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Tuesday, 5 September 2023

Is Pochettino choosing the best options for Chelsea?


We are going towards the first international break of the season: Chelsea closed this first stint of games in Premier League with just 4 points in 4 matches. For the Blues we are all aware this could be a difficult season (especially at the beginning) considering the new massive revolution they had during the transfer market.

The other curiosity around Chelsea was the appointment of Mauricio Pochettino as manager: after Tuchel, Potter and Lampard, this is the fourth manager in less than one year sitting on bench at Stamford Bridge and after the bad experience of the Argentinian coach at Paris, the main demand is if he can be able to give a tactical identity to his team.

I will analyze some situation Pochettino is implementing at Chelsea based on the last match lost at Stamford Bridge against Nottingham Forest in order to understand what is going good and what is going wrong.

Thursday, 14 October 2021

Come è andata Juventus-Chelsea femminile?


A due settimane di distanza dalla sfida disputata tra le due compagini maschili, Juventus e Chelsea si sono incrociate per la versione femminile della Champions League, che da quest'anno segue un formato più simile a quello più ricco degli uomini, con una fase a gironi al posto di doppie sfide ad eliminazione diretta che, invece, inizierà a partire dai quarti di finale.

Il Chelsea femminile ha rischiato lo scorso anno di copiare il cammino europeo degli omologhi maschili, raggiungendo la finale poi persa contro il Barcellona: quest'anno le ragazze allenate da Emma Hayes partono con la ferma volontà di prendersi il titolo perso lo scorso anno; dall'altra parte la Juventus si affaccia per il prima volta ad una fase così avanzata della competizione (non era mai entrata tra le prime 16 in precedenza) e sta provando a colmare un forte gap nei confronti dei club top in Europa, per questo motivo si è affidata in questa stagione alle cure di Joe Montemurro, allenatore dal curriculum internazionale importante e con una visione di gioco molto interessante.

La partita è terminata 2-1 per la formazione inglese, alle bianconere non è riuscita l'impresa degli omologhi uomini per quanto la prestazione abbia denotato una serie di aspetti che lasciano pensare che il famoso gap di cui sopra non è certamente colmato ma comunque sembra essersi abbastanza ridotto.


LE FORMAZIONI

La Juventus viene schierata da Montemurro con un 4-3-3 in cui Rosucci e Cernoia affiancano Pedersen nel trio di centrocampo, in attacco viene rispolverato il tridente delle grandi occasioni con Bonansea e Hurtig al fianco di Girelli, mentre in difesa ritorna a comandare Sara Gama, ai box nelle partite precedenti causa infortunio, al suo fianco Cecilia Salvai.


Il Chelsea viene schierato da Hayes, invece, con un 3-4-3 che sotto alcuni aspetti somiglia a quello presentato da Tuchel nella selezione maschile. La vera differenza sta nelle tre attaccanti, con l'australiana Kerr riferimento per la profondità supportata da altre due campionesse come Pernille Harder e Francesca Kirby; le due centrocampiste centrali sono la coreana Ji So-Yeon e la tedesca Leupolz, le esterne sono la norvegese Reiten a sinistra e la scozzese Cuthbert a destra; il trio difensivo è invece composto da Bright-Carter-Eriksson.


IL CHELSEA "HA FATTO" LA PARTITA

Avendo il ruolo di favorita e dovendo anche vincere per non complicarsi il cammino nel girone, il Chelsea è stata la squadra ad avere il pallino del gioco nel corso della partita (62% di possesso palla alla fine della partita, 66% al termine del primo tempo) mentre la Juventus ha cercato di attendere compatta proteggendo il centro del campo dalle incursioni avversarie.

In questo esempio si nota chiaramente dove si è giocata il più delle volte la partita: le tre centrali del Chelsea e le due centrocampiste centrali avevano il compito di iniziare la costruzione dell'azione, mentre le due esterne e le tre attaccanti si occupavano di fungere da "invasori" nella metà campo bianconera; da canto suo la Juventus ha dato priorità a chiudere il centro del campo con Bonansea e Girelli che si occupano principalmente di disturbare la ricezione del pallone per Ji e Leupolz.

Per ovviare a questo tipo di resistenza da parte della Juventus la formazione londinese aveva essenzialmente due soluzioni per guadagnare campo e rendersi pericolosa: una era quella di chiedere ai due "braccetti" Bright ed Eriksson di condurre il pallone per guadagnare metri da una parte ed attrarre una maggior pressione della Juve dall'altra; la seconda era quella di servire le due esterne Cuthbert e Reiten in modo da sfilacciare in ampiezza lo schieramento difensivo della Juventus.

Tramite la circolazione insistita tra le tre difendenti delle Blues vi è un avanzamento della squadra sul terreno di gioco che schiaccia la Juventus fin sul limite della propria area di rigore: questo atteggiamento ha reso sì difficile al Chelsea la possibilità di rendersi pericoloso ma allo stesso tempo ha invitato giocatrici di grande livello tecnico a potersi muovere in zone molto pericolose di campo, una strategia che alla fine dei conti non ha pagato. Nell'esempio si vede come questa volta sia Hurtig a prendere Ji con Girelli su Leupolz mentre il resto della squadra si tiene compatta e si muove in direzione palla.

La seconda soluzione era quella di sfruttare l'ampiezza del campo per cercare spazi: l'idea era quella di manipolare lo schieramento compatto della Juventus in zona palla sovraccaricando un lato per poi muovere il pallone dall'altro. In questa occasione si vede come le bianconere vadano a chiudere quel lato di campo, il Chelsea mediante la propria circolazione faceva arrivare il pallone alla centrale Jess Carter che con un piede educatissimo era in grado di trovare l'esterna sul lato opposto; una soluzione, questa utilizzata anche in fase di costruzione centrale dove il piede della giocatrice con la maglia numero 7 è stato spesso utilizzato per cercare questo tipo di soluzione allo scopo di aprire lo schieramento difensivo avversario.

LISA BOATTIN ARMA TATTICA DI MONTEMURRO

La Juventus, però, non ha certo fatto una partita di sola difesa e contropiede, di certo ha concesso molto possesso all'avversario cercando di sfruttare qualche errore di impostazione ma ha comunque sempre cercato un modo, ogni volta che entrava in possesso del pallone, di non sprecarlo, cercando di giocarlo in modo tale da scoprire lo schieramento della squadra di Emma Hayes. Sotto questo aspetto molto importante è stato il ruolo avuto nel corso del match da Lisa Boattin, schierata da terzino sinistro in fase di non possesso ma con compiti molto più vari in fase di possesso.

In fase di costruzione la laterale sinistra della Juventus si accentrava allo scopo di permettere alle compagne di superare la prima pressione delle avversarie generando una linea di passaggio non coperta dalle giocatrici del Chelsea ed allo stesso tempo creando una situazione in cui è in grado di poter risalire in campo in libertà oppure utilizzare il suo educatissimo piede sinistro per esplorare zone più avanzate del campo soprattutto alle spalle della linea difensiva delle ragazze di Hayes.

Il vantaggio di questo movimento di Boattin è quello di creare superiorità numerica in differenti zone di campo anche grazie al movimento delle tre giocatrici più offensive: in questo esempio Girelli costringe la linea difensiva ad abbassarsi mentre Leupolz deve lasciare la propria casella in mezzo al campo per ostacolare Boattin consentendo un inserimento alle spalle di Rosucci o Cernoia. Con una sola mossa Montemurro riusciva a generare spazio in zona rifinitura nonché la possibilità di attaccare la profondità ed esporre la linea difensiva del Chelsea andata spesso in difficoltà sui tagli ai lati delle tre centrali difensive. Questo ha permesso alla squadra bianconera di pareggiare il numero di conclusioni delle avversarie nel corso del primo tempo (4 tiri per parte) nonostante un possesso palla notevolmente inferiore.

