Monday, 15 November 2021

Gerrard all'Aston Villa è una prospettiva eccitante


Per l'Aston Villa questa doveva essere una stagione di rinnovamento, con una squadra costretta a cambiar pelle a causa della cessione di Jack Grealish al City che ha aggiusto risorse economiche ad un club che era già ben saldo sotto questo aspetto. Per questo il club ha investito nel ringiovanimento della rosa e in una strategia di lungo periodo che permettesse al club di poter tornare ad occupare almeno la parte sinistra della classifica.

Questa richiesta di rinnovamento è stata lasciata nelle mani di Dean Smith, l'allenatore che ha riportato il Villa in Premier dopo 3 anni in Championship e che è riuscito a mantenere la categoria per due anni di fila il tutto sotto il segno del capitano con la maglia numero 10 sul quale si appoggiava l'intera fase finale della manovra dei Villans. Con la partenza di Grealish era necessario rimodellare questa squadra ed il manager nativo di West Bromwich ha mostrato difficoltà a trovare uno schieramento coerente, pagando questa poca chiarezza di intenti con l'esonero (seppur ricollocandosi immediatamente in quel di Norwich).

Dalle parti del Villa Park serviva un allenatore in grado di dare un'identità tattica alla squadra, per questo motivo non poteva essere scelta migliore quella di rivolgersi a Steven Gerrard, un nome la cui fama precede qualsiasi cosa e che in questi primi anni da allenatore si sta mostrando un tecnico dalle idee molto chiare e con una gestione della squadra molto moderna ed innovativa.


4-3-3 COME PUNTO DI PARTENZA

In questi anni da allenatore ai Rangers l'ex capitano del Liverpool ha scelto il 4-3-3 come modulo di base per far giocare la sua squadra, ma come è sempre opportuno rimarcare, non è il modulo a definire la strategia di un allenatore quanto i princìpi di gioco ed il modo in cui la squadra si comporta con e senza la palla. Proprio per questo motivo gli interpreti del 4-3-3 di Gerrard determinano alcuni movimenti della squadra in campo.

Per esempio quando vuole consolidare il possesso dal basso, Gerrard inserisce tra i tre di centrocampo un "costruttore" in più da affiancare al vertice basso, in questo caso Lundstram si abbassa fuori linea per aiutare la costruzione dell'azione e permettere al terzino di parte (Barisic) di poter avanzare in campo, l'altro terzino (il capitano dei Rangers Tavernier) resta più basso in quanto spesso l'obiettivo della costruzione da dietro dei Rangers è servirlo per attivare una verticalizzazione da quel lato di campo sfruttando le ottime capacità del terzino inglese (uno dei tanti forti terzini destri prodotti in serie dal calcio inglese negli ultimi anni) di far progredire il gioco grazie al proprio destro molto educato.

Allo stesso tempo se l'avversario rende difficile la costruzione dal basso, ecco che è necessario avere una struttura in grado di andare a risolvere la questione "seconde palle", sotto questo aspetto è indispensabile il grande lavoro della punta centrale Morelos che diventa il target delle costruzioni dirette dei Rangers, coadiuvati dal terzo centrocampista più avanzato e dall'esterno offensivo, pronti a raccogliere la sponda del compagno o andare sulla ribattuta della difesa avversaria.

Spesso il piano gara di Gerrard prevede di bypassare la prima pressione avversaria mediante una costruzione diretta sulla punta, per questo i due centrocampisti che affiancano Davis hanno generalmente meno compiti di costruzione e più di supporto alla struttura della squadra in queste situazioni in cui il possesso è conteso, per questo motivo in questa partita contro il Celtic, partita la cui importanza ritengo superfluo specificare, i due centrocampisti al fianco di Davis sono Aribo e Kamara, con quest'ultimo molto più abile di Lundstram in queste fasi di gioco. Tuttavia, come si vede, la strategia è sempre quella di avere molti giocatori vicino alla palla, tanto meglio se in misura maggiore rispetto all'avversario.

