Bayer Leverkusen is sitting in front of the Bundesliga table before this international break, a result which is fully deserved for the team coached by Xabi Alonso.
Here is how Bayer scored the first goal of the match against Koln in the last weekend ending a possession started in the own half.
Dopo aver analizzato il Siviglia avversario della Juventus, l'altra semifinale dell'Europa League vedrà di fronte la Roma di Jose Mourinho contro il Bayer Leverkusen. La formazione tedesca aveva iniziato la stagione con Gerardo Soane in panchina per poi esonerarlo dopo un pessimo inizio di stagione in Bundesliga. Al suo posto il club di proprietà della famosa casa farmaceutica ha deciso di dare una chance a Xabi Alonso, le cui precedenti esperienze erano state nel settore giovanile del Real Madrid e alla guida della Real Sociedad B, che aveva condotto in segunda division per non riuscire poi a mantenere la categoria.
Dell'ex centrocampista - tra le altre - di Real Madrid e Bayern Monaco si avevano già da tempo importanti aspettative come allenatore appena appese le scarpette al chiodo, visto che da giocatore aveva in mano le chiavi di squadre allenate da gente come Rafa Benitez, Jose Mourinho e Pep Guardiola. Per cui se da un lato poteva sembrare un salto nel vuoto affidarsi ad un allenatore con così poca esperienza sulla panchina di una squadra di così alto livello, dall'altra si riteneva che uno con le sue conoscenze non avesse poi così bisogno di tanta "gavetta".
Ed, in effetti, questi mesi alla guida del Bayer Leverkusen ci hanno mostrato un allenatore con idee di gioco molto chiare che ha saputo trasmettere ad una squadra che abbiamo sempre visto come esempio di discontinuità e di poca razionalità. Per cui andiamo a vedere cosa si deve aspettare la Roma in questo doppio confronto con la formazione tedesca.
Il mercoledì sera della quarta giornata di Champions League metteva di fronte quattro allenatori desiderosi di emergere nell'élite del calcio europeo, e per farlo si sono messi in gioco in quattro realtà tra le più importanti di quel sottobosco del grande calcio che si trova un gradino sotto i top club ma che ama organizzarsi per cercare di far loro qualche sgambetto per poi convincerli a portarli dalla loro parte.
Questi quattro allenatori sono rispettivamente Xabi Alonso, fresco allenatore del Bayer Leverkusen, Sergio Conçeicao, allenatore del Porto con un'esperienza già più consolidata con il club portoghese, Ivan Tudor, che ha scelto di raccogliere l'eredità di Sampaoli a Marsiglia dopo l'esperienza positiva a Verona, ed infine Ruben Amorim, l'enfant prodige della titolata scuola portoghese, al terzo anno sulla panchina dello Sporting Lisbona.
Le due partite (Leverkusen-Porto e Sporting-Marsiglia) si sono chiuse con due vittorie esterne rese possibili da elementi episodici che hanno indirizzato da una parte la partita di Lisbona ma in coerenza con la superiorità espressa dalla strategia del Marsiglia, e dall'altra la partita di Leverkusen, dove invece il cinismo della squadra portoghese e due rigori generosi hanno permesso un risultato diverso da ciò che abbiamo visto sul terreno di gioco.
Ma ciò che più ci importa in questa analisi è vedere i quattro modi diversi di porsi in campo dei quattro allenatori e come si sono sfidati in questo doppio incrocio.
Bayer Leverkusen e Betis si affrontavano ieri nella quarta giornata del girone G appaiate a 7 punti in classifica, dunque la sfida della BayArena rappresentava uno scontro diretto per prendersi il primo posto nel girone che vale accesso diretto agli ottavi di finale ed ipotecare in ogni caso la qualificazione al prossimo turno mantenendo le distanze dal Celtic che ha fatto il pieno di punti contro il Ferencvaros.
La partita è terminata per 4-0 a favore della squadra allenata da Seoane, una vittoria frutto di una grandissima capacità di sfruttare al meglio i difetti del Betis grazie alla grande capacità di verticalizzare il gioco e mettere a proprio agio le qualità del quartetto offensivo messo in campo ieri sera con Moussa Diaby classe 1999 il più "anziano" dei quattro, per questo motivo la mia analisi verterà su come il sistema creato dell'ex tecnico dello Young Boys ha reso possibile questo scenario.
LE FORMAZIONI INIZIALI
Il Leverkusen è reduce da un periodo parecchio negativo determinato principalmente dallo schiaffo subito nella partita contro il Bayern Monaco al ritorno dalla pausa delle nazionali: come lo scorso anno la sconfitta contro la squadra bavarese ha improvvisamente tolto certezze alle aspirine che hanno cominciato nuovamente a sbandare dietro fino ad arrivare ad una clamorosa eliminazione dalla Coppa di Germania per mano del Karlsruhe.
Così, dopo aver tentato il 3-4-3 in campionato contro il Wolfsburg (esperimento andato male vista l'ulteriore sconfitta subita) il tecnico svizzero ha deciso di virare su un 4-4-2 la cui particolarità sta nelle caratteristiche delle due punte, ossia Amine Adli e Florian Wirtz, due giocatori che nella versione (messa in soffitta?) del 4-2-3-1 visto ad inizio stagione erano impiegati nella linea dei tre trequartisti alle spalle della punta.
Nel Betis, invece, Pellegrini non ha, ovviamente, derogato dal suo 4-2-3-1 con William Carvalho e Guido Rodriguez a fare da mediani davanti alla difesa, Fekir tra le linee e Joaquin e Ruibial che partono dall'esterno per poi occupare i mezzi spazi e favorire le volate dei terzini Bellerin e Miranda.
SCHIERAMENTI SIMILI MA CON DIVERSI CONCETTI
Nella teoria il 4-4-2 ed il 4-2-3-1 il più delle volte sono considerati fratelli o uno genitore dell'altro, proprio perché entrambi gli schieramenti hanno tanti aspetti in comune, soprattutto in relazione alla fase di non possesso. Come sappiamo, dare un modulo è sempre un esercizio pleonastico, in quanto poi nelle diverse fasi di gioco lo schieramento in campo cambia, per cui è molto più utile parlare di concetti più che di moduli di gioco.
Questo è il modo in cui il Leverkusen sviluppa il proprio 4-4-2 di partenza in fase di sviluppo del gioco, lo schieramento si trasforma in 2-4-4 con i terzini che si allineano ai centrocampisti e gli esterni che si allineano ai due attaccanti; nelle fasi successive di gioco vedremo come una serie di scaglionamenti dei giocatori a diverse altezze del campo riuscirà ad eludere le linee di pressione del Betis. Tuttavia già da questo fermo immagine si può intuire come allargando lo schieramento il Leverkusen abbia a sua volta tolto compattezza in orizzontale allo schieramento della squadra betica.
Con riguardo al Betis, invece, la disposizione in campo in fase di costruzione mostrava il diverso approccio di Pellegrini, con i due terzini che si alzavano per fornire l'ampiezza mentre i due mediani si muovevano in modo da disordinare la prima linea di pressione del Leverkusen, scopo era quello di creare spazio per le ricezioni di Fekir che veniva incontro per giocare la palla ed inventare qualcosa, oppure sfruttare i movimenti degli esterni offensivi tra le linee, come si evince dal movimento di Joaquin. In questa circostanza il movimento dei due mediani crea una linea di passaggio pulita di Ruiz per Fekir.
Anche dagli esempi di cui sopra si può notare una grossa differenza in termini di compattezza degli schieramenti in fase di non possesso, due dati statistici ci aiutano a capire dove la partita si può essere decisa: uno è il dato relativo al PPDA nettamente favorevole al Leverkusen (9,34 contro il 18,5 del Betis), l'altro quello relativo agli ingressi in area di rigore non tanto in relazione al dato quantitativo (23 tentati ingressi per parte) quanto a quello qualitativo.
La compattezza del Leverkusen in fase di non possesso ha inaridito totalmente le possibilità del Betis di accedere per vie centrali all'area di rigore del Leverkusen: come si evince dalla mappa di fianco, la maggior parte degli ingressi in area sono avvenuti principalmente sull'asse Bellerin-Joaquin sulla fascia destra, ma una volta giunti in area il Leverkusen godeva di una certa superiorità fisica che non è stato possibile compensare neanche con i centimetri di Borja Inglesias che non ha vinto nessun duello nel corso della partita contro i diretti avversari.
Altrettanto evidente ciò che è accaduto sulla trequarti opposta: il Leverkusen è riuscito ad accedere all'area di rigore prevalentemente per vie centrali, addirittura spesso e volentieri utilizzando la cosiddetta zona 14, ossia quella mattonella ideale al limite dell'area di rigore da dove potenzialmente si possono creare un gran numero di linee di passaggio ad elevata pericolosità; come il Leverkusen sia riuscito ad accedere in quella zona del campo è la chiave tattica che ha indirizzato e deciso la partita a favore della squadra tedesca.
L'OCCUPAZIONE DELLA ZONA DI RIFINITURA
Come già anticipato, a decidere la partita è stata la capacità delle aspirine di muovere il contesto tattico della partita dalla propria parte: la chiave è stata nella scelta delle due punte nominali del 4-4-2 che sono state abili a sfruttare al meglio gli spazi che si creavano tra centrocampisti e difensori, quella che nella teoria tattica italiana viene definita come la zona di rifinitura.
Da questo esempio è facilmente visibile come il Leverkusen occupasse la zona di rifinitura: nello spazio evidenziato troviamo ben tre giocatori, ossia le due punte più uno degli esterni offensivi. Questo sovraccarico di uomini in quella zona creava una superiorità rispetto ai due mediani del Betis che non potevano schermare tutte le linee di passaggio a disposizione del portatore di palla avversario (in questo caso Tah), per cui era molto facile per la squadra di Seoane trovare un uomo libero tra le linee che, una volta ricevuto il pallone può giocare il pallone di prima per un inserimento alle spalle della linea difensiva o giocare corto con uno degli altri due giocatori presenti in quella zona ed entrare in area mediante triangolazione. La presenza di 5 giocatori in quella zona di campo era utile anche per attivare eventualmente la riaggressione in caso di palla persa o di giocata finale non eseguita correttamente, un sistema che tanto ricorda il gegenpressing di Jurgen Klopp ai termpi di Dortmund e che a Leverkusen hanno avuto modo di vedere in maniera ancora più estrema durante la gestione di Roger Schmidt.
