Monday, 27 July 2020

Leicester-Manchester United, ossia come lo United ha conquistato la Champions

Leicester e United si sono affrontate in una sfida che rappresentava uno spareggio per stabilire chi delle due avrebbe strappato il quarto posto disponibile per la prossima Champions League, alle Foxes serviva solo la vittoria a meno di una sconfitta contestuale del Chelsea contro il Wolverhampton, mentre lo United poteva giocare con due risultati su tre a disposizione.

E' finita con una vittoria dello United per 2-0 che ha permesso alla squadra di Solskjaer di chiudere la Premier al terzo posto in classifica, un risultato che può essere un discreto punto di partenza in attesa di capire se questo progetto possa portare ad insidiare il dualismo tra il Liverpool di Klopp ed il City di Guardiola, al Leicester resta in mano la qualificazione alla prossima Europa League ed il rammarico di aver dilapidato un grande vantaggio in classifica sullo United, ma Rodgers ha buona ragione ad imprecare contro gli infortuni che hanno falcidiato la rosa a disposizione. specie nel reparto difensivo.

LE FORMAZIONI




Come indicato in premessa, a complicare i piani di Rodgers alla ripresa della stagione sono stati gli infortuni che hanno fatto fuori i due esterni difensivi titolari Pereira e Chillwell, a cui si aggiunge la squalifica di Soyuncu al centro della difesa, per questa ragione l'ex tecnico del Liverpool è passato al 3-4-2-1 che, nell'occasione viene trasformato in un 3-5-2 che, in fase di possesso si trasforma in un 3-4-1-2 con Tielemans alle spalle di Vardy ed Inheanacho.

Lo United risponde con la formazione che ha permesso a Solskjaer di risalire la classifica e di dare, finalmente, un'identità di gioco alla propria squadra, grazie soprattutto all'inserimento di Bruno Fernandes nel 4-2-3-1.


LEICESTER

LA FASE DI NON POSSESSO

Il Leicester è la squadra con il PPDA più basso di tutta la Premier League (7,89), merito di una prima pressione molto aggressiva sia in fase di prima costruzione avversaria che in fase di transizione difensiva.

PRIMA PRESSIONE

Sulla prima costruzione dello United il Leicester chiude gli accessi su Pogba e Matic (che per questo motivo si abbassa dentro la linea dei centrali) per forzare lo United ad andare sull'esterno difensivo su cui esce la mezzala di lato, gli altri due centrocampisti escono su Pogba e Fernandes, mentre la linea difensiva a 5 fornisce sufficiente copertura contro i 3 di attacco dello United (4 quando Bruno si alza in zona rifinitura).

In questo fermo immagine vediamo la pressione del Leicester sull'uscita difensiva dello United, con i due attaccanti che chiudono il centro, su Williams esce Tielemans, in questa maniera il Leicester si assicura la superiorità numerica alle spalle della linea di pressione.






TRANSIZIONE DIFENSIVA

Decisamente più coraggioso l'approccio in fase di transizione, in questo caso sono gli esterni del 3-5-2 ad uscire sui terzini dello United, con i tre centrali che escono alti sulle ali dello United che vengono in contro, in ogni caso i difensori di Rodgers hanno sempre il compito di andare in chiusura aggressiva sui giocatori dello United non appena il pallone raggiungeva i mezzi spazi in zona di rifinitura, grazie a questo tipo di pressione è arrivata l'occasione che al 14' poteva portare in vantaggio le Foxes.

Ecco un esempio di aggressione in fase di transizione difensiva del Leicester: rispetto alla prima pressione in fase di uscita del pallone Tielemans va su Matic mentre Albrighton va ad aggredire Williams in un approccio uomo su uomo che costringe lo United a giocare il pallone sui giocatori offensivi isolati a duello contro i centrali del Leicester e Ndidi, ovviamente un atteggiamento di questo tipo comporta dei rischi, con un recupero palla subordinato alla vittoria nei duelli individuali contro gente come Rashford e Martial.


