Tuesday, 16 January 2024
Davide Possanzini and De Zerbi legacy
Thursday, 29 June 2023
Italia Under 21: sei tutti i miei sbagli
![]() |
| Fonte foto: Figc.it |
Era una spedizione partita con l'intenzione non tanto di vincere la competizione, quanto quella di far tornare l'Italia a respirare l'aria delle Olimpiadi, non certo il titolo più ambito a livello calcistico, ma comunque una bella opportunità di esperienza internazionale per un gruppo di ragazzi pronti a passare al livello successivo della propria carriera calcistica.
Ed invece stiamo qui a commentare un'inopinata uscita anche da questo Europeo Under 21, eliminati in un girone in cui ci eravamo comportati bene nei primi 135' salvo poi sparire sotto i colpi di una mentalità tutta italiana in cui il termine gestione continua ad essere preponderante rispetto alla volontà di andarsi a prendere un obiettivo con le proprie forze. Una mentalità che, ancora una volta, ci vede uscire sconfitti in situazioni da cui una nostra nazionale ne poteva uscire in maniera diversa.
Allora proviamo ad analizzare ed a fornire spiegazioni su questa spedizione negativa sotto diversi aspetti e che, soprattutto, non credo avrà il valore che una sconfitta dovrebbe avere, ossia quello di imparare dai propri errori e proporre un cambio di mentalità che vada oltre la mera ricerca di nomi e cognomi dei colpevoli.
Wednesday, 21 June 2023
Come spiegare la retrocessione dello Spezia?
E' durata tre anni l'avventura dello Spezia in serie A: lo spareggio perso contro il Verona ha condannato la squadra ligure al ritorno in serie B in una stagione in cui sembrava che la salvezza potesse essere raggiunta con sufficiente agilità dalla formazione spezzina, soprattutto per come si erano messe le cose dopo il girone di andata.
Invece il girone di ritorno è culminato con un crollo di risultati unito ad una grande rimonta del Verona fino ad arrivare all'ultimo atto del Mapei Stadium. In mezzo c'è stato l'esonero di Luca Gotti in favore di Leonardo Semplici, una mossa che cercheremo di capire da cosa sia stata dettata e di come non abbia ottenuto i risultati sperati.
Friday, 20 January 2023
Cosa ci ha detto la finale di Supercoppa?
Continua la tradizione che vede la Supercoppa Italiana assegnata in Arabia Saudita nel mese di gennaio; proprio un anno fa eravamo qui a raccontare la vittoria dell'Inter sulla Juventus, ed ancora una volta raccontiamo un successo della formazione nerazzurra, questa volta ai danni del Milan, in una partita che certifica il momento più difficile della gestione Pioli post-pandemia.
Il 3-0 finale rappresenta un giusto risultato per il divario visto sul terreno di gioco in termini di interpretazione e preparazione della partita tra le due squadre, con l'Inter in grado di trovare le giuste chiavi per sfruttare le debolezze del Milan, mentre, al contrario i rossoneri non sono riusciti ad attivare con costrutto i loro punti di forza, complice una condizione fisica e mentale lontana da quella che nella scorsa stagione portò il diciannovesimo scudetto a Milanello.
Monday, 22 August 2022
Le prospettive di Bari e Palermo
La seconda giornata di serie B ha visto come anticipo del venerdì sera uno scontro tutto meridionale tra le due formazioni promosse dal girone C della scorsa serie C: da una parte il Bari dominatore del campionato e dall'altra il Palermo, che ha ottenuto la promozione dopo una magnifica quanto inaspettata cavalcata nei playoff.
Diverse, invece, le storie che hanno accompagnato le due società dopo aver ottenuto la promozione: la squadra biancorossa ha mantenuto inalterata la guida tecnica ed i quadri societari - a cui si aggiunge la proroga al 2028 per De Laurentiis dell'obbligo di vendere una tra Bari e Napoli - mentre i siciliani sono stati oggetto di un importante cambio societario, con il City group che ha acquisito il club. Questo cambiamento societario ha portato il tecnico della promozione, Silvio Baldini, e il direttore sportivo Renzo Castagnini, a rassegnare le dimissioni, portando, quindi, sulla panchina del Palermo Eugenio Corini che, dopo Chievo e Brescia, siede su un'altra panchina di una squadra che ha reso grande da calciatore.
LO SCHIERAMENTO DELLE DUE SQUADRE
Sin dal suo approdo a Bari nella scorsa stagione, Michele Mignani ha disegnato la squadra con il 4-3-1-2 con cui si è fatto conoscere a Modena nelle stagioni precedenti, attorno a questo disegno Ciro Polito ha costruito una squadra capace di dominare lo scorso campionato e di essere zoccolo duro della squadra che si andrà a giocare questa stagione in serie cadetta. La formazione schierata in campo è la stessa vista a Parma nella partita d'esordio in campionato, con la coppia Di Cesare-Terranova al centro della difesa e Pucino e Giacomo Ricci sugli esterni, il rombo di centrocampo formato da Maiello vertice basso, Maita e Folorunsho ai lati con Botta a supporto della coppia Antenucci-Cheddira.