Come si evince dalla statistica dei passaggi in profondità, ossia quelli finalizzati negli ultimi 20 metri di campo cross esclusi, la zona tra le linee è stata molto cercata e con molto successo, visto che ben 16 volte il Leverkusen è stato in grado di raggiungere quella zona di campo; in media la squadra di Seoane ci riesce poco meno di 11 volte a partita e nella gara di andata appena 5 volte, a dimostrazione che l'impiego di Adli e Wirtz contemporaneamente in quella zona si è rivelato una mossa vincente.
LE TRANSIZIONI HANNO AMPLIATO IL GAP
L'occupazione della zona di rifinitura è stata una delle chiavi che ha permesso di portare la partita dalla parte del Leverkusen, che ha progressivamente preso controllo della partita fino a far schiantare la formazione di Pellegrini grazie alla gestione delle fasi di transizione.
Come transizione, giusto rimarcarlo, si intendono quelle fasi di gioco in cui cambia il possesso del pallone, ed è una fase parecchio delicata di gioco visto che chi perde il possesso deve risistemare il proprio schieramento per non lasciare spazi all'avversario mentre chi recupera il pallone deve decidere cosa farne di quel pallone recuperato, se usarlo per sfruttare la fase di riaggiustamento dello schieramento avversario cercando di innescare un contropiede, oppure conservare il possesso e gestire i ritmi della partita.
La scelta del Leverkusen è stata quella di sfruttare i recuperi palla per lanciare le proprie frecce in contropiede, d'altronde se si dispone di gente come Paulinho e Diaby per attaccare la profondità sarebbe delittuoso non sfruttare la cosa, tanto più se la fase di transizione difensiva del Betis non era neanche lontanamente in grado di tenere a bada i 4 elementi offensivi delle aspirine. Ed ecco qui spiegati i 15 contropiedi concessi dalla formazione betica agli uomini di Seoane, di cui 6 hanno poi portato ad una conclusione in porta (il totale delle conclusioni dei tedeschi è stato di 22 tiri verso la porta di Rui Silva). La pendenza del dato verso il lato sinistro del campo è conseguenza di quanto avvenuto nel secondo tempo, mentre nel primo tempo è stato principalmente il lato destro dove si sviluppavano le azioni di contropiede della squadra tedesca, anche e soprattutto per merito del grande lavoro negli intercetti da parte della coppia centrale di centrocampo Andrich-Demirbay e la grande vena con il pallone tra i piedi del terzino destro Jeremie Frimpong, autore di 5 dribbling riusciti sui 5 tentati.
L'azione che porta al goal del vantaggio del Leverkusen è una perfetta esemplificazione di cosa è stata questa partita: tutto parte da una palla persa da Fekir che va a sbattere contro il muro compatto delle linee di difesa e centrocampo del Leverkusen, Paulinho intercetta la palla e può così attivare la sua velocità a campo aperto assieme a Wirtz, Adli e Diaby e far partire una 4 X 100 che porterà al goal del francese prodotto del settore giovanile del Paris Saint-Germain.
Sul proseguimento dell'azione il pallone viene scaricato su Adli mentre Wirtz e Diaby si allargano per aprire le linee di copertura preventive del Betis che, giustamente, si occupavano di negare il centro del campo alla formazione avversaria, tuttavia nonostante l'azione ritardatrice data da questo schieramento, la velocità dei 4 batteristi del Leverkusen porta la squadra ad entrare comunque in area di rigore ed a Wirtz di predisporre l'assist per il suo compagno con la maglia numero 19.
Ancora più bella da vedere l'azione di qualche minuto prima che aveva portato al goal, poi annullato per fuorigioco, di Frimpong, nata da una situazione di gegenpressing della formazione di Seoane con Demirbay che recupera palla ed attiva una transizione che in due tocchi porta il terzino olandese solo davanti a Rui Silva.
LE DEBOLEZZE DEL BETIS
Indubbiamente allo show del Leverkusen ha contribuito la prestazione non proprio eccezionale del Betis: la squadra di Pellegrini ha mostrato ancora le sue difficoltà strutturali a tenere la squadra equilibrata e soprattutto ha sofferto parecchio il gioco di transizioni dei propri avversari.
Come si evince dalle statistiche stagionali in Liga, questo sembra essere un problema abbastanza evidente della formazione betica che produce tanto ma subisce altrettanto, per cui in una serata come quella di ieri in cui a livello offensivo tante cose sono mancate, le difficoltà difensive hanno portato ad una sconfitta di queste proporzioni.
Ad aumentare, poi, il senso di disequilibrio della squadra, c'è stata la scelta di far entrare Canales in luogo di Willian Carvalho nel corso dell'intervallo allo scopo di aver un piede più educato per la fase di costruzione dell'azione. Come si evince dalle posizioni medie del secondo tempo, l'ingresso del numero 10 e quello di Alex Moreno sulla fascia sinistra hanno portato la squadra ad esporsi maggiormente lasciando praticamente al solo Guido Rodriguez il compito di proteggere la difesa, un compito che l'argentino non ha neanche svolto male (13 duelli vinti ed 11 palloni intercettati secondo le statistiche di Wyscout) ma che nulla ha potuto contro gli spazi lasciati sguarniti da una squadra che si era irrimediabilmente allungata nel corso del secondo tempo.
CONCLUSIONI
Il risultato finale di 4-0 punisce decisamente le pecche del Betis ed esalta il piano gara predisposto da Seoane ad inizio partita che ha anche ritrovato una squadra in grado di compattarsi molto bene in fase di non possesso e riuscendo con estrema facilità a disordinare lo schieramento della squadra di Pellegrini.
Il tecnico cileno potrebbe anche aver pagato alcune scelte in termini di uomini (eccesso di turnover in vista del derby contro il Siviglia?): sicuramente nei momenti decisivi della partita tanti sono stati gli errori commessi anche a livello individuale (vedi palla persa da Fekir in occasione del primo goal) e soprattutto le difficoltà a reggere l'aggressività dei giocatori avversari nelle fasi di transizione.
Quello che ci resta di questa partita è anche la grande prestazione dei tanti giovani in rampa di lancio in quel di Leverkusen, con Florian Wirtz padrone della trequarti ed in grado di trovare sempre lo spazio giusto per ricevere il pallone, una qualità che giustifica gli accostamenti che molti fanno con Thomas Muller.
La sfida della BayArena rappresentava un crocevia molto importante per la lotta alle prime quattro posizioni in Bundesliga, di fronte ci sono due squadre che stanno vivendo o hanno vissuto periodi difficili e che in questo confronto cercano una vittoria per rilanciare le proprie ambizioni in vista di un girone di ritorno dove la lotta per i primi quattro posti in classifica sarà molto serrata.
La partita termina con una vittoria del Bayern Leverkusen dopo 90' giocati su ritmi impensabili visto il calendario così compresso, soprattutto il secondo tempo non ha vissuto soste dal punto di vista delle intensità e delle emozioni: entrambe le squadre hanno portato all'estremo uno stile di gioco basato sui duelli individuali e sulla pressione a tutto campo uomo contro uomo.
Il risultato è stato un match da 38 tiri effettuati, 39 dribbling riusciti, 36 contrasti e, dati questi numeri, appena tre reti, dato tuttavia confortato dagli xG.
Bosz schiera il suo Leverkusen con il 4-3-3 di base con cui ha costruito le proprie fortune in questa stagione: molto importante il recupero di Lars Bender nella linea difensiva e quello di Florian Wirtz a centrocampo; il ruolo di mediano davanti alla difesa lo prende per l'occasione Aranguiz, mentre il centrale del trio d'attacco è Lucas Alario.
Il Dortmund si schiera nuovamente con il 4-2-3-1 scelto da Terzic per il post-Favre: con Witsel fuori fino al termine della stagione, la coppia di centrocampo è composta da Delaney e Jude Bellingham, il classe 2003 inglese che oggi viene preferito ad Emre Can; per il resto confermato Julian Brandt non ostante la poco brillante prestazione di sabato pomeriggio contro il Mainz, mentre nessuna variazione per la linea difensiva a 4 con Meunier e Guerreiro terzini e Hummels ed Akanji centrali.
LA STRATEGIA PER USCIRE DALLA PRIMA PRESSIONE
Come prevedibile, Leverkusen e Borussia cercano di giocare facendo partire l'azione sin dalla propria metà campo facendo uso anche del portiere per giocare la palla (56 passaggi effettuati per Hradecky, 51 per Burki), per cui una delle chiavi della partita stava nella capacità delle due squadre di saper contestare questo tipo di costruzione.
Il Leverkusen, come da sua abitudine, costruisce con i quattro difensori che si scambiano la palla coadiuvati dal vertice basso di centrocampo, la strategia di pressione del Dortmund è quella di chiudere la zona centrale per orientare il gioco sui terzini, in particolare Haaland si occupa di chiudere sul centrale in possesso del pallone mentre Reus si occupa prevalentemente di chiudere la linea di passaggio verso Aranguiz. Una volta che la palla arriva ai terzini, gli esterni del Dortmund provano ad aggredire, questo ha portato il Leverkusen a giocare spesso la palla indietro sul portiere Hradecky per riciclare il possesso anziché buttare la palla come da sua abitudine.
Ancora più basata sui duelli individuali la prima pressione voluta da Bosz: Amiri viene alzato su Akanji, Alario orientato alla chiusura della linea di passaggio tra Burki ed Hummels, i due centrocampisti vengono presi da Aranguiz e Wirtz ed i due terzini dai due esterni offensivi: la soluzione a questo punto per il portiere del Dortmund è tentare il lancio lungo.
Il goal del vantaggio del Leverkusen arriva da una situazione di questo genere: lancio di Burki, Wendell vince il duello aereo, sulla risalita del Dortmund Bailey inventa un lancio perfetto che Diaby lanciandosi alle spalle della linea difensiva raccoglie con un gran controllo permettendogli di arrivare indisturbato davanti a Burki, sbloccando la partita.