LINEA DIFENSIVA

In fase difensiva il Leicester si schierava con i 5 in linea in modo da avere superiorità contro i tre attaccanti del Manchester, molto spesso si è visto nel corso della partita i tre centrali giocare davvero molto vicini tra loro supportati da Ndidi e Choudoury che ostruivano ogni spazio di manovra nella fascia centrale del campo.

Ecco un esempio di come è schierata la linea delle Foxes, in questa circostanza Albroghton esce su Williams e tutta la linea difensiva scivola su quel lato mantenendo lo scaglionamento, inoltre i due centrocampisti sono pronti a loro volta a ricomporre la linea qualora uno dei centrali debba uscire per prendere Bruno Fernandes che, come anche in questo esempio, tende a defilarsi per sfuggire alla morsa dei due centrocampisti del Leicester e dialogare sul corto con Martial o Rashford, tuttavia non sempre questi meccanismi hanno funzionato al meglio (basta vedere la posizione del corpo di Morgan e di Evans, il primo rivolto in avanti, il secondo in copertura) complice la poca intesa tra i singoli componenti.


FASE DI POSSESSO


LA COSTRUZIONE E LO SVILUPPO DEL GIOCO


Avendo l'onere di fare la partita il Leicester ha cercato diversi modi per trovare spazi contro l'atteggiamento attendista della squadra di Soskjaer. Dopo il lockdown, con il passaggio alla difesa a 3, Rodgers ha creato un sistema di uscita del pallone basato su un 3+2 composto dai tre centrali di difesa ed i due centrocampisti Ndidi e Choudary, questo permette ai due esterni di centrocampo di scollegarsi dalla fase di impostazione e poter avanzare nella metà campo avversaria creando di fatto un 3-2/4-1 con Tielemans che si muove in zona rifinitura ed assieme a Iheanacho ed all'esterno sovraccaricano la relativa zona di campo.

In questa immagine si nota in maniera evidente il 3+2 in costruzione del Leicester, qui si nota anche la posizione di Tielemans che, invece, cerca di raccogliere il pallone alle spalle dei centrocampisti dello United. Lo scopo del Leicester era quello di sovraccaricare il lato destro con il supporto anche di Albrighton e Iheanacho, infatti le statistiche di WhoScored ci dicono che la squadra di Rogers ha imbastito il 45% dei propri attacchi da quella parte di campo.

In questo fermo immagine si nota chiaramente il sovraccarico creato su lato destro, con Tielemans e Iheanacho  che attirano Pogba e Matic, il Leicester svilupperà l'azione con un cambio di gioco che libera Thomas a sinistra ma quest'ultimo sbaglia la verticalizzazione su Vardy



.



L'ATTACCO DELLA LINEA

Quando si parla di attacco alla linea, in casa Leicester si parla di Jamie Vardy, il capocannoniere della Premier ha provato con i suoi smarcamenti a bucare la linea difensiva dello United nonché a creare spazi sulla fascia sinistra visto che i suoi tagli hanno spesso portato Wan Bissaka a restare molto vicino a Lindelof visto che la zona che il centravanti del Leicester aveva battezzato era proprio quella tra il centrale svedese ed il terzino ex Crystal Palace.

Come ben si evince da questo fermo immagine ecco una tipica giocata sviluppata dal Leicester con Vardy che stazione tra Lindelof e Wan Bissaka pronto a ricevere una verticalizzazione alle spalle della linea difensiva dello United. La mancanza di lucidità e di precisione dei suoi compagni, tuttavia, ha reso questa soluzione non vincente, tanto che l'unica volta in cui si è reso pericoloso è stata sugli sviluppi di un calcio da fermo dove con una sua spizzata ha colpito la traversa.



MANCHESTER UNITED


LA FASE DI POSSESSO


LA COSTRUZIONE 


La costruzione dell'azione dello United avviene prevalentemente con Matic che si abbassa tra i centrali (a volte ponendosi fuori linea alla sinistra di Maguire) in modo da avere superiorità numerica contro i due attaccanti del Leicester, rispetto al Leicester, tuttavia, i terzini mantenevano posizioni più conservative ed avevano funzioni diverse: Wan Bissaka restava largo a destra a fornire ampiezza, mentre Williams aveva il compito di favorire l'abbassamento di uno tra Bruno Fernandes e Rashford, questa era possibile o accentrandosi in posizione di falso terzino al fianco di Pogba dietro la prima linea di pressione, oppure sganciandosi in avanti creando uno spazio in quella zona di campo.

