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Thursday, 1 August 2024

Analyzing Artem Dovbyk through his goals


Artem Dovbyk had a breakout season last year playing for Girona; a season which allowed him to be the Pichichi of La Liga and his team to reach the qualification to the next Champions League. With his national team did not perform well enough in the last European Championship in Germany, therefore many doubts arise in relation to his transfer to AS Roma.

In this post I will try to find out in which way Girona allowed him to score and to perform at his best. Given the fact AS Roma is very close to sign him, It would beneficial for giallorossi supporters to understand which efforts on a tactical point of view Daniele De Rossi is required to do in order to allow the Ukrainan forward to be the right investment for the team.

In order to perform this analysis I tried to dissect the open-play goals scored by Dovbyk in the last season in La Liga in order to describe the pattern who allowed him to score. Together with this I will show some interesting stats which explain his style of play.

Wednesday, 21 June 2023

Come spiegare la retrocessione dello Spezia?

 


E' durata tre anni l'avventura dello Spezia in serie A: lo spareggio perso contro il Verona ha condannato la squadra ligure al ritorno in serie B in una stagione in cui sembrava che la salvezza potesse essere raggiunta con sufficiente agilità dalla formazione spezzina, soprattutto per come si erano messe le cose dopo il girone di andata.

Invece il girone di ritorno è culminato con un crollo di risultati unito ad una grande rimonta del Verona fino ad arrivare all'ultimo atto del Mapei Stadium. In mezzo c'è stato l'esonero di Luca Gotti in favore di Leonardo Semplici, una mossa che cercheremo di capire da cosa sia stata dettata e di come non abbia ottenuto i risultati sperati.

Monday, 18 July 2022

Come il Napoli dovrebbe rimpiazzare Koulibaly?


Dopo otto stagioni corredate da 317 partite ufficiali, il ciclo di Kalidou Koulibaly a Napoli è volto al termine: giocatore e società hanno considerato l'offerta del Chelsea la migliore per tutte le parti in causa considerati i 31 anni del calciatore senegalese e la scadenza di contratto al termine della prossima stagione.

Di certo il Napoli doveva già mettere in conto, almeno per ragioni anagrafiche, la fine della storia con Koulibaly e ritengo che alla fine lo abbia fatto. Ora si tratta di capire come la società partenopea cercherà di sostituirlo, un compito molto complicato, soprattutto considerando che, sostanzialmente, il difensore ex Genk è un profilo del tutto insostituibile.

E qui entra in campo un discorso di tipo strategico: il Napoli cercherà di investire su un giocatore immediatamente in grado di prendersi la leadership difensiva oppure si deve puntare su un difensore di prospettiva demandando al lavoro di Spalletti nell'educare la linea difensiva.


IL PROFILO NECESSARIO

Trovare un giocatore che possa sostituire Koulibaly significa cercare un giocatore che possa essere in grado di garantire un'uscita del pallone pulita ed anche in grado di superare brillantemente la prima pressione ed allo stesso tempo essere in grado di garantire le giuste coperture in difesa, che sia mediante copertura della profondità o mediante la capacità di affrontare l'avversario diretto in uno contro uno.

Per questo motivo ho cercato, mediante l'uso delle statistiche, quale giocatore può essere in grado di svolgere i compiti finora svolti dal centrale senegalese, basandomi proprio su quegli aspetti. Da questa shortlist sono stati già esclusi giocatori che non possono essere accostati al Napoli o perché il prezzo del cartellino è fuori portata o perché sono stati già oggetto di operazioni di mercato in questa sessione (in principale mi riferisco a Nico Schlotterbeck, profilo ideale ma già acquistato dal Borussia Dortmund).

Gli elementi principali da seguire a livello statistico sono sicuramente la capacità di vincere i duelli inclusi quelli aerei, mentre con riguardo alla fase di possesso, un elemento molto importante da verificare è la frequenza e l'accuratezza dei passaggi nella trequarti avversaria, un fondamentale in cui negli anni Koulibaly si è rivelato particolarmente abile.

Chi ha già indicato una strada da seguire in tal senso è Soccerment, sito altamente specializzato in questo tipo di analisi nonché creatore, assieme all'ex match-analyst dell'Italia Antonio Gagliardi di un progetto di clusterizzazione dei calciatori definito, appunto The Clustering Project, oggetto di una recente interessantissima pubblicazione.

Usando, per l'appunto, questo tipo di analisi, abbiamo già un'idea di base sui profili ai quali il Napoli deve rivolgersi per trovare un sostituto all'altezza.



UN ESPERIMENTO PER LA RICERCA DI UN PROFILO ADATTO

Ho preso in considerazione i difensori centrali in base a questi aspetti:

  • Età tra i 20 ed i 26 anni
  • Altezza non inferiore a 185 cm.
  • Numero Presenze, almeno 10 da titolare nell'ultimo anno con almeno 1500 minuti in campo
  • Almeno il 10% dei passaggi rispetto al totale dei passaggi dovevano essere destinati nella trequarti avversaria
  • Almeno il 14% dei passaggi effettuati rispetto al totale dei passaggi effettuati dovevano essere passaggi progressivi

Ne è emerso il grafico che segue:


Il grafico prova a mettere insieme una serie di dati indispensabili ad ottenere un profilo in grado di svolgere le stesse funzioni di Koulibaly nell'economia del gioco del Napoli. Per questo motivo una prima scelta poteva essere fatta prendendo esclusivamente i giocatori situati nel quadrante più alto a destra del grafico, tuttavia va considerata sia la tendenza che la capacità nel far avanzare il gioco in fase di possesso.

Per questo motivo all'interno del grafico ho selezionato i giocatori appartenenti al lato destro del grafico (quindi i migliori per percentuale di duelli vinti) ma con valori migliori sia in termini di esecuzione dei passaggi progressivi (ossia i passaggi che fanno avanzare sensibilmente il gioco della squadra) che in termini di passaggi verso la trequarti. 

I profili migliori in tal senso sono tanti, tuttavia ho deciso di sceglierne quattro che hanno i numeri migliori in termini di avanzamento del gioco; ora l'analisi passa all'osservazione delle caratteristiche di questi giocatori e, soprattutto, sul contesto tattico determinato dalle squadre in cui giocano.


MARCOS SENESI

Il centrale argentino del Feyenoord è reduce da due stagioni importanti in Eredivisie, dove ha mostrato di essere un difensore centrale in grado di svolgere diverse funzioni. Le statistiche ci dicono che siamo di fronte ad un giocatore in grado di vincere oltre il 70% dei duelli ed il 59% di quelli aerei, la sua percentuale di precisione dei passaggi progressivi supera abbondantemente l'80%, mentre la percentuale di accuratezza dei passaggi verso la trequarti avversaria è di poco inferiore al 74%.

Il modo di giocare del Feyenoord sollecita molto sia le sue qualità in possesso che quelle in non possesso.