LE TRANSIZIONI DEL LEVERKUSEN DETERMINANO IL CONTESTO TATTICO
La velocità di Bailey e Diaby e le capacità di Amiri e Wirtz di smarcarsi alle spalle dei centrocampisti del Dortmund sono state le armi che hanno determinato il contesto tattico nel primo tempo: con Alario che teneva bloccati i due centrali difensivi ed i due centrali di centrocampo spesso chiamati ad uscire lateralmente per ingabbiare gli esterni del Leverkusen, le due mezzali spesso avevano campo per dialogare e creare occasioni in grandi spazi grazie alla superiorità numerica generata dall'aggiramento della pressione laterale.
In questo contesto tattico il Dortmund, sotto di un goal, ha dovuto cercare il modo per portare il gioco nella trequarti avversaria ma cercando di non scoprire eccessivamente la squadra alle transizioni del Leverkusen.
La scelta ricade sul tentare di attrarre la pressione del Leverkusen scaglionando diversamente le posizioni di Delaney e Bellingham che, con i loro movimenti cercano di creare linee di passaggio per Reus o Haaland che vengono incontro a prendere palla per poi giocare il pallone alle spalle della linea difensiva del Leverkusen sempre schierata altissima. La strategia ha creato situazioni potenzialmente interessanti che, però, non ha ottenuto i risultati sperati anche perché la squadra di Bosz ha letteralmente dominato i duelli individuali e, senza i terzini in appoggio allo sviluppo offensivo dell'azione, la linea difensiva del Leverkusen ha avuto buon gioco nel suo atteggiamento orientato sulla palla visto che non c'erano giocatori del Dortmund ad attaccare gli spazi.
La dimostrazione numerica dell'approccio migliore alla partita da parte del Leverkusen è dato dalle statistiche: alla fine del primo tempo la squadra di Bosz ha letteralmente dominato sia nel possesso palla che nella creazione di occasioni: il dato sui tiri effettuati nel primo tempo è abbastanza eloquente, con il Dortmund andato al tiro appena 5 volte sommando un totale di 0,23 xG contro i 14 tiri e 1,23 xG del Leverkusen (fonte xG Understats).
UN DORTMUND PIU' AGGRESSIVO NEL SECONDO TEMPO
Sotto di un goal e con il Leverkusen che è andato al tiro per 14 volte in tutto il primo tempo, il Dortmund aveva la necessità di cambiare il corso del match, per cui Terzic ha chiesto alla propria squadra di cambiare atteggiamento e cercare di portare più uomini in avanti in fase di possesso.
Il cambiamento di atteggiamento viene declinato mediante l'occupazione con più uomini della zona di rifinitura delegando ai terzini il compito di dare ampiezza, una situazione che spesso si è vista in queste prime partite del tecnico di origini croate sulla panchina del Borussia.
Con questo schieramento Terzic cerca di occupare i mezzi spazi con due giocatori e con altri due vanno ad attaccare la linea difensiva del Leverkusen mediante un meccanismo di rotazioni tra Reus, Brandt e Jadon Sancho, se invece uno tra Brandt e Sancho si allarga per aprire la linea difensiva del Leverkusen, spetta a Bellingham il compito di riempire la zona di rifinitura.
In questo contesto il giocatore che più sembra trarre vantaggio da questo nuovo approccio è Jadon Sancho che, coadiuvato da Guerreiro, riesce a puntare più spesso Lars Bender e generare situazioni da cui scaturiscono le migliori opportunità per la formazione di Terzic, tra cui l'azione del goal del momentaneo pareggio. Difatti come si evince dal dato relativo alle fasce d'attacco, il lato sinistro è stato quello preferito dai gialloneri, proprio la zona dove hanno agito l'esterno offensivo inglese ed il terzino portoghese.
L'altro lato della medaglia di un approccio così aggressivo è quello di concedere spazi alle ripartenze del Leverkusen che, con gente come Diaby e Bailey possono essere letali, tuttavia gli uomini di Bosz in fase di transizione (usando gli stessi meccanismi già raccontanti nel primo tempo, ma con ancora più spazio), hanno mancato sempre la giocata vincente portando troppo la palla e perdendo il giusto tempo per il passaggio decisivo. Come si evince dalla grafica di WhoScored, in questo lasso di tempo che va dall'inizio del secondo tempo al goal del pareggio di Brandt, le percentuali di passaggio di Bailey e Wirtz si abbassa fino al 60%, a dimostrazione della grande difficoltà dovuti ad una minore lucidità nel secondo tempo.
In questo contesto di continui capovolgimenti di fronte la maggiore aggressività del Dortmund ha dunque pagato: la presenza di tanti uomini sulla trequarti del Leverkusen permette un recupero alto del pallone su un disimpegno non riuscito da Diaby, sugli sviluppi della palla recuperata la linea difensiva del Leverkusen concede spazio al limite dell'area a Julian Brandt che trova il pareggio.
I VENTI MINUTI FINALI A VISO APERTO
Nei venti minuti finali, complice la stanchezza ed il risultato di parità che non accontentava nessuna delle contendenti, le squadre si allungano, saltano sostanzialmente gli schemi, ogni possesso diventa una potenziale occasione da una parte e dall'altra, in questo contesto a fare la differenza sono Moussa Diaby e Florian Wirtz che confezionano, complice un duello perso da Meunier contro Schick, l'azione che vale per il Leverkusen il goal della vittoria.
Non ostante il vantaggio la squadra di Bosz non è in grado di cambiare il proprio modo di giocare, lascia in panchina gli altri difensori a disposizione e tiene in campo tutti i suoi giocatori offensivi, ma continua a fare affidamento alla propria linea difensiva che, in effetti, riesce a tenere il Dortmund lontano dalla porta e porta a casa l'intera posta in palio.
CONCLUSIONI
La vittoria permette al Bayer di trovare la prima vittoria in Bundesliga del 2021, una vittoria che rilancia le quotazioni in zona Champions della squadra di Bosz che, quanto meno, ferma la striscia negativa di 1 punto in 4 partite che ha allontanato la squadra dalla vetta della classifica che era stata conquistata nel mese di dicembre.
Per il Dortmund la sconfitta ferma, invece, una striscia di 7 punti in 3 partite di Terzic, il quale deve ancora lavorare per trovare il giusto equilibrio alla squadra, tuttavia la buona notizia sta nel fatto che la sua gestione sta permettendo di ritrovare progressivamente le versioni migliori di Julian Brandt, Marco Reus e Jadon Sancho, tre giocatori che, per motivi vari, sembravano essersi persi per strada che, chissà, potranno tornare utili per tentare l'assalto al Siviglia negli ottavi di finale di Champions e risalire la classifica della Bundesliga.
Alla fine ciò che emerge da questa partita è che abbiamo assistito ad un grande spettacolo, due squadre che hanno deciso di giocarsi la partita sul filo del rasoio, ben consapevoli del fatto che la figuraccia è dietro l'angolo ma è un'incoscienza che nobilita il calcio e rende la Bundesliga il campionato più divertente d'Europa e, se verranno confermati i risultati della scorsa stagione nelle coppe europee, probabilmente anche il più competitivo.
Questa sera inizia un altro weekend ricco di partite che ci porterà verso una settimana in cui sapremo la composizione dei gironi della prossima Champions League, la settimana appena trascorsa, invece, ci ha lasciato diverse indicazioni sia a livello di giocatori da seguire che di indicazioni su come molte squadre stiano rivedendo le proprie strategie tattiche in questa stagione; sulla base di ciò ho scelto le partite da consigliare per questo weekend che, sicuramente, ci fornirà maggiori indicazioni sul calcio che vedremo in questa stagione.
Foto Bundesliga Website
BRIGHTON-MANCHESTER UNITED (SABATO ORE 13.30)
La Premier League è partita con una particolarità a livello statistico, in 18 partite disputate nessuna è terminata in pareggio, inoltre tutte le squadre (eccetto l'Aston Villa, ma con una partita in meno) hanno subito almeno un goal così come tutte le squadre hanno realizzato almeno una rete (eccetto lo Sheffield United), il dato rappresenta al meglio un'inizio di stagione ricco di belle partite in Premier, con tante squadre che si stanno proponendo con un ruolo da protagonista pur non avendo obiettivi di alta classifica.
Una delle squadre che in queste prime due partite ha destato sensazioni solo positive è il Brighton: la squadra allenata da Potter ha mostrato un gioco decisamente spettacolare sia contro il Chelsea (seppur sconfitti in maniera decisamente immeritata) che nella trasferta di Newcastle, dove nei primi 30 minuti si è potuto assistere ad una prova di coralità impressionante; nel Lunch Match del sabato i Seagulls ospitano il Manchester United, reduce dalla pesante sconfitta all'esordio contro il Crystal Palace che ha riaperto tutti i dubbi sulla tenuta della squadra di Solskjaer.
La mentalità della squadra di Potter è ben rappresentata dall'immagine qui a fianco, non ostante il vantaggio di due reti il Brighton continuava ad occupare la metà campo del Newcastle con uno scaglionamento ben riconoscibile e che tanti allenatori che amano il gioco di posizione mettono in pratica in fase di possesso, ossia il 3-2/5 con i primi 5 uomini a consolidare il possesso e gli altri 5 ad occupare le zone avanzate del campo presidiando tutti i corridoi; in questo contesto i Seagulls hanno mantenuto la supremazia territoriale sia con il Chelsea che contro il Newcastle nonché si sono mostrati maggiormente pericolosi rispetto ai propri avversari (il differenziale di xG è a loro favore di 1,4, terzo posto), a questo si aggiunge l'esplosione dell'esterno destro Tariq Lamptey, che si aggiunge alla lista dei suoi omologhi in quel ruolo quali Alexander-Arnold, Walker, Reece James e Wan-Bissaka: il terzino del Brighton ha disputato una partita mostruosa a Newcastle, propiziando il rigore dell'1-0, il third-pass per il goal del 2-0, ha costretto al giallo sia Shelvey che Lewis e, fino alla sua uscita dal campo, è stato il giocatore con più tocchi effettuati nella metà campo avversaria, una prestazione dominante che ci auguriamo di rivedere anche contro lo United.
