione nella parte più alta del campo, la squadra bavarese è quella che concede più tiri ed occasioni più nitide ai propri avversari proprio in virtù di una difesa alta che, se presa alle spalle, diventa molto perforabile.

Questo è ciò che è successo contro il PSG in settimana, dove una squadra con giocatori come Neymar e Mbappè hanno trovato terreno fertile contro la linea difensiva della squadra di Flick, tuttavia mentre questo difetto viene accettato nel momento in cui la produzione offensiva permette alla squadra di chiudere sempre con almeno un goal in più dell'avversario, l'assenza di Lewandovski ha inciso profondamente nella capacità di concretizzare l'enorme mole di gioco prodotta contro la squadra di Pochettino.

La squadra allenata da Fischer rappresenta un'eccellenza dell'organizzazione in campo: sono diverse le trasformazione che l'allenatore svizzero ha dato a questa squadra con lo scopo di farla evolvere e di esaltare le caratteristiche dei propri giocatori. Indipendentemente dallo schieramento in campo la squadra di Fischer cerca di alternare attacchi diretti ad una impostazione maggiormente ordinata con uno sviluppo delegato agli esterni Trimmel e Lenz (o Ryerson) e con la coppia di centrocampisti formata da Andrich e Promel che giocano scaglionati uno davanti all'altro, con il primo che supporta la fase di costruzione ed il secondo che avanza alle spalle della seconda linea di pressione avversaria. Il passaggio alla difesa a 3 nasce dall'opportunità di usufruire in fase di impostazione di un piede educato come quello di Nico Sclotterbeck, centrale difensivo che può anche disimpegnarsi da terzino sinistro che abbiamo anche visto con la maglia della Germania nel recente europeo Under 21, e che ha saltato buona parte della stagione a causa di un grave infortunio muscolare. 








Fonte dati FbRef / StatsBomb
Questa organizzazione ha permesso di creare una squadra in grado di coprire sempre il campo nel modo migliore ed allo stesso tempo continuare a perseguire la strategia di lasciare l'onere del possesso palla all'avversario. A dimostrazione della specificità e dell'efficacia di questa squadra, i numeri mostrano come a livello dei principali campionati europei, l'Union Berlino sia l'unica squadra con un dato di possesso palla medio sotto al 50% a concedere meno di 10 tiri a partita, ma soprattutto con un pericolosità molto bassa (sulla base degli xG subiti per tiro) e con un saldo di xG a proprio favore, dato non riscontrabile in nessuna delle squadre presenti nella parte sinistra di questo grafico.

Per un Bayern che, quindi, si trova in mezzo a due sfide delicate di Champions, la partita contro una squadra ben organizzata come l'Union potrebbe essere un ostacolo molto più complicato del solito, per cui si prospetta una partita molto aperta e che potrebbe regalarci anche una sorpresa viste le difficoltà dovute alle assenze per la formazione di Flick.

SUPER LIG, GALATASARAY - FATIH KARAGUMRUK (SABATO ORE 18)

Il campionato turco è un campionato che sta vivendo quello che possiamo definire un vuoto di potere: non c'è una squadra che domini il campionato (seppur il Besiktas ha preso la testa della classifica con un certo margine) in questa stagione, una situazione opposta a quella politica, dove il potere è nelle mani di una sola persona la cui squadra, però, dopo aver vinto il campionato nella scorsa stagione, si trova addirittura invischiata nella lotta per non retrocedere.

Per questa ragione le tre grandi tradizionali di Turchia si stanno giocando il titolo ma senza, tuttavia, esaltare gli osservatori. Alle spalle di questo terzetto, ricolmo di giocatori in grado di fare la differenza sul suolo turco, si stanno affacciando diverse realtà interessanti che intendono modernizzare il tipo di calcio espresso in campionato, e tra queste esiste una squadra presa in consegna da un allenatore italiano, Francesco Farioli, ossia il Fatih Karagumruk, che l'ex assistente di De Zerbi al Sassuolo ha preso in consegna da un paio di settimane e che si prepara ad affrontare il Galatasaray all' Ali Sami Yen.