Con riguardo alla prima, Slot ha implementato un calcio basato sul possesso palla in cui i centrali difensivi hanno grandi responsabilità in fase di costruzione, in più la sua zona di campo verticale è quella sinistra, ossia quella occupata più in avanti dal principale creatore di gioco della squadra di Rotterdam, ossia il neo-acquisto del Leeds Luis Sinisterra. Per questo motivo toccava al centrale argentino dover cercare con un passaggio progressivo o con un lancio accurato sulla trequarti l'attaccante colombiano.

In fase di non possesso, invece, il Feyenoord di Slot è una squadra molto aggressiva e che cerca di riconquistare alto il pallone, per questo motivo deve giocare molto alta anche la linea difensiva che deve sempre difendere in avanti ed essere molto aggressiva. Senesi mostra di saper essere molto utile sia quando è chiamato ad aggredire in prima persona (dominante soprattutto nei duelli aerei) sia quando deve coprire lo spazio lasciato da un suo compagno che ha spezzato la linea recuperando sull'avversario grazie alla sua velocità in progressione e lo strapotere fisico. In questo esempio vediamo come copre la zona di campo lasciata aperta dall'uscita laterale di Malacia.


Se l'assenza di Koulibaly toglierà molto al Napoli in fase di impostazione, Senesi potrebbe essere molto utile a colmare quell'assenza, a livello difensivo mostra ottima competenza sia nella letture che nelle uscite dalla linea difensiva. Al Feyenoord tendeva a difendere molti metri fuori dall'area di rigore, con Spalletti non sempre sarà così, per cui dovrà anche mostrare un livello di attenzione in cui Koulibaly ha raggiunto livelli di eccellenza, ma solo dopo una stagione e mezzo di apprendistato (ricordate le difficoltà del senegalese nell'anno di Benitez e nelle prime settimane della gestione Sarri?).


PERR SCHUURS

Il difensore dell'Ajax rappresenta un altro elemento che è cresciuto nelle giovanili del club di Amsterdam con un forte imprinting verso la difesa in spazi larghi e per una forte responsabilità in fase di impostazione dell'azione. 

Anche i numeri di Schuurs lo rendono adatto ad essere un profilo in grado di ricoprire i compiti che Koulibaly era in grado di svolgere. Ha una percentuale di duelli vinti di poco inferiore al 74%, mentre è sotto al 50% quando parliamo di duelli aerei (sicuramente il punto meno forte nel perorare la sua causa), mentre dove sicuramente eccelle è la sua qualità in fase di impostazione con l'85% di accuratezza dei passaggi progressivi e quasi l'81% dei passaggi verso la trequarti avversaria.

Fonte heatmap: Sofascore.
Sicuramente i valori relativi ai passaggi progressivi e quelli verso la trequarti avversaria sono molto dilatati dal modo di giocare dell'Ajax ma soprattutto da come in Eredivisie vengono affrontati i lancieri, con diverse squadre che rinunciano preventivamente a mettere sotto pressione la prima costruzione della squadra allenata da Ten Hag nelle ultime stagioni. La heatmap mostra chiaramente quanto spesso il centrale classe 1999 si trovi ad operare palla al piede anche diversi metri oltre alla metà campo avversaria. La stessa mappa, inoltre, ci mostra come Ten Hag abbia utilizzato Schuurs non solo come centrale di destra nella linea a 4 dell'Ajax, ma anche come centrale di sinistra e, a tratti, anche come terzino destro all'occorrenza. Ma sulla posizione in campo di Schuurs ci sarà spazio nelle considerazioni finali su come possa inserirsi nel contesto Napoli.


Riguardo le sue capacità nei duelli individuali, ne ho già avuto modo di scrivere lo scorso anno a latere dell'analisi di Liverpool-Ajax di Champions League, partita in cui il numero 2 olandese fu in grado di neutralizzare in situazioni di campo aperto un fenomeno di quel contesto come Sadio Mané. Grazie alla sua velocità in progressione permette alle propria squadra di mantenere una linea difensiva alta senza preoccuparsi oltremodo di lasciare incustodita la profondità, un aspetto in cui Schuurs eccelle, riconoscendo molto rapidamente la situazione di palla scoperta e di possibile esposizione della linea difensiva.

Come può Schuurs inserirsi nel contesto del Napoli di Spalletti e come può non far rimpiangere Koulibaly? Abbiamo avuto modo di vedere le ottime capacità e la predisposizione a prendersi responsabilità in fase di impostazione così come la sua capacità sui duelli individuali e nella copertura della profondità. Rispetto a Senesi, oltre alle difficoltà che possono emergere nella difesa delle palle alte, dove mostra qualche difetto da limare, preferisce indubbiamente occupare il centro-destra nella difesa a quattro, ragion per la quale non potrebbe essere almeno come posizione il perfetto sostituto del senegalese. 

Ma, dato che si parla anche di un possibile arrivo di Acerbi al San Paolo, l'olandese potrebbe essere una ottima soluzione per mantenere il livello di aggressività e fisicità di Koulibaly ma sul centro-destra, con Acerbi lasciato a svolgere compiti di copertura più nelle sue corde. Non sarebbe, inoltre, una soluzione peregrina quella di spostare Rrahmani sul centro-sinistra per far posto a Schuurs.


OUMAR SOLET

Il difensore centrale del Salisburgo è stata una delle maggiori sorprese di questa stagione assieme alla propria squadra, capace di raggiungere gli ottavi di finale di Champions League con la squadra austriaca mettendo in mostra tutte le proprie qualità, esaltate a sua volta dal calcio aggressivo ed iper-verticale di Jaissle.

I numeri parlano di poco meno dell'80% dei passaggi progressivi riusciti e poco meno del 75% di passaggi riusciti verso la trequarti avversaria, numeri davvero importanti considerando lo stile di gioco del Salisburgo dove il ritmo con cui la palla si muove deve essere sempre molto rapido e propeso in avanti, come si evince, a titolo esemplificativo, dalla mappa dei suoi passaggi effettuati nella recente amichevole pre-stagionale contro il Feyenoord. Decisamente soddisfacenti, inoltre, sono le statistiche nei duelli individuali e nei duelli aerei, dove mostra un grandissimo strapotere atletico, esaltato ulteriormente dallo stile di gioco del Salisburgo estremamente aggressivo in fase di non possesso.

Lo stile di gioco voluto da Jaissle a Salisburgo, in continuità con quanto richiesto in passato da Jessie Marsch e Marco Rose, si basa sulla velocità di ribaltamento del fronte di gioco, e Solet è particolarmente adatto a questo tipo di strategia, infatti non ha alcuna paura a spezzare la linea difensiva ed aggredire in avanti e, una volta conquistata palla, innescare immediatamente la transizione. Qui si vede come esegue quanto appena spiegato: recupero della palla in avanti con un anticipo ed immediata ricerca della giocata alle spalle delle linee avversarie.


