Quella di lunedì scorso è stata una giornata di campionato davvero particolare per la serie B, con tutte le contendenti per la promozione diretta che hanno perso o, al meglio, pareggiato. Unica eccezione è stato il Lecce di Marco Baroni che ha battuto nello scontro diretto un'altra contendente come il Pisa e mettendosi in una condizione di gran vantaggio in classifica in cui le basterà vincere una delle due partite contro Vicenza e Pordeonone (quest'ultimo già retrocesso) per festeggiare il ritorno in serie A.
La vittoria contro il Pisa è stata frutto di una prestazione a dir poco convincente in entrambe le fasi in cui la formazione salentina ha espresso al meglio tutto il proprio repertorio tecnico assemblato al meglio nel 4-3-3 di Baroni ma costruito dalla mente sempre sapiente di Pantaleo Corvino, un direttore sportivo il cui valore non può mai essere sottovalutato, ed il fatto che non sia mai stato preso in considerazione da grandi club mostra abbastanza bene come alle competenze in Italia si tenda a preferire percorsi alternativi.
COME FUNZIONA IL 4-3-3 DEL LECCE
La partita contro il Pisa ha particolarmente esaltato il 4-3-3 con cui Marco Baroni ha costruito questo Lecce scegliendolo come abito tattico ideale per i giocatori a disposizione in rosa. Difatti osservano la partita contro la squadra di D'Angelo sono emerse chiaramente alcune specificità nel sistema di gioco che servono proprio ad esaltare alcuni interpreti.
Dall'analisi delle posizioni medie si può ben vedere il posizionamento della squadra di Baroni in fase di costruzione con i due terzini collegati ai centrali difensivi ed al vertice basso di centrocampo: il danese Hjulmand. In questo modo sia Gendrey che Gallo possono partecipare alla fase di impostazione usando tutta l'ampiezza del campo (come confermato dal dato sulla larghezza della squadra, 53 metri) e costringendo l'avversario a scegliere come orientare la pressione, ossia se coprire le avanzate centrali oppure aprirsi per limitare lo sviluppo laterale dell'azione che è diventato il marchio di fabbrica della squadra di Baroni grazie alla creazione dei triangoli tipici del 4-3-3 e visibili graficamente.
Questo è l'esempio della principale connessione che il Lecce ha creato per sviluppare la propria azione: il terzino destro Gendrey riceve palla e sposta il gioco nella zona laterale destra del campo dove si crea il triangolo con la mezzala Blin e l'esterno Strefezza. L'ex giocatore della Spal con le sue capacità di muoversi anche in spazi brevi riuscirà a saltare Beruatto e a far partire un'azione che il Lecce tenterà di chiudere sul lato opposto dove Di Mariano tiene l'ampiezza e la mezzala Gargiulo si buttava in area di rigore per creare il pericolo. Questa è stata la chiave vincente della partita in quanto il centrocampo a rombo del Pisa per definizione faceva fatica a coprire l'ampiezza, questo ha reso possibile per la squadra di Baroni di utilizzare al meglio le zone esterne del campo e poi sfruttare il consolidamento del possesso per andare dall'altra parte del campo.
Anche la grafica relativa alla distribuzione dei passaggi da parte di Gabriel mostra chiaramente come la manovra leccese iniziava utilizzando i terzini per far partire l'azione ed attivare le catene esterne. Ed è soprattutto il lato destro quello principalmente utilizzato per far partire l'azione, una scelta evidentemente dettata dalla volontà di utilizzare al meglio il terzino francese in impostazione, ma soprattutto coinvolgere quanto più possibile Strefezza, i cui 13 goal e 6 assist uniti alle 20 reti finora realizzate da Coda, rappresentano il centro di gravità dell'attacco del Lecce. Lo spostamento dell'ex giocatore di Cremonese e Spal come esterno destro del tridente d'attacco è stata la grande intuizione di Baroni in questa stagione (a Ferrara era utilizzato come quinto di destra nel 3-5-2 depotenziandolo) permettendo al venticinquenne brasiliano di mostrare tutto il suo valore tecnico.