La squadra di Fatih Terim è reduce da due pesanti sconfitte consecutive ed una serie negativa con una sola vittoria nelle ultime 5 partite che ha fermato la corsa dei giallorossi che vincendo a febbraio il derby contro il Fenerbache (allora capolista) e vincendo sul campo dell'Alanyaspor, ex squadra di Farioli, aveva chiuso il mese di febbraio in testa alla classifica. 

Fonte passmap 11Tegen11
I movimenti sul mercato di gennaio hanno completato la squadra rendendola ancora più vicina ai princìpi di gioco di Terim basati sul possesso palla e sulla ricerca del gioco tra le linee per poi colpire in profondità, così a gennaio è stato ceduto Diagne al WBA in Premier League (dove non si sta comportando affatto male) sostituendolo con l'egiziano Mohammed, attaccante molto più mobile e molto più propenso ad attaccare la profondità al pari del nigeriano Onyekuru. Non è un caso che i guai siano iniziati nel momento in cui Feghouli, l'uomo deputato al gioco tra le linee e rifinitore principale nelle idee di Terim, è stato licenziato dal club per le critiche espresse al club in relazione alla tenuta del terreno di gioco dell' Ali Sami Yen. La vicenda non può non aver influito sulla squadra che ha perso un riferimento importante nello sviluppo del gioco, tanto da far perdere anche equilibrio tattico alla squadra che da allora fatica a risalire il campo con la stessa facilità che il trequartista algerino garantiva.

Dall'altra parte Farioli ha preso in consegna il Karagumruk da due settimane dopo aver iniziato la stagione da assistente presso l'Alanyaspor, squadra che per buona parte della stagione è stata anche in vetta alla classifica. Farioli ha un percorso professionale molto diverso rispetto ad altri allenatori italiani, visto che si è formato all'accademia del Barcellona per poi iniziare la propria carriera da assistente di Roberto de Zerbi, contribuendo, da allenatore dei portieri, alla crescita di Andrea Consigli nel gioco con i piedi. Nel suo periodo in Anatolia da vice-allenatore la scuola barcellonista assieme a quella di De Zerbi è stata ben visibile nello stile di gioco dell'Alanyaspor che, infatti, ha il dato di possesso palla più alto del campionato (58,9%) ed anche il dato più alto nei tiri effettuati (15,9 a partita). 

Ora Farioli è chiamato a portare le proprie idee di gioco dall'Anatolia alla periferia di Istanbul, dove ha trovato una squadra che, da neopromossa dopo 36 anni nelle leghe inferiori, ha deciso di puntare su una strategia di mercato molto singolare basata sull'acquisizione di diversi giocatori a parametro zero, di cui gran parte con un passato recente o meno nel campionato italiano: per citarne alcuni abbiamo Lucas Biglia, Fabio Borini, Andrea Bertolacci, Emiliano Viviano e Edin Zukanovic. 

Nelle due partite sin qui disputate si è già vista la mano del tecnico italiano che, con Viviano e Biglia ha i giocatori ideali per perseguire la ricerca del controllo del gioco tramite la costruzione dal basso ed il mantenimento del possesso palla (già oltre al 60% in entrambi i match fin qui disputati). Nei fermo immagine che ho selezionato, presi dalla partita vinta martedì contro l'Hatayspor, si nota subito uno schieramento in costruzione 2+3 molto simile a quello che De Zerbi propone a Sassuolo, così come vediamo le linee che si alzano in assenza di pressione avversaria con Viviano che gestisce il pallone anche diversi metri fuori dall'area di rigore. Ovviamente questi sono solo piccoli accorgimenti e certamente ci sarà da aspettarsi ulteriori evoluzioni, per questo sarà molto interessante capire il percorso di Farioli e di questa squadra che, a sorpresa, è in corsa per un posto in Europa nella prossima stagione.