Solet ha mostrato di saper giocare sia sul centro-destra che nel centro-sinistra difensivo, per cui da questo punto di vista non ci dovrebbero essere problematiche sulla sua posizione nella linea a 4 ne tantomeno sulla compatibilità con qualsiasi altro centrale sarà a disposizione di Spalletti nella prossima stagione. 

L'incognita resta sullo stile di gioco che il tecnico di Certaldo vorrà applicare alla squadra nella prossima stagione: potendo contare di un attacco con giocatori molto veloci e con il ringiovanimento in atto della rosa, sarebbe affascinante vedere un Napoli cercare un gioco più verticale e meno basato sui fraseggi, in questo contesto Solet sarebbe perfetto, in un contesto più "ragionato" potrebbe trovarsi un po' più a disagio, ma sarebbe in ogni caso una sfida stimolante sia per la squadra che per il giocatore.


JHON LUCUMI'

L'ultimo nome che ho deciso di presentare ha valori leggermente inferiori rispetto ai tre profili finora proposti, ma potrebbe rappresentare una scelta "di continuità" rispetto alle caratteristiche di Kalidou Koulibaly. John Lucumì, infatti, è stato il giocatore che il Genk ha scelto per sostituire Omar Colley, il quale a sua volta aveva sostituito lo stesso centrale senegalese quando il Napoli lo ha prelevato dalla squadra belga.

Insomma, la tradizione ci dice che la squadra fiamminga ha una vasta conoscenza di profili in grado di ricoprire quei compiti, per cui in ultima istanza il Napoli potrebbe tornare nelle Fiandre e bussare alla porta per avere un giocatore in grado di fornire parte di quell'apporto che Koulibaly ha dato in questi anni. Tra l'altro il nome di Lucumì non dovrebbe tornare come nuovo per i tifosi del Napoli che lo hanno visto all'opera nella sfida di Champions pareggiata in casa del Genk ad ottobre del 2019.

Osservando i numeri del centrale colombiano, emerge un interessante 71% di duelli vinti (meglio di Senesi) ed un meno rassicurante 48% di duelli aerei vinti. Molto particolare, invece, è il rapporto con la fase di possesso: il 75% dei suoi passaggi progressivi sono accurati (inferiore solo a Senesi), mentre è addirittura migliore il dato relativo ai passaggi verso la trequarti, pari al 76%, unico dei giocatori analizzare ad avere questo valore in misura superiore rispetto a quello dei passaggi progressivi.

Ad influire molto, a mio parere, sulla particolarità di questo dato, sta nel fatto che spesso Lucumì ama avanzare palla al piede e di avventurarsi di volta in volta in qualche progressione personale, proprio come Koulibaly di tanto in tanto ha abituato i tifosi napoletani in questi anni. Il contesto di alcune partite del campionato belga, assieme alle caratteristiche del Genk, ossia una squadra che ama tenere il possesso del pallone, porta il colombiano ad avere molte responsabilità in fase di impostazione, specie, come nel caso visto in precedenza con Schuurs, quando l'avversario si ritrae immediatamente nella propria metà campo serrando le linee, per cui le sue progressioni palle al piede servono anche come coltellino per aprire le scatole difensive avversarie. 


La vera perplessità su Lucumì sta nell'andamento dell'ultima stagione, dove ha mostrato di essere meno brillante rispetto alla stagione precedente. Ma determinate movenze e l'irruenza con cui tenta la giocata difensiva e si lancia in avanti con la palla tra i piedi ricordano veramente tanto Koulibaly, anche e soprattutto per la posizione in campo: il centrale colombiano occupa la posizione sul centro-sinistra della linea difensiva e, per di più, è anche di piede mancino, il che lo rende ancora più adatto non solo a coprire i compiti del senegalese ma anche di coprirne al meglio la posizione.


ALTRI POSSIBILI PROFILI?

La ricerca sopra esposta ha prodotto una lunga serie di profili, personalmente ne ho scelti quattro ognuna per delle ragioni specifiche e. soprattutto, perché ci sono delle situazioni di mercato che possono rendere possibili queste prese.

Leggendo il grafico all'inizio di questo articolo si possono trovare altri elementi degnissimi di menzione, uno su tutti è il camerunense Onguené, compagno di squadra di Solet al Salisburgo che, però, ha avuto diversi problemi fisici nella scorsa stagione che ne rendono poco consigliabile l'acquisto, oltre al fatto che il club proprietario del cartellino, ossia l'Eintracht Francoforte, deciderà di tenerlo nelle rotazioni visti gli impegni tra Bundesliga e Champions League.

L'altro elemento molto interessante è sicuramente il centrale del Braga Vitor Tormena, centrale di sinistra nella difesa a tre della formazione lusitana, fisicamente della struttura ideale per colmare il vuoto lasciato da Koulibaly. Tuttavia, il Braga gioca con una difesa a tre e con meccanismi diversi rispetto a quelli del Napoli, per cui non è garantito il fit a livello tattico. Oltre a questo, il Braga ha anche ceduto il suo compagno di reparto David Carmo al Porto, rendendo molto complicato uno scenario in cui possa cedere anche il brasiliano.

Chiosa finale la meriterebbero due giovani italiani in rampa di lancio come Caleb Okoli o Lorenzo Pirola, ma qui servirebbe un investimento non solo monetario ma anche di tempo per permettere a questi giocatori di crescere in un contesto più competitivo rispetto a quello in cui si sono misurati ad ora.

Tuesday, 3 May 2022

Con o senza scudetto, il Milan ha un suo stile di gioco


La lotta per lo scudetto terrà banco sulle bacheche dei nostri social e sulle prime pagine dei giornali fino a quando non scopriremo il vincitore che, con ogni probabilità, verrà decretato solo all'ultima giornata. A 270 minuti dalla fine delle ostilità il Milan ha un vantaggio di due punti rispetto ai cugini dell'Inter che non sappiamo se saranno sufficienti per poter festeggiare lo scudetto il 22 maggio ma il percorso della squadra di Pioli in queste ultime due stagioni è senza dubbio quello che ha permesso un miglioramento progressivo della squadra in entrambe le fasi e, che, a giudizio di chi vi scrive, rende la formazione rossonera la squadra con maggiori possibilità di aprire un ciclo vincente in Italia nei prossimi anni.

Questa crescita nasce dal momento in cui la dirigenza del Milan ha scelto quale strada intraprendere: con la richiesta da parte della proprietà di creare valore, Maldini e Massara si sono messi all'opera per iniziare un percorso di forte identità tecnica e tattica atta a modernizzare il modo di fare calcio dalle parti di Milanello; a tal scopo il club aveva anche scelto di delegare tutto ciò a Ralf Rangnick, salvo scegliere di tornare sui propri passi nel momento in cui la strada tracciata dall'ex capitano del Milan con Pioli in panchina stava seguendo tracce soddisfacenti.

