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Thursday, 16 September 2021

Cosa è mancato all'Inter contro il Real Madrid?


L'esordio dell'Inter di Simone Inzaghi in questa edizione della Champions League ha visto la visita del Real Madrid di Carlo Ancelotti a San Siro in una partita che la squadra nerazzurra ha a tratti dominato salvo poi sgonfiarsi nel corso della partita fino a subire nei minuti finali il goal di Rodrygo che è valsa un'amara sconfitta.

La formazione nerazzurra a livello statistico avrebbe meritato decisamente un risultato diverso, per cui diversi sono stati i fattori che hanno inciso sul risultato rispetto all'andamento della partita, e questo è un elemento su cui la mia analisi su Inter-Real Madrid proverà a fornire i maggiori approfondimenti.

A differenza delle mie solite analisi, questa verterà su un materiale diverso rispetto alle precedenti: dopo la pandemia sono tornato ad osservare una partita direttamente dagli spalti, e da buon match analyst ho pensato bene di farlo da un osservatorio privilegiato, il terzo anello dello stadio Meazza in San Siro.


LE FORMAZIONI INIZIALI

Le scelte di Inzaghi ed Ancelotti sono state sostanzialmente quelle previste alla vigilia e sono state imperniate in primo luogo su una ricerca di uno schieramento molto equilibrato.



L'ex tecnico della Lazio ha confermato il 3-5-2 delle prime uscite stagionali ritrovando Bastoni nella linea difensiva a tre, per il resto stessi uomini visti nella trasferta di campionato a Marassi. Per Ancelotti, invece, qualche rimescolamento rispetto alla gara vinta in campionato contro il Celta Vigo con un passaggio ad una sorta di 4-3-3 in cui Alaba ha preso posto al centro della difesa spostando Nacho sulla sinistra, a centrocampo confermato il trio Casemiro-Valverde-Modric, in attacco Lucas Vazquez ha preso il posto di Eden Hazard.


IL PRIMO TEMPO DOMINANTE DI MARCELO BROZOVIC

Se guardiamo all'andamento della partita, l'Inter avrebbe meritato molto di più, soprattutto nel primo tempo dove ha messo totalmente a soqquadro lo schieramento del Real Madrid; fulcro del dominio della squadra di Inzaghi nei primi 45' è stato senza dubbio Marcelo Brozovic, centro di gravità totale di ogni possesso della squadra campione d'Italia.

L'analisi statistica della sua partita e la sua heatmap ci mostrano abbastanza esplicitamente dove il croato, forse ispirato dalla presenza in campo del suo più titolato connazionale con l'altra maglia, ha preso possesso di quello spazio tra la prima e la seconda linea di pressione madrilena gestendo il pallone con una maestria ed una sapienza da vero leader tecnico.
E' mancato un solo passaggio a raggiungere la quota di 100 passaggi riusciti: di questi passaggi davvero pochi sono stati banali, gli altri hanno sempre permesso alla propria squadra di aprire le maglie dello schieramento dei galacticos e creare, dunque potenziali situazioni di pericolo non opportunamente sfruttate dai suoi compagni per alcune ragioni che andremo ad analizzare di seguito. Non vi è ombra di dubbio che la prima chiave di lettura della partita di ieri stia non solo nella prestazione del numero 77 nerazzurro ma anche di come il Real si sia mosso per cercare di limitarlo, cosa che nel primo tempo non era per nulla riuscita agli uomini di Ancelotti.

Una cosa importante che Brozovic riusciva a garantire era un ottimo scaglionamento della squadra in fase di prima costruzione: il suo posizionamento con e senza palla ha sempre garantito la creazione di situazioni in cui gli spazi tra le linee di pressione del Real (a dire il vero poco organizzate nel primo tempo) venissero dilatati a dismisura generando grandi spazi per una facile risalita del pallone.

Ecco un esempio che ben spiega quanto teorizzato sopra: qui Brozovic si abbassa per andare a ricevere il pallone tra Skriniar a De Vrij creando superiorità numerica contro Vinicius e Benzema; il resto dei giocatori di Ancelotti si ritrae creando tanto spazio per il croato per risalire con la palla al piede e poter quindi scegliere comodamente la giocata da fare una volta attirato verso di se uno dei centrocampisti del Real. Sotto questo aspetto è stato molto importante anche il movimento di Barella, Calhanoglu e Dzeko sempre molto bravi a scaglionarsi per disordinare ulteriormente le linee di pressione madridiste.

Estendendo il discorso all'intera fase di costruzione del gioco da parte dell'Inter, si può notare anche come il movimento a venire incontro di Brozovic crei una linea di costruzione formata da 4 uomini con Skriniar e Bastoni che scivolano verso l'esterno permettendo a Darmian da un lato e Perisic dall'altro di alzarsi fino all'altezza della linea difensiva avversaria: sostanzialmente erano loro due a fornire la profondità alla formazione nerazzurra, per questo motivo sarebbe stato interessante esperire qualche volta la soluzione del pallone alle spalle della difesa per il taglio dei due esterni, movimento che spesso hanno fatto senza palla nel primo tempo senza essere premiati. Se vogliamo trovare un limite strategico nella partita dell'Inter di ieri sta proprio in questo: andava sfruttata meglio la profondità in questo tipo di situazioni.

Qui un altro esempio in cui il lavoro di Brozovic crea una voragine tra prima e seconda linea di pressione del Real: ad approfittarne è De Vrij che parte in conduzione costringendo Modric (cerchiato in rosso) a scalare su di lui liberando, però, Barella, che innescherà un attacco pericoloso in combinazione con Dzeko e Darmian. Seppur con dei movimenti diversi rispetto a quelli della scorsa stagione per via del cambio di caratteristiche del numero 9 (da Lukaku a Dzeko), ieri sera la formazione nerazzurra ha mostrato di prediligere la zona destra per sviluppare e rifinire l'azione per poi sfruttare i tagli da sinistra di Perisic per riempire l'area di rigore assieme a Lautaro e Dzeko.


SAREBBE STATO NECESSARIO UN CALHANOGLU PIU' LUCIDO


Il centrocampista turco arrivato quest'estate dal Milan in luogo di Eriksen è stato chiamato a svolgere diversi compiti nel corso della partita, in alcuni di essi si è destreggiato molto bene, in altri decisamente meno. In particolare in fase di rifinitura spesso e volentieri ha mancato la giusta tempistica per la giocata facendo perdere tempi di gioco alla manovra nerazzurra che sarebbero stati sufficienti per fare ancora più male al Real Madrid nel primo tempo, considerando che, alla fine, le migliori occasioni per la formazione nerazzurra sono arrivate da cross.

In termini di posizionamento in campo, invece, l'ex giocatore di Milan e Bayer Leverkusen è stato spesso bravo a muoversi senza palla ed aiutare Brozovic a disordinare lo schieramento del Real Madrid in fase di sviluppo dell'azione: qui lo vediamo posizionarsi alle spalle di Benzema per ricevere il pallone dal croato con una postura del corpo adatta a muoversi in modo da attirare Valverde verso di se e scaricare a sua volta il pallone verso Dzeko aprendo la difesa del Real. Tuttavia, al momento dell'esecuzione della giocata diverse volte le cose sono andate nel modo sbagliato togliendo all'Inter la possibilità di esporre la difesa avversaria ai propri limiti. Va anche detto che gli errori di esecuzione non sono stati un'esclusiva del turco ieri sera e, molto probabilmente, sono sintomo di una condizione psico-fisica lungi dall'essere ottimale, e questo deve essere, a mio parere, un motivo di grattacapo per Inzaghi considerando che la sconfitta di ieri rende la prossima trasferta in Ucraina contro lo Shakthar di De Zerbi una partita quasi pivotale per le sorti del girone.


LE FASI DI TRANSIZIONE


Per introdurre la parte relativa alle transizioni è opportuno fare una premessa: Inter-Real Madrid non è stata una partita giocata a ritmi insostenibili e sto usando un eufemismo: leggendo le statistiche di Wyscout emerge che il PPDA della formazione nerazzurra è stato pari a 16, quello del Real 13,29. Per chi è digiuno sul tema, il PPDA è un indicatore della pressione delle squadre calcolato sul numero di passaggi concessi all'avversario prima di interromperne l'azione: la correlazione è inversamente proporzionale, minore è il valore dell'indice, più alta è stata la pressione esercitata sull'avversario, e sia Inter che Real sono andati oltre i 10, limite sotto il quale si può convenire che una squadra abbia cercato di dare pressione all'avversario. Inoltre entrambe le squadre hanno superato la soglia di 500 passaggi tentati, a dimostrazione ulteriore che si siano divise ma non contese il possesso del pallone.