Lo United, invece, ha esordito in Premier subendo una clamorosa sconfitta casalinga contro il Crystal Palace che ha posto fine ad una serie positiva di 14 partite in Premier e che ha fatto riaffiorare i dubbi che l'arrivo di Bruno Fernandes sembrava avesse fatto sparire.
La mappa degli xG della partita contro il Crystal Palace ha riportato alla luce le enormi difficoltà dello United a generare occasioni da rete (basti osservare quanti tiri da fuori area sono stati effettuati) e le occasioni concesse al Palace, invece, sono state tutte frutto di transizioni generate da palloni persi a centrocampo (pessima la prestazione di Pogba che ha perso 18 palloni prima di essere sostituito da Van de Beek) in cui si è notata la difficoltà di Lindelof nel contenere attaccanti veloci con Zaha ed Ayew; la partita di Brighton ci dirà in che modo Solskjaer intende ridare ordine alla propria squadra, sicuramente sarà importante il recupero di Wan-Bissaka in difesa per garantire maggiore copertura in quella zona di campo, tanto mancata contro il Crystal Palace, ma soprattutto ci sarà da definire chi lascerà il posto a Donny Van de Beek, l'ex Ajax ha mostrato di poter essere subito decisivo negli equilibri dei Red Devils (goal realizzato incluso) e, stante la pessima prestazione di Pogba, sarà molto importante capire quali saranno le scelte di Solskjaer a riguardo.
Un incrocio tra una squadra che punta alla salvezza ma che è in ottima forma e mostra una qualità di gioco di primo livello ed una squadra dalle aspettative molto alte ma che mostra serie difficoltà nel ritrovare un'identità di gioco è sempre motivo di grande interesse, per questo la sfida dell'AMEX Community Stadium si prospetta come la partita più ricca di spunti di questa giornata di Premier.
INTER-FIORENTINA (SABATO ORE 20.45)
E' arrivato il momento di vedere alla prima apparizione ufficiale dell'Inter di Antonio Conte, a poco meno di un mese dalla finale di Europa League persa contro il Siviglia.
Le discussioni delle ultime settimane in casa interista sono ruotate sulla figura di Antonio Conte che ha deciso di accettare nuovamente la sfida nerazzurra dopo settimane turbolente con la dirigenza poi risolte con l'intervento del presidente Zhang in prima persona. A rendere possibile la tregua tra l'allenatore salentino ed il club è stato senza dubbio anche il mercato, dove l'Inter ha dato nuove forze all'organico inserendo Hakimi sulla fascia destra, Vidal a centrocampo e Kolarov in difesa, tutti giocatori decisamente graditi e ben adattabili alle esigenze tattiche di Conte; a questo punto un solo punto interrogativo resta irrisolto, che fine farà Eriksen? L'arrivo di Vidal rende difficile pensare che l'Inter possa virare verso un 3-4-1-2 in cui il danese potesse sentirsi a suo agio, per cui a meno di cessioni entro la fine del mercato, dovrà adattarsi ad una posizione, quella di mezzala, in cui oggettivamente non si trova a proprio agio.
Data la premessa di cui sopra la prima formazioni ufficiale dell'anno che Conte schiererà contro la Fiorentina dovrebbe darci delle indicazioni sulla strategia che il tecnico salentino vorrà adottare nella stagione in corso. L'amichevole con il Pisa della scorsa settimana ha visto l'Inter presentarsi con Eriksen tra le linee e con Hakimi e Perisic sugli esterni: proprio il croato potrebbe essere la grande novità della formazione nerazzurra in questa stagione, bocciato lo scorso anno da Conte per lo stesso ruolo, l'esperienza ricca di successi a Monaco potrebbe aver convinto la società nerazzurra a tenerlo, sarebbe molto interessante vederlo esterno di tutta fascia contro la Fiorentina, partita che lo scorso anno l'Inter dominò senza riuscire a superare la resistenza della squadra di Iachini.
La Fiorentina di Iachini si presenta alla partita di San Siro con una vittoria all'esordio contro il Torino mostrando di essere in uno stato avanzato come idea di squadra con la scelta di spostare Chiesa a tutta fascia sulla destra che potrebbe rivelarsi vincente sia in termini di soluzioni offensive per la squadra che per permettere la crescita del giocatore che, a mio parere, va tenuto in zone di campo lontane dalla porta, in opposizione a quanto la stampa mainstream afferma, in modo da poter sfruttare al meglio le capacità atletiche del figlio di Enrico.
L'asse di riferimento del gioco della squadra viola è basato sul lato sinistro del campo (dove tendenzialmente agiscono Castrovilli e Biraghi) e sfruttare l'ampiezza per i cross di Biraghi e Chiesa; il goal è arrivato proprio su un cross teso di Chiesa a centro-area spinto in rete da Castrovilli. La sfida sugli esterni con Hakimi e Biraghi ancora uno contro l'altro dopo Borussia-Inter dello scorso anno e Chiesa-Perisic dall'altra potrebbe essere la chiave di lettura della partita che prevedo molto ricca di duelli individuali visto che le due squadre si presenteranno, almeno sulla carta, con lo stesso modulo, una situazione che spinge in genere gli allenatori a dover trovare mosse e contromosse in corso di partita proprio sulla base dei duelli individuali che si creano sul campo; l'Inter avrà bisogno di mostrare da subito di essere in grado di superare un avversario difficile per consolidare le certezze di essere la principale contender per togliere lo scudetto alla Juve, dall'altra parte la Fiorentina ha bisogno quanto meno di una prestazione in graodo di allontanare gli scetticismi non tanto sul valore della squadra quanto sulle capacità del suo allenatore di fornire una strategia tattica all'altezza della situazione.
BARCELLONA-VILLARREAL (DOMENICA ORE 21)
E' arrivato il momento dell'esordio stagionale anche per il Barcellona di Ronald Koeman, una squadra ed una società uscita da questa estate con le ossa rotte, sul campo per l'uscita dalla Champions a seguito del fragoroso 8-2 subito dal Bayern, e fuori dal campo con Messi che ha provato ad utilizzare la clausola per lasciare il Camp Nou e con tentativi maldestri di liberarsi di uomini non più al centro del progetto del club catalano (vicenda Suarez su tutti).
In tutto questo marasma è passato quasi inosservato il lavoro che Koeman sta portando avanti in queste settimane per costruire una nuova identità e riconoscibilità a questa squadra: il primo passo è stato quello di stabilire che il 4-3-3 va messo da parte per giocare con il doble pivote a centrocampo, per cui si accantona il vertice basso di centrocampo sostituiti da una coppia di centrocampisti davanti alla difesa (presumibilmente Busquets e De Jong che si alterneranno con Pjanic) e poi quattro giocatori in avanti a completare quello che, sulla carta, sarà un 4-2-3-1 in cui Griezmann dovrebbe giocare alle spalle di Messi alternando le rispettive posizioni nel corso della partita, ai loro fianchi Koeman ha dato molto spazio a Coutinho in precampionato, così come abbiamo visto all'opera i vari Trincao, Ansu Fati e Dembele; scopo di questo passaggio tattico è quello di muovere il gioco più rapidamente ed in verticale, elemento assente nelle ultime versioni del Barça, per cui sarà molto interessante capire come queste connessioni funzioneranno al cospetto del Villarreal di Unai Emery.
Il "sottomarino giallo" si presenta a questa sfida del Camp Nou con 4 punti conquistati nelle prime due partite contro Huesca ed Eibar, entrambe affrontate tra le mura amiche, due sfide che hanno mostrato alcune difficoltà da parte della squadra a trovare i giusti meccanismi, questo poiché il tempo avuto a disposizione di Emery per ricostruire questa squadra è stato alquanto limitato, per questo, così come da un lato si vedono le intenzioni in fase di possesso, dall'altra parte si notano ancora delle indecisioni nella fase di non possesso, con una squadra che tende ad allungarsi con la linea di difesa che non segue i tentativi di pressione alta della linea di centrocampo e di attacco.
Una costante del sistema messo in piedi da Emery è quello di schierare un 4-4-2 di base ma che richiede diverse rotazioni per rendere possibile uno scaglionamento in campo che cerchi di disordinare l'avversario: in questo caso vediamo Parejo si proponga in fase di costruzione mentre Coquelin si apre e genera spazio per i movimenti di Moi Gomez e Gerard Moreno, questo movimento, come si evince dall'immagine accanto, disordina la linea di centrocampo dell'Eibar generando linee di passaggio, inoltre Samu a destra e Pedraza a sinistra garantiscono l'ampiezza necessaria a tenere i terzini avversari; il 4-2-3-1/4-2-4 di Koeman visto sopra potrebbe essere messo in difficoltà da questo tipo di schieramento del Villarreal, così come lo spazio tra linea difensiva e linea di centrocampo (sempre nella stessa immagine si evince che in caso di transizione il Villarreal avrebbe dovuto fronteggiare un tre contro tre con molto spazio a disposizione per i giocatori dell'Eibar) che la squadra di Emery lascia agli avversari potrebbe portare Coutinho e Messi a banchettare in zona di rifinitura, così come la stessa fascia sinistra potrebbe essere terra di conquista per Dembele o Fati vista la grande propensione offensiva di Pedraza o del neo arrivo Pervis Estupinan.
BAYER LEVERKUSEN-LIPSIA (SABATO ORE 15.30)
La seconda giornata di campionato mette di fronte il Lipsia di Nagelsmann al primo impegno di una certa difficoltà, visto che dovrà far visita al Bayer Leverkusen di Bosz, squadra dall'identità tattica ben definita ma che rischia di uscire indebolita dall'addio di Havertz e Volland.
Il Leverkusen si presenta a questa partita dopo aver pareggiato a Wolfsburg nella prima giornata, la squadra di Bosz ha mantenuto molte delle prerogative viste nella precedente stagione, ossia una squadra che tiene il possesso del pallone nelle retrovie per poi cercare una verticalizzazione che mandi uno dei suoi giocatori offensivi davanti alla porta.
