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Wednesday, 3 March 2021

Manchester City-Wolverhampton, tesi ed antitesi


All'Etihad Stadium di Manchester la squadra di Guardiola ospita il Wolverhampton in una sfida che nell'anno precedente fu molto amara per i Citizens sconfitti in entrambi i confronti. Quest'anno per il City, invece, è tutta un'altra storia, per cui quale migliore occasione per dimostrarlo contro la squadra di Nuno Espirito Santo in una sfida che vede contrapposti due sistemi di gioco completamente agli antipodi tra di loro.

Da una parte il sistema del City basato sui princìpi del gioco di posizione di cui Pep Guardiola è maestro, con tante rotazioni posizionali tra i giocatori e ricerca della giocata migliore per arrivare alla soluzione di tiro più comoda e dal più alto tasso di realizzazione possibile. Dall'altra parte abbiamo il sistema attendista dei Wolves di Nuno Espirito Santo, con una linea difensiva a 5 che protegge l'area di rigore ed una linea di centrocampo che chiude le opzioni centrali contribuendo allo schieramento basso della squadra; la fase offensiva, invece, si avvale principalmente delle transizioni condotte dai propri elementi offensivi dotati di grande rapidità palla al piede come, per esempio, Pedro Neto e Adama Traorè.

La partita termina con una netta vittoria per 4-1 della squadra di Guardiola, che ha mostrato al mondo come si aggira un blocco basso e corto come quello predisposto da Nuno, così come quest'ultimo è stato in grado di mostrare che con un giusto approccio mentale si possono togliere certezze al City e portarli a commettere errori nella gestione della partita.


LE FORMAZIONI



Guardiola schiera il City con quella che può benissimo essere definita come la formazione-tipo, con la coppia centrale Ruben Dias-Laporte in difesa, unica novità è l'assenza di Gundogan, lasciato in panchina a vantaggio di un centrocampo con Rodri affiancato da De Bruyne e Bernardo Silva: il tecnico catalano, insomma, tira fuori tutta l'artiglieria prevedendo una sfida con molti pochi spazi a disposizione.

Il Wolverhampton si schiera con il solito 3-4-2-1 ma con diverse variazioni sul tema, la principale è la presenza simultanea di Hoever e Semedo, due terzini destri sulla carta, le cui funzioni all'interno della partita sono tutte da scoprire; sicuramente di valore più offensivo il lato sinistro con Saiss, Jonny Otto e Pedro Neto. Singolare anche la scelta della punta, ossia Adama Traorè che difficilmente, nei fatti, occuperà quella posizione in campo.

IL CITY CHE AGGIRA IL BLOCCO BASSO DEL WOLVERHAMPTON


Passano pochi secondi dal fischio d'inizio e subito si capisce che lo scenario tattico previsto alla vigilia del match non verrà disatteso: il Wolverhampton si schiera con un 5-4-1 compatto che cerca di togliere accesso al City della parte centrale del campo mentre la squadra di Guardiola cerca di manipolare lo schieramento per arrivare in area di rigore.

Per permettersi di manipolare lo schieramento della squadra di Nuno, il Manchester City in fase di possesso si schiera con quello che si puà definire un 3-1-4-2 con Rodri vertice basso del rombo di costruzione completato dai due centrali Ruben Dias e Laporte e con Walker che stringe dalla posizione di terzino destro; nelle zone più avanzate del campo, invece, Cancelo e Mahrez danno l'ampiezza mentre De Bruyne e Bernardo Silva si pongono nei corridoi intermedi per ricevere il pallone, mentre Gabriel Jesus e Sterling impegnano i tre centrali difensivi.

I primi 15' di partita sono un monologo della squadra di Guardiola che stringe al collo i Wolves con meccanismi che aggirano le linee corte predisposte da Nuno proprio grazie alla posizione di Cancelo che associandosi con Laporte e De Bruyne sovraccaricavano quella zona di campo liberando spazio per le ricezioni di Rodri che, quindi, ha potuto gestire il pallone in una situazione di grande comfort per lui, ossia senza un giocatore in costante pressione su di lui: grande lancio per Mahrez sul lato debole, l'algerino vincerà l'uno contro uno e arrivare in area dove il suo cross teso costringerà Dendoncker a depositarsi la palla nella propria porta.









IL CONTROLLO DELLA PARTITA TRAMITE IL POSSESSO E LA PRESSIONE ALTA


La disposizione in campo della squadra di Guardiola, una volta ottenuta la rete del vantaggio, è stata quella di gestire il possesso del pallone e sfruttare il blocco basso dei Wolves per mantenere un baricentro altro ed avere un controllo territoriale della partita: gli stessi meccanismi utilizzati nei primi 15' per sbloccare la partita sono stati poi utilizzati per gestire il possesso e far correre a vuoto il centrocampo avversario. Secondo scopo, molto più pragmatico del primo, è quello che tale schieramento ha permesso alla squadra di Guardiola di annullare ogni possibilità di ripartenza al Wolverhampton mediante una forte pressione sulla palla persa e mediante una cura sulle marcature preventive, specie su Adama Traorè.

Fonte dati WhoScored
Conferma a livello statistico del dominio espresso dalla squadra di Guardiola nel corso del primo tempo è data dai possessi: le macchie arancioni sono relative ai tocchi effettuati dai giocatori del City, quelle blu quelli effettuati dai giocatori del Wolverhampton. Si può facilmente osservare come l'approccio del City abbia sostanzialmente annullato ogni tentativo della squadra di Nuno di accedere alla metà campo del City, nessun giocatore dei Wolves è riuscito a toccare palla in area di rigore ma anche nella cosiddetta zona 14, ossia la zona centrale della trequarti offensiva: un dato davvero impressionante.




Ecco un esempio di come il City andava a recuperare il pallone appena perso: è lo schieramento in fase di possesso la base per il recupero palla in transizione, in questa fase è fondamentale l'apporto di Rodri che si alza affiancando Walker il quale aggredendo immediatamente Pedro Neto ne ritarda l'uscita permettendo di creare una gabbia (che ho evidenziato) da cui l'ex laziale non può uscire.  




LA RISPOSTA DEI WOLVES NEL SECONDO TEMPO


L'unico errore nella gestione della gara da parte del City è stato quello di aver giocato troppo sul proprio possesso nel corso del primo tempo rinunciando quasi scientemente alla ricerca della profondità e degli uno contro uno sugli esterni come avvenuto nelle battute iniziali della partita fino all'autogoal di Dendoncker. 

Fonte xG chart Between the Posts
Come si evince dall'evoluzione degli xG nel corso della partita, nel primo tempo il City è arrivato al tiro con poca frequenza e con un livello qualitativo delle conclusioni effettuate non troppo elevato. E' anche opportuno rammentare che l'autogoal di Dendoncker non viene annoverato nelle statistiche degli xG in quanto la conclusione a rete non è stata effettuata da un giocatore del City, tuttavia la rete del vantaggio è stato l'evento su cui la squadra di Guardiola ha giocato al fine di costringere Nuno a cambiare in corsa la strategia della sua gara e concedergli maggiori spazi negli ultimi metri. Questo non è avvenuto, i Wolves hanno sostanzialmente rinunciato ad attaccare rimandando al secondo tempo le decisioni su come cercare di cambiare contesto tattico alla partita.





Questo atteggiamento, nel secondo tempo, si è poi trasformato in rilassatezza, fino ad arrivare al goal del pareggio del Wolverhampton con Coady sugli sviluppi di un calcio piazzato: in quel momento la partita ha rischiato di svoltare in quanto il goal subito ha fatto perdere al City le certezze che si era costruita fino a quel momento.

A questa situazione ha contribuito il cambio di atteggiamento studiato da Nuno: il momento del richiamo alle armi è arrivato con il cambio di Otto con Fabio Silva, così oltre all'ingresso di una punta di ruolo il tecnico portoghese ha potuto schierare le proprie pedine in campo in maniera più propositiva e con compiti e posizioni in campo più aderenti alle rispettive caratteristiche.

Già a partire dalla fase di costruzioni si nota subito un atteggiamento diverso: i due centrocampisti Ruben Neves e Joao Moutinho operano con un posizionamento scaglionato atto a creare spazio tra le linee di pressione del City, inoltre si può notare come i due esterni Semedo (fuori inquadratura) e Hoever agiscano in zone di campo più avanzate.