Anche in transizione questo posizionamento veniva utilizzato per mettere a nudo il lato debole della formazione vice-campione in carica su quel lato di campo: ancora una volta le due mezzali si muovono verso lo spazio tra le linee, Girelli al solito si muove senza palla per provocare una scelta alla linea difensiva ed all'esterna Reiten; Bonansea e Hurtig cercano di attaccare la profondità, in questa maniera Boattin ha campo libero e può scegliere se premiare l'inserimento di Rosucci o se sfruttare le capacità di Hurtig di muoversi alle spalle della linea difensiva mettendo a disagio Bright e Carter che se la sono dovuta cavare più volte con molto mestiere.

Analizzando la passmap delle ragazze juventine emerge chiaramente la centralità della giocatrice con la maglia numero 13, utilizzata come riferimento sia dalla centrale difensiva di parte Cecilia Salvai che dal play Pedersen (che, per inciso, è una giocatrice che per qualità e caratteristiche servirebbe come il pane anche alla formazione maschile) per poi connettersi con Rosucci e/o Hartig.


Sarà proprio Boattin, infatti, con un suo cross da trequarti completamente indisturbata, a trovare l'assist per la rete del momentaneo pareggio di Barbara Bonansea.


LE ROTAZIONI DEL CHELSEA IN SVILUPPO E RIFINITURA


Come anticipato precedentemente, la chiave della squadra ospite per avanzare e sviluppare il gioco stava nell'ampiezza data dalle due laterali Cuthbert e Reiten che la Juve sceglieva di lasciare libere sperando poi di poter imprigionare l'avversario con l'ausilio della linea laterale, una scelta a cui la squadra di Emma Hayes ha saputo porre rimedio mediante l'utilizzo di rotazioni posizionali anche grazie alla grande mobilità di Pernille Harder e Francesca Kirby, le due giocatrici chiamate a supporto di Samantha Kerr.

Sul lato sinistro è la svedese ad aprirsi a sinistra per ricevere il pallone, la Kirby si inserisce nello spazio tra le linee e la Reiten funge da vertice avanzato di questo triangolo inserendosi tra terzino e centrale della Juventus, il tutto mentre sul lato opposto Kerr costringe Salvai ad aprire la linea difensiva. Dalle combinazioni su questa fascia arriveranno diverse situazioni di pericolo salvate da estenuanti corse all'indietro di Pedersen o della mezzala di parte in chiusura sui passaggi a rimorchio dal lato corto dell'area di rigore.

Sul lato destro, invece, la situazione era ancora più visibile con ancora la Harder che raccoglie il passaggio sull'esterno lasciando alla Cuthbert il compito di buttarsi nello spazio tra Salvai e Boattin, costringendo Rosucci ad una faticosissima corsa all'indietro per coprire il corridoio anche perché una scalata di Salvai avrebbe permesso a Kirby di inserirsi tra le centrali visto che Sara Gama era presa, a sua volta, dalla marcatura di Sam Kerr.

La creazione di questi triangoli e di queste rotazioni posizionali hanno progressivamente permesso alla squadra londinese di trovare soluzioni per superare lo schieramento difensivo della Juventus, il resto ce lo ha messo la qualità individuale di Pernilla Harder che, ricevendo un passaggio progressivo di Carter ha inventato un cambio di gioco che ha liberato Cuthbert sulla destra, da questa giocata scaturirà l'azione che terminerà con il goal della stessa giocatrice scozzese sfruttando un grande movimento senza palla di Kirby che ha aperto come il Mar Rosso la linea difensiva bianconera lasciando la numero 22 del Chelsea libera di andare al tiro indisturbata al centro dell'area di rigore.


ALLORA DOVE E' STATA DECISA LA PARTITA?


Spesso sentiamo dire che i risultati sono frutto degli episodi, però poi ci si dimentica di chiedersi perché e come si è arrivati a quell'episodio: è vero che il goal della vittoria del Chelsea è arrivato su una serie di rimpalli tra le difendenti juventine e Sam Kerr prima di finire misteriosamente sui piedi di Pernilla Harder che non si è fatta dire due volte di depositare il pallone in rete, ma è anche vero che la strategia passiva della Juventus non stava più raccogliendo dividendi.

Come indicato precedentemente, la formazione di Montemurro ha deciso di avere un atteggiamento molto prudente in fase di non possesso che, con il senno di poi, potrebbe aver generato qualche rimorso nel tecnico ex Arsenal.

Difatti il momento migliore della partita per la Juventus è stato quello dopo il goal del Chelsea, dove la squadra ha reagito cambiando immediatamente il proprio atteggiamento in campo alzando il baricentro e contestando il possesso in maniera più aggressiva alle avversarie. Esempio è dato da questa strategia in prima pressione con le giocatrici bianconere che seguivano individualmente le avversarie con le tre attaccanti che seguivano le tre centrali difensive e Rosucci su Ji.

Quanto accaduto nella ripresa, però, è conseguenza di come si è sviluppata la partita nel primo tempo: le due mezzali della Juve e le tre attaccanti si sono spese tantissimo per mantenere compatta la squadra in fase di non possesso, ed il sistema di triangolazioni, rotazioni e sovrapposizione delle inglesi aveva messo alla frusta atleticamente al squadra di Montemurro.

Il dato sulla progressione del PPDA mostra chiaramente quanto il fattore atletico abbia inciso sulle ragazze bianconere. Seppur all'interno di una partita in cui il dato generale del PPDA è stato strategicamente basso, si notano chiaramente dei crolli nella fase finale del primo tempo e dal 60' fino al goal del 2-1 del Chelsea. Col senno di poi è facile dire che tenere la squadra con un baricentro troppo basso ha fatto faticare molto la squadra sia per risalire sia per coprire il campo in ampiezza nel momento in cui la squadra avversaria ha iniziato a capire che sfruttare tutta la larghezza del campo poteva essere l'arma per portare a casa la partita. 


La questione della tenuta atletica della squadra apre forse il vero punto interrogativo nelle scelte di Montemurro: mentre non possiamo contestare a priori la strategia di gara, ritengo invece opportuno chiedere conto all'allenatore se forse qualche cambio non potesse essere anticipato, soprattutto nel momento in cui diverse giocatrici, poi sostituite poco dopo il goal decisivo di Harder, non sembravano più in grado di tenere il pallone acciecate dalla stanchezza.

CONCLUSIONI


Analizzata la partita è emerso quanto sia importante e meritorio il lavoro che sta facendo il nuovo allenatore della Juventus per alzare il livello della squadra sullo scenario continentale; la forza del Chelsea si è mostrata in maniera meno appariscente di quanto si immaginava alla vigilia, e questo è un merito delle bianconere. Tuttavia la forza si è manifestata in maniera più sostanziale: la grande qualità della squadra di Emma Hayes ha distrutto fisicamente la formazione bianconera fino ad indurla ad una serie di errori che poi hanno portato a quegli episodi che hanno deciso la partita. Per cui anche le vittorie per episodi hanno un senso logico.

Wednesday, 21 April 2021

Il Chelsea è animale da scontri diretti?


La partita di ieri sera tra Chelsea e Brighton mi ha permesso di aprire alcune riflessioni sul valore del Chelsea e sui diversi risultati che sta ottenendo in Champions ed in FA Cup e quelli che ottiene in campionato: la risposta sta nel fatto che questa squadra, nelle mani di Tuchel da pochi mesi, ha un modo di giocare basato sul controllo (come spesso sbandierato dallo stesso allenatore nelle sue interessanti conferenze stampa) che, paradossalmente può esercitare meglio in gare aperte che in gare in cui l'avversario non ha problemi a concedere il controllo.

