Showing posts with label Liga. Show all posts
Showing posts with label Liga. Show all posts

Thursday, 1 August 2024

Analyzing Artem Dovbyk through his goals


Artem Dovbyk had a breakout season last year playing for Girona; a season which allowed him to be the Pichichi of La Liga and his team to reach the qualification to the next Champions League. With his national team did not perform well enough in the last European Championship in Germany, therefore many doubts arise in relation to his transfer to AS Roma.

In this post I will try to find out in which way Girona allowed him to score and to perform at his best. Given the fact AS Roma is very close to sign him, It would beneficial for giallorossi supporters to understand which efforts on a tactical point of view Daniele De Rossi is required to do in order to allow the Ukrainan forward to be the right investment for the team.

In order to perform this analysis I tried to dissect the open-play goals scored by Dovbyk in the last season in La Liga in order to describe the pattern who allowed him to score. Together with this I will show some interesting stats which explain his style of play.

Friday, 7 July 2023

Cosa aspettarsi da Iraola al Bournemouth

 

Foto: profilo Twitter AFC Bournemouth

Dopo una salvezza ottenuta contro qualsiasi pronostico della vigilia della stagione, il Bournemouth ha sorprendentemente scelto di chiudere il rapporto con il tecnico Gary O'Neil, il fautore della sorprendentemente stagione delle Cherries, per chiamare alla guida del club Andoni Iraola, ex calciatore dell'Athletic Bilbao e reduce da tre stagioni disputate ad alto livello sulla panchina del Rayo Vallecano con cui ha ottenuto prima un'inaspettata promozione in Liga e poi due brillantissime salvezze.

Con questa mossa la formazione del sud dell'Inghilterra ha deciso di prevenire le difficoltà che potevano emergere nella seconda stagione consecutiva in Premier League se non si fosse fatto lo sforzo di alzare il livello della squadra sia in termini di giocatori che in termini di proposta di gioco; questa mossa cerca di rispondere, quindi, a questa necessità.

Sunday, 7 May 2023

Le avversarie delle italiane: il Siviglia di Mendilibar

Foto. Pagina Facebook FC Sevilla.

Con le formazioni italiane che continuano a raccogliere grandi risultati in questa stagione di coppe europee, provo ad arrivare alle semifinali di Europa League cercando di analizzare le squadre che andranno ad affrontare le formazioni italiane e che proveranno a rompere lo scenario di una finale tutta italiana a Budapest tra Juventus e Roma.

In questo articolo proverò ad analizzare il Siviglia avversario della Juventus: la formazione andalusa è la regina dell'Europa League, avendone portate a casa ben sei, di cui l'ultima nel 2020 ai danni dell'Inter di Antonio Conte al termine della fase finale disputata in Germania al termine del primo lockdown.

Oggi il Siviglia è allenato da Luis Mendilibar, terzo allenatore che siede sulla panchina del Sanchez Pizjuan dopo Loptegui e Sampaoli. L'ex allenatore dell'Eibar è riuscito a risollevare una squadra che aveva preso una pericolosissima china nella Liga, dove ha sostato per diverse settimane in zona retrocessione. 

Il tecnico basco ha rimesso in piedi la squadra sevilllista usando gli stessi strumenti che gli hanno permesso di tenere nella massima serie spagnola l'Eibar per sei stagioni, ossia un 4-4-2 di base con pochissimi fronzoli ed estremamente diretto. Proprio l'analisi di questa strategia sarà l'oggetto di questo articolo.


Tuesday, 1 November 2022

L'Osasuna di Arrasate è il punto di riferimento della classe media della Liga?

Foto: pagina Facebook Club Atlético Osasuna

Con l'uscita di scena di tre squadre spagnole su quattro dalla Champions League dopo la fase a gironi, si sta aprendo un dibattito sul livello della Liga, ed una partita che ci avrebbe raccontato qualcosa era quella che si disputava domenica alle 14 tra l'Osasuna ed il Real Valladolid, due squadre che si stavano mettendo in luce al di fuori di quel gruppo di squadre che si giocano l'accesso alle coppe europee.

La partita è terminata con una vittoria della squadra di Pamplona per 2-0 al termine di una partita dominata dalla formazione allenata da Jagoba Arrasate in cui lo stile di gioco dei navarri ha decisamente soverchiato quello dei Los Pucelanos. Ed è della strategia di gioco dell'Osasuna che mi occuperò in questo approfondimento.

Tuesday, 4 January 2022

Betis-Celta Vigo è stata una sfida di identità


Il 2022 della Liga è iniziato con un turno di campionato che celebra la fine del girone d'andata e che ha messo di fronte due squadre la cui identità tattica è molto marcata e ben distinta: da una parte il Betis ed il suo 4-2-3-1, dall'altra parte il Celta Vigo ed il suo ambiziosissimo 4-1-3-2.

Già lo scontro delle ultime giornate di campionato della scorsa stagione (terminato con una vittoria del Betis per 3-2) aveva mostrato quanto fosse forte la contrapposizione tattica tra le due formazioni con il contesto tattico della partita dominato da Coudet e l'aggressività del suo schieramento ma comunque perdendola. 

Questa volta l'ex tecnico del Racing Avellaneda si è vendicato del Betis e di Pelegrini andando a vincere per 2-0 al Benito Villamarin continuando a mostrare la bontà del suo stile di gioco nonostante le diverse assenze, riuscendo a portare il piano tattico della partita dalla propria parte nel corso del primo tempo esponendo il Betis alle sue difficoltà in fase di transizione difensiva.

In questa analisi cercherò di spiegare come entrambe le squadre abbiano comunque esposto il proprio piano tattico nel corso della partita, ma anche perché quello eseguito dal Celta Vigo sia stato quello migliore in campo portando la squadra galiziana a prendersi con merito l'intera posta in palio.

LE FORMAZIONI INIZIALI

Come indicato in premessa, Pelegrini e Coudet non derogano ai rispettivi sistemi di gioco nonostante qualche assenza da una parte e dall'altra: nel 4-2-3-1 del tecnico cileno non viene schierato dal primo minuto Nabil Fekir, così come Rodri, una scelta che, come vedremo, sarà forse decisiva in negativo per la formazione betica; dall'altra parte Coudet deve far fronte a molte assenze in difesa ed a centrocampo che lo portano a spostare Aidoo in posizione di terzino destro, Okay Yokuslu (20 minuti collezionati in tutta la stagione) nell'inedita posizione di centrale di difesa e Fran Beltran schierato come schermo davanti alla difesa del 4-1-3-2.



I PRINCIPI DEI DUE SCHIERAMENTI IN CAMPO

Sin dalle prime battute della partita si è capito come entrambi gli allenatori avrebbero cercato di fare le rispettive partite cercando di prendere il controllo del pallone e del territorio. Per questo motivo entrambe le squadre cercavano di intrappolare le relative fasi di possesso avversarie non concedendo l'avanzamento in campo.

Da questo esempio si nota come il Celta Vigo faccia parecchio riferimento all'uomo in fase di non possesso, con riferimenti ben precisi: ai terzini Aidoo e Javi Galan viene chiesto di prendersi cura di Juanmi e Lainez mentre Beltran deve controllare Canales con i due centrali che devono controllare Willian Jose; altro giocatore con un ordine ben preciso è Denis Suarez, il vertice alto del rombo di centrocampo del Celta, chiamato a prendersi cura in fase di prima pressione di Guardado, l'uomo deputato da Pelegrini ad abbassarsi tra i due centrali per far partire l'azione mentre le due mezzali restano in posiziona intermedia per essere pronti a scalare sui terzini o stringere su William Carvalho.

Decisamente più orientato sulla palla il sistema difensivo del Betis di Pelegrini. Aiutati anche dalla grafica della Liga si può notare come il 4-2-3-1 di base del tecnico cileno si trasformi in un 4-4-2 in fase di non possesso con la squadra che si orienta e bascula in direzione della palla ed è pronta ad andare in pressione non appena il Celta sposta il pallone sul terzino e si possono anche vedere tutte le varie opzioni di scalata dei terzini sulle mezzali del Celta Vigo.

Quest'ultimo fermo immagine ci permette di notare una particolarità nelle costanti tattiche di Coudet, ossia la creazione di questa "Y" a centrocampo (che trovate evidenziata in rosso) resa possibile dall'abbassamento del vertice alto del rombo Denis Suarez che permette alle mezzali Cervi e Brais Mendez di alzarsi delegando quindi ad essi il compito di attaccare la zona tra le linee di difesa e centrocampo avversarie. Il movimento delle due punte, inoltre, porta la linea difensiva ad essere impegnata da essa comportando un dilatamento dello spazio in questione, qui la scelta di Pelegrini è di far salire i terzini a duello con le mezzali rischiando anche il duello tra i centrali e gli attaccanti.

La lotta tra i sistemi di pressione ha permesso alla squadra galiziana di avere in mano il contesto tattico della partita portandola sul piano dei duelli individuali e portando il Betis a giocare la palla alta (45 duelli aerei contro i poco meno di 30 in questa stagione).

GLI ERRORI IN POSSESSO DEL BETIS..


L'obiettivo del gioco del Betis è quello di progredire sul campo per vie centrali e sfruttare le combinazioni esterne per rifinire l'azione, questo è possibile grazie alla peculiarità del 4-2-3-1 di Pelegrini che chiede ai due terzini di alzarsi per dare ampiezza ed agli esterni offensivi di stringere per ricevere il pallone tra le linee ed allo stesso tempo creare spazio per le sovrapposizioni. L'obiettivo del Celta era quello di negare anzitutto queste ricezioni tra le linee e poi usare le mezzali per non concedere superiorità numerica sull'esterno prevenendo le sovrapposizioni. 