Ma andiamo a scoprire come il Milan di quest'anno sia cresciuto e come la sua identità sia ben visibile, usando come riferimento la partita di domenica pomeriggio contro la Fiorentina.


IL DILATAMENTO DEGLI SPAZI COME ARMA OFFENSIVA

Il Milan di questa stagione è decisamente meno cinetico e verticale rispetto allo scorso anno, questo perché il centro di gravità della squadra non è più Calhanoglu, bensì Brahim Diaz; i due giocatori hanno caratteristiche decisamente diverse, per cui Pioli ha dovuto colmare l'assenza del turco con un sistema di gioco in possesso strutturato in modo tale da liberare spazio per l'ex giocatore del Manchester City ed anche per fornire maggiore centralità alle volate di Rafael Leao.

La prima novità proposta dal Milan in questa stagione è stata "forzata" dall'addio di Donnarumma in direzione PSG; la scelta del club rossonero è stata quella di virare su Mike Maignan, fresco vincitore del titolo francese a Lille e solidissimo portiere tra i pali, ma soprattutto educatissimo con i piedi. I suoi lanci sono stati spesso una chiave utilizzata da Pioli per bypassare la prima pressione avversaria andando a pescare millimetricamente un giocatore tra le linee o addirittura gli scatti di Leao alle spalle della difesa, come spesso avvenuto in questa stagione, come ben esemplificato dal goal realizzato contro la Sampdoria a metà febbraio.
In questa circostanza la disposizione del Milan in costruzione attira i tre centrocampisti della Fiorentina di Vincenzo Italiano, questo già da se lascia immaginare quanto spazio il Milan potesse avere alle spalle dei tre giocatori indicati con i pallini viola, un invito a nozze per un portiere dal piede come quello di Maignan.

Anche nella partita di domenica la soluzione è stata cercata tra i due ex Lille, con l'obiettivo neanche troppo velato di mettere il portoghese in condizione di affrontare in uno contro uno Venuti, indubbiamente l'anello debole della linea difensiva della Fiorentina; non a caso, infatti, dopo essere stato ammonito, l'ex giocatore del Benevento è stato sostituito da Italiano inserire Martinez Quarta. Da questo esempio, inoltre, si può notare come mediante l'attacco diretto ed il movimento di Giroud e Leao si crea spazio tra le linee che può essere attaccato da Brahim Diaz, ma anche da un potenziale inserimento per vie centrali di Theo Hernandez magari usando il gioco di sponda di Giroud, soluzione quest'ultima che si è rivelata poco proficua visto che dei 9 palloni indirizzati al francese, solo 4 sono stati raccolti e tutti molto lontani dalla porta, insomma l'ex attaccante di Arsenal e Chelsea è stato utile principalmente a tenere le attenzioni dei centrali viola su di lui.

Questa situazione è visibile in questo esempio, con ancora una volta l'attacco diretto verso Giroud che allunga le distanze tra difesa e centrocampo della squadra viola in cui provano ad inserirsi Leao che taglia da sinistra e Messias a rimorchio. Soprattutto nel primo tempo quella zona di campo evidenziata è stata spesso cercata dai rossoneri per creare pericolo, basti pensare alle occasioni capitate sui piedi di Brahim Diaz che però l'ex City ha sprecato con scelte ed esecuzioni sbagliate.

Dall'analisi degli ingressi in area delle formazione rossonera si nota chiaramente come la strategia di Pioli di manipolare lo schieramento della Fiorentina abbia creato davvero tante situazioni favorevoli in zona rifinitura, tanto da permettere di accedere per vie centrali nell'area di Terracciano. E questo è stato dovuto nel primo tempo principalmente mediante questa strategia diretta, nel secondo tempo, invece, grazie a delle incursioni centrali che hanno aperto le linee di pressione della Fiorentina come un panzerotto nell'olio quando l'impasto viene bagnato dall'acqua delle mozzarelle. Ma questo lo andremo a vedere nel capitolo riservato al giocatore, che, a parere di chi vi scrive, è stato il migliore in campo: Sandro Tonali.


UN MODO DI DIFENDERE MODERNO QUANTO REDDITIZIO

Il Milan ad oggi è la seconda difesa del campionato (un solo goal in più subito rispetto all'Inter) e scavando più a fondo nei dati, in questo girone di ritorno ha subito appena 8 reti a fronte di poco meno di 11 expected goals subiti (in base al modello Understat), un dato decisamente migliore per distacco al resto della concorrenza.


In che modo il Milan ha ottenuto questi valori difensivi? Il discorso non si slega dal modo in cui questa squadra è stata pensata dal proprio allenatore e dalla dirigenza, ossia aggredire e giocare in avanti, anche a costo di accettare il rischio di lasciare spazi in profondità, ed è per ovviare a questo che il Milan ha scelto di affidare la propria difesa a due giocatori che sono a proprio agio a difendere in spazi ampi come Tomori e Kalulu.

Questo è un esempio di come il Milan decide di difendere, un atteggiamento esasperato anche dai movimenti senza palla e dalle rotazioni dei giocatori della Fiorentina: qui vediamo come i due centrali Kalulu e Tomori seguano praticamente a tutto campo i propri uomini nel momento in cui la Fiorentina sta iniziando lo sviluppo della propria azione. Oltre al posizionamento dei giocatori che, come si evince, non hanno come riferimento la propria linea bensì il proprio uomo, si può notare quanto accetti di lasciare tanto spazio alle proprie spalle ben consapevoli che le diagonali dei terzini (in questo caso Calabria) saranno sufficienti a rallentare l'avversario che prova il taglio e permettere ad uno tra Kalulu e Tomori di tornare con tre falcate a riordinare la linea e recuperare sull'avversario. Sotto quest'aspetto il Milan ha portato in Italia un modo di difendere molto europeo, in cui non ci si preoccupa nell'accettare il duello con il proprio avversario. ed il fatto che i due centrali rossoneri abbiano una media superiore al 70% di duelli vinti in questa stagione mostrano come la scommessa di Pioli sia ben riposta.

Ma ovviamente ogni fase difensiva che si rispetti parte da come si comporta la squadra dal momento in cui l'avversario inizia a giocare il pallone. E così anche l'atteggiamento della squadra in prima pressione è molto importante per togliere all'avversario la possibilità di avanzare in campo e, soprattutto, impedire di mettere in pratica il proprio piano di gioco. Nel piano-gara della Fiorentina lo scopo era quello di giocare la palla esternamente dove creare i triangoli tipici del 4-3-3 di Italiano con cui consolidare e sviluppare il possesso per poi cercare di giocare il pallone sul lato opposto da dove poi cercare la rifinitura esterna con un cross di Biraghi o una conduzione in area di Maleh o Saponara. Il Milan ha colto questo piano ed ha provato tanto a disturbare il gioco al piede del portiere Terracciano utilizzato proprio per muovere il pallone verso Venuti da cui far partire il triangolo, concedendogli poca libertà di far partire l'azione grazie alle corse di Giroud orientate verso di lui e quelle di Leao sullo scarico comodo verso Milenkovic, questo rendeva molto più complicato muovere il pallone in maniera pulita verso il terzino destro, permettendo quindi al Milan di scalare con Kessie e stringere il campo alla formazione viola. Non è un caso, infatti, che il goal che deciderà la partita arriverà su un passaggio errato del portiere della Fiorentina che, nel tentativo di trovare una complicata linea di passaggio sulla destra, ha regalato il pallone a Leao a sua volta bravo a trasformare in rete la situazione favorevole.