Una cosa che l'Inter ha fatto decisamente molto bene ieri è stata quella di bloccare le transizioni del Real su cui ritengo Ancelotti contasse molto sapendo di poter disporre di un giocatore come Vinicius Junior che, se innescato su spazi larghi, può mettere a ferro e fuoco ogni tipo di difesa. Ed invece Inzaghi ha ben intrappolato il brasiliano per buona parte della partita come si evince da questo esempio: Skriniar resta sempre vicino al giocatore brasiliano per contenderne la ricezione, qualora questi decida di proporsi abbassandosi c'è la prima linea di copertura data da Brozovic che è posizionato in modo tale anche da sostenere il tentativo di immediata riconquista da parte di Calhanoglu su Modric. Inoltre si può notare come lo schieramento sia ottimale anche qualora il pallone venga giocato in altre zone del campo con giocatori pronti a scalare sull'avversario che riceve palla per poter ritardare l'azione.

D'altra parte, invece, l'atteggiamento voluto da Inzaghi in fase di non possesso con un 5-3-2 in situazione di difesa posizionale ha reso sostanzialmente impossibile l'utilizzo delle transizioni offensive: qui ritengo ci siano delle responsabilità dell'ex tecnico della Lazio così come è emersa la mancanza di un giocatore come Lukaku (non che questa sia la scoperta del millennio) sopita dal cambio di alcuni meccanismi in fase di possesso ma che esplode in situazioni di questo genere. Per questo motivo ritengo che la scelta di Inzaghi di abbassare in questo modo la squadra in fase difensiva sia stata sbagliata: nel primo tempo il Real mostrava serie difficoltà a costruire e portava pochi giocatori in avanti, si poteva rinunciare a tenere uno tra Perisic e Darmian nella linea difensiva per magari tentare qualche transizione sfruttando la loro corsa che, invece, non poteva essere innescata dovendo essi partire dal limite della propria area di rigore. 

In questo caso mi sento di poter dire che qui Inzaghi è chiamato a metterci qualcosa di suo, in quanto questa fase di gioco non può più fondarsi sugli stessi paradigmi implementati da Conte nelle scorse due stagioni in quanto si poggiavano sulle caratteristiche devastanti in progressione di Lukaku.


LA FATICA CONTRO UN REAL PIU' AGGRESSIVO NEL SECONDO TEMPO


Il dominio dell'Inter nel primo tempo è stato giustificato, quindi, dall'ottimo scaglionamento della squadra in fase di costruzione ed un'ottima gestione delle fasi di transizione nonché una fase difensiva molto attenta (forse troppo, come abbiamo visto). Lo stesso dominio non lo abbiamo visto nel secondo tempo perché alla fine Ancelotti qualche cambiamento nell'intervallo lo ha fatto permettendogli di spostare la supremazia territoriale dalla propria parte.

Nel primo tempo la costruzione della squadra madridista era atta ad invitare la pressione dell'Inter che ha avuto gioco facile preoccupandosi di coprire essenzialmente le linee di passaggio verso i tre centrocampisti del Real e spostando la circolazione dei difensori sull'esterno. L'unico elemento che tentava di arieggiare il palleggio della squadra era Luka Modric con i suoi continui movimenti senza palla atti a farsi consegnare il pallone per poi cercare di inventare qualcosa con la sua tecnica. Con i quattro dietro che sostanzialmente restavano bloccati era fin troppo facile per l'Inter bloccare ogni tipo di risalita del campo da parte del Real, costretto il più delle volte a dei lanci lunghi inghiottiti dai centrali nerazzurri.

Nel secondo tempo con l'ingresso di Rodrygo al posto di Lucas Vazquez è scattato il segnale che era il momento di cambiare atteggiamento: così vediamo che l'impostazione è passata da 4 a 3 uomini, con Carvajal chiamato a giocare più alto con Rodrygo che occupava il mezzo spazio fungendo da seconda punta al fianco di Benzema. In questo modo Di Marco era costretto ad abbassarsi lasciando superiorità numerica in costruzione; l'Inter ha continuato a negare il centro ma il Real anche quando non poteva risalire il campo poteva palleggiare più comodamente facendo anche correre a vuoto gli attaccanti ed i centrocampisti, un elemento che ha avuto un incidenza di lungo periodo sulla partita, visto che il goal arrivato al 90' è stato frutto di una supremazia territoriale nel quarto d'ora finale di partita generato dal calo fisico dei nerazzurri.

Il cambio di approccio del Real nel secondo tempo è visibile anche mediante gli aggiustamenti in fase di prima pressione: l'asse Skriniar-De Vrij-Brozovic è stata neutralizzata grazie ad una serie di scalate dei centrocampisti con gli attaccanti che andavano a pareggiare i due centrali dell'Inter con Casemiro e Valverde che si alzavano in appoggio di Modric. Ovviamente questo significava dover affrontare Lautaro e Dzeko in 2 contro 2 ma Ancelotti non ha rifiutato di prendersi questo rischio anche perché, come si vede nell'esempio, erano pronte delle coperture anche da parte di Carvajal. Ma soprattutto nelle poche volte in cui Militao e Alaba non sono riusciti a contenere i due attaccanti avversari non si sono fatti scrupoli nell'usare le maniere forti spendendo un fallo e, nel caso di Alaba, anche un cartellino. 

Questa strategia del Real, unita alla maggiore qualità dei cambi a disposizione del tecnico reggiano, hanno permesso ai galacticos di prendere il centro del ring per buona parte della fase finale di partita: non è un caso che il goal della vittoria sia arrivato per mano di due subentrati, Rodrygo e Camavinga.

CONCLUSIONI


Perdere una partita al 90' non è di certo la più piacevole delle sensazioni per un tifoso, stesso discorso può essere traslato alla squadra che sperava di vedere premiato da un risultato positivo un primo tempo giocato su ottimi livelli.

Per cui ciò che Simone Inzaghi porta a casa al termine di questa partita è che esiste una squadra con dei meccanismi ben rodati in grado di poter disporre per almeno 45' di una squadra come il Real Madrid, così come allo stesso tempo ci sono delle potenzialità inesplorate all'interno di questi meccanismi, come l'attacco alla profondità ed una necessità di accelerare il processo decisionale nell'eseguire alcune giocate in rifinitura.

Ma l'ex tecnico della Lazio deve anche portare a casa una scorta di errori commessi nel corso della partita: sarebbe stato opportuno in alcuni momenti della partita sfruttare al meglio la miglior disposizione in campo magari mantenendo un baricentro più alto, così come nei momenti di difficoltà del secondo tempo avrebbe potuto gestire meglio qualche cambio: per esempio Dumfries andava sfruttato maggiormente nelle situazioni di transizione così come Correa sarebbe stato più opportuno vederlo al posto di Dzeko anziché al posto di Lautaro. 
A favore del tecnico va però detto che probabilmente alcuni cambi che ha dovuto effettuare sono stati "forzati" dal calo fisico dei suoi giocatori che ha anche causato l'ulteriore abbassamento della squadra nella parte finale di partita ma, come detto in premessa, l'Inter deve risolvere questo problema abbastanza in fretta.  

Friday, 7 May 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 28

Dopo aver celebrato le finaliste delle due coppe europee, torniamo a rituffarci nella fase finale dei campionati che, anche in questo weekend, prevedono partite decisive per l'esito finale della stagione di molto squadre. Il calendario prevede, tra le altre, l'anteprima della finale di Champions League che potrebbe consegnare al Manchester City il titolo di campione d'Inghilterra in maniera matematica, ma anche quella della finale di Coppa di Germania, con Lipsia e Dortmund che si affrontano in campionato prima di potersi affrontare nella finale di Berlino: In Italia la sfida tra Juventus e Milan avrà un grosso impatto per la lotta per la Champions. 

Gli esempi di cui sopra non sono esaustivi in relazione a quanto accadrà in questo weekend, altri temi di grande importanza sono presenti nelle partite che vi consiglio di seguire in questi giorni, partite che il calendario ha voluto incastrare tutte nella giornata di domenica.

