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Thursday, 17 October 2024

How Manchester City stopped Barcelona

 


UWCL group phase started last week and the focus of this edition is to understand if there is some team able to stop Barcelona's dominance in the competition. We just needed one game to see that there is a way to stop them, thanks to Manchester City which stopped the Catalan team through a really dominant match, especially in the first half. The final result (2-0) probably did not provide the real value of City's performance but it was enough to secure a statement win.

In this article I will try to explain how the 4-1-4-1 issued by Gareth Taylor was able to cope against Barça positional play with some final notes on the consistency of their approach throughout the season.

Wednesday, 13 December 2023

Tactical Notes from Inter-Real Sociedad

 


Why choosing to analyse a match in which there was two clean sheets and an amount of xG which was equal to 0,7 for both team? (Source: FbRef). Inter and Real Sociedad played a game in which both team did not take any risk. However it was interesting to understand how both team decided to not take risks. Here are the differences between Alguacil and Simone Inzaghi.

Monday, 23 October 2023

Is PSG moving to a positional 4-2-4?

 

Photo Credit: PSG website

The appointment of Luis Enrique at PSG was one of the most interesting move of last summer: Parisian club lost two of the most important star of the team such as Messi and Neymar and the new coach also asked the club to lay-off Marco Verratti, the hearth of PSG midfield during the Qatar ownership reign.

By appointing Luis Enrique, Paris Saint-Germain is trying to change the model of football, no longer focused on star player but finding a solution to create an organic environment in order to transform this collection of great player into a football team.

For this purpose, it seems that the Spanish coach is looking to put apart his preferred 4-3-3 in order to move towards a 4-2-4 where the positional play principles are still implemented.

Thursday, 13 October 2022

Le idee di Xabi Alonso, Conçeicao, Tudor ed Amorim


Il mercoledì sera della quarta giornata di Champions League metteva di fronte quattro allenatori desiderosi di emergere nell'élite del calcio europeo, e per farlo si sono messi in gioco in quattro realtà tra le più importanti di quel sottobosco del grande calcio che si trova un gradino sotto i top club ma che ama organizzarsi per cercare di far loro qualche sgambetto per poi convincerli a portarli dalla loro parte. 

Questi quattro allenatori sono rispettivamente Xabi Alonso, fresco allenatore del Bayer Leverkusen, Sergio Conçeicao, allenatore del Porto con un'esperienza già più consolidata con il club portoghese, Ivan Tudor, che ha scelto di raccogliere l'eredità di Sampaoli a Marsiglia dopo l'esperienza positiva a Verona, ed infine Ruben Amorim, l'enfant prodige della titolata scuola portoghese, al terzo anno sulla panchina dello Sporting Lisbona.

Le due partite (Leverkusen-Porto e Sporting-Marsiglia) si sono chiuse con due vittorie esterne rese possibili da elementi episodici che hanno indirizzato da una parte la partita di Lisbona ma in coerenza con la superiorità espressa dalla strategia del Marsiglia, e dall'altra la partita di Leverkusen, dove invece il cinismo della squadra portoghese e due rigori generosi hanno permesso un risultato diverso da ciò che abbiamo visto sul terreno di gioco.

Ma ciò che più ci importa in questa analisi è vedere i quattro modi diversi di porsi in campo dei quattro allenatori e come si sono sfidati in questo doppio incrocio.

Friday, 10 December 2021

Cosa ha sbagliato l'Atalanta e cosa ha fatto bene il Villarreal


Dopo il rinvio di mercoledì sera per neve, in una gelida Bergamo ieri pomeriggio si è disputata la partita che doveva decidere chi tra Atalanta e Villarreal avrebbe proseguito il proprio cammino europeo in Champions e chi in Europa League. E' toccato all'Atalanta bere l'amaro calice della retrocessione nella seconda competizione europea, un'eliminazione maturata ieri sera a seguito di una serie di errori nella preparazione della partita, ma ancora di più nelle partite precedenti dove non è stata capitalizzata una enorme supremazia contro gli avversaria di turno.

Il 3-2 per il Villarreal è stato frutto di un piano gara preparato molto meglio da Unai Emery rispetto a quanto fatto da Gasperini e che ha permesso agli spagnoli di costruire il triplo vantaggio che poi ha potuto gestire nel tentativo finale di rimonta della squadra bergamasca.


LE FORMAZIONI INIZIALI



Già dalla lettura delle formazioni si possono notare alcune chiavi che poi andranno a decidere la partita: Gasperini sceglie di schierare davanti il solo Zapata con Ilicic e Pessina che agiscono alle sue spalle con compiti e posizioni da coprire diversi; a centrocampo viene confermata la coppia De Roon-Freuler; Emery invece sceglie di schierare Alberto Moreno alto a sinistra a mostrare quale sarà il piano-gara con un 4-4-2 compatto ed i due attaccanti Gerard Moreno e Danjuma pronti a sfruttare le chance di ripartenza.


IL 4-4-2 DEL VILLARREAL

Il fatto di avere due risultati su tre a disposizione ha messo il Villarreal nella condizione di dettare il contesto tattico della partita, ossia compattarsi con il proprio 4-4-2 in fase difensiva e poter sfruttare le qualità dei propri due attaccanti per imbastire le transizioni. Il goal di Danjuma dopo 3 minuti di partita ha reso ancora più evidente la necessità di continuare a percorrere la stessa strategia.

La compattezza delle due linee della squadra di Emery ha tolto spazi all'Atalanta per riuscire a sviluppare la manovra in maniera fluida, questo ha permesso la negazione dello spazio tra le linee per i trequartisti della Dea, serviti sempre in una situazione in cui non potevano far progredire l'azione; inoltre un'attenta linea difensiva ha saputo ben attivare il fuorigioco come arma per negare la profondità ai giocatori atalantini, tagliando fuori dal match Zapata e rendendo inutili i movimenti alle spalle della linea degli esterni atalantini. Come ben si vede dall'esempio il 4-4-2 del sottomarino giallo è compatto ed orientato sulla palla: su palla laterale vediamo come anche l'aiuto di Gerard Moreno tolga all'Atalanta la possibilità di sviluppare il gioco con i propri rombi esterni, inoltre la compattezza delle linee toglie ogni spazio in zona di rifinitura alla squadra di Gasperini, con Pessina in particolare fagocitato da Capoue.

Molto interessante anche l'atteggiamento della squadra di Emery che si compattava in fase di difesa posizionale, ma allo stesso tempo alzava il proprio baricentro quando l'Atalanta riportava il pallone nella propria metà campo o doveva ricostruire un'azione da dietro. In questo esempio vediamo bene come la prima pressione sia esercitata di squadra, con le due linee da 4 che basculano da un lato all'altro del campo e stringono in zona palla. La linea difensiva resta a cavallo della linea di centrocampo per attivare il fuorigioco togliendo la soluzione in profondità ai nerazzurri, nello specifico esempio Ilicic viene messo in offside, in totale i giocatori di Gasperini sono terminati in fuorigioco 7 volte ieri sera.


LA TIMIDEZZA DELL'ATALANTA

Che non sia stata la miglior serata per l'Atalanta credo sia un elemento abbastanza pacifico: fino all'ingresso in campo di Malinovski e Muriel la squadra di Gasperini ha mostrato serie difficoltà a superare il blocco del Villarreal, difficoltà acuite, a mio parere, dalle scelte di formazione del tecnico piemontese che hanno tolto pulizia al possesso palla della squadra.

Le scelte di formazione sono apparse molto conservative da parte del tecnico di Grugliasco, la scelta di lasciare in panchina Malinovski e Koopmeiners ha tolto decisamente tanta qualità alla formazione bergamasca, inoltre avendo solo la vittoria come risultato a disposizione sarebbe stato opportuno adottare una strategia che permettesse di disordinare le linee compatte del Villarreal, cosa che non è avvenuta. 

L'esempio più calzante è quello che si nota in fase di costruzione: giocando con i tre centrali difensivi più De Roon e Freuler, la squadra bergamasca partiva con un vantaggio di due uomini in questa fase, questo rendeva poco complessa la circolazione bassa della palla, ma avere due giocatori in più in quella zona significa perderli in altre zone del campo, per questo motivo non si poteva creare nessuna superiorità posizionale, con Zapata, Ilicic e Pessina che, se serviti, finivano per restare isolati a duello contro gli avversari portando alla perdita del pallone o al mantenimento della sfera in modo abbastanza sterile.