Per questo motivo il 4-3-3 resta alla base del modo di giocare di Gerrard, è un sistema che gli permette di avere sempre un numero di giocatori in zona palla con gli interpreti che cambiano a seconda delle fasi di gioco che l'ex capitano del Liverpool si aspetta di dover affrontare con maggior frequenza nel corso della partita.


LO SVILUPPO LATERALE


Uno degli aspetti più facilmente riconoscibili del sistema di gioco implementato da Gerrard a Glasgow è lo sviluppo laterale del gioco, in particolare sul lato destro del campo, quello in cui viene schierato in campo Tavernier.

Ciò che emerge a livello visivo è anche confermato dai dati statistici: la squadra di Gerrard preferisce il lato destro del campo, ma in un quadro ancora più generale l'avanzamento avviene appunto lateralmente, con la zona centrale del campo utilizzata solamente per ribaltare il lato di gioco dopo aver mosso l'avversario sul lato forte per creare un lato debole. E qui troviamo un altro aspetto precipuo di una squadra che gioca con il 4-3-3, ossia l'utlizzo delle catene formate da terzino, mezzala ed esterno offensivo di parte per rendere possibili questo sviluppo laterale dell'azione di gioco, un elemento che accomuna il 4-3-3 di Gerrard con quello che ho raccontato in miei precedenti post in relazione a quello di Vincenzo Italiano e di Zdenek Zeman.


Un esempio di passmap tipico dei Rangers di Gerrard mostra chiaramente quanto siano accentuate le linee sul lato occupato dal giocatore con la maglia numero 2 dei Gers che puoi move il gioco sfruttando le combinazioni con il triangolo di sviluppo precedentemente menzionato, in questo caso completato dalla mezzala Arfield e da Aribo spostato nel tridente offensivo (anche la composizione dei tre attaccanti del 4-3-3 non è mai simile nelle scelte di Gerrard ma variano a seconda del tipo di partita da fare e dello schieramento difensivo avversario).


 
Nell'esempio si può vedere quali soluzioni cerca la squadra scozzese quando il gioco viene sviluppato lateralmente. In questo specifico esempio manca Tavernier, tuttavia la disposizione non cambia, vediamo il triangolo di sviluppo che non viene tenuto isolato dal resto della squadra. Come si può notare uno dei tre attaccanti ed uno dei centrocampisti creano a loro volta una linea di passaggio dopo che il triangolo ha attirato le linee difensive avversarie su quel lato.

In questo modo si permette un rapido cambio di lato promosso dal fatto che l'intero schieramento avversario è stato attirato dal sovraccarico a destra, così il pallone arriva al terzino opposto che può arrivare al cross mentre gli altri giocatori vanno ad occupare l'area di rigore avversaria. Non è da tralasciare, inoltre, il fatto che la massiccia presenza di uomini in maglia blu permetta la possibilità di riciclare il possesso in caso l'avversario riesca ad intercettare un passaggio o l'ingresso in area di rigore,

Sotto questo aspetto è molto importante l'utilizzo di Morelos nel muoversi negli spazi generati dal triangolo di sviluppo, qui vediamo come lo spazio tra le linee venga utilizzato dal centravanti colombiano per proporsi per un passaggio "a muro", ossia raccogliere un passaggio in avanti e scaricarlo alla mezzala opposta che sta accorrendo. Raramente Gerrard chiede agli attaccanti di affrettare l'assalto alla linea difensiva avversaria, preferisce disordinare lo schieramento avversario con questi movimenti muovendo contestualmente il pallone da un lato all'altro del campo.

Mediante il cambio di lato c'è spazio anche per creare situazioni di uno contro uno o delle sovrapposizioni che consentono ai Rangers di raggiungere l'area di rigore rapidamente e costringendo gli avversari a corse all'indietro molto faticose che spesso portano ad errori ma soprattutto alla concessione di molte palle inattive in cui il piede dei terzini unito alle doti aeree di diversi giocatori genera diverse situazioni di pericolo per gli avversari e, soprattutto tante reti. Non è un caso che la media di assist a partita di Tavernier sia aumentata esponenzialmente di stagione in stagione sotto la guida del neo-allenatore dell'Aston Villa.