SERIE A, BENEVENTO - CAGLIARI (DOMENICA ORE 15)

La nostra serie A ha assegnato lo scudetto la scorsa settimana, così come ha decretato le prime due squadre a retrocedere in B, ossia Crotone e Parma, ma per le altre posizioni in classifica la lotta è apertissima, sia per la Champions, che vede in programma la sfida tra Juventus e Milan che potrebbe essere decisiva , che per la salvezza, con la lotta per evitare l'ultimo posto rimasto per scendere nella serie cadetta. 

Per questo motivo, la sfida di domenica pomeriggio tra il Benevento ed il Cagliari potrebbe indirizzare la corsa in maniera definitiva così come aprire una bagarre tutti contro tutti che potrebbe arrivare a coinvolgere anche Genoa e Fiorentina.

Per la formazione di Inzaghi la partita di domenica rappresenta quasi un'ultima spiaggia per giocarsi una salvezza che solo qualche settimana fa sembrava una cosa fatta. Le streghe hanno subito un grave crollo nel girone di ritorno, con appena 9 punti raccolti finora (ed una sola vittoria, quella ottenuta in casa della Juventus), un pessimo bottino frutto di una perdita di equilibrio da parte della squadra sotto diversi punti di vista.

I guai sono iniziati quando Inzaghi, un po' per scelta un po' per situazioni contingenti, ha rinunciato al 4-3-2-1 che sembrava essere l'abito tattico migliore di questa squadra, nonché lo schieramento con cui la squadra ha ottenuto la promozione nella scorsa stagione: le assenze in corso d'opera di Roberto Insigne e Caprari, padroni della zona rifinitura, quella di Letizia sulla fascia destra e le presenza a singhiozzo del metronomo Pasquale Schiattarella hanno tolto progressivamente certezze alla squadra ed anche al suo allenatore che ha faticato da quel momento a trovare una quadratura alla squadra.

Fonte dati Wyscout
Ad essere penalizzato è stato prevalentemente l'equilibrio della squadra, con un baricentro che si è progressivamente abbassato rendendo sempre più arida la fase di possesso. Come si evince dal grafico elaborato qui a fianco, nel corso del girone di ritorno la squadra ha progressivamente abbassato la produzione offensiva sia in termini di quantità delle conclusioni che in termini di qualità delle stesse. La situazione di classifica ha costretto Inzaghi nelle ultime settimane ad alzare nuovamente il baricentro della propria squadra che, però, concede molto quando si porta in avanti, una situazione vista in maniera evidente nelle ultime partite contro Lazio, Udinese e Milan.

Il Cagliari, invece, è riuscito grazie al lavoro di Semplici a tirarsi fuori da una situazione di classifica che si era fatta particolarmente critica. Il passaggio al 3-5-2 ha ridato alla squadra un minimo di equilibrio che nella versione della squadra allenata da Di Francesco era assente: un percorso, se vogliamo, contrario a quello del Benevento, con la differenza che l'ex allenatore della Spal ha dovuto quasi improvvisare con una rosa non ben assortita in termini di ruoli, compiti e funzioni. Questo spiega la scelta di schierare Duncan nel ruolo di vertice basso del centrocampo e addirittura Nahitan Nandez da esterno destro a tutta fascia.

Fonte grafico Calcio Datato
Proprio il lato destro è quello dove il Cagliari crea la maggior parte del proprio gioco: nella prima parte di stagione sono state le prestazioni di Zappa a rendere quel lato il più produttivo, con l'infortunio dell'ex terzino del Pescara e con l'arrivo di Semplici quella casella è stata occupata proprio dall'uruguaiano, garantendo in ogni caso il suo apporto. Tuttavia la maggior parte dei pericoli la formazione sarda riesce a crearli su calcio piazzato o su conclusioni dalla distanza, mostrando serie difficoltà a raggiungere l'area di rigore avversaria in maniera organica. 






Presumo che il canovaccio della partita vedrà, giocoforza, il Benevento costretto a fare la partita con il Cagliari che, invece, cercherà, come visto nella partita di domenica scorsa a Napoli di alternare fasi di bunker nella propria area di rigore a fasi di occupazione della metà campo avversaria mediante transizioni ed utilizzo delle fasce per risalire il campo. Sarà una partita in cui ci si gioca tutta una stagione, con molta tattica nella prima parte e tanti mind-games nella mezzora finale da dover gestire per entrambe le squadre, il vantaggio per l'osservatore neutrale è che non può essere una partita da 0-0.


3F SUPERLIGA, BRONDBY - MIDTYJLLAND (DOMENICA ORE 18)

Anche per il campionato danese è arrivato il momento del redde rationem: la formula prevede una fase finale a sei squadre (le prime sei della regular season) che si giocano il titolo affrontandosi in un girone unico in cui si sommano i punti della stagione regolare con quelli di questa fase.

Quando siamo arrivati a 180 minuti dalla fine sono due le squadre che sono in lizza per la vittoria finale, ossia il Midtyjlland ed il Brondby, divise da 4 punti in classifica e che domenica pomeriggio si affrontano nello scontro diretto che potrebbe assegnare il titolo alla squadra della città di Herning per il secondo anno di fila. Al Brondby resta solo un risultato a disposizione in questa sfida per tenere aperti i giochi anche nell'ultima giornata: la vittoria.

Il cammino della storica squadra di Copenaghen in questa stagione è stato esaltante, al punto di chiudere la stagione regolare in testa alla classifica: la fase a gironi, invece, è stata indubbiamente meno soddisfacente in termini di risultati, con 7 punti nelle 6 partite sin qui disputate. Il modo di giocare della squadra allenata da Frederiksen è basato su un 3-5-2 di base in cui i 3 difensori iniziano sempre l'azione da dietro mentre la squadra si distribuisce in quello che può essere definito un 3-3-2-2 con gli esterni che sostengono la fase di sviluppo dell'azione mentre quelle che sulla carta sono le mezzali occupano la zona di rifinitura alle spalle delle due punte. 

Dall'esempio qui a lato si nota chiaramente lo schieramento della squadra in fase di possesso con i tre centrali che si occupano di portar palla e muovere il gioco utilizzando il lavoro degli esterni o cercando la palla filtrante per Frendrup e Lindstrom che completano lo sviluppo o la rifinitura della manovra di gioco. I centrali difensivi della squadra gialloblu sono i giocatori con all'attivo il maggior numero di passaggi effettuati a partita in tutto il campionato, in particolare i due "braccetti" Hermansson e Jung effettuano di media rispettivamente 67 e 65 passaggi per partita.

Una volta riusciti a trovare il passaggio in zona rifinitura ci si affida alle connessioni tra Lindstrom e le due punte Uhre ed Hedlund per trovare la via della rete: sulle prestazioni del giocatore con la maglia numero 18 ne ho già parlato in un post precedente, la sua capacità di cercare la giocata vincente lo rende un giocatore dal pensiero calcistico superiore alla media, tanto da aver messo a referto in campionato 10 goal ed 8 assist. Ha messo il proprio talento a disposizione della propria nazionale Under 21 nella fase a gironi disputata a marzo in cui ha messo a referto due assist nell'ultima partita del girone contro la Russia.

Il Midtyjlland, invece, ha la possibilità, uscendo indenne dalla sfida del Brondby Stadion, di portare a casa il secondo titolo consecutivo al termine di una stagione in cui la squadra allenata da Priske ha potuto assaggiare il teatro della Champions League: un'esperienza che ha consolidato la forza di questa squadra che ha raggiunto un livello di confidenza tecnica fuori scala per questa categoria che le ha permesso, una volta concluso il percorso europeo, di riprendere il controllo di questo campionato e dominarlo nel corso di questo girone finale.

Il 4-2-3-1 del Midtyjlland è ormai decisamente rodato ed è in grado di generare situazioni di pericolo da qualsiasi zona di campo anche grazie alla perfetta copertura in ampiezza del campo ottenuta mediante le rotazioni tra trequartisti che diventano mezzali, attaccanti che diventano trequartisti ed esterni offensivi che diventano attaccanti grazie ai loro tagli. Le soluzioni di gioco di cui dispone questa squadra sono molteplici ed a questo si aggiunge la capacità di recuperare il pallone in zone alte del campo, permettendo alla squadra di avere sempre la supremazia territoriale nel corso della partita e, soprattutto, di tenere lontano l'avversario dall'area di rigore. Infatti la squadra campione in carica non ha il miglior attacco del campionato ma ha, per distacco, la miglior difesa (25 goal subiti) a cui si unisce il minor numero di tiri subiti ed il miglior dato relativo al PPDA.