TONALI ELEMENTO PIVOTALE DEL SISTEMA MILAN


Sandro Tonali è un giocatore italiano classe 2000 che, dopo il primo anno di apprendistato a Milanello, è entrato perfettamente nel meccanismo di gioco di Pioli e, con le modifiche introdotte quest'anno dal tecnico emiliano, non solo ha raggiunto la titolarità nell'undici rossonero ma è probabilmente diventato l'elemento centrale di tutto il sistema.

In fase difensiva la sua capacità di tenere sempre la posizione giusta compensando le uscite in avanti dei difensori centrali è fondamentale per fornire le giuste coperture non solo davanti alla difesa ma anche alle spalle di essa. In questo esempio è perfettamente spiegato il concetto: Kalulu e Tomori escono in avanti, lo spazio alle loro spalle è coperto da Theo Hernandez ma soprattutto dalla corsa all'indietro dell'ex Brescia che ricrea una linea difensiva con l'aiuto della diagonale di Calabria dal lato destro.

Anche in questo esempio, in situazione di difesa rossonera schierata, aveva il compito di seguire gli inserimenti di Maleh tra Calabria e Kalulu. Nel secondo tempo Milan-Fiorentina si è trasformata in una gara di transizioni da una parte all'altra del campo, e con due squadre così allungate, la capacità del numero 8 rossonero di garantire la protezione della propria difesa con le sue letture e le sue corse è stata decisiva ed è quantificabile negli otto palloni intercettati e nei 16 duelli su 24 vinti che, oltre a renderlo il migliore in campo a parere di chi vi scrive, lo è stato anche per gli algoritmi statistici di WhoScored e SofaScore.

Ma non è certo solo il lavoro difensivo ciò che ha permesso a Tonali di emergere nel corso della partita, anche la sua grande capacità di gestire la palla, non scevra da rischi, è stata molto importante nell'economia della partita. 

Così come nel primo tempo il Milan usava il gioco diretto per risalire il campo ed allungare la Fiorentina, nel secondo tempo sono state un paio di giocate del giocatore bresciano a far saltare i meccanismi di pressione della squadra di Italiano. In questo esempio Tonali aggira con una bellissima veronica Amrabat aprendosi il campo ed aprendolo ai propri compagni con un passaggio in avanti verso Krunic che condurrà il pallone nel tanto spazio davanti a se per poi giocare un filtrante verso Theo Hernandez che culminerà con il cross per l'occasione salvata sulla linea da Igor (azione poi invalidata dal fuorigioco del francese).

BASTERA' PER LO SCUDETTO?


Il Milan attende lo scudetto da 10 anni, i propositi del club erano quelli di riportare la squadra gradualmente ad essere competitiva per i titoli e per tornare ad essere un club di valore. La partita contro la Fiorentina ha mostrato in tutto e per tutto come la formazione rossonera sia stata forgiata dal proprio allenatore ed i concetti e princìpi di gioco sono diventati riconoscibili, così come il profilo dei giocatori che Maldini e Massara hanno portato a Milanello.

Altre partite nel corso della stagione hanno mostrato che, per quanto buoni nei propositi, determinati princìpi andavano a cozzare contro la realtà di alcune dinamiche di gioco, come la famosa partita interna con il Bologna dopo la pausa per le nazionali, in cui il blocco basso dei felsinei ha mostrato alcuni limiti individuali davanti. Ma anche la partita di ritorno contro l'Inter in Coppa Italia aveva mostrato difficoltà nelle letture difensive in alcune situazioni di gioco.

Per cui la formazione di Pioli non è perfetta e questo rende difficile sbilanciarsi sul fatto che questa squadra sarà in grado di portare a casa i 7 punti che le servono per festeggiare il diciannovesimo scudetto, ma in ogni caso, da un punto di vista meramente analitico, il Milan è a 3 punti dal superare il punteggio della scorsa stagione (elemento non raggiungibile dalle altre sue concorrenti in campionato), ma soprattutto sta mettendo le basi per un progetto tecnico che la può rendere il riferimento del calcio italiano nel contesto internazionale.

Indipendentemente dalla vittoria dello scudetto e dal possibile cambio di proprietà dato per imminente dalla stampa.

Friday, 15 April 2022

Roma ci ha svelato un Mourinho stratega tattico


Jose Mourinho è riuscito a portare la Roma in semifinale di Conference League battendo il Bodo/Glimt, magnifica realtà nordica del calcio che aveva assunto le sembianze di mostro dell'ultimo livello dopo i tre precedenti stagionali. 

Il modo in cui ha raggiunto questa semifinale è coronamento di un percorso tattico che il tecnico portoghese ha portato avanti da inizio stagione fino a trovare la soluzione apparentemente ideale proprio nel momento in cui le partite hanno iniziato a pesare. 

In questo percorso ha pesato particolarmente il lavoro svolto da Mourinho nel capire come impiegare al meglio gli elementi della propria rosa, un lavoro che è stato faticosissimo nei due anni precedenti per Fonseca (fino allo sbriciolamento mentale e fisico della parte finale della scorsa stagione) e che per lunghi tratti di questa stagione è stato particolarmente complesso anche per il tecnico di Setubal, il cui punto più basso è stato probabilmente il primo tempo della partita poi pareggiata con il Verona.

Ma proprio la reazione della squadra e la scossa data dagli ingressi di Zalewski, Bove e Volpato hanno probabilmente acceso la lampadina sia nell'allenatore che nella squadra, che nel 3-4-2-1 proposto da quel momento ad ora, sembra aver trovato il miglior compromesso in termini di equilibrio e di copertura del campo.


QUESTIONE DI MODULO?

Sulle pagine di questo blog ho sempre portato avanti il fatto che i moduli nel calcio di oggi contano molto poco, mentre devono contare i princìpi di gioco ed i compiti e le funzioni dei giocatori inseriti in un determinato sistema. Per cui parlare semplicemente di una svolta con il passaggio al 3-4-2-1 resta un discorso molto riduttivo, tuttavia è giusto anche, a volte, semplificare i discorsi e distinguere i comportamenti della Roma in base ai moduli con cui è stata schierata in campo nel corso dell'anno.