LE CURA NELLE TRANSIZIONI DIFENSIVE


Le fasi di transizione sono quelle che spesso e volentieri decidono le partite, ed avere idee chiare su come gestire questa fase di gioco rappresenta un aspetto fondamentale della strategia di gara, e su questo aspetto Gerrard ha mostrato di aver preparato molto bene la sua squadra.

Come già anticipato, tutto parte da una immediata ricerca di recuperare il pallone una volta perduto, cosa resa possibile dalla concentrazione di uomini in zona palla. Qui siamo in una situazione in cui il Celtic ha appena recuperato un pallone: qui si nota come la squadra vada immediatamente a stringere nella zona dove si trova il pallone chiudendo quindi diverse linee di passaggio e accorciando immediatamente sul giocatore più vicino al portatore di palla: il più delle volte questo costringe gli avversari a calciare lungo il pallone che viene, quindi, fagocitato dai centrali difensivi dei Gers.

Nell'eventualità l'avversario riesca a superare la contropressione dei Rangers, la linea difensiva si mostra quasi sempre preparata a gestire la transizione avversaria scappando all'indietro e mantenendo la superiorità numerica in zona centrale: qui sono i due centrali a tenere a bada la punta centrale, mentre i due terzini ripiegano sui due esterni; qualora l'avversario giochi con due punte uno dei tre centrocampisti (generalmente il vertice basso della difesa) resta a protezione dei due centrali per garantire la superiorità numerica.


IDEE CHIARE IN FASE DI NON POSSESSO


Un altro elemento in cui la mano di Gerrard è visibile sta nell'organizzazione della squadra in fase di non possesso, partendo dalla prima pressione per arrivare al comportamento della linea difensiva. Anche qui i princìpi guidano il tutto, poi a seconda della disposizione dell'avversario vengono fatte le scelte degli uomini da utilizzare nelle varie sotto fasi.

In prima pressione si nota chiaramente la volontà di non permettere l'accesso alle zone centrali del campo: per chi gioca con il 4-3-3 spesso questo è un problema nel momento di stabilire chi deve prendere il centrale dei tre costruttori avversari. Gerrard risolve questo problema tenendo interni i tre attaccanti, ognuno assegnato a coprire le linee di passaggio ai tre uomini che formano la prima linea di costruzione avversaria. La strategia è quella di portare l'avversario a giocare la palla esternamente per poi scatenare la trappola con l'ausilio della linea laterale. In questo esempio i tre attaccanti seguono i tre centrali difensivi del Brondby, una volta che il pallone raggiunge la fascia è il terzino di parte a staccarsi per andare a prendere il "quinto" avversario; in caso di schieramento avversario con difesa a 4, i tre attaccanti si occupano dei centrali e del regista basso mentre una volta che il pallone viene portato sui terzini sono le mezzali a scalare su di loro per evitare che i terzini uscendo creino spazio alle loro spalle. 

Inoltre una volta che l'avversario riesce a sviluppare l'azione superando la trappola della prima pressione, la strategia rimane quella di negare la progressione al centro del campo: i tre centrocampisti ed i tre attaccanti sono molto stretti e compatti con i centrali difensivi pronti a spezzare la linea qualora il pallone raggiunga la zona rifinitura (ossia lo spazio tra la linea di centrocampo e quella di difesa). Il dato medio del PPDA è ovviamente molto basso contro le squadre di Premiership scozzese tecnicamente di gran lunga inferiori ai Rangers, mentre molto più indicativo della strategia di Gerrard è il dato nelle competizioni europee e nelle sfide dell'Old Firm: qui il dato si attesta poco sopra il 10 di media che sta a rappresentare un atteggiamento non particolarmente aggressivo ma allo stesso tempo tutt'altro che passivo in fase di non possesso.