I MIGLIORAMENTI DIFENSIVI
Il Lecce due stagioni fa ha dovuto salutare la serie A a causa di un rendimento difensivo a dir poco rivedibile (85 reti subite ed un valore di expected goals subiti ancora superiore) che non è stato sufficientemente compensato dalla qualità degli attacchi. Anche lo scorso anno al ritorno in B Eugenio Corini non è riuscito a risolvere il problema, con una squadra che ha subito una media di 1,27 goal a partita; quest'anno la media è scesa a 0,85 goal subiti a partita pur mantenendo sostanzialmente gli stessi interpreti (Gendrey l'unica novità in luogo di Maggio, un notevole salto di età e, quindi, di freschezza) ed il motivo lo abbiamo visto anch'esso nella sfida contro il Pisa.
Quando si parla di difesa, ovviamente, si deve parlare sempre e solo di un discorso di squadra e mai di sola linea difensiva che, certo, la cui organizzazione è importante per disinnescare gli attacchi avversari, ma tutto deve partire dal togliere all'avversario la possibilità di avanzare in campo come preferisce. Il gioco del Pisa è basato, a causa del suo schieramento a rombo, sul tentativo di far filtrare il pallone per zone centrali e sovraccaricare la fascia centrale del terreno di gioco per poter recuperare rapidamente il pallone.
Da questo esempio si intendono quali fossero le intenzioni dei toscani ad inizio partita, con le due punte, Benali e le due mezzali che cercano di occupare la zona tra le linee per scambiare, per cercare un tiro da fuori area o anche per scaricare sui terzini che accompagnano l'azione. Il tutto gestito dalla regia davanti alla difesa di Nagy. Tuttavia sin da questa azione si può vedere l'ottimo comportamento della linea difensiva molto stretta e con i terzini pronti ad uscire esternamente qualora il pallone fosse stato mosso in quella zona, ma soprattutto si può notare la proattività nell'andare a disturbare il portatore di palla anche a costo di spezzare la linea di pressione. Questo togliere continuamente la giocata facile all'avversario è stata la chiave difensiva della partita del Lecce.
Una buona difesa nasce dal comportamento della squadra in prima pressione: il Lecce non ha mai permesso al Pisa di uscire comodamente dalla propria metà campo. In questo esempio si nota come le mezzali Gargiulo e Blin prendano in consegna Nagy e Marin togliendo l'opzione pulita di costruzione per Leverbe che, pressato da Coda, è costretto a lanciare la palla in avanti verso le punte. Questo ha permesso ai centrali difensivi Lucioni e Dermaku di giocarsi le proprie chances a duello contro Torregrossa e Puscas, uscendone decisamente vincitori.
I dati relativi ai duelli mostrano chiaramente la bontà della prestazione difensiva e del piano predisposto per renderla possibile. Il dato più eclatante è senza dubbio il duello tra Dermaku e Torregrossa, stravinto dal centrale difensivo del Lecce, un dato che è sicuramente da considerare una chiave di lettura della prestazione della squadra giallorossa soprattutto perché costringendo gli avversari con la prima pressione a tentare l'attacco diretto, la vittoria di questi duelli ha reso di fatto poco produttivi i possessi della squadra di D'Angelo. E' anche opportuno notare la prestazione di grande sostanza di Morten Hjulmand davanti alla difesa: il classe 1999 danese aveva mostrato difficoltà nelle coperture difensive nella scorsa stagione, mentre quest'anno si è rivelato un perfetto complemento alla linea difensiva sia come letture nel colmare le uscite dalla linea difensiva dei suoi compagni, sia nell'andare a sporcarsi le mani nei duelli con i giocatori avversari orbitanti nella sua zona di competenza.
AD UN PASSO DALLA PROMOZIONE
Con alcuni accorgimenti tattici Baroni è riuscito a mettere il Lecce in una situazione tale da permettergli di essere ad un passo dall'ottenimento della seconda promozione in serie A nella sua carriera da allenatore dopo quella di Benevento nel 2017.
