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Friday, 22 April 2022

Monaco-Nizza: dalla costa Azzurra i futuri gioielli del calcio europeo


Per chi segue con una certa passione il gioco del calcio senza limitarsi alla sola squadra del cuore o al solo campionato italiano, saprà bene che la Ligue 1, ossia il massimo campionato francese, è famoso per la capacità di produrre giovani talenti in serie da esibire come in una grande vetrina per poi venderli a prezzi importanti permettendo loro di sostenersi e, soprattutto, di reinvestire quei soldi nel miglioramento dei propri settori giovanili, in un lungo circolo virtuoso. Non è una sorpresa, quindi, se il claim promozionale della lega sia "La Ligue des Talents".

Monaco e Nizza non possiedono, a differenza di altri club, un settore giovanile particolarmente florido, ma essendo due piazze parecchio ricche, stanno diventando il primo step di crescita per una serie di giovani interessanti del calcio europeo. 

Nel Principato questa metodologia ha avuto inizio circa sette anni fa quando la proprietà russa parecchio munifica ha dovuto ridimensionare le proprie capacità di spesa a causa di una pesante causa di divorzio che ha coinvolto Dmitrij Rybolovlev, portandolo a rivedere la strategia puntando sull'investimento in giovani promettenti da rivendere e finanziare ulteriori acquisti dello stesso genere. E così abbiamo avuto modo di veder crescere in questo contesto gente come Mbappè, Bernardo Silva, Martial, Fabinho e tanti altri. 

A pochi chilometri dal regno di Alberto Ranieri, Nizza è pronta a seguire una strada simile con l'arrivo al vertice della società di Jim Ratcliffe, il proprietario del gruppo INEOS che ha deciso di investire sul calcio dopo averlo fatto nel ciclismo con la fortissima squadra dominatrice dei grandi giri, e nella Formula 1, con una quota di proprietà del team Mercedes. Il cambio al vertice è avvenuto due stagioni fa ed è iniziato con investimenti massicci su giocatori di prospettiva su cui costruire una squadra in grado di inserirsi nel corso degli anni per un posto al vertice del calcio francese, a questo si è aggiunta, in questa stagione, la scelta di mettere in panchina l'allenatore campione in carica con il Lille: Christophe Galtier.

LE FORMAZIONI INIZIALI

Sia Monaco che Nizza hanno assunto un atteggiamento molto simile tra loro con qualche piccola variante soprattutto nel come le due squadre cercano di arrivare in porta. Così lo schieramento in campo vede entrambe le formazioni affidarsi ad un 4-4-2 di base in cui soprattutto i due esterni offensivi e le due punte hanno caratteristiche diverse.

Il Monaco si presenta con la coppia Tchouameni-Fofana in mezzo al campo che fornisce la massima protezione alla coppia di centrali Disasi-Badiashile, i due esterni di centrocampo sono il brasiliano Vanderson ed il redivivo Golovin mentre la coppia d'attacco è tanto affiatata quanto particolare ed è composta da Volland e Ben Yedder.


Dall'altra parte il Nizza ha uno scheletro centrale meno fisico a centrocampo con la coppia Lemina-Thuram che fa della capacità di conduzione della palla il proprio punto di forza, mentre la coppia d'attacco formata da Laborde e Dolberg ama muoversi su tutto il fronte d'attacco per aprire le difese avversarie mentre i due esterni offensivi Boudaoui e Brahimi hanno il compito di accentrarsi.


CHI HA GIOCATO MEGLIO TRA MONACO E NIZZA?

Spesso il concetto di giocare meglio o il giocare bene risulta parecchio insidioso, visto che non esiste una reale definizione di queste affermazioni, per cui come possiamo rispondere a questa domanda?

Molti direbbero che chi vince ha sempre ragione e questo ci farebbe risparmiare tempo nel trovare una risposta alla domanda di cui sopra, ed è quello che molti preferiscono fare, soprattutto nelle discussioni calcistiche che ci tocca affrontare nel corso della settimana con amici, parenti o anche degli sconosciuti sui social.

Ma non stiamo certo analizzando Monaco-Nizza per dire che i monegaschi hanno giocato meglio perché hanno vinto, ma possiamo dire che il Monaco ha costruito la propria vittoria giocando bene. E adesso provo a spiegare perché.

Nonostante le due squadre partissero con lo stesso schieramento, il modo in cui poi si sistemavano in campo era molto diverso una volta entrati in possesso palla.

Da una parte vediamo lo schieramento del Nizza, con i due terzini che si staccano dalla fase di costruzione e cercano di prendere l'ampiezza mentre le due ali si accentrano per cercare di favorire una progressione centrale dell'azione. Per avere superiorità nella prima linea di costruzione contro i due attaccanti del Monaco, uno dei due centrocampisti si abbassa a fianco o in mezzo ai centrali per fare partire l'azione. In questo esempio è Lemina ad aprirsi fuori linea rispetto ai centrali difensivi.

Il Monaco da parte sua ha giocato molto sul neutralizzare i tentativi di progressione centrale della squadra di Galtier sfruttando a proprio vantaggio la grande forza fisica delle proprie coppie centrali di difesa e di centrocampo. Qui vediamo come le due linee sono molto compatte ed allo stesso tempo si orientino su palla e uomo senza avere problemi nel rompere le linee ma mantenendo le distanze sempre corte grazie al comportamento della linea difensiva molto alta che non ha problemi a lasciare l'opzione dello spazio in profondità alle proprie spalle potendo contare sulla grande capacità di Disasi e Badiashile nel difendere sul lungo. Da questo esempio si può anche notare il lavoro delle due punte nell'orientare il possesso del Nizza in zone esterne.

La strategia del Monaco per avanzare in campo, invece, era molto più orientata sul muovere il pallone in zone esterne, questo perché Clement ha implementato una strategia in cui i due terzini restano più vicini alla fase di costruzione in modo da aggirare la prima pressione avversaria, poi sfruttando le conduzioni e le tracce verticali arrivare rapidamente ad affrontare la difesa con i quattro giocatori offensivi: qui vediamo quali sono le soluzioni a favore di Caio Enrique che può appoggiarsi su Golovin che poi può accentrarsi, oppure sulle due punte che si associano quasi ad occhi chiusi per chiudere con la soluzione Vanderson sul lato debole.

Questo tipo di associazione è molto utilizzata dal Monaco sotto la gestione Clement, un esempio è giunto proprio dalla partita precedente del Monaco, quella vinta venerdì scorso sul campo del Rennes e che ha definitivamente riportato i monegaschi in zona Champions.


Dall'analisi di come le due squadre siano riuscite a far progredire il pallone si nota chiaramente quanto la strategia dei monegaschi abbia loro permesso di giocare meglio in verticale, cosa che non è riuscita al Nizza se non mediante le conduzioni palla al piede di Todibo e Thuram.




QUANTO TALENTO PRONTO A GRANDI PALCOSCENICI

Come afferma il titolo e la premessa di questo post, Monaco e Nizza è stata una grande vetrina di talenti che infatti sono già sui taccuini dei club e dei giornalisti esperti di calcio mercato. E quindi a Clement e Galtier viene dato il compito di aumentare il valore di questi giocatori creando un contesto tattico che esalti le rispettive caratteristiche.

Sono tanti i nomi che hanno influito o cercato di influire sull'andamento di questa partita e che a breve potremo vedere vestire la maglia di club che puntano alle semifinali della Champions League come obiettivo minimo. Ne ho scelto uno per squadra per l'apporto dato.

Su Aurelien Tchouameni mi sono già espresso un anno fa quando non era ancora sulla bocca di tutti, ora si tratta di un profilo più conosciuto nel momento in cui quest'estate è stato cercato dalla Juventus e adesso è accostato al Real Madrid. La sua prestazione a centrocampo nella partita contro il Nizza è quella che he permesso alla sua squadra di far saltare i tentativi della squadra nizzarda di avanzare centralmente. Il dato sui duelli difensivi nella zona di campo dove la squadra di Galtier provava ad innescare i due esterni mostra chiaramente il grande lavoro svolto dal centrocampista francese nel disinnescare le ricezioni ed i tentativi di giocate individuali di Brahimi e Boudaoui.

Khepren Thuram, fratello di Marcus e figlio di Lilian Thuram, sotto la gestione Galtier è diventato il centro di gravità del Nizza: abbiamo avuto modo di vedere nell'analisi tattica come cercasse di muoversi per dare inizio all'azione e per questo è stato il giocatore più cercato dai suoi compagni e, come abbiamo visto precedentemente, è stato il giocatore che ha cercato con le sue conduzioni palla al piede di far guadagnare campo alla squadra, un'impresa difficilissima per la squadra nizzarda contro quella diga formata da Fofana e Tchouameni. 

Altri due giocatori che stanno avendo una stagione importante all'interno di questi contesti sono Golovin da una parte e Dolberg dall'altra: in due squadre piene di giocatori nati dopo il 2000, il russo (classe 1996) ed il danese (classe 1997) potrebbero sembrare dei giocatori che hanno superato la fase di picco della carriera, ed invece sono ancora nel mezzo della propria maturazione che, tra l'altro, dopo le premesse degli inizi di carriera, si è abbastanza rallentata, tuttavia entrambi sono adesso centrali nell'economia di gioco di Monaco e Nizza e chissà che non sia iniziata anche per loro la scalata verso quei livelli predetti all'inizio delle rispettive carriere.