La scelta di partenza in questa stagione è stata il 4-2-3-1, stesso modulo che due stagioni prima Fonseca aveva provato ad implementare, seppur disponendo di un materiale tecnico molto diverso in rosa e con intenzioni altrettanto diverse in termini di tipologia di calcio da proporre. Lo schieramento di Mourinho prova ad avvalersi delle volate di Karsdorp e Vina sugli esterni, gli accentramenti di Zaniolo e Mkhitaryan e la ricerca della profondità per Abraham. Questo sistema ha funzionato nell'immediato fino ad arrivare a scontrarsi con la realtà quando c'era da affrontare blocchi bassi (vedi partita con la Juventus) o quando Mourinho voleva usare questa formazione per giocare partite prettamente difensive (vedi la sfida interna contro il Milan). Per cui come si evince dal dato abbastanza grezzo di WhoScored, la Roma con questo schieramento ha vinto 7 partite, perse 5, e realizzato 23 goal a fronte di 16 concessi. Se questo schieramento meritasse o meno continuità fino alla fine della stagione, questo non lo sapremo mai, visto che l'inizio di una catena di infortuni costringerà Mourinho a rivedere l'assetto tattico della squadra molte volte.

La seconda fase inizia con gli infortuni di Vina e Cristante che costringono Mourinho ad inventare soluzioni come quella di El Shaarawy a tutta fascia a sinistra e Veretout davanti alla difesa dopo il fallimento del tentato recupero di Diawara. A questo si aggiunge il ritorno di Smalling dagli infortuni, per cui con gli uomini contati, come accaduto sotto la gestione Fonseca, si deve tornare alla difesa a tre per sopperire alle difficoltà nel coprire gli spazi quando attaccati, specie in transizione. Questa è sicuramente la fase più difficile della stagione giallorossa e coincide con sconfitte pesanti come quelle di Venezia e Bologna oltre al 3-0 subito in casa dall'Inter in un vero no contest. I 5 goal segnati a fronte di 8 subiti, ma soprattutto le tre sconfitte subite su 6 partite mostrano quanto fosse complicato gestire questa situazione.

Poi arriva il mercato di gennaio e dalla società arrivano due rinforzi atti a colmare due buchi a centrocampo e sulle fasce con gli arrivi di Sergio Oliveira e Maitland-Niles, indubbiamente l'arrivo del portoghese arriva a tracciare la strada da seguire nel proseguimento della stagione, con un centrocampista in grado di giocare il pallone dividendosi i compiti in costruzione con Cristante. All'inizio l'arrivo dei due giocatori dal Porto e dall'Arsenal convince Mou a riproporre il 4-2-3-1 che però non convince in termini di equilibrio sui 90 minuti (anche mentale, vista la rimonta subita dalla Juventus in quei 7 minuti di follia); soprattutto l'inglese non riesce a garantire sulla fascia quella copertura a tutto campo che ci si aspettava, sia come backup di Vina che di Karsdorp, per questo motivo arrivano tre pareggi pieni di goal e, soprattutto, il primo tempo in balia del Verona che ci fa arrivare a dove siamo adesso.


Il problema della Roma che accomunava tutti gli schieramenti sopra era quello di non avere la giusta copertura del campo, e questo andava a creare problemi sia nella fluidità della circolazione della palla che nell'equilibrio generale del gioco della squadra. Anche vedendo solo sulla carta questa formazione si evince dove si trova la svolta: quel quadrato centrale formato dai due centrocampisti centrali e dai due trequartisti. Da questo schieramento la Roma ha forse trovato la migliore versione di se stessa (4 vittorie consecutive in campionato con 7 goal fatti ed 1 subito) ed è questa che andrò ad analizzare unitamente alle variazioni imposte dagli uomini presenti sul terreno di gioco.

IL VALORE DEL QUADRATO MAGICO 

Uno degli elementi che hanno permesso alla Roma di fare un passo in avanti importante a livello tattico alimentando i risultati positivi delle ultime settimane è senza dubbio quello di aver creato un sistema che permette alla squadra di scaglionarsi molto bene in campo creando le condizioni per porre i propri avversari di fronte ad una scelta su come bloccare la circolazione del pallone.

Un esempio che tutti ricordano molto bene è senza dubbio quello relativo al derby contro la Lazio, con Cristante e Sergio Oliveira su una linea e Pellegrini e Mkhitaryan sull'altra a giocare contro le linee di pressione della Lazio. In particolare si può notare come il loro posizionamento oltre a disordinare le linee avversarie costringe a tenerle molto strette lasciando grande spazio alle discese dei due esterni Karsdorp e Zalewski. Proprio uno scarico sull'olandese in questa situazione porterà la squadra giallorossa a realizzare la rete del momentaneo 2-0 con Tammy Abraham che raccoglierà il cross dell'ex Feyenoord.

Con interpreti diversi lo stesso meccanismo lo abbiamo visto ieri contro il Bodo, in particolare lo sviluppo del goal del 2-0 segue la stessa falsariga: Cristante è supportato da Mkhitaryan in prima linea questa volta, mentre la seconda è composta da Pellegrini ed il movimento a venire incontro di Abraham. Assente nel derby Zaniolo, invece, diventa l'uomo che va alla ricerca della profondità con i suoi tagli alle spalle del terzino sinistro ed andrà a trovare il goal dopo una rapidissima combinazione centrale tra i quattro giocatori del quadrato. Anche in questa situazione si può notare di quanta libertà godano sugli esterni ancora una volta Karsdorp e Zalewski. 

Interpreti diversi ma lo scaglionamento richiesto è lo stesso, in questo modo la Roma si è assicurata la possibilità di creare gioco e manipolare gli spazi: un procedimento, questo, che senza esagerazione sembra preso da Mourinho studiando il playbook di Tuchel, maestro nel creare sovraccarico centralmente per poi usare gli esterni come soluzione per aprire la scatola difensiva avversaria. 


I DIVERSI UTILIZZI DEGLI ESTERNI

E' sufficiente guardare la passmap di Roma-Bodo di ieri per notare come siano stati sfruttati in modo diverso gli esterni: parlando di come la Roma era solita giocare con il 4-2-3-1 avevo accennato a come il pallone venisse giocato spesso su Karsdorp per poi tentare con un passaggio in avanti di raggiungere la profondità sfruttando le doti atletiche di Abraham e Zaniolo.


Questa ricerca non è stata certo soppiantata dal passaggio al quadrato centrale, anzi la centralità degli esterni (simpatico ossimoro) è ancora evidente nell'economia del gioco giallorosso. Per cui dalla passmap possiamo vedere molto bene quanto spesso l'olandese fosse coinvolto in fase di costruzione, mentre Zalewski sul lato opposto veniva servito quando era necessario rifinire l'azione.