Una volta che il pallone giunge sulla trequarti del City, non ci sono più i poveri Traorè e Pedro Neto a dover lottare contro i centrali del City, bensì abbiamo Fabio Silva che li tiene occupati mentre i due trequartisti esterni occupano l'ampiezza costringendo la linea difensiva del City a muoversi di conseguenza generando spazi che Semedo con i propri tagli e Moutinho con i propri inserimenti potevano sfruttare: da una situazione di questo genere è nata la punizione per fallo sullo stesso Moutinho che generato il momentaneo pareggio di Coady.

La modifica nello schieramento, inoltre, ha avuto impatti anche sulla fase di prima pressione: infatti l'avanzamento di Moutinho ha portato il centrocampista ex Monaco a seguire le tracce di Rodri in questa fase di gioco, con Fabio Silva e Pedro Neto orientati sui centrali difensivi del City e Traoré in copertura su Walker. Questo atteggiamento nelle fasi successive al goal del pareggio ha messo in seria difficoltà l'impostazione del Manchester City che ha anche rischiato, su un paio di palle perse da Rodri, di vedersi infilata nuovamente dai Wolves.

Tutto questo ha reso il secondo tempo molto più vivace del primo con diversi capovolgimenti di fronte: in questo contesto le qualità individuali dei giocatori del City hanno ripreso il controllo del match e, complice anche un calo fisico dei Wolves, costretti a rincorrere la palla per tutto il match, sono riusciti a chiudere nuovamente la squadra di Nuno nella propria area di rigore e trovare a 10' dalla fine il goal di Gabriel Jesus dopo aver sciupato diverse opportunità da rete create con i soliti tagli dall'esterno dei terzini o di Mahrez.

CONCLUSIONI


Il risultato finale di 4-1 è stato determinato dalle reti realizzate dal City ormai a tempo scaduto, tuttavia rende l'idea della grande forza e del valore della squadra di Guardiola giunta ormai alla ventunesima vittoria consecutiva in stagione.

A rendere questa squadra, a mio parere, ancora più forte di quella che nel 2018 e nel 2019 vinse la Premier è il fatto che Guardiola può disporre di un'infinità di alternative in rosa che gli permettono di gestire fisicamente alcuni calciatori che in passato hanno mostrato un'eccessiva propensione agli infortuni. Questo è un aspetto di non poco conto e che, negli anni precedenti, può aver influito sul modo in cui Guardiola e la squadra hanno affrontato la fase finale della Champions League, per questo motivo il City di oggi non può essere certamente messo alle spalle del Bayern Monaco in un'ipotetica graduatoria di favoriti per la vittoria finale della massima competizione continentale, dando per assodato che la vittoria di ieri sera abbia ormai chiuso ogni discorso riguardante la vittoria finale della Premier (semmai ce ne fosse stato bisogno).

Il Wolverhampton, invece, ha cercato di superare questo ostacolo mediante un piano-gara che è stato immediatamente manipolato da Guardiola nelle fasi iniziali del match: Nuno, tuttavia, non ha voluto cambiare immediatamente la strategia di gara giocandosi le proprie carte solo nel secondo tempo e poco ci è mancato che la strategia non facesse saltare il banco nella parte centrale del secondo tempo. L'infortunio di Raul Jimenez sembra aver indebolito fortemente i Wolves e Nuno sembra ancora alla ricerca del sistema giusto per tornare ad essere competitivi in assenza del messicano, l'operazione si sta rivelando più complessa del previsto.

 

Tuesday, 20 October 2020

La battaglia tattica di Leeds-Wolverhampton

Il Monday Night della Premier League ha visto affrontarsi ad Elland Road il Leeds di Marcelo Bielsa ed il Wolverhampton in salsa portoghese di Nuno Espirito Santo, due progetti tecnici altrettanto interessanti quanto antitetici tra di loro: da una parte abbiamo un club che ha deciso di affidare la guida tecnica ad un maestro come Bielsa sulla cui carriera esiste una bibliografia infinita e che basa il proprio progetto sulla crescita dei giocatori a livello tecnico e di conoscenza del gioco, dall'altra parte un club gestito sostanzialmente da un agente, ossia Jorge Mendes, che utilizza il club inglese per dare una vetrina di primo livello ai suoi assistiti più importanti.

Ma oltre alla diversa gestione societaria, a livello di campo c'era grande interesse (quanto meno da parte mia) di vedere contrapposti due visioni di calcio agli antipodi, con il gioco rapido e dominante voluto da Bielsa contro la compattezza ricercata dal tecnico portoghese per poi liberare le qualità individuali in uno contro uno dei suoi elementi offensivi, ne è venuta fuori una battaglia tattica da cui ne è uscito vincitore il Wolverhampton ma in cui il Leeds avrebbe meritato decisamente qualcosa in più.







GLI SCHIERAMENTI IN CAMPO 


Il Leeds di Bielsa viene schierato con il solito 4-1-4-1 di base, al centro della difesa Strujik sostituisce Cooper mentre Rodrigo Moreno viene riproposto nella batteria dei quattro uomini alle spalle della punta Bamford; dall'altra parte Nuno si schiera con un 5-3-2 di base dove i due esterni sono Semedo e Saiss, non certo due interpreti iper-offensivi, al centro del campo, invece, viene schierato Pedro Neto e Podence viene chiamato a fare coppia davanti con Raul Jimenez, ma come vedremo tra poco le modifiche allo schieramento sono state molteplici.





LE CATENE DEL LEEDS


Il gioco del Leeds prevede diversi modi per rendersi pericoloso e trovare la miglior soluzione per arrivare rapidamente al tiro cercando di disordinare quanto più possibile lo schieramento avversario, per Bielsa poter aggirare un blocco basso a compatto come quello del Wolverhampton era sicuramente una sfida che avrà stimolato il suo pensiero e questo lavoro si è ben visto nel corso della partita, specie nel primo tempo.

Il primo aspetto che è balzato all'occhio vedendo la partita (e confermato dai numeri, vedi accanto) è stata la capacità di muovere il pallone tramite le catene esterne, con Ayling, Helder Costa da un lato e Dallas ed Harrison dall'altro, coadiuvati dai movimenti dei centrocampisti centrali che andavano a sovraccaricare la zona palla per favorire gli scambi stretti in velocità oppure i cambi di gioco (22 cambi di gioco in tutta la partita, di cui 9 effettuati da Kevin Phillips) e soprattutto poter aggredire immediatamente non appena il pallone veniva riconquistato dai Wolves (17 pressioni effettuate dal solo Rodrigo in tutta la partita).

Questo è un esempio di come lavorava la catena di destra nella prima parte del primo tempo: il pallone portato da Ayling fa uscire Pedro Neto sul terzino del Leeds, lo spazio alle sue spalle viene preso da Klich che si ritroverebbe in una posizione favorevole in zona rifinitura, la scelta dei Wolves è quella di far uscire il centrale Kilman dalla linea difensiva, ma questo genera a sua volta spazio alle sue spalle che può essere attaccato da uno tra Helder Costa, Bamford o anche Rodrigo, in questa maniera i White sono andati al tiro per quattro volte nei primi 15 minuti, tuttavia solo in una occasione Rui Patricio è stato impegnato, ossia un colpo di testa di Bamford al 5'.


IL PASSAGGIO AL 5-4-1 DEI WOLVES


Con un inizio così complesso di partita, Nuno è stato chiamato a trovare delle contromosse per arginare le trame del Leeds, soprattutto per chiudere le linee di passaggio in zona rifinitura che tanti problemi hanno creato ai meccanismi difensivi della squadra.

La risposta dei Wolves, quindi, è stata quella di spostare Podence dall'attacco alla linea di centrocampo in modo da coprire al meglio tutti i corridoi in zona di rifinitura e dare meno scelta ai terzini del Leeds nell'attivare le catene laterali comprimendo tutti gli spazi. Il Leeds ha adeguato il proprio schieramento a questa scelta di Nuno sfruttando la libertà comunque lasciata a disposizione dei terzini di portare palla: non potendo sfruttare la zona rifinitura, ha richiesto ai due esterni di tenere i due quinti dei Wolves quanto più staccati dai centrali ed allo stesso tempo ha richiesto a Klich, Rodrigo e Bamford di invadere l'area di rigore al fine di avere un 3 contro 3 contro i centrali dei Wolves, infatti le statistiche parlano di 7 cross tentati da Ayling e 5 di Harrison dall'altra parte. La modifica, tuttavia, ha premiato Nuno che ha sfruttato la capacità dei suoi centrali di vincere i duelli in area contro gli attaccanti del Leeds, dove spiccano i numeri di Kliman che ha liberato per 9 volte la propria area di rigore (6 Boly, 5 Semedo, 4 Saiss).