LA CORSA CHAMPIONS IN FRANCIA

Una menzione finale la merita la lotta per la Champions League nella Ligue 1, a cui sia Monaco e Nizza sono pienamente iscritte: come previsto ad inizio stagione, il PSG ha fatto il vuoto, mentre alle proprie spalle tante realtà si stanno giocando i posti restanti in Europa in una lotta molto ma molto interessante.



Il secondo posto sembra appannaggio del Marsiglia di Sampaoli, che dovrebbe essersi messa al sicuro dopo il successo nell'ultimo turno di campionato contro il Nantes. La squadra del tecnico argentino è stata una delle squadre dall'identità di gioco più forte del campionato, regalando sprazzi di grande calcio oltre ad essere ancora in corsa per la vittoria della Conference League dove affronterà in semifinale il Feyenoord.

Alle spalle dei marsigliesi, con 540 minuti da giocare e 6 squadre in 6 punti (teniamo dentro anche il Lione) la lotta è apertissima e coinvolge anche squadre come Lens e Strasburgo che stanno accarezzando un sogno ma ben calato in una realtà costruita con una strategia di gioco riconoscibile.

Insomma non solo la lega dei talenti, ma tante emozioni fino alla fine. 

Friday, 1 October 2021

Real Sociedad e Monaco alzano il livello dell'Europa League


La seconda giornata dei gironi di Europa League prevedeva nel programma un confronto molto interessante tra due squadre che fanno della crescita dei giovani di talento un mantra: da una parte la Real Sociedad che sta costruendo una forte identità partendo dal proprio vivaio, dall'altra il Monaco che investe tantissimo su giovani di prospettiva presentandosi come step intermedio prima del passaggio ad una big europea.

La partita è terminata 1-1 con le due squadre che si sono divise equamente sia il risultato finale che il predominio tattico della partita, con la solidità del Monaco a dettare il contesto nel primo tempo, la coralità della Real Sociedad a dettarla nel secondo.

I numeri parlano sicuramente dei padroni di casa come quelli che hanno fatto la partita, ma il Monaco è stato in grado di mettere in campo una buona gara d'attesa sfruttando al meglio la fisicità dei propri elementi, pur producendo molto poco in zona offensiva, come testimoniano il dato sul possesso palla e sulle occasioni create.



LE FORMAZIONI


La Real Sociedad deve far fronte ad una serie di assenza, tra cui la principale è senza dubbio quella di Alexander Isak in attacco, un'assenza che costringe ad ogni partita Alguacil ad inventarsi qualcosa. Nella partita di ieri è toccato a Portu posizionarsi, almeno nominalmente, da centrale di attacco.




Nel Monaco, invece, Kovac continua a schierare contemporaneamente i tre uomini di forza a centrocampo con Tchouameni, Fofana e Jean Lucas mentre in attacco è Boadu la punta centrale con Diop e Diatta nominalmente ai suoi fianchi anche se quest'ultimi tendono a stare più vicini ai centrocampisti formando di fatto un 4-5-1.


LA SOLIDITA' DEL MONACO DETTA IL CONTESTO NEL PRIMO TEMPO


Già leggendo le formazioni sembrava abbastanza evidente come Kovac puntasse ad una partita prevalentemente di attesa opponendo a centrocampo la fisicità dei suoi giocatori alla tecnica dei propri avversari.

La strategia del tecnico croato aveva come scopo quello di non permettere la ricezione del pallone alla Real in zona di rifinitura, per questo la linea di centrocampo è stata schierata con 5 uomini allineati pronti a chiudere ogni corridoio in verticale e spezzare la linea nel momento in cui la Real Sociedad si trovava costretta a muovere il pallone in orizzontale.

Da questo fermo immagine si nota chiaramente la linea di 5 centrocampisti pronta ad ostacolare le linee d'accesso alla zona centrale del campo, la punta centrale Boadu inizialmente si limita a coprire la linea di passaggio verso il vertice basso della formazione basca Martin Zubimendi che, infatti, in corso d'opera sarà costretto ad abbassarsi tra i centrali in modalità salida lavolpiana per poter giocare il pallone.


Non appena il pallone passava da uno dei centrali difensivi della Real Sociedad verso Zubimendi o verso i terzini, uno dei 5 elementi della linea era pronto a staccarsi per contendere il possesso al portatore di palla: in questo esempio Fofana si stacca per andare ad ostacolare Zubimendi mentre al suo fianco Tchouameni era pronto a tenere a bada Guevara, il giocatore con la linea di passaggio più semplice da servire per chi sta portando palla. In queste situazioni i centrocampisti del Monaco facevano valere la loro forza fisica limitando fortemente la circolazione della palla in avanti da parte degli avversari.

In fase di possesso, invece, come da consuetudine del gioco del Monaco da un anno a questa parte, Sidibè stringe al fianco dei due centrali difensivi per creare una prima linea di costruzione a 3, la seconda linea, invece, viene formata da Tchouameni e Jean Lucas, chiamando Fofana ad occupare una zona avanzata di campo, mentre le ampiezze vengono date da Diatta a destra e Caio Enrique a sinistra. Come si evince dal fermo immagine la Real Sociedad pareggiava le due linee di costruzione della formazione monegasca.

Questa struttura era quella pensata da Kovac alla vigilia della partita, tuttavia il contesto della partita non gli ha consentito di utilizzare con frequenza vista la pressione alta della squadra di casa; per questo motivo erano diverse le situazioni in cui per risalire il campo è stato necessario richiedere a Sidibè di riaprirsi per poi cercare di usare il fianco destro occupato da Diatta e, appunto Fofana per risalire il campo. Questa è la situazione da cui nasce il calcio d'angolo che porterà al goal di Disasi, dove si può facilmente notare la posizione di Fofana nel mezzo spazio di destra, lato preferito dal Monaco per sviluppare i propri attacchi.

Questo è l'esempio della giocata a cui mi riferivo precedentemente: qui è Aguilar, entrato nell'intervallo al posto di Sidibè che, da posizione di terzino destro classico serve direttamente il compagno di squadra con la maglia numero 22 che diverse volte nel corso della partita si è trovato ad essere il giocatore più avanzato della propria squadra: con i suoi inserimenti ed il suo strapotere fisico il Monaco tentava così di allentare la pressione alta della formazione di Alguacil.

A dimostrazione di quanto questa strada sia stata battuta di frequente dalla formazione di Kovac, il dato statistico relativo alle fasce d'attacco mostra chiaramente la propensione della squadra monegasca a sviluppare il proprio gioco tramite il lato destro del campo, proprio quello composto da Sidibè (poi Aguilar), Fofana e Diatta. Di fronte a dati simili e di fronte ad un comportamento della squadra così facilmente individuabile sul campo di gioco sarebbe bello poter chiedere all'allenatore a fine partita se questa soluzione sia frutto di una propria strategia o se sia stato l'avversario a concedere quella come unica zona di campo dove poter risalire.


LE DIFFICOLTA' DELLA REAL SOCIEDAD NELLA PRIMA PARTE..


La squadra di Alguacil ha chiaramente cercato ed ottenuto il dominio della partita mediante il possesso del pallone: il tecnico basco non ha mai nascosto il suo principio per il quale con il pallone a propria disposizione si ha il maggior controllo sulla partita.

Tutte le statistiche afferenti la partita mostrano chiaramente come la Real Sociedad sia quella che abbia tentato più volte di andare al tiro e soprattutto ha mantenuto il controllo del possesso palla, nonché una supremazia territoriale, tuttavia nel primo tempo tante sono state le difficoltà per Oyarzabal e compagni.



La Real Sociedad ha avuto difficoltà a superare il muro creato da Kovac con il 4-5-1 visto precedentemente, anche la struttura della squadra in fase di costruzione non garantiva un granché sotto questo aspetto e, soprattutto nella prima parte del primo tempo era apparsa più rigida del solito.

Da questo esempio si nota chiaramente come il blocco centrale del Monaco isoli completamente i giocatori della Real Sociedad in fase di rifinitura; inoltre i terzini vengono tenuti bassi da parte di Alguacil nel tentativo di attrarre gli esterni e smuovere il blocco, cosa che non accade, rendendo quindi estremamente faticosa la circolazione del pallone che si muoveva esclusivamente in orizzontale rendendo possibile l'attivazione della pressione da parte dell'avversario.

Nel corso del primo tempo, tuttavia, abbiamo iniziato a notare le prime rotazioni posizionali tipiche del calcio della formazione di San Sebastian, in cui si sono create le condizioni per creare qualche disordine nelle linee avversarie e soprattutto servire in maniera più costruttivo i tre uomini più avanzati. In questo esempio Portu si allarga fino a quasi pestare la linea laterale: con Aihen Munoz che resta basso la Real Sociedad ha la possibilità di utilizzare a proprio vantaggio la linea stretta del Monaco per muovere il pallone in avanti lateralmente: con questo piccolo accorgimento Portu può anche fungere da terzo uomo ricevendo palla da Munoz e scaricandola su Guevara che si trova alle spalle di Diatta che prova ad andare a correre verso il terzino sinistro della Real Sociedad. Questi movimenti permettono ad Alguacil di capire come superare il blocco monegasco come vedremo nel secondo tempo.