Come si evince da questo e dal precedente fermo immagine, la prima pressione o la contro-pressione in fase di transizione difensiva è estremamente aggressiva ed impegna un gran numero di uomini portati in quella zona di campo dai meccanismi della squadra in fase di possesso: in entrambi gli esempi possiamo notare come la squadra di Priske si trovi ad avere in zona palla un numero maggiore di giocatori rispetto all'avversario, determinando il più della volta la riconquista immediata del pallone nella trequarti avversaria o la scelta dell'avversario di buttare via il pallone per evitare rischi.

Il calcio danese ha mostrato in questi anni di essere in grandissima ascesa e sta producendo una grandissima quantità di talenti che si stanno formando al meglio in questo campionato che sta diventando un contesto molto fertile a livello tattico e tecnico per accelerarne la crescita. Ne è la dimostrazione i grandi risultati ottenuti dalla nazionale maggiore e dall'Under 21 nella recente pausa per le nazionali: questa partita oltre a decidere il destino del campionato metterà ulteriormente in mostra interessantissimi talenti che vedremo a giugno nella fase finale delle due competizioni per nazionali.


LA LIGA, REAL MADRID - SIVIGLIA (DOMENICA ORE 21)

La sconfitta subita dal Siviglia lunedì sera per mano dell'Athletic Bilbao ha probabilmente tolto dalla contesa per il titolo la squadra di Lopetegui che, in questo weekend da royal rumble per la Liga, va a far visita al Real Madrid mentre Barcellona e Atletico Madrid si affrontano al Camp Nou. Riducendosi al lumicino le speranze di ambire per il titolo, per il Siviglia la trasferta a Madrid resta comunque importante per cercare di tagliar fuori anche la squadra di Zidane dalla lotta per il titolo e, con magari un pareggio nella sfida di Barcellona, continuare a mantenere in piedi le flebili speranze di una grandiosa rimonta. 

La squadra di Zidane si presenta a questa partita reduce dalla pesante eliminazione in Champions per mano del Chelsea: le diverse assenze patite dalla squadra nel corso della stagione alla fine sono state pagate al cospetto di una squadra solida ed organizzata come quella di Tuchel, che ha mostrato come alla fine la squadra non possiede realmente tutta quella grande quantità di soluzioni offensive in grado di invertire il contesto di una partita come avveniva nel corso del triennio delle tre Champions consecutive.

In campionato Zidane ha più volte cambiato la squadra da mettere in campo, utilizzando la Liga come laboratorio tattico in vista dei match di Champions, come è accaduto per esempio dell'implementazione della difesa a tre in vista dell'ottavo di finale contro l'Atalanta o l'utilizzo di Vazquez da terzino destro. Nelle ultime settimane, per esempio, Zidane non ha mai utilizzato Kroos in campionato per avere a disposizione i suoi lanci e le sue geometrie per le sfide ad eliminazione diretta. Il tutto in nome della gestione di una rosa che ha mammano perso pezzi a causa di una catena clamorosa di infortuni che, per fortuna del Real, non hanno coinvolto Luka Modric, uno dei migliori nella sfida persa a Stamford Bridge mercoledì sera, e Karin Benzema, anime di questa squadra in questa stagione.

Fonte statistiche WhoScored


Se vogliamo trovare una costante nel gioco del Real pur all'interno di questo continuo cambio di sistemi di gioco e di moduli sta nell'utilizzo del lato sinistro del campo per sviluppare il gioco e per arrivare in porta: la presenza di un giocatore come Vinicius su quel lato, così come lo è stata la stagione di Mendy su quella fascia, ha convinto l'allenatore francese a preferire quel lato del campo per sviluppare e rifinire il gioco, come anche dimostrato dalla tendenza di Karin Benzema a prediligere quella zona di campo sul dove andare a giocare il pallone. Nelle ultime settimane Zidane è riuscito anche a riesumare Eden Hazard, oggetto misterioso dal suo arrivo a Madrid, falcidiato da una lunga serie di infortuni che stanno rendendo l'investimento fatto dal club un grandissimo flop.

Fonte dati FbRef / StatsBomb
La squadra di Lopetegui ha costruito la propria stagione basandosi su una continua ricerca del controllo del gioco e del possesso del pallone. Ma, come già evidenziato in miei precedenti post, la specificità del Siviglia sta nel suo atteggiamento senza palla, sempre basato sulla pressione alta e supportato da un gran lavoro dei due centrali difensivi, quando sono in grado di accorciare sui rispettivi attaccanti. Come si evince dalle statistiche, questo approccio funziona molto spesso e rende i valori difensivi della squadra di primo livello. Tuttavia, in corso d'opera, i rischi di questo sistema a cui si espone la linea difensiva di Lopetegui, emergono in maniera crudele e sono stati evidenziati nel periodo tra le due gare degli ottavi di Champions League in cui il Siviglia ha perso l'accesso alla finale di Coppa del Re per mano del Barça e l'eliminazione dalla massima competizione continentale, oltre ad una serie negativa in campionato che sembrava allontanarla definitivamente dalle prime tre posizioni. Con un solo impegno settimanale rimasto in programma, la squadra è tornata a ricompattarsi fino ad iniziare una lunga striscia positiva esauritasi lunedì sera dopo un assalto alla porta di Unai Simon durato per quasi tutti i 90 minuti. 

Tra il grande pressing del Siviglia e la capacità di attaccare la linea difensiva avversaria del Real Madrid mediante la tecnica dei suoi centrocampisti abili ad eludere anche i sistemi di pressing meglio organizzati, vedremo sicuramente una grande sfida a livello tattico e tecnico: la prestazione del Real a Londra mercoledì sera ha mostrato sicuramente una squadra in calo, ma la storia di questa stagione e non solo ci insegna che questa è una squadra che non bisogna dare per morta. Ma stesso discorso si può fare sul Siviglia che è stato in grado di risalire da due grossi periodi di crisi in questa stagione, per cui oltre all'importanza per la classifica la sfida di Valdebebas mostrerà chi delle due squadre ha maggior orgoglio da mettere sul campo.

Wednesday, 7 April 2021

Real Madrid - Liverpool, anche Zidane è un grande allenatore


La Champions League entra nel vivo con un quarto di finale che rievoca la finale di Kiev del 2018: in questi 3 anni tante cose sono cambiate per Real Madrid e Liverpool, con gli inglesi che un anno dopo quella finale si sono riscattati vincendo la coppa nella finale di Madrid, mentre il Real ha dovuto fronteggiare la partenza di Cristiano Ronaldo e la gestione di un ciclo che sembra prossimo alla fine ma che continua a non darsi per vinto.

Real e Liverpool si presentano a questa sfida con tanti infortunati e con due allenatori che hanno dovuto rivedere più volte il proprio approccio tattico in questa stagione per gestire al meglio quanto è rimasto disponibile all'interno della rosa. 

Nel confronto tra Zidane e Klopp questi primi 90' hanno visto il dominio del tecnico del Real, a lunghi tratti dominatore del campo e sempre capace di trovare le giuste soluzioni e le giuste giocate in ogni fase della partita: il 3-1 finale per il Real rende in maniera solo parzialmente esaustiva il dominio espresso in campo dalla formazione spagnola, capace di sfruttare al meglio tutti i punti deboli del Liverpool e ben disinnescando i punti di forza della squadra di Klopp.


Le statistiche mostrano chiaramente chi ha fatto di più in campo (Fonte SofaScore)


LE FORMAZIONI

Come indicato in premessa sono davvero tante le assenza da una parte e dall'altra: si inizia dai due capitani, Sergio Ramos e Virgil Van Dijk fuori per infortunio per poi estendersi all'intero reparto difensivo delle due squadre. Il Real, infatti, deve rinunciare anche a Varane e Carvajal (oltre ai lungodegenti Hazard e Federico Valverde) mentre il Liverpool deve fare a meno anche di Matip e Joe Gomez.



La maggiore curiosità stava nel capire come Zidane avrebbe schierato la formazione viste le assenze nel reparto difensivo: molti si aspettavano la difesa a 3 vista contro l'Atalanta, ed invece l'allenatore del Real sceglie la difesa a 4 con Eder Militao e Nacho al centro della difesa, con Mendy e Lucas Vazquez terzini; in attacco Benzema è affiancato da Vinicius Junior e Asensio.