LA QUALITA' DEI WOLVES PER DECIDERE LA PARTITA


Le capacità di Nuno di saper leggere le difficoltà della partita hanno permesso ai Wolves di non essere penalizzato dal dominio espresso dal Leeds per lunghi tratti della partita, quasi come se avesse scelto di far sfogare la squadra di Bielsa ed attenderli al varco nel momento in cui non fossero stati più in grado di reggere il ritmo.

Il passaggio al 4-5-1 in fase di non possesso ha innescato meccanismi diversi in fase di possesso una volta che la squadra fosse stata capace di alzare il baricentro:

La strategia, una volta recuperato il possesso del pallone era quello di cercare gli uomini di maggior qualità in grado di risalire il campo e far correre all'indietro il Leeds per recuperare campo e generare situazioni pericolose mediante giocate individuali: il grafico che ho creato qui a fianco ci mostra quanto i Wolves abbiano affidato il pallone a Raul Jimenez e Pedro Neto per raggiungere questo scopo oltre che a Dendoncker; la scelta, non possibile nel primo tempo grazie all'immediata ri-aggressione del Leeds, ha raccolto i propri dividendi nel secondo tempo: l'attaccante messicano ha chiuso la partita con 3 dribbling su 5 riusciti, Pedro Neto addirittura 6 su 11, mentre Dendoncker spicca per i duelli aerei vinti (7 su 7), meno coinvolto, invece, Podence che, però, nel primo tempo ha avuto sul piede l'unica palla goal costruita dai suoi in tutta la prima frazione; l'azione del goal che ha deciso la partita nasce su una giocata personale di Jimenez che conducendo la palla dall'esterno all'interno del campo si è creato uno spazio per una conclusione da fuori area che è terminata in rete grazie alla decisiva deviazione di Phillips.


I CAMBI DEL LEEDS PER L'ARREMBAGGIO FINALE


Per una squadra che fa del ritmo e della corsa i propri fondamenti di gioco, come Bielsa vuole per il suo Leeds, l'utilizzo dei cambi è fondamentale per il tecnico argentino per ovviare al fisiologico calo che la squadra può avere nelle fasi finali della partita, difatti, subito il goal l'obiettivo era quello di ricreare le situazioni viste nel primo tempo sperando anche in una minore tenuta della squadra di Nuno in fase difensiva, così gli ingressi Poveda, di Pablo Hernandez e Raphinha cercano di dare nuovo vigore alle linee avanzate con Ayling e Dallas ad agire da "braccetti" di una difesa che, sulla carta diventa a 3 con l'uscita di Struijk.


Anche l'assalto finale, come si evince dall'immagine qui a fianco, si è incentrato nell'occupare l'area di rigore con tanti uomini (5 contro 5 in questa situazione), una strategia che ha portato in due minuti a due conclusione in zona pericolosa di Pablo Hernandez e di Pobeda (quest'ultima quella che ha generato i maggiori xG secondo Understat) che però si sono frantumate sul muro difensivo dei Wolves.





CONCLUSIONI


La partita è stato davvero molto bella e ricca di spunti, come spesso accade quando si affrontano due squadre che esprimono visioni di gioco diverse sul campo da gioco; i numeri dicono che la partita avrebbe dovuta portarla a casa il Leeds (66% di possesso palla, 13 tiri contro 7) così come anche esposto dal dato degli xG (vedi sopra), tuttavia avere in squadra giocatori di qualità come Raul Jimenez, Pedro Neto (citando solo quelli più brillanti ieri sera) permette a Nuno di costruire strategie di gara in cui può affidare la fase offensiva solo alle qualità individuali di questi elementi. così come è da sottolineare la prestazione dei 3 centrali difensivi, in particolare al quasi esordiante Kilman, classe 1997, alla sua seconda presenza in stagione dopo le 3 collezionate in quella scorsa, oltre alle conferme di Conor Coady, ormai stabilmente nel giro della nazionale inglese, e di Willy Boly.
Leeds e Wolverhampton sono due squadre costruite con principi differenti ma con ambizioni comuni, per questo sarà decisamente molto stimolante seguire il loro cammino anche nel proseguimento di questa stagione.

Friday, 13 December 2019

Cosa vedere nel weekend #14


Ci siamo lasciati alle spalle l'ultimo turno delle coppe europee, con i 5 principali campionati europei che hanno monopolizzato la fase ad eliminazione diretta della Champions League; adesso ci si butta a capofitto nei campionati che, da qui fino a metà febbraio, saranno padroni del calendario dei club, assieme alle coppe nazionali, per cui da ora inizia la fase in cui probabilmente le classifiche prenderanno la fisionomia definitiva. Il weekend in arrivo ci regala diversi spunti di attenzione, tra scontri diretti, il derby della Lanterna, l'esordo di Gattuso sulla panchina del Napoli, la situazione sulle panchine di Everton ed Arsenal, le trasferte impegnative di Real e Barcellona prima del Clasico di mercoledì prossimo e, per finire, il duello a distanza PSG-Marsiglia in Ligue 1 e, da non perdere, la sfida al vertice della Eredivisie tra l'AZ Alkmaar e l'Ajax reduce dal tonfo europeo.

IL DERBY DELLA LANTERNA VALE LA ZONA SALVEZZA

Genoa e Sampdoria si affrontano nel derby divise da un solo punto ma in una posizione che in pochi preventivavano alla vigilia della stagione, con un Genoa chiamato ad un'annata di riscatto dopo la salvezza risicata all'ultima giornata nella scorsa stagione e la Sampdoria chiamata a ricominciare un ciclo dopo l'addio di Giampaolo alla cui guida la Samp ha sfiorato l'Europa per tre stagioni di seguito oltre a mettere in vetrina tanti giovani gioielli che hanno rimesso in sesto le casse blucerchiate. Alla nuova stagione le due squadre si sono presentate con due nuovi allenatori, Andreazzoli da una parte e Di Francesco dall'altra che non sono riusciti a dare equilibrio alle proprie squadre facendole precipitare in fondo alla classifica, portando le società a sollevarli dall'incarico dopo rispettivamente 8 e 7 giornate di campionato in cui i due allenatori hanno raccolto appena una vittoria a testa; al loro posto le due società hanno scelto opzioni completamente diverse: i grifoni hanno deciso di continuare con idee di calcio propositivo ed offensivo affidando la panchina a Thiago Motta, proveniente dal settore giovanile del PSG; dall'altra parte i blucerchiati hanno virato su Claudio Ranieri, noto per un approccio più conservativo, ma soprattutto per dare certezze alle squadre partendo dalla solidità difensiva.
L'arrivo dei nuovi tecnici ha portato delle modifiche evidenti alle due squadre che ne hanno tratto vantaggio in termini di identità tattica ma che ha modificato solo in parte i risultati, con Ranieri che è riuscito quantomeno a portare fuori la Samp dalla zona retrocessione, cosa non riuscita ancora al tecnico genoano, per questa ragione il derby rappresenta un redde rationem per le due squadre rendendo il derby ancora più pesante in termini di risultato rispetto a quanto già non lo sia per sua tradizione.
Con l'arrivo di Ranieri la Samp ha trovato un maggiore equilibrio, il tecnico romano ha iniziato la propria avventura in blucerchiato con un 4-4-2 molto corto che rinunciava alla fase offensiva ma che ha tolto spazi agli avversari, permettendogli di strappare 3 clean sheets nelle prime 5 partite (lasciando a secco due attacchi particolarmente prolifici come quelli di Roma ed Atalanta); ritrovate le certezze difensive Ranieri è passato al rombo a centrocampo che ha esaltato le qualità ed i movimenti di Gaston Ramirez e di Manolo Gabbiadini, innalzando la qualità della manovra offensiva blucerchiata.

Dalla progressione delle differenze in termini di expected goals si nota ad occhio nudo come il cambio di panchina dopo la partita di Verona abbia portato un cambiamento in positivo per la Sampdoria; inoltre, conclusosi il primo ciclo di partite della gestione Ranieri con il pareggio casalingo contro l'Atalanta, il tecnico romano ha sfruttato la pausa per disegnare un atteggiamento più offensivo che ha pagato in termini di gioco proposto, ma non ancora in termini di risultati, influenzati negativamente dalle difficoltà a livello individuale di diversi elementi della rosa blucerchiata; ora resta da capire come Ranieri vorrà affrontare il derby, se dando seguito ai propositi propositivi o se fare un passo indietro per portare a casa almeno un punto e fermare l'emorragia di tre sconfitte consecutive (seppur immeritate) tra campionato e Coppa Italia.