LA PARTITA CONTRO IL BRIGHTON

Come indicato in premessa, la partita di ieri sera ha mostrato come il Brighton con uno schieramento in grado di chiudere ogni soluzione alla profondità del Chelsea, è riuscito a rendere inoffensiva la squadra di Tuchel. Attenzione qui non si parla di chiudersi davanti all'area di rigore, ma di contestare determinate traiettorie di passaggio con un atteggiamento tutt'altro che attendista e conservativo.

Fonte passmap Between the Posts
Dalla passmap della partita si evince chiaramente come la squadra di Tuchel abbia fatto fatica a trovare la profondità: le posizioni medie degli uomini più avanzati sono praticamente poco oltre la linea di centrocampo, a dimostrazione di quanto fosse aggressiva (ed efficace) la pressione della linea difensiva del Brighton. La strategia in fase di possesso della squadra di Tuchel è basata sui tre centrali difensivi che impostano e mantengono il possesso finché non trovano uno spazio per far arrivare un pallone tra le linee: questo può avvenire mediante un passaggio in verticale o tramite una conduzione palla al piede di uno dei due "braccetti" (ieri sera chi si è preso maggiori responsabilità in questo senso è stato Rudiger). L'ottimo atteggiamento del Brighton ha reso estremamente difficoltoso il lavoro tra le linee di Pulisic e Ziyech.



Un chiaro esempio di quanto descritto dalla passmap sopra è mostrato in questo esempio: i tre attaccanti del 3-4-3 del Brighton si posizionano in modo tale da schermare Jorginho e Mount ed allo stesso tempo aggredire uno dei 3 difensori. Alle loro spalle i due centrocampisti centrali Bissouma e Gross sono pronti ad aggredire i due centrocampisti del Chelsea: la zona di rifinitura per i Blues, quindi, si trova praticamente nel cerchio di centrocampo, dove si abbassano Pulisic e Ziyech, quest'ultimo riceve la palla ma c'è già pronto ad uscire su di lui il centrale difensivo Webster, che va a contestare il pallone al marocchino bloccando ogni possibilità di risalita al Chelsea (nell'esempio del fermo immagine Ziyech otterrà forse il massimo da questa situazione, ossia un calcio di punizione).

LA PARTITA CONTRO IL MANCHESTER CITY

Nello scorso weekend, invece, abbiamo visto la squadra di Tuchel ottenere il passaggio alla finale di FA Cup battendo il City di Guardiola e, udite udite, lo ha fatto utilizzando gli stessi meccanismi che ha tentato di utilizzare ieri sera contro il Brighton.

Utilizzando come riferimento il raggiungimento della zona rifinitura già analizzata nella partita di ieri sera, si nota come nella partita contro il City, la costruzione con 3 difensori e due centrocampisti, oltre al posizionamento più in basso dei due esterni, abbia manipolato decisamente molto bene la pressione del City fino ad arrivare ad imbeccare Ziyech e Mount liberi in quella zona di campo, raccogliendo il pallone alle spalle della pressione della squadra di Guardiola e con tanto campo davanti grazie allo scatto di Werner che fa scappare dietro la linea difensiva dei Citizens. Questo scaglionamento in campo, dunque, mostra grandi vantaggi nel momento in cui il Chelsea affronta una squadra che, nell'alzare la pressione, fatica ad accorciare sui palloni giocati alle spalle di queste linee di pressione.

Dunque il quadro che ne emerge può essere paradossale ma non sorprendente: la ricerca del controllo voluta da Tuchel ha portato ad un meccanismo che fatica a creare calcio di qualità contro squadre che accettano di lasciare quel controllo al Chelsea, mentre riesce ad essere molto più spettacolare e redditizio quando trova di fronte un avversario che vuole contendere ai Blues quel controllo.

Fonte account Twitter EricLaurie
La strategia voluta da Tuchel per controllare il match si basa sui princìpi ben riassunti da questo riassunto grafico di Eric Laurie, dove la chiave sta nei 5 costruttori e 5 invasori (che lui semplifica con 5 che attaccano e 5 che difendono) al fine di avere supporto alle spalle del portatore di palla. In avanti, invece, lo scopo è quello di occupare i 5 canali verticali con i 5 invasori e, come abbiamo visto negli esempi sopra, creare ed occupare spazi nella zona rifinitura (o tra le linee che dir si voglia). Ultimo ma non meno importante aspetto è l'utilizzo delle zone laterali per avere la maggiore ampiezza possibile e costringere l'avversario ad allargare le maglie centralmente, nonché per avere opzioni per la risalita del pallone tramite triangoli che accelerano la circolazione della palla.


LE PRESTAZIONI DIFENSIVE


Il controllo ricercato da Tuchel passa anche dalle sicurezze difensive: come abbiamo visto nello schema realizzato sopra da Eric Laurie, il principio di attaccare e difendere con 5 uomini nasce dalla necessità di avere sempre un supporto alle spalle del portatore di palla che possa mantenere in sicurezza l'area di rigore in caso di transizione e/o palla persa in costruzione. Ciò che ha portato di nuovo Tuchel rispetto a Lampard è stato appunto capire che la squadra per esprimersi al meglio aveva bisogno di sentirsi sicura: il calcio rapido e di transizioni che Lampard aveva proposto nella scorsa stagione aveva indubbiamente divertito ma non sembrava più attecchire in un gruppo di lavoro che ha subito pesanti e massicci cambiamenti nel corso del mercato estivo. 

Fonte Understat
Come si evince dai dati statistici elaborati da Understat, sotto la gestione Tuchel il Chelsea è la squadra che ha concesso meno expected goals su azione: è sempre opportuno rammentare che il dato degli expected goals non sempre fornisce un quadro definitivo della situazione, però quanto meno conferma l'impressione che si ha osservando questa squadra e che l'ha portata, con molta pazienza a trovare risultati che sono poi risultati decisivi per proseguire il cammino in Champions League, come, per esempio. la vittoria sull'Atletico Madrid negli ottavi di finale, dove il Chelsea ha vinto la partita con la pazienza derivante dal fatto che sapeva di essere in controllo della partita grazie alla capacità di essere al riparo dalle letali transizioni della squadra di Simeone.


UN BUSINESS CASE PER LA FINALE DI CHAMPIONS


Insomma, le caratteristiche di questo Chelsea si sposano perfettamente per partite bloccate ed equilibrate come possono essere delle partite secche di una competizione come la FA Cup (di cui è finalista) e come la Champions League (dove affronterà in semifinale il Real Madrid), mentre in campionato questo atteggiamento si sta rivelando non sempre produttivo contro determinati avversari come, appunto, il Brighton di ieri.

Paradossalmente, dunque, questo Chelsea, poco considerato tra le 4 squadre rimanenti in lizza per la Champions, ha tutte le carte in regola per mettere in difficoltà il Real Madrid: la sua forza difensiva sarà molto importante per tenere a bada gente come Benzema e Vinicius che, invece, hanno fatto a fette una difesa che si espone maggiormente come quella del Liverpool; a sua volta il Real è una squadra che pressa bene, ma allo stesso tempo, contro squadre non schierate "a specchio" il Chelsea è in grado di sapersi creare le superiorità numeriche necessarie a risalire rapidamente il campo ed arrivare in porta.

Dall'altra parte, invece, la lotta per i primi 4 posti in Premier non è affatto semplice per gli uomini di Tuchel, proprio perché la ricerca del controllo non sempre si tramuta in vittorie, e questo sta rallentando la scalata dei Blues in maniera abbastanza pericolosa: la lotta è molto serrata e gli impegni sono tanti, per cui il paradosso di un Chelsea in finale di Champions ma estromesso dalle prime quattro della Premier potrebbe realizzarsi molto più facilmente di quanto non si creda.