La posizione di Karsdorp, quindi, aveva una valenza duplice, sia quella di cercare la giocata in verticale per Zaniolo, oppure consolidare il possesso con Cristante sul lato destro per arrivare al cambio di gioco verso il polacco. Da questo esempio si nota chiaramente come la squadra norvegese cercasse di chiudere la prima soluzione (ossia quella verticale) stringendosi tantissimo in zona palla, rendendo quindi possibile il cambio di gioco di Cristante.

Quello del cambio di gioco di Cristante è un pattern abbastanza studiato da parte della Roma e che rappresenta una conseguenza dello scaglionamento centrale dei centrocampisti e dei trequartisti tra le linee avversarie. Anche la Sampdoria in questo esempio deve compattarsi centralmente per evitare le combinazioni centrali concedendo spazio per la discesa di Zalewski da cui poi scaturirà l'azione che porterà al goal decisivo di Mkhitaryan.

Anche l'analisi dei passaggi effettuati dall'ex giocatore di Milan, Benfica ed Atalanta mostrano chiaramente le linee cercate dalla Roma per muovere lo schieramento avversario. Dei 44 passaggi tentati ieri sera pochissimi sono quelli da considerare banali, quasi tutti invece andavano alla ricerca di superare una linea avversaria con un passaggio progressivo, oppure la ricerca in verticale degli scatti di Zaniolo o i cambi di gioco sopra menzionati. Bryan Cristante è un giocatore molto sottovalutato ed era un elemento centrale sia nella Roma di Fonseca che in questa Roma; lo scorso anno, complici le tante assenze in difesa, l'ex allenatore dello Shakhtar si affidava a lui al centro della difesa proprio per sfruttare al meglio il suo piede accettando di pagare le difficoltà a coprire lo spazio alle sue spalle.

QUALI SCENARI PER LA ROMA DI MOURINHO

Questa serie positiva della Roma apre interrogativi su quali possano essere le ambizioni della squadra giallorossa da qui al termine della stagione: l'attuale quinto posto in campionato e la semifinale di Conference League rendono appetitoso questo ultimo scorcio di annata, con la possibilità di portare a casa un trofeo continentale e magari cercare di tenere sotto pressione la Juventus per la lotta al quarto posto.

Per capire realmente quanto possano essere concrete le ambizioni della Roma il trittico di partite in arrivo contro Napoli, Inter e Leicester in trasferta ci dirà tutta la verità sulla bontà di questa evoluzione tattica del tecnico di Setubal. 

A differenza delle sue esperienze passate, a Mourinho si sta chiedendo di creare valore nella rosa della Roma e questo primo anno è importante per capire quale strada seguire per migliorare gli uomini a disposizione. A questo va aggiunta la valorizzazione del talento di Zalewski (ed in parte quello di Afena), primo elemento della forte primavera giallorossa ad entrare in pianta stabile in questa squadra, vedremo se ci saranno chances anche per altri elementi come Darboe, Volpato e Bove.

E allora tornano in mente le parole della sua prima conferenza stampa di arrivo a Roma, quando predicò la necessità di portare avanti un lavoro su più anni, i fatti gli stanno dando ragione, ma forse il difficile inizia adesso.

Monday, 25 October 2021

Dionisi e Zanetti stanno plasmando Sassuolo e Venezia


Sabato pomeriggio al Mapei Stadium di Reggio Emilia è andata in scena la sfida tra il Sassuolo ed il Venezia, due squadra allenate dai due tecnici, assieme a Vincenzo Italiano, che meglio rappresentano la nuova generazione di allenatori italiani in grado di proporre un calcio propositivo ed in grado di utilizzare al meglio il materiale umano a propria disposizione.

La partita è terminata 3-1 per la formazione nero-verde, un risultato che ha premiato la capacità di Dionisi di saper cambiare in corsa lo schieramento della propria squadra (complice il cambio forzato di Djuricic) e penalizzato oltremodo un Venezia che ha perso i propri riferimenti nel momento in cui ha visto uscire dal campo per infortunio il suo gioiello Gianluca Busio, mettendo a nudo alcune difficoltà della squadra date dal faticoso inserimento in gruppo dei tanti acquisti arrivati nel corso dell'ultimo mercato estivo.


LE FORMAZIONI

Alla lettura delle formazioni iniziali si poteva intuire il piano iniziale di gara dei due allenatori, con Dionisi che prosegue sul solco del 4-2-3-1 ereditato da De Zerbi, mentre Zanetti conferma, a sua volta, un 4-3-3 molto atipico viste le caratteristiche dei giocatori schierati a centrocampo ed in attacco, denotando la ricerca di un sistema di gioco quanto più fluido possibile.



Dopo la doppietta sul campo del Genoa, Scamacca riprende la maglia da titolare in attacco con Raspadori confermato alle sue spalle, a sinistra confermato anche Djuricic in luogo di Boga, per il resto formazione consolidatissima. Stesso discorso per quel che riguarda la linea difensiva del Venezia: la coppia centrale della scorsa stagione composta da Svoboda e Ceccaroni fornisce garanzie a Zanetti, così come la grande forza fisica ed atletica di Ebuehi e Haps ai loro lati; l'assenza dell'ultimo minuto di Aramu e l'infortunio patito da Johnsen contro la Fiorentina, portano a qualche variazione a centrocampo ed in avanti, con Crnigoj ad affiancare Ampadu e Busio confermatissimi a centrocampo, mentre Okereke e Kiyine operano davanti al fianco di Henry.


POCHI SPAZI A DISPOSIZIONE PER IL SASSUOLO

Gran parte del contesto tattico della partita è stato dettato dalla ricerca degli spazi da parte del Sassuolo: diverse sono state le modifiche che Dionisi ha dovuto operare a partita in corso per trovare il modo di forzare il blocco centrale predisposto dal Venezia.

Questa era la situazione tipica di schieramento delle due squadre nel momento in cui il Sassuolo dava inizio all'azione: da qui si può notare il blocco centrale della squadra arancioneroverde, con un'unica eccezione: Haps che si staccava lateralmente dai propri compagni della linea difensiva per andare a prendere Berardi che cercava di giocare largo allo scopo di condurre il pallone in zona rifinitura. Scopo di questa strategia del Venezia era quello di condurre il Sassuolo a giocare per linee esterne, una situazione in cui la squadra di Dionisi non è a suo agio, soprattutto se non può raggiungere la zona di rifinitura, ossia quello spazio tra linea difensiva e linea di centrocampo avversaria.

Il Sassuolo a quel punto cercava di sfruttare lo spazio che lo schieramento del Venezia lasciava ai giocatori schierati in prima costruzione per creare linee di passaggio interne mediante movimenti verso l'esterno del campo: in questo esempio vediamo Ferrari che porta palla, Rogerio e Djuricic che spostano verso l'esterno le linee del Venezia e Raspadori che cerca di venire incontro tra le linee. Questo movimento costringe Svoboda a spezzare la linea difensiva del Venezia, in quello spazio alle spalle Scamacca ha provato ad inserirsi, ma nonostante l'uscita dalla linea di Svoboda, il resto della linea è molto brava a non concedere la profondità al centravanti del Sassuolo mettendolo in fuorigioco o accompagnando il suo taglio come spesso ha fatto Ceccaroni in queste circostanze.