Dall'altra parte della città il cambio di panchina più che un cambio di mentalità ha portato delle modifiche nell'utilizzo degli uomini a disposizione, sicuramente il giocatore che ha tratto giovamento dalla gestione Thiago Motta è Kevin Agudelo, il ventenne centrocampista colombiano non aveva mai visto il campo con Andreazzoli, mentre Motta lo ha buttato nella mischia nel secondo tempo della partita d'esordio contro il Brescia dove il suo ingresso ha avuto un impatto decisivo sul match, da quel momento il colombiano non ha più lasciato il campo fino al minuto 73 della partita di Lecce dove si è fatto espellere e salterà il derby. 

L'impatto del colombiano sul gioco del Genoa versione Thiago Motta è esemplificato dal grafico elaborato da Soccerment da dove si deduce tramite la statistica sui passaggi chiave (KP90) e sulla sua centralità nei possessi che hanno generato expected goals (xGBuildup90 e xGChain90), per cui chiave della partita per i rossoblu sarà cercare un modo per rimpiazzarlo proprio nella partita più sentita della stagione, considerato il fatto che l'altro giocatore ad avere grande impatto negli ultimi 20 metri è Goran Pandev, anche lui espulso a Lecce e dunque assente anche lui nel derby. L'unica soluzione che sembra presente in rosa per Thiago Motta sembra essere Luka Lerager, tuttavia i numeri in fase di rifinitura sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli del colombiano, tuttavia il danese può fornire quel pizzico di fisicità in più che in una partita dall'alto tasso agonistico come il derby della lanterna può essere decisivo per i grifoni per piegare l'esito della partita dalla propria parte.
Genoa e Samp si presentano quindi a questo derby con diversi progressi dal punto di vista del gioco e della tenuta del campo ma che per cause differenti (mancanza di continuità sui 90' per il Genoa, mancanza di qualità individuale nei blucerchiati) non hanno ancora prodotto i risultati attesi, indubbiamente il derby sarà il test decisivo per entrambe le contendenti ed un risultato positivo potrebbe essere la svolta attesa della stagione.

SUPER SUNDAY IN PREMIER LEAGUE

Con il giovedì di Europa League che ha impegnato Wolves, Manchester United ed Arsenal, il calendario ha messo le tre formazioni nel programma domenicale della Premier League in tre partite di sicuro interesse, con lo United reduce dalle pesanti vittorie contro Tottenham e City che affronta all'Old Trafford il nuovo Everton ora in mano a Duncan Ferguson (in attesa di un manager definitivo?), l'Arsenal (anch'esso in attesa del nuovo manager) che affronta il City all'Emirates ed infine il nostro consiglio di giornata, Wolverhampton-Tottenham.

WOLVERHAMPTON-TOTTENHAM (DOMENICA ORE 15)

In pochi ad inizio stagione avrebbero immaginato ad inizio stagione che questa partita si sarebbe giocata con il Wolverhampton con 1 punto di vantaggio sugli Spurs, eppure tra le trame di questi primi mesi di Premier League si è inserito anche la progressiva ascesa della squadra allenata da Nuno Espirito Santo capace di approfittare delle difficoltà della squadra ora allenata da Mourinho, nonché delle difficoltà di Arsenal e Manchester United, per issarsi fino al sesto posto in classifica a cui si aggiunge il passaggio del turno in Europa League portato a termine con un turno in anticipo. La stagione dei Wolves è iniziata molto presto con i preliminari di Europa League questa estate (dove ha eliminato il Torino) che hanno portato un po di appannamento in campionato, con la prima vittoria arrivata solo alla settima giornata con il Watford, da quel momento in poi la squadra di Nuno ha inanellato una serie di risultati positivi con 17 punti raccolti (uno in più del City, battuto per 2-0 all'Etihad) e sole 8 reti subite (solo il Leicester meglio con 5 reti subite).

Ad essere decisivo nella crescita dei Wolves è stato il passaggio da un più prudente 3-5-2 a un 3-4-3 che permette la convivenza tra Doherty e Adama Traore sulla fascia destra generando una mole offensiva maggiore, questo è confermato dall'analisi degli expected goals: con il passaggio dal 3-5-2 al 3-4-3 (successivamente alla partita con il Chelsea, esclusa la sfida contro il Manchester City) è iniziato un progressivo innalzamento degli xG creati (come indicato dalla linea di tendenza del grafico) ed un progressivo abbassamento degli xG subiti.

A testare i progressi della squadra di Nuno sarà dunque il Tottenham che Mourinho sta cercando di plasmare dopo il termine dell'era Pochettino; al momento in Premier ha portato a casa tre vittorie nelle quattro partite disputate lasciando l'intera posta in palio al Manchester United nella gara del suo ritorno all'Old Trafford dopo l'esonero, ed anche nella trasferta di Monaco contro il Bayern nel match ormai ininfluente di Champions. In sostanza Mourinho ha permesso agli Spurs di tornare a vincere contro squadre alla propria portata senza riuscire ancora ad innalzare il livello contro squadre aventi gli stessi obiettivi se non superiori.

A livello tattico il Tottenham di Mourinho è facilmente riconoscibile con il 4-2-3-1 reso asimmetrico dalla posizione più bassa del terzino sinistro che accompagna i due centrali in fase di impostazione con Aurier liberato da compiti difensivi a condurre il pallone sulla fascia destra, l'ampiezza a sinistra la da Son, giocatore che rispecchia in pieno l'identikit del giocatore tipo voluto da Mourinho; il giocatore che, invece, è rinato sotto la gestione del tecnico portoghese è sicuramente Dele Alli, messo al centro del progetto tecnico, ha ricambiato la fiducia di Mourinho con 3 goal e 3 assist in 4 partite, permettendogli di raggiungere con 9 presenze, lo stesso bottino della scorsa stagione in Premier (5 goal e 3 assist). La trasferta di Wolverhampton ci dirà quale è la vera dimensione degli Spurs in questa stagione, soprattutto in vista del percorso nella FA Cup ed in Champions League, trofei a cui Mourinho vorrà puntare per cominciare a mettere il proprio segno a White Hart Lane, il tutto in attesa di capire come cambierà il roster della squadra dopo la finestra di mercato di gennaio.

STA FINENDO IL DOMINIO DEL BAYERN IN BUNDESLIGA?

La scorsa giornata di campionato ha portato il Bayern Monaco a 7 punti dalla vetta ma soprattutto al settimo posto in classifica; i troppi infortuni in difesa stanno avendo un grande peso per la formazione ora allenata da Flick che, pur producendo moltissimo in attacco (è in testa alla classifica degli xG prodotti, indipendentemente dal modello utilizzato), quando attaccata concede tantissimo, migliore esemplificazione è stata la partita persa a Moenchengladbach sabato scorso, dove si è fatta rimontare dopo aver dominato buona parte della partita, a causa di due goal presi dagli sviluppi di un calcio di punizione prevedibile e su un calcio di rigore generato da un intervento senza senso di Javi Martinez. Chi ne sta approfittando sono dunque lo stesso Moenchengladbach, in testa da diverse settimane ed il Lipsia, reduce da un grande momento di forma e dal passaggio del turno di Champions come prima del girone; il Dortmund insegue le prime due della classe con un ritardo di 5 e 4 punti e che, grazie alla sconfitta dell'Inter contro il Barcellona, ha potuto festeggiare il passaggio agli ottavi di Champions; a mancare l'en plein per le squadre tedesche è stato il Leverkusen, a cui la risalita delle ultime settimane non è bastata a risalire la china nel girone, le aspirine sono attese sabato dal derby contro il Colonia ultimo in classifica e sono chiamate a dare continuità al proprio momento di forma in campionato (10 punti nelle ultime 4 partite).