Il dato dei duelli offensivi è abbastanza esemplificativo per mostrare le difficoltà avute ieri dalla squadra atalantina: appena il 30% dei duelli offensivi è stato vinto contro una media stagionale del 40% (dati Wyscout), una situazione questa che rappresenta anche numericamente la differenza che fa giocare nelle competizioni nazionali ed in quelle europee, un elemento che non può essere mai escluso quando si parla di rendimento delle formazioni italiane nelle coppe europee.

Anche la pressione tipica del calcio di Gasperini ha mostrato grosse lacune nella partita di ieri, in particolare si è notato un atteggiamento meno corale in questa fase di gioco, con le marcature a uomo nella metà campo avversaria ben riconoscibili ma allo stesso tempo è mancato il giusto appoggio da parte dei tre centrali difensivi, apparsi molto in difficoltà nel leggere i movimenti degli esterni offensivi del Villarreal e delle due punte, creando quindi delle situazioni di indecisioni nelle scelte che poi si sono riverberate in maggiore libertà alle spalle delle linee di pressione. Nell'esempio è riconoscibile la scelta di andare con De Roon e Freuler sulla coppia Parejo-Capoue mentre Zapata ed Ilicic prendono i due centrali difensivi, questo ha portato il portiere Rulli a muovere il pallone sui terzini o a cercare il lancio lungo; come vedremo, tuttavia, lo spazio alle spalle dei due centrali di centrocampo dell'Atalanta si è rivelata la chiave per il Villarreal per prendere il centro del palcoscenico dopo aver sofferto solamente nei 15' successivi al goal di Danjuma.


LA POSIZIONE DI GERARD MORENO

La chiave della partita è stata per il Villarreal il posizionamento di Gerard Moreno, ma più in generale lo spazio alle spalle di De Roon e Freuler è stato oggetto del piano partita offensivo di Emery, e l'intelligenza del numero 7 nel muoversi negli spazi giusti ha fatto il resto.

A dimostrazione delle difficoltà atalantine a coprire determinati spazi viene a soccorso l'esempio qui a lato: la posizione in cui riceve Moi Gomez il pallone è quella in cui l'Atalanta ha sofferto maggiormente, soprattutto nelle situazioni di transizione. Come si evince dall'esempio tra linea difensiva e resto della squadra si crea tantissimo spazio che il Villarreal ha potuto sfruttare: indubbiamente Toloi, Demiral e Palomino hanno avuto vita difficile nell'interpretare i movimenti delle due punte del Villarreal, con Danjuma che ha fatto a fettine in particolare il difensore turco e Gerard Moreno che ha giocato Palomino in occasione del goal del 3-0 per gli spagnoli.

In un video ho esemplificato alcune situazioni in cui gli smarcamenti preventivi di Gerard Moreno hanno creato situazioni di potenziale pericolo per la difesa dell'Atalanta, i video fanno inoltre emergere la strategia di pressing del Villarreal sull'uscita palla della squadra di Gasperini ed allo stesso tempo la grande compattezza in fase difensiva come già accennato precedentemente.



CONCLUSIONI

L'Atalanta è dunque uscita dalla Champions League dopo che per due stagioni era stata in grado di portare a casa due qualificazioni alla fase ad eliminazione diretta, adesso per la squadra di Gasperini il percorso europeo prosegue in Europa League, una competizione che dovrebbe essere utilizzata dalla squadra nerazzurra per accrescere la propria esperienza a livello continentale e, magari, passare qualche turno al fine di migliorare il proprio ranking in vista di una partecipazione più che possibile alla prossima edizione della Champions League.

La partita di ieri è stata persa per una serie di concause, la base, però, a mio parere sta nelle scelte iniziali di formazione di Gasperini, scelte che probabilmente si sono rivelate fallimentari anche a causa del goal iniziale di Danjuma che ha alzato improvvisamente il livello di pressione sulla squadra orobica, una pressione che ha portato la squadra a commettere tanti errori, avere idee poco chiare in fase di possesso e ad allungarsi una volta persa palla, concedendo, quindi il centro del palcoscenico al Villarreal fino agli ingressi in campo di Muriel e Malinovski che hanno cercato di cambiare (ma era troppo tardi) l'inerzia del match.

Per Emery quella di ieri sera è stata un'altra masterclass europea, in continuità con quanto fatto nell'Europa League dello scorso anno, ha decisamente preparato la partita meglio di Gasperini mostrando come un 4-4-2 ben utilizzato sia in grado di riempire il campo nel modo migliore e poter portare avanti diverse strategie nel corso della partita.

Thursday, 25 November 2021

Xavi sta ricostruendo il Barcellona


La storia del Barcellona è una storia di identità, non solo calcistica, ma anche di appartenenza territoriale e di visione politica di cui il club si fa veicolo (Mes que un club), per questo quanto accaduto negli ultimi anni sotto la gestione Bartomeu è stata una clamorosa rottura con questa identità che ha portato il club blaugrana al tracollo economico ed una serie di gestioni tecniche che hanno provocato smarrimento nella tifoseria. 

Ovviamente il picco di questa situazione si è raggiunto quest'estate con il club impossibilitato a depositare il nuovo contratto di Leo Messi dando il via in maniera forzata ad un processo di ricostruzione dell'identità originaria del club, con la Masia che torna al centro del progetto calcistico. Questo progetto è stato affidato a Ronald Koeman che, nonostante importanti sforzi, non è riuscito a trovare una quadra a questa squadra, per cui il presidente Laporta non ha perso tempo a richiamare nella terra promessa il figliol prodigo Xavi che, dopo il ritiro dal calcio giocato, ha esercitato le sue idee tattiche sotto il sole ed i milioni degli sceicchi qatarioti.

Ho provato ad analizzare le prime due partite della gestione Xavi al fine di individuare le principali costanti del tecnico catalano che, manco a dirlo, si basano sui principi ingeriti negli anni trascorsi da calciatore nella cantera prima e in prima squadra poi al Camp Nou, ossia gioco di posizione e creazione di triangoli per lo sviluppo dell'azione, senza dimenticare i meccanismi di riconquista immediata del pallone una volta perso.


FORMAZIONI DIVERSE MA DISPOSIZIONI SIMILI

Nelle idee di gioco di Xavi ci sono dei princìpi che vanno oltre ai moduli di gioco, per questo motivo nelle due partite disputate finora sotto la sua gestione si sono visti due schieramenti sulla carta diversi ma che poi si strutturavano sul campo in maniera pressoché simile, questo allo scopo di inserire i calciatori in base alle proprie caratteristiche ma anche per aggiustare lo schieramento della squadra in base allo schieramento avversario.

Per questo motivo abbiamo visto il Barcellona schierarsi in campo con due moduli nominalmente diversi: nella partita di martedì contro il Benfica abbiamo visto un 3-4-2-1 che rappresenta l'abito ideale del calcio di Xavi in piena continuità con quello che era il 3-4-3 del Barcellona di Cruyff o dell'ultimo Barça di Guardiola, schierati con un centrocampo a rombo. Nella partita contro l'Espayol, invece, abbiamo visto come schieramento di base un 4-3-3 che rappresenta la continuità con un modulo su cui la squadra catalana ha basato la propria identità negli ultimi 20 anni. 

Ma sappiamo tutti molto bene come i moduli valgano il giusto nell'analizzare il modo di giocare di una squadra, ed è così che analizzando le passmaps relative alle due partite notiamo che una volta disposta in campo la squadra assume lo stesso schieramento soprattutto in fase di possesso, con quello che può essere definito un 3-2-5 con il primo quintetto che costruisce ed il secondo che invade occupando i 5 corridoi verticali del campo come da manuale del gioco di posizione.



SUPERIORITA' NUMERICA IN PRIMA COSTRUZIONE

Uno degli elementi fondanti del credo calcistico di Xavi è quello di avere sempre un giocatore in più in costruzione rispetto alla pressione avversaria, un elemento a cui non si deroga e che per questo può cambiare in base alla struttura della pressione avversaria. Attenzione: la superiorità deve essere ne minore ne maggiore di un'unità, altrimenti questo significherebbe perdere uomini in zone più avanzate del campo.

