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Tuesday, 5 September 2023

Is Pochettino choosing the best options for Chelsea?


We are going towards the first international break of the season: Chelsea closed this first stint of games in Premier League with just 4 points in 4 matches. For the Blues we are all aware this could be a difficult season (especially at the beginning) considering the new massive revolution they had during the transfer market.

The other curiosity around Chelsea was the appointment of Mauricio Pochettino as manager: after Tuchel, Potter and Lampard, this is the fourth manager in less than one year sitting on bench at Stamford Bridge and after the bad experience of the Argentinian coach at Paris, the main demand is if he can be able to give a tactical identity to his team.

I will analyze some situation Pochettino is implementing at Chelsea based on the last match lost at Stamford Bridge against Nottingham Forest in order to understand what is going good and what is going wrong.

Wednesday, 19 July 2023

Appunti dal precampionato: il Tottenham

Foto: Account Twitter Tottenham

Con la stagione 2023/2024 che avrà inizio tra poco meno di un mese, questo è il momento delle amichevoli precampionato, partite che non hanno valore in termini di risultato ma che sono molto utili agli allenatori per mettere in pratica determinate idee di gioco ed anche per provare alcuni calciatori in vista di un loro possibile utilizzo nel corso della stagione o se decidere di mandarli in prestito/cederli in base alle risposte derivanti da queste partite.

Per un osservatore esterno, quindi, cosa è utile osservare in queste partite? Questo dipende dalla squadra da analizzare, ma principalmente l'obiettivo è quello di capire quali idee e quali strategie l'allenatore sta cercando di portare avanti per sviluppare l'identità della propria squadra.

Primo esempio che voglio portare in questa fase di stagione è il Tottenham, che ieri ha affrontato il West Ham in un amichevole disputata in Australia, per cui un test importante per capire che tipo di lavoro sta portando avanti il nuovo allenatore Ange Postecoglou, chiamato dal presidente Levy a raccogliere l'eredità di Antonio Conte e di una stagione disastrosa culminata con la mancata qualificazione alle coppe europee.

Per cui ho cercato di analizzare alcuni meccanismi proposti dal tecnico australiano proveniente dal Celtic nel corso di questa prima amichevole allo scopo di capire che tipo di strategia sta cercando di portare al Tottenham.

Friday, 7 July 2023

Cosa aspettarsi da Iraola al Bournemouth

 

Foto: profilo Twitter AFC Bournemouth

Dopo una salvezza ottenuta contro qualsiasi pronostico della vigilia della stagione, il Bournemouth ha sorprendentemente scelto di chiudere il rapporto con il tecnico Gary O'Neil, il fautore della sorprendentemente stagione delle Cherries, per chiamare alla guida del club Andoni Iraola, ex calciatore dell'Athletic Bilbao e reduce da tre stagioni disputate ad alto livello sulla panchina del Rayo Vallecano con cui ha ottenuto prima un'inaspettata promozione in Liga e poi due brillantissime salvezze.

Con questa mossa la formazione del sud dell'Inghilterra ha deciso di prevenire le difficoltà che potevano emergere nella seconda stagione consecutiva in Premier League se non si fosse fatto lo sforzo di alzare il livello della squadra sia in termini di giocatori che in termini di proposta di gioco; questa mossa cerca di rispondere, quindi, a questa necessità.

Friday, 30 December 2022

Il Newcastle non è andato in vacanza


Il ritorno in campo della Premier League con il suo tipico Boxing Day portava con se diversi interrogativi su come la pausa per i Mondiali in Qatar avrebbe impattato sulle prestazioni delle squadre. Una delle squadre attese "al varco" in questa giornata era il Newcastle di Eddie Howe, che aveva lasciato il campionato al terzo posto e con una striscia positiva di cinque vittorie consecutive, ma soprattutto una sensazione di essere a livello corale una delle migliori squadre del campionato al pari del City di Guardiola e dell'Arsenal di Mikel Arteta.

Il ritorno del campionato metteva di fronte per i Magpies un test estremamente complicato come la trasferta al Kingpower Stadium contro il Leicester di Brendan Rodgers, squadra partita molto male in questa stagione ma che nelle settimane precedenti la pausa aveva ritrovato una certa confidenza nei propri meccanismi che le aveva permesso di raccogliere 4 vittorie nelle ultime 5 partite.

La squadra di Eddie Howe ha mostrato che i propri meccanismi non si sono affatto scalfiti o impolverati dopo il mese abbondante di pausa, mettendoli del tutto in mostra anche contro le Foxes e portando a casa, quindi, la sesta vittoria consecutiva ed un'ulteriore consapevolezza della bontà del percorso portato avanti dall'ex allenatore del Bornemouth. 

Per questo motivo ritengo che questi meccanismi di cui sopra siano degni di menzione, da qui l'analisi di come il Newcastle riesce a disporre in maniera apparentemente facile dei propri avversari.

Thursday, 17 March 2022

All'Arsenal manca ancora qualcosa per tornare grande


In una serata che sarebbe dovuta essere dedicata esclusivamente alla Champions, la necessità di recuperare tante partite ha costretto la Premier League a giocare anche nelle notti europee, e così in questo mercoledì sera l'Emirates Stadium di Londra ha ospitato un gustosissimo Arsenal-Liverpool, partita avente lo scopo di misurare la concretezza delle ambizioni di Champions da una parte e quelle di titolo dall'altra. 

Infatti, una vittoria avrebbe permesso alla squadra di Arteta di allungare al quarto posto in classifica, mentre per la squadra di Klopp il successo l'avrebbe portata ad un solo punto dal City di Guardiola.

Alla fine a portare a casa i 3 punti è il Liverpool, che dopo aver sofferto per 50 minuti abbondanti il piano-gara dell'Arsenal, un po' come accaduto nella trasferta di Champions contro l'Inter, riesce a trovare il modo di inclinare la partita dalla propria parte sfruttando al meglio gli errori tecnici dei Gunners, che hanno mostrato di essere acerbi nella parte decisiva della partita.



LE FORMAZIONI INIZIALI

Nessuna particolare novità nello schieramento iniziale delle due squadre, con i due allenatori che schierano quello che oggi possiamo definire il loro undici tipo, schierati rispettivamente con un 4-2-3-1 ed un 4-3-3 di base che, ovviamente, si modifica sul campo a seconda delle fasi di gioco.



Nell'Arsenal viene confermato, quindi, lo schieramento che si è rivelato vincente nella sfida di domenica contro il Leicester con Cedric a destra in luogo dell'indisponibile Tomiyasu e Xhaka accanto a Thomas Partey a centrocampo: nel Liverpool, invece, l'ottimo impatto avuto da Luis Diaz ha convinto Klopp a dargli un'altra chance da titolare dopo quella di Brighton dello scorso sabato; questa volta è niente meno che Mohammed Salah a lasciargli il posto.



L'IMPIANTO DI GIOCO DELL'ARSENAL


Arteta nel corso della stagione ha modificato spesso lo schieramento della squadra aggiustandola progressivamente in modo da poter assecondare al meglio i punti di forza dei propri giocatori inserendo in corso d'opera i vari elementi presenti in rosa.

L'ultimo in ordine di tempo ad essersi inserito nei meccanismi di Arteta è stato Gabriel Martinelli, il brasiliano (eleggibile anche per giocare con l'Italia) classe 2001, dopo aver saltato la prima fase di stagione a causa di una serie di infortuni, ha dato una nuova dimensione al gioco dell'Arsenal, cambiando il piano di sviluppo di gioco. Nella partita di ieri sera è stato senza dubbio il più pericoloso dei suoi con i 3 dribbling su 3 andati a buon fine ed il tanto lavoro svolto in entrambe le fasi come si può evincere dalla sua heatmap. Avesse trovato il goal con quella conclusione a due minuti dalla fine che ha lambito il palo alla sinistra di Alisson, sarebbe stata la ciliegina sulla torta ad una grande prestazione.