COLONIA-BAYER LEVERKUSEN (SABATO ORE 15.30)

Colonia e Leverkusen sono divise da 15 minuti di treno, tanto può bastare a dare un senso alla rivalità che può esistere tra le due squadre che si affrontando sabato pomeriggio al RheinEnergie Stadion in situazioni di classifica completamente opposte, con i padroni di casa reduci da una serie negativa di 1 punto nelle ultime 6 partite che l'ha affondata fino all'ultimo posto in classifica; il cambio di allenatore con il passaggio da Beierlozer a Gisdol anziché migliorare le cose sembra anche averle peggiorate, con tre partite disputate con tre moduli diversi ed ancora poche idee messe in campo. Sotto la guida di Beierlozer il Colonia ha provato ambiziosamente un calcio molto aggressivo nel tentativo di recuperare il più rapidamente possibile il pallone ed ancora più possibilmente in zone alte del campo.

 L'approccio del tecnico proveniente dal Regensburg è mostrato a livello statistico dall'indice PPDA, ossia l'ammontare dei passaggi avversari concessi prima di un'azione difensiva, più basso è il numero, maggiore è il livello di aggressività dell'approccio voluto dal tecnico, come si evince dal grafico elaborato sulla base dei PPDA elaborati da Understats, con Beierlozer in panchina il Colonia era sesto in classifica in questa statistica. Ad aggiungere elementi statistici a questo approccio vi è l'alto numero di tackle tentati a partita (meno solo di Paderborn e Lipsia), ma anche l'alto numero di falli commessi (15,8 a partita, squadra più fallosa del campionato) e di cartellini (38, di cui 3 rossi); considerando la debolezza della squadra nella difesa da palla inattiva (0,66 Xg subiti a partita in questo fondamentale, peggio solo il Mainz secondo le elaborazioni di Between the Posts).


Date le circostanze di cui sopra la società ha fatto saltare la panchina di Beierlozer sostituendolo con l'ex Amburgo Gisdol che in queste tre partite ha implementato immediatamente un approccio più attendista (testimoniato dalla regressione nel dato del PPDA del Colonia dal suo arrivo, ho anche indicato il dato relativo al Mainz, nel frattempo passato sotto la guida dello stesso Beierlozer) ma che non ha risolto il problema della difesa sulle palle inattive (secondo i dati Understats 1,52 xG subiti durante la gestione Gisdol, nessuno ha fatto peggio).

Il Leverkusen si presenta dunque a questo derby con l'obiettivo di continuare la propria striscia positiva aperta da 4 partite in Bundesliga a cui si erano aggiunte le vittorie contro Atletico Madrid e Lokomotiv in Champions, serie interrotta dalla sconfitta di mercoledì sera contro la Juventus nella sfida finale dei gironi. Il marchio di fabbrica della squadra di Bosz è la grande aggressività in fase di non possesso (pressione alta fin dalla trequarti avversaria) testimoniata da un PPDA di 7,52 (dato Understats), dato migliore in tutta la Bundesliga, atteggiamento esemplificato dall'azione che ha portato al goal di Bailey nella vittoria all'Allianz Arena contro il Bayern.


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In fase di possesso il Leverkusen se non può affondare come nell'azione sopra, tende a consolidare il possesso (59,7% di possesso palla medio, secondo solo al Bayern Monaco); a Colonia il Leverkusen tornerà ad affrontare una squadra che giocherà con il baricentro basso e la costringerà a fare la partita, per cui vedremo come Bosz, con il ritorno a pieno regime di Havertz e Bailey modificherà il giro palla della squadra, con Wendell che resta basso con i centrali di difesa a consolidare il palleggio mentre Lars Bender o Weiser a destra si associano con Bellarabi per portare l'azione nella trequarti avversaria. Le passmaps delle partite disputate contro Friburgo e Wolfsburg (due squadre che lasciano il possesso all'avversario senza fare grande pressione fino a metà campo) dimostra come il possesso venga consolidato sul lato sinistro sull'asse Sven Bender-Wendell e poi delegando al lato destro il progresso del possesso nella tre quarti avversaria (il 42% degli attacchi del Leverkusen arriva dal lato destro).

















































BARCELLONA E REAL MADRID RIUSCIRANNO A STACCARE LA CONCORRENZA?

La Liga si affaccia alla giornata 17 dopo aver portato tutte le proprie rappresentanti alla fase ad eliminazione diretta delle coppe europee (Barça, Real Madrid, Valencia, Atletico in Champions, Getafe, Espanyol, Siviglia in Europa League) il che mostra la grande competitività del campionato spagnolo, una competitività visibile anche nelle sfide tra squadre non di primo livello, per questa ragione, pur essendo in programma due trasferte importanti per Real e Barça rispettivamente a Valencia e San Sebastian contro la Real Sociedad, la partita scelta per la prossima giornata di campionato è la gara interna del Getafe contro il Valladolid.

GETAFE-REAL VALLADOLID (DOMENICA ORE 12)

La formazione di Pepe Bordalas continua a sorprendere e per il secondo anno di fila si trova a questo punto della stagione a sognare la Champions League, tuttavia, a differenza dello scorso anno, per la squadra della periferia di Madrid, il livello è stato mantenuto inalterato pur in presenza di un appuntamento aggiuntivo come l'Europa League, il cui girone è stato superato con brillantezza grazie alla vittoria netta per 3-0 nella sfida decisiva contro i russi del Krasnodar. Il gioco del Getafe si basa su un 4-4-2 molto solido che si trasforma in un 4-2-4 in fase di possesso; la peculiarità del sistema imposto da Bordalas è la compattezza in orizzontale ed in verticale delle linee, questo permette di recuperare il pallone molto velocemente (PPDA pari a 6,81, i migliori nella Liga), strategia utilizzata anche nella fase offensiva, dove il gioco si basa su passaggi diretti verso le punte per poi andare ad aggredire sulle seconde palle (l'indice OPPDA, ossia il numero di passaggi fatti prima di un'azione difensiva avversaria, è pari a 5,63, il più basso della Liga).

La passmaps del Getafe evidenzia ulteriormente lo stile di gioco; lancio verso le punte e palla indietro (o recupero della seconda palla) su Arambarri che distribuisce il gioco; dallo schieramento si evince, inoltre, la distribuzione in larghezza della squadra di Bordalas, i dati Whoscored evidenziano come lo sviluppo del gioco del Getafe sia distribuito al 38% sulla fascia sinistra, 39% sulla fascia destra e solamente il 23% in zona centrale.









Domenica mattina nell'anticipo mattutino al Coliseum Alfonso Perez arriva il Valladolid, conosciuto ai più per essere la squadra di proprietà di Ronaldo, quello "vero", come amano dire (a ragione) quelli che hanno vissuto il calcio degli anni 90. La squadra bianco-viola, allenata da Sergio González, ha un'identità tendenzialmente simile a quella del Getafe, ossia quella di schierarsi prevalentemente con un 4-4-2 e con un gioco basato sul lavoro degli esterni (il terzino sinistro Nacho è il giocatore che crea più passaggi chiave per partita, 1,1).


Dall'elaborazione dei passaggi in avanti proposta da Between the Posts si evice chiaramente come il gioco del Valladolid sia orientato sull'utilizzo delle fasce laterali (secondo le statistiche di WhoScored il 42% del gioco dei bianco viola si svolge sul lato sinistro ed il 35% sul lato destro), per cui prepariamoci a vedere tanti duelli sulle fasce, tuttavia il Valladolid dovrà fare qualcosa in più rispetto a quanto proposto nelle ultime partite (non segnano da 4 partite) che li ha portati ad occupare l'ultimo posto per xG creati (sempre secondo il modello di Between the Posts).





LA LIGUE 1 SEMPRE PIÙ' LABORATORIO VINCENTE

Perché questo titolo? Ci sono tante ragioni per ritenere la Ligue 1 un campionato in grandissima crescita, anzitutto ci sono dei risultati a segnalarlo: la nazionale campione del mondo è composta da calciatori quasi tutti svezzati da questo campionato (l'unica eccezione che mi viene in mente è quella di Griezmann) che poi vanno a giocare in altri campionati solo perché le scelte strategiche (escluso il PSG) sono quelle di non appesantire i conti, anzi di finanziarli con operazioni di mercato che possono portare a progetti di lungo periodo molto importanti, come testimonia il Lione che ha raggiunto gli ottavi di Champions per il secondo anno di fila, come testimoniano realtà come Lille, Bordeaux, Monaco, Marsiglia e, ultimo in ordine cronologico, Nizza, le quali sono state acquisite da realtà economiche internazionali pronte a tentare di investire nella crescita tecnica ed economica di queste società. E' opportuno segnalare che alcune di queste realtà sono state accolte con molto scetticismo, una di queste è Bordeaux, dove i fondi americani che detengono la proprietà del club girondino sono in fase di disimpegno a causa di frizioni sulla gestione sportiva ed economica. Una situazione, questa, che si protrae da diversi mesi in cui, però, si sta disimpegnando molto bene Paulo Sousa, che ha visto fermata domenica scorsa in quel di Marsiglia una striscia positiva di 5 partite che aveva portato il Bordeaux fino al terzo posto in classifica.