Una volta che l'avversario è stato mandato al largo ecco invece il comportamento della linea difensiva che accorcia la diagonale costringendo l'avversario a ricominciare daccapo lo sviluppo dell'azione per assenza di sbocchi e di linee di passaggio che possano permettere delle triangolazioni o degli inserimenti o raggiungere il centro dell'area anche vincendo l'uno contro uno con l'avversario diretto: la strada verso la porta viene completamente sbarrata.

La cosa più logica per l'avversario a quel punto diventa il cambio di lato, ma anche qui la linea difensiva sa cosa fare per non trovarsi impreparata: il terzino sul lato debole scala esternamente mentre il resto della linea difensiva non accorcia la diagonale richiedendo alla mezzala di parte di chiudere lo spazio che si genera tra centrale difensivo e terzino, un meccanismo molto facilmente riconoscibile e che mostra pienamente quanta mano ci sia dell'allenatore nel codificare i movimenti della linea.

Questo atteggiamento può anche cambiare contro squadre che giocano con due punte e con il terzino chiamato ad uscire sul quinto avversario anziché su un esterno offensivo, per cui in questo caso la diagonale resta lunga e con uno dei centrocampisti che copre lo spazio tra centrale difensivo e terzino. Come detto precedentemente possono cambiare le funzioni ed i compiti ma non cambia la strategia: togliere accesso centrale all'avversario.

Anche in questo caso l'avversario deve cambiare lato per cercare di sfondare ed ancora una volta la struttura resta la stessa: qui il terzino si stacca dalla linea difensiva e resta in copertura dell'esterno offensivo che ha ripiegato sull'esterno avversario mentre la mezzala si occupa di chiudere la porta ad inserimenti tra terzino e centrale difensivo. Insomma ci troviamo di fronte a meccanismi difensivi molto consapevoli.



COSA DEVE AGGIUSTARE NELL'ASTON VILLA?


Ciò che è emerso nell'analisi dei Rangers di Steven Gerrard è l'identità e riconoscibilità che ha costruito in questi anni di regno sulla panchina della squadra scozzese: di questo sicuramente ha bisogno la squadra di Birmingham per risalire la china.

Con l'addio di Grealish e con gli investimenti su Buendia, Bailey ed Ings per ricostruire l'attacco, Dean Smith ha avuto difficoltà nel trovare il modo per dare fluidità alla manovra della sua squadra e soprattutto mantenere un certo equilibrio in campo.

Andando a vedere gli schieramenti messi in campo da Dean Smith nelle ultime settimane emerge chiaramente una difficoltà a trovare uno schieramento in campo definitivo e soprattutto soddisfacente ed in grado di mettere a proprio agio tutti gli interpreti a disposizione. Come emerge dalle formazioni disposte in campo nelle ultime giornate si desume chiaramente come Smith per trovare un certo equilibrio di schieramento ha dovuto tenere fuori di volta in volta alcuni singoli importanti come Buendia, Bailey ed Ings, a volte anche in maniera forzata causa infortuni. Insomma, come si desume anche dai numeri difensivi, la squadra ha spesso fatto fatica a trovare il modo per mantenere l'equilibrio in campo, con una coperta che è sembrata sempre molto corta e con poche idee in fase di possesso. Con il 3-5-2 si è visto un maggiore equilibrio ed anche una certa attitudine a prendere il controllo territoriale delle partite, come avvenuto nelle due vittorie consecutive ottenute contro Everton prima e Manchester United dopo, tuttavia la necessità di dover inserire Emiliano Buendìa nello scacchiere ed il ritorno alla difesa a 4 hanno portato ad un peggioramento delle prestazioni della squadra.

Un elemento su cui Gerrard probabilmente dovrà partire sta nell'istruire al meglio i due terzini, la cui centralità in fase di sviluppo dell'azione abbiamo avuto modo di vedere precedentemente ed è testimoniata dai numeri. Per questa ragione il primo intervento me lo aspetto proprio sulla qualità delle giocate di Cash e Targett e soprattutto su come il resto della squadra riuscirà a sostenere la spinta dei due esterni fornendo ad essi le giuste linee di passaggio ed anche le giuste coperture in caso di palla persa, per questo motivo sarà molto importante vedere il lavoro dell'ex numero 8 del Liverpool nel convincere i giocatori avanzati a muoversi in maniera più codificata e non esclusivamente chiamati a duelli individuali come accaduto in questa stagione.