Questa è la situazione che si creava quando la formazione betica iniziava la costruzione dell'azione: Guardado si abbassa tra i centrali creando la salida lavolpiana,  i terzini si alzano e cercano di aprire lo schieramento del Celta per raggiungere giocatori tra le linee. Qui si vede bene come Bellerin attiri nelle sua zona la mezzala sinistra del Celta Cervi, questo genera una potenziale linea di passaggio in verticale che può essere raccolta da un movimento a venire incontro di Willian Jose, posizionato tra centrale difensivo e terzino, oppure da Lainez che potrebbe occupare quel mezzo spazio di sinistra e lasciare il centravanti a bloccare la linea difensiva. Ma il messicano si è mosso davvero poco senza palla rendendo vita facilissima alla difesa del Celta che ha sempre potuto limitare gli attacchi della squadra di casa per tutto il primo tempo.

La prestazione molle del classe 2000 messicano è ben esemplificata da questi numeri: nonostante i tre dribbling completati, il duello con Javi Galan è stata stravinto dal terzino ex Huesca che ha disposto di lui per tutto il corso del primo tempo, costringendo Pelegrini a rimangiarsi la scelta e sostituire il messicano all'intervallo con Rodri. La scelta di Coudet di puntare come da suo stile sull'aggressività dei duelli individuali ha mietuto come vittima proprio Lainez, il quale dovrà fare un passo in avanti sotto questo aspetto per mantenere le alte aspettative riposte su di lui dalla società bianco-verde. La partita di domenica per lui è stata una lezione che, sotto la guida di Pelegrini, non potrà che portare benefici alla crescita di questo talento.





..E LE DIFFICOLTA' IN TRANSIZIONE

L'elemento tipico del 4-2-3-1 sta nel fatto che nella gran parte dei casi i due terzini salgono in avanti in fase di possesso, per cui è molto importante il lavoro che devono svolgere i due mediani nel dare protezione ai due centrali difensivi in fase di transizione, ossia il momento in cui l'avversario recupera palla e cerca di ribaltare il gioco nella metà campo offensiva.

Nella partita del Benito Villamarin la tattica del Celta è stata quella di usare il movimento delle proprie due punte al fine di mandare al tappeto i meccanismi di transizione difensiva del Betis, già di per se molto fragili visto che la coppia William Carvalho-Guardado non ha nella corsa all'indietro il proprio punto di forza. Per questo motivo la fase di transizione difensiva della squadra di Pelegrini è sostanzialmente nelle mani della coppia di centrali difensivi Bartra-Victor Ruiz, anch'essi molto più a loro agio in situazioni posizionali anziché la marcatura sull'uomo.

Lo schieramento in non possesso della squadra di Coudet ha poi permesso di evidenziare le inefficienze del sistema di Pelegrini una volta persa palla. Questo esempio è perfetto nel capire come lo scaglionamento del centrocampo del Celta faccia a fette il sistema della squadra di Pelegrini in questa fase di gioco, determinata da un errore di impostazione di Victor Ruiz: qui Guardado si era alzato per cercare spazio alle spalle del centrocampo dei galiziani, per cui il messicano stesso cerca di pressare Fran Beltran ma lascia spazio alle sue spalle per Denis Suarez che è libero in quanto William Carvalho è rimasto a dare copertura preventiva su Santi Mina, questo porterà il portoghese a scalare sul trequartista del Celta ma liberando ovviamente a propria volta il centravanti creando un due contro due tra attaccanti e difensori centrali del Betis. 

Questo esempio mostra chiaramente lo scopo del rombo di centrocampo creato da Coudet a centrocampo in fase di non possesso e la Y in fase di possesso: l'avversario è costretto più volte a rompere le linee ed a compiere delle scelte che generano continua superiorità posizionale per la sua squadra. Il Betis sotto questo aspetto non è stato in grado di porre in essere una contromossa adatta a prendere il controllo tattico della partita, e questo ha portato il tecnico argentino a portare a casa i 3 punti e la sfida tattica contro il collega cileno.

LE MIGLIORIE DEL SECONDO TEMPO DEL BETIS

Pelegrini ha cercato di rimescolare le carte nel corso dell'intervallo togliendo Lainez ed inserendo Rodri: con l'ingresso di quest'ultimo si è certamente vista qualche miglioria nello schieramento della squadra betica, apparsa un po' più fluida ed in grado di controbattere al sistema di marcature a uomo del centrocampo avversario.

Rodri ha sostanzialmente fatto ciò che Lainez non ha fatto nel primo tempo, ossia entrare dentro al campo e creare linee di passaggio promuovendo delle rotazioni con Canales che potessero costringere i galiziani a fare delle scelte su quali spazi liberare. Nell'esempio si vede Rodri che viene incontro sfruttando un movimento di Canales che attira Denis Suarez. Il Celta sceglie di non concedere le profondità ed il passaggio in zona centrale del campo, liberando la zona tra le linee e soprattutto l'ampiezza che il Betis ha cercato di sfruttare con le corse di Bellerin e Moreno. Questa strategia si è ulteriormente acuita con l'uscita di Guardado per Fekir, con quindi maggiori rotazioni tra lui, Canales e Rodri e con Juanmi che cercava di accompagnare Willian Jose al centro dell'attacco. 

Questa scelta ha permesso al Betis di avere il controllo del pallone e quello territoriale nel secondo tempo, permettendole di migliorare anche i meccanismi di riconquista del pallone, tuttavia il Celta è sempre riuscito a tenere la partita sui binari di duelli individuali che hanno portato il Betis a forzare più volte la giocata e sbagliarla, rendendo quindi poco produttiva la supremazia della squadra di Pelegrini. 

CONCLUSIONI

La sfida tra Betis e Celta Vigo era una sfida tra le identità dei due allenatori Pelegrini e Coudet, ha avuto la meglio quest'ultimo grazie alla capacità dei propri centrocampisti di avere la superiorità numerica in mezzo al campo determinata dal 4-1-3-2 rispetto al 4-2-3-1. Pelegrini dal canto suo non è riuscito a sua volta a creare superiorità nella trequarti avversaria a causa di un atteggiamento troppo rigido della sua squadra nel primo tempo.

Thursday, 25 November 2021

Xavi sta ricostruendo il Barcellona


La storia del Barcellona è una storia di identità, non solo calcistica, ma anche di appartenenza territoriale e di visione politica di cui il club si fa veicolo (Mes que un club), per questo quanto accaduto negli ultimi anni sotto la gestione Bartomeu è stata una clamorosa rottura con questa identità che ha portato il club blaugrana al tracollo economico ed una serie di gestioni tecniche che hanno provocato smarrimento nella tifoseria. 

Ovviamente il picco di questa situazione si è raggiunto quest'estate con il club impossibilitato a depositare il nuovo contratto di Leo Messi dando il via in maniera forzata ad un processo di ricostruzione dell'identità originaria del club, con la Masia che torna al centro del progetto calcistico. Questo progetto è stato affidato a Ronald Koeman che, nonostante importanti sforzi, non è riuscito a trovare una quadra a questa squadra, per cui il presidente Laporta non ha perso tempo a richiamare nella terra promessa il figliol prodigo Xavi che, dopo il ritiro dal calcio giocato, ha esercitato le sue idee tattiche sotto il sole ed i milioni degli sceicchi qatarioti.

Ho provato ad analizzare le prime due partite della gestione Xavi al fine di individuare le principali costanti del tecnico catalano che, manco a dirlo, si basano sui principi ingeriti negli anni trascorsi da calciatore nella cantera prima e in prima squadra poi al Camp Nou, ossia gioco di posizione e creazione di triangoli per lo sviluppo dell'azione, senza dimenticare i meccanismi di riconquista immediata del pallone una volta perso.


FORMAZIONI DIVERSE MA DISPOSIZIONI SIMILI

Nelle idee di gioco di Xavi ci sono dei princìpi che vanno oltre ai moduli di gioco, per questo motivo nelle due partite disputate finora sotto la sua gestione si sono visti due schieramenti sulla carta diversi ma che poi si strutturavano sul campo in maniera pressoché simile, questo allo scopo di inserire i calciatori in base alle proprie caratteristiche ma anche per aggiustare lo schieramento della squadra in base allo schieramento avversario.

Per questo motivo abbiamo visto il Barcellona schierarsi in campo con due moduli nominalmente diversi: nella partita di martedì contro il Benfica abbiamo visto un 3-4-2-1 che rappresenta l'abito ideale del calcio di Xavi in piena continuità con quello che era il 3-4-3 del Barcellona di Cruyff o dell'ultimo Barça di Guardiola, schierati con un centrocampo a rombo. Nella partita contro l'Espayol, invece, abbiamo visto come schieramento di base un 4-3-3 che rappresenta la continuità con un modulo su cui la squadra catalana ha basato la propria identità negli ultimi 20 anni. 

Ma sappiamo tutti molto bene come i moduli valgano il giusto nell'analizzare il modo di giocare di una squadra, ed è così che analizzando le passmaps relative alle due partite notiamo che una volta disposta in campo la squadra assume lo stesso schieramento soprattutto in fase di possesso, con quello che può essere definito un 3-2-5 con il primo quintetto che costruisce ed il secondo che invade occupando i 5 corridoi verticali del campo come da manuale del gioco di posizione.