BORDEAUX-STRASBURGO (DOMENICA ORE 15)

Dopo un inizio di gestione tecnica molto complicato, il Bordeaux di Paulo Sousa ha trovato un proprio equilibrio ed una continuità tecnica e tattica che hanno portato la squadra girondina a ridosso della zona europea, una posizione di classifica che, al momento, sembra la giusta dimensione visti gli uomini a disposizione del tecnico portoghese. Infatti la classifica posiziona la squadra di Paulo Sousa al quinto posto dopo aver anche assaporato il terzo posto prima della sconfitta di Marsiglia, tuttavia i numeri esprimono una grande overperformance soprattutto a livello offensivo, dove abbiamo un numero di goal segnati che eccede la quantità di expected goals di +11,69, un dato dovuto principalmente alle grandi capacità di tiro da fuori area di De Preville (capace di prendere la porta per il 50% dei suoi tiri), Adli e di Otavio.

I dati elaborati da WhoScored mostrano chiaramente come la soluzione di tiro più scelta sia il tiro da fuori, soluzione statisticamente poco efficiente ma che al momento sta premiando la formazione di Paulo Sousa (11 reti sinora realizzate sui 28 totali). 
Dato che la statistica rende questi numeri poco sostenibili nel lungo periodo, il Bordeaux dovrà trovare soluzioni di tiro meno complesse per migliorare le proprie prestazioni, Paulo Sousa sembra aver individuato la soluzione in Josh Maja, che ha preso il posto da titolare nelle ultime 4 partite.

La sua mappa di tiro sembra orientata a prendersi conclusioni col giusto grado di pericolosità media, tuttavia è andato al tiro in questo lasso di tempo per 7 volte, realizzando 4 reti, un dato sporcato dalla partita vinta per 6-0 contro il Nimes in cui ha messo a segno 3 reti su 4 tiri tentati. A Marsiglia non ha praticamente preso palla pur facendo un lavoro importante in fase di pressing, se il Bordeaux riesce a dargli maggiori opportunità di tiro ecco che finalmente Paulo Sousa potrà aver trovato la mossa giusta per portare il Bordeaux in alto.

Il testi di domenica contro lo Strasburgo sarà importante proprio per capire se ci siano i margini per portare avanti questo processo di miglioramento della qualità del gioco, questo perché la squadra alsaziana ha gli strumenti adatti a mettere in difficoltà il Bordeaux, soprattutto da quando è passata alla difesa a 4, con una fase di non possesso che costringe gli avversari a spostare il gioco sulle fasce per poi aggredire il portatore, un sistema che ha avuto finora alterne fortune ma che ha quantomeno tirato fuori gli alsaziani dalle zone calde della classifica e soprattutto potrebbe mettere a disagio il possesso palla della squadra di Sousa che spesso va in difficoltà se non può gestire il possesso, come accaduto nella partita persa a Marsiglia la scorsa settimana.

AZ ALKMAAR- AJAX, SHOWDOWN PER LA EREDIVISIE

Domenica alle 16,45 la Eredivisie vivrà il momento di massimo spettacolo visto che ad affrontarsi ci saranno le due squadre migliori del campionato, non solo in termini di punteggio (la seconda classificata che ospita la prima), ma anche in termini di identità tecnica e tattica, difatti probabilmente le due squadre sono il capostipite della rinascita del calcio olandese, con un forte ritorno del lavoro sull'identità e sulle qualità tecniche dei settori giovanili.
Basandoci sulle migliori formazioni possibili delle due squadre che entreranno in campo domenica (basandoci sugli algoritmi di WhoScored) probabilmente vedremo in campo due squadre composte rispettivamente da 4/11 (l'AZ) e 5/11 da giocatori provenienti dal proprio settore giovanile, un dato che non sorprende se prendiamo come riferimento la storia dell'Ajax, mentre lo è di meno per l'AZ che ha iniziato un processo da alcuni anni di potenziamento delle regole di scouting e sviluppo del proprio settore giovanile che hanno portato alla costruzione di giocatori che hanno raggiunto dei livelli di rendimento altissimi grazie ad un lavoro non solo sulle qualità tecniche ma anche sulle capacità di leggere gli spazi in campo (una qualità, quest'ultima, insita nel DNA del popolo olandese e da cui Johann Cruyff e Rinus Michels hanno dato il via alla rivoluzione del calcio totale degli anni '70), ed è così che nello scorso ottobre l'under 21 olandese ha schierato in campo contemporaneamente 4 elementi che ora sono titolarissimi in prima squadra ossia Boadu, Koopmeiners, Stengs, Wijndal e De Wit, con i primi 3 che sono stati autori delle 4 reti con cui i giovani oranje hanno messo al tappeto i pari età del Portogallo.
L'Ajax dal canto suo metterà in campo Mazraoui (e/o Sergino Dest), Veltman, Blind, Van de Beek e Lang, anche loro prodotti del proprio settore giovanile, tornato a sfornare grandi talenti come è accaduto fino alla seconda metà degli anni '90. 
Entrambe le squadre sono reduci da una parentesi europea poco edificante, con l'Ajax clamorosamente eliminato dalla Champions e retrocesso in Europa League per mano del Valencia, e con l'AZ, seppur già qualificato alla fase ad eliminazione diretta dell'Europa League, malamente sconfitto per 4-0 dal Manchester United all'Old Trafford, forse dimostrando che la giovane età della squadra fa ancora brutti scherzi a livello internazionale. La parentesi negativa, tuttavia, non deve far perdere interesse ad una sfida in cui vedremo davvero tanto talento in campo spinto anche dall'approccio offensivo delle due squadre che hanno in comune il dato sul possesso palla (58% AZ contro il 61% dei lancieri) e i dati offensivi mostruosi con Boadu e compagni che viaggiano ad una media di 2,4 goal a partita e la squadra di Ten Hag ad una media di 3,3 goal a partita, insomma una partita da non perdere per chi ama il calcio del talento puro.

Friday, 27 September 2019

Cosa vedere nel weekend #5

E' un weekend che arriva molto in fretta quest'ultimo di settembre, la settimana appena trascorsa ha visto le squadre all'opera nei turni infrasettimanali di campionato (in Spagna, Francia ed Italia) e nelle competizioni nazionali (EFL Cup in Inghilterra), per cui il weekend in arrivo dovrà principalmente dirci come sarà la condizione delle squadre dopo questo primo tour de force della stagione, come ogni venerdì abbiamo scelto i temi principali per seguire questo weekend calcistico.

COSA SUCCEDE AL TOTTENHAM?

E' stata una settimana tremenda per la squadra di Pochettino: prima la sconfitta subita a Leicester sabato scorso, poi la clamorosa eliminazione per mano del Colchester nella EFL Cup martedì sera; sabato pomeriggio al White Hart Lane arriva il Southampton di Hasenhuttl, per Kane e compagni è già una partita da non sbagliare per non aprire una crisi partita già dal deludente pareggio nell'esordio di Champions League ad Atene e che sta mettendo in discussione la gestione Pochettino come se qualcosa si sia rotto dopo la sconfitta in finale di Champions lo scorso anno. Gli Spurs continuano a mostrare debolezze nella fase difensiva, specie sulle ripartenze avversarie; il Southampton è una squadra che ama particolarmente giocare in verticale come da insegnamenti dell'ex allenatore del Lipsia, tuttavia finora i Saints hanno mostrato poca dimestichezza con il goal e sono reduci dalla sconfitta interna nella sentitissima sfida contro il Bornemouth, riscattata dalla vittoria in EFL Cup sul campo dell'altra storica rivale, il Portsmouth.