Tra l'altro l'uscita dalla propria metà campo da parte dei Villans nelle ultime partite si basava molto spesso sull'appoggio a Targett sulla sinistra per poi cercare un pallone in verticale verso Watkins, tuttavia come si può vedere dall'esempio a lato, si nota chiaramente un'assenza di strategia di sviluppo con il centravanti ex Brentford che si muove per ricevere palla ma non trova sostegno per far progredire l'azione. Questa assenza di struttura in caso di palla persa si traduce poi in esposizione della squadra alle transizioni avversarie, e per quanto Smith si affidasse molto alle qualità individuali dei suoi centrali difensivi nel recuperare lo spazio di campo alle loro spalle, questo non si è rivelato sufficiente per fermare la forza offensiva avversaria.

Per questo motivo questo sarà l'aspetto da cui mi aspetto immediato impatto da parte di Gerrard, a questo aggiungo un obiettivo di medio periodo, ossia, copiando quanto fatto in questi anni a Glasgow, gestire la rosa al meglio e fare dei piccoli aggiustamenti allo schieramento della squadra in base a quali tipo di giocatori avrà bisogno per una specifica partita, per cui si divertirà ad alternare, specie nel tridente offensivo, un giocatore tecnico come Buendìa, due attaccanti forti come Watkins ed Ings ed un esterno come Bailey, ma senza stravolgere lo schieramento in campo, semplicemente affidando compiti specifici in base alle necessità della partita ed alle corde del singolo. 

Infine, c'è anche un obiettivo di lungo periodo: l'Aston Villa ha a disposizione alle spalle della prima squadra un'interessante settore giovanile, per cui all'ex tecnico dei Rangers verrà chiesto (e lui sarà molto stimolato da questo) di inserire progressivamente nel sistema i fratelli Chukwuemeka classe 2002 e 2003 che stanno emergendo anche nelle nazionali giovanili inglesi, il centravanti Archer che abbiamo visto già segnare in Coppa di Lega contro il Chelsea ed il centrocampista classe 2001 Jacob Ramsey, che ha già collezionato diverse presenze in questa stagione e potrebbe già essere un elemento su cui Gerrard poserà i propri occhi.

Friday, 5 November 2021

A scuola di verticalità dal Bayer Leverkusen


Bayer Leverkusen e Betis si affrontavano ieri nella quarta giornata del girone G appaiate a 7 punti in classifica, dunque la sfida della BayArena rappresentava uno scontro diretto per prendersi il primo posto nel girone che vale accesso diretto agli ottavi di finale ed ipotecare in ogni caso la qualificazione al prossimo turno mantenendo le distanze dal Celtic che ha fatto il pieno di punti contro il Ferencvaros.

La partita è terminata per 4-0 a favore della squadra allenata da Seoane, una vittoria frutto di una grandissima capacità di sfruttare al meglio i difetti del Betis grazie alla grande capacità di verticalizzare il gioco e mettere a proprio agio le qualità del quartetto offensivo messo in campo ieri sera con Moussa Diaby classe 1999 il più "anziano" dei quattro, per questo motivo la mia analisi verterà su come il sistema creato dell'ex tecnico dello Young Boys ha reso possibile questo scenario.


LE FORMAZIONI INIZIALI



Il Leverkusen è reduce da un periodo parecchio negativo determinato principalmente dallo schiaffo subito nella partita contro il Bayern Monaco al ritorno dalla pausa delle nazionali: come lo scorso anno la sconfitta contro la squadra bavarese ha improvvisamente tolto certezze alle aspirine che hanno cominciato nuovamente a sbandare dietro fino ad arrivare ad una clamorosa eliminazione dalla Coppa di Germania per mano del Karlsruhe.