SUPERIORITA' NUMERICA IN PRIMA COSTRUZIONE

Uno degli elementi fondanti del credo calcistico di Xavi è quello di avere sempre un giocatore in più in costruzione rispetto alla pressione avversaria, un elemento a cui non si deroga e che per questo può cambiare in base alla struttura della pressione avversaria. Attenzione: la superiorità deve essere ne minore ne maggiore di un'unità, altrimenti questo significherebbe perdere uomini in zone più avanzate del campo.

Da questo esempio si evince cosa questo stia a significare: l'Espanyol spende due uomini sulla prima linea di pressione, questo comporta che il Barcellona costruisce con Mingueza, Pique e Eric Garcia mentre Busquets non si abbassa a supporto dei centrali proprio perché la sua presenza sarebbe considerata ridondante mentre restando alle spalle della prima linea di pressione può sfruttare gli spazi creati dai movimenti dei suoi compagni più avanzati. Nel corso della stessa partita l'Espanyol lascerà solo un uomo in prima pressione ripiegando su un 5-4-1, questo porterà Mingueza a slegarsi dalla prima linea di costruzione delegandola ai soli centrali difensivi.

Nella partita contro il Benfica si è vista in maniera più marcata la struttura 3+2 in costruzione, questo perché la formazione portoghese ha cercato di contestare la costruzione di Pique e compagni in parità numerica (5 vs. 5 come si evince dall'esempio). Questo spiega anche la scelta di una difesa a 3 più rigida con Araujo in luogo di Mingueza con l'uruguayano più abile del canterano spagnolo nei duelli difensivi; per mantenere la superiorità numerica, invece, ecco che torna utile l'utilizzo di Ter Stegen e del suo educatissimo piede.

Ciò che accomuna le due situazioni sta nel fatto che il Barça utilizza lo schieramento in prima costruzione per capire quale sia l'atteggiamento dell'avversario ed in base a questo stabilire come scaglionarsi sul terreno di gioco. Nel primo esempio notiamo ampio spazio a disposizione di Busquets tra prima linea di pressione e linea dei centrocampisti dell'Espanyol; nel secondo esempio vediamo un Benfica più aggressivo ma che concede spazio tra linea di centrocampo e di difesa, questo ci fa capire come Xavi faccia in modo di manipolare lo schieramento avversario.


STRUTTURA DELLA SQUADRA IN SVILUPPO 


La manipolazione degli spazi è ovviamente centrale nel sistema di sviluppo del gioco di Xavi: l'avversario viene sollecitato a fare delle scelte su quali zone di campo coprire e quali lasciare libere, mediante il possesso palla il Barcellona dovrebbe riconoscere quelle zone libere dove destinare il passaggio progressivo.

Da questo esempio tratto dalla partita contro l'Espanyol si nota cosa comporti questo aspetto: l'elemento di base è la struttura posizionale con cinque giocatori che occupano i cinque corridoi verticali. Qui l'avversario sceglie di chiudere le vie di accesso alla zona di rifinitura (ossia lo spazio tra difensori e centrocampisti) mantenendo le due linee corte, per cui il Barça sfruttando il sistema posizionale in ampiezza costringe il terzino sinistro dell'Espanyol ad uscire creando uno spazio tra di esso ed il centrale di sinistra: in questo spazio si inserisce Nico Gonzalez. 

Quello spazio dove si inserisce il classe 2002 spagnolo è il cosiddetto mezzospazio, in inglese halfspace, uno spazio considerato cruciale nel calcio posizionale e con ancora maggiore accezione nel calcio di Xavi.


Anche a livello statistico si nota chiaramente quanto il Barça in queste due partite abbia cercato quei spazi intermedi per generare situazioni di pericolo. Nella partita contro l'Espanyol è stato molto marcato l'utilizzo di questo meccanismo sul lato sinistro, quello dove si trovano ad operare Gavi e Jordi Alba a cui si aggiungeva De Jong, chiamato più volte ad abbandonare la posizione di prima copertura preventiva al fianco di Busquets per sovraccaricare quel lato di campo.

Questo esempio riassume quanto appena detto: il Barcellona qui porta 5 giocatori più Depay (che non conto in quanto non dovrebbe stare in quella posizione) per sovraccaricare un lato di campo, l'Espanyol chiude la porta stringendosi su quel lato ma aprendolo su quello opposto, così la squadra di Xavi va ad esplorare il lato debole per Akhomach, classe 2004 buttato nella mischia dall'ex capitano del Barça nella sua gara d'esordio in panchina.




LA RICERCA DEL PASE DE LA MUERTE


Uno dei marchi di fabbrica del Barcellona degli ultimi anni è stato il "pase de la muerte", ossia la tipologia di passaggio decisivo con cui Jordi Alba permetteva a Messi di rimpinguare le sue statistiche di realizzazione. Questo tipo di passaggio viene creato giocando il pallone sull'esterno alle spalle della linea difensiva avversaria che è costretta a rinculare mentre più giocatori riempiono l'area, uno di questi si stacca facendo un passo all'indietro e viene servito da un passaggio all'indietro dell'esterno permettendogli di concludere con lo specchio della porta davanti a se. 


Ecco qui un esempio di questo tipo di rifinitura cercata dal Barça: lo scatto di Jordi Alba costringe la linea difensiva ad abbassarsi, i giocatori blaugrana si dispongono in area di rigore riempendola staccandosi dalla linea difensiva, questo genera occasioni ad alto grado di conversione in rete (nella fattispecie Nico Gonzalez non riuscirà a trovare la via della rete).




In questo esempio si nota come questa soluzione sia conseguenza della struttura posizionale della squadra: qui il Benfica sceglie di giocare corto e stretto togliendo spazio tra le linee ma questo da una parte permette a Busquets di essere libero di trovare linee di passaggio in maniera indisturbata, dall'altra la scelta porta a concedere spazio sull'esterno dove Jordi Alba può essere addirittura servito sulla corsa.



Come si desume dal dato statistico relativo agli ingressi in area, anzitutto è aumentata la frequenza degli ingressi rispetto alla media stagionale (34 in Liga, 30 in Champions), ma soprattutto si può notare come la via esterna sia ampiamente ricercata mediante il meccanismo sopra esposto.


DIFESA IMBATTUTA GRAZIE ALLA RIAGGRESSIONE


Un dato emerso dalle due partite finora disputate dal Barça sotto la gestione Xavi sta nel dato relativo ai goal subiti: due partite due clean sheets per Ter Stegen. Certo sia l'Espanyol con Dimata e soprattutto il Benfica con Seferovic hanno avuto chances clamorose per battere il portiere tedesco nelle fasi finali delle due partite disputate ma restano due episodi quasi isolati soprattutto se confrontati con le difficoltà della squadra ogni qualvolta perdeva il possesso del pallone sotto la gestione Koeman.

Qui vediamo il meccanismo di prima pressione che inizia uomo contro uomo per poi diventare uomo-palla non appena l'avversario porta il pallone verso l'esterno, dove si vede che Depay prende Otamendi (il centrale dei tre difensori del Benfica) mentre Gavi stringe su Weigl abbandonando Almeida che non può essere servito visto che le linee di passaggio verso di lui sono coperte. Il Benfica è costretto al lancio lungo costringendo gli attaccanti a duelli aerei persi contro Pique ed Araujo (ecco spiegata la scelta dell'uruguaiano come indicato precedentemente).

Ancora più marcato è l'atteggiamento della squadra appena perso il pallone: il meccanismo alla base ci permette di chiudere il cerchio partito con la fase di costruzione, ossia quello di avere sempre un uomo in più rispetto a chi viene lasciato in smarcamento preventivo dall'avversario quando difende e lasciare gli altri a supporto della manovra offensiva e soprattutto riaggredire non appena viene perso il pallone. In questo esempio si nota chiaramente come Mingueza, Busquets e De Jong siano già pronti ad andare ad aggredire l'uscita avversaria con De Jong già in marcatura preventiva sull'unico uomo dell'Espanyol fuori dall'area di rigore.

Il dato del PPDA conferma la bontà della strategia di Xavi, con entrambe le partite terminate con un PPDA inferiore a 7 secondo i dati Wyscout.


CONCLUSIONI

Il lavoro da fare per Xavi è decisamente enorme ma le prime due partite ci hanno fatto intendere che la strada sembra tracciata e che la semina è in pieno corso. Il lato negativo di queste due partite sta nel fatto che la squadra finalizza poco e male (l'unico goal è arrivato su un calcio di rigore anche piuttosto generoso).

Da un lato sembra che Depay, l'uomo più vicino all'idea di finalizzatore in questa squadra, dopo un inizio di stagione travolgente sembra essere un tantino appannato e compie spesso scelte sbagliate con il pallone tra i piedi; dall'altro lato i vari ragazzini che agiscono alle sue spalle o al suo fianco sembrano ancora leggermente restii ad andare alla conclusione se non hanno la porta spalancata davanti ai loro occhi.

Ma la grande quantità di talento che il tecnico catalano dovrà innaffiare in questi mesi rende tutti molto ottimisti sulla crescita di questa squadra e, nei minuti in cui si è visto in campo contro il Benfica, un esempio quasi allegorico delle aspettative riposte in questo progetto è Ousmane Dembele, entrato in campo a mezzora dalla fine costruendo diverse opportunità potenziali con i suoi allunghi sulla destra.

Tuesday, 24 August 2021

Come sta andando il Barcellona senza Messi?