WOLVES-WATFORD, CACCIA ALLA PRIMA VITTORIA

Non era affatto previsto ad inizio stagione che queste due squadre si sarebbero presentate allo scontro diretto con l'obiettivo di decidere chi sarà il fanalino di coda: entrambe le squadre sono ancora senza vittorie ma con problematiche differenti. Il Wolverhampton sta trovando parecchie difficoltà nel corso di questa Premier League in quanto l'approccio reattivo voluto da Nuno non sembra possedere un piano B quando lo sviluppo della partita lo richiede (Esclusa la gara d'esordio con l'Everton terminata 0-0, nei successivi match i Wolves sono sempre passati in svantaggio), questo si riflette nella qualità delle occasioni create in situazioni di gioco in movimento (vedi il grafico creato, fonte Statsbomb).






















Dall'altra parte c'è il Watford che ha cambiato guida tecnica nel corso della pausa per le nazionali con il ritorno di Quique Sanchez Flores, subentrato a Javi Gracia, fautore lo scorso anno della stagione più gloriosa della storia degli Hornets, culminata con l'accesso alla finale di FA Cup. Il nuovo tecnico è partito bene con il pareggio in rimonta contro l'Arsenal, a Manchester invece gli Hornets hanno dovuto subire la furia del City reduce dalla sconfitta di Norwich; nel primo impegno abbordabile, in EFL Cup, è arrivata la vittoria sullo Swansea capolista della Championship. Come abbiamo avuto modo di sottolineare in commento all'esonero di Javi Gracia, gli indici di rendimento del Watford sono da squadra di metà-classifica, il che rende del tutto ingiustificata l'attuale posizione di classifica.



CHI SARA' LA QUARTA FORZA DELLA BUNDESLIGA?

Gli osservatori della Bundesliga si affacciano alla quinta giornata chiedendosi se i primi tre posti possano già essere considerati come un affare a tre tra Lipsia, Bayern e Borussia Dortmund e chi, tra le squadre viste sinora, può essere la favorita per la quarta posizione utile all'accesso in Champions League e/o inserirsi nella gerarchia delle tre grandi. La prossima giornata di campionato misurerà la velleità delle ambizioni di due squadre dalle caratteristiche diverse ma reduci da un buon momento in campionato.

Il Borussia Moenchengladbach

La squadra di Rose è nel gruppo di squadre appaiate al quarto posto ma con indicatori statistici che la includono tra le squadre che meglio si stanno disimpegnando in questa stagione; in particolare i biancoverdi sono al terzo posto come xG realizzati su azione (quarto posto se includiamo i calci piazzati), tuttavia le realizzazioni effettive sono inferiori rispetto a quanto prodotto (7 goal realizzati a fronte di poco meno di 11 xG), ragion per la quale si può guardare con fiducia all'obiettivo del quarto posto. Marco Rose è l'ex allenatore del Salisburgo, per cui ha portato a Moenchengladbach la mentalità iper-verticale ed iper-aggreessiva del sistema Red Bull (7 passaggi in media concessi all'avversario prima della riconquista del pallone, il cosiddetto indice PPDA, seconda solo al Bayer Leverkusen). Sabato la squadra di Rose va a far visita all'Hoffenheim, reduce dal pareggio di Wolfsburg, sicuramente un impegno probante contro una squadra che sa gestire molto bene la palla grazie ad un centrocampo di ottima qualità.

Lo Schalke 04


Dopo la disgraziata stagione dello scorso anno, la squadra di Gelsenkirchen ha deciso di ripartire in panchina dall'ex allenatore dell'Huddesrsfield David Wagner, profilo non propriamente in discontinuità con il suo predecessore Domenico Tedesco, mantenendo un atteggiamento attendista in fase di non possesso ed un piano di risalita del campo ben codificato, con i terzini molto alti che portano palla sulla trequarti avversaria, oppure utilizzando i lanci per la sponda di Burgstaller, poi il possesso viene consolidato nella trequarti avversaria grazie al lavoro di Serdar e Harit.

Particolarmente esemplificativa dell'approccio voluto da Wagner è la mappa dei passaggi nell'ultima partita vinta contro il Mainz che ha decretato la terza vittoria consecutiva e la risalita in classifica fino a raggiungere il gruppetto a 10 punti.
Tuttavia i 10 goal realizzati sinora dalla squadra di Wagner, stando agli xG, sono da considerare un'over performance rispetto a quanto costruito realmente in fase offensiva, per questo motivo la trasferta sul campo del Lipsia di Nagelsmann ci dirà se davvero questa serie positiva sia solo un bluff o l'inizio di un progetto che possa portare al ritorno dei minatori in Europa.






VILLARREAL-BETIS, PER CHI AMA LE PARTITE FOLLI

La Liga, dopo il turno infrasettimanale, ritorna immediatamente in campo questa sera con il match dell'Estadio della Ceramica tra il Villarreal ed il Betis, due squadre in un ottimo momento di forma appaiate a metà classifica con 8 punti. La squadra di Calleja prima di uscire sconfitta martedì sera dal Camp Nou proveniva da due vittorie consecutive che hanno dato concretizzazione ad un inizio di stagione in cui hanno prodotto un grandissimo quantitativo di volume offensivo che, però, nelle prime tre giornate aveva portato pochi risultati (inclusi i pareggi interni a dir poco rocamboleschi contro Granada e Real Madrid), poi le due vittorie contro Leganes e Valladolid hanno trasformato in numeri reali i dati sugli xG che vedono il sottomarino giallo secondi solo al Real Madrid. 
Dall'altra parte il Betis è reduce da quattro risultati utili consecutivi dopo le due sconfitte nelle prime due gare, poi la squadra di Rubi (che ha ereditato la panchina dopo i due anni di calcio visionario di Quique Setien) ha trovato una quadratura con elemento chiave Sergio Canales, che Rubi sposta al fianco di Carvalho quando serve impostare da dietro, oppure sposta sotto punta quando la partita richiede l'utilizzo del lancio lungo verso la punta Borja Iglesias; questa mossa ha migliorato la qualità della manovra ed ha messo a proprio agio il grande acquisto di questa estate, ossia Nabil Fekir, libero di muoversi su tutta la trequarti. Insomma se volete godervi uno spettacolo interessante non perdetevi questo match, intanto godetevi l'azione che ha portato al terzo goal del Betis contro il Levante martedì sera e il super goal di Cazorla contro il Barcellona.




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NAPOLI, SARA' RISCATTO?

Il turno infrasettimanale ha fatto salire sul banco degli imputati il Napoli ed Ancelotti a causa della sconfitta interna contro il Cagliari; domenica nell'anticipo delle 12.30 al San Paolo arriva il Brescia di Corini, capace di tenere testa alla Juventus martedì sera. Oltre a capire come il Napoli reagirà alla sconfitta di mercoledì sarà molto interessante vedere in campo tutto il talento di cui le due squadre dispongono, specie in mezzo al campo, dove, qualora Ancelotti decida di schierare Elmas, potremo godere del duello con Tonali tra centrocampisti moderni destinati a dominare il terzo decennio di questo secolo. Tuttavia il pronostico resta abbastanza chiuso a favore dei partenopei, contando sul fatto che la squadra di Ancelotti ha prodotto la più alta quantità di xG su azione dopo Bologna e Roma, mentre il Brescia è la squadra che ne ha subiti di più in queste prime giornate di campionato; inoltre il rombo di centrocampo del Brescia lascia molti spazi sugli esterni dove gente come Callejon e Ghoulam potrebbero trovare spazi per creare tante opportunità da rete, resta da vedere se il 3-5-2  sperimentato nel secondo tempo contro la Juventus verrà riutilizzato da Corini per arginare la forza offensiva della squadra di Ancelotti.

BORDEAUX-PSG, LA GRANDE VERIFICA PER PAULO SOUSA

Uno dei primi post di questo blog aveva analizzato la difficile situazione di Paulo Sousa sulla panchina del Bordeaux, alle prese con una società con scarsa progettualità, in cui l'allenatore portoghese faticava a trovare un equilibrio; la sconfitta di Angers alla prima giornata dava l'idea di una squadra allo sbando, ed invece passo dopo passo i girondini sono riusciti a risalire la china ripartendo dalla difesa a 3 (e l'innesto di Koscielny) che ha anche permesso il consolidamento del possesso palla (quarto posto in classifica come media possesso); certo la qualità offensiva della squadra è ben lontana dall'essere ottimale (la azioni più pericolose arrivano da calcio piazzato) ma almeno l'emorragia di risultati che aveva caratterizzato la prima parte della gestione Paulo Sousa sembra essere stata decisamente tamponata. Ora al Mahmut Atlantique arriva il PSG, reduce dalla clamorosa sconfitta interna contro il Reims di mercoledì sera, una sconfitta clamorosa se pensiamo che la squadra di Tuchel sembrava aver trovato una quadratura nelle ultime partite (con culmine nel trionfo in Champions contro il Real Madrid) che lasciavano presagire finalmente ad una stagione da squadra vera.