Wednesday, 24 February 2021

Atletico Madrid - Chelsea, la pazienza di Thomas Tuchel

Nello scenario inedito di Bucarest, ottavo di finale di grandissimo interesse tecnico e tattico quello tra Atletico Madrid e Chelsea: da una parte la capolista della Liga spagnola in leggera flessione nelle ultime settimane a causa di infortuni e di casi di COVID all'interno della rosa, dall'altra parte il Chelsea che, passato da poche settimane dalle mani di Lampard a quelle di Tuchel, sta riprendendo un cammino che con l'ex bandiera da calciatore sembrava essersi arenato.

Come prevedibile è stata una partita in cui il Chelsea ha tenuto per gran parte del tempo il possesso del pallone mentre l'Atletico ha tentato di chiudere a chiave la propria area di rigore come più volte visto nelle notti di Champions da parte di Simeone, tanto più in un periodo di difficoltà dal punto di vista della forma e con una partita giocata in casa ma a 3000 km da casa e con la necessità, quindi, di non prendere goal che a maggior ragione era dovuta.



Il Chelsea, al contrario di molte altre squadre che da questa situazione tattica ne sono uscite con le ossa rotte, è stata in grado di condurre la partita e manipolare l'avversario al punto di riuscire a trovarne l'errore ed a sfruttarlo grazie ad una spettacolare rovesciata di Olivier Giroud.

LE FORMAZIONI INIZIALI

I due allenatori si presentano in campo in questa sfida con diverse assenze che hanno influito non poco nelle scelte dell'undici iniziale. 

Simeone deve rinunciare a tre elementi chiave come il difensore Gimenez ed i due esterni del 3-5-2 con cui ha dominato la Liga per buona parte della stagione, ossia Carrasco e Trippier: tocca, dunque a Llorente e Saul fare gli esterni a tutta fascia, mentre in attacco Luis Suarez è affiancato da Joao Felix ed Angel Correa. 


Tuchel, invece, deve rivedere i piani a causa dell'assenza di Thiago Silva, bloccato anche lui da un problema muscolare, per questa ragione schiera una difesa a 3 con Christensen centrale affiancato da Rudiger ed Azpilicueta mentre è confermato in blocco il centrocampo titolare della sua gestione, con Kante che si accomoda in panchina al pari di Chilwell: i centrali di centrocampo sono Kovacic e Jorginho mentre Hudson-Odoi e Marcos Alonso occupano le corsie esterne, in attacco Giroud si affianca a Werner supportati da Mount.


IL 6-3-1 DELL'ATLETICO

Tra una squadra che ama stare con il baricentro basso ed una che ama tenere il possesso, non è necessario un dottorato per intuire quale possa essere stato il canovaccio del match: la squadra di Simeone, anche a causa dell'emergenza e dalla necessità di giocarsi il ritorno senza prendere goal in casa (a proposito, quando la eliminiamo questa regola?) si è rinchiusa al limite della propria area di rigore e soffocare gli attacchi del Chelsea.

Unici momenti in cui la squadra del Cholo ha provato a cambiare spartito era nelle situazioni di transizione una volta persa la palla in zone avanzate del campo, quello era l'unica situazione in cui la squadra era autorizzata a mantenere più giocatori ad aggredire il pallone in zone avanzate di campo, tuttavia queste situazioni si possono contare sulle dita di una mano anche per merito delle contromisure di Tuchel che vedremo dopo.

Lo schieramento in non possesso dell'Atleti era, quindi un 6-3-1 con il solo Suarez esonerato da compiti difensivi, anche Joao Felix era costretto a dover seguire le discese (sporadiche ma non così rare) di Azpilicueta; Lemar e Correa si accoppiavano agli esterni del Chelsea mentre Llorente si affiancava ai tre centrali difensivi per avere garantita la superiorità numerica con gli avanti dei Blues.

Ovviamente questo schieramento aveva l'obiettivo di blindare la porta di Oblak, tuttavia il Chelsea ha mostrato grande sicurezza con il pallone tra i piedi ed ha sempre cercato la soluzione per bypassare questo schieramento dell'Atletico Madrid, in particolare non è stata casuale la scelta di Tuchel di mettere dentro dal 1' Olivier Giroud, uno che non ha certo paura a sfidare spalle alla porta o nei duelli aerei i centrali di Simeone: in particolare le sue capacità di giocare di sponda hanno permesso più volte a Werner e Mount di sfondare tramite triangolazioni.


LO SCHIERAMENTO DEL CHELSEA

Se non è stato sorpreso il sottoscritto dall'atteggiamento dell'Atletico Madrid, figuriamoci se potesse mai esserlo Thomas Tuchel che ha mostrato di aver trasmesso alla squadra idee chiare su come affrontare il match.

Il 3-4-1-2 di partenza messo in campo è stato molto più rigido rispetto a quello che abbiamo avuto modo di vedere in Premier League sino ad adesso: Azpilicueta è rimasto sempre molto vicino agli altri due difensori centrali, ed in fase di non possesso la linea difensiva non scivolava a 4 ma passava a 5 in modo tale da evitare situazioni di parità ed inferiorità numerica contro giocatori come Lemar o Joao Felix. 

Pur in presenza di un avversario che sostanzialmente lasciava il solo Suarez davanti, Tuchel è stato molto bravo a fiutare il pericolo derivante dalle seconde palle: la tattica dell'Atletico nel primo tempo si basava su attacchi diretti verso Suarez che lottando contro i centrali del Chelsea cercava di indirizzare le respinte nelle zone coperte da Correa o Joao Felix, tuttavia con uno dei centrali pronto a staccarsi proprio allo scopo di contestare la seconda palla, i Blues si sono costruiti la partita con la certezza che il goal non lo avrebbero mai subito, permettendo loro di concentrare gli sforzi alla ricerca del varco per superare la resistenza difensiva della squadra di Simeone.

In fase di possesso, invece, la costruzione si basava su un rombo il cui vertice alto era Jorginho, ai cui fianchi poi si posizionavano Kovacic e Mount: le capacità del regista italiano nel gestire la palla e nel resistere alla pressione mai tenera di Koke ha permesso alla squadra di Tuchel di muovere la palla in maniera fluida anche in assenza di spazi. I movimenti a turno di Werner, Kovacic e Mount avevano lo scopo di stanare le linee dell'Atletico e cercare linee di passaggio spesso ambiziose che, però, hanno lasciato intuire che il Chelsea fosse in grado di trovare il modo di far male ad un avversario così basso.


COSA E' CAMBIATO NEL SECONDO TEMPO


In realtà la partita non ha cambiato i proprio connotati in maniera sostanziale nel secondo tempo: unica novità di rilievo è stato l'ulteriore tentativo di Tuchel di spezzare le linee dell'Atletico che, da parte sua, ha cercato, soprattutto nelle fasi iniziali, di alzare di qualche metro il proprio baricentro.

La mossa del tecnico tedesco è stata quella di ripristinare in fase di costruzione il 3+2 con Kovacic che si abbassava accanto a Jorginho, con un duplice scopo: non mandare in sofferenza il rombo di costruzione di fronte ad un atteggiamento più aggressivo della prima pressione dell'Atletico e, soprattutto, scaglionare Werner, Mount e Giroud su diverse altezze per testare la reazione della linea difensiva avversaria e capire quali spazi poter sfruttare.






E' proprio su un movimento di Giroud a venire incontro che nasce il goal che decide la partita: il centravanti francese vince un duello aereo con Felipe creando spazi che Alonso e Werner hanno sfruttato per fare arrivare il pallone in area e mettere in affanno la difesa dei Colchoneros generando l'errore di Hermoso che ha permesso allo stesso Giroud di finalizzare l'azione da lui iniziata con una splendida rovesciata.