Da questo esempio si evince cosa questo stia a significare: l'Espanyol spende due uomini sulla prima linea di pressione, questo comporta che il Barcellona costruisce con Mingueza, Pique e Eric Garcia mentre Busquets non si abbassa a supporto dei centrali proprio perché la sua presenza sarebbe considerata ridondante mentre restando alle spalle della prima linea di pressione può sfruttare gli spazi creati dai movimenti dei suoi compagni più avanzati. Nel corso della stessa partita l'Espanyol lascerà solo un uomo in prima pressione ripiegando su un 5-4-1, questo porterà Mingueza a slegarsi dalla prima linea di costruzione delegandola ai soli centrali difensivi.

Nella partita contro il Benfica si è vista in maniera più marcata la struttura 3+2 in costruzione, questo perché la formazione portoghese ha cercato di contestare la costruzione di Pique e compagni in parità numerica (5 vs. 5 come si evince dall'esempio). Questo spiega anche la scelta di una difesa a 3 più rigida con Araujo in luogo di Mingueza con l'uruguayano più abile del canterano spagnolo nei duelli difensivi; per mantenere la superiorità numerica, invece, ecco che torna utile l'utilizzo di Ter Stegen e del suo educatissimo piede.

Ciò che accomuna le due situazioni sta nel fatto che il Barça utilizza lo schieramento in prima costruzione per capire quale sia l'atteggiamento dell'avversario ed in base a questo stabilire come scaglionarsi sul terreno di gioco. Nel primo esempio notiamo ampio spazio a disposizione di Busquets tra prima linea di pressione e linea dei centrocampisti dell'Espanyol; nel secondo esempio vediamo un Benfica più aggressivo ma che concede spazio tra linea di centrocampo e di difesa, questo ci fa capire come Xavi faccia in modo di manipolare lo schieramento avversario.


STRUTTURA DELLA SQUADRA IN SVILUPPO 


La manipolazione degli spazi è ovviamente centrale nel sistema di sviluppo del gioco di Xavi: l'avversario viene sollecitato a fare delle scelte su quali zone di campo coprire e quali lasciare libere, mediante il possesso palla il Barcellona dovrebbe riconoscere quelle zone libere dove destinare il passaggio progressivo.

Da questo esempio tratto dalla partita contro l'Espanyol si nota cosa comporti questo aspetto: l'elemento di base è la struttura posizionale con cinque giocatori che occupano i cinque corridoi verticali. Qui l'avversario sceglie di chiudere le vie di accesso alla zona di rifinitura (ossia lo spazio tra difensori e centrocampisti) mantenendo le due linee corte, per cui il Barça sfruttando il sistema posizionale in ampiezza costringe il terzino sinistro dell'Espanyol ad uscire creando uno spazio tra di esso ed il centrale di sinistra: in questo spazio si inserisce Nico Gonzalez. 

Quello spazio dove si inserisce il classe 2002 spagnolo è il cosiddetto mezzospazio, in inglese halfspace, uno spazio considerato cruciale nel calcio posizionale e con ancora maggiore accezione nel calcio di Xavi.


Anche a livello statistico si nota chiaramente quanto il Barça in queste due partite abbia cercato quei spazi intermedi per generare situazioni di pericolo. Nella partita contro l'Espanyol è stato molto marcato l'utilizzo di questo meccanismo sul lato sinistro, quello dove si trovano ad operare Gavi e Jordi Alba a cui si aggiungeva De Jong, chiamato più volte ad abbandonare la posizione di prima copertura preventiva al fianco di Busquets per sovraccaricare quel lato di campo.

Questo esempio riassume quanto appena detto: il Barcellona qui porta 5 giocatori più Depay (che non conto in quanto non dovrebbe stare in quella posizione) per sovraccaricare un lato di campo, l'Espanyol chiude la porta stringendosi su quel lato ma aprendolo su quello opposto, così la squadra di Xavi va ad esplorare il lato debole per Akhomach, classe 2004 buttato nella mischia dall'ex capitano del Barça nella sua gara d'esordio in panchina.




LA RICERCA DEL PASE DE LA MUERTE


Uno dei marchi di fabbrica del Barcellona degli ultimi anni è stato il "pase de la muerte", ossia la tipologia di passaggio decisivo con cui Jordi Alba permetteva a Messi di rimpinguare le sue statistiche di realizzazione. Questo tipo di passaggio viene creato giocando il pallone sull'esterno alle spalle della linea difensiva avversaria che è costretta a rinculare mentre più giocatori riempiono l'area, uno di questi si stacca facendo un passo all'indietro e viene servito da un passaggio all'indietro dell'esterno permettendogli di concludere con lo specchio della porta davanti a se. 


Ecco qui un esempio di questo tipo di rifinitura cercata dal Barça: lo scatto di Jordi Alba costringe la linea difensiva ad abbassarsi, i giocatori blaugrana si dispongono in area di rigore riempendola staccandosi dalla linea difensiva, questo genera occasioni ad alto grado di conversione in rete (nella fattispecie Nico Gonzalez non riuscirà a trovare la via della rete).




In questo esempio si nota come questa soluzione sia conseguenza della struttura posizionale della squadra: qui il Benfica sceglie di giocare corto e stretto togliendo spazio tra le linee ma questo da una parte permette a Busquets di essere libero di trovare linee di passaggio in maniera indisturbata, dall'altra la scelta porta a concedere spazio sull'esterno dove Jordi Alba può essere addirittura servito sulla corsa.



Come si desume dal dato statistico relativo agli ingressi in area, anzitutto è aumentata la frequenza degli ingressi rispetto alla media stagionale (34 in Liga, 30 in Champions), ma soprattutto si può notare come la via esterna sia ampiamente ricercata mediante il meccanismo sopra esposto.


DIFESA IMBATTUTA GRAZIE ALLA RIAGGRESSIONE


Un dato emerso dalle due partite finora disputate dal Barça sotto la gestione Xavi sta nel dato relativo ai goal subiti: due partite due clean sheets per Ter Stegen. Certo sia l'Espanyol con Dimata e soprattutto il Benfica con Seferovic hanno avuto chances clamorose per battere il portiere tedesco nelle fasi finali delle due partite disputate ma restano due episodi quasi isolati soprattutto se confrontati con le difficoltà della squadra ogni qualvolta perdeva il possesso del pallone sotto la gestione Koeman.

Qui vediamo il meccanismo di prima pressione che inizia uomo contro uomo per poi diventare uomo-palla non appena l'avversario porta il pallone verso l'esterno, dove si vede che Depay prende Otamendi (il centrale dei tre difensori del Benfica) mentre Gavi stringe su Weigl abbandonando Almeida che non può essere servito visto che le linee di passaggio verso di lui sono coperte. Il Benfica è costretto al lancio lungo costringendo gli attaccanti a duelli aerei persi contro Pique ed Araujo (ecco spiegata la scelta dell'uruguaiano come indicato precedentemente).

Ancora più marcato è l'atteggiamento della squadra appena perso il pallone: il meccanismo alla base ci permette di chiudere il cerchio partito con la fase di costruzione, ossia quello di avere sempre un uomo in più rispetto a chi viene lasciato in smarcamento preventivo dall'avversario quando difende e lasciare gli altri a supporto della manovra offensiva e soprattutto riaggredire non appena viene perso il pallone. In questo esempio si nota chiaramente come Mingueza, Busquets e De Jong siano già pronti ad andare ad aggredire l'uscita avversaria con De Jong già in marcatura preventiva sull'unico uomo dell'Espanyol fuori dall'area di rigore.

Il dato del PPDA conferma la bontà della strategia di Xavi, con entrambe le partite terminate con un PPDA inferiore a 7 secondo i dati Wyscout.


CONCLUSIONI

Il lavoro da fare per Xavi è decisamente enorme ma le prime due partite ci hanno fatto intendere che la strada sembra tracciata e che la semina è in pieno corso. Il lato negativo di queste due partite sta nel fatto che la squadra finalizza poco e male (l'unico goal è arrivato su un calcio di rigore anche piuttosto generoso).