Tuesday, 20 August 2019

Wolves-United, le pagelle


Finisce 1-1 il Monday Night della seconda giornata di Premier League tra Wolves a Manchester United, gara a due facce: United in pieno controllo della partita nel primo tempo e si porta in vantaggio con Martial; nella ripresa Nuno accende i suoi con l'ingresso di Traoré al posto di Doherty, bastano 10 minuti ai suoi per prendere un palo con Jimenez e trovare il pareggio con un gran goal da fuori area di Ruben Neves.


Wolves che si presentano con la loro formazione tipo, con il 3-5-2 reattivo di Nuno; Solskjaer risponde con il 4-2-3-1 che ha affondato il Chelsea, unica novità Daniel James dal primo minuto con Pereira che trasloca in panchina.


Le pagelle


WOLVES

Rui Patricio 7 Chiamato in causa praticamente mai, un solo intervento, il rigore respinto a Pogba, può bastare per entrare tra i protagonisti principali di questa partita.

Bennet 5,5 Molto capace nella difesa dell'area di rigore (5 disimpegni, migliore in campo), tuttavia Martial e Rashford lo puntano per evidenziare i suoi difetti in uno contro uno, Mazzarri preso appunti?

Coady 6 Commette il fallo da rigore su Pogba causa cattivo posizionamento sul contrasto con il francese, tuttavia si è dimostrato valido in più di una copertura (10 palloni recuperati, il migliore dei suoi).

Boly 6 Sicuramente l'elemento più valido dei tre centrali dei Wolves, tiene botta negli uno contro uno, bene anche nelle letture e meno ruvido in impostazione rispetto agli altri due centrali.

Doherty 5.5  - Sulla fascia destra è l'opzione difensiva a disposizione di Nuno, perde il duello con Shaw, rimane negli spogliatoi dopo l'intervallo.

Dal 45' Adama Traore 6,5 - Messo in campo da Nuno nell'intervallo per dare vivacità alla fascia destra dei Wolves, suona la sveglia ai suoi compagni di squadra con i suoi dribbling e le sue progressioni, da un fallo su di lui nasce la punizione che porta al palo di Jimenez. 

Dendoncker 6 - Non riesce a incidere quanto vorrebbe, dalla sua parte trova McTominay a limitarlo (7 duelli aerei contro di lui, ne ha vinti 3), nel primo tempo cerca di alzare il pressing ma a vuoto; nel secondo tempo deve coprire sulle scorribande di Traorè.

Joao Moutinho 6,5 - Lui e Ruben Neves sono l'anima dei Wolves, la sua qualità è data dai numeri, con 36 passaggi in avanti è lui il migliore in questa statistica per la sua squadra, e poi ci sono i 3 passaggi chiave, tra cui la giocata con cui libera Ruben Neves fuori area per armare la sua conclusione che porta al pareggio.

Ruben Neves 7 - Vedi quanto detto sopra per Moutinho, a questo si aggiunge il meraviglioso goal dell'1-1. Il suo è stato il primo goal dei Wolves in questa Premier; anche lo scorso anno, con una punizione dal limite contro l'Everton, realizzò il primo goal in campionato della sua squadra.

Jonny Castro 6 - Gara di grande corsa e sacrificio per lui, in fase offensiva è andato a sbattere contro un mostro dal nome di Wan-Bissaka, in fase difensiva grande lavoro nel limitare l'ex Crystal Palace e James, per lui 5 palloni intercettati, il migliore in campo in questa statistica.

Raul Jimenez 6 - Grande lavoro per lui in fase di impostazione, i suoi 4 dribbling riusciti sono il miglior dato che testimonia le sue capacità come riferimento offensivo; nel secondo tempo il palo gli nega la gioia del goal. La sua generosità lo porta troppo lontano dalla porta, due tiri in tutta la partita sono troppo pochi.

Dal 91'Cutrone s.v.

Diogo Jota 5 - Ha agito prevalentemente dalla parte di Wan-Bissaka, praticamente non l'ha presa mai, i numeri sono impietosi, 0 tiri, 0 dribbling, 1 passaggio chiave poco prima di essere sostituito.

Dall'86' Pedro Neto s.v.

A disposizione: Ruddy, Gibbs-White, Saiss, Vinagre.

Manager: Nuno Espirito Santo 6,5 - Bravo a riprendere la partita con la mossa di Adama Traorè, il suo Wolverhampton ha un'identità precisa, sarà una bella sfida contro Mazzarri in Europa League.

MANCHESTER UNITED

De Gea s.v. - Non può nulla sul goal di Neves, per il resto non viene mai chiamato in causa.

Wan-Bissaka 7,5 - Una forza della natura, è il vero grande acquisto dello United quest'anno, chiunque passi dalle sue parti viene annullato; per lui 7 contrasti vinti (migliore in campo), 10 duelli vinti, 115 palloni toccati (migliore in campo in questa statistica) che lo rendono l'uomo a cui lo United si appoggia per far progredire l'azione.

Lindelof 6,5 - Con Wan-Bissaka e Maguire al fianco lo svedese mostra più sicurezza, pulito in fase difensiva, propositivo in fase di impostazione, lo United potrebbe finalmente aver ritrovato il difensore promettente di quando era a Lisbona.

Maguire 6,5 - Lo United costringe l'avversario ad alzare la palla, e poi ci pensa lui e prenderla, è arrivato a Manchester da due settimane eppure sembra già il re della linea difensiva.

Shaw 6 - Con un Doherty timido nel primo tempo ha potuto spadroneggiare sulla fascia sinistra, nel secondo tempo Traorè lo ha messo alla frusta denotando i suoi limiti in uno contro uno e nella corsa all'indietro.

McTominay 6 - Sembra già essere inamovibile nei pensieri di Solskjaer, la sua stazza a centrocampo libera Pogba da troppi compiti difensivi (4 duelli arei vinti, secondo solo a Maguire); nel secondo tempo cala e va anche in difficoltà contro l'aggressività del centrocampo dei Wolves.

Pogba 6,5 - Avesse trasformato il rigore sarebbe stato senz'altro il migliore in campo, ma, parafrasando De Gregori, non è da questi dettagli che si giudica un calciatore. La partnership a centrocampo con McTominay lo esalta, gli permette di giocare quasi a tutto campo, i suoi 12 passaggi lunghi riusciti (migliore in campo in questa statistica) dimostrano quanto sia a suo agio in questa squadra.

James 6 - Dopo l'esordio da sogno con gol al Chelsea sette giorni fa all'Old Trafford, oggi Solskjaer lo mette largo a destra a raccogliere i cambi di gioco di Rashford e Martial dalla sinistra, il compito gli riesce ma non incide quanto vorrebbe: nessun passaggio chiave e nessun cross andato a segno. Troppo poco.

dall'88' Pereira s.v. 

Lingard 5 - Nel 4-2-3-1 avrebbe il suolo del trequartista centrale, ma si fa attrarre dal mezzo spazio di destra, dove cerca di costruire la sua partita, ma senza successo, non incide sulla partita e finisce stritolato nella morsa di Castro e Joao Moutinho.

Dall'81' Mata s.v.

Rashford 6,5 Assieme a Martial nel primo tempo mettono a ferro e fuoco la zona di Doherty e Bennett creando tante potenziali opportunità ed il goal del vantaggio, nel secondo tempo cala vistosamente. La sua intesa con Martial è la più interessante novità dello United di questa stagione.

Dall'88' Greenwood s.v.

Martial 7 - Mezzo punto in più per il goal realizzato e per aver fatto ammattire Bennett nel primo tempo (4 dribbling riusciti, tutti nel primo tempo); cala nel secondo tempo, ma ciò nulla toglie al suo ottimo inizio di stagione.

A disposizione: Romero, Tuanzebe, Young, Matic.

Manager: Ole Gunnar Solskjaer 6.5 - Sta costruendo una squadra interessante, ha scelto di liberarsi di Lukaku, ne hanno tratto vantaggio Rashford e Martial, inoltre il suo 4-2-3-1 sembra un vestito che ben si adatta alla squadra. Da settembre con il doppio impegno Premier-Europa League sarà interessante capire quanto profonda è la rosa a sua disposizione.

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