La sorpresa di Klopp è invece a centrocampo, dove Thiago Alcantara non parte dal primo minuto, sono Wijnaldum e Nabi Keita ad affiancare Fabinho a centrocampo, mentre in attacco è Diogo Jota a vincere il ballottaggio con Firmino che, quindi, siede in panchina.


IL PRESSING DEL LIVERPOOL

Dopo le grandi difficoltà incontrate in questo 2021, Jurgen Klopp si è trovato il Premier a dover fare un campionato di rincorsa e, per questo motivo, ha dovuto recuperare quei principi di pressing aggressivo visto nelle sue prime stagioni a Liverpool. Essendo questa partita e la Champions League un obiettivo fondamentale per non rendere questa stagione anonima, personalmente mi aspettavo che i Reds creassero un sistema di pressione tale da complicare la vita al possesso del Real, con la preoccupazione principale concentrata nel togliere spazio vitale a Luka Modric e Toni Kroos. 

Ed è proprio quest'ultimo punto dove il Liverpool ha fallito nella propria strategia, specie nel primo tempo, dove l'indecisione sulle uscite in pressione hanno portato Kroos ad essere libero di innescare il suo compasso a palla scoperta che ha mostrato tutti i limiti del lato destro difensivo della formazione di Klopp, grande punto debole della stagione dei Reds. In occasione del primo goal del Real, il centrocampista tedesco riceve palla da Vazquez (dalla sua destra) con Jota che accenna di proseguire la pressione dal laterale spagnolo a Kroos, questo crea una situazione di malinteso tra Nabi Keita (che non segue l'ex Bayern Monaco fino a quella zona di campo) e Sadio Manè, i quali restano, invece, su Casemiro. Da questa situazione nasce il lancio del tedesco per Vinicius che poi brucia Alexander-Arnold e Phillips con un grande controllo di petto che lo orienta direttamente verso la porta di Alisson.

Anche nell'azione del secondo goal un pallone giocato all'indietro verso Kroos vede il giocatore tedesco libero di esplorare lo spazio alle spalle della linea difensiva che resta nella terra di mezzo tra l'alzarsi e lo scappare all'indietro, ne viene fuori una situazione in cui ognuno dei quattro elementi della linea difensiva si trova in una posizione diversa, a dimostrazione di un'assenza di una strategia di reparto e diverse letture individuali. 

Nel secondo tempo le cose miglioreranno anche grazie all'ingresso di Thiago Alcantara, con Klopp che chiede a Wijnaldum di seguire Kroos più da vicino e con i tre d'attacco maggiormente aggressivi, mentre Fabinho e lo spagnolo vanno in chiusura sugli appoggi centrali. Nell'esempio qui di fianco si possono ammirare quei princìpi in fase di pressione tipici del Liverpool di Klopp: in questa situazione tutti gli appoggi per Courtois sono bloccati ed è inoltre pronta la trappola per la ricezione di Kroos: in linea teorica il portiere belga avrebbe come soluzione quella di cambiare gioco per Mendy sul lato opposto, tuttavia sarebbe stato necessario orientare il corpo in una posizione diversa per utilizzare questa opzione e questo avrebbe permesso a Jota di lanciarsi in contrasto con grosse probabilità di generare situazioni spiacevoli. Il portiere belga, senza fare cose eccezionali, ha sempre mostrato lucidità in questi momenti, cercando in ogni caso l'opzione più giusta, mostrando capacità in queste situazioni che non tutti gli riconoscono. In questo specifico caso servirà Vazquez sulla sua destra, quest'ultimo cercherà di scavalcare la pressione con una palla lunga che, però, terminerà in fallo laterale.

Anche l'uscita del pallone segue meccaniche molto meglio costruite, questo grazie alle capacità di Thiago di gestire la palla meglio di quanto lo facesse Keita e grazie agli abbassamenti di Wijnaldum in grado di attirare la pressione del Real e risalendo il campo con triangolazioni che permettevano di superare la pressione madridista senza lanciare lungo. Da una costruzione di questo genere è nato il goal con cui il Liverpool ha riaperto la partita ed il discorso qualificazione. Il centrocampista olandese viene incontro alle spalle della pressione di Kroos, salito in pressione su Phillips, riceve palla da Alexander-Arnold, a quel punto cerca di uscire in maniera aggressiva Mendy che lascia, però spazio a Salah alle proprie spalle: l'egiziano chiude la triangolazione con Wijnaldum generando una situazione di superiorità numerica contro la linea difensiva del Real che si concluderà con la rete dello stesso Salah. 

Per far capire il senso della prestazione del Real fino a quel momento, la rete dell'ex attaccante della Roma è anche il primo tiro della partita della formazione di Klopp.


LA STRATEGIA DEL REAL

Viste le grandi assenze Zidane ha dovuto ricostruire alcuni meccanismi della sua squadra per cercare di trovare il modo migliore per esaltare le caratteristiche dei suoi elementi migliori. Il problema principale per l'allenatore francese è quello di capire come limitare le sortite dei due terzini dei Reds e le relative connessioni con Salah e Mane senza rischiare di cadere in inferiorità numerica a centrocampo.

La scelta della difesa a 4 nasce allo scopo di evitare che, con una difesa a 3, i tre attaccanti del Liverpool si accoppiassero ai difensori complicando l'uscita da dietro, in questo modo, invece, i tre elementi offensivi della squadra di Klopp devono scegliere come orientare la pressione. Come abbiamo visto sopra questa è stata la mossa che ha permesso al Real di disorientare il Liverpool generando quei spazi necessari a Toni Kroos per far partire le azioni delle due reti con i suoi lanci. Nell'esempio qui riportato vediamo come il Real utilizzava Kroos tra i due centrali difensivi in fase di impostazione, garantendo superiorità numerica in quella zona di campo e, soprattutto, avere un giocatore in grado di gestire al meglio il pallone anche sotto pressione togliendo compiti di impostazione a Casemiro. In questo modo il Liverpool doveva fare delle scelte su quali giocatori aggredire senza lasciare linee di passaggio alle proprie spalle: come si vede in questo fermo immagine Manè stringe la propria posizione ma allo stesso tempo lascia libera l'opzione sulla fascia destra per Militao e Vazquez.



Un altro elemento su cui il Real ha costruito la propria partita sono stati i cambi di gioco, generalmente cavallo di battaglia del Liverpool: lo spostamento del gioco da una parte all'altra del campo ha permesso alle catene Mendy-Vinicius a sinistra e Lucas Vazquez-Asensio a destra di bucare la linea difensiva del Liverpool grazie alle superiorità numerica che riusciva a generare sulle fasce. In questo esempio vediamo come Vazquez riceva libero a destra (situazione generata dalla necessità di Manè di coprire la zona centrale) costringendo Robertson a rompere la linea difensiva dei Reds: Benzema legge immediatamente la situazione e attacca lo spazio alle spalle dello scozzese aprendo la linea difensiva generando ulteriori spazi da attaccare. Questa situazione è stata ancora più evidente dall'altra parte del campo, dove le sovrapposizioni di Mendy hanno mandato fuori giri Alexander-Arnold.

L'altra ottima trovata di Zidane è stata quella di preparare molto bene anche la prima pressione, questo conferma che il 4-3-3 di partenza era nella testa dell'allenatore francese per avere facili riferimenti in fase di uscita palla del Liverpool, con una tra Modirc e Kroos che si alzava al fianco di Benzema per togliere ogni possibilità di progressione centrale al Liverpool. Le uscite di Asensio e Vinicius sui terzini dei Reds erano accompagnate da un orientamento della pressione sul lato palla in modo da rendere estremamente complicato l'utilizzo dei cambi di gioco che, infatti, raramente hanno trovato il destinatario. Nel fermo immagine vediamo una situazione classica in cui si è trovato il Liverpool nel momento in cui faceva partire l'azione da dietro: specie nel primo tempo la squadra di Klopp ha dovuto risolvere questa situazione con dei lanci lunghi facile preda per i centrali difensivi del Real Madrid, causando la statistica di 9 tiri a 0 per la squadra madridista nel primo tempo.