Sul lato destro l'obiettivo era quello di sfruttare lo spazio creato tra Ceccaroni ed Haps ben visibile nell'esempio precedente; con Frattesi limitato nei suoi movimenti in verticale, spettava a Toljan cercare di attaccare quello spazio con rapide corse in verticale, tuttavia anche in questo caso il Venezia sapeva cosa fare: Haps seguiva l'inserimento del terzino avversario mentre Busio scivolava esternamente per chiudere Berardi e ritardarne la giocata, una mossa che consentiva al contempo a Kiyine di abbassarsi sullo stesso Frattesi, lasciato incustodito dalla scalata dell'ex giocatore del Kansas City.

LA FLUIDITA' DEL VENEZIA IN COSTRUZIONE

Come già visto nella partita vinta contro la Fiorentina, ma anche, in modo diverso, nella scorsa stagione, il Venezia di Zanetti ama costruire e sviluppare l'azione sovraccaricando le zone esterne del campo. Lo scorso anno in B la costante era quella di creare sovraccarico su un lato di campo in fase di sviluppo per poi ribaltare il gioco sull'altro lato, quest'anno, invece, le cose migliori le stiamo vedendo con l'utilizzo di questo sovraccarico per poi cercare la profondità.

Qui vediamo come si muove lo schieramento del Venezia ad inizio azione: Busio si allarga per fornire manforte all'uscita del pallone sul lato sinistro, nessun giocatore del Sassuolo esce su di lui in quanto la posizione di Kiyine costringe la squadra nero-verde ad una scelta se uscire sullo statunitense o coprire l'ex fantasista della Salernitana. Infatti a quel punto le soluzioni a disposizione di Haps che riceve la palla sono due: appoggiarsi su Busio per poi creare il lato forte a sinistra, oppure qualora Toljan scelga di uscire dalla linea difensiva, lo stesso terzino ex Feyenoord poteva tentare l'immediata verticalizzazione alle spalle dei difensori avversari, facilitata anche dai movimenti a venire incontro di Henry.

Questa è la situazione tipica che più volte si è creata nel corso del primo tempo: Okereke taglia alle spalle di Toljan costringendo Chiriches ad una difficile rincorsa ad un giocatore decisamente più esplosivo di lui sui primi passi. Da questa situazione sono nati diversi pericoli veri o potenziali per la porta di Consigli, ma soprattutto il goal con cui l'ex attaccante del Bruges ha sbloccato la partita a favore della squadra lagunare. Il modo in cui è stata impostata e sviluppata l'azione ha diversi punti in comune con la rete realizzata alla Fiorentina una settimana fa.

In tutto ciò non è possibile nascondere l'importanza di Gianluca Busio. giocatore che sta mostrando di poter svolgere con la stessa efficacia compiti di costruzione, sviluppo dell'azione ed anche interdizione delle azioni avversarie. A Kansas City ha giocato in diverse posizioni anche se quella preferita sembrava fosse da vertice davanti alla difesa, con l'inserimento di Ampadu è stato spostato praticamente in posizione di mezzala mostrando grande capacità di poter coprire il campo anche in larghezza permettendo alla squadra di mantenere sempre un certo equilibrio in mezzo al campo. Non è un caso che con la sua uscita dal campo il Venezia abbia perso la capacità di poter coprire il campo in ampiezza: il suo sostituto Peretz non è stato in grado di svolgere lo stesso tipo di funzioni mantenendo una posizione decisamente più rigida in campo e soprattutto mostrando grosse difficoltà a gestire i continui inserimenti di Frattesi.


IL CAMBIO DJURICIC-TRAORE CAMBIA VOLTO AL SASSUOLO


Il termine cambiare volto spesso viene usato in maniera inflazionata da giornalisti e commentatori sportivi per raccontare l'impatto di un avvenimento su una partita; l'ingresso in campo di Traorè al posto di Djuricic ha decisamente ridisegnato il modo di giocare del Sassuolo permettendo a Dionisi di risolvere il problema del superamento del blocco centrale del Venezia.

Sin dalla fase di costruzione si è notato un atteggiamento diverso della squadra emiliana rispetto alla prima parte della partita: come si evince dall'esempio, i terzini si scollegano dalla fase di costruzione mentre Maxime Lopez si abbassa al fianco (e non in mezzo) dei centrali, l'ampiezza adesso è data da Toljan, mentre Berardi si inserisce nella zona di rifinitura; anche la prima linea di pressione a 3 del Venezia viene sfruttata a proprio vantaggio dalla squadra di Dionisi con Frattesi che si muove alla spalle di Kiyine costringendo Busio a scegliere se alzarsi sull'ex centrocampista del Monza o tracciare l'avanzamento di Toljan a destra.

Questo tipo di movimenti genererà la situazione che porterà al pareggio realizzato da Berardi: con Busio che viene spinto verso il largo da Toljan, Haps deve uscire su Traore; alle spalle del terzino sinistro del Venezia si inserisce Frattesi che viene seguito da Ampadu, ma questo movimento libera spazio per Berardi tra le linee, sul numero 25 del Sassuolo dovrebbe scalare Crnigoj come richiesto chiaramente da Ceccaroni. Ciò non avviene e l'esterno della nazionale può attraversare la trequarti palla al piede sostanzialmente indisturbato e coordinarsi per il goal del pareggio.

L'ingresso di Traorè ha permesso a Dionisi di ridisegnare la propria squadra: la rigidità che il 4-2-3-1 mostrava di avere contro il blocco centrale del Venezia ha lasciato posto ad un 4-3-3 dove Traorè spesso si abbassava per attrarre il centrocampo avversario su di se generando spazio alle proprie spalle sfruttato dai movimenti di Raspadori ad accentrarsi nel mezzo spazio di sinistra. Questa mossa tattica unita all'uscita di Busio sopra menzionata ha mosso il contesto tattico della partita e l'inerzia della stessa dalla parte dei padroni di casa che hanno potuto, poi, mettere sul tavolo anche la propria superiorità tecnica.









CONCLUSIONI 

Sassuolo e Venezia hanno disputato una partita molto bella e godibile con due allenatori che hanno cercato di giocarsi la partita cercando di prendere in mano il controllo delle operazioni e dettare il contesto tattico della stessa.

Entrambe le squadre hanno cercato di giocare sempre il pallone da dietro e cercare di manipolare gli schieramenti difensivi avversari: ne è venuta fuori una partita con anche diverse fasi di rapide transizioni e capovolgimenti di fronte, infatti poi a vincere la partita è stata la squadra che ha saputo eseguire al meglio le giocate a livello tecnico.

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