Il 5 agosto è ancora fresco nella mente dei tifosi del Barcellona e dei tanti seguaci della squadra blaugrana in giro per il mondo, tuttavia per lo stesso motivo per il quale Messi ha lasciato il Barça accasandosi al PSG, Ronald Koeman sta continuando nel suo processo di reset tecnico della squadra iniziato nella seconda parte della seconda stagione: the show must go on. Sotto le direttive della presidenza Laporte la squadra catalana prova a rimettere la Masia al centro del villaggio e ricostruire un'identità di gioco.

Per questa ragione la partita di sabato sera a Bilbao era un test utile per capire che cosa aspettarci da questa squadra e come sta proseguendo il lavoro del tecnico olandese su una della panchine oggettivamente più scomode d'Europa in questo momento. Con un pizzico di sorpresa dal mio personale punto di vista, Koeman ha messo in soffitta il 3-4-3 che tanto bene aveva impressionato nella seconda parte della scorsa stagione per riproporre il 4-3-3 a cui sono tanto affezionati dalle parti del Camp Nou. Escluso ovviamente Messi, invece, gli interpreti sono rimasti praticamente gli stessi con un'unica eccezione: Memphis Depay.


LE FORMAZIONI DI ATHLETIC-BARCELLONA


Il 4-3-3 di Koeman dunque prevede una linea difensiva composta da Dest-Garcia-Pique-Jordi Alba, Busquets a fare da pivote affiancato da De Jong e Pedri ed il tridente offensivo formato da Griezmann-Braithwaite e Griezmann.

Il 4-4-2 è il cavallo di battaglia storico dell'Athletic Bilbao e del proprio allenatore Marcelino: la linea difensiva è composta da Leque a destra, Balenziaga a sinistra (in attesa del ritorno di Yuri Berchiche) e la coppia centrale formata da Vivian e Inigo Martinez; la linea di centrocampo è composta da Berenguer e Muniain sugli esterni e Dani Garcia e Vencedor al centro mentre la coppia d'attacco è Inaki Williams-Sancet.


COSTRUZIONE VS PRIMA PRESSIONE

Uno degli elementi di sfida a livello tattico tra le due compagini è stato, come ampiamente previsto, tra la costruzione del Barcellona e la prima pressione aggressiva della squadra di Marcelino, una pressione alta e mista uomo-zona che non ha permesso alla squadra di Koeman di risalire il campo nonostante il tecnico olandese tenesse i due terzini legati in fase di costruzione proprio per avere una sfogo laterale alla manovra su cui però la squadra basca aveva buon gioco a far indirizzare la manovra. 

Le uscite anche sull'esterno da parte del Bilbao erano molto rapide ed aggressive portando i giocatori blaugrana a commettere diversi errori tecnici, complice anche la serata non proprio ottimale sotto diversi aspetti del portiere Neto, poco sicuro con i piedi e, detto per inciso, poco d'aiuto fuori dai pali. Per uscire da questa situazione molto importante è stato il compito svolto da Pedri o da Braitwaite a fornire man forte al terzino sinistro del Barça, oppure le stesse abilità tecniche dell'ex valenciano nell'aggirare la pressione di Berenguer e far tornare il pallone sui piedi sapienti di Busquets.

Se invece l'aggressione immediata non portava al recupero del pallone l'Athletic si risposizionava con il suo 4-4-2 compatto a cui il Barcellona cercava di rispondere in fase di sviluppo alzando i terzini per avere ampiezza, De Jong in zona di sviluppo veniva affiancato da Pedri o da uno dei tre attaccanti all'interno delle rotazioni che interessavano anche e soprattutto la zona di rifinitura.



DEPAY LEADER TECNICO?

L'ex giocatore del Lione sembra aver preso sul serio la propria avventura con la maglia del Barça: la precedente avventura in un top club come il Manchester United non era stato proprio da ricordare, per questo motivo le perplessità sulle capacità dell'olandese di imporsi in un contesto così importante come quello catalano erano da prendere sul serio. Ed invece queste prime apparizioni mostrano che lo scetticismo sembra essere mal riposto e che il numero 9 di Koeman (uno che gli ha dato responsabilità anche con la maglia degli Oranje).

Nell'insieme delle rotazioni che il Barcellona ha proposto per scardinare il blocco posizionale del Bilbao, l'olandese ha cercato sempre di sfruttare al meglio lo spazio tra terzino e centrale difensivo avversario, magari sfruttando il momento in cui la manovra veniva spostata sugli esterni occupati dai terzini alzati da Koeman in fase di sviluppo dell'azione: questi suoi movimenti hanno costretto i centrali di Marcelino ad uscire su di lui affrontandolo in duelli individuali da cui è difficile uscire vincitori contro il prodotto del settore giovanile del PSV. Da questo tipo di movimento e successiva giocata il numero 9 del Barça ha generato un assist clamorosamente sciupato da Braithwaite nel primo tempo e poi realizzato il goal che ha permesso alla sua squadra di pareggiare la partita. 

Con la fuoriuscita di Messi, personalmente mi aspettavo una maggiore centralità da parte di Antoine Griezmann, ma al momento il francese non mostra la stessa attitudine del proprio compagno di squadra, mostrando di volere il pallone tra i piedi e sempre girato con le spalle dietro alla porta. Al n.7 blaugrana serve un miglioramento nei movimenti senza palla ed è un punto su cui Koeman dovrà molto lavorare, perché partendo dal mezzo spazio di destra ed accentrandosi potrebbe creare molti spazi per gli inserimenti di De Jong e magari ritagliarsi uno spazio da falso nove nello schieramento con libertà di movimento in zona rifinitura pronto a scambiarsi di posizione con lo stesso Depay e con Braithwaite che, sotto questo aspetto, sembra essere meglio inserito nei meccanismi.


IL 4-4-2 DEL BILBAO

Precedentemente ho mostrato come lo schieramento dell'Athletic si compattasse in un 4-4-2 in fase di difesa posizionale, ma di fatto è l'unica situazione di gioco in cui abbiamo visto la squadra di Marcelino schierarsi in campo in questo modo. Leggendo la storia del club e dell'allenatore negli ultimi anni si può essere facilmente indotti a pensare ad uno schieramento particolarmente rigido, invece non è affatto così, anzi, già dalla fase di prima pressione abbiamo visto come la squadra si scaglioni sul campo. 


Stesso discorso vale per la fase di possesso, dove il 4-4-2 si trasforma, soprattutto in mezzo al campo, dove Dani Garcia e Vencedor hanno compiti diversi: il numero 16 dell'Athletic, a differenza di Dani Garcia, è sostanzialmente un invasore, anche perché la fase di costruzione dei baschi non è particolarmente elaborata visto che la costante degli uomini di Marcelino è la ricerca immediata della giocata in verticale. 

Su questo aspetto è molto importante il lavoro svolto dai due esterni offensivi ed i movimenti delle due punte: con i due mediani che impegnano le due mezzali del Barça, l'Athletic cerca di sfruttare al meglio la presenza del solo Busquets a guardia della zona tra le linee, per questo Munain spesso cerca di accentrarsi occupando quella zona assieme a Sancet: per ovviare a questa situazione spesso toccava a Dest seguire il numero 10 basco il cui spazio veniva occupato dai tagli esterni di Inaki Williams che poteva involarsi in uno contro uno contro Eric Garcia (poi Araujo) per creare pericoli da quella zona di campo sfruttando lo schiacciamento della linea difensiva del Barça.

Questi movimenti uniti alla capacità di smistare il gioco di Inigo Martinez col suo educatissimo sinistro hanno spesso messo in difficoltà la squadra di Koeman, che ha sofferto tantissimo il gioco diretto della squadra di Marcelino, soprattutto nella parte iniziale del secondo tempo quando è sembrata in balia della squadra basca, complice la stanchezza di Pedri e la fuoriuscita dal match di Braithwaite.


CONCLUSIONI

Il percorso per la ricostruzione di un Barcellona competitivo fuori dal campo è estremamente lungo e tortuoso, quello in campo è iniziato dalla scorsa stagione e potrebbe dare delle soddisfazioni in prospettiva. Allo stato dell'arte Koeman sta cercando di fare del proprio meglio per tenere al vertice la squadra blaugrana, il test del San Mames è sempre uno dei più difficili da affrontare e forse per Pedri e compagni è stato quasi un bene affrontarlo subito per capire dove questa squadra deve migliorare e dove, invece, è già ad un buon punto.

Con l'uscita di scena di Messi alcuni meccanismi si sono inceppati, per esempio i famosi (o famigerati, per gli avversari) Pase de la Muerte di Jordi Alba non sono ancora recepiti dagli elementi avanzati della squadra, le rotazioni in zona rifinitura ci sono ma faticano a far progredire l'azione, così come quando la attaccata questa squadra fatica a trovare le giuste coperture; dal punto di vista degli aspetti positivi c'è la capacità di Depay di dare alla squadra quella profondità che spesso le è mancata nelle ultime stagioni. 

Insomma, il cartello lavori in corso è ben evidente ma Koeman sta inserendo nei meccanismi progressivamente i nuovi elementi e l'idea è quella di un gruppo di lavoro che si è rafforzato di fronte alle disgrazie societarie (i giocatori subentrati, per esempio, sono entrati molto bene in partita, vedi Sergi Roberto ricollocato nella sua posizione naturale a centrocampo) per questo ritengo che seguire l'evoluzione di questo Barcellona nel corso della stagione potrà essere un esercizio molto interessante.