Così, dopo aver tentato il 3-4-3 in campionato contro il Wolfsburg (esperimento andato male vista l'ulteriore sconfitta subita) il tecnico svizzero ha deciso di virare su un 4-4-2 la cui particolarità sta nelle caratteristiche delle due punte, ossia Amine Adli e Florian Wirtz, due giocatori che nella versione (messa in soffitta?) del 4-2-3-1 visto ad inizio stagione erano impiegati nella linea dei tre trequartisti alle spalle della punta.

Nel Betis, invece, Pellegrini non ha, ovviamente, derogato dal suo 4-2-3-1 con William Carvalho e Guido Rodriguez a fare da mediani davanti alla difesa, Fekir tra le linee e Joaquin e Ruibial che partono dall'esterno per poi occupare i mezzi spazi e favorire le volate dei terzini Bellerin e Miranda.


SCHIERAMENTI SIMILI MA CON DIVERSI CONCETTI

Nella teoria il 4-4-2 ed il 4-2-3-1 il più delle volte sono considerati fratelli o uno genitore dell'altro, proprio perché entrambi gli schieramenti hanno tanti aspetti in comune, soprattutto in relazione alla fase di non possesso. Come sappiamo, dare un modulo è sempre un esercizio pleonastico, in quanto poi nelle diverse fasi di gioco lo schieramento in campo cambia, per cui è molto più utile parlare di concetti più che di moduli di gioco.

Questo è il modo in cui il Leverkusen sviluppa il proprio 4-4-2 di partenza in fase di sviluppo del gioco, lo schieramento si trasforma in 2-4-4 con i terzini che si allineano ai centrocampisti e gli esterni che si allineano ai due attaccanti; nelle fasi successive di gioco vedremo come una serie di scaglionamenti dei giocatori a diverse altezze del campo riuscirà ad eludere le linee di pressione del Betis. Tuttavia già da questo fermo immagine si può intuire come allargando lo schieramento il Leverkusen abbia a sua volta tolto compattezza in orizzontale allo schieramento della squadra betica.

Con riguardo al Betis, invece, la disposizione in campo in fase di costruzione mostrava il diverso approccio di Pellegrini, con i due terzini che si alzavano per fornire l'ampiezza mentre i due mediani si muovevano in modo da disordinare la prima linea di pressione del Leverkusen, scopo era quello di creare spazio per le ricezioni di Fekir che veniva incontro per giocare la palla ed inventare qualcosa, oppure sfruttare i movimenti degli esterni offensivi tra le linee, come si evince dal movimento di Joaquin. In questa circostanza il movimento dei due mediani crea una linea di passaggio pulita di Ruiz per Fekir.

Anche dagli esempi di cui sopra si può notare una grossa differenza in termini di compattezza degli schieramenti in fase di non possesso, due dati statistici ci aiutano a capire dove la partita si può essere decisa: uno è il dato relativo al PPDA nettamente favorevole al Leverkusen (9,34 contro il 18,5 del Betis), l'altro quello relativo agli ingressi in area di rigore non tanto in relazione al dato quantitativo (23 tentati ingressi per parte) quanto a quello qualitativo.

La compattezza del Leverkusen in fase di non possesso ha inaridito totalmente le possibilità del Betis di accedere per vie centrali all'area di rigore del Leverkusen: come si evince dalla mappa di fianco, la maggior parte degli ingressi in area sono avvenuti principalmente sull'asse Bellerin-Joaquin sulla fascia destra, ma una volta giunti in area il Leverkusen godeva di una certa superiorità fisica che non è stato possibile compensare neanche con i centimetri di Borja Inglesias che non ha vinto nessun duello nel corso della partita contro i diretti avversari.

Altrettanto evidente ciò che è accaduto sulla trequarti opposta: il Leverkusen è riuscito ad accedere all'area di rigore prevalentemente per vie centrali, addirittura spesso e volentieri utilizzando la cosiddetta zona 14, ossia quella mattonella ideale al limite dell'area di rigore da dove potenzialmente si possono creare un gran numero di linee di passaggio ad elevata pericolosità; come il Leverkusen sia riuscito ad accedere in quella zona del campo è la chiave tattica che ha indirizzato e deciso la partita a favore della squadra tedesca.