Per rendere possibile questo tipo di strategia, Bosz alterna la difesa a 3 o a 4 a seconda dell'avversario, con lo scopo di avere una superiorità numerica in fase di impostazione, contro il Wolfsburg qui si vede come la linea a 4 difensiva muova il pallone nel tentativo di cercare spazi tra le linee avversarie scaglionando 5 giocatori in zona rifinitura (Alario centralmente, Wirtz e Demirbay nei mezzi spazi, Bellarabi e Diaby sugli esterni) per poi attivare delle combinazioni rapide per superare la linea difensiva, nel caso qui accanto Tapsoba ha sufficiente spazio per mandare il pallone alle spalle delle difesa sfruttando la velocità di Diaby; in fase di non possesso, invece la squadra mantiene un atteggiamento aggressivo in fase di transizione, mentre tende a disporsi con due linee da 4 in situazioni posizionali, inoltre il posizionamento di Aranguiz permette alla difesa di avere maggiore protezione anche nei momenti in cui uno degli elementi spezzi la linea per andare ad aggredire l'avversario andando a ricomporre la linea. Altro motivo per vedere all'opera il Leverkusen è per osservare Florian Wirtz, classe 2003, giocatore visto all'opera già nella scorsa stagione dopo il lockdown, adesso chiamato a sostituire Kai Havertz da cui eredita la posizione in campo e da cui sembra aver anche ereditato le qualità tecniche, specie nel muovere il pallone con grande rapidità ed efficacia anche in spazi molto stretti.
Il Lipsia si presenta a Leverkusen con la seria intenzione di portare avanti il progetto di Nagelsmann che tanto ci ha esaltato dal punto di vista della qualità del gioco prodotto, quanto dal punto di vista dei risultati, con la semifinale di Champions che ha dato lustro ad una stagione terminata con un terzo posto in campionato ed una eliminazione ai quarti di finale di Coppa di Germania per mano dell'Eintracht.
Le due partite contro il Leverkusen giocate lo scorso anno hanno visto per lunghi periodi di gioco in difficoltà gli uomini di Nagelsmann, per cui la sfida alla squadra di Bosz diventa un test di particolare importanza per il 3-4-2-1 che il tecnico tedesco sembra aver definitamente adottato a partire dalla fase finale della scorsa stagione.
La prima in campionato ha visto il Lipsia passeggiare contro il Mainz (squadra a cui ha rifilato 14 reti nella scorsa stagione) ma soprattutto abbiamo avuto modo di ammirare i principi di gioco di Nagelsmann che tanto ci hanno divertito nel quarto di finale di Champions contro l'Atletico Madrid: il 3-4-2-1 sulla carta, si trasforma in fase di possesso in un 3-2/5, con la prima e la seconda linea che hanno il compito di dare inizio all'azione (un sistema che ha influenzato molto le strategie di Pirlo e del suo staff alla Juve) per poi innescare nei mezzi spazi Dani Olmo e Forsberg o tramite una giocata in verticale di uno dei tre difensori o passando per gli esterni; tuttavia a rendere particolarmente efficace il sistema di gioco è la capacità di muovere il pallone con grande rapidità da parte dei due centrocampisti centrali, e su questo è impressionante il lavoro svolto da Kevin Kampl, sempre in grado di spostare il pallone a due tocchi in qualsiasi situazione, indubbiamente è lui l'uomo a cui il sistema di Nagelsmann dovrà affidarsi per ottenere le migliori fortune in questa stagione.
Come si evince sarà una sfida che si giocherà in battere e levare, con tanti giovani interpreti pronti a dominare il decennio appena iniziato supportati da allenatori e club con un'idea di calcio a mio parere molto esaltante.
LILLE-NANTES (VENERDI' ORE 21)
Il programma della quinta giornata di Ligue 1 si apre con la sfida interna tra il Lille di Galtier ed il Nantes, una sfida tra due squadre che hanno portati avanti un mercato in questi mesi molto interessante e che, come d'abitudine nel campionato francese, stanno mettendo in mostra profili interessanti da seguire.
Il Lille arriva a questa partita dopo aver perso nei minuti finali la possibilità di uscire da Marsiglia con una vittoria e la testa della classifica; la squadra di Galtier si è mossa sul mercato quest'estate con lo scopo principale di coprire le due principali partenze, ossia il difensore Gabriel Magalhaes, acquistato dall'Arsenal, e l'altro elemento è Victor Osimhen, il centravanti nigeriano acquistato dal Napoli: al posto del primo è arrivato Sven Botman, classe 2000, scuola Ajax e che già ha preso il posto al centro della difesa con buone prestazioni, in attacco, invece, il posto di Osimhen è stato preso dalla grande promessa canadese Jonathan David, anche lui classe 2000, ma che sta facendo ancora un po' fatica ad entrare nei meccanismi della squadra di Galtier che, infatti, ha rivisitato il suo 4-4-2 per dividere i compiti offensivi con un altro attaccante centrale, ossia Burak Yilmaz, arrivato anche lui quest'estate al posto di Loic Remy.
Il cambio di tipologia di centravanti ha portato Galtier anche a rivedere la strategia della squadra in fase di possesso, fino all'anno scorso molto diretto, quest'anno, invece, l'assenza di un giocatore come Osimhen, ben innescabile anche con palloni verticali, ha portato il Lille a cercare di elaborare l'impostazione da dietro: come si evince dalla passmap elaborata da Between the Posts nella partita di domenica scorsa a Marsiglia si nota come Celik (il terzino destro) resti bloccato in fase di costruzione per creare una linea a 3 con i centrali difensivi permettendo al terzino sinistro (Bradaric o Reinildo) di alzarsi in zone più avanzate di campo e coinvolgendo maggiormente i due centrocampisti centrali, limitando, dunque, l'utilizzo degli attacchi diretti sulle punte, questo permette alla squadra Lilloise di avere un maggior controllo sulla partita ma manca ancora di incisività negli ultimi 20 metri, non è un caso che le due punte David e Yilmaz abbiano messo insieme meno di un tiro di media a partita e nessuno dei due abbia ancora trovato la via della rete, la partita contro un'altra squadra come il Nantes che ama, specie in trasferta, giocare prevalentemente nella propria metà campo mette di fronte Galtier di fronte alla necessità di elaborare nuove vie per lo sviluppo e la rifinitura della manovra.
Il Nantes si presenta, invece, a questa sfida reduce dal pareggio ottenuto nei minuti finali contro il Saint-Etienne dopo essere stata sotto di due reti: la squadra di Christian Gourcuff ha due anime diverse a seconda se gioca in casa o in trasferta, nel primo caso la squadra di mostra molto propositiva, nel secondo caso tende a concedere il campo alla squadra avversaria
Come si evince dalla mappa delle posizioni medie delle ultime due partite contro Saint-Etienne (in casa) e contro il Monaco (in trasferta) il 4-4-2 resta il modulo di base ma il baricentro (dato principalmente dal posizionamento dei due centrali di centrocampo e della linea difensiva).
La squadra di Gourcuff è stata costruita quest'estate aggiungendo principalmente un tassello, ossia quello dell'ex Liverpool Pedro Chirivella a centrocampo, dove lo spagnolo è l'uomo destinato a far partire l'azione innescando i due esterni offensivi e le due punte, tra le quali emerge l'esterno sinistro Moses Simon, giocatore devastante specie quando si tratta di creare attacchi in transizione (8 dribbling su 15 riusciti) a cui la squadra si affida per generare pericoli (è il giocatore che tocca più palloni nel terzo di campo avversario), bene anche il suo dirimpettaio Bamba (8 dribbling su 12) ma meno utilizzato da Gourcuff che lo alterna con Coco da quella parte di campo. A Lille vedremo sicuramente una squadra che aspetterà nella propria metà campo sperando di innescare in transizione i due esterni d'attacco, tuttavia, data la grande capacità della squadra di Galtier di saper coprire lo spazio che gli avversari possono usare in transizione, a Gourcuff servirà un atteggiamento diverso per uscire indenne dal Pierre Mauroy.
AJAX-VITESSE (SABATO ORE 21)
La terza edizione dell'Ajax di Ten Hag sembra essere partita nel verso giusto, con due vittorie nelle prime due partite (di cui la prima ottenuta non ostante l'inferiorità numerica), certo fino ad ottobre esiste la spada di Damocle del mercato che potrebbe influire non poco sulle forze a disposizione dei lancieri (Van de Beek ceduto al Manchester United e Sergino Dest che è prossimo a vestire la maglia del Barcellona) ed anche su questa prospettiva Ten Hag sta sperimentando nuovi giocatori da inserire nel suo sistema di gioco.
Nelle due partite fin qui disputate in Eredivisie l'allenatore olandese ha messo in campo già 19 giocatori schierati con il tipico 4-3-3 che in fase di possesso si trasforma in un 4-2-3-1 con Promes nominalmente nei tre di centrocampo ma in realtà agisce prevalentemente tra vertice avanzato del triangolo di un triangolo a centrocampo completato da Edson Alvearez supportato da Gravenbech o dal ghanese Kudus arrivato dal Nordsjoelland, in attacco il volto nuovo è l'esterno offensivo Antony, il match-winner della gara d'esordio in casa dello Sparta Rotterdam, in difesa, invece, questa dovrà essere la stagione dell'affermazione al centro della difesa di Perr Schuurs, giocatore che ha avuto la possibilità di unirsi già alla nazionale olandese nell'ultimo slot riservato alle nazionali lo scorso settembre.
La partita contro il Vitesse è un ottimo test per capire come sarà l'Ajax di questa stagione e cosa aspettarsi dai lancieri, questo perché la squadra allenata dal tedesco Thomas Letsch è decisamente una squadra di livello superiore rispetto alle due affrontate sinora da Tadic e compagni e che ama essere molto aggressiva in fase di non possesso ed il cui obiettivo è tenere il gioco della metà campo avversaria.