Wednesday, 10 February 2021

Come il Real Madrid ha scoperto la difesa a 3



A due settimane di distanza dall'impegno europeo contro l'Atalanta, il Real Madrid affronta a Valdebebas il Getafe in quello che è uno dei derby della città di Madrid. La squadra di Bordalàs dopo due stagioni in cui con il suo stile di gioco diretto ed aggressivo l'ha portata a rendersi protagonista anche al di fuori dei confini iberici.

La squadra di Zidane ha bisogno dei 3 punti da questa partita per mantenere una distanza ancora ragionevole dalla testa della classifica e, soprattutto, non perdere contatto con il Barcellona per ottenere il secondo posto in classifica. Ma, cosa più importante, l'atteggiamento aggressivo in fase di non possesso del Getafe potrebbe essere una prova generale per le merengues in vista della sfida contro l'Atalanta.

In una situazione di totale emergenza difensiva il Real, schierato in un'inedita difesa a 3, riesce, dopo un primo tempo in cui ha faticato a superare lo schieramento compatto del Getafe, a trovare le soluzioni nel corso della ripresa per riuscire a portare a casa la vittoria trovando le reti proprio nel momento in cui Bordalàs aveva provato a giocarsi le carte per tentare addirittura il colpaccio.


LE FORMAZIONI


Il Real Madrid deve fronteggiare una lunga lista di assenze, tra la squalifica di Kroos, una linea difensiva che vede fuori dai giochi Sergio Ramos, Eder Militao, Carvajal, Odriozola e Lucas Vazquez; ma neanche il centrocampo ride vista anche l'assenza di Fede Valverde. In una situazione di tale emergenza Zidane deve inventarsi Mendy terzino destro e proseguire l'asse con l'esordiente dal primo minuto Marvin Park che, finora, aveva collezionato 42 minuti nella Liga. 



Il Getafe, dal canto suo, deve fare a meno di Djene Dakonam, elemento a dir poco fondamentale nella linea difensiva della squadra di Bordalàs, al suo posto gioca il centrale di origini marocchine Chakla, alla terza presenza da titolare in questa stagione, seconda consecutiva dopo quella di Siviglia sabato scorso. Ristrutturato completamente il centrocampo rispetto alle ultime partite, va in soffitta il centrocampo con Kubo e Carles Alena, si torna alla linea a 4 con Arambarri e Maksimovic centrali e Portillo e Cucurella laterali.


LA DIFESA A 5 DEL REAL


La prima novità la troviamo a pochi secondi dal calcio d'inizio: rispetto allo schieramento indicato in distinta, il Real di presenta con una difesa a 5 con Mendy che affianca Nacho e Varane al centro della difesa mentre Marvin e Marcelo agiscono in ampiezza e, come si nota nel fermo immagine, molto in alto sul terreno di gioco. Una soluzione che certo nasce dall'emergenza che sta vivendo la squadra, tuttavia ha una sua utilità in quanto permette alla linea difensiva di bypassare la prima linea di pressione tramite la conduzione di uno tra Nacho e Mendy sfruttando la superiorità numerica data dai 3 difensori contro i 2 attaccanti del Getafe.


Proprio per ovviare a questa situazione, di tanto in tanto Bordalàs chiedeva a Cucurella di alzarsi ad accompagnare il pressing dei due attaccanti. 

Tuttavia per dare seguito a questa pressione il Getafe è costretto a disordinare le proprie linee con Olivera chiamato a scalare su Marvin portando con se la linea difensiva. In questo modo il lato sinistro del campo è completamente libero e permette al Real di attaccare con tre uomini in quella zona: questa situazione crea la migliore occasione per il Real su azione nel primo tempo, ossia un'azione rapida che porta al tiro Modric costringendo Soria ad una parata resa complicata dalla violenza del tiro del croato e dal pallone reso bagnato dalla pioggia.












L'altro vantaggio della difesa a 3 è stato quello di avere la linea difensiva in superiorità numerica, il che ha permesso a Nacho e Mendy di lottare a duello contro le due punte consapevoli di avere la copertura alle spalle di Varane.
 
Questo ha permesso loro di vincere sostanzialmente tutti i duelli con le punte del Getafe e di anticiparli quando era necessario sostenere la pressione alta; compendio di questo approccio è l'azione del goal del 2-0 che, di fatto, ha chiuso la partita con Mendy che ha chiuso in rete un'azione iniziata da una sua conduzione nella metà campo del Getafe per poi combinare con Marcelo e chiudere un lungo triangolo con l'esterno (non ce la faccio a chiamarlo terzino) brasiliano.








LO SCHIERAMENTO COMPATTO DEL GETAFE


Come da collaudato impianto messo in piedi da Bordalàs in questi anni, il Getafe gioca con un 4-4-2 orientato completamente sul lato palla con le linee compatte sia in ampiezza che in profondità. La strategia principale in fase di possesso è cercare il lancio lungo verso la punta e poi sfruttare la densità creata per andare ad aggredire la seconda palla. Il piano, però, non ha avuto gli esiti sperati per i motivi accennati sopra: sia Nacho che Mendy hanno stravinto il duello con Angel e "Cucho" Hernandez (rispettivamente 15 e 22 tocchi in tutta la partita) tanto da costringere Bordalàs a rivoltare l'attacco dopo pochi minuti dalla ripresa.

Per cercare di superare questo schieramento compatto il Real cercava di sovraccaricare un lato di campo per poi cercare di spostare il pallone sull'altro lato, oppure creare situazioni di superiorità numerica per cercare di avanzare con triangolazioni che mandassero a vuoto la pressione del Getafe.
Come si evince dai fermo immagine qui a fianco, il lato preferito dove tentare di sovraccaricare il campo era quello sinistro, dove più volte il Real si è disposto con una catena formata da 4 uomini, con Mendy vertice basso, Marcelo e Vinicius ai lati ed un quarto elemento a rotazione a fare da sponda o da terzo uomo per le combinazioni tra i due brasiliani. Anche le statistiche confermano questo, con il Real che ha attaccato per il 46% delle volte su quel lato di campo. 
Questa soluzione, pur portando diverse volte un giocatore del Real sul fondo, non è riuscita a creare pericoli di alcun tipo, se si eccettua un calcio d'angolo da cui si è originata la traversa colpita da Benzema.


IL SECONDO TEMPO STAPPA LA PARTITA

Dopo l'intervallo la partita cambia registro su scelta dei due allenatori: Zidane non riuscendo a sfondare con le catene esterne è costretto a cercare la prima mossa per cambiare il corso della partita: la soluzione è quella di non insistere più nella ricerca del lato debole, mossa resa complicata dalla puntuale pressione sul portatore di palla, ma di provare a creare spazi tra la linea di difesa e di centrocampo dove poter innescare Asensio. Il trequartista madridista viene innescato utilizzando ancora una volta una conduzione di uno dei centrali difensivi (nel caso del fermo immagine Varane) che costringe uno dei centrali di centrocampo (Arambarri) ad alzarsi per contrastarlo; l'altro centrale di centrocampo, invece, deve badare a Modric, questo crea lo spazio per Asensio che sfrutta lo spazio generato da Benzema che trascina indietro la linea difensiva del Getafe ed ha come soluzione quella di innescare il taglio di uno dei due esterni alle spalle della linea difensiva. Questa situazione metterà in seria difficoltà il Getafe fino a farla capitolare al 60' quando riempiendo l'area di rigore con cinque uomini il Getafe non è in grado di tenere a bada Benzema su un cross di Vinicius.

Anche il Getafe aveva provato a fare qualcosa per vincere la partita: contando sul fatto che il Real aveva gli uomini contati, Bordalàs ha provato ad inserire Alena e Kubo dopo pochi minuti della ripresa per contrastare l'abulia dei due attaccanti partiti titolari. Con questi ingressi si è alzato il livello qualitativo della squadra ed anche lo schieramento, in quanto Alena si posizione qualche metro indietro a Jaime Mata, la punta subentrata a sua volta al posto di Angel. In questa maniera la fase offensiva non si avvale più dei lanci verso le due punte, ma di aperture su Kubo e Cucurella che provano ad innescare le transizioni passando da Alena come in un 4-2-3-1: questa situazione porterà alla grande occasione avuto da Cucurella 2 minuti prima del goal di Benzema. Insomma, Bordalàs ci aveva anche provato a portare la partita dalla sua parte ma il tentativo è fallito nel momento in cui la squadra ha messo i remi in barca dopo le due reti subite nel giro di 6 minuti.

CONCLUSIONI

In un totale momento di emergenza il Real Madrid ha saputo reinventarsi contro un avversario assai aggressivo e che ama comprimere gli spazi. Si tratta di una situazione che la squadra di Zidane si troverà ad affrontare a breve contro l'Atalanta in Champions League; il passaggio alla difesa a 3 dettato dall'emergenza difensiva potrebbe rivelarsi, casualmente o no, come una risorsa a disposizione del tecnico francese proprio nel confronto contro l'Atalanta. La capacità di gente come Nacho e Mendy di avanzare palla al piede ha mostrato di poter manipolare schieramenti difficili da superare come quello del Getafe e potrebbe mandare in crisi i meccanismi di marcature a tutto campo dell'Atalanta di Gasperini. A livello difensivo la prestazione di questa nuova linea difensiva è stata ottima, tuttavia il livello tecnico mostrato dagli attaccanti del Getafe non è certo paragonabile a quello a disposizione dell'Atalanta, per cui sotto questo aspetto l'utilizzo di questa difesa a 3 resta un'incognita.

