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Thursday, 1 August 2024

Analyzing Artem Dovbyk through his goals


Artem Dovbyk had a breakout season last year playing for Girona; a season which allowed him to be the Pichichi of La Liga and his team to reach the qualification to the next Champions League. With his national team did not perform well enough in the last European Championship in Germany, therefore many doubts arise in relation to his transfer to AS Roma.

In this post I will try to find out in which way Girona allowed him to score and to perform at his best. Given the fact AS Roma is very close to sign him, It would beneficial for giallorossi supporters to understand which efforts on a tactical point of view Daniele De Rossi is required to do in order to allow the Ukrainan forward to be the right investment for the team.

In order to perform this analysis I tried to dissect the open-play goals scored by Dovbyk in the last season in La Liga in order to describe the pattern who allowed him to score. Together with this I will show some interesting stats which explain his style of play.

Friday, 24 March 2023

Le avversarie delle italiane: il Feyenoord


Da qui all'inizio dei quarti di finale delle tre competizioni europee proverò ad analizzare le squadre che affronteranno le compagini italiane. Sei squadre in corsa in Europa in questa fase della stagione era un qualcosa che non succedeva davvero da tempo immemore, per cui, da amante di tutto il calcio del globo terracqueo (cit.) provo a raccontarvi cosa aspetta ciascuna delle italiane impegnate nelle rispettive competizioni. Con esclusione di Milan-Napoli, per ovvi motivi.

Iniziamo oggi con il Feyenoord di Arne Slot che affronterà la Roma nei quarti di finale di Europa League in una riedizione della finale della scorsa Conference League vinta dalla formazione giallorossa per 1-0 con goal di Zaniolo che, come forse avete avuto modo di sapere, non sarà della sfida, ma non è l'unica differenza che mi aspetto tra la partita di Tirana e questo doppio confronto.

Friday, 7 October 2022

Roma e Betis hanno mostrato le rispettive identità

Foto: As Roma

Nella terza giornata della fase a gironi dell'Europa League, la Roma di Jose Mourinho affrontava all'Olimpico il Betis di Manuel Pellegrini in una sfida il cui risultato era forse più importante per la Roma che per la squadra spagnola visto il suicidio giallorosso in Bulgaria della prima giornata. 

Oltre al risvolto di classifica, a rendere interessante la partita era la contrapposizione tra gli stili di gioco delle due squadre, con il calcio fatto di compattezza difensiva e baricentro medio-basso della squadra di Mourinho contro il calcio di palleggio ed iper-tecnico della squadra betica.

La partita non ha riservato sorprese da questo punto di vista, in quanto il confronto tattico si è svolto proprio sulle direttrici volute da entrambi i tecnici con il risultato che ha premiato oltremodo la formazione di Pellegrini, uscita vincitrice dall'Olimpico con una rete di Luiz Enrique nelle battute finali di una partita dove, dando un occhio agli xG, avrebbe meritato di più la formazione giallorossa, ma anche questa affermazione andrebbe rivista per diversi motivi.


Friday, 15 April 2022

Roma ci ha svelato un Mourinho stratega tattico


Jose Mourinho è riuscito a portare la Roma in semifinale di Conference League battendo il Bodo/Glimt, magnifica realtà nordica del calcio che aveva assunto le sembianze di mostro dell'ultimo livello dopo i tre precedenti stagionali. 

Il modo in cui ha raggiunto questa semifinale è coronamento di un percorso tattico che il tecnico portoghese ha portato avanti da inizio stagione fino a trovare la soluzione apparentemente ideale proprio nel momento in cui le partite hanno iniziato a pesare. 

In questo percorso ha pesato particolarmente il lavoro svolto da Mourinho nel capire come impiegare al meglio gli elementi della propria rosa, un lavoro che è stato faticosissimo nei due anni precedenti per Fonseca (fino allo sbriciolamento mentale e fisico della parte finale della scorsa stagione) e che per lunghi tratti di questa stagione è stato particolarmente complesso anche per il tecnico di Setubal, il cui punto più basso è stato probabilmente il primo tempo della partita poi pareggiata con il Verona.

Ma proprio la reazione della squadra e la scossa data dagli ingressi di Zalewski, Bove e Volpato hanno probabilmente acceso la lampadina sia nell'allenatore che nella squadra, che nel 3-4-2-1 proposto da quel momento ad ora, sembra aver trovato il miglior compromesso in termini di equilibrio e di copertura del campo.


QUESTIONE DI MODULO?

Sulle pagine di questo blog ho sempre portato avanti il fatto che i moduli nel calcio di oggi contano molto poco, mentre devono contare i princìpi di gioco ed i compiti e le funzioni dei giocatori inseriti in un determinato sistema. Per cui parlare semplicemente di una svolta con il passaggio al 3-4-2-1 resta un discorso molto riduttivo, tuttavia è giusto anche, a volte, semplificare i discorsi e distinguere i comportamenti della Roma in base ai moduli con cui è stata schierata in campo nel corso dell'anno.

La scelta di partenza in questa stagione è stata il 4-2-3-1, stesso modulo che due stagioni prima Fonseca aveva provato ad implementare, seppur disponendo di un materiale tecnico molto diverso in rosa e con intenzioni altrettanto diverse in termini di tipologia di calcio da proporre. Lo schieramento di Mourinho prova ad avvalersi delle volate di Karsdorp e Vina sugli esterni, gli accentramenti di Zaniolo e Mkhitaryan e la ricerca della profondità per Abraham. Questo sistema ha funzionato nell'immediato fino ad arrivare a scontrarsi con la realtà quando c'era da affrontare blocchi bassi (vedi partita con la Juventus) o quando Mourinho voleva usare questa formazione per giocare partite prettamente difensive (vedi la sfida interna contro il Milan). Per cui come si evince dal dato abbastanza grezzo di WhoScored, la Roma con questo schieramento ha vinto 7 partite, perse 5, e realizzato 23 goal a fronte di 16 concessi. Se questo schieramento meritasse o meno continuità fino alla fine della stagione, questo non lo sapremo mai, visto che l'inizio di una catena di infortuni costringerà Mourinho a rivedere l'assetto tattico della squadra molte volte.

La seconda fase inizia con gli infortuni di Vina e Cristante che costringono Mourinho ad inventare soluzioni come quella di El Shaarawy a tutta fascia a sinistra e Veretout davanti alla difesa dopo il fallimento del tentato recupero di Diawara. A questo si aggiunge il ritorno di Smalling dagli infortuni, per cui con gli uomini contati, come accaduto sotto la gestione Fonseca, si deve tornare alla difesa a tre per sopperire alle difficoltà nel coprire gli spazi quando attaccati, specie in transizione. Questa è sicuramente la fase più difficile della stagione giallorossa e coincide con sconfitte pesanti come quelle di Venezia e Bologna oltre al 3-0 subito in casa dall'Inter in un vero no contest. I 5 goal segnati a fronte di 8 subiti, ma soprattutto le tre sconfitte subite su 6 partite mostrano quanto fosse complicato gestire questa situazione.

Poi arriva il mercato di gennaio e dalla società arrivano due rinforzi atti a colmare due buchi a centrocampo e sulle fasce con gli arrivi di Sergio Oliveira e Maitland-Niles, indubbiamente l'arrivo del portoghese arriva a tracciare la strada da seguire nel proseguimento della stagione, con un centrocampista in grado di giocare il pallone dividendosi i compiti in costruzione con Cristante. All'inizio l'arrivo dei due giocatori dal Porto e dall'Arsenal convince Mou a riproporre il 4-2-3-1 che però non convince in termini di equilibrio sui 90 minuti (anche mentale, vista la rimonta subita dalla Juventus in quei 7 minuti di follia); soprattutto l'inglese non riesce a garantire sulla fascia quella copertura a tutto campo che ci si aspettava, sia come backup di Vina che di Karsdorp, per questo motivo arrivano tre pareggi pieni di goal e, soprattutto, il primo tempo in balia del Verona che ci fa arrivare a dove siamo adesso.