Il fermo immagine mostra i movimenti effettuati dai giocatori dello United per uscire dalla pressione del Leicester, potete notare la posizione di Williams che genera spazio per Bruno Fernandes, il Leicester qui ha risposto senza rischiare uscite dalla linea difensiva, infatti è Ndidi ad uscire su Bruno Fernandes, per progredire lo United aveva come soluzioni un cambio di gioco o delle triangolazioni dall'alto coefficiente di difficoltà con Martial o con Rashford. Nel secondo tempo con il risultato favorevole la squadra di Solskjaer ha mantenuto la stessa impostazione ma non ha mai forzato la giocata sapendo di poter gestire il pallone grazie alla superiorità numerica data dall'abbassamento di Matic tra i centrali difensivi.

LO SVILUPPO DEL GIOCO


In fase di sviluppo dell'azione lo United aveva il problema di superare il blocco del Leicester che si schierava con un 5-3-2 molto corto con pochissimo spazio nella zona di rifinitura, zona di campo dove lo United ha prodotto molte delle sue fortune dopo l'arrivo di Bruno Fernandes, per questo il portoghese spesso doveva o allargarsi per combinare con Rashford o con Martial o allinearsi a Pogba per ricevere palloni giocabili, questo spiega perché nei primi 40' lo United non ha di fatto mai tirato verso la porta di Schmeichel, a questo si aggiunge il timore degli smarcamenti preventivi di Vardy che tenevano Wan-Bissaka in una posizione più prudente, mentre Williams partecipava più attivamente alla fase offensiva in quanto c'era Matic a coprire dalla sua parte.

In questo fotogramma ecco una spiegazione di come provava lo United a risalire il campo: Bruno Fernandes viene a prendere il pallone  a centrocampo, i 3 di centrocampo del Leicester non concedono linee di passaggio in zona di rifinitura, l'unica soluzione è il cambio di gioco su Greenwood, solo il cambio di gioco convince Wan Bissaka a lasciare la propria posizione ed attaccare, tuttavia restano troppi pochi uomini contro la linea a 5 del Leicester.

LA FASE DI NON POSSESSO

Avendo 2 risultati su 3 a disposizione, il Manchester United non aveva molti motivi nel prendersi rischi, per questa ragione la squadra di Solskjaer è sempre stata molto attenta a non mandare in avanti troppi giocatori, anche a costo di non dare ritmo all'azione offensiva attaccando in decisa inferiorità numerica contro le linee corte del Leicester.

LA TRANSIZIONE DIFENSIVA


I giocatori chiave nella fase di transizione difensiva sono stati Wan Bissaka e soprattutto Matic: lo spauracchio per lo United erano in fase di transizione gli smarcamenti di Vardy, per questa ragione l'obiettivo era sempre quello di tenere la linea difensiva sempre in superiorità numerica e con i due attaccanti sempre marcati preventivamente.

Ecco un esempio dell'attenzione posta dallo United alle marcature preventive, qui vediamo Matic che resta sulle tracce di Iheanacho e copre l'avanzamento di Wan Bissaka a destra: in altre occasioni nel corso della partita era Matic a sganciarsi a supporto della manovra offensiva, in queste occasioni era Wan Bissaka a restare dietro a dare man forte a Maguire e Lindelof.



LA GIOCATA DECISIVA DELLA PARTITA


L'evento decisivo della partita è arrivato grazie ad un ottima prima pressione degli attaccanti dello United che hanno indotto la prima impostazione del Leicester a perdere un pallone sulla propria trequarti che ha permesso a Martial di lanciarsi verso la porta prima di essere falciato da Evans e Morgan prima di battere a rete inducendo all'assegnazione di un sacrosanto calcio di rigore.