CONCLUSIONI


Il Chelsea di Tuchel ha visto premiata la propria pazienza nel cercare l'occasione giusta per portare a casa la vittoria in questa partita: il tecnico tedesco ha saputo capire le complessità di questa partita e di quanto possa generare tarli mentali affrontare un avversario come l'Atletico Madrid, e per questo è stato in grado di mettere in campo una squadra in grado di tenere sotto controllo la partita tagliando fuori dal match Suarez e limitando le possibilità in transizione all'Atletico Madrid.

Nell'ottica del doppio confronto, tuttavia, i giochi non possono certo considerarsi chiusi, tra tre settimane i Colchoneros si presenteranno a Stamford Bridge (o ovunque si giocherò il ritorno) con una condizione fisica e mentale presumibilmente migliore di questa. A questo va aggiunto che il Chelsea non avrà a disposizione per squalifica due pedine che sono fondamentali nelle gerarchie di Tuchel come Jorginho e Mount.

Friday, 5 February 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 16


Come già accennato nelle scorse settimane, il mese di gennaio ha fornito le sue sentenze dicendoci che la Bundesliga e la Liga sono ormai nelle mani di Bayern Monaco (capirai che sorpresa) e di Atletico Madrid (sorpresa fino ad un certo punto visto il loro andamento post-lockdown), la Premier League sembra tornare nelle mani di Guardiola, mentre in Francia ed in Italia c'è ancora grande incertezza. In serie A la situazione era anche preventivabile alla vigilia viste le difficoltà che la Juve sta avendo nel cercare di cambiare pelle, certo per chi ama l'alternanza al potere non è bello sapere che il campionato se lo giochino la Juve e le due milanesi, ma almeno abbiamo uno scenario più equilibrato rispetto agli ultimi anni; in Ligue 1, invece, la grande crescita di compagini come Lille, Lione ed altre alle spalle del PSG hanno permesso, per il momento, di colmare il gap tecnico, tanto che la squadra ora allenata da Pochettino si trova al terzo posto in classifica.

Fatta questa opportuna premessa, entriamo nel mese di febbraio, ossia il mese in cui rientrano in gioco le coppe europee, per questo motivo i miei consigli per il weekend si focalizzeranno, per la maggior parte, su squadre che tra un paio di settimane giocheranno per testare le proprie ambizioni al di fuori dei confini nazionali.


SUPER LIG, FENERBAHCE-GALATASARAY (SABATO ORE 17)

Ovviamente partiamo con l'eccezione alla regola rispetto a quanto scritto sopra, tuttavia il sentitissimo derby di Istanbul non poteva certo passare inosservato in questo weekend. Poche settimane fa avevo inserito tra i miei consigli un altro derby della vecchia Costantinopoli, tuttavia questo rappresenta probabilmente quello più sentito, visto che parliamo dello scontro tra la parte europea della città e quella asiatica.

Il Fenerbahce si presenta a questa sfida come la squadra del momento, sia perché è stata in grado di prendersi la vetta della classifica nello scorso weekend sfruttando la sconfitta del Besiktas contro il Trabzonspor, sia perché è stata la grande protagonista del mercato con l'acquisto di Mesut Ozil che, dopo essere stato messo fuori rosa all'Arsenal, proverà a rilanciarsi in quella che è la sua squadra del cuore.

L'arrivo del trequartista tedesco, oltre che per la ragioni affettive, assume una certa importanza a livello tecnico per la squadra allenata da Erol Bulut che potrebbe inserire Ozil nel 4-2-3-1 che sembra essere il modulo base della squadra, costruita per giocare in ampiezza e sfruttare le qualità del piede sinistro di Erkin sui cross e sui calci piazzati.

Fonte statistiche WhoScored
Il terzino sinistro turco è sostanzialmente la principale fonte di azioni pericolose per il Fenerbahce grazie ai suoi cross (2,7 riusciti a partita) che generano 2,7 passaggi-chiave a partita, rendendolo il secondo giocatore del campionato per questa statistica alle spalle dell'esterno offensivo del Basaksehir Edin Visca.

Questo approccio meno basato sulla ricerca del possesso e maggiormente basato sulla ricerca più rapida di un pallone giocabile in area di rigore è maggiormente visibile negli scontri diretti disputati finora dalla squadra giallo-blu, dove Bulut preferisce lasciare il possesso all'avversario per poi cercare di servire gli esterni nel tentativo di generare pericoli: una strategia che ha funzionato, per esempio, contro l'Alanyaspor, sicuramente la squadra più propositiva dell'intero campionato, partita vinta per 2-1 sfruttando al meglio un blocco compatto davanti all'area di rigore per poi trovare la giocata vincente in contropiede o con una giocata individuale. Il piano ha funzionato, dunque, ma gli arrivi di Ozil e, nell'ultimo giorno di mercato, di Kahveci dal Basaksehir mostrano come il club ritenga necessario migliorare la qualità della squadra in fase di possesso.

Di tutt'altro genere, invece, il calcio che Fatih Terim cerca di proporre sulla panchina del Galatasaray. Dello stile di gioco imposto dall'ex tecnico di Milan e Fiorentina ne avevo fatto accenno nel post precedente alla partita contro il Besiktas. Quella partita fu persa poiché Terim, nel tentativo di dare alla squadra quel senso di controllo del pallone, ha infarcito il centrocampo di giocatori di grande tecnica ma non propriamente propensi al movimento senza palla e, soprattutto, a correre all'indietro in caso di palla persa, ne è emersa una sfida in cui il Besiktas ha mostrato maggiore dinamismo al punto di soffocare con il proprio pressing il possesso della squadra di Terim (76% di passaggi riusciti contro l'84% di media), portando a casa il successo.

Fonte dati SofaScore
Dopo la sconfitta il club ha capito che qualche cambiamento era necessario sfruttando la sessione di calcio mercato di gennaio, e così con la cessione del centravanti Diagne al WBA, il club ha deciso di riportare in prestito all'Ali Sami Yen il nigeriano Onyekuru che si è presentato in ottima forma nella sua gara d'esordio nello scorso weekend sul campo del Gaziantep realizzando, da subentrato, la doppietta che ha regalato agli uomini di Terim la terza vittoria consecutiva dopo la sconfitta contro il Besiktas rientrando, così, in corsa per la vittoria finale.







Fonte heatmap SofaScore
Con la decisione, dunque, di togliere dallo scacchiere tattico una punta relativamente prolifica come Diagne ma che amplifica la staticità della squadra in alcune situazioni (la heatmap stagionale del senegalese acquistato dal WBA mostra come sia a suo agio esclusivamente al centro dell'area di rigore), Terim sta cercando di chiudere il cerchio nella trasformazione della sua squadra limandone le inefficienze tecniche. 

Oltre alla rivalità sportiva, e non solo, tra le due compagini, esiste anche un enorme motivo di interesse tecnico visto il diverso stile di gioco espresso dalle due squadre che, però, stanno cercando di uscire dal proprio guscio costruito in questa prima parte di stagione per cercare di migliorarsi. E cosa ci sarebbe di meglio che vincere e/o dominare il derby più sentito della città per rilanciare in maniera definitiva le proprie ambizioni?


BUNDESLIGA, HOFFENHEIM-EINTRACHT FRANCOFORTE (DOMENICA ORE 15,30)

In una Bundesliga in cui la lotta per il primo posto si può ritenere (come da previsioni della vigilia) chiusa, è particolarmente esaltante la lotta per i 3 restanti posti in Champions, con il Dortmund che ha subito un'involuzione rispetto agli anni precedenti al punto da essere risucchiata da un gruppo di squadre ben costruite e dalla spiccata identità moderna. Tra queste squadre c'è l'Eintracht Francoforte di Adolf Hutter che, in questo 2021, ha messo in piedi una serie positiva di 5 vittorie in 6 partite che l'ha portata fino al quarto posto in classifica.