Il problema della Roma che accomunava tutti gli schieramenti sopra era quello di non avere la giusta copertura del campo, e questo andava a creare problemi sia nella fluidità della circolazione della palla che nell'equilibrio generale del gioco della squadra. Anche vedendo solo sulla carta questa formazione si evince dove si trova la svolta: quel quadrato centrale formato dai due centrocampisti centrali e dai due trequartisti. Da questo schieramento la Roma ha forse trovato la migliore versione di se stessa (4 vittorie consecutive in campionato con 7 goal fatti ed 1 subito) ed è questa che andrò ad analizzare unitamente alle variazioni imposte dagli uomini presenti sul terreno di gioco.

IL VALORE DEL QUADRATO MAGICO 

Uno degli elementi che hanno permesso alla Roma di fare un passo in avanti importante a livello tattico alimentando i risultati positivi delle ultime settimane è senza dubbio quello di aver creato un sistema che permette alla squadra di scaglionarsi molto bene in campo creando le condizioni per porre i propri avversari di fronte ad una scelta su come bloccare la circolazione del pallone.

Un esempio che tutti ricordano molto bene è senza dubbio quello relativo al derby contro la Lazio, con Cristante e Sergio Oliveira su una linea e Pellegrini e Mkhitaryan sull'altra a giocare contro le linee di pressione della Lazio. In particolare si può notare come il loro posizionamento oltre a disordinare le linee avversarie costringe a tenerle molto strette lasciando grande spazio alle discese dei due esterni Karsdorp e Zalewski. Proprio uno scarico sull'olandese in questa situazione porterà la squadra giallorossa a realizzare la rete del momentaneo 2-0 con Tammy Abraham che raccoglierà il cross dell'ex Feyenoord.

Con interpreti diversi lo stesso meccanismo lo abbiamo visto ieri contro il Bodo, in particolare lo sviluppo del goal del 2-0 segue la stessa falsariga: Cristante è supportato da Mkhitaryan in prima linea questa volta, mentre la seconda è composta da Pellegrini ed il movimento a venire incontro di Abraham. Assente nel derby Zaniolo, invece, diventa l'uomo che va alla ricerca della profondità con i suoi tagli alle spalle del terzino sinistro ed andrà a trovare il goal dopo una rapidissima combinazione centrale tra i quattro giocatori del quadrato. Anche in questa situazione si può notare di quanta libertà godano sugli esterni ancora una volta Karsdorp e Zalewski. 

Interpreti diversi ma lo scaglionamento richiesto è lo stesso, in questo modo la Roma si è assicurata la possibilità di creare gioco e manipolare gli spazi: un procedimento, questo, che senza esagerazione sembra preso da Mourinho studiando il playbook di Tuchel, maestro nel creare sovraccarico centralmente per poi usare gli esterni come soluzione per aprire la scatola difensiva avversaria. 


I DIVERSI UTILIZZI DEGLI ESTERNI

E' sufficiente guardare la passmap di Roma-Bodo di ieri per notare come siano stati sfruttati in modo diverso gli esterni: parlando di come la Roma era solita giocare con il 4-2-3-1 avevo accennato a come il pallone venisse giocato spesso su Karsdorp per poi tentare con un passaggio in avanti di raggiungere la profondità sfruttando le doti atletiche di Abraham e Zaniolo.


Questa ricerca non è stata certo soppiantata dal passaggio al quadrato centrale, anzi la centralità degli esterni (simpatico ossimoro) è ancora evidente nell'economia del gioco giallorosso. Per cui dalla passmap possiamo vedere molto bene quanto spesso l'olandese fosse coinvolto in fase di costruzione, mentre Zalewski sul lato opposto veniva servito quando era necessario rifinire l'azione.

La posizione di Karsdorp, quindi, aveva una valenza duplice, sia quella di cercare la giocata in verticale per Zaniolo, oppure consolidare il possesso con Cristante sul lato destro per arrivare al cambio di gioco verso il polacco. Da questo esempio si nota chiaramente come la squadra norvegese cercasse di chiudere la prima soluzione (ossia quella verticale) stringendosi tantissimo in zona palla, rendendo quindi possibile il cambio di gioco di Cristante.

Quello del cambio di gioco di Cristante è un pattern abbastanza studiato da parte della Roma e che rappresenta una conseguenza dello scaglionamento centrale dei centrocampisti e dei trequartisti tra le linee avversarie. Anche la Sampdoria in questo esempio deve compattarsi centralmente per evitare le combinazioni centrali concedendo spazio per la discesa di Zalewski da cui poi scaturirà l'azione che porterà al goal decisivo di Mkhitaryan.

Anche l'analisi dei passaggi effettuati dall'ex giocatore di Milan, Benfica ed Atalanta mostrano chiaramente le linee cercate dalla Roma per muovere lo schieramento avversario. Dei 44 passaggi tentati ieri sera pochissimi sono quelli da considerare banali, quasi tutti invece andavano alla ricerca di superare una linea avversaria con un passaggio progressivo, oppure la ricerca in verticale degli scatti di Zaniolo o i cambi di gioco sopra menzionati. Bryan Cristante è un giocatore molto sottovalutato ed era un elemento centrale sia nella Roma di Fonseca che in questa Roma; lo scorso anno, complici le tante assenze in difesa, l'ex allenatore dello Shakhtar si affidava a lui al centro della difesa proprio per sfruttare al meglio il suo piede accettando di pagare le difficoltà a coprire lo spazio alle sue spalle.

QUALI SCENARI PER LA ROMA DI MOURINHO

Questa serie positiva della Roma apre interrogativi su quali possano essere le ambizioni della squadra giallorossa da qui al termine della stagione: l'attuale quinto posto in campionato e la semifinale di Conference League rendono appetitoso questo ultimo scorcio di annata, con la possibilità di portare a casa un trofeo continentale e magari cercare di tenere sotto pressione la Juventus per la lotta al quarto posto.

Per capire realmente quanto possano essere concrete le ambizioni della Roma il trittico di partite in arrivo contro Napoli, Inter e Leicester in trasferta ci dirà tutta la verità sulla bontà di questa evoluzione tattica del tecnico di Setubal. 

A differenza delle sue esperienze passate, a Mourinho si sta chiedendo di creare valore nella rosa della Roma e questo primo anno è importante per capire quale strada seguire per migliorare gli uomini a disposizione. A questo va aggiunta la valorizzazione del talento di Zalewski (ed in parte quello di Afena), primo elemento della forte primavera giallorossa ad entrare in pianta stabile in questa squadra, vedremo se ci saranno chances anche per altri elementi come Darboe, Volpato e Bove.

E allora tornano in mente le parole della sua prima conferenza stampa di arrivo a Roma, quando predicò la necessità di portare avanti un lavoro su più anni, i fatti gli stanno dando ragione, ma forse il difficile inizia adesso.

Thursday, 11 February 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 17


Il weekend in partenza questa sera arriva alla vigilia del ritorno delle coppe europee con la prima tranche degli ottavi di finale di Champions League ed i sedicesimi di Europa League. Per questo motivo, come la scorsa settimana, ho voluto scegliere sfide che vede coinvolte squadre che saranno impegnate in Europa a partire dal prossimo martedì.


MANCHESTER CITY-TOTTENHAM (SABATO ORE 18.30)


Quando si affrontano Guardiola e Mourinho nulla può essere scontato e nulla può essere banale, per questo motivo Manchester City e Tottenham è una partita che non può non essere consigliata tanto più a poca distanza dal ritorno delle due squadre sul palcoscenico europeo.

Conoscendo i due allenatori, i rispettivi impegni continentali e la possibilità di alzare un trofeo è un'evenienza che non può essere messa in secondo piano, per questo l'incrocio nel bel mezzo dei turni di FA Cup, di Champions League e di Europa League e a poca distanza dall'ulteriore incrocio in finale di Coppa di Lega ci dice che questa partita ci dirà tante informazioni sullo stato delle due squadre a livello tattico ed a livello mentale.