Dove Alguacil ha provato a costruire i pericoli è stato nelle fasi di riconquista del pallone: la Real Sociedad possiede, a mio parere, uno dei sistemi di transizione difensiva tra i più efficaci in Europa e rappresenta una parte importante del pensiero tattico del suo allenatore. Il dato statistico relativo al PPDA non mente in tal senso: i Txuri-urdin hanno mantenuto una pressione costate sul proprio avversario in fase di non possesso. Non è un caso, infatti, che seppur nelle difficoltà della prima frazione, la pressione esercitata sul Monaco sia stata l'elemento che ha consentito la creazione delle situazioni in cui la squadra di Kovac sia andata frequentemente in difficoltà ma ha saputo ovviare a ciò grazie alla grande fisicità dei propri centrali di difesa e centrocampo.

Questo rendimento della squadra in fase di non possesso è reso possibile dall'atteggiamento visibile nel fermo immagine qui di fianco, dove si nota chiaramente quanto la squadra comprima il campo a disposizione dell'avversario, con la linea difensiva disposta ad un passo dalla linea di metà campo per poter sfruttare il fuorigioco mentre le due mezzali del 4-3-3 di Alguacil vanno a prendere a uomo i due mediani del Monaco, ecco perché la squadra di Kovac raramente ha avuto la possibilità di costruire nel modo in cui è abituata a fare.

Stesso atteggiamento riscontrabile anche nelle fasi di transizione: qui vediamo l'atteggiamento della squadra appena perso il pallone, con la zona palla praticamente presa d'assalto numericamente dai giocatori in maglia bianco-blu e dove possiamo notare come anche le marcature preventive avvengono ad un passo dalla linea di metà campo, con il vertice basso di centrocampo Zubimendi che garantisce la superiorità numerica.



..ED I MIGLIORAMENTI NEL SECONDO TEMPO


Nell'intervallo Alguacil ha apportato alcuni cambiamenti nella disposizione in campo della squadra nonchè della strategia per cercare di risalire il campo.

La prima cosa visibile nei primi minuti del secondo tempo è stato sicuramente l'utilizzo delle zone esterne del campo per portarsi in avanti. In particolare in fase di impostazione il pallone veniva giocato sul terzino destro Zaldua che cercava poi di scambiare con Januzaj e Merino che si muovevano per creare un triangolo necessario ad avere superiorità numerica su quel lato, spesso era anche Portu ad unirsi al triangolo, ma cambiando l'ordine dei fattori il risultato non cambia: lo schieramento del Monaco ha iniziato a mostrare le proprie crepe.

Ecco un esempio di cosa succedeva con le discese di Zaldua sulla destra nel corso del secondo tempo: la Real Sociedad ha un 3 contro 2 sulla fascia che apre la linea difensiva del Monaco e che costringe uno dei due mediani ad uscire dalla propria posizione creando uno spazio invitantissimo per l'inserimento del numero 2 della squadra basca che, però, in questa occasione non viene servito facendo perdere una potenziale occasione da rete.

Altra mossa di Alguacil è stata quella di pretendere con maggiore continuità l'occupazione totale in ampiezza della zona di rifinitura (la zona tra centrocampo e difesa avversaria), questo ha consentito la creazione dei triangoli di cui sopra una volta che il pallone viaggiava nelle zone laterali del campo, ma soprattutto costringeva il Monaco a dover lasciare giocoforza delle zone libere di campo dove la Real Sociedad cercava di mandare i propri attaccanti in uno contro uno. In questo esempio si creano i presupposti per permettere a Januzaj sulla fascia destra di isolarsi contro Caio Enrique: non è un caso che l'ex giocatore del Manchester United abbia chiuso la partita con il maggior numero di dribbling effettuati, ben 6, e con il maggior numero di duelli offensivi tentati (32 contro i 13 effettuati sul lato opposto da Oyarzabal).


CONCLUSIONI


La partita tra Real Sociedad e Monaco è stata, alla fine, una contrapposizione di stili, con una squadra che ha tentato di fare la partita contro un'altra che ha pensato prima a coprirsi, una squadra che predilige la tecnica contro una che predilige la fisicità e l'atletismo. Come ogni contrapposizione di stili ne è venuta fuori una partita piacevole in cui entrambi gli allenatori hanno provato a piegare il contesto tattico della partita dalla loro parte riuscendoci, come abbiamo visto, a fasi alterne nel corso della partita. 

Ma soprattutto Real Sociedad e Monaco hanno messo in mostra tantissimi giocatori dalla prospettiva esaltante di fronte ad essi: la squadra spagnola partiva con un 11 titolare dall'età media di poco sotto i 26 anni mentre i monegaschi si sono presentati addirittura con una formazione dall'età media di poco superiore ai 23 anni. Ecco perché le squadre di Alguacil e Kovac con la loro presenza stanno nobilitando l'Europa League.

Tuesday, 4 May 2021

Monaco - Lione, racconto di una delle partite più belle dell'anno

Foto - Twitter Olympique Lyon

L'epilogo di questa edizione della Ligue 1 è davvero un racconto ricco di effetti speciali e di colpi di scena: da ieri sera, con ogni probabilità la lotta a 4 per il titolo si è suddivisa in una lotta a due tra Lille e PSG, mentre Monaco e Lione si giocheranno il posto sul gradino più basso del podio che varrà, però, l'accesso alla prossima Champions League.

La sfida del Louis II non poteva terminare con un pareggio che sarebbe stato inutile per entrambe le contendenti, per questo motivo le due squadre hanno giocato sempre a viso aperto senza mai cercare giocate conservative: l'approccio delle due squadre è stato sempre quello di cercare la porta utilizzando al meglio i propri punti di forza, rendendo la sfida un appassionante duello tecnico-tattico.

Dopo una lunga battaglia riesce ad avere la meglio il Lione che vince 3-2 grazie ad una rete a pochi minuti dalla fine del classe 2003 Rayan Cherki, una rete ed una prestazione in inferiorità numerica della squadra di Rudi Garcia che vendica la squadra lyonnaise della rimonta subita sette giorni prima dal Lille nel match che li ha buttati fuori dalla lotta per il titolo, da cui, dopo questa sconfitta, sono fuori anche i monegaschi.


LE FORMAZIONI

Le due squadre entrano in campo senza particolari novità: il Monaco, con qualche assenza di troppo nel reparto avanzato, conferma Aguilar esterno alto a destra, la coppia Fofana-Tchouameni è confermatissima a centrocampo, mentre in attacco ritrova la titolarità Ben Yedder che affianca Volland: la novità è la presenza di Cesc Fabregas dal primo minuto alle spalle delle punte in un 4-2-3-1 asimmetrico.


Dall'altra parte il Lione conferma la difesa a 3 con De Sciglio braccetto, rispetto alla gara con il Lille torna Denayer nel trio difensivo e Cornet riprende la titolarità a sinistra; in attacco, invece, confermata la coppia Depay-Toko Ekambi.


IL LIONE PARTE MEGLIO

La prima parte di partita vede sicuramente il Lione approcciare meglio all'incontro, inoltre le scelte strategiche di Rudi Garcia sembrano funzionare bene meglio rispetto a quelle previste da Kovac. Due sono state le scelte che hanno garantito all'ex tecnico della Roma di prendere il centro del ring in questa fase del match: la prima pressione e, soprattutto, l'utilizzo della larghezza in fase di possesso.

In fase di prima pressione Paqueta veniva alzato al fianco delle due punte allo scopo di andare a prendere individualmente i tre difensori del Monaco chiamati a far partire l'azione: la costruzione della squadra monegasca si basa su un 3+2 che Kovac ha implementato ormai da diversi mesi. Sostanzialmente Garcia si è giocato la carta di andare a seguire a uomo i costruttori avversari, una mossa molto aggressiva e rischiosa ma ben supportata dall'atteggiamento della linea difensiva a 3.

In fase di possesso, invece, era molto chiaro quanto efficace il sistema di uscita dalla propria metà campo: la prima pressione del Monaco veniva manipolata allargando il centrale di destra Denayer che giocando il pallone lungo-linea verso l'esterno di parte Dubois, costringeva il terzino del Monaco Caio Enrique ad uscire su di lui generando spazio alle sue spalle che veniva attaccato da un taglio esterno di Toko-Ekambi, il cui movimento allargava le maglie della difesa monegasca: in queste maglie si inserivano Paqueta e Caqueret, una mossa abbastanza costante nel playbook di Rudi Garcia in questa stagione. In questo esempio ci troviamo già a difesa schierata, ma il concetto non cambia, con Caio Henrique che esce su Dubois e Paqueta che taglia nello spazio tra terzino e centrale del Monaco.

GLI AGGIUSTAMENTI DEL MONACO

Kovac riesce a capire dopo alcuni minuti che era necessario trovare degli aggiustamenti per riuscire a risalire il campo dalla pressione del Lione e per chiudere gli spazi che l'avversario era in grado di crearsi sulla trequarti.

Per risalire il campo era necessario chiedere maggiore movimento ai 5 invasori designati dalla strategia di Kovac: è bastato chiedere a Fabregas e Volland di muoversi venendo incontro per avere uno schieramento meno piatto che ha, conseguentemente, permesso di aprire le maglie della difesa del Lione e, soprattutto di creare rapide combinazioni tramite triangolazioni. Da una situazione costruita in questa maniera è arrivato il goal con cui i monegaschi hanno trovato il goal del vantaggio nel primo tempo: costruzione con i tre centrali che sfruttano lo spazio creato dai movimenti di Fofana e Tchouameni che portano via le due mezzali avversarie, Volland viene incontro inseguito da Denayer, scarico su Caio Enrique che serve Ben Yedder che, con un passaggio di prima chiude la triangolazione e manda in porta l'attaccante tedesco.