Avversario della squadra di Francoforte sarà l'Hoffenheim, che non ostante una classifica non particolarmente interessante, sta mostrando un interessante proposta calcistica e, soprattutto, è ancora in corsa in Europa League, dove affronterà nei sedicesimi di finale i norvegesi del Molde.

La squadra di proprietà del colosso informatico SAP è allenata da Sebastian Hoeness, nipote del dirigente del Bayern Monaco che ha costruito la squadra attorno ad una difesa a 3 e due punte con in mezzo diverse soluzioni che variano a seconda della partita e degli interpreti, con un triangolo che può essere composto da un vertice davanti alla difesa e due mezzali oppure invertito con due centrocampisti centrali ed un trequartista.

Come si evince dal fermo immagine a fianco, il sistema con la difesa a 3 permette alla squadra di Hoeness di risalire il campo sfruttando al meglio l'uscita dal terzo difensivo mediante l'uso del gioco laterale: il centrale difensivo di parte, l'esterno e la mezzala formano un triangolo che permette un'uscita del pallone pulita anche in azioni di pressing alto. Difatti l'avversario non può permettersi di lasciare libero il centrale difensivo di impostare, questo perché permetterebbe la possibilità di imbeccare la mezzala con un passaggio taglia-linee (e Adams e Posch, i "braccetti" dell'Hoffenheim sono molto abili nel giocare il pallone) se non addirittura una delle due punte (come si può evincere dalla disposizione in campo della squadra nel fermo immagine di sotto). Onde evitare questo tipo di situazioni è sempre l'esterno ad avere maggiori possibilità di ricezione, attivando, dunque, il meccanismo delle catene laterali che riescono a disordinare l'avversario permettendo di trovare spazi in zona rifinitura che possono essere sfruttati dagli attaccanti. Questo tipo di schieramento direi che rappresenti la scelta definitiva di Hoeness in relazione allo schieramento della squadra in campo, visto che i continui cambi di modulo effettuati in corso di stagione hanno portato ad una discontinuità di risultati che ha allontanato la squadra dalla prima metà della classifica.

Fonte tabella Understat
Le modifiche apportate dal tecnico hanno anche un risvolto a livello difensivo: l'Hoffenheim aveva un atteggiamento molto più aggressivo in fase di possesso con pressioni in zone più alte di campo a contestare sin dal principio il possesso avversario. Tuttavia questa scelta non sempre ha raccolto dei dividendi, anzi, sovente l'avversario di turno è arrivato con facilità nelle trequarti esponendo eccessivamente la difesa (l'Hoffenheim al momento è penultimo come xG subiti sulla base dei dati Understats). Per questo motivo Hoeness nelle ultime giornate è tornato sui propri passi richiedendo alla squadra un atteggiamento più conservativo in fase di non possesso (basta osservare il dato del PPDA dal momento del passaggio definitivo alla difesa a 3) che è bastato per recuperare un po' di terreno in classifica. La trasferta sul campo del Bayern lo scorso weekend ha nuovamente "sporcato" i numeri difensivi che sembravano in miglioramento, tuttavia la squadra ha mostrato di essere stata in partita per buona parte del match ed il 4-1 finale non ha rispecchiato fedelmente quanto visto in campo.

Dall'altra parte abbiamo una delle squadre del momento in Bundesliga, ossia l'Eintracht Francoforte di Adi Hutter che, dopo una buona parte del girone di andata in cui è andato alla ricerca dell'assetto giusto e di una continuità di rendimento che sembrava non arrivare, sembra aver trovato la quadratura del cerchio con il passaggio definitivo al 3-4-2-1 con Younes e Kamada alle spalle di Andre Silva. 

Questo schieramento ha innalzato le prestazioni dell'ex Napoli e del giapponese portando il tecnico austriaco alla scelta di far passare il club all'incasso con la cessione di Bas Dost al Bruges e sostituirlo con il prestito di Luka Jovic, cavallo di ritorno dal Real Madrid.

Dai fermo immagine a fianco si può notare il modo in cui l'Eintracht costruisce  le proprie azioni e genera i pericoli: il pattern è quello di creare un sovraccaricare un lato (con l'esterno, il braccetto ed il centrocampista di lato o, come nel secondo esempio, con l'esterno ed i due centrocampisti centrali), i due trequartisti occupano lo spazio tra le linee che deve impegnare le due linee avversarie liberando spazio sul lato debole, attivato da un cambio di gioco o da una rapida trasmissione del pallone da un lato all'altro del campo.

Con questo schieramento in campo la squadra di Hutter ha trovato il modo migliore per generare opportunità da rete, ma soprattutto ha iniziato a trovare con facilità la via della rete ed a portare a casa vittorie su vittorie, tanto che in una classifica virtuale del 2021 della Bundesliga l'Eintracht è in testa con 16 punti in 6 partite, 1 punto avanti al Bayern e 2 sul Borussia Moenchengladbach.

Fonte dati Understat
A trarre vantaggio da questo nuovo approccio non sono solamente i risultati, ma anche la fase difensiva: secondo i dati Understat l'Eintracht nel 2021 è la squadra che concede il minor numero di xG e, nonostante l'underperformance statistica, è la miglior difesa in coabitazione con Union Berlino, Wolfsburg e Werder Brema.

Inoltre, in questo contesto offensivo così qualitativo, sta trovando un'annata particolarmente prolifica l'ex milanista Andre Silva che, in questo 2021 sta addirittura tenendo testa, a livello realizzativo, niente meno che a Lewandovski.





La partita di Sinsheim, dunque, rappresenta un incrocio molto interessante tra due squadre che stanno trovando una propria continuità a livello di prestazioni e di strategia di gioco. Entrambe le contendenti amano utilizzare la zona tra linee di centrocampo e difesa per generare pericoli, la capacità delle due squadre di limitare l'accesso a quella zona di campo darà vita ad un duello tattico parecchio divertente che metterà alla prova le ambizioni di entrambe le squadre, da una parte per arrivare pronti all'imminente impegno Europeo, dall'altra parte per concretizzare quello che sarebbe il sogno sfumato per poco due stagioni fa: l'accesso alla Champions League.


PRIMEIRA LIGA, SPORTING BRAGA-PORTO (DOMENICA ORE 17)

A volte il calendario regala degli incroci che sembrano dettati dalla sceneggiatura di un film in cui si intrecciano storie che sembrano lontane ed invece appartengono tutte allo stesso disegno. Nel weekend in cui in Italia si incrociano Juventus e Roma, in Portogallo si incrociano le relative avversarie negli impegni europei: il Braga sarà impegnato contro i giallorossi nei sedicesimi di Europa League, i Dragoes affronteranno la squadra di Pirlo negli ottavi di Champions.

Il Braga si presenta a questa sfida allo scopo di avvicinare proprio la squadra di Conçeicao, al momento rimasta come unica credibile contendente al titolo alle spalle dello Sporting Lisbona, il cui allenatore Ruben Amorim è l'ideatore della squadra che oggi il Braga propone in campo nazionale ed europeo con importanti ambizioni.

L'attuale allenatore Carlos Carvalhal ha ereditato da Amorim il 3-4-3 rimodellandone lo schieramento ma mantenendo inalterata la strategia di gioco. Il tecnico, tra l'altro nativo della città del nord del Portogallo, alterna al 3-4-3 un 3-4-2-1 o un 4-4-2 asimmetrico in cui, però, la strategia resta la stessa, ossia occupazione della trequarti avversaria in ampiezza e ricerca dell'uomo alle spalle della linea difensiva.