Non è un mistero il differente approccio tattico dei due allenatori, un rapporto quasi antitetico di idea del gioco del calcio ma accomunati da un'idea: vincere quanti più trofei possibile.

Il Manchester City ha ormai intrapreso un cammino da schiacciasassi in Premier League certificato dal trionfo di domenica scorsa ad Anfield Road. Dopo un inizio difficile, Guardiola ha lavorato sul trovare un equilibrio alla propria squadra: il male che il tecnico catalano ha riscontrato nella squadra è quello di un timore generato dal rischio di subire le transizioni avversarie che si riverberava anche nella qualità del gioco espresso in fase di possesso.

Fonte dati FbRef/StatsBomb
L'obiettivo è stato raggiunto: la fase difensiva, con l'arrivo di Ruben Dias e l'integrazione nei meccanismi di Joao Cancelo (stagione clamorosa la sua) ha sostanzialmente annullato il fattore rischio in fase di non possesso. Come si evince dal grafico a lato, i numeri difensivi della squadra di Guardiola sono al top in Europa prendendo in considerazioni dati come i goal ed i tiri subiti ma anche gli xG subiti e, soprattutto gli xG subiti per tiro, il valore che l'anno scorso destava principale preoccupazione dalle parti dell'Etihad Stadium. Liberando psicologicamente e tatticamente diversi giocatori, questi sono tornati sui livelli del 2018 e del 2019: su tutti si sta distinguendo Ilkay Gundogan, alla miglior stagione con la maglia del City e, per proprietà transitiva, sotto la gestione Guardiola.

Il sistema creato da Mourinho al Tottenham, come da tradizione del tecnico portoghese, si muove su un percorso antitetico rispetto a quello di Guardiola, con un calcio fatto di compattezza e difesa della propria area di rigore per creare pericoli mediante le transizioni.

Nella prima parte di questa stagione l'approccio sembrava essere perfettamente funzionante, come ben ha dimostrato la gara d'andata vinta dagli Spurs per 2-0, dove Mourinho è riuscito a sfruttare le debolezze della fase di transizione del City in quel periodo utilizzando il lavoro di Harry Kane spalle alla porta nel nuovo ruolo di rifinitore per gli inserimenti di Son.

Fonte dati FbRef/StatsBomb
Nelle ultime settimane, tuttavia, i meccanismi del Tottenham sembrano essersi inceppati, da una parte gli avversari si sono mostrati in grado di saper manipolare il blocco basso predisposto da Mourinho muovendo i giocatori in modo tale da creare situazioni di superiorità numerica. A livello statistico l'inversione è ben visibile mediante l'andamento degli xG offensivi e difensivi nel corso del campionat: si nota abbastanza evidentemente come nelle ultime settimane gli xG subiti siano ben oltre la media tanto quanto gli xG a favore sono ben al di sotto del livello mediano.

Per esempio nella sfide perse contro Liverpool e Chelsea di recente, l'accorgimento utilizzato da Klopp e Tuchel è stato quello di impostare da dietro con tre uomini (quindi tenendo un terzino più basso) in modo da avere superiorità numerica rispetto alla coppia Son-Kane (o Vinicius, quando il centravanti inglese è stato ai box). Utilizzando le capacità di conduzione dei centrali difensivi (eh si, questa moda dei difensori che sanno impostare chissà a cosa serve, vero?) le linee di centrocampo e difesa del Tottenham sono costrette a fare delle scelte che generano a loro volta spazi che possono essere esplorati dall'avversario di turno.

Dopo la partita di domenica capiremo quanto le due squadre asseconderanno i propri princìpi di gioco o se cercheranno delle variazioni sul tema al fine di sorprendere l'avversario. Di certo è un grande confronto di stili e, soprattutto un match che indirizzerà le prossime settimane di lavoro dei due allenatori.


GETAFE - REAL SOCIEDAD (DOMENICA ORE 14)


La sfida di domenica tra il Getafe di Bordàlas e la Real Sociedad è un gigantesco confronto di stili tra due club che praticano un tipo di calcio diametralmente opposto: da una parte il calcio verticale ed aggressivo del Getafe, dall'altra parte un calcio fatto di possesso palla e ricco di qualità da parte della Real Sociedad.

Per il Getafe la sfida di domenica va a concludere una settimana molto pesante in termini di impegni, nel momento in cui tra sabato e martedì ha dovuto affrontare prima il Siviglia e poi il Real Madrid. Da entrambi i match la squadra ne è uscita sconfitta (3-0 a Siviglia, 2-0 a Madrid) e con l'idea che quest'anno la strategia che tante soddisfazioni ha dato nelle ultime due stagioni non stia portando i frutti sperati.

Per questo motivo con il mercato invernale il Getafe ha deciso di modificare la struttura del proprio attacco che, molto probabilmente, ha raggiunto il limite di età per essere ancora competitivo, facendo arrivare Kubo e Carles Alena a portare nuova linfa li davanti.

Come già segnalato nella mia recentissima analisi sulla partita giocata contro il Real Madrid in corso di settimana. l'arrivo dei due giocatori di proprietà di Real e Barcellona ha consentito un cambiamento nel modo di attaccare della squadra che può trovare alternative ai soliti lanci lunghi sulle punte per poi andare a giocare sulle seconde palle. Con Kubo e Alena si può portare e giocare il pallone muovendolo da un lato all'altro del campo e guadagnando campo con una trasmissione palla a terra o anche con transizioni palla al piede. Insomma è possibile che il Getafe stia cercando di cambiare pelle per ovviare al calo di rendimento delle sue punte storiche Angel e Mata.

Per la Real Sociedad questo impegno, invece, rappresenta la partita che precede quella contro il Manchester United in Europa League. Per la squadra di Alguacil le vicissitudini dello scorso mese di dicembre hanno parzialmente cancellato quanto di buono fatto nei primi mesi della nuova stagione. I diversi infortuni hanno avuto un impatto molto importante per il rendimento della squadra basca, in particolare quelli che hanno colpito David Silva e Mikel Oyarzabal, arrivati in contemporanea all'inizio di dicembre e che hanno dato via ad una serie di 2 sole vittorie nelle ultime 12 partite.

Fonte dati FbRef/StatsBomb
Come si evince dal grafico a lato, si può notare l'impatto che l'uscita alternata di scena di David Silva ed Oyarzabal per infortunio ha avuto sulla fluidità del possesso palla della Real Sociedad. La linea gialla mostra la divisione dei periodi, mentre i valori indicati sono la quantità dei passaggi nella trequarti avversaria (in rosso) e quelli in area di rigore (in blu). Proprio quest'ultimo aspetto è quello in cui l'impatto di David Silva era maggiormente visibile, non è casuale, quindi, che in sua assenza, la squadra abbia pagato e quindi non sia stata in grado di arrivare in porta con la stessa facilità della prima parte di stagione. Il ritorno progressivo dell'ex Manchester City, dunque, potrebbe essere la chiave della stagione della squadra di San Sebastian, notizia molto importante soprattutto alla luce dell'imminente sfida europea contro il Manchester United.

ROMA - UDINESE (DOMENICA ORE 12,30)


Dopo l'ultima giornata disputata la serie A ha definitamente stabilito che la lotta per lo scudetto è riservata al trio Milan, Inter, Juventus così come ha definito che anche nelle zone basse lo Spezia ha creato un solco tra se e le ultime quattro in classifica. Questa situazione ha visto protagoniste con conseguenze diverse Roma ed Udinese che domenica alle 12,30 si affrontano in un match con diversi spunti d'interesse.

Per la squadra di Fonseca questa partita precede la sfida in terra portoghese contro il Braga, un incrocio per nulla comodo considerando la grande quantità di talento di cui dispone la squadra che in passato fu allenata anche dall'attuale allenatore giallorosso. La partita contro la Juventus ha riaperto alcune ferite nel rapporto tra la critica e la squadra di Fonseca: come contro la Lazio, pur prendendo in mano la partita, alla squadra è mancata la capacità di convertire questo controllo del gioco in pericoli per la porta avversaria.