L'aggiustamento dell'allenatore spagnolo è stato quello di richiedere a Lacazette un importante lavoro di raccordo per attirare la linea difensiva avversaria per creare spazio in profondità che viene attaccato da Saka da una parte e da Martinelli dall'altra. Ma mentre Robertson (grazie alla protezione di Van Dijk) riusciva a contenere il numero 7 inglese, dall'altra parte Alexander-Arnold ha fatto una gran fatica a tenere a bada il brasiliano che ha creato tantissimo da quella parte. Nell'esempio si può notare come la profondità a disposizione fosse molta, ma l'innesco dalla zona rifinitura (dove sono posizionati Lacazette e Odegaard) arrivava in ritardo in quanto la connessione tra il francese ed il norvegese non ha funzionato a dovere, ed in questa specifica circostanza vediamo come l'ex Real Madrid sulla ricezione del numero 9 dell'Arsenal sia rimasto piatto sulla linea difensiva del Liverpool anziché proporsi per un passaggio; questi sono i piccoli particolari che non hanno permesso all'Arsenal di convertire in azioni da rete l'ottima strategia di gara.

Altra costante generata dalla posizione di Lacazette è stata quella di creare un "box" di sviluppo centrale del gioco, spesso utilizzato per creare delle combinazioni pericolose, soprattutto utili a disinnescare il contropressing del Liverpool sulle palle contese. Questo sistema ha portata ad una serie di belle giocate ma che hanno generato pochi eventi pericolosi anche perché una volta giunti al limite dell'area i giocatori dell'Arsenal venivano o fagocitati dai centrali del Liverpool o non riuscivano ad avere la freddezza per trovare la giocata giusta come mostrato nell'esempio precedente. (come per esempio ritardare conclusioni a rete potenzialmente pericolose o sbagliare l'ultimo passaggio sugli smarcamenti tra centrale difensivo e terzino del Liverpool).



LE SCELTE DI KLOPP IN FASE DI POSSESSO


Il senso del sistema di gioco del Liverpool di Klopp è quello di avanzare in campo il più rapidamente possibile, per cui la struttura creata dal tecnico tedesco aveva lo scopo di cercare la profondità utilizzando come grimaldello i due terzini. 

Nella fase di costruzione si può notare come Robertson resti più basso rispetto ad Alexander-Arnold, questo per cercare di aprire il sistema di prima pressione dell'Arsenal con Saka che accompagna Odegaard e Lacazette per creare una prima linea che blocchi le ricezioni di Fabinho e Thiago Alcantara. Non a caso il terzino prelevato dall'Hull City è stato il giocatore dei Reds con il maggior numero di palloni toccati alla fine della partita.

Anche dalla passmap del Liverpool emerge chiaramente come questo sia stato l'elemento su cui ha poggiato la partita della squadra di Klopp, con il possesso che pende sul lato sinistro del campo e le posizioni asimmetriche dei due terzini ben riconoscibili dalle relative posizioni medie.
















Tenendo basso il terzino scozzese, la soluzione per risalire il campo diventa l'asse con Diogo Jota che, come da compito richiesto alla punta centrale del 4-3-3 di Klopp viene incontro a cucire la fase di sviluppo con quella di rifinitura. Infatti grazie al suo movimento a venire incontro può ricevere il pallone nello spazio tra le linee che è sufficiente ampio visto il movimento di Luis Diaz e Mané a bloccare la linea difensiva. Una situazione favorevole che può portare il portoghese a girarsi ed attaccare lo spazio tra i centrali difensivi che si allarga a causa del movimento di Diaz, oppure ribaltare il gioco sul lato debole lasciato incustodito dall'orientamento sulla palla dell'Arsenal. Quest'ultima soluzione, tuttavia, è stata poco battuta a causa della prestazione molto solida di Martinelli anche in fase di non possesso che ha sempre inseguito Alexander-Arnold nelle sue discese.

A conferma di ciò vi è il dato relativo ai passaggi progressivi, in cui la soluzione Robertson-Jota è stata la più utilizzata per risalire il campo. La seconda invece è stata quella formata dallo stesso attaccante portoghese con Alexander-Arnold. Il tutto a dimostrazione di quale fosse il piano per risalire il campo da parte dei Reds. Ed alla fine se vogliamo ha funzionato, visto che il goal che ha sbloccato la partita arriva da un passaggio progressivo di Van Dijk per l'ex attaccante del Wolverhamption che poi trova la rete con la complicità del posizionamento rivedibile di Ramsdale.



LA STRATEGIA DIFENSIVA DELL'ARSENAL


La squadra di Arteta aveva messo in piedi un ottimo piano gara, con uno schieramento molto equilibrato che le ha permesso nel primo tempo di prendere il centro del ring a lunghi tratti e scegliendo i momenti quando aggredire e quando abbassarsi.

Analizzando il baricentro della squadra di Arteta (in verde) si evince come la squadra abbia alternato fasi di baricentro basso a fasi in cui ha cercato di alzarsi in pressione, e soprattutto nel primo tempo si è visto come per lunghe fasi abbia cercato di prendere al collo la squadra di Klopp per poi abbassarsi ad assecondare le fasi di possesso degli avversari. Questa è una peculiarità del sistema difensivo implementato da Arteta decisamente basato sul controllo degli spazi anziché cercare di contendere il pallone all'avversario, dimostrazione di ciò sta nel fatto che il PPDA dell'Arsenal è tra i più alti dell'intera Premier League.

Lo schieramento in prima pressione era finalizzato a togliere ricezioni a Thiago e Fabinho ed invitare il Liverpool a muoversi esternamente per creare la trappola con l'aiuto della linea laterale. Per cui vediamo come l'Arsenal risponde allo schieramento asimmetrico del Liverpool con Martinelli chiamato ad inseguire Alexander-Arnold che si portava in avanti, mentre Saka, come accennato precedentemente, si sdoppiava tra la copertura del mezzo spazio di destra e la scalata su Robertson.

In situazioni in cui la squadra londinese voleva essere più aggressiva, la mossa era quella di far scalare Cedric su Robertson in modo da applicare ancora meglio la trappola di chiusura del lato palla: in questo esempio vediamo come il terzino scozzese non abbia alcuna soluzione comoda con Thiago preso da Odegaard e Van Dijk preso da Saka. 



A Robertson non resta come soluzione quella di appoggiarsi a Luis Diaz, ma la pressione dell'Arsenal è decisamente organica, per cui a scalare sul colombiano c'è Ben White con Thomas pronto a raddoppiare qualora l'ex Porto avesse provato a divincolarsi per vie interne.





Quando invece terminava la fase di costruzione del Liverpool, o in fase di costruzione alta dei Reds lo schieramento dell'Arsenal si compattava togliendo profondità alla squadra di Klopp e rimanendo attenta a non concedere facili ricezioni ai tre davanti per poi recuperare la palla e tentare di attivare le transizioni. In questo esempio si può ben notare le due linee compatte ed orientate sulla palla a non concedere spazi al Liverpool. Questo piano ha funzionato fino alla disattenzione da cui è nato il goal di Jota.


COSA E' MANCATO ALL'ARSENAL


Come indicato in sede di spiegazione del sistema dell'Arsenal in fase di possesso, i Gunners sono mancati nell'esecuzione di alcune giocate che, se eseguite con maggiore rapidità, avrebbero potuto permettere di inclinare il piano della partita dalla loro parte. 

Alla fine a decidere il risultato finale sono state due circostanze accadute nei primi minuti del secondo tempo, con il goal divorato da Odegaard su un clamoroso retropassaggio sbagliato da Thiago (frutto della difficoltà del Liverpool nel trovare spazi) ed il goal subito da Jota praticamente sull'azione successiva.

Poi il resto lo ha fatto la bassa età media della squadra londinese, che non è stata mentalmente in grado di reagire all'episodio avverso e faticando a mantenere compatte le distanze, una situazione in cui il Liverpool ha poi banchettato fino a trovare il goal del 2-0 generato da una fase di gegenpressing dei Reds, utilizzata con il contagocce ma nei momenti giusti della partita.