Anche in fase di non possesso, il gioco laterale del Lione viene disinnescato dalla maggiore proattività dei due mediani: in particolare Fofana segue gli inserimenti delle mezzali, come in questo caso, la solita combinazione esterna del Lione aveva nuovamente liberato Caqueret che però viene inseguito dall'ex mediano dello Strasburgo che lo rimonta e gli sradica il pallone con due falcate. Anche Kovac, dunque, accetta i rischi ma sa di poter contare sullo strapotere fisico dei suoi mediani e dei suoi centrali difensivi. Questo lavoro rende inoffensiva la strategia dei Les Gones mostrando ancora una volta la bontà della tenuta difensiva della squadra di Kovac, testimoniata dal fatto che dopo il difficile inizio i monegaschi non hanno concesso praticamente più nulla da li alla fine del primo tempo.

Fonte grafico Understat
La progressione degli xG nel primo tempo conferma l'andamento del primo tempo, con il Lione abile a fare la prima mossa e mettere in difficoltà il Monaco, poi gli aggiustamenti portati dalla squadra di casa hanno portato ad un cambio di inerzia che sembrava portare Ben Yedder e compagni dritti ad un'altra vittoria ed un altro clean sheet.









I CAMBI CAMBIANO LA PARTITA

La bellezza della partita e la forza delle squadre è stata data soprattutto dalla grande quantità di soluzioni e talento a disposizione dei due allenatori in panchina: ogni cambio effettuato a partire dall'intervallo ha sortito delle modifiche nel corso della partita.

Il primo cambio arriva, appunto, durante l'intervallo e lo fa Rudi Garcia che fa entrare Kadewere al posto di Dubois, ma senza cambiare il modulo di gioco, tocca a Toko Ekambi a spostarsi a destra dove dovrà coprire tutta la fascia, seppur protetto alle sue spalle da Diomandé, altro giovane prospetto made in Lione, entrato nel primo tempo al posto di un Denayer ancora non al meglio della condizione fisica.

Ma oltre al cambio di interpreti cambia anche la strategia di Garcia nel cercare di risalire il campo: bloccata la mossa delle combinazioni esterne, si torna a tentare l'assalto per vie centrali, questo avviene abbassando Caqueret in costruzione al fianco di Thiago Mendes e Paqueta che avanza in zona rifinitura dove si associa con Kadewere e Depay. Con questa soluzione il Lione sembra maggiormente in grado di risalire il campo e di coprire al meglio i corridoi in ampiezza, anche perché Fabregas non ha sufficiente autonomia per restare in campo 90 minuti e per questo il centrocampo del Monaco fa fatica a tenere a bada il dinamismo del Lione.

Lo stesso dinamismo è quello che porterà al goal del pareggio di Depay, il quale nasce da una transizione della squadra ospite, generata da una grande occasione sprecata a sua volta in contropiede: il pallone arriva al centravanti olandese in tre passaggi, complice l'assenza dei due terzini che si erano lanciati entrambi in avanti, poi è lui stesso a trovare il goal con un'azione personale che perfettamente riassume ciò che è Monaco-Lione nel secondo tempo.

Le dinamiche da cui nasce il goal dell'olandese rappresentano un aperitivo di ciò che le due squadre regaleranno nella parte finale di partita.


RIEQUILIBRARE IL CENTROCAMPO

Preso il goal del momentaneo pareggio, Kovac si rende conto che serve nuova linfa per il centrocampo: così Fabregas lascia il posto a Matazo, altro interessante prospetto messo in vetrina ieri sera. Con il suo ingresso in campo la squadra monegasca ritrova la parità numerica a centrocampo necessaria per riprendere in mano il controllo delle operazioni, a cui si aggiunge l'ingresso di Badiashile al posto di Disasi, un cambio tra difensori che toglie al Lione il vantaggio di un uomo fresco come Kadewere contro la linea difensiva. 

Questa situazione mette, invece, in difficoltà dal punto di vista atletico il centrocampo del Lione, con Caqueret e Paqueta non più in grado di tenere testa al trio di centrocampisti della squadra di casa che, infatti, resta in controllo della partita ma senza riuscire ad affondare, questo grazie a delle letture individuali da parte dei difensori, abili a chiudere la linea di passaggio finale agli attaccanti avversari; questa situazione di sofferenza a centrocampo porta all'evento che sembrava poter cambiare il match, ossia l'espulsione di Caqueret, punito con un secondo giallo per l'intervento in ritardo su Tchouameni a centrocampo. Come si evince dall'immagine, l'ingresso del 2002 belga, fornisce nuove soluzioni in fase di rifinitura alla formazione di Kovac, difatti questa azione terminerà con un suo inserimento dopo una sponda di Ben Yedder, neutralizzato da un'uscita bassa di Lopes.

IL GRAN FINALE

Tuttavia, non ostante l'inferiorità numerica, il goal di Marcelo sugli sviluppi di un calcio di punizione apre le danze per il finale con i botti mostrando come non ostante l'inferiorità numerica il Lione sia ancora in grado di giocarsi le sue carte, anche sfruttando il fatto di non avere, a questo punto della stagione ed a quel punto della partita, più nulla da perdere. La mossa di Garcia per ovviare all'inferiorità numerica è stata quella di schierare la squadra con un 4-4-1 in possesso ed un 4-1-4 in non possesso.

Con l'ingresso di Guebbels e Pellegri, Kovac decide di passare a quello che sostanzialmente un 4-2-4 con i due mediani disposti non più in linea allo scopo di creare un rombo di costruzione: il Lione ha risposto abbassandosi creando i presupposti per un lancio in area di Maripan che porterà al fallo da rigore di Lopes su Pellegri trasformato con un cucchiaio da Ben Yedder.


Il pareggio non va bene a nessuno, così le tattiche saltano e Garcia si gioca la carta di Bruno Guimaraes e Cherki che trasforma nuovamente la squadra che passa ad un 4-2-3, una mossa che porterà al goal del 3-2 dello stesso centrocampista classe 2003, innescato da una verticalizzazione del brasiliano: ancora una volta i cambi di Garcia vanno a segno ed il Lione porta a casa la partita. Come si nota dal fermo immagine, Guimaraes attira due giocatori del Monaco su di se liberando Cherki che verrà servito da De Sciglio, imbeccato a sua volta dalla gran giocata in verticale dell'ex Athletic Paranaense.

CONCLUSIONI

La partita è stata una continua montagna russa di emozioni, con due allenatori che hanno dato fondo a tutto ciò che avevano a disposizione per portare a casa la partita: dopo un primo tempo in cui erano chiari e definiti i piani partita delle due squadre e come preferivano attaccare e difendere, nel secondo tempo i cambi e l'alternanza del risultato ha portato a vedere in campo diverse strategie e diverse soluzioni fino ad arrivare al tutti contro tutti finale, frutto di una partita in cui ad una mossa è sempre stata corrisposta una contromossa e per questo le squadre alla fine si sono allungate ed hanno cercato il tutto per tutto, visto che il pareggio non andava bene a nessuno.

In un periodo storico in cui si è parlato tanto di Superlega e di un calcio attraente solo se giocano le solite squadre ed i soliti campioni, Monaco e Lione hanno dimostrato che si può dare spettacolo anche se non si hanno fatturati importanti ma semplicemente puntando su giocatori con fame di successo e grandi mezzi tecnici pronti a giocarsi le loro chances in progetti meno ricchi ma più stimolanti.

Friday, 19 February 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 18


Dopo esserci goduti il ritorno delle coppe europee, il weekend torna per metterci di fronte ad un altro turno di campionato che, considerata la concomitanza con gli impegni europei di molte squadre, potrebbe vivere una fase decisiva che può spostare alcuni equilibri o ampliarne altri. Non scopro certo l'acqua calda nell'affermare che in questo periodo della stagione la gestione delle forze diventa fondamentale per definire l'esito della stagione.

Il calendario del weekend ci regalerà sfide importanti se non decisive come il derby di Milano che potrebbe indirizzare la lotta scudetto in serie A, la trasferta del Bayern a Francoforte che potrebbe diventare decisiva per la vittoria della Bundesliga ma anche per la lotta Champions. Per questo motivo ho scelto quattro partite che assumono per varie ragioni un peso fondamentale per giudicare le stagioni di alcune squadre o per indirizzare gli esiti di un campionato.


LIVERPOOL - EVERTON (SABATO ORE 18.30)

La giornata di Premier in programma questo weekend è clamorosamente piena di sfide di cartello e di tradizione: una di queste è il confronto tra Manchester City ed Arsenal che mette contro Pep Guardiola con quello che dovrebbe essere un suo discepolo, ossia Mikel Arteta. Tuttavia il match che merita maggiore attenzione è il derby della Merseyside tra Liverpool ed Everton: una sfida che rappresenta una grande rivalità storica ma che questa volta potrebbe avere risvolti anche decisivi per la lotta alla Champions League.

La squadra di Klopp è entrata nelle ultime settimane in un momento negativo frutto dei guai fisici che hanno colpito i Reds nel corso di questa stagione: proprio la partita d'andata fu l'evento che ha cambiato in negativo la stagione, con l'entrata di Pickford che mise ko il ginocchio di Van Dijk. Saltato il ginocchio del centrale olandese, è saltata anche l'architrave su cui poggia il sistema di gioco di Klopp, costringendolo a trovare soluzioni per non farsi trovare scoperta sulle incursioni dei due terzini Alexander-Arnold e Robertson.