Tuttavia se andiamo a guardare il rendimento della squadra dato dai freddi numeri, si contano sulle dita di una mano le partite in cui la Roma abbia concesso di più al proprio avversario, ma in certe partite la squadra giallorossa paga una qualità individuale minore rispetto alle concorrenti. Per questo è sempre opportuno rammentare che alla vigilia della stagione la Roma non era certo pronosticata come la favorita per entrare tra le prime quattro, ed invece la classifica dice che, al momento la squadra di Fonseca è proprio lì a giocarsela.

Fonte dati Understat
Come si evince dalla classifica degli expected points creata da Understat, in questo momento la Roma sarebbe addirittura in testa alla classifica, seppure il margine tra le prime 6 in classifica è davvero risicato. Questo dimostra che quanto messo sul campo dalla formazione di Fonseca è su un livello molto elevato e che merita molto credito, soprattutto per la capacità di far proseguire la squadra a seguire un determinato percorso ed una determinata strategia di gioco non ostante il grande scetticismo della città di Roma nei confronti di questa squadra.

Guardando la classifica di Understat, anche l'Udinese ha un valore di punti attesi che la porrebbe addirittura in zona Europa League, ma i risultati finora non hanno dato seguito a quanto visto a livello statistico. Sono diverse le partite di questo campionato in cui la squadra bianconera ha avuto diverse occasioni per portare a casa la vittoria salvo sprecare le opportunità create per poi subire alle prime difficoltà difensive.
Fonte FbRef/StatsBomb
La problematica principale dell'Udinese è stata la concretizzazione offensiva. I numeri mostrano che la squadra friulana è la squadra con il maggior divario negativo tra reti realizzate e reti attese in base al modello xG di StatsBomb, ed il principale responsabile è Kevin Lasagna: l'ex centravanti del Carpi di Castori ha mostrato una scarsissima confidenza come evidenziato dai numeri che mostrano l'impatto della sua underperformance realizzativa su quella dell'Udinese. La cessione di Lasagna al Verona e l'arrivo di Fernando Llorente cambia completamente la tipologia di presenza offensiva: lo spagnolo può essere utilizzato non solo come finalizzatore ma anche come uomo su cui indirizzare attacchi diretti da essere sfruttati da inserimenti di giocatori come Pussetto, Pereyra e lo stesso Deloufeu, senza contare le capacità in tal senso anche di Rodrigo De Paul, il leader tecnico di questa squadra.

La partita dell'Olimpico, dunque, mette di fronte due squadre che sanno giocare a calcio e sanno come trovare il modo per avere il controllo delle partite. Entrambe soffrono di difficoltà a concretizzare quanto prodotto, la partita di domenica vedrà la Roma alla ricerca di sempre diverse soluzioni per cercare di iniziare un percorso di miglioramento o accontentarsi di essere forte con le più debole e debole con le più forti, per l'Udinese la possibilità di mostrare che le modifiche all'attacco portate dal mercato siano la soluzione alle difficoltà a fare risultato a dispetto di una buona qualità di gioco proposta.


WOLFSBURG - BORUSSIA MOENCHENGLADBACH (DOMENICA ORE 18)


In Bundesliga la fuga del Bayern dovrebbe aver archiviato il discorso sulla vittoria finale del torneo, mentre la lotta alle spalle per il raggiungimento delle posizioni valide per le coppe europee è totalmente nel vivo e ricca di contendenti. Due di queste contendenti sono il Wolfsburg ed il Borussia Moenchangladbach, due squadre guidate da due tecnici austriaci come Glasner e Rose, entrambi austriaci ed entrambi discepoli del credo calcistico di Rangnick e del modello Red Bull.

Di queste due squadre abbiamo più volte parlato in passato, il loro calcio è basato sostanzialmente sugli stessi princìpi, ossia verticalità e recupero immediato del pallone una volta perso. In questo momento la sfida tra le due compagini arriva in prossimità di un impegno importantissimo per la squadra di Marco Rose, chiamata ad affrontare il Manchester City negli ottavi di Champions, un impegno che sta rischiando di togliere focus alla squadra dal campionato, tuttavia la trasferta sul campo del Wolfsburg è uno snodo che può rivelarsi decisivo per la corsa ai primi quattro posti.

Il Wolfsburg, grazie al suo stile di gioco molto aggressivo si è ritagliato un posto di rilievo nella zona alta della classifica, fino a giungere al terzo posto in classifica con 3 punti di vantaggio sulla quinta classificata (il Bayer Leverkusen) e addirittura 6 punti sull'accoppiata Borussia Dortmund-Borussia Moenchengladbach.

Fonte grafico: Calcio Datato
Questa classifica è frutto della striscia positiva di 4 vittorie consecutive con altrettanti clean sheets. Il miglioramento della fase difensiva è frutto di un rendimento di molti calciatori che si è innalzato in fase di non possesso ed una gran tenuta nei duelli individuali (elemento di non poco conto in un campionato come la Bundesliga dove tante partite vivono di duelli a tutto campo). In questo contesto sono esplose le prestazioni di Maxence Lacroix, centrale difensivo classe 2000, altro esemplare della lunga lista di difensori centrali francesi nati tra fine anni '90 ed inizi del nuovo secolo molto abile sia nella marcatura individuale che nella copertura dello spazio alle sue spalle, non escludo che nei prossimi mesi possa già essere un importante uomo mercato.

Il Moenchengladbach era partito molto bene in questo 2021 con 6 risultati utili consecutivi che avevano rilanciato la squadra di Rose nella lotta Champions, a questo si è aggiunta la qualificazione ai quarti di finale di Coppa di Germania in cui dovranno affrontare il Borussia Dortmund.

A fermare la risalita dei Die Fohlen c'è stata la sconfitta interna di domenica scorsa nel derby contro il Colonia, una sconfitta che ha mostrato un punto debole della squadra di Rose, ossia i palloni persi: cominciano ad essere tante le reti o le conclusioni subite a seguito di un errore in impostazione o per una palla persa nella propria trequarti. Il goal che è valso la sconfitta contro il Colonia nasce da un pallone perso malamente da Lainer in disimpegno, inoltre andando a ritroso nelle partite del Gladbach in questa stagione troviamo molte situazioni di palloni gestiti male nella propria trequarti.

Fonte grafico: Calcio Datato
Ad ogni modo questo difetto, unito ad alcune difficoltà a sostenere la linea difensiva in fase di non possesso, non offuscano il valore di questa squadra che continua a mettere in mostra grandi qualità sia di squadra che individuali. Una su tutte in questa stagione è Florian Neuhaus, centrocampista classe 1997 che sotto la guida di Marco Rose è diventato un centrocampista in grado di dominare a centrocampo e di essere pronto a svolgere tutti i ruoli ed i compiti richiesti per un centrocampista moderno. Come si evince dalle radar chart sopra, le qualità in play-making ed in fase di finalizzazione sono da centrocampista di vertice, i numeri difensivi, invece, restano ancora non ottimali, a dimostrazione che il Moenchengladbach sta correndo qualche rischio di troppo dietro per permettere al suo centrocampista di completarsi come centrocampista a tutto tondo.

La sfida di Wolfsburg si presenta, dunque, ricca di spunti ed è pronta a regalare tanto spettacolo. Dal racconto relativo alle due squadre potrebbe apparire il Wolfsburg come netto favorito, ma il Gladbach in questa stagione ha mostrato che negli scontri diretti è sempre in grado di tirar fuori il meglio di se e sono certo che la trasferta alla Wolkswagen Arena non sarà da meno.


PANATHINAIKOS - OLYMPIACOS (DOMENICA ORE 18,30)

In questo weekend il calendario propone una sfida che rappresenta una delle principali rivalità a livello europeo. Come già raccontato nelle scorse settimane per altri derby, le porte chiuse fanno perdere buona parte della magia di sfide come questa, tuttavia la rivalità tra Panathinaikos ed Olympiacos mantiene un certo fascino anche di fronte ad uno stadio vuoto ed anche di fronte ad una certa disparità di valore tra le due compagini.