Thursday, 10 February 2022

Hassenhuttl ha messo a nudo i limiti del Tottenham


Dopo il mercato di gennaio una delle formazioni da osservare con maggiore interesse è senza dubbio il Tottenham di Antonio Conte che ha deciso di aggiungere alla propria rosa due ex juventini come Rodrigo Bentancur e Dejan Kulusevski, due giocatori che destano curiosità per come il tecnico salentino potrebbe utilizzarli per inserirli nei meccanismi della sua squadra. Oltre a questo, gli Spurs sono chiamati a rincorrere un posto in Champions per la prossima stagione da cui alimentari i propositi per i quali l'ex allenatore dell'Inter è stato chiamato a White Hart Lane

Per questo motivo la partita contro il Southampton rappresentava un crocevia importante per avanzare la candidatura a favorita per quel quarto posto a cui ambiscono anche Manchester United, West Ham ed Arsenal. Ma la squadra allenata da Hassenhuttl promette di essere un cliente scomodissimo grazie al suo gioco super-aggressivo e la tanta interessantissima gioventù di cui l'allenatore austriaco dispone.

La partita è stata decisamente bella e giocata a ritmi altissimi, più per merito del Southampton che infatti è uscito dal Tottenham Hotspur Stadium con i 3 punti in tasca, frutto di una prestazione sontuosa a livello di applicazione tattica e di tenuta mentale dopo essere passata in svantaggio nella parte centrale della ripresa. Anche la statistica degli expected goals ha confermano la bontà del risultato finale rispetto a quanto visto in campo.




LE FORMAZIONI INIZIALI

Nella formazione iniziale Antonio Conte da continuità alla formazione tipo con cui ha iniziato la propria avventura sulla panchina degli Spurs, con Lucas Moura e Son alle spalle di Kane sostenuti sugli esterni da Reguilon ed Emerson Royal, mentre la difesa a 3 formata da Davinson Sanchez, Romero e Ben Davies è protetta dalla coppia Winks-Hojbjerg. 


Nel Southampton, Hassenhuttl non rinuncia al suo 4-4-2 che si trasforma in 4-2-2-2 in possesso. In attacco Che Adams è affiancato dal promettentissimo talento albanese Armando Broja di proprietà del Chelsea; i due vengono sostenuti da Armstrong ed Elyounoussi con Ward-Prowse e Oriol Romeu a smistare il gioco in mezzo. I due terzini scelti dall'ex allenatore del Lipsia sono Walker-Peters ed il francese ex Brest Perraud, mentre la super aggressiva coppia Bednarek-Salisu sono i centrali difensivi.



L'AGGRESSIVITA' DEI SAINTS DETTA IL CONTESTO TATTICO

Lo stile di gioco del tecnico del Southampton è da sempre riconoscibile, visto che parliamo di uno dei principali discepoli di Ralf Rangnick, l'attuale allenatore del Manchester United e fautore del progetto Red Bull. Ed infatti vedere giocare il Southampton è proprio un'esecuzione di quei principi di gioco basati sulla pressione continua sull'avversario e l'immediata riconquista del pallone appena perso. 

Un esempio lo vediamo sulla prima pressione non appena il Tottenham tentava di costruire l'azione: il baricentro della squadra è altissimo ed i tre centrali della squadra di Conte avevano sempre un uomo addosso. In questa specifica circostanza si può osservare la propensione del Southampton a difendere in avanti, con Armstrong che va a pressare Davies mentre Walker-Peters (il terzino destro) si alza per andare ad aggredire Reguilon. Tutto il sistema di pressing dei Saints si basa su queste scalate in avanti senza preoccuparsi in alcun modo di lasciare la coppia di centrali difensivi alle prese con Kane e Son.

La strategia ha decisamente funzionato non solo dal punto di vista del risultato (che nel calcio può sempre essere casuale) ma soprattutto dal quantitativo di palloni recuperati in avanti tra azioni di pressing e di gegenpressing, ossia di riconquista immediata del pallone appena perso. Tornando alla questione del rischio di lasciare Bednarek e Salisu soli contro gli attaccanti del Tottenham, il rischio era decisamente calcolato considerando che a fare da schermo ai due centrali difensivi c'erano i due mediani Romeu e Ward-Prowse, i cui intercetti e recuperi palla a metà campo danno un'idea ancora più precisa di quanto i Saints abbiano puntato a non far uscire gli avversari dalla propria metà campo.



LE INTENZIONI DEL TOTTENHAM DI CONTE IN POSSESSO

Come abbiamo visto in precedenza, la partita si è dipanata sull'atteggiamento del Southampton che ha dettato il contesto tattico della partita, per cui per la squadra di casa il problema era quello di trovare un modo per uscire dalla pressione avversaria senza buttare il pallone. All'interno delle enormi difficoltà avute nel riuscire a risalire il campo (specie nel primo tempo) le intenzioni degli Spurs su come cercare di sviluppare il gioco erano comunque visibili seppur poche volte siano riuscito a trovare la corretta esecuzione vista la grande aggressività dell'avversario.

In fase di costruzione il Tottenham si schierava con un 3+2 composto dai tre centrali difensivi ed i due mediani mentre i due esterni cercavano di staccarsi più in avanti per attirare i terzini ed aprire la retroguardia del Southampton in larghezza, sostanzialmente utilizzando il principio più in voga a Coverciano in questo momento dei 5 costruttori e 5 invasori. La disposizione in campo, visibile in questo esempio preso dal primo tempo, era più chiara da riconoscere nel secondo tempo, quando il Southampton ha, un po' per scelta un po' per un calo fisiologico, allentato la pressione rispetto alla prima parte di gara. In questo modo è stato anche più semplice vedere i meccanismi su cui Conte sta cercando di costruire la propria strategia offensiva.

L'obiettivo della strategia offensiva di Conte era quello di superare la prima pressione con un passaggio progressivo che raggiungesse il trio offensivo strutturato come nell'esempio: Lucas Moura che viene incontro e scambia con Kane e Son. I tre giocatori si muovono ad altezze diverse per cercare di disordinare le linee avversarie e per poter scambiare il pallone più rapidamente per raggiungere la profondità oppure, come ben visibile nell'esempio, creare un sovraccarico che attiri la linea difensiva creando un lato debole dove favorire gli inserimenti di Reguilon.

Rispetto alle sue ultime esperienze da allenatore, Conte ha rinunciato alle due punte, preferendo giocare con Son e Lucas Moura a sostegno di Kane, anche se spesso vediamo il meccanismo opposto, con il centravanti della nazionale inglese che viene incontro a sostegno della fase di sviluppo dell'azione per poi invitare il brasiliano ed il coreano ad attaccare la profondità. Dalla mappa delle posizioni medie della partita si possono anche notare le differenti altezze medie di Emerson e Reguilon, così come la posizione di Lucas Moura che tanto si è dato da fare per collegare centrocampo ed attacco, a dimostrazione della scelta del lato destro come quello di sviluppo dell'azione.








IL 4-2-2-2 IN SVILUPPO DEL SOUTHAMPTON

Uno degli elementi distintivi del modo di giocare di Hassenhuttl e di tutti gli allenatori cresciuti avendo come riferimento il metodo Rangnick è lo schieramento della squadra in fase di possesso palla, ossia con quello che sulla carta è un 4-4-2 che si trasforma in un 4-2-2-2 con le due ali che entrano dentro il campo facendo salire i terzini a dare ampiezza. Lo scopo è formare delle connessioni centrali in zona rifinitura (ossia la zona centrale tra difesa e centrocampo avversario) per sfondare centralmente ma anche per far stringere l'avversario e liberare i terzini al cross e, soprattutto, per avere tanti giocatori vicino alla palla per poterla riconquistare immediatamente appena persa o appena l'attacco tentato venga sventato dalla difesa avversaria.