Dall'altra parte il Palermo, nonostante il cambio in panchina, conferma il 4-2-3-1 disegnato da Baldini nella scorsa stagione. Corini nelle ultime stagioni ha sempre schierato le sue squadre con il rombo a centrocampo, ma evidentemente il lascito di Baldini al gruppo di giocatori in organico non meritava di essere depauperato così in fretta; una scelta che si è rivelata vincente nella prima partita di campionato contro il Perugia, vinta brillantemente per 2-0. Così anche i rosanero confermano in blocco l'undici della gara d'esordio: Nedelcearu e Marconi formano la coppia centrale, Damiani e Broh il duo di centrocampo a protezione della difesa, Buttaro e Crivello terzini, davanti a loro sulle fasce operano Elia e Valente, mentre Floriano viene schierato da trequartista alle spalle di Brunori.
LA SUPERIORITA' DEL PALERMO SUL LATO DESTRO
La sfida tattica tra Mignani e Corini nasceva come interessante e tale e rimasta fino al fischio finale: la contrapposizione tra i due schieramenti creava in maniera naturale delle superiorità in alcune zone del campo. Lo schieramento del Palermo cercava la superiorità sugli esterni, il Bari la cercava in mezzo, per cui scopo delle due squadre era ottimizzare le relative superiorità numeriche e limitare le situazioni di inferiorità. Sotto questo aspetto il Palermo è stato decisamente migliore del Bari, soprattutto nel primo tempo.
![]() |
| Fonte: Sofascore. |
A dimostrazione che questa era la strada preferita da percorrere per la squadra siciliana ci sono le posizioni medie alla fine del primo tempo, dove si vede chiaramente la ricerca continua del sovraccarico su quel lato di campo. Si può notare chiaramente il differente scaglionamento della coppia di centrocampo, con Damiani (numero 21) più bloccato davanti alla difesa, e Broh (numero 14) aperto a destra. Anche il posizionamento di Nedelcearu (numero 18) mostra chiaramente come il centrale rumeno portasse palla allo scopo di supportare la costruzione e lo sviluppo dell'azione su quel lato di campo.
In questo esempio si possono ben notare i meccanismi sulla catena di destra del Palermo e le combinazioni che hanno permesso più volte di sfondare la linea difensiva del Bari.
LA STRATEGIA DEL BARI
Il sistema di gioco del Bari di Mignani è atto a cercare uomini nelle zone centrali del campo per attivare combinazioni di gioco rapide tra le linee e superare la linea difensiva avversaria oppure scaricare l'uomo libero sull'esterno dopo aver attirato l'avversario centralmente.
In questo video, invece, possiamo notare, la costruzione del Bari con Maiello che si abbassa tra i centrali, i movimenti e le rotazioni del rombo di centrocampo con Maita a destra che si apre per creare spazio e poi lo spostamento del gioco a sinistra come soluzione offerta dal Palermo per poi poter applicare la propria pressione laterale che il Bari non riesce a superare nonostante il tentativo di sovrapposizione di Ricci.
LA QUESTIONE DEL PRESSING
COME HA RISOLTO I PROBLEMI MIGNANI
![]() |
| Fonte: SofaScore |
CONCLUSIONI
Friday, 25 March 2022
La struttura di Mancini è ancora valida ma non è più efficiente (ed efficace)
E 4 anni e mezzo dopo quella notta di San Siro contro la Svezia, come in un famoso film degli anni '90, mi verrebbe da dire Milano-Palermo solo andata; questa volta è stata la Macedonia del Nord ad estrometterci dal Mondiale, e per la prima volta nella storia del calcio italiano non partecipiamo per la seconda volta di fila alla massima competizione per nazionali. Se volevamo una prova del fatto che il calcio a livello globale si è evoluto e l'Italia è rimasta indietro, ora abbiamo anche un risultato che mette tutti di fronte alle proprie colpe.
Fatta questa premessa che merita di essere approfondita in altre sedi, passiamo ad analizzare la partita di ieri sera al "Barbera" in cui l'Italia è andata a schiantarsi contro la difesa della squadra macedone e contro i propri limiti a livello individuale, che hanno reso poco efficace ed efficiente il sistema di gioco che Mancini ha implementato dal suo arrivo a Coverciano nel 2018.
E' STATA LA SOLITA ITALIA DI MANCINI
Il lavoro di Mancini in questi anni è stato in continuità con l'imprinting dato dal sistema Viscidi a Coverciano, con il concetto dei 5 costruttori e dei 5 invasori che non ha mai abbandonato il modo di giocare della nazionale in questi anni. Ed anche ieri sera non è stato da meno.