Il Panathinaikos è in una fase difficile della sua storia, non vince il campionato dal 2010 e negli ultimi anni sta subendo un grosso ridimensionamento tanto da essere stata superata nelle gerarchie del calcio ellenico dalle due squadre di Salonicco e dall'AEK Atene.

Anche questa stagione era partita malissimo per i Trifylli con 3 pareggi e 2 sconfitte nelle prime 5 giornate che hanno portato il club a chiamare in panchina una figura di grande esperienza come il rumeno Laszlo Boloni che in poco tempo è riuscito a dare una certa solidità alla squadra conferendole un atteggiamento flessibile a livello tattico a seconda dell'avversario, smontando il 4-3-3 che il suo predecessore Dani Poyatos (proveniente dalle giovanili del Real Madrid) aveva provato ad implementare senza successo.

Fonte grafico Wyscout
Come si evince dalle statistiche, il sistema voluto da Boloni ha portato il Pana ad avere numeri da squadra a cui non piace fare la partita. Il dato del possesso palla vede addirittura un valore medio inferiore al 50%, frutto di un atteggiamento attendista nelle partite contro squadre che le sono superiori o di pari livello, ma anche nelle partite con avversari inferiori nel momento in cui trova il goal del vantaggio. Altra prova di un atteggiamento non proprio propositivo dei Trifylli è quello che emerge dal dato dei tiri effettuati: il Pana è una delle squadre che va al tiro di meno in campionato, tuttavia a dimostrazione che ciò nasce da un approccio conservativo della squadra, è opportuno far notare che nel dato relativo alla percentuale di tiri in porta ed in quello degli xG per tiro, la squadra di Boloni si trova davanti a tutte: numeri ascrivibili in genere a squadre che attaccano utilizzando prevalentemente il contropiede.

In questo contesto di difficoltà è difficile trovare giocatori che possano al momento aizzare la fantasia dei tifosi del Pana, tuttavia oltre alla delegazione di lingua spagnola presente in rosa e capeggiata dal trequartista argentino Lucas Villafanez e dal centrale difensivo (utilizzato anche da centrale di centrocampo) spagnolo Fran Velez, va segnalata la crescita del classe '99 Argyris Kampetsis, nato centravanti ma, non trovando spazio in quella posizione, Boloni ha deciso di dirottarlo come esterno offensivo di sinistra e nell'ultimo mese ha messo a referto 3 goal ed 1 assist, chissà che non possa essere lui la carta che il Panathinaikos utilizzerà per battere i grandi rivali del Pireo.

Diverso il discorso per l'Olympiacos, tornato a dominare il campionato dopo un intermezzo di AEK e PAOK nel 2018 e nel 2019 e che, sotto la guida di Pedro Martins, sta cercando di costruire un ciclo basato su un sistema di gioco che favorisca il possesso palla e l'utilizzo della tecnica nella trequarti avversaria. Questo sistema, oltre a garantire degli ottimi risultati (18 vittore e 3 pareggi in 21 giornate di campionato), ha permesso a molti elementi di mettersi in luce e quindi poter mettere in piedi una strategia di player-trading che nelle ultime due stagioni ha prodotto dividendi interessanti.
Lo scorso anno arrivò la cessione di Daniel Podence al Wolverhampton per 20 milioni di Euro, quest'anno quella di Tsimikas al Liverpool per 13 milioni, tutto denaro utile a dare fiato alle casse del club e poter permettere di andare sul mercato alla ricerca di nuovi profili da lanciare. 

Fonte FbRef/StatsBomb
In questa stagione i giocatori che si stanno mettendo maggiormente in luce sono il centrale difensivo senegalese Ousseynou Ba, centrale schierato da Martins accanto ad uno tra Semedo e Sokratis (arrivato nel mercato invernale) e Mady Camara, classe 1997 guineano, centrocampista che può agire sia nei due di centrocampo del 4-2-3-1 dell'Olympiacos ma anche come sotto-punta. Le prestazione di entrambi questi elementi potrebbe renderli a partire dalla prossima sessione di mercato, le nuove plusvalenze su cui fondare il proseguimento di questo ciclo vincente. Sotto questo aspetto sarà interessante vedere quanto il dominio in campionato possa riflettersi sul cammino in Europa League, dove da giovedì la squadra del Pireo sarà impegnata in un affascinante incrocio contro il PSV Eindhoven.

Lo status delle due squadre suggerisce una partita a senso unico a favore dell'Olympiacos, tuttavia l'atteggiamento del Panathinaikos potrebbe creare fastidi alla fase offensiva della squadra di Martins, a questo si aggiunge il valore che il derby ha, specie in questo momento, per la squadra di Boloni ed ecco che, quindi, l'andamento della partita non sarà così scontato.

Monday, 20 July 2020

Roma-Inter, l'analisi delle scelte di Fonseca e Conte

Il posticipo domenicale della 34^ giornata di serie A metteva di fronte due squadre con stili di gioco molto ben definiti, con due allenatori che hanno idee di gioco molto precise e che hanno portato una certa identità alle rispettive squadre: da un lato abbiamo il gioco di Fonseca con molta attenzione alla fase di possesso e che tenta di sfruttare al meglio le qualità tecniche dei suoi trequartisti a supporto del finalizzatore Edin Dzeko, dall'altra parte il gioco estremamente codificato di Antonio Conte che ha permesso all'Inter di esprimersi a tratti su livelli difficili da sostenere per le altre squadre del campionato; ad accomunare le due squadre, invece, c'è la difficoltà a coprire lo spazio alle proprie spalle, da un lato a causa di meccanismi di transizione difensiva non sempre ben eseguiti, dall'altra parte le difficoltà dei nerazzurri a mantenere costanti i ritmi nell'arco dei 90 minuti che portano la squadra ad allungarsi, per questo andrò ad analizzare le squadre nell'arco delle varie fasi della partita.

La partita dell'Olimpico è stata utile per analizzare come i due allenatori stanno ovviando ai punti di debolezza delle loro squadre in vista non solo delle ultime giornate di campionato ma anche della fase finale di Europa League in cui Roma e Inter cercheranno di dire la loro pur senza avere i favori del pronostico.

LE FORMAZIONI INIZIALI

Le due squadre si schierano coerentemente a quanto visto nelle ultime giornate, con Fonseca che è passato definitivamente al 3-4-2-1 con Kolarov come centrale di sinistra, dall'altra parte Conte presenta il suo 3-5-2 con Brozovic vertice alto del triangolo di centrocampo completato da Gagliardini e Barella e con la coppia d'attacco Sanchez-Lautaro Martinez.



LA POSIZIONE DI BROZOVIC

Chi si aspettava il croato come vertice basso del centrocampo dell'Inter è rimasto sorpreso dalla mossa di Conte di schierarlo nella posizione che in questi masi avrebbe ritagliato per Eriksen, una mossa che ha destato alcune critiche, tuttavia ritengo che la scelta abbia avuto un senso, specie nella prima parte di partita, perché Conte ha rivisto il sistema di prima costruzione permettendo al croato di spostarsi qualche metro più avanti ed essere utile in fase di pressione che in fase di sviluppo e rifinitura dell'azione.

IL LAVORO IN FASE DI PRIMA PRESSIONE

Con la Roma che imposta con i suoi tre centrali, Conte risponde con Sanchez e Lautaro in pressione sui braccetti, mentre a Brozovic è richiesto di attaccare Ibanez e (in alcuni casi) anche Pau Lopez, ma anche di chiudere le linee di passaggio verso Diawara; il suo lavoro ha costretto la Roma a muovere il gioco sugli esterni ed a sviluppare il gioco mediante azioni laterali.

Ecco un esempio della prima pressione nerazzurra, Brozovic è addirittura più avanzato di Sanchez e Lautaro con lo scopo di togliere soluzioni di passaggio a Pau Lopez, all'ex portiere del Betis vengono ostruite tutte le soluzioni centrali, in questo modo le due punte possono orientarsi anche sui due braccetti della Roma, come richiesto da Conte (in basso nell'immagine).