Indipendentemente, quindi, dallo schieramento di base, lo scopo della strategia offensiva del Braga è l'occupazione dei cosiddetti "contenitori", ossia i cinque corridoi che determinano il campo in ampiezza. Come si evince dai fermo immagine a fianco, i due esterni Galeno ed Esgaio giocano molto larghi ed in zona di campo molto avanzata, sostanzialmente all'altezza dei tre d'attacco (nel primo caso tre attaccanti, nel secondo caso due trequartisti ed una punta). Per questo motivo il Braga ha come scopo quello di far progredire il pallone per raggiungere lo spazio tra le linee avversarie, ovviamente determinati meccanismi cambiano in base agli interpreti in campo: nel primo caso gli attaccanti cercano di sfruttare la linea alta degli avversari per attaccarla alle spalle, nel secondo caso i due trequartisti si muovono tra le linee per innescare la palla filtrante in un secondo momento.

Le maggiori difficoltà, invece, la squadra di Carvahal le trova in fase di non possesso, dove si evince una ricerca del recupero del pallone in maniera aggressiva, come confermato dal dato relativo al PPDA, tuttavia questo atteggiamento non sempre raccoglie molti dividendi, anzi il Braga (pur subendo pochi tiri a partita) ne concede di molto pericolosi, come si evince dal posizionamento nel grafico sopra. Questo ha portato il Braga a lasciare per strada alcuni punti sanguinosi per strada in questa stagione rovinando un cammino che l'avrebbe ulteriormente avvicinata alla vetta, ora distante 9 punti.

Il Porto, invece, dovrà affrontare questa partita con la necessità di non lasciare punti per strada, visto che lo Sporting rischia seriamente di prendere il largo in classifica. In tutto questo Conçeicao sta lavorando a consolidare il sistema di gioco della squadra affinché sia pronto a giocarsi da qui al termine della stagione le proprie chances sia in campionato che nell'ottavo di finale di Champions.

Fonte passmaps Wyscout
Dall'analisi delle ultime partite emerge chiaramente qual è lo schieramento scelto dall'ex giocatore di Lazio, Parma ed Inter, ed anche un'idea di fondo degli uomini sui quali sta puntando. Lo schieramento è un 4-4-2 di base che in fase di possesso si trasforma nello scaglionamento che vedete raffigurato nelle passmaps qui di fianco.
I due centrocampisti centrali hanno sostanzialmente compiti diversi: Uribe ha il compito di restare ancorato ai due centrali difensivi, sia per aiutare l'uscita del pallone da dietro, sia per dare copertura contro eventuali transizioni; l'altro centrocampista,  Sergio Oliveira, ha un ruolo di supporto alla fase di sviluppo, testimoniato dai suoi 1,9 passaggi-chiave a partita, oltre ai 7 goal e 4 assist ed il lavoro a sostegno della catena di destra, ossia il lato di campo dove, assieme a Tecatito Corona, vengono costruite le principali opportunità da rete. L'altro lato di campo è quello utilizzato, invece, da Otavio o Luis Diaz, chiamati ad attaccare il lato debole generato dagli attacchi da destra o rifinire per l'attacco alla linea difensiva dei due attaccanti Marega e Taremi che, come abbiamo visto nel precedente post possono essere innescati anche dai lanci di Uribe.

La partita, dunque si prospetta di alto livello, alle specificità tattiche delle due squadre si aggiunge la variabile dei 3 punti in palio che iniziano ad essere molto pesanti; nella gara d'andata il Porto è riuscito a mettere a nudo le difficoltà della squadra di Carvahal, per cui vedremo quanto in questi mesi il Braga è cresciuto e se può essere una squadra in grado di dire qualcosa nella lotta per la Champions. Infine, come indicato in premessa, per Juventus e Roma questa sarà la partita ideale per capire i punti di forza e debolezza di queste due squadre in vista degli imminenti impegni europei.

PREMIER LEAGUE, SHEFFIELD UNITED-CHELSEA (DOMENICA ORE 20,15)

Una delle principali novità del 2021 è stata la scelta del Chelsea di esonerare Frank Lampard, reo di non essere riuscito ad inserire in squadra i grandi acquisti di questa estate (in particolare Werner ed Havertz) in quanto non è stato in grado di trovare una proposta di gioco adatta ai giocatori che il club gli ha affidato. Al suo posto è arrivato Thomas Tuchel, il cui compito resta tutt'altro che semplice viste le tante contraddizioni che questa squadra porta con se in termini di caratteristiche dei giocatori in rosa.

In questo weekend la squadra di Tuchel va ad affrontare lo Sheffield United ultimo in classifica in una trasferta meno semplice di quanto la classifica possa indicare. La squadra di Wilder ha avuto un girone d'andata davvero disastroso con 2 punti racimolati nelle prime 16 partite, uno score che ha portato le Blades ad una situazione di classifica disperata. 

Eppure vedendo giocare la squadra di Wilder lo schieramento ed i principi di gioco non sono mutati rispetto allo scorso anno, dove lo Sheffield United si è proposto alla Premier con il suo calcio fatto di inserimenti e sovrapposizioni il cui marchio di fabbrica era dato dagli sganciamenti dei due braccetti della difesa a 3 che andavano a proporsi in sovrapposizione con l'esterno di parte. 

Fonte dati FbRef/StatsBomb
Tuttavia un difetto che la squadra di Wilder si è portato dietro dalla scorsa stagione e che in questa si è acuito è quello relativo alla fase di finalizzazione. Il grande sforzo prodotto in fase di sviluppo della manovra non trova sufficiente riscontro nell'area di rigore avversaria. Per dare un maggior senso al discorso, il grafico a fianco mostra i valori offensivi della Premier League nelle ultime due stagioni: già dalla scorsa stagione lo Sheffield United concludeva poco (anzi, era la squadra con meno conclusioni effettuate in tutto il campionato) e questa mancanza non le ha permesso dopo il lockdown di dare seguito a quanto fatto nei primi 2/3 di stagione (quando le Blades veleggiavano in zona europea). In questa stagione la situazione è peggiorata in quanto il dato numerico delle conclusioni per partita è diminuito (pur essendoci il WBA quest'anno che fa peggio), a questo si aggiunge la diminuzione della pericolosità delle conclusioni (dato reso visibile dalla grandezza dell'indicatore) e soprattutto è anche aumentata la forbice tra reti realizzate e gli xG prodotti. Per cui non basta la diminuzione del volume e della qualità delle conclusioni, ma anche la capacità realizzativa è ulteriormente diminuita. Il rendimento nel corso delle ultime settimane, tuttavia, sembra essere migliorato: le 3 vittorie ottenute nell'ultimo mese ha ridato vigore agli uomini di Wilder, in particolare la vittoria sorprendente ad Old Trafford ha ridato fiducia alla squadra.

Nei pochi giorni di lavoro, invece, Tuchel ovviamente non ha potuto creare chissà cosa per mettere mano alle problematiche della sua squadra: sicuramente i test che ha dovuto affrontare finora gli hanno permesso di studiare bene le problematiche che la squadra ha, visto che ha dovuto affrontare avversari molto chiusi e che, quindi, concedono davvero pochi spazi, una situazione in cui il Chelsea ha mostrato di essere molto a disagio sotto la guida di Lampard. 