Da un lato sembra che Depay, l'uomo più vicino all'idea di finalizzatore in questa squadra, dopo un inizio di stagione travolgente sembra essere un tantino appannato e compie spesso scelte sbagliate con il pallone tra i piedi; dall'altro lato i vari ragazzini che agiscono alle sue spalle o al suo fianco sembrano ancora leggermente restii ad andare alla conclusione se non hanno la porta spalancata davanti ai loro occhi.

Ma la grande quantità di talento che il tecnico catalano dovrà innaffiare in questi mesi rende tutti molto ottimisti sulla crescita di questa squadra e, nei minuti in cui si è visto in campo contro il Benfica, un esempio quasi allegorico delle aspettative riposte in questo progetto è Ousmane Dembele, entrato in campo a mezzora dalla fine costruendo diverse opportunità potenziali con i suoi allunghi sulla destra.

Thursday, 21 October 2021

La mentalità Ajax ha dominato il Dortmund


La terza giornata dei gironi di Champions League ha messo in calendario un confronto interessantissimo tra Ajax e Borussia Dortmund, due delle principali formazioni a livello europeo quando si parla di buttare nella mischia giovani talenti con prospettive da fenomeni.

Ai fini della classifica del girone non si è trattata di una sfida dal peso gigantesco visto che entrambe le compagini si presentavano alla sfida dell'Amsterdam Arena a punteggio pieno in classifica avendo battuto entrambe Sporting Lisbona e Besiktas nei turni precedenti.

Per questo motivo ci si aspettava una sfida a viso aperto, e così è stato nei primi 20 minuti circa, con diverse transizioni e potenziali opportunità per entrambe le squadre, poi è diventato tutto un grandissimo show dell'Ajax, capace in corso d'opera di aggiustarsi tatticamente e di esporre i limiti difensivi della squadra di Marco Rose che continuano ad accompagnare le prestazioni della squadra giallonera nel corso di questa stagione.


LE FORMAZIONI


Lo schieramento delle due squadre viene disegnato sulla carta come un 4-3-3, definizione sicuramente corretta per quel che riguarda i meccanismi di gioco della squadra olandese; decisamente diversi, invece, quelli della squadra tedesca, con le posizioni di Malen e Reus decisamente più strette, anche in fase di non possesso, avvicinando lo schieramento più ad un rombo che ad un 4-3-3, tuttavia gli scambi di posizione tra i due giocatori al fianco di Haaland hanno mostrato come chiudersi in una definizione di modulo resta un esercizio assai aleatorio.




IL DORTMUND TROVA SPAZI NELLA TREQUARTI


L'inizio di partita del Dortmund è stato migliore rispetto a quello dei loro avversari: le scelte di pressing dell'Ajax nella fase iniziale della partita erano apparse molto disordinate, permettendo la creazione di spazi tra le linee dove galleggiavano i tre elementi offensivi creando situazioni potenzialmente pericolose.

Un modo della squadra di Rose per trovare spazio stava nei movimenti ad uscire di Jude Bellingham che, accompagnato dalle discese di Meunier attirava Alvarez fuori posizione liberando spazio tra le linee per uno spazio occupato nell'esempio da Reus e Haaland. Qui Bellingham anziché andare al centro deciderà di ritardare l'azione togliendone l'inerzia permettendo all'Ajax di ricucire le distanze tra i reparti e sventando l'azione.

A creare quello spazio tra le linee era la strategia di pressione dell'Ajax che cercava inizialmente di salire con Alvarez e le mezzali per andare a prendere Witsel e l'altro centrocampista che si abbassava a costruire (in questo caso Bellingham, ma si alternavano con Brandt), a questo si aggiungeva l'uscita dell'altra mezzala sul terzino di parte (Berghuis su Schulz) ed ecco che si creavano spazi importanti per il Dortmund; tuttavia delle ottime letture individuali dei centrali difensivi hanno permesso all'Ajax di non essere punita per questa mancanza di equilibrio in campo.

Le statistiche sui duelli difensivi ci mostrano quanto sia stata decisiva per le sorti del match la grande prestazione individuale del centrale argentino Lisandro Martinez, capace di mettere più volte la museruola anche ad Haaland, specie nella prima frazione di gara.







Chissà se adesso staremmo raccontando un'altra partita qualora il Dortmund fosse stato capace di convertire in azioni da rete queste difficoltà iniziali dell'Ajax, ma gli errori tecnici commessi dai giocatori di Rose dovevano lasciare intuire che non fosse la loro serata migliore.


IL TRIANGOLO DI DESTRA DELL'AJAX


L'Ajax ha costruito la propria proposta offensiva sia utilizzando la grande qualità dei propri interpreti, sia mediante una copertura del campo in ampiezza che ha esposto i limiti difensivi del Borussia Dortmund. L'anima offensiva dei lancieri è risieduta nel triangolo formato a destra da Mazraoui, Berghuis ed Antony.

Le qualità in dribbling del brasiliano, quelle in sovrapposizione del terzino marocchino ed il senso degli inserimenti dell'ex capitano del Feyenoord, hanno letteralmente mandato in tilt la difesa del Dortmund. Qui vediamo il posizionamento dei tre elementi del triangolo con Antony che riceve da Mazraoui, scambia corto con Berghuis che restituisce il pallone all'ex San Paolo che, nel frattempo, si beve Schulz, contro il quale ha scherzato per tutto il corso del match.

Anche la partita di Berghuis da quella parte è stata clamorosa, per capacità di coprire il campo, per capacità di associarsi con i compagni e, per non farsi mancare nulla, ci ha regalato delle giocate sensazionali in rifinitura: una di queste è arrivata al termine di un'altra triangolazione con Antony su quel lato in cui il brasiliano premia il suo inserimento che sfrutta servendo con un colpo di tacco Haller a centro area con la porta spalancata davanti. Da questo esempio si può notare come le incursioni di Antony costringano Hummels ad aprire la linea difensiva costringendo Witsel a delle faticosissime corse all'indietro.

Mazraoui, invece, innescava la superiorità numerica anche grazie al fatto che il Dortmund sembrava non avere un piano per impedirne la ricezione e la progressione palla al piede: dal modo in cui la squadra di Rose cercava di pressare la costruzione dell'Ajax si notava la mancanza di una strategia ben definita su cosa fare in fase di non possesso, nell'esempio è abbastanza evidente come il terzino marocchino sia facilmente raggiungibile dai compagni mentre nessun giocatore del Dortmund si occupa di uscire su di lui e, soprattutto, di chiudere la linea di passaggio verso di lui: anche questo è un chiaro esempio di una serata tutt'altro che positiva per la formazione tedesca.

UNA MENTALITA' OFFENSIVA


Come indicato precedentemente, la fase di non possesso dell'Ajax nella primissima parte di partita non è stata proprio da consegnare agli annali, ma qui sta anche la capacità di Ten Hag di aggiustare lo schieramento della sua squadra pur non rinunciando a determinati princìpi.

Dopo le difficoltà iniziali i meccanismi in pressione sono cambiati ed hanno permesso alla squadra di essere scaglionata meglio e soprattutto, più corta: nell'esempio la squadra si muove in modo tale da avere come riferimento l'uomo nella zona dove si sta giocando il pallone, ma allo stesso tempo vediamo come Alvarez, a differenza delle prime fasi di partita, mantenga la posizione centrale a protezione della linea difensiva. Inoltre come si può evincere, la squadra è più compatta anche nelle zone più lontane dal pallone, stringendo, quindi, il campo da difendere.

Questi meccanismi hanno, quindi, portato ad una serie importanti di recuperi palla anche in zone piuttosto avanzate del campo: questo schieramento è stato utilizzato anche in fase di riaggressione dopo aver perso il pallone, come è accaduto nell'azione del goal del 2-0 realizzato da Blind. Ma soprattutto, la cosa più importante da notare è stata la mentalità della squadra, sempre portata a difendere in avanti anche dopo aver ottenuto il doppio vantaggio: la statistica sul PPDA mostra chiaramente le difficoltà iniziali della formazione di Ten Hag nella fase iniziale della partita dove ha concesso possessi prolungati agli avversari, tanto quanto la grande aggressività tenuta nella fase centrale del match anche con due goal di vantaggio.