In questo esempio si vede chiaramente lo schieramento della squadra con le due ali Elyounoussi e Armstrong che entrano dentro il campo, i due mediani alle loro spalle ed i due attaccanti davanti ad essi, mentre i terzini Perraud e Walker-Peters occupavano l'ampiezza. Questo schieramento oltre a creare un sovraccarico nella zona centrale del campo per attivare l'eventuale meccanismo di riconquista della palla persa, ha avuto anche lo scopo di costringere Conte ad abbassare Lucas e Son per restringere gli spazi, in questo modo il Southampton oltre a sviluppare il gioco ha avuto modo di piantare le tende nella metà campo del Tottenham.

Anche la fase di costruzione era abbastanza riconoscibile con i due centrali difensivi ed i due centrocampisti centrali che si occupano di far partire l'azione per poi cercare di servire le ali nei mezzi spazi in zona rifinitura, una soluzione che il Southampton ha cercato di rendere possibile attraendo in pressione uno dei due centrocampisti centrali del Tottenham. In questo esempio è Winks ad uscire in pressione lasciando spazio alle proprie spalle per la ricezione di Elyounoussi.

Le posizioni medie tenute dai Saints nel corso della partita mostrano in maniera inequivocabile quanto abbiano puntato all'accorciare quanto più possibile il campo mantenendo una grande compattezza centrale e delegando l'ampiezza ai terzini. Ma soprattutto si può notare quanto alto sia il baricentro della squadra, con addirittura i due centrocampisti centrali (Oriol Romeu con il numero 6 e James Ward-Prowse con il numero 8) quasi alla stessa altezza delle due ali che stringono nei mezzi spazi.

Il tratto che unisce tutte le fasi di gioco della squadra di Hassenhuttl, a partire dalla fase di costruzione per finire alla fase difensiva posizionale è la grande compattezza dello schieramento. Anche le posizioni medie ci mostrano come tutta la squadra fosse cortissima e con tutti i giocatori uno vicino all'altro coprendo allo stesso tempo più altezze del campo.







LE DIFFICOLTA' DIFENSIVE DEL TOTTENHAM

Non è stato facile per il Tottenham trovare il modo per limitare i sovraccarichi creati in zona palla dal Southampton, per questo motivo nel corso del primo tempo la squadra di Conte è stata costretta a mantenere un baricentro basso per limitare le ricezioni delle ali e dei terzini. Ma tutto questo non è bastato visto che alla fine il Southampton ha chiuso la partita con 23 conclusioni effettuate di cui 15 da azione manovrata, un dato reso più allarmante dal fatto che queste occasioni sono arrivate mediante lo stesso tipo di dinamica. 

Mentre sulle progressioni centrali della squadra di Hassenhuttl il Tottenham sembrava in grado di chiudere gli spazi, l'altro lato della medaglia stava nello spazio che il Southampton riusciva a crearsi per arrivare ad entrare in area per vie esterne e, non appena il pallone arrivava in area ecco che la linea difensiva non si è mai mostrata in grado di gestire gli attaccanti avversari. I dati su come il Southampton sia entrato in area sono abbastanza sufficienti a capire come i pericoli siano giunti dalle fasce (8 cross tentati da Perraud), a questo si aggiunge il dato relativo ai cosiddetti DEEP passes (ossia i passaggi effettuati all'interno di un immaginario semicerchio intorno alla porta il cui diametro è di 20 metri): i Saints ne hanno effettuati appena 3, a sostegno della tesi che gli spazi centrali erano ben presidiati lasciando all'avversario il cross come unica arma per arrivare al tiro (statisticamente la soluzione meno efficiente di tutte).

Ciò che a livello strategico ha parzialmente funzionato non ha funzionato a livello pratico nel momento in cui i palloni giocati in area hanno creato il panico nella difesa del Tottenham. Esempio che calza a pennello è il comportamento della difesa sul goal del 2-2 firmato da Elyounoussi, dove tutta la linea difensiva ed i centrocampisti a supporto sono attratti dalla combinazione laterale tra Walker-Peters e Ward-Prowse che porterà. nonostante la superiorità numerica in area di rigore, il norvegese a colpire indisturbato alle spalle di Lloris. La stessa problematica si ripeterà due minuti dopo in occasione del goal di Che Adams che decide la partita, ma anche altre volte nel corso della partita è stato Lloris a metterci una pezza sull'eccessiva attrazione della linea difensiva nei confronti della palla una volta posizionati in area di rigore, un aspetto su cui Antonio Conte dovrà lavorare davvero tantissimo.


CONCLUSIONI

Tottenham-Southampton è stata una partita bellissima giocata a ritmi altissimi soprattutto grazie alla coraggiosissima strategia di gara della squadra del sud dell'Inghilterra, una strategia che ha messo in strenua difficoltà il Tottenham che ha avuto serissime difficoltà ad uscire dalla propria metà campo per quasi tutto il primo tempo.

Il dato relativo alla pericolosità dei possessi nel corso della partita mostra chiaramente quanto l'andamento della partita sia stato dettato dalla strategia della squadra di Hassenhuttl, con il Tottenham che è riuscito a giocare solo nei momenti in cui i Saints hanno preso fiato dalla loro continua ricerca della pressione asfissiante. 







L'unico appunto da cui Antonio Conte può ripartire dopo questa partita è che dopo le prime settimane di lavoro, il Tottenham sembra avere un disegno tattico riconoscibile, con la scelta del 3-4-2-1 come schema di base: gli arrivi di Bentancur e Kulusevski e la cessione di Alli sembrano confermare che la strada scelta è questa, con l'uruguaiano ed il polacco che al momento rappresentano rispettivamente i backup di uno dei due di centrocampo e di Lucas Moura. Dall'altra parte c'è una linea difensiva completamente da registrare in fase di difesa posizionale. 

Ultima nota personale di stampo nostalgico: il 4-2-4 riproposto nei minuti finali di partita dopo aver subito il goal del 2-3 di Adams potrebbe diventare il famoso piano B di Conte, chissà che nello sviluppo del suo lavoro nel nord di Londra il tecnico salentino non decida di rispolverare i playbook con cui si è fatto conoscere agli occhi del mondo come allenatore ai tempi di Bari.

Thursday, 30 December 2021

Il Liverpool sembra un po' più fragile


Per la Premier League questo è un periodo ricco di partite, un periodo poco amato dagli allenatori, costretti a fare i salti mortali per schierare una formazione all'altezza ogni 48 ore; soprattutto quelli stranieri, non particolarmente legati alle usanze del Regno Unito, faticano a gestire questo periodo della stagione, e Jurgen Klopp sta mostrando di non digerire al meglio questa fase della stagione, in cui il Liverpool è scivolato a -9 dal Manchester City con una gara da recuperare.

Martedì sera per i Reds è arrivata una sconfitta sul campo del Leicester, reduce dal 6-3 subito proprio dalla squadra di Guardiola nel Boxing Day, che in totale emergenza difensiva è riuscita a tenere inviolata la propria porta. Il Liverpool ha creato diverse occasioni ma senza trovare la via della rete, mentre il Leicester seppur soffrendo, è riuscito ad attivare bene i propri meccanismi in contropiede, trovando grazie ad esso il goal che è valso un'insperata vittoria.

Il dato degli xG, del possesso palla e delle conclusioni ci raccontano di una partita che in altre circostanze il Liverpool avrebbe potuto vincere tranquillamente, tuttavia qualche difficoltà la squadra di Klopp l'ha dimostrata, ben ingabbiata dallo schieramento della formazione di Rodgers che ha rinunciato ad ogni tipo di pressione sul possesso del Liverpool (18,57 il dato del PPDA della formazione di Rodgers) puntando, invece, su un indirizzamento del gioco avversario verso le zone esterne del campo dove poter isolare i giocatori del Liverpool, per poi cercare di partire in contropiede.


LE FORMAZIONI INIZIALI

Vedendo la formazione del Leicester è abbastanza semplice rendersi conto della situazione di emergenza delle Foxes nel reparto difensivo: tutti i difensori centrali erano fuori uso e per questa ragione la coppia al centro della difesa era formata da Ndidi ed Amartey, due mediani, davanti a loro Rodgers ha inserito altri due mediani come Choudhury e Soumarè, il tutto in un 4-3-1-2 dove Maddison agisce da trequartista alle spalle delle punte Vardy e Iheanacho.