Passmap Between The Posts
La vittoria in Champions contro il Lipsia ha visto una squadra ritrovare i propri punti di forza, ossia le connessioni tra il terzino e l'esterno d'attacco di parte e la ricerca del cambio di gioco da un terzino all'altro per scoprire l'avversario e disordinarne la pressione. Come si desume dalla passmap della partita, si nota anche il lavoro svolto dai due centrali difensivi Kabak e Henderson nel sostenere questa strategia di gioco e con le due mezzali Jones e Thiago Alcantara a tenere impegnati i centrocampisti centrali avversari. Le difficoltà del Lipsia a trovare la profondità ha reso sostenibile la strategia anche a livello difensivo, con la squadra di Nagelsmann brava a risalire il campo ma meno brava ad accedere all'area di rigore, cosa che, invece, ha saputo fare il Leicester di Rodgers sabato scorso.

L'Everton arriva a questo impegno con la consapevolezza di potersi giocare qualcosa di importante in questa stagione: Ancelotti in estate è riuscito ad ottenere sul mercato una serie di giocatori che gli hanno permesso di modificare l'identità di questa squadra che adesso può giocare un calcio fluido e tecnico, al contrario della scorsa stagione quando la squadra doveva sostanzialmente appoggiarsi su attacchi diretti verso Calvert-Lewin ed aggredire sulle seconde palle.

In fase di possesso lo schieramento della squadra di Ancelotti è un 4-1/2-3 con le mezzali e gli esterni offensivi che occupano le zone avanzate del campo ruotando tra di loro, a volte le rotazioni avvengono anche tra terzino e mezzala di lato. In fase di non possesso la squadra si schiera con un 4-1-4-1 dove gli esterni offensivi si affiancano alle mezzali a creare una linea a 4; la linea difensiva, invece, è protetta dal vertice basso.

La strategia costruita da Ancelotti è quella di occupare con quanti più uomini possibile i corridoi centrali del campo sfruttando i movimenti e le rotazioni tra le mezzali ed i trequartisti; l'ampiezza viene utilizzata solamente per liberare i terzini (in particolare Digne) in modo che con i loro cross possano generare occasioni grazie alle qualità aeree di Calvert-Lewin e grazie alla capacità della squadra di riempire con più uomini l'area di rigore.


Le principali difficoltà, invece, l'Everton le trova nella tenuta della linea difensiva che, spesso non viene sufficientemente assistita dai centrocampisti. Spesso e volentieri gli avversari possono pascolare negli spazi che si creano tra centrale difensivo e terzino, a questo si aggiunge la non grande predisposizione alle marcature in area di rigore dei centrali difensivi.

Sarà dunque un derby quello che si giocherà ad Anfield Road con due squadre ben riconoscibili nei loro pregi e nei loro difetti, all'andata ne venne fuori una grande lotta che terminò con un 2-2 ricco di emozioni, sono abbastanza sicuro che la stessa cosa la vedremo sabato nel tardo pomeriggio.


SALISBURGO - RAPID VIENNA (DOMENICA ORE 17)

Il campionato austriaco, dal momento in cui il gruppo Red Bull ha investito a Salisburgo, è un dominio della squadra della città di Mozart che detiene il titolo da 7 stagioni consecutive. Dalla scorsa stagione, tuttavia, diverse squadre hanno mostrato di avere progetti tecnici in grado di infastidire il dominio della squadra oggi allenata da Jesse Marsch. 

Lo scorso anno questo ruolo sembrava appannaggio del LASK di Lienz che, però, depauperò quanto buono di fatto prima del lockdown prendendosi una penalizzazione per non aver rispettato il protocollo COVID al rientro agli allenamenti; quest'anno, invece, la squadra che sta tenendo testa al Salisburgo è il Rapid Vienna di Didi Kuhbauer.

La squadra di Jesse Marsch ha ormai pochi segreti e, come ogni stagione, si trova a gennaio a dover riportare con una squadra completamente diversa rispetto a quella di inizio stagione. In questa stagione, tuttavia, l'unica partenza del mercato invernale è stata Dominik Szoboszlai, ceduto al Lipsia, ma sappiamo bene quanto fosse determinante l'ungherese per le fortune del Salisburgo.

I suoi sostituti, sul piano tecnico, dovrebbero essere Aaronson e Sucic, di cui ho parlato nel mio post di presentazione della sfida di Europa League contro il Villarreal, persa per 2-0, dove i due talenti del Salisburgo non sono riusciti a mettersi in luce restando avulsi dal gioco senza riuscire a giocare palloni nella zona centrale del campo, dove evidentemente il Villarreal è stato bravo a coprire quelle zone.

Fonte statistiche SofaScore

In campionato, invece, la ricerca e l'occupazione della zona di rifinitura avviene in maniera più frequente fino a trasformare il 4-4-2 in un 4-2-2-2. Tuttavia nella partita contro il Villarreal in Europa League, si trattava della prima volta in coabitazione tra i due giocatori ed il risultato non è stato dei migliori visto che il loro coinvolgimento è rimasto ai margini della squadra. Nella partita contro il Rapid Vienna alla squadra di Marsch servirà tornare alla sua versione migliore, quella cioè capace di sovraccaricare il centro del campo per cercare di aumentare il margine in testa alla classifica e, chissà, trovare idee utili a cercare di contendere la qualificazione agli ottavi di Europa League al Villarreal non ostante lo 0-2 di partenza.

Il Rapid si schiera sul campo con un 4-2-3-1 di base che, però, non è mai rigido in campo, tanto che si tratta di uno schieramento che è più facile vedere in fase di non possesso che in fase di possesso. Il 4-2-3-1 in fase di possesso cambia immediatamente in quanto i due centrocampisti centrali tendono a scaglionarsi a due altezze diverse anziché restare appaiati; stesso discorso vale per i due terzini, con il destro (Stojkovic) che partecipa molto più alla costruzione rispetto al terzino sinistro Ullmann che, invece, attacca maggiormente la profondità.

In fase di non possesso, invece, il Rapid è perfettamente allineato a quella che è la tendenza del calcio in Austria negli ultimi anni e che sta portando diversi allenatori cresciuti aldilà del Brennero a diventare dei riferimenti per il calcio europeo. La squadra di Kuhbauer aggredisce l'avversario con un baricentro molto alto ed orienta diversi giocatori sulla palla e sull'uomo, in perfetto stile gegenpressing. Come si evince dal fermo immagine il Rapid cerca la parità numerica in tutte le zone di campo tenendo permanentemente sotto pressione l'avversario. Non è un caso che il PPDA del Rapid sia addirittura superiore a quello del Salisburgo seppur per poco (7,6 contro 7,8 della squadra di Jesse Marsch).

ATLETICO BILBAO - VILLARREAL (DOMENICA ORE 21)

La sfida di San Mames mette di fronte una sfida che potrebbe avere un impatto di non poco conto per la lotta per i posti europei nella Liga. L'Atletico Bilbao è in grandissima risalita da quando Marcelino ha preso le redini della squadra dopo l'esonero di Garitano.

La squadra basca, con l'arrivo dell'ex tecnico del Valencia (che è anche ex allenatore del prossimo avversario) ha ritrovato un approccio in grado di valorizzare gli elementi offensivi a propria disposizione. Sono bastati pochi accorgimenti al tecnico asturiano per far viaggiare al livello che il club ed i tifosi si aspettano, in particolare sotto la sua gestione si sono innalzate le prestazioni di Iker Munain, giocatore di elevato spessore tecnico che faticava a trovare una collocazione in campo con Garitano e che, invece, con Marcelino sembra aver ritrovato la centralità tecnica in questa squadra.

Fonte dati FbRef/StatsBomb
Come si evince dal grafico a fianco, il n.10 del Bilbao ha notevolmente alzato il proprio livello nella creazione di occasioni da rete. L'arrivo di Marcelino sulla panchina ha modificato l'atteggiamento della squadra in fase offensiva, Munain agisce con maggiore libertà nella trequarti avversaria ed il suo apporto in rifinitura è tangibile sia osservando la partita che osservando, come in questo caso, i soli numeri.




Il Villarreal arriva a questa sfida reduce dalla pesante vittoria in Europa League a Salisburgo, mentre il cammino in campionato sembra essersi arenato nella ultime settimane. 

Scouting report FbRef/StatsBomb

La squadra di Emery spesso fatica a trovare la giocata giusta in fase di rifinitura che, con l'infortunio di Samu Chukwueze, sembra essere delegata esclusivamente al grande lavoro di Gerard Moreno, autore di una prestazione clamorosa a Salisburgo e protagonista di una stagione strepitosa, ben riassunta dai numeri che lo rendono un attaccante quanto un esterno offensivo di prima fascia.

Il sistema voluto dall'ex tecnico di Siviglia, PSG ed Arsenal si basa sul possesso palla ed un tentativo di recupero del pallone che possa essere aggressivo. Proprio su quest'ultimo aspetto le cose non stanno andando come previsto (il PPDA è superiore a 10) soprattutto a causa del fatto che la linea difensiva fatica a sostenere un sistema di pressing alto e spesso tende a concedere spazi in situazioni di transizione o in situazione in cui l'avversario verticalizza rapidamente l'azione con una giocata individuale. Il Bilbao è una squadra che sa innescare rapidamente i giocatori tra le linee, per cui per la squadra di Emery, dopo l'ottima prestazione di Salisburgo, una prestazione ed un risultato positivi anche al San Mames possono dare nuove certezze al gruppo di Emery e far ripartire la stagione del Villarreal.