LA DIMENSIONE CHE DA SEBASTIEN HALLER


Una citazione in questa analisi la merita sicuramente Sebastien Haller, capocannoniere, al momento, di questa fase a gironi di Champions League, con 6 reti realizzate a cui aggiungere i due assist confezionati ieri sera, soprattutto quello sul goal di Blind, dove il centravanti ex Eintracht ha mostrato tutte le sue capacità di gestione del pallone spalle alla porta con una padronanza tecnica ed un'eleganza con pochi termini di paragone in giro.

Nella versione dell'Ajax di Ten Hag del 2019 in grado di arrivare in semifinale di Champions e di trovarsi a pochi secondi dall'accesso alla finale stessa, il ruolo di centravanti era domandato a Tadic, un falso nueve che muoveva il pallone con grande maestria fungendo da direttore d'orchestra avanzato: oggi il serbo mantiene gli stessi compiti, ma spostato largo a sinistra dove assieme a Blind e Gravenberch tessono la tela per poi rovesciare il gioco sul triangolo opposto. Oggi, invece, il fulcro centrale è questo attaccante che veste la maglia della nazionale ivoriana e che ha dato una nuova dimensione al gioco della squadra olandese grazie alle sue grandi capacità di gestire il pallone spalle alla porta.

In questa clip potete osservare alcune giocate con cui il centravanti dell'Ajax fa avanzare la manovra delle sua squadra, giocate che pochi giocatori con quelle caratteristiche fisiche possono permettersi.




CONCLUSIONI


Osservare l'Ajax nella partita di martedì sera è stato un grandissimo piacere per chi ama un calcio in cui l'estetica conta tanto quanto il risultato; il rammarico è stato quello di non aver visto una partita equilibrata come ci si poteva attendere alla vigilia. 

Le aggiunte di Berghuis e Haller hanno reso questa nuova versione dell'Ajax di Ten Hag una nuova potenziale contender come sorpresa di questa Champions League: gli addii di De Ligt, De Jong e Ziyech non sono stati facili da smaltire, ma come da sua tradizione il club di Amsterdam ha saputo sfruttare la propria identità per far crescere altri giovani del loro vivaio e renderli pronti ad una nuova sfida internazionale.

Il Dortmund di Marco Rose, invece, fatica maledettamente a trovare un equilibrio in campo: la coesistenza tra Haaland e Malen, principale scommessa dell'ex tecnico del Borussia Moenchangladbach in queste primi mesi della sua gestione, fatica a prendere piede e ne paga le conseguenze la struttura di squadra che deve, inoltre, fronteggiare l'assenza di un giocatore importante come Guerreiro e che non riesce ad assorbire la mancanza di un giocatore come Delaney, ceduto nell'ultima sessione di mercato.

Thursday, 14 October 2021

Come è andata Juventus-Chelsea femminile?


A due settimane di distanza dalla sfida disputata tra le due compagini maschili, Juventus e Chelsea si sono incrociate per la versione femminile della Champions League, che da quest'anno segue un formato più simile a quello più ricco degli uomini, con una fase a gironi al posto di doppie sfide ad eliminazione diretta che, invece, inizierà a partire dai quarti di finale.

Il Chelsea femminile ha rischiato lo scorso anno di copiare il cammino europeo degli omologhi maschili, raggiungendo la finale poi persa contro il Barcellona: quest'anno le ragazze allenate da Emma Hayes partono con la ferma volontà di prendersi il titolo perso lo scorso anno; dall'altra parte la Juventus si affaccia per il prima volta ad una fase così avanzata della competizione (non era mai entrata tra le prime 16 in precedenza) e sta provando a colmare un forte gap nei confronti dei club top in Europa, per questo motivo si è affidata in questa stagione alle cure di Joe Montemurro, allenatore dal curriculum internazionale importante e con una visione di gioco molto interessante.

La partita è terminata 2-1 per la formazione inglese, alle bianconere non è riuscita l'impresa degli omologhi uomini per quanto la prestazione abbia denotato una serie di aspetti che lasciano pensare che il famoso gap di cui sopra non è certamente colmato ma comunque sembra essersi abbastanza ridotto.


LE FORMAZIONI

La Juventus viene schierata da Montemurro con un 4-3-3 in cui Rosucci e Cernoia affiancano Pedersen nel trio di centrocampo, in attacco viene rispolverato il tridente delle grandi occasioni con Bonansea e Hurtig al fianco di Girelli, mentre in difesa ritorna a comandare Sara Gama, ai box nelle partite precedenti causa infortunio, al suo fianco Cecilia Salvai.


Il Chelsea viene schierato da Hayes, invece, con un 3-4-3 che sotto alcuni aspetti somiglia a quello presentato da Tuchel nella selezione maschile. La vera differenza sta nelle tre attaccanti, con l'australiana Kerr riferimento per la profondità supportata da altre due campionesse come Pernille Harder e Francesca Kirby; le due centrocampiste centrali sono la coreana Ji So-Yeon e la tedesca Leupolz, le esterne sono la norvegese Reiten a sinistra e la scozzese Cuthbert a destra; il trio difensivo è invece composto da Bright-Carter-Eriksson.


IL CHELSEA "HA FATTO" LA PARTITA

Avendo il ruolo di favorita e dovendo anche vincere per non complicarsi il cammino nel girone, il Chelsea è stata la squadra ad avere il pallino del gioco nel corso della partita (62% di possesso palla alla fine della partita, 66% al termine del primo tempo) mentre la Juventus ha cercato di attendere compatta proteggendo il centro del campo dalle incursioni avversarie.

In questo esempio si nota chiaramente dove si è giocata il più delle volte la partita: le tre centrali del Chelsea e le due centrocampiste centrali avevano il compito di iniziare la costruzione dell'azione, mentre le due esterne e le tre attaccanti si occupavano di fungere da "invasori" nella metà campo bianconera; da canto suo la Juventus ha dato priorità a chiudere il centro del campo con Bonansea e Girelli che si occupano principalmente di disturbare la ricezione del pallone per Ji e Leupolz.

Per ovviare a questo tipo di resistenza da parte della Juventus la formazione londinese aveva essenzialmente due soluzioni per guadagnare campo e rendersi pericolosa: una era quella di chiedere ai due "braccetti" Bright ed Eriksson di condurre il pallone per guadagnare metri da una parte ed attrarre una maggior pressione della Juve dall'altra; la seconda era quella di servire le due esterne Cuthbert e Reiten in modo da sfilacciare in ampiezza lo schieramento difensivo della Juventus.

Tramite la circolazione insistita tra le tre difendenti delle Blues vi è un avanzamento della squadra sul terreno di gioco che schiaccia la Juventus fin sul limite della propria area di rigore: questo atteggiamento ha reso sì difficile al Chelsea la possibilità di rendersi pericoloso ma allo stesso tempo ha invitato giocatrici di grande livello tecnico a potersi muovere in zone molto pericolose di campo, una strategia che alla fine dei conti non ha pagato. Nell'esempio si vede come questa volta sia Hurtig a prendere Ji con Girelli su Leupolz mentre il resto della squadra si tiene compatta e si muove in direzione palla.

La seconda soluzione era quella di sfruttare l'ampiezza del campo per cercare spazi: l'idea era quella di manipolare lo schieramento compatto della Juventus in zona palla sovraccaricando un lato per poi muovere il pallone dall'altro. In questa occasione si vede come le bianconere vadano a chiudere quel lato di campo, il Chelsea mediante la propria circolazione faceva arrivare il pallone alla centrale Jess Carter che con un piede educatissimo era in grado di trovare l'esterna sul lato opposto; una soluzione, questa utilizzata anche in fase di costruzione centrale dove il piede della giocatrice con la maglia numero 7 è stato spesso utilizzato per cercare questo tipo di soluzione allo scopo di aprire lo schieramento difensivo avversario.