Stessa situazione la troviamo anche in questa circostanza, qui cambia lo scaglionamento dei tre centrali della Roma, ma l'approccio non cambia: Brozovic resta in pressione su Lopez coprendo la linea di passaggio verso Diawara ed allo stesso tempo è pronto ad orientare la propria corsa verso Ibanez, posizionato alla destra del portiere giallo-rosso.

Andando a leggere le statistiche della partita elaborate da SICS questa pressione alta della formazione nerazzurra ha prodotto diversi palloni persi dalla Roma in fase di costruzione (7 palloni persi da Mancini) oltre ad isolare dal gioco Diawara (28 passaggi effettuati, 25 per Veretout, a dimostrazione di come siano stati abili ad isolare i centrocampisti centrali della Roma), tuttavia, come vedremo dopo, la squadra di Fonseca è stata abile a cercare soluzioni alternative per uscire dalla pressione.
 

LA SUA POSIZIONE IN ZONA DI RIFINITURA

In fase di possesso, il croato si è mosso prevalentemente in zona di rifinitura sfruttando le difficoltà della Roma nel gestire la superiorità numerica generata dalla scelta della Roma di aggredire individualmente i tre centrali dell'Inter con Pellegrini, Mkhitaryan e Dzeko lasciando Diawara e Veretout a lottare contro i tre centrocampisti dell'Inter, per cui superata la prima pressione il croato con i suoi movimenti ha disordinato le linee giallo-rosse come nell'azione che ha portato al calcio d'angolo da cui è nato il vantaggio dell'Inter.

Nell'azione che porta al calcio d'angolo del momentaneo vantaggio nerazzurro, la posizione di Brozovic permette di creare una superiorità nella zona di rifinitura, come si evince dall'immagine la Roma con la prima pressione costringe l'Inter ad andare sull'esterno, situazione che non dispiace a Conte che ha codificato nel suo playbook la giocata di prima intenzione di Young alle spalle della linea di centrocampo, dove vi è lo spazio creato dal lavoro dei due attaccanti che tengono impegnata la linea difensiva permettendo a Brozovic di sfruttare quello spazio e disordinare le linee della Roma, l'azione terminerà con Candreva che servirà Sanchez in profondità, la chiusura di Ibanez determinerà il calcio d'angolo da cui nasce il goal di De Vrij.

Anche in questa occasione la libertà concessa da Conte a Brozovic crea difficoltà alla Roma nelle scelte, in questo caso Gagliardini e Barella tengono impegnati Diawara e Veretout, l'uomo cerchiato in rosso è Mancini che pochi secondi prima era uscito dalla linea per contrastare il croato portandolo in quella zona di campo, poi l'ex atalantino decide di andare a ricomporre la linea difensiva senza completare la pressione contando sull'aiuto di Pellegrini che però resta su Bastoni (non inquadrati), in questo modo Brozovic ha completa libertà e Mancini stesso resta nella terra di nessuno lasciando gli altri due centrali difensivi in uno contro uno contro Lautaro e Sanchez, da questa situazione nascerà l'occasione che poteva portare l'Inter sul 2-0 ma sprecata dallo stesso Brozovic a due passi da Pau Lopez.

IL GIOCO LATERALE DELLA ROMA

La pressione alta dell'Inter, come abbiamo visto sopra, ha creato parecchi grattacapi all'uscita difensiva della Roma, ma il 3-4-2-1 costruito da Fonseca ha permesso alla squadra giallo-rossa di poter trovare con pazienza soluzioni diverse rispetto a quelle che aveva preventivato alla vigilia; in particolare non potendo accedere ai due centrali di centrocampo ha deciso di utilizzare a proprio vantaggio il proposito dell'Inter di orientare il gioco della Roma sugli esterni, questo è stato possibile grazie allo sviluppo di un gioco laterale sulla fascia destra che ha permesso di mettere in mezzo Ashley Young.

Fonte, report SICS
Dagli analisi dei passaggi-chiave elaborati da SICS si evince come la Roma abbia deciso di bypassare la pressione dell'Inter mediante la connessione tra i centrali difensivi e i due trequartisti a sostegno di Edin Dzeko, ossia Pellegrini e Mkhitaryan, che hanno ricevuto 8 passaggi-chiave a testa, anche lo stesso Dzeko è stato usato come riferimento per i palloni a scavalcare il centrocampo: in questo fondamentale il bosniaco si è potuto esaltare nei duelli con De Vrij, inoltre il posizionamento dei due trequartisti al suo fianco ha permesso di rendere produttive le sue sponde rendendo possibile la soluzione delle combinazioni laterali, specie sul lato destro, dove l'asse Pellegrini-Bruno Peres, sfruttano le doti in velocità del brasiliano ha creato diverse situazioni di potenziale pericolo per la difesa nerazzurra.

Come si evince dall'immagine, però, non ostante i duelli vinti da Bruno Peres contro Young, il pericolo per l'Inter resta solo potenziale in quanto Pellegrini dopo aver innescato il gioco laterale con il brasiliano non va ad invadere l'area di rigore lasciando l'onere ai soli Dzeko e Mkhitaryan, permettendo dunque all'Inter di chiudere sui cross dell'ex giocatore del Torino, situazione testimoniata dalle statistiche che indicano come i due esterni della Roma siano arrivati al cross solamente 3 volte (2 volte Spinazzola, 1 Bruno Peres).

Passmap fonte Between the Posts
A conferma del fatto che l'asse di destra fosse la principale fonte di gioco della squadra di Fonseca ci viene in soccorso la passmap elaborata da Between the Posts da cui si evincono facilmente le connessioni tra i centrali difensivi della Roma e Lorenzo Pellegrini e la connessione tra quest'ultimo e Bruno Peres, tanto che i 32 passaggi che si sono scambiati rappresentano la combinazione più alta di passaggi tra giocatori giallo-rossi, oltre ad essere i giocatori della Roma con il maggior numero di tocchi (65 a testa) e con li maggior numero di passaggi effettuati (41 Pellegrini, 38 Bruno Peres). 








L'UTILIZZO DI HANDANOVIC IN COSTRUZIONE

Una delle principali novità che stiamo vedendo in questa fase di stagione post-COVID è quella di utilizzare il portiere nella prima costruzione, a livello europeo questo è già un elemento abbastanza diffuso (vedi Neuer, Ter Stegen, Ederson ed Alisson su tutti) ma che progressivamente sta prendendo piede anche in Italia: abbiamo visto Gattuso preferire Ospina a Meret proprio per la necessità di un maggior coinvolgimento del portiere in fase di possesso, lo stesso Fonseca ha voluto Pau Lopez come portiere per poterlo utilizzare in impostazione (ma come abbiamo visto sopra, il lavoro di Brozovic è riuscito a limitarlo), poi abbiamo visto De Zerbi fare lo stesso con Consigli al Sassuolo, questa volta stiamo vedendo lo stesso atteggiamento con Handanovic.

In questa immagine si nota abbastanza chiaramente l'importanza che ha il coinvolgimento del portiere in fase di costruzione, Handanovic conduce il pallone in mezzo a Skriniar e Bastoni mentre de Vrij si stacca pronto a ricevere al lato di Dzeko, la Roma non ha mai risposto andando ad attaccare il portiere nerazzurro ma ha tenuto i tre uomini più avanzati sempre orientati a coprire il centro ed eventualmente aggredire i tre difensori centrali dell'Inter per non permettere alla squadra di Conte di non prendere campo tramite i passaggi-chiave dei centrali difensivi e dello stesso Handanovic.