Anche se si parla di appena due partite di campionato il Vitesse è la squadra seconda in Eredivisie per occupazione territoriale del terzo di campo avversario, come indicato dalle statistiche di WhoScored, questo a dimostrazione di quanto la strategia aggressiva voluta da Letsch (scuola Red Bull anche lui) sia ben eseguita e rappresenti un aspetto che possa creare delle difficoltà ad una squadra che ha perso nell'ultimo mercato i giocatori su cui basava la propria costruzione dal basso, a questo si aggiunge la qualità tecnica in zona offensiva, in particolare grazie al giocatore copertina di queste prime due giornate della Eredivisie, ossia Oussama Tannane, classe 1994, attaccante che può coprire tutti i ruoli dell'attacco e che nell'ultima giornata di campionato è stato in grado di sbloccare la partita con questo calcio di punizione.
E' di nuovo venerdì, ed un nuovo weekend è all'orizzonte, come al solito abbiamo scelto le partite più interessanti da seguire in un weekend che sarà comunque pieno di eventi importanti come il derby di Milano, la sfida al vertice in Bundesliga tra il Bayern Monaco ed il Lipsia ed anche la seconda giornata del 6 nazioni di rugby, a cui dedicheremo spazio nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. Nelle mie gare consigliate per questo weekend ci sono spunti di interesse anche per i tifosi di Napoli e Juventus in quanto questo weekend ci darà informazioni importanti sullo stato di salute delle loro avversarie europee, ossia il Barcellona ed il Lione.
SERIE A
Dopo che la 22° giornata ha confermato le distanze tra le prime tre in classifica, il weekend prevede impegni tutt'altro che banali per le prime della classe con la Juve alle prese con la trasferta di Verona, contro una squadra di cui abbiamo già tessuto le lodi la scorsa settimana, l'Inter alle prese con il derby della Madonnina contro un Milan che ha voglia di trovare una vittoria per dare lustro alla stagione, la Lazio, invece, è impegnata a Parma, squadra sempre capace di far giocare male i propri avversari. Il mio consiglio per il weekend, invece, è la sfida di Firenze tra la squadra di Iachini e l'Atalanta di Gasperini.
FIORENTINA-ATALANTA (SABATO ORE 15)
La sfida dell' Artemio Franchi apre la serie di anticipi del sabato nel remake della sfida che in Coppa Italia ha visto prevalere la formazione di Iachini. La squadra viola ha approfittato della pausa natalizia per cambiare la propria guida tecnica, la fatica di Montella nel costruire un sistema basato sul possesso palla e sulla tecnica ha funzionato fino al momento dell'infortunio di Ribery, poi l'uscita di scena del francese ha tolto imprevedibilità al gioco della squadra mettendo a nudo l'assenza di soluzioni alternative del tecnico campano che ha pagato queste sue mancanze con l'esonero. Al posto di Montella la società viola ha chiamato Beppe Iachini, simbolo della Fiorentina da calciatore a cavallo tra la fine degli anni '80 e l'inizio degli anni '90, alla sua prima esperienza su una panchina di un certo livello in serie A dopo aver costruito la propria carriera tra promozioni in serie A (Chievo, Sampdoria e Palermo) e poi come "aggiustatore" di squadre in lotta per la salvezza (lo stesso Palermo ed il Sassuolo del post Di Francesco, meno successo ad Udine ed Empoli dove non ha potuto terminare il suo lavoro), questo tramite ad un approccio basato sulla rinuncia al possesso palla ed affidandosi molto al fattore agonistico rispetto a quello tecnico; negli ultimi anni il suo modulo di riferimento è diventato il 3-5-2 che diventa 5-3-2 in fase di non possesso, non si è smentito nel corso di questo primo mese a Firenze dove ha tolto dal centrocampo Badelj, il metronomo designato da Montella, per inserire al suo posto Benassi, a sua volta escluso dalla gestione Montella, il tutto per avere più gamba a centrocampo.
I numeri evidenziano il cambio di rotta a livello tattico, i dati maggiormente esemplificativi sono quelli relativi all'indice PPDA, acronimo di Passes Per Defensive Action, ossia misura quanti passaggi una squadra concede prima di porre in essere un'azione difensiva (intercetto, contrasto, rinvio), un dato che indica il livello di aggressività di una squadra, dove un indice basso indica un tentativo di andare a prendere il pallone più in alto, mentre un indice molto alto sta a significare che la squadra preferisce andare a contendere il pallone solo in un secondo momento, magari solo dopo che l'avversario supera la metà campo.
Da un confronto dei dati sul PPDA sotto la gestione Montella e sotto la gestione Iachini emerge chiaramente come il tecnico marchigiano abbia scelto un approccio decisamente conservativo, di fatto la Fiorentina di Iachini è riconoscibile per un baricentro molto basso e per concedere il possesso all'avversario (anche contro squadre come Spal e Genoa contro le quali ci si aspettava i viola prendessero l'iniziativa), lasciando la fase offensiva alle folate degli esterni Lirola e Dalbert ed agli scatti di Chiesa, nonché alla pericolosità sui calci piazzati (5,2 conclusioni a partita di media secondo i dati elaborati da Between The Posts, che la pongono al terzo posto in serie A in questa statistica).
Riguardo la squadra di Gasperini, invece, ne abbiamo già spese tante di parole, guardare una partita dell'Atalanta è una continua emozione data dal ritmo che la squadra riesce sempre ad imprimere sul terreno di gioco con il sistema di pressione orientato sull'uomo che tanti dividendi sta pagando in questi anni, sicuramente maggiori rispetto ai rischi che la squadra corre con un sistema così aggressivo. Se guardiamo ai numeri presi in termini assoluti, l'Atalanta ha il miglior attacco del campionato (59 reti realizzate), è la squadra che va maggiormente al tiro (19,7 tiri a partita che generano un valore di xG, secondo il modello Between The Posts, pari a 2,28 goal a partita), ma allo stesso tempo subisce meno tiri a partita di tutti, escluso la Roma (10,9 contro i 10,7 dei giallorossi) con un valore di xG subiti a partita pari a 0,95 (l'unica squadra migliore in questo dato è l'Inter con 0,85); tutti questi numeri, tuttavia, dovrebbero meritare una classifica migliore rispetto al comunque ottimo quarto posto a pari merito con la Roma che si presenterà, tra l'altro, a Bergamo la prossima settimana; nelle ultime due partite interne contro Spal e Genoa la squadra di Gasperini ha raccolto solamente un punto, a questo si aggiunge la sconfitta subita proprio contro la Fiorentina nel match di Coppa Italia, questo è determinato dal fatto che, pur producendo grandi numeri in termini di dominio, il sistema voluto dal tecnico piemontese comporta degli aspetti negativi che, seppur messi in preventivo, a volte costano il risultato, ed è così che un sistema basato sulla pressione uomo contro uomo ed aggressione alta richiede una concentrazione fisica e mentale per tutti i 90', per cui basta solo un momento di distrazione o una scalata difensiva non effettuata con i tempi giusti a far crollare il castello.
Il dato sui tiri concessi a Spal e Genoa nelle partite incriminate sono esemplificativi: il dominio dell'Atalanta si evince dai pochi tiri concessi agli avversari in termini quantitativi, tuttavia, specie contro il Genoa, i tiri concessi arrivano da posizioni molto favorevoli; la partita di Coppa Italia ci ha mostrato, inoltre, come lo schieramento basso voluto da Iachini costringe l'Atalanta a lasciare molto spazio alle spalle dei propri difensori, una situazione in cui un giocatore dalle caratteristiche di Federico Chiesa può andare a nozze, per cui dato il precedente di poche settimane fa, vedremo se Gasperini sarà in grado di trovare le giuste contromosse e lanciare un segnale importante per la volata Champions; per la Fiorentina, invece, c'è da valutare quale impatto ha lasciato sulla squadra la doppia sconfitta contro Inter e Juventus, le prime due della gestione Iachini, un altro risultato negativo deve portare a delle riflessioni sullo sviluppo che il tecnico marchigiano deve dare al proprio progetto tecnico, anche in virtù degli obiettivi ambiziosi che la società ha in prospettiva.
PREMIER LEAGUE
Per la prima volta nella storia la Premier League viene parzialmente incontro alle esigenze di una pausa invernale decidendo di suddividere la 26° giornata in due weekend per permettere ai club di gestire i carichi di lavoro in vista della fase finale della stagione a cui seguirà anche il campionato europeo, dove l'Inghilterra vuole avere un ruolo da protagonista. In questo weekend delle big scende in campo il solo Manchester City che affronta all'Etihad il West Ham che, a differenza della previsioni della vigilia, si trova clamorosamente a lottare per la salvezza; il nostro consiglio per il weekend, invece, è la sfida di Goodison Park, dove l'Everton di Ancelotti vuole continuare la propria risalita affrontando il Crystal Palace di Roy Hodgson.
EVERTON-CRYSTAL PALACE (SABATO ORE 13,30)
Ancelotti sta provando a ricostruire la stagione dell'Everton dopo le difficoltà della gestione Silva, già durante l'interregno di Duncan Ferguson la strada per la risalita era stata tracciata da un 4-4-2 molto diretto, con Calvert-Lewin target principale della manovra offensiva e con i centrocampisti ad aggredire le seconde palle; Ancelotti ha ereditato questo approccio ed ha iniziato a modellarlo unendo fasi di gestione del possesso a fasi di gioco diretto, utilizzando il lavoro degli esterni difensivi per dare ampiezza e quello degli esterni offensivi per riempire le zone centrali del campo (compito in cui si stanno mostrando a loro agio Walcott e Iwobi).
Questo mix tra semplificazione della strategia di gioco ed assegnazione di compiti che meglio si adattano alle caratteristiche degli uomini a sua disposizione, ha permesso ai Toffees di risalire la classifica; dati alla mano, dal momento dell'arrivo di Ancelotti sulla panchina, l'Everton sarebbe al secondo posto in classifica alle spalle solamente dei loro cugini marziani; la vittoria in rimonta ottenuta a Watford lo scorso sabato ha portato una grande iniezione di autostima non solo a livello di credibilità tattica della squadra ma anche e soprattutto a livello di tenuta e forza mentale da parte della squadra, un elemento su cui evidentemente il tecnico di Reggiolo ha lavorato molto bene in questo primo mese sulla panchina royal blue. Con questo andamento è evidente che dalle parti di Goodison Park si crede fortemente nella possibilità di giocarsi l'accesso ad un posto in Europa, tuttavia il test di domani contro il Crystal Palace ci darà risposte più concrete sulla continuità del lavoro del tecnico italiano.