LISA BOATTIN ARMA TATTICA DI MONTEMURRO

La Juventus, però, non ha certo fatto una partita di sola difesa e contropiede, di certo ha concesso molto possesso all'avversario cercando di sfruttare qualche errore di impostazione ma ha comunque sempre cercato un modo, ogni volta che entrava in possesso del pallone, di non sprecarlo, cercando di giocarlo in modo tale da scoprire lo schieramento della squadra di Emma Hayes. Sotto questo aspetto molto importante è stato il ruolo avuto nel corso del match da Lisa Boattin, schierata da terzino sinistro in fase di non possesso ma con compiti molto più vari in fase di possesso.

In fase di costruzione la laterale sinistra della Juventus si accentrava allo scopo di permettere alle compagne di superare la prima pressione delle avversarie generando una linea di passaggio non coperta dalle giocatrici del Chelsea ed allo stesso tempo creando una situazione in cui è in grado di poter risalire in campo in libertà oppure utilizzare il suo educatissimo piede sinistro per esplorare zone più avanzate del campo soprattutto alle spalle della linea difensiva delle ragazze di Hayes.

Il vantaggio di questo movimento di Boattin è quello di creare superiorità numerica in differenti zone di campo anche grazie al movimento delle tre giocatrici più offensive: in questo esempio Girelli costringe la linea difensiva ad abbassarsi mentre Leupolz deve lasciare la propria casella in mezzo al campo per ostacolare Boattin consentendo un inserimento alle spalle di Rosucci o Cernoia. Con una sola mossa Montemurro riusciva a generare spazio in zona rifinitura nonché la possibilità di attaccare la profondità ed esporre la linea difensiva del Chelsea andata spesso in difficoltà sui tagli ai lati delle tre centrali difensive. Questo ha permesso alla squadra bianconera di pareggiare il numero di conclusioni delle avversarie nel corso del primo tempo (4 tiri per parte) nonostante un possesso palla notevolmente inferiore.

Anche in transizione questo posizionamento veniva utilizzato per mettere a nudo il lato debole della formazione vice-campione in carica su quel lato di campo: ancora una volta le due mezzali si muovono verso lo spazio tra le linee, Girelli al solito si muove senza palla per provocare una scelta alla linea difensiva ed all'esterna Reiten; Bonansea e Hurtig cercano di attaccare la profondità, in questa maniera Boattin ha campo libero e può scegliere se premiare l'inserimento di Rosucci o se sfruttare le capacità di Hurtig di muoversi alle spalle della linea difensiva mettendo a disagio Bright e Carter che se la sono dovuta cavare più volte con molto mestiere.

Analizzando la passmap delle ragazze juventine emerge chiaramente la centralità della giocatrice con la maglia numero 13, utilizzata come riferimento sia dalla centrale difensiva di parte Cecilia Salvai che dal play Pedersen (che, per inciso, è una giocatrice che per qualità e caratteristiche servirebbe come il pane anche alla formazione maschile) per poi connettersi con Rosucci e/o Hartig.


Sarà proprio Boattin, infatti, con un suo cross da trequarti completamente indisturbata, a trovare l'assist per la rete del momentaneo pareggio di Barbara Bonansea.


LE ROTAZIONI DEL CHELSEA IN SVILUPPO E RIFINITURA


Come anticipato precedentemente, la chiave della squadra ospite per avanzare e sviluppare il gioco stava nell'ampiezza data dalle due laterali Cuthbert e Reiten che la Juve sceglieva di lasciare libere sperando poi di poter imprigionare l'avversario con l'ausilio della linea laterale, una scelta a cui la squadra di Emma Hayes ha saputo porre rimedio mediante l'utilizzo di rotazioni posizionali anche grazie alla grande mobilità di Pernille Harder e Francesca Kirby, le due giocatrici chiamate a supporto di Samantha Kerr.

Sul lato sinistro è la svedese ad aprirsi a sinistra per ricevere il pallone, la Kirby si inserisce nello spazio tra le linee e la Reiten funge da vertice avanzato di questo triangolo inserendosi tra terzino e centrale della Juventus, il tutto mentre sul lato opposto Kerr costringe Salvai ad aprire la linea difensiva. Dalle combinazioni su questa fascia arriveranno diverse situazioni di pericolo salvate da estenuanti corse all'indietro di Pedersen o della mezzala di parte in chiusura sui passaggi a rimorchio dal lato corto dell'area di rigore.

Sul lato destro, invece, la situazione era ancora più visibile con ancora la Harder che raccoglie il passaggio sull'esterno lasciando alla Cuthbert il compito di buttarsi nello spazio tra Salvai e Boattin, costringendo Rosucci ad una faticosissima corsa all'indietro per coprire il corridoio anche perché una scalata di Salvai avrebbe permesso a Kirby di inserirsi tra le centrali visto che Sara Gama era presa, a sua volta, dalla marcatura di Sam Kerr.

La creazione di questi triangoli e di queste rotazioni posizionali hanno progressivamente permesso alla squadra londinese di trovare soluzioni per superare lo schieramento difensivo della Juventus, il resto ce lo ha messo la qualità individuale di Pernilla Harder che, ricevendo un passaggio progressivo di Carter ha inventato un cambio di gioco che ha liberato Cuthbert sulla destra, da questa giocata scaturirà l'azione che terminerà con il goal della stessa giocatrice scozzese sfruttando un grande movimento senza palla di Kirby che ha aperto come il Mar Rosso la linea difensiva bianconera lasciando la numero 22 del Chelsea libera di andare al tiro indisturbata al centro dell'area di rigore.


ALLORA DOVE E' STATA DECISA LA PARTITA?


Spesso sentiamo dire che i risultati sono frutto degli episodi, però poi ci si dimentica di chiedersi perché e come si è arrivati a quell'episodio: è vero che il goal della vittoria del Chelsea è arrivato su una serie di rimpalli tra le difendenti juventine e Sam Kerr prima di finire misteriosamente sui piedi di Pernilla Harder che non si è fatta dire due volte di depositare il pallone in rete, ma è anche vero che la strategia passiva della Juventus non stava più raccogliendo dividendi.

Come indicato precedentemente, la formazione di Montemurro ha deciso di avere un atteggiamento molto prudente in fase di non possesso che, con il senno di poi, potrebbe aver generato qualche rimorso nel tecnico ex Arsenal.

Difatti il momento migliore della partita per la Juventus è stato quello dopo il goal del Chelsea, dove la squadra ha reagito cambiando immediatamente il proprio atteggiamento in campo alzando il baricentro e contestando il possesso in maniera più aggressiva alle avversarie. Esempio è dato da questa strategia in prima pressione con le giocatrici bianconere che seguivano individualmente le avversarie con le tre attaccanti che seguivano le tre centrali difensive e Rosucci su Ji.

Quanto accaduto nella ripresa, però, è conseguenza di come si è sviluppata la partita nel primo tempo: le due mezzali della Juve e le tre attaccanti si sono spese tantissimo per mantenere compatta la squadra in fase di non possesso, ed il sistema di triangolazioni, rotazioni e sovrapposizione delle inglesi aveva messo alla frusta atleticamente al squadra di Montemurro.

Il dato sulla progressione del PPDA mostra chiaramente quanto il fattore atletico abbia inciso sulle ragazze bianconere. Seppur all'interno di una partita in cui il dato generale del PPDA è stato strategicamente basso, si notano chiaramente dei crolli nella fase finale del primo tempo e dal 60' fino al goal del 2-1 del Chelsea. Col senno di poi è facile dire che tenere la squadra con un baricentro troppo basso ha fatto faticare molto la squadra sia per risalire sia per coprire il campo in ampiezza nel momento in cui la squadra avversaria ha iniziato a capire che sfruttare tutta la larghezza del campo poteva essere l'arma per portare a casa la partita. 


La questione della tenuta atletica della squadra apre forse il vero punto interrogativo nelle scelte di Montemurro: mentre non possiamo contestare a priori la strategia di gara, ritengo invece opportuno chiedere conto all'allenatore se forse qualche cambio non potesse essere anticipato, soprattutto nel momento in cui diverse giocatrici, poi sostituite poco dopo il goal decisivo di Harder, non sembravano più in grado di tenere il pallone acciecate dalla stanchezza.