PSG - MONACO (DOMENICA ORE 21)

Il campionato francese, a differenza delle stagioni precedenti, si sta rivelando uno dei campionati più equilibrati e ricchi di spunti di tutta Europa e nel weekend si celebra la sfida tra il PSG ed il Monaco in un incrocio che ha rappresentato per diversi anni una rivalità tra due proprietà facoltose desiderose di giocarsi la supremazia nazionale.

Negli ultimi anni, tuttavia, questa rivalità è scemata a causa delle ultime pessime stagioni della squadra monegasca che invece, quest'anno sembra aver ritrovato quella competitività che sembrava perduta: dopo un periodo di assestamento, Niko Kovac ha trovato il sistema in grado di far rendere al meglio questa squadra che va a Parigi per giocarsi la sua chance di entrare addirittura in corsa per il titolo.

Il PSG, tuttavia, si presenta a questa grande sfida reduce dal capolavoro del Camp Nou in Champions League: pur con le assenze di Neymar e Di Maria, Pochettino ha saputo pescare le giuste risorse dalla sua rosa e soprattutto ha trovato una grande serata di Marco Verratti, giocatore diventato centrale nelle idee di Pochettino, tanto che in sua assenza abbiamo visto le peggiori prestazioni della squadra parigina nella giovane gestione del tecnico argentino (leggi trasferta di Lorient in campionato).

Fonte statistiche SofaScore
I numeri della prestazione di Verratti a Barcellona non rendono sufficientemente l'idea della sua prestazione a tutto campo, la sua resistenza al pressing e la capacità di ripulire palloni creando situazioni potenzialmente pericolose da momenti in cui l'azione sembra non avere inerzia. A mio parere la prestazione di Verratti e del PSG sono frutto del lavoro messo in piedi nelle ultime due stagioni da Thomas Tuchel che ha dato una personalità ed un'identità a questa squadra, tutti elementi di base su cui oggi Pochettino sta aggiungendo i propri accorgimenti. A questo si aggiunge l'aumento di competitività del campionato francese che costringe i parigini a dover tenere alta la soglia di attenzione anche in campionato, difatti questa partita contro il Monaco è molto importante per evitare di aggiungere alla lotta per il titolo anche la squadra di Kovac.








Da parte sua, invece, il Monaco ha intenzione di mettersi alla prova dopo che nel 2021 è riuscita, finalmente, a trovare un'identità di gioco ed un equilibrio tale da portarla al quarto posto solitario in classifica grazie ad una serie positiva aperta di 9 vittorie e 2 pareggi nelle ultime 11 partite tra campionato e coppa nazionale. Il sistema di gioco, ormai consolidato, vede un 3-2/5 in fase di possesso che si trasforma in 4-4-2 in fase di non possesso che esalta le qualità della coppia d'attacco Ben Yedder-Volland e che sta facendo esplodere il talento di Soufiane Diop oltre a quello della coppia di centrocampo Fofana-Tchouameni che ha margini di crescita devastanti.




Friday, 8 January 2021

Consigli per il weekend calcistico, stagione 20/21, ep. 12




Finite le feste e messo alle spalle il 2020, il calcio entra nel vivo della stagione: così come le feste, anche questa stagione calcistica è fortemente condizionata dalla pandemia globale che ha cambiato la vita di tutti negli ultimi 12 mesi, per cui il weekend in arrivo non arriva, come accade in genere, dopo una mini pausa invernale, bensì è un lungo susseguirsi di partite in un calendario super-compresso per poter chiudere la stagione in tempo per permettere alle nazionali di giocarsi la vittoria nelle rispettive competizioni continentali.

Non ostante il calendario compresso e la particolarità della stagione, gennaio resta sempre il mese dove, a mio parere, vengono decise le stagioni: facendo un paragone ciclistico, il mese di gennaio sta alla stagione calcistica come il primo arrivo in salita di un grande giro, ossia non puoi sapere con certezza chi vincerà, ma si può ben identificare chi non sarà in grado di raggiungere i maggiori obiettivi.

Per questo primo weekend calcistico del 2021, come da mia abitudine, ho scelto alcune partite da consigliare, vuoi per temi specifici, vuoi per peculiarità tattiche delle squadre impegnate, vuoi per vedere all'opera giocatori entrati nelle cronache del calciomercato che ha aperto i battenti questa settimana.


BUNDESLIGA, LIPSIA - BORUSSIA DORTMUND (SABATO ORE 18.30)


Per la Bundesliga il weekend in arrivo è decisamente da seguire con le cinture allacciate, si parte già questa sera con la sfida tra Borussia Moenchengladbach e Bayern Monaco, ostacolo di non poco conto per i campioni di tutto che continuano a scricchiolare ma alla fine portano sempre il risultato a casa; i riflettori, invece, per quel che mi riguarda, sono concentrati sulla sfida di Lipsia tra Julian Nagelsmann ed Edin Terzic, rispettivamente classe 1987 e 1982, due allenatori con una formazione che in Italia definiremmo non di campo e che adesso siedono su due delle panchine più ambite di Germania e di Europa.

Sul sistema di gioco di Julian Nagelsmann a Lipsia è inutile rimarcare quanto inchiostro (o meglio, quante battute) sia stato speso per esaltare la fluidità della sua squadra, vedere una partita del Lipsia è sempre qualcosa di molto stimolante per chi ama osservare il calcio nel pieno della sua evoluzione, in ogni partita il tecnico ex Hoffenheim riesce sempre a mettere in campo un accorgimento, una novità che permette alla sua squadra di non essere mai uguale a se stessa pur all'interno di principi che sono ben riconoscibili, come il mantenimento del possesso e l'occupazione militare degli spazi nella trequarti avversaria.

Nella prima partita del 2021, vinta in quel di Stoccarda (tre punti a dir poco pesanti che hanno permesso al Lipsia di restare in scia del Bayern) si è vista un'ulteriore qualità della squadra di Nagelsmann, ossia quella di sapersi adattare al contesto della partita, riconoscerne le criticità e, quindi, adottare il piano gara adatto per portare a casa la partita: nel caso della vittoria di Stoccarda, ad essere decisive sono state le connessioni sul gioco esterno, elemento sempre più preponderante nel calcio post-lockdown, dove gli avversari tendono a chiudere per quanto più possibile gli spazi centrali, il Lipsia ovvia a questa situazione mediante la progressione del gioco sugli esterni per poi riempire l'area di rigore di giocatori pronti a ricevere i cross.





In questo contesto così altamente competitivo a livello tattico, Lucien Favre non è stato in grado di trovare il modo giusto per dare il salto di qualità al Borussia Dortmund, per questa ragione, una sconfitta, proprio contro lo Stoccarda, ha convinto il club che il ciclo del tecnico svizzero al Westfalen Stadion era ormai terminato; al suo posto è stato scelto Edin Terzic, assistente di Favre e responsabile del settore giovanile del Dortmund, il quale, ha messo in soffitta il 3-4-3 per passare ad un 4-2-3-1 che in fase di possesso si trasforma in un 4-2-2-2 con gli esterni difensivi che si alzano a seconda della situazione di gioco, mentre gli esterni offensivi stringono la posizione in zona di rifinitura, questo genera spazi sugli esterni che vengono attaccati dai due terzini, mentre gli altri due giocatori offensivi cercano di attaccare la linea difensiva avversaria.

In fase di non possesso, invece, la squadra tiene un baricentro medio in cui vige un sistema misto tra copertura delle linee di passaggio centrali ed orientamento sull'uomo, difatti quello che potrebbe essere un 4-4-1-1 in realtà è scaglionato in modo tale che Reus prenda in consegna il vertice basso avversario, mentre Witsel prende in consegna il trequartista avversario coordinandosi con i centrali difensivi per la chiusura della zona tra le linee di difesa e di centrocampo (in particolare con Hummels).

Per il nuovo tecnico del Dortmund, dunque, la sfida in casa del Lipsia rappresenta un banco di prova molto importante per le sue idee, la sfida tattica con Nagelsmann sarà davvero molto interessante, personalmente mi aspetto una ricerca continua degli spazi da ambo le parti, da una parte il Lipsia che cercherà di sfruttare l'ampiezza del campo per disordinare le linee del Dortmund, dall'altra parte la squadra di Terzic che cercherà di usare Haaland come arma per dilatare gli spazi tra le linee e permettere alle qualità individuali dei vari Sancho, Reyna e Reus di venire fuori.


FA CUP, BRENTFORD-MIDDLESBROUGH (SABATO ORE 19)


Come da tradizione, gennaio è il mese in cui le principali squadre inglesi entrano in competizione nella FA Cup per il terzo turno con incroci che rendono questo trofeo a dir poco affascinante, anche questa edizione, seppur in un tono minore (sia per l'assenza di pubblico che per la compresenza di un calendario a dir poco compresso) non si sottrae al suo fascino che si mostrerà appieno nello scontro tra i dilettanti del Marine FC contro il Tottenham di Mourinho; il match di questo turno, invece, che consiglio di osservare, è quello tra il Brentford ed il Middlesbrough, un incrocio tra due squadre di Championship che rappresenta un vero contrasto di stili.