Fonte passmaps Between The Posts
Dall'analisi delle prime partite della gestione dell'allenatore tedesco ciò che si evince è che il percorso iniziato sembra prevedere una spina dorsale da cui iniziare la costruzione della manovra con tre giocatori a formare la linea difensiva e due centrocampisti davanti a loro. Come si evince dalle passmaps a fianco, il giocatore che sembra essere diventato centrale nelle idee dell'ex tecnico del PSG è Mateo Kovacic, giocatore in grado di saper svolgere diversi compiti in fase di costruzione e di sviluppo della manovra, non è un caso che il croato sia il giocatore con il maggior numero di passaggi progressivi in entrambe le partite. Altra chiave di lettura, che ha molto funzionato nella partita contro il Burnley, è quella di utilizzare l'ampiezza del campo per smuovere gli schieramenti bassi degli avversari, non è un caso che le due reti realizzate nella sfida di domenica scorsa portino la firma di Azpilicueta e Marcos Alonso, con quest'ultimo ripescato da Tuchel dal dimenticatoio in cui Lampard lo aveva lasciato. Insomma lo scopo del lavoro di Tuchel, al momento, sembra incentrato sul trovare il modo per liberare gli spazi per le giocate tra le linee per attivare la qualità dei vari elementi di cui dispone in rosa, la partita di Sheffield ci dirà, dopo 4 partite, lo stato di evoluzione di questo progetto, considerando che il 23 febbraio arriva la sfida all'Atletico Madrid in Champions League.


LIGA, BETIS-BARCELLONA (DOMENICA ORE 21)

Il weekend si chiude domenica sera con una sfida di grandissimo interesse tra il Betis di Manuel Pellegrini ed il Barcellona di Ronald Koeman, due squadre che in questo 2021 sembrano aver alzato il proprio rendimento dopo mesi alquanto turbolenti (per usare un gigantesco eufemismo). In campionato entrambe le squadre sono in serie positiva aperta.

Il Betis è schierato da Pellegrini da inizio stagione con un 4-2-3-1 abbastanza standard, la rosa sostanzialmente è la stessa su cui hanno messo le mani nelle ultime stagioni Quique Setien e Rubi, entrambi ne sono usciti con quelle mani scottate. In particolare quest'ultimo, reduce dalla grande stagione all'Espanyol, ha pagato le difficoltà con l'esonero pochi giorni dopo il ritorno in campo dopo il lockdown, ma soprattutto non era riuscito a risolvere alcune difficoltà della squadra a trovare la profondità.

Pellegrini, con il suo 4-2-3-1 ha cercato di ovviare a questa difficoltà cercando di fornire ampiezza alla manovra della squadra ed utilizzando i suoi giocatori di maggiore tecnica come Canales e Fekir per svolgere ruoli di raccordo a seconda della catena laterale prescelta per lo sviluppo dell'azione. L'ex Real Madrid supporta la catena di sinistra, mentre il franco-algerino tende a supportare quella sul lato opposto.

Fonte passmaps Wyscout
Come si evince dalla mappa dei passaggi effettuati per avanzare il campo, il Betis in fase di sviluppo trasforma il suo 4-2-3-1 mediante gli spostamenti, come accennato sopra, di Canales e Fekir che appoggiano terzino ed ala del proprio lato. La differenza tra le due passmaps, come si può evincere dai numeri evidenziati dalle combinazioni più frequenti, è data prevalentemente dalla scelta del lato preferito per generare pericoli, questo può dipendere dall'avversario o dagli interpreti: per esempio sulla fascia destra l'utilizzo di Joaquin o di Lainez modifica la tipologia di combinazioni, stesso discorso sul lato opposto tra Rodri (o Ruibial) e Tello.
Difatti Pellegrini tende sempre ad inserire un esterno a piede invertito da una parte ed un esterno classico dall'altra proprio per avere variazioni del gioco su un lato o sull'altro. Nell'ultima partita contro l'Osasuna le diverse assenze hanno portato il tecnico cileno a schierare Joaquin da un lato e Rodri dall'altra, appiattendo le soluzioni a disposizione della squadra una volta raggiunta la trequarti avversaria: non è un caso, infatti, che il goal della vittoria sia arrivato da una giocata di Tello che, sulla sinistra rientrando col destro ha fornito l'assist per la rete di Borja Iglesias.

Fonte grafico Understat
Indubbiamente il tallone d'Achille della squadra di Pellegrini resta la fase difensiva: non ostante i lievi miglioramenti in termini numerici evidenziati dal grafico relativo agli xG subiti su azione in corso di stagione restano molte riserve sulla tenuta difensiva della squadra betica.
Molto spesso sulle palle che arrivano dalle zone laterali la difesa si mostra impreparata, in caso di cross dal fondo la linea difensiva tende a schiacciarsi lasciando spazi per i rimorchi, così come la zona di Emerson sul lato destro viene spesso utilizzata dagli avversari per esplorare spazi per superare la linea difensiva in situazioni di transizione ma anche di difesa posizionale: il terzino brasiliano mostra grossi limiti nelle letture difensive, pensare che da quella parte nel Barça agisce un certo Jordi Alba le prospettive non sono certo delle più rosee.

Jordi Alba non è certo l'unico elemento di pericolo che il Barcellona propone in quella zona di campo: la squadra di Koeman ha mostrato di poter sfruttare al meglio le qualità dei propri interpreti togliendo rigidità al 4-2-3-1 con cui era partito in questa stagione per passare ad uno schieramento molto fluido maggiormente identificabile in un 4-3-3 ma con molte rotazioni posizionali.

A rendere possibile queste modifiche sono stati due elementi che appartengono all'idea di rinnovamento che Koeman è chiamato a portare al Camp Nou: uno è il difensore Mingueza, proveniente dalla Masia blaugrana che, con la sua capacità di agire sia da terzo difensivo di destra che da esterno difensivo permette alla squadra di controbilanciare le sortite di Jordi Alba sul lato opposto; l'altro elemento è invece Pedri, classe 2002, sicuramente uno degli elementi più promettenti della propria generazione, arrivato al Barça dal Las Palmas per 10 milioni, soldi decisamente ben spesi per l'apporto che il canario sta portando alla squadra di Koeman, anche a livello economico, secondo i dati Transfermarkt il suo valore è già 5 volte tanto quello di acquisto.

Fonte heatmap Sofascore
Ma che giocatore è Pedri? Difficile assegnare un ruolo a questo ragazzo, nella versione Barça iniziale, ossia quella con un 4-2-3-1 più rigido, la sua posizione era quella di esterno a sinistra, ma con il passaggio a questo 4-3-3 maggiormente fluido sono esplose le sue qualità: come si evince dalla heatmap, la sua zona preferita di campo è il mezzo spazio di sinistra dove si associa spesso e volentieri con Messi e Jordi Alba per creare una catena a tratti immarcabile. Leo Messi ha già ben fiutato l'affare nell'avere come compagno un giocatore dalle qualità di Pedri e non manca mai l'occasione per andare a dialogare sullo stretto con lui regalandoci diverse situazioni di alto contenuto spettacolare che ci stanno progressivamente restituendo l'immagine che tutti ci portiamo dentro del Barcellona e del suo stile basato di tecnica e dialogo in spazi stretti.

Come per il Betis anche il Barça mostra alcuni problemi a livello difensivo: la rivoluzione forzata di Koeman ha portato molte modifiche al pacchetto arretrato dei blaugrana; con l'infortunio di Pique il tecnico olandese ha dato le chiavi della difesa all'uruguayano Ronald Araujo, promosso dalla formazione B al pari di Mingueza. Spesso alcuni errori individuali di questi giovani elementi hanno creato situazioni di pericolo gratuito per il Barça.

Le due squadre, dunque, si somigliano sotto alcuni aspetti, in particolare sul fatto che entrambe hanno pregi e difetti ben visibili che le accomunano e che, non ostante l'ottima serie positiva in questo inizio d'anno, generando ancora dubbi sulla continuità di questi risultati nelle prossime settimane, per questo la partita del Benito Villamarin ci dirà qualcosa in più su chi tra le due in questa fase di stagione si sta rivelando una mera illusione e chi, invece, sta trovando una reale strada da seguire.

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