Riguardo il Getafe, la posizione di classifica non fa dormire sonni tranquilli a Bordalàs, abituato nelle ultime stagioni a presenziare zone di classifica più nobili, è molto probabile che la batteria di attaccanti a disposizione non sia più in grado di rendere come nelle precedenti stagioni, per cui quel 4-2-3-1 visto nel secondo tempo dovrebbe essere la strada maestra da seguire per portare la nave in porto comodamente fino al termine della stagione.

Friday, 16 October 2020

Consigli per il weekend calcistico Stagione 20/21 Ep. 4

Terminata la pausa delle nazionali che ha lasciato indicazioni non del tutto attendibili nel momento in cui molte nazionali sono state penalizzate dalle assenze di diversi giocatori colpiti dal COVID, trascinando con se polemiche sul calendario messo in piedi da FIFA e UEFA, ritorna il calcio dei club, soprattutto si torna a fare sul serio, visto che non ritornano solo i campionati ma tornano anche le competizioni europee nel corso della prossima settimana, per questa ragione i miei consigli del weekend sono orientati a conoscere alcune squadre che vedremo impegnate da martedì tra Champions ed Europa League e di cui mi piacerebbe conoscere e farvi conoscere qualcosa in più.

Sarà il weekend, questo dei derby di Liverpool e di Milano che possono valere la vetta della Premier e della Serie A, ma è anche il weekend del derby di Glasgow, e quest'ultimo è una delle partite che ho scelto per questa preview del weekend calcistico.





IN ATTESA DI CHELSEA-SIVIGLIA (MARTEDÌ ORE 21)


La squadra di Lampard e quella di Lopetegui sono le favorite di un girone (il girone E) parecchio interessante, visto che include anche il Rennes, di cui ho parlato nelle scorse settimane, ed il Krasnodar, squadra russa con giocatori di talento. Per introdurvi alla sfida di martedì a Stamford Bridge i rispettivi impegni di campionato ci diranno che squadre si affronteranno.

GRANADA-SIVIGLIA (SABATO ORE 13)

Prima del ritorno in Champions League, la formazione andalusa avrà un bell'impegno nella Liga, dove dovrà affrontare all' Estadio de lo Carmenes il Granada in un derby andaluso che ci farà rendere conto di quanto manca agli osservatori ed agli addetti ai lavori dover seguire questi match senza la giusta cornice di pubblico, ma questo è un altro discorso.

L'asse Monchi-Lopetegui ha costruito una squadra che ha riportato il Siviglia in Champions dopo due stagioni non esaltanti e, soprattutto, ha riportato dopo 4 stagioni l'Europa League, appena alzato il trofeo al cielo in Germania, Monchi si è rimesso all'opera per sostituire prima due pedine importanti come Reguillon e Banega, al cui posto sono arrivati rispettivamente Marcos Acuna dallo Sporting Lisbona ed Ivan Rakitic, cavallo di ritorno e giocatore che ritengo favoloso e perfetto per associarsi nel centrocampo di Lopetegui con Fernando e Jordan; in zona offensiva sono rimasti tutti al Sanchez Pijuan, soprattutto Lucas Ocampos, decisivo nella scorsa stagione, e Luuk De Jong, partito molto a rilento nella scorsa stagione e poi giocatore decisivo nelle fasi finali, doppietta all'Inter in finale di Europa League inclusa, ma soprattutto, nell'ultimo giorno di mercato si è regalata un tocco di classe in più con l'arrivo di Oussama Idrissi, uno dei tanti giovani prospetti di alto livello usciti da quel meraviglioso laboratorio che è l'AZ Alkmaar, pronto a scalzare dall'undici di partenza l'ex milanista Suso.

Il 4-3-3 di Lopetegui è ormai facilmente riconoscibile nella strategia, basata sulla copertura in ampiezza del campo, con una fase di costruzione molto pulita, atta ad attrarre la pressione avversaria per poi innescare con i cambi di gioco le batterie di esterni formate dal terzino e l'ala, una giocata che disordina spesso e volentieri le linee avversarie e che porta a generare diverse palle goal: ciò che è mancato per lunghi tratti della Liga lo scorso anno è stata la fase realizzativa, questo a causa del rendimento non ottimale di De Jong che, invece, ha alzato il livello della squadra nel momento in cui ha iniziato a trovare la porta con regolatrità; a dimostrazione della riconoscibilità del gioco di Lopetegui, abbiamo la statistica dell'ammontare dei cambi di gioco a partita per squadra, come dimostrato dal grafico che ho creato qui sotto sulla base dei dati StatsBomb resi disponibili dalla piattaforma FbRef che conferma i dati anche della scorsa stagione, dove tra i 5 principali campionati il Siviglia era secondo al solo Real Madrid e addirittura davanti al Liverpool.



Il Granada dal canto suo viene da una stagione sorprendente, dove da neo promossa è riuscita a trovare la qualificazione in Europa League, dove in queste settimane ha anche ottenuto la qualificazione alla fase a gironi dove dovrà vedersela con il PSV di Roger Schmidt, il PAOK retrocesso dai preliminari di Champions ed i ciprioti dell'Omonoia. La squadra di Diego Martinez in queste stagioni ha consolidato un sistema di gioco basato sul 4-2-3-1 che in fase di non possesso si trasforma in un 4-1-4-1 con uno dei mediani che si abbassa per presidiare la zona di rifinitura.

Nell'immagine a fianco un'esemplificazione dello schieramento del Granada in fase di non possesso dove è facilmente riconoscibile il 4-1-4-1 (l'attaccante è fuori inquadratura), sulla carta uno schieramento che predilige la copertura delle zone centrali, ma il posizionamento di terzini ed ali è sempre pronto al raddoppio in caso di cambio di gioco, ossia la strategia che il Siviglia usa per sviluppare la propria manovra, per questo motivo vedremo tanti duelli nelle zone esterne del campo che saranno la chiave per il Granada al fine di soffocare la maggior qualità di cui il Siviglia dispone; in fase di possesso, invece, i terzini si spingono molto in avanti, mentre uno dei centrocampisti si pone tra i due centrali difensivi formando una classica salida lavolpiana su cui il Siviglia dovrà fare delle scelte molto precise sul come attaccarla, visto che poi la pressione avversaria viene usata dagli uomini di Martinez per innescare in verticale la qualità di Machis, ex Udinese ed uno degli uomini più pericolosi della Liga in questa fase di stagione, se non saranno i duelli individuali sugli esterni, dunque, a decidere la partita, lo saranno allora le transizioni.


CHELSEA-SOUTHAMPTON (SABATO ORE 16)

Il Chelsea di Frank Lampard, complice il mercato faraonico, si presenta a questa stagione con tanti occhi puntati addosso e, sotto sotto, con molti che sperano nel fallimento della stagione dei Blues: le prime gare della stagione non sono state del tutto incoraggianti, soprattutto nelle prime due partite, dove Brighton e Liverpool hanno surclassato il Chelsea (il dato aggregato degli xG parla di un -1,8 secondo StatsBomb); la partita con il Southampton mette di fronte gli uomini di Lampard ad una squadra di cui ho già più volte disquisito nelle precedenti settimane e che, dopo un inizio in cui i difetti hanno nascosto i pregi, ha trovato due vittorie consecutive prima della pausa che ne hanno fatto risalire le quotazioni.

Il problema di Lampard in questo primo scorcio di stagione è quello di trovare un sistema di gioco che sia in grado di tenere insieme il talento di Havertz e Werner, questo ha portato a tanti cambiamenti dello schieramento nelle 4 partite di campionato fin qui disputate, allo stato delle cose la scelta sembra essere ricaduta su un 4-2-3-1 in cui il Chelsea schiera un riferimento avanzato (Abraham o Giroud) che si associ con i due tedeschi, le ultime due partite, inoltre, hanno visto salire le quotazioni di Hudson-Odoi come elemento necessario a garantire l'ampiezza a destra, mentre quella a sinistra è garantita dal ritorno in campo di Chillwell, arrivato da Leicester lo scorso agosto.

Il 4-2-3-1 visto contro il Crystal Palace prima della pausa e nel secondo tempo della partita contro il WBA in cui ha rimontato 3 reti si sviluppa sostanzialmente nella maniera indicata nello schieramento qui accanto: Azpilicueta resta bloccato in fase di impostazione mentre Chillwell tende ad avanzare, se lo spagnolo è chiamato anche lui a salire è Jorginho ad abbassarsi tra i due centrali difensivi o al loro fianco, lo scaglionamento offensivo vede Hudson-Odoi dare ampiezza a destra mentre Havertz e Werner occupano la zona di rifinitura per poi attaccare la linea sfruttando i movimenti a venire incontro di Abraham, se invece la manovra si sviluppa sull'esterno, avanzano anche Azpilicueta e Kante in modo tale che l'area possa essere invasa da più uomini possibile e, in caso, di palla persa, ci sia un numero sufficiente di giocatori per avviare la ri-aggressione. Indubbiamente questa strategia sembra essere la comfort zone di Lampard e della squadra, tuttavia il timore di lasciare spazi alle spalle delle linee di pressione sembrano essere una grossa preoccupazione per la squadra, come si è visto nella partita contro il Liverpool, dove un atteggiamento estremamente prudente in fase di non possesso non ha raccolto sufficienti dividendi, la trasferta su un campo di una squadra propositiva come i Saints sarà un'occasione per capire quanto questa squadra stia crescendo e quale strada intende seguire.