Dall'altra parte Klopp ha dovuto rinunciare al solo Robertson, sostituito da Tsimikas; a centrocampo sono Henderson e Oxlade-Chamberlain ad affiancare Fabinho, mentre in avanti non si tocca il tridente Salah-Jota-Manè.

LA STRATEGIA DIFENSIVA DEL LEICESTER


Il 4-3-1-2 con cui il Leicester si è schierato in campo aveva obiettivi molto chiari in fase di non possesso: il Liverpool è una della squadre più difficili da limitare in fase di sviluppo, visti i continui movimenti dei terzini, delle mezzali e dei tre d'attacco atti a disordinare le difese avversarie sfruttando l'intera larghezza del campo e gli spazi tra le linee.

Per ovviare a questa situazione, Rodgers ha istruito la linea difensiva a muoversi in modo da avere sempre sotto controllo i tre attaccanti del Liverpool, lasciando a Choudoury e Dewsbury-Hall il doppio compito di scalare sul terzino o sulla mezzala. Come si evince dall'esempio Castagne e Thomas seguono Salah e Manè, mentre vediamo il meccanismo di scalate dei centrocampisti in base al posizionamento della palla: qui Dewsbury-Hall va a prendere Alexander-Arnold mentre Soumarè scala su Henderson, inoltre possiamo anche notare Maddison che segue le tracce di Fabinho. Con questo schieramento il Leicester ha molto rallentato il gioco dei Reds che hanno avuto difficoltà ad innescare il tridente offensivo.

L'altra mossa dell'allenatore del Leicester è stata quella di indirizzare il gioco del Liverpool, non permettendo alla squadra di Klopp di muoversi per vie centrali in costruzione, una situazione che avrebbe permesso ai terzini di prendere immediatamente campo mentre come si evince dall'esempio la costruzione deve essere portata sull'esterno: le linee di pressione molto basse si limitano ad occludere gli spazi centrali, il Liverpool deve andare sull'esterno per proseguire l'impostazione dell'azione facendo scattare la trappola preparata dal predecessore di Klopp sulla panchina di Anfield.

La trappola consiste nel muovere lo schieramento della squadra in zona palla andando a schiacciare il triangolo di sviluppo esterno formato da Tsimikas, Manè e Oxlade-Chamberlain verso la linea laterale, costringendo gli avversari a tornare indietro per cercare di ricostruire il gioco. Non è un caso che, come vedremo più avanti. per cercare di costruire azioni da rete mediante la propria manovra Klopp abbia dovuto rinunciare al 4-3-3 per permettersi una costruzione di gioco in grado di trovare l'uomo alle spalle delle linee di pressione avversarie.


HENDERSON L'ARMA OFFENSIVA DEL LIVERPOOL


La grande attenzione mostrata da parte della linea difensiva del Leicester nei confronti del tridente offensivo del Liverpool ha reso da una parte poco pericolosi i tre attaccanti, ma dall'altra ha portato la creazione di spazi per gli inserimenti delle mezzali. Il giocatore che più di tutti si è reso pericoloso utilizzando le sue doti di corsa senza la palla è stato Jordan Henderson.

Ecco un esempio di come l'ex giocatore del Southampton si è reso pericoloso: sfruttando l'orientamento sulla palla delle linee difensive del Leicester, cercava di sfruttare lo spazio tra centrale difensivo e terzino creato dal movimento ad allargarsi di uno dei tre attaccanti (nella fattispecie Jota) per sfruttare quello spazio e mettere in crisi lo schieramento difensivo del Leicester. In questo esempio il pallone terminerà sui piedi di Jota che però non troverà modo di concludere a rete da posizione favorevole.

L'unico modo che aveva la squadra di Klopp per generare pericoli era quello di sfruttare le debolezza intrinseca di un 4-3-1-2, ossia la difficoltà a gestire i cambi di gioco: frequentemente il pallone è passato da lato di Tsimikas a quello di Alexander-Arnold allo scopo di aprire la scatola dello schieramento difensivo. In questo esempio, con il Leicester portato dentro la propria area di rigore, le zone esterne sono lasciate libere, per cui sul cambio di lato tocca a Dewsbury-Hall uscire liberando spazio per l'inserimento di Henderson. Anche in questo caso arriverà un'occasione per Salah da posizione defilata parata da Schmeichel. 

Inoltre, dove il Liverpool non riusciva a creare su azione manovrata, provava a farlo nel gioco da fermo, soprattutto creando situazioni di pericolo dagli sviluppi di rimessa laterale in zona d'attacco: proprio da questo tipo di situazione è stato propiziato il calcio di rigore poi fallito da Salah. A procurarselo è stato proprio Henderson con un'altra incursione all'interno dell'area di rigore avversaria. Il rigore sbagliato unitamente alla successiva ribattuta ha influenzato in gran parte il dato degli xG, ma soprattutto non ha permesso al Liverpool di portare la partita sui binari preferiti, ossia un avversario che deve alzare il baricentro che si espone quindi alla verticalità del gioco dei Reds.

IL GIOCO DI TRANSIZIONE DEL LEICESTER


Per la squadra di Rodgers il piano partita non poteva essere oggetto di scelta libera, sia a causa delle tante assenze, sia a causa della forza dell'avversario che mai e poi mai avrebbe concesso al suo ex allenatore di risalire il campo mediante il palleggio. Per questo motivo la scelta del tecnico nordirlandese è andata su un gioco diretto e di transizioni.

D'altronde riuscire a giocare da dietro era un'impresa a dir poco complicata per il Leicester. In questo esempio si nota chiaramente il sistema di prima pressione creato da Klopp che rendeva assai complicato il palleggio da dietro. Per questo motivo la soluzione migliore era comunque quella di costruire con 6 uomini (i 4 di difesa più Choudhury e Soumarè) allo scopo di attirare la pressione dei giocatori del Liverpool e cercare in profondità i movimenti di Maddison e delle due punte. Le statistiche ci vengono in soccorso contando ben 14 rinvii lunghi di Schmeichel al cospetto dei 7 di media effettuati in ogni match, a dimostrazione che la pressione del Liverpool ha costretto Rodgers ad adattare il piano gara.

In questo esempio vediamo come viene messa in pratica la transizione offensiva: su una palla recuperata a centrocampo è uno dei tre elementi offensivi a proporre il primo smarcamento preventivo (nel caso di specie Iheanacho) mentre gli altri due vanno subito in profondità portandosi via la linea difensiva del Liverpool. Questa scelta ha creato i presupposti per la creazione di alcune situazioni potenzialmente pericolose, tuttavia non sono state convertite in pulite occasioni di rete poiché, come visto in precedenza, Alexander-Arnold e Tsimikas non si alzavano subito in costruzione, questo permetteva loro di poter assistere la linea difensiva in caso di transizione e non lasciare in inferiorità numerica i propri compagni; nel secondo tempo, con i due terzini alzati in fase di costruzione (come stiamo per vedere), le transizioni del Leicester riusciranno a far male alla difesa del Liverpool.

LE MOSSE CHE HANNO CAMBIATO LA PARTITA


Come detto in precedenza, il Leicester ha saputo trovare il modo per rendere complicato l'accesso all'area di rigore da parte del Liverpool grazie alla capacità di chiudere ogni spazio centrale chiudendo i portatori di palla verso la linea laterale. Per ovviare a questa situazione Klopp ha cercato di cambiare lo spartito mettendo in campo Keita al posto di Oxlade-Chamberlain, mettendo da parte il 4-3-3 per avere più presenza al centro.