Da un lato abbiamo visto una fase offensiva basata sulle catene laterali tipiche del 4-3-3 in cui sono state esaltate le qualità di Strefezza da una parte e Di Mariano dall'altra, oltre alle grandi qualità in inserimento senza palla di Mario Gargiulo, che nella partita contro il Pisa è stato il giocatore del Lecce con più tocchi in area (8), frutto del lavoro svolto negli anni precedenti sotto Venturato in quel di Cittadella.
Nella fase di non possesso il tecnico ex Novara è stato bravo a creare un piano per togliere opzioni di sviluppo centrale agli avversari e mettere la linea difensiva in una condizione di protezione sufficiente a permettere la vittoria dei duelli contro gli attaccanti avversari, una strategia che più in generale ha permesso ai salentini di migliorare notevolmente i numeri difensivi emersi nelle ultime due stagioni con Liverani e Corini alla guida.
Con il Lecce pronto a prenotare il primo posto per l'accesso alla serie A, le prossime due giornate ci diranno chi si prenderà il secondo spot a disposizione: al momento la classifica recita che la Cremonese ha un vantaggio quanto meno in termini di punti, mentre dopo l'avvio fiammante di stagione, il Pisa di D'Angelo ha mostrato dei limiti nella gestione delle grandi partite che, oltre a far sfumare le chances di promozione diretta, rende difficile pensare di poterla spuntare nei playoff a meno di improvvisi cambi di passo della squadra ed anche una ricerca di soluzioni alternative da parte dell'allenatore ai meccanismi del rombo a centrocampo.
Per chi segue con una certa passione il gioco del calcio senza limitarsi alla sola squadra del cuore o al solo campionato italiano, saprà bene che la Ligue 1, ossia il massimo campionato francese, è famoso per la capacità di produrre giovani talenti in serie da esibire come in una grande vetrina per poi venderli a prezzi importanti permettendo loro di sostenersi e, soprattutto, di reinvestire quei soldi nel miglioramento dei propri settori giovanili, in un lungo circolo virtuoso. Non è una sorpresa, quindi, se il claim promozionale della lega sia "La Ligue des Talents".
Monaco e Nizza non possiedono, a differenza di altri club, un settore giovanile particolarmente florido, ma essendo due piazze parecchio ricche, stanno diventando il primo step di crescita per una serie di giovani interessanti del calcio europeo.
Nel Principato questa metodologia ha avuto inizio circa sette anni fa quando la proprietà russa parecchio munifica ha dovuto ridimensionare le proprie capacità di spesa a causa di una pesante causa di divorzio che ha coinvolto Dmitrij Rybolovlev, portandolo a rivedere la strategia puntando sull'investimento in giovani promettenti da rivendere e finanziare ulteriori acquisti dello stesso genere. E così abbiamo avuto modo di veder crescere in questo contesto gente come Mbappè, Bernardo Silva, Martial, Fabinho e tanti altri.
A pochi chilometri dal regno di Alberto Ranieri, Nizza è pronta a seguire una strada simile con l'arrivo al vertice della società di Jim Ratcliffe, il proprietario del gruppo INEOS che ha deciso di investire sul calcio dopo averlo fatto nel ciclismo con la fortissima squadra dominatrice dei grandi giri, e nella Formula 1, con una quota di proprietà del team Mercedes. Il cambio al vertice è avvenuto due stagioni fa ed è iniziato con investimenti massicci su giocatori di prospettiva su cui costruire una squadra in grado di inserirsi nel corso degli anni per un posto al vertice del calcio francese, a questo si è aggiunta, in questa stagione, la scelta di mettere in panchina l'allenatore campione in carica con il Lille: Christophe Galtier.
LE FORMAZIONI INIZIALI
Sia Monaco che Nizza hanno assunto un atteggiamento molto simile tra loro con qualche piccola variante soprattutto nel come le due squadre cercano di arrivare in porta. Così lo schieramento in campo vede entrambe le formazioni affidarsi ad un 4-4-2 di base in cui soprattutto i due esterni offensivi e le due punte hanno caratteristiche diverse.