TANTI TIRI, POCHI EXPECTED GOALS
Ed ora è il momento di capire cosa è andato storto: i numeri sono più freddi delle nostre emozioni nel vedere la partita, ma anch'essi possono sviarci se non li ordiniamo nel modo giusto. Un atteggiamento assolutorio nei confronti della squadra ci porterebbe a dire che, beh, l'Italia è andata al tiro 32 volte nel corso della partita, quindi producendo un'enorme mole di gioco; un atteggiamento critico direbbe che l'Italia ha prodotto poco più di 2 xG su quei 32 tiri, che quindi facendo due conti sulla carta del salumiere significherebbe uno scarso 6% di probabilità di trovare il goal in media per ogni tiro, quindi conclusioni di poca qualità, quindi abbiamo giocato male.
Le soluzioni per arrivare al tiro le abbiamo cercate ma gli errori commessi e la confusione ha fatto da padrona ogniqualvolta il gioco si spostava negli ultimi 25 metri di campo.
ANCHE LA PRESTAZIONE IN NON POSSESSO E' STATA VALIDA
Un altro aspetto molto importante e riconoscibile di questo quadriennio manciniano è la fase di non possesso, che ha implementato il principio del recupero immediato del pallone in zone alte del campo ed usare lo schieramento 3+2 in costruzione come rete per assorbire preventivamente i tentativi di contropiede avversario.
LA DIFFERENZA L'HA FATTA LA FORTUNA O LA FREDDEZZA?
Insomma, alla fine tante chiacchere, tanta discussione sullo schieramento in campo, sulla strategia tattica ma siamo qui a commentare una partita che l'Italia ha perso contro la Macedonia del Nord dopo aver creato tatticamente le condizioni per vincerla in ciabatte, per cui è solo sfortuna o c'è dell'altro?
A livello tattico e strategico l'Italia ha fatto le cose giuste, ma non le ha fatte a livello tecnico nel momento in cui bisognava convertire in goal la superiorità espressa; come nell'occasione di Berardi troppe volte gli azzurri hanno sbagliato uno smarcamento (sì Immobile, parlo proprio di te) o hanno esitato troppo nell'eseguire una giocata permettendo al difensore avversario di turno di chiuderla; per cui qui è subentrato un limite mentale individuale, il calcio di oggi richiede maggiore rapidità di esecuzione, la giocata deve venir fuori in maniera automatica senza pensare un secondo in più per elaborarla, e questo aspetto ho il timore che in Italia venga poco allenato.
A conferma di ciò il goal della Macedonia ha trovato origine proprio nella sua estemporaneità: Trajkovski appena ha avuto quel pallone a disposizione che scendeva proprio in direzione del suo destro non ci ha pensato su due volte a tirare, ed il fato (vogliamo dire così?) lo ha premiato cogliendo di sorpresa Donnarumma. L'Italia, invece, non ha mai sorpreso i propri avversari, e non ci sono 32 tiri e 2 xG che tengano.
Thursday, 13 January 2022
Cosa ci dice la Supercoppa di Inter e Juventus
Un modo, a mio parere, per cercare di capire il lavoro di un allenatore sulla panchina di una squadra è quello di studiarne l'evoluzione nel corso della stagione ed il modo più semplice per verificarlo è quello di vedere due squadre all'opera una contro l'altra per una seconda volta nella stessa stagione.
Per questo motivo ho provato ad analizzare le differenze tra l'Inter-Juve disputato il 24 ottobre in campionato e quello disputato il 12 gennaio per la finale di Supercoppa italiana. Si può senz'altro affermare che nei 90' entrambe le partite sono terminate 1-1 e sono state molto diverse e che tra una partita e l'altra si sono viste squadre migliorate rispetto a quel 24 ottobre.
Ma allo stesso tempo ha mostrato come questo miglioramento abbia dato una forte identità all'Inter di Simone Inzaghi che ben si sposa con la rosa a disposizione del tecnico ex Lazio, dall'altra parte si vede una squadra che cerca di essere più aggressiva ma con giocatori che spesso faticano ad applicare le idee di Allegri.
COSTRUZIONE VS PRIMA PRESSIONE
Uno degli elementi di forza dell'Inter è senza dubbio la capacità di trovare diverse soluzioni per far partire l'azione da dietro: già l'anno scorso con Antonio Conte erano ben riconoscibili i meccanismi che facevano riferimento alla catena di destra, con Lukaku utilizzato come appoggio per far progredire l'azione sul lato destro con i movimenti complementari di Hakimi e Barella.