Come si evince da questo esempio lo schieramento si trasforma in un 4-2-2-2 con due attaccanti che bloccano la linea difensiva, due giocatori che si muovono tra le linee mentre Keita si abbassa in costruzione. I due terzini danno ampiezza allo scopo di aprire la linea di centrocampo del Leicester, passata a 5 con l'ingresso in campo di Lookman e Maddison spostato sulla destra. Attirando la pressione dei centrocampisti con i costruttori il Liverpool riesce finalmente a trovare i giocatori liberi tra le linee togliendo, inoltre, riferimenti alla linea difensiva avversaria. Da questo tipo di situazione nascerà la migliore occasione del secondo tempo per il Liverpool che, però, Manè non riuscirà a convertire in rete.

Il passaggio al 4-5-1 sembrava, al contrario, una mossa suicida di Rodgers, non più in grado di mandare il Liverpool sull'esterno in quanto le due linee si facevano facilmente manipolare. Tuttavia l'ingresso di Tielemans alzando il livello tecnico del centrocampo ha aperto nuove opportunità di gestire meglio il gioco di transizione una volta recuperata palla.

La qualità del belga nel difendere il pallone lo rende un giocatore di difficile replicabilità per qualsiasi squadra, tanto più per il Leicester, per cui qui si può notare come da solo sia stato in grado di eludere una immediata riaggressione del Liverpool dopo una palla recuperata al limite dell'area di rigore con un altro attacco impostato nel modo descritto sopra. L'altra chiave sta nella posizione di Lookman inserito per sfruttare il punto debole del gioco di Klopp: lo spazio che i due terzini lasciano alle spalle in fase di transizione. Da una situazione molto simile a quella dell'esempio è nata l'azione con cui l'ex giocatore dell'Everton ha sbloccato la partita regalando la vittoria alla sua squadra.

Quindi i cambi hanno permesso da una parte al Liverpool di trovare modo di avanzare centralmente ed aggirare le trappole di Rodgers, ma dall'altra parte ha esposto i Reds ai contropiedi del Leicester, resi possibili dal posizionamento di Lookman. La partita tatticamente si è decisa qui, con le Foxes che hanno trovato modo di massimizzare i vantaggi del nuovo schieramento tattico al contrario di quanto fatto da Salah e compagni.

Wednesday, 21 April 2021

Il Chelsea è animale da scontri diretti?


La partita di ieri sera tra Chelsea e Brighton mi ha permesso di aprire alcune riflessioni sul valore del Chelsea e sui diversi risultati che sta ottenendo in Champions ed in FA Cup e quelli che ottiene in campionato: la risposta sta nel fatto che questa squadra, nelle mani di Tuchel da pochi mesi, ha un modo di giocare basato sul controllo (come spesso sbandierato dallo stesso allenatore nelle sue interessanti conferenze stampa) che, paradossalmente può esercitare meglio in gare aperte che in gare in cui l'avversario non ha problemi a concedere il controllo.

LA PARTITA CONTRO IL BRIGHTON

Come indicato in premessa, la partita di ieri sera ha mostrato come il Brighton con uno schieramento in grado di chiudere ogni soluzione alla profondità del Chelsea, è riuscito a rendere inoffensiva la squadra di Tuchel. Attenzione qui non si parla di chiudersi davanti all'area di rigore, ma di contestare determinate traiettorie di passaggio con un atteggiamento tutt'altro che attendista e conservativo.

Fonte passmap Between the Posts
Dalla passmap della partita si evince chiaramente come la squadra di Tuchel abbia fatto fatica a trovare la profondità: le posizioni medie degli uomini più avanzati sono praticamente poco oltre la linea di centrocampo, a dimostrazione di quanto fosse aggressiva (ed efficace) la pressione della linea difensiva del Brighton. La strategia in fase di possesso della squadra di Tuchel è basata sui tre centrali difensivi che impostano e mantengono il possesso finché non trovano uno spazio per far arrivare un pallone tra le linee: questo può avvenire mediante un passaggio in verticale o tramite una conduzione palla al piede di uno dei due "braccetti" (ieri sera chi si è preso maggiori responsabilità in questo senso è stato Rudiger). L'ottimo atteggiamento del Brighton ha reso estremamente difficoltoso il lavoro tra le linee di Pulisic e Ziyech.



Un chiaro esempio di quanto descritto dalla passmap sopra è mostrato in questo esempio: i tre attaccanti del 3-4-3 del Brighton si posizionano in modo tale da schermare Jorginho e Mount ed allo stesso tempo aggredire uno dei 3 difensori. Alle loro spalle i due centrocampisti centrali Bissouma e Gross sono pronti ad aggredire i due centrocampisti del Chelsea: la zona di rifinitura per i Blues, quindi, si trova praticamente nel cerchio di centrocampo, dove si abbassano Pulisic e Ziyech, quest'ultimo riceve la palla ma c'è già pronto ad uscire su di lui il centrale difensivo Webster, che va a contestare il pallone al marocchino bloccando ogni possibilità di risalita al Chelsea (nell'esempio del fermo immagine Ziyech otterrà forse il massimo da questa situazione, ossia un calcio di punizione).

LA PARTITA CONTRO IL MANCHESTER CITY

Nello scorso weekend, invece, abbiamo visto la squadra di Tuchel ottenere il passaggio alla finale di FA Cup battendo il City di Guardiola e, udite udite, lo ha fatto utilizzando gli stessi meccanismi che ha tentato di utilizzare ieri sera contro il Brighton.

Utilizzando come riferimento il raggiungimento della zona rifinitura già analizzata nella partita di ieri sera, si nota come nella partita contro il City, la costruzione con 3 difensori e due centrocampisti, oltre al posizionamento più in basso dei due esterni, abbia manipolato decisamente molto bene la pressione del City fino ad arrivare ad imbeccare Ziyech e Mount liberi in quella zona di campo, raccogliendo il pallone alle spalle della pressione della squadra di Guardiola e con tanto campo davanti grazie allo scatto di Werner che fa scappare dietro la linea difensiva dei Citizens. Questo scaglionamento in campo, dunque, mostra grandi vantaggi nel momento in cui il Chelsea affronta una squadra che, nell'alzare la pressione, fatica ad accorciare sui palloni giocati alle spalle di queste linee di pressione.

Dunque il quadro che ne emerge può essere paradossale ma non sorprendente: la ricerca del controllo voluta da Tuchel ha portato ad un meccanismo che fatica a creare calcio di qualità contro squadre che accettano di lasciare quel controllo al Chelsea, mentre riesce ad essere molto più spettacolare e redditizio quando trova di fronte un avversario che vuole contendere ai Blues quel controllo.

Fonte account Twitter EricLaurie
La strategia voluta da Tuchel per controllare il match si basa sui princìpi ben riassunti da questo riassunto grafico di Eric Laurie, dove la chiave sta nei 5 costruttori e 5 invasori (che lui semplifica con 5 che attaccano e 5 che difendono) al fine di avere supporto alle spalle del portatore di palla. In avanti, invece, lo scopo è quello di occupare i 5 canali verticali con i 5 invasori e, come abbiamo visto negli esempi sopra, creare ed occupare spazi nella zona rifinitura (o tra le linee che dir si voglia). Ultimo ma non meno importante aspetto è l'utilizzo delle zone laterali per avere la maggiore ampiezza possibile e costringere l'avversario ad allargare le maglie centralmente, nonché per avere opzioni per la risalita del pallone tramite triangoli che accelerano la circolazione della palla.


LE PRESTAZIONI DIFENSIVE


Il controllo ricercato da Tuchel passa anche dalle sicurezze difensive: come abbiamo visto nello schema realizzato sopra da Eric Laurie, il principio di attaccare e difendere con 5 uomini nasce dalla necessità di avere sempre un supporto alle spalle del portatore di palla che possa mantenere in sicurezza l'area di rigore in caso di transizione e/o palla persa in costruzione. Ciò che ha portato di nuovo Tuchel rispetto a Lampard è stato appunto capire che la squadra per esprimersi al meglio aveva bisogno di sentirsi sicura: il calcio rapido e di transizioni che Lampard aveva proposto nella scorsa stagione aveva indubbiamente divertito ma non sembrava più attecchire in un gruppo di lavoro che ha subito pesanti e massicci cambiamenti nel corso del mercato estivo. 