L'OCCUPAZIONE DELLA ZONA DI RIFINITURA


Come già anticipato, a decidere la partita è stata la capacità delle aspirine di muovere il contesto tattico della partita dalla propria parte: la chiave è stata nella scelta delle due punte nominali del 4-4-2 che sono state abili a sfruttare al meglio gli spazi che si creavano tra centrocampisti e difensori, quella che nella teoria tattica italiana viene definita come la zona di rifinitura.

Da questo esempio è facilmente visibile come il Leverkusen occupasse la zona di rifinitura: nello spazio evidenziato troviamo ben tre giocatori, ossia le due punte più uno degli esterni offensivi. Questo sovraccarico di uomini in quella zona creava una superiorità rispetto ai due mediani del Betis che non potevano schermare tutte le linee di passaggio a disposizione del portatore di palla avversario (in questo caso Tah), per cui era molto facile per la squadra di Seoane trovare un uomo libero tra le linee che, una volta ricevuto il pallone può giocare il pallone di prima per un inserimento alle spalle della linea difensiva o giocare corto con uno degli altri due giocatori presenti in quella zona ed entrare in area mediante triangolazione. La presenza di 5 giocatori in quella zona di campo era utile anche per attivare eventualmente la riaggressione in caso di palla persa o di giocata finale non eseguita correttamente, un sistema che tanto ricorda il gegenpressing di Jurgen Klopp ai termpi di Dortmund e che a Leverkusen hanno avuto modo di vedere in maniera ancora più estrema durante la gestione di Roger Schmidt.

Come si evince dalla statistica dei passaggi in profondità, ossia quelli finalizzati negli ultimi 20 metri di campo cross esclusi, la zona tra le linee è stata molto cercata e con molto successo, visto che ben 16 volte il Leverkusen è stato in grado di raggiungere quella zona di campo; in media la squadra di Seoane ci riesce poco meno di 11 volte a partita e nella gara di andata appena 5 volte, a dimostrazione che l'impiego di Adli e Wirtz contemporaneamente in quella zona si è rivelato una mossa vincente.


LE TRANSIZIONI HANNO AMPLIATO IL GAP


L'occupazione della zona di rifinitura è stata una delle chiavi che ha permesso di portare la partita dalla parte del Leverkusen, che ha progressivamente preso controllo della partita fino a far schiantare la formazione di Pellegrini grazie alla gestione delle fasi di transizione.

Come transizione, giusto rimarcarlo, si intendono quelle fasi di gioco in cui cambia il possesso del pallone, ed è una fase parecchio delicata di gioco visto che chi perde il possesso deve risistemare il proprio schieramento per non lasciare spazi all'avversario mentre chi recupera il pallone deve decidere cosa farne di quel pallone recuperato, se usarlo per sfruttare la fase di riaggiustamento dello schieramento avversario cercando di innescare un contropiede, oppure conservare il possesso e gestire i ritmi della partita.

La scelta del Leverkusen è stata quella di sfruttare i recuperi palla per lanciare le proprie frecce in contropiede, d'altronde se si dispone di gente come Paulinho e Diaby per attaccare la profondità sarebbe delittuoso non sfruttare la cosa, tanto più se la fase di transizione difensiva del Betis non era neanche lontanamente in grado di tenere a bada i 4 elementi offensivi delle aspirine. Ed ecco qui spiegati i 15 contropiedi concessi dalla formazione betica agli uomini di Seoane, di cui 6 hanno poi portato ad una conclusione in porta (il totale delle conclusioni dei tedeschi è stato di 22 tiri verso la porta di Rui Silva). La pendenza del dato verso il lato sinistro del campo è conseguenza di quanto avvenuto nel secondo tempo, mentre nel primo tempo è stato principalmente il lato destro dove si sviluppavano le azioni di contropiede della squadra tedesca, anche e soprattutto per merito del grande lavoro negli intercetti da parte della coppia centrale di centrocampo Andrich-Demirbay e la grande vena con il pallone tra i piedi del terzino destro Jeremie Frimpong, autore di 5 dribbling riusciti sui 5 tentati.