Quest'anno, in assenza di Lukaku i meccanismi sono cambiati: non esiste più una routine meccanica tipica del gioco di Conte, bensì Inzaghi ha deciso di lavorare sulle rotazioni tra gli uomini allo scopo di avere delle posizioni sempre occupate e soprattutto muovere lo schieramento difensivo avversario per disordinarlo ed acquisire la superiorità posizionale ormai sulla bocca di tutti.
LO SVILUPPO DEL GIOCO
Una volta che il pallone raggiunge zone più alte del campo (per chi ne è in possesso) è importante capire come le due squadre si schierano per capire come chi è in possesso cerchi di far avanzare il gioco e l'avversario ad impedirlo. Per l'Inter è molto importante raggiungere la zona di rifinitura per poter trovare la via della rete, per la Juventus, invece, è molto importante cercare la verticalizzazione ed infilare l'avversario in velocità.
In entrambi i casi sono risultati evidenti le difficoltà a riempire la metà campo avversaria, mostrando come entrambi gli allenatori erano attenti a non utilizzare molti "invasori" in modo da non lasciare spazio alle transizioni avversarie, la partita infatti ha visto solo 2 contropiedi effettuati per parte. Questa è stata una situazione che ha portato ad un tipo di partita in cui la prima che avesse trovato in qualche modo il goal avrebbe avuto vinta la sfida, per questo motivo questa situazione di stallo ha favorito per buona parte del match la formazione nerazzurra che era riuscita a trovare la via del goal sugli sviluppi di una prodezza individuale di Calhanoglu viziata da una deviazione di Locatelli.
Nella partita di ieri sera abbiamo visto due squadre cercare di muovere più uomini ad invadere la metà campo avversaria con modalità diverse tra di loro e la cui esecuzione è quella che ha dato il contesto tattico alla partita ed anche farci affermare che, per quanto il risultato finale sia maturato (usando un termine cestistico) sulla sirena vada comunque considerato come estremamente in linea con quanto visto sul campo.
CONCLUSIONI
Wednesday, 15 January 2020
Giochisti, risultatisti, contropiede, monocultura tecnologia ed altre creature fantastiche
IL DOPPIO ARTICOLO DEL CORRIERE DELLO SPORT (8 GENNAIO 2020)
Prima affermazione di Gianni Mura: "Eppure il contropiede è cinquant'anni di calcio della nostra Nazionale. Ci abbiamo vinto un Mondiale. Non il penultimo, l'ultimo"
Seconda affermazione di Gianni Mura: "Sarebbe giunto il momento di ribellarsi alla logica industriale della monocultura tecnologica per tornare alla sapienza del calcio"
L'articolo di Polverosi "Vecchio è ancora bello"
Azione che parte dal portiere 6 passaggi di (quasi) prima e Lukaku lanciato a rete. Quello che succede dopo non è importante, la palla Lukaku la poteva anche mettere all’incrocio, il vero tesoro resta lo schema preparato al 100% in allenamento #Inter #NapoliInter pic.twitter.com/ElzfNctD9o— Oldman Il Maestro (@IlMaest54500641) January 9, 2020
I FOCUS TECNICI DELLA GAZZETTA DELLO SPORT (11 E 15 GENNAIO 2020)
"PRIMO NON PRENDERLE" DI G.B. OLIVERO (11 GENNAIO 2020)
Ho analizzato i risultati di 18.260 partite (gli ultimi 10 campionati delle cinque top Leghe europee) ricavando l’inequivocabile conferma che se vuoi assolutamente vincere una partita non subire gol resta la strada più sicura. E vale anche per #Guardiola https://t.co/KUULRZqezR— G.B. Olivero (@GBOlivero) January 11, 2020
"GIOCO AL RIBASSO" DI ALEX FROSIO (15 GENNAIO 2020)
«Chiamare alcuni allenatori “giochisti” serve solo ad accusarli di essere ideologici per mascherare la propria, di ideologia»— l'Ultimo Uomo (@lUltimoUomo) January 15, 2020
di Daniele Manusiahttps://t.co/mCO9stchHx
Post in evidenza
Davide Possanzini and De Zerbi legacy
We everybody know the style of play promoted by Roberto de Zerbi in his journey from Italy to Ukraine and now to Brighton in Premier Leagu...
Highlights
-
Source: @svenskfotboll Fifa Women World Cup reached the quarter-final stage and one of the more interesting clash was between the Japanese t...
-
Artem Dovbyk had a breakout season last year playing for Girona; a season which allowed him to be the Pichichi of La Liga and his team to r...
-
UWCL group phase started last week and the focus of this edition is to understand if there is some team able to stop Barcelona's domin...
-
Photo Credit: Selección Uruguaya on X Last night the Uruguayan selection was able to win at "La Bombonera" against the World C...
-
Fonte foto: Figc.it Era una spedizione partita con l'intenzione non tanto di vincere la competizione, quanto quella di far tornare l...



