Fonte Understat
Come si evince dai dati statistici elaborati da Understat, sotto la gestione Tuchel il Chelsea è la squadra che ha concesso meno expected goals su azione: è sempre opportuno rammentare che il dato degli expected goals non sempre fornisce un quadro definitivo della situazione, però quanto meno conferma l'impressione che si ha osservando questa squadra e che l'ha portata, con molta pazienza a trovare risultati che sono poi risultati decisivi per proseguire il cammino in Champions League, come, per esempio. la vittoria sull'Atletico Madrid negli ottavi di finale, dove il Chelsea ha vinto la partita con la pazienza derivante dal fatto che sapeva di essere in controllo della partita grazie alla capacità di essere al riparo dalle letali transizioni della squadra di Simeone.


UN BUSINESS CASE PER LA FINALE DI CHAMPIONS


Insomma, le caratteristiche di questo Chelsea si sposano perfettamente per partite bloccate ed equilibrate come possono essere delle partite secche di una competizione come la FA Cup (di cui è finalista) e come la Champions League (dove affronterà in semifinale il Real Madrid), mentre in campionato questo atteggiamento si sta rivelando non sempre produttivo contro determinati avversari come, appunto, il Brighton di ieri.

Paradossalmente, dunque, questo Chelsea, poco considerato tra le 4 squadre rimanenti in lizza per la Champions, ha tutte le carte in regola per mettere in difficoltà il Real Madrid: la sua forza difensiva sarà molto importante per tenere a bada gente come Benzema e Vinicius che, invece, hanno fatto a fette una difesa che si espone maggiormente come quella del Liverpool; a sua volta il Real è una squadra che pressa bene, ma allo stesso tempo, contro squadre non schierate "a specchio" il Chelsea è in grado di sapersi creare le superiorità numeriche necessarie a risalire rapidamente il campo ed arrivare in porta.

Dall'altra parte, invece, la lotta per i primi 4 posti in Premier non è affatto semplice per gli uomini di Tuchel, proprio perché la ricerca del controllo non sempre si tramuta in vittorie, e questo sta rallentando la scalata dei Blues in maniera abbastanza pericolosa: la lotta è molto serrata e gli impegni sono tanti, per cui il paradosso di un Chelsea in finale di Champions ma estromesso dalle prime quattro della Premier potrebbe realizzarsi molto più facilmente di quanto non si creda.

Monday, 15 March 2021

Manchester United - West Ham, il disagio del dover attaccare


Il programma della domenica della Premier League prevede un epilogo di grandissimo interesse dato che ad affrontarsi sono il Manchester United ed il West Ham, due squadre di grandissima tradizione nella patria che ha inventato il calcio e che oggi rappresenta un incrocio di storie molto interessante.

La partita di oggi, infatti, come già anticipato nella mia preview pubblicata venerdì, vede il ritorno di Moyes ad Old Trafford: non che sia la prima volta per il primo successore di Sir Alex Ferguson di tornare nel luogo del suo grande fallimento da allenatore, ma oggi rappresenta sicuramente la prima volta da quando la sua carriera è tornata ad essere brillante: il suo West Ham è la grande sorpresa di questo campionato e viene a Manchester a mostrare tutto il proprio valore per capire se può davvero presentare una candidatura per la prossima Champions League.

Come previsto, è stata una partita molto fisica e con pochi spazi per vedere giocate offensive di un certo livello: Moyes ha cercato di impostare una partita difensiva per cercare di scoprirsi alla distanza e sfruttare la stanchezza degli avversari: il piano non ha sortito gli effetti sperati, non ostante la squadra di Solskjaer fosse esausta sul finale di partita, gli Hammers non sono stati in grado di scalfire la tenuta difensiva dello United che ha portato a casa i 3 punti grazie ad un autogoal di Dawson sugli sviluppi di un calcio d'angolo.


LE FORMAZIONI


Molte assenze formate da ambo i lati: Solskjaer deve fare a meno di buona parte del suo attacco con Martial che si aggiunge a Cavani nella lista degli assenti, anche a centrocampo le cose non vanno meglio con Pogba e Van de Beek infortunati; dall'altra parte Moyes deve rinunciare al suo uomo più in forma, ossia Jessie Lingard, inutilizzabile a causa dell'accordo di prestito con il Manchester United.

Il tecnico norvegese sostanzialmente schiera la stessa formazione che giovedì scorso ha pareggiato contro il Milan in Europa League e che, con ogni probabilità, sarà la stessa che si presenterà a San Siro giovedì prossimo. Lo schieramento è un 4-2-3-1 con Fred che riprende il posto in mediana accanto a McTominay, davanti ritorna anche Rashford rinviando dunque l'esordio da titolare di Amad Diallo.




Dall'altra parte Moyes ritorna alla difesa a 3 con il classe 2000 Ben Johnson riproposto esterno a sinistra coperto da Cresswell, a centrocampo il tecnico scozzese inserisce un centrocampista in più, ossia il capitano Mark Noble, in attacco Michail Antonio viene affiancato da Jarrod Bowen. 


CHI HA FATTO LA PARTITA

Manchester United e West Ham sono due squadre che sono a loro maggiore agio quando è l'avversario ad avere la palla: non è un segreto che la maggior parte delle vittorie del Manchester United quest'anno siano arrivate quando hanno avuto meno del 50% del possesso, così come si sa bene quanto Moyes abbia lavorato principalmente nel tenere una squadra dal baricentro basso e che copra al meglio la propria area di rigore, un grosso punto debole della squadra sotto la gestione Pellegrini.

Fonte heatmap WhoScored
Uno dei temi più attesi della vigilia era capire chi si sarebbe trovato costretto a dover avere il controllo del possesso ed anche la supremazia territoriale, sono bastati pochi minuti per capirlo: il 5-3-2 del West Ham non lasciava adito ad equivoci, sono i Red Devils a dover fare la partita e questo è stato il leit motif di tutto il primo tempo, terminato con un possesso palla del 65% a favore della squadra di Solskjaer ed una supremazia territoriale ben visibile dalle heatmap qui a fianco.

Tuttavia questa è la tipica situazione in cui lo United fatica a fare gioco e, soprattutto, ad attivare le frecce nel proprio arco: Rashford, James e Greenwood danno il proprio meglio se lanciati in velocità, giocando da fermo perdono molto del loro potenziale.

Per cercare di ovviare a questa situazione Soskjaer ha cercato delle modifiche nell'assetto della squadra in fase di possesso, proprio in modo tale da trovare il modo per stanare il West Ham: questo avveniva mediante uno schieramento definibile come un 3-1-6 con Wan Bissaka affiancato ai due centrali difensivi, Fred che fa da vertice di questo rombo di costruzione, mentre McTominay si alza assieme agli attaccanti e Bruno Fernandes cercando di occupare gli spazi centrali mentre l'ampiezza veniva data da James a destra e Shaw a sinistra.

Il West Ham da canto suo rispondeva con uno schieramento decisamente molto guardingo, come si intuiva dallo schieramento iniziale: in fase di non possesso la squadra di Moyes si abbassava fino al limite della propria area di rigore con due linee rispettivamente da 5 e da 3 chiudendo ogni linea di passaggio e chiudendo ogni opzione in profondità ed in ampiezza.




L'UTILIZZO DELLA FASCIA SINISTRA DEL MANCHESTER UNITED


E' proprio il lato sinistro quello maggiormente utilizzato dallo United per cercare di creare pericoli: la motivazione stava nel fatto che l'esterno inglese faceva molto più movimento senza palla e, per questo, riusciva sempre a trovare lo spazio dove ricevere il pallone sfruttando i cambi di gioco di Fred aiutandosi anche dell'approccio timido di Coufal non appena riceveva palla, con il terzino ceco che restava in copertura permettendogli di avanzare più volte palla al piede. Nel fermo immagine di fianco si nota lo spazio che ha Shaw per affrontare in 1 contro 1 il terzino ceco, ovviamente questa situazione è stata attivata da un cambio di gioco da parte di Bruno Fernandes.