SERIE A, SAMPDORIA - NAPOLI (DOMENICA ORE 15)

I due recuperi infrasettimanali della serie A hanno finalmente chiarito il quadro della situazione per le prime posizioni: l'Inter è partita in fuga ed ha messo tra se e le proprie avversarie un margine oltre i 10 punti che le dovrebbe permettere di festeggiare il diciannovesimo scudetto anche con un discreto anticipo rispetto alla fine del campionato; per la zona Champions, invece, si è creato un gruppo molto compatto che parte dal Milan secondo in classifica e raggiunge le due romane al sesto e settimo posto più staccate. In questo momento la squadra che ha le uniche reali chance di cambiare l'ordine delle prime quattro posizioni è il Napoli di Gennaro Gattuso, reduce dalla sconfitta contro la Juventus di mercoledì che ha nuovamente ridimensionato le possibilità della formazione partenopea fermando un periodo di forma molto positivo: per questo motivo la trasferta a Marassi contro la Sampdoria rappresenta una sfida quasi decisiva per le ambizioni Champions.

Fonte statistiche WhoScored
La Sampdoria grazie alla vittoria contro il Torino prima della pausa ha messo in ghiaccio l'obiettivo minimo della salvezza, una condizione che ha permesso, finalmente, alla squadra di Ranieri di giocare una partita molto più spigliata in casa del Milan dove abbiamo potuto nuovamente ammirare le giocate di Manolo Gabbiadini, che sembra recuperato dai tanti infortuni di quest'anno, ma soprattutto quelle di Mikkel Damsgaard, il talento danese classe 2000 che, dopo essere stato messo inspiegabilmente ai margini nelle ultime settimane, si è imposto con forza con la maglia della Danimarca nell'ultima pausa per le nazionali, costringendo Ranieri a ridargli una maglia da titolare. Come si evince dalle statistiche, il giocatore danese rientra tra quella categoria di giocatori che in serie A sembrano essere in via di estinzione, ossia quelli che cercano di risolvere una situazione di duello con l'avversario mediante il dribbling: la statistica che ho riportato riguarda gli under 23 del nostro campionato in cui il danese si inserisce al terzo posto come dribbling tentati a partita. Spesso Ranieri ha scelto di relegarlo in panchina per poter avere in campo un 4-4-2 più ortodosso ed equilibrato, ma adesso che la classifica da meno pressioni potrebbe essere l'occasione per vedere una squadra più propositiva, sulla falsariga di quella vista a Milano, pronta ad esaltare le doti del danese.

Per il Napoli, invece, la trasferta di Torino nell'infrasettimanale ha mostrato nuovamente alcune lacune della squadra sia in termine di copertura dei ruoli che in termini di alcune scelte a livello individuale da parte dei calciatori. 

Fonte PlayerankBot
Come si evince dalle elaborazioni relative a come il Napoli ha coperto il campo e come ha gestito il pallone, si nota come praticamente la squadra azzurra non è stata in grado di utilizzare la fascia sinistra in fase offensiva, con Insigne chiamato a giocare la palla anche in zone molto basse del campo per far tentare di far progredire l'azione mentre, al contrario, la fascia destra grazie a Di Lorenzo e Lozano prima e Politano poi ha sviluppato meglio l'azione. Tuttavia, come si evince dal grafico relativo allo stile di gioco, il Napoli ha fatto fatica ad avanzare il campo: chi ha visto la partita ha potuto osservare come i centrocampisti raramente si sono assunti il rischio di tentare la giocata in profondità per il giocatore messicano, il cui mismatch in termini di velocità con Alex Sandro avrebbe potuto generare maggiori pericoli per la porta di Buffon ma così non è stato.

Per vincere a Genova contro la Samp il Napoli dovrà ritrovare una maggiore cattiveria intesa nel senso di maggiore propensione al rischio da parte dei propri centrocampisti nel muovere con maggiore rapidità il pallone: Ranieri è un allenatore molto abile nel costringere gli avversari a giocare male e sotto ritmo, una condizione in cui il Napoli ha mostrato di essere a forte disagio e contro la Juventus e nel resto della stagione, per cui sarà uno scontro molto interessante a livello tattico ed anche tecnico.

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