CONCLUSIONI

Zinedine Zidane ha mostrato nella partita di ieri sera di essere non solo un allenatore gestore ma anche un grande stratega tattico: sia nel doppio confronto con l'Atalanta che in questa sfida ha lavorato nel corso delle settimane per costruire una strategia di gara in grado di neutralizzare i punti di forza dei propri avversari. Le sue pedine nella gara di ieri sono state senza ombra di dubbio Toni Kroos, il cui posizionamento ha disordinato il pressing del Liverpool, e Vinicius che, con le sue volate è riuscito a mettere a nudo i limiti difensivi della squadra di Klopp sul lato di Alexander-Arnold e Phillips, tanto da chiudere il match con una doppietta ed altrettante importanti occasioni.

Per Jurgen Klopp questa partita mostra quanto si stia facendo sentire oltremodo l'assenza di Virgil Van Dijk: la sua assenza mostra in maniera sempre più evidente i limiti difensivi della sua squadra e, soprattutto la poca capacità a gestire situazioni in cui l'avversario riesce a manipolare il pressing e trovarsi a palla scoperta: l'incapacità della linea difensiva nell'interpretare questo tipo di situazioni si è rivelata decisiva per il risultato finale della partita.

Per la gara di ritorno, tuttavia, i giochi non sono ancora fatti: la situazioni assenze e la sfida contro il Barça nel weekend potrebbe complicare non poco i piani di Zidane che deve affrontare questi impegni con una rosa ridotta all'osso. Il piano gara del Real è stato abbastanza chiaro e Klopp già dopo l'intervallo ha mostrato di poterlo digerire e, date le circostanze, difficilmente potrà essere cambiato. Se il Liverpool riuscirà ad organizzare meglio il proprio pressing ed a gestire con meno frenesia il possesso palla (come accaduto nel secondo tempo), allora esistono ancora possibilità di ribaltare il doppio confronto. Tuttavia, rispetto agli anni precedenti, i Reds non potranno contare dell'elemento che in questi anni ha fatto più volte la differenza, ossia l'atmosfera di Anfield Road.

Wednesday, 10 February 2021

Come il Real Madrid ha scoperto la difesa a 3



A due settimane di distanza dall'impegno europeo contro l'Atalanta, il Real Madrid affronta a Valdebebas il Getafe in quello che è uno dei derby della città di Madrid. La squadra di Bordalàs dopo due stagioni in cui con il suo stile di gioco diretto ed aggressivo l'ha portata a rendersi protagonista anche al di fuori dei confini iberici.

La squadra di Zidane ha bisogno dei 3 punti da questa partita per mantenere una distanza ancora ragionevole dalla testa della classifica e, soprattutto, non perdere contatto con il Barcellona per ottenere il secondo posto in classifica. Ma, cosa più importante, l'atteggiamento aggressivo in fase di non possesso del Getafe potrebbe essere una prova generale per le merengues in vista della sfida contro l'Atalanta.

In una situazione di totale emergenza difensiva il Real, schierato in un'inedita difesa a 3, riesce, dopo un primo tempo in cui ha faticato a superare lo schieramento compatto del Getafe, a trovare le soluzioni nel corso della ripresa per riuscire a portare a casa la vittoria trovando le reti proprio nel momento in cui Bordalàs aveva provato a giocarsi le carte per tentare addirittura il colpaccio.


LE FORMAZIONI


Il Real Madrid deve fronteggiare una lunga lista di assenze, tra la squalifica di Kroos, una linea difensiva che vede fuori dai giochi Sergio Ramos, Eder Militao, Carvajal, Odriozola e Lucas Vazquez; ma neanche il centrocampo ride vista anche l'assenza di Fede Valverde. In una situazione di tale emergenza Zidane deve inventarsi Mendy terzino destro e proseguire l'asse con l'esordiente dal primo minuto Marvin Park che, finora, aveva collezionato 42 minuti nella Liga. 



Il Getafe, dal canto suo, deve fare a meno di Djene Dakonam, elemento a dir poco fondamentale nella linea difensiva della squadra di Bordalàs, al suo posto gioca il centrale di origini marocchine Chakla, alla terza presenza da titolare in questa stagione, seconda consecutiva dopo quella di Siviglia sabato scorso. Ristrutturato completamente il centrocampo rispetto alle ultime partite, va in soffitta il centrocampo con Kubo e Carles Alena, si torna alla linea a 4 con Arambarri e Maksimovic centrali e Portillo e Cucurella laterali.


LA DIFESA A 5 DEL REAL


La prima novità la troviamo a pochi secondi dal calcio d'inizio: rispetto allo schieramento indicato in distinta, il Real di presenta con una difesa a 5 con Mendy che affianca Nacho e Varane al centro della difesa mentre Marvin e Marcelo agiscono in ampiezza e, come si nota nel fermo immagine, molto in alto sul terreno di gioco. Una soluzione che certo nasce dall'emergenza che sta vivendo la squadra, tuttavia ha una sua utilità in quanto permette alla linea difensiva di bypassare la prima linea di pressione tramite la conduzione di uno tra Nacho e Mendy sfruttando la superiorità numerica data dai 3 difensori contro i 2 attaccanti del Getafe.


Proprio per ovviare a questa situazione, di tanto in tanto Bordalàs chiedeva a Cucurella di alzarsi ad accompagnare il pressing dei due attaccanti. 

Tuttavia per dare seguito a questa pressione il Getafe è costretto a disordinare le proprie linee con Olivera chiamato a scalare su Marvin portando con se la linea difensiva. In questo modo il lato sinistro del campo è completamente libero e permette al Real di attaccare con tre uomini in quella zona: questa situazione crea la migliore occasione per il Real su azione nel primo tempo, ossia un'azione rapida che porta al tiro Modric costringendo Soria ad una parata resa complicata dalla violenza del tiro del croato e dal pallone reso bagnato dalla pioggia.












L'altro vantaggio della difesa a 3 è stato quello di avere la linea difensiva in superiorità numerica, il che ha permesso a Nacho e Mendy di lottare a duello contro le due punte consapevoli di avere la copertura alle spalle di Varane.
 
Questo ha permesso loro di vincere sostanzialmente tutti i duelli con le punte del Getafe e di anticiparli quando era necessario sostenere la pressione alta; compendio di questo approccio è l'azione del goal del 2-0 che, di fatto, ha chiuso la partita con Mendy che ha chiuso in rete un'azione iniziata da una sua conduzione nella metà campo del Getafe per poi combinare con Marcelo e chiudere un lungo triangolo con l'esterno (non ce la faccio a chiamarlo terzino) brasiliano.








LO SCHIERAMENTO COMPATTO DEL GETAFE


Come da collaudato impianto messo in piedi da Bordalàs in questi anni, il Getafe gioca con un 4-4-2 orientato completamente sul lato palla con le linee compatte sia in ampiezza che in profondità. La strategia principale in fase di possesso è cercare il lancio lungo verso la punta e poi sfruttare la densità creata per andare ad aggredire la seconda palla. Il piano, però, non ha avuto gli esiti sperati per i motivi accennati sopra: sia Nacho che Mendy hanno stravinto il duello con Angel e "Cucho" Hernandez (rispettivamente 15 e 22 tocchi in tutta la partita) tanto da costringere Bordalàs a rivoltare l'attacco dopo pochi minuti dalla ripresa.

Per cercare di superare questo schieramento compatto il Real cercava di sovraccaricare un lato di campo per poi cercare di spostare il pallone sull'altro lato, oppure creare situazioni di superiorità numerica per cercare di avanzare con triangolazioni che mandassero a vuoto la pressione del Getafe.
Come si evince dai fermo immagine qui a fianco, il lato preferito dove tentare di sovraccaricare il campo era quello sinistro, dove più volte il Real si è disposto con una catena formata da 4 uomini, con Mendy vertice basso, Marcelo e Vinicius ai lati ed un quarto elemento a rotazione a fare da sponda o da terzo uomo per le combinazioni tra i due brasiliani. Anche le statistiche confermano questo, con il Real che ha attaccato per il 46% delle volte su quel lato di campo. 
Questa soluzione, pur portando diverse volte un giocatore del Real sul fondo, non è riuscita a creare pericoli di alcun tipo, se si eccettua un calcio d'angolo da cui si è originata la traversa colpita da Benzema.