L'altro motivo di questa scelta è dato dal solito atteggiamento degli elementi offensivi dello United, ossia quello di aspettare il pallone tra i piedi ed iniziare a muovere le gambe solo dopo la ricezione del pallone: questo atteggiamento fa perdere diversi tempi di gioco alla squadra che si trovava, come diverse volte accade in questi ultimi anni, a circondare l'area avversaria ma senza mai trovare la giocata migliore. Per ovviare a questa situazione l'unico giocatore in grado di creare qualcosa è ovviamente Bruno Fernandes che, venendo incontro in zona di sviluppo dell'azione cerca di dare maggiore qualità alla circolazione del pallone. In questo fermo immagine si nota come il portoghese si abbassi fino a diventare il vertice del rombo di costruzione dello United nel 3-1-6 con cui i Red Devils si schieravano in fase di possesso, tuttavia anche in questa situazione si può notare come ci sia occupazione della zona di rifinitura ma senza movimenti da parte di chi occupa gli spazi: i giocatori sono fermi spalle alla porta senza cambiare la postura affinché la ricezione del pallone possa portare a qualcosa di buono.

IL RECUPERO ALTO DEL PALLONE


Il vantaggio del 3-1-6 (o 2-2-6 in base all'altezza di Wan Bissaka) era quello di avere molti giocatori sulla trequarti del West Ham, questo ha reso possibile una strategia di recupero alto del pallone favorito, appunto dalla grande presenza di giocatori dei Red Devils in quella zona di campo: per il West Ham l'unico modo di uscire era spazzare via il pallone oppure cercare Michail Antonio che, pur dandosi un gran da fare, ha avuto una serata complicatissima contro Lindelof e Maguire che lo hanno sovrastato nei duelli fisici. Nel fermo immagine si può notare come lo United andava a cercare di bloccare sul nascere ogni transizione del West Ham sfruttando la densità creata dal posizionamento dei giocatori in fase di possesso, in particolare la quantità di giocatori presenti nella trequarti avversaria.

Fonte dati SofaScore
In questo modo gli Hammers non sono mai riusciti a risalire il campo, inoltre i loro punti di forza, ossia le qualità fisiche di Soucek e della stesso Antonio non potevano essere facilmente attivati visto che il Manchester United non ha nulla da invidiare a nessuno dal punto di vista fisico dalla metà campo in giù. Anche le statistiche confermano come il West Ham non sia stato in grado di rigiocare il pallone su Antonio: i dati relativi ai duelli del centravanti sono stati poco positivi, a dimostrazione che impostare una partita di duelli fisici contro Lindelof o Maguire non sia un piano foriero di successi.










IL PASSAGGIO DEL WEST HAM ALLA DIFESA A 4


Durante l'intervallo Moyes ha inteso la necessità di dover fare qualcosa in più che una gara di mero contenimento: l'impossibilità a risalire il campo con la palla nel corso della partita avrebbe portato la squadra a spendere eccessive energie nel rincorrere l'avversario, in quel caso il timore era quello che la stanchezza avrebbe presentato il conto ad un certo punto. 

Per ovviare a questa situazione ha deciso di modificare lo schieramento schierandosi con un 4-2-3-1 dove Ben Johnson viene spostato da esterno di sinistra a centrocampista destro: lo scopo era sostanzialmente quello di costringere Shaw ad arretrare di qualche metro il proprio raggio di azione, inoltre lo stesso Johnson seguiva costantemente il terzino ex Southampton in modo da non costringere Coufal a fare lunghe rincorse per coprire le sue folate come abbiamo visto nel primo tempo. 

La mossa, però, ha rivelato dopo pochi minuti, il lato negativo della medaglia: la linea difensiva a 4 si era esposta sul lato debole, ma i centrali non erano ben settati su questa modifica, così su un cross innocuo di Greenwood Dawson è convinto ci sia la copertura sul secondo palo convinto di avere due compagni alle spalle, lascia scorrere il pallone costringendo Coufal a fare un miracolo per togliere la battuta a rete a botta sicura di Rashford. Dall'angolo successivo arriva il goal del Manchester United che decide la partita: è lo stesso Dawson a sbagliare il disimpegno e depositare la palla nella propria porta.

LE SCELTE SUI CAMBI


La Premier League è l'unico campionato a non ammettere i cinque cambi in tutta Europa, una scelta francamente poco comprensibile in questo momento storico, così per gli allenatori le possibilità di ridare tono fisico alla squadra sono ridotte nel corso del match, da qui anche il motivo per il quale le partite di Premier sono decisamente meno intense e giocate ad un ritmo più basso rispetto a come era prima del lockdown.

Gli unici cambi della partita sono 2 e li effettua entrambi Moyes al 62': fuori Johnson e Noble, dentro Lanzini e Benrahma, cambi con un chiaro messaggio offensivo del tecnico scozzese che aggiunge qualità a centrocampo con l'argentino e cerca imprevedibilità con i tagli da sinistra dell'ex giocatore del Brentford. I cambi sono stati il segnale che Moyes voleva dare alla squadra di cambiare strategia e cominciare a prendere campo: ovviamente questo ha comportato l'esporsi ai contropiede del Manchester United, come nell'esempio qui a fianco, dove Coufal alzandosi a sostegno della manovra del West Ham abbia lasciato ovviamente spazi per gli smarcamenti di Rashford.

Dall'altra parte Solskjaer decide di non effettuare nessun cambio, le spiegazioni possono essere solo due: l'undici come schierato in campo lo soddisfaceva al punto dal non rendere necessaria alcuna modifica oppure le scelte a disposizione in panchina erano così poche dal convincerlo che non era il caso di utilizzarle.

Alla fine i cambi del West Ham non cambiano il corso della partita al punto da modificarne il risultato finale: lo United non potendo portare tanti giocatori nella metà campo avversaria non andava più a pressare il West Ham e andava progressivamente ad abbassare il baricentro. Alla fine gli Hammers non sono riusciti ad arrivare al tiro ad eccezione di un'occasione giunta sul piede di Soucek proprio su un'azione costruita da una giocata individuale di Benrahma rifinita da Lanzini, ma il muro messo davanti ad Henderson ha funzionato; anche Bowen su un cross dalla sinistra ha avuto una buona chance ma ha mancato la porta, occasioni importanti ma troppo poco per meritare il goal del pareggio. 


CONCLUSIONI


La vittoria finale del Manchester United si può ritenere senz'altro giusta: la squadra di Solskjaer non ama fare la partita e non ama fare possesso, tuttavia il West Ham non ha dato alternative sul piano partita da adottare dai Red Devils. I limiti della squadra e soprattutto di alcuni elementi a livello individuale sono ancora presenti, tuttavia il tecnico norvegese sta mettendo in piedi alcuni meccanismi che permettono alla squadra, a sua volta, di far giocare male l'avversario di turno costringendolo all'errore che poi si rivela decisivo per le sorti del match: è successo domenica scorsa contro il City ed è successo anche ieri sera contro il West Ham.

Nel vedere la solidità che ha mostrato lo United nelle ultime settimane aumenta di valore la prestazione del Milan giovedì scorso ad Old Trafford: la partita che vedremo a San Siro giovedì prossimo si presenta come una magnifica battaglia che avrebbe meritato un'importante cornice di pubblico. Sia Milan che Manchester United ieri sera hanno mostrato, con problematiche diverse, di aver sofferto lo sforzo della gara d'andata, per questo sono convinto che vedremo due squadre giocarsi tutto.

Riguardo il West Ham, il piano partita di Moyes non ha dato gli effetti sperati, la squadra è mancata nelle ripartenze nel primo tempo ed ha finito per schiacciarsi e per perdere a causa di un errore individuale dettato da una condizione di grande pressione per il reparto difensivo. Gli Hammers hanno mostrato anche stasera una buona dose di forza mentale per cercare di restare in partita e, soprattutto grande presenza ed applicazione, ma quando l'avversario riesce a disinnescare a livello fisico elementi centrali come Soucek ed Antonio, la squadra perde buona parte della propria forza.

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