Come si evince dal fermo immagine, Fernandes, Martial e Greenwood hanno chiuso ogni linea di passaggio in fase di uscita del Leicester: questo costringe Evans a forzare un passaggio scomodo per Choudury a causa anche della sua postura, Greenwood è bravo ad intuire le potenzialità di una immediata aggressione e soffia il pallone al centrocampista del Leicester, poi Fernandes manderà in porta Martial costringendo Evans al fallo da rigore.


CONCLUSIONI

La vittoria dello United è stata, a mio parere, meritata: la squadra di Solskjaer ha decisamente interpretato meglio le criticità che la partita portava oltre a saper gestire molto bene anche il vantaggio di avere 2 risultati su 3 permettendole di gestire il ritmo senza la necessità di forzare la giocata.

Il Leicester ha provato a fare una gara aggressiva ma senza lasciare troppi spazi dietro, tuttavia impegnare pochi giocatori in fase di sviluppo dell'azione e fare all in sugli smarcamenti di Vardy non è stata una mossa vincente considerando che lo United è stato in grado di disinnescare con pochi accorgimenti sul posizionamento di Matic e Wan Bissaka i movimenti del centravanti del Leicester.

Alla fine la partita più che una battaglia tattica si è rivelata una sfida di duelli individuali in cui il tasso tecnico degli interpreti dello United ha fatto la differenza, soprattutto alla luce del fatto che gli episodi decisivi o potenzialmente decisivi della partita sono stati innescati da errori individuali dei giocatori del Leicester, sia che fossero le letture sbagliate di Iheanacho su un paio di potenziali occasioni da rete per il Leicester nel primo tempo, sia per il grave errore di Choudhury che ha consegnato partita e qualificazione in Champions allo United,

Monday, 20 July 2020

Roma-Inter, l'analisi delle scelte di Fonseca e Conte

Il posticipo domenicale della 34^ giornata di serie A metteva di fronte due squadre con stili di gioco molto ben definiti, con due allenatori che hanno idee di gioco molto precise e che hanno portato una certa identità alle rispettive squadre: da un lato abbiamo il gioco di Fonseca con molta attenzione alla fase di possesso e che tenta di sfruttare al meglio le qualità tecniche dei suoi trequartisti a supporto del finalizzatore Edin Dzeko, dall'altra parte il gioco estremamente codificato di Antonio Conte che ha permesso all'Inter di esprimersi a tratti su livelli difficili da sostenere per le altre squadre del campionato; ad accomunare le due squadre, invece, c'è la difficoltà a coprire lo spazio alle proprie spalle, da un lato a causa di meccanismi di transizione difensiva non sempre ben eseguiti, dall'altra parte le difficoltà dei nerazzurri a mantenere costanti i ritmi nell'arco dei 90 minuti che portano la squadra ad allungarsi, per questo andrò ad analizzare le squadre nell'arco delle varie fasi della partita.

La partita dell'Olimpico è stata utile per analizzare come i due allenatori stanno ovviando ai punti di debolezza delle loro squadre in vista non solo delle ultime giornate di campionato ma anche della fase finale di Europa League in cui Roma e Inter cercheranno di dire la loro pur senza avere i favori del pronostico.

LE FORMAZIONI INIZIALI

Le due squadre si schierano coerentemente a quanto visto nelle ultime giornate, con Fonseca che è passato definitivamente al 3-4-2-1 con Kolarov come centrale di sinistra, dall'altra parte Conte presenta il suo 3-5-2 con Brozovic vertice alto del triangolo di centrocampo completato da Gagliardini e Barella e con la coppia d'attacco Sanchez-Lautaro Martinez.



LA POSIZIONE DI BROZOVIC

Chi si aspettava il croato come vertice basso del centrocampo dell'Inter è rimasto sorpreso dalla mossa di Conte di schierarlo nella posizione che in questi masi avrebbe ritagliato per Eriksen, una mossa che ha destato alcune critiche, tuttavia ritengo che la scelta abbia avuto un senso, specie nella prima parte di partita, perché Conte ha rivisto il sistema di prima costruzione permettendo al croato di spostarsi qualche metro più avanti ed essere utile in fase di pressione che in fase di sviluppo e rifinitura dell'azione.