IL SECONDO TEMPO STAPPA LA PARTITA

Dopo l'intervallo la partita cambia registro su scelta dei due allenatori: Zidane non riuscendo a sfondare con le catene esterne è costretto a cercare la prima mossa per cambiare il corso della partita: la soluzione è quella di non insistere più nella ricerca del lato debole, mossa resa complicata dalla puntuale pressione sul portatore di palla, ma di provare a creare spazi tra la linea di difesa e di centrocampo dove poter innescare Asensio. Il trequartista madridista viene innescato utilizzando ancora una volta una conduzione di uno dei centrali difensivi (nel caso del fermo immagine Varane) che costringe uno dei centrali di centrocampo (Arambarri) ad alzarsi per contrastarlo; l'altro centrale di centrocampo, invece, deve badare a Modric, questo crea lo spazio per Asensio che sfrutta lo spazio generato da Benzema che trascina indietro la linea difensiva del Getafe ed ha come soluzione quella di innescare il taglio di uno dei due esterni alle spalle della linea difensiva. Questa situazione metterà in seria difficoltà il Getafe fino a farla capitolare al 60' quando riempiendo l'area di rigore con cinque uomini il Getafe non è in grado di tenere a bada Benzema su un cross di Vinicius.

Anche il Getafe aveva provato a fare qualcosa per vincere la partita: contando sul fatto che il Real aveva gli uomini contati, Bordalàs ha provato ad inserire Alena e Kubo dopo pochi minuti della ripresa per contrastare l'abulia dei due attaccanti partiti titolari. Con questi ingressi si è alzato il livello qualitativo della squadra ed anche lo schieramento, in quanto Alena si posizione qualche metro indietro a Jaime Mata, la punta subentrata a sua volta al posto di Angel. In questa maniera la fase offensiva non si avvale più dei lanci verso le due punte, ma di aperture su Kubo e Cucurella che provano ad innescare le transizioni passando da Alena come in un 4-2-3-1: questa situazione porterà alla grande occasione avuto da Cucurella 2 minuti prima del goal di Benzema. Insomma, Bordalàs ci aveva anche provato a portare la partita dalla sua parte ma il tentativo è fallito nel momento in cui la squadra ha messo i remi in barca dopo le due reti subite nel giro di 6 minuti.

CONCLUSIONI

In un totale momento di emergenza il Real Madrid ha saputo reinventarsi contro un avversario assai aggressivo e che ama comprimere gli spazi. Si tratta di una situazione che la squadra di Zidane si troverà ad affrontare a breve contro l'Atalanta in Champions League; il passaggio alla difesa a 3 dettato dall'emergenza difensiva potrebbe rivelarsi, casualmente o no, come una risorsa a disposizione del tecnico francese proprio nel confronto contro l'Atalanta. La capacità di gente come Nacho e Mendy di avanzare palla al piede ha mostrato di poter manipolare schieramenti difficili da superare come quello del Getafe e potrebbe mandare in crisi i meccanismi di marcature a tutto campo dell'Atalanta di Gasperini. A livello difensivo la prestazione di questa nuova linea difensiva è stata ottima, tuttavia il livello tecnico mostrato dagli attaccanti del Getafe non è certo paragonabile a quello a disposizione dell'Atalanta, per cui sotto questo aspetto l'utilizzo di questa difesa a 3 resta un'incognita.

Riguardo il Getafe, la posizione di classifica non fa dormire sonni tranquilli a Bordalàs, abituato nelle ultime stagioni a presenziare zone di classifica più nobili, è molto probabile che la batteria di attaccanti a disposizione non sia più in grado di rendere come nelle precedenti stagioni, per cui quel 4-2-3-1 visto nel secondo tempo dovrebbe essere la strada maestra da seguire per portare la nave in porto comodamente fino al termine della stagione.

Friday, 18 December 2020

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 11

 


Per l'ultima volta in questo 2020 che non passerà di certo inosservato pubblico i miei consigli per il weekend calcistico, un weekend che chiude il 2020 della Bundesliga (ma a differenza degli altri anni riprende subito dopo Capodanno) mentre per gli altri maggiori campionati non è ancora tempo di calare il sipario; il calendario prevede per questo weekend due importantissime sfide al vertice come Bayer Leverkusen-Bayern Monaco che determinerà chi lascerà il 2020 in testa alla Bundesliga, mentre in Francia le due capolista momentanee Lille e PSG si affronteranno nello scontro diretto che potrebbe o meno certificare le difficoltà della squadra parigina a prendere il controllo della Ligue 1; in Italia, invece, il turno di campionato prevede che 6 delle prime 9 in classifica si affrontino tra di loro in un turno che potrebbe ulteriormente delineare i valori in campo nel nostro campionato.

Fatta questa premessa, ho scelto, come da mia abitudine, 4 partite che meritano di essere seguite, dato che siamo costretti a stare chiusi in casa almeno sfruttiamo questo weekend per goderci qualcosa di potenzialmente bello ed interessante proveniente dai principali campionati europei.


SOUTHAMPTON-MANCHESTER CITY (SABATO ORE 16)


Chi avrebbe mai detto che saremmo arrivati a questo punto della stagione con la squadra di Hassenhuttl davanti a quella di Guardiola? Ebbene, la classifica di queste due squadre ben rappresenta lo stato evolutivo che sta vivendo questa Premier League, forse il campionato maggiormente impattato dall'assenza del pubblico sugli spalti e dalle scelte più o meno forzate di dover continuare con progetti già iniziati negli anni precedenti.

Sul campionato del Southampton e sul progetto messo in piedi dal suo allenatore ne abbiamo parlato più volte in passato, per cui le prestazioni non sono sorprendenti (i Saints sono secondi solo al Leeds di Bielsa in termini di PPDA) e rappresentano l'esportazione in Premier League dei principi strategici del calcio verticale ed aggressivo marchio di fabbrica del modello Red Bull, un modo di giocare che sta esaltando diverse individualità, tra cui due elementi che possono essere tranquillamente accostati, in questo momento, ai migliori giocatori del campionato, il mio riferimento è a James Ward-Prowse e Kyle Walker-Peters.


Nelle grafiche elaborate dall'account Telegram playerankBot relativamente alle ultime due partite contro Sheffiled United ed Arsenal, si nota chiaramente l'influenza dei due giocatori in diverse zone ed ampiezze del campo, specie il centrocampista (inserito sulla carta nei due di centrocampo nel 4-4-2 di Hassenhuttl) che si muove su tutto il campo creando e sfruttando gli spazi con un dinamismo che può mettere in seria difficoltà una squadra come il City di Guardiola che sta mostrando seri problemi proprio su questo aspetto.

La squadra del tecnico catalano sta mostrando delle crepe abbastanza serie nel proprio sistema di gioco, evidentemente dopo 5 anni di lavoro il gruppo sembra essere logoro, un aspetto che non va considerato uno scandalo visto quanto richiede in termini di stress mentale (ancor più che fisico) l'applicazione dei dettami di Guardiola, per questo motivo è molto evidente quanto lo schieramento della squadra sia molto più rigido e, soprattutto, molto più preoccupato a non concedere spazio agli avversari anzichè cercare di invadere la metà campo avversaria come ci avevano abituato nel corso degli ultimi anni: le statistiche di Understat mostrano come il City abbia sì il miglior differenziale tra xG realizzati e subiti su gioco in movimento, ma il merito è dato dai numeri difensivi (8,36 xG subiti su azione, ben 2 in meno della prima inseguitrice, il Chelsea) e non da quelli offensivi (19,52, quinto posto in questa classifica, seppur con una partita in meno).



Di certo il gioco del Southampton genera diversi spazi che possono essere attaccati, cosa che gran parte delle avversarie del City non concedono mantenendo il blocco difensivo sempre molto basso, per questo motivo potrebbe essere possibile rivedere dal City qualche reminiscenza delle combinazioni sulla trequarti e relativa imbucata alle spalle della difesa che tanto ci hanno fatto innamorare dei Citizens in questi anni, se neanche in questo contesto riusciremo a vedere un City maggiormente brillante, magari perchè surclassato da una migliore copertura del campo da parte del Southampton, allora la teoria che un nuovo ciclo deve iniziare al più presto potrebbe avere molti più proseliti. 


WOLFSBURG-STOCCARDA (DOMENICA ORE 18)


Il campionato tedesco chiuderà i battenti per il 2020 con una bellissima sfida domenica sera tra due delle più interessanti realtà del campionato, ossia il Wolfsburg di Glasner e lo Stoccarda di Matarazzo, due squadre che amano tenere il baricentro alto e pressare gli avversari anche molto in alto, una strategia che, date le prestazioni ed anche la classifica, sta portando interessanti dividendi per entrambe le formazioni.