Il Monaco si presenta con la coppia Tchouameni-Fofana in mezzo al campo che fornisce la massima protezione alla coppia di centrali Disasi-Badiashile, i due esterni di centrocampo sono il brasiliano Vanderson ed il redivivo Golovin mentre la coppia d'attacco è tanto affiatata quanto particolare ed è composta da Volland e Ben Yedder.
Dall'altra parte il Nizza ha uno scheletro centrale meno fisico a centrocampo con la coppia Lemina-Thuram che fa della capacità di conduzione della palla il proprio punto di forza, mentre la coppia d'attacco formata da Laborde e Dolberg ama muoversi su tutto il fronte d'attacco per aprire le difese avversarie mentre i due esterni offensivi Boudaoui e Brahimi hanno il compito di accentrarsi.
CHI HA GIOCATO MEGLIO TRA MONACO E NIZZA?
Spesso il concetto di giocare meglio o il giocare bene risulta parecchio insidioso, visto che non esiste una reale definizione di queste affermazioni, per cui come possiamo rispondere a questa domanda?
Molti direbbero che chi vince ha sempre ragione e questo ci farebbe risparmiare tempo nel trovare una risposta alla domanda di cui sopra, ed è quello che molti preferiscono fare, soprattutto nelle discussioni calcistiche che ci tocca affrontare nel corso della settimana con amici, parenti o anche degli sconosciuti sui social.
Ma non stiamo certo analizzando Monaco-Nizza per dire che i monegaschi hanno giocato meglio perché hanno vinto, ma possiamo dire che il Monaco ha costruito la propria vittoria giocando bene. E adesso provo a spiegare perché.
Nonostante le due squadre partissero con lo stesso schieramento, il modo in cui poi si sistemavano in campo era molto diverso una volta entrati in possesso palla.
Da una parte vediamo lo schieramento del Nizza, con i due terzini che si staccano dalla fase di costruzione e cercano di prendere l'ampiezza mentre le due ali si accentrano per cercare di favorire una progressione centrale dell'azione. Per avere superiorità nella prima linea di costruzione contro i due attaccanti del Monaco, uno dei due centrocampisti si abbassa a fianco o in mezzo ai centrali per fare partire l'azione. In questo esempio è Lemina ad aprirsi fuori linea rispetto ai centrali difensivi.
Il Monaco da parte sua ha giocato molto sul neutralizzare i tentativi di progressione centrale della squadra di Galtier sfruttando a proprio vantaggio la grande forza fisica delle proprie coppie centrali di difesa e di centrocampo. Qui vediamo come le due linee sono molto compatte ed allo stesso tempo si orientino su palla e uomo senza avere problemi nel rompere le linee ma mantenendo le distanze sempre corte grazie al comportamento della linea difensiva molto alta che non ha problemi a lasciare l'opzione dello spazio in profondità alle proprie spalle potendo contare sulla grande capacità di Disasi e Badiashile nel difendere sul lungo. Da questo esempio si può anche notare il lavoro delle due punte nell'orientare il possesso del Nizza in zone esterne.
La strategia del Monaco per avanzare in campo, invece, era molto più orientata sul muovere il pallone in zone esterne, questo perché Clement ha implementato una strategia in cui i due terzini restano più vicini alla fase di costruzione in modo da aggirare la prima pressione avversaria, poi sfruttando le conduzioni e le tracce verticali arrivare rapidamente ad affrontare la difesa con i quattro giocatori offensivi: qui vediamo quali sono le soluzioni a favore di Caio Enrique che può appoggiarsi su Golovin che poi può accentrarsi, oppure sulle due punte che si associano quasi ad occhi chiusi per chiudere con la soluzione Vanderson sul lato debole.
Questo tipo di associazione è molto utilizzata dal Monaco sotto la gestione Clement, un esempio è giunto proprio dalla partita precedente del Monaco, quella vinta venerdì scorso sul campo del Rennes e che ha definitivamente riportato i monegaschi in zona Champions.