Fonte Videomatch SICS
La scelta conservativa della Roma si è rivelata nella sfida prima costruzione-prima pressione come quella vincente, infatti dall'analisi dei passaggi-chiave dei centrali difensivi elaborati da SICS si evince chiaramente come la squadra di Fonseca sia stata molto abile nel saper uscire dal proprio terzo difensivo bypassando la linea di pressione aggressiva dell'Inter vista precedentemente; la copertura del centro da parte della Roma non ha permesso, invece, all'Inter di risalire il campo se non quando Brozovic si abbassava riprendendo la sua posizione di vertice basso del triangolo di centrocampo ma sottraendo la sua presenza nella metà campo avversaria, presenza non colmabile da Barella e Gagliardini generando dunque, anche un po' di confusione, situazione che, nel secondo tempo, Conte ha risolto anche a causa della situazione di svantaggio, facendo entrare Eriksen al posto di Gagliardini ed arretrando il croato. 

Passmap fonte Between the Posts
A conferma delle difficoltà dell'Inter a prendere campo lo dimostra la passmap con tanti passaggi tra i centrali di difesa e con gli esterni e l'isolamento dei centrocampisti centrali sempre ben schermati dalla prima linea di pressione della Roma; a livello numerico l'Inter chiuderà la partita con il 56% di possesso palla ma il pallone si è giocato per il 31% del tempo nel terzo di campo nerazzurro ed il 27% nel terzo di campo della Roma,












CONCLUSIONE

Il 2-2 finale è un risultato alla fine giusto, la grande battaglia tattica tra i due tecnici ha portato a tanti duelli (specie sugli esterni) ma pochi tiri (7 della Roma e 8 dell'Inter) e poche occasioni da rete, tuttavia quanto prodotto anche a livello di xG rispecchia fedelmente il risultato finale (1,44 vs, 1,53 secondo il modello Understat, 1,27 vs. 1,41 secondo il modello Between the Posts) con il calcio di rigore che, ovviamente, ha un peso importante su questa statistica, usando, invece, come riferimento l'indice di pericolosità elaborato da SICS la Roma chiude davanti con un indice di 42 rispetto a 36 dell'Inter.

A Fonseca resta l'idea che il passaggio al 3-4-2-1 stia dando maggiore compattezza alla squadra, sembrano lontani i tempi delle disastrose transizioni difensive viste in diverse occasioni in questa stagione, la difesa a 3 e l'ottimo lavoro di schermatura della prima linea di pressione permette ai giallo-rossi di limitare molto gli avversari, inoltre gli esterni sono molto più a loro agio quando possono giocare scollegati dalla linea difensiva, vedi la prestazione di Bruno Peres; resta aperta la questione del riempimento dell'area di rigore, Pellegrini più volte non ha dato seguito alle combinazioni con Bruno Peres restando fuori area, se la Roma ha concluso molto poco rispetto a quanto ha prodotto nella metà campo avversaria è anche dovuto al fatto che il peso dell'attacco all'area di rigore al momento sembra limitato ai soli Dzeko e Mkhitaryan.

Riguardo l'Inter, il 3-4-1-2 su cui ha virato Conte nel post-COVID mostra potenzialità interessanti, tuttavia sarebbe ancora più interessante vederlo all'opera con Brozovic a centrocampo ed Eriksen come vertice alto del triangolo, questo consentirebbe un'uscita del pallone dal terzo difensivo molto più fluida e non solamente tramite le solite giocate a memoria con palla all'esterno che scarica poi sulle due punte, una giocata che se viene ben neutralizzata come ha fatto la Roma necessita di un piano B che non può prescindere da un'uscita del pallone anche per vie centrali.

Monday, 13 January 2020

Roma-Juventus, le pagelle



Il girone di andata della serie A si chiude con una delle partite più interessanti del campionato, ossia la sfida tra Roma e Juventus, due rivali storiche del nostro calcio e due squadre allenate dalle menti calcistiche più fini ed interessanti del nostro campionato, ossia Fonseca e Sarri.

Finisce 2-1 per la formazione bianconera che torna da Roma con il titolo di campione d'inverno e con la consapevolezza che con Rabiot e Ramsey al meglio le idee di Sarri possono decollare, restano tuttavia presenti delle riottosità nella squadra bianconera a mantenere un baricentro alto quando passa in vantaggio; per la Roma il 2020 inizia con due sconfitte consecutive interne che sporcano il cammino della squadra di Fonseca in questo girone d'andata, l'uscita bassa del pallone si è dimostrato il tallone d'Achille della formazione giallorossa oggi, ma ancora di più lo sono gli infortuni che oggi hanno tolto dalla contesa fino a fine stagione Niccolò Zaniolo.

LE FORMAZIONI

Fonseca propone il suo 4-2-3-1 che può essere considerato il suo undici migliore, con Perotti (in assenza di Kluivert) a completare la batteria di trequartisti alle spalle di Dzeko con Lorenzo Pellegrini e Niccolò Zaniolo. La Juventus risponde con lo stesso 11 capace di vincere e convincere (almeno nel secondo tempo) contro il Cagliari lunedì scorso, con Rabiot e Ramsey a completare il rombo di centrocampo assieme a Pjanic e Matuidi, in difesa ancora assente De Ligt, dunque ancora spazio a Demiral, in attacco Dybala e Cristiano Ronaldo.


LE PAGELLE


ROMA


PAU LOPEZ 6

Dopo 15' si trova a raccogliere due palloni dal fondo del sacco, qualche responsabilità sulla scelta di passare la palla a Veretout in occasione del rigore del 2-0, importante la sua parata su Ronaldo alla fine del primo tempo che tiene la sua squadra in partita; bene anche nel secondo tempo con un paio di uscite bassa negli ultimi minuti.



FLORENZI 6,5

Spinge molto a destra, prova a mettere in difficoltà l'asse Matuidi-Alex Sandro ma senza grandissimo successo, è quello che tocca più palloni per i suoi nel primo tempo; nelle fasi iniziali della partita fa fatica in fase difensiva a fare delle scelte sui movimenti ad uscire delle punte bianconere, nella ripresa spinge tantissimo sulla fascia destra e prende maggiore spazio da cui nasce l'azione che porta al rigore, non molla fino alla fine.



MANCINI 6

Commette il fallo da cui nasce la punizione del goal di Demiral, dietro fa fatica a contenere le incursioni centrali di Ramsey perché preoccupati dai movimenti verso l'esterno di CR7 e Dybala. Nel secondo tempo sale di tono e spegne qualsiasi cosa passi dalle sue parti, merito della migliore pressione esercitata dai suoi compagni davanti a lui, chiude la partita con 4 intercetti (migliore in campo in questa statistica) e nessun dribbling subito.



SMALLING 5,5

Ha colpe sul goal di Demiral, fatica a contenere le accelerazioni degli attaccanti bianconeri nel primo tempo, migliora nel corso della partita, ma per un difensore l'errore sul primo goal non può non essere considerato all'interno della prestazione collettiva.




KOLAROV 5

Serata pessima per il serbo che perde Demiral in occasione del goal che sblocca la partita, in fase di possesso non incide al suo solito e le esecuzioni hanno lasciato a desiderare, lo stop sbagliato su un cambio di gioco di Florenzi nelle fasi iniziali del secondo tempo riassumono la sua partita ampiamente insufficiente, ha anche dopo 81' la possibilità di pareggiare ma il suo colpo di testa finisce tra le braccia di Szczesny.



DIAWARA 6,5


Il migliore dei suoi nei momenti più difficili della partita nel primo tempo quando, con un paio di recuperi difensivi, ha sventato delle ripartenze della Juve potenzialmente letali, nel secondo tempo con la squadra che alza la propria pressione il suo apporto è meno appariscente ma è sempre al posto giusto anche se troppo scolastico in fase di possesso, chiude comunque con 59 passaggi completati su 62 (migliore in campo).


VERETOUT 5,5

La palla persa ed il conseguente fallo da rigore macchiano in maniera irrimediabile la sua partita. Cresce nel secondo tempo dove si rende utile alzando la pressione anche sui centrali difensivi della Juventus forzando diverse palle perse della Juventus.


DAL 66' CRISTANTE 6

Completa il lavoro del francese, tenendo alta la pressione sui centrocampisti della Juventus contribuendo alle difficoltà della squadra di Sarri nel tenere la palla nel secondo tempo (la Juve ha giocato ben 46 palle lunghe nel corso della partita, di cui 27 nel secondo tempo).