IL LAVORO IN FASE DI PRIMA PRESSIONE

Con la Roma che imposta con i suoi tre centrali, Conte risponde con Sanchez e Lautaro in pressione sui braccetti, mentre a Brozovic è richiesto di attaccare Ibanez e (in alcuni casi) anche Pau Lopez, ma anche di chiudere le linee di passaggio verso Diawara; il suo lavoro ha costretto la Roma a muovere il gioco sugli esterni ed a sviluppare il gioco mediante azioni laterali.

Ecco un esempio della prima pressione nerazzurra, Brozovic è addirittura più avanzato di Sanchez e Lautaro con lo scopo di togliere soluzioni di passaggio a Pau Lopez, all'ex portiere del Betis vengono ostruite tutte le soluzioni centrali, in questo modo le due punte possono orientarsi anche sui due braccetti della Roma, come richiesto da Conte (in basso nell'immagine).

Stessa situazione la troviamo anche in questa circostanza, qui cambia lo scaglionamento dei tre centrali della Roma, ma l'approccio non cambia: Brozovic resta in pressione su Lopez coprendo la linea di passaggio verso Diawara ed allo stesso tempo è pronto ad orientare la propria corsa verso Ibanez, posizionato alla destra del portiere giallo-rosso.

Andando a leggere le statistiche della partita elaborate da SICS questa pressione alta della formazione nerazzurra ha prodotto diversi palloni persi dalla Roma in fase di costruzione (7 palloni persi da Mancini) oltre ad isolare dal gioco Diawara (28 passaggi effettuati, 25 per Veretout, a dimostrazione di come siano stati abili ad isolare i centrocampisti centrali della Roma), tuttavia, come vedremo dopo, la squadra di Fonseca è stata abile a cercare soluzioni alternative per uscire dalla pressione.
 

LA SUA POSIZIONE IN ZONA DI RIFINITURA

In fase di possesso, il croato si è mosso prevalentemente in zona di rifinitura sfruttando le difficoltà della Roma nel gestire la superiorità numerica generata dalla scelta della Roma di aggredire individualmente i tre centrali dell'Inter con Pellegrini, Mkhitaryan e Dzeko lasciando Diawara e Veretout a lottare contro i tre centrocampisti dell'Inter, per cui superata la prima pressione il croato con i suoi movimenti ha disordinato le linee giallo-rosse come nell'azione che ha portato al calcio d'angolo da cui è nato il vantaggio dell'Inter.

Nell'azione che porta al calcio d'angolo del momentaneo vantaggio nerazzurro, la posizione di Brozovic permette di creare una superiorità nella zona di rifinitura, come si evince dall'immagine la Roma con la prima pressione costringe l'Inter ad andare sull'esterno, situazione che non dispiace a Conte che ha codificato nel suo playbook la giocata di prima intenzione di Young alle spalle della linea di centrocampo, dove vi è lo spazio creato dal lavoro dei due attaccanti che tengono impegnata la linea difensiva permettendo a Brozovic di sfruttare quello spazio e disordinare le linee della Roma, l'azione terminerà con Candreva che servirà Sanchez in profondità, la chiusura di Ibanez determinerà il calcio d'angolo da cui nasce il goal di De Vrij.

Anche in questa occasione la libertà concessa da Conte a Brozovic crea difficoltà alla Roma nelle scelte, in questo caso Gagliardini e Barella tengono impegnati Diawara e Veretout, l'uomo cerchiato in rosso è Mancini che pochi secondi prima era uscito dalla linea per contrastare il croato portandolo in quella zona di campo, poi l'ex atalantino decide di andare a ricomporre la linea difensiva senza completare la pressione contando sull'aiuto di Pellegrini che però resta su Bastoni (non inquadrati), in questo modo Brozovic ha completa libertà e Mancini stesso resta nella terra di nessuno lasciando gli altri due centrali difensivi in uno contro uno contro Lautaro e Sanchez, da questa situazione nascerà l'occasione che poteva portare l'Inter sul 2-0 ma sprecata dallo stesso Brozovic a due passi da Pau Lopez.