Dall'analisi di come le due squadre siano riuscite a far progredire il pallone si nota chiaramente quanto la strategia dei monegaschi abbia loro permesso di giocare meglio in verticale, cosa che non è riuscita al Nizza se non mediante le conduzioni palla al piede di Todibo e Thuram.
QUANTO TALENTO PRONTO A GRANDI PALCOSCENICI
Come afferma il titolo e la premessa di questo post, Monaco e Nizza è stata una grande vetrina di talenti che infatti sono già sui taccuini dei club e dei giornalisti esperti di calcio mercato. E quindi a Clement e Galtier viene dato il compito di aumentare il valore di questi giocatori creando un contesto tattico che esalti le rispettive caratteristiche.
Sono tanti i nomi che hanno influito o cercato di influire sull'andamento di questa partita e che a breve potremo vedere vestire la maglia di club che puntano alle semifinali della Champions League come obiettivo minimo. Ne ho scelto uno per squadra per l'apporto dato.
Su Aurelien Tchouameni mi sono già espresso un anno fa quando non era ancora sulla bocca di tutti, ora si tratta di un profilo più conosciuto nel momento in cui quest'estate è stato cercato dalla Juventus e adesso è accostato al Real Madrid. La sua prestazione a centrocampo nella partita contro il Nizza è quella che he permesso alla sua squadra di far saltare i tentativi della squadra nizzarda di avanzare centralmente. Il dato sui duelli difensivi nella zona di campo dove la squadra di Galtier provava ad innescare i due esterni mostra chiaramente il grande lavoro svolto dal centrocampista francese nel disinnescare le ricezioni ed i tentativi di giocate individuali di Brahimi e Boudaoui.
Khepren Thuram, fratello di Marcus e figlio di Lilian Thuram, sotto la gestione Galtier è diventato il centro di gravità del Nizza: abbiamo avuto modo di vedere nell'analisi tattica come cercasse di muoversi per dare inizio all'azione e per questo è stato il giocatore più cercato dai suoi compagni e, come abbiamo visto precedentemente, è stato il giocatore che ha cercato con le sue conduzioni palla al piede di far guadagnare campo alla squadra, un'impresa difficilissima per la squadra nizzarda contro quella diga formata da Fofana e Tchouameni.
Altri due giocatori che stanno avendo una stagione importante all'interno di questi contesti sono Golovin da una parte e Dolberg dall'altra: in due squadre piene di giocatori nati dopo il 2000, il russo (classe 1996) ed il danese (classe 1997) potrebbero sembrare dei giocatori che hanno superato la fase di picco della carriera, ed invece sono ancora nel mezzo della propria maturazione che, tra l'altro, dopo le premesse degli inizi di carriera, si è abbastanza rallentata, tuttavia entrambi sono adesso centrali nell'economia di gioco di Monaco e Nizza e chissà che non sia iniziata anche per loro la scalata verso quei livelli predetti all'inizio delle rispettive carriere.
LA CORSA CHAMPIONS IN FRANCIA
Una menzione finale la merita la lotta per la Champions League nella Ligue 1, a cui sia Monaco e Nizza sono pienamente iscritte: come previsto ad inizio stagione, il PSG ha fatto il vuoto, mentre alle proprie spalle tante realtà si stanno giocando i posti restanti in Europa in una lotta molto ma molto interessante.
Il secondo posto sembra appannaggio del Marsiglia di Sampaoli, che dovrebbe essersi messa al sicuro dopo il successo nell'ultimo turno di campionato contro il Nantes. La squadra del tecnico argentino è stata una delle squadre dall'identità di gioco più forte del campionato, regalando sprazzi di grande calcio oltre ad essere ancora in corsa per la vittoria della Conference League dove affronterà in semifinale il Feyenoord.
Alle spalle dei marsigliesi, con 540 minuti da giocare e 6 squadre in 6 punti (teniamo dentro anche il Lione) la lotta è apertissima e coinvolge anche squadre come Lens e Strasburgo che stanno accarezzando un sogno ma ben calato in una realtà costruita con una strategia di gioco riconoscibile.
Insomma non solo la lega dei talenti, ma tante emozioni fino alla fine.