Il Brentford è rappresentazione della mente visionaria di un proprietario come Matthew Benham, capace di costruire un progetto tecnico di primissimo livello con budget limitatati ma sfruttati al meglio per mettere in piedi un sistema di scouting basato in prima istanza sull'utilizzo delle statistiche e poi sull'osservazione dei giocatori da aggiungere in rosa, poi con un allenatore dalle idee propositive come Thomas Frank questi giocatori entrano in un meccanismo fatto di calcio associativo che ne tira fuori i maggiori punti di forza e così oltre a risultati sportivi di ottimo livello (promozione in Premier mancata lo scorso anno proprio all'ultimo atto contro il Fulham) si aggiungono risultati economici straordinari con giocatori ceduti dopo averne quintuplicato il valore di mercato (vedi le ultime cessioni di Watkins all'Aston Villa e di Benrahma al West Ham) che hanno permesso al club di dotarsi di un nuovo stadio (il Brentford Community Stadium) pensionando il glorioso ma vetusto Griffin Park.

Lo schieramento che contraddistingue il Brentford è il 4-3-3 votato al possesso palla ed una occupazione dello spazio che utilizza i principi del gioco di posizione, ciò è reso possibile dalla qualità delle due mezzali che fiancheggiano il vertice basso del triangolo di centrocampo e che permettono una progressione della palla molto pulita sia ricevendo il pallone direttamente dai passaggi dei centrali difensivi alle spalle della prima linea di pressione avversaria, sia mediante la costruzione di catene laterali con il terzino e l'esterno offensivo di parte.







Dall'altra parte c'è una squadra agli antipodi del modo di vedere il calcio di Thomas Frank, ossia Neil Warnock, chiamato nel finale della scorsa stagione al capezzale del Middlesbrough che rischiava la retrocessione in Ligue One; reduce da 3 stagioni e mezzo a Cardiff in cui aveva riportato la squadra gallese in Premier League salvo poi non riuscire ad evitare l'immediato ritorno in Championship, il tecnico di Sheffield incarna, dall'alto dei suoi 72 anni, il vecchio calcio inglese basato sui lanci lunghi e l'aggressione sulle seconde palle.

Andando a vedere i dati relativi alle  zone d'azione in fase di possesso è molto riconoscibile anche a livello numerico la ricerca immediata di portare il gioco nel terzo di campo avversario, un sistema del tutto opposto a quello promosso dal Brentford e che, in ogni caso, si sta mostrando decisamente redditizio, nel momento che questo atteggiamento permette alla squadra di avere molto spesso tanti giocatori nei pressi dell'area avversaria, generando situazioni potenzialmente pericolose per le difese avversarie, ma soprattutto rendono difficile la risalita del campo per gli avversari tanto che i tiri subiti a partita sono poco più di 9 (quarta in Championship in questa classifica) e la media reti subita è la terza dopo quella di Swansea e Watford (0,82 goal subiti/partita); ulteriore dato numerico che testimonia lo stile differente di gioco voluto da Warnock sta nel fatto che solo 4 squadre tengono meno la palla rispetto al Middlesbrough (46,9% il dato del possesso palla medio, decisamente agli antipodi rispetto al 53,7% del Brentford).

Questa sfida del terzo turno di FA Cup, dunque, si presenta come uno scontro tra due tipologie di calcio opposte ma che giungono alla stessa conclusione, ossia andare al tiro e soprattutto segnare di più degli avversari, alla fine, come ha scritto bene Jonathan Wilson sul The Guardian la scorsa settimana, il pragmatismo sta tutto qui.


EREDIVISIE, AJAX-PSV (DOMENICA ORE 16.45)


E' la più classica delle rivalità del calcio olandese a dare lustro al weekend di Eredivisie in una sfida al vertice che potrebbe dare un importante indirizzo al campionato, difatti una vittoria di una delle due contendenti potrebbe sancire la squadra da battere da qui fino a fine stagione, un pareggio potrebbe permettere un riavvicinamento generale nella lotta per la vittoria finale da parte di Feyenoord, Vitesse e Az Alkmaar rendendo il campionato ancora più avvincente di quanto non lo sia già.

Per l'Ajax la stagione dell'atto terzo della gestione Ten Hag ha dato il via ad un nuovo ciclo di talenti da mettere in vetrina per nuove plusvalenze, tuttavia l'andamento della stagione è stato influenzato da una serie di infortuni che hanno tenuto fuori per lungo tempo David Neres e Mohammed Kudus oltre ad un utilizzo alterno di Noussair Mazraoui, terzino destro dalle caratteristiche molto funzionali al 4-3-3 dei lancieri; tuttavia in questo contesto l'Ajax è riuscito a far esplodere in questa stagione il talento di Ryan Gravenberch in mezzo al campo e di Perr Schuurs al centro della difesa, tuttavia ciò non è bastato a permettere alla squadra di superare il girone di Champions League, per questo motivo il cammino europeo continuerà in Europa League dove a febbraio ci sarà un interessantissimo incrocio contro il Lille.

Fonte InStat
Con la cessione di Dest e la sequenza di infortuni di Mazraoui, il padrone della fascia destra dei lancieri è diventato Sean Klaiber, acquistato dall'Utrecht nell'ultima sessione di mercato, sta mostrando di essere altrettanto dominante quanto il suo predecessore oggi al Barcellona, le caratteristiche sono diverse, in quanto è molto più abile nei contrasti e nel gioco aereo e a livello offensivo arriva meno al cross ma riesce ad innescare molto spesso e con molta pericolosità la linea d'attacco.

Tramite le statistiche elaborate da InStat in cui vengono comparate le performance di Klaiber e Dest in Eredivisie rispettivamente in questa stagione ed in quella precedente, emerge con chiarezza la maggiore propensione dello statunitense al cross ed anche le sue capacità in conduzione, mentre dell'olandese emerge il maggior coinvolgimento in possesso, il maggior numero di occasioni create seppur utilizzando meno l'arma del cross, così come emergono valori superiori nei duelli difensivi, per cui, in assenza di Mazraoui, per lui questo big match potrebbe essere l'occasione più importante per lanciarsi nel calcio di vertice, visto che si tratta di un giocatore classe 1994, quindi già nel pieno della sua maturità calcistica.


E se dobbiamo parlare di terzini destri anche il PSV ha di che mostrare in questo big match: Denzel Dumfries è uno dei gioielli messi in vetrina dal club di Eindhoven ed il suo valore non lo scopriamo certo oggi, se è vero che in tanti club lo hanno cercato nelle ultime sessioni di mercato (non è un mistero che fosse sulla lista della spesa di Rangnick qualora avesse preso posto al Milan) e soprattutto perché è il proprietario della fascia destra della nazionale olandese; ma non è certo solo lui il principale motivo di interesse per osservare il PSV di Roger Schmidt, la cui presenza sulla panchina è già una garanzia di spettacolo: i Boeren possiedono una rosa con una serie di elementi dalla grande prospettiva come Donyell Malen e Mohamed Ihattaren, il primo classe 1999 ed il secondo classe 2002 e parte della scuderia di Mino Raiola (motivo per il quale ripongo dei timori verso la loro carriera), a questi si aggiunge il togolose di origine Cody Gakpo, anche lui classe 1999, che con i due sopra forma un tridente d'attacco esplosivo su cui si fonda il calcio di Roger Schmidt in quel di Eindhoven.

Il tecnico austriaco sta lavorando allo scopo di mettere sempre a loro agio principalmente i tre principali elementi dell'attacco a sua disposizione e tende a modificare lo schieramento sulla base della disposizione dell'avversario ma senza cambiare più di tanto i principi di gioco, basati sul possesso prolungato del pallone e sul cercare di tenere il gioco nella trequarti avversaria.

Un chiaro esempio dei principi che Schmidt sta implementando ad Eindhoven è visibile in questo fermo immagine, dove vediamo come in fase di riconquista del pallone lo schieramento della squadra è portato ad avere diversi giocatori in zona palla con il resto della squadra che accorcia a supporto della fase di recupero palla, inoltre si percepisce come in marcatura preventiva non ci siano remore a tenere in parità numerica i centrali difensivi con gli attaccanti avversari, questo ha comportato un progressivo miglioramento delle prestazioni della squadra nel corso della stagione, meglio dimostrati dal cammino nel girone di Europa League, dove, dopo un inizio con due sconfitte nelle prime tre partite, nel girone di ritorno si è visto un PSV dominante ed aggressivo che ha portato a casa tre vittorie che le hanno consentito di portare a casa la qualificazione alla fase ad eliminazione diretta dove se la dovranno vedere contro l'Olympiacos.

Se non è sufficiente il fatto che ad affrontarsi siano le due squadre in vetta alla Eredivisie o che di mezzo ci sia una delle rivalità più importanti del calcio olandese, allora la sfida tra due sistemi di gioco molto identitari ed i tanti duelli che vedremo in campo tra giocatori dall'elevato valore tecnico attuale ed in prospettiva credo siano ulteriori motivi per non perdersi questa sfida.


LIGUE 1, MONACO-ANGERS (SABATO ORE 21)


Per la Ligue 1 il 2021 è iniziato il giorno dell'Epifania, questo dopo una pausa natalizia che ha visto due cambi di panchina molto chiacchierati, uno è sicuramente quello di Tuchel, esonerato dal PSG praticamente alla vigilia di Natale, e sostituito da Pochettino; l'altro è l'esonero di Gourcuff a Nantes, e fin qui poco di strano, visti i pessimi risultati della squadra giallo-verde, ma la vera bomba è stata la scelta del suo successore, ossia Raymonde Domenech, tornato a sedere su una panchina dopo oltre 10 anni di inattività e dopo i disastri di Sudafrica 2010 sulla panchina della nazionale francese.