IL GIOCO LATERALE DELLA ROMA

La pressione alta dell'Inter, come abbiamo visto sopra, ha creato parecchi grattacapi all'uscita difensiva della Roma, ma il 3-4-2-1 costruito da Fonseca ha permesso alla squadra giallo-rossa di poter trovare con pazienza soluzioni diverse rispetto a quelle che aveva preventivato alla vigilia; in particolare non potendo accedere ai due centrali di centrocampo ha deciso di utilizzare a proprio vantaggio il proposito dell'Inter di orientare il gioco della Roma sugli esterni, questo è stato possibile grazie allo sviluppo di un gioco laterale sulla fascia destra che ha permesso di mettere in mezzo Ashley Young.

Fonte, report SICS
Dagli analisi dei passaggi-chiave elaborati da SICS si evince come la Roma abbia deciso di bypassare la pressione dell'Inter mediante la connessione tra i centrali difensivi e i due trequartisti a sostegno di Edin Dzeko, ossia Pellegrini e Mkhitaryan, che hanno ricevuto 8 passaggi-chiave a testa, anche lo stesso Dzeko è stato usato come riferimento per i palloni a scavalcare il centrocampo: in questo fondamentale il bosniaco si è potuto esaltare nei duelli con De Vrij, inoltre il posizionamento dei due trequartisti al suo fianco ha permesso di rendere produttive le sue sponde rendendo possibile la soluzione delle combinazioni laterali, specie sul lato destro, dove l'asse Pellegrini-Bruno Peres, sfruttano le doti in velocità del brasiliano ha creato diverse situazioni di potenziale pericolo per la difesa nerazzurra.

Come si evince dall'immagine, però, non ostante i duelli vinti da Bruno Peres contro Young, il pericolo per l'Inter resta solo potenziale in quanto Pellegrini dopo aver innescato il gioco laterale con il brasiliano non va ad invadere l'area di rigore lasciando l'onere ai soli Dzeko e Mkhitaryan, permettendo dunque all'Inter di chiudere sui cross dell'ex giocatore del Torino, situazione testimoniata dalle statistiche che indicano come i due esterni della Roma siano arrivati al cross solamente 3 volte (2 volte Spinazzola, 1 Bruno Peres).

Passmap fonte Between the Posts
A conferma del fatto che l'asse di destra fosse la principale fonte di gioco della squadra di Fonseca ci viene in soccorso la passmap elaborata da Between the Posts da cui si evincono facilmente le connessioni tra i centrali difensivi della Roma e Lorenzo Pellegrini e la connessione tra quest'ultimo e Bruno Peres, tanto che i 32 passaggi che si sono scambiati rappresentano la combinazione più alta di passaggi tra giocatori giallo-rossi, oltre ad essere i giocatori della Roma con il maggior numero di tocchi (65 a testa) e con li maggior numero di passaggi effettuati (41 Pellegrini, 38 Bruno Peres). 








L'UTILIZZO DI HANDANOVIC IN COSTRUZIONE

Una delle principali novità che stiamo vedendo in questa fase di stagione post-COVID è quella di utilizzare il portiere nella prima costruzione, a livello europeo questo è già un elemento abbastanza diffuso (vedi Neuer, Ter Stegen, Ederson ed Alisson su tutti) ma che progressivamente sta prendendo piede anche in Italia: abbiamo visto Gattuso preferire Ospina a Meret proprio per la necessità di un maggior coinvolgimento del portiere in fase di possesso, lo stesso Fonseca ha voluto Pau Lopez come portiere per poterlo utilizzare in impostazione (ma come abbiamo visto sopra, il lavoro di Brozovic è riuscito a limitarlo), poi abbiamo visto De Zerbi fare lo stesso con Consigli al Sassuolo, questa volta stiamo vedendo lo stesso atteggiamento con Handanovic.

In questa immagine si nota abbastanza chiaramente l'importanza che ha il coinvolgimento del portiere in fase di costruzione, Handanovic conduce il pallone in mezzo a Skriniar e Bastoni mentre de Vrij si stacca pronto a ricevere al lato di Dzeko, la Roma non ha mai risposto andando ad attaccare il portiere nerazzurro ma ha tenuto i tre uomini più avanzati sempre orientati a coprire il centro ed eventualmente aggredire i tre difensori centrali dell'Inter per non permettere alla squadra di Conte di non prendere campo tramite i passaggi-chiave dei centrali difensivi e dello stesso Handanovic.