Riguardo il Crystal Palace, è abbastanza condiviso il pensiero che si tratti di una squadra che fa della solidità il proprio marchio di fabbrica, lo si evince dal dato sugli xG prodotti (penultimo nei principali modelli di xG disponibili, solo il Newcastle ha numeri maggiori), dal dato sul PPDA (penultimo, sempre davanti al Newcastle, abbondantemente staccato) e dei tiri effettuati (ultimo posto con 9,4 tiri di media effettuati) sa cui si evince che si tratta di una squadra che ama lasciare il possesso agli avversari (46,4% il possesso palla medio) per poi aggredire quando riesce a portare il possesso avversario sugli esterni o in zone dove la pressione può essere esercitata senza scoprirsi eccessivamente.
Dalla mappa degli interventi difensivi del Palace si evince con maggiore chiarezza quali sono le zone di campo dove la squadra di Hodgson cerca di dare inizio alla pressione, approccio che non cambia sia in trasferta sul campo del City così come in casa contro lo Sheffield United, un approccio che infatti raccoglie i propri dividendi quando ben eseguito (vedi i 4 punti raccolti nelle due trasferte a Manchester) ma che fa andare la squadra in apnea quando trova di fronte avversari che scavalcano la pressione per andare a giocare sulle seconde palle (vedi ultime due sconfitte interne consecutive contro Southampton e Sheffield United, due squadre molto abili ad eseguire questo tipo di strategia), inoltre una volta che la squadra è in possesso palla, l'unica fonte di gioco sono i dribbling di Zaha (125 dribbling risuciti su 196 tentati, l'unico in Premier che si avvicina a quei livelli è Adama Traorè con 112 su 150). Per l'Everton dunque un test più che probante per misurare i progressi e potersi ufficialmente iscrivere alla corsa per l'Europa.
LIGA
Il campionato spagnolo arriva alla giornata numero 23, con Real e Barcellona che si sono isolate la davanti e che si giocheranno il titolo, ammesso che qualcuno riesca a fermare la corsa del Real, che sembra imbattibile in questo periodo, e con il Barcellona che dovrà dimostrare di poter portare avanti i principi di gioco di Setien anche fuori dal Camp Nou. Alle spalle delle due grandi di Spagna si è accesa, invece, una bellissima lotta per gli altri due posti in Champions, al momento occupati dal Siviglia e dal Getafe, che non possiamo più considerare come una sorpresa, ed a cui sono iscritte a pieno merito anche Valencia e Villarreal, mentre ci si trova invischiato l'Atletico Madrid, a secco di goal da 3 partite e che deve riprendere a correre, anche in vista dell'imminente ottavo di Champions contro il Liverpool. La mia scelta per questo weekend è la sfida del Benito Villamarin di Siviglia dove il Barcellona fa visita al Betis, per un ritorno nella tana dei bianco-verdi di Quique Setien.
BETIS-BARCELLONA (DOMENICA ORE 21)
Il 2020 del Barcellona è l'anno del ritorno della società ai suoi principi storici basati su un calcio di possesso dopo la parentesi Valverde che aveva spostato la strategia societaria più sui risultati di breve periodo che sull'apertura di un ciclo fondato sui giocatori provenienti dalla Cantera, strategia che aveva pagato i dividendi in campionato con le due vittorie consecutive della Liga ma che lasciava a desiderare in campo europeo, con le clamorose eliminazioni nel 2018 e nel 2019 contro Roma e Liverpool da una posizione di tre goal di vantaggio. Con l'arrivo di Setien in panchina la società catalana decide di tornare ai dettami del gioco di posizione e della filosofia cruyffiana, parte del DNA del club su cui si fonda storicamente non solo la prima squadra ma tutto il settore giovanile.
La partenza dell'avventura di Setien è stata scandita, per il momento, prevalentemente da cattive notizie, partendo dall'infortunio di Suarez e l'ennesimo stop di Ousmane Dembele, passando dalla sconfitta di Valencia nell'unica gara esterna giocata in campionato fino ad arrivare alle polemiche a mezzo stampa tra Abidal e Messi. A livello di campo, invece, il tecnico cantabro ha subito impostato un regime basato sul possesso palla e sulla creazione di rombi per far progredire il pallone, una mossa che da un lato ha consentito al Barça di avere percentuali di possesso palla mostruosi (in queste prime tre partite pari al 75% di media) ma allo stesso tempo la disposizione in campo degli interpreti ha portato a delle difficoltà evidenti nel portare la palla in zone pericolose di campo.
L'analisi statistica delle prime tre partite di Setien alla guida del Barcellona ci da importanti indicazioni su come si sia evoluta la squadra nelle ultime settimane:
Nella partita contro il Granada il dominio del possesso ristagnava a centrocampo, questo a causa dello schieramento basso ed attendista della formazione andalusa ed anche dalla disposizione voluta da Setien, con Sergi Roberto schierato come centrale di destra in una difesa a 3, l'ampiezza era data da Jordi Alba a sinistra e Ansu Fati a destra, con un centrocampo formato da Busquets, Rakitic e Vidal e Messi e Griezmann in attacco, tuttavia la posizione esterna di Fati e la continua necessità di movimenti a venire incontro dei due attaccanti per consolidare il possesso hanno tolto profondità al gioco, per cui le uniche soluzioni possibili al tiro erano quelle di riesumare le sovrapposizioni degli esterni per giocare la palla indietro per le esecuzioni di Messi, soluzione già molto cara a Valverde, per cui il dato relativo all'80% di possesso palla va tarato anche sul fatto che quasi la metà di questo possesso è avvenuto a metà campo ed ha portato a soli 6 tiri nello specchio e 18 tiri complessivi che hanno generato 1,9 xG (modello StatsBomb).
Lo schieramento non è cambiato nella trasferta di Valencia, con Setien che schiera a centrocampo contemporaneamente Busquets, De Jong ed Arthur, tutti portatori di palla che generano un 74% di possesso palla più che sterile vista l'assenza di giocatori in grado di dare profondità, il Valencia ha gioco facile a tenere lontano i blaugrana dalla propria area di rigore e finisce grazie alle ripartenze a bucare la linea difensiva del Barça dove si evidenziano i limiti difensivi di Sergio Roberto.
La partita contro il Levante, quindi, ha rappresentato, dunque, la partita in cui Setien ha posto in essere i suoi primi aggiustamenti, con il ritorno al 4-3-3 con Semedo ed Alba sugli esterni e con Fati che torna a giocare in avanti con il compito di dare quella profondità mancata nelle partite precedenti; la mossa, complice un atteggiamento diverso dell'avversario rispetto ai precedenti, ha permesso ai catalani di risalire il campo in maniera più fluida ed arrivare a ridosso dell'area avversaria con più uomini (il 39% del gioco speso a centrocampo ed il 38% speso nella trequarti avversaria mostrano come lo schieramento abbia funzionato a dovere) e di essere quindi più pericolosa (9 tiri nello specchio e 3,3 xG prodotti), lato negativo di questo cambio di schieramento è dato dalle difficoltà nei meccanismi di recupero palla con un PPDA che supera i 10 passaggi decisamente al di sotto degli 8 passaggi in media concessi.
Domenica sera, dunque, arriva la prima verifica da non sbagliare per Quique Setien, e l'esame arriva dalla squadra che nelle ultime due stagioni lo ha lanciato alla ribalta; il Betis con Setien in panchina ha ritrovato l'Europa due anni fa ed un'identità di gioco altamente propositiva che il nuovo tecnico Rubi ha deciso di non rivoluzionare. Del Betis ci eravamo occupati qualche settimana fa indicando come l'ex tecnico dell'Espanyol stesse cercando un assetto definitivo per la squadra che sembra aver trovato con il passaggio al 4-1-4-1 con la difesa protetta dalla presenza di un uomo davanti alla linea difensiva (ruolo sulla carta assegnato a William Carvalho ma assente da ottobre per infortunio, per cui nel ruolo si alternano Edgar Gonzalez o Marc Bartra), il che permette a Guardado e Canales di cercare la posizione migliore a centrocampo ed assistere al meglio la punta centrale con l'ausilio di Joaquin e Fekir dagli esterni.
Dal momento in cui Rubi è passato al 4-1-4-1 il rendimento della squadra betica si è allineato alle aspettative derivanti dal talento presente nella squadra, con un rendimento offensivo di altissimo livello ed una differenza tra xG realizzati e subiti (+4,02, dato Understat) migliore rispetto alle squadre aventi le sue stesse ambizioni, mentre a risaltare a livello statistico è il dato relativo alla pressione in fase di non possesso, con un PPDA pari a 7,75, dato superiore solamente a Siviglia e Real Sociedad in questo periodo. Su questo aspetto Rubi ha fatto un lavoro importante sotto questo aspetto smussando qualche angolo rispetto all'approccio ereditato da Setien, ora la squadra alterna fasi di pressing alto a fasi in cui tiene le linee dietro la metà campo per mantenersi corta e creare spazio alle spalle dell'avversario da aggredire una volta riconquistata la palla, una situazione che sembra essere il tallone d'Achille del Barça in questa stagione, dunque la sfida del Benito Villamarin si deciderà in questo tipo di situazione, per cui sarà qui che dovrà essere valutato il lavoro svolto da Setien e lo state dell'arte del suo processo di ricostruzione dell'identità blaugrana, un processo che in settimana ha subito una nuova battuta l'arresto a causa dell'eliminazione subita in Copa del Rey per mano dell'Atletico Bilbao.