Il risultato che maggiormente ha sorpreso nel primo turno di campionato del 2021 è stato sicuramente quello maturato a Lille, dove l'Angers ha portato a casa i 3 punti dal Pierre Mauroy: per la formazione angioina, dopo questo successo si aprono scenari importanti di classifica che vedremo se potranno essere confermati domani sera nella sfida a Montecarlo contro il Monaco di Kovac.

Della squadra monegasca ne ho già parlato in diversi miei post nelle settimane precedenti, dopo la parentesi negativa al Bayern, Nico Kovac sta cercando di ricostruire una squadra che possa tornare competitiva dopo due stagioni davvero molto deludenti: la ricetta del club monegasco, anche dopo l'addio di Campos, resta quella di puntare su elementi molto giovani da lanciare per poterli rivendere sul mercato. 
La squadra che oggi il tecnico croato ha in mano è decisamente molto interessante ma non certo al livello di quella che, sotto la guida di Jardim, fu capace di far saltare il banco in Francia ed in Europa nel 2017: oggi gli elementi più interessanti sono l'esterno offensivo Soufiane Diop, il centrocampista Tchouameni ed il centrale difensivo Disasi: tuttavia la giovane età di questi elementi incide sulla continuità di rendimento della squadra che continua ad alternare lunghe strisce positive ad altrettante strisce negative.
Anche all'interno delle stesse partite il Monaco sembra accendere e spegnere un interruttore che mette la squadra in partita o che la fa altrimenti sparire, un atteggiamento le cui conseguenze sono maggiormente visibili in un sistema di gioco che cerca di tenere una pressione alta.
DIfatti, un elemento che Kovac ha cercato di introdurre con maggior costanza rispetto al passato, è quella di alzare la pressione in fase di non possesso, una soluzione che ha portato numericamente dei dividendi rispetto alle scorse stagioni; la squadra segna di più e produce di più rispetto allo scorso anno e, allo stesso tempo, concede di meno, ma non a sufficienza per tenere la squadra al riparo, specie nelle situazioni di transizione, dove soprattutto i due centrali difensivi, Disasi e Badiashile, mostrano ancora delle lacune nel coprire lo spazio alle loro spalle.
A dimostrazione del cambio di regime voluto dal tecnico croato vi sono i dati relativi al PPDA, elaborati da Understat,dove nel confronto tra la scorsa stagione (prima tabella) e quella attuale (seconda tabella) si evince chiaramente una maggiore aggressività della squadra in fase di non possesso.




L'Angers, quindi, rappresenta un bel banco di prova per la formazione monegasca: gli uomini di Stephane Moulin, dopo aver favorevolmente impressionato nella scorsa stagione, si sta confermando su ottimi livelli anche in questa stagione, tanto da presentarsi a questa partita a pari punti con i propri avversari.
La formazione angioina ha un approccio molto diverso rispetto alla formazione di Kovac, non ha problemi a lasciare il possesso all'avversario (possesso medio 46,4%) chiudendo molto bene le zone centrali del campo ed allo stesso tempo non si lascia schiacciare in area di rigore andando ad aggredire l'avversario quando ha raggiunto la metà campo.

Esemplificazione della strategia dell'Angers arriva dall'ultima partita vittoriosa in quel di Lille: come si vede il baricentro è medio-basso ed il possesso dei centrali difensivi avversari non è contestato, al contrario le soluzioni di passaggio più immediate sono già aggredite a uomo dagli uomini deputati a quelle zone di campo, questo costringerà l'avversario a cercare una palla verso la punta con un lancio lungo.
Il centrale difensivo anticipa il centravanti avversario e l'Angers è già disposto per la transizione che avviene, di norma, servendo in verticale la punta centrale Diony spalle alla porta per innescare con un gioco di sponda i trequartisti già pronti a lanciarsi in campo aperto: questa giocata, però. raramente viene utilizzata per innescare un reale contropiede, ma semplicemente per portare il pallone nella metà campo avversaria e gestirlo.


Ciò che emerge è quindi l'identikit di una squadra in grado di saper alternare un approccio di copertura del centro con l'aggressione sull'uomo in zone determinate del campo ed una grande qualità in fase di possesso data dalle capacità in conduzione di elementi come Capelle, Fulgini e Mathias Pereira Lage, con questi ultimi che probabilmente, sono gli elementi più interessante della rosa in prospettiva e pronti ad essere le prossime possibili plusvalenze del club dopo Reine-Adelaide e Nouri.

La sfida di Montecarlo, dunque, metterà alla prova la tenuta ed il valore delle strategie di due squadre dai principi diversi quanto riconoscibili nei loro pregi e nei loro difetti, una vittoria in questa sfida potrebbe risultare decisiva per dare un reale perimetro alle ambizioni di classifica di entrambe le squadre.

SERIE B, REGGIANA-CITTADELLA (SABATO ORE 14)


Con la serie B ferma nel weekend dopo il tour de force a cavallo tra Natale e Capodanno, il calendario permette il recupero delle partite non disputate nei mesi scorsi a causa dei focolai di COVID in alcune squadre, un esempio è Reggiana-Cittadella, partita non disputata alla quinta giornata per il proliferare di casi nella formazione emiliana.

Le due squadre che si affrontano al Mapei Stadium sabato pomeriggio, rappresentano due tra i migliori esempi della tendenza della serie B ad essere un interessante laboratorio a livello tecnico e tattico: i due allenatori Alvini e Venturato hanno dato alle rispettive squadre un'identità ben precisa che rende le due squadre alquanto riconoscibili e molto interessanti da osservare.

La squadra di Alvini è stata, a giusta ragione, definita come un laboratorio in scala minore del gioco proposto in serie A da Gasperini e Juric, ossia una forte propensione ad orientarsi sull'uomo nella fase di non possesso ed affrontare gli uno contro uno con grande aggressività; anche in fase offensiva è una squadra che ama prendersi dei rischi con anche i centrali della difesa a 3 che non hanno paura ad aggredire gli spazi nella trequarti avversaria e in ogni caso prendere il controllo della partita. 
Purtroppo il lungo periodo di inattività della squadra dovuto ai casi di COVID all'interno dello spogliatoio ha tolto buona parte di quella brillantezza vista nelle prime giornate di campionato fino a portare la squadra ad una serie negativa aperta con 1 solo punto ottenuto nelle ultime 6 partite.

Dall'altra parte il Cittadella è la squadra che ha fatto del 4-3-1-2 un marchio di fabbrica e che sembra essere la principale tendenza del campionato (le principali candidate alla vittoria finale, ossia Brescia, Lecce, Empoli, Chievo e Monza lo utilizzano seppur con caratteristiche diverse), tuttavia il modo con cui la squadra veneta mette in opera i propri meccanismi rendono sempre molto interessante da vedere questa squadra che riesce sempre a proporre le stesse idee di gioco pur modificando di anno in anno i suoi interpreti e trovandone sempre di adatti grazie al gran lavoro in fase di scouting del direttore sportivo Marchetti.

Lo scontro tra due tipologie differenti di calcio si noterà nel caso di situazioni derivanti dalle costanti proposte dai due allenatori: nel caso della Reggiana in fase di sviluppo si cerca di sfruttare al massimo l'ampiezza e di portare più giocatori in area di rigore, una situazione che potrebbe generare situazioni molto favorevoli considerato l'utilizzo della difesa a 4 da parte di Venturato.
Mi aspetto di vedere, dunque. la Reggiana consolidare il possesso da un lato (la catena potrebbe essere esterno, trequartista, centrocampista di lato o addirittura il braccetto di parte) che porta la linea difensiva del Cittadella ad orientarsi sulla palla creando un lato debole che può essere sfruttato dall'inserimento dell'esterno opposto.
Sarà interessante, dunque, capire come Venturato ovvierà alla situazione magari facendo scalare i centrocampisti ad ostacolare la creazione della catena laterale o allungando la diagonale difensiva marcando i giocatori della Reggiana che invadono l'area di rigore.

La costante offensiva del Cittadella, invece, è quella a sua volta di generare situazioni favorevoli utilizzando anch'essa uno sviluppo del gioco laterale, con la mezzala di lato, il trequartista (o la punta che si allarga) ed il terzino di parte che ruotano e cercano di arrivare in area con dei palloni scodellati dal mezzo spazio anziché dalla fascia, in cui si cerca di pescare l'inserimento della mezzala opposta.
In questa situazione sarà interessante osservare come Alvini assegnerà le marcature contro una squadra che effettua molte rotazioni e rischia di portare, come conseguenza, diversi giocatori fuori posizione, una situazione che, se da un lato potrebbe rendere complicata questo tipo di giocata da parte del Cittadella, potrebbe favorire, invece, il secondo punto di forza della squadra di Venturato. ossia la ricerca dell'immediato recupero del pallone. 

Oltre alla curiosità che una contrapposizione tattica come questa può dare a questo match, sarà di ulteriore interesse vedere tanti duelli e tante situazioni di transizione: per la Reggiana fare risultato contro una squadra importante come il Cittadella può essere un segnale importante.
Il gruppo di Alvini potrebbe prendere consapevolezza che il loro metodo di lavoro possa rendere possibile il mantenimento della categoria pur non essendo del tutto attrezzati all'obiettivo; dall'altra parte un altro test importante per il Cittadella che deve riprendere il cammino bruscamente interrotto dai casi di COVID nello spogliatoio (e la sconfitta sul campo dell'Entella nell'ultimo turno di campionato) contro una squadra costruita proprio per metterne in evidenza i difetti.

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