CONCLUSIONI


Analizzata la partita è emerso quanto sia importante e meritorio il lavoro che sta facendo il nuovo allenatore della Juventus per alzare il livello della squadra sullo scenario continentale; la forza del Chelsea si è mostrata in maniera meno appariscente di quanto si immaginava alla vigilia, e questo è un merito delle bianconere. Tuttavia la forza si è manifestata in maniera più sostanziale: la grande qualità della squadra di Emma Hayes ha distrutto fisicamente la formazione bianconera fino ad indurla ad una serie di errori che poi hanno portato a quegli episodi che hanno deciso la partita. Per cui anche le vittorie per episodi hanno un senso logico.

Thursday, 16 September 2021

Cosa è mancato all'Inter contro il Real Madrid?


L'esordio dell'Inter di Simone Inzaghi in questa edizione della Champions League ha visto la visita del Real Madrid di Carlo Ancelotti a San Siro in una partita che la squadra nerazzurra ha a tratti dominato salvo poi sgonfiarsi nel corso della partita fino a subire nei minuti finali il goal di Rodrygo che è valsa un'amara sconfitta.

La formazione nerazzurra a livello statistico avrebbe meritato decisamente un risultato diverso, per cui diversi sono stati i fattori che hanno inciso sul risultato rispetto all'andamento della partita, e questo è un elemento su cui la mia analisi su Inter-Real Madrid proverà a fornire i maggiori approfondimenti.

A differenza delle mie solite analisi, questa verterà su un materiale diverso rispetto alle precedenti: dopo la pandemia sono tornato ad osservare una partita direttamente dagli spalti, e da buon match analyst ho pensato bene di farlo da un osservatorio privilegiato, il terzo anello dello stadio Meazza in San Siro.


LE FORMAZIONI INIZIALI

Le scelte di Inzaghi ed Ancelotti sono state sostanzialmente quelle previste alla vigilia e sono state imperniate in primo luogo su una ricerca di uno schieramento molto equilibrato.



L'ex tecnico della Lazio ha confermato il 3-5-2 delle prime uscite stagionali ritrovando Bastoni nella linea difensiva a tre, per il resto stessi uomini visti nella trasferta di campionato a Marassi. Per Ancelotti, invece, qualche rimescolamento rispetto alla gara vinta in campionato contro il Celta Vigo con un passaggio ad una sorta di 4-3-3 in cui Alaba ha preso posto al centro della difesa spostando Nacho sulla sinistra, a centrocampo confermato il trio Casemiro-Valverde-Modric, in attacco Lucas Vazquez ha preso il posto di Eden Hazard.


IL PRIMO TEMPO DOMINANTE DI MARCELO BROZOVIC

Se guardiamo all'andamento della partita, l'Inter avrebbe meritato molto di più, soprattutto nel primo tempo dove ha messo totalmente a soqquadro lo schieramento del Real Madrid; fulcro del dominio della squadra di Inzaghi nei primi 45' è stato senza dubbio Marcelo Brozovic, centro di gravità totale di ogni possesso della squadra campione d'Italia.

L'analisi statistica della sua partita e la sua heatmap ci mostrano abbastanza esplicitamente dove il croato, forse ispirato dalla presenza in campo del suo più titolato connazionale con l'altra maglia, ha preso possesso di quello spazio tra la prima e la seconda linea di pressione madrilena gestendo il pallone con una maestria ed una sapienza da vero leader tecnico.
E' mancato un solo passaggio a raggiungere la quota di 100 passaggi riusciti: di questi passaggi davvero pochi sono stati banali, gli altri hanno sempre permesso alla propria squadra di aprire le maglie dello schieramento dei galacticos e creare, dunque potenziali situazioni di pericolo non opportunamente sfruttate dai suoi compagni per alcune ragioni che andremo ad analizzare di seguito. Non vi è ombra di dubbio che la prima chiave di lettura della partita di ieri stia non solo nella prestazione del numero 77 nerazzurro ma anche di come il Real si sia mosso per cercare di limitarlo, cosa che nel primo tempo non era per nulla riuscita agli uomini di Ancelotti.

Una cosa importante che Brozovic riusciva a garantire era un ottimo scaglionamento della squadra in fase di prima costruzione: il suo posizionamento con e senza palla ha sempre garantito la creazione di situazioni in cui gli spazi tra le linee di pressione del Real (a dire il vero poco organizzate nel primo tempo) venissero dilatati a dismisura generando grandi spazi per una facile risalita del pallone.

Ecco un esempio che ben spiega quanto teorizzato sopra: qui Brozovic si abbassa per andare a ricevere il pallone tra Skriniar a De Vrij creando superiorità numerica contro Vinicius e Benzema; il resto dei giocatori di Ancelotti si ritrae creando tanto spazio per il croato per risalire con la palla al piede e poter quindi scegliere comodamente la giocata da fare una volta attirato verso di se uno dei centrocampisti del Real. Sotto questo aspetto è stato molto importante anche il movimento di Barella, Calhanoglu e Dzeko sempre molto bravi a scaglionarsi per disordinare ulteriormente le linee di pressione madridiste.

Estendendo il discorso all'intera fase di costruzione del gioco da parte dell'Inter, si può notare anche come il movimento a venire incontro di Brozovic crei una linea di costruzione formata da 4 uomini con Skriniar e Bastoni che scivolano verso l'esterno permettendo a Darmian da un lato e Perisic dall'altro di alzarsi fino all'altezza della linea difensiva avversaria: sostanzialmente erano loro due a fornire la profondità alla formazione nerazzurra, per questo motivo sarebbe stato interessante esperire qualche volta la soluzione del pallone alle spalle della difesa per il taglio dei due esterni, movimento che spesso hanno fatto senza palla nel primo tempo senza essere premiati. Se vogliamo trovare un limite strategico nella partita dell'Inter di ieri sta proprio in questo: andava sfruttata meglio la profondità in questo tipo di situazioni.

Qui un altro esempio in cui il lavoro di Brozovic crea una voragine tra prima e seconda linea di pressione del Real: ad approfittarne è De Vrij che parte in conduzione costringendo Modric (cerchiato in rosso) a scalare su di lui liberando, però, Barella, che innescherà un attacco pericoloso in combinazione con Dzeko e Darmian. Seppur con dei movimenti diversi rispetto a quelli della scorsa stagione per via del cambio di caratteristiche del numero 9 (da Lukaku a Dzeko), ieri sera la formazione nerazzurra ha mostrato di prediligere la zona destra per sviluppare e rifinire l'azione per poi sfruttare i tagli da sinistra di Perisic per riempire l'area di rigore assieme a Lautaro e Dzeko.


SAREBBE STATO NECESSARIO UN CALHANOGLU PIU' LUCIDO


Il centrocampista turco arrivato quest'estate dal Milan in luogo di Eriksen è stato chiamato a svolgere diversi compiti nel corso della partita, in alcuni di essi si è destreggiato molto bene, in altri decisamente meno. In particolare in fase di rifinitura spesso e volentieri ha mancato la giusta tempistica per la giocata facendo perdere tempi di gioco alla manovra nerazzurra che sarebbero stati sufficienti per fare ancora più male al Real Madrid nel primo tempo, considerando che, alla fine, le migliori occasioni per la formazione nerazzurra sono arrivate da cross.

In termini di posizionamento in campo, invece, l'ex giocatore di Milan e Bayer Leverkusen è stato spesso bravo a muoversi senza palla ed aiutare Brozovic a disordinare lo schieramento del Real Madrid in fase di sviluppo dell'azione: qui lo vediamo posizionarsi alle spalle di Benzema per ricevere il pallone dal croato con una postura del corpo adatta a muoversi in modo da attirare Valverde verso di se e scaricare a sua volta il pallone verso Dzeko aprendo la difesa del Real. Tuttavia, al momento dell'esecuzione della giocata diverse volte le cose sono andate nel modo sbagliato togliendo all'Inter la possibilità di esporre la difesa avversaria ai propri limiti. Va anche detto che gli errori di esecuzione non sono stati un'esclusiva del turco ieri sera e, molto probabilmente, sono sintomo di una condizione psico-fisica lungi dall'essere ottimale, e questo deve essere, a mio parere, un motivo di grattacapo per Inzaghi considerando che la sconfitta di ieri rende la prossima trasferta in Ucraina contro lo Shakthar di De Zerbi una partita quasi pivotale per le sorti del girone.