L'azione che porta al goal del vantaggio del Leverkusen è una perfetta esemplificazione di cosa è stata questa partita: tutto parte da una palla persa da Fekir che va a sbattere contro il muro compatto delle linee di difesa e centrocampo del Leverkusen, Paulinho intercetta la palla e può così attivare la sua velocità a campo aperto assieme a Wirtz, Adli e Diaby e far partire una 4 X 100 che porterà al goal del francese prodotto del settore giovanile del Paris Saint-Germain.

Sul proseguimento dell'azione il pallone viene scaricato su Adli mentre Wirtz e Diaby si allargano per aprire le linee di copertura preventive del Betis che, giustamente, si occupavano di negare il centro del campo alla formazione avversaria, tuttavia nonostante l'azione ritardatrice data da questo schieramento, la velocità dei 4 batteristi del Leverkusen porta la squadra ad entrare comunque in area di rigore ed a Wirtz di predisporre l'assist per il suo compagno con la maglia numero 19.

Ancora più bella da vedere l'azione di qualche minuto prima che aveva portato al goal, poi annullato per fuorigioco, di Frimpong, nata da una situazione di gegenpressing della formazione di Seoane con Demirbay che recupera palla ed attiva una transizione che in due tocchi porta il terzino olandese solo davanti a Rui Silva. 




LE DEBOLEZZE DEL BETIS


Indubbiamente allo show del Leverkusen ha contribuito la prestazione non proprio eccezionale del Betis: la squadra di Pellegrini ha mostrato ancora le sue difficoltà strutturali a tenere la squadra equilibrata e soprattutto ha sofferto parecchio il gioco di transizioni dei propri avversari.



Come si evince dalle statistiche stagionali in Liga, questo sembra essere un problema abbastanza evidente della formazione betica che produce tanto ma subisce altrettanto, per cui in una serata come quella di ieri in cui a livello offensivo tante cose sono mancate, le difficoltà difensive hanno portato ad una sconfitta di queste proporzioni. 

Ad aumentare, poi, il senso di disequilibrio della squadra, c'è stata la scelta di far entrare Canales in luogo di Willian Carvalho nel corso dell'intervallo allo scopo di aver un piede più educato per la fase di costruzione dell'azione. Come si evince dalle posizioni medie del secondo tempo, l'ingresso del numero 10 e quello di Alex Moreno sulla fascia sinistra hanno portato la squadra ad esporsi maggiormente lasciando praticamente al solo Guido Rodriguez il compito di proteggere la difesa, un compito che l'argentino non ha neanche svolto male (13 duelli vinti ed 11 palloni intercettati secondo le statistiche di Wyscout) ma che nulla ha potuto contro gli spazi lasciati sguarniti da una squadra che si era irrimediabilmente allungata nel corso del secondo tempo.







CONCLUSIONI

Il risultato finale di 4-0 punisce decisamente le pecche del Betis ed esalta il piano gara predisposto da Seoane ad inizio partita che ha anche ritrovato una squadra in grado di compattarsi molto bene in fase di non possesso e riuscendo con estrema facilità a disordinare lo schieramento della squadra di Pellegrini.

Il tecnico cileno potrebbe anche aver pagato alcune scelte in termini di uomini (eccesso di turnover in vista del derby contro il Siviglia?): sicuramente nei momenti decisivi della partita tanti sono stati gli errori commessi anche a livello individuale (vedi palla persa da Fekir in occasione del primo goal) e soprattutto le difficoltà a reggere l'aggressività dei giocatori avversari nelle fasi di transizione.

Quello che ci resta di questa partita è anche la grande prestazione dei tanti giovani in rampa di lancio in quel di Leverkusen, con Florian Wirtz padrone della trequarti ed in grado di trovare sempre lo spazio giusto per ricevere il pallone, una qualità che giustifica gli accostamenti che molti fanno con Thomas Muller.

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