Fonte Videomatch SICS
La scelta conservativa della Roma si è rivelata nella sfida prima costruzione-prima pressione come quella vincente, infatti dall'analisi dei passaggi-chiave dei centrali difensivi elaborati da SICS si evince chiaramente come la squadra di Fonseca sia stata molto abile nel saper uscire dal proprio terzo difensivo bypassando la linea di pressione aggressiva dell'Inter vista precedentemente; la copertura del centro da parte della Roma non ha permesso, invece, all'Inter di risalire il campo se non quando Brozovic si abbassava riprendendo la sua posizione di vertice basso del triangolo di centrocampo ma sottraendo la sua presenza nella metà campo avversaria, presenza non colmabile da Barella e Gagliardini generando dunque, anche un po' di confusione, situazione che, nel secondo tempo, Conte ha risolto anche a causa della situazione di svantaggio, facendo entrare Eriksen al posto di Gagliardini ed arretrando il croato. 

Passmap fonte Between the Posts
A conferma delle difficoltà dell'Inter a prendere campo lo dimostra la passmap con tanti passaggi tra i centrali di difesa e con gli esterni e l'isolamento dei centrocampisti centrali sempre ben schermati dalla prima linea di pressione della Roma; a livello numerico l'Inter chiuderà la partita con il 56% di possesso palla ma il pallone si è giocato per il 31% del tempo nel terzo di campo nerazzurro ed il 27% nel terzo di campo della Roma,












CONCLUSIONE

Il 2-2 finale è un risultato alla fine giusto, la grande battaglia tattica tra i due tecnici ha portato a tanti duelli (specie sugli esterni) ma pochi tiri (7 della Roma e 8 dell'Inter) e poche occasioni da rete, tuttavia quanto prodotto anche a livello di xG rispecchia fedelmente il risultato finale (1,44 vs, 1,53 secondo il modello Understat, 1,27 vs. 1,41 secondo il modello Between the Posts) con il calcio di rigore che, ovviamente, ha un peso importante su questa statistica, usando, invece, come riferimento l'indice di pericolosità elaborato da SICS la Roma chiude davanti con un indice di 42 rispetto a 36 dell'Inter.

A Fonseca resta l'idea che il passaggio al 3-4-2-1 stia dando maggiore compattezza alla squadra, sembrano lontani i tempi delle disastrose transizioni difensive viste in diverse occasioni in questa stagione, la difesa a 3 e l'ottimo lavoro di schermatura della prima linea di pressione permette ai giallo-rossi di limitare molto gli avversari, inoltre gli esterni sono molto più a loro agio quando possono giocare scollegati dalla linea difensiva, vedi la prestazione di Bruno Peres; resta aperta la questione del riempimento dell'area di rigore, Pellegrini più volte non ha dato seguito alle combinazioni con Bruno Peres restando fuori area, se la Roma ha concluso molto poco rispetto a quanto ha prodotto nella metà campo avversaria è anche dovuto al fatto che il peso dell'attacco all'area di rigore al momento sembra limitato ai soli Dzeko e Mkhitaryan.

Riguardo l'Inter, il 3-4-1-2 su cui ha virato Conte nel post-COVID mostra potenzialità interessanti, tuttavia sarebbe ancora più interessante vederlo all'opera con Brozovic a centrocampo ed Eriksen come vertice alto del triangolo, questo consentirebbe un'uscita del pallone dal terzo difensivo molto più fluida e non solamente tramite le solite giocate a memoria con palla all'esterno che scarica poi sulle due punte, una giocata che se viene ben neutralizzata come ha fatto la Roma necessita di un piano B che non può prescindere da un'uscita del pallone anche per vie centrali.

Post in evidenza

Davide Possanzini and De Zerbi legacy

  We everybody know the style of play promoted by Roberto de Zerbi in his journey from Italy to Ukraine and now to Brighton in Premier Leagu...

Highlights