BUNDESLIGA
Il girone di ritorno del campionato tedesco è iniziato con Bayern e Borussia Dortmund a riprendersi il centro della scena con le tre vittorie consecutive e la valanga di reti realizzate, mentre le protagoniste del girone d'andata Lipsia e Moenchengladbach hanno lasciato qualche punto di troppo per strada, complice un calendario meno semplice e qualche difficoltà di troppo che sta emergendo; quanto accaduto rende gli scenari ancora più interessanti in classifica, con le prime 4 squadre divise da 3 punti, a questo si aggiunge un programma della 21° giornata che metterà di fronte 4 delle prime 5 in classifica, con il solo Borussia Moenchengladbach impegnato contro il Colonia, in uno dei tanti derby renani, match comunque non comodo considerando l'ottimo momento di forma della squadra allenata da Gisdol. Avendo già analizzato Lipsia e Borussia Moenchengladbach la scorsa settimana, il big match che scegliamo di seguire in questo weekend (fermo restando che Bayern-Lipsia sarà una partita da non perdere) è quello della Bayarena tra il Leverkusen ed il Borussia Dortmund.
A Leverkusen si affrontano due squadre dai principi di gioco non troppo dissimili tra di loro, ossia due squadre che basano la propria strategia sul possesso palla (seconda e terza squadra per possesso palla) ma con sfumature diverse nel tentativo di recuperare il pallone, molto più aggressivo quello del Leverkusen (PPDA 7,29), meno spregiudicato quello del Dortmund (PPDA 10,92).
Le statistiche sulle zone di gioco del pallone dimostrano come entrambe le squadre amano giocare il pallone da dietro, con il Dortmund che riesce a superare la metà campo con meno difficoltà rispetto al Leverkusen; la statistica sulla distribuzione del gioco in larghezza dimostra, invece, come entrambe le squadre preferiscano orientare i propri attacchi dalle corsie esterne.
Il Leverkusen mostra una preferenza per il lato destro del campo che è la zona dove tendono ad agire Bellarabi ed Havertz, ossia i giocatori chiamati a rifinire il possesso palla della squadra di Bosz; dall'altra parte, invece, la distribuzione del gioco è equamente ripartita tra le due fasce, un approccio che si è ulteriormente rafforzato con la decisione di Favre di passare al 3-4-3, ragion per la quale il ruolo di Hakimi a destra e Guerreiro a sinistra è indispensabile per far progredire la manovra.
All'andata il Dortmund fece a fettine il Leverkusen grazie ad una tattica di gara attendista che le permettesse di lanciare le sue bocche da fuoco in contropiede, allora al centro dell'attacco del Dortmund c'era Paco Alcacer, oggi c'è il fenomeno del momento, ossia Erling Håland, a segno 7 volte nelle sue prime tre presenze in Bundesliga e nuovo target per gli assist di Jadon Sancho, arrivato a 12 goal e 12 assist in questa stagione; dunque sabato capiremo se Bosz avrà assimilato la lezione dell'andata e soprattutto se il nuovo vestito voluto da Favre per il suo Borussia reggerà all'impatto con una squadra dal livello superiore rispetto a quelle affrontate in questo inizio di 2020.
LIGUE 1
Il campionato francese ritorna in campo per la terza volta in una settimana dopo che il turno infrasettimanale ha aperto scenari interessanti per la lotta al terzo posto disponibile per l'accesso alla Champions con Rennes e Lille divise da 3 punti ed una classifica cortissima alle loro spalle, con il quinto posto del Montpellier ed il quindicesimo posto del Saint Etienne distanti appena 6 punti. Chi della classifica corta non ha da preoccuparsi è ovviamente il PSG che, dall'alto dei suoi 12 punti di vantaggio sul Marsiglia secondo, affronta in casa il Lione di Rudi Garcia, alle prese con una stagione complicatissima a cui non sembra in grado di dare la svolta.
PSG-LIONE (DOMENICA ORE 21)
La sfida del Parco dei Principi chiude il programma della giornata di campionato con lo scontro tra le squadre delle città più importanti di Francia; le due squadre sono distanti 25 punti, un margine che il Lione pensava di poter ridurre ad inizio stagione con la scelta di mettere alla direzione sportiva della società la vecchia gloria Juninho Pernambucano che ha scelto di affidare la panchina a Silvinho e passare al gioco di posizione, una scelta che, dopo le ottime premesse delle prime giornate di campionato, è naufragata dopo poche settimane portando la società a ripiegare sull'esperienza di Rudi Garcia.
Il campionato per il PSG è ormai diventato un laboratorio per Tuchel per far trovare alla sua squadra gli equilibri necessari ad affrontare al meglio la fase ad eliminazione diretta della prossima Champions League e la soluzione sembra essere giunta grazie all'approdo ad un 4-4-2 di base molto offensivo che può trasformarsi in un 4-2-4 o in un 4-2-2-2 a seconda delle situazioni di gioco; questo sistema permette a Tuchel di schierare insieme Neymar, Mbappe, Icardi e Di Maria, con quest'ultimo che finalmente ha ritrovato in questa stagione la continuità di rendimento che nel 2014 lo hanno portato a candidarsi al Pallone d'Oro dopo aver trascinato il Real Madrid a vincere la decima Coppa dei Campioni e l'Argentina fino alla finale mondiale del Maracanà.
Le statistiche elaborate da Soccerment mostrano il rendimento del "Fideo" in questa stagione, i numeri da top player li vediamo nelle statistiche inerenti la fase di rifinitura con una media di 3,4 passaggi chiave a partita ed una media di 0,54 expected assist a partita che si trasforma in 0,52 assist effettuati, tutti dati che lo vedono al top anche in confronto con giocatori i cui volumi in rifinitura sono simili, per citarne alcuni Papu Gomez, Ilicic e Jadon Sancho. Con la Ligue 1 in tasca, il PSG spera fortemente nell'impatto di Di Maria per poter fare il salto di qualità in Champions ormai atteso da diversi anni, i numeri promettono bene.
Con Neymar assente per infortunio (seppur al suo posto Tuchel schiererà Sarabia. giocatore su cui l'allenatore tedesco fa molto affidamento) la centralità di Di Maria nel gioco del PSG sarà maggiore, per cui siamo certi che Rudi Garcia dovrà studiare un piano per limitarlo, probabilmente inserendo costruendo una catena difensiva sul lato sinistro difensivo capace di limitare le giocate dell'argentino; a tal scopo sarà importante per il Lione il ritorno di Marçal, assente nel turno infrasettimanale contro l'Amiens in quanto squalificato; il brasiliano è il migliore dei suoi per statistiche difensive per intercetti (2,6 a partita) e contrasti riusciti (3,7 a partita), a dimostrazione di un atteggiamento molto aggressivo (che gli è costato anche due cartellini rossi in questa stagione) che renderà il suo duello con Di Maria molto interessante.
Ovviamente il duello Di Maria-Marçal non è l'unico spunto di interesse della partita, Rudi Garcia dopo alcuni miglioramenti dati alla squadra nelle settimane successive al suo arrivo, ha dovuto fronteggiare nuove difficoltà, in particolare gli infortuni di Depay e Reine-Adelaide (i migliori per dribbling riusciti del Lione fino al loro infortunio, rispettivamente 2 e 2,5 dribbling/partita) che lo hanno costretto a rivedere i meccanismi della sua squadra ed anche degli uomini da utilizzare dando maggiore spazio ai giovanissimi Caqueret e Cherki per cercare di avere diverse soluzioni per sfondare le linee difensive avversarie per vie centrali (assieme ad Aouar, 2,8 dribbling a partita).
Inoltre la sfida di Parigi sarà da considerare come una prova generale per il Lione in vista dell'ottavo di finale contro la Juventus e capire se gli aggiustamenti in termini di uomini e strategia saranno sufficienti a mettere i bastoni tra le ruote di squadre con maggiori risorse tecniche e permettere alla società di incrementare il valore dei suoi giovani per continuare ad alimentare la crescita economica del club e poter realizzare la grande strategia di fronteggiare ad armi pari il PSG a livello economico. L'età media dei giocatori schierati dal Lione in questa stagione è la terza più giovane alle spalle solo di Nizza e Lille, anche loro con proprietà che intendono portare avanti la stessa strategia per colmare nel lungo periodo il gap economico con il PSG.
COSA ALTRO VEDERE?
PORTO-BENFICA (SABATO ORE 21.30)
In Portogallo va di scena il grande classico tra il Porto ed il Benfica allo stadio Dragao, è la sfida tra le prime due in classifica ed è l'unica chance, probabilmente, nelle mani di Sergio Conceiçao per riaprire il campionato, visto che la sua squadra è distante 7 punti rispetto alle aquile, le quali stanno dominando il campionato grazie alle 18 vittorie in 19 partite, con l'unica sconfitta arrivata proprio nella gara d'andata. A livello di rendimento, tuttavia, le distanze non sono così ampie, come d'altronde dimostrato dalla gara d'andata, a livello tecnico/tattico le due squadre hanno poche differenze, il che potrebbe rendere questa partita una sfida di duelli individuali anziché di strategie di squadra.
Il Benfica fa molto affidamento sulla tecnica dei propri giocatori principali, cossi Pizzi e Cervi, i quali giocano esterni nel 4-4-2 di Bruno Lage con il compito di accentrarsi ed associarsi con le punte Rafa Silva e Carlos Vinicius, lo sfogo sugli esterni è dato dai terzini Andre Almeida a destra e, soprattutto, Grimaldo a sinistra, la difesa è supportata dal lavoro della coppia di mediani davanti alla difesa, ruolo in cui il Benfica ha deciso di rimediare alla partenza di Gedson Fernandes direzione Tottenham con l'acquisto di Julian Weigl dal Borussia Dortmund, giocatore che aggiunge anche pulizia all'uscita palla.
Stesso canovaccio tattico per il Porto di Conceiçao, anch'esso basato su un 4-4-2, tuttavia le assenze nelle ultime settimane e la flessibilità del tecnico rispetto allo schieramento avversario lo porta alcune volte a modificare lo schieramento, come avvenuto la scorsa settimana a Setubal dove si è schierato con il 4-3-3. In fase di possesso il gioco parte dai due centrali con Danilo Pereira a supporto, subito dopo si cerca la verticalizzazione per vie centrali con "Tecatito" Corona che da ampiezza a destra (partendo da esterno basso o da ala) ed Otavio che si accentra (partendo da destra o sinistra, dipende dallo schieramento proposto da Conceiçao) per associarsi con le due punte Marega e Tuquinho Soares, l'ampiezza a sinistra è data dall'ex interista Alex Telles che, in questa stagione, ha al suo attivo 6 goal e 5 assist.