Il Wolfsburg, di cui avevo già parlato in un precedente post, ha subito nel turno infrasettimanale la prima sconfitta in campionato per mano del Bayern Monaco in una partita, specie nel primo tempo, in cui gli uomini di Glasner hanno mostrato di essere meglio organizzati della squadra di Flick, passando in vantaggio con Philipp e creando diverse potenziali chances per mandare ko il Bayern ma senza trovare la giocata vincente.

La timeline (fonte Understat) di Bayern-Wolfsburg mostra come la squadra di Glasner abbia concesso pochissimo ai bavaresi nel primo tempo fino al goal di Lewandovski allo scadere della prima frazione per poi mettere alle corde la squadra campione d'Europa nell'ultima parte di partita, a dimostrazione che si tratta di una squadra che non ha intenzione di farsi mettere sotto da nessuno e di proprore il proprio calcio in qualsiasi situazione e circostanza.



Dall'altra parte lo Stoccarda, dopo aver ritrovato la Bundesliga, si sta progressivamente mostrando come una delle formazioni più interessanti del campionato con un sistema di gioco parecchio fluido e che esalta le caratteristiche di diversi elementi, uno su tutti è Silas Wawangituka, giocatore che per convenzione potremmo incasellare come un esterno destro, ma il classe 1999 congolese è la perfetta rappresentazione della fluidità del calcio moderno.
Esemplificazione del concetto sta nella sua heatmap (fonte SofaScore) relativa alla partita vinta una settimana fa a Dortmund (partita vinta 5-1 e che ha causato l'esonero di Lucien Favre): si nota quanto spesso partendo da esterno destro del 3-1-4-2 di Matarazzo finisca ad agire in una posizione da centravanti, tanto che le statistiche parlano di 8 goal e 3 assist per lui in questa stagione.


Nella giornata di campionato che vedrà lo scontro al vertice tra Bayer Leverkusen e Bayern Monaco questa sfida tra due protagoniste della prima periferia del vertice del calcio tedesco potrebbe rendere la nostra domenica pomeriggio molto divertente e confortevole e magari vi farà innamorare di qualcuno dei giocatori di talento a disposizione delle due squadre (a proposito, se non avete mai visto giocare Maximilian Arnold prima d'ora, questa è l'occasione giusta!).


EIBAR-REAL MADRID (DOMENICA ORE 21) 


Anche il campionato spagnolo vivrà questo weekend come punto di passaggio verso un turno infrasettimanale che sarò ricchissimo di spunti (sì, mi sto riferendo alla sfida di martedì tra Real Sociedad ed Atletico Madrid), mentre in questo weekend la partita che consiglio è la trasferta del Real Madrid in casa dell'Eibar, sia perché una trasferta in terra basca (seppur senza pubblico) non è mai una cosa banale per il Real Madrid, sia perché la squadra di Mendilibar ha le carte in regola per dare fastidio alle merengues.

Lo stato di forma della squadra di Mendilibar è molto buono (viene da 5 risultati consecutivi che le hanno consentito di risalire la classifica che resta, però, molto corta) e non tradisce mai quelle che sono le caratteristiche principali della squadra, ossia la grande verticalità ed aggressività.

Dal fermo immagine relativo alla partita pareggiata la scorsa settimana nel derby sul campo della Real Sociedad è possibile notare il baricentro alto della squadra e l'atteggiamento in fase di prima pressione, dove la squadra esercita un vero e proprio pressing uomo su uomo allo scopo di recuperare immediatamente il pallone perché prerogativa della squadra è sempre quella di tenere il gioco nella trequarti avversaria (secondo i dati WhoScored la squadra di Mendilibar trascorre il 34% del tempo nel terzo di campo avversario, maggiore percentuale in Liga al part del Barcellona) utilizzando attacchi diretti ed aggressione alle seconde palle in fase di possesso e pressione alta nella fase di non possesso.

Il Real Madrid, quindi, potrebbe avere difficoltà contro il pressing organizzato della squadra basca, specie se l'atteggiamento della squadra di Zidane non è quello concentrato sulla partita come spesso è accaduto nel corso di questa stagione: gli ultimi due precedenti ad Ipurua raccontano di un Real sconfitto per 3-0 due stagioni fa e vincente per 4-0 lo scorso anno, una dimostrazione di come un atteggiamento sbagliato possa costare carissimo a Benzema e compagni, ed è un allarme da non prendere sotto gamba visto il modo in cui il Real ha affrontato partite come quelle contro lo Shakthar in Champions o la sfida contro il Valencia in campionato.
La partita infrasettimanale contro il Bilbao ha nuovamente messo in mostra le contraddizioni di questa squadra anche nel corso della stessa partita, a Madrid nulla è regalato anche quando negli ultimi 7 anni hai portato a casa 4 Champions League e 2 Liga, e questo gruppo di giocatori deve stare attento alle trappole che un ciclo che è lì prossimo a finire può trovare in giro.





METZ-LENS (SABATO ORE 17) 


La scorsa settimana la Ligue 1 ha subito una pesante doccia fredda causata dalla perdita dei dritti televisivi in essere (causati dalla discutibile scelta di bloccare il campionato nella scorsa stagione) che potrebbe portare ad un forte ridimensionamento del campionato proprio nel momento in cui si stava sviluppando in maniera interessante con progetti economici e tecnici decisamente interessanti (vedi INEOS a Nizza, così come i percorsi di Rennes e Lille). 

Pur in presenza di questa preoccupante situazione, di certo il campionato non perde i suoi spunti di interesse, con una classifica che, anche dopo il turno infrasettimanale, resta molto corta con 4 squadre (PSG, Lille, Lione e Marsiglia) che sembrano potersi giocare la vittoria del campionato dopo anni di cavalcate solitarie da parte del PSG, a questo si aggiunge un contesto tecnico e tattico decisamente interessante che continua a mettere in mostra tantissimi elementi di grande prospettiva, due esempi di ciò sono il Metz ed il Lens, due società che hanno fatto del proprio settore giovanile un grandissimo fiore all'occhiello e che, adesso, cercano di ritagliarsi un posto anche nella Ligue 1 dopo aver dovuto respirare per alcuni anni l'aria meno borghese della Ligue 2.

Vedere una partita di queste due squadre, dunque, è un esercizio continuo di scouting per capire quali prospettive possono avere i giocatori in campo: e quando vedo una partita del Metz (ammetto che non sempre mi è possibile farlo) l'occhio cade sempre su Fabien Centonze, classe 1996, età ideale per considerarlo come pronto per un livello superiore, ed infatti credo fermamente che questa possa e debba essere la sua ultima stagione nel nord della Francia: già nella scorsa stagione era finito nella top11 statistica di WhoScored e, molto più umilmente, anche tra gli elementi più importanti emersi dal mio recap della scorsa stagione; come evidenziato dalla radar chart elaborata da Calcio Datato, i numeri difensivi del terzino destro del Metz sono assolutamente da top del ruolo, per cui osservarlo nella sfida contro il Lens potrebbe essere molto utile per capire nel contesto di quale grande squadra potrebbe far parte.

Al Lens avevo già dedicato alcune righe qualche settimana fa, precisamente ad inizio ottobre alla vigilia del match contro il Saint-Etienne, partita nella quale ha perso per infortunio Ignatius Ganago, sicuramente il suo elemento più rappresentativo, e la cui mancanza nei due mesi di assenza si è fatta sentire (nessuna vittoria nell'arco di questo periodo, seppure il numero di partite disputate è stato molto limitato da alcuni rinvii causa COVID), al suo ritorno la squadra ha ritrovato anche la strada della vittoria, e che vittorie sui campi di Rennes e Monaco; nel frattempo tra i tanti elementi di prospettiva a disposizione di Hause sono emerse le prestazioni del centrale difensivo classe 2000 Loic Bade, inserito come centrale delle linea difensiva a 3 che si valere tantissimo sul gioco area e che si dimostra particolarmente valido anche in fase di impostazione, come testimoniano i dati elaborati da Calcio Datato.

Dato che tra poche settimane ricomincia la giostra del mercato e che le società di Ligue 1 sono in difficoltà finanziaria per i motivi di cui sopra, una partita come questa rappresenta una vetrina per profili che possono avere un importante impatto in contesti di livello top.

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