Del Southampton abbiamo parlato nei post precedenti così come nella presentazione di questa Premier League, il progetto Hassenhuttl prosegue in continuità con quanto visto nella scorsa stagione, ossia squadra molto aggressiva e che vive di transizioni così come di occupare la trequarti avversaria.


I numeri mostrano chiaramente i segni della strategia portata avanti dal tecnico del Southampton, visto che la squadra si trova al terzo posto alle spalle di City e Liverpool come minor percentuale di tempo speso nella propria trequarti, a dimostrazione della tensione verticale della squadra, un dato che conferma la strategia di Hassenhuttl è quello relativo al PPDA, ossia il dato relativo alla rapidità con cui si recupera il pallone, dato che, secondo Understat è pari a 7,40, indice più basso di tutta la Premier, insomma non siamo ai convenzionali tre indizi ma ci sembra che abbiamo una prova sufficiente per mostrare che i principi del tecnico austriaco abbiano del tutto attecchito sulla costa sud dell'Inghilterra ed intende portare avanti un ciclo che promette molto bene, a patto che si accettino sia i pregi che i difetti (vedi i disastri della partita persa contro il Tottenham alla seconda giornata); la partita contro il Chelsea, inoltre, potrebbe vedere in campo l'esordio dal primo minuto dei nuovi acquisti Salisu e Diallo, quest'ultimo giunto dal Brest nell'ultimo giorno di mercato con lo scopo di sostituire, nello scacchiere di Hassenhuttl, il posto lasciato vacante dalla partenza di Hojbjerg verso il Tottenham, permettendo ai Saints di poter temere in misura minore gli ampi spazi da difendere alle spalle della propria linea di pressione, se entrambi saranno in campo, la tecnica e la velocità di cui dispone il Chelsea dalla metà campo in su rappresenteranno un bel banco di prova che potrebbe aprire o meno scenari ambiziosi.


IN ATTESA DI MIDTJYLLAND-ATALANTA (MERCOLEDÌ ORE 21)

Dopo essere stata lei ad essere messa a battesimo nella scorsa Champions, per l'Atalanta arriva il momento, alla sua seconda partecipazione, di dare il battesimo al Midtjylland, formazione danese dal progetto molto affascinante (basato sui principi del MoneyBall) che l'ha portata nel giro di pochi anni a raggiungere la cima del calcio danese scalzando il Copenaghen e mettendo in mostra un gioco molto piacevole e lanciando tanti talenti molto interessanti che avranno a disposizione in Champions di una vetrina ancora più importante per mettersi in mostra.

MIDTJYLLAND-ODENSE (SABATO ORE 16)


La partita di avvicinamento per la squadra danese si disputa sabato pomeriggio, sostanzialmente in contemporanea con quella dell'Atalanta, che scende in campo a Napoli un'ora prima. Gli impegni nei turni preliminari di Champions hanno distolto leggermente l'attenzione della formazione di Brian Priske dal campionato, dove in 4 giornate ha raccolto 7 punti e adesso si trova ad inseguire il Brondby che è in testa a punteggio pieno: la principale problematica che si legge dai numeri è quella delle difficoltà realizzative, visto che, stando a quanto indicato dal sito della 3F Superliga, il Midtjylland ha realizzato meno di quanto prodotto in termini di xG (4 reti a fronte di 6,5 xG).


Lo schieramento del Midtjylland è riassumibile in un 4-3-3 di base che può ruotare in un 4-2-3-1, ma indipendentemente dai numeri è l'identità della squadra quella che balza maggiormente all'occhio, con un gioco di possesso e di interessanti rotazioni sia nel gioco laterale che nella fase di sviluppo a centrocampo, inoltre con l'arrivo di Pione Sisto in questa stagione si sta consolidando una giocata che rischia di diventare un marchio di fabbrica: lo svedese ex Celta si abbassa a metà campo dando man forte ai centrocampisti, non appena riceve il pallone lo scarica di prima intenzione alle spalle della linea difensiva innescando il taglio dell'esterno destro Dreyer che può andare a concludere solo davanti al portiere; è possibile vedere replicata questo tipo di giocata anche nelle sfide dei preliminari di Champions League, in particolare nel corso del 3-0 allo Young Boys.




Un altro motivo per vedere la partita contro l'Odense non è solo relativo alla qualità corale della squadra di Priske, ma anche la qualità individuale dei giocatori pescati dal club, l'età media della squadra è di poco superiore ai 25 anni e si tratta di giocatori pronti davvero ad esplodere, abbiamo già citato Dreyer, ma aggiungo il mediano Cajuste, il regista Evander e l'esterno offensivo Mabil, tutti giocatori di cui l'Atalanta dovrà ben vedersi, vista la capacità di muovere rapidamente il pallone e trovare la giocata per bypassare pressioni aggressive come quelle della squadra di Gasperini; la partita di sabato, dunque, servirà a capire come la squadra danese si presenta a questa fase della stagione.

L'Odense, avversario nella sfida di sabato, si presenta a questa sfida con un curriculum offensivo interessante (6 reti realizzate nelle prime 4 partite) ma che si è poggiato sulle qualità realizzative del centravanti Issam Jebali che però sarà assente per squalifica dopo essersi fatto cacciare fuori dopo 20' dell'ultima partita di campionato contro il Vejle, poi persa per 1-0, un risultato ed una prestazione che hanno dilapidato quanto di buono costruito nelle prime tre giornate, in particolare la vittoria alla prima giornata contro il Copenaghen per 3-2; della squadra allenata da Michelsen, oltre alle prestazioni dell'assente Jebali, segnalo i due esterni d'attacco Frokjaer-Jensen ed Emmanuel Sabbi, molto rapidi e, quindi, potenzialmente molto pericolosi in fase di transizione, dove il Midtjylland potrebbe avere un punto debole e dove invece l'Odense è in grado di farne il proprio punto di forza.

NAPOLI-ATALANTA (SABATO ORE 15) 


Per l'Atalanta, invece, la preparazione alla seconda partecipazione alla Champions arriva affrontando uno degli avversari che uno dei 4 posti glieli vuole togliere, ossia il Napoli di Rino Gattuso, sulle cui novità in questa stagione ne avevo scritto alla vigilia della sfida contro il Parma alla prima di campionato.

La rosa a disposizione di Gattuso permette al tecnico calabrese di variare lo schieramento tattico della squadra così come può permettersi diverse strategie a seconda dell'avversario e dell'andamento della partita: ad esempio in una sfida contro una squadra particolarmente offensiva come l'Atalanta non sarei sorpreso di rivedere un Napoli con un baricentro più basso ed un centrocampista in più, una strategia che nella gara disputata a Bergamo lo scorso luglio non pagò dividendi proprio per l'assenza di giocatori in grado di sfruttare le situazioni di transizione offensiva, oggi, invece, con giocatori come Osimhen e Lozano in campo, la storia potrebbe cambiare.






Altra chiave di lettura della sfida sarà senz'altro la fase di costruzione del Napoli contro la pressione individuale dell'Atalanta: Gattuso ha preteso sin dal giorno 1 del suo arrivo di non voler derogare ad un'uscita palla sin da dentro la propria area di rigore, inoltre i numeri ci mostrano come questa contrapposizione si verificherà anche nella metà campo opposta.

Dall'analisi dei numeri delle prime giornate di campionato, si evince come entrambe le squadre facciano un grande uso del possesso nella propria trequarti prima di affondare (difatti sono le prime due squadre per percentuale di possesso nel proprio terzo difensivo sul possesso totale) così come cercano di privilegiare la pressione oltre la propria metà campo; tuttavia, come indicato in precedenza, resterà da capire se Gattuso vorrà mantenere il baricentro alto anche in occasione di questa sfida concedendo uomini contro la batteria di centrocampisti e trequartisti a disposizione di Gasperini, oppure accetterà di restare con un baricentro medio-basso per cercare di limitare le connessione tra Papu Gomez, Pasalic e co.

Anche per l'Atalanta la partita di Napoli sarà un test a dir poco probante per verificare, oltre alla tenuta dei meccanismi in fase di non possesso contro una squadra di grande tecnica come il Napoli, anche la capacità di imporre il proprio gioco ed il proprio ritmo sul campo della squadra partenopea, un successo ed una prestazione dominante, oltre ad essere un buon viatico in vista dell'esordio in Champions, significherà aver vinto molti duelli contro una squadra di prima fascia, il che significa che i nerazzurri potranno iscriversi di diritto alla lotta per la vittoria del campionato.



IN ATTESA DI STANDARD LIEGI-RANGERS (GIOVEDI ORE 18,55)


L'Europa League darà il via alla sua fase a gironi dal prossimo giovedì con in programma diverse partite di sicuro interesse, vedi la sfida tra Nizza e Leverkusen o quella tra PSV e Granada, oltre ai match delle italiane che affrontano Celtic campione di Scozia (il Milan), AZ Alkmaar, primo posto a parti merito con l'Ajax nella scorsa Eredivisie prima della sospensione del campionato (il Napoli) e lo Young Boys campione di Svizzera (la Roma).
Tuttavia la sfida che meglio identifica l'interesse degli appassionati di calcio a questa competizione è la sfida che si disputerà al Maurice Dufrasne di Liegi tra lo Standard padrone di casa ed i Rangers allenati da Steven Gerrard, due squadre che hanno diversi giocatori ma anche un'interessante identità di gioco da mettere in mostra, a questo si aggiunge il vantaggio di vedere due squadre già rodate visto che i rispettivi campionati celebrano nel weekend rispettivamente l'undicesima (la Premiership scozzese) e la nona giornata (la prima divisione belga).
Ma a farmi scegliere questa partita vi sono anche le partite che le due compagini dovranno affrontare prima di incontrarsi in Europa League.