ZANIOLO 6

Prima del suo grave infortunio (in bocca al lupo!) è l'unico che nel primo tempo accende la luce per la Roma con le sue conduzioni palla al piede (2 dribbling su 2 riusciti), l'infortunio arriva al termine di una discesa in cui si è lasciato dietro tutto il centrocampo della Juventus, speriamo che l'infortunio non rallenti i suoi grandi progressi visti in questa stagione.

DAL 35' UNDER 6

Entra bene nella partita, mette in difficoltà nelle scelte Alex Sandro e Matuidi da quella parte, chiude la partita con 2 dribbling riusciti ed 1 passaggio chiave, molto utile col pallone tra i piedi nel creare spazio per Florenzi e le imbucate di Pellegrini tra Bonucci ed Alex Sandro. Infine dal suo colpo di testa arriva il rigore per la Roma.


PELLEGRINI 5,5

Meno brillante del solito in fase di rifinitura e di impostazione, spesso non trova la posizione giusta e, specie nel primo tempo perde i duelli con Rabiot, ha sulla coscienza il goal divorato nel primo tempo a porta vuota, chiude la partita con 4 conclusioni e 4 passaggi chiave effettuati ma anche 22 possessi di palla persi, numeri che testimoniano una partita confusionaria.

PEROTTI 5,5

Ha il merito di realizzare il rigore che rimette la Roma in partita, ma l'argentino in realtà punge raramente non ostante avesse la possibilità di puntare Cuadrado.

DALL' 82' KALINIC 5

Entra in campo per dare peso all'attacco, ancora poco utile, costringe Dzeko a stare alla larga dall'area di rigore nei minuti finali per evitare di pestarsi i piedi, inoltre appena entra si fa ammonire per una manata su Bonucci.

DZEKO 5,5

Sull'unica occasione che si è creato prende il palo e sul proseguimento rende possibile l'azione che porta al rigore per la Roma, negli anni precedenti in una serata così si sarebbe eclissato dal match, invece oggi ha dato tutto ed ha provato a sfidare la difesa della Juventus, ma De Ligt è riuscito a sovrastarlo.


JUVENTUS


SZCZESNY 6

Nei momenti difficili si rende utile con le sue uscite al limite dell'area piccola e la difesa della porta, unica pecca vista anche in altre partite, sono le respinte centrali sui cross bassi; su un intervento di questo tipo è arrivata l'occasione di Pellegrini nel primo tempo.

CUADRADO 6

Molto meglio in fase difensiva che offensiva (4 duelli su 5 vinti), nel primo tempo deve immolarsi prendendo un giallo per rimediare ad un'uscita in orizzontale di Pjanic intercettata da Perotti; nel secondo tempo perde tanti palloni, complice la pressione meglio organizzata della Roma; quando Sarri lo sposta esterno d'attacco nel 4-3-3 nell'ultimo quarto di partita non incide particolarmente in fase offensiva, anzi non permette alla sua squadra di alzare il baricentro con i suoi errori.

BONUCCI 6

Gara pulita del capitano della Juventus, tuttavia le letture non sono state sempre ottimali, spesso si faceva attrarre dagli inserimenti di Pellegrini lasciando spazio tra se e De Ligt, costringendo l'olandese a delle chiusure importanti.

DEMIRAL 6,5

Gioca pochi minuti ma sono quelli che gli bastano a trovare il goal che sblocca la partita; alla sua seconda sortita offensiva succede il patatrac al suo ginocchio la cui entità verrà valutata nei prossimi giorni.

DAL 19' DE LIGT 7

L'olandese ha risposto ai dubbi sul suo rendimento e sulle assenze nelle ultime settimane con una sontuosa prestazione difensiva (7 chiusure decisive in area di rigore) resa possibile anche dal suo dominio sulle palle alte unito alla grande quantità di cross effettuati dalla formazione giallorossa (46).

ALEX SANDRO 6,5

Decisamente più positivo del suo corrispondente sull'altra fascia, in fase di impostazione è il giocatore bianconero con più tocchi all'attivo (79, due tocchi in più di Cuadrado) ed è più preciso del colombiano; in fase difensiva la Roma sfrutta molto di più la fascia presidiata dal brasiliano che è sì reo del fallo da rigore ma vince 7 duelli su 9 e trova 4 tackle vincenti.

PJANIC 6,5

Chiude la partita con 53 passaggi completati (il migliore dei suoi e secondo solo a Diawara tra i 22 i campo), tuttavia non sempre il suo gioco ha permesso alla Juventus di guadagnare campo, anzi un paio di suoi palloni giocati con troppa sufficienza nella sua metà campo hanno rischiato di creare occasioni potenzialmente pericolose per la Roma e di questo implicitamente se ne è anche lamentato Sarri nelle interviste post-partita. In fase difensiva si è rivelato particolarmente utile a permettere alla linea difensiva di assorbire gli inserimenti di Pellegrini.


RABIOT 7

Primo tempo assolutamente sontuoso del giocatore francese, alla sua migliore prestazione in maglia bianconera. Il suo grande lavoro in fase di pressing nei minuti iniziali ha permesso alla Juventus di mettere in crisi i meccanismi di uscita della palla della Roma dalla propria metà campo, la sua giocata decisiva che gli da il mezzo voto in più è il salvataggio sulla linea sulla conclusione a porta vuota di Pellegrini; quando poi la Roma è riuscita a chiudere la Juve nella sua metà campo il francese è andato lentamente eclissandosi limitando il suo contributo alla fase difensiva.

MATUIDI 6,5

Tatticamente è ancora indispensabile per Sarri, la sua capacità di saper coprire un'ampia fetta di campo in larghezza gli permette di limitare le incursioni di Florenzi e Veretout nonché di aiutare Alex Sandro rendendo poco pericolosa la catena di destra della Roma; in fase di possesso chiude la partita con 3 dribbling effettuati e 2 passaggi chiave, mostrandosi come la chiave per Maurizio Sarri per riuscire a portare la palla nella metà campo avversaria.

RAMSEY 6,5

Il suo primo tempo ha mostrato quanto le sue qualità tecniche e le sue qualità di inserimento lo rendono particolarmente efficace e godibile il rombo di centrocampo creato da Sarri per questa sua avventura juventina; il suo lavoro di pressing nelle fasi iniziali del primo tempo alternandosi con Dybala sui centrali e sull'uomo davanti alla difesa, in fase offensiva le sue corse in mezzo ai centrali difensivi impegnati dai movimenti ad allargarsi di Ronaldo e Dybala hanno creato lo scompiglio; come tutta la Juve dopo il 2-0 si mette in modalità gestione e non incide più di tanto sulla partita.

DAL 69' DANILO 6

Entra per permettere a Cuadrado di alzarsi per creare il 4-3-3, al suo ingresso perde un pallone in uscita e fa confusione, poi trova pulizia nelle giocate difensive (2 anticipi effettuati) che permettono alla sua squadra di non rischiare più di tanto nei minuti finali.

RONALDO 6

Realizza il rigore del 2-0, anche lui si muove bene nei primi 20' della Juventus poi anche lui si eclissa; nella ripresa si rende utile anche in un paio di chiusure difensive, nel finale potrebbe chiudere la partita anzitempo ma prima spreca il goal del 3-1 solo davanti a Pau Lopez, poi in 2 contro 1 contro Smalling sbaglia il tempo del passaggio per Higuain servendolo in fuorigioco.

DYBALA 6,5

Interviene nei due goal della Juventus, sul primo è lui a calciare la punizione che porta al goal di Demiral, nel secondo goal il suo merito è ancora più evidente rubando a Veretour il pallone al limite dell'area della Roma che costringe il francese a fare fallo da rigore, Sarri lo sacrifica per il cambio di modulo nei minuti finali.

DAL 69' HIGUAIN 6

Realizza anche il goal del 3-1 ma Ronaldo lo serve con un piede in posizione irregolare, per il resto fa quello che può per costringere la Roma a tornare indietro e perdere supremazia territoriale.

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