LE FASI DI TRANSIZIONE


Per introdurre la parte relativa alle transizioni è opportuno fare una premessa: Inter-Real Madrid non è stata una partita giocata a ritmi insostenibili e sto usando un eufemismo: leggendo le statistiche di Wyscout emerge che il PPDA della formazione nerazzurra è stato pari a 16, quello del Real 13,29. Per chi è digiuno sul tema, il PPDA è un indicatore della pressione delle squadre calcolato sul numero di passaggi concessi all'avversario prima di interromperne l'azione: la correlazione è inversamente proporzionale, minore è il valore dell'indice, più alta è stata la pressione esercitata sull'avversario, e sia Inter che Real sono andati oltre i 10, limite sotto il quale si può convenire che una squadra abbia cercato di dare pressione all'avversario. Inoltre entrambe le squadre hanno superato la soglia di 500 passaggi tentati, a dimostrazione ulteriore che si siano divise ma non contese il possesso del pallone.

Una cosa che l'Inter ha fatto decisamente molto bene ieri è stata quella di bloccare le transizioni del Real su cui ritengo Ancelotti contasse molto sapendo di poter disporre di un giocatore come Vinicius Junior che, se innescato su spazi larghi, può mettere a ferro e fuoco ogni tipo di difesa. Ed invece Inzaghi ha ben intrappolato il brasiliano per buona parte della partita come si evince da questo esempio: Skriniar resta sempre vicino al giocatore brasiliano per contenderne la ricezione, qualora questi decida di proporsi abbassandosi c'è la prima linea di copertura data da Brozovic che è posizionato in modo tale anche da sostenere il tentativo di immediata riconquista da parte di Calhanoglu su Modric. Inoltre si può notare come lo schieramento sia ottimale anche qualora il pallone venga giocato in altre zone del campo con giocatori pronti a scalare sull'avversario che riceve palla per poter ritardare l'azione.

D'altra parte, invece, l'atteggiamento voluto da Inzaghi in fase di non possesso con un 5-3-2 in situazione di difesa posizionale ha reso sostanzialmente impossibile l'utilizzo delle transizioni offensive: qui ritengo ci siano delle responsabilità dell'ex tecnico della Lazio così come è emersa la mancanza di un giocatore come Lukaku (non che questa sia la scoperta del millennio) sopita dal cambio di alcuni meccanismi in fase di possesso ma che esplode in situazioni di questo genere. Per questo motivo ritengo che la scelta di Inzaghi di abbassare in questo modo la squadra in fase difensiva sia stata sbagliata: nel primo tempo il Real mostrava serie difficoltà a costruire e portava pochi giocatori in avanti, si poteva rinunciare a tenere uno tra Perisic e Darmian nella linea difensiva per magari tentare qualche transizione sfruttando la loro corsa che, invece, non poteva essere innescata dovendo essi partire dal limite della propria area di rigore. 

In questo caso mi sento di poter dire che qui Inzaghi è chiamato a metterci qualcosa di suo, in quanto questa fase di gioco non può più fondarsi sugli stessi paradigmi implementati da Conte nelle scorse due stagioni in quanto si poggiavano sulle caratteristiche devastanti in progressione di Lukaku.


LA FATICA CONTRO UN REAL PIU' AGGRESSIVO NEL SECONDO TEMPO


Il dominio dell'Inter nel primo tempo è stato giustificato, quindi, dall'ottimo scaglionamento della squadra in fase di costruzione ed un'ottima gestione delle fasi di transizione nonché una fase difensiva molto attenta (forse troppo, come abbiamo visto). Lo stesso dominio non lo abbiamo visto nel secondo tempo perché alla fine Ancelotti qualche cambiamento nell'intervallo lo ha fatto permettendogli di spostare la supremazia territoriale dalla propria parte.

Nel primo tempo la costruzione della squadra madridista era atta ad invitare la pressione dell'Inter che ha avuto gioco facile preoccupandosi di coprire essenzialmente le linee di passaggio verso i tre centrocampisti del Real e spostando la circolazione dei difensori sull'esterno. L'unico elemento che tentava di arieggiare il palleggio della squadra era Luka Modric con i suoi continui movimenti senza palla atti a farsi consegnare il pallone per poi cercare di inventare qualcosa con la sua tecnica. Con i quattro dietro che sostanzialmente restavano bloccati era fin troppo facile per l'Inter bloccare ogni tipo di risalita del campo da parte del Real, costretto il più delle volte a dei lanci lunghi inghiottiti dai centrali nerazzurri.

Nel secondo tempo con l'ingresso di Rodrygo al posto di Lucas Vazquez è scattato il segnale che era il momento di cambiare atteggiamento: così vediamo che l'impostazione è passata da 4 a 3 uomini, con Carvajal chiamato a giocare più alto con Rodrygo che occupava il mezzo spazio fungendo da seconda punta al fianco di Benzema. In questo modo Di Marco era costretto ad abbassarsi lasciando superiorità numerica in costruzione; l'Inter ha continuato a negare il centro ma il Real anche quando non poteva risalire il campo poteva palleggiare più comodamente facendo anche correre a vuoto gli attaccanti ed i centrocampisti, un elemento che ha avuto un incidenza di lungo periodo sulla partita, visto che il goal arrivato al 90' è stato frutto di una supremazia territoriale nel quarto d'ora finale di partita generato dal calo fisico dei nerazzurri.

Il cambio di approccio del Real nel secondo tempo è visibile anche mediante gli aggiustamenti in fase di prima pressione: l'asse Skriniar-De Vrij-Brozovic è stata neutralizzata grazie ad una serie di scalate dei centrocampisti con gli attaccanti che andavano a pareggiare i due centrali dell'Inter con Casemiro e Valverde che si alzavano in appoggio di Modric. Ovviamente questo significava dover affrontare Lautaro e Dzeko in 2 contro 2 ma Ancelotti non ha rifiutato di prendersi questo rischio anche perché, come si vede nell'esempio, erano pronte delle coperture anche da parte di Carvajal. Ma soprattutto nelle poche volte in cui Militao e Alaba non sono riusciti a contenere i due attaccanti avversari non si sono fatti scrupoli nell'usare le maniere forti spendendo un fallo e, nel caso di Alaba, anche un cartellino. 

Questa strategia del Real, unita alla maggiore qualità dei cambi a disposizione del tecnico reggiano, hanno permesso ai galacticos di prendere il centro del ring per buona parte della fase finale di partita: non è un caso che il goal della vittoria sia arrivato per mano di due subentrati, Rodrygo e Camavinga.

CONCLUSIONI


Perdere una partita al 90' non è di certo la più piacevole delle sensazioni per un tifoso, stesso discorso può essere traslato alla squadra che sperava di vedere premiato da un risultato positivo un primo tempo giocato su ottimi livelli.

Per cui ciò che Simone Inzaghi porta a casa al termine di questa partita è che esiste una squadra con dei meccanismi ben rodati in grado di poter disporre per almeno 45' di una squadra come il Real Madrid, così come allo stesso tempo ci sono delle potenzialità inesplorate all'interno di questi meccanismi, come l'attacco alla profondità ed una necessità di accelerare il processo decisionale nell'eseguire alcune giocate in rifinitura.

Ma l'ex tecnico della Lazio deve anche portare a casa una scorta di errori commessi nel corso della partita: sarebbe stato opportuno in alcuni momenti della partita sfruttare al meglio la miglior disposizione in campo magari mantenendo un baricentro più alto, così come nei momenti di difficoltà del secondo tempo avrebbe potuto gestire meglio qualche cambio: per esempio Dumfries andava sfruttato maggiormente nelle situazioni di transizione così come Correa sarebbe stato più opportuno vederlo al posto di Dzeko anziché al posto di Lautaro. 
A favore del tecnico va però detto che probabilmente alcuni cambi che ha dovuto effettuare sono stati "forzati" dal calo fisico dei suoi giocatori che ha anche causato l'ulteriore abbassamento della squadra nella parte finale di partita ma, come detto in premessa, l'Inter deve risolvere questo problema abbastanza in fretta.  

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