STANDARD LIEGI - BRUGES (SABATO ORE 20,45)


Il contrappasso della storia ha voluto che il Belgio, nazione che ha fatto del colonialismo e dello sfruttamento delle miniere un elemento distintivo, veda oggi il proprio campionato nazionale come una miniera di materiali grezzi da lavorare e far luccicare altrove, tuttavia le squadre belga hanno saputo usare questa funziona come un'ottima fonte di guadagno, iniziando a rendere la Jupiler League una bottega cara grazie ad una vetrina decisamente resa migliore dalla competitività del campionato.

La partita di Liegi è resa molto interessante dal fatto che prima della pausa lo Standard ed il Bruges si sono rese protagoniste di due vittorie in cui hanno dichiarato la candidatura per poter essere le principali contendenti al titolo in questa stagione: la squadra di Liegi è andata ad espugnare il campo della capolista Charleroi con una prestazione a tratti dominante, stesso discorso per il Bruges che ha distrutto il rinnovato Anderlecht di Vincent Kompany; adesso le due squadre sono divise da un solo punto in classifica occupando rispettivamente il terzo ed il secondo posto a due ed un punto di distacco dallo Charleroi capolista.


Entrambe le squadre a livello tattico amano muoversi all'interno di un 4-2-3-1 che può modificarsi in un 4-3-3 a seconda degli interpreti e delle situazioni che la singola partita richiede. Come si evince dalla grafica che ho creato qui a fianco, lo Standard Liegi tende a sfruttare l'ampiezza con i propri terzini abbassando uno dei centrocampisti tra i centrali creando una salida lavolpiana, se necessario il 4-2-3-1 viene poi rielaborato in 4-3-3 qualora sia necessario aggiungere un uomo alla fase di impostazione, in tal caso è il trequartista ad abbassarsi lasciando l'onere di coprire la zona di rifinitura agli esterni offensivi; dall'altra parte il Bruges cerca con uno dei suoi due centrocampisti centrali di esplorare gli spazi alle spalle delle linee di pressione costringendo l'avversario a fare delle scelte su come impostare il pressing, la copertura è data dai terzini che non si alzano subito in fase di costruzioni ma attendono fasi successive del gioco, inoltre l'ampiezza in genere è garantita dagli esterni offensivi nel momento che la zona di rifinitura è occupata dai centrocampisti che si alzano.

Per cui le strategie delle due squadre sono entrambe basate sul desiderio di avere il controllo del gioco e di vincere i duelli individuali: al centro del campo vedremo da una parte la tecnica del 19enne Nicolas Raskin, il trequartista dello Standard Liegi che ha già collezionato 3 assist in campionato e 1,4 passaggi-chiave per partita, dall'altra parte l'esperienza e la fisicità di Ruud Vormer e Hans Vanaken, ossia i giocatori che, con i loro movimenti tra le linee di pressione permettono al Bruges di controllare il gioco e di dominare fisicamente contro qualsiasi avversario, insieme hanno collezionato 7 goal e 7 assist in questa stagione a dimostrazione della loro vocazione offensiva, così come della grande produzione in fase conclusiva della squadra allenata da Clement; in fase di rifinitura i duelli individuali sono affidati da una parte a Semi Amallah, 23enne esterno offensivo marocchino che ha collezionato 1,9 dribbling a partita e 3,4 falli subiti a partita a cui aggiungere una media di 3,6 conclusioni a partita, dati che dimostrano l'enorme quantità di responsabilità che si prende il marocchino assieme all'ex Genoa Maxime Lestienne che sarà il grande ex di questa partita, visto che con la maglia del Bruges ha vissuto le migliori stagioni della sua carriera nel 2013 e nel 2014, dall'altra parte, invece, toccherà all'esterno senegalese classe 1999 Krepin Diatta il ruolo di creare spazi con le sue giocate e tenere indietro i terzini dello Standard e magari sfidarli in uno contro uno, stesso discorso sull'altra fascia verrà richiesto al classe 2001 Charles De Ketelaere.


CELTIC-RANGERS (SABATO ORE 13,30)

Il derby di Glasgow non ha bisogno di molte presentazioni, siamo all'episodio numero 320 in campionato, e sarà ancora più speciale perché si torna a giocare dopo 10 mesi dall'ultima volta, perchè, ahime, sarà il primo a disputarsi senza la bellissima cornice di pubblico del Celtic Park, ma soprattutto perché, per la prima volta dal 2012 (anno in cui i Rangers sono stati costretti a ripartire dalla quarta serie scozzese) l'Old Firm potrebbe valere qualcosa in più della semplice vittoria nella rivalità cittadina (anche se sappiamo tutti che si tratta di una rivalità che va oltre questo aspetto, ma non è questa la sede adatta per approfondire questo aspetto) dato che finalmente i Rangers sembrano aver colmato il gap tecnico rispetto ai Celtic.

Il merito di questo va dato principalmente al gran lavoro di un allenatore il cui nome non ha bisogno di molte presentazioni, ossia Steven Gerrard: l'ex capitano del Liverpool è alla terza stagione sulla panchina dei Gers, stagioni in cui ha riportato la squadra in Europa facendola anche ben figurare nelle ultime due edizioni dell'Europa League (lo scorso anno sono arrivati fino agli ottavi per poi essere eliminati dal Leverkusen), un percorso reso possibile da un percorso tecnico molto preciso basato sulla ricerca costante del gioco all'interno del campo mettendo alle spalle i concetti tradizionali del calcio britannico basato sulle palle alte e la ricerca della punta centrale.  
   

Il mercato ha, inoltre, permesso di trovare sempre giocatori adatti a migliorare la squadra a livello tecnico ma soprattutto ha permesso a Gerrard di avere diverse soluzioni di gioco per modificare il registro delle partite in corso d'opera: lo scorso anno i giocatori che hanno alzato il livello della squadra sono stati Joe Aribo e Ianis Hagi (quest'anno riscattato, come si evince dalla grafica accanto presa da Transfermarkt); quest'anno, invece, Gerrard ha deciso di rimpolpare il reparto degli attaccanti, una scelta nata in primis dalla concreta possibilità che Alfredo Morelos, il trascinatore dei Gers sotto la gestione Gerrard, potesse andare via per sostituire Osimhen al Lille ma invece non è accaduto, tuttavia il club si è cautelato acquistando l'ex Leeds Kemar Roofe e dello svizzero Itten del San Gallo, a cui si aggiunge anche il caro vecchio Jermaine Defoe; lo scopo è quello di avere maggiori alternative negli ultimi metri, magari anche tenendosi come opzione il doppio centravanti come soluzione da tenere nel taschino in corso di partita.


Per il Celtic la stagione è partita decisamente in salita, con l'eliminazione precocissima nei preliminari di Champions League che ha costretto gli uomini di Lennon a dover disputare due turni di preliminare per entrare nella fase a gironi dell'Europa League dove affronterà giovedì il Milan.

Le prestazioni e gli investimenti dei Rangers stanno mettendo alla prova la tenuta di un club e di una squadra che negli ultimi 9 anni ha dominato il campionato scozzese, così dopo la sconfitta subita contro il Ferencvaros in Champions, Neil Lennon ha deciso di mettere mano all'abito tattico della sua squadra passando alla difesa a 3 resa possibile grazie all'arrivo dell'irlandese Shane Duffy in prestito dal Brighton che occupa il posto centrale portando con se il bagaglio di conoscenze acquisito la scorsa stagione sotto la guida di Potter in termini di inizio azione da dietro, al suo fianco c'è il  centrale norvegese Kristoffer Ajer, classe 1998, un altro interessante elemento di questa generazione scandinava.

Il 3-5-2 permette, inoltre, a Lennon di poter schierare insieme le sue due punte principali in rosa, ossia Edouard ed Ajeti (quest'ultimo principale investimento dell'ultimo mercato, pagato 5,5 milioni per prelevarlo dal West Ham), tuttavia i due hanno giocato insieme solamente una partita, vinta dal Celtic per 5-0 sul campo del Ross County. Ancora maggiori alternative fornisce il 3-4-1-2 con Ryan Christie nel ruolo di trequartista alle spalle delle due punte, tuttavia il COVID sta falcidiando The Hoops visto che sia il francese che il trequartista scozzese saranno indisponibili per l' Old Firm, così come l'esterno James Forrest ed i due israeliani della rosa Nir Bitton e Hatem Elhamed.

Unica buona notizia potrebbe arrivare dalle fasce laterali, dove potrebbe già essere l'ora per un esordio immediato per Laxalt, arrivato in prestito dal Milan negli ultimi giorni di mercato, ma soprattutto questo Old Firm sarà il primo per l'olandese Frimpong, classe 2000 rivelazione di questa prima fase di stagione, utilizzando gli algoritmi di calcolo di SmarterScout (vedi immagine) seppur valutati su un campione di minuti ancora non sufficientemente probanti, mostrano potenzialità importanti se rapportate alle necessità dei club di un campionato come quello di serie A, se vedrete l'Old Firm sarà il momento giusto anche per voi per valutarne le potenzialità. 

Post in evidenza

Davide Possanzini and De Zerbi legacy

  We everybody know the style of play promoted by Roberto de Zerbi in his journey from Italy to Ukraine and now to Brighton in Premier Leagu...

Highlights